Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Pedofilia, famiglia di giovane abusato scrive al Papa: “Giustizia”

    Rozzano (Milano), 3 marzo 2019 – «Caro Papa, ti scriviamo a nome nostro e di tutte quelle vittime senza voce o che non sono state ascoltate, affinché si possano manifestare quelle azioni concrete di cui hai parlato per tutelare i bambini contro i preti pedofili». La famiglia Battaglia ha indirizzato la lettera direttamente a papa Francesco, ripercorrendo la vicenda di Alessandro, un ragazzo di Rozzano che nel 2011 aveva trovato il coraggio di denunciare le molestie subite da don Mauro Galli, che una volta aveva invitato l’allora 15enne a dormire con lui. Alessandro ha trascorso sette anni a cercare giustizia, ottenuta, solo in parte lo scorso settembre con la condanna in primo grado a 6 anni e 4 mesi per il sacerdote, trasferito nel 2012 da Rozzano a Legnano con l’incarico di responsabile della Pastorale giovanile. Una decisione contro la quale la famiglia si era opposta, iniziando a scrivere una lunga serie di missive alla Congregazione per la Dottrina della fede.

    «Finalmente le settimana scorsa il presidente dell’associazione Rete Abuso, Francesco Zanardi, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit in Vaticano sulla protezione dei minori – ripercorrono le tappe Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori del ragazzo –. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano, proprio sul caso che ci riguarda personalmente. Lombardi ha ritirato il materiale e ha riferito che aveva già le nostre lettere».

    I genitori provano questa volta ad arrivare direttamente a papa Bergoglio: «Il processo canonico è sato avviato solo nel 2015 e ancora non ne sappiamo nulla. Occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i vescovi che abusare e insabbiare non è una cosa buona? Caro Papa – concludono la missiva –, dopo tante richieste rimaste inascoltate, ti chiediamo ora di darci risposte concrete». Francesca Grillo

  • “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    “Nostro figlio abusato”, lettera aperta al Papa

    I genitori di Alessandro Battaglia, il giovane milanese che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, hanno scritto una lettera al Papa. Nella missiva, inviata all’Adnkronos, i genitori scrivono: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”. Inizia così la lettera che Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro, unitamente allo zio Giovanni, hanno scritto a Bergoglio per chiedere “a nome nostro e di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate” azioni concrete e tempi certi contro i preti pedofili.

    Nella missiva, i genitori di Alessandro ricordano al Papa di essere stati a Roma nei giorni del summit e di avere seguito tutto quello di cui veniva discusso: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltarci: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci“.
    Cristina ed Ettore Battaglia ricordano al Papa di avere scritto altre volte ma di non avere mai ricevuto risposta: “Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

    I genitori di Alessandro ricordano il contenuto del discorso del Papa al termine del summit con i capi della Chiesa e osservano: “Caro papa Francesco nel nostro caso la chiesa Ambrosiana ha fatto di tutto: non solo per non consegnare il prete alla giustizia, ma nemmeno aveva avviato il processo canonico, pur sapendo del presunto abuso già nel dicembre 2011. Solo dopo quattro anni, nel 2015, avvierà il processo canonico di cui ancora noi non sappiamo nulla. Altro che ‘trasparenza’ da voi discussa un giorno intero durante il summit! Altro che ‘non si risparmierà mai!’

    “Caro papa Francesco, – chiedono ancora i genitori di Alessandro nella lettera – ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un ‘vademecum’ per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire? Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore”.

  • Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

    Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

    E pensare che papa Ratzinger si mise in pensione proprio per passare di mano ad un altro papa la piaga rognosa della pedofilia! E difatti, appena insediato, Bergoglio fece urbi et orbi la storica promessa: Pedofilia, tolleranza zero! Invece che cosa ha fatto? Nulla, niente, nada de nada. Anzi no, una cosa l’ha fatta: ha fatto finta che il problema non esistesse e ha lasciato che preti, vescovi e cardinali continuassero a fare quello che fanno da duemila anni: abusare, stuprare, violentare, sodomizzare i bambini e ridurli al silenzio terrorizzato per continuare impunemente ad abusarli, stuprarli, violentarli, sodomizzarli e distruggerli per sempre.

    Dunque da dove arriva questo summit sulla pedofilia per combattere uno dei delitti più antichi e più ripugnanti della mostruosa storia della Chiesa cattolica? Da un esame di coscienza, dalla vergogna, dal pentimento, da cosa? E non arriva, per caso, dalle denunce quotidiane all’opinione pubblica incessantemente diffuse dalla coraggiosa Rete l’abuso, dall’allontanamento sempre più massiccio dei fedeli, dalle chiese semideserte, dall’avanzare degli sbattezzati, da una crescita di consapevolezza della gente che giudica e critica e condanna la Chiesa e non è disposta a perdonare delitti di questa gravità?

    Del resto in questo summit nessuno ha chiesto perdono in ginocchio, nessuno si è coperto il capo di cenere e men che meno si è consegnato alla polizia chiedendo di essere arrestato.

    Al contrario, la stampa si è precipitata a magnificare questa iniziativa, coprire di lodi papa e cardinali e il loro impegno ad imparare “come si fa” a proteggere i bambini dagli abusi. Sic!

    Al summit, infatti, vescovi e cardinali hanno sfoggiato facce commosse e pensose, smarrite e disorientate come Alice nel paese delle meraviglie. Tant’è che riceveranno una sorta di vademecum per apprendere come si tutelano i bambini dallo (sconosciuto) orco cattivo che li abusa senza pietà! (SIC e ri-SIC!)

    “Vergogna!– sbotta invece Francesco Zanardi, fondatore e presidente della citata Rete l’Abuso che da anni tutela i sopravvissuti alla pedofilia clericale – Ecco com’è finito il summit sulla pedofilia in Vaticano: con un buco nell’acqua! Con un papa che dice che la Chiesa è vittima di una piaga che ne mina la credibilità e la reputazione. Con un papa falso e bugiardo che, dopo secoli e secoli di abusi, invece di invocare giustizia per le vittime e punizioni esemplari per i carnefici, risponde al mondo con una banalità e una miseria intellettuale a dir poco vergognosa! Chè se davvero pensasse che la Chiesa è una innocente e incolpevole vittima di Satana, denuncerebbe i preti pedofili, li consegnerebbe alla giustizia e si costituirebbe parte civile nei processi invece di nasconderli e far sparire i loro dossier!”.

    Con mossa astuta, Bergoglio ha inaugurato il summit con la riduzione allo stato laicale il vecchio pedofilo seriale, cardinale Mc Carrey, allo scopo di portarlo come esempio di ciò che intende quando dice di voler fare piazza pulita dei pedofili. Ma è soltanto uno specchietto per le allodole e finchè questi orchi con la tonaca non li vedremo nelle patrie galere, noi non ci caschiamo. E poi questo papa, gesuita di nome e di fatto, chi vuole impressionare con la minaccia della riduzione allo stato laicale?

    Questa punizione, infatti, equivale a un licenziamento in tronco che comporta la perdita dello stipendio e dell’alloggio nonché di privilegi, coperture e protezioni. Insomma, una punizione che fa ridere i polli!

    La verità è che i comfort sopracitati dovrebbero essere confiscati a tutti i clerici e l’equivalente in denaro spedirlo alle popolazioni più povere del pianeta insieme ai quintali d’oro che fanno del Vaticano lo stato più ricco sfondato del mondo.

    La verità è che il prete dovrebbe fare il prete solo ed esclusivamente per volontariato e non certo al preciso scopo di trovare un magnifico impiego con tanto di stipendio, vitto, alloggio e soprattutto l’ignobile licenza di stuprare e abusare im-pu-ne-men-te i bambini. La verità è che gran parte della stampa è notoriamente corrotta e compiacente, e nel migliore dei casi indifferente, e non dice che il nostro governo è stato più volte bacchettato dall’Onu per complicità con la Chiesa cattolica nell’insabbiare gli abusi inflitti agli innocenti.

    E dunque, Francesco Zanardi che cosa prevedi che farà la Chiesa per il futuro?

    “Quello che ha fatto per il passato: un beneamato niente! Ma io andrò avanti con la mia associazione continuando a denunciare tutti i casi di abuso di cui vengo a conoscenza e sostenere le vittime con i nostri avvocati volontari finchè non scoppierà una vera e propria rivoluzione culturale dal basso, cioè da parte di tutti noi sopravvissuti. E lo faremo anche in memoria di quelli che non sono sopravvissuti perché non ce l’hanno fatta e si sono suicidati…”.

    Mentre scriviamo arriva la bella notizia che il cardinale australiano George Pell, tesoriere del Vaticano nonché ex consigliere stretto di Papa Francesco, è stato condannato a 50 anni di carcere (dicasi cinquanta), per avere abusato di due ragazzini uno dei quali si è suicidato con una overdose. Ci lascia a dir poco allibiti la difesa dell’avvocato sul reato dell’illustre pedofilo: “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale – ha detto – in cui il bambino non partecipava attivamente”.

    Ma la condanna al carcere non è certo merito di Bergoglio che conosceva bene il “vizietto” del suo fidatissimo Pell, è merito del tribunale di Melburne che ha fatto una lunga e accurata indagine sul gaglioffo finchè lo ha inchiodato alle sue colpe. E sarà una coincidenza ma, per chi non lo sapesse, l’Australia è il continente più ateo del mondo. Che sfortuna, povero Pell!

    Siracusa. Summit del Vaticano sulla pedofilia: tanto rumore per nulla

  • Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Marina Tantushyan

    Al vertice delle Conferenze Episcopali “La tutela dei minori nella Chiesa” (21-24 febbraio) presieduto da Papa Francesco, padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro in Vaticano, ha annunciato le iniziative intraprese dalla Santa Sede.

    Nuovo Motu Proprio per la protezione dei minori, per le persone vulnerabili, la pubblicazione della Congregazione per la dottrina della fede di «un vademecum per aiutare i vescovi a comprendere doveri e compiti e, infine, la creazione di unità operative (Task forse) di persone competenti per aiutare le diocesi.

    Martedì 26 febbraio, è arrivata la notizia “allucinante”: il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Pell sarà detenuto nella Assessment Prison di Melbourne in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo 2019.

    La Santa Sede passerà finalmente dai pronunciamenti ai fatti? Le vittime sono soddisfatte dal vertice che ha suscitato interesse della stampa internazionale? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e attualmente presidente della Rete L’Abuso — Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    — Francesco, qual è il Suo giudizio sul summit appena finito?

    — Il mio pensiero non è purtroppo positivo. Ci aspettavamo qualcosa di molto più concreto. Per esempio, che dall’incontro dei 191 capi delle conferenze episcopali uscisse già la notizia sulle dimissioni di vescovi che hanno nascosto in tutti questi anni gli abusi. Se Papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato continua a lamentarsi che i vescovi sappiano, davvero ha dei buoni propositi, allora deve annunciare subito le loro dimissioni. Se no, ricadiamo nei soliti giochi quando il Papa da una parte dice che le cose devono essere cosi ma poi non si fa perché dall’altra parte c’è la scusa che i vescovi non ubbidiscono. Direi che questo il primo punto da superare.

    — Quindi, si può dire che questo vertice è stato una specie di fiasco?

    — E’ stato un enorme fiasco perché io ero tra le otto persone che lunedì scorso sono stati ricevuti dal Comitato organizzatore del summit. Ho parlato per due ore e mezzo con mons. Scicluna, padre Zollner e padre Lombardi. I punti del mio intervento erano ben chiari: l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi e l’apertura degli archivi e la loro consegna alla magistratura. Sostanzialmente noi abbiamo chiesto la Chiesa di mettersi nei panni nostri, nei panni delle vittime. Lo scandalo pedofilia nel mondo emerso sui giornali nel 1999. Oggi siamo nel 2019, cioè in questi 20 anni si sono dette un sacco di chiacchiere ma di fatto la Chiesa è ancora qua per cercare un punto di partenza.

    — Però non avete incontrato il Papa, come si aspettava, vero? Si sente deluso?

    — Esatto, la promessa c’era ma poi in realtà non l’ho abbiamo incontrato. Io non sono cattolico, non sono credente, però devo ammettere che sono deluso per un motivo molto semplice. A mio avviso, il Papa, essendo è il capo dello stato del Vaticano, quindi è la persona che ritiene il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, doveva partecipare all’incontro così importante.

    — Comunque durante il vertice il Vaticano ha cercato di mandare al mondo un messaggio molto chiaro, sottolineando che ora si passa alla concretezza di precisi provvedimenti. Ha annunciato un nuovo Motu proprio papale e ha parlato della necessita di rinnovare la formazione dei Seminari. Queste misure, a Suo avviso, potrebbero davvero aiutare a purificare la Chiesa? Sarebbe possibile, utilizzando le parole di Francesco, “trasformare questo male in un’opportunità”?

    — Sono oramai da vent’anni che il Vaticano dice queste cose. Papa Bergoglio ha già fatto un Motu proprio in precedenza che però non è stato mai applicato. Per quale motivo io devo essere contento per questo nuovo? È solo una pubblicità. Per il momento non ha fatto niente, solo ha detto che lo farà. Ma dire e fare sono i due verbi diversi. L’unica cosa che io vedo che Francesco non ha parlato con le vittime per vedere insieme con noi come si può non solo cambiare la situazione da oggi e in avanti ma anche di assumere la responsabilità per quello che è stato fatto prima. Anzi, nel comunicato che è uscito dalla sala stampa vaticana la Chiesa addirittura sostiene di essere vittima. Ma io sinceramente credevo di essere io la vittima, invece no, adesso la Chiesa si presenta come una vittima.

    — Subito dopo il summit sugli abusi si è scoppiato il caso Pell. Si stratta di una pura coincidenza o la Santa Sede vuole fare di questo prelato un capro espiratorio per far vedere a tutto il mondo che il Vaticano ha iniziato una vera e propria lotta contro gli abusi? Non pensa che per la Santa Sede è più facile mettere Pell alla gogna che portare avanti i cambiamenti concreti?

    — Direi che qui il Vaticano non centra niente, perché la condanna non è della Chiesa ma di un tribunale civile in Australia. La Chiesa poteva condannarlo due anni fa, invece non l’ho fatto, per cui questo verdetto non è il merito del Vaticano.

    — La Sua “ricetta”: cosa deve fare la Chiesa per porre fine a questo fenomeno pericoloso? La mossa del governo tedesco, che chiede alla Chiesa in Germania di aprire i propri archivi che finora ha secretato, potrebbe essere considerata il primo passo?

    — Quello che fa adesso il governo tedesco dovrebbe fare la Chiesa, il Papa. Noi ci aspettavamo lunedì che Francesco ordinasse l’apertura di archivi che venissero consegnati alle autorità giudiziaria dei paesi dove crimini sono stati commessi. Questa è una cosa molto concreta. Le parole che pronuncia fino adesso il Papa sono sempre quelle che fa dal 2013. Siamo veramente stanchi di parole di Papa Bergoglio! Vogliamo i fatti!

    — E voi come la Rete d’abuso come pensate di muoversi adesso dopo questo summit?

    — Purtroppo siamo costretti a fare opposizione, a protestare. Vediamo come andrà a finire questo nuovo Motu proprio ma vedrà che finirà come quello precedente. Il 22-23 gennaio noi come Associazione abbiamo partecipato all’incontro presso il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra. Abbiamo portato l’Italia al processo perché noi riteniamo che lo stesso Stato italiano ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili. Questa la portata degli abusi da noi censiti nella mappa interattiva, che raccoglie solamente i casi italiani passati alla cronaca nell’ultimo decennio. Quasi 300 quelli noti. L’Onu ci ha dato ragione. Per cui vorrei sottolineare che se non ci fossero stati le vittime, che in tutti questi anni protestavano, il summit di Papa, di cui hanno parlato tutti i giornali italiani e quelli stranieri, non sarebbe mai stato. Si stanno scoppiando casi in tutto il mondo e la Chiesa non poteva più fare finta che non succede niente, doveva dire qualcosa…
  • Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili/ “Abusato a 11 anni, non pagò mai”

    Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili/ “Abusato a 11 anni, non pagò mai”

    Francesco Zanardi, “cacciatore” di preti pedofili: fu abusato a 11 anni da un sacerdote, la sua storia a I Fatti Vostri

    In questi giorni si è svolto un summit sulla pedofilia tenutosi in Vaticano in cui Papa Francesco ha voluto dire una parola decisiva su questo problema molto decisivo incentrato sugli abusi su minori bollati come “crimini abominevoli”. Il fenomeno è purtroppo molto diffuso e nel corso degli anni, nonostante le denunce, raramente ha portato a dei risultati apprezzabili. A parlarne oggi nella puntata de I Fatto Vostri è stato Francesco Zanardi, soprannominato il “cacciatore di preti pedofili”. L’uomo, all’età di 11 anni ha subito violenze da un sacerdote e proprio a lui ha scritto una lettera il presidente della Comunità Episcopale Italiana (Cei), Gualtiero Bassetti. Il capo dei Vescovi ha scritto una missiva in risposta ad una lettera scritta dal Comitato Vittime Famiglie dell’associazione, chiedendo udienza prima del sinodo. Nella lunga missiva, Bassetti scrive che la questione degli abusi costituisce un gravissimi reato oltre un vergognoso peccato. La Cei in una prima fase ha anche spiegato quali sono le tappe da seguire sia da un punto di vista canonico che legale quando si viene a conoscenza di un reato simile e sono state elaborate le linee guida in caso di abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici. Tra le indicazioni centrali, la piena collaborazione con le autorità civili evitando forme di omertà sia da parte delle vittime (e delle loro famiglie) che delle autorità religiose. “Una delle nostre richieste per arrivare a queste finalità è la richiesta di rimuovere i vescovi che hanno insabbiato in passato e aprire gli archivi dei casi già processati sotto codice canonico ma mai denunciati alla magistratura affinché queste persone vengano segnalate”, ha spiegato Zanardi.

    FRANCESCO ZANARDI, LA SUA STORIA DI ABUSI

     Aveva solo 11 anni quando un prete “scelse” Francesco Zanardi: “Aveva scelto me e poi anni dopo ho scoperto che il sacerdote aveva preso i voti l’anno prima ed era stato spostato dalla parrocchia in quella dove abitavo io per gli stessi motivi”, ha commentato oggi alla trasmissione di Raidue. “Questa è stata una dinamica che ritroviamo ovunque”, ha aggiunto. Quando è rimasto vittima di attenzioni e abusi successivamente, l’ha vissuta con grande incredulità. “Con gli anni poi ho capito, ai bambini manca la base per sapere riconoscere cosa va bene e cosa no. Se solo io l’avessi avuta avrei detto qualcosa a mamma e papà”, ha spiegato. “Se il pedofilo è in gamba può anche riuscire a farla passare come normalità”, ha aggiunto, motivando il modo in cui il prete riuscì a plagiarlo. Quando lui tentava di ribellarsi, il sacerdote pedofilo gli metteva il muso provocandogli un senso di colpa che lo riportava prontamente accanto all’uomo: “Mi teneva legato psicologicamente”, ha ammesso. Quel sacerdote purtroppo non ha avuto solo lui come vittima ma nessuno lo denunciò mai. “La prima vittima a denunciarlo sono stato io nel 2008”, ha rivelato. Riuscì a trovare una seconda vittima abusata tre anni prima e questo lo portò davanti ad un giudice anche se se la cavò con condanna a un anno e 6 mesi con la condizionale per un solo abuso quindi “non fece un giorno di carcere” né fu rimosso dalla diocesi.

  • Cardinale Bassetti scrive alle vittime, collaboreremo con la giustizia italiana, basta omertà

    Cardinale Bassetti scrive alle vittime, collaboreremo con la giustizia italiana, basta omertà

    Città del Vaticano – Il cardinale Gualtiero Bassetti ha preso carta e penna per rassicurare l’associazione delle vittime italiane della pedofilia che a maggio i vescovi si riuniranno per deliberare su una «piena collaborazione con le autorità civili, evitando forme di omertà, sia da parte delle vittime o delle loro famIglie, sia parte delle autorità religiose, sempre nel rispetto della verità, della giustizia e del bene dei minori o delle persone vulnerabili, che è il valore da mettere al primo posto». La lettera è arrivata a Francesco Zanardi, vittima quando era bambino di un sacerdote ligure, fondatore della Rete L’Abuso. A dicembre aveva scritto a Bassetti per chiedergli un incontro ma senza avere mai una risposta fino alla lettera odierna in cui promette quella collaborazione con la giustizia italiana che in tanti casi era venuta meno.

    Bassetti spiega a Zanardi che il cammino fatto dalla Chiesa per tutelare le vittime è un punto di non ritorno, e che la presenza di «alcune persone che possono dare un contributo positivo, vista l’esperienza traumatica che hanno affrontato, soprattutto se sono riuscite a rielaborarla e reagire in modo costruttivo senza cadere nella disperazione, servirà a tutti». I vescovi italiani daranno disposizioni alle diocesi di includere negli organismi diocesani anche vittime.

    L’impegno preso dal presidente dei vescovi italiani è un passaggio importante. Finora la Cei aveva mostrato un atteggiamento ambivalente segnato da ritardi incomprensibili nella lotta agli abusi.

    All’inizio di febbraio, la Presidenza Cei ha nominato, per i prossimi 5 anni, i membri del Consiglio Nazionale per la tutela dei minori: Emanuela Vinai (coordinatrice), Carlo Acquaviva, padre Amedeo Cencini, Anna Deodato, don Gianluca Marchetti, padre Luigi Sabbarese, don Gottfried Ugolini. Il Consiglio è presieduto da Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_cei_vescovi_italiani_pedofilia_bassetti_papa_francesco-4330563.html

  • Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Close associate of Pope Francis faces jail sentence for child sexual abuse crimes

    The Catholic church’s already shaky credibility on sexual abuse was dealt another hammer blow on Tuesday, with its third most powerful figure and a close associate of Pope Francis facing a jail sentence for crimes committed against two choirboys in the 1990s.

    The news that Cardinal George Pell – who until the weekend was in charge of the Holy See’s finances and of rooting out corruption at the heart of the church – had been found guilty on five charges of sexual abuse was painful and shocking, said the Vatican.

    But survivors and activists were enraged at the church’s decision not to strip Pell of his position as a cardinal, at least until the judicial process was exhausted.

    Pell, 77, has said he will appeal against the conviction, for which he will be sentenced on Wednesday. He is expected to face a prison term.

    The Vatican said the disgraced prelate had “reiterated his innocence and has the right to defend himself to the last degree”. In the meantime, a ban on Pell exercising ministry or having contact with minors would remain in place.

    The cardinal’s five-year term as Vatican treasurer expired on Sunday, and Pope Francis – who previously praised Pell for his honesty and response to child sexual abuse – removed him from his inner council of advisers in December.

    The outcome of the trial, which was subject to a gagging order until this week, was “painful news that, we are well aware, has shocked many people, not only in Australia,” said Alessandro Gisotti, the Vatican press spokesman.

    He added: “While waiting for the final judgment, we join the Australian bishops in praying for all the victims of abuse, reaffirming our commitment to do everything possible so that the church is a safe house for everyone, especially for children and the most vulnerable.”

    The father of one of the boys assaulted by Pell said the cardinal had “blood on his hands”. The man’s son died of a heroin overdose 17 years after being molested by Pell as a 13-year-old chorister at Melbourne’s St Patrick’s Cathedral. The man said he planned to sue Pell or the church.

    A mother of another clerical abuse victim, who died of an overdose at the age of 26, said: “The priesthood must stand condemned for what they have done to children.”

    Chrissie Foster’s daughter Emma disclosed her abuse to Pell when he was archbishop of Melbourne. Pell “had absolutely no sympathy or understanding or anything. He just was angry and jumping down our throats, telling us to prove it in court,” Foster told ABC. “Now I look at it under this verdict that he’s received, and I think, ‘Oh my goodness, he had a vested interest in shutting us up because he himself was a paedophile as well.’”

    Francesco Zanardi, who set up Rete l’Abuso, an Italian network of clerical abuse survivors, said: “A strong signal would have been completely removing Pell two years ago [when he first faced charges].”

    Juan Carlos Cruz, a Chilean survivor of clerical sexual abuse, said the outcome of the trial ought to “put bishops and cardinals around the world on notice”.

    The news of the guilty verdict, which was reached unanimously by a jury in December, came less than 48 hours after an unprecedented summit at the Vatican on clerical sexual abuse that was intended to signal a turning point on an issue that has gravely damaged the church and imperilled Pope Francis’s papacy.

    Although the outcome of the trial was already known by senior figures at the Vatican, the verdict is likely to reverberate across the 1.2 billion-strong global church.

    Pell’s disgrace had caused a “deep, deep wound to the entire Catholic church”, said Robert Mickens, the Rome-based editor of the English-language edition of the Catholic daily newspaper La Croix.

    “It has to be stated that the hierarchy has never done anything on its own,” he added. “People are still wondering – is [the church] being totally honest about what has happened and the culpability, especially of bishops?”

    Australia’s prime minister, Scott Morrison, said: “Like most Australians, I am deeply shocked at the crimes of which George Pell has been convicted. I respect the fact that this case is under appeal, but it is the victims and their families I am thinking of today, and all who have suffered from sexual abuse by those they should have been able to trust, but couldn’t.”

    Prof Des Cahill, a former Catholic priest who has become an advocate for survivors of child abuse, said: “This is is a momentous event, as part of the continuing drama of the Catholic catastrophe.”

    If his conviction is upheld, Pell will face a canonical trial, at the end of which he could be removed from the priesthood. Less than two weeks ago, another prominent figure in the church, the former cardinal and archbishop Theodore McCarrick, was defrocked after the Vatican found him guilty of sexual abuse.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2019/feb/26/george-pell-vatican-no-action-until-appeal-is-over

    (traduzione)

    Il Vaticano attende l’appello di George Pell prima di intraprendere qualsiasi azione

    Stretto collaboratore di Papa Francesco si trova in carcere per reati di abusi sessuali su minori

    Alla credibilità, già traballante, della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali è stato assestato, martedì, un altro colpo di martello, con la sua terza figura più potente e uno stretto collaboratore di Papa Francesco condannato alla prigione per crimini commessi contro due chierichetti negli anni ’90.

    La notizia che il cardinale George Pell – che fino al weekend era responsabile delle finanze della Santa Sede e di sradicare la corruzione nel cuore della chiesa – era stato dichiarato colpevole di cinque accuse di abuso sessuale è stato doloroso e scioccante, ha detto il Vaticano.

    Ma i sopravvissuti e gli attivisti erano infuriati per la decisione della chiesa di non privare Pell della sua posizione di cardinale, almeno fino a quando il processo giudiziario non si fosse esaurito.

    Pell, 77 anni, ha dichiarato che farà appello contro la condanna, per la quale verrà condannato mercoledì. Dovrebbe affrontare una pena detentiva.

    Il Vaticano ha detto che il prelato disonorato ha “ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado”. Nel frattempo, il divieto di Pell esercitarsi nel ministero o avere contatti con minori rimarrebbe in vigore.

    Il mandato di cinque anni del cardinale come tesoriere del Vaticano è scaduto domenica, e Papa Francesco – che in precedenza aveva elogiato Pell per la sua onestà e la sua risposta agli abusi sessuali su minori – lo ha rimosso dal suo consiglio interno dei consiglieri a dicembre.

    L’esito del processo, che è stato oggetto di un rimprovero fino a questa settimana, è stato “una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato molte persone, non solo in Australia”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce della stampa vaticana.

    Ha aggiunto: “In attesa del giudizio finale, ci uniamo ai vescovi australiani pregando per tutte le vittime di abusi, riaffermando il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili

    Il padre di uno dei ragazzi abusati da Pell ha detto che il cardinale aveva “sangue sulle mani”. Il figlio dell’uomo è morto per overdose di eroina 17 anni dopo essere stato molestato da Pell quando era un corista di 13 anni nella cattedrale di St Patrick a Melbourne. L’uomo disse che aveva in programma di fare causa a Pell o alla chiesa.

    Madre di un’altra vittima di abusi clericali, morta per overdose a 26 anni, ha dichiarato: “Il sacerdozio deve essere condannato per ciò che ha fatto ai bambini.

    “La figlia di Chrissie Foster, Emma, ha rivelato il suo abuso a Pell quando era arcivescovo di Melbourne. Pell “non aveva assolutamente alcuna compassione, comprensione o altro. Era solo arrabbiato e ci zittì, dicendoci di dimostrarlo in tribunale “, ha detto Foster alla ABC. “Ora guardo sotto questo verdetto che ha ricevuto, e penso, ‘Oh mio Dio, aveva un interesse particolare a chiuderci la bocca perché anche lui era un pedofilo’”.

    Francesco Zanardi, che ha creato Rete l’Abuso, una rete italiana di sopravvissuti agli abusi clericali, ha dichiarato: “Un segnale forte sarebbe stato la rimozione di Pell due anni fa [quando ha affrontato per la prima volta le accuse].”

    Juan Carlos Cruz, un cileno sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, ha detto che l’esito del processo dovrebbe “mettere al bando vescovi e cardinali in tutto il mondo”.

    La notizia del verdetto di colpevolezza, che è stata raggiunta all’unanimità da una giuria a dicembre, è arrivata a meno di 48 ore da un vertice senza precedenti in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che intendeva segnare un punto di svolta su un problema che ha gravemente danneggiato la chiesa e messo in pericolo il papato di papa Francesco.

    Sebbene l’esito del processo fosse già noto a personalità di spicco del Vaticano, è probabile che il verdetto si ripercuoterà sulla chiesa globale da 1,2 miliardi di persone.

    La disgrazia di Pell aveva provocato “una profonda, profonda ferita a tutta la chiesa cattolica”, ha detto Robert Mickens, redattore di Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix.

    “Bisogna dire che la gerarchia non ha mai fatto nulla da sola”, ha aggiunto. “La gente si sta ancora chiedendo – la [chiesa] è totalmente onesta su ciò che è accaduto e sulla colpevolezza, in particolare dei vescovi?”

    Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha dichiarato: “Come la maggior parte degli australiani, sono profondamente scioccato dai crimini di cui George Pell è stato condannato. Rispetto che questo caso è in appello, ma sono le vittime e le loro famiglie a cui penso oggi, e tutti coloro che hanno subito abusi sessuali da parte di coloro di cui avrebbero dovuto fidarsi, ma che non hanno potuto “.

    Il Prof. Des Cahill, un ex prete cattolico che è diventato un sostenitore dei sopravvissuti agli abusi sui minori, ha dichiarato: “Questo è un evento epocale, come parte del dramma continuo della catastrofe cattolica”.

    Se la sua convinzione viene confermata, Pell dovrà affrontare un processo canonico, al termine del quale potrebbe essere rimosso dal sacerdozio. Meno di due settimane fa, un’altra figura di spicco nella chiesa, l’ex cardinale e arcivescovo Theodore McCarrick, è stato sconsacrato dopo che il Vaticano lo ha riconosciuto colpevole di abusi sessuali.

  • La delusione delle vittime

    La delusione delle vittime

    «Siamo indignati. Doveva essere il summit della tolleranza zero e invece è stato quello della credibilità zero». Va diritto al punto Francesco Zanardi della “Rete L’abuso”. «Molti vescovi – continua – dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice». Rabbia e delusione che fanno eco alle vittime di abusi che hanno portato la loro testimonianza chiedendo giustizia.

    Il momento del riscatto è diventato il momento della vergogna. Il summit vaticano sulla pedofilia si è aperto il 21 febbraio scorso con un invito alla concretezza rivolto da Papa Francesco ai presidenti delle conferenze episcopali mondiali e si è chiuso con l’impegno di un motu proprio di Bergoglio “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili” e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Il documento, nelle intenzioni, interverrà in maniera decisa su una piaga universale che desta ancora più scalpore all’interno della istituzione ecclesiastica. «Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, sarà affrontato con la massima serietà», ha affermato il pontefice prendendo su di sé e sul suo pontificato l’impegno di intervenire in maniera decisa. «L’eco del grido silenzioso dei piccoli – ha continuato – che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso». Un impegno all’ascolto che non sembra, però, aver soddisfatto le associazioni delle vittime che speravano nella consegna alla magistratura dei fascicoli e dei dossier con i nomi dei colpevoli che invece risultano esser stati distrutti. A indignare la scelta del tribunale: quello canonico e non quello civile.

    Nel frattempo arrivano le prime condanne. Rischia fino a 50 anni di detenzione il cardinale George Pell, ‘ministro’ dell’economia vaticana, attualmente in congedo. Pell, da oggi detenuto nella Assessment Prison di Melbourn dopo la revoca della libertà su cauzione inizialmente accordata, è stato giudicato colpevole unanimemente dai 12 membri della giuria della County Court dello stato australiano di Victoria con un verdetto emesso lo scorso 11 dicembre ma reso pubblico solo ora. Cinque i capi d’accusa, quattro per atti osceni in luogo pubblico e uno per abusi sessuali su un minore. Per ciascuno, la condanna massima è di dieci anni. I fatti risalgono agli anni ’90 quando il porporato avrebbe molestato due giovani componenti del coro della cattedrale di San Patrizio a Melbourne dopo la messa nel 1996. Diversi i precedenti e i tentativi di insabbiamento che nel 2016 lo avevano portato all’attenzione della “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori negli anni ’70 e ’80. Dopo la sentenza di condanna in primo grado, rivelano dal Vaticano, anche la Congregazione della Dottrina della Fede si occuperà del caso nei modi e nei tempi stabiliti dalla normativa canonica.

    https://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=8632

  • Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    Vittime di abusi: la legge italiana aiuta i vescovi a schivare le indagini

    I sostenitori statunitensi e italiani delle vittime di preti pedofili stanno facendo pressione affinché l’Italia riveda una legislazione che permette ai vescovi di schivare la responsabilità per il clero abusatore, nel paese prevalentemente cattolico romano, dove la chiesa esercita un’influenza politica considerevole.

    Un legislatore degli Stati Uniti si è unito a un parlamentare italiano e vittime americane e italiane del clero pedofilo, al Parlamento italiano, giovedì, per mettere in luce ciò che hanno descritto come lacune significative nel modo in cui il sistema giudiziario italiano gestisce il problema.

    Francesco Zanardi, che dirige un gruppo di difesa dei sopravvissuti italiani, ha detto che l’Italia deve rivedere il trattato del 1929 con la Santa Sede. Ha notato che con questo accordo, i vescovi possono rifiutarsi di rispondere ai magistrati che indagano sui loro presunti ruoli nel nascondere i crimini di pedofilia da parte dei sacerdoti.

    Quindi, finché non vengono indagati personalmente per abuso, i vescovi “hanno il diritto di rifiutarsi di rispondere alle domande della magistratura”, ha detto Zanardi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la camera bassa del Parlamento.

    Lo stesso trattato, ha osservato, richiede anche ai magistrati di informare la gerarchia ecclesiastica che hanno iniziato le indagini sui sacerdoti, dando effettivamente ai vescovi più tempo per scoraggiare eventualmente i testimoni o le vittime dal farsi avanti.

    La legge italiana non obbliga i vescovi a denunciare i casi di abuso da parte del clero, ha detto Zanardi.

    “C’è un vuoto legislativo”, ha detto.

    La chiesa cattolica occupa un posto privilegiato nella società italiana e esercita un’influenza significativa in politica. Le parrocchie nelle piccole città e nelle grandi città gestiscono programmi di ricreazione post-scolastici e di fine settimana per i giovani, dato che le scuole pubbliche non li offrono. Questo dà ai preti un facile accesso ai minori.

    Un avvocato americano per la responsabilità dei preti pedofili ha osservato che la chiesa cattolica americana è stata costretta a “essere più trasparente” dopo che le vittime si sono fatte avanti da adulti quando diversi Stati hanno aperto finestre sulle leggi per i limiti della prescrizione. Questo ha spinto i vescovi americani ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei preti abusatori.

    Ma la Chiesa italiana si lascia ancora guidare dalla legge canonica, che “dà al sacerdote una seconda possibilità” e “lascia a discrezione del vescovo” se un prete debba essere punito o rimosso dai bambini, ha detto Anne Barrett Doyle, co-direttore di BishopAccountability.org.

    All’inizio di questo mese, l’Italia è stata presa in carico dal Comitato ONU per i diritti dell’infanzia per la sua incapacità di controllare adeguatamente la chiesa cattolica. Il Comitato ha chiesto un’inchiesta indipendente su ciò, poiché ha notato il numero anormalmente basso di indagini e azioni penali relative agli abusi sessuali su minori commessi dai sacerdoti.

    Con i sacerdoti considerati figure rispettabili nella società italiana, le parole del repubblicano della Pennsylvania Mark Rozzi suonavano insolitamente schiette quando raccontava di essere stato stuprato da un prete quando aveva 13 anni, e come ogni volta che fa la doccia, rabbrividisce ancora a quel ricordo.

    Come ha fatto una campagna nel suo stato di origine, Rozzi ha esortato i legislatori italiani ad aprire finestre di opportunità in termini di prescrizione, in modo che gli adulti possano denunciare gli abusi subiti da bambini.

    Rozzi si basava sulla sua esperienza quando si chiedeva ad alta voce se un tredicenne potesse sapere cosa si intende per prescrizione.

    Zanardi ha detto che solo un prete pedofilo è in prigione, su 144 condanne negli ultimi 10 anni. I giudici italiani tendono a far scontare la pena, al clero condannato, agli arresti domiciliari, ha detto.

    A differenza degli Stati Uniti, “in Italia, gli scandali non hanno fatto nulla”, ha detto Zanardi.

    Lui e Rozzi si abbracciarono in un simbolico incontro di forze per cambiare tutto ciò.

    (traduzione con Google)

  • Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Lo scandalo chierichetti dirà se il Papa fa sul serio. Il vertice anti pedofilia si è chiuso tra le polemiche. Le vittime accusano la Santa Sede di essersi fermata ai buoni propositi. Da come verrà risolto lo scandalo consumato all’ombra di San Pietro si capirà la verità

    di Gianluigi Nuzzi

    Chiuso il summit contro la pedofilia in Vaticano, emerge una cocente delusione, che serpeggia soprattutto tra le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Si attendevano di più. “Siamo indignati”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. In molti si attendevano una road map con un’agenda fitta di iniziativa per debellare questa piaga moderna direbbe Antonio Rosmini con azioni in ogni dove. Le vittime e gli osservatori laici immaginavano pene più dure, corti speciali, iniziative per ridurre allo stato laicale vescovi e cardinali che hanno protetto chi abusa. Un desiderio figlio dei tanti insabbiamenti, dei rinvii, delle delusioni, dei silenzi, delle umiliazioni raccolti finora da chi ha patito. Storie tenute sempre nel pozzo nero del segreto, oltraggiate dai dubbi sulla vittima e dalle protezioni sui presunti carnefici, ai margini del dibattito cattolico, poco raccontate da una certa stampa compiacente. Il summit invece ha posto al centro questo problema, ha “sdoganato” una questione rimasta sussurrata, schiacciata tra pettegolezzo e timore di dare scandalo. La Chiesa accende un faro sulle vittime. È sufficiente? No, assolutamente ma è un passo indispensabile per compiere gli altri. Se fosse stata imposta una road map agli episcopati si sarebbero create ulteriori tensioni. Invece, il Pontefice ascolta e poi dalla collegialità (almeno nella forma) si darà sostanza a misure non più rinviabili. In palio non c’è più l’immagine della Chiesa, la trasparenza, ma la necessità di fermare quella che potrebbe diventare una metastasi incurabile.

    Non è un caso che i moniti più severi e le denunce più inattese arrivino da donne di Chiesa, come la nigeriana suor Veronica Openibo, e soprattutto da un cardinale impegnato nella riforma della curia, come Reinhard Marx, assai vicino a Bergoglio. Marx  accenna a dossier distrutti su preti pedofili, chiede di togliere il segreto pontificio, di vuotare i cassetti. “Le procedure e i procedimenti”, è la sua denuncia, “stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”. Quanto questo sia vero e chi lo abbia compiuto è da capire appena si avranno i testi dei lavori, ma già oggi si capisce la durezza del porporato che meglio rappresenta la linea di Francesco. Che sia solo una messinscena per i media? Una rappresentazione di intenti e non di sostanza? Difficile crederlo perché il Papa ha chiamato a sé i vertici delle conferenze episcopali, chiedendo loro di aprire il cuore, di dare indicazioni su come proseguire in una battaglia che deve essere comune. In modo da far riconoscere una questione che ormai è d’emergenza e al tempo stesso poter cogliere ogni sfumatura nelle diverse interpretazioni di questa piaga.

    L’intervento di Marx  sul segreto ricorda anche le posizioni di Benedetto XVI  che ripeteva ai suoi collaboratori di non cedere al silenzio e anzi di declassare ogni segreto. “Nella nostra comunità”, ripeteva, “non possono esserci segreti, ma cose al massimo riservate”. Una sfumatura solo in apparenza che sarebbe invece un autentico volta pagina, declinabile dalle questione di potere a quelle finanziarie e persino agli scandali sessuali. Portando le vittime sul palco, facendo raccontare le loro storie, la Chiesa quindi prende come consapevolezza pubblica, un bagno di umiltà che non è solo e più del Santo padre ma delle istituzioni, di chi è chiamato alla responsabilità. Una torcia che illumina i corridoi bui degli abusi con questi bambini che non trovavano protezione, denunciando, ma solo dubbi, silenzi e omissioni.

    Solo nelle prossime settimane si potrà tracciare un primo bilancio di quanto accaduto. Si potrà dire se ha ragione Zanardi, che tuona e denuncia dopo anni di vessazioni, oppure se la strada del gesuita, seppur lenta agli occhi dei laici, sarà inesorabile. Bisognerà vedere se e come proseguirà questo dibattito, se sarà foriero di altre iniziative collegiali. C’è anche da chiedersi se – magari per dare un segnale chiaro – le indagini pendenti per questo tipo di reati dal promotore di giustizia vaticano – andranno a definirsi.

    A iniziare da quella sugli abusi sessuali denunciati da testimoni e presunte vittime a palazzo San Carlo, nelle camerate del pre seminario. È lo scandalo dei chierichetti del Papa, i giovani che da ogni parte del mondo arrivano in Vaticano per capire se hanno la vocazione di servire la vigna del Signore. La gendarmeria e il promotore Zanotti hanno escusso decine e decine di testimoni, formando un corposo fascicolo che andrebbe ora spinto verso il suo destino: o un processo in tribunale o l’archiviazione. Ci fosse un dibattimento questo sarebbe il primo nella storia della Chiesa per fatti denunciati dentro i Sacri Palazzi. Se invece si andasse verso l’archiviazione, questa significherebbe che le vittime e i testimoni non sono stati minimamente creduti. Come se si fossero inventati tutto in una cospirazione degna di un film di scadente qualità. Anche perché quando la vicenda è emersa nell’autunno del 2017, dal singolo atto coraggioso di un ex seminarista polacco, se ne sono aggiunti a conferma altri, e poi altri ancora. Ci si trova così di fronte a una scelta, al bivio non più procrastinabile.

    Esattamente come la lotta alla pedofilia, senza omissioni, silenzi e protezioni. Solo così il sistema Spotlight,  di una filiera di copertura a specchio, potrà essere distrutto.

    (trascrizione da La Verità del 26 febbraio 2019)