Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Abusi su due fratelli, la madre dal Papa

    Abusi su due fratelli, la madre dal Papa

    Nasce oggi il «Coordinamento nazionale delle famiglie dei sopravvissuti» agli abusi sessuali sui minori, in collaborazione con la «Rete l’abuso», fondata anni fa da Francesco Zanardi, che vuole riunire tutti i familiari che hanno subito e vissuto questo tipo di violenza, per far fronte comune, aiutarsi a vicenda, e contrastare quanto più possibile tutte le forme di pedofilia.

    Gli abusi e le molestie sessuali su minori sono un capitolo preciso dell’attuale legge sulla violenza sessuale, il 609
    quater del codice penale che prevede condanne specifiche e aggravate per chi commette atti sessuali su chi ha menodi 14 anni.

    Quando questi reati vedono protagonisti preti, sacerdoti e religiosi suscitano ancora più indignazione anche per i silenzi del passato da parte dei vertici ecclesiastici, in Italia e nel mondo.

    A Pisa qualche anno fa venne alla ribalta una vicenda di abusi sessuali su due fratelli compiuti da monsignor Luigi
    Gabbriellini, quando i due erano solo dei ragazzini di10 e 13 anni. Il prete alla fine confessò durante il processo ca
    nonico nel 2022, e fu prima sospeso e poi allontanato dal vescovo Benotto, per poi fini re in un istituto romano di cura per religiosi. Provvedimento riconosciuto definitivo lo scorso anno dal Dicastero per la dottrina della Fede del Vaticano.

    Perquesti fatti è stato avviato un procedimento giudiziario di risarcimento in sede civile, perché a livello penale i
    reati erano andati ormai in prescrizione.

    La madre dei due fratelli, con il marito e uno dei suoi figli vittima degli abusi sessuali, è stata ricevuta in Vaticano daPapaFrancesco che ha rinnovato le scuse alla famiglia e rimarcato il massi mo impegno al contrasto del fenomeno in seno alla Chiesa cattolica.

    «È stato un incontro che è avvenuto dopo una mia lettera — racconta la signora Claudia — ho trovato grande
    conforto nelle sue parole per ché il Papa sin dalle prime battute concordavaconnoisu tutto quello che gli dicevamo, ringraziandoci di aver denunciato, appena ne sono venuta a conoscenza. Inoltre ha confermato il suo massimo impegno per far sì che certe cose non si ripetano mai più, soprattutto all’interno della chiesa cattolica.

    Che è poi quello che vogliamo noi familiari: tutto il dolore che abbiamo vissuto deve servire a qualcosa, deve essere utile per unfuturo diverso»

    Il Corriere

  • In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    In diretta ADESSO la presentazione del “COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti”

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

  • Essere genitori non è facile.

    Essere genitori non è facile.

    Essere genitori di una vittima o sopravvissuto è ancora meno facile.

    Attraversi momenti di sconforto, di rabbia, vuoi piangere, sei deluso, senti un dolore profondo che “gli altri” non capiscono… ma in tutto questo c’è un filo conduttore: NON PUOI MOLLARE!

    Tuo figlio, tua figlia, il tuo familiare È PIÙ IMPORTANTE DI TE.

    Ci tenevo a fare questa piccola introduzione prima di presentarmi.

    Sono Cristina Balestrini, mamma di un sopravvissuto. Opero nel Direttivo della Rete l’ABUSO da diversi anni, e lavoro da più di 30 anni nel campo psichiatrico.

    Con Francesco Zanardi è da un po’ di tempo che ragionavamo sulla possibilità di creare un gruppo di familiari, proprio per riconoscere quel ruolo fondamentale e peculiare che assume una famiglia nella quale avviene un trauma così grande quale un abuso sessuale.

    Mio figlio ha fatto 4 tentativi di suicidio prima di conoscere la Rete.

    Poi c’è stata la svolta: è stato invitato a Berlino ad un incontro di sopravvissuti organizzato da Eca, dove ha potuto conoscere decine e decine di persone che avevano vissuto il suo stesso dramma, provenienti da tutto il mondo. Lì ha visto un muro sul quale vi erano tanti nomi. Ha chiesto chi fossero e gli è stato spiegato che erano nomi di vittime che non ce l’avevano fatta a convivere con il dolore di quello che avevano subìto. In quel momento mio figlio ha scelto: HA DESIDERATO CHE QUELLA LISTA NON AVESSE PIÙ ALTRI NOMI AGGIUNTI, ha fatto il “passaggio” da VITTIMA a SOPRAVVISSUTO.

    Ma non tutti riescono. Qualche settimana fa abbiamo seguito la vicenda della famiglia GIACOLETTO, la triste e drammatica vicenda che ci ha dato il LA per costituire il GRUPPO FAMILIARI.

    Personalmente ho conosciuto Alessandro e Cristina Giacoletto a Milano, due anni fa, durante un incontro al quale ha partecipato anche la Rete L’ABUSO, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato parecchio.

    Il loro SUICIDIO mi ha profondamente scossa, ho immaginato la loro profonda solitudine e il dolore che non ha trovato un luogo dove essere depositato dopo il suicidio della loro figlia.

    È nato quindi questo GRUPPO DI FAMILIARI, oggi è qui presente una piccola rappresentanza.

    È un gruppo AUTONOMO, RISERVATO, formato da cattolici scontenti e delusi.

    È triste riconoscere che molti di noi hanno perso la Fede proprio a causa della chiesa stessa. Chiarisco meglio questo ultimo punto: a parte RARISSIME ECCEZIONI, tutti noi siamo passati dal considerare la Parrocchia come la nostra seconda casa, all’essere allontanati perché “persone sgradite”, soprattutto dopo aver denunciato il fatto. Qualcuno è anche stato minacciato e ha subìto “dispetti” per usare un eufemismo.

    Quindi VITTIME DUE VOLTE.

    Molti di noi hanno perso amici, siamo stati giudicati e additati proprio dalle persone che consideravamo una sorta di famiglia.

    Il copione della prima denuncia alle autorità ecclesiastiche per poi scoprire la totale inutilità, se non un danno nei nostri confronti, ci accomuna tutti.

    Giustamente ci si prende cura delle vittime, qualcuno riesce ad accedere a percorsi di cura specialistici, qualcuno CE LA FA, pur rimanendo una persona fragile e comunque affetta da un disturbo post traumatico da stress.

    E LE FAMIGLIE? Difficile spiegare e comprendere che il dramma di un ABUSO SESSUALE crea una vittima ma anche tante altre vittime nelle persone a lui vicine. La famiglia intera SOFFRE. Il DOLORE dei familiari è incompreso: “ce la devi fare, non puoi mollare, sempre e comunque”.

    ESSERE ACCANTO a un familiare che soffre è un dolore DOPPIO, un dolore che NON SAI DOVE METTERE. Anche noi familiari siamo dei SOPRAVVISSUTI.

    E ti è sempre più chiaro che può capirti DAVVERO solo chi ci è passato.

    Questa è la forza del GRUPPO: sapere che si parla la stessa lingua.

    Ci si può sostenere in una sorta di auto-aiuto. Ognuno ha la sua storia e il suo “percorso”, le sue fasi di malessere/benessere, il suo iter processuale… si può esprimere la propria rabbia, il proprio dolore, si possono condividere esperienze, chiedere consigli, sostenerci a vicenda. Si pensa ad iniziative e progetti.

    In Italia non ci risulta essere un altro Gruppo di questo tipo, e posso da qui confermare che è aperto ad altri familiari che volessero unirsi a noi. Ovviamente garantiamo riservatezza, e non vi è nessun obbligo. Qui ognuno deve potersi SENTIRE A CASA.

    Grazie.

  • Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO  Famiglie Sopravvissuti

    Venerdì 7 ore 10,30 conferenza stampa e presentazione – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Le vittime e i sopravvissuti agli abusi hanno anche loro delle famiglie!
    Hanno madri, padri, fratelli, mogli e figli anche se nessuno ci pensa e, come loro sono vittime indirette di quanto hanno subito.

    Persone che da un giorno all’altro si trovano a dover supportare un famigliare vittima di un crimine violentissimo, senza però il tempo per maturare l’evento traumatico, in quanto devono per forza
    intervenire.

    Executive Summary
    • Quale impatto sulla famiglia?
    • Livello di sostenibilità e condivisione
    • Risorse sociali e collettive
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei?

    Relatori:
    • Introduce – Francesco Zanardi – portavoce Rete L’ABUSO
    • Illustra il COORDINAMENTO – Cristina Balestrini – Responsabile e coordinatrice del gruppo Famiglie, membro dell’Ufficio Direttivo della Rete L’ABUSO
    • Aspetti psicologici – Dottor Dante Ghezzi – Psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI
    • Intervento famiglie – Giovanna, Claudia, Yolanda, Luisa, Roberto, Silvio… sono alcuni dei familiari del coordinamento che interverranno con la loro testimonianza
    • Lo staff – Anna Ipata (sopravvissuta – neuropsichiatra infantile alla ColumbiaUniversitydiNew York) e Daniele Colonnelli che seguono il progetto e la sua organizzazione.

    La conferenza è programmata per venedì 7 febbraio, ore 10,30 su piattaforma ZOOM e sarà trasmessa in diretta sul Portale della Rete L’ABUSO (in differita sui social).
    PRESS: solo per accrediti stampa accrediti@retelabuso.org
    Per INFO: 3927030000

  • La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    Mai prima d’ora era stata effettuata un’indagine di questo tipo all’interno della Chiesa cattolica italiana. Lunedì 20 gennaio 2025, un rapporto indipendente commissionato dalla diocesi di Bolzano e Bressanone, in Alto Adige (Nord), ha evidenziato casi di violenza sessuale commessi al suo interno. Risultato: 41 sacerdoti sono stati accusati di aver abusato di 75 persone, soprattutto minorenni, tra il 1964 e il 2023.

    L’indagine è stata condotta dalla società tedesca Westpfahl Spilker Wastl, autrice del rapporto di Monaco del 2022, in cui l’ex papa Benedetto XVI era implicato per la sua inerzia nei confronti dei preti pedofili quando era arcivescovo.

    “Errori” e “negligenze”

    Per produrre questo file di 631 pagine, gli autori hanno passato al setaccio gli archivi diocesani. È stato inoltre lanciato un invito a presentare testimonianze. «Al di là del numero delle vittime e dei sacerdoti accusati, quest’opera presenta le dinamiche e gli aspetti strutturali che hanno contribuito a questi abusi», spiega don Gottfried Ugolini, responsabile del servizio di prevenzione della diocesi. Questa dimensione “sistemica” è stata rivelata nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) presentato ai vescovi francesi il 5 ottobre 2021.

    Gli autori descrivono nel dettaglio una ventina di casi evidenziando “errori” e “negligenze” da parte dei funzionari diocesani. Come il caso di questo sacerdote trasferito di parrocchia in parrocchia, da quasi cinquant’anni, nonostante le denunce di abusi su bambine. «Mi assumo la responsabilità degli errori commessi durante il mio episcopato», ha reagito venerdì Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano dal 2011, venuto a conoscenza dei risultati del rapporto al momento della sua pubblicazione, quattro giorni prima. Il vescovo ha chiesto “perdono alle persone coinvolte, alle comunità parrocchiali e ai fedeli”. Prima di annunciare nuove misure in arrivo, tra cui l’istituzione di “procedure più chiare”, una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali, o anche un sistema di “monitoraggio e controllo”, per prevenire la recidiva in caso di sospetto abuso.

    Una diocesi in prima linea

    Da diversi anni la diocesi di Bolzano e Bressanone – culturalmente vicina alla Germania – è in prima linea nella lotta alla pedofilia nella Chiesa in Italia. Nel 2010 è stato il primo ad aprire un centro di ascolto per le vittime di preti abusivi.

    Il sondaggio pubblicato è “un’esperienza che consideriamo positivamente e che studieremo”, ha commentato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Finora la Chiesa cattolica italiana si è rifiutata di affidare il dossier sugli abusi sessuali a una commissione indipendente, come in Francia. In questa fase sono stati prodotti due rapporti esclusivamente sulla base dei casi denunciati alle autorità ecclesiastiche tra il 2020 e il 2022. Un altro è previsto, alla fine del 2025, sui fatti denunciati alle diocesi tra il 2001 e il 2021.

    “Un risultato parziale”

    Ancor prima della sua pubblicazione, Francesco Zanardi parla già di “farsa”.  «Questo rapporto non sarà completo perché la Cei non tiene conto dei dati della magistratura», lamenta il presidente dell’associazione Rete l’abuso, che elenca i casi di abusi sessuali nella Chiesa italiana. Ricorda inoltre che il clero, ancora potente nel Paese, non è obbligato a denunciare queste violenze ai tribunali. Un privilegio previsto dal Concordato, adottato nel 1929 e modificato nel 1984, che definisce i rapporti tra il Vaticano e l’Italia.

    Quanto all’inchiesta della diocesi di Bolzano, Francesco Zanardi non si mostra più entusiasta. “Dove furono messi i preti violenti? Cosa è stato fatto alle vittime? », chiede. Certamente l’indagine è stata condotta da uno studio legale indipendente, “ma i dati restano quelli della diocesi. Non possono essere imparziali ”, sottolinea con scetticismo. Inoltre, questo rapporto non tiene conto né dei casi giudicati nei tribunali né di quelli denunciati negli istituti religiosi. “È un risultato parziale”, ammette Don Gottfried Ugolini. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg”.

  • “Chiara era sensibile, intelligente e bella”: quando papà Alessandro Giacoletto ricordava la figlia, abusata a 5 anni e morta suicida

    “Chiara era sensibile, intelligente e bella”: quando papà Alessandro Giacoletto ricordava la figlia, abusata a 5 anni e morta suicida

    Milano, 27 dicembre 2024 – Alessandro Giacoletto, 64 anni, medico di famiglia, e Cristina Masera, 59 anni, farmacista, di Orbassano (Torino) si sono tolti la vita nei giorni scorsi dopo aver invano cercato di superare il suicidio della figlia Chiara, la sera del 4 febbraio 2022. La giovane, 28 anni, si era impiccata affermando di non riuscire più a sostenere il peso delle violenze patite da un parente quando era piccola. Vi riproponiamo l’intervista che papà Alessandro aveva rilasciato nel marzo 2023 a Milano in occasione del lancio della petizione europea per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue.

    I dati, illustrati a Milano dalla rappresentante del Consiglio d’Europa Luisella Pavan-Woolfe, sono impressionanti: un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali, nel 65% dei casi commessi da persone a lui conosciute. E, nella maggior parte dei casi, le violenze restano impunite perché gli episodi emergono dopo anni, quando i reati sono ormai prescritti. Su internet la diffusione di materiale pedopornografico sta crescendo in maniera esponenziale: da un milione di segnalazioni nel 2010 a 32 milioni nel 2022, che corrispondono a 88 milioni di immagini e video in circolazione sulla rete.

    Parte da queste basi la petizione europea lanciata ieri in Italia, nella sede milanese di Emergency (dove è stata inaugurata anche la mostra fotografica di Simone Padovani, con i ritratti di 60 vittime di abusi), per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. Un’iniziativa lanciata da ‘Justice Initiative-European Response to Child Abuses’, progetto della fondazione svizzera Guido Fluri, dal 1981 impegnata per la protezione dell’infanzia, appoggiata tra gli altri da Emma Bonino, dal teologo tedesco Hans Zollner, e dall’associazione Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi per proteggere le vittime di violenze in ambiente ecclesiastico. Petizione che punta a “rendere giustizia ai sopravvissuti”, consentendo di processare gli autori anche a distanza di anni dagli episodi, e a fissare regole più stringenti per i colossi del web.

    La storia di Chiara Giacoletto

    Chiara Giacoletto, il 4 febbraio dell’anno scorso, “ha deciso di non tollerare più il suo dolore, e si è tolta la vita” all’età di 28 anni. Gli abusi sessuali che aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”. I genitori, il medico Alessandro Giacoletto e la farmacista Cristina Masera, hanno deciso di impegnarsi per la petizione per proteggere i minori. “Chiara era una splendida persona – racconta il padre, 62 anni – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”.

    Gli abusi, avvenuti quando Chiara aveva 5 anni, sono emersi, con tutto in loro orrore, solo in età adulta. La ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina a Torino quando sono iniziati i problemi, che l’hanno portata a seguire un percorso di psicoterapia. “Con noi non si era mai confidata – racconta il padre – ed eravamo convinti che avesse vissuto un’infanzia serena, in un ambiente protetto. Ha parlato degli abusi solo con lo psichiatra. A un certo punto è partita per l’Etiopia, per volontariato, e noi abbiamo letto di nascosto il suo diario. Aveva scritto tutto, ci è crollato il mondo addosso”.

    L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, è deceduto da tempo per un tumore al polmone. “Era un insospettabile – prosegue Alessandro Giacoletto – se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Chiara non ce l’ha fatta. Si è tolta la vita la sera del 4 febbraio 2022, lasciando una lettera. Alessandro e Cristina, distrutti dal dolore, hanno deciso di vendere la farmacia di famiglia nel Torinese e di devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia. “Chiara era la nostra unica figlia – conclude il padre – il 4 febbraio siamo morti anche noi”. Desiderano ricordarla con una frase dello scrittore Mauro Corona: “Quando a una farfalla si toccano le ali smette di volare”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/chiara-giacoletto-abusi-tbgotzu5

  • La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    La tragedia e il coraggio dei genitori di Chiara Giacoletto. “A Milano per chiedere tutele. Ora hanno raggiunto la loro figliola”

    Milano, 28 dicembre 2024 –  Il ricordo di Francesco Zanardi, fondatore dell’associazione Rete L’Abuso, torna al 23 marzo 2023, quando i genitori di Chiara Giacoletto, che aveva subito abusi sessuali da parte di un parente da bambina e si era tolta la vita all’età di 28 anni, si presentarono nella sede milanese di Emergency e resero pubblica, per la prima volta, la loro storia. Nonostante il dolore, avevano scelto di dare il loro contributo alla petizione lanciata in quei giorni a Milano per chiedere maggiori tutele per i minori nell’Ue. 

    “Avevano scelto di intervenire – ricorda Zanardi – perché erano convinti potesse essere un contributo utile per sensibilizzare l’opinione pubblica, per arrivare a un cambio di passo sul fronte della prevenzione e delle tutele. Sono rimasto sconvolto per quello che è successo e, conoscendoli, credo sia stata una scelta presa razionalmente e pianificata, che va rispettata in tutta la sua tragicità”.

    Il medico di 64 anni Alessandro Giacoletto e la moglie 59enne Cristina Masera si sono tolti la vita insieme a Orbassano, piccolo comune alle porte di Torino dove abitavano. Per loro l’esistenza, senza la loro unica figlia, non aveva più senso. “Hanno vissuto un dramma enorme, che può colpire chiunque, e la famiglia è rimasta comprensibilmente sconvolta”, spiega Zanardi, che a sua volta subì abusi da minorenne e ha fondato l’associazione che tutela le vittime di violenze avvenute in ambiente ecclesiastico. “Questa tragedia deve invitare lo Stato a non abbandonare i familiari di persone che subiscono abusi – spiega – perché dopo il suicidio della figlia sono stati lasciati soli con la loro sofferenza e anche per noi è stato impossibile intervenire”.

    Nell’ambito della Rete L’Abuso è nato anche un gruppo dedicato proprio ai parenti delle vittime, con una ventina di famiglie coinvolte, diretto da Cristina Balestrini, la mamma di un giovane milanese che subì violenze da parte di un sacerdote. Quel giorno, il 23 marzo 2023, Alessandro Giacoletto e Cristina Masera avevano reso la loro drammatica testimonianza a Milano con la speranza di innescare un cambiamento. Gli abusi sessuali che la figlia Chiara aveva subito da bambina, commessi in casa da un parente “insospettabile” che negli anni successivi è morto, sono stati per lei “un cancro dell’anima”, raccontavano in un’intervista al Giorno.

    “Chiara era una splendida persona – ricordava il padre – amava la letteratura, la fotografia, lo sci alpinismo e l’arrampicata. Era sensibile, intelligente e bella”. L’autore delle violenze, un parente stretto che rimaneva spesso solo in casa con la bambina, deceduto per un tumore al polmone, “se fosse in vita non sarebbe perseguibile, a causa di una legge che fa cadere in prescrizione i reati di abuso dopo 10 anni”. Il 4 febbraio, giorno del suicidio di Chiara, “siamo morti anche noi”.

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/abusi-chiara-giacoletto-b813d9ac
  • La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    Ripubblichiamo per gentile concessione dell’Eco del Chisone di Pinerolo l’intervista integrale al padre di Chiara Giacoletto, Alessandro. L’uomo è morto il 9 dicembre, a pochi giorni di distanza dalla moglie, per le conseguenze di un tentativo di suicidio nella loro casa, non reggevano la memoria della figlia suicida dopo un abuso subito anni prima.

    ORBASSANO – Chiara è andata via. L’ha fatto in una gelida sera d’inverno. Con un viaggio di sola andata ha deciso, in silenzio, di non tornare indietro. Sopraffatta da un peso troppo grande, ha aspettato che i suoi genitori uscissero a cena con dei loro amici per mettere in atto quanto aveva progettato. Ha assunto degli psicofarmaci e si è tolta la vita impiccandosi ad un termosifone a parete. In casa ha lasciato cinque lettere, destinate alle persone a lei care, chiedendo loro scusa per il suo gesto. Aveva solo 28 anni, un sorriso radioso e un amore per la montagna che la portava a scalare vette e rincorrere sogni.

    A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Giacoletto racconta la tragedia che ha distrutto la sua famiglia.
    E non si rassegna a considerare quello di Chiara un suicidio: «Oltre ai terribili casi che la cronaca ci espone a ritmo impressionante e che tutti conoscono e condannano – dice – esiste un mondo sommerso di situazioni esistenziali meno visibili, ma infinitamente più vasto. Mi riferisco alle donne che subiscono molestie o abusi in età infantile o adolescenziale, talora in contesti di degrado, talora all’interno di famiglie cosiddette “normali”. L’esperienza ci insegna che, fino a quando non si subisce in modo diretto un dramma, non è possibile comprenderne sino in fondo la profondità o l’intensità».

    Chiara ha deciso di farla finita al termine di una giornata apparentemente “normale”. A detta di papà Alessandro, somigliava molto – anche fisicamente – a Giulia Cecchettin, studentessa 22enne uccisa poco più di un anno fa dalle mani assassine del suo ex fidanzato. «Stesso sorriso solare, altrettanto bella e sognatrice». Amante dello studio e della letteratura, dopo una infanzia ed una adolescenza apparentemente “normali”, il suo malessere venne fuori solo nel 2016 alla età di 23 anni, quando la ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina.

    «Venne alla luce con attacchi di panico, ansia, insonnia, incubi. Chiese aiuto. Venne supportata inizialmente da una brava psicologa, poi da un ottimo psicoterapeuta con la collaborazione di uno psichiatra del servizio pubblico e poi ancora da un’altra psicoterapeuta molto brava con cui Chiara aveva un rapporto di amicizia», ricorda il genitore.

    La giovane aveva trovato ascolto e conforto ma non era stata in grado di rompere completamente il muro del silenzio. E dietro il suo sorriso nascondeva un dolore antico, un grido soffocato che non riusciva a emergere. Le parole non dette l’hanno divorata dentro.

     Per anni, i suoi genitori hanno cercato di comprendere, di aiutare, di salvarla. Ma quel dolore, radicato in un’infanzia violata, era un abisso troppo profondo. Solo nel 2018 i suoi genitori avevano scoperto l’entità del suo dramma, leggendo un diario lasciato aperto quasi per caso. Una volta confidò a suo padre quel tarlo che le divorava l’anima: «Sarebbe meglio il cancro: quello potrei toglierlo, questo no».

    Da allora iniziò un calvario comune a tante famiglie, alla rincorsa di una speranza di riscatto e di salvezza. Chiara era stata vittima di molestie da bambina. L’aguzzino? Una figura familiare, una persona apparentemente insospettabile, un uomo che raccontava con leggerezza le sue vicende passate, ignorando il male che portava dentro e le violenze subite che aveva riversato su una bambina indifesa. «Come emerge dalle parole di Chiara e dalle testimonianze dei professionisti che l’hanno avuta in terapia, il responsabile era un parente insospettabile, che viveva con noi a Pasta di Rivalta, morto anni fa per un tumore ai polmoni». Come troppo spesso accade, il trauma era rimasto nascosto, sepolto sotto strati di vergogna, ricatti emotivi e paura. E quando il dolore era finalmente emerso, aveva già eroso troppo.

    Dopo il dramma di quella tragica notte di quasi tre anni fa, la famiglia Giacoletto ha deciso di vendere la propria quota della farmacia di Orbassano e devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia.

    Di fronte a una tragedia così grande, hanno scoperto non solo l’affetto di tante persone ma anche numerose dolorose narrazioni: «Storie mai raccontate fatte di silenzio e di dolore. Parole non dette che fanno parte di questo infinito mondo sommerso. Oggi vorrei dare voce a queste vicende. Suicidio è, in questi casi, un termine inesatto. Chi pone fine alla sua vita a causa di una violenza è vittima di un “omicidio psichico” e il suo aguzzino è un assassino. Ancora oggi, se il reato di abuso o molestia contro un minore è antecedente di dieci anni alla denuncia o al ricordo del fatto, questo cade in prescrizione e il responsabile non è perseguibile».

     Lo scorso anno i coniugi Giacoletto sono stati invitati alla sede di Emergency a Milano a sostenere una petizione europea per rendere giustizia ai sopravvissuti alle molestie subite in età infantile e adolescenziale. “Justice Initiative”, si chiama così la raccolta firme sostenuta dalla Fondazione Guido Fluri con la partecipazione delle “Rete l’Abuso” fondata da Francesco Zanardi, promossa per potenziare la difesa dei minori vittime di abusi. In quell’occasione il fotografo e psicologo Simone Padovani ha presentato la sua mostra itinerante “Shame European Stories”, una rassegna di 60 scatti in bianco e nero con i volti e i racconti di sopravvissuti: tra le immagini, anche quelle di Alessandro e Cristina, gli unici due genitori che hanno avuto il coraggio di affrontare pubblicamente un’esperienza estremamente dolorosa e dare voce a chi non c’è più.

    «Quando a una farfalla si toccano le ali, smette di volare», dicono.
    Oggi loro due si sentono delle “ombre” che hanno smesso di vivere quella sera di febbraio. Ma il loro desiderio è che a nessun’altra farfalla venga impedito di librarsi in cielo. E che il dolore possa trovare parole e salvare altre vite. Chiara non c’è più, ma la sua storia è un grido potente che non può passare inosservato.

    Paolo Polastri

    https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/24_dicembre_26/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-l-intervista-del-padre-poche-settimane-fa-quell-uomo-57d64b2c-e425-4863-8526-a6dc35586xlk.shtml

  • Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

    Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

    Arriva l’archiviazione per i giornalisti Manuela Acqua, Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, querelati da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado lo scorso 5 marzo a 4 anni mezzo per violenza sessuale a danno di minori. I tre erano accusati di diffamazione e diffusione di atti procedurali.

    La Procura aveva già chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote si erano opposti. Archiviazione anche per Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato il sacerdote. Tutti i giornalisti erano assistiti dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica e la Rizzo anche dall’avvocato Giovanni Di Giovanni del foro di Caltanissetta, con il sostegno di Ossigeno per l’Informazione.

    Le ordinanze, si trattava di due distinti fascicoli, sono state firmate dal Gip Ornella Zelia Futura Maimone che, in linea con quanto già statuito dalla Procura, ha ritenuto non solo infondate le querele, ma gli articoli di stampa in linea con il diritto di libertà di manifestazione del pensiero garantito dalla carta costituzionale.

    Circa un mese fa era stata archiviata un’altra querela del sacerdote nei confronti dei giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino e del presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. Rimane ancora pendente una terza querela contro la giornalista Pierelisa Rizzo, sempre per diffamazione, che sarà decisa il prossimo 25 febbraio.

    Enna, querele Rugolo: archiviazione per Messina, Acqua, Rizzo e Occhino

  • Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    Quiliano accoglie la terza istallazione della “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili”

    È la terza città italiana dopo Savona e Enna, ad accogliere la “Panchina viola contro l’abuso di minori e persone vulnerabili” lanciata in Italia dalla Rete L’ABUSO, ECA Global e Italy Church Too, che sarà inaugurata sabato 16 alle ore 10 in Piazza Costituzione a Quiliano.

    Un’iniziativa di sensibilizzazione che tra le prossime istallazioni prevede quelle di Spotorno, Finale Ligure, Roma, Cagliari e Rimini.

    Il Comune di Quiliano ha accolto con grande piacere la proposta alla quale, tra i promotori, aveva aderito da subito la Polisportiva di Quiliano e il suo Presidente Aureliano Pastorelli.

    Una panchina che come ricorda il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi

    “Una panchina colorata di viola non salva i bambini e non cura chi è stato abusato.

    Deve servire da simbolo agli adulti, alla società civile, a chi può o deve tutelare minori o persone vulnerabili, a non chiudere gli occhi, a non voltarsi dall’altra parte, ma ad intervenire.

    In questo purtroppo siamo ancora molto indietro in Italia, abbiamo ancora difficoltà; perché ci fa paura; perché ci imbarazza; perché non lo riteniamo un non nostro problema intervenire nei casi di violenza, troppo spesso dimenticando che siamo noi gli occhi e gli orecchi di chi è in difficoltà oltre che della giustizia. Siamo noi che dobbiamo civilmente tutelarci, partendo dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari facendo prevenzione, denunciando.

    Non possiamo pretendere che siano le vittime a farlo perché in quanto tali non ne hanno le risorse, spesso non ne hanno la forza ed è per questo che siamo noi a dover intervenire. Perché chi è fragile o non in grado di potersi tutelare da sé, possa contare sugli altri e su una concreta e civile società, e non restando solo.”

    Un’iniziativa alla quale sia la Giunta del Comune di Quiliano, sia la Polisportiva di Quiliano aderiscono aggiungendo la targa di patrocinio all’iniziativa.