Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Quei padre Murphy d’Italia

    Quei padre Murphy d’Italia

    Federico Tulli, Left 11 del 23 marzo 2013

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di pedofilia clericale mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui left è in possesso) inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo.

    Per gli abusi pedofili compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli è stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente unica in Italia, affidata dalla Santa Sede a un magistrato “civile”, Mario Sannite. Le accuse formulate dai giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dei tre anni d’indagine Sannite ha ravvisato elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede ha formulato nei suoi confronti un’ammonizione canonica, che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti».

    Corradi dunque, rimane prete e viene controllato da chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti».

    In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come ha raccontato a chi scrive il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquida la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” c’è l’ex vescovo di Verona, oggi in odor di canonizzazione, Giuseppe Carraro. Il suo accusatore non è stato creduto nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    La vicenda dei sordi di Verona, anche per le analogie con il caso Murphy, è stata descritta da Gibney nel suo film Mea maxima culpa. Il silenzio nella casa di Dio appena uscito nelle sale italiane. A condurre il regista premio Oscar sulle tracce di questa tipica storia di pedofilia clericale, fatta di omertà, reticenze e disprezzo per delle persone indifese, è stato l’esponente dei Radicali Maurizio Turco, che prima da parlamentare europeo e poi da deputato in Italia è stato uno dei pochissimi politici a puntare il dito contro le responsabilità della Chiesa, in particolare della Conferenza episcopale italiana: «Il caso del Provolo non è isolato.

    Chiediamo al neo papa Francesco di non fare pulizia a occhi chiusi come i suoi predecessori. In Italia sono avvenute cose gravi e diffuse, non singole vicende. L’auspicio è che nel nome della trasparenza Bergoglio obblighi la Cei di Bagnasco a istituire una commissione d’inchiesta indipendente su scala nazionale. Come è già avvenuto in Irlanda, Belgio e Germania».

     

  • CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    CI E’ O CI FA? FERRARA VS POLITI: “DOCUMENTARIO SU PRETI PEDOFILI? FILMACCIO MERDOSO”

    Spero che le parole di Giuliano Ferrara siano dovute alle sue tendenze PRETOFILE e che non creda neppure lui a quello che dice, ascoltate.

    “La storia dei preti pedofili è una menzogna vergognosa, ora è uscito anche“Mea maxima culpa”, un filmaccio merdoso e orrendo“. Così Giuliano Ferrara stigmatizza il docufilm firmato dal premio Oscar Alex Gibney (confuso con un“premio Nobel” dal direttore de “Il Foglio”), sullo scandalo della pedofilia nella Chiesa Cattolica.

    L’Elefantino difende appassionatamente la Chiesa durante “Porta a porta”, su Rai Uno, in un acceso dibattito che lo ha visto scontrarsi duramente conMarco Politi, vaticanista de “Il Fatto Quotidiano”. “La pedofilia dei preti è una menzogna vergognosa” – accusa Ferrara – “è l’effetto di una campagna di diffamazione e di calunnia alla quale la Chiesa, che è umile e sulla difensiva nei confronti del mondo secolare da duecento anni, non è stata in grado di dare la risposta che avrebbe meritato”.

    E aggiunge, rivolgendosi a Politi: “Dovevate prendervela con le famiglie che sono la sede massima di produzione della violenza pedofila. E’ molto facile costruire con un film il martirio”. L’Elefantino spiega: “Se io ti faccio vedere icadaveri dei preti spagnoli massacrati dai comunisti, quei cadaveri coi vermi, tu ti spaventi, caro Politi”. E accusa il suo interlocutore di essere ispirato da “un particolare confessionalismo”: “Io invece sono per una discussione laica sulla Chiesa”.

    Secondo Ferrara, il vero problema della Chiesa cattolica non concerne nè i vatileaks(“una piccola storia provinciale di cui hanno parlato quattro giornali italiani”), nè lo Ior (“possiede solo cinque miliardi di euro, una sciocchezza”). “Sono tutte storie piccolissime” – afferma il giornalista – “senza un vero valore. Il vero problema della Chiesa è la secolarizzazione, che è iniziata dal 1789, data della Rivoluzione Francese”.

  • La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    La storia di Padre Murphy, il sacerdote pedofilo

    «Ero solo un bambino». Una frase semplice, eppure in grado di raccontare in modo diretto e intenso un dolore che sembra non avere mai fine.
    A pronunciare queste quattro parole nella lingua dei segni è, nel documentario diretto dal regista premio Oscar Alex Gibney Mea Maxima Culpa – Silenzio nella casa di Dio, una delle vittime degli abusi sessuali perpetrati per anni da Padre Lawrence Murphy ai bambini dell’istituto per sordi St. John’s School for the Deaf di St. Francis, a Milwaukee.
    I VOLTI DI UN DRAMMA.
    Pur potendo discutere eventuali errori commessi da Gibney nel ricostruire le azioni del Vaticano (accusato di aver coperto per anni gli abusi), il merito innegabile del film è quello di dare un volto al dramma della pedofilia allontanandosi da statistiche, documenti legali o dibatti di vaticanisti ed esperti, ma mostrando da vicino le ferite inguaribili inferte da chi avrebbe, al contrario, dovuto aiutare e proteggere i più deboli.
    Fin da prima dell’inizio del conclave, lo scandalo degli abusi su minori da parte di religiosi è stato uno degli argomenti più trattati e rappresenta ora uno dei problemi che papa Francesco è chiamato ad affrontare con maggiore attenzione, tenendo conto che questa pagina drammatica della storia della Chiesa rischia di far perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche.
    IL PARADISO TRADITO.
    Arthur Budzinksi, Terry Kohut, Pat Kuehn e Gary Smith in Mea Maxima Culpa confessano alle telecamere di Alex Gibney i segreti custoditi per anni, ripercorrendo la loro storia da quando arrivarono per la prima volta a scuola.
    Ai loro occhi innocenti l’istituto sembrava quasi il paradiso e si sentivano amati e protetti. La statua di Gesù raffigurato in mezzo ai più piccoli all’entrata della scuola ricordava loro ogni giorno che Dio li amava e per la prima volta non si sentivano diversi o incompresi a causa della loro sordità. La condizione che avrebbe dovuto renderli più bisognosi di cura e amore si è trasformata, invece, in una condanna.
    Padre Lawrence Murphy, a capo della scuola dal 1950 al 1974, con ognuno dei quattro bambini è passato in breve tempo dalle domande intime poste in confessionale alla violenza sessuale.
  • Termini Imerese. Don Calcedonio di Maggio condannato per la 3° volta per abusi su minori, Ed è sempre al suo posto. Ha beneficiato dell’indulto

    Termini Imerese. Don Calcedonio di Maggio condannato per la 3° volta per abusi su minori, Ed è sempre al suo posto. Ha beneficiato dell’indulto

    di Viola Forti – Nonostante due condanne definitive per violenza sessuale su minori, la Chiesa non ha mai ritenuto di dover allontanare don Calcedonio Di Maggio, originario di Collesano, in provincia di Palermo, e in servizio in una parrocchia romana. E ieri, per il sacerdote, è arrivata dal tribunale di Termini Imerese una terza condanna a cinque anni e mezzo di reclusione per lo stesso reato ai danni questa volta di un ragazzo di Campofelice di Roccella, affetto da un lieve disturbo psichico.

    Il prete ha sempre respinto le accuse, sostenendo che in quei periodi, estate del 2003 ed estate del 2006, non si trovava a Campofelice, dove è solito ritornare per le vacanze, avendo dei parenti ed alcune proprietà. Il collegio presieduto dal giudice Claudia Camilleri (a latere Michele Guarnotta e Sara Marino) ha anche stabilito che il prete, difeso dall’avvocato Salvino Pantuso, debba risarcire in sede civile le parti offese, la vittima ed i suoi genitori, assistite dall’avvocato Salvatore Sansone. Per Di Maggio, il pm Giacomo Urbano aveva chiesto una pena di sette anni e mezzo.

    Durante l’estate, il sacerdote è solito tornare a Campofelice, dove in passato ha organizzato tornei di calcetto, in cui faceva l’arbitro, e gite per i ragazzi. Fra questi giovani c’è anche la presunta vittima che, nel 2003, aveva 16 anni. Ad agosto di quell’anno, secondo la sua versione, il prete (che allora insegnava anche in una scuola romana) l’avrebbe portato al mare e, col pretesto di insegnargli a nuotare, l’avrebbe costretto a toccarlo nelle parti intime. Qualche tempo dopo, sempre in spiaggia, a Torre Roccella, il sacerdote avrebbe chiesto al giovane di togliersi il costume e di farsi fotografare nudo: di fronte al rifiuto della vittima, l’avrebbe afferrata per un braccio ed obbligata ad un rapporto orale. Sempre in base al racconto del giovane, giudicato credibile da diverse perizie, don Di Maggio sarebbe tornato alla carica tre anni dopo, nell’estate del 2006, quando il ragazzo aveva 19 anni: il sacerdote l’avrebbe portato in una delle sue ville di Campofelice e gli avrebbe proposto di guardare un film porno e di “fare come l’altra volta”, riferendosi a quanto accaduto sulla spiaggia.

    Accuse gravissime, sempre respinte dall’imputato, contestate con l’aggravante per il prete di aver abusato dei poteri e violato i doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto. La vittima raccontò dei presunti abusi che avrebbe subito nel 2007 ad alcuni assistenti sociali di Campofelice e poi ai carabinieri.

    In quel periodo, don Di Maggio era detenuto. Era stato infatti arrestato per violenza sessuale su diversi minori, psichicamente molto fragili e che frequentavano la sua parrocchia. Gli episodi erano avvenuti tra Roma e Ventotene. Per questi fatti è stato condannato in via definitiva nel 2008. Ma il prete ha anche un altro precedente della stessa natura, pure questo passato in giudicato, che risale al 1986. Di Maggio trovò la vocazione e decise di diventare sacerdote proprio mentre scontava la pena che gli era stata inflitta.

    Con la sentenza di primo grado di ieri, è stato interdetto perennemente dai pubblici uffici. La Chiesa, però, a tutt’oggi, non lo ha mai allontanato, tanto che ha partecipato alle udienze con l’abito talare. Infine, se la condanna emessa a Terimini dovesse essere confermata in tutti i gradi di giudizio, per i fatti del 2003, il sacerdote potrebbe beneficiare dell’indulto.

    http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/35732/quel-prete-mai-scaricato-dalla-chiesa-laccusa-mi-voleva-nudo-e-abuso-di-me-al-mare

     

  • Prete accusato di pedofilia Lui: “Estorsione”

    Prete accusato di pedofilia Lui: “Estorsione”

    di Benedetta Salsi

    Ferrara, 16 gennaio 2013 – È ACCUSATO di pedofilia e truffa un sacerdote ferrarese. Parole scolpite come macigni in una querela fatta alla polizia, poi passata nelle mani della procura, che su quegli addebiti ora sta indagando. Nello stesso fascicolo, però, è contenuta anche una seconda querela, quella portata dal prete in questura, contro lo stesso straniero. Decine di fogli in cui il religioso denuncia nel dettaglio gli episodi di estorsione («mi ha detto: se non mi intesti la casa ti rovino e dico a tutti che sei un pedofilo»), minacce («mi intimidisce urlando: ti farò picchiare o ammazzare da persone che conosco») e stalking («sono perseguitato e vessato continuamente da lui e dalla sua cerchia di conoscenze») di cui afferma di essere vittima. Una vicenda complicata e delicatissima, quella che il pubblico ministero Ciro Alberto Savino è chiamato a chiarire; e un rapporto che ancora oggi pare essere costellato di poche luci e molte ombre.

    UNA RELAZIONE di dipendenza e mutuo aiuto cresciuta fra il religioso e la famiglia di stranieri giorno dopo giorno, al centro dell’intrigo; a cominciare dal loro arrivo in città, qualche anno fa, quando il prete ha deciso di accoglierli e ospitarli. Non solo, stando ai racconti del parroco, agli extracomunitari per tutto questo tempo sono stati garantiti vitto, alloggio, benefit e denaro; parecchio. Il tutto motivato semplicemente dallo spirito caritatevole e dal bisogno di compagnia. La situazione, però, è precipitata. Stando alle ricostruzioni del prelato, le richieste del suo assistito si sono fatte sempre più insistenti e inaccettabili, fino ad arrivare alla pretesa più grande: intestami la tua casa, altrimenti ti denuncio per pedofilia. Il tutto condito da vessazioni di vario genere, nel quadro dipinto dal prete.
    Quello che dipinge l’immigrato, invece, è tutto un altro film. A partire proprio da quelle decine di migliaia di euro che il celebrante gli avrebbe sottratto per comprare la casa; la stessa in cui ora comunque abita (nonostante gli sia stato chiesto di andarsene) e che vorrebbe gli fosse in parte intestata. Uno scenario in cui si inserirebbero però anche malsani rapporti sessuali e molestie da parte del religioso nei confronti di suo figlio, un bambino ancora piccolissimo, sempre secondo la versione dello straniero.

    «IL MIO ASSISTITO è vittima di chi ha approfittato della sua generosità e carità autenticamente cristiana per costringerlo in uno stato di profonda prostrazione a mezzo di ricatti e angherie di ogni tipo — spiega il legale che rappresenta il sacerdote —, che lo hanno determinato dopo lungo travaglio interiore a chiedere tutela all’autorità giudiziaria denunciando i soprusi subiti». La denuncia nei suoi confronti, sottolinea ancora il legale, «sarebbe una colossale calunnia, come si dimostrerà nelle opportune sedi. La delicatezza della vicenda impone assoluto riserbo, nel rispetto del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura».

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2013/01/16/830780-pedofilia-accusato-prete.shtml

  • Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Da la Repubblica di oggi 14 dicembre 2012, pag. 27

    Crema, nella città di don Inzoli, allontanato dalla Chiesa. Il sindaco: “Aspettiamo di capire di più”

    Dal lusso all’ombra degli abusi sessuali tutti i misteri di monsignor Mercedes

    DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI
    CREMA — Raccontano che “don Mercedes”, quando scendeva dalla berlina tedesca tirando una boccata dal sigaro Montecristo, sembrava la versione cremasca di padre Des, il monsignore ambizioso interpretato da Robert De Niro nel film “L’assoluzione”.
    In mancanza di un fratello poliziotto (sul grande schermo c’era Robert Duvall), gli amanti delle suggestioni cinematografiche si devono accontentare dell’unica divisa laica contemplata dall’albero genealogico di don Mauro Inzoli: quella del padre, ex guardia giurata notturna a Trescore Cremasco.
    Un uomo per bene, mai nessuna preoccupazione per “Maurino”, quel figlio probo che dopo la laurea in filosofia teologica, a 26 anni, viene ordinato sacerdote. Rieccolo trent’anni dopo, Inzoli. È monsignore, è potente e in carriera, un capoccia di Comunione e Liberazione vicino ai palazzi della politica, che si divide tra il rettorato del liceo
    linguistico Shakespeare e le onlus del movimento ecclesiale a cui appartiene Formigoni, del quale si dice fosse tra i confessori.
    Gira su belle auto scure e frequenta i migliori ristoranti di Milano. Viaggia molto per piacere.
    Il concetto di sobrietà ecclesiale, in lui, è abbastanza labile. Adesso i fedeli raccolti in preghiera tra i marmi barocchi della chiesa di Santissima Trinità, la parrocchia che Inzoli ha guidato fino al 2010, dicono che forse
    «era già tutto scritto» lì, nello stile di vita. La “bella vita” del prete in Mercedes, o “Marcinkus”, l’altro soprannome. Quali sono i «gravissimi comportamenti personali» per i quali il Sant’Uffizio ha ridotto Inzoli allo stato laicale? Che cosa ha combinato questo prete di 62 anni per meritarsi la più grave condanna al termine di un procedimento canonico?
    Succede questo. È martedì. Nella casella di posta elettronica dei 97 sacerdoti della Curia cremasca arriva una «convocazione urgente» dal vescovo Oscar Cantoni, e cioè colui che emetterà la pena per decreto (con una sospensiva di 60 giorni in attesa del secondo grado di giudizio). Da fonti ecclesiastiche filtra qualcosa che è più di un
    indizio: Inzoli si è macchiato di gravi illeciti personali, ma non «di tipo economico». Il provvedimento
    della Congregazione si richiama al capitolo 1720 del diritto canonico. Che ti sfila l’abito talare in cinque casi: se hai ordito un attentato alla vita del Papa; se hai profanato l’eucarestia; se hai assolto un complice in confessione
    o se hai istigato qualcuno a commettere atti turpi; e, infine, se hai abusato di un minore.
    Trovare un prete a Crema che parli in chiaro di questa storia è impossibile. Ma un’anonima fonte ecclesiastica fa un ragionamento sibillino: «Difficile pensare che un monsignore di provincia abbia attentato alla vita del Papa, o che abbia organizzato messe nere. Siccome sono esclusi gli illeciti economici, che cos’altro rimane…?». Solo ipotesi,
    al momento, certo. Ma dietro le dimissioni dallo stato clericale — rese pubbliche dalla “Provincia di Cremona” — potrebbero esserci episodi che attengono alle sfere più intime della vita del sacerdote. Magari rivelati ora, a distanza di anni, da chi un tempo non aveva ancora la maggiore età. Nessuno però si sbilancia. «Attendiamo di capire qualcosa di più», dice il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, Pd area cattolica. Prudente anche Massimo Piazza, ex vicesindaco ciellino. «Per ora sospendo il giudizio». Entro la settimana il vescovo farà una lettera aperta
    indirizzata ai fedeli. Lui, Inzoli, è sparito da Crema due anni fa.
    Quando ebbe un malore e, ripresosi, confidò agli amici l’intenzione di volersi trasferire a Haiti. Lo danno a Milano, o a Torino dalla sorella. Nel frattempo sul conto di “Marcinkus” le malelingue hanno azionato la qualunque voce.

    La condanna del Sant’Uffizio per “gravissimi comportamenti personali” Le voci e i ricordi dei conoscenti

    DON MERCEDES Monsignor Mauro Inzoli, è sparito già da due anni da Crema. Per lui, nei giorni scorsi, la condanna più grave di un procedimento canonico

  • Il primo approccio a tredici anni Il racconto della ragazza che denunciò Don Marco.

    Il primo approccio a tredici anni Il racconto della ragazza che denunciò Don Marco.

    Don Marco condannato a 3 anni e 6 mesi

    Quando è stata avvicinata la prima volta era il 2008: dopo quattro anni di incontri iniziati in quel periodo, questa stessa ragazzina ha deciso di denunciare il sacerdote

    Como, 17 novembre 2012 – Faceva solo la terza media quando fu avvicinata da don Marco Mangiacasale per la prima volta. Era una delle prima uscite serali che le venivano concesse dai genitori, rigorosamente all’oratorio e con orario di rientro tassativo. Era il 2008: dopo quattro anni di incontri iniziati in quel periodo, questa stessa ragazzina ha deciso di denunciare il sacerdote, raccontando quale rapporto aveva stabilito con lui ormai stabilmente. Il primo approccio era avvenuto mentre i due erano seduti sul divano, a guardare un film a casa di don Marco che, all’epoca, era parroco di San Giuliano. C’erano più persone ma l’uomo, seduto accanto alla ragazzina, aveva steso una coperta sopra di loro, che gli ha consentito quel primissimo contatto avvenuto tra loro. Colta di sorpresa, nemmeno certa del significato di quel comportamento, la tredicenne non aveva reagito.

    Per mesi, lo scenario si era ripetuto, accorciando progressivamente le distanze, ma con cautela: ogni volta, il suo parroco le ribadiva che loro due non avevano una relazione, che non la considerava la sua ragazza o la sua amante. Tutte circostanze e dettagli, che sono finiti nella denuncia presentata in Procura a inizio marzo scorso, premessa dell’arresto del sacerdote condannato in primo grado a tre anni e sei mesi di carcere, per questa e per altre quattro vicende simili. La ragazza spiega la confusione che le generava quella frequentazione, l’impossibilità di comprendere a quell’età cosa significasse quello che stava vivendo. Tuttavia, con già qualche consapevolezza: le sensazione di vivere una cosa sbagliata.

    di Pa.Pi.

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2012/11/17/803601-como-don-marco-racconto-ragazza.shtml

  • Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    26 aprile 2012
    Potenza – Chi l’ha Visto rivela rapporti sessuali di un prete con giovani

    Potenza – Rapporti sessuali di un prete con ragazzi anche con problemi psichici. E’ quanto ha denunciato un giovane nel corso della trasmissione Chi l’ha Visto. Il ragazzo, all’epoca dei fatti seminarista, ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale con un parroco dopo una confidenza su un sogno particolare.
    Il giovane ha raccontato di aver informato del caso il vescovo di Potenza, Agostino Superbo e che quest’ultimo ha raccolto le confidenze in confessione e lo ha informato di aver bisogno di prove certe per poter intervenire
    Il ragazzo, nell’ottobre 2009, ha un rapporto sessuale completo con il parroco e raccoglie delle prove con registrazioni audio e alcune foto per poi tornare dal vescovo.
    Secondo la denuncia il parroco sarebbe stato trasferito
    Lo stesso parroco avrebbe confessato al giovane di aver avuto rapporti sessuali con un altro giovane con gravi disturbi psichici.
    La madre del ragazzo ha confermato i racconti intervenendo a sua volta nella trasmissione Rai nel corso della quale è emerso che il parroco protagonista degli episodi è stato sottoposto ad un “processo” interno di diritto canonico e quindi punito.
    Sono state mostrati, nel corso della trasmissione, anche alcuni documenti della diocesi che criticano duramente la trasmissione.

    Elisa Claps

    Era presente in studio questa sera don Marcello Cozzi, in rappresentanza del vescovo della diocesi di Potenza.

    Durante la settimana scorsa Filomena Claps, la mamma di Elisa, ha lanciato un’accusa molto pesante, parlando di pedofilia in relazione alla diocesi di Potenza e al vescovo di Potenza. Federica Sciarelli ha comunicato ufficialmente che quello di Filomena era uno sfogo, in cui la donna ha usato parole eccessive (e sbagliate).

    Il figlio Gildo Claps ha specificato questa sera in collegamento da Potenza che negli anni scorsi era venuto a conoscenza di un rapporto omosessuale tra un seminarista e un ragazzo con problemi psichici e che aveva condiviso l’episodio con la madre che evidentemente durante la settimana scorsa ha fatto confusione e usato termini inappropriati.

    Proprio su questo episodio è tornata la trasmissione Chi l’ha visto, che ha intervistato i soggetti coinvolti. Il seminarista ha raccontato che nel 2001 si accorge di avere la vocazione e inizia a frequentare corsi di teologia e nel 2003 entra in seminario nella diocesi di Potenza. All’interno del seminario il ragazzo sogna che il suo parroco ha una relazione omosessuale con una star televisiva.

    Il seminarista gli racconta il sogno e il parroco si denuda davanti a lui e i due hanno alcuni rapporti sessuali. Il giovane allora in confessione racconta tutto al vescovo Superbo, che apprezza il racconto, ma gli chiede prove della relazione tra i due. Il seminarista allora rivede il sacerdote e riprende ad avere rapporti con lui. Questa volta però fa delle registrazioni audio e una fotografia. Nell’ottobre 2009 il seminarista parla nuovamente con il vescovo Superbo, parlando delle registrazioni. Poco dopo il parroco è stato trasferito in seminario e poi spostato in Università come insegnante.

    Il seminarista ha raccontato anche che una volta parlò con la madre di un ragazzo con problemi psichici che li confida che il figlio ha avuto rapporti sessuali proprio con lo stesso parroco.

    Giuseppe Rinaldi ha intervistato anche la madre del giovane con problemi psichici. La donna ha raccontato che il figlio aveva problemi di socializzazione e le aveva anche confidato di avere un’attrazione verso le persone del suo stesso sesso. La donna in confessione ha raccontato allo stesso parroco dei problemi del figlio. Il sacerdote ha promesso di aiutare il giovane e, dopo averlo confessato, lo invita a casa sua. Al suo ritorno il giovane dice alla madre che il prete lo ha accolto in casa con un film pornografico di due gay. Il giovane è fuggito, dopo aver visto il parroco ansimare, e ha raccontato alla madre che il parroco gli avrebbe detto: “Non dimenticare che adesso sono nelle tue mani”.

    Don Marcello Cozzi era in studio in rappresentanza del vescovo. “C’è stato un procedimento di diritto canonico, che resta riservato naturalmente. Sono stati presi dei provvedimenti nei confronti di questo sacerdote, ma adesso resta ancora tanta tristezza”, ha detto don Marcello in trasmissione.

  • Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Per la difesa del sacerdote l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto»

    di Francesca Marruco

    Violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione. Accuse pensatissime, se confermate. Specialmente per chi ha consacrato la propria vita a Dio e si prodiga per aiutare le persone deboli. Che in questo caso sarebbero diventate vittime di chi doveva aiutarle. A sei mesi dal clamore della vicenda del sacerdote perugino denunciato per abusi sessuali da alcuni ex ospiti della sua comunità di recupero, risulta ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati di don Lucio Gatti, il sacerdote già rimosso dal suo incarico nella parrocchia di Cenerente mesi fa.

    Due procedimenti Il titolare dei due diversi procedimenti, nati da altrettante denunce di ex ospiti delle comunità di recupero gestite da don Lucio Gatti, è il pubblico ministero Massimo Casucci. Così, mentre i parrocchiani di Cenerente in attesa del verdetto del vescovo sul futuro del loro ex sacerdote raccolgono firme per chiedere che gli venga restituito, e il vescovo è prossimo ad annunciare al sua decisione, arriva la conferma dell’indagine.

    La difesa Per il legale che rappresenta il sacerdote, l’avvocato Nicola Di Mario, l’iscrizione nel registro degli indagati si tratta di un atto dovuto. Una sorta di formalità finalizzata all’accertamento reale degli eventi per come si sono verificati. Intanto don Gatti non è ancora stato convocato o ascoltato dal pubblico ministero titolare delle indagini.

    Le due inchieste Ancora, dal momento in cui le denunce sono state depositate, non sarebbero stati ascoltati nessuno dei due ragazzi che dicono di aver subito abusi sessuali da parte di don Gatti. Entrambi i giovani sono assistiti dagli avvocati Federico Mazzi e Alessandro Fratini. Don Gatti invece la sua versione l’ha raccontata alla commissione d’inchiesta della curia diocesana di Perugia istituita il 24 ottobre scorso. Secondo quanto trapelato, in quella circostanza avrebbe ammesso quanto denunciato dai ragazzi. O almeno lo avrebbe fatto in parte, sostenendo, sembrerebbe, che i giovani fossero consenzienti.

    Consenzienti? Facile immaginare come un eventuale procedimento possa giocarsi tutto sulla sottile linea tra l’abuso e l’atto tra due persone consenzienti. I ragazzi hanno effettivamente aspettato molto tempo prima di presentare denuncia e lo hanno fatto solo dopo che anche la trasmissione televisiva ‘Le Iene’ si era occupata del loro caso. Qualcuno potrebbe sollevare non pochi dubbi sulla scelta comportamentale tenuta.

    Il racconto di uno dei ragazzi che ha denunciato Uno dei ragazzi che hanno denunciato Don Gatti, aveva raccontato a Umbria 24 la notte in cui dice di aver subito l’abuso: «Mi venne proposto di andare a casa sua (del sacerdote indagato, ndr)per fare dei lavori il giorno seguente. Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi e ha tentato di baciarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Eravamo nello stesso letto, molto vicini. E’ stato tremendo». Lo stesso ragazzo aveva raccontato a Umbria 24 anche delle violenze fisiche e psicologiche che avevano messo in atto nei suoi confronti. «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi» aveva detto, aggiungendo di quando «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio» e di quando gli permettevano di mangiare solo mele destinate ai maiali.

    Accuse da verificare Tutte circostanze che il pubblico ministero dovrà vagliare per decidere se procedere poi con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per il sacerdote perugino. A breve verrà resa nota anche la decisione della curia in osservanza del diritto canonico, forse già domenica pomeriggio quando il vescovo mons. Gualtiero Bassetti dovrebbe incontrare la comunità di Cenerente che più volte ha difeso il suo parroco.

    La lettera Lui invece, dal luogo sconosciuto in cui si è rifugiato dal momento dell’allontanamento dalla parrocchia, ha scritto una lettera al vescovo indirizzandola ai suoi parrocchiani e agli altri sacerdoti. Missiva che è stata in parte letta nella celebrazione in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse. Missiva in cui il sacerdote chiede scusa. Alla comunità e agli altri preti. Per quanto ha fatto? Per le sue debolezze? O per il clamore che la vicenda ha creato nonostante lui sia estraneo alle accuse? Non è dato sapere. Almeno per ora.

  • Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    Caso Claps, la mamma: Prete gay molestò disabile

    di MASSIMO BRANCATI

    POTENZA – Altre ombre sulla chiesa potentina. Dopo le parole al vetriolo di Filomena Iemma con conseguente «anatema» del vescovo, ieri sera la trasmissione di Raitre «Chi l’ha visto?», condotta da Federica Sciarelli, è tornata ad occuparsi del caso Claps che si sta trasformando in una sorta di processo mediatico al clero.

    La madre di Elisa, lo ricordiamo, aveva parlato di pedofilia negli ambienti della diocesi, catalizzando la reazione stizzita di molti segmenti cattolici del capoluogo. Ma cosa intendeva dire esattamente la signora Filomena? A quali episodi si riferiva? Ieri, sempre durante il programma televisivo, è stato svelato l’arcano: a Potenza un sacerdote, che avrebbe avuto un rapporto omosessuale con un ex seminarista, è accusato di aver molestato un ragazzo disabile. Sia la relazione gay, sia l’abuso, avvenuto all’interno di una parrocchia, sono stati segnalati da Gildo Claps, fratello di Elisa, al vescovo mons. Agostino Superbo.

    Una comunicazione che risale a qualche mese fa e che è stata tenuta sottotraccia per evitare strumentalizzazioni. La decisione di uscire solo oggi allo scoperto è dettata dalla volontà di spiegare le accuse della signora Filomena che, impropriamente, ha parlato di pedofilia in quanto il ragazzo disabile molestato è maggiorenne. Ciò, però, non cancella lo scandalo, la vergogna, l’ennesima macchia sulla chiesa potentina, chiamata in causa ancora una volta dalla famiglia Claps che invoca giustizia e verità sulla morte di Elisa.

    Le due vicende che riguardano lo stesso sacerdote sono state ricostruite attraverso le testimonianze dell’ex seminarista, con cui il prete avrebbe avuto una storia, e della madre del ragazzo disabile. Sul nome del prete protagonista è calato un velo, ma, come dicevamo, il vescovo è stato informato dell’accaduto. E pare che abbia avviato un’indagine interna, con tanto di processo di diritto canonico sul cui esito, però, campeggia un grosso punto interrogativo. Resta anche da chiarire se il prete accusato stia ancora celebrando messa in una parrocchia del capoluogo lucano, nonostante la pesante accusa, sia stato trasferito o messo in «quarantena».

    Anche se don Marcello Cozzi, presente ieri in studio come rappresentante della diocesi, delegato dal vescovo, ha assicurato che sono stati presi provvedimenti.

    Durante «Chi l’ha visto?», in premessa, Gildo Claps ha chiarito che la madre, nel parlare di pedofilia, è stata tratta in inganno dal suo racconto relativo all’abuso del ragazzo disabile, credendo che si trattasse di un minorenne. Poi è stata la volta dell’ex seminarista, con volto coperto e voce contraffatta per non farsi riconoscere, che avrebbe avuto una relazione con il sacerdote: «Una notte sognai che il mio parroco aveva una relazione con una star della televisione. Ho ritenuto opportuno dirglielo. A quel punto si è denudato davanti a me e mi ha chiesto di avere un rapporto sessuale. Ho accettato. A ottobre del 2009 ho detto tutto al vescovo, in confessione, ma lui mi ha chiesto delle prove. A quel punto ho incontrato di nuovo il prete e ho registrato il nostro colloquio, riuscendo anche a scattare una foto».

    L’ex seminarista, nel suo racconto, incrocia la storia del ragazzo disabile, con problemi psichici, a cui la madre lo affida chiedendogli di aiutarlo. È in quell’occasione che l’ex seminarista viene a conoscenza dell’abuso. La donna, invitata a «Chi l’ha visto?», racconta di aver chiesto aiuto a un parroco per il proprio figlio alle prese con disturbi comportamentali e tormentato dall’attrazione per lo stesso sesso: «Volevo che si confidasse con il prete. Lui stesso aveva voglia di capire se stava commettendo peccato nel sentirsi attratto da altri uomini.

    Ma dopo quel colloquio è tornato a casa e mi ha detto che non voleva tornarci più. Alla fine mi ha detto che il sacerdote ci aveva provato. Mi ha raccontato – aggiunge la donna, intepretata da un’attrice – che quando è arrivato in parrocchia il prete ha messo su un film pornografico preso da internet e poi ha tentato di avere un rapporto con lui, ma mio figlio è fuggito disgustato. Non ho pensato di denunciare il caso perché sarebbe stata la parola di un depresso contro quella di un parroco».