Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Spagna: la pedofilia dei preti fa capolino all’assemblea dei vescovi

    Spagna: la pedofilia dei preti fa capolino all’assemblea dei vescovi

    Eletta Cucuzza 

    MADRID-ADISTA. Non l’ha nominato, ma il problema della pedocriminalità nella Chiesa – convitato di pietra in tutte le riunioni degli episcopati, tanto più in Europa dopo il rapporto Ciase sugli abusi sessuali in Francia (v. notizia precedente) – non poteva essere assente nel discorso del card. Juan José Omella in apertura dell’assemblea plenaria d’autunno della Conferenza episcopale spagnola (11-19 novembre). Volente o no, è il tema forte di quest’assemblea, pur se non compare nell’ordine del giorno dei lavori. È probabile che Omella ne avrebbe fatto volentieri a meno, considerando che il tema comporta l’ipotesi dell’istituzione di una Commissione d’inchiesta che faccia luce sui casi di abuso, prescritti o meno, commessi da preti e religiosi su minori. E questa ipotesi è stata finora apertamente respinta dai vescovi spagnoli, per lo meno da quelli apicali (v. Adista notizia, n. 41/21). Dunque non ha nominato il comportamento criminale riscontrato all’interno della Chiesa, ma l’ha lasciato trasparire citando altri “peccati” che – ha denunciato – stanno vieppiù allontanando la società dall’istituzione religiosa, e per tutti ha fatto “mea culpa”.

    «È che la fede – ha detto – sta perdendo presenza nella cultura ambientale del nostro Paese. Il che è causato anche, dobbiamo riconoscerlo, dalle incongruenze interne della Chiesa e dei cristiani, e dobbiamo anche dirlo chiaramente, di noi, propri pastori della Chiesa, e per questo chiedo perdono». «Mancanza di testimonianza e incongruenze», «divisioni e mancanza di passione evangelizzatrice»: con queste deficienze, ha aggiunto, «in molte occasioni contribuiamo, non senza scandalo, alla disaffezione e alla sfiducia nella gerarchia, nella Chiesa stessa». «Chiediamo perdono a Dio, alle vittime e alla società, mentre lavoriamo per la loro sradicamento e prevenzione».

    In attesa del termine dell’assemblea, i giornali hanno pubblicato i loto commenti. «Un “mea culpa” inatteso», ha osservato il quotidiano conservatore La Razón il 16 novembre, «non perché il presidente della Conferenza episcopale, Juan José Omella, non abbia condannato in precedenza i peccati ecclesiali in materia di abusi sessuali, ma perché vi ha insistito già all’inizio dell’assemblea plenaria. Ma, soprattutto, perché questo battersi il petto è stato esteso fino a comprendere tanti errori episcopali che, secondo il cardinale arcivescovo di Barcellona, ??avrebbero contribuito a far perdere gradualmente alla fede “la sua presenza nella cultura ambientale del nostro Paese”». «Omella è sembrato prendere atto della palude in cui si dibatte la vicina Chiesa francese con il rapporto devastante» della Commisisone di inchiesta sugli abusi. E sa che «si sono levate voci che chiedono un simile studio retrospettivo in Spagna». Ad esso però «i vescovi si oppongono». Si taratta di «un folto gruppo di prelati restii a seguire le orme di Francia, Germania o Belgio con un audit storico, con il pretesto di non collaborare a una campagna mediatica. Altri, invece, ritengono che sia giunto il momento di ripensare la strategia. In pubblico, né l’uno né l’altro gruppo si esprime».

    Anche il Diario de Navarra (16/11) rileva che «non è la prima volta che la dirigenza episcopale intona un mea culpa per il discredito della Chiesa causato dalla pedofilia e da altre questioni. Ma è una novità che un leader episcopale si scagli contro la mancanza di comunione ecclesiale e la pigrizia nell’azione evangelizzatrice».

    È il quotidiano El País (16/11) a precisare che, «secondo fonti interne», è composto da «almeno otto prelati» il gruppo che «pensa di sollevare il tema la necessità che la Conferenza episcopale spagnola  acconsenta all’elaborazione di uno studio interno per conoscere la reale portata degli abusi». Comunque, seguita, è noto che «la Conferenza episcopale resiste a qualsiasi indagine, interna o esterna. Il rifiuto di mettere a disposizione degli esperti gli archivi ecclesiastici pone i vescovi spagnoli in coda per trasparenza».

    «A sorpresa», chiosa a seguire il quotidiano madrileno, «la Chiesa cattolica italiana si trova nella stessa situazione, nonostante Francesco, come vescovo di Roma, ne faccia parte e abbia più volte chiesto tolleranza zero e indagini». I vescovi italiani devono essere piuttosto riottosi a seguire, in questo campo, le indicazioni e/o le prescrizioni della sede centrale della cattolicità e del suo capo. Pur in presenza di un battage insistente: anche oggi, il card. Seán Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, prendendo parte alla Giornata europea per la Protezione dei Bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, sul tema “Rendere il cerchio della fiducia veramente sicuro per i bambini”, ha detto che serve «un’indagine onesta, un’indagine indipendente e un’azione informata», perché «non possiamo riparare ciò che non riconosciamo. Non possiamo ripristinare una fiducia infranta se non entriamo nel cuore della questione».

    https://www.adista.it/articolo/67065

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Diverse decine di vittime prodotte negli anni. Più di una suicida.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle proclamate funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.

    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.

    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.

    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • I vescovi cattolici del Portogallo approvano la commissione indipendente sugli abusi del clero

    I vescovi cattolici del Portogallo approvano la commissione indipendente sugli abusi del clero

    I vescovi cattolici del Portogallo hanno dichiarato giovedì di aver approvato la creazione di una commissione indipendente per indagare sugli abusi sessuali del clero.

    I vescovi hanno annunciato la decisione l’11 novembre al termine della loro assemblea plenaria presso il Santuario di Nostra Signora di Fatima.

    Riconoscendo il lavoro delle commissioni diocesane, hanno affermato di aver deciso di creare una commissione nazionale “per rafforzare e ampliare la cura dei casi e il loro accompagnamento a livello civile e canonico”.

    La commissione inoltre “farà uno studio per stabilire il contesto storico di questo grave problema”.

    Il vescovo José Ornelas Carvalho di Setúbal, presidente della conferenza episcopale, ha detto ai giornalisti l’11 novembre che la commissione avrebbe avuto “una vera indipendenza”.

    “Faremo di tutto per chiarire completamente questo problema. Quindi, qualunque cosa dobbiamo fare, facciamola, non ho assolutamente dubbi”, ha detto, secondo Agência Ecclesia .

    In vista dell’incontro episcopale dell’8-11 novembre, più di 200 cattolici hanno inviato una lettera alla conferenza episcopale (conosciuta con la sigla portoghese, Cep) chiedendo un’indagine indipendente sugli abusi del clero.

    La lettera , condivisa anche con il nunzio apostolico in Portogallo, l’arcivescovo Ivo Scapolo, affermava: “Esortiamo con forza la CEP ad allinearsi alle linee guida di Papa Francesco e a prendere con urgenza la decisione di avviare un’indagine nazionale rigorosa, completa e veramente indipendente, con un arco temporale di 50 anni, da una commissione di esperti composta esclusivamente da laici cattolici, non credenti, professionisti delle scienze sociali e della giustizia, la cui autonomia e indipendenza sono assolutamente indiscusse, anche se eventualmente consigliate da qualche clero”.

    La lettera ha seguito la pubblicazione il mese scorso di un rapporto storico della Commissione indipendente francese sugli abusi sessuali nella Chiesa ( CIASE ).

    La commissione indipendente ha concluso che centinaia di migliaia di bambini sono stati vittime di abusi nella Chiesa cattolica in Francia negli ultimi 70 anni.

    Secondo un censimento del 2011, l’81% dei 10 milioni di abitanti del Portogallo è battezzato cattolico. Il rapporto del 2018 “Giovani adulti e religione europei” ha rilevato che il Portogallo ha uno dei più alti livelli di partecipazione alla messa settimanale tra i giovani in Europa.

    I vescovi portoghesi hanno affermato che stanno creando “un punto di ascolto nazionale permanente” per le vittime di abusi.

    “L’Assemblea ha anche espresso un voto di fiducia alla generalità del clero portoghese che, con tutta la sua disponibilità e dedizione, continua a servire la Chiesa nel suo ministero pastorale”, hanno affermato nel loro comunicato.

    https://www.catholicnewsagency.com/news/249572/portugal-s-catholic-bishops-approve-independent-clerical-sexual-abuse-commission

  • Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Prete accusato di abusi su minori in Sicilia. Il vescovo intercettato: «Ho insabbiato questa storia»

    Città del Vaticano – Un vescovo che al telefono con un prete della sua diocesi accusato di abusi ammette: «ho insabbiato questa storia». Il Vaticano che asseconda il trasferimento del sacerdote al Nord perché la «condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali emerge uno spaccato sociale sconfortante che fa da cornice ad un processo choc che si sta svolgendo a porte chiuse in un tribunale civile della Sicilia. La terza udienza in tribunale, a Enna, è fissata per il 23 di dicembre: l’accusato di violenza aggravata su minori è un sacerdote quarantenne, don Giuseppe Rugolo, ex insegnante di religione, molto attivo in una parrocchia frequentata da adolescenti e bambini. Il sacerdote è stato tratto in arresto il 27 aprile scorso a Ferrara, dove nel frattempo era stato “spostato” dal vescovo a seguito della segnalazione di abusi da parte della vittima, un ragazzo oggi maggiorenne.

    Prima del processo civile in corso, la vittima tenta (con poco successo) la strada del processo canonico che di fatto parte quando nel 2016, raccontando alla Chiesa dei presunti atteggiamenti morbosi di Rugolo che andavano avanti da parecchio. In quel periodo il vescovo avvia l’indagine previa e spedisce per un certo periodo il sacerdote al Nord. Vedendo che di fatto non accadeva nulla la vittima si fa coraggio e nel 2020 con il supporto della sua famiglia presenta un esposto alla polizia e scrive anche una lettera a papa Francesco.

    Al di là di come andrà a finire la scabrosa vicenda giudiziaria tra le carte processuali si delinea anche il ruolo della Chiesa e il cammino intrapreso davanti a casi del genere.

    Il prete accusato sarebbe stato spostato in una parrocchia del Nord, d’accordo con la Congregazione del Clero e con il vescovo di Ferrara. Peccato solo che in quella diocesi il presunto abusatore sia di nuovo entrato a contatto con dei ragazzi, promuovendo incontri con loro e contravvenendo alle indicazioni operative della Congregazione della Dottrina della Fede.

    Il vescovo Gisana in una delle tante lettere agli avvocati spiega che dal 2019 Rugolo era stato spostato fuori dalla diocesi secondo quanto concordato per un periodo congruo di due anni. «Esso deve servire a prendere consapevolezza della sua condizione di peccato e a rifondare con maggiore impegno la sua scelta vocazionale. Assicuro che sta seguendo un percorso di psicoterapia ed è impegnato in attività pastorali mirate». In una altra parte della documentazione spiega di avere aperto una investigazione previa a norma del canone 1717. Nel frattempo riceve risposte dal Vaticano in cui viene rassicurato: dopo avere studiato attentamente la questione il vescovo viene edotto che «non è affatto tenuto a dar seguito alla richiesta dell’avvocato di conoscere il risultato della denuncia canonica in base al documento di papa Francesco, Vos estis lux mundi».

    «Qualora però lo ritenesse opportuno e con le modalità del caso potrà comunicare al richiedente che la condotta dell’allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica», scrive in una lettera monsignor Pena Parra, attuale Sostituto alla Segreteria di Stato.

    In una delle intercettazioni agli atti, relativa agli inizi di quest’anno, il vescovo Gisana avrebbe ammesso parlando con don Rugolo di avere insabbiato il suo caso. Spiegava di avere ricevuto una comunicazione dalla Congregazione del Clero dove chiedevano informazioni e accertamenti. «Un atto che sto preparando per mandarlo nell’arco di poche ore». Tuttavia rincuorando il sacerdote accusato di molestie, suggeriva di pregare Dio per l’attacco demoniaco spiegando che il problema ora non era solo del prete ma anche suo. «Ora il problema non è solo tuo, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vederemo come poterne uscire».

    I legali del vescovo, però, hanno replicato con la stampa locale che monsignor Gisana ha collaborato con gli organi inquirenti sin dal primo momento in cui la giovane vittima e la sua famiglia hanno preso la decisione di sporgere all’autorità giudiziaria la denuncia sugli abusi.

    La vittima ha raccontato che le violenze anche psicologiche sono andate avanti tra il 2009 e il 2005. «Ricordo che durante la costrizione nel praticare la masturbazione io continuavo a ripetere di lasciarmi andare ma lui diceva che mi stava offrendo un aiuto per capire quale fosse il mio orientamento sessuale e che il suo aiuto era quello di offrirmi il proprio corpo per assecondare il mio istinto. Durante il rapporto sessuale lui mi baciava sul collo e suol viso tentando di baciarmi in bocca ma io mi spostavo perché non volevo. Lui continuava a dirmi che era una cosa bella e non dovevo temere nulla». Proprio in questi giorni che in Francia è stato pubblicato il rapporto monumentale della commissione indipendente (CIASE) voluta dai vescovi per fare luce sul fenomeno degli abusi nell’arco di 70 anni (e dal quale è emerso che le vittime accertate sono circa 290 mila) la storica Lucetta Scaraffia, già direttrice del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo, si chiede come mai nel nostro Paese la Chiesa «non sia ancora stata avviata alcuna indagine né indipendente né interna sugli abusi del clero».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_pedofilo_sicilia_vescovo_nasconde_storia_intercettato_cosa_e_successo-6315827.html

  • DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    DON PATRIZIO COPPOLA – “I PRETI PEDOFILI? VANNO MESSI ALLA FORCA DAL PISELLO”

    Da “La Zanzara – Radio24” – “I preti pedofili? Avete visto quello che sta succedendo in Francia? E’ vergognoso, io i preti pedofili li metterei al ‘chiappo’, alla forca, non dalla testa ma dalla testa del loro pisello perché devono sentire il dolore che fanno ai bambini. Li metterei inforcati dalla testa del loro pisello per sapere il danno che stanno creando. Questa è la fine che devono fare”.

    Lo dice a La Zanzara su Radio 24 don Patrizio Coppola, sacerdote campano di Solofra, in provincia di Avellino, detto anche padre Joystick per aver fondato la prima università per videogiochi. “Per me devono essere castrati, questa dovrebbe essere la giustizia. Questi signori non meritano nulla, questa Chiesa permette a questi di celebrare l’eucaristia mentre diciamo no alle persone separate. Per voi è giusto?”. Per lei i preti dovrebbero fare sesso?: “Le tentazioni sono tante, ma io rispetto la promessa di castità. La rispetto con molta fatica.

    Il matrimonio? Io per i preti non lo vorrei, per non essere chiamato cornuto. E’ molto probabile che avvenga. Sul sesso però la Chiesa dovrebbe fare un’apertura”. E sui gay come la pensa?: “Dove c’è amore non bisogna mai discriminare nessuno, chi sono io per giudicare una coppia gay? Non sono nessuno, se si vogliono bene e si amano va bene così. Unioni gay? Nessuna preclusione, e poi perché devono essere casti? Anche loro hanno delle pulsioni, non sono la fine del mondo, anche loro hanno dei sentimenti”.

    Molte coppie in Italia praticano lo scambismo, don Patrizio: “Gli scambisti sono depravati che vanno ammoniti, compatiti e aiutati a trovare la stabilità interiore. Ci sono cose che vanno oltre la dignità della persona. Il sesso è per l’amore, per lo stare insieme di una coppia, non per fare porcherie. Le orge sono una porcheria e basta, chi le fa poi viene a confessarsi.

    L’amore è condivisione, non ammucchiata ”. E la masturbazione?: “E’ un atto egoistico che non va fatto, è un peccato”. E il sesso anale?: “Perché lo chiedete a me? Chiedetelo ai gay. Comunque è una cosa contro natura, un peccato. Poi nell’intimità può scegliere cosa vuole”

    https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-preti-pedofili-vanno-messi-forca-pisello-rdquo-289085.htm

  • Preti pedofili, chiesa francese risarcirà le vittime vendendo i propri immobili

    Preti pedofili, chiesa francese risarcirà le vittime vendendo i propri immobili

    Città del Vaticano – Per le vittime di preti pedofili francesi si tratta di una svolta storica. La Chiesa francese è pronta a risarcimenti da record dopo avere riconosciuto che in questi 70 anni la piaga era sistemica. Di conseguenza le responsabilità degli abusi non vanno considerate come circoscritte esclusivamente ai singoli sacerdoti colpevoli dei reati, ma parte di un intero sistema che per decenni ha coperto gli scandali o li ha insabbiati per non danneggiare l’immagine delle istituzioni ecclesiastiche. Al fine di far fronte ai salatissimi indennizzi che prevedibilmente coinvolgeranno decine di migliaia di persone (tenendo conto che in 70 anni le vittime si aggirano attorno alle 300 mila) l’episcopato d’Oltralpe in una drammatica riunione avvenuta a Lourdes, si è detto pronto a vendere gran parte del proprio patrimonio immobiliare. Un po’ come è accaduto in passato anche alle diocesi americane, australiane e tedesche.

    E’ quanto ha annunciato il presidente della Conferenza episcopale (Cef), monsignor Eric de Moulins-Beaufort, al termine dell’assemblea plenaria. Inizialmente De Moulins-Beaufort aveva anticipato la promessa di istituire un fondo (da alimentare con la generosità dei fedeli) per iniziare a pagare le vittime. Ora questo fondo sarà rafforzato dalla messa all’asta di molti beni immobiliari di proprieta’ delle diocesi.

    Il passaggio centrale di questo percorso è stato aver riconosciuto (per la prima volta) che le violenze e gli abusi sui minori emersi grazie al rapporto della Commissione indipendente (CIASE) in oltre 70 anni sono da ascrivere ad una responsabilità istituzionale e non solo alla responsabilità personale dei singoli sacerdoti o vescovi.

    Questo fa comprendere come il problema degli abusi nella Chiesa sia sempre stato gestito in passato: le conferenze episcopali si muovevano per tutelare più il buon nome della Chiesa che non le vittime. I vescovi francesi hanno ammesso la «dimensione sistemica di questa violenza» che ha toccato la cifra record di 330 minori abusati (se si includono nel conteggio anche le vittime di personale laico in strutture cattoliche). L’episcopato francese ha anche riconosciuto che questa responsabilità «comporta un dovere di giustizia e di riparazione» e che di conseguenza assume una dimensione giuridica.

    François Devaux, uno dei fondatori dell’associazione di vittime «La Parole libérée» ha dichiarato che si tratta di un primo passo. Ora si attendono i risarcimenti.

    Monsignor Eric de Moulins-Beaufort, il presidente della Conferenza episcopale francese ha messo in luce che gli atti di violenza avevano una dimensione sistemica, «nel senso che non sono solo l’opera di individui isolati», ma «sono stati resi possibili da un contesto globale». Il funzionamento, la mentalità e le pratiche all’interno della Chiesa cattolica hanno permesso che questi atti continuassero e non fossero denunciati e sanzionati.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_francia_pedofilia_vittime_risarcimenti_immobili-6309170.html

  • Papa Francesco “misogino dell’anno”

    Papa Francesco “misogino dell’anno”

    Ci sono molte cose buone da dire su questo papa. Quando, nel 2013, l’argentino di origine italiana si è trasferito in Vaticano, non si è comodamente sistemato nelle magnifiche stanze papali, ma nella residenza degli ospiti. Non indossa scarpe di pelle rossa e stole ricamate in stile barocco, ma sandali e la semplice tonaca papale bianca. Rifiuta in modo plateale il fasto e cerca la vicinanza del popolo. E usa la sua autorità per criticare il capitalismo, contro il razzismo e per salvare il clima (“Siamo i guardiani, non i padroni del mondo”).

    È un vero peccato dunque che ci siano anche aspetti di tutt’altro segno. E non solo nei dettagli, ma nell’essenza. Questo papa è infatti anche il capo di un sistema di apartheid in cui le donne sono persone di serie B. Sulla base del loro sesso biologico, sono relegate al ruolo di serve dei pii padroni e a pulire i pavimenti della Chiesa. Sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio, che è possibile esclusivamente attraverso i pii padroni.

    Ancora nel XXI secolo, il Vaticano è la più antica ed ermetica associazione di uomini di questo mondo. In cui, non a caso, gli uomini che amano gli uomini si sentono particolarmente a loro agio. E questo papa fa in modo che continui a essere così. Con il disprezzo per le donne nascosto dietro la loro idealizzazione. E con la violenza sessuale a lungo ignorata.

    Questo papa non solo non sta combattendo i sistematici abusi su bambini e giovani (per non parlare delle donne), ma sta anche proteggendo i colpevoli e i complici. Solo in Francia, dagli anni Cinquanta si contano più di 300.000 vittime e circa 3.000 colpevoli. Oggi siamo nel XXI secolo e se qualcosa è stato fatto non è certo stato per una sua autonoma iniziativa: è stata la base a costringere Sua Santità a farlo.

    Questo papa ignora le innumerevoli donne cattoliche impegnate nel mondo che lottano da decenni per il diritto di accedere al sacerdozio o almeno di diventare diacone. Dice loro paternalisticamente: “Un tale riduzionismo [come la richiesta del sacerdozio anche per le donne] ci porta a credere che alle donne verrebbe concesso uno status nella Chiesa e una maggiore partecipazione solo se fossero ammesse agli Ordini sacri”. E ancora: questo porterebbe “anche subdolamente a un impoverimento del loro indispensabile contributo”. Abbiamo capito, Santo Padre. Continueremo felicemente a lavorare per Madre Chiesa, diligentemente e anonimamente. Senza voce in capitolo, senza potere, senza ricompense. Tanto noi donne ci siamo abituate.

    Questo papa inoltre non sta cercando di mitigare il conflitto sistemico sull’aborto, ma al contrario non fa che esacerbarlo. Sta diventando il capo dei sobillatori contro le donne che vivono una gravidanza indesiderata e coloro che si pongono al loro fianco.

    Nell’udienza generale in piazza San Pietro il 10 ottobre 2018, il papa ha dichiarato che “il male nel mondo” deriva dal “disprezzo della vita”. E quale sarebbe questo male? Ma certo, l’aborto. Un “modo di pensare contraddittorio”, ha denunciato, permette oggi l’aborto persino “in nome della protezione di altri diritti”. Quali diritti? I nostri, naturalmente. Perché “non si può porre fine a una vita umana, anche piccola, per risolvere un problema. È come pagare un assassino per risolvere un problema”. Abbiamo capito bene? Le donne che abortiscono sarebbero assassine a pagamento!

    Questa, Santo Padre, è semplicemente l’ultima goccia! Adesso basta!

    Basta con il paternalismo nei confronti di metà dell’umanità. “Dio ama la vita”, Lei dice. Che cinismo, Santo Padre. Dovrebbe infatti sapere che, secondo le stime dell’Onu, 47.000 donne muoiono ogni anno nel mondo a causa di aborti illegali, e altre centinaia di migliaia subiscono danni irreparabili o rimangono infertili a vita. E Lei è uno dei maggiori responsabili di questi aborti illegali, a partire dalla demonizzazione della contraccezione.

    Due donne su tre che abortiscono sono già madri; in molte parti del mondo spesso madri di numerosi bambini che riescono a malapena a nutrire. E voi osate accusare queste donne e noi europee di abortire perché siamo sedotte da “soldi, potere e successo”!

    In verità se guardiamo più da vicino la Sua idea di donna, tutto ciò non è affatto sorprendente. Perché per Lei le donne non sono esseri umani completi, ma subumani. Dietro la sua idealizzazione della Madonna c’è una nuda misoginia. La sua predica in occasione della ricorrenza di Maria Santissima Madre di Dio del 1° gennaio 2021, per esempio, è un documento di apartheid. Se lei parlasse in modo così paternalistico e con quel tono di superiorità dei neri o degli ebrei, un grido di indignazione attraverserebbe il mondo.

    Perché il nucleo del suo pensiero, come quello di tutti gli oscurantisti, è il disprezzo per le donne. Noi donne siamo “altro”, non siamo uguali nei diritti, ma solo di pari valore. E cosa ciò significa naturalmente lo decidete voi uomini. È così che sempre inizia la discriminazione contro un certo gruppo di persone: gli uni fanno di quel gruppo gli “altri”.

    Nella citata predica Lei definisce le donne come “la carne più nobile del mondo” che “ci ha concepito e ci ha dato alla luce”, mentre oggi la maternità sarebbe umiliata “perché l’unica crescita che interessa è quella economica”. In altre parole, Lei gioca la carta della critica del capitalismo contro l’emancipazione delle donne. E insiste: “È compito della donna occuparsi della vita. La donna dimostra che il senso della vita non è continuare a produrre qualcosa, ma prendersi cura di ciò che c’è”.

    Per essere un uomo, sembra che lei sappia molto bene quale sia il compito della donna! Ma che ne direbbe se gli uomini, soprattutto gli uomini di Chiesa, iniziassero a darsi da fare anche loro per salvare il mondo e proteggere la vita? Accudire e proteggere, invece di abusare e abbandonare? Lavare e stirare, invece di predicare dal pulpito arroganza e misoginia infagottati nei paramenti appena inamidati?

    Santo Padre, non sono solo le femministe di EMMA e Maria 2.0[1] a trovare la sua idea della donna arcaica e scandalosa. Sono le donne di tutto il mondo a ribellarsi contro di essa. Un’idea di donna, la Sua, che porta con sé come conseguenza il fatto che siano proprio le donne cattoliche ad abortire più frequentemente. Semplicemente perché, grazie al Suo sistematico ignorare la violenza sessuale e demonizzare il piacere e la contraccezione, sono tra coloro che più spesso rimangono incinte involontariamente. E una donna che non vuole o non può avere un bambino abortisce. Non importa in cosa crede.

    Quando è entrato in carica otto anni fa, Lei ha suscitato grandi speranze di riforme e di più umanità. Ci ha ingannato.

    E come se tutto questo non bastasse, Lei propugna anche l’esorcismo. Nel 2014 ha salutato con soddisfazione la fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti perché, disse, “il diavolo nel XXI secolo esiste ancora. E dobbiamo imparare dalla Bibbia come combatterlo”.

    Durante questi esorcismi, i sacerdoti cospargono il “posseduto” di acqua santa e mormorano preghiere. Può anche succedere che una delle vittime muoia. Come la studentessa tedesca Anneliese Michel nel 1976. Dopo 67 esorcismi in due mesi era arrivata a pesare 31 chili.

    Oggi, anche grazie alla Sua propaganda, solo in Italia ci sono più di 200 esorcisti, circa 300 in Polonia, e l’arcidiocesi di Colonia ha un commissario ufficiale per gli esorcismi, il prelato Helmut Moll. Colonia? Il nome di questa città dovrebbe far suonare un campanello nelle Sue orecchie papali. Casi di abuso insabbiati, fedeli che abbandonano in massa la Chiesa, donne ribelli.

    Ingiustamente egregio Papa Francesco, alla luce di tutto questo non sarà sorpreso se diciamo che, in base alla Sua colpa, Sua colpa, Sua grandissima colpa, siamo giunte alla conclusione che quasi nessuno nel mondo cristiano ha tanta responsabilità per la miseria delle donne e dei bambini quanto Lei. Per questo ha più che meritato il titolo “Sexist Man Alive”, uomo più misogino dell’anno.*

    (traduzione dal tedesco di Cinzia Sciuto)

    * Questo testo è apparso originariamente su EMMA.de.

    [1] Si tratta di una associazione di donne cattoliche che si batte contro la misoginia nella Chiesa, ndr.

  • Pedofilia, la Chiesa di Francia risarcirà le vittime con vendite e prestiti

    Pedofilia, la Chiesa di Francia risarcirà le vittime con vendite e prestiti

    I vescovi di Francia si sono impegnati ad aumentare il fondo per il risarcimento delle vittime della pedofilia nella Chiesa “cedendo beni immobiliari della Conferenza episcopale di Francia e delle diocesi”: lo ha annunciato a Lourdes, al termine dell’Assemblea della Conferenza, il presidente dei vescovi francesi, Eric de Moulins-Beaufort. Il prelato ha precisato che, inoltre, se sarà necessario, “potrà essere sottoscritto un prestito per anticipare i bisogni”.

    I vescovi, riuniti a Lourdes, hanno fra l’altro deciso la creazione di un organismo nazionale incaricato dei risarcimenti “caso per caso” delle vittime di violenze sessuali. L’istanza sarà presieduta da una giurista, ha precisato mons.

    de Moulins-Beaufort, Marie Derain de Vaucresson, ex difensore dei bambini, che creerà una sua squadra sul modello di quella della Commissione indipendente Sauvé sulla pedofilia nella Chiesa francese.

    Tale commissione ha pubblicato risultati clamorosi lil mese scorso, rivelando l’ampiezza delle violenze pedofile nella Chiesa negli ultimi 70 anni: 330.000 le vittime minorenni di sacerdoti, addetti a vari livelli e personale laico della chiesa.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/11/08/pedofilia-la-chiesa-di-francia-risarcira-le-vittime-con-vendite-e-prestiti-_f05d7fe3-94d8-48c1-aaf9-0e6fe8712142.html

  • Assemblea Plenaria dei Vescovi di Francia – Risoluzioni votate dai Vescovi di Francia l’8 novembre 2021

    Assemblea Plenaria dei Vescovi di Francia – Risoluzioni votate dai Vescovi di Francia l’8 novembre 2021

    Promemoria della tappa del 5 novembre 2021: riunione in Assemblea Plenaria a Lourdes, dopo aver riconosciuto durante la loro ultima Assemblea nel marzo 2021 la loro responsabilità di vescovi, i vescovi di Francia hanno potuto verificare che hanno accettato di:

     Riconoscere la responsabilità istituzionale della Chiesa nelle violenze subite da tante persone vittime.

     Riconoscere la dimensione sistemica di questa violenza: nel senso che non è solo la di individui isolati, ma sono state rese possibili da un contesto globale. Operazioni, mentalità e pratiche all’interno della Chiesa cattolica hanno permesso che questi atti si perpetuassero e hanno impedito di essere denunciato e punito.

     Riconoscere che questa responsabilità comporta un dovere di giustizia e riparazione, che apre la possibilità chiedere perdono in verità.

    ***

    “Ogni volta che l’hai fatto a uno di questi fratelli più piccoli, l’hai fatto a me. ” Mt 25,40

    Ascoltando le persone vittime di abusi e informate dal rapporto CIASE, i vescovi di Francia hanno voluto sottomessi alla Parola di Dio che li spinge ad agire, adottando misure affinché la Chiesa adempia la sua missione nella fedeltà al Vangelo di Cristo.

    1. Misure globali Ente nazionale

    1.1 Per le persone vittime di violenze e aggressioni sessuali, i Vescovi di Francia decidono che INIA creata nel marzo 2021 diventa l’Autorità nazionale indipendente per la ricognizione e la riparazione (INIRR). Sua La presidenza è affidata alla signora Marie Derain de Vaucresson, avvocato, dirigente del Ministero della ex giustizia avvocato dei bambini vice del difensore dei diritti umani dal 2011 al 2014, la cui missione è iniziata nel presenti con i mezzi finanziari necessari. (R27-31-32) – 1R + numero si riferisce alle raccomandazioni del rapporto CIASE

    Chiedi al Santo Padre

    1.2 I vescovi di Francia riuniti in Assemblea chiedono al Papa, da cui derivano la loro missione, di inviare a team di visitatori per valutare questa missione per quanto riguarda la protezione dei minori e per dare, se necessario, il follow-up dopo la loro visita. Finanziamento

    1.3.1 Per risarcire le vittime, i vescovi di Francia si impegnano a finanziare, se necessario, il Fondo SELAM mediante dismissione di beni immobili e mobili del CEF e delle diocesi. (R33)

    1.3.2 Si può contrarre un prestito per anticipare i bisogni. sinodalità 1.4 Per dare seguito ai lavori dell’assemblea plenaria con le vittime e gli altri ospiti, il I Vescovi di Francia hanno costituito gruppi di lavoro formati da laici, diaconi, sacerdoti, persone consacrate, vescovi. Le vittime saranno associate ad esso. Questi gruppi ricevono una lettera di missione dal Consiglio Permanente con una linea temporale. Gli riferiscono sull’andamento dei loro lavori per l’Assemblea plenaria. Tutti i gruppi sono guidati da un coordinatore (maschio o femmina) sotto la responsabilità del Segretario Generale della Conferenza Episcopale. Coordina il seguito alle raccomandazioni del CIASE e il lavoro gruppi sinodali. Un momento di accoglienza globale per questo lavoro avrà luogo nella primavera del 2023 in collaborazione con religiosi (CORREF) e tutte le forze vive della Chiesa in Francia. (R34)

    I vescovi decidono di creare i seguenti gruppi di lavoro:

    1.4.1 Condivisione di buone pratiche in risposta ai casi segnalati

    1.4.2 Confessione e accompagnamento spirituale (R8,45)

    1.4.3 Accompagnamento dei sacerdoti coinvolti (R1)

    1.4.4 Discernimento vocazionale e formazione dei futuri sacerdoti (R44)

    1.4.5 Sostegno al ministero dei vescovi (R13,34)

    1.4.6 Sostegno al ministero dei sacerdoti (R35,44)

    1.4.7 Modo di associare i fedeli laici ai lavori della Conferenza Episcopale (R34,36)

    1.4.8 Analisi delle cause della violenza sessuale all’interno della Chiesa (R2)

    1.4.9 Mezzi di vigilanza e controllo delle associazioni di fedeli che conducono la vita comune e di qualsiasi gruppo affidarsi a un carisma particolare. (R5)

    2. Misure speciali

    2.1 I Vescovi di Francia decidono su un audit esterno delle cellule di ascolto delle vittime, con conseguente a carta comune e un metodo di valutazione periodica da affidare al Consiglio per la prevenzione e la lotta contro pedofilia. Questa carta e questa valutazione sono offerte agli istituti e alle comunità religiose (R 15-22).

    2.2 I Vescovi di Francia chiedono la verifica sistematica del casellario giudiziario di qualsiasi agente pastorale (laico, consacrato, chierico) chiamato a lavorare con i minori. (R1)

    2.3 I vescovi di Francia decidono che tutti i sacerdoti (laici e religiosi) stabiliscano un modello nazionale di celebrit aggiornate regolarmente, con indicazione della facoltà di confessarsi.

    2.4 I vescovi di Francia chiedono la partecipazione di almeno una donna al consiglio di ogni seminario e di case di formazione, con diritto di voto. (R6 – 44)

    2.5 I Vescovi di Francia affidano al CPLP l’istituzione di un archivio nazionale di misure preventive per diocesi, movimenti e comunità (sistemazione dei locali, formazione obbligatoria, valutazione, regolamento…). Questo archivio si traduce in una carta nazionale di buona condotta per la protezione dei minori. (R45)

    2.6 I vescovi di Francia hanno uno studio di esperti per effettuare una valutazione dei rischi, da aggiornare (R35), anche rispetto a un corrispondente sistema di misure preventive. (R13)

    2.7 I Vescovi di Francia decidono che i comitati e i consigli della loro conferenza siano tutti composti dei vescovi e degli altri membri del popolo di Dio. (R36)

    2.8 I Vescovi di Francia si impegnano a chiedere, ciascuno per la propria diocesi, la firma di un protocollo con la o i pubblici ministeri interessati. (R29-42)

    2.9 I vescovi di Francia scelgono di trasferire per l’anno 2022 alla III domenica di quaresima, giorno di preghiera per le persone vittime di violenze, aggressioni sessuali e abusi di potere e di coscienza in all’interno della Chiesa, in programma il 3° venerdì di Quaresima. (R26)

    2.10 I Vescovi di Francia, riuniti in Assemblea Plenaria, decidono di erigere un tribunale penale canonico nazionale e approvare gli statuti di questo tribunale in prima istanza, che entrerà in carica il 1° aprile 2022. (R40).

    2.11 La Commissione dottrinale organizza il lavoro su tutti i punti dottrinali menzionati nella relazione del CIASE (morale sessuale, antropologia, sacerdozio ministeriale, strumentalizzazione della Parola di Dio, distinzione tra potere d’ordine e potere di governo…), basato sulle capacità di università cattoliche. Riferisce sui progressi del suo lavoro al Consiglio Permanente prima di ogni Assemblea plenaria. (R4,7,11,34)

    2.12 I Vescovi di Francia chiedono al Concilio domande canoniche per precisare il raccomandazioni del rapporto CIASE che devono essere sottoposte all’approvazione della Santa Sede e del presente all’Assemblea Plenaria nel marzo 2022 (R9, 10, 37, 38, 39, 41)

    APLourdes-nov-2021-Resolutions-votees-en-assemblee-pleniere