Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    C’è un “Caso spotlight anche in Italia? Francesco Zanardi per Radio Cusano Campus

    Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

    “Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore.

    Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato.

    Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”. Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani.

    Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere.

    La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.

    Fonte: Radio Cusano Campus

  • Preti pedofili, Zanardi, portavoce Rete L’Abuso-onlus: “Il Tribunale speciale voluto da Papa Francesco è inefficace, ecco perchè”

    Preti pedofili, Zanardi, portavoce Rete L’Abuso-onlus: “Il Tribunale speciale voluto da Papa Francesco è inefficace, ecco perchè”

    Francesco Zanardi, Portavoce ‘Rete L’Abuso – Onlus’, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Buio in sala”, condotta da Piercarlo Fabi su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

    “Nel 2004 –ha affermato Zanardi-, il cardinale Joseph Ratzinger fu portato alla sbarra, perché mentre il gruppo Spotlight stava indagando sugli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti negli Stati Uniti, lui e Bertone decisero di scrivere ai vescovi di tutto il mondo dicendo che la direttiva del 1962 era tuttora in vigore. Quella direttiva chiede alle gerarchie ecclesiastiche di mantenere il segreto su abusi sessuali da parte del clero. Poi Ratzinger fu provvidenzialmente eletto Papa e la prima cosa che fece fu quella di chiedere a Bush l’immunità diplomatica come capo di Stato per non essere processato. Questa notizia in Italia non ha avuto quasi alcuna eco”.

    Il tribunale speciale voluto da Papa Francesco. “Ben vengano le linee guida di Bergoglio –ha affermato Zanardi-, ben vengano i tribunali vaticani. Però il Vaticano deve avere l’obbligo di denuncia quando un prete commette un reato sul suolo italiano, perché i processi canonici voluti da Bergoglio prevedono la scomunica come massimo della pena. Quindi il prete pedofilo non fa neanche un giorno di carcere. La vittima non viene assistita quindi, anche se questi tribunali non fossero una farsa, il risultato è lo stesso di prima”.

    Fonte: Radio Cusano Campus

    http://www.iltabloid.it/blog/2016/02/25/preti-pedofili-zanardi-portavoce-rete-labuso-onlus-il-tribunale-speciale-voluto-da-papa-francesco-e-inefficace-ecco-perche/

  • Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    A dispetto del corpo minuto, Francesco Zanardi è un uomo estremamente testardo e caparbio, una fonte inesauribile di forza e coraggio. Del suo dramma personale è riuscito a fare una serrata battaglia contro il diffuso fenomeno della pedofilia clericale, diventando, di fatto, l’incubo peggiore di Vescovi e Cardinali che ancora si affannano a coprire le malefatte degli orchi in abito talare.

    Da vittima di abusi sessuali, diventa, con le sue sole forze, il Presidente di una colossale organizzazione no profit che ad oggi è il più grande osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dalle confessioni religiose. Rete l’Abuso onlus (visita il sito) attualmente segue i casi di quasi 500 vittime di preti pedofili, tutte legalmente e psicologicamente supportate da un piccolo esercito di volontari.

    Per non subire influenze o pressioni di alcun tipo, infatti, l’impavido savonese ha rifiutato qualsiasi contributo pubblico e le tante “caritatevoli” offerte giunte negli anni al suo indirizzo. Con cui forse qualcuno avrebbe voluto comprargli anima e silenzio. Ottenendo l’esatto contrario.

    La sua storia non solo calca le cronache nazionali, giunge oltralpe e attira finanche l’attenzione dei media americani. Ma quel macigno che si porta dentro dall’età di 11 anni lo restituisce alla Chiesa con un carico da 90. Il suo caso è il primo in Italia che, nonostante la prescrizione del reato, ottiene l’apertura di un’indagine a carico di don Nello Giraudo, grazie alla quale si trovano altre vittime, la cui testimonianza porta alla pena definitiva del patteggiamento a un anno di carcere. Che però non vedrà mai.

    Ma Zanardi, che evidentemente, ancora porta intimamente dentro i danni per la violenza patita, intraprende una campagna informativa a mezzo stampa, sbattendo in prima pagina il mostro Chiesa e alcuni suoi aguzzini.

    In particolare, con tutta la documentazione acquisita in 20 anni, ha inchiodato Nello Giraudo, dimostrando, come questo immondo uomo di chiesa  ha abusato, indisturbato, di centinaia di ragazzini, nonostante Vescovi, Cardinali e i vertici del Vaticano ne fossero ampiamente a conoscenza. Qui, l’esaustivo servizio girato de Le Iene.

    L’assurda vicenda viene riportata anche nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi, “Via Crucis”, in cui alle pagine 83 e 84 è riportata la testimonianza di Zanardi in cui accusa l’allora vescovo Calcagno di avergli suggerito di non denunciare alla magistratura gli abusi, in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi.

    L’imbarazzante posizione dell’attuale cardinale e presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), detto “Il Cardinale Rambo” per via della sua corposa collezione di fucili regolarmente denunciata, fu aggravata dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, parroco che morì poco dopo aver segnalato la situazione del prete pedofilo, trasferito di parrocchia in parrocchia, all’allora vescovo della diocesi di Savona. Qui l’audio in cui poco prima di morire Rebagliati confessa la paura di essere ucciso per aver denunciato “troppo”.

    Ma Zanardi, incurante di rischi e pericoli, rincorre la verità spedito come un treno, trascinandosi dietro una folta schiera di persone sempre più affamate di giustizia. Come tutti quelli ingannati e stuprati in nome di Dio, a cui poi la Chiesa calpesta la dignità due volte coprendo le malefatte degli orchi in abito talare. Nonostante intorno a lui continuino a succedere cose strane. Come il suicidio dell’amica e collaboratrice Luisa Bonelli, avvenuto in circostanze misteriose nel settembre 2014. Archiviato come suicidio, anche questo avvenuto dopo alcuni mesi la consegna di uno scottante dossier in Vaticano, qui in una straordinaria intervista dove la donna era stata ascoltata sulla vicenda dallo stesso Zanardi.

    Ma il Presidente e la sua associazione non si fermano, anzi, rincarano la dose. Tra le numerose segnalazioni di nuovi casi di abusi e violenze, trovano anche il tempo di piombare dai preti condannati dall’ex Sant’Uffizio e riabilitati alle funzioni religiose presso la chiesa di San Gordiano di Civitavecchia, come nel caso di don Francesco Rutigliano, guadagnandosi le ire del vescovo Luigi Marrucci. Non contenti, due mesi più tardi, sbattono sui giornali l’omertà e le controversie della curia di Napoli legate al caso della vittima Diego Esposito, grazie a un articolo a firma di Ferruccio Sansa pubblicato su Il Fatto Quotidiano e a un’inchiesta de Il Corriere della Sera condotta da Antonio Crispino. Il tutto mentre alcuni collaboratori di Rete l’Abuso, coordinati dal Presidente Zanardi, erano andati personalmente a far visita ai prelati. Due ore e mezza più tardi arriverà la telefonata di Monsignor Becciu, segretario del Papa, a provare a calmare gli animi e a ridurre le dimensioni dello scandalo. 

    Niente da fare. Zanardi non ci casca e li attacca prima ancora che l’inganno si palesi nuovamente. Nel frattempo diffonde la mappa dei preti pedofili italiani condannati in via definitiva, contatta altre vittime, scova nuovi casi di abusi sessuali e continua a tirare fuori documenti che bruciano e inchiodano le facce pie dei falsi soldatini di Dio. E la credibilità del Vaticano, come mai prima, comincia a scricchiolare. 

    *Rete Abuso Onlus.

  • Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Caro Bergoglio, qui c’è puzza di imbroglio. (Contiene mappa dei casi italiani)

    Noi lo sostenevamo da tempo che il clamore costruito intorno all’immagine di Bergoglio non era altro che una farsa, una mera campagna mediatica finalizzata ad una sponsorizzazione del Vaticano che lasciasse intendere, sulle nostre spalle, un intervento di protezione e assistenza per le vittime di pedofilia e alla volontà di arginare il fenomeno. D’altra parte non potevamo non accorgercene dati i continui riscontri negativi che arrivavano dalle vittime italiane in carico all’associazione. Guarda il video

    Ora a confermare le nostre impressioni è una voce autorevole della chiesa, Peter Saunders, Ex Membro Dell’organismo Vaticano Anti-Abusi il quale in una intervista alla BBC ha dichiarato senza mezzi termini che “Papa Francesco Non Ha Fatto Nulla Contro La Pedofilia”.

    Ma facciamo una breve panoramica di quella che è la situazione in Italia.

    Il caso di Diego Esposito è solo l’ultimo della lunga lista di promesse farlocche fatte da ministri del clero a nome di Papa Francesco, dico farlocche perché la nostra addetta stampa Francesca Lagatta ha telefonato a monsignor Angelo Becciu il quale ha ammesso che per ora, non è stato istruito alcun processo canonico nei confronti di don Silverio Mura, come confermano anche dalla Diocesi di Napoli. Ha anche ammesso che dal Vaticano non è stato avviato nulla di che riguardo alla causa “Abbiamo solo dato lo stimolo per abbreviare i tempi”  l’intenzione era quella di far desistere Diego dallo sciopero della fame.

    Ma quello di Diego non è l’unico caso, Giada Vitale, un’altra delle vittime seguite dalla Rete L’ABUSO e che nei giorni scorsi ha iniziato il suo processo penale nei confronti di Don Marino Genova, si è vista non solo riabilitare il suo carnefice, inizialmente sospeso a divinis e da pochi giorni nuovamente reintegrato a tutte le funzioni religiose, ma si è anche sentita rispondere che don Marino, non era stato sospeso per via delle presunte molestie oggetto del procedimento penale, ma perché aveva celebrato il funerale di un parente nella parrocchia di Portocannone, dalla quale sarebbe dovuto stare lontano in vista delle inchieste in corso.

    Poi ci sono le rassicurazioni, questa volta fatte direttamente da Bergoglio in persona a Luisa Bonello la quale consegnò al Pontefice un corposo dossier sui casi savonesi. I giornali titolarono “Gli occhi del Papa su Savona”. Di quei fascicoli non si è più saputo nulla tranne che uno di quei preti, Pietro Pinetto, che anche secondo il vescovo di Savona Vittorio Lupi, avrebbe dovuto subire un processo canonico, non è stato processato ma bensì trasferito nella parrocchia di San Francesco da Paola (SV) che conta qualche centinaio di bambini.

    C’è poi il caso di Erik Zattoni, il figlio concepito dallo stupro di don Pietro Tosi ai danni di una 14enne. La vittima e la famiglia chiesero che il sacerdote venisse processato e ridotto allo stato laicale, richiesta perfettamente in linea con le dichiarazioni di Bergoglio, ma comunque negata. Don Tosi è morto, da prete.

    Anche il caso di don Riccardo Seppia, conclusosi in una bolla di sapone. Malgrado la condanna il prete è ancora prete e dalla Diocesi di Genova fanno sapere che potrebbe rientrare in servizio presto. D’altra parte come don Luciano Massaferro (Diocesi di Albenga), anche lui condannato in terzo grado dalla giustizia civile ma mai ridotto allo stato laicale. Per ora sta scontando la sua pena affidato ai servizi sociali.

    Sempre ad Albenga, il caso di don Francesco Zappella, il missionario pedofilo, già condannato nel 1992 e ora al centro di un nuovo scandalo. Anche qui per ora non si ha notizia di sospensione a divinis o di processi canonici avviati, il prete non esercita più ma non per imposizione della chiesa, ma per sua libera scelta.

    Ci sono poi i vari casi come quello di don Mauro Inzoli,  dell’ex nunzio Jozef Wesolowski dove pubblicamente il Vaticano ha promesso collaborazione con l’autorità giudiziaria, negando successivamente le rogatorie da parte della magistratura.

    Anche nel recente caso del ministro delle finanze vaticane Gerorge Pell, accusato in Australia di pedofilia e di aver coperto diversi casi, pare sarà costretto a “subire” la stessa sorte di Wesolowsky & C. , ovvero restare ben protetto in Vaticano.

    Va ancora aggiunto che, malgrado le rassicurazioni del Vaticano alle vittime e malgrado le richieste fatte dall’ONU, per le quali il Vaticano dovrà rispondere a breve, ad oggi la Santa Sede non ha risarcito spontaneamente una sola vittima, gli unici risarcimenti sono arrivati dai tribunali civili. Nei confronti delle vittime che si sono rivolte alla Santa Sede non è stato fornito alcun aiuto, quasi nessuna di loro ha ricevuto neppure una risposta alle missive inviate.

    Ci sarebbe parecchio altro da dire, preferiamo limitarci a citare i casi più noti e commentare il resto con questa mappa interattiva realizzata dalla Rete L’ABUSO nella quale sono citati tutti i casi avvenuti in Italia nell’ultimo decennio.

    Quasi 200 casi, quelli noti ovviamente, di cui 113 condanne in via definitiva e circa 70 casi attualmente aperti o di cui non si è saputo più nulla.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

    mappa dei casi

  • «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    «Chiediamo i danni alla Diocesi per le vittime di don Giraudo»

    Zanardi: sei milioni per le violenze subite da cinque minorenni

    SAVONA. Una richiesta di risarcimento danni in sede civile alla Diocesi di Savona per cinque casi di presunte molestie sessuali su altrettanti savonesi, al tempo dei fatti minorenni, che sarebbero state perpetuate da don Nello Giraudo,l’ex sacerdote che ha patteggiato una pena di un anno di reclusione per violenza sessuale su un minore. È la mossa che ha dichiarato di voler fare, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio all’interno della libreria Ubik di Savona, Francesco Zanardi, presidente della rete “L’Abuso”, che da anni si occupa di minori vittime della violenza sessuale in provincia di Savona e in tutta Italia. «A breve presenteremo una formale richiesta di risarcimento danni, in sede civile, alla Diocesi di Savona – ha spiegato Zanardi -. Si tratta di cinque casi singoli, tre savonesi e due del ponente, per i quali chiediamo un risarcimento complessivo di sei milioni di euro».La Diocesi,provata a contattare telefonicamente nel pomeriggio di ieri, ha preferito non commentare l’ennesimo sviluppo di una vicenda che si trascina da anni. Nel corso dell’appuntamento di ieri pomeriggio alla Ubik, Zanardi e Francesca Marzadori della Unione degli Atei e degli Agnostici razionalisti (Uaar) hanno poi parlato, sempre in tema di pedofilia,del film“Lapreda.Silenzio nel nome di Dio”, presentato al Bif&st di Bari, che affronta il tema di casi tutti italiani, alcuni dei quali sconosciuti. Sempre in questi giorni, nelle sale del Nuovo Filmstudio, è in proiezione il film “Spotlight”: un lungometraggio in cui si racconta come, grazie al coraggio di un gruppo di giornalisti dell’americano Boston Globe, nel2000esplodereunoscandalomondialesudiversipreti pedofili negli Stati Uniti.

    R.S.

    IL SECOLO XIX Savona

  • L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    L’Orco in tonaca nera, don Silverio Mura, insegnante materie di Fede fino a giugno 2014 e una carrellata delle sue frasi evangeliche.

    di Francesca Lagatta – Di don Silverio Mura ne abbiamo parlato così tanto che, nostro malgrado, lo abbiamo addirittura reso celebre. E’ il sacerdote che per 5 anni, dai 13 ai 17, abusò ripetutamente di Diego Esposito, napoletano di Ponticelli oggi quarantenne. Ma quando il giovane, ormai adulto, riuscì a tirar fuori quel dolore cadendo sotto l’incessante interrogatorio del medico psicologo, il reato era già prescritto. Così la battaglia di Diego, che nel frattempo aveva aderito all’associazione Rete l’Abuso, diventa incandescente e arriva dritta alle orecchie di Papa Francesco, il quale, nel febbraio di due anni fa, aveva ordinato l’apertura di processo canonico.

    Che non comincerà mai. Neppure dopo la telefonata di Monsignor Becciu di un mese fa, casualmente avventa poche ore dopo l’uscita di un articolo di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano, nella quale, per la seconda volta, si assicurava all’avvocato Sergio Cavaliere, legale di Esposito, l’intervento immediato di Papa Bergoglio. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso e incubo degli ambienti vaticani, il forfait lo aveva già ampiamente previsto. E forse aveva previsto anche che una miriade di autori di programmi televisivi interessati inizialmente al caso, sono spariti preavviso e senza neanche spiegare i motivi.

    Si faccia chiarezza e qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare tutte queste stranezze, ecco una carrellata di frasi eccellenti pronunciate da Silverio Mura, che ha regolarmente insegnato nelle scuole fino al giugno del 2014 nonostante quatto anni di denunce, pronunciate nell’incontro a telecamere nascoste con Diego Esposito, intento a raccogliere le prove da portare in un tribunale, ammesso che prima o poi, in un modo o nell’altro, la posizione di quest’uomo venga vagliata da un qualche giudice. Le frasi sono estrapolate dal video integrale,  della durata di 30 minuti, e dimostrano come il prete cerchi spudoratamente di dissuadere la vittima dal denunciarlo.

    • 4.14: «Devi ritrovare la fede che ti aiuta a superare questo fatto immotivato»;
    • 7.36: «Ma nessuno ti sta cercando, mi dispiace che ti faccio venire gli attacchi»;
    •  10.25: «Dei campi di Auschwitz ne hai mai sentito parlare? I tedeschi di Auschwitz… sarebbero le SS. Ti ricordi quando hanno fatto la seconda guerra mondiale? Ne hai sentito parlare di quelle cose? Eh, bravo. Sai cosa mi chiedo spesso? Dov’era Dio quando ad Auschwitz quegli ebrei venivano uccisi nei forni crematori? E’ la storia purtroppo. Dio soffre pure lui»;
    • 12.06: «Io, secondo me, fai come vuoi, ma io te li sconsiglio (i medici, ndr) perché tutte queste cose ti confondono la testa. Tu devi avere la serenità nel cuore Se tu ti affidi a Gesù… quello è il più grande psicologo. Tu da questa gente non c’ha j (non ci devi andare, ndr)»; 
    • 14.36: «I tuoi genitori, l’ho sempre detto, pure tua mamma, sempre, i tuoi genitori sono due signori, non buoni, due signori, ma perché ‘ste figuracce (denunciare gli abusi, ndr)? Tu prendi esempio, ho trovato poche persone come loro»;
    • 17.04 «Ai tuoi genitori devi dare soddisfazioni, il resto non conta. Tu, poi, puoi dire… (queste cose, ndr)?. Io sono convinto che tu da solo puoi sconfiggere queste cose»;
    • 21.17 «Ti posso dire una cosa? Ti dico solo questa, poi non voglio sapere più niente. Non dico che ti aiutano gli altri, ti devi aiutare tu, e Lui ti aiuta. Ricordati che gli uomini non ti possono dare quello che ti puoi dare tu stesso»;
    • 23.14 «Bravo», rispondendo alla vittima che gli confessa che da quando ha iniziato a parlare è psicologicamente peggiorato;
    • 24.55 «Ma tu ti senti che io e te abbiamo avuto un aiuto dal Signore?», rispondendo alla vittima che gli dice di non aver avuto la forza di andarlo a denunciare dal Vescovo;
    • 26.11 «Ti posso dire una cosa? Non andare da nessuna parte che butti solo soldi», rispondendo alla vittima che gli rivelava di volersi affidare alle cure dei medici;
    • 26.35 «L’ansia? Si vabbé, uno si può pigliare la valeriana”;
    • 26.49 «E’ il demonio che ti sta prendendo in questo momento»;

    Dopo lo scandalo sollevato dal caso di Diego Esposito, altre due presunte vittime si sono rivolte all’associazione Rete l’Abuso Onlus, dichiarando di aver subito abusi in tempi ancora più recenti e appena sarà possibile offriranno la loro testimonianza.

  • Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego, vittima di un prete pedofilo: “Dalla Curia 250 euro in cambio del mio silenzio”

    Diego – il nome è di fantasia – ha subito per anni le molestie di un prete pedofilo. Le violenze sessuali lo hanno profondamente danneggiato, tanto che anche oggi -da adulto- è preda di attacchi di panico, svenimenti, e deve costantemente assumere dei farmaci per tranquillizzarsi. Quando ha denunciato tutto alla Curia di Napoli, è cominciato un altro calvario: gli hanno prima “donato” 250 euro, lui dice per comprare così il suo silenzio con un sussidio, e dopo le ulteriori denunce di Diego gli hanno fatto perdere il posto di lavoro. Lui era una guardia giurata, in una mail inviata alla Curia minacciò il suicidio -ma lui sostiene soltanto come provocazione. La mail fu girata alla polizia di Stato che ritirò il porto d’armi a Diego. Oggi, lui non può lavorare, la sua famiglia è a pezzi e il prete che gli ha causato tanto dolore continua a insegnare e dire messa: “Ci sono altre vittime che hanno paura di denunciare” spiega Diego “A Francesco Zanardi di Rete Abuso sono arrivate due segnalazioni di persone che non vogliono esporsi per paura di perdere il lavoro, come è successo a me”.

    http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VrQB2uSwclBgffGf

  • Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Archiviato il procedimento per calunnia di Don Pinetto, ma il giudice “bacchetta” la Curia

    Il gip Giorgi nel motivare la sua decisione riconosce però la solidità delle accuse mosse da un ex seminarista verso il sacerdote.

    Savona. Il procedimento penale che vedeva Don Piero Pinetto, 76 anni, accusato di calunnia verso un ex seminarista è stato archiviato. Il decreto di archiviazione è stato firmato nelle scorse ore dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Giovanni Battista Ferro.

    Se dal punto di vista penale la vicenda è chiusa, le motivazioni con le quali il giudice ha spiegato la sua decisione sono destinate a far discutere. Come era già successo nel 2012 per il caso dell’ex vescovo Dante Lafranconi, anche stavolta il giudice Giorgi infatti non ha nascosto come le indagini abbiano fatto emergere elementi di prova che confermano gli abusi sessuali sui seminaristi. Allo stesso tempo, il magistrato rileva che “la Curia si è preoccupata di salvare le apparenze invece di pensare a quei ragazzi che, tra l’altro, rappresentavano il futuro della Chiesa stessa”.

    Insomma, nel motivare l’archiviazione, il gip ha messo in risalto senza usare giri di parole le responsabilità del sacerdote, che sarebbe stato “coperto” dalla Curia, ritenendo credibili il racconto del seminarista ed altre testimonianze che confermavano gli abusi.

    Tra i motivi che hanno spinto il giudice ad archiviare, oltre ad un motivo tecnico-formale (in riferimento ad un pronunciamento della Suprema Corte secondo cui la calunnia sussiste se si accusa qualcuno di un reato per il quale si può procedere), anche quello di tutelare la vittima “per evitargli di tornare davanti ad un magistrato” ed affrontare un “calvario inutile” visto che comunque gli abusi sessuali sono comunque ormai finiti in prescrizione.

    Questo procedimento penale per calunnia, tra l’altro, prendeva le mosse proprio da una denuncia presentata dallo stesso Don Pinetto dopo che, nell’agosto 2013, il gip aveva archiviato per prescrizione un procedimento nei suoi confronti per l’accusa di violenza sessuale (“atti di libidine violenti”) per presunti abusi avvenuti negli anni ’70 proprio nel seminario di Savona. Archiviata quell’indagine il sacerdote aveva querelato per diffamazione e calunnia il seminarista che lo aveva accusato, S.P., ma anche io portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi e due giornalisti. Una mossa che, di fatto, aveva costretto la Procura ad indagare ancora sulla vicenda degli abusi sessuali (ormai prescritti) sui quali si fondava la calunnia.

    “La vicenda si sarebbe chiusa in quel momento se protervamente Don Pinetto non avesse presentato la querela dicendo che le accuse erano infondate” ammette il giudice Giorgi. Indagando sulla calunnia presentata dal sacerdote, gli inquirenti hanno accertato come le accuse di abusi fossero fondate e, di conseguenza, nei confronti del prete era stato aperto un procedimento per “calunnia di calunnia”.

    http://www.ivg.it/2016/02/archiviato-il-procedimento-per-calunnia-di-don-pinetto-ma-il-giudice-bacchetta-la-curia/

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio

  • Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    Diego Esposito ai pedofili : “CURATEVI siete malati”.

    di Francesca Lagatta

    Quella di Diego Esposito, nome di fantasia ma ormai noto alle cronache, è una di quelle in cui si fa fatica a distinguere la realtà della fantasia e ancor di più a capire come la prima possa superare di gran lunga la più perverse delle immaginazioni. Ma tant’è. Diego è un uomo di 40 anni che dopo aver trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti durane l’adolescenza da don Silverio Mura, allora sacerdote nel quartiere Ponticelli di Napoli, deve fare i conti con l’ostilità della gente, la burocrazia, le leggi e, male peggiore, il potere incontrastato del clero. La prima denuncia di Diego, corredata da prove e una fitta documentazione medica, risale a 6 anni fa, ma Mura ha continuato ad insegnare prima a Pollena Trocchia (Na), poi, fino al giugno 2014, nell’istituto Matilde Serao di Volla (Na) protetto dalla Chiesa e dalla scuola che, con tutta probabilità, lo ha inserito sul sito del Ministero dell’Istruzione nell’area riservata. Il preside, interpellato nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere alle domande, anche solo a quella con cui si chiedeva di sapere se la notizia fosse vera. Il suo silenzio è comunque stato smentito dalle testimonianze di centinaia di studenti.

    Un dramma nel dramma, anche perché quando il reato viene denunciato è già in prescrizione e Silverio Mura non può essere processato. Ma anche quando Diego prova a rendere nota la notizia per mettere in guardia altre famiglie, non va meglio, alcuni giornalisti glissano e inventano scuse per non pubblicare. Peggio ancora fa la Curia di Napoli, che, incaricata nel febbraio 2014 da Papa Francesco di indagare sulle accuse rivolte da Diego a don Silverio Mura, fa scena muta e inoltra una mail alla Procura quando la vittima minaccia il suicidio in mancanza di risvolti. Diego, che è una guardia giurata, perde il lavoro. Temono per la sua salute, gli dicono. Peccato che quando 16 giorni fa comincia lo sciopero della fame che gli fa perdere 6 kg in 12 giorni, della sua salute non importa niente a nessuno. Eppure l’associazione Rete L’Abuso onlus, guidata da Francesco Zanardi, aveva informato ogni figura ecclesiastica della Curia di Napoli e le più alte cariche del Vaticano. Risposte zero.

    A rompere il silenzio sono una serie di concause fortuite. In primis è il coraggio di Ferruccio Sansa, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che sul quotidiano diretto da Travaglio pubblica per primo, cinque giorni fa, le presunte magagne della Curia di Cardinal Sepe e il goffo tentativo di comprare il silenzio della vittima, circa cinque anni fa, con una busta bianca contenente 250 euro. Nel giro di poche ore la notizia circola su tutti i siti di informazione. Nel frattempo l’avvocato di Diego, Sergio Cavaliere, aveva nuovamente spedito una lettera al Papa, mentre il giornalista Antonio Crispino, collaboratore de Il Corriere della Sera, nelle ore precedenti aveva dato vita a un’inchiesta meticolosa. Ma capitan Zanardi, macchina da guerra contro la pedofilia clericale, dà continue direttive e non lascia nulla di intentato, così manda anche il suo ufficio stampa direttamente negli locali della Curia. Pur conoscendo rischi e difficoltà. Infatti, se nella mattina di giovedì scorso l’ufficio stampa della Curia risponde a monosillabi a domande e a illazioni, il giorno seguente manda due ispettori capo della polizia sul posto, probabilmente per fermare la giornalista intenzionata a rivolgere domande a Vescovi e Cardinali. Il “blitz” non riesce, e i due uomini dello Stato nemmeno provano a ledere il diritto di cronaca a chi sta facendo il proprio lavoro. Contrariamente, per assicurare il regolare svolgimento dell’attività giornalistica, si offrono di presenziare all’udienza con Padre Luigi Ortagli, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico regionale campano, che due anni fa aveva preso in carico l’indagine ordinata da Bergoglio per appurare la verità sul caso ma che per tutto questo tempo non aveva dato alcuna informazione in merito.

    L’aria che si respira nell’ufficio è pesante, il volto di Padre Ortagli è tirato e le risposte risicate. Per ottenere l’autorizzazione a parlare, si è necessariamente informato il Vaticano su ciò che stava accadendo e per l’istituzione religiosa mondiale, che tra qualche settimana dovrà rendere conto all’Onu sul trattamento dei casi di pedofilia in ambito ecclesiastico, non deve essere stata proprio una buona notizia. In effetti, qualche ora più tardi, l’avvocato Sergio Cavaliere informa l’ufficio stampa di Rete L’Abuso di aver ricevuto una telefonata di Angelo Maria Becciu, l’entusiasmo è più cauto. Rispetto a due anni fa, quando Papa Francesco ordinò l’avvio delle indagini, in effetti non è cambiato nulla. Stesso copione. Nessuno ha comunicato date precise o rivelato ulteriori dettagli per un processo che, se ci fosse la volontà, potrebbe essere messo in piedi in 48 ore. Così l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due: i più cinici sono convinti che sia stata una mossa per sottacere lo scandalo, i più ottimisti credono fortemente che il Santo Padre non deluderà le aspettative di coloro che credono nella rivoluzione del Papa buono. Per sapere chi ha ragione basterà attendere le prossime settimane, ma intanto ecco una rara intervista video rilasciata da Diego Esposito poche ore dopo la telefonata giunta dal Vaticano, nella quale rivolge appelli rivolti ad altre vittime di pedofilia e ai pedofili stessi, per i quali non spende parole di rabbia, ma di speranza: «Non rovinate le vite dei bambini, curatevi nei centri specializzati».