Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Firenze

  • Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Don Emanuele Dondoli, il pievano indagato per violenza sessuale aggravata, lascia la parrocchia San Lorenzo a Pietramala, nel Comune di Firenzuola. A darne notizia il suo legale Francesco Stefani: «Ha chiesto un periodo di riposo per tutelare la comunità che rappresenta e raccogliere le energie per difendersi dalle accuse contestate dalla Procura fiorentina». Una richiesta subito accolta dal cardinale Giuseppe Betori, fa sapere la Diocesi, «per garantire la serenità della comunità». Presto sarà nominato un amministratore parrocchiale per garantire l’assistenza spirituale ai fedeli e la celebrazione della messa.

    Un epilogo forse annunciato. Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta della Procura, l’arcivescovo aveva annunciato l’avvio di un’indagine canonica e la possibile sospensione del sacerdote. A far partite le indagini la denuncia di una ragazza di 19 anni. In un momento di fragilità e confusione personale, nel marzo 2018, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio e si era rivolta a don Emanuele, che conosceva da tempo. Il religioso, secondo il pm Benedetta Foti, avrebbe abusato di lei per quattro mesi. In più occasioni, don Dondoli, secondo l’accusa, l’avrebbe invitata spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino in sagrestia praticandole massaggi con un unguento e facendole credere che si trattava di «benedizioni» per liberarla dal maligno. Lei all’inizio è «incapace» di respingerlo, dirà poi la perizia psichiatrica disposta dalla Procura perché «affetta da un disturbo della personalità ansioso depressivo».

    Solo nel giugno 2018, la ragazza trova il forza di denunciarlo. La polizia sequestra nella casa del sacerdote, pc e cellulare, in cui vengono scoperte foto di donne nude, ma non pare della giovane, oltre a un’ampolla contenente il presunto unguento miracoloso. L’inchiesta ora è chiusa, ma il difensore chiederà, con incidente probatorio, una nuova perizia psichiatrica sulla giovane. «Don Emanuele è sempre stato molto isolato rispetto al presbiterio (il resto del clero, ndr). Molti anni fa decise di ritirarsi a Pietramala, di isolarsi. Quando mi è capitato di incontrarlo l’ho trovato un uomo molto affabile, ma è successo di rado, perché è un personaggio molto chiuso in se stesso».

    A spiegarlo è don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’ufficio cultura e università della Curia di Firenze, che proprio come don Dondoli fu ordinato sacerdote nel 1988. Quattro anni dopo, era il ‘92, don Emanuele diventò parroco nella pieve di San Lorenzo a Pietramala e da allora non si era più spostato da quel paesino di duecento anime. E anche se al Ponte di Mezzo i suoi coetanei che tra gli anni ’70 e ‘80 frequentavano la parrocchia della Regina della Pace, a Firenze Nova, non lo ricordano, più di un sacerdote assicura che don Dondoli si formò religiosamente in quella chiesa. «Al seminario di Firenze arrivò con la presentazione della parrocchia della Madonna della Pace, questo lo ricordo bene — racconta don Giovanni Paccosi che era qualche anno di corso davanti a lui — Era un ragazzo cordiale, poi però l’abbiamo perso di vista». Non è chiaro invece se don Emanuele fosse allievo di don Lelio Cantini, né se facesse parte dell’«esercito» del sacerdote che anni dopo sarebbe finito nello scandalo pedofilia. «Ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario — scriveva don Cantini in un dattiloscritto datato 1979 sui suoi giovani fedeli che aveva indirizzato al seminario — bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_agosto_24/prete-sotto-inchiesta-abusi-si-autosospende-parrocchia-b9ad5004-c651-11e9-9244-1c57f5139422.shtml?refresh_ce-cp

  • «Io, violentata e fotografata dal parroco»

    «Io, violentata e fotografata dal parroco»

    di STEFANO BROGIONI

    Firenze, 22 agosto 2019 – Nel telefono di don «hard» c’era un archivio di immagini hot da far invidia ai siti specializzati. Ma soprattutto c’erano le foto di quel rapporto intimo tra lui e una ragazza di 19 anni con disturbi di personalità, oggetto di una denuncia alla polizia. «Violenza sessuale aggravata», contesta la procura: così la Chiesa fa i conti con un nuovo scandalo. A prescindere da quelli che saranno i risvolti penali dell’indagine, appena conclusa, dai magistrati di Firenze.

    Siamo nell’Alto Mugello. Lassù, in cima all’appennino tosco-emiliano, don Emanuele Dondoli, 58 anni, prete da 31, governa le anime di diverse parrocchie. Ed è lassù che nei mesi scorsi ha bussato all’improvviso la polizia. Squadra mobile, roba seria: sventolando un decreto del magistrato, si sono presi gli apparecchi del parroco, perché qualche giorno prima, in questura, una delle sue fedeli, accompagnata dai genitori, aveva fatto una denuncia contro di lui.

    «Il prete ha approfittato di me», dice la ragazza agli inquirenti. Racconta di essersi avvicinata a lui in un momento di «fragilità, disorientamento, confusione personale». Pensava di essere posseduta dal demonio, invece il diavolo si era impossessato di chi, con un unguento, le diceva che la stava benedicendo dopo averla fatta spogliare. Ed essersi spogliato anche lui.

    E la prova, oltre che nelle parole a verbale, si è cristallizata nella perquisizione: gli scatti che il don ha scattato durante la loro intimità. E in effetti nello smartphone di don «hard», le foto c’erano davvero. Assieme a una collezione di immagini «amatoriali» di signore mature che faranno storcere la bocca ai suoi superiori. Anche se di denunce, è bene precisarlo, ce n’è soltanto una. E l’iter giudiziario è tutto da definire. Nei giorni di Ferragosto, l’ufficio diretto da Giuseppe Creazzo ha recapitato a don Dondoli l’avviso di conclusione delle indagini. La violenza sessuale è aggravata, secondo il pubblico ministero, proprio dal disturbo che affligge la giovane, assistita dall’avvocato empolese Elisabetta Renieri, «incapace» di esprimere il suo dissenso a tali atti «hot». Incapacità sancita da una consulenza, firmata dal dottor Rolando Paterniti, luminare di psichiatria forense. In pratica, stando alle perizie, la ragazza non è in grado di dire sì o no a un rapporto sessuale. Chi si approccia a lei compie un abuso. E figuriamoci se questi è il prete del paese; il quale avrebbe approfittato, dice il pm, delle condizioni di «inferiorità psichica» della ragazza.

    Ma è proprio su questo terreno che si combatterà l’imbarazzante battaglia giudiziaria. Il difensore del religioso, l’avvocato Francesco Stefani, pensa a un incidente probatorio, mirato a ribaltare la «verità» psichiatrica del consulente del pm. Resta comunque l’aspetto morale riguardo alla condotta di un prete, a cui una fedele si era affidata per risolvere il suo malessere. Ma questo non interessa la procura.

  • Scandalo a Firenzuola: giovane racconta di essere stata violentata dal prete

    Scandalo a Firenzuola: giovane racconta di essere stata violentata dal prete

    Ancora uno scandalo sessuale che sconvolge la chiesa fiorentina.Il parroco di Firenzuola, don Emanuele Dondoli, è accusato di aver abusato sessualmente di una 19enne con problemi psichici. Ci sarebbero anche delle foto che immortalano i momenti di intimità tra i due. La notizia è stata rivelata questa mattina dal quotidiano la Nazione.

  • PERUGIA: archiviazione per don Lucio Gatti; il racconto delle vittime inquinato da una volontaria

    PERUGIA: archiviazione per don Lucio Gatti; il racconto delle vittime inquinato da una volontaria

    Il GIP del tribunale di Perugia Piercarlo Frabotta, ha ordinato l’archiviazione dei due procedimenti penali per abuso di minore a carico di don Lucio Gatti, che già nel 2014 patteggiò una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso gestiva.

    Nelle cinque pagine di ordinanza, il GIP articola ampliamente il perché i due querelanti (all’epoca infra quattordicenni) non sarebbero attendibili e in più parti dell’ordinanza riconduce al contatto tra i due querelanti e una volontaria di una associazione perugina (già coinvolta nella precedente indagine in cui don Gatti patteggiò) che avrebbe potuto indurre o quanto meno inquinare il racconto reso dai due querelanti, rendendoli così inattendibili.

    NOTA: L’Associazione Rete L’ABUSO, che è intervenuta in un secondo tempo in sostegno dei due querelanti (in virtù degli imprescindibili obbiettivi statutari) fornendo per quanto possibile, tramite l’impegno degli avvocati Cristiano Baroni e Leonardo Francesconi del Foro di Firenze, tiene a precisare la sua più totale estraneità all’influenza della “volontaria” sottolineando che non appartiene all’Associazione Rete L’ABUSO.

    Francesco Zanardi

  • FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

    Il castello degli orrori: così viene chiamato “Il Forteto”. A parlarne oggi a La Vita in Diretta una vittima: Sergio Pietracito a 18 anni è entrato nella cooperativa per lavorare all’interno dell’azienda agricola. «Tutti i giorni erano uguali. Si lavorava dalla mattina alla sera. C’era una netta separazione tra uomini e donne, non ci si poteva guardare. E i rapporti dovevano essere solo omosessuali». E i proventi del lavoro andavano alla cooperativa. C’è poi un aspetto molto delicato, quello degli affidi. Il Tribunale dei minori li affidava all’azienda agricola. E su questo c’è una commissione d’inchiesta parlamentare. «Al Forteto sono entrati molti minori, circa 86, e alcuni anche dopo la condanna a Rodolfo Fiesoli». Sul “profeta” dice con rammarico: «È libero grazie ad un cavillo in attesa della Cassazione». Sergio Pietracito, presidente dell’associazione Vittime di Forteto, parla anche di famiglie che vendevano i propri figli inventando reati. Le violenze non venivano risparmiate a nessuno: «Ribellarsi voleva dire scappare, come ho fatto io». (agg. di Silvana Palazzo)

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ

    Per circa un trentennio all’interno della cooperativa “Il Forteto” furono commessi abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili. Quelle persone che il Tribunale dei minori aveva affidato alla comunità, associata ad un’azienda agricola, sono diventate vittime di un caso che oggi torna d’attualità. Una commissione parlamentare dovrà capire perché quella comunità sia stata accreditata come interlocutore istituzionale, nonostante provvedimenti giudiziari per abusi sessuali commessi al suo interno. «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia», aveva dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede annunciando la svolta in conferenza stampa. Lo stesso Guardasigilli ha affrontato personalmente la questione: appena entrato in parlamento presentò una mozione, poi respinta dal governo nel 2015. Ma non è questo l’aspetto più incredibile di questa vicenda. E lo sa bene Bonafede: «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto».

    COMMISSIONE PARLAMENTARE SU ABUSI FORTETO

    Un aspetto che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiega con una metafora: «Lo Stato accompagnava le vittime sulla soglia del cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse». Per il Guardasigilli però c’è ancora molto da fare per fare piena luce sulla vicenda. A lavoro il commissario della struttura, l’avvocato Jacopo Marzetti, e la commissione d’inchiesta. Fondata negli anni ’70, la cooperativa “Il Forteto” era una delle principali comunità di recupero per minori provenienti da famiglie disagiate. Con gli anni è finita al centro di vicende giudiziarie, anche con condanne. Nonostante ciò ha proseguito la sua attività. Dopo una prima condanna del fondatore Rodolfo Fiesoli nel 1985, l’attività continuò e sulla vicenda si divise anche la magistratura. La “protezione” di Fiesoli cadde nel 2011 quando fu arrestato di nuovo per violenza sessuale su minori. La Procura di Firenze riprese a scavare negli orrori della comunità, del resto erano coinvolti anche collaboratori. Ma a seguito di una sentenza della Cassazione del 5 luglio scorso ci fu la scarcerazione di Rodolfo Fiesoli. Ora le vittime tornano a chiedere nuovamente giustizia.

    FORTETO, VIOLENZE E ABUSI NELLA COMUNITÀ/ “Vi racconto il castello degli orrori”

  • Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    Forteto: Fiesoli assolto per lesioni e minacce

    “Assieme ad altri ex componenti della comunità di Vicchio”

    Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità il Forteto, è stato assolto per lesioni e minacce nei confronti di uno dei membri della comunità. E’ stato assolto assieme ad altri tre membri del Forteto accusati di aver aver picchiato uno dei fondatori, dopo che aveva preso le difese di un ragazzo che gli era stato affidato.

    Il processo è stato svolto dal giudice di pace e si tratta di uno dei procedimenti paralleli a quelli per abusi sessuali.

    Dopo la sentenza definitiva della Cassazione l’ex guru era stato condannato alla pena di 15 anni e 10 mesi per abusi commessi su minori ospitati dalla comunità. Nonostante sia stato condannato dalla Cassazione la Corte d’Appello, secondo la decisione dei giudici della Suprema Corte, ha dovuto rideterminare la pena per uno dei capi d’imputazione.

    Si è quindi tenuto un ulteriore processo che accusava Fiesoli di aver abusato di un ragazzino affidato alla comunità: in questo caso è stato condannato a 8 anni di reclusione.

    Ancora la Cassazione deve fissare l’udienza sui ricorsi per quest’ultima pronucnia della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo Fiesoli è in libertà. Vive ad Aulla, in una residenza per anziani dove è stato rintracciato da Il Sito di Firenze.

    Cosa succedeva al Forteto

    Come emerso dai processi Fiesoli adottava una vera e propria strategia psicologica per soggiogare i membri del Forteto: l’allontanamento dalla famiglia d’origine, far credere che tutto ciò che fosse al di fuori della comunità fosse sbagliato, l’annullamento della propria sessualità (soprattutto nelle donne), l’ammissione pubblica della propria omosessualità. Tra i suoi metodi di controllo c’erano i “chiarimenti”, incontri in cui Fiesoli metteva in riga i membri della comunità che secondo lui si discostavano dal suo credo, facendogli fare confessioni pubbliche di pensieri personali.

    Al Forteto sono passati almeno 80 bambini affidati dal tribunale dei minori alle famiglie che abitavano nella comunità.

    https://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-fiesoli-assoluzione-lesioni-minacce.html

  • Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il guardasigilli in visita alla cooperativa commissariata dal governo e legata alla comunità per minori che per anni è stata teatro di violenze psicologiche e sessuali: «Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare: mai più»

    «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dà così il senso della sua visita al Forteto, la cooperativa agricola commissariata dal governo legata alla comunità per minori teatro di atroci violenze sessuali e psicologiche.

    «Sto vivendo uno dei momenti più emozionanti da quando sono ministro della Giustizia — ha aggiunto Bonafede — È una vicenda che ho conosciuto sei anni fa al momento del mio ingresso in Parlamento». Bonafede ha ripercorso le tappe del suo impegno sulla vicenda quando presentò una mozione, poi respinta, dal governo nel 2015. «La cosa bella — ha continuato — è che quella mozione non era firmata soltanto dal M5S ma da tutte le forze politiche esclusa quella che, al momento, governava. Una mozione senza colori politici perché su questa vicenda che riguarda abusi fisici e mentali su bambini che venivano accompagnati dallo Stato dentro il Forteto, non ci può essere colore politico». Quando la mozione venne respinta «ho scoperto in tutta la sua mostruosità quanto può essere cinica la politica quando decide di proteggere quanto non può essere protetto secondo un comune senso di umanità».

    «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto — ha continuato Bonafede — Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse, il mio impegno è perché cose come queste non avvengano più». Bonafede ha poi ricordato la recente istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto: «C’è ancora da lavorare per fare piena luce».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_aprile_01/ministro-bonafede-forteto-lo-stato-chiede-scusa-vittime-2c58e196-549b-11e9-9655-924d4f9553a6.shtml

  • Arezzo, in appello pena dimezzata per l’ex sacerdote accusato di abusi sulle adepte della comunità

    Arezzo, in appello pena dimezzata per l’ex sacerdote accusato di abusi sulle adepte della comunità

    Per la Corte non c’è stata la riduzione in schiavitù.  Mauro Cioni condannato a 8 anni per violenza sessuale. In primo grado erano 15

    di GERARDO ADINOLFI

    Niente riduzione in schiavitù, ma maltrattamenti. Che, essendo stati commessi in anni lontani, sono ormai prescritti. Ci sono invece le violenze sessuali, anche se non tutte sono state riconosciute. Per questo motivo l’ex sacerdote Mauro Cioni si è visto dimezzare la pena dalla Corte d’assise d’appello di Firenze. In primo grado aveva avuto 15 anni, ora è stato condannato a 8. La pg aveva invece chiesto la conferma della condanna.

    Ma la Corte ha deciso diversamente. La vicenda prese avvio nel convento di Montecchio dove Cioni aveva dato vita a una comunità religiosa che aveva diretto per circa due decenni prima come sacerdote poi, una volta uscito dalla chiesa, come una sorta di ‘santone’. Secondo l’accusa l’ex sacerdote, difeso dagli avvocati Luca Bisori e Valeria Valignani, avrebbe guidato la comunità utilizzando metodi violenti. Nella comunità si sarebbero consumati anche abusi sessuali nei confronti delle adepte. Ma mentre per la Corte d’Assise i fedeli vivevano in una condizione di sudditanza psicologica che sarebbe sfociata in schiavitù, per la Corte d’Assise d’appello la riduzione in schiavitù non c’era, così il reato è stato derubricato in maltrattamenti, finiti prescritti.

    https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/03/20/news/arezzo_in_appello_pena_dimezzata_per_l_ex_sacerdote_accusato_di_abusi_sulle_adepte_della_comunita_-222097436/

  • Don Paolo, in auto con una bambina: “Prendeva lei l’iniziativa”

    Don Paolo, in auto con una bambina: “Prendeva lei l’iniziativa”

    Don Paolo Glaentzer, ex prete della chiesa di San Rufignano, a Sommaia di Calenzano, tra Prato e Firenze, è stato condannato a quattro anni e quattro mesi per aver commesso violenza sessuale su una bambina di dieci anni. Il sacerdote, attualmente ai domiciliari, è stato interdetto dai pubblici uffici e il Giudice ha imposto l’interdizione perpetua dal frequentare istituti e scuole dove sono presenti minori di 18 anni.

    Il fatto risale al 23 luglio 2018. Don Paolo Glaentzer era in macchina in un parcheggio vicino ad un supermercato, a Calenzano, in una strada buia con i lampioni fulminati, in mezzo a dei grandi palazzi. Un uomo, insospettito dalla presenza di una bimba chiusa nella macchina con Don Paolo Glaentzer, si è avvicinato e ha dato l’allarme. Don Paolo Glaentzer è stato sorpreso in flagrante e arrestato all’istante dai Carbinieri, sopraggiunti sul posto, con l’accusa di violenza sessuale su un minore.

    Durante l’interrogatorio il prete ha confessato tutto. Don Paolo Glaentzer ha ammesso che la bambina era seguita da anni dagli assistenti sociali e che non era la prima volta che si appartava con il parroco. Inoltre ha dichiarato che per lui era una “relazione affettiva” e che ha preso sempre lei l’iniziativa. Per la prima volta nella storia della Santa Chiesa, la Diocesi di Firenze si è costituita parte civile. L’avvocato di quest’ultima, Paolo Ghetti, ha spiegato che “è la prima volta che un’arcidiocesi decide di costituirsi parte civile contro un proprio prelato”.

    Il Procuratore Capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, sostiene fermamente che l’episodio “è un chiaro segnale di presa di coscienza della chiesa sulla pedofilia, grazie anche alle iniziative di Papa Francesco”. Il legale di Don Paolo Glaentzer, invece, ha abbandonato il Tribunale prima ancora della lettura della sentenza, senza rilasciare alcuna dichiarazione.

    Eppure, tempo fa, Don Paolo aveva detto al parrocchiano di Calenzano di non aver mai fatto nulla di male.“Si, mi sono apparato, è successo, ma parlavamo. Il problema è che i giornali ingigantiscono, non ho mai fatto nulla di male, è questa la verità”. La verità, invece, è che ora il prete ora dovrà risarcire il Comune di Calenzano e l’arcidiocesi di Firenze, oltre a scontare la sua pena in carcere.

    https://www.leggilo.org/2019/03/07/chiesa-pedofilia-condanna-parroco/

  • Pedofilia: condannato a 5 anni di carcere don Paolo Glaentzer. Sorpreso in auto con bimba di 10 anni

    Pedofilia: condannato a 5 anni di carcere don Paolo Glaentzer. Sorpreso in auto con bimba di 10 anni

    Quattro anni e quattro mesi di carcere: è la condanna emessa dal Tribunale di Prato per don Paolo Glaentzer, l’ex prete della chiesa di San Rufignano a Sommaia di Calenzano (Firenze), imputato in un processo in rito abbreviato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Il gup ha stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. Nessun risarcimento, invece, per i genitori della bambina. La Procura di Prato aveva chiesto 5 anni.

    Don Glaentzer è stato tratto in arresto il 23 luglio 2018 e si trova agli arresti domiciliari. Era stato sorpreso da un passante mentre di sera era in auto insieme a una bimba: il passante aprì uno sportello della vettura e fece allontanare la bimba. Seguì un parapiglia, altri passanti vennero a colluttazione col prete. La situazione venne interrotta con l’arresto del sacerdote da parte dei carabinieri fatti intervenire nel frattempo.

    Negli scorsi mesi le indagini hanno tentato di fare luce su altre eventuali violenze del sacerdote ai danni di altri minori. Nessun caso è però emerso e il prete  ha ‘candidamente’ confermato – durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip – tre/quattro episodi nei confronti della stessa bambina (“credevo che la ragazza avesse 14-15 anni”, è stata la sua difesa). Fin dall’inizio della terribile vicenda, si erano accesi i riflettori sulla famiglia della vittima, una famiglia disagiata, con problemi anche economici, seguita dai servizi sociali e a cui erano stati allontanati già i figli per ‘incapacità genitoriale’. Dopo aver riottenuto l’affidamento, però, nel gennaio del 2018 le autorità avevano riportato l’attenzione sulla famiglia della bimba chiedendo di nuovo l’allontanamento dei tre minori. La richiesta sarebbe stata al vaglio del tribunale dei minori quando don Paolo Glaentzer è stato sorpreso in macchina con la bimba da un residente insospettitosi dopo aver visto i due allontanarsi nel buio alle 22. Il padre della piccola ha raccontato di non essersi mai reso conto che il sacerdote, da sempre presente in casa sua, avesse molestato la sua figlia.

    https://www.fanpage.it/pedofilia-condannato-a-5-anni-di-carcere-don-paolo-glaentzer-sorpreso-in-auto-con-bimba-di-10-anni/