Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Firenze

  • «Al Forteto condotte aberranti». Così i giudici inchiodano Fiesoli

    «Al Forteto condotte aberranti». Così i giudici inchiodano Fiesoli

    Le motivazione alla sentenza d’Appello che ha condannato il Profeta

    di AMADORE AGOSTINI

    Firenze, 18 novembre 2018 – Ci sono aspetti della vicenda del Forteto che non potranno mai essere dimenticati. Ci sono domande che la gente si fa e si farebbe ancor di più se leggesse ogni riga delle migliaia di carte processuali di questa dolorosissima storia.

    Intanto, con un certo anticipo rispetto alla scadenza dei 30 giorni richiesti, la terza sezione penale della Corte d’Appello, ha depositato l’ultima sentenza sulla vicenda, quella voluta dalla Corte di Cassazione. La relatrice e presidente del collegio, la giudice Paola Masi, ha messo una pietra tombale sulla sorte di Fiesoli e sodali. Sessantuno pagine per spiegare, accogliendo le istanze della Suprema Corte, i 14 anni e 10 mesi infilitti al guru Fiesoli, i 6 anni e 4 mesi per Daniela Tardani. Il collegio infine ha accolto il concordato raggiunto da Luigi Serpi, Maria Francesca Tardani, Elena Tempestini e Mariella Consorti a 2 anni.

    Non senza fatica con la sospensione condizionale della pena.

    Scrive infatti la giudice Masi: «La lunga durata del reato commesso, la palese intensità del dolo, la gravità di aver agito con abuso di autorità, la mancanza di gesti di resipiscenza nonchè il fatto che simili condotte siano state tenute anche nei confronti di altre vittime, anche se i relativi reati sono stati dichiarati prescritti, sono parametri che dimostrano una rilevante inclinazione a delinquere… però la comunità del Fiesoli è venuta meno e le inchieste hanno dimostrato in modo indiscutibile il carattere aberrante delle teorie e delle condotte che venivano tenute all’interno di essa». Ma, spiega il giudice, si può fondatamente ritenere che gli imputati ammessi al concordato abbiano commesso reati solo perché inseriti in quel contesto e che abbiano compreso, cessato il rapporto con Fiesoli, la natura dei loro reati. Che non ripeteranno.

    Dunque la vicenda, depurata da tutte le prescrizioni possibili, applicate con cura e scrupolo tutte le pene scevre da aggravanti, accolte le doglianze della difesa di Fiesoli, è finita. Restano comunque, a un lettore della strada, al di là degli artifici legali, una domanda e una sensazione orrida. La domanda è: come hanno fatto a finire nelle mani dell’orco bambini di 5 e 7- 8 anni? La sensazione invece pervade di tristezza: in quella setta il pensiero fisso era l’omosessualità, non come scelta libera, ma nel suo aspetto più putrido. Le donne, Fiesoli, le definiva «impure» e «puttane». E questo è in sentenza.

  • Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Lady Radio svela il cambio nella cooperativa. Donzelli: “Il governo deve commissariare con urgenza”

    Il Presidente del Forteto Ferdinando Palanti avrebbe affidato “deleghe pesanti” a due consiglieri del Cda che al processo in tribunale a Firenze hanno difeso la comunità. E’ quanto emerso dalla ricostruzione dell’emittente radiofonica Lady Radio, sulla quale ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Al Forteto sta succedendo ancora una volta qualcosa di inquietante“.

    “Personaggi tutt’altro che discontinui rispetto a Fiesoli, che sappiamo avere ancora un’influenza importante nella cooperativa – ha sottolineato – avrebbero ripreso in mano direttamente il potere. Lo stesso Presidente Palanti avrebbe affidato compiti pesanti al vicepresidente Francesco Rotini e al consigliere Alberto Bianco, che al processo hanno difeso la comunità e minimizzato sulle allucinanti regole che hanno reso quel luogo una setta. Se le notizie saranno confermate si tratta di fatti gravissimi che il governo ha il dovere di verificare subito per intervenire e commissariare con urgenza la struttura”.

    “Palanti, dalla sua elezione a presidente nel giugno 2015 – prosegue Donzelli – fu chiamato a portare al Forteto la ‘discontinuità‘ rispetto al passato, intenzione che ha ribadito egli stesso nel febbraio 2016 durante la visita della Commissione d’inchiesta al Forteto. Quanto apprendiamo oggi mette il sigillo definitivo sul fallimento di questo obiettivo: oggi Palanti si rifiuta persino di rispondere ai giornalisti”.

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”
    „”Su una vicenda così delicata e anche per la tutela delle persone che lavorano al Forteto è necessaria una trasparenza che oggi non c’è. Quello che sta succedendo è gravissimo: chi ancora difende questa governance della cooperativa, e quindi nega la necessità del commissariamento per una reale rottura  – conclude Donzelli –  si assuma la responsabilità di non volere alcun cambiamento rispetto a chi ha guidato il Forteto negli anni bui degli abusi“. “
    http://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-cooperativa-presidente-fiesoli.html?fbclid=IwAR0PyUPhORtoxjdXDLGNdO-3zDHIy5sRU1B69uPd3yu3ZOfI_dKV-R32kx8
  • Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

    Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

    “La nuova condanna comminata a Rodolfo Fiesoli per gli orrendi abusi perpetrati ai danni di minori collocati in affido all’interno della comunità Il Forteto del Mugello, in provincia di Firenze, non è che l’ennesima conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto anche in ordine all’esistenza di un ”sistema Forteto” e sul fatto quella comunità avesse, come ancora ha, la natura di una setta. Per questo non posso che rinnovare l’invito alla maggioranza Lega e M5S affinché consenta la rapida attivazione della commissione d’inchiesta parlamentare che io stesso ho richiesto calendarizzando la mia proposta di legge”.

    Lo afferma il Vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera Stefano Mugnai all’indomani del riconteggio della pena per il leader della comunità Rodolfo Fiesoli da parte della Corte d’Appello di Firenze, un secondo passaggio frutto del rinvio della Cassazione disposto nel dicembre 2017.

    “Rodolfo Fiesoli all”interno del Forteto si faceva chiamare ”Il Profeta”. Già questo crea una cornice suggestiva per inquadrare il contesto”, sottolinea Mugnai che segue la vicenda Forteto fin dal 2012 quando, come consigliere regionale della Toscana, ebbe a presiedere la prima commissione regionale di inchiesta quella che portò alla luce il sistema di violenze e abusi praticato all’interno di quella che anche la magistratura avrebbe in seguito bollato come comunità-setta, esprimendo condanne fino al terzo grado di giudizio.

    “Questo nuovo pronunciamento da parte della Corte d”Appello fiorentina – commenta Mugnai – cristallizza proprio il ”sistema” laddove qualifica il reato di violenza sessuale di gruppo. Al Forteto esisteva attorno a Fiesoli una sorta di ”cerchio magico” di chi se non abusava favoriva il perpetrarsi degli abusi, o taceva, o girava il capo. Una setta su cui ancora dovremo tanto scavare anche a livello parlamentare. Chiedo che ci si affretti”.

    Forteto: Mugnai (Fi), nuova condanna a Fiesoli conferma l’esistenza di una setta

  • Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Il processo Forteto, Fiesoli condannato a quattordici anni e dieci mesi nel nuovo appello

    Firenze, il caso degli abusi sessuali all’interno della comunità mugellana. La difesa: “Faremo ricorso in Cassazione”

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Rodolfo Fiesoli è stato condannato a 14 anni e 10 mesi per i casi di abusi sessuali nella struttura mugellana del Forteto. Lo ha deciso la Corte d’appello di Firenze. Si è trattato del “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioè quello più grave.

    Il procuratore generale Bocciolini aveva chiesto 17 anni, con il ripristino della pena inflitta in primo grado. L’avvocato difensore di Fiesoli, ricordando la sua età, 77 anni, aveva chiesto una pena “che non lo condannasse di fatto all’ergastolo“.

    L’altra imputata, Daniela Tardani, è stata condannata a 6 anni e 4 mesi. La Corte d’appello ha inoltre accolto quattro concordati a due anni di pena di altrettanti imputati di maltrattamenti, persone appartenuta alla comunità del Forteto. Altri 4 imputati, membri della comunità mugellana, hanno patteggiato una pena di due anni.

    Rodolfo Fiesoli, al centro di varie inchieste e condanne per maltrattamenti e violenza sessuale, è stato scarcerato l’8 luglio scorso a seguito di una decisione della Cassazione del precedente 5 luglio, dopo un ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Lorenzo Zilletti. «Attenderemo le motivazioni e presenteremo ricorso per Cassazione», ha detto il legale di Fiesoli dopo la lettura della sentenza. Le motivazioni saranno depositate fra trenta giorni.

    Fiesoli era stato condannato a 15 anni e 10 mesi, ma la Cassazione aveva stabilito che dovesse scontare un residuo di pena di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni.

  • Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Forteto, chiesti 17 anni e mezzo per Fiesoli

    Si celebra il nuovo processo processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione

    Firenze, 26 ottobre 2018 – Il procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto 17 anni e mezzo per Rodolfo Fiesoli, il “profeta” della comunita’ del Forteto accusato di abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti sugli ospiti della comunità di Vicchio (Firenze) di cui era il capo.

    Si sta infatti celebrando il “nuovo” processo d’appello dopo il rinvio disposto dalla Cassazione per un ricalcolo della pena complessiva che scaturisce da una diversa valutazione del reato “base”, cioe’ quello piu’ grave.

    L’accusa ha chiesto anche 6 anni e 10 mesi per l’altra imputata, Daniela Tardani, accusata di violenza sessuale di gruppo con Fiesoli. In pratica, il pg Bocciolini ha chiesto di ripristinare la pena inflitta in primo grado ai due imputati, togliendo due mesi a Tardani per un episodio nel frattempo prescritto.

    Altri imputati minori, membri della comunità mugellana capeggiata da Rodolfo Fiesoli, hanno avanzato istanza di concordato, ‘patteggiando’ una pena di due anni. Non è presente nessuno degli imputati mentre sono in aula, tra il pubblico, alcune vittime. Il processo prosegue nel pomeriggio con le arringhe dei difensori. In apertura di processo, è stata sollevata un’eccezione, rigettata dalla Corte d’appello, su un difetto di notifica dell’udienza all’imputato Fiesoli.

  • Violenza su minore: Fiesoli condannato a otto anni

    Violenza su minore: Fiesoli condannato a otto anni

    Il fondatore della comunità “Il Forteto” è stato processato con rito abbreviato

    Firenze, 25 settembre 2018 – Otto anni di carcere: questa la condanna inflitta a Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità di recupero Il Forteto in Mugello, nel processo con rito abbreviato che lo ha visto imputato a Firenze con l’accusa di violenza sessuale nei riguardi di un minore ospite della comunità.

    Il procedimento ha riguardato lo stralcio relativo alle accuse di un giovane teste, presunta vittima di violenze emerse nel corso del processo principale sul Forteto, che ha portato alla condanna di Fiesoli per maltrattamenti e violenza sessuale.

  • Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

    Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

    di Giacomo Salvini

    A Fabbriche di Casabasciana tutti conoscono la storia di don Paolo Glaentzer, eppure nessuno sa precisamente dove stia. Ma non è difficile arrivarci: la piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca è un insieme di stradine laterali alla statale Brennero che porta alle montagne dell’Abetone (Pistoia) e la villetta dove abita l’ex prete di Calenzano, arrestato a fine luglio per aver molestato una bambina di 10 anni, si trova proprio lungo una di queste. Dall’altra parte della carreggiata, a poche decine di metri di distanza, c’è una scuola dell’infanzia frequentata dai bambini del paese. “Proprio qui, accanto a una scuola, dovevano farlo venire?”, si chiede con la garanzia dell’anonimato un residente del paese. Don Glaentzer da un mese a questa parte è barricato in casa: non risponde ai giornalisti e non può uscire, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri della stazione di Bagni di Lucca che ogni tanto si affacciano in paese.

    Ma questo non basta a tranquillizzare gli abitanti: molti di loro hanno firmato una petizione per allontanarlo da Casabasciana e chiedere al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di accettare la richiesta della Procura e mandarlo in carcere. “Chi commette questi atti deve scontare la pena prevista dalle legge, senza attenuanti legate all’età o al ruolo che riveste”, si legge nella petizione a cui hanno aderito ben 56mila persone.

    Don Glaentzer, ex parroco della chiesa di Sommaia a Calenzano (Firenze), lo scorso 23 luglio era stato trovato seminudo nell’abitacolo della sua macchina, a Calenzano, con una bambina di 10 anni con la maglietta e i pantaloni abbassati. Ai magistrati della Procura di Prato che lo avevano accusato di violenza sessuale aggravata aveva confessato: “È successo altre volte – aveva detto alla pm Laura Canovai – ma era sempre stata lei a prendere l’iniziativa”. Poi al Corriere Fiorentino aveva detto che non pensava che la bambina avesse 10 anni: “gliene davo 15”. Durante l’interrogatorio con i magistrati il parroco aveva anche dichiarato di conoscere molto bene la famiglia della bambina e di aver donato ai genitori circa 7mila euro “per le difficoltà economiche e quelle di salute in cui versava il padre”.

    La Procura per il parroco reo confesso aveva chiesto il carcere per la gravità dell’episodio ma il gip del Tribunale di Prato aveva concesso solo i domiciliari perché, nonostante ci sia il pericolo di reiterazione del reato, l’uomo è anziano e dopo aver confessato non potrà inquinare le prove né scappare. La curia di Firenze, di cui peraltro l’uomo non faceva parte, aveva preso subito provvedimenti: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, si era detto “colpito e addolorato” per la vicenda e aveva subito sospeso Don Glaentzer dall’esercizio del ministero pastorale. Dopo la decisione del giudice Francesco Pallino, sulla piattaforma Change.org è partita una petizione per allontanare l’ex prete dal piccolo paese che fino a oggi ha raccolto ben 56mila firme: “Non possiamo permettere che un cittadino, avvantaggiato dal ruolo che riveste, possa abusare di una bambina ed evitare di essere punito come previsto dalla legge!”, si legge nella raccolta firme indirizzata al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A lanciare la petizione è stato Massimiliano Vintaloro, residente a Prato (a pochi chilometri da Calenzano), che punta il dito contro la magistratura: “È stato un episodio molto grave e per un reato di questo tipo si deve andare in carcere – dice a Ilfattoquotidiano.it – A una persona comune sarebbe andata diversamente, mentre don Glaentzer, in quanto prete, ha goduto di favori che tutti noi non abbiamo. La mia petizione è stata un piccolo gesto per smuovere le coscienze, anche se credo che non farà cambiare idea al giudice”. Intanto l’ex prete rimane lì, nella sua casa di Casabasciana, a pochi metri dalla scuola materna.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/19/calenzano-prete-che-molesto-bambina-di-10-anni-vive-vicino-a-una-scuola-materna-abitanti-devono-sbatterlo-in-carcere/4636006/

  • Mons.Gaenswein, sugli abusi la voce di Benedetto XVI è rimasta inascoltata

    Mons.Gaenswein, sugli abusi la voce di Benedetto XVI è rimasta inascoltata

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Le parole di denuncia di Benedetto XVI pronunciate quando regnava contro gli abusi «sono rimaste inascoltate». Che il problema fosse sistemico e coinvolgesse anche i piani alti della Chiesa ormai era chiaro, ma stamattina, il  segretario monsignor Georg Gaenswein lo ha confermato dicendo che Ratzinger ha denunciato più volte nel corso del suo pontificato la gravità del crimine della pedofilia, definendo gli abusi del clero come un «attacco» alla stessa Chiesa dal suo interno. Evidentemente le denunce non hanno dato i frutti sperati e non da tutti sono state ascoltate.

    In un incontro alla Camera Gaenswein ha poi paragonato lo scandalo della pedofilia all’11 settembre. «Nessuno (fino ad ora) ha attaccato la Chiesa di Cristo con aerei di linea pieni di passeggeri. La Basilica di San Pietro è in piedi e così anche le cattedrali in Francia, in Germania o in Italia e continuano a rappresentare l’emblema di molte città del mondo occidentale, da Firenze a Chartres, passando per Colonia e Monaco di Baviera. E tuttavia, le notizie provenienti dall’America che ultimamente ci hanno informato di quante anime sono state ferite irrimediabilmente e mortalmente da sacerdoti della Chiesa cattolica, ci trasmettono un messaggio ancor più terribile di quanto avrebbe potuto essere la notizia dell’improvviso crollo di tutte le chiese della Pennsylvania, insieme alla Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington».

    «Dicendo questo – ha proseguito – , ricordo come se fosse ieri quando il 16 aprile 2008, accompagnando Papa Benedetto XVI proprio in quel Santuario Nazionale della Chiesa cattolica negli Stati Uniti d’America, egli in modo toccante cercò di scuotere i vescovi convenuti da tutti gli Stati Uniti: parlava chino per la profonda vergogna causata dall’abuso sessuale dei minori da parte di sacerdotì e dell’enorme dolore che le comunità hanno sofferto».

    «Ma – ha osservato Gaenswein – evidentemente invano, come vediamo oggi. Il lamento di Benedetto XVI non riuscì a contenere il male, e nemmeno le assicurazioni formali e gli impegni a parole di una grande parte della gerarchia>.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_ratzinger_vaticano_gaenswein_abusi_usa_violenze-3966729.html

  • Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Caso Forteto, il Senato dice sì alla commissione d’inchiesta bicamerale

    Approvato all’unanimità il disegno di legge

    Firenze, 11 settembre 2018 – Il Senato dice sì all’unanimità alla commissione d’inchiesta bicamerale sui fatti del Forteto, la comunità in provincia di Firenze nella quale furono commessi abusi sessuali su minori. Il disegno di legge passa a Roma con 266 sì e nessun voto contrario. “Sono convinto e lo auspico di tutto cuore che la costituenda Commissione d’inchiesta parlamentare riuscirà a chiarire le tante vicende tuttora colpevolmente oscure, legate alla sconvolgente vicenda della comunità mugellana”, dice Jacopo Alberti, consigliere regionale della Lega, già membro della Commissione d’indagine sul Forteto dell’Assemblea della Toscana.

    “Dopo anni di silenzio, il caso del Forteto è ancora una ferita aperta. È necessario accertare tutte quelle responsabilità rimaste nell’ombra attraverso l’istituzione di un’apposita commissione parlamentare di inchiesta che consentirebbe di far luce sulla terribile vicenda legata alla comunità del Forteto. Un luogo dove per 30 anni sono stati accolti minori in affidamento da famiglie con gravi problemi e dove sono stati commessi gravi abusi sessuali e violenze su minori”, dice il senatore di Fratelli d’Italia Filippo La Pietra.

    Per il caso del Forteto uno degli esponenti di spicco, Rdolfo Fiesoli, era stato condannato a quindici anni e dieci mesi.

  • DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    DON PAOLO GLAENTZER, AI DOMICILIARI PER PEDOFILIA/ Ultime notizie: la bambina è stata vittima di altri abusi?

    SILVANA PALAZZO

    Accuse di molestie e arresti domiciliari per don Paolo Glaentzer, a cui La Vita in Diretta ha dedicato un approfondimento. In studio è emersa un’indiscrezione su cui si attendono riscontri: il giornalista Simone Innocenti parla di un “interlocutore istituzionale” il quale avrebbe segnalato che la bambina potrebbe essere stata vittima di altri abusi. «Giochiamo a babbo e mamma» le avrebbe detto un altro adulto sotto compenso. Anche per questo gli inquirenti starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di un gruppo di pedofili, che però non è detto sia legato al parroco. Innocenti racconta di un terzo caso, una violenza pregressa: il fratello della bambina vittima di abusi sarebbe stato violentato da un’altra persona. Intanto don Nando Ottaviani, parroco di Coreglia, in un videomessaggio su Facebook ha dichiarato: «Un atto da condannare, l’infanzia non si tocca». Poi la richiesta di riduzione allo stato laicale: «La curia di Firenze ha sospeso don Glaentzer ma io mi auguro, da cittadino e da sacerdote, che possa essere ridotto allo stato laicale. Chi sbaglia paga. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, ma purtroppo ci sono tante mele marce nell’ambiente ecclesiastico. Sta crescendo la diffidenza da parte dei cittadini». (agg. di Silvana Palazzo)

    DON PAOLO GLAENTZER, AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER PEDOFILIA

    Non si sono spenti i riflettori a Fabbriche di Casabasciana per la presenza di don Paolo Glaentzer, il prete accusato di pedofilia ai danni di una bambina di Calenzano. In paese però sembra essere calato il silenzio dopo giorni di agitazioni e proteste. L’apprensione, scrive Il Tirreno, tornerà alta alla riapertura delle scuole, perché a pochi passi dall’abitazione in cui Glaentzer è agli arresti domiciliari c’è la fermata del pulmino. Nessuno però ora vuole più parlare, anche per non allarmare i piccoli con la paura per per “la presenza dell’orco”. Nei bar e per strada le domande sul parroco cominciano a dare fastidio. Si sottolinea invece la presenza costante dei carabinieri e di come ciò abbia portato sicurezza e tranquillità in paese. Nessuna preoccupazione neppure per le due donne che, dopo l’arresto del prete e il trasferimento a Fabbriche, avevano seguito il parroco sistemandosi in un alloggio vicino. I carabinieri comunque hanno ribadito che il parroco, sotto regime di detenzione a tutti gli effetti, non può essere avvicinato.

    COME HA REAGITO FABBRICHE DI CASABASCIANA

    La Curia non ha avuto più notizie su possibili altre destinazioni per don Paolo Glaentzer. Lo ha fatto sapere don Raffaello Giusti, parroco di Bagni. Ma continua a far discutere la petizione comparsa online per mandar via il prete accusato di abusi su una bambina di Calenzano. Non c’è certezza che abbiano partecipato alla raccolta firme persone di Fabbriche o del circondario, sebbene fosse circolata subito in paese l’idea di una petizione per far mettere Glaentzer in carcere o in una struttura della chiesa. Nei fatti, non c’è stata alcuna raccolta firme in città. La vigilanza sulla presenza indesiderata del prete, agli arresti domiciliari, è comunque alta, anche se pare che la parola d’ordine sia ora quella di evitare clamori. Questo, come dicevamo, per tutela la serenità dei bambini. Come riportato da Il Tirreno, si confida che i controlli dei carabinieri restino costanti fino a quando don Glaentzer resterà in paese. Ma il timore che il sacerdote resti a Fabbriche dopo la sentenza definitiva è forte, per questo la gente vorrebbe che la Curia valutasse la possibilità di accogliere il prete in una delle tante strutture della chiesa.