Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    In ricordo di Luisa Bonello. Sabato 19 Settembre

    Sabato 19 settembre  ore 16: “In ricordo di Luisa Bonello”

    incontro con il Portavoce della Rete l’abuso

    FRANCESCO ZANARDI

    A cura della Rete l’Abuso

    Alle ore 18 messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S.Dalmazio a Lavagnola 

    Era circa l’una della notte del 19 Settembre 2014 quando un colpo di pistola metteva fine alla vita di Luisa Bonello.

    Un suicidio ‘strano’. Nel palazzo dove Luisa abitava, quel colpo, non lo ha sentito nessuno. Quella sera Luisa era stata parecchio al telefono; chi l’ha sentita dice che era serena e felice per il suo viaggio, aveva anche comprato dei regali per i bambini che curava in Romania.
    Cosa sia successo quella notte resta un mistero, e tra i suoi conoscenti sono in pochi a credere che Luisa si sia suicidata. A un anno dalla sua morte, l’appartamento di via Genova ha ancora i sigilli, perché?

    Ma al di là di questo, è bastato questo ‘strano’ suicidio per scoperchiare tanti fatti oscuri (soldi, coperture, minacce, ecc) in qualche modo collegati al mondo ecclesiastico savonese.

    Luisa, una donna che è sempre stata vicino ai più poveri, agli indifesi, ai più deboli, ai bambini. Una donna che voleva una Chiesa caritatevole, e che denunciasse tutti i casi di pedofilia e malaffare. Lei stessa ha provato a denunciare alcuni casi direttamente in Vaticano a Roma, senza successo.

    Una donna che forse per questo è stata lasciata sola.

    Sabato alle ore 16 ricorderemo Luisa Bonello, alla Libreria UBIK di Savona dove pochi giorni prima aveva fatto il suo ultimo discorso pubblico. 
    Alle ore 18 chi vorrà potrà assistere ad una messa in suo ricordo presso la Parrocchia di S. Dalmazio a Lavagnola.

  • ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    ARRIVA DALL’URUGUAY PER PARLARE CON IL PM: IO ABUSATO DAL PARROCO

    Il sacerdote di Covo (BG) “non è vero”

    C’è anche un sacerdote bergamasco tra i tre che la’onlus “Rete L’ABUSO” ha segnalato all’ambasciata italiana in Uruguay per violenza sessuale su minori. Si tratta del parroco di Borghetto S. Spirito in provincia di Savona, ma originario di Covo. Nel 1985 come obiettore di coscienza trascorse un anno dai Salesiani di Treviglio. Ad accusarlo è un 29enne che avrebbe subito abusi nella missione di Trenta y Tres in Uruguay fino a 19 anni. Fatti sui quali pesa il rischio della prescrizione. Un episodio più recente, però sarebbe accaduto durante un soggiorno ad Albenga. “Co ha parlato di questa vicenda – racconta Francesco Zanardi della Onlus – un missionario. Abbiamo contattato il ragazzo che ha confermato l’accaduto”. A inizio settembre il 29enne, grazie a una colletta, è volato dall’Uruguay in Italia e per cinque ore ha raccontato la sua vicenda davanti al sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro di Savona, confermando le accuse. Il pm ha aperto un fascicolo, per il momento senza notizia di reato. La “Rete L’ABUSO” ha chiesto a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga, di sospendere il sacerdote, che dal canto suo ha presentato le dimissioni, respinte dal vescovo in attesa di avere chiarimenti dalla procura. Il parroco intanto smentisce le accuse “Sono solo calunnie, mai commesso niente del genere – sostiene in un’intervista rilasciata a un quotidiano locale – Questa è una montatura. Dal 2004 non vado più in missione. La gogna mediatica è ciò che uccide”.

    (p. t.)

    Il Corriere

  • Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Dall’Uruguay a Savona per testimoniare: «Abusato da 3 preti, uno è ligure»

    Genova – «Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra. Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti»: è una sintesi della lunga intervista registrata dal sito del Secolo XIX con il giovane sudamericano che sostiene di essere stato abusato ripetutamente, insieme con altri ragazzini, da parte di tre missionari. Di cui uno ligure: don Francesco Zappella, attualmente parroco a Borghetto Santo Spirito e in passato missionario proprio in Uruguay, per cui la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente a monsignor Guglielmo Borghetti, vescovo coadiutore della Diocesi di Albenga, la rimozione e l’apertura di un processo canonico.

    Il Secolo XIX aveva già raccolto la testimonianza del giovane a distanza, quando si era saputo che nel presunto caso di pedofilia era coinvolto un sacerdote ligure. Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, proprio grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia, aSavona.

    Prima della sua deposizione, prima del suo rientro in America Latina, ha accettato di raccontare nei dettagli la sua vicenda personale. Racconta della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete italiano che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Il giovane non si capacita di come un missionario possa fare cose come queste: «La mia vita sarebbe stata diversa, se non lo avessi incontrato?». Oggi il giovane è padre, e si dichiara spaventato all’idea che i suoi bambini, e altri bambini, possano dover affrontare quanto dice di avere subìto. Racconta di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Questa è una breve sintesi della sua lunga dichiarazione. Una dichiarazione di parte: al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove. La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    La versione del prete: «Solo calunnie, sono sereno»
    Interpellato in giornata dal Secolo XIX, don Zappella (accusato insieme con due sacerdoti che vivono in Uruguay, padre Gabriel Tojos e padre Sebastian Silvera) si è detto «sereno», perché «sono tutte calunnie» e anche perché «il vescovo ha rifiutato le mie “dimissioni”, resto a disposizione della giustizia».

    Se i fatti denunciati fossero veri, si tratterebbe di una storia molto grave: la pedofilia sarebbe stata praticata per anni, su numerose vittime. Non solo: i soldi inviati dalle famiglie liguri a sostegno della missione, sarebbero stati utilizzati in buona parte per fare regali, costosi, ai ragazzini abusati, per tenerli legati al presunto pedofilo. Ci sarebbero donazioni utilizzate non per aiutare bambini in difficoltà, ma per comprarli. Nell’intervista video, la presunta vittima sostiene che il sacerdote italiano abbia una doppia vita: da una parte quella del pastore devoto, fragile, generoso, dall’altra quella del pedofilo, che utilizza la veste di “uomo di Dio” per abusare: «Io lo dicevo, lo raccontavo… – afferma – ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro: era una mafia». Ma adesso «non deve succedere più, non deve succedere ad altri bambini».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/07/ARyzWlqF-testimoniare_uruguay_abusato.shtml

  • “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    “Quel missionario mi faceva da padre solo per toccarmi”

    » FERRUCCIO SANSA

    Mi ha tradito con un bacino, una carezza. Chiamandomi piccolo mio. Io ero senza padre, avevo un bisogno disperato di amore”. Fernando (il nome è di fantasia),29anni, si teneva dentro il ricordo da tanti anni. Lo capisci subito appena comincia a raccontare, con la voce che si fa sottile quando la memoria tocca i punti più bui. È una denuncia circostanziata, piena di dettagli. La stessa che venerdì ha affidato al pm di Savona, Giovanni Battista Ferro, e che rischia di far tremare una volta di più la tormentata diocesi di Albenga. Quella già commissariata con l’arrivo di monsignor Guglielmo Borghetti dopo numerosi scandali a sfondo sessuale. Perché Fernando parla ancora di pedofilia, di abusi. Addirittura racconta di un missionario che avrebbe approfittato di poveri bambini ospiti di un orfanotrofio. Un sacerdote oggi in attività, con incarichi che potrebbero metterlo in contatto con bambini. IL PM sta valutandole accuse di Fernando, giunto in Italia grazie alla Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, che da anni si batte contro le violenze di sacerdoti sui minori. Agli investigatori le parole del giovane sudamericano paiono precise, apparentemente attendibili. Un fascicolo,ancora senza indagati, è stato aperto. Ecco il racconto di Fernando al cronista: “Ho perso il padre da piccolo. E mia madre… ave va molti problemi a seguire me e mio fratello più piccolo. Sono finito in un istituto della Chiesa. Molti mi ritenevano fortunato, perché sarei stato lontano dalla strada. In salvo”. Ma invece della salvezza, l’istituto si rivela un luogo di sofferenza indicibile:

    “Al l ’inizio mi affidarono a due sacerdoti uruguaiani (uno è morto accoltellato, un omicidio ancora da chiarire, ndr). Dovevano proteggermi, aiutarmi a ritrovare un minimo di serenità. Invece presero a molestarmi, a farmi violenza. Era un supplizio… fisico e…”, Fernando si punta il dito sulla testa: “Psicologico. Finché d a ll ’Italia – prosegue – arrivò questo sacerdote. Credevo di essere salvo. Era gentile, delicato. Gli raccontai tutto, denunciai gli altri due sacerdoti. Promise che mi avrebbe aiutato. Gli credetti, che altro potevo fare, ero disperato. Totalmente disperato. Mi aggrappai a quel prete. Lui mi accarezzava, mi dava dei bacini. Mi chiamava piccolo mio. E sì…poi ha cominciato a fare tutto il resto, a toccarmi e… potete immaginare. Ma io ero troppo confuso, vedevo in lui un padre, credevo che quello fosse un modo per manifestare l’amore. Comunque non potevo ribellarmi, perdere anche quest’uomo”. Gli abusi, secondo le accuse, proseguono a lungo: “Quando era in Uruguay mi chiamava,voleva che lo guardassi mentre faceva il bagno, che mi sdraiassi accanto a lui,che ci scambiassimo baci e carezze sui genitali. No,non pretendeva un rapporto completo, ma gli altri sì. Non mi piaceva, anzi, lo detestavo. Ma… insomma, io non avevo soldi, non avevo da mangiare. Non potevo dire di no”. Finché dieci anni fa, quando era diciannovenne, Fernando riceve dalle mani del prete un regalo prezioso: un biglietto per l’Italia.

    E vola ad Albenga. “Sognavo di studiare, di trovarmi un lavoro. Di uscire finalmente dalla vita che avevo fatto nel mio paese. Invece… era tutto uguale. Quell’uomo non voleva aiutarmi, ma soltanto… toccarmi, e il resto. Finché un giorno, mentre cercavo nel taschino della sua giacca gli spiccioli per le sigarette, ho trovato una fotografia: due bambini biondi, nudi. Ho capito che non ne potevo più. E sono riuscito a convincerlo apagarmi il biglietto per tornare a casa”. NON ERA FINITA. Dopo Fernando anche suo fratello, oggi ventenne, sarebbe finito tra le braccia del sacerdote. Poi gli abusi finiscono, “sono riuscito a farmi una vita. Almeno ci ho provato, ho avuto cinque figlie”. Ma la storia delle violenze aveva superato i confini dell’orfanotrofio: “Ho incontrato un altro missionario – racconta Zanardi – che raccontava di aver lasciato l’istituto in Uruguay, disgustato da quello che avveniva”. Aveva presentato denuncia? “No, non se l’era sentita”. Mala Retel’Abuso comincia le sue indagini e rintraccia Fernando. Gli chiede di presentare denuncia. “Ci ho pensato a lungo. Ero terrorizzato. Quel prete da noi è potentissimo. In molti appena hanno saputo che venivo in Italia per denunciarlo mi hanno voltato le spalle. E poi io campo ancora grazie alla Chiesa”. Fernando ha deciso lo stesso di presentare denuncia: prima presso l’ambasciata italiana di Montevideo, poi ai pm di Savona che da anni indagano sugli scandali della chiesa di Albenga. “Te mo che ci siano altri ragazzi, tanti, che hanno passato quello che ho subìto io. Spero che adesso trovino il coraggio di denunciare anche loro”.

    Il Fatto Quotidiano

  • PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    PEDOFILIA; indagine oltreoceano per il parroco di Borghetto S. Spirito, Francesco Zappella e altri due sacerdoti cattolici.

    COMUNICATO STAMPA

    L’associazione Rete L’ABUSO Onlus rende noto che è stata formalizzata questa mattina presso le autorità competenti in Uruguay formale querela nei confronti del sacerdote italiano, attualmente parroco di Borghetto Santo Spirito (diocesi di Albenga) Francesco Zappella, e nei confronti di altri due colleghi uruguayani, padre Gabriel Tojos e Sebastian Silvera. La querela sarà inviata per conoscenza anche l’Autorità Giudiziaria italiana oltre che alle due Ambasciate competenti.

    Le ipotesi di reato contestate per due dei sacerdoti stranieri sarebbero di abuso sessuale a danno di minori di cui ne avevano l’affidamento, per il terzo invece, l’italiano Francesco Zappella si aggiungerebbe anche l’ipotesi di reato di turismo sessuale, oltre ad altri due probabili capi di imputazione che al momento non rendiamo noti.

    Nei giorni scorsi, la vittima ha formalizzato le accuse nei confronti dei tre sacerdoti presso la Procura della Repubblica di Savona, davanti al Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro in un interrogatorio durato più di cinque ore. Secondo gli inquirenti l’uomo ha reso dichiarazioni ampiamente esaustive.

    Il 19 agosto scorso, attraverso un delicatissimo lavoro diplomatico che ha trovato la disponibilità dell’Ambasciatore italiano in Uruguay, dott. Vincenzo Palladino, la Rete L’ABUSO era già riuscita a formalizzare presso l’Ambasciata di Montevideo, una querela che era stata successivamente trasmessa alla Procura della Repubblica di Savona e al difensore della vittima, l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere, nominato come difensore dalla vittima, presso l’Ambasciata Italiana.

    La vittima che grazie alle donazioni fatte da molti sostenitori dell’associazione, era stata fatta venire in Italia lo scorso 28 agosto proprio per essere interrogato dall’autorità giudiziaria italiana. Il ragazzo che partirà nella giornata di oggi per fare ritorno in Uruguay, ha già formalizzato davanti all’Autorità Giudiziaria italiana l’avvocato Sergio Cavaliere con Nomina difensore con procura speciale. Ha in’oltre delegato la Rete L’ABUSO, nella persona del suo legale rappresentante Francesco Zanardi, ad agire per suo conto per tutto ciò che concerne l’espletamento delle pratiche legali e burocratiche.

    L’associazione rende anche noto che nella giornata di domani provvederà formalizzando regolare comunicazione di messa in mora nei confronti di don Francesco Zappella, della Diocesi di Albenga, della parrocchia di Borghetto S. Spirito e di quella uruguayana, entrambe teatro delle violenze.

    Il difensore della vittima l’avv. Sergio Cavaliere, chiederà anche all’autorità giudiziaria che vengano ravvisati nei confronti della diocesi di Albenga e dei vescovi, eventuali reati omissivi, come previsto dal II comma dell’articolo 40 del c.p.p.

    L’associazione chiederà formalmente nella giornata di oggi a mons. Gulielmo Borghetti, che don Francesco Zappella venga sospeso a Divinis da subito e che si avvii nei suoi confronti anche una Indagine Canonica. Chiede unitamente per il sacerdote, l’immediato allontanamento da tutte le strutture frequentate da minori.

    Francesco Zanardi

    L’Ufficio di Presidenza

  • BUFERA SULLA CHIESA INGAUNA DOPO LA DENUNCIA DI UN GIOVANE BRASILIANO

    BUFERA SULLA CHIESA INGAUNA DOPO LA DENUNCIA DI UN GIOVANE BRASILIANO

    L’inchiesta si è spostata sui conti correnti La procura “irrompe”nella vita di un parroco di Borghetto accusato di violenza sessuale.

    SAVONA. Si sposta anche sui conti correnti del prete missionario ingauno, l’inchiesta della procura avviata all’indomani della denuncia di un ventinovenne brasiliano su presunte violenze sessuali subite nel 2005 durante un soggiorno in Liguria a casa del sacerdote – precisamente ad Albenga e in precedenza nella missione uruguaiana della città di Treinta y Tres. Il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro ha infatti in caricato gli uomini della polizia giudiziaria di portare elementi a comprova delle pesantissime accuse mosse dal giovane fatto arrivare in Italia dall’associazione Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi.

    Gli inquirenti vogliono mettere punti fermi soprattutto sul momento storico in cui si sarebbero compiute le violenze da parte del prete che era anche tutore del giovane. Passaggio non indifferente per il fascicolo al momento iscritto nel registro delle notizie non costituenti reato. Ma le indagini spaziano a 360 gradi sul rapporto del prete coni giovani della missione sud americana. A cominciare dagli aspetti economici. La procura vuole capire anche se il parroco ligure, in servizio nella missione uruguaiana, inviasse soldi ai suoi giovani allievi e per quali ragioni.

    Nella denuncia, che coinvolgerebbe almeno altri due preti della missione, sarebbe stato paventata anche l’ipotesi di una copertura delle presunte violenze con il pagamento di denari che il prete avrebbe mascherato come regalie. Insomma, il caso pare ancora intricato. la prossima settimana potrebbe rivelarsi decisiva. La polizia deve infatti trovare riscontri alle pesantissime affermazione e dal drammatico quadro di vita evidenziato dal giovane denunciante nella missione di Treinta y Tres. G. CIO.

    Il Secolo XIX Savona

  • «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    «Violentato da tre missionari» Torna dall’Uruguay e denuncia

    La diocesi di Albenga finisce ancora una volta nella bufera.

    SAVONA. Il viaggio in Italia con un prete della missione uruguayana di Citta 33 doveva essere un colpo di spugna su un’adolescenza difficile. Secondo la sua denuncia, invece, l’alloggio di Albenga del prete, che era il suo tutore, si è trasformato nella casa degli orrori. Il teatro di una serie di violenze sessuali terribili, indicibili, che secondo l’accusa sarebbero state commesse su di lui dal missionario e in precedenza da almeno altri due preti sudamericani. Il giovane brasiliano, ora ventinovenne, ha raccontato ieri mattina al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro la sua vita fatta di abusi sessuali continui, che sarebbero iniziati già quando era bambino, nella missione in Uruguay in cui è cresciuto.

    Un drammatico faccia a faccia alla presenza anche del presidente dell’associazione “Rete L’ABUSO”, Francesco Zanardi, durante il quale il giovane ha raccontato fatti precisi e mosso accuse nei confronti di alcuni preti missionari. E se in molti casi, secondo la vittima, le violenze sarebbero avvenute nella missione, il giovane ha raccontato anche dell’incubo vissuto ad Albenga. E la procura ha immediatamente aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Al momento si tratta di un fascicolo non costituente notizia di reato, ma il magistrato ha incaricato gli uomini della polizia giudiziaria di approfondire il racconto della presunta vittima. In particolare il pm Ferro vuole accertare l’esatta collocazione dell’alloggio e soprattutto la tempistica delle violenze. Il nodo della vicenda è l’eventuale prescrizione dei reati. Ossia se sono già trascorsi dieci anni o meno da quella terribile esperienza. Fondamentale quindi che gli inquirenti diano una data precisa al viaggio ad Albenga del giovane e del suo prete tutore. Non avrebbe influenza invece la maggiore età della vittima: il sacerdote, che attualmente si trova in Riviera e potrebbe tornare nella missione uruguayana, avrebbe abusato approfittando del suo ruolo di tutore.

    Insomma una vicenda terribile, venuta alla luce in seguito alla pubblicazione sui social network di alcune immagini crude postate da altre giovani vittime dei preti che lavorano nella missione. Un flash-back per il ventinovenne brasiliano, che si è così deciso a parlare. E attraverso la Rete L’ABUSO ed alcuni amici è riuscito ad avere il biglietto aereo per tornare in Italia e presentarsi al pm Ferro per sporgere denuncia. «Voglio solo che non succeda ad altri ragazzini: orfani, senza difesa, senza voce. E’ per loro, che ho trovato il coraggio di denunciare», dice il ventinovenne. E la diocesi di Albenga-Imperia torna nella bufera per questioni legate a pedofilia e violenze sessuali.

    GIOVANNI CIOLINA

    SONDRA COGGIO

    Il Secolo XIX del 5-9-15 pag. 9

  • «Mi chiamava il mio piccino quel prete era malato di sesso»

    «Mi chiamava il mio piccino quel prete era malato di sesso»

    NON CERCA fama. Non cerco vendetta. Né soldi. Solo verità. E non per me. Non sono più il bambino che in quell’uomo di Dio vedeva un padre. Voglio solo che non succeda ad altri ragazzini: orfani, senza difesa, senza voce. E’ per loro, che ho trovato il coraggio di denunciare». Guarda negli occhi, il ragazzo del Brasile, mentre racconta. Il tono è teso. Agita le mani, mentre si chiede “perché, perché, un prete fa certe cose, con un bambino”. «Non dovrebbe farle, no?». E poi, scuote la testa. La bocca si fa secca, gli occhi guardano lontano. Ieri il ragazzo del Brasile ha raccontato la sua verità alla procura di Savona che per il momento si è limitato ad aprire un fascicolo senza indagati. C’è già stato, nel Savonese, il ragazzo del Brasile. Era più giovane. E’ stato, il suo, un viaggio terribile: l’ultimo di una serie di abusi, che gli ha aperto finalmente gli occhi. «Tre preti, in quella missione, mi hanno abusato – racconta – ed uno, in particolare, ha continuato a farlo per anni. Io non capivo, no: quando mi toccava. Io mi fidavo. Gli volevo bene. E ce ne ho messo, di tempo, per rendermi conto della violenza, della verità». Aveva provato, a denunciare, il ragazzo del Brasile. Non era successo niente. «Io lo dicevo, lo raccontavo… ma loro, i preti, si coprivano l’uno con l’altro». Nessuno crede ad un bambino di strada. Nessuno. La forza di dire basta, l’ha trovata solo ora. Ora che è uomo. E padre. E che ha saputo, sconvolto, che gli abusi erano toccati anche ad un fratello, piccolino. «Non deve succedere più. Non deve succedere ad altri bambini». Racconta la sua verità, con forza. Racconta dell’infanzia rubata, del tentativo di suicidio. E Francesco Zanardi, che ci è passato, che l’abuso, da un altro prete, l’ha subito, gli crede: «Sarà la giustizia, a dire se la denuncia è vera oppure no: io mi ci ritrovo. E quando mi ha cercato, per chiedere aiuto, ho detto di sì. Se quel che dice è vero, allora ci sono altre vittime: e c’è un pedofilo da fermare». Zanardi parla, il ragazzo del Brasile lo guarda, e si porta le mani alla testa, battendo il dito sulla tempia: «Io giuro che è così: quell’uomo è malato. Non sa quel che fa. Io credo in Dio. E Papa Francesco dice che si deve denunciare. Chiedo solo questo: verità. Lo devo a tutti quei bambini che potrebbero finire come me, violati, nella stessa missione». Racconta dettagli tremendi: di come lo chiamasse sempre “il mio piccino”, quel prete, anche quand’era diventato grande. «Lui mi voleva sempre bambino». E di come lo chiamasse bastardo, durante il sesso: «Non sapevo cosa volesse dire. Venne una suora italiana, un giorno. Dissi le parole che lui mi diceva. Lei impallidì. Capii, allora, il vero significato. Quel padre non mi voleva bene….»

    SONDRA COGGIO Il Secolo XIX Albenga

  • Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Comunicato stampa della Rete L’ABUSO; pedofilia clericale sull’asse Italia Uruguay

    Savona 04-09-2015

    Un intrigo internazionale scuote ancora una volta la chiesa cattolica. Questa volta parliamo di una vicenda molto seria che vede coinvolti tre sacerdoti tra cui un missionario italiano.

    L’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO, rende noto che da circa quattro mesi sta indagando su una storia di abusi sessuali a danno di minori che al momento vedrebbe decine di vittime uruguayane.

    Nei mesi scorsi una ampia indagine partita dalla segnalazione di un italiano che ha prestato servizio in Uruguay presso una missione cattolica, ha portato alla luce fatti gravissimi che purtroppo, una volta verificati sarebbero risultati veritieri.

    Nelle scorse settimane la Rete L’ABUSO ha avviato un delicatissimo lavoro diplomatico con le Ambasciate, sia quella Italiana in Montevideo che quella dell’Uruguay in Italia, facendo partire una serie di denunce in entrambi gli stati. L’associazione rende noto che ha provveduto a trasferire in Italia alcune delle presunte vittime che nei prossimi giorni deporranno di fronte all’autorità giudiziaria italiana. E’ stata inoltre conferita dalle presunte vittime una Procura Speciale che ha nominato l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere loro difensore.

    Riteniamo opportuno per il momento mantenere il massimo riserbo sulla vicenda per dare modo alle autorità dei due paesi coinvolti di poter fare tutti i rilievi del caso.

    Il Portavoce della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

  • Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    Funerali di Wesolowski. Le vittime “Nulla è cambiato, dovevano estradarlo”

    “ENNESIMO INSULTO” Lo sconcerto di chi ha subito violenze: “La cerimonia insulta anche i sacerdoti che fanno grandi cose”

    Se davvero Wesolowski fosse stato sepolto con l’abito talare e l’anello, sarebbe l’ennesimo insulto alle vittime come me”.

    Diego, napoletano di 40 anni ha raccontato la sua storia anche al Washinton Post. Le violenze subite a 13 anni per le quali ha denunciato il suo professore di religione, don Silverio Mura, il silenzio mantenuto per piu di 20 anni, la convivenza con il suo segreto. “Quando mia madre mi ha suggerito di chiedergli di celebrare il mio matrimonio –racconta- non ho potuto oppormi, altrimenti avrei dovuto dirle tutto”.

    POI GLI SVENIMENTI, le crisi, la richiesta di aiuto e le denunce. Fino alla perdita del lavoro: “Ero una guardia giurata. Quando ho minacciato di ammazzarmi mi hanno tolto la pistola e sospeso. Nessuno, dal cardinale Crescenzio Sepe al vescovo ausiliario Lucio Lemma, mi ha aiutato”.

    Diego, però, è ancora credente e per questo la sua condanna al funerale pesa. “Sarebbe un’offesa anche per gli altri sacerdoti, che nel loro piccolo fanno grandi cose. Ne ho incontrati tanti, e non meritano questo affronto. Non lo merita neanche Bergoglio”. Da papa Francesco ha ricevuto una lettera, a cui è seguita la riapertura del suo caso ormai insabbiato: “Mi chiedeva di pregare per lui e mi ha rassicurato dicendo che avrebbe pregato per me. Ha fatto tanto: grazie a lui hanno perseguito Wesolowski, ha fattò in modo che fosse ridotto allo stato laieale. E invece altri lo hanno sepolto con abiti talari. Non posso credere fosse d’accordo”.

    NON TUTTI nutrono la stessa fiducia nei confronti di Bergoglio. “Già è difficile credere alla morte di Wesolowski per cause naturali”, dice Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO Onlus che ha subitoviolenze dagli Il ai 16 anni da un sacerdote di Savona. Il prete ritenuto responsabile non è stato ridotto allo stato laicale ma ha chiesto di esserne dispensato dopo una condanna. “È esagerato elogare il Papa. Tanti Paesi avevano chiesto l’estradizione dell’ex nunzio apostolico, dalla Repubblica Dominicana alla Polonia, ma non è stata concessa nonostante la sua rete criminale fosse comprovata”,

    Sulla dinamica dei funerali, Zanardi la pensa come Diego: è l’ultimo sfregio nei confronti delle vittime dei preti pedofili. “Una scelta volgare e irrispettosa. I funerali cattolici non sono stati concessi a Welby, ma sono concessi ai preti pedofili”

    Racconta di aver assistito al funerale del sacerdote pachistano Yusuf Dominic, cacciato da Londra con l’accusa di pedofilia, “anche lui morto provvidenzialmente nel convento dei benedettini proprio durante l’apertura di una indagine”, dice, poi ammette: Bergoglio ha detto cose importanti “ma quella di ieri è la dimostrazione che le cose non sono cambiate e non cambieranno.

    Per IL FATTO QUOTIDIANO Virginia Della Sala