Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

    Chissà come si sentiranno le vittime e i familiari dell’uomo accusato e condannato per abusi e molestie sessuali sui minori affidati alla sua comunità Il Forteto. Una vicenda che ha fatto da ribalta anche negariva per il Mugello anche sui media nazionali per svariati anni.

    È stato scarcerato Rodolfo Fiesoli, il “profeta” del Forteto. Fiesoli è stato scarcerato in quanto «le condizioni di salute sono incompatibili con la detenzione in carcere, sarà ospitato in una RSA del padovano.

    Il 22 dicembre scorso Fiesoli era stato portato nel carcere di Sollicciano (Firenze) dopo che la Cassazione lo aveva condannato a 15 anni per violenza sessuale e maltrattamenti avvenuti nella comunità. Tenendo conto di un periodo di arresto nel 2011, Fiesoli doveva scontare un residuo di pena di 14 anni. Ma, dopo soli 7 mesi, il fondatore del Forteto è di nuovo in libertà. Il 5 luglio scorso, infatti, la Cassazione ha accolto il ricorso dei suoi legali.

    Piccola ricostruzione. La comunità agricola nasce negli anni ’70 come esperimento di vita in comune dall’idea di Rodolfo Fiesoli. Il Forteto diventa ben presto una realtà economica e sociale molto importante in Toscana.

    Il Tribunale dei minori di Firenze affida negli anni alle coppie che vivono all’interno della comunità molti bambini con grossi problemi familiari. Ma già nel 1985 Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi, suo braccio destro nella comunità, vengono condannati a due anni il primo e a 10 mesi il secondo per atti di libidine violenti e maltrattamenti nei confronti di adolescenti disabili. Il Tribunale dei Minori continuerà però per 30 anni a affidare bambini alla comunità.

    Il Forteto era un simbolo della sinistra in Toscana, un esempio di imprenditorialità.  “Rodolfo Fiesoli è riuscito a far passare tutto come se fosse una persecuzione da parte del giudice, che era di destra. Così nel Mugello il pregiudizio ha iniziato a fare il suo lavoro”.

    Fino a che, nel dicembre 2011, scoppia lo scandalo più grande, con nuove accuse di violenza sessuale. Vengono rinviati a giudizio non solo Rodolfo Fiesoli, ma anche il suo braccio destro Luigi Goffredi e altre 20 persone tra i vertici del Forteto. Il 22 dicembre 2017 Rodolfo Fiesoli viene arrestato e portato in carcere, mentre per Goffredi i reati sono andati in prescrizione.

    Dietro la meravigliosa realtà della cooperativa agricola con frutteti, oliveti e il caseificio, c’era una specie di setta. Tutti dovevano sottostare alle regole del profeta, il Fiesoli.

    Anche il sistema degli affidamenti all’interno della comunità sarebbe stato gestito da lui. Infatti, i bambini tolti alle famiglie d’origine venivano sì affidati a una coppia, ma sarebbero poi stati “ridistribuiti” su indicazione del Fiesoli ad altri all’interno del Forteto.

    “A questi bambini veniva fatto il lavaggio del cervello”, ha raccontato Luisa Chincarini della Commissione d’Inchiesta. “Si diceva loro che la famiglia d’origine li violentava”. I bambini sarebbero stati spinti a denunciare violenze da parte delle famiglie d’origine.

    Rodolfo Fiesoli, dopo la scarcerazione, si trova in una località segreta. “Sapere che dopo poco più di sei mesi dal suo arresto sia già stato scarcerato fa male. Fa male a me, ma non oso immaginare cosa stiano provando in questo momento le vittime dell’orco”, ha commentato Stefano Mugnai (FI), presidente della prima commissione regionale d’inchiesta sul Forteto.

    Altre reazioni

    “La scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, il capo della comunità ‘Il Forteto’ condannato poco più di tre anni fa a 14 anni e 10 mesi di reclusione, dimostra che c’è ancora molto da fare per la ricerca delle responsabilità su questa triste vicenda. Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di conoscere le motivazioni espresse sulla decisione dal Tribunale di sorveglianza di Venezia”. Lo affermano i deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, Francesco Michelotti e Chiara La Porta.

    “Per questi motivi – aggiungono – abbiamo già chiesto la calendarizzazione della proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per istituire una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare sul caso. Lo Stato – concludono Donzelli, Michelotti e La Porta – non può lasciare sole le vittime, da parte nostra metteremo in campo ogni sforzo”.

    Scarcerato Rodolfo Fiesoli il “profeta” del Forteto

  • Pisa, prete accusato di pedofilia: altre quattro denunce in arrivo

    Pisa, prete accusato di pedofilia: altre quattro denunce in arrivo

    di Giulio Gori – Sono diventate quattro le persone che si sono rivolte a un legale per denunciare le molestie che avrebbero subito, quand’erano minorenni, da parte del sacerdote pisano coinvolto nello scandalo pedofilia. Dopo la denuncia di due fratelli, rispetto a fatti che sarebbero avvenuti circa vent’anni fa — quando avevano 9 e 13 anni — e che hanno portato all’apertura di un processo canonico contro il religioso, poi dimessosi dall’incarico, altri due adulti sono pronti a denunciarlo per episodi di abusi che avrebbero subito.

    Ad anticiparlo è stato Vincenzo Brunelli per il network Toscana in Diretta. Ci sono inoltre altre otto persone che, dopo alcuni incontri in cui si sono confrontate sulle molestie che avrebbero subito dal sacerdote, hanno preso a loro volta contatti con degli avvocati per valutare la possibilità di azioni legali. In almeno due casi, le possibili molestie sarebbero sufficientemente recenti per poter anche sporgere una denuncia penale, senza incappare nella prescrizione.

    Il caso di pedofilia che tocca un esponente di spicco della Chiesa pisana (tanto da essere diventato monsignore), sembra spandersi a macchia d’olio. I casi riguarderebbero possibili vittime di abusi subiti quando erano bambini o al massimo adolescenti. E il sacerdote durante il processo canonico avrebbe ammesso alcune responsabilità relative alle denunce dei due fratelli. Tanto che il vescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto, gli ha revocato tutte le mansioni all’interno della Diocesi.

    Il giro di vite imposto da Papa Francesco contro i preti riconosciuti responsabili di pedofilia prevede inoltre la loro esclusione definitiva dallo stato sacerdotale. È il rischio che si profila per il religioso pisano, oggi 73enne, che, per evitare contestazione da parte dei fedeli, si sarebbe rifugiato lontano dalla sua parrocchia, a casa di un parente.

    Il padre dei due fratelli che hanno denunciato il religioso ora si sfoga: «Queste persone — scrive sui social riferendosi al prete — vanno punite per quello che hanno fatto». Mentre sui propri figli aggiunge: «Ci vuole coraggio per denunciare queste cose, bravi». Il figlio che la scorsa primavera ha fatto partire tutto — mentre il fratello che oggi vive all’estero si è accodato alla sua denuncia — è riuscito ad elaborare le vicende di fine degli anni Novanta soltanto dopo un percorso di psicoterapia, che gli ha consentito di riportare a galla il trauma vissuto da bambino. Si tratta di un punto chiave della vicenda: se molti fatti contestati al sacerdote sono abbondantemente prescritti sul piano penale, su quello civile invece la prescrizione si calcola non dal momento in cui un fatto è avvenuto, ma da quello in cui la vittima prende coscienza della violenza subita. Quindi, potenzialmente, anche molti anni dopo. luigi gabbriellini

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_settembre_22/pisa-prete-accusato-pedofilia-altre-quattro-denunce-arrivo-8880a4ac-3a8b-11ed-8d51-466213fc2e24.shtml

  • Pisa, sacerdote sospeso per pedofilia: in arrivo altre denunce. Terremoto nelle parrocchie

    Pisa, sacerdote sospeso per pedofilia: in arrivo altre denunce. Terremoto nelle parrocchie

    Il caso del sacerdote pisano che oltre vent’anni fa avrebbe molestato due bambini rischia di allargarsi. Perché dopo la denuncia dei due fratelli, ormai adulti, che hanno fatto partire il processo canonico che ha portato alla sospensione del religioso, ora altre possibili vittime potrebbero essere sul punto di farsi avanti. Come anticipato da Vincenzo Brunelli per il network Toscana in Diretta, un adulto avrebbe contattato un sacerdote della Diocesi di Pisa per rivelargli di aver subito, quando era minorenne, abusi dallo stesso prete, oggi 73enne.

    Il giovane starebbe valutando il da farsi: si tratterebbe di una situazione simile a quella vissuta dai due fratelli, avvenuta in questo caso poco più di 10 anni fa, quando era bambino. Non solo, a Pisa ci sarebbero stati alcuni incontri, organizzati da un gruppo di ex parrocchiani del religioso sospeso, nel quale i partecipanti, tutti accomunati da presunti abusi subiti, si sarebbero sfogati a vicenda e starebbero valutando le prossime mosse. Una scelta complicata.

    Nel caso dei due fratelli, che sarebbero stati molestati quando avevano 13 e 9 anni, il processo canonico partito lo scorso aprile sarebbe arrivato ad ottenere la confessione del religioso, come sembra emergere anche dalle parole dello stesso vescovo di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, che nell’accoglierne le dimissioni ha scritto una nota nella quale esprime «profondo dolore e vergogna per quanto è stato denunciato», ma aggiunge anche: «Chiedo perdono a chi ne è stato vittima», con il verbo all’indicativo, senza condizionale.

    Ma alla Procura di Pisa, che potrebbe aprire un fascicolo d’ufficio, quindi anche senza denuncia, al momento non sarebbe arrivata alcuna notizia di reato. Una situazione che pesa, tanto più che il 73enne da poco era stato nominato monsignore e rappresentava — fino alla recente sospensione — una figura di spicco della Chiesa pisana, tanto da esserne diventato uno dei vicari episcopali. Mentre ora è costretto a disattivare il numero di cellulare per non farsi trovare. Una situazione che pesa anche tra i fedeli, come spiega Alessandra, una mamma spaventata: «Mio figlio ha da poco fatto la comunione con lui. Trovo aberrante che non sia stato sospeso dagli incarichi appena sotto processo». Davanti alla parrocchia del sacerdote, in cui lui è apparso l’ultima volta tre giorni fa, ieri pomeriggio c’era una festa con genitori e bambini. Lì, un babbo ammette con amarezza: «Ci vorrà tempo per metabolizzare questa storia».

    I due fratelli potrebbero intentare causa civile — la prescrizione in questo caso, a differenza del penale, parte dal momento della presa di coscienza della molestia subita, che può avvenire anche molti anni dopo — per chiedere un risarcimento al sacerdote, ma in solido anche alla Diocesi. Per gli altri eventuali possibili abusati, c’è da capire se i fatti raccontati siano effettivamente avvenuti, se il religioso sia eventualmente pronto ad ammetterli, c’è da stabilire quando sarebbero avvenuti e anche in quale luogo (difficile chiamare in causa la Diocesi nel caso in cui un abuso avvenga fuori dai suoi edifici e dalle attività religiose). Ma nel gruppo degli ex parrocchiani, ci sarebbe anche qualche caso che, se vero, sarebbe recente, avvenuto negli ultimi dieci anni, quindi non prescritto. luigi gabbriellini

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_settembre_17/pisa-sacerdote-sospeso-pedofilia-arrivo-altre-denunce-terremoto-parrocchie-ddb46c04-36aa-11ed-aaed-f82cfad8a3dd.shtml

  • Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Federica Tourn, tratto da Editoriale DOMANI – È il 3 gennaio 2021 e la Rai programma in prima serata la fiction L’amore vince tutto sulla figura di Chiara Lubich, la maestra di Trento che sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale decide di consacrarsi all’amore per Dio fondando una comunità ecclesiale di laici cattolici, il movimento dei Focolari. Nessuna ombra, neanche una nota dissonante. Eppure, negli stessi giorni, la società Gcps Consulting, incaricata dai vertici del movimento, sta cominciando a investigare sulle denunce di abuso sessuale a carico di Jean-Michel Merlin, un membro con ruoli apicali in Francia e che, con 37 vittime accertate, verrà definito un «abusatore seriale di minori» che ha goduto della copertura del movimento.

    Merlin non è l’unico: pur avendo il mandato di occuparsi solo del caso specifico, la Gcps Consulting ha ricevuto in meno di un anno molte segnalazioni, tanto da evidenziare, si legge nel report, «situazioni di abuso sistematiche note ai responsabili fin dai primi tempi del movimento, ma che non sono state affrontate e che è probabile continuino tuttora». Non si tratta quindi di casi eclatanti come quello di Rino Foradori, all’epoca presidente della casa editrice del movimento, arrestato nel 2000 per pedopornografia online – scambiava foto di bambini dai 7 agli 11 anni – ma di altre figure simili a quella di Merlin, «carismatiche, idolatrate, considerate intoccabili», che si muovono indisturbate in un regno costruito sull’obbedienza cieca, apparentemente aperto al mondo ma in realtà autoreferenziale e impermeabile allo sguardo esterno.

    Immaginate di vivere in piccole comuni in cui non ci sono giornali e tv, dove la visione dei film viene censurata da ogni riferimento al sesso, dove ogni azione quotidiana viene monitorata ed è vietato leggere libri che non riguardino espressamente la fondatrice, che si fa chiamare “mamma” dai suoi “popi”, i seguaci-bambini che hanno annullato la propria personalità per riconoscersi totalmente in lei. Sembra un romanzo distopico ma è la descrizione fatta da chi ne è uscito, molto lontana dall’agiografia della fiction Rai. Secondo i dati ufficiali, i Focolari contano 140mila membri interni e due milioni di aderenti in 182 Paesi; e se il loro cuore appartiene a “Gesù abbandonato”, le opere sono tutte rivolte alla gloria molto terrena del movimento, che in quasi 80 anni è cresciuto smisuratamente in cittadelle, ville, terreni, imprese che ne fanno una vera e propria multinazionale della fede. Fondato nel 1943 e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari è incentrato sugli insegnamenti che Chiara dice di aver ricevuto da Dio tramite visioni in cui si identifica con Cristo: «ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro», scrive in una lettera del 1950. La volontà di Chiara è la volontà di Dio, che va eseguita senza esitazioni: le critiche non sono previste, l’adesione deve essere totale. Quello che Lubich chiede ai suoi popi è un’idolatria, ben dettagliata nel suo Paradiso ’49 (testo per soli iniziati, poi opportunamente fatto sparire dalla circolazione) ma la Chiesa, dopo un’iniziale diffidenza, con Paolo VI e Wojtyła abbraccia il movimento, ormai forte di appoggi politici importanti e utile leva in funzione anticomunista.

    «Chiara diceva che dovevi “tagliarti la testa” per seguirla – spiega Renata Patti – ti plagiava, non avevi più un pensiero tuo». Renata ha passato 40 anni nei Focolari, «adescata quando ero ancora una bambina», racconta oggi. «Noi ragazze avremmo fatto qualsiasi cosa per lei: quando veniva a trovarci correvamo dietro la macchina perché volevamo toccare la sua mano, ci pettinavamo come lei, parlavamo come lei», ricorda. A Loppiano (Firenze), frequenta la scuola di formazione per focolarine, poi viene trasferita in Belgio, dove fa voto di castità, povertà e obbedienza. «Lavoravo in un’importante istituzione europea, guadagnavo all’epoca il corrispettivo di 2500 euro e li versavo tutti sul conto del focolare; in tasca avevo appena gli spiccioli per il caffè e dovevo rendere conto anche di quelli», testimonia.

    In un sistema teocratico piramidale basato sull’autorità “divina” dei capizona, cloni della fondatrice venerata come santa in vita, non stupisce che il movimento sia stato terreno fertile per ogni genere di violenza e, anche, di impunità. Un ex focolarino che preferisce restare anonimo ha denunciato nel 2020 al cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (responsabile per le comunità ecclesiali), la presenza di un «predatore» pedofilo in un centro del movimento, che però non è stato rimosso o denunciato ma soltanto spostato in un altro focolare, sempre a contatto con i minori. Lo stesso Foradori, come testimonia Ferruccio Pinotti nel suo libro La setta divina, dopo il processo e tre mesi di carcere, vive da vent’anni in Argentina come responsabile editoriale di Ciudad Nueva, il ramo locale della casa editrice focolarina. Altre violenze, dettagliate con nomi e cognomi, sono state segnalate da Renata Patti direttamente al Dicastero senza alcun risultato concreto.

    Per la Co.Be.Tu, la Commissione interna per il Benessere e la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili, i numeri degli abusi rimangono esigui. «Dal 2014 abbiamo ricevuto circa 40 segnalazioni in tutto il mondo, di cui 12 in Italia – dichiara il coordinatore della Commissione, Oreste Moscatello –  Di queste ultime, alla data dell’ultima relazione del 2 settembre 2021, la Commissione ha accertato la verosimiglianza dei fatti segnalati in 6 casi, di cui 4 sono stati gestiti nell’anno in corso». È la stessa Co.Be.Tu a svolgere le indagini e, precisa Moscatello, «sarà poi l’organo disciplinare interno ad assumere i provvedimenti sanzionatori nei confronti del responsabile». Quanto alla commissione disciplinare per individuare le responsabilità dei dirigenti del movimento, annunciata a maggio dalla presidente Margaret Karram, si stanno ancora valutando i nomi dei membri che ne faranno parte. Tutto interno all’Ordine, insomma, senza la possibilità di una supervisione indipendente.

    Non si tratta – sia chiaro – soltanto di violenze fisiche: nell’Opera l’abuso di coscienza è strutturale. «Su ogni membro veniva stilata una scheda e frequentare le tante riunioni in agenda era un obbligo, pena la riprovazione collettiva – racconta Martina Castagna, che ha fatto parte del movimento per più di vent’anni insieme al marito Guido Licastro – Tutti erano invitati a giudicare se ti eri comportato bene e la sentenza finale era solo del capofocolare: la chiamano l’ora della verità ed è una vera e propria gogna ». Se non ti adegui, vieni estromesso dal gruppo: «eravamo vittime e carnefici», sintetizza Castagna. Fino a due anni fa, la giornata dei focolarini era scandita dal sistema degli “schemetti”: ogni sera tutte le “pope” e i “popi” dovevano riempire un foglio dove segnalavano chi avevano incontrato, se avevano ricevuto posta e quale era il contenuto della lettera, oltre a eventuali disturbi fisici, farmaci assunti, e così via. Arrivati a conoscenza del Dicastero, gli schemetti sono stati vietati perché «strumento di controllo della vita delle persone».

    «Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù», scrive ancora Chiara Lubich nel ’50. Depressioni e psicosi sono all’ordine del giorno, e anche i suicidi non mancano. Nel 2011 Marisa Baù a Montet, in Svizzera, ma anche Elvio Pisano, che nel 1993 si butta da un terrazzo sotto gli occhi di Guido Licastro. «Ero sconvolto – ricorda Licastro – mi fu ordinato di raccontare che era scivolato. Non si doveva sapere che era stato un suicidio, anche se i responsabili sapevano che Elvio stava male e aveva veri e propri deliri». Da quel momento Guido entra in depressione. «Mi mandavano da uno psichiatra interno all’Opera, ovviamente a spese mie», racconta. Le crisi psichiche sono la norma, assicura, e dietro l’apparenza del sorriso perenne riguardano ben più della metà dei focolarini.

    Da poco più di un anno alcuni fuoriusciti hanno fondato Oref (Organizzazione ex focolari), un’associazione nata come spazio di ascolto per chi ha subito abusi nel movimento. Anna (nome di fantasia), che da ex focolarina e giurista ha comparato le condotte agli illeciti civili dell’ordinamento italiano, ha riscontrato la presenza di diversi tipi di abuso sanzionabili dalla legge. «C’è l’abuso delle forme di correzione, il mobbing, la mancanza di trasparenza nella gestione patrimoniale, la manipolazione mentale e la violenza privata tipiche delle psicosette», elenca. «Senza parlare dello sfruttamento del lavoro e l’obbligo a versare ogni guadagno all’Opera, perché se manca l’animus donandi, cioè la libera decisione, la donazione è nulla». L’Oref chiede che venga regolamentata la vita delle comunità religiose, in modo che si possa uscirne con la garanzia di una tutela economica: «secondo lo Statuto dei Focolari, sono i responsabili a stabilire il diritto dei membri alla pensione, secondo decisioni totalmente arbitrarie», conclude la giurista.

    Anche la richiesta dell’Oref di incontrare la Co.Be.Tu si è risolta in un nulla di fatto. L’ammonimento del papa, durante l’assemblea generale del movimento dell’anno scorso, di guardarsi dal difendere le istituzioni a scapito delle persone perché può portare a coprire forme di abuso, sembra rimasto per ora lettera morta.

     

  • Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Cei, Zuppi e Lojudice favoriti dopo Bassetti: pedofilia primo test

    Città del Vaticano, 18 mag. (askanews) – La Conferenza episcopale italiana deciderà il proprio presidente, nel corso dell’assemblea generale in programma a Roma da lunedì a venerdì prossimi, 23-27 maggio, che succederà al cardinale Gualtiero Bassetti e dovrà affrontare, quale primo impegno, la questione di un’indagine storica sugli abusi sessuali su minori avvenuti nella Chiesa italiana.

    A restringere il novero dei candidati più probabili è stato papa Francesco, che in un recente colloquio con il Corriere della sera, ha affermato: ‘Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona’.

    Sono solo cinque, attualmente, i cardinali italiani con meno di 75 anni: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori (75 anni), l’arcivescovo de L’Aquila, Giuseppe Petrocchi (73 anni), il vicario per la diocesi di Roma, Angelo De Donatis (68 anni), l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi (66 anni), e l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, Paolo Lojudice (57 anni).

    Questi ultimi due, in particolare, entrambi ex vescovi ausiliari di Roma, entrambi ‘preti di strada’, molto impegnato nella pastorale con rom e migranti Lojudice, un passato nella comunità di Sant’Egidio e una spiccata sensibilità per i temi della pace, dell’ecumenismo e della giustizia sociale Zuppi, sembrano particolarmente in sintonia con Bergoglio, oltre ad aver dato buona prova di governo nelle loro diocesi.

    Qualità particolarmente indicate per quel ‘rinnovamento della Chiesa italiana’ che, auspicato già da tempo da Francesco, il cardinal Bassetti, evidentemente, non ha realizzato.

    ‘Spesso ho trovato una mentalità preconciliare che si travestiva da conciliare’, ha detto Bergoglio sempre nell’intervista al Corriere. ‘In continenti come l’America latina e l’Africa è stato più facile. In Italia forse è più difficile. Ma ci sono bravi preti, bravi parroci, brave suore, bravi laici. Per esempio una delle cose che tento di fare per rinnovare la Chiesa italiana è non cambiare troppo i vescovi. Il cardinale Gantin diceva che il vescovo è lo sposo della Chiesa, ogni vescovo è lo sposo della Chiesa per tutta la vita. Quando c’è l’abitudine, è bene. Per questo cerco di nominare i preti, come è accaduto a Genova, a Torino, in Calabria. Credo che questo sia il rinnovamento della Chiesa italiana’.

    L’indicazione del papa, peraltro, corregge, almeno parzialmente, la dinamica, avviata dallo stesso Bergoglio, di responsabilizzare i vescovi italiani. Tradizionalmente, infatti, quella italiana era l’unica conferenza episcopale nazionale che non eleggeva il proprio presidente, come avviene in tutti gli altri paesi, perché era il papa, che è anche primate d’Italia, che lo sceglieva. Anni fa Jorge Mario Bergoglio ha chiesto all’episcopato italiano di eleggersi il presidente, ma i vescovi hanno fatto resistenza, e alla fine è stato sancito un compromesso: l’assemblea dei vescovi elegge una terna – ciò che dovrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana – e tra i tre nomi prescelti il papa sceglie, liberamente, il presidente.

    Così è avvenuta, cinque anni fa, l’elezione del cardinale Gualtiero Bassetti, verso il quale già nel febbraio 2014 Francesco aveva mostrato una predilizione elevandolo, lui pastore di diocesi secondaria, a dignità cardinalizia: eletto dall’assemblea dei vescovi in una terna, assieme a Franco Giulio Brambilla e al cardinale Francesco Montenegro, fu nominato dal pontefice presidente della Cei il 24 maggio 2017.

    Scelta che rispecchiava un iniziale sintonia tra il vescovo di Roma e l’arcivescovo di Perugia e Città della Pieve. L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires al Conclave del 2013, di certo, fu percepito da molti vescovi italiani come unadoccia fredda. Per errore, subito corretto, la Cei, peraltro, aveva diramato, pochi minuti dopo la fumata bianca, un messaggio di congratulazioni per l’elezione al soglio pontificio di… Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, un radicato passato in Comunione e liberazione, e candidato ideale di diversi porporati conservatori. L’incontro decennale dei vescovi a Firenze, nel 2015, quando presidente della Cei era ancora il cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ufficializzò una notevole distonia tra il pontefice argentino e l’episcopato italiano: ‘Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, d’immagine, di denaro’, tuonò a Firenze Bergoglio. Su quello sfondo, l’arrivo di Bassetti alla guida della Cei, due anni dopo, si immaginava segnasse una correzione di rotta verso una maggiore sintonia col papa. Cosa effettivamente avvenuta – se si pensa, in particolare, alla distanza dai toni battaglieri dell’era del cardinale Camillo Ruini sui cosiddetti ‘valori non negoziabili’ – ma solo parzialmente.

    Nel corso degli anni, infatti, il rapporto tra Bergoglio e Bassetti si è raffreddato, e non per motivi personali. Più volte, proprio facendo riferimento all’incontro di Firenze, il papa ha lamentato la mancanza di reazioni dell’episcopato italiano alle proprie indicazioni, in particolare a quelle esposte nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Il pontefice ha dovuto insistere ripetutamente, privatamente e pubblicamente, perché finalmente la Cei decidesse, come le Chiese di altri paesi, di lanciare un percorso sinodale nazionale.

    Quando è arrivata la pandemia, poi, i toni aspri adottati dalla Conferenza episcopale italiana nei confronti del governo Conte in merito alle restrizioni sanitarie sono state pubblicamente sconfessate dal papa, preoccupato sì di tenere le chiese aprte, ma d’accordo a limitare la partecipazione alle funzioni religiose, e soprattutto attento a non guastare la collaborazione tra Chiesa e Stato.

    L’ultimo incidente è avvenuto nuovamente a Firenze: lungamente preparato, lo scorso febbraio la Cei ha organizzato, insieme al comune di Firenze, un incontro sul Mediterraneo nel nome di Giorgio La Pira. Il papa avrebbe dovuto partecipare, ma ha annullato pochi giorni prima: un male al ginocchio, ha spiegato la sala stampa vaticana. Ma, a quanto si è appreso, c’era anche dell’altro. In particolare, la presenza di Marco Minniti, ex ministro dell’Interno all’epoca degli accordi con la Libia, criticata anche all’interno della stessa curia fiorentina, avrebbe indotto il pontefice non solo a dare forfait ma a non citare neppure, durante i saluti all’Angelus di quella domenica, il convengo di Firenze. Un’assenza vissuta in Cei come uno schiaffo in faccia.

    Ora il prossimo presidente della Cei dovrà ‘fare un bel cambiamento’, nelle parole di papa Francesco. A partire dalla questione degli abusi sui minori. I vescovi ‘intendono promuovere una migliore conoscenza del fenomeno per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione’, recitava il comunicato dell’ultimo consiglio permanente, a marzo, nel quale, peraltro, la Cei rivendicava i servizi diocesani per la tutela dei minori e i 140 centri d’ascolto già costituiti.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo, Svizzera e Spagna) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrattanto hanno fatto singole diocesi, come Monaco di Baviera, e in altri paesi sono stati i governi (Irlanda, Australia) a svolgerne, per indagare sugli abusi sessuali su minori avvenuti negli ultimi decenni nella Chiesa. Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari. ‘La giustizia non è giustizialismo’, ha avuto a dire il cardinale Bassetti, ‘e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri’. Ma ‘la gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e ogettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà’, ha detto da parte sua padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, grande esperto vaticano della materia: ‘O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi’.

    Il nodo sarà capire se un’indagine verrà avviata o meno, chi sarà a svolgerla (se un’istanza terza e indipendente o la stessa Conferenza episcopale) e quale sarà l’oggetto di studio (se i soli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa o la pedofilia nella società più ampia). L’ormai ex segretario della Cei, mons. Stefano Russo, da poco nominato dal papa vescovo di Civitavecchia, ha partecipato all’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia minorile che si è svolto a inizio maggio alla presenza della ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti.

    Negli ultimi mesi, intanto, è nato un Coordinamento italiano contro gli abusi nella chiesa cattolica, con hastag #ItalyChurchToo, che sta monitorando, in accordo con l’associazione Rete l’abuso, i casi noti in Italia, e fa pressione sulla Cei in vista dell’assemblea della prossima settimana. L’associazione chiederà, in una lettera ai vescovi pubblicata lunedì prossimo, ‘precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia’. Per il prossimo presidente, chinunque egli sarà, sarà il primo banco di prova.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/05/18/cei-zuppi-e-lojudice-favoriti-dopo-bassetti-pedofilia-primo-test-pn_20220518_00176/

  • Pedofilia tra il clero: pressing per una Commissione indipendente di indagine

    Pedofilia tra il clero: pressing per una Commissione indipendente di indagine

    Napoli, Bolzano, Milano, Roma, Firenze, Milazzo, Macerata, Verona, fino a località più piccole, come Sezze, Pomezia, Piazza Armerina, Carpi, Pantelleria… A scorrere l’elenco delle diocesi italiane interessate da casi di abusi su minori da parte di membri del clero (e tenendo presente che la situazione è più o meno la medesima all’estero) non si può che dar ragione a chi definisce la pedofilia un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica.

    Il quadro – impietoso, doloroso – ce lo offre il database realizzato dal settimanale Left, da sempre in prima linea nella denuncia degli abusi all’interno della Chiesa cattolica, che si avvale del lavoro svolto in precedenza dalla Rete L’Abuso, che si occupa della tutela dei diritti delle vittime.

    Quando è stato lanciato, nel febbraio scorso, presentava i primi 61 casi censiti (tra sacerdoti denunciati o condannati in via definitiva) e relative 182 vittime (presunte/accertate). Oggi i casi documentati sono 78 e le vittime interessate 238 ma, specifica il giornalista Federico Tulli, responsabile del progetto, «fermo restando che la presunzione di innocenza vale per chiunque fino alla eventuale condanna definitiva», sono oltre 300, in un arco di tempo che copre gli ultimi 20 anni, le vicende sottoposte a verifica e in via di pubblicazione.

    Realizzato lavorando su fonti originali e su fonti d’agenzia e giornalistiche, il database indica, laddove è possibile renderlo noto, il nome del sacerdote denunciato/condannato, il reato contestato, il numero conosciuto delle vittime, l’anno in cui è stato compiuto il reato contestato, la data in cui il caso è divenuto noto, la diocesi di appartenenza, l’eventuale sanzione canonica subita dall’ecclesiastico.

    «L’obiettivo – spiega Tulli – è fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana per fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime».

    Non solo. Assieme ad altre realtà del mondo cattolico e non (Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne, Donne per la Chiesa, Voices Of Faith, Rete L’Abuso, Adista, Comité de la Jupe, Comitato Vittime e Famiglie, Noi siamo Chiesa), Left ha lanciato #ItalyChurchToo: un coordinamento pensato come strumento di pressione sulle istituzioni affinché si intervenga con decisione per indagare sugli abusi all’interno della Chiesa cattolica.

    L’idea è quella di una indagine affidata a una commissione indipendente (come quella che, per limitarci a un esempio recente, ha fatto luce sulla pedofilia tra il clero nella Chiesa cattolica francese) mentre finora quanto ventilato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) sembra limitarsi a un’inchiesta interna affidata agli stessi organismi ecclesiastici. Ipotesi che convince poco.

    «Riteniamo che la scelta di attingere a componenti interne al mondo ecclesiale per comprendere il fenomeno, non sia in alcun modo in grado di rispondere ai “segni dei tempi”», si legge per esempio in un appello firmato da 40 teologi e teologhe italiani. «Non si tratta solo della saggezza di fugare fin da principio l’ombra di qualsiasi vischiosa commistione fra chi indaga e chi è indagato: si tratta, invece e in primo luogo, di un’occasione persa per interpretare l’emergere di un nuovo paradigma della contemporaneità, in virtù del quale la Chiesa stessa si mette in ascolto del mondo delle donne e degli uomini, per poter essere più fedele al Vangelo di Gesù. Al contrario, il coraggio con cui alcune conferenze episcopali hanno umilmente riconosciuto l’autorevolezza di uno sguardo indipendente, ha una forza profetica che annuncia una conversione irrevocabile. Per questo motivo, chiediamo ai vescovi italiani di istituire una commissione che attinga a competenze esterne, della cui credibilità non si possa dubitare e che sappiano assumersi un compito di intelligente ascolto delle vittime e di responsabile cura nei confronti delle ferite del corpo ecclesiale, quelle che noi abbiamo per molto tempo nascosto ai nostri stessi occhi».

    La questione sarà discussa durante l’assemblea generale della Cei che si terrà a fine maggio a Roma, durante la quale sarà anche scelto il nuovo presidente dei vescovi italiani.

    https://www.micromega.net/pedofilia-chiesa/

  • Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    Una commissione indipendente sulla pedofilia del clero. Appello dei teologi ai vescovi

    ROMA-ADISTA. La Cei istituisca una commissione indipendente che indaghi sulla pedofilia del clero in Italia. Lo chiede ai vescovi un nutrito gruppo di teologi e teologhe italiane, in un appello pubblicato su Settimana News.

    «La complessa vicenda degli abusi segna la vita ecclesiale di quest’epoca e ci interroga profondamente – si legge nella lettera -. La vastità delle questioni in gioco pone domande radicali, non solo riguardo all’origine di questo male, alla cura per le vittime e al bisogno di redenzione, ma anche all’esercizio del potere e alla connessione così odiosa tra l’abuso dei corpi e l’abuso delle coscienze.

    In tale complessità vi è, però, un’evidenza: la vicenda epocale rimette in discussione un modo superficiale di declinare la tensione evangelica tra il pensiero del mondo e il pensiero di Dio: quello che identifica il primo con la cultura laica e secolarizzata e il secondo con la Chiesa cattolica che, divenuta minoritaria, avrebbe con ciò il compito di ergersi a principio critico della contemporaneità e di continuare, così, la sua opera di evangelizzazione.

    Tale semplificazione ha una storia antica, ma mostra oggi tutta la sua ambiguità. Proprio attorno alla vicenda degli abusi compiuti da membri del clero su minori, emerge come sia stata la pressione esercitata dal mondo a spingere la Chiesa cattolica a dover fare chiarezza al suo interno e a rendere conto pubblicamente della sua opera.

    Il paradigma mondo/Chiesa si trova così, in qualche modo, capovolto: ragioni apparentemente laiche, ma in realtà radicalmente umane (coltivate con passione anche da molti cattolici di ogni stato di vita), come il bisogno di giustizia, la cura per l’infanzia, l’indignazione nei confronti di chi la tradisce, hanno mostrato alla Chiesa cattolica un male che la riguarda e hanno avviato un cammino di conversione di fronte a cui (benché ancora ai primi passi) non può più tirarsi indietro.

    Ciò che tutti noi, oggi, guardiamo con doloroso stupore, è proprio l’incapacità del corpo ecclesiale (in particolare nella sua componente ministeriale) di accorgersi del male e di farvi fronte. Le ricadute di questa scoperta sono ancora tutte da comprendere e, come teologi e teologhe, non verremo meno a questo compito.

    Una, tuttavia, è da subito evidente: la Chiesa cattolica deve oggi guardare con gratitudine quella parte della società civile e della cultura contemporanea che, con responsabilità, la mette di fronte al suo peccato e alle sue incoerenze. Nonostante tutti i limiti evidenti dell’epoca, scopriamo la sua capacità di evangelizzarci proprio mentre, umilmente, cerchiamo di annunciare il Vangelo di Gesù.

    Di questo sguardo di giudizio, abbiamo ancora bisogno. Proprio per questa ragione riteniamo che la scelta di attingere a componenti interne al mondo ecclesiale per comprendere il fenomeno, non sia in alcun modo in grado di rispondere ai «segni dei tempi». Non si tratta solo della saggezza di fugare fin da principio l’ombra di qualsiasi vischiosa commistione fra chi indaga e chi è indagato: si tratta, invece e in primo luogo, di un’occasione persa per interpretare l’emergere di un nuovo paradigma della contemporaneità, in virtù del quale la Chiesa stessa si mette in ascolto del mondo delle donne e degli uomini, per poter essere più fedele al Vangelo di Gesù.

    Al contrario, il coraggio con cui alcune conferenze episcopali hanno umilmente riconosciuto l’autorevolezza di uno sguardo indipendente, ha una forza profetica che annuncia una conversione irrevocabile. Per questo motivo, chiediamo ai vescovi italiani di istituire una commissione che attinga a competenze esterne, della cui credibilità non si possa dubitare e che sappiano assumersi un compito di intelligente ascolto delle vittime e di responsabile cura nei confronti delle ferite del corpo ecclesiale, quelle che noi abbiamo per molto tempo nascosto ai nostri stessi occhi».

    Firmatari:

    Roberto Maier (Università Cattolica del Sacro Cuore); Andrea Grillo (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Cristina Simonelli (ISSR San Zeno, Verona – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Marcello Neri (Istituto Superiore di Scienze dell’Educazione e della Formazione “Giuseppe Toniolo”, Modena); Sergio Tanzarella (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Giuseppe Ruggieri (Studio Teologico di Catania – Università Milano Bicocca); Antonio Sichera (Università di Catania); Ernesto Borghi (ISSR Guardini, Trento – Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Umberto Rosario del Giudice (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale); Maria Cristina Bartolomei (Università Statale, Milano);Ursicin Derungs (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Selene Zorzi (Istituto Teologico Marchigiano); Enzo Biemmi (Pontificia Università Lateranense); Claudio Margaria (ISST STI, Fossano); Luca Margaria (ISST STI, Fossano); Marco Gallo (ISST STI, Fossano); Ivo Seghedoni (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Luca Palazzi (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Massimo Faggioli (Villanova University, USA); Marinella Perroni (Pontificio Ateneo S. Anselmo); Giuseppe Savagnone (LUMSA, Palermo); Fabrizio Mandreoli (Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, Bologna); Gaia De Vecchi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alberto Maggi (Centro Studi Biblici Vannucci, Montefano); Vittorio Berti (Università di Padova); Brunetto Salvarani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Riccardo Saccenti (Università degli Studi, Bergamo); Simone Morandini (Istituto Studi Ecumenici San Bernardino, Venezia); Basilio Petrà (Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, Firenze); Serena Noceti (ISSR della Toscana); Antonio Autiero (Università di Münster, Germania); Donata Horak (Studio Teologico Alberoni, Piacenza); Matteo Cavani (ISSR dell’Emilia Romagna, Modena); Silvia Zanconato (Scuola di Teologia Laura Vincenzi, Ferrara); Leonardo Paris (Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà Teologica del Triveneto); Paolo Gamberini (Cappella Universitaria La Sapienza, Roma); Anna Carfora (Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Napoli); Alessandro Cortesi (ISSR della Toscana Santa Caterina da Siena); Gianni Criveller (Studio Teologico Missionario del PIME, Monza); Giuseppe Noberasco (Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale); Alessandro Picchiarelli (Scuola Interdiocesana di Formazione Teologica, Foligno); Riccardo Battocchio (Facoltà Teologica del Triveneto); Grazia Tagliavia (Università di Palermo); Marco Campedelli (ISSR San Pietro Martire, Verona); Lucia Vantini (ISSR e Studio Teologico di Verona); Simona Segoloni Ruta (Istituto Teologico di Assisi)

    https://www.adista.it/articolo/67687

  • Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Ospiti di Pietro Del Soldà Barbara Gruden corrispondente della Rai a Berlino, Francesco Zanardi della Rete “L’Abuso” che dà voce alle vittime di pedofilia, Elena Lenzi, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa, esperta di educazione sessuale, mediatrice familiare, vicepresidente P.A.M.A.T. (prevenzione abuso minori associazione toscana) di Prato, collabora con l’istituto internazionale di sessuologia di Firenze dove tiene corsi di sessuologia, è nel comitato scientifico della Fiss – Federazione italiana sessuologia scientifica, Federico Tulli redattore di Left, il settimanale in edicola questa settimana con la copertina e ampio spazio dedicato al tema Chiesa e Pedofilia. Tulli firma l’editoriale “Chiesa e pedofilia, tolleranza zero contro il Concordato”.

    Ha scritto diversi libri sul tema, come Chiesa e pedofilia (2010) e Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014), entrambi per L’Asino d’Oro, e l’ultimo, da poco pubblicato da Chiarelettere con Emanuela Provera, Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori, Massimo Franco, commentatore e inviato politico del Corriere della sera dove firma oggi il pezzo: Sul dossier l’ombra delle tensioni tra “le Chiese” dei due pontefici

    21 Gen 2022

    Qui il podcast

  • Prete pedofilo, resta la condanna dimezzata

    Prete pedofilo, resta la condanna dimezzata

    I giudici della Cassazione confermano i due anni e due mesi decisi in appello per Paolo Glaentzer. Papa Francesco lo dimise dal clero

    La Cassazione ha confermato ieri sera la condanna a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione nei confronti di Paolo Glaentzer, 73 anni, ex parroco di San Rufignano a Sommaia (Calenzano), accusato di aver abusato di una bambina di dieci anni. I giudici della Corte Suprema hanno accolto la sentenza emessa nel giugno di un anno fa dalla Corte di Appello di Firenze che, a sorpresa, aveva dimezzato la già esigua pena del primo grado, quattro anni e quattro mesi in rito abbreviato.

    Il pm Laura Canovai aveva chiesto una pena di poco più severa, cinque anni tenendo conto della buona condotta processuale. La Cassazione ha messo la parola fine su un caso che, all’epoca, fece molto scalpore e discutere. Il sacerdote fu ridotto allo stato laicale dopo la condanna di primo grado da Papa Francesco. Era il 24 luglio 2018 quando Glaentzer venne trovato appartato in auto insieme a una ragazzina di 10 anni. L’atteggiamento era inequivocabile: la bimba aveva la maglietta alzata e l’uomo i pantaloni abbassati. I due erano fermi in un parcheggio sotto casa della bambina a Calenzano.

    Ad accorgersi di quello che stava accadendo fu un vicino, insospettito quando vide l’anziano entrare in auto con la piccola. Fu lui ad aprire la portiera della macchina e a lanciare l’allarme. Glaentzer venne arrestato dai carabinieri e messo ai domiciliari. Il suo atteggiamento fu fin da subito collaborativo tanto che, interrogato dal pm Laura Canovai, confessò che non era la prima volta che si intratteneva con la ragazzina. La bimba faceva parte di una famiglia che lui seguiva e che aveva aiutato economicamente ogni tanto.

    “Credevo fosse più grande, che avesse 14 anni”, fu una delle scuse usate dall’ex prete per giustificarsi di fronte agli inquirenti. Glaentezer fu messo ai domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca dove è rimasto tutti questi anni e adesso ha già finito di scontare la pena. Durante il procedimento a carico dell’ex parroco, l’uomo ha sempre tenuto un atteggiamento collaborativo tanto che le attenuanti generiche sono state sempre ritenute prevalenti sulle aggravanti. Circostanza che gli ha permesso di ottenere una pena così esigua rispetto alla gravità delle contestazioni mosse.

    La sentenza di Appello, che ha dimezzato la pena, è arrivata però come un fulmine a ciel sereno. I giudici di Appello motivarono così la clamorosa riduzione di pena: “Le attenuanti generiche possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori; si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni. E almeno apparentemente ha preso le distanze da esse. Ha sempre rispettato con scrupolo la misura cautelare degli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato”.

    Dopo il fatto la bambina venne tolta ai genitori e affidata a una struttura protetta. I genitori furono esclusi dal risarcimento in primo grado. Anche questa decisione venne ribaltata in Appello. I genitori, assistiti dagli avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, vennero riconosciuti come parti offese e ammesse al risarcimento da stabilirsi in sede civile con una provvisionale immediata di 2500 euro. Alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati, fu riconosciuta una provvisionale di 50mila euro. “La decisione della Cassazione ha messo un punto finale sull’accertamento della penale responsabilità dell’imputato – hanno detto gli avvocati Generini e Stefani – per i gravissimi fatti commessi nei confronti della minore. Resta anche confermata la condanna al risarcimento danni in favore dei genitori che già l’Appello aveva riconosciuto”.

    Laura Natoli

  • Abusi sessuali su una fedele di 19 anni, don Dondoli condannato a 4 anni e 4 mesi

    Abusi sessuali su una fedele di 19 anni, don Dondoli condannato a 4 anni e 4 mesi

    Firenze, 22 aprile 2021 – Condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione, con processo in rito abbreviato, don Emanuele Dondoli, il sacerdote accusato di aver abusato di una 19enne con disturbi della personalità mentre era titolare di una parrocchia nel Mugello. In base alle indagini, coordinate dalla procura, i fatti contestati al sacerdote risalirebbero al periodo che va da marzo a giugno 2018.

    Don Dondoli, difeso dagli avvocati Francesco Stefani e Fabio Generini, avrebbe abusato della giovane che tra l’altro all’epoca sarebbe stata convinta di essere posseduta dal ‘demonio’. Per l’accusa lui le avrebbe impartito ‘benedizioni risolutive per il malessere’ compiendo in realtà abusi sessuali in sagrestia.