Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: film

  • Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    Tra il bue e l’asinello rispunta Marco Simeon

    di Francesco Colafemmina – Molti di voi avranno visto ieri sera la trasmissione “Gli Intoccabili” condotta su La7 da Gianluigi Nuzzi. Argomento della trasmissione: la defenestrazione di Mons. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato dello Stato Città del Vaticano ad opera del Cardinal Bertone e dei suoi accoliti. Purtroppo per il Cardinale e, ahimè, per il Santo Padre, a difendere la Santa Sede dall’accusa di essere una specie di piccola corte dei misteri, piena di inganni, invidie, ricatti, è stato chiamato in studio l’integerrimo professor Vian. Un uomo di cultura, equilibrato, un professore e un giornalista di altissimo profilo che tuttavia non ha una gran confidenza con il mezzo televisivo. Risultato: lo scandalo non può più essere arginato. Dunque tanto vale parlarne. E per farlo comincerò andando a ritroso…

    All’inizio del settembre 2011 emerse la notizia pubblicata inizialmente da Panorama di un “corvo in Vaticano”. Un misterioso anonimo autore di una missiva al vetriolo contro il Cardinal Bertone. Tale missiva cominciava con una citazione di San Giovanni Bosco: “Grandi funerali a corte!”. La citazione riguardava un “minaccioso sogno” del Santo che preannunciava nel 1854, mentre si discuteva l’abolizione degli ordini religiosi, lutti nella famiglia di Vittorio Emanuele II.
    Solo dei fantasiosi lettori di Dan Brown poterono immaginare nel settembre scorso che dietro quella citazione vi fosse una tremenda minaccia di morte al Segretario di Stato. In realtà qualcuno preparava una vendetta e lo scombussolamento della “cricca” bertoniana in Vaticano.

    Questo qualcuno era vicino a Carlo Maria Viganò, nominato nel luglio del 2009 segretario del Governatorato e poi “deposto” con una lettera di Bertone del 13 agosto del 2011 per essere spedito a Washington, in qualità di nunzio apostolico.

    Ma le avvisaglie di questa deposizione c’erano già almeno dall’inizio del 2011. Il 5 febbraio appariva su “Il Giornale” un articolo praticamente anonimo che parlava della volontà di Viganò di sostituire il servizio di intelligence vaticana “interno” affidato ad “una persona perbene” con un servizio affidato ad un’azienda esterna. La persona perbene sarebbe l’aretino Domenico Giani, l’arcivescovo cattivo Mons. Viganò: “Si teme per la sicurezza, per la riservatezza; non piacciono le iniziative di chi è interessato a cambiare un sistema che per anni ha funzionato e servito con fedeltà coloro a cui, in via esclusiva, deve rispondere. L’intelligence vaticana è curata da un uomo perbene, che ha ben chiaro quali sono i suoi superiori, tuttavia la pressione esercitata da un arcivescovo per sostituire al lavoro interno, una centrale di sicurezza fornita da una società esterna, sta diventando insostenibile. Chi è questo arcivescovo dallo sguardo arcigno, che mette in fermento il santo condominio? Il nome è coperto da segreto. Chi sarà?”

    Il nome è quello di Viganò, cui viene rinfacciata l’accusa – fondata? – di essere un nepotista, per via della presenza in Vaticano in particolare di suo nipote Carlo Maria Polvani. L’articolo concludeva: “Il fatto è che dal Palazzo Apostolico qualcuno, appassionato di calcio, ad un certo punto interverrà per richiamare il giocatore con le parole di un celebre allenatore. C’è da immaginarsi che l’ammonimento sarà «Zeru Tituli». Insomma anche in Vaticano vale ancora la competenza, principio inderogabile, soprattutto in un ambiente che sul segreto ha costruito la propria inviolabilità.”

    Ecco arrivare, dunque, lo sportivo Bertone che ammonisce Viganò e lo manda via… Quando però a settembre arriva la lettera del “Corvo” chi viene chiamato ad indagare? Proprio Domenico Giani, già ex ufficiale del Sisde. Tutta questa vicenda ci mostra dunque un sistema fatto di ricatti trasversali, di “dossier”, di informazioni riservate e lettere anonime che rischia di implodere. E il guaio è che questo sistema coincide con il centro spirituale del Cattolicesimo.

    Andiamo avanti. Nella trasmissione di ieri sono state mostrate delle inquietanti lettere scritte da Monsignor Viganò al Pontefice e al Segretario di Stato. Diffondere queste lettere attraverso i mass media non è certamente un metodo ortodosso per comunicare il proprio disagio. Assomiglia più ad un “regolamento di conti”, ma non è detto che dietro il regolamento di conti non ci sia un potenziale beneficio per la Santa Sede e per il Cattolicesimo. Perché è evidente che queste lettere vengono diffuse oggi a poche settimane dall’annuncio del concistoro blindato dal Cardinal Bertone. Costituiscono dunque l’apertura di una vera e propria guerra per il prossimo conclave, nella quale è chiaro chi potrebbe soccombere ma non è evidente il volto del potenziale vincitore.

    Questa guerra è tuttavia estesa su un fronte molto più ampio di quanto noi possiamo immaginare. E questo fronte lambisce il potere laico della massoneria, il potere della finanza, il potere della politica (per verità molto ridimensionato rispetto al passato). Monsignor Viganò cita infatti fra gli artefici del complotto volto a screditarlo prima e a defenestrarlo poi un tal Marco Simeon. Enfant prodige legato a Bertone e salito agli onori della cronaca nel 2011 per le sue frequentazioni con il presunto capo della P4, Luigi Bisignani. Simeon chiamerebbe Bisignani al telefono “coach” (allenatore). Ma già nel 2010 nell’ambito di altre intercettazioni telefoniche per la gestione degli appalti del G8 a La Maddalena appare questa figura del “coach” in una comunicazione fra Simeon e un terzo. Oggetto della discussione fra Simeon e Bisignani era un articolo dell’Espresso dedicato ai traffici relativi al G8. E tutti ricorderete che per lo scandalo degli appalti del G8 fu arrestato Angelo Balducci, già gentiluomo di Sua Santità e frequentatore di Mons. Camaldo, cerimoniere del Papa, meglio noto con un nomignolo irriverente che richiama alla mente il film “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Camaldo come appurò qualche anno fa il pm Woodcock era implicatoin un’operazione finanziaria per l’acquisto di una villa appartenuta a Sophia Loren con lo scopo di realizzarci la sede di un’associazione massonica. Camaldo è ancora fra i cerimonieri del Papa.

    Da questi fatti emerge l’immagine di un Vaticano che non si occupa affatto di religione, che non promuove la fede, ma vive di ricatti, raggiri, corruzione e talvolta depravazione. Emerge l’immagine di un Papa che non governa o che è messo nelle condizioni di non governare. Emerge l’immagine di un Segretario di Stato onnipotente che alimenta carrierismi e affari privati all’ombra del cupolone.Questa è l’immagine di una gerarchia ripugnante. E non importa se oggi non ne parla quasi nessun quotidiano, neppure quelli online, solo perché è scattato il coprifuoco. Verrebbe piuttosto da chiedersi perché i quotidiani italiani, sempre pronti a sparlare della Chiesa oggi si disinteressino ad uno scandalo così macroscopico. Sapere che il Vaticano organizza un presepe in piazza San Pietro dal costo esorbitante di 550.000 euro è una notizia formidabile! Come sapere che il Vaticano nel 2009 ha perso 2 milioni e mezzo di dollari in una sola operazione finanziaria sbagliata… E questi dati sono contenuti nella lettera di Monsignor Viganò al Papa.

    Perverso e inutile sarebbe difendere l’indifendibile. Tirar fuori i soliti ritornelli sui preti che sono prima di tutto uomini. Il fumo di Satana si è davvero insinuato in Vaticano e pur essendoci ancora numerosi sacerdoti, Vescovi e Cardinali degni e forse santi, essi sono sopraffatti dalla melmosa incrostazione di interessi e privilegi che soffoca ogni spiraglio di spiritualità. A questo punto, da semplice cattolico, non posso che augurarmi che i metaforici grandi funerali a corte ci siano per davvero. Che lo scandalo faccia piazza pulita degli intrecci fra Chiesa e potentati massonici. Si scandalizzeranno in molti, qualcuno perderà la fede, ma se non si tagliano i rami secchi e malati la pianta finirà per morire del tutto.

    http://nullapossiamocontrolaverita.blogspo…che-veniva.html

  • Siracusa. Vaticano promuove il card. Bernard Law, che protesse i preti pedofili, Rappresenterà la Santa Sede nei festeggiamenti di Santa Lucia

    Siracusa. Vaticano promuove il card. Bernard Law, che protesse i preti pedofili, Rappresenterà la Santa Sede nei festeggiamenti di Santa Lucia

    Copriva i preti pedofili in America, il Vaticano lo promuove e adesso lo invitano a Siracusa

    L’ex arcivescovo di Boston Bernard Francis Law rappresenterà la Santa Sede alla festa di Santa Lucia. Nella sua diocesi finirono sotto inchiesta 89 sacerdoti, che lui difese fino all’ultimo. Trasferito a Roma, ha collezionato incarichi di prestigio all’ombra di San Pietro. Granata (Fli): “Un errore”
    Un appuntamento importante per devoti, cittadini e turisti, un appuntamento che ricorre soltanto una volta ogni anno per celebrare la “vergine e martire” Santa Lucia, simbolo di luce. Dal 13 al 20 dicembre, l’ex arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, rappresenterà il Vaticano a Siracusa, fresco degli ottantanni compiuti lo scorso 4 novembre, pasciuto dalla grande carriera ecclesiale che dopo lo scandalo del 2002 ha accompagnato i suoi giorni con promozioni verticali che farebbero impallidire il megadirettore dei celebri film fantozziani.

    Dopo la condanna a dieci anni di carcere del porporato a stelle e strisce John J. Geoghan, accusato di aver violentato ripetutamente un bimbo di dieci anni, nella sola Boston guidata dall’allora arcivescovo Law, finirono sott’accusa 89 sacerdoti dei quali 55 costretti a lasciare l’incarico. Indifferente alle denunce di numerosi abusi sessuali a danno di minori, l’allora arcivescovo Bernard Francis Law consentiva ai preti sott’inchiesta di proseguire nella loro opera “pastorale”. In un primo momento il Papa Giovanni Paolo II respinse le sue dimissioni, poi le accolse e le diocesi di Portland, Tucson e Spokane dichiararono bancarotta per le numerose richieste di risarcimento danni per abusi sessuali documentati e “coperti” da Law.

    La reazione del Vaticano non si è fatta attendere, dopo le dimissioni dalla reggenza di Boston, il porporato americano è stato importato a Roma in Vaticano. Da quel momento è divenuto membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia, della Congregazione per il Clero, della Congregazione per i Vescovi, della Congregazione per le Chiese Orientali, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, della Congregazione per l’Educazione Cattolica, della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli e, come se non bastasse, Bernard Francis Law è stato eletto arciprete della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore. Con questo curriculum è stato ritenuto l’uomo giusto per concludere l’anno ecclesiale a Siracusa.

    Le polemiche sono appena iniziate. Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Futuro e Libertà, è sul piede di guerra. “La pedofilia e i silenzi di parte della Chiesa sul tema – afferma – hanno indignato l’opinione pubblica mondiale. Per questo, pur nel rispetto delle valutazioni dell’arcivescovo di Siracusa, ritengo un errore l’invito al cardinale Law, per i festeggiamenti della Patrona di Siracusa. Un’ombra nei festeggiamenti di Santa Lucia, simbolo di luce. Sono solidale con quanti, credenti o meno, hanno esternato meraviglia per questa decisione”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/12…iracusa/177084/

    Festa di S. Lucia: è polemica sulla presenza del cardinale Law

    13 dicembre 2011 · Fonte: Gazzetta del Sud

    Share

    Siracusa Per alcuni una presenza quanto meno inopportuna, un vero e proprio “errore”, per altri – più drastici – una presenza “ingombrante” che rischia in qualche modo di incidere negativamente anche sulla stessa festa. Sembra paradossale ma proprio nel giorno in cui Siracusa si appresta ad abbracciare la patrona Santa Lucia, la vergine e martire siracusana diventata essa stessa simbolo di luce, sulle celebrazioni si allunga l’ombra della polemica.
    A far scattare la polemica è stata la scelta di affidare cardinale statunitense Bernard Francis Law il compito di svolgere questa mattina in cattedrale nella solenne celebrazione eucaristica il panegirico della Santa. Polemiche roventi nate dal fatto che il cardinale Law, ex arcivescovo di Boston, nel 2002 finì al centro di una caso di risonanza internazionale perchè accusato di aver “coperto” per anni numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti, accusati di pedofilia, della sua diocesi e per questo poi dimessosi. Da lì il suo trasferimento a Roma, deciso dal pontefice del tempo Giovanni Paolo II, dove si trova oggi.
    La scelta del cardinale Law per tenere il panegirico della Patrona ha innescato una dura polemica che la Chiesa siracusana non intende comunque alimentare.
    «Ho avuto modo di conoscere il cardinale Law quando mi sono recato in pellegrinaggio a Roma con un gruppo di fedeli siracusani – ha spiegato l’arcivescovo di Siracusa mons. Salvatore Pappalardo -. Ci ha accolto in maniera fraterna nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove era stato organizzato un momento di preghiera. Avendomi chiesto della mia Chiesa siracusana – ha concluso il Pastore della Chiesa siracusana –, mi è sembrato opportuno ricambiare la sua accoglienza e la sua preghiera in occasione dei festeggiamenti della nostra Patrona Santa Lucia».
    Diversa la valutazione di alcune associazioni, espressioni del variegato mondo della società civile, che hanno scelto di manifestare apertamente il loro dissenso. «Cari concittadini, credenti e non, ritenete che Mons. Pappalardo con questo invito abbia fatto cosa “buona e giusta”? – si legge tra l’altro in un volantino “firmato” da Arci, Arciragazzi, Associazione Libera Discussione, Centro Antiviolenza La nereide, Comitato 100 Donne, Comitato Parchi, Rete Centri Antiviolenza di Siracusa, Rinascita Arcigay Siracusa, Se Non Ora Quando Siracusa, Siracusa Città Aperta, Stonewall – Le associazioni, i gruppi e le aggregazioni spontanee di cittadini siracusani esprimono la loro indignazione per l’assoluta ed evidente inopportunità di tale scelta e ritengono che questa “ingombrante” presenza offenda la sacralità della Santa e delle migliaia di piccole vittime innocenti».
    Perplessità non le ha nascoste nemmeno il deputato nazionale di Futuro e Libertà Fabio Granata. «La pedofilia e i silenzi di parte della Chiesa sul tema hanno indignato l’opinione pubblica mondiale – ha commentato il parlamentare siracusano -. Per questo, pur nel rispetto delle valutazioni dell’Arcivescovo di Siracusa, ritengo un errore l’invito al Cardinale Law, per i festeggiamenti della Patrona di Siracusa. Sono solidale con quanti, credenti o meno, hanno esternato meraviglia per questa decisione»..

    http://www.arcigay.it/rassegna/festa-di-s-…-cardinale-law/

  • Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

    I monsignori proteggono i propri simili!

    Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
    Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

    Scritto il 21/11/11
    La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

    di Francesca Marruco

    Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

    Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

    Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

    Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

    Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

    Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

    Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

    Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

    Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

  • La confessione di Rocco Siffredi: “Sono stato vittima di un giovane prete”

    La confessione di Rocco Siffredi: “Sono stato vittima di un giovane prete”

    Martedí 21.06.2011 20:00

    Scioccante rivelazione di uno dei pornoattori più famosi del mondo, Rocco Siffredi, che racconta al mensile Flair di quando, da ragazzino, è stato oggetto delle morbose attenzioni di un prete. “Sono stato vittima della fantasia repressa di un giovane prete. Io avevo 11 anni, lui ne avrà avuti 25. Abitava vicino a casa nostra e appena mia madre usciva mi faceva salire nel suo appartamento per mostrarmi i giornaletti porno. Quando stavo per eccitarmi faceva finta di uscire dalla stanza. Ma poi restava sulla porta a guardare. Le mani addosso, però, mai”.

    LE RIVELAZIONI- Così parla il 47enne Siffredi, che vanta più di 5000 donne e 1500 film all’attivo. E continua: “L’idea che mi facesse vedere cose proibite non mi spiaceva. Quando si parla di sesso non conosco ipocrisia. Al contrario della gran parte degli italiani”. Sempre nell’intervista che sarà in edicola mercoledì 22 giugno, il pornodivo si dice pronto a tenere lezioni di educazione sessuale a scuola, nel caso in cui gli venisse proposto. “Mi sentirei all’altezza. In maniera giusta però, e già dai 12 anni. Non dico che mostrerei tutto dei miei film, ma alcune immagini sì, per far capire come funziona il corpo, quanto sono diversi cervello maschile e femminile. Ultimamente vedo in giro teenager che sono delle bombe di inibizione e di libertà sfrenata al tempo stesso”.

    Rocco Siffredi sarà nel prossimo cine-panettone di Massimo Boldi dove interpreterà “uno stilista francese innamorato di un uomo: non proprio un gay, ma un bisex con una marcata inclinazione per il proprio sesso”.

  • Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Un certificato antipedofilia per i sacerdoti. Lo chiede Alberto Senatore, portavoce dell’associazione contro la pedofilia Il piccolo Davide.
    Per contrastare il fenomeno della pedofilia clericale, l’associazione ha scritto una lettera aperta a mondignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e soprattutto capo della Cei, la Conferenza episcopale italiana.

    Ecco il testo integrale della lettera:

    Spett. Le Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
    sono Alberto Senatore, classe 1964, sposato felicemente e padre di due figli, portavoce dell’Associazione antipedofilia “ il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana, la città del Giffoni Film Festival. Le scrivo per due motivi: il primo, per esprimerle la nostra approvazione al Suo tempestivo intervento per la sospensione di don Riccardo Seppia da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale. Riconosciamo in questa decisione l’unica strategia efficace che la Chiesa Cattolica può intraprendere per proseguire sulla via tracciata da Papa Ratzinger, cioè la tolleranza zero verso i preti pedofili.
    L’altro motivo, è scaturito dalle parole da Lei pronunciate nella sua prolusione per la 63° Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. In quella occasione, riguardo la pedofilia clericale Lei ha riconosciuto che l’emergenza pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica non è ancora superata, quindi è ancora in corso
    Ha poi aggiunto che “ sull’integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale ”. Qualche giorno prima, la Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva emanato una “ lettera circolare ” a tutti i vescovi, in vista della preparazione delle linee guida per i casi di abusi sessuali su minori compiuti da chierici. Una delle indicazioni di base per la stesura delle linee guida, previste per maggio 2012, è il riconoscimento del vescovo come autorità responsabile: “ la responsabilità nel trattare i delitti di abuso appartiene in primo luogo al vescovo diocesano ”

    La nostra Associazione, pur ritenendo l’indicazione molto interessante, la considera incompleta.
    Per questo motivo, ci permettiamo di presentarLe una nostra proposta, con la quale, la responsabilità e l’autorità del vescovo vengono ampliate e non siano solo limitate a “ trattare ” i casi di pedofilia clericale, ma siano utilizzate soprattutto nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    La proposta del “ piccolo Davide ” è questa: l’istituzione del Certificato Antipedofilia per i sacerdoti.

    Se in Italia, un’impresa edile per poter esercitare la sua attività deve preventivamente esibire un certificato antimafia, perché la Chiesa Cattolica non istituisce un certificato di garanzia morale per i suoi sacerdoti ? L’idea è semplice: il D.A.P.S. Documento Anti Pedofilia Sacerdotale. Quando in una parrocchia s’insedia un sacerdote, insieme al mandato conferitogli dal vescovo, deve ricevere anche il D.A.P.S. il documento nel quale il vescovo, firmando personalmente, garantisce l’integrità morale del sacerdote e si assume tutte le responsabilità giuridiche, antecedenti alla data del certificato. Praticamente un certificato di “ verificata buona condotta ”, quindi una garanzia e una copertura totale che annualmente viene rinnovato. Il Cardinale responsabilmente lo richiede, il vescovo serenamente lo rilascia, il sacerdote con orgoglio lo espone nella sua parrocchia, i genitori lo leggono e si tranquillizzano. La proposta è semplice, pratica, immediata e rassicurante. Semplice perché basta la firma del vescovo, pratica perché snellisce e riduce i tempi della burocrazia ecclesiale, immediata perché applicabile da subito, rasserenante per i genitori che si ritrovano a vivere l’incubo del prete pedofilo. La nostra Associazione Le chiede di esaminare la proposta e si augura che diventi presto una realtà, ed inoltre, che Lei possa essere il firmatario del primo certificato antipedofilia sacerdotale in Italia. L’occasione propizia per Lei potrebbe essere la cerimonia per la nomina del sostituto di Don Riccardo Seppia, sacerdote di nome ma pedofilo di fatto. Quale luogo migliore; la chiesa dello Spirito Santo di Via Calda a Genova Sestri Ponente, teatro di abusi indicibili, dove con sconcerto e dolore Lei espresse parole di sgomento e vergogna, ritornare con parole di consolazione abbinate a fatti concreti.
    Egregio Cardinal Bagnasco, per stroncare la pedofilia nella Chiesa Cattolica, basta poco, basta una firma, la Sua.
    Certi della Sua attenzione, in fede confidiamo in una Sua risposta.

    http://www.genovaogginotizie.it/cronaca/20…ipedofilia.html

  • Milazzo (ME). Ragazza 17enne denuncia prete per molestie in sacrestia, Manomorta ecclesiastica

    Milazzo (ME). Ragazza 17enne denuncia prete per molestie in sacrestia, Manomorta ecclesiastica

    Messina (05/05/2011)

    Prete accusato da una diciassettenne di averla molestata sessualmente Anche la Curia sta valutando la veridicità di quanto denunciato

    Leonardo Orlando
    Milazzo
    La Settimana Santa, appena conclusa, vissuta nella parrocchia di una frazione dell’opulenta Piana di Milazzo, è stata turbata da un episodio che avrebbe visto protagonisti – su opposti versanti – un giovane parroco di campagna e una dicassettenne parrocchiana, presunta vittima di una molestia a sfondo sessuale. La vicenda, denunciata dai genitori della ragazza ancora minorenne e che ha turbato non poco la serenità dei parrocchiani, è adesso al vaglio dell’Autorità giudiziaria, tanto che nei giorni scorsi tanti sono stati visti sfilare dinanzi agli inquirenti chiamati a verificare le accuse mosse dalla ragazza, sul comportamento che sarebbe stato tenuto dal reverendo nella sacrestia della piccola chiesa di cui è il pastore.
    Più che allo sceneggiato televisivo “Uccelli di rovo”, la storia che ha oramai preso una piega giudiziaria assomiglia alle vicende del prete descritto in un film di Carlo Verdone, “Un sacco Bello”. E in un clima di festa si sarebbe verificato quanto denunciato dalla ragazza che non ha esitato ad informare subito i suoi genitori. Secondo il racconto della giovane, conosciuto oramai da tutti i parrocchiani, il prete durante un pomeriggio trascorso in sacrestia assieme ad altri giovani avrebbe palpeggiato i glutei della ragazza, ancora diciassettenne. La reazione della giovane non si è fatta attendere. Dopo essersi rifugiata dalle amiche in uno degli ambienti della stessa sacrestia, dove è stata colta da una crisi di pianto, si è recata dai genitori. Tornata a casa ha informato dell’accaduto mamma e papà, tanto che lei stessa assieme ai genitori, è tornata in sacrestia dove ad aprire la porta è stato lo stesso reverendo che avrebbe subìto la reazione della ragazza.
    Poi la denuncia e l’avvio delle indagini da parte della Procura di Barcellona, dove la vittima ha potuto raccontare la sua versione e indicato come testimoni una sfilza di fedeli che nei pomeriggi che hanno preceduto la Santa Pasqua si erano ritrovati nei locali della parrocchia, teatro della vicenda. Ed i parrocchiani della Piana si sono suddivisi in colpevolisti e innocentisti, tra coloro che ritengono il parroco al di sopra di ogni sospetto e tra quelli che invece hanno avanzato riserve sulla vicenda che di giorno in giorno si propaga sempre di più negli ambienti, non solo religiosi, ma anche dei giovani essendo la presunta vittima una ragazza di appena 17 anni.
    Intanto, la Curia sta valutando la veridicità dei fatti e ha ascoltato la famiglia della ragazza. Il reverendo tra l’altro fino allo scorso anno ha anche rivestito un incarico istituzionale pubblico dal quale si è poi dimesso in quanto ha denunciato gravi minacce per la sua incolumità fisica, tanto da avere presentato dettagliate denunce all’Autorità giudiziaria che, dopo le verifiche necessarie, sono state archiviate perché non sono emersi gli elementi necessari per individuare un giovane col capo coperto da casco che avrebbe proferito minacce all’indirizzo del prete per indurlo a compiere atti amministrativi contro la sua volontà. Adesso il giallo della violenza che vedrebbe testimoni gli stessi parrocchiani della Piana, culla di una ricca agricoltura e del vivaismo.

  • Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento.

    È stato lo stesso difensore dell’imputato a chiedere il patteggiamento davanti al Gup, con il consenso del Pm Giusi Mione. Mons. Mustazza, ex insegnante di religione e parroco delle Chiese di Sant’Andrea e Misericordia ad Erice, era stato arrestato sei mesi fa dai carabinieri sulla base delle testimonianze di alcune ragazzine.

    Il sacerdote avrebbe pagato cifre oscillanti intorno alle 50 mila lire per potere «toccare» le giovani.foggia

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.asp…Articolo=220768

    SICILIA – I TESORI DI MONSIGNORE
    di GIUSEPPE PIPITONE [ 18/01/2011]

    Ma al di la’ delle voci, che possono o meno trovare conferma, c’e’ un altro fatto che ancora oggi meriterebbe piu’ di un approfondimento. Padre Angelo Mustazza fino al 1998 era parroco a Valderice, la stessa cittadina che ospita l’Auxilium. Su Mustazza i fedeli erano sempre stati d’accordo, un prete per bene. Ma improvvisamente il presule si trovo’ al centro di voci su una brutta storia di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Alcune ragazzine, anche di dodici anni, appartenenti alle famiglie meno abbienti della zona, raccontarono come il prete le conducesse spesso in sacrestia abusando ripetutamente di loro. Poi, per lavarsi la coscienza, le pagava con poche lire.

    Mustazza dovette arrendersi di fronte all’evidenza dei fatti, patteggiando una condanna per violenza carnale su ultraminorenni e invito alla prostituzione. Secondo le norme del diritto canonico un sacerdote che arriva addirittura alla condanna per reati del genere dovrebbe essere allontanato dal suo territorio, e magari collocato a riposo.

    Per questo appare singolare il fatto che Mustazza, un tempo proprietario di diversi appartamenti a Trapani, oggi sia il parroco della Chiesa di Purgatorio. Per la cronaca, Purgatorio e’ il nome di una frazone che si trova a un tiro di schioppo da Valderice, la cittadina dove Mustazza ha consumato il grave reato pochi anni fa. Ma a Trapani nessuno sembra porsi domande. Da Canepa fino agli affari della Fondazione Auxilium, passando per il caso di padre Mustazza, sono tutte coincidenze. Fatti curiosi, utilizzati ad hoc da chi vuole attaccare la Chiesa trapanese e il suo pastore.

    www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=368

    ————–

    Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” e’ vittima di una vendetta ”
    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella
    Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati. Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano. Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato. Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati. Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia. Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”.

    Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”.

    —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti.

    Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”.

    —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ap…804291522.shtml

    Arrestato a Trapani il prete pedofilo

    29 aprile 1998 — pagina 23 sezione: CRONACA
    TRAPANI – Monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella sacrestia e nell’ abitazione di monsignor Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle 50 alle centomila lire. A reclutare le bambine sarebbe stata una donna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…e-pedofilo.html

    monsignor Angelo Mustazza, parroco di Valderice, diocesi di Trapani, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, per aver abusato in sagrestia di ragazzine dai 12 ai 16 anni. Al termine delle violenze pagava le ragazzine con pochi spiccioli. Ha patteggiato la condanna per violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Attualmente dice messa a Custonaci, località Purgatorio, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, a poca distanza dalla sua ex parrocchia. [209] [210]

  • «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    «Don Mauro non merita clemenza e il ragazzo è pienamente credibile»

    Mercoledì 09 Marzo 2011
    Pesanti le motivazioni del collegio d’Appello che ha confermato la condanna a otto anni
    (m.pv.) Poche pagine, tante bordate. A don Mauro Stefanoni, alla sua condotta processuale, a quanto avvenuto prima e dopo i processi di primo e secondo grado, che l’ha portato alla condanna di otto anni per la presunta violenza sessuale ai danni di un ragazzo dell’oratorio di Laglio che, all’epoca dei fatti, era quindicenne. È questa l’estrema sintesi delle 31 pagine contenenti le motivazioni che hanno spinto il collegio d’Appello del tribunale di Milano – composto interamente da donne – a ribadire la sentenza di condanna rimediata dall’ex parroco davanti ai giudici di Como. Una ricostruzione dei fatti che parte da una considerazione perentoria: quella della «piena credibilità delle dichiarazioni accusatorie del minore, che non hanno trovato alcuna smentita nell’ampia acquisizione del materiale probatorio, neppure quella della sbandierata e inesistente patologia dell’imputato» che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile la consumazione di rapporti sessuali. «Plurimi riscontri – proseguono i giudici nelle motivazioni – al racconto della vittima che non può che riferirsi a circostanze ed avvenimenti realmente accaduti», fornendo dunque un «quadro accusatorio univoco e concordante in ogni sua parte».
    «Non merita clemenza»
    La parte più pesante delle 31 pagine redatte dal collegio d’Appello, riguarda però l’attacco diretto a don Mauro Stefanoni e alle sue «doglianze» per il «mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche». «A questo proposito – proseguono i giudici – il comportamento complessivamente tenuto dall’imputato non risulta affatto meritevole di clemenza». E in ogni caso «la capacità criminale di Stefanoni, desumibile dalla stessa gravità delle condotte considerate», sarebbe di per sé «sufficiente a escludere il riconoscimento del beneficio». E non è tutto, perché «emerge nitidamente dalla lettura degli atti, come l’appellante non si sia limitato a quella che è la consentita anche vivace foga difensiva, ma nello sparare contro tutto e tutti sia andato ben oltre passando dalla pur consentita e macroscopica menzogna, sino alla denigrazione dei testi per arrivare alla vera e propria manipolazione dei dati istruttori».
    La discussa perizia
    Molti riferimenti delle motivazioni, puntano il dito contro la presunta patologia di don Mauro Stefanoni che avrebbe impedito – come sostenuto dalla difesa – le pratiche sessuali raccontate dalla vittima. Patologia riconosciuta in primo grado dal perito del giudice, ma su cui il collegio d’Appello ha voluto vederci chiaro, disponendo nuovi esami. Una rinnovazione dibattimentale «che ha dissipato» ogni residuo dubbio, in quanto il «collegio peritale», al proposito, «ha escluso l’esistenza di una patologia» concludendo con «una plateale smentita sulla dedotta impossibilità di attività sessuali».
    I compagni di classe
    Altro elemento cui viene dato molto spazio, è il modo in cui emersero le “confessioni” del minore su quanto sarebbe avvenuto nella casa parrocchiale. Dichiarazioni sentite dai compagni di classe nello spogliatoio, e poi registrate su cassette. Modalità e contesto duramente attaccati dalla difesa in questi anni di udienze. «Una rivelazione che uscì d’impulso, destando l’immediata attenzione dei compagni che sulle prime pensarono persino ad una burla, salvo poi capire che l’amico si riferiva davvero a una esperienza sessuale dirompente e completamente diversa da quelle su cui fino a quel momento si era scherzato».
    La rivelazione della presunta vittima, secondo il collegio, «non ricalcava le comuni vanterie sessuale vere o presunte dei maschi alle loro prime esperienze con l’altro sesso, come sarebbe avvenuto se anch’egli avesse voluto vantarsi con una sbruffonata al pari degli altri, ma era riferita ad un rapporto con un adulto per giunta pure prete». «Un fatto così insolito – è la tesi – che a giudizio della Corte esprime di per sé il crisma della genuinità, anche tenuto conto delle ridotte capacità cognitive del minore e della pregressa limitata esperienza sessuale». E non è meno pesante la posizione dei giudici sul perché la presunta vittima non abbia raccontato quanto avveniva con don Mauro nelle sue confessioni con un prete amico di famiglia.
    «Un fatto del tutto irrilevante – concludono le motivazioni d’Appello – perché semmai ciò prova quanto reticenti ed inveritiere possano essere le cristiane confessioni». Insomma, un quadro probatorio «univoco e concordante in ogni sua parte, tale da rendere a posteriori del tutto credibile» il racconto del ragazzo, rendendo pertanto inevitabile «l’intera conferma della sentenza di primo grado» e la conseguente condanna a otto anni.

    “Nessuna clemenza
    per don Mauro”
    Le motivazioni
    della condanna

    I Giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, il 23 novembre scorso hanno confermato gli otto anni di carcere per l’ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo della parrochia
    Stampa l’articolo Invia per e-mail Clicca due volte su qualsiasi
    parola di questo articolo per
    visualizzare una sua definizione
    tratta dai dizionari Zanichelli ascolta l’articolo
    | | condividi
    palazzo di giustizia di milano
    palazzo di giustizia di milano
    Annunci Google
    Sintomi della Cocaina
    I danni e gli effetti della cocainaLiberati dalla dipendenza!
    www.dipendenzacocaina.it

    Laglio, 9 marzo 2011 – «Il comportamento tenuto dall’imputato non risulta meritevole di alcuna clemenza». Parole durissime che sono solo la premessa di quanto scritto dai giudici della Prima Corte d’Appello di Milano, che il 23 novembre scorso hanno confermato la condanna a otto anni di carcere per Mauro Stefanoni, 42 anni, ex parroco di Laglio processato con l’accusa di abusi sessuali verso un ragazzo frequentatore della sua parrocchia, che all’epoca aveva 16 anni, tra agosto 2003 e dicembre 2004.

    Stefanoni era stato condannato per violenza sessuale aggravata dall’età della vittima, dall’aver commesso i fatti in qualità di ministro di culto, dall’abuso di autorità, dalla condizione di inferiorità psicofisica del ragazzo. In una trentina di pagine di motivazioni, depositate in questi giorni, i giudici milanesi rigettano con fermezza il ricorso presentato dai legali, aggiungendo considerazioni eloquenti sul comportamento processuale tenuto dall’imputato. «Emerge infatti – si legge nella sentenza – che l’appellante non si è limitato ad una vivace foga difensiva, ma ha sparato contro tutti e tutto, gridando al complotto giudiziale… È andato ben oltre della pur consentita e macroscopica menzogna. È arrivato fino alla denigrazione dei testi, e a una vera e propria manipolazione degli atti istruttori raccolti».

    Il riferimento è anche alla calunnia di cui dovrà rispondere a luglio, nei confronti di un suo parrocchiano chiamato a testimoniare nel processo di primo grado a settembre 2007: sentito in merito a una donazione di videocassette per l’oratorio, una quarantina di titoli in tutto tra cartoni animati e qualche poliziesco, gli fu chiesto dal sacerdote di sottoscrivere una dichiarazione nella quale spiegava di aver regalato quei film a don Mauro, salvo poi ritrovare quell’elenco con l’aggiunta di una pellicola pornografica omosessuale. Ribadendo la credibilità di quel ragazzino, che era stata abbondantemente attaccata dai difensori del sacerdote, i giudici affermano che «il giovane non è meritevole delle numerose censure mosse dall’imputato. E la sua dichiarazione accusatoria non resta scalfita, anche se i particolari dei luoghi delle violenze non sono sempre stati convergenti e precisi. Ma solo su particolari di mero contorno».

    L’ex sacerdote – ora sospeso e con un lavoro impiegatizio fuori dalla Chiesa – ha sempre rigettato le accuse, sostenendo di non poter svolgere gli atti sessuali contestati a causa di un problema anatomico. Tuttavia la perizia disposta dai giudici d’Appello, aveva confermato la presenza della patologia lamentata da Stefanoni, escludendo però che tale problema potesse precludere gli atti ipotizzati. Nel frattempo sono state archiviate tutte le denunce di falsa testimonianza, che i legali di Stefanoni avevano man mano inoltrato a carico dei testimoni del processo di primo grado, che aveva fatto affermazioni di qualsiasi natura accusatoria, a partire dagli inquirenti che avevano indagato su di lui.

    di Paola Pioppi

    http://www.ilgiorno.it/como/cronaca/2011/0…_clemenza.shtml

     

  • Maglietta porno su Facebook, un prete rischia la sospensione

    Maglietta porno su Facebook, un prete rischia la sospensione

    L’abbigliamento poco apprezzato dalla diocesi di Stoccolma mette in difficoltà un sacerdote svedese

    Maglietta porno su Facebook, un prete rischia la sospensione Un prete dell’area di Stoccolma è stato richiamato per cattiva condotta dopo aver postato fotografie di Facebook che lo ritraevano con una maglietta inneggiante ad un famosissimo film porno svedese. Il richiamo, deciso a fine novembre dalla Diocesi di Stoccolma della Chiesa della Svezia, è stata determinato dall’abbigliamento scelto dal sacerdote, che conduceva un gruppo di giovani ragazzi al raduno ecumenico di Taizè, nella Francia centrale.

    MAGLIETTA PORNO – Nelle immagini allegate alla denuncia, presentata da un partecipante al viaggio pastorale, si vede il prete indossare una maglietta blu con la parola “Fäbodjäntan“scritta sopra lo slogan “Äkta svensk hårdporr“. In italiano la frase sta per il vero porno hardcore svedese, mentre Fäbodjäntan è il titolo di un famoso film erotico degli anni ’70, traducibile come donzella da stalla, diretto dal regista americano Joseph W. Sarno. Secondo la denuncia, il sacerdote indossava un abbigliamento “estremamente inappropriato per una persona che rappresenta la Chiesa della Svezia”. Dal 2006 la parrocchia dove lavora il sacerdote porno ha organizzato continui viaggi educativi verso il paesino francese che ospita la comunità di Taizè, un ordine monastico di Cristiani ecumenici fondato nel 1940. Il programma di viaggi è diretto dal prete accusato, e secondo il sito web della parrocchia, il viaggio serve per approfondire tematiche come la visione dell’uomo, le attitudini, i valori, le dinamiche di gruppo e la comunicazione. L’esposto alla Diocesi di Stoccolma si lamenta di come il sacerdote abbia postato l’immagine di sé stesso con la maglietta inneggiante al porno sul proprio profilo Facebook, con la spiegazione sotto la foto che diceva “Ogni anno vado a Taizè in Francia con adolescenti della mia parrocchia”.

    RELIGIONE DELLA MEGA SALSICCIA – Nella scena più famosa “Fäbodjäntan” si vede un utilizzo sessuale della famosa salsiccia gigante svedese, il falukorv. Prodotto nel 1978, il classico del porno svedese, tradotto all’estero con titoli quali La calda estate svedese o Vieni e suona il corno (blow the horn in inglese, con chiara allusione a blow job), si svolge in un paese inventato che rappresenta un’idilliaca immagine della campagna scandinava.Nel villaggio c’è un antico corno che, secondo la leggenda, era suonato dai Vichinghi che ritornavano a casa dopo il lungo viaggio, e segnalava alle donne del paese che i loro uomini stavano tornando a casa, e avevano voglia di fare sesso. Quando nel film i protagonisti maschili scoprono i poteri del corno, tutte le donne sono disponibili a fare sesso con loro.

    POSSIBILE SOSPENSIONE DAL SERVIZIO – Al sacerdote è stata notificato il richiamo ed ha tempo fino al 5 gennaio per esprimere la sua posizione, giustificando i motivi del suo compartamento. Il portavoce della diocesi di Stoccolma Annika Sjöqvist Platze ha spiegato come il prete, se sarà giudicato colpevole per la violazione delle regole della Chiesa, subirà possibili pene come non non poter più dire le messe, essere sospeso oppure ricevere un’ammonizione scritta. Il sacerdote non ha ancora preso posizione sulla vicenda.

  • Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Chiesa cattolica – L’avvocato Marazzita annuncia che chiederà l’incriminazione di monsignor Reali per favoreggiamento

    Scandalo pedofilia, il vescovo di Tarquinia nella bufera
    Viterbo – 15 aprile 2010 – ore 5,30
    Monsignor Gino Reali
    – Scandalo pedofilia nella chiesa, l’avvocato Marazzita si scaglia contro il vescovo reggente della curia di Civitavecchia e Tarquinia Gino Reali.

    “Chiederò l’incriminazione per favoreggiamento del vescovo Gino Reali per aver coperto gli abusi di don Ruggero Conti. Quando monsignor Reali verrà in aula per testimoniare nel processo per pedofilia che vede imputato don Ruggero”. L’avvocato Nino Marazzita, che segue due delle sette presunte vittime dell’ex parroco del quartiere romano di Selva Candida sotto processo a Roma per pedofilia, non ha dubbi su ciò che va fatto.

    “Il vescovo Reali, responsabile della diocesi di Porto di Santa Rufina, nel suo interrogatorio in fase istruttoria davanti al pm Francesco Scavo Lombardo è stato imbarazzante nelle risposte – sottolinea l’avvocato -.
    Prima ha detto di non sapere nulla di quanto accadeva a Selva Candida, poi li ha definiti “pettegolezzi”.

    Ma la cosa più grave è che è arrivato ad allontanare dalla sua parrocchia un altro prete che si era lamentato di don Conti.

    Entro qualche settimana, Reali dovrà essere interrogato in aula e io ne chiederò l’incriminazione per favoreggiamento. La pedofilia all’interno della Chiesa è un tabù. Quando i vescovi tacciono, il prete pedofilo continua a commettere crimini e il silenzio diventa una forma molto grave di complicità”.

    Ma quello di don Ruggero Conti non è l’unico caso di pedofilia nell’ambito del quale compare il nome del vescovo di Tarquinia.

    Reali, secondo quanto riportato dal giornale spagnolo El Pais, avrebbe raccomandato con una lettera un prete accusato di abuso su quattro minori, definendolo in una lettera di accompagnamento una “brava persona”.

    Secondo El Pais, il vescovo avrebbe scritto una lettera di raccomandazione per il sacerdote spagnolo José Poveda Sanchez, che è stato incriminato nel 2005 per aver abusato sessualmente di quattro bambini sotto gli 11 anni nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima Aranova (Roma).

    Il sacerdote, si legge sulle colonne di El Pais, “è stato protetto e mandato in Spagna dal vescovo Gino Reali, a capo della diocesi di Porto Santa Ruffina. Reali ha dato al sacerdote una lettera di raccomandazione per il vescovo di Getafe (Madrid), nella quale definisce il prete accusato di pedofilia come una “brava persona” che voleva tornare in Spagna “per curare la madre malata””.

    Secondo il vescovado di Getafe in Spagna il sacerdote accusato di pedofilia non avrebbe dato vita ad episodi di abusi: “Grazie a Dio nulla è successo”.

    José Poveda Sanchez, che ora ha 50 anni, è stato parroco della chiesa di Nostra Signora di Fatima in Aranova per tre anni. Prima era stato a Cerveteri e Maccarese.

    “Nel 2005, alcune famiglie di Aranova – ricorda El Pais – hanno detto al sindaco che aveva abusato dei loro figli.

    Il sindaco lo ha riferito al vescovo, e questo lo mandò a Getafe.

    Le dichiarazioni delle vittime di Sánchez Poveda alla polizia sono agghiaccianti. Uno di loro ha detto: “Durante la visione di un film, Jose ha cominciato a toccare le mie parti intime, mi ha fatto abbassare i pantaloni, mi ha afferrato il pene e mi ha masturbato”.

    http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/aprile/15_6vescovo_tarquinia.htm