Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    Gli abusi del prete insegnante: altre due vittime si fanno avanti

    È accaduto esattamente quello che Diego Esposito immaginava. Dopo aver richiamato l’attenzione sui suoi presunti abusi ricevuti 27 anni fa da parte di don Silverio Mura, si sono fatte avanti ancora nuove vittime. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, qualcuno attraverso email e un altro è riuscito perfino a parlare per 40 minuti con il presidente Francesco Zanardi. Sabato sera intorno alle 23, all’associazione che dal 2012 segue il caso di Diego e gli è costantemente vicino sia dal punto di vista morale che legale, giunge una telefonata.

    «Pronto, buonasera, chiamo da Napoli. Ho letto sul giornale di quel ragazzo… anche io cerco giustizia», poi la chiamata si interrompe bruscamente. La voce ha un marcato accento napoletano e Zanardi resta accanto alla cornetta fiducioso. Sospetta che aver riportato sotto i riflettori la vicenda del sacerdote e insegnante di religione che per cinque anni avrebbe abusato dell’allora tredicenne Diego quando frequentava la scuola media Borsi di Ponticelli, abbia smosso i ricordi di qualche altra vittima e dato la forza di parlare, proprio come avvenuto l’anno scorso dopo la messa in onda del video a “Chi l’ha visto?” quando giunsero ben tre nuove denunce.

    Poco dopo il telefono squilla ancora: «Conosco don Silverio» riesce a dire, per poi aggiungere trafelato «no niente, scusi l’ora, magari richiamo». Ma Zanardi non gli dà tempo di riagganciare. «Riesco a dirgli “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio a raccontare la vergogna che provai quando mi recai io stesso a denunciare». Il giovane ascolta, si fa finalmente coraggio e inizia a raccontare tutto, con Zanardi che pone qualche domanda per capirne l’attendibilità. E la risposta sarà affermativa, poiché descrive «alcuni particolari, mai resi pubblici, che avevo già appreso da Diego».

    Al telefono dice di chiamarsi G. classe 1990 di Cicciano. Al 26enne G., si aggiunge un’altra presunta vittima: M. di Secondigliano, nato nel 1995. Due nuove presunte vittime, entrambe attendibili, a cui se ne sono aggiunte tante altre in questi anni. Ora resterà da capire se c’è la possibilità che gli abusi siano abbastanza recenti e non ancora prescritti (nell’ordinamento penale italiano il reato di pedofilia si estingue e non è più perseguibile dopo 10 anni dall’ultimo episodio) come invece è avvenuto per Diego, che ha potuto procedere solo attraverso il sistema giudiziario ecclesiastico e attende di conoscere a giorni lo stato delle indagini a carico di don Silverio Mura, come promesso da papa Francesco.

    Da parte di Diego c’è la frustrazione di sospettare che nonostante abbia denunciato don Mura 5 anni, questi nuovi casi potevano essere evitati. In seguito alle sue denunce, il sacerdote fu spostato nel 2010 da Ponticelli a Pollena Trocchia ma insegnava ancora, all’istituto alberghiero Russo di Cicciano fino al 2013, mentre l’anno successivo all’istituto Serao di Volla con bambini delle medie. Solo nel 2015 interrompe l’insegnamento ma vive a pochissimi chilometri da dove abita Diego. L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/gli_abusi_prete_insegnante_altre_vittime_si_fanno_avanti-1521148.html

  • NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    NAPOLI; Il coraggio di Diego stimola altre vittime. La Diocesi ha lasciato il prete sempre con minori.

    Una voce impacciata, un accento marcato, “Pronto, buona sera, chiamo da Napoli. Ho letto di quel ragazzo…. anche io cerco giustizia” poi cade la linea, forse butta giu.

    E’ sabato sera, ore 23 circa.

    Pochi minuti dopo il telefono suona un’altra volta, “io conosco don Silverio”, subito dopo “no niente, scusi l’ora, magari richiamo”. Ed è a quel punto che rispondo “stai tranquillo, anche io sono una vittima, capisco il tuo stato d’animo” e comincio, così, per rompere il ghiaccio, a raccontare la vergogna che provai quando mi recai a denunciare.

    Mi ascolta attento, senza interrompere. Poi inizia lui, questa volta non più con quella voce impacciata, parte in quarta, è un vulcano in eruzione che andrà avanti senza pausa quasi 40 minuti. Anche se subito capisco poco, quasi nulla, racconta tante cose tutte insieme, lo lascio sfogare.

    Al telefono c’è G. classe 1990 ,  dice di essere di Cicciano e dice di essere anche lui una vittima. La telefonata continua, a tratti riesco a fargli qualche domanda, spesso non risponde, cerco di capire se è attendibile o pure no. Poi mi racconta di alcuni particolari, mai resi pubblici, particolari che avevo già appreso da Diego.

    Subito collego la telefonata di G. ad una e-mail che era stata inviata venerdì notte dal sito della Rete L’ABUSO, ma dice di non essere lui ad aver inviato quella mail.

    Controllo i dati, il ragazzo della mail si chiama M. e indica un’altra zona, Secondigliano, un’altra età classe 1995 e mi da appuntamento telefonico per la prossima settimana sottolineando che nel week end lavora.

    Due presunte vittime, entrambi attendibili. Con una abbiamo parlato, dell’altra abbiamo per ora solo un racconto e un appuntamento telefonico.

    Di don Silverio Mura sappiamo che fino al 2010 è rimasto nella parrocchia di Pollena Trocchia, poi, dopo la denuncia di Diego, il prete prende ufficialmente un periodo di pausa e scompare.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO che rintraccia il sacerdote.

    Malgrado le precedenti denunce fatte al Vescovo Lucio Lemmo e ai Carabinieri di Ponticelli, scopriremo che don Silverio insegna ancora religione, proprio come quando adescò Diego, lo fa presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012-2013.

    Poco dopo ci rechiamo a Napoli per svolgere con Diego un piccolo lavoro di indagine per cercare di rintracciare altre vittime, magari non prescritte che permettessero con la loro denuncia l’intervento dell’Autorità Giudiziaria, reso vano dalla prescrizione di Diego. Arrivati sul posto don Silverio si dilegua ancora una volta.

    Lo troveremo l’anno successivo, anno 2013-2014, ancora una volta in una scuola, questa volta a Volla (NA) presso le scuole medie .

    L’anno successivo, finalmente, anche grazie alle continue denunce dell’associazione e al fatto che la vicenda di Diego diventa di dominio pubblico,  Silverio interrompe l’insegnamento, ma resta comunque nei pressi di Napoli, sempre a pochissimi chilometri da dove abita Diego e senza che la curia abbia mai preso nei suoi confronti almeno dei provvedimenti per tutelare potenziali vittime.

    L’ultimo avvistamento di don Mura risale alla scorsa settimana a San Giuseppe Vesuviano.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

    portavoce@retelabuso.org

  • Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Il messaggio del Papa al ragazzo che denuncia gli abusi

    Napoli, accusa un sacerdote di averlo violentato. «Mi comprò un motorino. Per tacere mi diedero 250 euro»

    Il Santo Padre le chiede di sospendere lo sciopero della fame. Ha letto la sua lettera, è rimasto colpito e seguirà personalmente la vicenda». Sono le parole che monsignor Giovanni Angelo Becciu, sottosegretario per gli Affari Generali del Vaticano ha pronunciato ieri mattina a Sergio Cavaliere, l’avvocato di Diego (nome di fantasia), presunta vittima di abusi sessuali da parte di un prete della diocesi di Napoli.

    Diego era in sciopero della fame dal 18 gennaio scorso dopo aver denunciato le violenze subite da adolescenti.

    I fatti incriminati risalgono a quando Diego (oggi 40enne) aveva 13 anni ed era alunno di terza media. Il suo professore di religione era don Silverio M. «Mi. invitò ad andare a casa sua dopo le lezioni – racconta-, Quando arrivai chiuse le persiane, mi fece sedere su un divano e iniziò a baciarmi in bocca. Le avance si trasformarono in rapporti sessuali per almeno due anni. Iniziarono richieste strane a cui trovava sempre una giustificazione. Aveva anche tante perversioni. A 16 anni gli dissi che quegli incontri mi facevano stare male e lui poco dopo mi comprò un motorino». Racconta tanti dettagli intimi: «Ha un difetto fisico che può conoscere solo chi ha avuto rapporti sessuali con lui».

    Diego di questi incontri non ne parla con nessuno, si sente colpevole. Si rimprovera di non aver avuto la forza di opporsi. È costretto a rivelare tutto alcuni anni più tardi.

    Avverte un malore mentre sta lavorando come guardia giurata. Dopo un lungo deambulare tra medici e specialisti viene indirizzato a uno psicote-rapeuta. «Ci sono voluti otto mesi per tirargli fuori la verità – ricorda il dottor Alfonso Rossi che lo spinge a denunciare -. Parlare della sfera intima significava provocargli un vomito violento».

    La prima lettera alla Curia napoletana la spedisce la mamma di Diego nel 2010. «Qualche giorno dopo due ragazzi ci consegnano una busta e vanno via. Dentro c’erano 250 euro» ricorda la moglie di Diego con la quale ha avuto tre figli.

    E la prima volta che Diego racconta tutti i dettagli della sua vicenda. Lo fa tra singhiozzi e balbuzie. Diventa paonazzo quando ricorda il giorno delle nozze. Apre il computer e mostra una fotografia: al centro c’è don Silverio che abbraccia sorridente la moglie e tiene sotto braccio lui. Che è l’unico a non ridere. Ha un volto funereo. <<Mia mamma volle a tutti i costi che a sposarci fosse quel prete, io non potevo dire niente. Mi sentivo morire».

    Dopo il malore la famiglia si rivolge alla rete l’Abuso (che nasce dall’idea di un gruppo di persone abusate da sacerdoti) di cui è presidente Francesco Zanardi. Inviano una nuova lettera al cardinale Crescenzio Sepe, ma anche al ministero dell’lstruzione. «Pur sapendo di cosa fosse accusato, mandano il prete a insegnare in una scuola media di Volla (Na) con bambini di dieci anni» accusa l’avvocato. Diego minaccia di uccidersi con la pistola d’ordinanza. Tutto quello che ottiene è il ritiro del porto d’armi e la perdita del lavoro.

    A ottobre 2015 gli propongono una visita con uno psicologo di fiducia della Diocesi. «L’obiettivo era chiaramente quello di farlo dichiarare pazzo e chiudere il caso. Abbiamo rifiutato» replica il dottor Rossi.

    Di don Silverio invece si perdono le tracce. La curia gli toglie la parrocchia ma sul sito della Diocesi risulta ancora tra i sacerdoti in servizio.

    Antonio Crispino

    Il Corriere del 30-01-2016

  • Diego Esposito sospende lo sciopero della fame, il Vaticano rassicura “interverremo”

    Diego Esposito sospende lo sciopero della fame, il Vaticano rassicura “interverremo”

    Ci è voluto un articolo sul Fatto Quotidiano per far sì che in Vaticano qualcuno alzasse la cornetta e chiamasse Diego Esposito, in sciopero della fame da 10 giorni per chiedere notizie sul suo caso, oramai dormiente da anni.

    A chiamare l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, non è stato come ci si aspetterebbe Papa Francesco, ma mons. Angelo Becciu che già nel 2014 aveva scritto a Diego rassicurandolo (foto), e che oggi, sempre a nome di Papa Francesco chiede a Diego di interrompere lo sciopero della fame.

    Mons. Becciu, pur non rispondendo a quelle che erano le richieste per le quali Diego aveva iniziato lo sciopero della fame, ha assicurato, che in breve tempo darà notizie sul procedimento che lo riguarda.

    Diego ha così deciso di fidarsi nuovamente, sospendendo lo sciopero della fame.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

    Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

    Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

    Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

  • Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    Vittima di pedofilia da parte di un sacerdote. “La Curia di Napoli del cardinale Sepe mi ha offerto 250 euro per risarcirmi”

    “Avevo 13 anni. Il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui e a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Diego (nome di fantasia) adesso di anni ne ha 39 e da sei giorni ha iniziato lo sciopero della fame. La Curia di Napoli del Cardinal Crescenzio Sepe, racconta il Fatto Quotidiano, avrebbe stabilito per lui un risarcimento di soli 250 euro per la violenza subita da un sacerdote quando era ancora ragazzino e l’uomo ha deciso di protestare rifiutando di mangiare. Allo sciopero si sono uniti anche il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della rete abuso.

    Si legge sul Fatto Quotidiano:

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. E Diego attraverso quella frattura vede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era don S., un sacerdote molto stimato. Io venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.
    Quando tutto è riemerso in superficie e Diego ha scoperto che il sacerdote ancora insegnava si è recato da lui registrando una conversazione nella quale il prete non avrebbe negato le violenze. Sapendo che il fatto era ormai prescritto l’uomo, anziché recarsi in Tribunale, si è rivolto alla Chiesa e dalla Curia di Napoli, secondo il suo racconto, sarebbe arrivata solo una busta bianca, contenente 250 euro.

    Diego va avanti per la sua strada e fa arrivare un messaggio al Vaticano. Il 26 marzo parte una lettera dalla Segreteria di Stato: “Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria. Quanto è stato da lei cpomunicato è stato portato all’attenzione dell’autorità competente”.
    Sono trascorsi due anni dal quel giorno e Diego ancora aspetta giustizia. Alle sue minacce di uccidersi se quel silenzio fosse continuato è stato risposto con una segnalazione alla Questura e gli è stato tolto il porto d’armi, di cui era in possesso in quanto guardia giurata. Il suo sciopero della fame continua.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/01/29/vittima-pedofilia-sacerdote_n_9108500.html

  • Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    FERRUCCIO SANSA

    Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

    Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

    DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

    Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

    MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

    ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

    Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016

  • Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Il 18 gennaio 2016 Diego Esposito ha cominciato il suo sciopero della fame per chiedere dopo 6 anni di attesa che la chiesa si pronunci sulla sorte di don Silverio Mura, il parroco che abusò di lui. Una richiesta più che legittima da parte di Diego e perfettamente in linea con quelle che sono le pubbliche rassicurazioni di Papa Francesco.

    In questi giorni Diego, tramite il suo avvocato ha anche scritto in Vaticano per informare della situazione. Lo stesso Diego scrive quasi quotidianamente tramite e-mail al cardinale Crescenzio Sepe e ad altri contatti che la curia gli aveva fornito in precedenza, ma nessuno risponde.

    Diego che al momento sta digiunando da 9 giorni insieme ad altre 5 persone che lo hanno seguito successivamente, non ha alcuna intenzione di interrompere la protesta e fa sapere che le sue condizioni di salute sono discrete, è monitorato quotidianamente dal medico di famiglia, per il momento ha perso 6 kg, un pò meno di un chilo al giorno.

    Quello che inquieta in questa ennesima brutta storia di giustizia negata, è il più totale silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, spesso seguito anche dagli organi di informazione. Vediamo un prete, l’ennesimo, che malgrado le denunce fatte da Diego già nel 2010 alla Diocesi di Napoli, ha continuato ad essere trasferito di scuola in scuola, sempre a contatto con adolescenti.

    Ora, dal momento che sappiamo che il caso di Diego è stato portato da tempo anche all’attenzione di Papa Francesco il quale ha risposto a Diego (foto), vedendo ciò che sta accadendo, ovvero un uomo è da 9 giorni in sciopero della fame, per cosa; per avere una banale e legittima risposta su un procedimento che lo riguarda – ma nessuno si degna neppure di rispondergli.

    Come possiamo dare un briciolo di credibilità alle proclamate intenzioni della chiesa, quando questa nega alle vittime persino il dialogo ?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • PRETI PEDOFILI; 5° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, altre vittime aderiscono alla sua protesta.

    PRETI PEDOFILI; 5° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, altre vittime aderiscono alla sua protesta.

    Continua da 5 giorni la protesta di Diego Esposito che chiede digiunando alla curia di Napoli verità e giustizia per le molestie subite da don Silverio Mura.

    Da oggi però Diego non sarà più solo nella sua protesta, infatti come annunciato qualche giorno fa altre vittime italiane si uniranno a lui, non solo per solidarietà, ma anche per denunciare le inadempienze che le diocesi hanno anche nei loro casi.

    Da questa mattina entrano in sciopero della fame altre 2 vittime, Daniele P. e Francesco Zanardi, il portavoce della Onlus Rete L’ABUSO che con la sua associazione sta seguendo da tempo Diego Esposito.

    Stando a quanto dichiara la Rete L’ABUSO, in Italia il caso di Diego non è affatto isolato. Al di la di quanto si legga sulla stampa che disegna un Vaticano impegnato nel risolvere il problema, i fatti sembrano essere parecchio differenti.

    Non si conta infatti una sola vittima risarcita spontaneamente dalla chiesa o anche solo un caso in cui una Diocesi si sia assunta le proprie responsabilità sulle vicende che la interessano. Delle 500 e più vittime che ruotano intorno l’associazione, Diego è stata l’unica di queste ad aver ricevuto una risposta scritta, per conto di Papa Francesco, a quanto pare però fatta naufragare dalla Diocesi di Napoli che continua malgrado tutto a trincerarsi dietro un muro di silenzio.

    E forse è proprio lì, che muoiono tutti i buoni propositi di Papa Francesco, nelle diocesi italiane, tutte inadempienti nei confronti delle vittime e tutte ancora troppo spesso reticenti nel voler affrontare il problema.

    Come si può vedere dal nostro blog, i casi italiani di sacerdoti condannati in terzo grado, cioè dopo aver affrontato tutti i 3 gradi di giudizio, negli ultimi 15 anni sono quasi 120, quelli noti naturalmente, mentre ci sono decine di casi anonimi sparsi per l’Italia.

    Sono quasi 60 invece, quelli noti che hanno procedimenti aperti o di cui non se ne è saputo più nulla.

    Se poi andiamo a vedere scheda per scheda scopriamo che moltissimi di questi sacerdoti non sono mai stati ridotti allo stato laicale, molti altri invece li ritroviamo in altre parti d’Italia senza che sia mai stato preso nei loro confronti alcun provvedimento, nei casi più gravi, missionari all’estero.

    Scopriamo anche che delle loro vittime nessuno si è più interessato, che le diocesi, come denuncia anche il caso di Diego, non vedono l’ora che la vittima smetta di lamentarsi e che l’opinione pubblica si dimentichi della vicenda. Se poi i giornali evitassero di scrivere, questo sarebbe perfetto.

    Ecco a che cosa serve la protesta di Diego e perché è importante che venga appoggiata in ogni modo, dalle vittime ma anche dai cittadini, perché si possa avere giustizia, almeno quella è dovuta, non gliela si può negare trincerandosi dietro a un muro di omertà.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    Di seguito la lista delle persone attualmente in sciopero della fame che puoi consultare in qualunque momento ache al seguente indirizzo http://retelabuso.org/scioperodellafame-vittimepretipedofili/

    Per informazioni e adesioni;  info@retelabuso.org

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  • Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Nuove segnalazioni su don Silverio Mura al 3° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito.

    Oggi è il 3° giorno di sciopero della fame per Diego Esposito, vittima del sacerdote Silverio Mura, che con questa protesta civile e non violenta chiede alla curia di Napoli, a 6 anni dalla sua prima denuncia, legittime risposte sui provvedimenti presi.

    Ma pare proprio che la curia di Napoli di provvedimenti non ne abbia preso proprio nessuno, come lo stesso Diego denuncia con questa sua protesta, per l’ennesima volta pare che il sacerdote sia stato nuovamente spostato in un’altra scuola, sempre a contatto con adolescenti, come quando adescò Diego alla scuola media Borsi 2 di Ponticelli.

    Ma ricostruiamo brevemente l’intera vicenda, proprio per capire le acrobazie che la curia napoletana ha fatto per nascondere il sacerdote.

    Nel 2010 lo psicologo di Diego, apprende direttamente dal suo paziente delle molestie subite da don Silverio e invita Diego a denunciare i fatti all’autorità giudiziaria. Inizialmente Diego non vuole, ma poi si convince e lo fa, non solo all’autorità giudiziaria, ma anche a quella ecclesiastica.

    In quel momento don Silverio Mura è ancora il parroco della Santissima Annunziata di Pollena Trocchia, ma poco dopo la denuncia di Diego viene trasferito, non si sa dove.

    Nel 2012 Diego si rivolge alla Rete L’ABUSO, in breve tempo scopriremo che don Silverio è stato spostato poco distante da Pollena Trocchia, insegna religione presso l’istituto alberghiero “C. Russo” di Cicciano. Di li a poco però, dopo le proteste di Diego alla Diocesi, don Silverio scompare un’altra volta.

    Perdiamo completamente le sue tracce, fino a pochi giorni fa quando alcuni studenti delle medie ci segnalano di averlo avuto come insegnante di religione nell’anno 2014, sempre in una scuola media del napoletano.

    Onestamente ci stupisce questa incosciente recidività delle gerarchie ecclesiastiche, anche se riteniamo che la chiesa, non solo per dovere morale ma per responsabilità civile, deva denunciare questi casi all’autorità giudiziaria, possiamo comprendere che per evitare lo scandalo si tenti di isolare queste persone, ma è inaccettabile che queste vengano messe recidivamente a contatto con minori con così tanta leggerezza e irresponsabilità.

    Nel frattempo, malgrado Diego stia digiunando da 3 giorni, la curia di Napoli informata dell’iniziativa sia da Diego che dalla stampa locale, pare trincerarsi dietro un’assordante silenzio.

    Ieri l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, ha scritto al cardinale Muller per informarlo sullo stato delle cose.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO