Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell’Addolorata, a Marsala, indagato per detenzione di materiale pedopornografico (la notizia l’abbiamo data ieri)  è sicuro di poter chiarire tutto, e a breve, con la Procura di Palermo, che ha in mano le indagini. Il prete, rappresentato dall’avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare qualche settimana fa, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Ma è tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo ha rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo “mandato” decennale nella chiesa dell’Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.

    Padre Genna  è solo l’ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna. L’ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po’ in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano, secondo l’accusa di un processo in corso a Marsala. Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza confermata in Appello, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I  fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.

    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell’ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L’accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando “che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi”. Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno. L’imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione.

    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto…

    Più recente è la condanna a nove  anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore. La storia la raccontiamo qui.

    Più in generale, in Italia sono innumerevoli i casi di preti pedofili che sono stati insabbiati: la denuncia è della rete “L’Abuso”, che riunisce le vittime dei preti pedofili. Una denuncia con tanto di mappa dettagliata di tutta la Penisola. Caso per caso, desta impressione la mappa degli abusi sessuali commessi in Italia dai membri del clero. La rete fondata Francesco Zanardi raggruppa tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.  In tutto si tratta di quasi 200 casi, di cui circa 120 con condanne ormai definitive.

    Potete vedere la mappa disegnata dalla rete “L’Abuso” a questo link, o sotto questo articolo. Raggruppa solo i casi di violenza sessuale su minori. L’impatto è gia notevole, ma se si ingrandisce con il mouse e si allarga la cartina i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto. Infatti alcuni casi sono avvenuti nella stessa località o in una zona limitrofa. In ROSSO tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. In GIALLO invece abbiamo raggruppato tutti i casi attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In NERO i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia.

    http://www.tp24.it/2016/08/04/cronaca/padre-genna-e-gli-altri-i-preti-nei-guai-a-marsala-e-trapani/102314

  • La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    La Chiesa chiede alla Rete L’ABUSO: “Aiutateci a denunciare i preti pedofili”

    Certo è piuttosto curioso nonché singolare che in ben 3 città italiane (Civitavecchia, Perugia e Ascoli Piceno) gruppi di sacerdoti si rivolgano all’associazione italiana delle vittime di preti pedofili Rete L’ABUSO chiedendo aiuto per denunciare le nefandezze e gli insabbiamenti che il Vaticano attua.

    Nei giorni scorsi sono pervenute alla nostra sede ben 3 segnalazioni, due per posta tradizionale, una da Perugia, l’altra da Ascoli Piceno, la terza invece da Civitavecchia ma questa volta per posta elettronica.

    La più interessante è quella che arriva da Perugia nella quale ci viene segnalata una realtà a noi già nota ovvero la presenza di un rifugio spacciato per clinica nel quale vengono nascosti preti pedofili, alcolizzati o con patologie riconducibili a dipendenze o devianze di vario genere. La struttura ospita anche sacerdoti agli arresti domiciliari, confortevoli naturalmente, che data la posizione della struttura, immersa nel verde e lontana da occhi indiscreti (vedi foto), lasciano anche un notevole spazio di movimento ai suoi ospiti.

    Questa prima lettera contiene anche un corposo dossier di preti attualmente ospiti tra cui don Giampiero Peschiulli arrestato a Brindisi nei mesi scorsi, don Giovanni Desio, il prete di Casalborsetti (Ravenna), don Stefano Cavalletti e diversi altri. Come avevamo scritto alcune settimane fa, risulterebbe nascosto lì anche padre Thomas Ouso Kodijan, il sacerdote attualmente indagato a Lucca per abuso di minore, di cui da diverso tempo si erano perse le tracce.

    La struttura di cui parliamo si chiama Villa Sacro Cuore (nella foto) e si trova appena fuori Città di Castello (PG). E’ dotata di 56 posti letto e situata in mezzo alla campagna.

    Fu trasformata ed adibita a casa di accoglienza per sacerdoti con problemi nel 2011 quando, nel pieno dello scandalo dei preti pedofili, ci fu l’esigenza di creare dei luoghi discreti dove questi potessero essere nascosti.

    Da quanto ci scrive il portavoce di questo gruppo di sacerdoti della Diocesi di Città di Castello “è da anni che abbiamo denunciato al vescovo di questa diocesi, Cancian, della situazione di questi preti pedofili che vanno in giro cercando chi divorare”. “Ma non ci è stato dato ascolto, anzi, si è incrementato ancora di più l’afflusso di queste persone che, da fonti indiscrete, vengono a trovare rifugio anche dall’estero”.

    Dalla provincia di Perugia un filo ci lega a Civitavecchia da dove proviene la seconda segnalazione.

    Nel settembre scorso sollevammo il caso di don Francesco Rutigliano, parroco di Bivongi (RC), condannato dal Santo Uffizio a 4 anni di sospensione per abuso di minore.

    Anche lui dopo la condanna canonica fu trasferito nei pressi di Perugia, al Santuario di Collevalenza, un altro luogo dove in passato abbiamo visto trasferire altri sacerdoti con problemi. Di lui emerse che in quei 4 anni di permanenza, in realtà girò libero per l’Italia facendosi fotografare addirittura con Papa Ratzinger (foto) poi, terminato il suo periodo in struttura, fu reintegrato a Civitavecchia. Si scoprì che probabilmente dietro al suo trasferimento non c’era solo la necessità della chiesa di doverlo reintegrare in un luogo dove la sua storia non fosse nota ma, ironia della sorte, a Civitavecchia abitava anche quel ragazzino, oggi adulto, che lo fece condannare 4 anni prima.

    Dopo che i parrocchiani della chiesa di San Gordiano furono informati dagli attivisti della Rete L’ABUSO dei trascorsi del sacerdote, don Francesco fu nuovamente trasferito. Oggi non sappiamo dove viva e se gli sia stata affidata una parrocchia. Da quanto però ci scrivono nella seconda segnalazione ricevuta pochi giorni fa, sarebbe ancora domiciliato a Civitavecchia dove sta sostituendo un sacerdote presso una casa religiosa e saltuariamente celebrerebbe messa nella Cattedrale.

    L’ultima lettera, anche lei corredata di diversi allegati, ci arriva da Ascoli Piceno e scegliamo di non pubblicare integralmente, svelerebbe l’attuale domicilio di padre Alberto Bastoni, il sacerdote coinvolto nello scandalo dei festini e cocaina. Scontò 3 anni di sospensione, anche lui in una clinica questa volta però a Trento.

    Da queste tre segnalazioni emerge un dato interessante, noi della Rete l’ABUSO non potevamo non notarlo perché è lo stesso meccanismo che porta le vittime a rivolgersi alla nostra Onlus. Anche in questo caso, malgrado si parli di sacerdoti e non di vittime, l’iter seguito è stato quello di rivolgersi alle gerarchie ecclesiastiche, le quali non hanno risposto.

    Ultima spiaggia.. Rete L’ABUSO.

    C’è quindi una parte di chiesa sana, che vuole fare davvero pulizia e che, malgrado l’assordante silenzio delle proprie gerarchie, inizia a farsi coraggio e denuncia.

    Evidente il fallimento annunciato dei provvedimenti presi in questi anni dalla Santa Sede, tanto criticati da vittime e associazioni, oggi sembra comincino a non convincere più anche i sacerdoti.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO.

  • Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Di Francesca Lagatta – Quando il Presidente Francesco Zanardi ed io avevamo deciso nell’aprile scorso che avremmo creato il primo tg al mondo che trattasse il tema della pedofilia clericale, eravamo entusiasti. Non che ci piacesse l’argomento, tutt’altro, ma essere i primi a rompere il tabù su un argomento così delicato e ancora per certi aspetti inesplorato dai media, ci faceva sentire fieri.

    Così, senza girarci troppo intorno e senza nemmeno curarci troppo delle scenografie, avevamo girato la puntata pilota con la sola attrezzatura disponibile, senza chiedere aiuto a nessuno. Con le immagini girate da due comunissime fotocamere, avevamo dato vita a un piccolo prodotto editoriale di tutto rispetto, tanto da guadagnarci numerose pagine sulla stampa italiana.

    Col passare delle settimane, erano cresciuti a dismisura i numeri e l’interesse per quel telegiornale in onda settimanalmente sul web che, benché non fosse costato milioni, era riuscito a tirare fuori, con tanto di nomi e cognomi, il peggio del peggio del controverso sistema ecclesiastico. E ce la ridevamo di gusto, pensando alle facce di quei signorotti che in nome Dio compiono i peggiori reati del mondo e che, fino ad allora, non erano abituati ad essere derisi ed accusati in pubblica piazza. Una soddisfazione immensa.

    Poi, un giorno, il Presidente Zanardi, anima, cuore e mente dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, decide di fare un esame medico perché ha qualche piccolo disturbo di salute, comunicandolo in tutta tranquillità e la solita autoironia. Ma la mala sorte, vile e beffarda, in quelle ore se ne stava a spiare dietro l’angolo, pronta ad uscire allo scoperto per segnare, l’ennesima volta, l’anima di un uomo che ha già troppe ferite sanguinanti.

    Quell’esamino che doveva durare una ventina di minuti al massimo, dura più del previsto, quasi tre ore, seguito da un inquietante silenzio che persiste sino al tardo pomeriggio. Invio un sms per avere buone notizie, sperando che Francesco sia solo un po’ debilitato. Invece no, la sua risposta è secca, lapidaria, senza fronzoli.

    Non so ben spiegare cosa si prova in quei momenti, ma la sensazione è più o meno quella di perdere il contatto con la realtà, quella di non percepire più la terra sotto i piedi. Continui solo a chiedere a te stesso se sta succedendo davvero o sei solo catapultato in un incubo. E quando realizzi che una delle persone alle quali vuoi più bene al mondo, quella con cui hai condiviso gioie e dolori, con cui hai sperato e imprecato per un mondo più giusto, ha il nemico in corpo, anzi due, e uno è così  grosso che non ha lasciato passare la sonda, l’angoscia ti scaraventa nei meandri del dolore e della paura.

    Ma è solo un momento. Quelli come noi, penso, non possono lasciarsi schiacciare dagli eventi. Abbiamo combattuto e annientato nemici ancora più cattivi e aggressivi, e poi abbiamo sempre promesso che il nostro coraggio sarebbe stato più forte della paura, in qualunque circostanza.

    E d’altronde Francesco ha subito messo le cose in chiaro: «Questa fase della mia vita sarà solo un altro brutto ricordo». Perché questo uomo esile, che porta i segni della vita in viso e nel corpo, sa bene che è capace di sopravvivere a ogni cosa. E’ sopravvissuto alle violenze sessuali di don Nello Giraudo, al suicidio di una madre, all’abbandono del padre, alle ire funeste di certi potenti, alle morti sospette avvenute intorno a lui, alla macchina del fango, ai soprusi, alle intimidazioni, alle minacce, a tutto. Francesco Zanardi è solido come il cemento armato e ne uscirà vincitore anche stavolta. Solo che ora, in attesa di entrare nella trincea di una sala operatoria, ha tanto bisogno di riposare, pertanto, per necessità ed etica, nelle prossime settimane siamo costretti a sospendere ogni attività.

    Certo, potrebbero condurlo altre persone il tg, ma non avrebbe senso. Francesco Zanardi non è solo il Presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui è Rete L’Abuso. Vittorie, conquiste, idee e battaglie sono tutta farina del suo sacco. E Dio solo sa, se esiste da qualche parte nell’Universo, quanto sacrificio sia costato fondare e trainare una carretta sgangherata, da solo, con le proprie forze, fino a farla diventare una fiammante Testa Rossa dell’associazionismo e dell’informazione su uno dei temi più scottanti al mondo.

    Ci rivedremo certamente a settembre, e ci rivedremo in una veste certamente più bella ed elegante. Approfitteremo della calma estiva per concentrarci meglio e di più su combattere i balordi di cui verremo, nostro malgrado, a conoscenza. Quanto alla malattia, le abbiamo già prenotato il viaggio di sola andata all’inferno.

    Presidente, siamo tutti con te.

  • SAVONA: presunta “circonvenzione di incapace” aperto un fascicolo su don Antonio Ferri

    SAVONA: presunta “circonvenzione di incapace” aperto un fascicolo su don Antonio Ferri

    La Procura della Repubblica di Savona ha aperto un fascicolo sul Vicario Generale della Diocesi di Savona, Don Antonio Ferri.

    Il Sacerdote era stato querelato, nel settembre scorso, sotto mandato del figlio della presunta vittima, dalla Rete L’ABUSO per le ipotesi di reato di falso e circonvenzione di incapace.

    Nel dicembre del 2013 (proprio durante l’ennesimo scandalo sulle accuse di pedofilia rivolte al sacerdote Pietro Pinetto) don Ferri, aspettando che Roberto Nicolick figlio della presunta vittima e attivista della Rete L’ABUSO lasciasse la sua abitazione, accompagnato da un altro sacerdote identificato come il Cancelliere della Diocesi di Savona, si recavano a casa della mamma di Nicolick alla quale facevano firmare un documento non ben precisato e di cui non lasceranno copia.

    Uscendo, i due sacerdoti avevano raccomandato alla donna ultra novantenne, di non parlare con il figlio Roberto di quella loro visita. Poche ore dopo l’anziana donna realizza che quello che gli avevano fatto firmare avrebbe potuto infangare la memoria del figlio Alessandro, deceduto anni prima e che in punto di morte aveva spiegato il perché da ragazzino era fuggito dal seminario, accusando il sacerdote Pietro Pinetto di presunte molestie.

    Recentemente, a seguito delle polemiche sollevate dai parrocchiani della chiesa di S. Francesco da Paola, i quali non hanno gradito molto il trasferimento presso la struttura religiosa di don Pietro Pinetto, viene rievocata pubblicamente da don Danilo Grillo, con modi sprezzanti e offensivi nei confronti del Fratello di Roberto Nicolick, Alessandro, l’esistenza di quel documento fatto firmare alla donna nel 2013.

    Don Danilo Grillo infatti, nel tentativo di rassicurare i parrocchiani riferì in maniera decisamente disonesta, che le accuse nei confronti del sacerdote Pietro Pinetto erano false e prive di qualunque fondamento. Don Grillo racconta durante un incontro pubblico con i parrocchiani, che ben tre delle quattro vittime avrebbero ritrattato le dichiarazioni fatte all’autorità giudiziaria, per quanto concerne invece la quarta vittima, riferisce in modo dispregiativo e sminuente, che costui, non solo era un tossico per altro deceduto,  ma che addirittura la madre avrebbe smentito l’attendibilità del figlio.

    Di qui la decisione da parte della Rete L’ABUSO e del figlio della presunta vittima di denunciare il fatto e di ottenere copia di quel documento fatto firmare all’anziana.

    Nelle scorse settimane la donna era stata ascoltata dagli uomini della Polizia Giudiziaria che, data l’età, si erano recati presso la sua abitazione evitando così il disagio di doversi recare in procura.

    Non resta che constatare la continua e recidiva malafede della diocesi savonese e delle sue gerarchie, sempre sprezzanti e inconcludenti nei confronti delle vittime, ma paterne e protettive nei confronti dei pedofili.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Romanzo Cardinale. “Il gioco delle tre carte”

    Romanzo Cardinale. “Il gioco delle tre carte”

    L’avviso di garanzia inviato Cardinale Domenico Calcagno, gli investimenti spericolati e le speculazioni edilizie della Diocesi savonese. E quei collegamenti con personaggi così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari.

    Una situazione che non arriva così inaspettata perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti consegnati prima di morire a Francesco Zanardi con il preciso compito di farli avere all’autorità giudiziaria, i documenti che forse potranno fare chiarezza su quella che è stata la spericolata gestione di una diocesi, dedita a un Dio che col vangelo ha poco a che fare.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

  • Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Don Rebagliati, monsignor Scarano e il cardinale Domenico Calcagno. Il Docu-Film

    Il Docu-Film Giovedì 9 giugno ore 18 Libreria UBIK Savona

    Ancora una volta la chiesa savonese finisce sulle pagine delle cronache nazionali ed estere, l’ennesimo scandalo che questa volta coinvolge oltre alla Diocesi uno dei più potenti cardinali, monsignor Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona e oggi presidente dell’APSA (amministrazione del patrimonio della sede apostolica).

    Un’indagine partita nel 2011 grazie al coraggio e alle denunce di don Carlo Rebagliati, suo economo ai tempi in cui era vescovo di Savona. Rebagliati voleva vederci chiaro su alcuni affari, speculazioni e legami con aziende molto chiacchierate con le quali la Diocesi faceva affari.

    A soli due anni dall’arrivo di Calcagno a Savona, Rebagliati chiese di essere dimesso da tutti gli incarichi, temeva di rimanere coinvolto in quei traffici. Ma Calcagno, ben 2 volte gli negò le dimissioni lasciandolo di fatto senza poteri, ma giuridicamente responsabile dell’economato.

    A Savona qualcuno mise in giro la voce che Rebagliati fosse “pazzo” per via di ciò che sosteneva e che aveva denunciato all’Autorità Giudiziaria savonese.

    Pochi mesi dopo la sua morte però, da tutt’altra parte d’Italia, a Salerno, viene arrestato un contabile dell’APSA, monsignor Nunzio Scarano che agli inquirenti racconterà non di riciclaggio su conti APSA, ma anche di traffici e di finte donazioni che hanno una somiglianza impressionante con quelli che Rebagliati raccontava a Savona. Scarano accuserà i suoi superiori di essere stati a conoscenza di quanto accadeva.

    Tra questi anche il presidente dell’APSA monsignor Domenico Calcagno, oggi indagato a Savona per malversazione.

    Grazie alla carte interne alla Diocesi savonese e alle memorie che don Rebagliati lasciò a Francesco Zanardi con il preciso ordine di consegnare alla procura, oggi siamo stai in grado di ricostruire, anche grazie all’aiuto di un revisore contabile, quanto potrebbe essere accaduto e come funziona quel sistema che veniva chiamato “il gioco delle tre carte”.

    Giovedì 9 giugno presso la Libreria UBIK di Savona, la Rete L’ABUSO e la Casa della Legalità (osservatorio sulle mafie) presentano “Romanzo Cardinale” il docu-film, dedicato alla memoria di don Carlo Rebagliati, nel quale si ricostruisce la vicenda che oggi ha portato gli inquirenti savonesi all’indagine.

    Interverranno Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO, Christian Abbondanza, Presidente della Casa della Legalità e Ferruccio Sansa, giornalista del Fatto Quotidiano che pochi mesi prima della morte di Rebagliati raccolse le sue dichiarazioni.

    Un documento prodotto da Francesco Zanardi, Christian Abbondanza e Mario Molinari.

    Si ringrazia per la collaborazione; Ferruccio Sansa, Mimmo Lombezzi, WWF Savona, Ernesto Johansson per l’elaborazione dei dati contabili, Francesca Lagatta per l’ufficio stampa.

    L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Rete L’ABUSO https://www.facebook.com/retelabuso/

    Per informazioni ufficiostampa@retelabuso.org

  • Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Dalla sua elezione nel 2013 Bergoglio ha fatto decine di proclami, ma nel concreto? Eppure le raccomandazioni dell’ONU erano chiare.

    Solo nel savonese, dove ha sede la Rete L’ABUSO e dove proprio grazie all’associazione sono emersi decine di casi, non si è visto un solo provvedimento. Il primo caso, quello di don Nello Giraudo che nel settembre 2009 aveva già ottenuto dal vescovo Vittorio Lupi il trasferimento a Mondovì, poi per fortuna scoppiò lo scandalo e Giraudo chiese di essere ridotto allo stato laicale. E ancora il caso di don Pietro Pinetto che, malgrado le promesse fatte alle vittime dalla Curia savonese, non ha subito neppure un processo canonico ed è stato recentemente trasferito come se nulla fosse in un’altra parrocchia. A nulla sono servite le proteste dei parrocchiani, Lupi non ha voluto rimuoverlo. Il caso di don Zappella, tra le altre cose già condannato, anche in questo caso nessun provvedimento da parte della chiesa anche se oggi il sacerdote ha lasciato la parrocchia, ma per motivi di salute e non perché rimosso. E don Giorgio Barbacini, nascosto in Svizzera dall’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno.

    Purtroppo la cronaca ci racconta di perdoni continui nei confronti dei preti pedofili, l’ultimo alla setta dei Legionari di Cristo, assolta da Bergoglio nell’ottobre scorso.  In questi ultimi anni abbiamo visto persino preti già condannati che dopo essere stati spostati tornano ad abusare.

    Si è parlato di tolleranza zero e di collaborazione con l’autorità giudiziaria, ma abbiamo visto casi come quello di don Mauro Inzoli o come quello di Jòzef Wesolowski dove il Vaticano non solo ha rifiutato le rogatorie chieste dall’autorità giudiziaria, ma ha anche rifiutato l’estradizione. Nel caso di Inzoli, bè, non dice più messa, ma non era accusato di dire male la messa, era accusato di abusare minori.

    Casi come quello di don Francesco Rutigliano, condannato dalla chiesa a 5 anni di sospensione, malgrado ciò mai denunciato all’autorità giudiziaria e reintegrato come se nulla fosse, nel settembre scorso a Civitavecchia. Se non avessimo denunciato noi della Rete L’ABUSO ai cittadini la sua presenza, sarebbe ancora li.

    Quello di don Silverio Mura, dove Bergoglio ha si risposto alla vittima ma malgrado ciò il sacerdote ha continuato ad insegnare religione nelle scuole di mezza Napoli, fino a che il caso non è uscito sulla stampa nazionale, sempre per intervento della Rete L’ABUSO, non della chiesa. La vittima in questo caso sta ancora aspettando, malgrado abbia chiesto oramai da 5 anni che il sacerdote venga sottoposto almeno ad un processo canonico, per ora non ha ancora ricevuto giustizia.

    Tanti proclami ma gli atti concreti? E le vittime?

    Di loro non si parla mai, per loro nessun aiuto, eppure ci sono e sono moltissime, diverse migliaia solo in Italia. Alcune di loro hanno fatto un video messaggio e lo hanno inviato a Bergoglio, ma non ha risposto, perché? Le poche che hanno ricevuto giustizia la hanno ricevuta dall’autorità giudiziaria, non dalla chiesa. Eppure l’Onu ha chiesto provvedimenti ben precisi in soccorso delle vittime, quando arriveranno?

    Tanti proclami, spesso non mantenuti, e provvedimenti in tutela della chiesa e della sua immagine, mai delle vittime.

    Come possiamo fidarci? Non sarebbe più risolutivo e anche più semplice fare un decreto che obblighi i vescovi a denunciare i reati all’autorità giudiziaria del paese dove vengono commessi i crimini? Già troppo facile forse…

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete L’ABUSO.

     

  • Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Don Carlo Rebagliati, economo della diocesi di Savona lamentava operazioni speculative secondo lui azzardate ed eccessive e lui, in quanto economo ne era penalmente responsabile. Raccontava di un sistema, il così detto “gioco delle tre carte” , fu per questo che ben due volte chiese all’allora vescovo Domenico Calcagno, di potersi dimettere, ma le dimissioni furono respinte.

    Di Rebagliati si diceva anche che fosse pazzo…

    E quei soci dell’INCISA così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari. Gli avvisi di garanzia degli ultimi giorni forse non sono così inaspettati perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità, qualcuno le aveva pure scritte.

    Proprio pochi giorni dopo la morte di Rebagliati, a Salerno, viene arrestato monsignor Nunzio Scarano un alto funzionario, contabile dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica). L’accusa nei suoi confronti è di aver utilizzato conti APSA per fare riciclaggio. Il sistema usato è davvero molto simile a quello che Rebagliati chiamava “gioco delle tre carte”.

    In un’intervista a Repubblica, Scarano dichiarerà; “L’Apsa era diventata come una proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità”.

    Si scoprirà che l’APSA ha caratteristiche analoghe allo IOR, ma meno clienti. Secondo Scarano solo 23 conti per pochi potenti, di cui 15 riconducibili a vescovi e cardinali, altri 8 riconducibili a laici. Nel Portfolio 339 dell’Apsa, c’erano per esempio quattro conti su cui il banchiere Giampietro Nattino (proprietario della Banca Finnat) si muoveva autonomamente.

    Un viaggio che secondo Rebagliati partiva anche da Savona, passando per Salerno arrivava in Vaticano e si fermava ad uno sportello bancario che questa volta non si chiama IOR, ma APSA.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti che forse potranno fare chiarezza Anche sui fatti che la cronaca savonese ci sta ultimamente proponendo.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

    Rete L’ABUSO

  • Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    Romanzo Cardinale, il docu-film sugli “investimenti” del Cardinale Domenico Calcagno . Giovedì 9 giugno, Libreria UBIK Savona

    L’avviso di garanzia inviato Cardinale Domenico Calcagno, gli investimenti spericolati e le speculazioni edilizie della Diocesi savonese.

    E quei collegamenti con personaggi così tanto chiacchierati con i quali per anni l’Istituto Sostentamento Clero ha fatto i suoi affari.
    Una situazione che non arriva così inaspettata perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità.
    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti consegnati prima di morire a Francesco Zanardi con il preciso compito di farli avere all’autorità giudiziaria, documenti che forse potranno fare chiarezza su quella che è stata la gestione di una diocesi, dedita a un Dio che col vangelo ha poco a che fare.
    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

  • Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Rinviato a giudizio l’ex sacerdote Nello Giraudo imputato per gli articoli 99 e 612 c. I e II c.p. perché urlando e contestualmente proferendo le frasi “Te la farò pagare, molto presto” ad una delle vittime di abusi sessuali che lo aveva denunciato, minacciava alla persona un grave danno ingiusto.

    La denuncia di questo ennesimo episodio (querela integrale) era stata fatta per mandato dell’interessato dalla Rete L’ABUSO Onlus che assiste legalmente il ragazzo.

    Il Giraudo che aveva patteggiato nel 2012 una pena a 1 anno e sei mesi per aver molestato uno scout e che insieme alla diocesi di Savona è stato citato in sede civile da altre 5 sue vittime, per una richiesta danni che ammonta a 6.000.000 di euro, questa volta non se la caverà molto bene in quanto peserà sul suo giudizio la recidiva specifica nel quinquennio.

    Si legge nella citazione che nel caso l’ex sacerdote non si presentasse, sarà giudicato in contumacia.

    La Rete L’ABUSO si costituirà parte civile nel procedimento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO