Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Don Francesco Rutigliano, condannato dal Santo Uffizio per abusi su un minore, reintegrato a Civitavecchia

    Don Francesco Rutigliano, condannato dal Santo Uffizio per abusi su un minore, reintegrato a Civitavecchia

    Se sei un sacerdote e ami qualcuno, peggio ancora se è del tuo stesso sesso, il Vaticano ti costringe a lasciare ogni incarico. Esattamente quello che è appena successo a monsignor Krzysztof Charamsa, “reo confesso” di amare il proprio compagno. Ma se sei un prete accusato di aver abusato di un minore, tanto da aver scontato 4 anni di sospensione ordinati dall’ex Santo Uffizio, ma non dalla magistratura, allora hai diritto a continuare la scalata nel clero e a rifarti la verginità della coscienza Questo, invece, è quello che è successo poche settimane addietro a Francesco Rutigliano, dopo aver scontato la sua “pena”.

    Ordinato sacerdote a 32 anni, don Francesco, pugliese di nascita, approda nel Reggino come parroco nelle parrocchie di Bivongi e Pazzano, facenti capo alla diocesi Locri-Gerace. E qui, nel 2006, ovvero nel suo primo anno di sacerdozio, risulterebbero già i suoi primi approcci con un adolescente, anche se alcune testimonianze farebbero risalire degli episodi già durante il periodo del cammino spirituale che lo ha portato a diventare un uomo di Dio. Il decreto con cui il Santo Uffizio lo si inibisce nella sua funzione ecclesiastica, però, si riferisce unicamente a reati commessi nel periodo fra il 2006 e il 2008 e porta la data del 20 giugno 2011.

    Don Francesco, comunque, si inibisce poco. Trasferito in un primo momento al Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza a Todi (Pg), struttura notoriamente indicata per preti con problemi legati alla sfera sessuale, per un’accusa infamante come quella di pedofilia per la quale viene sospeso mille e più giorni, continua a presenziare ad eventi ed incontri a sfondo ecclesiastico.

    Come due anni fa, quando insieme al sindaco di Bivongi fu ospite dell’ambasciatore di Spagna in occasione della Cerimonia dell’Omaggio floreale alla Sacra Effige dell’Immacolata, in piazza di Spagna a Roma. O come nel febbraio del 2014, quando presenziò al concistoro dei Vescovi indetto da Papa Francesco in piazza San Pietro. Il tutto con grande indifferenza di certa stampa che, al contrario, ne loda le gesta.

    Poi nel luglio scorso la riabilitazione, con la quale Don Francesco, seppur riconosciuto quattro anni prima “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio” in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, può nuovamente riprendere la sua attività ecclesiastica. Nella parrocchia di San Giordano Martire di Civitavecchia, a pochi passi da Roma, la città in cui vive il giovane che lo accusò di abusi e sevizie. E anche se ufficialmente risulta ancora residente nella struttura perugina, il suo mandato continua ad essere sottoposto all’autorità della diocesi di Locri.

    Di questa triste storia se n’è parlato nei giorni scorsi in Tv, prima sulle reti Mediaset, a Mattino Cinque, e poi a La7. In studio, un instancabile Francesco Zanardi, presidente dell’associazione “Rete l’ABUSO ONLUS”, che da anni lotta al fianco di una miriade di volontari per smascherare i pedofili e dare sostegno alle loro vittime. E proprio nel programma condotto da Federica Panicucci, Zanardi ha ottenuto l’impegno da parte di Michela Vittoria Brambilla, attualmente Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza, di sottoporre immediatamente la questione al vaglio degli organi preposti.

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Abusi sessuali : Condannato in primo grado, 5 anni e mesi tre, Incardona Gaetano ex arciprete della Basilica di Augusta.

    Abusi sessuali : Condannato in primo grado, 5 anni e mesi tre, Incardona Gaetano ex arciprete della Basilica di Augusta.

    di Francesca Lagatta – Per ora gli abitanti di Augusta dovranno arrendersi: Non era vittima ad inventarsi che il prete avesse abusato di lei, era proprio il prete invece che mentiva dichiarando di non averle mai messo un dito addosso. A stabilirlo sono stati i giudici di primo grado del Tribunale di Siracusa, che lo hanno condannato a 5 anni e 3 mesi per abusi sessuali.  

    I fatti risalgono al 2013, quando Gaetano Incardona era ancora arciprete della basilica cittadina. La vittima, allora 21enne, si era recata in chiesa per una confessione, ma ne uscì in lacrime e con il sudiciume morale e fisico dell’uomo sulla pelle.

    Dovette ritornare da lui quando i Carabinieri della locale stazione le dissero che senza prove non avrebbero potuto procedere, così quella volta si recò in sagrestia con una telecamera nascosta, per filmare tutte le schifezze.               I militari, coordinati dal sostituto procuratore Antonio Nicastro, ammanettarono il prete, restringendolo  agli arresti domiciliari.

    Nei due anni trascorsi, gli augustani sono stati sempre schierati col prete molestatore, secondo la sentenza di primo grado, aggredendo verbalmente la vittima, con l’accusa di aver inventato gli episodi di abusi.

    Nemmeno la denuncia del padre di un’altra vittima, un bambino di dieci anni, era servita, poche settimane più tardi, ad insinuare qualche dubbio nella schiera dei fans dello sporcaccione 71enne dal nero abito, come testimoniano i filmati, 

    La giovane, però, non è mai stata abbandonata dall’associazione Rete L’ABUSO ONLUS di Francesco Zanardi, prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale, che l’ha sostenuta prima di tutto psicologicamente, guidandola con forza e coraggio fino alla sentenza di ieri. Anche se Incardona e i suoi legali non staranno a guardare fino all’ultimo grado di giudizio. 

  • Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
    Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

    Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

    «Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

    «Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

    Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

    Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

    Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

    Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

    Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

    Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

    Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

    FONTE

    Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

    http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html

  • Pedofilia nella Chiesa, l’Uaar: «Si deve sapere se un prete è stato condannato»

    Pedofilia nella Chiesa, l’Uaar: «Si deve sapere se un prete è stato condannato»

    La Spezia – Di pedofilia nella Chiesa si parla ancora poco. Soprattutto, non vi è adeguata trasparenza sui casi accertati. Si può e si deve fare di più: lo sostiene l’Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti, che ha organizzato un incontro alla Spezia, all’Urban Center, con lo scrittore Antonio Lombatti e con Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso.

    «Non è – ha precisato il presidente Uaar, Cesare Bisleri – un atteggiamento “contro la chiesa”, ma al contrario, una richiesta di chiarezza che è condivisa anche da chi è devoto». Nel dibattito si è discusso del fatto che esistano due forme di giustizia “parallele”: a volte i casi di pedofilia sono gestiti internamente dalla Chiesa, senza che la denuncia arrivi alla magistrature e in questi casi, è la stessa Chiesa che procede con le punizioni, vale a dire con l’allontanamento temporaneo dall’incarico, oppure con la riduzione allo stato laicale. Nei casi di allontanamento temporaneo, i sacerdoti pedofili vengono reinseriti in altre comunità parrocchiali: «È accaduto, però – ha rilevato Zanardi – che taluni sacerdoti pedofili abbiano poi commesso nuovamente gli stessi reati».

    Secondo Zanardi non c’è ancora adeguata trasparenza su queste vicende: i cittadini non sanno se il sacerdote al quale vengono affidati gli oratori abbia avuto precedenti o meno. Non viene detto. Zanardi ha detto che è «difficile anche rendere note queste vicende» e ha spiegato che il sito dell’associazione onlus rischia di essere oscurato, a fronte della protesta di un sacerdote, che esige venga rimosso un articolo in cui si dà riscontro di una condanna che ha subìto tempo fa per pedofilia. «Il reato – dice Zanardi – non è prescritto, ed è stato valutato solo dalla giustizia interna alla Chiesa: il sacerdote non ci querela, perché dovrebbe rendere nota la vicenda, e rischierebbe di essere incriminato dalla giustizia ordinaria. Così si è rivolto attraverso una lettera al server sul quale è appoggiato il sito della Rete L’Abuso, un server tedesco. Questo ha minacciato di oscurare il sito, se non toglierà l’articolo». Ma «l’associazione ha deciso di non rimuoverlo e ha deciso di cambiare server».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2015/11/16/ASI2plR-pedofilia_condannato_chiesa.shtml

  • Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Don Francesco Zappella; il PM chiede l’archiviazione per una delle vittime

    Il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione per una delle presunte vittime di don Francesco Zappella, il giovane uruguayano che nel settembre scorso si era recato in Italia per deporre contro il suo molestatore. Nella richiesta si legge che malgrado l’attendibilità della presunta vittima, sussiste l’improcedibilità per l’intervento dei termini di prescrizione, termini ai quali don Francesco Zappella potrebbe rinunciare e chiarire la sua posizione sulla quale pesa anche una precedente condanna a 1 anno e 2 mesi per reati analoghi, infitta dal tribunale di Pinerolo il 9/5/1991, come scrive il PM nella richiesta di archiviazione “per il delitto di atti di libidine violenti ai danni di due minorenni infraquattordicenni”.

    Restano invece ancora aperte altre due posizioni denunciate, le presunte molestie ai danni di un altro minore, oggi solo 22enne, che potrebbero costare a Zappella l’imputazione di turismo sessuale.

    L’altro possibile capo di imputazione che potrebbe creare fastidi è quello di truffa ai danni di coloro che hanno finanziato per anni la missione di don Francesco Zappella, la quale risulta non essere mai esistita, come confermato da più fonti, una delle quali lo ha anche dichiarato alla Procura Della Repubblica di Savona.

    L’avvocato Sergio Cavaliere che segue “Fernando” ha comunque dato delega all’associazione per un accesso agli atti che sarà effettuato già domani, per valutare meglio la richiesta di danni in sede civile (non prescritta) nei confronti del sacerdote e della diocesi di Albenga, i quali sono già stati messi in mora dal legale.

    La diocesi di Albenga, nel frattempo, fa sapere attraverso un comunicato che accetterà la richiesta di dimissioni da parte del sacerdote Francesco Zappella, dagli incarichi di parroco di Borghetto Santo Spirito e da vice direttore della Caritas Diocesana. Nessun accenno ad una sospensione dal sacerdozio o eventuale processo canonico per i reati già giudicati dall’autorità giudiziaria, anche se si annunciano approfondimenti da parte dell’Autorità Ecclesiastica.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Pedofilia clericale: un incontro all’Urban Center

    Pedofilia clericale: un incontro all’Urban Center

    La Spezia – Sarà trasmesso anche in diretta streaming l’evento “Parole, opere, omissioni” promosso per domani sabato 14 novembre alle 17.00 presso l’Urban Center della Spezia da UAAR per parlare di pedofilia clericale.

    “Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena. La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino. C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile? Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?”.

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale. Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Ingresso libero.

  • Rete L’ABUSO ONLUS, la storia della prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale

    Rete L’ABUSO ONLUS, la storia della prima associazione nazionale contro la pedofilia clericale

    Rete l’ABUSO ONLUS è un’associazione che combatte quotidianamente contro il fenomeno della pedofilia all’interno degli ambienti clericali e che attualmente si prende cura di circa 460 vittime. Nasce ufficialmente nel 2009, dopo che il Presidente Francesco Zanardi, egli stesso abusato da don Nello Giraudo molti anni prima, riunisce da tutta Italia una folta schiera di vittime guidandola in una fervente protesta alle porte del Vaticano, sulla scia della prima, vera rivoluzione della stampa in merito allo scandalo dei preti pedofili.

    Il primo beneficio della singolare reunion si ha la sera stessa, nel cuore della Capitale. Le vittime, dialogando durante la cena, scoprono immediatamente due cose fondamentali. La prima, quando si rendono conto di essere persone normali, e non alieni come spesso ci si sente in questi casi, quando la vergogna e i sensi di colpa ti fanno pensare addirittura di essere il responsabile o il complice di ciò che è successo; la seconda quando, non senza stupore, convengono che la procedura della Chiesa attuata nei casi conclamati di pedofilia, era sempre la stessa.

    A tal proposito bisogna segnalare l’esistenza, dal 1962, del documento segreto “De delictis Raviolubus” (crimen), che regola i crimen sollicitationis, ovvero i crimini di sollecitazione (la parola pedofilia in Vaticano non viene mai usata). E’ una sorta di manuale di istruzione in caso di scandali legati agli abusi su minore, che solo nel 2001, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger e Cardinal Tarcisio Bertone, decidono di inviarne copia a tutti i Vescovi del mondo per informarli della validità ancora in atto, probabilmente spinti dal clamore mediatico che cominciano a creare i numerosi casi riportati dalla stampa. Il documento è tuttora segreto, va mantenuto entro le mura della Curia, non può essere commentato e deve essere solo applicato. Contiene inoltre 20 allegati nei quali si spiega con dovizia di particolari come potersi redimere dalla terribile colpa: qualche preghiera e un po’ di scuse pare siano sufficienti.

    Nel 2005 un avvocato di Houston chiama Ratzinger a rispondere dei contenuti di quella lettera scellerata, ma prima che il Cardinale potesse recarsi in Tribunale, viene eletto Papa. A quel punto chiede di poter usufruire dell’immunità diplomatica, che chiaramente il Presidente Bush gli concede.

    Pertanto, l’unico modo di poter fermare un pedofilo è rivolgersi alle Procure. E Zanardi, nel frattempo divenuto per la magistratura strumento imprescindibile nella lotta alla pedofilia, lo sa bene. Ma sa anche che non è facile. Il reato di abuso su minore, distinto in pedofilia se perpetrato ai ragazzini fino ai 14 e in pederastia per quelli dai 14 ai 18, cade in prescrizione dopo 10 dalla data in cui viene commesso e per le vittime il tempo di rielaborazione e metabolizzazione del trauma è un processo che dura molto di più. Il Presidente, comunque, non si dà per vinto e cerca un modo per aggirare l’ostacolo. Lo trova discutendo a lungo con i ragazzi della sua associazione, quando, dopo aver riflettuto sul fatto che un pedofilo continua imperterrito a mietere vittime, risale ad altri episodi di violenza scovandoli nelle comunità religiose che fanno capo a quei preti già macchiatisi del reato, dieci e più anni prima. Il ragionamento dà loro ragione: gli stessi preti da cui avevano subìto abusi, stanno abusando di altri ragazzi. Così, se la magistratura non può condannarli per reati caduti in prescrizione, può aprire altri processi grazie ai nuovi elementi. Non solo, le vittime che non avranno mai giustizia, possono quanto meno costituirsi parte civile in un processo che almeno riconosca loro il danno, risarcendoli.

    Ma al di là della straordinarietà dei risultati ottenuti in ambito legale (qualche prete, addirittura, è stato già espulso dalla Chiesa), il direttivo di Rete l’ABUSO ONLUS riesce in un’altra impresa. Molti dei circa 460 ragazzi che hanno aderito al progetto, avevano fatto scena muta di fronte a professionisti e medici della psiche che cercavano di rimuovere e tirar fuori i brutti ricordi. La mente era un muro invalicabile. Quando invece si sono trovati faccia a faccia con chi aveva subìto le loro stesse esperienze, raccontare il proprio dolore è stato un atto naturale che ha permesso la rinascita interiore e la possibilità di una vita nuova.

    Nonostante l’attività frenetica, l’associazione si autofinanzia con piccole donazioni (clicca qui per sapere come fare) ma rifiuta categoricamente finanziatori e grosse cifre di denaro. «Nel momento in cui Rete L’ABUSO lega le sue attività a un donatore troppo generoso – spiega il Presidente Zanardi -, potrebbe essere soggetta a ricatti. Ci potrebbero essere storie su cui si potrebbe soprassedere, o altre che potrebbero essere considerate più importanti di altre. Questo non deve mai succedere, altrimenti siamo finiti e insieme a noi tutte le buone intenzioni». Poi, rivolgendo il pensiero ai prossimi impegni, conclude: «Vogliamo andare avanti con sacrificio, ma vogliamo rimanere liberi».

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Tra 48 ore il fornitore di Hosting 1and1 oscurerà i siti della Rete L’ABUSO Onlus

    Alle ore 16 di oggi, venerdì 13 novembre 2015 riceviamo dal gestore di hosting 1and1 con sede in Germania la comunicazione che se entro le prossime 48 ore non provvederemo a rimuovere gli articoli sul sacerdote Francesco Rutigliano, 1and1 oscurerà il sito www.retelabuso.org .

    La stessa cosa era accaduta la scorsa estate con la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, di cui Rete L’ABUSO è una sua sezione tematica indipendente, la quale si era vista minacciare la chiusura del sito per analoghi motivi.

    Don Francesco Rutigliano da circa 4 mesi continua a perpetrare atti persecutori, violenza privata e minacce nei nostri confronti e di varie testate giornalistiche per fare rimuovere tutti gli articoli che riportano la sua “condanna” a 4 anni riportata nel Decreto del Santo Uffizio.

    Una situazione piuttosto anomala, poiché il sacerdote, già ritenuto colpevole dalla chiesa di molestie sessuali a danno di un minore e di abuso di dignità o ufficio in data 20-6-2011, reato non ancora prescrivibile per la legge italiana, sa bene che una eventuale querela per diffamazione nei confronti della Rete L’ABUSO avvierebbe un iter a suo danno che lo vedrebbe costretto a rendere conto dei suoi reati anche in ambito penale.

    Da mesi don Rutigliano minaccia di querelare chiunque, ha provato a farsi rimuovere dai motori di ricerca come GOOGLE, appellandosi alla legge sull’oblio (ammettendo palesemente di essere stato condannato), ma siccome avrebbe dovuto dichiarare il falso sostenendo di essere innocente, ha rinunciato a questa possibilità.

    Ci ha poi fatti contattare telefonicamente da un finto avvocato, che abbiamo subito smascherato.

    Ha inoltre scritto al Garante per la Protezione dei Dati Personali al quale ha dichiarato che alcuni degli articoli che lo riguardano, presi dall’archivio della redazione Calabria Ora, chiusa definitivamente nel 2014, erano palesemente falsi e che l’allora direttore avrebbe chiesto scusa per le pubblicazioni. Da un esame veloce delle carte, però, si evince come don Rutigliano abbia preso fatto parecchia confusione. Gli articoli che lo riguardano risalgono al 2011, quando era direttore Piero Sansonetti, mentre l’articolo di scuse a don Rutigliano è scritto dal direttore Paolo Pollichieni e risale al 2008. Secondo Rutigliano, quindi, Calabria Ora si sarebbe scusata con lui per degli articoli, ben 3 anni prima della loro pubblicazione.

    Ed infine, l’ultima pressione, in ordine temporale, viene esercitata anche su 1and1 che, oggi intorno alle ore 16, ci chiede di rimuovere i contenuti riguardanti don Francesco Rutigliano entro 48 ore. Pena l’oscuramento del sito.

    Bisogna segnalare che del caso di don Rutigliano si sta occupando anche l’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, la quale, nelle settimane scorse, dopo un incontro con il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, si è resa disponibile ad intervenire in qualità di Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, denunciando la condanna del Santo Uffizio inflitta a don Rutigliano anche all’autorità civile.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO fa sapere che non ha alcuna intenzione di provvedere alla rimozione degli articoli in questione in modo definitivo, ma che provvederà a farlo solo in modo provvisorio e all’unico fine di scongiurare l’oscuramento. Giusto il tempo necessario per il trasferimento dei suoi siti su un hosting meno soggetto ad intimidazioni censorie liberticide.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete l’ABUSO

  • Evento su pedofilia clericale  con diretta streaming.

    Evento su pedofilia clericale con diretta streaming.

    SABATO 14 NOVEMBRE 2015 , dalle ore 17.00, IN DIRETTA STREAMING DALL’URBAN CENTER DI LA SPEZIA (presso teatro civico, via Carpenino) , un importante evento sulla pedofilia clericale, organizzato dal circolo Uaar della Spezia. L’ingresso libero.

    “Parole opere e omissioni” Per i milioni di devoti cattolici nel mondo la Chiesa è un luogo di pace, di santità e di serenità; tuttavia, per alcuni bambini della parrocchia, è proprio dietro quelle alte mura che si scatena l’inferno.
    La Chiesa cattolica ha circa 50 milioni di bambini all’interno delle sue Congregazioni sparse in tutto il mondo, eppure il Vaticano pare non abbia adottato ancora nessuna politica di protezione dei bambino.

    C’è, quindi, un’unica politica rivolta a mantenere le cose come profondamente sepolte in segreto il più possibile?
    Una storia di secoli che continua ancora oggi. Quanto conosciamo di essa? Quanto è informazione o disinformazione e quanto deve rimanere tabù?

    Introduce Antonio Lombatti, storico e scrittore, autore del libro “La moglie del Monsignore”, con un coinvolgente e toccante viaggio tra “celibato obbligatorio” e “pedofilia clericale”, fino agli ultimi casi giudiziari italiani ancora aperti e altri da aprire, illustrati da Francesco Zanardi, fondatore della “Rete l’abuso” di Savona, associazione impegnata in prima linea in sostegno delle vittime della pedofilia clericale.

    Dopo una breve testimonianza diretta di Zanardi, vittima degli abusi di don Nello Giraudo, seguirà la proiezione del film/documentario di Silvia Luzi e Luca Bellino, che parla di casi tutti italiani: “La preda. Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, prodotto dalla PRESS-TV e diffuso in più di 40 paesi ma ancora inedito in Italia. Una toccante testimonianza delle vittime di abusi e di una parte di Chiesa che vuole avere una voce nel contrasto alla pedofilia.

    Grazie alla collaborazione della libreria “contrappunto” della Spezia, saranno disponibili copie del libro: “La moglie del monsignore”, di Antonio Lombatti.
    Per info: laspezia@uaar.it
    331.3723837
    Facebook: Uaar La Spezia
    Cesare Bisleri (coordinatore circolo Uaar La Spezia)

  • Papa Francesco; “Rubare documenti è reato”. Francesco Zanardi; E stuprare i bambini?

    Papa Francesco; “Rubare documenti è reato”. Francesco Zanardi; E stuprare i bambini?

    “Rubare quei documenti è stato un reato. È un atto deplorevole che non aiuta”. Così Papa Francesco all’Angelus di ieri commenta la pubblicazioni dei libri di Emiliano Fittipaldi,  Avarizia, e di Gianluigi Nuzzi, Via crucis, dimostrando senza dubbi che lui ha ben chiara la differenza tra il “peccato” e “il reato”.

    Una differenza che però sfugge quando a subire il reato sono i bambini vittime dei suoi preti pedofili o quando a nascondere il “corpo del reato” sono i suoi ministri, se non addirittura il pontefice in persona come è accaduto nel caso di Józef Wesołowski, il Nunzio Apostolico che Papa Francesco ha sottratto all’autorità giudiziaria Dominicana e a quella Polacca che ne avevano chiesto l’estradizione, puntualmente negata dal Vaticano malgrado i mille proclami di voler collaborare con la giustizia.

    Siamo sicuri che il pontefice non ne avrà di certo a male se ci permettiamo di invitare Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi a fare come è nello stile della chiesa, due belle scuse ed è tutto è sistemato.

    D’altra parte, almeno questa volta non è stato stuprato nessuno e i due giornalisti non hanno fatto altro che contribuire alla trasparenza così tanto voluta dal Pontefice.