Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su minori, il volto sfigurato della Chiesa. Papa Francesco: “È il momento della vergogna”

    Abusi su minori, il volto sfigurato della Chiesa. Papa Francesco: “È il momento della vergogna”

    PALERMO – “A te Signore la gloria, a noi la vergogna. Questo è il momento della vergogna”. Le parole sono di Papa Francesco. E sono state dette ormai oltre un anno fa all’indomani della pubblicazione, da parte di una commissione indipendente, del report sulla pedofilia nella Chiesa francese dal dopoguerra ai giorni nostri. È il momento della vergogna per “la troppo lunga incapacità della Chiesa di mettere al centro delle sue preoccupazioni le vittime”.

    È un momento storico: la più alta carica della Chiesa ammette che la pedofilia, nel clero, è un problema strutturale e non di certo frutto di qualche mela marcia, come era stato definito in passato dai suoi predecessori. Un momento che è stato possibile solo grazie al lavoro certosino delle commissioni che hanno guidato i lavori per i dossier sugli abusi sessuali perpetrati dal clero ai danni dei minori in Germania, Francia, Portogallo, Australia.

    E l’Italia? Il luogo da cui parte la “vergogna” di Papa Francesco non ha al momento un dossier, non ha dati ufficiali che fotografino la diffusione della pedofilia nel clero. Ma si sta sbracciando, tra critiche, perplessità e zone d’ombra, per pubblicarlo. La data è già stata fissata: il 18 novembre la Cei emanerà due indagini interne effettuate dalle diocesi italiane. Uno dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni), l’altro dovrebbe contenere le segnalazioni fatte alle diocesi negli ultimi venti anni. “Raccontare la verità – dichiara al QdS Don Fortunato di Noto, fondatore dell’associazione Meter – fa sempre bene. Anche se raccontarla comporta molte fatiche”. Il Quotidiano di Sicilia ha deciso di caricarsi di questa fatica e raccontare, per quanto possibile, la verità sugli abusi all’interno della Chiesa.

    I numeri nazionali

    Gli unici dati al momento disponibili e in grado di fotografare il fenomeno nelle diocesi italiane sono quelli dell’associazione “La rete l’abuso”, fondata e composta dai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero. Quest’associazione ha creato un database con tutti i nomi di sacerdoti condannati in via definitiva, reo confessi o imputati dal 2000 ad oggi. Una mole di dati impressionante che mettono insieme articoli di cronaca, denunce e provvedimenti giudiziari. Secondo questo database, sarebbero 343 i sacerdoti coinvolti in indagini di pedofilia. Nello specifico: 178 quelli attualmente accusati e 165 quelli condannati in via definitiva o reo confessi. A questi numeri vanno aggiunte le nuove segnalazioni fatte in maniera anonima: 218.

    Ma, considerando solamente i preti indagati, condannati o reo confessi, quante sarebbero le vittime? Secondo una stima effettuata da La rete l’abuso sulla base degli studi del sociologo Andrew M. Greeley e dello psicoterapeuta e psichiatra Richard Sipe sarebbero 1.002.960. Dietro a questo dato ci sono oltre un milione di storie di abuso, di “omicidio psicologico”, di sofferenza e, spesso di insabbiamento. Numeri che, purtroppo, come ci confermano Don Fortunato di Noto e padre Hans Zollner (il massimo esperto di abusi sessuali nella Chiesa Cattolica), sono da rivedere al rialzo. “Alcuni esperti – si legge sul sito di La rete l’abuso – ritengono che solo il 10% delle vittime si faccia avanti”.

    La pedofilia nella chiesa siciliana

    Più dell’8% dei casi fino ad ora visti avvengono in Sicilia. Nell’Isola i preti condannati in via definitiva, reo confessi o per il momento in attesa di giudizio sono 28. Potrebbero sembrare pochi confrontati con i casi a livello nazionale o confrontati con il totale dei sacerdoti in Sicilia (circa 3.195 sparsi nelle 18 diocesi). Ma in realtà non è così, perché dietro quei 28 sacerdoti che hanno abusato di minori (alcuni sicuramente, altri probabilmente in quanto in attesa di sentenza) ci sono diverse storie di abuso. Secondo il report redatto dalla commissione indipendente in Francia, l’unico al mondo che ha individuato una stima basta su modelli scientifici e sociologici certificati dall’Oms, ogni sacerdote pedofilo, in media, violenta 72 minori. Seguendo queste statistiche sarebbero 2.016 quelli abusati nelle diocesi siciliane.

    “La Sicilia, sulla base della popolazione, proporzionalmente è una delle Regioni con più casi – dichiara Francesco Zanardi, sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete e fondatore dell’associazione Rete L’abuso – 28 sono tanti casi e ne mancano un sacco di altri. Il potenziale vittime è piuttosto attendibile. La Chiesa dice che la pedofilia c’è anche nella società civile, ed è verissimo. Ma tu hai mai visto un padre di famiglia che ha stuprato 72 bambini diversi non si sa quante volte? Io mai e faccio questo lavoro da una vita”.

    La punta dell’iceberg

    Analizzando il report francese si scopre che su 22mila sacerdoti d’oltralpe tremila sono pedofili: circa il 13%. Un numero enorme che non corrisponde con l’attuale numero italiano di preti indagati o condannati per aver abusato di minori. Sono le diocesi italiane a essere più virtuose rispetto a quelle francesi o la cultura dell’omertà, dell’insabbiamento e dell’intoccabilità della Chiesa in Italia predomina?

    “L’omertà è evidente – spiega al Quotidiano di Sicilia Don Fortunato di Noto -. La paura c’è sempre ed è emergente. Da questo ne deriva la fatica a denunciare. C’è un problema di fondo: l’abuso non lo si vuole raccontare, è ancora riservato nell’ambito dell’omertà, della paura e del silenzio. Da un punto di vista prettamente ecclesiale, gli abusatori vengono individuati solo se c’è qualcuno che denuncia, non si può procedere per chiacchere. Qualcuno deve venire al centro di ascolto, denunciare i fatti, si verbalizza, si avvia l’indagine previa da un punto di vista canonico e si invitano le vittime ad andare a denunciare alla procura della repubblica. Questo se parliamo dei chierici. Se qualcuno non denuncia forse dobbiamo ancora aiutare le persone a segnalare e denunciare. Alcuni dei preti siciliani che si è scoperto essere pedofili li conosco e già non sono più preti perché sono stati affrontati i problemi. C’è stata la denuncia, la vittima è stata aiutata e accompagnata, il sacerdote è stato dimesso dallo stato clericale”.

    Secondo il sito della Cei il totale dei sacerdoti è di 38.305 unità. La rete l’abuso ha condotto una ricerca basandosi sulle percentuali venute fuori dai vari report (in Australia si parla del 7%, il Papa del 2%, l’inchiesta Spotlight che ha ispirato l’omonimo film del 6%) e le ha rapportate alla popolazione cattolica e al numero totale di sacerdoti in Italia. L’associazione ha dunque stimato come i casi impuniti potrebbero attestarsi intorno ai 511. Ancora una volta preme sottolineare come questi non siano solo numeri, ma storie terribili che segnano in modo indelebile la vita di chi le ha subite.

    I soldi delle donazioni per comprare i silenzi?

    Francesco Zanardi ha una storia di abusi da parte di un prete alle spalle. Quella stessa storia che l’ha portato a mettersi al servizio di tutti i minori, di tutte le famiglie che in Italia vivono quest’incubo. Fornendo anche servizi legali e di assistenza psicologica alle vittime oltre che “tracciare” la pedofilia in Italia.
    “Con l’associazione seguiamo praticamente tutti i casi che si verificano in Italia. E in alcuni abbiamo anche la possibilità di costituirci anche parte civile. L’altro giorno, per esempio, – racconta Zanardi al QdS – sono andato a Salerno per occuparmi del caso di Don Livio Graziano (attualmente il processo è in corso, nda) e ho parlato con il vescovo. Quell’indagine mi ha documentato che vent’anni fa il prete era stato allontanato dalla diocesi e mandato in un convento di frati che dopo qualche settimana lo ha mandato via. Da lì non si è capito cosa è successo ed è stato permesso a questo prete di aprire un centro di recupero per adolescenti con problemi di bulimia e depressione. Lì è stata abusata anche una delle mie assistite. L’hanno messo nel recinto degli agnelli”.

    Un modus operandi già scoperchiato in America, con la già citata inchiesta Spotlight, e in Germania, con il lavoro della commissione indipendente che ha redatto il rapporto sugli abusi che all’epoca imbarazzò tanto il Papa emerito Benedetto XVI. Secondo Zanardi questa tendenza dei vescovi a coprire i preti pedofili è incentivata dall’attuale legge vaticana contro la pedofilia. “La Vos estis lux mundi (che ha cambiato solo il nome rispetto alla preesistente Crimen sollicitationis) – aggiunge – continua a dire di gestire la cosa internamente. Da qui si deduce che qualunque vescovo che ha a che fare con un caso di pedofilia ha per forza insabbiato altrimenti il Vaticano prenderebbe provvedimenti estremamente duri nei suoi confronti”.

    Se da un lato alcuni vescovi (32 secondo il database de La rete l’abuso) sono stati criticati per aver spostato i preti sospettati di aver commesso crimini da una diocesi all’altra, dall’altro lato l’accusa è quella di comprare il silenzio delle vittime attraverso i fondi delle donazioni. “A Napoli il caso Borrelli, oppure il caso Don Seppia, oppure ancora, come risulta dalle intercettazioni, quello di Don Rugolo in Sicilia. Tutti praticamente – continua Zanardi – tramite i fondi delle donazioni pagano le vittime o fanno accordi con il vincolo della riservatezza: 25mila euro in cambio del silenzio. A volte arrivano degli assistiti che li vogliono fare e noi diamo gli avvocati per farli: sono tutti casi che non usciranno mai perché neanche noi che li abbiamo trattati possiamo parlarne. Se ne parliamo decade l’accordo e la vittima può essere perseguita e noi tuteliamo le vittime. Abbiamo un bell’elenco di nomi che tuttavia non possiamo scrivere per ora. Lo trovo abbastanza barbaro ma ho le mani legate. Io sconsiglio sempre alla vittima di non fare l’accordo, ma il problema è che spesso sono tutti ragazzi di strada, di famiglie modeste, e quando gli danno 25mila euro li prendono al volo. Non posso costringerli a non prenderli. Gli spiego che se pagano è perché hanno paura che in tribunale devono pagare di più. La scelta è dei sopravvissuti, in ogni caso noi li tuteleremo sempre”.

    Le storie nella Chiesa italiana e siciliana

    Quello a cui vanno incontro le vittime è profondamente diverso dalle pene controverse e spesso contrastanti che spettano a coloro che hanno abusato. “L’abuso – precisa Don Fortunato di Noto – è un omicidio psicologico. Non c’è caso che ho ascoltato e accompagnato da cui non emerge questo elemento. L’abuso uccide. È bene precisarlo. Di storie ce ne sono tante: storie drammatiche e difficili. Io ho portato anche il primo bambino italiano abusato in una parrocchia dal Santo padre per far comprendere come l’abuso avviene sotto i nostri occhi. Anzi, a volte non lo vogliamo vedere e teniamo gli occhi chiusi”. Chiusi di fronte a storie ognuna diversa dall’altra ma con un canovaccio molto simile. “Tutte hanno in comune – continua – la fatica delle vittime a raccontare, ad elaborare, a superare il trauma. Io non ho mai visto la vittima che non è stata lacerata nella vita e nel cuore e che ancora oggi, a distanza di anni subisce le conseguenze dell’abuso. L’abuso non viene dimenticato”.

    La Chiesa indaga su sè stessa: il report della Cei

    Adesso il dado è (quasi) tratto. Tra qualche giorno, esattamente il 18 novembre, in occasione della giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, la Conferenza episcopale italiana emanerà non una ma ben due indagini interne che avranno il compito di fare luce sulla pedofilia nel clero. Un’indagine dovrebbe contenere le segnalazioni di abusi fatte agli sportelli di ascolto dei centri fragilità diocesani da quando sono entrati in funzione (due anni fa), l’altra dovrebbe contenere i dati forniti dal Dicastero per la dottrina della fede inerenti al periodo che va dal 2000 al 2021 (dati che sostanzialmente rappresentano le denunce che dal 2000 ad oggi sono state presentate alle diocesi). La stesura del report che raccoglierà queste due indagini e che ha coinvolto “16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto”, come ha comunicato la Cei, è stata affidata a una équipe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Un’istituzione strettamente legata alla Chiesa, in quanto le Università cattoliche sono regolate dal codice di diritto canonico.

    “La stesura del report, le linee guida e la formulazione dei questionari – ci spiega Don Fortunato di Noto – è stata dettata a livello nazionale. Di fatto ci sono due questionari con diverse domande che riguardano i primi due anni di attività dei servizi nazionali, regionali e diocesani di tutela dei minori. Ogni diocesi siciliana, quindi, ha risposto in modo sicuramente dettagliato alle domande poste anche alla luce della conoscenza degli ultimi due anni di attività o dei casi o delle situazioni o anche della funzione dei centri di ascolto. Per il 18 novembre avremo una maggiore contezza a livello nazionale della situazione negli ultimi due anni. È stato questo il criterio adottato”.

    Criterio che ha suscitato alcune polemiche da parte dei sopravvissuti. “La Conferenza episcopale italiana – dichiara Francesco Zanardi – è particolare, perché è l’unica al mondo che non vuole fare una commissione d’inchiesta indipendente. Fanno un’indagine interna: gli imputati indagano sui crimini dei preti che hanno coperto. E a differenza delle altre commissioni l’indagine italiana guarderà vent’anni indietro e non 70. Discriminando ulteriormente le vittime che hanno 70 anni e che sono state tagliate fuori. Inoltre, il report riguarderà solo le denunce fatte alla Chiesa, nonostante gli sportelli per le denunce sono aperti solo da due anni. Vescovo per vescovo toglieranno tutti i casi scomodi: un vescovo non denuncia i casi che lui stesso ha coperto”.

    https://qds.it/abusi-su-minori-chiesa-papa-francesco-momento-vergogna/

  • Abusi sessuali sui minori, l’inchiesta che scuote la Chiesa cattolica francese: più di 300mila vittime

    Abusi sessuali sui minori, l’inchiesta che scuote la Chiesa cattolica francese: più di 300mila vittime

    di Giovanni Bogani – Terremoto nella Chiesa cattolica francese. Undici vescovi, o ex vescovi, sono sotto inchiesta per abusi sessuali su minori. Uno di loro, il cardinale Jean-Pierre Ricard, ex arcivescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale francese, ha confessato di avere abusato di una ragazzina 14enne, trentacinque anni fa. È stato l’attuale presidente dei vescovi francesi, monsignor Eric de Moulins-Beaufort, a dare l’annuncio delle inchieste in corso, durante la Conferenza dei vescovi francesi, riunitisi a Lourdes dal 3 all’8 novembre.

    Il caso dell’ex vescovo di Bordeaux Ricard

    Fra i religiosi indagati, l’ex vescovo di Bordeaux ed ex presidente della Conferenza episcopale francese, Jean-Pierre Ricard. “Trentacinque anni fa, quando ero prete, mi comportavo in modo riprovevole con una ragazza di 14 anni“, ha scritto Ricard, attraverso un comunicato dell’arcivescovado di Bordeaux. “Ho deciso di non mantenere più segreta la mia situazione e di mettermi a disposizione della giustizia sia a livello sociale che della Chiesa. Il mio comportamento – conclude il comunicato -, ha causato conseguenze gravi e durature per questa persona. Glielo ho spiegato e le ho chiesto perdono, così come a tutta la sua famiglia”. Monsignor Ricard aveva rassegnato le sue dimissioni da arcivescovo di Bordeaux per ragioni di età, e con l’accordo del Papa, il primo ottobre 2019. Attualmente ha 78 anni, ed è “arcivescovo emerito” di Bordeaux. Mentre la giustizia civile e quella ecclesiastica proseguono le indagini, il cardinale dice di “prendersi un tempo di ritiro e di preghiera”. È la piena confessione di uno dei vescovi più influenti e autorevoli della Chiesa francese. Già vescovo di Grenoble, arcivescovo di Montpellier e di Bordeaux, Ricard è stato due volte presidente della Conferenza episcopale francese.

    Il caso Spotligh calato nella realtà francese

    Sembra di rivedere il film “Il caso Spotlight“, premiato come miglior film agli Oscar 2016. Il film prendeva spunto dalle vicende reali, le indagini sull’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia. L’indagine pubblicata dal quotidiano The Boston Globe aprì la strada alle inchieste sui casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, e valse il premio Pulitzer al giornale. Il film “Il caso Spotlight” terminava con una lunghissima lista di città in cui sono emersi abusi del clero, in tutto il mondo. Non compare l’Italia. Fra gli altri vescovi indagati c’è Michel Santier, vescovo emerito di Créteil, che avrebbe commesso “abusi a fini omoerotici” su due uomini negli anni ’90. Le vittime sarebbero più di 300mila, e migliaia i preti responsabili di aggressioni sessuali fin dagli anni ’50 del Novecento: queste le cifre pubblicate dal rapporto Sauvé sugli abusi sessuali nella Chiesa francese, un mese prima che i rappresentanti del clero d’oltralpe si riunissero a Lourdes.

    Il Consiglio di sorveglianza

    Già nel marzo 2021, la Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa in Francia aveva stimato che almeno il 2,5% dei religiosi nel Paese avessero commesso abusi o violenze sessuali su 216mila vittime, e aveva descritto il fenomeno come “massiccio e sistemico”. I vescovi, durante la Conferenza di Lourdes, hanno annunciato la decisione di “istituire un Consiglio di sorveglianza. Che ci permetterà di affrontare queste situazioni non più da soli e tra di noi”. “Si assiste a un cambio di atteggiamento. Si sente che i vescovi non possono più tacere, perché non si può più fingere, coprire e proteggere”, dice Olivier Savignac, presidente dell’associazione “Parler et revivre”, che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi, e lui stesso vittima di un prete pedofilo durante un campo giovani a Arthez d’Asson nel 1993. “Non c’è volontà di nascondere la cosa da parte della Chiesa”, ha dichiarato il presidente dei vescovi Eric de Moulins-Beaufort, dopo aver espresso la sua indignazione per la vicenda. E ha ribadito la sua volontà di trasparenza, riguardo ai procedimenti in corso.

    La Francia non è l’unico Paese nel quale vengono segnalati abusi sessuali da parte della Chiesa cattolica. In Portogallo sono stati segnalati 400 casi, 17 dei quali riguardano sacerdoti ancora in attività: e fra questi, Carlos Filipe Ximenes Belo, premio Nobel per la Pace nel 1996. Accuse contro di lui erano affiorate già nel 2002. Quest’anno, Ximenes Belo è stato accusato dalla rivista olandese “De Groeene Amsterdammer” di violenze sessuali su minori continuate per una ventina d’anni. In una conferenza stampa dello scorso settembre, il Vaticano ha precisato che al vescovo “sono state imposte restrizioni disciplinari che riguardano restrizioni ai suoi spostamenti e all’esercizio del suo ministero, e in particolare il divieto di contatto volontario con minori”.

    https://luce.lanazione.it/attualita/abusi-sessuali-sui-minori-linchiesta-che-scuote-la-chiesa-cattolica-francese-piu-di-300mila-vittime/

  • “La via italiana” – #CEI-Comic

    “La via italiana” – #CEI-Comic

    La linea discriminatoria per le vittime della “via italiana” che limita un’indagine interna a ritroso di soli 20 anni – contro i 70 di quelle indipendenti fatte negli altri paesi – probabilmente per limitarne l’entità, nei vatti non riconosendo chi ha subito senza mai ricevere giustizia.

    In Francia, su una media di 22.000 sacerdoti 3000 sono risultati pedofili e hanno prodotto, secondo il rapporto Ciase, 36.000 vittime. Una media di 72 bambini per ognuno di quei 3000 sacerdoti. Non si sa quante volte.

    L’Italia ha una popolazione di 52.000 sacerdoti.

    In qualche modo i vescovi italiani hanno optato contraddittoriamente alla loro stessa fede, rinunciando al perdono delle vittime, al loro stesso riconoscimento e alla denuncia dei loro carnefici.

     

    In Italia non abbiamo dati ufficiali, ma l’Associazione ha raccolto in soli 15 anni 360 casi, quelli emersi dalla cronaca e pubblicati sulla nostra mappa.

    Un numero elevato se pensate che in Spagna, per soli 150 casi in un arco temporale di 70 anni, riportati da un giornale, non da una associazione, l’Autorità Giudiziaria ha aperto autonomamente d’ufficio un fascicolo.

    Potete capire grossomodo quali siano le problematiche del nostro paese, sulle quali puntualmente la chiesa rassicura mentendo.


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  • Un cardinale francese ha ammesso di aver abusato di una 14enne nel 1987

    Un cardinale francese ha ammesso di aver abusato di una 14enne nel 1987

    Il cardinale francese Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux dal 2001 al 2019, ha ammesso di aver abusato di una ragazzina di 14 anni quando era parroco nel 1987. In una lettera che è stata letta ad alta voce da Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (CEF), durante una riunione dell’assemblea in corso dal 3 novembre a Lourdes, Ricard ha scritto:

    Il mio comportamento ha inevitabilmente avuto conseguenze gravi e durature su questa persona. Mi sono spiegato con lei e le ho chiesto perdono. Ora rinnovo la mia domanda di perdono anche a tutta la sua famiglia. Infine chiedo perdono a tutte le persone che ho ferito e che vivranno questa notizia come una vera e propria prova.

    Durante l’assemblea dei 120 vescovi francesi Moulins-Beaufort ha fatto sapere che ci sono 11 vescovi ed ex vescovi francesi attualmente coinvolti in casi di abusi sessuali. Tra loro si conoscono i nomi solo di Ricard e di Michel Santier, vescovo emerito di Créteil. A metà ottobre la rivista Famille Chrétienne aveva svelato che quest’ultimo era stato sanzionato nel 2021 dalle autorità del Vaticano per «abusi spirituali che avevano portato a voyeurismo su due uomini adulti» negli anni Novanta.

    Durante una conferenza stampa Moulins-Beaufort ha detto che altri sei vescovi e tre ex vescovi sono indagati dalla giustizia francese o da quella canonica in seguito a denunce di abusi. Non ha fatto nomi perché le indagini sono ancora in corso.

    Nella sua lettera Ricard ha spiegato di aver voluto confessare il proprio comportamento per via dell’impegno della Chiesa francese nell’ammettere il problema degli abusi sessuali da parte di religiosi. L’anno scorso la CEF aveva riconosciuto ufficialmente «la responsabilità istituzionale della Chiesa» per le violenze sessuali subite da migliaia di persone e la «dimensione sistemica» di quelle stesse violenze, dopo la pubblicazione di un lungo e dettagliato rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), secondo cui negli ultimi settant’anni in Francia sono state oltre 330mila le vittime di abusi.

    Ricard ha scritto:

    Oggi, quando la Chiesa in Francia ha voluto ascoltare le vittime e agire nella verità, ho deciso di non nascondere più la mia situazione e di mettermi a disposizione della giustizia tanto sul piano della società che quello della Chiesa. Questo approccio è difficile. Ma prima viene la sofferenza vissuta dalle vittime e il riconoscimento degli atti commessi, senza voler nascondere la mia responsabilità.

    Ricard ha 78 anni ed è sacerdote dal 1968. Nel 1993 divenne vescovo, tra il 2001 e il 2007 fu il presidente della Conferenza episcopale francese, venendo eletto due volte, e nel 2006 venne nominato cardinale da papa Giovanni Paolo II. Nel 2019 diede le dimissioni da arcivescovo di Bordeaux per «ragioni d’età».

    https://www.ilpost.it/2022/11/07/cardinale-jean-pierre-ricard-abusi-sessuali-ammissione-francia/

  • Francia, pedofilia nella Chiesa: indagati per presunti abusi undici vescovi

    Francia, pedofilia nella Chiesa: indagati per presunti abusi undici vescovi

    Undici persone, tra vescovi ed ex vescovi, sono sotto indagine per presunte violenze sessuali su minori. Lo ha annunciato Eric de Moulins-Beaufort, il presidente della Conferenza episcopale francese, durante una conferenza stampa a Lourdes lunedì 7 novembre.

    Non è stato rivelato se l’indagine è davanti al tribunale civile o si tratta di una procedura interna alla Chiesa. Tra le persone coinvolte ci sono personalità di primo piano della Chiesa francese, tra le quali l’ex vescovo di Créteil Michel Santier – già al centro di uno scandalo per abusi sessuali – e monsignor Jean-Pierre Ricard, ex vescovo di Bordeaux. Moulins-Beaufort ha aggiunto che quest’ultimo è già stato riconosciuto responsabile di una «condotta riprovevole» su una minorenne 35 anni fa.

    Nella conferenza, l’arcivescovo ha sottolineato la «grande diversità delle situazioni, dei fatti perpetrati o imputati» agi undici vescovi.

    A Lourdes sono riuniti da giovedì scorso i 120 della Conferenza episcopale francese. Tra gli obiettivi dell’assemblea plenaria d’autunno, quello di lavorare a «proposte concrete» per migliorare la comunicazione e la trasparenza delle misure di diritto ecclesiastico assunte contro i prelati coinvolti in vicende di abusi sessuali.

    https://www.open.online/2022/11/07/francia-pedofilia-chiesa-indagati-9-vescovi/

  • Abusi nella Chiesa: annunciati questo fine settimana diversi raduni di cattolici

    Abusi nella Chiesa: annunciati questo fine settimana diversi raduni di cattolici

    Il “popolo di Dio” non è abituato a manifestare nelle strade contro la gerarchia della Chiesa, in particolare i suoi vescovi. Tuttavia, diversi incontri pubblici si svolgeranno in Francia, durante il fine settimana di sabato 29 ottobre e domenica 30 ottobre 2022: su iniziativa del collettivo Agir pour notre Eglise, mirano a mobilitare i fedeli arrabbiati per la gestione degli affari di Abusi da parte dei Vescovi di Francia.

    Una manifestazione è prevista a Parigi, sabato 29 ottobre, alle 15:30, sul Pont au Double, che porta alla cattedrale di Notre-Dame nel 4° arrondissement. Altri incontri sono previsti in Île-de-France davanti al vescovado di Nanterre, sabato 29 ottobre, alle 15 e davanti alla cattedrale di Notre-Dame de Créteil, domenica 30 ottobre alle 15.

    A Lione, domenica 30 ottobre alle 15, i partecipanti devono incontrarsi davanti a Place Saint-Jean per sfidare l’arcivescovo Olivier de Germay. Infine, un’altra mobilitazione è prevista ad Angers (Maine-et-Loire) domenica 30 ottobre davanti al vescovato alle 15, e ad Autun (Saône-et-Loire), sabato 29 ottobre alle 14:30, davanti della cattedrale. I vari eventi sono stati co-organizzati da Mahaut Herrmann, membro di Agir pour notre Eglise .

    Il collettivo si definisce come un “gruppo di fedeli cattolici che riunisce laici e religiosi, uomini e donne, conservatori e riformisti”. Creato nell’ottobre 2021, mira a coinvolgere i battezzati nelle “necessarie trasformazioni della Chiesa” , affinché la responsabilità di questa riforma non sia devoluta solo ai chierici.

    Denunciata la direzione dell’affare Santier

    Particolarmente indignati i partecipanti per la gestione dell’“affare Santier”: a metà ottobre i media cattolici Golias e Christian Family hanno rivelato che il vescovo Michel Santier era stato preso di mira dalle sanzioni canoniche dal 2021 per “abuso spirituale a scopo sessuale” circa due giovani adulti. Queste sanzioni non sono state divulgate dalla Chiesa, che ha di fatto impedito la testimonianza di altre potenziali vittime.

    I partecipanti agli incontri del 29 e 30 ottobre mettono in discussione la mancanza di trasparenza della Chiesa, a un anno dalle rivelazioni del rapporto del Ciase, e la volontà manifestata dai vertici ecclesiali di riformare la lotta agli abusi nell’istituto.

    “Il raduno dei vescovi a Lourdes e la richiesta di perdono della Chiesa da parte delle vittime hanno ridato fiducia a molti cattolici “, ha affermato Alix Huon, ingegnere e membro del collettivo Agir pour notre Eglise. Ma la vicenda Michel Santier si svela, un anno dopo, ed è angosciante, perché si vede che non è cambiato davvero nulla nella gestione degli abusi! Anche questo caso ha una risonanza particolare perché coinvolge un vescovo, ed è stato rivelato da Christian Family , a un pubblico non avvezzo a leggere tali fatti. »

    Fare pressione sull’assemblea plenaria

    L’approccio del raduno è nato su Twitter, con l’hashtag #SortonsLesPoubelles in riferimento a un tweet di Michel Aupetit, considerato controverso da alcuni utenti cattolici di Internet. L’hashtag mira a riunire i cattolici che stanno attualmente condividendo la loro indignazione sui social network e vogliono alzare la voce con la Conferenza episcopale di Francia, mentre si avvicina la sua assemblea plenaria, dal 3 all’8 novembre 2022. è esso stesso oggetto di critica, perché si svolge in gran parte a porte chiuse, in un momento in cui nell’opinione cattolica viene segnalata la mancanza di trasparenza della Chiesa.

    “A pochi giorni dall’assemblea, vogliamo lanciare un segnale chiaro ai vescovi, e presentarci come una forma di lobby benevola ma esigente” , spiega Alix Huon. I chierici devono aprire la strada alla partecipazione dei laici alla lotta contro gli abusi perché, nel popolo di Dio, ci sono tante persone competenti come psicologi, avvocati. »

    Il co-organizzatore confida anche che questo incontro è una prima volta per il collettivo Agir pour notre Eglise e per buona parte dei cristiani che intendono mobilitarsi. “Non possiamo prevedere l’entità dell’evento, e preferiamo il termine rally a quello di dimostrazione” , precisa Alix Huon. Abbiamo dovuto imparare a fare i passi in prefettura, a definire la forma della mobilitazione… È abbastanza nuovo per molti di noi, ma è necessario oggi. »

    Gli organizzatori, come Mahaut Herrmann sul suo account Twitter, invitano i partecipanti a portare dei cartelli con il messaggio che desiderano inviare al loro vescovo. Propongono inoltre di estendere la mobilitazione ai social network sotto forma di ritratti fotografici accompagnati da questo messaggio, con gli hashtag #SortonsLesPoubelles e #APLourdes.

    https://www.lavie.fr/christianisme/eglise/abus-dans-leglise-plusieurs-rassemblements-de-catholiques-annonces-ce-week-end-85022.php

  • Belgio: presentate 86 denunce per abusi sessuali su minori

    Belgio: presentate 86 denunce per abusi sessuali su minori

    Il numero di piante depositate nel 2021-2002 è notevolmente superiore rispetto agli anni precedenti. Per gli autori del rapporto, questo aumento è dovuto, tra l’altro, al fatto che alcune vittime “hanno bisogno di un innesco concreto. Le recenti rivelazioni in Francia e in altri paesi, così come la loro copertura mediatica, potrebbero essere la spinta necessaria. La pubblicazione del rapporto della commissione Sauvé (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa di Francia | CIASE) il 5 ottobre 2021 ha così potuto incoraggiare i belgi a compiere questo passo.

    68 denunce sono state presentate dalle vittime, 6 da parenti e 11 da altri organismi. Uno dei fatti è stato denunciato dallo stesso aggressore.

    58 vittime sono uomini e 28 donne. L’80% delle vittime aveva meno di 18 anni al momento dell’abuso, di cui il 16% aveva meno di 10 anni. Tre quarti degli incidenti segnalati risalgono a più di 30 anni fa.

    Gli aggressori erano tutti uomini, tranne in due casi

    Gli aggressori erano tutti uomini, tranne due casi. Gli aggressori sono sacerdoti o religiosi, ad eccezione di cinque agenti pastorali laici. Il 64% degli abusatori era già morto al momento della denuncia.

    In 40 casi i fatti sono avvenuti in una scuola e in altri 20 in una parrocchia. In tre casi, gli abusi sono avvenuti quando le vittime erano chierichetti. Per tre vittime, i fatti sono avvenuti in un movimento giovanile.

    E dopo ?

    Le denunce per comportamento sessuale trasgressivo, spiega la Chiesa cattolica del Belgio, sono classificate in quattro voci. È sulla base di tale classificazione che si determina l’importo dell’eventuale compensazione finanziaria.

    La categoria 1 riguarda l’aggressione indecente senza violenza o minaccia. Comprende 19 delle denunce registrate. Le aggressioni indecenti con violenza e minaccia rientrano nella categoria 2. Ciò corrisponde a 48 denunce. La categoria 3 include lo stupro con penetrazione sessuale indipendentemente dalla natura o dai mezzi. In questa categoria sono classificati 18 reclami. Infine, la categoria 4 include lo stupro con circostanze aggravanti come la ripetizione per un lungo periodo. In questo contesto sono state registrate quattro denunce. Il numero totale delle quattro categorie supera quello delle 86 vittime, perché alcune hanno subito diversi tipi di abusi, rileva il  rapporto .

    Per 28 pratiche è stata pagata una compensazione finanziaria, che variava da 1.000 a 25.000 euro. 50 vittime hanno chiesto un colloquio con il capo della diocesi o della congregazione come forma di riconoscimento. Solo tre persone hanno chiesto di incontrare il loro aguzzino. Tredici fascicoli sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria perché non era chiaro il carattere prescritto o perché l’autore dei fatti, ancora in vita, poteva rappresentare un rischio.

    “Consigliamo alle vittime che non sono state ancora riconosciute di farsi avanti. Alcuni a volte scelgono di rimanere in silenzio per molto tempo per sopravvivere o non appesantire le loro relazioni. Ma il silenzio può diventare devastante quando sopprime ciò che deve essere rivelato per la ricostruzione e la possibile guarigione”, conclude il rapporto. (cath.ch/cathobel/mp)

    https://www.cath.ch/newsf/belgique-86-plaintes-pour-abus-sexuels-sur-mineurs-deposees/

  • GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    GOOGLE chiude la mappa delle “DIOCESI italiane NON SICURE” della Rete L’ABUSO: arbitraria censura su dati di pubblico interesse

    Scompare dal web dopo 12 anni la mappa italiana dell’associazione Rete L’ABUSO. Uno dei pochi strumenti che i cittadini avevano nel vuoto delle Istituzioni italiane, per tentare di tutelare altri minori e i propri figli.

    Un oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero che non stupisce, visti i precedenti tentativi di rimozione falliti. Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote abbia cercato di ottenere la cancellazione del proprio caso segnalando a Google e “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che, per esempio, negli Stati Uniti, sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini. Un manifesto a tutela della comunità che si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    La nostra richiesta a GOOGLE di revisione del reclamo (sulle cui motivazioni non abbiamo alcun dettaglio), per ora, è superata dalla scomparsa della mappa delle “Diocesi non sicure”, vista oramai da milioni di persone in 12 anni dalla sua creazione.

    Più di 360 casi di pubblico interesse scomparsi in una notte, che quantificavano, anche se per difetto, il vuoto dell’Italia, unico paese dell’UE a non aver mai indagato l’entità del problema: una ricerca richiesta dal 2019 anche dal Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, interrogata sul fenomeno con questa istanza.

    Come emerge dalla proiezione di Mark Vincent Healy’, l’Italia sembrerebbe il paese dell’UE con il più alto potenziale di abusi d’Europa.

    L’unico che però non ha mai messo in agenda un tavolo per valutare, visto i dati allarmanti che arrivano dagli altri Stati membri, ultima la Francia, che conta 330.000 vittime di 3000 preti pedofili, con una media di 72 bambini a sacerdote pedofilo.

    L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti francesi, verosimilmente il doppio anche delle vittime. Eppure in Italia nessuno è preoccupato. Per primi i Governi.

    Reputiamo grave quanto accaduto arbitrariamente per mano di GOOGLE, verosimilmente a seguito di una segnalazione, almeno si presume, per la quale però non vi è stata possibilità di legittima replica, tanto meno di conoscere la natura effettiva del contenzioso, data l’infamante accusa ai sopravvissuti italiani, che nei fatti vedono etichettato il loro diritto costituzionale al reclamo di giustizia (non concesso in Italia) come fosse “Bullismo; molestie; minacce” a chi lo ha stuprato, ed è stato graziato dai vuoti legislativi italiani e dalle continuate omissioni dei Governi.

    “Le varie Convenzioni ratificate negli anni dall’Italia, in particolare quella delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella fattispecie di reati come quelli oggetto, inquadra la questione prevalendo il c.d. “Interesse superiore”, ancora più quando questo potrebbe coinvolgere soggetti minori. Pertanto insopprimibile ad ogni altra comparazione.”

    Ecco perché parliamo di arbitraria censura su dati di pubblico interesse da parte di GOOGLE


    P.s. In alternativa alla visualizzazione mappa, i quattro database storici separati, fonte della mappa oscurata da GOOGLE

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • Pedofili, la prudenza della Cei  e la  tolleranza zero del papa

    Pedofili, la prudenza della Cei e la tolleranza zero del papa

    Federica Tourn Editoriale DOMANI – Per il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), l’appuntamento è tra un mese esatto. Il 18 novembre è la data scelta dai vescovi per la Giornata nazionale di preghiera della chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi.

    La ricorrenza coincide con la Giornata europea per la protezione dei minori e, nelle intenzioni della Cei, vorrebbe rimarcare la volontà di affrontare con decisione e trasparenza la questione delle violenze sessuali clericali.

    A fine maggio, appena eletto presidente dei vescovi italiani, Zuppi aveva promesso proprio per il 18 novembre la presentazione del primo report della Cei sulla realtà dei Servizi diocesani e dei Centri di ascolto, e sulla loro diffusione ed efficacia nell’azione di accoglienza delle vittime e di prevenzione degli abusi. Sarà il giorno della verità sulla reale volontà di Zuppi di voltare pagina su un fenomeno trattato sempre come interno alla chiesa, sottovalutando l’allarme sociale che genera. E di allinearsi realmente alla linea molto più netta di papa Francesco.

    LA VIA ITALIANA DI ZUPPI 

    Zuppi si è presentato come innovatore, promuovendo una “via italiana” alla lotta agli abusi. Un programma che è stato criticato perché la Cei, invece di avviare un’indagine indipendente, come hanno fatto i vescovi in Francia, Germania e Portogallo, ha previsto soltanto un’inchiesta interna, oltretutto limitata ai dati forniti dal Dicastero per la dottrina della fede inerenti al periodo che va dal 2000 al 2021, e a quelli emersi dal lavoro degli sportelli di ascolto fra il 2020 e il 2021. Un arco di tempo decisamente ristretto, soprattutto se si considera che questi servizi non sono nemmeno disponibili in tutte le diocesi italiane.

    Non solo: la stesura del report, che ha coinvolto «16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto», come ha comunicato la Cei, è stata affidata a una équipe dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Ad elaborare i dati e a valutare il lavoro dei Servizi diocesani è dunque un’istituzione privata strettamente legata alla chiesa, dato che le università cattoliche sono regolate, fra le altre cose, dal Codice di Diritto Canonico.

    Dove sta quindi l’indipendenza dell’analisi? Ancora una volta, a differenza di quanto lo stesso Zuppi aveva assicurato al momento della presentazione del programma di contrasto agli abusi, è la chiesa a giudicare sé stessa e il risultato rischia di essere un’analisi molto parziale della realtà degli abusi: un fenomeno pervasivo che le istituzioni ecclesiastiche hanno sempre teso a nascondere, prima negandolo e poi minimizzandone la portata, curandosi poco delle conseguenze per le vittime.

    D’altronde Zuppi aveva assunto un atteggiamento assai prudente quando, appena eletto, aveva dichiarato nella conferenza stampa di chiusura dell’assemblea dei vescovi che i sacerdoti pedofili sono pur sempre parte della chiesa, descritta come una madre che non abbandona i suoi figli in difficoltà. Lasciando il dubbio che per proteggere questi “figli che sbagliano” si mettano in pericolo i bambini che frequentano gli oratori, le parrocchie o l’ora di religione a scuola; e si tuteli il buon nome del sacerdote e della chiesa anche a costo di risarcire le vittime tramite accordi privati con vincolo di riservatezza, come abbiamo raccontato il 10 ottobre scorso nella precedente puntata dell’inchiesta sulla violenza nella chiesa, provocando la reazione della Cei di cui abbiamo dato notizia ieri.

    Uno dei fenomeni più preoccupanti a questo proposito è che molti di questi sacerdoti, anche dopo sentenze di colpevolezza, una volta scontata la pena si appellano al diritto all’oblio, chiedendo a testate giornalistiche e blog online di deindicizzare il proprio nome e la storia che li riguarda su internet.

    Il prete che non vuole che il suo passato di pedofilo salti fuori a una rapida ricerca su Google, si rivolge a una società specializzata che si incarica di rifargli una reputazione sul web, rendendolo non direttamente rintracciabile sui motori di ricerca. Oppure chiede direttamente la cancellazione dei contenuti da media e social network con un ricorso al Garante della privacy, secondo l’articolo 17 del Regolamento europeo 2016/679.

    Ma la pretesa di essere dimenticati è sempre accettabile? «Si tratta di un attento bilanciamentro fra il diritto all’oblio e il diritto all’informazione e il pubblico interesse – spiega l’avvocato Mario Caligiuri della Rete L’Abuso – soprattutto quando parliamo di soggetti che meritano una tutela particolare, come i minori. Per essere chiari: se un prete ha avuto una sentenza di violenza sessuale su un minorenne, ritengo che sia importante che rimanga segnalata, perché è interesse della collettività proteggersi dalla possibile reiterazione del reato del pedofilo».

    La preoccupazione è ancora più forte per i pedofili che non hanno dovuto rispondere alla giustizia dello Stato grazie alla prescrizione. Che cosa sappiamo, infatti, dei sacerdoti che in seguito a denunce o segnalazioni vengono dirottati in altre parrocchie o in strutture protette dalla chiesa?

    Papa Francesco ha più volte richiamato la chiesa alla trasparenza e alla segnalazione dei responsabili delle violenze sui minori, a partire dal motu proprio “Vos estis lux mundi”. Ne aveva riparlato qualche mese fa quando, con la costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, aveva incluso la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori nella Curia romana, e più precisamente nell’ambito del Dicastero per la dottrina della fede, che si occupa anche di giudicare gli abusi sessuali del clero.

    L’URLO DI BERGOGLIO 

    «L’abuso, in ogni sua forma, è inaccettabile – ha detto Bergoglio durante l’udienza del 29 aprile con i membri della Commissione – L’abuso sessuale sui bambini è particolarmente grave perché offende la vita mentre sta sbocciando in quel momento. Invece di fiorire, la persona abusata viene ferita, a volte anche indelebilmente. Le persone abusate si sentono, a volte, come intrappolate tra la vita e la morte. Sono realtà che non possiamo rimuovere, per quanto risultino dolorose». Bergoglio ha esortato non solo la Commissione pontificia ma tutti i cattolici «a far conoscere queste ferite».

    «Vescovi, superiori religiosi, presbiteri, diaconi, persone consacrate, catechisti, fedeli laici: ogni membro della chiesa, secondo il proprio stato, è chiamato ad assumersi la responsabilità di prevenire gli abusi e lavorare per la giustizia e la guarigione». È un tema che ritorna spesso nelle preoccupazioni del vescovo di Roma, che in una recente intervista alla Cnn portoghese ha ripetuto che la pedofilia clericale è «una mostruosità».

    «Zero tolleranza sugli abusi», ha specificato il papa, che in quell’occasione ha aggiunto: «Un sacerdote non può rimanere prete se è un molestatore». Indicazione peraltro già presente nelle “Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” divulgate nel 2019 dalla Cei e dalla Conferenza superiore dei religiosi maggiori (che si occupa delle congregazioni religiose), dove si legge che un prete deve essere allontanato dal ministero, qualora sia «di pericolo per i minori e di scandalo per la comunità».

    I PEDOFILI INDISTURBATI 

    Eppure, sono tanti i sacerdoti che, con sentenze per abuso sui minori alle spalle o che hanno scampato la condanna penale soltanto grazie alla prescrizione, continuano a frequentare le parrocchie, dire messa e – cosa ancora più grave – insegnare catechismo ai ragazzini o gestire l’oratorio.

    È il caso di don Giorgio Carli della diocesi di Bolzano-Bressanone, o di don Silverio Mura, condannato dal tribunale civile di Napoli a risarcire la sua vittima ma ancora incardinato formalmente nella diocesi partenopea. I casi che stiamo raccontanto nella nostra inchiesta finanziata dai lettori, non sono certo gli unici.

    Tra sacerdoti assolti dai tribunali ecclesiastici o raggiunti da denunce per pedofilia e trasferiti dai vescovi in altre diocesi, l’elenco potrebbe essere lungo. Chissà se la Cei, per onorare la giornata del 18 novembre e rispondere agli appelli del papa sulla tolleranza zero, si rassegnerà ad aprire gli archivi e a rendere noti i nomi e gli incarichi attuali dei sacerdoti pedofili.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/pedofili-la-prudenza-della-cei-e-la-tolleranza-zero-del-papa-jm4lyhk3

     

  • La Cei “Non si compra il silenzio delle vittime” Ma molti vescovi lo fanno

    La Cei “Non si compra il silenzio delle vittime” Ma molti vescovi lo fanno

    FEDERICA TOURN tratto da DOMANI – L’articolo pubblicato su Domani circa le azioni della chiesa in Italia contro la piaga degli abusi su minori ci obbliga ad alcune precisazioni perché tocca elementi fondanti che non possono e non devono essere travisati in alcun modo. Innanzitutto, ribadiamo sincera e convinta vicinanza alle vittime di abusi dolorosi e confermiamo la posizione della chiesa in Italia che è senza ambiguità: chi effettua una segnalazione non può essere sottoposto ad alcun vincolo (cfr. Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, n. 5.13).

    Inoltre, viene rigettata la ricostruzione relativa a un “silenzio comprato”, poiché, nel contesto di una vicenda già nota all’opinione pubblica, qualsiasi presunta offerta non avrebbe potuto generare tale risultato. Infine, ricordiamo quanto molto chiaramente espresso da papa Francesco nel discorso rivolto alla curia romana per gli auguri di Natale il 21 dicembre 2018: «È innegabile che alcuni responsabili, nel passato, per leggerezza, per incredulità, per impreparazione, per inesperienza – dobbiamo giudicare il passato con l’ermeneutica del passato – o per superficialità spirituale e umana hanno trattato tanti casi senza la dovuta serietà e prontezza. Ciò non deve accadere mai più. Questa è la scelta e la decisione di tutta la chiesa». Questa è la scelta e l’impegno della Chiesa in Italia.

    Conferenza episcopale italiana, ufficio nazionale per le comunicazioni sociali

    Risponde Federica Tourn:

    Qualcosa si muove in Vaticano, se la Cei decide di reagire alla nostra inchiesta sugli abusi sessuali clericali. Abbiamo raccontato la storia di un prete abusatore che ha proposto alla vittima, a titolo di riparazione, 25 mila euro in cambio del silenzio sull’accordo di risarcimento. La Cei rigetta l’idea del “silenzio comprato” poiché «qualsiasi presunta offerta non avrebbe potuto generare tale risultato».

    Certamente nella vicenda ricostruita da Domani l’accordo non richiedeva il silenzio sulla violenza – dato che il sacerdote era reo confesso, la cosa non avrebbe in effetti avuto senso – ma sull’offerta di denaro, presentata come un gesto di pura liberalità e amore cristiano.

    Ma perché allora, se si trattava di un atto di carità, mettere una clausola di riservatezza, pena il decadimento dell’accordo? Il risultato che si genera con la clausola è di lasciare la storia e il nome del responsabile relegati in ambito locale, senza lasciare traccia del reato di violenza sessuale, ormai prescritto per la giustizia civile e non considerato degno di essere preso in considerazione da quella ecclesiastica. Soprattutto, si nasconde che i preti ricorrono a queste scritture private con scambio di denaro per “compensare” le violenze.

    La Cei sottolinea che la faccenda dei risarcimenti nascosti e sotto condizione «tocca elementi fondanti». Proprio per questo, collocare queste pratiche nel passato sembra decisamente riduttivo. Papa Francesco dice che «bisogna giudicare il passato con l’ermeneutica del passato».

    Giusto, ma allora giudichi con l’ermeneutica del presente il denaro offerto oggi dai vescovi. L’impegno della chiesa contro la «piaga degli abusi sui minori» e i meritori «mai più» del papa continuano a intrecciarsi con ambiguità e contraddizioni delle autorità ecclesiastiche. Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, dice che la Chiesa italiana non andrà nella direzione di risarcire le vittime (come invece succede in altri paesi, per esempio in Francia) per evitare che si facciano avanti persone spinte soltanto dall’interesse economico. Ma le offerte di denaro, camuffate da borse di studio o aiuti economici per cure mediche o psicologiche, continuano ad arrivare dai sacerdoti pedofili, se non addirittura dai vescovi.

    Il 3 luglio 2022 Domani ha raccontato il caso attualissimo di Antonio Messina, la vittima di don Giuseppe Rugolo, in queste settimane a processo a Enna per violenza sessuale: «Il vescovo di Enna monsignor Gisana aveva promesso alla mia famiglia 25 mila euro in contanti (guarda caso sempre la stessa cifra, ndr), prelevati dai fondi della Caritas, purché io mi impegnassi a non parlare più con nessuno di quanto mi era successo». Che cos’è questo, se non è un tentativo di comprare il silenzio?

    Lo sforzo della Cei è apprezzabile ma ci sono ancora troppe incertezze e chiusure. Non è per esempio ancora stata data una risposta alle lettere aperte inviate dalla rete di associazioni Italy Church Too, che a febbraio si è costituita proprio in sostegno delle vittime.

    Finora la chiesa non ha fornito un solo dato che dimostri che le cose sono davvero cambiate. Infatti c’è solo un modo per non nascondere le dazioni di denaro sottobanco alle vittime dietro il monito evangelico «non sappia la mano sinistra quel che fa la tua destra»: i vescovi italiani si impegnino di più nell’ascolto delle vittime e su una gestione davvero trasparente degli abusi clericali, dall’accertamento delle responsabilità fino al completo ristabilimento della verità.