Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Chiesa irlandese nella bufera “Abusi sessuali su migliaia di bimbi”

    La Chiesa irlandese nella bufera “Abusi sessuali su migliaia di bimbi”

    LONDRA – È una delle pagine più nere della storia d’Irlanda, e della storia della Chiesa cattolica: l’abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e altri istituti gestiti da ordini religiosi cattolici irlandesi. Una macchia vergognosa, di cui finora si conosceva l’esistenza attraverso documentari televisivi, film di denuncia come il pluripremiato “Magdalene” di qualche anno fa, inchieste dei giornali e indagini preliminari. Ma adesso la Child Abuse Commission, la commissione istituita dall’allora primo ministro irlandese Bertie Ahern, per fare luce su questo indegno scandalo, ha concluso i suoi lavoro dopo nove anni di inchieste e presentato un rapporto che fotografa con esattezza le dimensioni e i dettagli di quanto è avvenuto.

    Il risultato suscita orrore: un dossier con le testimonianze di 2500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, negli istituti gestiti da preti e suore in Irlanda. Racconti atroci, di uomini e donne oggi adulti che ricordano di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con le mani e con ogni tipo di oggetti, seviziati, stuprati, talvolta da più persone contemporaneamente.

    E’ la cronaca di una discesa agli inferi, tenuta nascosto per decenni, poi trapelata qui e là, ma solo ora svelata in tutta la sua mostruosa realtà. Che questo sia avvenuto nel paese più cattolico d’Europa, dove la Chiesa ha per lungo tempo sovrastato con la sua influenza ogni aspetto della società civile, è ancora più grave e raccapricciante, commenta la stampa irlandese. Il rapporto non è una lettura facile. “Credevo che mi avrebbero rivoltato le budella”, dichiara un testimone. Altri parlano di “predatori sessuali che colpivano sistematicamente e abusavano sessualmente i bambini più vulnerabili”. Le vittime erano spesso giovani “difficili”, orfani, disabili, abbandonati, che speravano di ricevere dalla Chiesa il conforto che non avevano mai conosciuto e si ritrovavano invece inghiottiti in un feroce cuore di tenebra. La pedofilia e l’abuso sessuale nei confronti dei bambini erano un fatto “endemico”, conclude il documento.

    Il fatto che questo orrore sia venuto pienamente alla luce, per iniziativa del governo, è un segno di quanto sia cambiata l’Irlanda negli ultimi vent’anni: oggi è colpita come tanti dalla crisi economica, ma è un paese irriconoscibile, trasformato dalla globalizzazione, moderno e aperto. La Chiesa cattolica irlandese piega la testa: il cardinale Sean Brady dice di essere “profondamente dispiaciuto” per gli abusi sessuali. “Mi vergogno che dei bambini abbiano sofferto in un modo così orribile in queste istituzioni”, afferma in un comunicato l’arcivescovo di Armagh e Primate di tutta Irlanda.

    Tra gli ordini religiosi investigati dalla commissione ci sono anche le Sisters of Our Lady of Charity Refuge, le suore che gestivano la Magdalene Laundry di Dublino, il soggetto dell’omonimo film del 2002. Ma le resistenze di associazioni religiose e del ministero dell’Istruzione hanno prolungato l’inchiesta, cosicché molti dei carnefici sono già morti; e in base a restrizioni legali la commissione non ha potuto nominarli, tranne nei rari casi in cui un prete o una suora abbia già subito una condanna giudiziaria.

    (21 maggio 2009)

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/preti-irlandesi/preti-irlandesi/preti-irlandesi.html

  • Don Ruggero Conti: le indagini si spostano anche in altre comunità dove era viceparroco!!!

    Don Ruggero Conti: le indagini si spostano anche in altre comunità dove era viceparroco!!!

    Il giornale “la Repubblica” di oggi titola sulla cronaca di Roma:

    NUOVE ACCUSE A DON RUGGERO – TRE BAMBINI DENUNCIANO ABUSI. Nuove accuse nei confronti di Don Ruggero Conti.

    Altri tre bambini hanno raccontato di aver subito abusi dal parroco… ma le indagini vanno anche indietro nel tempo: altri giovani, ora maggiorenni, sono stati contattati dagli investigatori che vogliono capire se il sacerdote avesse compiuto in passato altre violenze… Il prete, inoltre, avrebbe fatto vedere ai bambini film pornografici che sono stati ritrovati nel suo appartamento…

    Il quotidiano aveva messo anche qualche giorno fà un altro articolo della testimonianza di un ragazzo che così racconta gli abusi subiti da parte di Don Ruggero:

    ‘Ecco come quel prete mi ha fatto violenza’
    Repubblica – 02 luglio 2008 pagina 7 sezione: ROMA

    Ecco i verbali dell’ ultimo interrogatorio che si è svolto lunedì, davanti agli inquirenti che seguono il caso, presso una compagnia dei carabinieri. Eugenio, un nome di fantasia, racconta ai carabinieri la sua triste storia: con don Ruggero Conti, Eugenio avrebbe avuto un vero e proprio legame, durato anni. «Da circa dieci anni, perciò da quando ne avevo sette», ha detto Eugenio al magistrato, «frequento la chiesa della Natività di Santa Maria Santissima. Don Ruggero l’ ho conosciuto subito. Fino a quando avevo undici anni, cioè quando ho fatto la prima comunione, tutto è stato normale. Poi ricordo, era pomeriggio: mi trovavo da solo nella parrocchia. Guardavo la tv seduto su un divano. Arrivava don Ruggero: si sedeva al mio fianco, mi diceva di sdraiarmi, poi mi accarezzava la testa, il petto, fino a portare la mano sulla patta dei miei pantaloni. Meravigliato da questo comportamento, scostavo bruscamente la mano di don Ruggero. Lui smetteva. Nei giorni e nei mesi seguenti la cosa si ripeteva spesso e don Ruggero non riusciva nei suoi intenti. «Un giorno, però, ricordo che era sera verso le 21, mi trovavo sempre da solo nell’ abitazione di don Ruggero, dopo aver cenato. Eravamo seduti sul solito divano e lui iniziava nuovamente ad accarezzarmi. Vista la mia resistenza, mi offriva 50 euro, dicendomi che sarebbero stati miei se gli avessi permesso di farmi toccare nelle parti intime e di farmi praticare un rapporto orale. Allettato da tale proposta permettevo a don Ruggero…. di praticarmi un rapporto orale…» «Tutte le volte che poteva, tutte le volte che si presentava l’ occasione» continua Eugenio nell’ interrogatorio, «don Ruggero ci provava di nuovo. Io ci stavo soltanto quando avevo bisogno di soldi. Mi dava un po’ meno della prima volta, 20 o 30 euro. Don Ruggero non mi dava soltanto soldi. Mi regalava anche qualche capo di abbigliamento o i soldi per una pizza, a volte senza chiedermi in cambio di fare quelle cose. Dal 2004 fino ad oggi don Ruggero mi ha molestato sessualmente più di 20 volte. L’ ultima volta è stata circa due settimane fa. Don Ruggero – conclude il giovane – voleva sempre avere rapporti orali. A volte mi raccontava che gli piaceva fare queste cose soltanto con i ragazzi. Personalmente non conosco altri ragazzi che abbiano subito le mie stesse molestie. Ricordo però che una volta don Ruggero mi raccontò di essere riuscito a convincere a fare le stesse cose un altro ragazzo che di nome fa Stefano (nome di fantasia, ndr). Il sacerdote mi ha detto che con lui ha fatto tutto: cioè con lui ha avuto rapporti completi». – (rory cappelli e anna maria liguori)

    E nello stesso tempo i parrocchiani di Selva Candida, convinti dell’innocenza del sacerdote, e che non hanno minimamente interesse per le vittime, agiscono in questo modo:

    Preghiera e striscioni per don Ruggero
    Repubblica – 04 luglio 2008 pagina 1 sezione: ROMA

    «Ruggy ti voglio bene», «Torna presto ti aspettiamo». Sono questi i due striscioni con cui la chiesa Natività di Maria Santissima spezza un silenzio durato giorni. Iniziato lunedì mattina, quando don Ruggero Conti è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. E da quello stesso giorno, fra pianti e lacrime, i fedeli del parroco lo avevano difeso, ma senza nessuna manifestazione, rispettando il volere del vescovo, monsignor Gino Reali. Ma ieri il “popolo” di don Ruggero non ce l’ ha fatta più. In mattinata è partito il passaparola: tutti convocati al rosario delle 20.30. E, dopo il momento di preghiera, sui cancelli della chiesa sono stati appesi gli striscioni. A cui si è unito un silenzio durato una ventina di minuti, in cui gli unici rumori erano quelli dei pianti e dei singhiozzi dei fedeli, tutti vestiti con una t-shirt bianca su cui, a penna, avevano scritto le frasi più svariate a sostegno del loro parroco. «La preghiera è la nostra unica arma», ha detto il vice parroco don Giorgio. E, dopo l’ incontro in chiesa, i parrocchiani hanno deciso di bloccare la strada. Un centinaio di persone, guidate dagli animatori dei campi estivi che gridavano: «don Ruggero uno di noi». E, a quanto si dice in zona, ieri la sorella Marinella sarebbe andata a trovarlo in carcere. «Sta malissimo – ha spiegato Igino – piange sempre e da giorni è senza le sue medicine». E lo stato di salute di don Ruggero preoccupa i suoi fedeli. «Vorremmo sapere almeno come sta – ha spiegato Raffaella Soffiatti – abbiamo mandato telegrammi e lettere, ma senza ricevere risposta. Per tutti noi ha fatto tantissimo, ormai siamo una sola famiglia». – VALERIA FORGNONE

  • Abusi all’oratorio e ai campeggi Arrestato un sacerdote a Roma

    Abusi all’oratorio e ai campeggi Arrestato un sacerdote a Roma

    Roma, 30 giugno 2008 – Abusi durante le ore d’oratorio, le gite in campagna, i campeggi estivi. Avvenuti negli ultimi dieci anni. Per l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata, è finito in carcere un sacerdote della parrocchia ‘Natività di Maria Santissima’, in via di Selva Candida, a Roma.

    Nei confronti del prete, R.C., 55 anni, è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare dal gip Andrea Vardaro, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Scavo. Già in passato il prete sarebbe stato rimosso, per un breve periodo, dal suo incarico, dopo alcune voci che lo chiamavano in causa per i fatti oggetto ora dell’inchiesta penale.

    Gli abusi sarebbero avvenuti – stando all’atto d’accusa – tra il 1998 e il marzo scorso, a danno di almeno 7 minori. Anche se secondo chi indaga le vittime del sacerdote potrebbero essere di più. A dare il via all’indagine è stata la denuncia di un altro prete. Gli investigatori del nucleo operativo di via In Selci, poi hanno sentito i ragazzi che hanno raccontato le violenze subite quando frequentavano l’oratorio e le altre attività della parrocchia, e che oggi hanno ormai tra i 16 ed i 24 anni.

    Gli abusi e le violenze, sarebbero avvenuti, in alcuni casi, nello stesso appartamento del prelato, all’interno della canonica. R.C., dopo esser riuscito ad accattivarsi le simpatie di alcuni bambini, che si stavano preparando a ricevere la prima comunione, li avrebbe invitati a pranzo o a cena, per poi vincerne le resistenze. In altri casi la scusa era quella di impartire lezioni private. Le violenze sarebbero avvenute anche nel corso dei campi estivi che il sacerdote, responsabile dell’oratorio, organizzava in località di montagna.

    Il prete, secondo gli atti d’accusa, attirava i ragazzi nella sua dimora dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d’abbigliamento. Il prete, inoltre, avrebbe fatto vedere ai bambini, prima degli abusi, film pornografici. Questi, inoltre, sarebbero stati trovati addirittura nell’appartamento del sacerdote, nel corso di una perquisizione.

  • 4 ANNI A DON ROMANO, EX PARROCO DI GAVIGNANO

    4 ANNI A DON ROMANO, EX PARROCO DI GAVIGNANO

    E’ la sentenza di ieri emessa dal giudice dell’udienza preliminare, Alessandro Arturi all’ex parroco di Gavignano, don Romain Damy a tutti conosciuto come Don Romano, arrestato nel gennaio dello scorso anno dopo la denuncia di tre genitori dei bambini.

    Diversi i fatti contestati al parroco a cominciare dai dvd a luci rosse, frustini e manette che furono rinvenuti dai carabinieri nella sua stanza. Stando alle accuse, Don Romano invece di insegnare religione preferiva costringere i bambini a guardare film hard dietro pagamento di una somma di denaro per comprare il loro silenzio.

    Gli avvocati difensori dell’accusato, Pietro Carotti e Cesare Chiarinelli, sono riusciti ad ottenere lo sconto di un terzo sulla condanna contro la quale la difesa ricorrerà in appello.

    http://rietinvetrina.it/4_anni_a_don_romano_ex_parroco_di_gavignano.shtml

  • Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Don Tommaso Antonio Tarsia, prete di Napoli, maniaco sessuale conclamato, continua a fare il parroco

    Grazie ad un’interrogazione parlamentare del deputato della Rosa nel Pugno Maurizio Tugno, torna alla ribalta il caso un sacordote cattolico italiano, pedofilo e violentatore conclamato, coperto dalla chiesa.

    L’indagine ha inizio il 19 dicembre 2006 quando Don Tommaso, parroco del quartiere Pianura di Napoli, viene denunciato dai genitori di una bambina di dieci anni per molestie sessuali. Don Tommaso era già stato arrestato ad Agrigento nel 1995 per aver ripetutamente violentato una donna con gravi disturbi mentali affidata alle sue cure.

    Per questo reato il prete era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, con la sopsensione condizionale della pena. Dopo la condanna la Chiesa l’ha promosso a parroco ed il sacerdote ne ha approfittato per palpeggire quotidianamente in sacrestia la piccola vittima. Nonostante sia recidivo, la chiesa non ha ancora preso nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti

    http://chiesacattiva.blogspot.com/2007/10/prete-di-napoli-maniaco-conclamato.html

    Pedofilia, parroco agli arresti

    Repubblica — 17 novembre 2006 pagina 8 sezione: NAPOLI
    L’ AVEVA già fatto con una donna disabile. Era stato scoperto e messo sotto processo. Aveva patteggiato una pena di un anno e dieci mesi per violenza sessuale. Ora l’ ha rifatto, protetto dall’ abito talare. E per la seconda volta è stato scoperto, accusato da una bambina di dieci anni che frequentava la sua chiesa di Pianura e seguiva il catechismo. Abusi sessuali. Peggio: pedofilia. La piccola palpeggiata, toccata, molestata ripetutamente nella sacrestia. E lei sempre più zitta e spaventata, muta e introversa, inappetente e solitaria fino a quando i genitori, insospettiti, non hanno cominciato a chiedere e indagare. La verità è saltata fuori nel giro di qualche giorno. La bambina ha raccontato nei dettagli di quelle attenzioni che le riservava, dall’ estate scorsa, don Tommaso Antonio Tarsia, parroco dell’ ordine dei Vocazionisti fondato, proprio a Pianura, da don Giustino Russolillo. Il parroco sessantenne di Matera è stato arrestato – ha ottenuto i domiciliari – ieri su ordinanza di custodia cautelare chiesta dai pm del pool diretto dall’ aggiunto Alessandro Pennasilico. Inchiodato dal racconto della bimba, un film raccapricciante che si ripeteva puntualmente nella chiesa “Cuore eucaristico di Gesù” di contrada Romano. Una vicenda che comunque sarebbe rimasta isolata, secondo gli inquirenti. Non ci sarebbero infatti altri bambini frequentatori della parrocchia vittime delle attenzioni del parroco. Intanto agli occhi degli investigatori è saltata fuori l’ altra vicenda che aveva visto protagonista don Tarsia nel 1995, quando – in veste di direttore di un istituto assistenziale in provincia di Agrigento – venne accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna disabile ricoverata nell’ istituto. Don Tarsia rinunciò a difendersi, preferì concordare la pena. Un anno e dieci mesi. Quindi venne a Napoli, nella parrocchia di Pianura. La sua vita, nonostante la grave accusa, cambiò di poco. Con le prime indagini sugli abusi sessuali in sagrestia, don Tarsia era già stato trasferito in un’ altra diocesi circa due settimane fa, ma con l’ arresto è stato sospeso dall’ ufficio di parroco. Alla casa madre dei Vocazionisti, a Pianura, preferiscono non commentare l’ accaduto, mentre sulla vicenda interviene il vescovo di Pozzuoli – diocesi cui appartiene Pianura – per esprimere tutto il suo dolore e la sua amarezza. Poche parole, da parte di monsignor Gennaro Pascarella, per il resto una vicenda che la Curia di Pozzuoli preferisce trattare con estremo riserbo. (i.d.a.)

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/11/17/pedofilia-parroco-agli-arresti.html

    Dopo il primo processo lasciò la Sicilia e gli fu affidata una chiesa in Campania
    Pedofilia, arrestato un parroco già condannato per abusi nel ‘ 95
    Napoli, bimba di 10 anni molestata per settimane in sacrestia

    NAPOLI – Un sacerdote di sessant’ anni, Tommaso Antonio T., parroco nel quartiere napoletano di Pianura, è stato arrestato ieri con l’ accusa di aver abusato sessualmente per settimane di una bambina di dieci anni che frequentava nella sua parrocchia il corso di catechismo. Il prete, originario della provincia di Matera, è stato fermato a Grottole, in Basilicata, in casa di parenti. Subito dopo è stato trasferito a Napoli e accompagnato non in carcere ma nella sua abitazione perché il gip – che ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare su richiesta della sezione reati sessuali della Procura – gli ha concesso gli arresti domiciliari. Per padre Tommaso questa non è la prima vicissitudine giudiziaria, ha precedenti e sempre per storie di sesso. Nel 1995, quando dirigeva un istituto di accoglienza per disabili in provincia di Agrigento, fu accusato di aver costretto a rapporti sessuali una donna ospite del centro, affetta da gravi sofferenze psichiche. Al processo chiese e ottenne il patteggiamento (ammettendo quindi di fatto la propria colpevolezza) e fu condannato a un anno e dieci mesi di carcere, con sospensione della pena. Nonostante quella condanna, però, don Tommaso è riuscito a non essere messo in pensione, ma ad avere l’ affidamento di una parrocchia, seppure non più in Sicilia, dove è vissuto molti anni, ma a Napoli. Gli hanno affidato la chiesa del Cuore eucaristico di Gesù a Pianura, quartiere al confine tra la città e la zona flegrea. Gli abusi sarebbero avvenuti in sagrestia, e si sarebbero ripetuti più volte. Fino a quando la bimba ha raccontato ai genitori di quel prete che le metteva continuamente le mani addosso. Il 19 settembre è stata presentata la denuncia ai carabinieri, e sono scattate le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Angelo Pennasilico, che dieci giorni fa ha chiesto al gip l’ arresto del parroco. Nel corso delle indagini il sacerdote deve aver ricevuto anche una informazione di garanzia, perché che fosse al centro di un’ inchiesta lo sapeva lui e lo sapevano i suoi superiori: da alcune settimane, infatti, padre Tommaso era stato destinato a un altro incarico e aveva dovuto quindi allontanarsi dalla parrocchia, dove però non era stato sostituito. Ora il vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Mazzarella (la cui Diocesi ha competenza anche sul quartiere di Pianura) esprime «amarezza e profondo dolore», fa sapere che il sacerdote arrestato è stato sospeso dall’ incarico di parroco e che ulteriori provvedimenti delle autorità ecclesiali saranno presi alla luce di quanto emergerà dall’ inchiesta della magistratura. Il vescovo però non spiega come mai a un prete condannato per reati sessuali sia stata affidata una parrocchia frequentata anche da bambini. Né lo fa don Giacomo Caprara, superiore della casa madre dei Vocazionisti – ordine al quale appartiene don Tommaso – che ha sede proprio a Pianura. Don Giacomo è anzi ancora più laconico del vescovo. Su questa vicenda, fa sapere, «non ho nulla da dire».

    Bufi Fulvio

    Pagina 20
    (17 novembre 2006) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/17/Pedofilia_arrestato_parroco_gia_condannato_co_9_061117094.shtml

    CRONACA InviaStampaEmessa nei suoi confronti un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari
    Già nel 1995 fu condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia
    Pedofilia, parroco arrestato a Napoli
    ha violentato una bambina di 10 anni

    NAPOLI – Il parroco di una chiesa del quartiere Pianura a Napoli, T.T.A., di 60 anni, è stato arrestato dai carabinieri per abusi sessuali su una ragazzina di 10 anni. Nei suoi confronti è stata emessa una ordinanza di custodia agli arresti domiciliari su richiesta della procura di Napoli. Il sacerdote, che in passato era stato coinvolto in una vicenda analoga, è stato catturato a Macerata dove si era recato in visita ai suoi famigliari e trasferito a Napoli nella sua abitazione.

    Secondo quanto emerso dalle indagini, gli abusi sarebbero avvenuti “con frequenza quotidiana” nella sacrestia dove il sacerdote, secondo l’accusa, palpeggiava la ragazzina.

    Il parroco era stato già condannato per reati di violenza sessuale avvenuti in Sicilia nel 1995 quando era direttore di un istituto di assistenza. Nell’istituto avrebbe avuto rapporti sessuali con una ricoverata con problemi di salute mentale.

    (16 novembre 2006) Torna su

    http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/pedofilia/parroco-arrestato/parroco-arrestato.html

    NAPOLI: PARROCO ARRESTATO PER PEDOFILIA, E’ SCANDALO!
    di Alessio Paduano
    Non bastava la vicenda dell’ insegnante milanese ad accendere i riflettori
    sullo sconcertante tema della pedofilia. L’ ultimo a lasciare tutti
    sbigottiti questa volta è stato un prete. L’ episodio è accaduto nel
    partenopeo, dove il parroco sessantenne di una chiesa di Pianura, quartiere
    alla periferia occidentale di Napoli, è stato arrestato dai carabinieri con
    l’ accusa di abusi sessuali ai danni di una bambina di 10 anni. Le indagini
    dirette dal procuratore aggiunto di Napoli, Alessandro Pennasilico, hanno
    portato a risultati sconvolgenti. Gli abusi nei confronti della minorenne
    sarebbero avvenuti con “frequenza quotidiana” nella sacrestia della chiesa,
    dove il sacerdote palpeggiava la ragazzina. Dopo la richiesta di custodia
    cautelare da parte della procura di Napoli, il parroco è stato trovato dai
    militari nella casa dei genitori residenti a Grottole, comune in provincia
    di Matera, ed è stato condotto agli arresti domiciliari nella sua casa a
    Napoli. L’ arresto ha inevitabilmente portato alla sospensione del religioso
    dall’ ufficio di parroco. L’ indagine sul presunto sacerdote-pedofilo era
    partita lo scorso 19 settembre, quando i genitori della piccola, si recarono
    presso la caserma dei carabinieri di Pianura dopo le rivelazioni della
    figlia. Intanto la notizia di un parroco arrestato con l’ accuso di abuso
    sessuale nei confronti di un minore, ha sconvolto anche monsignor Gennaro
    Pascarella, vescovo di Pozzuoli, che tuttavia non ha rilasciata
    dichiarazioni ufficiali sulla vicenda, seppur abitato da un forte senso di
    amarezza. Del sacerdote al centro dell’ inchiesta non si può dire di certo
    che sia un personaggio mite. Nel 1995, il parroco T. T. A., all’ epoca
    direttore di un istituto di assistenza in Sicilia, fu condannato per reati
    di violenza sessuale commessi ai danni di una donna, che per problemi di
    salute mentale era in cura presso quell’ istituto.

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    22 Agosto 2007

    Preti pedofili? Si arrestano ma l’archivio degli Interni non fornisce i precedenti!
    di Giorgio Frasca Polara

    “Attraverso la banca dati SDI (Sistema Di Indagine) del ministero dell’Interno non è possibile estrapolare dati nei quali, oltre ai provvedimenti presi nei confronti di una persona, emergano eventuali condanne precedenti subite per lo stesso reato”. E’ la desolata e preoccupata ammissione del viceministro dell’Interno, Marco Minniti, in risposta ad una interrogazione con cui il deputato Maurizio Turco (Rosa nel pugno) chiedeva conto dello stupefacente caso di un ex parroco di una chiesa del quartiere Pianura di Napoli, pedofilo conclamato e come tale appena arrestato ma già una volta severamente condannato, ancorché con la sospensione condizionale della pena, ma i cui precedenti non risultano nel casellario del Viminale.

    Riepiloghiamo la storia. In seguito alle indagini del procuratore aggiunto di Napoli Alessandro Pennasilico, il sacerdote T.T.A. viene arrestato (salvo poi a fruire dei domiciliari) per abusi sessuali nei confronti di una ragazzina di dieci anni vittima “con frequenza quotidiana” di attenzioni negli stessi locali della parrocchia. Ma la pedofilia del sacerdote era già stata accertata: nel 1995 costui era stato arrestato ad Agrigento per reati di violenza sessuale in Sicilia dov’era direttore di un istituto di assistenza: don T.T.A. violentava sistematicamente una donna ricoverata per disturbi mentali. E per questo era stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, ma, come si è detto, con la sospensione condizionale della intera pena. Il che significa che, quando l’ex parroco sarà condannato per la nuova impresa a Napoli, dovrà scontare in carcere la nuova e la vecchia pena.

    Di più e di peggio: nei confronti del sacerdote (rimosso ora dall’ufficio di parroco, ma le autorità ecclesiastiche attendono l’esito del procedimento a Napoli per adottare misure nei confronti del prete così manifestamente recidivo) “non risultano essere state applicate in passato misure di prevenzione ai sensi di legge”, e questa è la seconda desolata constatazione di Minniti.

    Con qualche malizia, certo involontaria, il viceministro dell’Interno ricorda poi che anche il codice di diritto canonico prevede la punizione del prete pedofilo “con giuste pene”, tuttavia non quantificate, e “non esclusa la dimissione dallo stato clericale se il caso lo comporti”. Al confronto di quel che accade in Italia, la chiesa cattolica Usa è decisamente coraggiosa e paga salato i danni fisici e soprattutto morali che i suoi sacerdoti pedofili provocano. Ecco infatti quel che ha detto qualche pubblicamente qualche settimana fa l’arcivescovo di Los Angeles, mons. Roger M. Mahony: “Presento le mie scuse personali a tutti quegli individui che hanno patito abusi sessuali per mano di un prete, di un religioso, di un diacono o di un laico appartenente a questa Arcidiocesi. Una compensazione finanziaria (per miliardi di euro, ndr) è inevitabilmente inadeguata ad alleviare il danno inferto, ma rappresenta uno sforzo per aiutare le vittime a ricostruire la loro vita e andare oltre”. Quando parole simili verranno pronunciate, per il caso dell’ex parroco T.T.A., dall’arcivescovo di Napoli e dal vescovo di Agrigento

  • LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59

    LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59

    LA PASSIONE DI DON GELMINI – IL NUMERO DEI SUOI ACCUSATORI È SALITO A 59: TUTTI MITOMANI, RICATTATORI O IN CERCA DI VENDETTA? IN ALCUNI CASI È POSSIBILE, MA LA PROCURA DI TERNI STA SVOLGENDO ACCURATE INDAGINI SU ALMENO UNA VENTINA DI CASI…

    Ignazio Ingrao per Panorama

    Era il giorno di Natale del 1993. Avevamo festeggiato con le nostre famiglie a Molino Silla. La sera avevamo acceso il falò e don Pierino aveva fatto un bellissimo discorso. All’una e mezzo di notte viene a chiamarmi uno dei responsabili della comunità, Enrico, un giovane di colore che era arrivato da Firenze. Mi dice che don Pierino vuole vedermi e mi sta aspettando nella casetta nel bosco. Resto sorpreso per quella richiesta a un’ora così insolita. Enrico si offre di accompagnarmi. Gli rispondo che non c’è bisogno, posso andare da solo ma ho un po’ di paura. Raggiungo la casetta e trovo don Pierino che mi sta aspettando sorridente, con un grande vassoio di pasticcini sul tavolo.

    Mi offre da bere e mi fa assaggiare i dolci. Sono felice perché in comunità i biscotti sono razionati. Penso: appena Pierino si distrae prendo i dolci e con una scusa scappo via. Ma lui comincia a parlare, mi chiede le impressioni sulla giornata, si informa sul mio stato d’animo, parla dei miei genitori. Poi mi invita a dormire con lui, nella casetta. Non posso rifiutare ma mi infilo nel letto tutto vestito. Sono un pezzo di ghiaccio. Dopo un po’ don Pierino esce dal bagno in boxer e canottiera: è rosso in viso, sembra stravolto, mi guarda fisso negli occhi e si infila nel letto con me.

    Mi abbraccia, mi accarezza, mi tocca, cerca di slacciarmi i pantaloni. Anche la voce sembra trasformata: supplica, chiede, pretende. Resto immobile, gelato, come paralizzato. Pierino mi stringe sempre più forte, mima un amplesso. Non ce la faccio più. Cerco di divincolarmi. Finalmente riesco a liberarmi dal suo abbraccio. Salto giù dal letto e scappo via nel bosco».
    Sono accuse pesanti. È il drammatico racconto di A.R., 35 anni di Roma. Oggi è un affermato professionista ma dietro le spalle ha una storia di droga: ecstasy, cocaina, eroina. Le cose che leggerete sono le stesse che alcuni testimoni hanno già detto ai giudici di Terni che indagano sulle presunte molestie e violenze sessuali fatte dal fondatore della Comunità Incontro. E di queste accuse, i magistrati stanno valutando la veridicità.
    A.R. è stato ospite della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, prima a Capitone, poi a Molino Silla a cavallo tra il 1992 e il 1993. Dopo che lo scandalo è uscito sui giornali, il 9 agosto scorso si è presentato spontaneamente in procura a Terni, accompagnato dalla sua fidanzata, per raccontare le molestie e i tentativi di violenze che dice di aver subito da don Gelmini. Il pm titolare dell’inchiesta, Barbara Mazzullo, lo ha ascoltato per circa tre ore. Nelle settimane successive la procura di Terni ha cercato conferme e riscontri al racconto del giovane: la sua testimonianza è ritenuta fra le più significative e meritevoli di attenzione.

    Il verbale della sua deposizione è ancora secretato ma A.R. ha accettato di incontrare “Panorama” e riferire in esclusiva quanto dice di aver detto al magistrato. Fisico atletico, oltre un metro e novanta di altezza, ex giocatore di pallacanestro in B1, capelli e occhi scuri, lineamenti regolari, A.R. racconta di essere stato notato da don Gelmini fin dal loro primo colloquio: «Mi abbracciò, stringendomi forte, come faceva con tutti i ragazzi appena arrivati in comunità, mi baciò e mi disse che lo avevo colpito perché ero un ragazzo ipersensibile. Don Pierino ha un modo straordinario di guardarti, fisso negli occhi. Ti fa sentire subito la persona più importante del mondo. Dopo tanta sofferenza era come se mi sentissi finalmente a casa, dal mio vero padre».

    Presto però arriva la prima crisi, A.R. vuole lasciare la comunità, non sopporta più obblighi, orari e prescrizioni. Don Gelmini lo chiama a Molino Silla, lo invita a cena e poi si ferma a lungo a parlare con lui. «Quella sera ero pieno di angosce, mi mancava l’aria. Don Pierino però era stato gentile a volermi a tavola con lui e con i suoi collaboratori. Mi sentivo ancora una volta rinato. Dopo cena mi abbraccia, mi stringe e mi bacia sulla bocca. Lo faceva con tutti, anche apertamente. Ma questa volta mi bacia in un modo diverso. Resto turbato. Il giorno dopo mi invita a partire con lui per andare a Rimini e poi ad Assisi. Parto senza farmi troppe domande. Durante il viaggio non succede nulla, dormiamo in stanze separate».

    Qualche settimana dopo A.R. e don Pierino ripartono insieme per la Thailandia, dove la Comunità Incontro ha un centro per il recupero di tossicodipendenti e ragazzi di strada: «Rimasi colpito nel vedere i bambini thailandesi fare la fila ogni pomeriggio davanti alla porta della stanza di don Pierino. Li riceveva da solo, uno a uno. Non so cosa accadesse lì dentro ma mi chiedevo se forse anche con loro avesse avuto le stesse attenzioni che aveva riservato a me» racconta il giovane ex tossicodipendente.

    Nel frattempo A.R. viene trasferito da Capitone a Molino Silla, per stare più vicino al fondatore della Comunità Incontro. «Il tema dell’omosessualità di don Pierino non era mai trattato apertamente nei discorsi con gli altri ragazzi della Comunità. Qualcuno accennava qualcosa, ma poi si cambiava subito discorso. Ricordo che si era la sparsa la voce che un ragazzo era stato espulso dalla comunità perché non aveva accettato le avance di don Pierino. Ma per noi la comunità era l’ultima ancora di salvezza, denunciarlo significava perdere tutto».
    Ora il numero degli accusatori di don Gelmini è salito a 59: da quando si è sparsa la voce, numerosi ex ospiti della comunità si sono rivolti all’autorità giudiziaria. Mitomani, ricattatori, giovani in cerca di vendetta? In alcuni casi è possibile, visto che dalle stanze della procura di Terni trapela il convincimento che, fino a questo momento, non più di una ventina sono le testimonianze meritevoli di approfondimento. Il 17 agosto il capo della squadra mobile di Terni, Luca Sarcoli, ha raccolto la deposizione dell’attore Bruno Zanin, giovane protagonista di uno dei più famosi film di Federico Fellini, Amarcord. Anche Zanin ha accettato di riferire a Panorama cosa ha raccontato alla polizia.

    «Ho conosciuto don Pierino alla fine degli anni Sessanta, prima della nascita della Comunità Incontro. Veniva al Settebello, un locale frequentato da noi “capelloni” e ci diceva che se Cristo fosse tornato sarebbe stato un capellone. Ci colpiva quel prete che viaggiava su auto fuoriserie e parlava in modo così diverso dagli altri sacerdoti. Un giorno ero in compagnia del mio amico Mario De Merolis: non ce la passavamo molto bene e vivevamo di espedienti. A Villa Borghese incontrammo don Gelmini che ci invitò al ristorante.

    Accettammo volentieri. Dopo pranzo ci chiese se volevamo fare una doccia a casa sua. Era una villa vicino a Ostia, con un giardino e una piscina. Entrò in bagno con la scusa di portarci gli asciugamani e facendo il simpatico si propose di lavarci la schiena. Ci fece i complimenti, cominciò a scherzare toccandoci le parti intime e tentando di abbracciarci, baciarci. Noi ci difendevamo, lo respingevamo. Lui smetteva, poi ricominciava. Alla fine è riuscito a togliersi il capriccio. Dopo la doccia siamo fuggiti, rubandogli un crocifisso, pensando che fosse di valore».

    Ma il racconto di Zanin – anche questo da verificare – non finisce qui: «Qualche anno dopo a Spello, nella comunità di Carlo Carretto, incontrai M., un giovane umbro che mi raccontò di essere fuggito dalla comunità Incontro per le molestie subite da don Gelmini. M. non se la sente di presentarsi in procura per deporre contro don Gelmini, ha una situazione familiare delicata e vive in un piccolo centro. Suo figlio di 17 anni non sa nulla del suo passato e vuole dunque proteggerlo.

    Questo è il racconto che M. mi fece quel giorno: “Don Pierino mi invitava nel suo studio, mi offriva cose che venivano proibite in comunità, tipo alcol e sigarette, mi diceva che ero il suo prediletto, la luce dei suoi occhi, il suo cocco, e mi toccava e mi baciava. Io chiudevo gli occhi e pensavo alle sigarette che mi avrebbe dato dopo. Quando ne ho parlato con gli altri ragazzi qualcuno glielo è andato a riferire e lui mi ha punito trasferendomi in un’altra comunità, a Porchiano, da dove sono scappato”».
    Zanin ha fatto anche altri nomi alla polizia di Terni di giovani che sono usciti da Molino Silla e dichiarano di essere stati molestati dal sacerdote. Inoltre, qualche anno fa, un avvocato della Comunità Incontro, Gianni Arca, ha contattato Zanin offrendogli del denaro in cambio del suo silenzio. Arca non può confermare né smentire: alcuni mesi dopo è stato trovato morto in circostanze misteriose, nella sua casa in Sardegna.

    Gli inquirenti hanno messo sotto la lente anche il caso di un altro ex ospite della comunità, Fabrizio Franciosi, trovato morto nella sua auto il 23 novembre 1991 con ferite di arma da taglio. Il fratello gemello raccontò ai carabinieri che Fabrizio gli aveva detto di aver scoperto le violenze contro alcuni ragazzi e di essere stato minacciato e allontanato da Molino Silla. L’indagine è stata archiviata.
    Nel frattempo si è aperto un altro filone di indagini che riguarda i viaggi di Gelmini in Thailandia dove la comunità Incontro ha diverse sedi. Fin qui le indagini della procura e della squadra mobile di Terni. Ma lo scandalo sulle presunte molestie sessuali ha fatto emergere gli attriti all’interno della comunità che hanno causato il 13 marzo scorso, nel pieno dell’inchiesta della procura di Terni, le dimissioni di due tra i più stretti collaboratori di don Pierino: la segretaria personale del sacerdote, Maretta D’Ippolito, e il capo ufficio stampa, Aldo Curiotto. «Era una decisione presa da tempo, non sapevamo nulla delle indagini della magistratura» afferma Curiotto. La decisione dell’ex braccio destro di Gelmini e della segretaria del sacerdote è scaturita dal progressivo deteriorarsi dei rapporti al vertice della comunità. «Ci siamo progressivamente sentiti emarginati dalla comunità» confida la D’Ippolito.
    Dell’altra parte del gruppo ristretto che circonda il sacerdote (82 anni, ammalato di cuore e con problemi di vista) e gestisce tutti i suoi rapporti con l’esterno fa parte Antonio Chieppa, detto «il presidente», autista, bodyguard (armato e con regolare porto d’arma) e factotum di don Pierino, assai temuto dagli ospiti della comunità che non rispettano le regole. Accanto a lui ci sono Giampaolo Nicolasi e Marco Araclea (responsabile dei centri).

    Quindi un sacerdote cingalese, padre Bernard, che don Gelmini avrebbe indicato come suo successore, e il nuovo portavoce, lo psichiatra Alessandro Meluzzi. Chieppa, Nicolasi e Araclea sono i principali collaboratori di don Gelmini: le indagini e le intercettazioni telefoniche li vedono chiamati in causa. Padre Bernard, invece, grazie alla conoscenza delle lingue, aveva il compito di intrattenere i «rapporti internazionali» della comunità, in particolare con Cesare Martellino, ex procuratore di Terni e grande amico di Gelmini, ora all’Aia come responsabile per l’Italia di Eurojust.
    Anche un altro ex collaboratore di don Gelmini, Ugo Menichini, denuncia l’atmosfera pesante che si respirava ai vertici della Comunità Incontro. «Sono un ex sindacalista della Cgil, ho perso un figlio per la droga e sono venuto dalla Sicilia per aiutare don Pierino a fondare comunità di recupero in tutta Italia. Ma alla fine ho abbandonato tutto: non mi piaceva come alcuni responsabili trattavano i ragazzi. Un certo clima di intimidazione e violenza che vedevo intorno a me. Ma soprattutto non accettavo che don Gelmini utilizzasse il lavoro di tanti ex tossicodipendenti senza pagarli adeguatamente o pagandoli al nero».

    Dopo le denunce di Menichini, infatti, sono state aperte diverse cause di lavoro da parte di volontari ed ex collaboratori che sono un’altra spina nel fianco della Comunità Incontro. Ma soprattutto diversi testimoni denunciano l’esistenza di un piano da parte dei più stretti collaboratori per prendere progressivamente il controllo della Comunità al posto di Gelmini. Un piano che lo scandalo scoppiato durante l’estate avrebbe fatto saltare.
    Travolto da queste numerose accuse, il fondatore della Comunità Incontro, complice anche la bufera provocata dalle dichiarazioni sul complotto «ebraico-radical-chic» (che gli è costata la difesa dell’avvocato Franco Coppi), preferisce non parlare con Panorama e, attraverso il suo portavoce, Alessandro Meluzzi, fa sapere di «non voler fare eccezioni: parlerà solo nell’aula di tribunale, se sarà chiamato a farlo.

    Don Pierino è esterrefatto dall’attacco che sta subendo attraverso la stampa. Non ha intenzione di avallare con le sue dichiarazioni, campagne che mirano unicamente a screditarlo e sporgerà querela, con richiesta di danni in sede civile, nei confronti di tutti gli organi di stampa che hanno inteso colpirlo». Dopo il forfait di Coppi, il collegio di difesa del prete antidroga è stato integrato con l’avvocato romano Filippo Dinacci, che affianca Lanfranco Frezza.
    Ma il caso di don Pierino non riguarda solo la giustizia italiana. Il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, sta valutando se esistano gli estremi per l’apertura di un processo canonico a carico di Gelmini. Il sacerdote in passato aveva un ottimo rapporto con il cardinale Vincenzo Fagiolo, scomparso nel 2000 e presidente della commissione disciplinare della Curia romana. Oggi conta sull’amicizia in Vaticano di alcuni prelati influenti: in particolare i cardinali Alfonso Lopez Trujillo, Jorge Maria Mejía e l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, oltre a monsignor Carlo Liberati, prelato di Pompei. E, almeno per il momento, non sembra affatto intenzionato a porgere l’altra guancia ai suoi accusatori e per il 27 settembre prepara la consueta festa «Pane e mortadella».

    Dagospia 21 Settembre 2007

  • A grande richiesta … LANOTIZIA SCOMPARSA: RAGAZZATE!

    A grande richiesta … LANOTIZIA SCOMPARSA: RAGAZZATE!

    Scandalo pedofilia in seminario, choc in Austria
    “In apparenza è un seminario. Anzi, il più tradizionalista e ultraconservatore dei seminari cattolici in Austria, luogo di religiosa purezza, preghiera e pio magistero alla cura delle anime, dove volentieri l’anziano arcivescovo Kurt Krenn predicava, bollando con parole di fuoco i rei contro natura.

    In realtà, quello della diocesi di Sankt Pölten, ottanta chilometri a Ovest di Vienna, è stato in questi anni un antro di orchi pedofili, teatro di perversioni peccaminose, una Sodoma asburgica dove preposti e seminaristi indulgevano spesso e volentieri in orge omosessuali, giochi erotici e notti scandite da alcol e sesso, al posto delle orazioni. Qualcuno parla anche di parodie naziste e cerimonie ufficialmente esecrate dal Vaticano, come la celebrazione di un finto matrimonio gay, fra due aspiranti preti, officiato dal direttore, inutile precisare tutti in costume adamitico.

    C’ è ancora del marcio nella Chiesa austriaca. A sei anni dallo scandalo del cardinale Hans Hermann Groer, l’ ex primate, morto nel 2003, che era stato riconosciuto colpevole di aver sessualmente abusato di giovani religiosi, una nuova, devastante scoperta scuote le fondamenta del cattolicesimo viennese. Non più sospetti o bugie di «querulanti ubriachi», come aveva fin qui sostenuto monsignor Krenn, capo della diocesi incriminata, quando il tema era più volte venuto a galla in passato.

    Ma un’ incredibile documentazione fotografica, scoperta un anno fa nei computer della biblioteca del seminario e ora al vaglio delle autorità di polizia, in attesa della formale apertura di un’ inchiesta criminale da parte della magistratura. Almeno 40 mila istantanee e una quantità imprecisata di filmati pornografici, che illustrano con precisione e ricchezza di dettagli gli esercizi, non esattamente spirituali, di Sankt Pölten. Alcune di queste comprenderebbero atti sessuali dei preposti con minorenni. A svelare lo scandalo, il settimanale Profil, che nell’ edizione in edicola ieri ha pubblicato alcune delle foto, dove i religiosi e i loro allievi vengono immortalati mentre si baciano appassionatamente sulla bocca. Secondo il periodico, l’ inchiesta è partita, dopo che diverse immagini e film girati a Sankt Pölten erano apparsi su un sito a luci rosse polacco.

    Il direttore del seminario, Ulrich Küchl e il suo vice, Wolfgang Rothe, si sono dimessi, pur protestando la loro innocenza. Su di loro pende l’ accusa di pedofilia. La diocesi si è schierata a quadrato in loro difesa. Monsignor Krenn, soprattutto, ha definito gli addebiti infondati, liquidando addirittura le foto, che ha ammesso di aver visto, come «ragazzate». Fortunatamente, i vertici della Chiesa viennese sono di ben altro parere. «Tutto ciò che ha a che fare con la pratica dell’ omosessualità, non può trovare spazio in un seminario per preti», recita un comunicato della Conferenza episcopale austriaca, che ha anche annunciato l’ avvio di una indagine interna, al termine della quale non è difficile prevedere le dimissioni di Krenn, 68 anni, da vescovo di Sankt Pölten. E in questo senso si sono già levate diverse voci dall’ interno del mondo cattolico: «Krenn è il vero responsabile e deve rispondere di tutto questo davanti alla Chiesa e a Dio». ha detto Martin Walchhofer, il prelato che supervisiona tutti i seminari austriaci.

    Anche la politica è intervenuta. «Collezionare materiale pornografico, che coinvolge bambini, non può essere liquidato come una ragazzata», ha dichiarato Thomas Huber, leader dei Verdi. Un portavoce dell’ opposizione socialdemocratica, Hannes Jarolim, ha chiesto al ministero dell’ Interno di indagare per favoreggiamento nei confronti dello stesso arcivescovo e aprire una procedura formale. Secondo Profil, una foto documenterebbe la celebrazione del matrimonio gay da parte del reverendo Küchl.

    Il resto del materiale, con le parole del procuratore Walter Nemec, «mostra i seminaristi in situazione perverse con i loro superiori». Un seminarista di Sankt Pölten, citato dal settimanale, afferma che «tutti sapevano cosa succedesse da noi, non era possibile ignorarlo, ma nella Chiesa domina un silenzio di piombo, quando si tratta di temi tabù, semplicemente non sappiamo in che modo affrontare correttamente il problema». Quelli che avevano provato a parlarne direttamente con i due superiori o con Krenn, sono stati subito identificati da loro come nemici e isolati. Anche la polizia, afferma Profil, avrebbe trovato all’ inizio grosse difficoltà a rompere il muro dell’ omertà di Sankt Pölten, dopo la scoperta del materiale e le prime denunce inviate via email da alcuni seminaristi.”

    V. Paolo – Corriere della Sera

  • PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A VESCOVO ROMA

    PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A VESCOVO ROMA

    Roma, 19 lug. (Apcom) – “La mia ragazza mi fece fare una lettera: portala al vescovo, mi disse, in modo che poi ci pensano loro; l’ho fatto, ma non accadde nulla”.

    Così spiega uno dei ragazzi che sarebbe stato oggetto delle attenzioni morbose di don Ruggero Conti, il sacerdote arrestato per l’accusa di violenza sessuale, e per cui il riesame, oggi, ha confermato la detenzione in carcere.

    Il ragazzo, sentito nelle scorse settimane dal pm Francesco Scavo, riferisce di aver scritto la lettera un anno fa, d’estate, al rientro dalle vacanze, e di averla consegnata direttamente all’alto prelato. Sulla cui identità, però, non è sicuro. “Ho preso il motorino e gliel’ho portata. La prima volta c’era il segretario, diciamo, e non mi fidavo a dargliela in mano la lettera, e ci sono ritornato. Gli ho detto ‘Mi fissi un appuntamento quando ci posso andare di persona, a quattr’occhi, e gliela do in mano. Quando lui mi ha ricevuto l’ha letta. Mi ha detto che quelle sono accuse pesanti. ‘Sei sicuro veramente di quello che è scritto qui nella lettera?’ ha chiesto. Gli ho detto sono sicuro sì”. Il sacerdote ha risposto, secondo la ricostruzione offerta dal giovane, ‘Va bene, poi ti faremo sapere noi”.

    http://wildgreta.wordpress.com/2008/07/20/…i-smpre-saputo/

    Pedofilia/ Don Ruggero, ci scrive un ragazzo di Legnano:” Caro don Giacomo è ora di dire quello che hai sempre saputo”
    Luglio 20, 2008 at 6:10 pm (Cronaca, Pedofilia, Scandali ecclesiastici) (abusi a legnano negli anni 70, Abusi sui minori, articolo l’unità 20 luglio 08, don giacomo deve parlare, don ruggero conti, oratorio san magno legnano, Pedofilia, scuole medie Bonvesin della Riva, selva candida, una vittima scrive a wildgreta il blog)

    don Ruggero Conti

    di Wildgreta

    Oggi ho ricevuto questa importante testimonianza, che penso meriti la prima pagina. Il messaggio è integralmente quello che ho ricevuto. Non ho apportato nessuna modifica, nè censura. La battaglia contro la pedofilia si combatte con l’informazione, ma soprattutto si combatte insieme. Tutti noi possiamo contribuire a vincere questa guerra, tutti noi possiamo dare il nostro contributo affinchè si arrivi alla verità e altre vittime vengano risparmiate. Grazie a “skerianz ” per avercelo inviato.

    Messaggio ricevuto il 20 luglio 2008 su questo blog, www.wildgreta.wordpress.com

    “In merito al caso don ruggero bisognerebbe fare un passo indietro. bisognerebbe tornare nella legnano tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta. credo che il problema “Don Ruggero” affondi le sue radici in quel tempo e in quel luogo. direi; ne sono sicuro. io sono uno di quei ragazzini che hanno avuto “a che fare” con l’allora educatore Ruggero Conti. vi confesso che a legnano in molti sapevano delle tendenze del buon ruggero. sapevano delle sue attenzioni. si sapeva delle sue particolari lezioni di educazione sessuale alle scuole medie Bonvesin della Riva. si sapeva, si diceva, si mormorava. Ruggero era un punto di riferimento dell’oratorio di San Magno. la sua casa era meta di gruppi di ragazzini. i genitori si fidavano. alcuni iniziarono ad avere dei sospetti dai racconti dei loro figli. nessuno si prese la responsabilità di denunciare certi accadimenti. quello che è successo a me evito di scriverlo perché a pensarci ancora mi disgusta. per tanti anni non ho avuto il coraggio, la forza, la volontà di denunciare quel fatto e così facendo mi sento in parte responsabile di quel che Ruggero ha continuato a fare negli anni. adesso però credo che seppur in modo tardivo la mia testimonianza davanti al pm possa aprire un capito della storia importante. mi piacerebbe che altri miei vecchi amici facessero lo stesso. paolo, mauro, gigi e altri ancora. ma in particolare il mio ricordo va a Don Giacomo (nelle sedi opportune dirò anche il cognome). lui sapeva e non ha mai detto niente. Adesso ha un ruolo di tutto rispetto in Vaticano. io credo che una parte di responsabilità debba prendersela anche lui. Sapeva anche quando Ruggero da laico è diventato prete. sapeva quando Ruggero andò in missione in africa. sapeva quando ruggero diventò parroco a selva candida. Sapeva!!!! Caro Don Giacomo è arrivato il momento di dire quello che hai sempre saputo. perché Ruggero mente quando dice che che contro di lui è in atto un complotto.

    Dopo un paio di mesi, il ragazzo sarebbe stato richiamato. “C’era il segretario e mi ha detto ‘Qui la situazione è diventata pesante, dobbiamo procedere con le autorità’”. Dopo un po’ di tempo però il giovane è deluso, visto che non vengono presi provvedimenti. Un altro ragazzo poi riferisce che di pedofilia legata alla parrocchia della Natività si era già parlato in passato: “Un po’ come eco. Praticamente su alcuni muri della nostra parrocchia, chissà perché è apparsa la scritta ‘pedofilo’, circa tre o quattro anni fa. Alcuni murales. Poi sono spariti magicamente, nel senso che una settimana dopo che c’erano queste scritte, non c’erano più. Voci di una presunta pedofilia, che anche un altro ragazzo racconta ‘giravanoì: sapevamo – ha raccontato a chi indaga – che c’erano state tipo delle cose quando lui stava alla Giustiniana (alla parrocchia della Beata Vergine Immacolata, ndr) però erano tutte voci”.

    (Segue)

    PEDOFILIA/ PRETE ARRESTATO, RAGAZZO: PORTAI LETTERA A… -2-
    “Don Ruggero era persona affabile e carismatica”

    Roma, 19 lug. (Apcom) – “Io tuttora credo, credo a Gesù Cristo e tutto quanto, però dei preti non ne voglio sapere niente. Questo pareva buono. Questo pareva il top! E allora se questo è così, pensa gli altri”. E’ un racconto drammatico quello offerto da un un altro dei giovani che sarebbe stato oggetto delle attenzioni di don Ruggero Conti, 55 anni, già parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima.

    Stando a quanto accertato dagli investigatori sarebbero sette al momento gli episodi di abuso ai danni di minori che frequentavano la parrocchia della Natività, mentre altri due risulterebbero avvenuti nei confronti di ragazzi della chiesa Beata Vergine Immacolata, nella zona della Giustiniana, dove Conti era stato in precedenza. Ma in seguito agli ultimi accertamenti starebbero emergendo ulteriori casi, alcuni dei quali avvenuti più di dieci anni fa e non a Roma.

    Il sentimento di malcontento nei confronti della chiesa è comune tra la maggior parte dei ragazzi che avrebbero subito gli abusi: “Quello che è successo m’ha staccato radicalmente dalla chiesa”, afferma anche un altro. “Io ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso”, racconta un terzo giovane”. E più avanti aggiunge: “Ed inoltre – dice rivolgendosi al pm – se lei è cristiano sa che non frequentare la messa settimanale è una sofferenza unica. Immagini io a stare dieci senza la comunione, senza stare in pace con me stesso, senza una confessione di niente”.

    Il giudizio di don Ruggero, offerto da un altro giovane, è chiaro. Per qualcuno è “Un tipo molto carismatico e sensibile, uno di cui fidarsi”. Per un altro il sacerdote “era con tutti quanti una persona affabile, si ricordava subito i nomi di tutti quanti”. Ma anche una persona che “ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo”.

    Nonostante il sacerdote avesse questo carattere, i ragazzi raccontano che prestava loro particolari ‘attenzioni’. Ciò sarebbe avvenuto al termine della visione di film nella casa del sacerdote o durante i campi estivi: mentre i ragazzi dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato alcuni piccoli ospiti, ad alcuni quali faceva anche diversi regali. In alcuni casi anche il rito della confessione non avrebbe seguito la prassi prevista: “La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era ‘ti masturbi?’, riferisce un ragazzo.

    Un altro spiega che il sacerdote l’avrebbe attirato nella sua dimora, all’interno della canonica, dietro la promessa di soldi, cd, dvd, capi d’abbigliamento. Poi, però la scelta, di raccontare la loro verità su quanto accaduto negli anni passati: “Se fossi stato solo io colpito da questa persona, da buon cristiano avrei anche perdonato – racconta – ma visto che non sono solo io, lo faccio per tutti i bambini che stanno lì o si avvicineranno a stare lì con lui. Se vuole sapere il motivo per cui io sto qua, è perché io voglio la vera giustizia: quella divina. Lo so che lei purtroppo i miracoli non ne fa, però – dice il ragazzo rivolgendosi al pm Scavo – Non lo so, cercate, provate; i miracoli non stanno lì, stanno qua, da quanto mi è stato insegnato, perché lì c’è la giustizia, ma qua ci stanno i miracoli, e li fanno le persone”.

    «Lo odio a morte, …

    Augusto Parboni
    a.parboni@iltempo.it
    «Lo odio a morte, adesso mi posso fidare solo di me stesso, don Ruggero deve pagare per quello che ci ha fatto». A parlare è uno dei giovani che ha accusato Ruggero Conti, il parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima, di averlo costretto a subire abusi sessuali quando era minorenne.

    Un racconto fatto davanti al magistrato titolare dell’inchiesta, il pm Francesco Salvo, che indaga sulle presunte violenze sessuale che sarebbero iniziate addirittura dieci anni fa ai danni di ragazzini che frequentavano la parrocchia a Selva Candida.

    Nell’ordinanza emessa dal gip Andrea Vardaro lo scorso 30 giugno, sono contenute le dichiarazioni dei ragazzini, oggi maggiorenni, che sarebbero stati violentati mentre si trovavano nell’oratorio o nei campeggi estivi. Parole che hanno appunto convinto il giudice a emettere il provvedimento restrittivo contro don Ruggero, il quale, attraverso il suo legale, aveva chiesto di annullare l’ordinanza. Istanza che però ieri è stata respinta dal Tribunale del Riesame, che ha stabilito che il parroco deve rimanere dietro le sbarre. «Quello che è successo m’ha staccato radicalmente dalla chiesa, ho perso totalmente fiducia nel corpo clericale e ho deciso di parlare con Dio da me stesso», ha detto un giovane al pm. In base alle affermazioni dei ragazzi, mentre dormivano nelle camerate con letti a castello, don Ruggero, incurante della presenza degli altri e aiutato dal buio, avrebbe toccato e accarezzato le sue «vittime» fino a praticare ad alcuni di loro sesso orale. Ad alcuni faceva anche diversi regali. A volte anche il rito della confessione sarebbe stato poco ortodosso: «La prima domanda della confessione, dove poi si svolgeva tutta la predica, era “ti masturbi”?», ha riferito un altro ragazzo. «Dopo gli abusi non ho più rivolto parola o sguardo a un prete o a un suora, perché se questo modo di vivere la religione li rende deviati, tutti sono deviati, non uno. E allora io non mi fido più di nessuno perché quel genere di persone sono frustrate e malate».

    Secondo il racconto di un altro ragazzo, anni fa sarebbe stato anche avvertito il vescovo di quesi terribili fatti.

    20/07/2008

    Unita, L’
    “Don Ruggero, le molestie già 24 anni fa Roma, carcere confermato per il sacerdote. I ragazzi: Ci avvicinava nei campi estivi, e dopo cena…”
    Data: 20/07/2008
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    «Don Ruggero, le molestie già 24 anni fa»

    Roma, carcere confermato per il sacerdote. I ragazzi: «Ci avvicinava nei campi estivi, e dopo cena… »

    di Marcello Di Dio / Roma

    «DON RUGGERO Conti mi ha molestato ventiquattro anni fa. Mi sento in colpa per non aver denunciato prima la cosa. Forse avrei potuto impedire quanto acca-
    duto in seguito ad altre piccole vittime». Quella raccolta tre giorni fa dai carabinieri emiliani è l’ultima testimonianza contro il parroco della romana Natività di Maria Santissima, in carcere dal 30 giugno con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata. L’ennesimo racconto di carezze, baci e abusi. Proprio come quelli capitolini resi al pm Francesco Scavo. Nove i casi accertati sinora ma altri sono nelle mani dell’associazione La Caramella Buona onlus. Tutti parlano di approcci nei campi estivi, in oratorio ma anche durante il confessionale dopo la domanda: «Ti masturbi?». «Da allora – confessa uno dei ragazzi all’epoca dei fatti minorenne – non sono mai più entrato dentro una chiesa. Ascolto la predica di un prete e mi viene la nausea, il vomito. Penso che Dio scelga le proprie persone con la vocazione e, se la vocazione è quello, cos’è Dio? Questo pensiero mi ha tormentato per dieci anni». «La mia ragazza – spiega un altro – mi fece fare una lettera. Portala al Vescovo, mi disse, in modo che ci pensano loro. L’ho fatto ma non accadde nulla». Ieri il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato il carcere nei confronti del sacerdote. «Abbiamo già numerose dichiarazioni di altri ragazzi di segno opposto ai racconti confusi emersi sinora» dicono i legali.
    Ventiquattro anni fa. Altra presunta molestia. A Legnano, dove don Conti, non ancora sacerdote, insegnava e faceva l’educatore nell’oratorio di San Magno. Mario, nome di fantasia, all’epoca aveva dodici anni. Alle spalle una famiglia disagiata di cui, sospetta ora, «Ruggero ha approfittato per avvicinarmi e trascinarmi verso di lui. La mia famiglia non poteva permetterselo, così pagò lui la quota per il campeggio e mi regalò un paio di scarponi». Altri ragazzi hanno spiegato che il sacerdote, «un tipo carismatico», li avrebbe attirati nella sua dimora dietro la promessa di soldi, cd, dvd e vestiti. «Organizzò una cena – ricorda Mario – Poi quella notte dormii con lui. E… ».
    Mario afferma di aver parlato degli abusi già quattro anni fa al Decano di Legnano, monsignor Galli che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato convocato dalla Procura. Proprio com’è accaduto giorni fa a monsignor Reali, vescovo della parrocchia romana di Selva Candida. Lì in passato don Ruggero era stato infatti sospeso per un mese dalle autorità ecclesiastiche.
    Poi era tornato al suo posto e prima dell’arresto era stato nominato garante per la famiglia dal sindaco Alemanno. Alcuni blog attaccano ora don Claudio, l’altro sacerdote che lo ha denunciato. «È ora di finirla – conclude Roberto Mirabile de La Caramella Buona onlus – Dobbiamo chiederci perché tante persone erano state informate da anni e non hanno fatto nulla. Chiederemo ragione di queste responsabilità, ricordando le parole del Papa contro la pedofilia».

  • Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

    ROMA-ADISTA. È una sorta di contro Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience – ha dichiarato Turco -.

    Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri.

    È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.

    Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.

    L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”.

    “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese -; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.

    Secondo Fausto Marinetti – ex cappuccino, già missionario in Brasile – occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria.

    La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati. (emilio carnevali)

    –  Articolo tratto da

    –  ADISTA

  • Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario Film porno inchiodano don Dessì

    21/02/2007 – Parma – Nel suo computer sarebbe stata trovata una galleria degli orrori PARMA. Il pubblico ministero di Parma, Lucia Russo, depositerà stamane l’atto di conclusione delle indagini per abusi sessuali a carico di don Marco Dessì, 59 anni, il missionario di Villamassargia – per molti anni in Centro America – arrestato il 4 dicembre scorso a Cagliari.

    Le accuse mosse al sacerdote sono di violenza sessuale su minori plurima, aggravata e continuata. La posizione di don Dessì si sarebbe ulteriormente aggravata con nuovi scabrosi particolari, sarebbero stati infatti ritrovati alcuni filmati inequivocabili. L’udienza preliminare potrebbe essere fissata ad aprile.

    Il caso del sacerdote, attualmente detenuto a Parma dopo che ai primi di gennaio era stata bocciata la richiesta di scarcerazione, era stato sollevato in settembre dall’associazione modenese ’Rock no war’.

    L’associazione, dopo un viaggio in Nicaragua di alcuni dirigenti, aveva presentato un esposto alla magistratura parmigiana assieme al Comune di Correggio (Reggio Emilia), alla onlus sarda ’Solidando’ e ad altri cittadini.
    Gli abusi – di cui‘Rock no war’ aveva raccolto testimonianze direttamente dalle presunte vittime – sarebbero stati commessi e protratti per anni non solo in Nicaragua, dove il religioso viveva e dove stava per ritornare quando fu arrestato con grande scalpore in Sardegna ma anche in altri Paesi dove andava ad esibirsi il coro ‘I bambini del Getsemani’, fondato nella sua missione di Chinandega proprio da don Dessì.

    Sei giovani nicaraguensi – di età tra i 7 e i 15 anni – che hanno parlato con gli inquirenti delle violenze subite, sono stati ospitati sotto protezione nel Reggiano. I ragazzi vorrebbero tornare nel loro paese, ma ci sarebbero problemi di sicurezza. Le violenze sessuali sarebbero andate avanti da 1983 sino a tempi recenti. Le hanno raccontate in aula a fine dicembre durante un incidente probatorio gli stessi ragazzi. Una drammatica deposizione che i piccoli hanno fatto nascosti da un separè e sotto l’assistenza di psicologi.

    Durante le indagini si è scoperto che il sacerdote aveva circa 1.400 foto pedopornografiche sul suo personal computer. Don Dessì, a quanto si è appreso, aveva anche tentato di cancellarle, ma gli esperti informatici della Procura sono riusciti a recuperarle. E ora si parla di filmini pedopornografici, tantissimi, al vaglio degli inquirenti. Tutte prove che domani saranno rese pubbliche con la chiusura delle indagini. Il religioso si difende sostenendo si essere vittima di una montatura per screditare lui e la chiesa cattolica in Nicaragua.

    Le organizzazioni che hanno denunciato il sacerdote, invece, sostengono che il Vaticano si è schierato a fianco dei ragazzini che sarebbero stati abusati e che la stessa chiesa nicaraguegna si sta attivando per aiutare le vittime della violenza. (repubblica)

    http://www.sabaudiain.it/notizia.php?id=1172044801