Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    All’indomani dell’incontro con i genitori avvenuto ieri sera presso la parrocchia di S. Francesco si infiamma l’indignazione di alcuni presenti per gli spergiuri fatti al cospetto di Dio dal parroco di S. Francesco. La riunione infatti si è tenuta non nelle opere parrocchiali come doveva essere, ma in Chiesa dove il parroco avrebbe mentito ai presenti dichiarando sul caso di don Pietro Pinetto, il sacerdote pedofilo trasferito da Celle nella parrocchia savonese sarebbe innocente. Il parroco infatti ha prima omesso ai presenti che Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per aver mentito al pubblico ministero Dott. Giovanni Battista Ferro, dichiarando la sua innocenza e querelando ingiustamente 4 persone (tra cui una vittima) per diffamazione. Querela, che poi si è ritorta contro egli stesso, perchè la Procura della Repubblica di Savona costretta ad indagare a seguito della querela del sacerdote, dopo aver accertato la veridicità dei fatti, ha accusato a sua volte il sacerdote di calunnia nei confronti dei 4 querelati appurando che avevano detto la verità. Ma non finisce qui perché il parroco di S. Francesco Don Daniele Grillo, avrebbe anche dichiarato che ben tre delle 4 vittime che accusavano Don Pinetto avrebbero ritrattato le loro dichiarazioni, cosa che non è affatto vera, infatti solo 1 di quelle vittime avrebbe negato le molestie subite. Per quello che riguarda la quarta vittima sempre il parroco di S. Francesco, avrebbe riferito con evidente disprezzo, che era un “tossico” e che anche la madre di quest’ultima vittima (deceduta da anni) avrebbe confermato ad alcuni prelati innanzi tutto il suo sostegno generico alla Chiesa e al Pinetto , poi avrebbe detto, sempre secondo il Parroco che la anziana donne, all’epoca 91 enne, avrebbe negato che il figlio Alessandro Nicolick sarebbe stato oggetto di molestie sessuali all’interno del Seminario Vescovile di Savona e in quello estivo di Piana Crixia. Ed è proprio a questo punto che esplode la profonda amarezza e quindi l’ira, del prof. Roberto Nicolick, fratello proprio di quella vittima il cosidetto “tossico” dal Parroco, fuggita anni prima dal seminario di Savona, senza mai volere dare una spiegazione se non in punto di morte al fratello medesimo. Infatti risulta agli atti della Rete L’ABUSO un fatto molto sinistro e datato di qualche anno, quando il professor Roberto Nicolick, fratello del defunto Alessandro, apprese dalla sua compagna, che due persone, don Antonio Ferri attuale Vicario Generale ed un altro sacerdote di colore non identificato, sarebbero andati a trovare a casa la madre 91enne e le avrebbero fatto firmare delle carte non ben precisate, raccomandando alla donna di non parlarne con il figlio Roberto. L’anziana donna però, spaventata, si sfogò con la compagna del figlio Roberto, la quale insospettita glielo riferì. Di li venne immediatamente formalizzato l’accaduto, che la Rete L’ABUSO, di cui Roberto Nicolick fa parte, segnalò prontamente alla procura della repubblica . Ora ci si chiede come sia possibile che ieri sera il parroco di S. Francesco abbia accennato questo fatto ai genitori presenti, dal momento che lui risulterebbe estraneo a questa vicenda? Viene da se, che qualcuno lo abbia informato, qualcuno interno alla curia savonese ed in grado di avere accesso a quella documentazione riservata e precedentemente estorta ad una donna di 91 anni, profondamente Cattolica e fermamente credente, intimidita dal fatto che il figlio defunto non venisse tirato in ballo in una vicenda dolorosa oramai da dimenticare. Rimaniamo colpiti dalla profonda insensibilità e aridità con cui gli uomini della Chiesa hanno voluto trattare le sofferenze di una madre come hanno voluto strumentalizzare ancora volta la morte di giovani che si erano affidati nelle loro mani, non sapendo in quale infermo si erano messi. Come di consueto Monsignor Vittorio Lupi si è reso irreperibile ai giornalisti che lo hanno cercato per avere chiarimenti in merito.

    Francesco Zanardi

    Roberto Nicolick

  • Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Savona; prete pedofilo tra i bambini. E’ bufera nella parrocchia di S. Francesco da Paola.

    Le mamme minacciano di portare via i loro figli se don Pietro Pinetto non verrà allontanato dalla parrocchia. E’ questo quello che da ieri sera, i genitori allarmati dicono al telefono, chiedendo aiuto a Francesco Zanardi, il portavoce della Rete L’ABUSO che nel 2013 aveva denunciato le molestie subite da alcuni seminaristi, i quali avevano confermato davanti al sostituto procuratore di Savona Giovanni Battista Ferro le loro accuse. In quella occasione l’avvocato Altamura, difensore del sacerdote, aveva querelato Zanardi, un seminarista e due giornalisti, ma la procura della repubblica di Savona, una volta accertate le molestie aveva rinviato a giudizio per calunnia il sacerdote il quale però in quella occasione era sfuggito al processo grazie all’intervento dei termini di prescrizione.

    Inizialmente da curia di Savona, attraverso un comunicato, aveva garantito che se l’autorità giudiziaria avesse accertato i gravi fatti, avrebbe a sua volta avviato nei confronti del sacerdote un processo canonico. Promessa che però svanì nel nulla.

    M adesso sono i genitori dei bambini che frequentano la parrocchia di san Francesco da Paola a non starci, hanno paura per l’incolumità dei propri figli e cosi, questa sera, porteranno al parroco le loro rimostranze e se il sacerdote non verrà immediatamente allontanato, porteranno via i loro figli sia dalla parrocchia che dal catechismo.

    “Un gesto di responsabilità da parte dei genitori” commenta così Francesco Zanardi, “le oramai tristi scelte del vescovo di Savona Vittorio Lupi sono ben note non solo alla comunità savonese” continua commentando “questo è il frutto di anni di lotta e di denunce che l’associazione italiana delle vittime di preti pedofili, Rete L’ABUSO ha portato avanti con lo scopo di intervenire lì, dove la chiesa non vuole agire e finalmente i genitori cominciano a responsabilizzarsi e a prendere coscienza della situazione”.

    Questa sera alle 21 i genitori dei bambini si riuniranno in parrocchia per fare le loro dovute contestazioni.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO

  • PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    PEDOFILIA; altre denunce per il prete missionario don Francesco Zappella.

    Potrebbe cambiare da violenza sessuale in abuso di minori la posizione del prete missionario di Borghetto S. Spirito don Francesco Zappella. Nelle ultime settimane la Rete L’ABUSO ha continuato a raccogliere segnalazioni arrivate non solo da oltre oceano, ma anche dalla Liguria e dal bergamasco dove sembrerebbe che la posizione del sacerdote fosse già piuttosto chiacchierata venti anni fa, al punto tale di costargli l’allontanamento dal Seminario di Bergamo e il successivo reclutamento in quello di Albenga.

    L’associazione ha puntualmente trasmesso agli inquirenti quanto appreso dalle segnalazioni depositando agli atti ben 4 informative, l’ultima di ieri mattina, contenente anche la denuncia di un’altra presunta vittima poco più che 20enne, la quale potrebbe costare al sacerdote, attualmente indagato per violenza sessuale, l’incriminazione per abuso di minori.

    Nel frattempo l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere ha provveduto a comunicare formale messa in mora non solo alla Diocesi di Albenga ma anche al vescovo Mario Olivieri, alla parrocchia S. Antonio da Padova e al collegio Quo Vadis in Uruguay.

    Un atto dovuto e attualmente limitato solo a “Fernando”, utile a bloccare nel suo caso il rischio di prescrizione in sede civile. Per quanto riguarda le altre presunte vittime si è preferito per il momento non comunicare tramite la messa in mora i loro nominativi alla diocesi, anche perché in questo caso non esiste il rischio di imminente prescrizione, ne penale, ne civile.

    L’inchiesta non solo su Zappella, ma anche sugli altri 2 sacerdoti indicati da Fernando, procede anche oltreoceano dove sta indagando la 1° sezione investigativa della polizia di Trenta y Tres. Per quanto riguarda le accuse di molestie da parte di “Fernando” a danno di una 12enne fatte dal sacerdote durante un’intervista, risulterebbero infondate.

    Per l’ufficio di presidenza

    Francesco Zanardi

  • Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Vasta eco in tutto il mondo per le parole pronunciate contro i preti pedofili da parte di Papa Francesco dopo avere incontrato alcune vittime di abusi nel suo viaggio americano. E’ da Papa Ratzinger che la chiesa sembra volere affrontare questo problema, annunciando di voler fare pulizia e chiarezza. Ma al di là delle buone intenzioni, come dovrebbe concretamente agire una chiesa che volesse risolvere veramente il problema? Se ad esempio i Vescovi continueranno in futuro a non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia, come potranno cambiare veramente le cose?

    Giriamo la domanda a Ignazio Ingrao, vaticanista in collegamento dagli States, Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’abuso e Angela Camuso, giornalsta autrice del libro “La preda. Confessioni di una vittima”.

    Ascolta l’intervista integrale http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/trasmissione-settembre-2015-125948-gSLAuVlVMB

  • “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    “Terra!”, la cronaca senza pregiudizi

    A breve uscirà Spotlight, il film presentato all’ultima Mostra del cinema a Venezia, ispirato alla storia vera del gruppo di giornalisti del “Boston Globe” la cui inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa locale, avviata nel 2002, valse loro il premio Pulitzer.

    Ma pur essendo conclamati i casi di cui parla, non viene fatto niente per ammettere che ci possa essere almeno una parte sana di preti nella comunità ecclesiale. Il lunghissimo elenco finale dei luoghi nel mondo dove si sono verificati casi di pedofilia tra il clero cattolico lascia poche speranze, anche se il film in quanto tale è fatto bene e l’espediente dell’inchiesta giornalistica funziona.

    Ed è proprio dalla pellicola di Tom McCarthy che è ripartita la nuova serie di Terra!, l’approfondimento di Toni Capuozzo in onda su Rete 4 il lunedì a tarda notte (di fatto martedì). Ma il noto giornalista e i suoi collaboratori non si sono fermati al film, hanno affrontato la “Boston di casa nostra”, come recitava il titolo. Il conduttore, correttamente, ha però premesso che certi fatti «hanno come prima vittima la Chiesa stessa e la fede». Senza facili condanne e senza facili assoluzioni, Terra! ha raccontato di un parroco con un passato da missionario e di presunti abusi di cui avrebbe fatto le spese anche l’uruguaiano Luis Mario, oggi ventinovenne.

    Come lui il ligure Mirko, che già alle Iene, qualche anno fa, aveva raccontato per la prima volta la sua storia di vittima degli abusi di un sacerdote. Ma c’è anche la storia di don Giorgio Govoni, sacerdote camionista, molto conosciuto e amato, vittima di un errore giudiziario, che non sopravvisse alle infamanti e infondate accuse: morì d’infarto prima della piena assoluzione. C’è poi Luca, vittima di un diacono, che con la musica rap ha superato il dolore dell’abuso. «Ho provato ad ammazzarlo – racconta –.

    Poi sono arrivato a perdonarlo. Adesso è bellissimo entrare in chiesa. È come entrare in casa. Da luogo del dolore è diventato luogo della gioia». C’è tempo, però, per un altro atto d’accusa, quello senza mezzi termini di Francesco Zanardi, fondatore della rete “L’abuso”, contro il «sistema di protezione della Chiesa». Finisce così una puntata “tormentata e tormentosa”, per ammissione del suo conduttore, che ha pure l’accortezza, gli va dato atto, di annullare la replica domenicale del programma.

  • Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale

    Dopo la denuncia del giovane uruguayano ora si scava sul passato del prete missionario

    SAVONA. Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a don Francesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta y Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali. Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino. Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura».Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    IL SECOLO XIX SAVONA

  • Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Violenza sessuale, indagato il parroco di Borghetto don Francesco Zappella

    Borghetto Santo Spirito. E’ stato indagato con l’accusa di violenza sessuale don Francesco Zappella, il missionario di Borghetto Santo Spirito, parroco di Sant’Antonio da Padova.

    A condurre l’inchiesta il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro avviata dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga. E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato.

    L’iscrizione nel registro degli indagati del prete al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte «deviazioni» sessuali.

    http://www.ivg.it/2015/09/violenza-sessuale-indagato-il-parroco-di-borghetto-don-francesco-zappella/

  • Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Abusi su un giovane uruguayano: per don Zappella scatta l’accusa di violenza sessuale. Lui: «Tutte calunnie»

    Savona – Violenza sessuale: è l’accusa formale contestata dalla procura della repubblica a donFrancesco Zappella, il missionario borghettino, da diversi anni titolare della locale parrocchia di Sant’Antonio da Padova. La decisione del sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro è arrivata nei giorni scorsi a seguito dell’esposto presentato dal presidente della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, su presunti episodi di violenza sessuale commessi dal sacerdote nei confronti di un giovane brasiliano che don Zappella aveva ospitato nella missione della cittadina uruguayana Treinta e Tres e che, secondo la denuncia, era proseguita fino al 2005 nel corso di un viaggio compiuto dal giovane ad Albenga.

    E soprattutto dopo aver avviato l’attività investigativa con un “modello 45”, ossia atti non costituenti notizia di reato. Qualcosa è cambiato quindi nella posizione di don Zappella anche se l’iscrizione nel registro degli indagati al momento rappresenta un passaggio formale per consentire agli uomini della polizia giudiziaria di proseguire le indagini sull’attività del prete accusato di violenze su alcuni ospiti della struttura sudamericana e scavare anche nel passato del prete. Un tunnel che si annuncia lungo ed oscuro nel quale il magistrato sta cercando di fare piena luce sull’attività del prete missionario e sulle sue presunte “deviazioni” sessuali.

    Il condizionale è d’obbligo in questi casi, a fronte anche della netta posizione di don Francesco rispetto alle accuse di quel ventinovenne brasiliano: «Tutte calunnie». «Se qualcuno mi chiederà risponderò puntualmente sui vari passi della denuncia» aveva chiarito nei giorni immediatamente successivi il deflagare dello scandalo. Tra i tanti aspetti da valutare da parte degli inquirenti c’è poi l’eventuale prescrizione dei presunti reati commessi dal parroco ponentino.

    Su don Zappella, così come su don Licciardello, il vescovo Borghetti ribadisce quasi come in una litania: «Non esprimo giudizi, è giusto che vengano approfonditi episodi su cui ci sono dei dubbi e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura». Il vescovo ha avuto alcuni giorni fa un colloquio con il parroco di Borghetto, ma non ci sarebbero in vista provvedimenti sul piano ecclesiastico, così come non ci sono per il suo collega di Dolcedo.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/09/22/ARqzzo2F-zappella_violenza_uruguayano.shtml

  • Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    Albenga, il buon ritiro dei preti pedofili

    “Adesso devo dire messa”, don  Renato parla da dietro una grata della chiesa affacciata sul porto di Pietra Ligure. Scusi padre, ma la sua condanna? “È una cosa da niente”. Tre mesi, ma il reato … “Non ricordo bene, istigazione alla prostituzione … minorile”. Lei ha patteggiato: “Certo, conosciamo la giustizia, non potevo mica aspettare dieci anni una sentenza”. E l’accusa? “Roba da niente, come una sberIa a un vigile”. Chissà che cosa ne diranno i vigili. Ma che cosa succedeva davvero? “Erano incontri tra amici”. Ma c’erano minori? “Praticamente no”. Sul viso nessuna espressione.

    Diocesi di Albenga, refugium peccatorum? Alla fine se n’è accorto il Vaticano. Papa Bergoglio ha preso una decisione clamorosa: ha di fatto commissariato il vescovo Mario Olivi eri. A gennaio ha mandato un uomo di sua fiducia, Guglielmo Borghetti. Davvero troppi scandali. Sacerdoti condannati per pedofilia, per aver fatto pressioni sulle famiglie che volevano denunciare, ma anche sotto processo per reati comuni come il saccheggio della biblioteca storica dei Girolimini di Napoli. Sono tutti qui. Dicono messa come se niente fosse. Continuano a essere in contatto con i parrocchiani di tutte le età. Anche bambini. Chissà se è bastata la mano di ferro del Papa. Nell’ultima settimana altri due scandali: un ragazzo sudamericano che arriva dall’Uruguay per denunciare le molestie che avrebbe subito da un missionario oggi parroco e dirigente della Caritas di Albenga. In fine don Angelo, parroco della frazione di Onzo, che, alla faccia degli inviti del Santo Padre, avrebbe detto: “Brucio la canonica piuttosto che darla ai migranti” (frase che il sa-cerdote smentisce).

    MA CHE COSA succede ad Albenga? Siamo nella Riviera di Ponente, a due passi da Alassio appena svuotata dei turisti. In una cittadina con un centro storico tanto bello quanto sconosciuto: i vicoli su cui si affacciano vecchie botteghe con i loro sapori, i colori; le torri antiche di mattoni rossi, le due chiese di marmo e ardesia, una accanto all’aItra. Una cittadina tanto bella quanto appartata. Alla fine dimenticata Il luogo ideale, verrebbe da pensare leggendo le cronache, perché vi mettano radici intenti non sempre confessabili. Ecco allora la politica: qui si sono incontrati a lungo gli interessi del centro sinistra e del centro destra scajoliano che intorno al borgo hanno cementificato ogni centimetro. Che hanno trasformato una piana dove basta gettare un seme perchè cresca nella periferia di una metropoli: rotonde, centri commerciali, addirittura volevano costruire dei grattacieli (riuscì a bloccarli Antonio Ricci, originario di qui, con una campagna di Striscia la Notizia). Intanto la ‘ndrangheta ha messo radici profonde.

    E POI GLI SCANDALI della Curia che ha i suoi uffici proprio ai piedi delle torri. Così la storia di una cittadina dimenticata è arrivata fino sulla scrivania del Pontefice. Era già successo con papa Ratzinger che aveva fermato la stella nascente del vescovo Mario Olivieri (qui dal 1990). Ma non è bastato, è dovuto intervenire Bergoglio. La pianta, però, continua a produrre frutti. Gli scandali non si fermano mai.

    Prima c’era stato don Luciano Massaferro, condannato definitivamente a sette anni e otto mesi per violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne. La sua riduzione allo stato laicale è stata respinta. Contrario lo stesso Olivieri. Ma per capire basta visitare alcune delle 162 parrocchie della diocesi. Magari con Francesco Zanardi. Lui stesso da bambino vittima di violenze da parte di un sacerdote e oggi alla guida della “Rete l’abuso” che ha denunciato decine di pedofili. Fino a pochi mesi fa nella parrocchia di Pietra Ligure era possibile assistere alla messa di don Luigi, condannato in primo grado a quattro mesi con l’addebito di favoreggiamento personale di un pedofilo. Avrebbe, secondo l’accusa, sconsigliato la madre di una bambina di denunciare l’uomo che molestava sua figlia. La frase incriminata: “Una denuncia è contro la Chiesa”.

    Basta? No, nella stessa chiesa celebrava don Italo che, ricordano le cronache del giornale ticinese Il Caffè, in Svizzera “ era stato condannato “per atti sessuali con fauciulli”. Anche lui ha continuato a lungo a dire messa. Perché? E perché si è rifugiato nella diocesi di Albenga? A guardare don Italo sembra un anziano dall’aspetto mite. Un sacerdote stanco. Ma appena il cronista gli chiede della sua vicenda giudiziaria, il tono della voce cambia: “Non ne voglio parlare!”. Silenzio. Ecco la parola d’ordine ad Albenga Fino al caso di don Francesco, parroco di Borghetto Santo Spirito. Pochi giorni fa dall’Uruguay è arrivato un ragazzo di ventinove anni. A Giovanni Battista Ferro – il pm di Savona che da anni segue le inchieste di pedofilia e che ha ottenuto le prime condanne – ha denunciato: “Don Francesco nel 2004 mi molestò”, ha raccontato denunciando i presunti misfatti di un missione della diocesi di Albenga in Sud America. Il sacerdote (non indagato) ha replicato: “Tutto falso. Quel ragazzo è stato denunciato per aver molestato una dodicenne” . Ma,sostiene Zanardi, della denuncia non ci sarebbero tracce. Una cosa è certa: un altro sacerdote della tormentata missione, un sudamericano anche lui accusato degli abusi, ha rischiato di essere ucciso pochi giorni fa. “Un tentativo rapina”, sostiene il prete. Ma la polizia, come ha scritto il quotidiano spagnolo El Pais, non è convinta. Da Guglielmo Borghetti – che aveva nominato don Francesco ai vertici della Caritas diocesana – un commento cauto: “Non ne so niente. Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa e la sua nomina, come tutte le altre, è stata fatta sulla base delle conoscenze personali degli ultimi mesi”.

    IL VESCOVO commissariato, Mario Olivieri si limita a dire: “Diocesi degli scandali? Qui c’è stata una sola condanna. È una ricostruzione giornalistica”. Accanto a lui il collaboratore don Alessandro. Sì, proprio quel sacerdote indagato per il saccheggio della biblioteca dei Girolimini di Napoli. Lo scandalo che coinvolse anche Marcello Dell’Utri svelato da Tomaso Montanari sul Fatto Quotidiano. Anche don Alessandro è qui ad Albenga.

    Ma che cosa succede in questa Diocesi ai confini dell’impero, lontana dagli sguardi indiscreti? Ad alzare il velo con il cronista ci aveva provato don Carlo Rebagliati. Già, quel sacerdote savonese che con sincerità urticante non aveva mai fatto mistero della propria omosessualità, dei suoi “amori disordinati”. di essere sieropositivo (“Minori mai,giuro”).

    Quel sacerdote morto in circostante per qualcuno non chiare l’inchiesta è stataarchiviata). Don Carlo raccontava: “Dovete andare nelle saune gay di Nizza. lo lo so, purtroppo. Laggiù troverete tanti preti di Savona e Albenga. La sera lasciano le parrocchie, i conventi; dismettono la tonaca e corrono in Francia. È una pena vederli, ridotti così dal bisogno di amore, dalla vergogna .. E anche dal vizio”.

    DON FILIPPO BARDINI, uno dei pochi sacerdoti che non hanno taciuto, racconta anche altro: ”La vita in seminario di Albenga era un inferno. Dalle prime notti, quando tentarono delle avances, cercarono di capire se io avrei ceduto”. E riferisce di palpeggiamenti, di proposte non sempre discrete: “Ma io ho detto no e ci ho messo quindici anni a diventare sacerdote”. Il seminario, dove tutti gli studenti venivano da altre diocesi, magari dopo inciampi sul percorso: una strana ,immigrazione” non sfuggita agli emissari del Vaticano. E Borghetti ha decimato i seminaristi: su 11 ben 7 sono stati convinti ad abbandonare gli studi. Perché? Difficile chiedere ai sacerdoti. Come nella Sicilia dei romanzi di Sciascia nessuno sa, nessuno vede, nessuno parla. E dalle carte dei processi, dai racconti degli investigatori emergono le passate pressioni della Curia per “calmare” le inchieste sui casi di pedofilia. Per riuscire a parlarne con un parroco bisogna darsi appuntamento allo svincolo dell’autostrada. In quella terra di nessuno tutta cemento. Arriva con una tuta e un berretto. Irriconoscibile. E racconta: “Il punto è che troppi di noi ci sono dentro. Fino al collo. Troppi, quasi a tutti i livelli, possono essere ricattati”.

    Ferruccio Sansa. Il Fatto Quotidiano del 21/09/2015

  • Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Abusi sessuali su bambini ospiti in comunità: sospettato prete bergamasco

    Ci sarebbe anche don F. Z., un prete originario della provincia di Bergamo, tra i tre sacerdoti accusati di pedofilia da parte di un ragazzo sudamericano che sarebbe stato abusato ripetutamente, insieme ad altri ragazzini ospiti di una comunità in Uruguay.

    Per il religioso bergamasco, in passato missionario proprio in Uruguay e ora al servizio in una parrocchia del nord Italia, la onlus Rete L’Abuso ha chiesto ufficialmente la rimozione dall’incarico e l’apertura di un processo canonico.

    “Sono nato in Brasile. All’età di 6 mesi mia madre mi ha portato con sé in Uruguay, la sua terra – il racconto del ragazzo che ora ha 29 anni a Il Secolo XIX- . Mio padre non poteva tenerci con sé perché era sposato. Aveva già una famiglia. Dall’età di sei mesi fino a otto anni sono cresciuto in un istituto cattolico. Poi, in altre missioni. E sono stato abusato da tre sacerdoti”.

    Il 29enne ha deposto in Uruguay, e poi, grazie al sostegno della Rete L’Abuso, ha affrontato il viaggio aereo per deporre in Italia. Ha raccontato della fiducia che aveva nei sacerdoti, e in particolare in quel prete bergamasco che gli era stato assegnato come tutor. Provvedeva lui ad aiutarlo a studiare. Ma, in cambio, esigeva di essere “massaggiato”: e questi massaggi si traducevano poi in pratiche sessuali.

    Ha aggiunto di avere ricevuto regali, come altri ragazzini ai quali poi veniva chiesto di fare sesso. Racconta di ingenti quantità di denaro, che il prete avrebbe usato per quegli acquisti, dopo avere ricevuto donazioni da parte di fedeli devoti. Dice anche di avere provato a denunciare, quando si è reso conto che quello che credeva un padre non si comportava come un padre.

    Una dichiarazione di parte la sua, che è ora al vaglio della Procura. Se sarà ritenuta attendibile, il sacerdote bergamasco sarà invitato a chiarire, e nel caso a smentire, le accuse che il ragazzo gli muove.

    La vicenda è venuta alla luce grazie all’associazione La Rete L’Abuso, fondata da Francesco Zanardi, vittima a suo tempo di abusi da parte di un altro sacerdote ligure.

    Intanto don Z. si difende: “Chi mi attacca era stato mandato in un collegio rieducativo perché accusato di violenza sessuale su una dodicenne. La gogna mediatica è tanta e ti distrugge, ma ho un Vescovo che sa tutto e mi sprona ad andare avanti”, scrive sulla sua pagina di Facebook.

    http://www.bergamonews.it/cronaca/abusi-sessuali-su-bambini-ospiti-comunit%C3%A0-sospettato-prete-bergamasco-207883