Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Firenze

  • La Procura di Larino dice no alla riapertura delle indagini su don Marino

    La Procura di Larino dice no alla riapertura delle indagini su don Marino

    LARINO. Il Pm Ilaria Toncini, con decisione dello scorso 6 aprile, dice no alla riapertura delle indagini sugli abusi denunciati da Giada Vitale quando aveva dai 14 ai 18 anni. «Non si ritiene pertanto che sussistano nuovi spunti investigativi da approfondire e indagare con nuove indagini, rilevato da ultimi che anche l’eventuale perizia di tipo psicologico-criminologico auspicata (altro…)

  • Condanna su don Marino, le motivazioni: «Chiederemo nuove indagini al Pm per i fatti archiviati»

    Condanna su don Marino, le motivazioni: «Chiederemo nuove indagini al Pm per i fatti archiviati»

    ROMA. Potrebbe riaprirsi ancora una volta la vicenda degli atti sessuali commessi da don Marino Genova ai danni di Giada Vitale. Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Suprema corte di Cassazione che ha confermato la condanna per don Marino Genova a 4 anni e 10 mesi, già decretata in corte d’Appello a Campobasso.

    A illustrarci i tratti salienti è stato l’avvocato Francesco Stefani, del foro di Firenze. Lo scorso 18 settembre era stato questo il dispositivo reso noto dagli ermellini: «La terza sezione della Cassazione penale (altro…)

  • Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Il Natale amaro delle vittime del Forteto. Presentati i ricorsi a Strasburgo

    Sono 16 le vittime del Forteto (quelle che, per sopraggiunta prescrizione, non hanno potuto ricevere nessun rimborso) che hanno deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con l’accusa precisa nei confronti dello Stato Italiano per aver permesso, con la sua negligenza, il protrarsi di queste violenze. Un Natale amaro, nel ricordo di tanti Natali negati all’interno della comunità setta…

    Il video, diffuso sia sui social che agli organi di stampa, inizia con un testo in cui sintetizza le motivazioni che hanno spinto queste 16 vittime a rivolgersi alla Corte di Strasburgo, poiché ritengono che nonostante le istituzioni abbiano riconosciuto le loro responsabilità, si siano dimenticate del risarcimento completo alle vittime, cosa che è stata effettuata solo in parte.

    Tutto questo – spiega Marchese – dopo che al Forteto sono stati affidati negli anni circa 90 minori o anche ragazzi appena maggiorenni. Che – aggiunge l’avvocato – hanno lavorato per anni, festivi compresi, senza ricevere né retribuzioni né contributi. Il tutto nonostante Fiesoli e Goffredi fossero già stati condannati nel 1985 per gravi reati in danno di minori e disabili”.

    Di chi è la colpa di tutto questo? Chiede Marchese: del Forteto, ma anche delle istituzioni italiane. E per risanare tutto ciò non basta istituire commissioni regionali o nazionali. Si tratta infatti di minori o ragazzi appena maggiorenni che sono anche stati maltrattati o abusati; e che non potevano incontrare i propri familiari. Il tutto dopo che, per anni, sono state ignorate le prime condanne a Fiesoli e Goffredi.

    Nel testo all’interno del video troviamo anche un messaggio che dovrebbe far riflettere:

    “… le vittime sono state costrette a sottoporre la questione alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che verrà così a conoscere la miseria umana di chi, per rievere gratuitamente una forma di pecorino, ha inviato all’inferno minori e disabili. Le vittime del Forteto ringraziano le istituzioni per questo ennessimo Natale Amaro.”

    Il ricorso è stato presentato dall’Avvocato Giovanni Marchese in collaborazione con lo Studio Legale CNTTV di Firenze.

    https://www.okmugello.it/news/cronaca/999866/vicchio-il-natale-amaro-delle-vittime-del-forteto-presentati-i-ricorsi-a-strasburgo

  • Sconto di pena al prete pedofilo: ecco perché

    Sconto di pena al prete pedofilo: ecco perché

    Firenze, 26 luglio 2020 – Le attenuanti non si negano a nessuno. Decisive nella condanna dimezzata (da 4 anni e 4 mesi a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni) a don Paolo Glaentzer, 72 anni, il prete pedofilo appartatosi in macchina con una minore, zona Calenzano, e sorpreso in atteggiamenti inequivocabili, il 23 luglio 2018, alle 10 di sera. «Le ‘generiche’ possono essere ritenute prevalenti. Merita di essere valorizzato il fatto che l’imputato ha reso ampia confessione, anche di episodi precedenti sconosciuti agli investigatori; si è dichiarato consapevole della gravità delle sue azioni. E almeno apparentemente ha preso le distanze da esse. Ha sempre rispettato gli arresti domiciliari, di non breve durata. Ed è incensurato». Lo scrivono i giudici della 2ª sezione di Corte d’Appello (presidente M.Teresa Scinicariello, consiglieri Francesco Bagnai e Sandro Venarubea) per motivare la riduzione della pena inflitta a Glaentzer in 1° grado, col rito abbreviato. Pena accessoria compresa, la interdizione dai pubblici uffici per 5 anni sostituita con quella temporanea per la durata della pena.

    Il «bilanciamento», da parte dei giudici delle circostanze di reato e lo sconto-pena hanno destato lo sconcerto di parti civili e procura alla lettura della sentenza. Le motivazioni, non meno. Nel merito e nel ricalcolo – matematico – della pena. Partiamo dai primi. Il prete ridotto allo stato laicale da papa Francesco tramite il difensore si era opposto alla prima sentenza, indicando 7 motivi. Che i giudici dell’Appello, si badi bene, hanno di fatto rigettato. Vediamoli. Intanto la procedibilità del caso: «l’unica querela era stata presentata dal curatore speciale della 12enne»; una sola ‘frequentazione amicale’ coi genitori della ragazzina (cresciuta in un contesto difficile) senza avere «cura e custodia della minore» né essere ‘incaricato di pubblico servizio’. Altro motivo, il no del giudice di 1° grado alla richiesta di perizia sulla «sofferenza psichiatrica» del prete. Quinto «non aver preso in considerazione (il giudice di Prato, ndc) «l’ignoranza scusabile da parte dell’imputato dell’età della parte offesa, specie tenuto conto dell’aspetto di lei, che dimostrava una età superiore a quella reale». E poi lui quella sera «non portava l’abito talare e non era nel territorio di competenza della sua parrocchia». Settimo: Glaentzer chiedeva il riconoscimento dell’attenuante per «la spontaneità con cui la minore andava con l’imputato in macchina; la minima invasività di baci e toccamenti (l’accusa parla di mano di lei portata sul pene, ndc), «l’assenza di coartazione e l’evidente maturità fisica e psicologica della ragazzina», fino all’«ottima condotta processuale dell’imputato».

    Argomentazioni respinte al mittente che ha goduto di ampio sconto di pena. Contestato da Olivia Nati, legale della minore: «Non si capisce come sia stata calcolata. Eppure pena base tot, con la continuazione per gli altri reati si arriva a tot, diminuzione per l’attenuante tot, riduzione per il rito abbreviato tot. Non è ammissibile giuridicamente una pena così bassa per questa imputazione».
    giovanni spano

  • Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Cassazione sul Forteto: “Fiesoli non si è mai pentito degli abusi commessi”

    Condanna invariata a 14 anni e 10 mesi per l’ex guru del Forteto, la comunità di affidi di minori vicina a Firenze: i giudici spiegano perché non hanno praticato sconti di pena

    Reati troppo gravi per concedere qualunque sconto di pena. È questa in sintesi la motivazione con cui la Corte di Cassazione ha legittimato la pena di 14 anni e 10 mesi inflitta a Rodolfo Fiesoli, l’ex “guru” della comunità del Forteto di Vicchio, nel Mugello. Fiesoli, si legge nel verdetto di 48 pagine depositato oggi, giovedì 25 giugno, non avrebbe mai mostrato “resipiscenza” né pentimento per le azioni commesse dagli anni Settanta al 2010, a danno di ragazzini e adolescenti in condizioni di disagio affidati alla struttura. Questo il motivo per cui gli ermellini, con decisione dello scorso 6 novembre, hanno confermato la condanna per violenza sessuale di gruppo e altri reati emessa dalla corte d’appello di Firenze il 26 ottobre 2018.
    Una pena rimasta invariata per via della “lunga durata dei maltrattamenti – si legge nelle motivazioni – e della pluralità delle condotte illecite di soggezione psicologica e morale perpetrate dal Fiesoli che, per la sua posizione di ‘capo spirituale’ della comunità, ha dettato le regole comportamentali”. “Inducendo – proseguono i supremi giudici– gli altri membri adulti della stessa ad uniformarvisi, pena l’allontanamento, e a concorrere con lui nella consumazione di tali delitti”.

    Violenze e abusi nella comunità del Forteto, in altre parole, “erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate” da Fiesoli, continuano i magistrati della IV sezione penale della Cassazione. “Nel dichiarare l’infondatezza delle impugnazioni degli imputati – si legge ancora – la Suprema Corte ha richiamato la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito da cui risulta che l’episodio di violenza sessuale (nei confronti di una delle vittime, ndr) è “ampiamente provato”. Violenze “sostenute dalla condotta abusiva ed induttiva dell’agente”, e conseguenza diretta della “dottrina” predicata dal guru.
    Nei giorni scorsi, sul caso Forteto era stata sentita in commissione parlamentare d’inchiesta il sostituto procuratore di Firenze Ornella Galeotti, che ha seguito in veste di pubblico ministero il processo a Fiesoli iniziato nel 2013, su fatti di oltre trent’anni prima. “In Toscana – ha detto in un passaggio della sua audizione – per 30 anni si è assistito a una sospensione di tutte le regole e le leggi sul tema” dell’affidamento dei minori. Una vicenda cominciata nel 1975, quando Fiesoli fondò la comunità che negli anni seguenti accolse decine di bambini con disagio fisico e psichico. Vittime, secondo quanto accertato nei decenni successivi dai tribunali, di abusi e violenze di ogni genere, portate avanti da Fiesoli e da altri membri del gruppo, tra cui Daniela Tardani (condannata a 6 anni e 4 mesi di reclusione). All’interno della comunità vigeva una severa disciplina di separazione dei sessi, i rapporti omosessuali erano promossi mentre i legami affettivi e familiari osteggiati in ogni modo.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/06/25/news/cassazione_sul_forteto_fiesoli-260185537/?fbclid=IwAR2PzGzzth2Hc2mt5Qm9MbvhwT-qoqF9cGQkliG3Ac8TTrns5piBybw1bco

  • Firenze, pena dimezzata in appello all’ex prete condannato per pedofilia

    Firenze, pena dimezzata in appello all’ex prete condannato per pedofilia

    Sconterà due anni e due mesi Paolo Glaentzer, che fu trovato in auto nel luglio 2018 mentre abusva di una bambina di 10 anni

    Pena dimezzata in appello per l’ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Il tribunale di Firenze lo ha condannato a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione per aver commesso violenze sessuali su una bambina. L’ex parroco di San Rufignano a Calenzano che nel luglio 2018 fu trovato in auto mentre abusava di una bimba di dieci anni. Il sacerdote 72enne, ridotto allo stato laicale dalla curia dopo la prima condanna di un anno fa, ha beneficiato delle attenuanti generiche, che i giudici hanno ritenuto prevalenti sull’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio delle funzioni di ministro di culto. Ai genitori della piccola, invece, il collegio presieduto da Maria Teresa Scinicariello ha riconosciuto una provvisionale di risarcimento da 2.500 euro ciascuno.

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote.

    Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2020/06/23/news/firenze_pena_dimezzata_in_appello_all_ex_prete_condannato_per_pedofilia-260000159/?fbclid=IwAR2V0Ypp9LfGZBpPaIFliNTjxJ9e-Rp1qvCozC4ltr_kcWJZ90Nw6hhHIck

  • In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

    La corte d’Appello ha dimezzato la condanna a Paolo Glaentzer, l’ex parroco di San Rufignano a Sommaia a Calenzano, oggi settantaduenne, arrestato il 23 luglio 2018 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni, figlia di suoi parrocchiani, con la quale fu sorpreso in macchina. Oggi, martedì 23 giugno, i giudici di secondo grado hanno ridotto la pena da 4 anni e 4 mesi a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per effetto del riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante. L’Appello ha ampliato il ventaglio della parte civile: confermata la provvisionale di 50mila euro alla bambina, assistita dall’avvocato Olivia Nati nominata dal curatore speciale (la piccola non vive più in famiglia ma in una struttura protetta) e riconosciuta una provvisionale di 2.500 euro a ciascuno dei genitori che, invece, in primo grado erano stati esclusi dal risarcimento. Legittimati al risarcimento anche l’Arcidiocesi di Firenze e il Comune di Calenzano che però, come già stabilito dal tribunale di Prato, dovranno avanzare le proprie richieste in sede civile.

    L’ex sacerdote, difeso dall’avvocato Salvatore Bottiglieri, dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco, fu arrestato dai carabinieri chiamati da alcuni passanti che lo notarono chiuso in macchina insieme alla bambina in atteggiamenti intimi. “Ritengo la condanna non parametrata alla gravità dei fatti e alla veste dell’imputato – il commento dell’avvocato Nati – si tratta, secondo me, di una pena non congrua. Come parte civile devo anche esprimere soddisfazione rispetto alla conferma dei risultati economici conseguiti in primo grado in favore della minore e disappunto per non aver avuto la possibilità di discutere la posizione dei genitori. Ora aspettiamo che il tribunale dei Minori concluda il procedimento di revoca della potestà genitoriale”.

    Glantzer conosceva la bambina fin dalla più tenera età. Le indagini ricostruirono che frequentava regolarmente la casa dei suoi parrocchiani che qualche volta aveva aiutato a superare le difficoltà economiche. Interrogato, disse che altre volte si era appartato con la bambina e che era sempre stata lei a prendere l’iniziativa; disse anche di credere che in realtà la minore fosse più grande dei suoi appena 10 anni. L’ex sacerdote fu messo agli arresti domiciliari. L’inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai si concluse con il processo e con l’allontanamento della bimba e degli altri fratelli ancora minorenni dalla casa dei genitori. I servizi sociali trovarono una sistemazione in una casa protetta ed è lì che la bambina si trova ancora adesso.

    In Appello dimezzata la pena al prete pedofilo: due anni e due mesi per aver violentato una bambina

  • Prete condannato per violenza su bimba, oggi la sentenza d’appello per don Paolo Glaentzer

    Prete condannato per violenza su bimba, oggi la sentenza d’appello per don Paolo Glaentzer

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano

    Firenze, 23 giugno 2020 – Si celebra oggi a Firenze il processo di appello contro l‘ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza è prevista in serata. A seguito della condanna di primo grado padre Glaentzer è stato dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco.

    Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote. Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti.

  • Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

    Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

    Il “fondatore”, un 23enne russo residente in Toscana, l’aveva chiamata Congrega del diavolo-vampiro. Nulla di goliardico, purtroppo. Al momento ci sono, infatti, sette vittime accertate. Ma possono essere la punta dell’iceberg.

    Ecco i nuovi sviluppi nell’inchiesta della Dda fiorentina e della squadra anti sette della questura di Firenze sulla congrega del  diavolo-vampiro. La presunta setta satanica – con base nella provincia di Prato – era guidata da un ragazzo russo di 23 anni. Secondo le accuse, si praticavano rituali esoterici e abusi sessuali anche su minori.

    Nuovi sviluppi in Toscana

    Oltre alle 4 vittime individuate durante i primi accertamenti, culminati con le perquisizioni della scorsa settimana, altre tre persone si sono presentate negli uffici della questura di Firenze, riferisce “La Repubblica”, per denunciare abusi e ricatti psicologici: testimonianze drammatiche, durante le quali le vittime si sono mostrate terrorizzate per le possibili ritorsioni del giovane leader (al momento l’unico indagato con le accuse di riduzione in schiavitù e violenza sessuale) e degli altri membri della setta. In attesa di raccogliere nuove testimonianze – una ventina le persone che hanno preso contatto con la questura negli ultimi giorni – la squadra mobile è ora al lavoro per cercare riscontri alle nuove accuse.

    Il diavolo-vampiro trovava le vittime sul web

    Secondo quanto emerso il cittadino russo, studente universitario, agganciava i potenziali adepti sui social network. Li suggestionava convincendoli di essere dei prescelti e li legava a sé con un patto di totale obbedienza, ricorrendo a trucchi di magia per persuaderli dei propri poteri o a messinscene come fingere di farsi uccidere da due complici per poi resuscitare. Durante i rituali, scrive nel decreto di perquisizione il sostituto procuratore della Dda fiorentina Angela Pietroiusti, dava morsi sulle braccia delle vittime “causando dolori persistenti e cicatrici”.

    Dietro il diavolo-vampiro uno stupratore

    Si presentava come un diavolo-vampiro. Diceva di morderli per “aumentare le loro potenzialità e per riattivare l’essenza di lupo mannaro e vampiro delle loro vite precedenti”. Con la scusa di recuperare i ricordi delle vite passate, faceva inalare incensi e cristalli. In quasi in tutte le occasioni gli incontri terminavano con il rituale dello “sblocco sessuale”. Un pretesto con cui ragazzi anche minorenni venivano spinti ad avere rapporti omosessuali.

    Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html