Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Frosinone

  • Violentato dal frate francescano Lo denuncia dopo 20 anni

    Violentato dal frate francescano Lo denuncia dopo 20 anni

    Roma – Violentato per anni dal frate francescano al quale l’avevano affidato i genitori, ha deciso, dopo 20 anni, di liberarsi della vergogna e di rivelare il suo segreto alla polizia. Ora è un ragazzo, un operaio di 28 anni originario della provincia di Frosinone, che ha deciso di denunciare padre V.B., frate francescano presso la chiesa di Sant’Alessio, nella zona dell’Aventino a Roma e ora trasferito in Liguria. All’epoca era un bambino, aveva appena otto anni nel 1991.

    Era un amico di famiglia, padre V.B., tanto che spesso d’estate i genitori del bambino lo mandavano a trascorrere le vacanze al collegio degli Emiliani di Genova, dove il prete ha insegnato in questi anni. La storia è raccontata dal freepress Leggo.

    Le violenze sarebbero avvenute nel convento romano, dove spesso il bambino rimaneva ospite la notte. Una storia andata avanti per anni. Per altri motivi, poi, il frate è stato trasferito dai suoi superiori in Liguria, in una località ancora non nota. Una storia che il ragazzo ha deciso di rivelare alla polizia perché sia fatta giustizia. Lo ha fatto l’anno scorso, dopo che, vittima anche della vergogna e dell’umiliazione, aveva tentato di suicidarsi gettandosi in un fiume a Frosinone.

    Al momento gli inquirenti, coordinati dal pm Silvia Santucci, stanno effettuando delle audizioni e a breve potrebbero disporre una perizia. Stando a quanto riporta Angela Camuso, per l’edizione di Roma di Leggo, un mese fa a casa del sacerdote era stato trovato anche del materiale pedopornografico. Don V., una volta scoppiato lo scandalo, è stato trasferito in un convento dal suo superiore.

    Nella denuncia, che gli inquirenti definiscono molto circostanziata, il giovane afferma di essere stato violentato in più di una circostanza. Gli inquirenti, nei giorni scorsi, hanno ascoltato i genitori della presunta vittima. I due, assistiti dal noto avvocato Carlo Taormina, avrebbero riferito di non aver mai sospettato nulla di quanto denunciato dal figlio e di aver affidato il bambino al frate per dei soggiorni a Roma in totale fiducia.

    www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/10…_denuncia.shtml

    Indagato prete pedofilo ex segretario Emiliani
    Un ragazzo romano confessa che quando aveva 8 anni un sacerdote l’ha violentato. Il religioso, poi trasferito al collegio di Nervi è stato infine indirizzato un anno e mezzo fa ad un convento di Torino. La denuncia dopo che la vittima, oggi 28enne, ha tentato il suicidio
    di BRUNO PERSANO

    Indagato prete pedofilo ex segretario Emiliani
    Fino ad un anno e mezzo fa era il segretario del collegio Emiliani a Nervi. Dopo la denuncia di un ragazzo di Roma che lo accusa di averlo violentato, padre V. B. è stato trasferito dal priore in un convento a Torino.

    Bruno aveva otto anni quando fu abusato la prima volta. Allora il sacerdote celebrava messa nella chiesa di Sant’Alessio all’Aventino, nel cuore di Roma. I genitori del piccolo conoscevano bene il religioso e di lui avevano piena fiducia. Il loro piccolo mai gli aveva confidato quello che accadeva nella casa del sacerdote. Lasciavano che il loro figlio frequentasse la parrocchia all’Aventino; anzi: quando la congregazione spostò il confratello al collegio degli Emiliani a Genova, furono proprio i genitori a mandare il bambino a Nervi perchè trascorresse “dall’amico sacerdote” le vacanze scolastiche.

    Vent’anni ha tenuto nascosto in cuore quei brutti momenti vissuti con il sacerdote; poi un giorno, quando di anni ne aveva già 28, Bruno si lanciato in un fiume dalla finestra di una discoteca a Frosinone. La fidanzata l’ha trovato che annaspava nell’acqua gelida, quasi assiderato. La verità è emersa tutta, drammatica e violenta. C’è pure una registrazione telefonica del priore superiore che ammette di aver raccolto la confessione del religioso.

    Ora anche la famiglia del ragazzo ha capito chi era veramente quel sacerdote e non ha avuto remore a denunciare alla magistratura gli abusi sul figlio. Li difende l’avvocato Carlo Taromina e sono deteminati ad ottenere giustizia. Hanno
    le prove di ciò che hanno sottoscritto: c’è la confesione del figlio e quella registrazione del priore. E poi in casa del sacerdotre i carabinieri hanno trovato parecchio materiale pedopornografico.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/1…ofilo-23115918/

  • ROMA, STUPRATO DA FRATE: 26ENNE TENTA IL SUICIDIO

    ROMA, STUPRATO DA FRATE: 26ENNE TENTA IL SUICIDIO

    ROMA – Prestava servizio come padre francescano nella chiesa di Sant’Alessio, all’Aventino, nel cuore di Roma,l’ennesimo sacerdote coinvolto in una turpe storia di pedofilia finora avvolta nel silenzio. Padre V. B. è da tempo stato trasferito dai suoi superiori, per altri motivi, in Liguria. Ma le violenze che avrebbe commesso (la denuncia parla di reciproci rapporti completi), a partire dal lontano 1991, si sarebbero verificate, secondo chi l’accusa, proprio nel suo ufficio di Roma e nella sua residenza all’Aventino. Il religioso da circa un anno è indagato a piazzale Clodio in un’ inchiesta condotta dal pm Santucci: i carabinieri, un mese fa, avrebbero anche trovato a casa del prete materiale pedopornografico.

    La vittima che accusa il sacerdote, un giovane operaio abitante in Ciociaria oggi 26enne, all’epoca aveva appena 8 anni e poi un adolescente e fino a un anno fa non aveva mai confidato a nessuno quanto gli era capitato. La triste storia è venuta a galla perché l’anno scorso il giovane, oppresso dalla vergogna, una notte di febbraio ha tentato il suicidio, gettandosi in un fiume, a Frosinone, dopo essersi allontanato, con la scusa di dover fare pipì, da una discoteca dove era in compagnia della sua fidanzata. Quest’ultima lo aveva trovato ad annaspare nell’acqua e aveva chiamato i soccorsi.

    I genitori del giovane hanno deciso di farsi assistere dal noto avvocato Carlo Taormina e sono determinati a ottenere giustizia: conoscevano molto bene padre V., perché questi era diventato negli anni un amico di famiglia, tant’è che spesso il loro figlio veniva mandato dal sacerdote a trascorrere le vacanze presso il Collegio Emiliani di Genova dove il prete ha lavorato in questi ultimi anni, come insegnante ed educatore dei ragazzi. Dello scandalo è stato informato subito dalla famiglia il diretto superiore di don V., un padre Priore, che in attesa che la giustizia faccia il suo corso ha spedito il presunto pedofilo in un convento. Da quanto dichiarato ai carabinieri dai familiari del ragazzo, che si sono presentati in caserma con una registrazione della loro conversazione col Priore, il religioso una volta smascherato, per paura di essere aggredito avrebbe confessato al Priore le sue malefatte.


    IL RETTORE: “NON POSSO CREDERCI” Padre Bruno, Rettore in carica nella basilica di Sant’Alessio all’Aventino, che cosa ne pensa delle accuse che coinvolgono Padre V.?
    «Non sono stato informato di quanto è accaduto. Da anni ormai non lo vedo ma ricordo bene il periodo in cui, insieme, frequentavamo il seminario. Sinceramente non lo credo capace di una colpa tanto tremenda».
    Qual è il suo ricordo di quest’uomo?
    «Siamo coetanei e ai tempi degli studi eravamo ragazzi normali, come tanti altri: nei momenti liberi giocavamo a calcetto insieme. Negli anni, comunque, non ho mai avuto alcun sospetto sulla sua persona».
    Nessuno è venuto da lei a riportarle indiscrezioni?
    «No, tra i parrocchiani nessuno. Veramente non so nulla di questa brutta storia».
    Ci sono preti, oggi, che potrebbero sapere qualcosa di più di quegli anni?
    «Nessuno dei frati presenti ora nella Basilica ha avuto modo di incontrarlo, È andato via da anni ormai».
    Che ne pensa dello scandalo della pedofilia nella Chiesa?
    «Innanzitutto ogni caso va esaminato singolarmente. Credo comunque che il ruolo che siamo chiamati a coprire è importantissimo: può essere portato avanti solo con la sincerità e la correttezza. Ci vuole schiettezza, altrimenti che predichi a fare?». (di Lorena Loiacono)

    SGOMENTO NEL QUOARTIERE DI BENIGNI E TORNATORE Tra le zone più eleganti e prestigiose di Roma, una vera e propria terrazza sulla Capitale arricchita da quattro Basiliche storiche: è l’Aventino, dove vivono le stelle del cinema come Benigni, Tornatore e De Sica. Un’importante fetta della Roma bene, dunque, che resta sgomenta di fronte alle accuse su Padre V. B. «Sono cresciuto in zona, in comitiva nel giardino di Sant’Alessio – racconta Mirco, 31enne – non pensavo potessero accadere cose simili».
    Tra i tanti turisti che scrutano la Cupola di San Pietro dal buco della serratura, anche una giovane coppia: «Abitiamo a San Saba e conosciamo la chiesa di Sant’Alessio, non sapevamo nulla di questa brutta storia». E su una panchina nel Parco degli Aranci, un anziano commenta: «Questi sono tempi difficili, non ci si può fidare di nessuno». (L.Loi./ass)

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/12/news/abusi_su_bimbo_di_9_anni_indagato_frate_s_alessio-23105689/

  • Pedofilia, don Marco Cerullo in cella

    Pedofilia, don Marco Cerullo in cella

    di Tina Palomba – Pedofilia, è stato arrestato il giovane sacerdote condannato in via definitiva per aver commesso violenza sessuale ai danni di un suo alunno di 11 anni. Marco Cerullo, 33 anni, originario di Villa Literno, ma con incarico pastorale a Casal di principe, condannato a 6 anni e otto mesi in cassazione, è attualmente detenuto nel carcere di Frosinone.

    Il prelato è stato arrestato dai carabinieri di Casal di Principe tre anni fa. Si trovava in machina con il minore mentre stava compiendo un atto sessuale. Alla vista dei carabinieri, e questo è stato il fatto ancora più grave, scappò con la vettura. Ne scaturiva un vero e proprio inseguimento che terminava dopo un chilometro, quando il prete sbandava con la vettura mettendo in pericolo anche la vita del ragazzino. Il ragazzino fu ascoltato con due assistenti sociali e confermò tutta la vicenda.

    La notizia dell’arresto è trapelata solo ieri e arriva in un momento particolare. Il papa in visita pastorale in Inghilterra ha detto sul tema pedofilia che ” le vittime hanno sofferto come martiri. La chiesa spesso non ha vigilato. La storia di don Marco ancora oggi sconvolge due comunità, quella di Villa Literno, dove il prete è cresciuto, e quella di Casal di principe, dove esercitava il mandato di sacerdote. Pare che i carabinieri intervennero su una segnalazione anonima. molto probabilmente da parte di qualcuno, che già da diverso tempo aveva sospettato il prelato. La notizia dell’arresto del sacerdote ha fatto il giro della città di Casal di Principe e di Villa Literno, dove è molto conosciuto. Ha sconvolto gli animi di tutti i residenti, in particolare di tanti fedeli che per anni hanno assistito alle sue celebrazioni religiose.

    A creare scalpore non è stata solamente la notizia dell’arresto, quanto anche del motivo0 dello stesso: pedofilia e violenza sessuale nei confronti di minore. Quale reato può essere considerato peggiore? Nell’immaginario collettivo, nella morale cattolica se di tale reato viene considerato responsabile un parroco, esso è ancora più grave, ancora più spregevole. Ma soprattutto ancora più inspiegabile. Sembra che il parroco dopo la condanna di primo grado fu esiliato agli arresti domiciliari e poi quando la condanna è passata definitiva dovrà scontare altri 4 anni e 8 mesi perché 2 anni li ha già scontati ai domiciliari.

    http://www.corrieredicaserta.net/edizioni.asp?data=19/09/2010

  • PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    PRETI PEDOFILI: EX SEMINARISTA PUNTA IL DITO SU DON GELMINI E SULLA PRESUNTA OMERTA’ DELLO SCOMPARSO VESCOVO FRANCO GUALDRINI

    La pedofilia è una piaga per tutta la società e purtroppo un fenomeno in espansione, un gravissimo crimine che non ha risparmiato le religioni e le chiese o le strutture che le rappresentano, come la Chiesa Cattolica di Roma, per questo motivo pubblichiamo uno stralcio di un lunga testimonianza di Marco Marchese, che da ragazzino voleva fare il prete, e invece secondo quanto da lui raccontato si sarebbe trovato a vivere circostanze traumatizzanti, non ultimi i presunti contatti con don Pierino Gelmini, giorni, fondatore della Comunità Incontro, già indagato per presunti abusi sessuali su alcuni sui ex assistiti, e la conseguente presunta omertà del vescovo Franco Gualdrini, scomparso in questi giorni.

    “MI CHIAMO MARCO MARCHESE: la mia strada e quella di don Pierino si sono incrociate molte volte. In un certo momento della mia vita sono finito a vivere in un borgo della Sabina, Castel di Tora, dove il ‘Don’ aveva messo su una comunità spirituale. C’era un numero ristretto di ragazzi, tutti piuttosto avvenenti, ma ben poco spirituali. Andavano di nascosto a comprar vino e alcolici in paese. Con un paio di loro feci amicizia, entrai in confidenza. Mi confermarono quello che già sapevo. Monsignor Giovanni d’Ercole, funzionario del Vaticano con il quale ero in rapporti per via del mio lavoro, lo sapeva. L’avevo informato anni fa su don Pierino: gli avevo detto tutto,che adescava i ragazzi, che molti anni prima aveva adescato anche me assieme a un amico, e che ora era accusato dai suoi ragazzi di molestie sessuali. Padre Federico Lombardi, all’epoca direttore dei servizi giornalistici di Radio Vaticana, lo sapeva. Durante un’accesa discussione glielo dissi in faccia chi erano e cosa erano stati certi preti per me, gli dissi di don Pierino e di come l’avevo conosciuto, non batté ciglio. Poco dopo gli mandai una lettera. Lo informai fino ai dettagli: manco mi rispose. Scrissi anche alla Procura di Terni, ho fatto un esposto senza firmarmi. Mia madre era ancora viva, avevo due figli piccoli. Lottavo nella totale solitudine, e poi avevo paura che mi accusassero di smania di protagonismo. Ma lo sapevano tutti. Uno di quelli che sapevano era il vescovo di Terni, monsignor Gualdrini. E poi lo dissi al segretario della Cei, che mi attaccò il telefono in faccia. Lo dissi a monsignor Salvatore Boccaccio al tempo vescovo di Poggio Mirteto e ora di Frosinone, telefonai a don Ciotti: era perplesso, mi disse di avere le mani legate”. “Ho un dubbio atroce, Bruno. Se lo sapevano tutti, com’è stato possibile che lasciassero centinaia di ragazzi inermi nelle mani di qualcuno che avrebbe potuto approfittarsi della loro debolezza, del loro bisogno di aiuto, del loro bisogno di protezione?”. Mi guardò con amarezza, si passò una mano irruvidita in mezzo ai capelli grigi, a pettinare i pensieri. “Lo sapevano perché io lo avevo detto, e non ero mica il solo. I ragazzi della comunità lo sapevano tutti. Chi non ci stava veniva allontanato, oppure se ne andava da solo. Sono stato abusato per quattro anni, da quando ne avevo dodici. Ero in seminario, pensavo di avere la vocazione”. Cominciò così, diretto, chiaro. Secco come uno schiaffo. “All’epoca abitavo a Favara, vicino ad Agrigento. Sono nato in Germania, poi quando avevo otto anni ci siamo trasferiti in Sicilia. Volevo diventare prete, almeno lo credevo. Sicché entrai in seminario: fu lì che accadde. All’epoca don Bruno era un assistente, un diacono. Divenne prete l’anno successivo. Mi legai fortemente a lui: sembrava una persona affettuosa, e io mi trovavo fuori di casa ed ero piccolo. Mi circondava di attenzioni. Il seminario, sa, è un po’ come un collegio: si mangia lì, si dorme lì. Andavamo a trovare la famiglia una volta alla settimana, spesso ogni due. Inserirsi è difficile, e trovarsi accanto una persona che si mostra amichevole, affettuosa, fa sentire meno soli”. Parlando, cincischiava con il tovagliolo di carta, un tormento gli mangiava le dita, guardava il piattino, la tazzina, il tavolo. Poi mi posò addosso il suo sguardo malinconico. “Accadde una domenica pomeriggio. Era dicembre, e fuori pioveva. In genere, nei pomeriggi di domenica, si giocava a calcetto nel cortile del seminario. Invece quella volta don Bruno venne da me e mi invitò nella sua camera a riposare. Accadeva spesso che noi ragazzi entrassimo nelle camere degli assistenti. Magari per fare due chiacchiere. Invece quel pomeriggio lui mi spogliò, mi baciò, e poi… poi abusò di me”. Per un attimo la voce vacillò, sembrò sul punto di rompersi, ma riprese. Con lentezza, in un rievocare che dava ancora dolore. “Dopo lui andò in bagno. Quando tornò mi chiese solo: ‘Ti sei sporcato?’. Mi diceva di non preoccuparmi, che non c’era nulla di male. La nostra era solo un’amicizia, un’amicizia particolare, ecco. Così mi diceva. E io gli credevo. Non avevo mai avuto esperienze sessuali, e gli credevo. Mi diceva che era normale, che era giusto. Mi diceva anche che non dovevo dirlo a nessuno, perché avrei suscitato invidie, gelosie. E io non lo dissi a nessuno. Neanche quando l’abuso si ripeté. E poi si ripeté ancora, e ancora. Soprattutto quando pioveva. Veniva a chiamarmi e io andavo da lui”. Sul suo volto fiorì un sorriso amaro, una smorfia alla propria ingenuità di un tempo. “Del resto, io mi ero convinto che la nostra fosse un’amicizia ‘divina’, come diceva lui. Era un uomo di Dio: con lui pregavo, mi fidavo. Ciecamente”. “E poi? Che cos’è accaduto?” “Dopo un anno, lui divenne prete e lasciò il seminario. Però i nostri rapporti divennero ancora più stretti, perché divenne il mio padrino di cresima. Così, nei fine settimana che avevo a disposizione e durante le vacanze, andavo a trovarlo nella sua parrocchia. E accadeva anche lì. In sacrestia. A casa sua. Nel pomeriggio. Anche la sera, se restavo a dormire. Per quattro anni”. […] Alla fine in tribunale non ci erano arrivati. La trasmissione [Mi manda Raitre del 15 dicembre 2006, ndr] aveva sollevato un grosso scalpore, l’avvocato della Curia aveva saputo attirare perfino le antipatie dei cattolici più accesi. Il vescovo aveva dovuto fare marcia indietro e ritirare la richiesta di danni. Anzi, fece di tutto per evitare il processo civile. Don Bruno firmò un accordo con il quale riconosceva ogni responsabilità e si impegnava a corrispondere a Marco un risarcimento per i danni morali. “Si trattava di cinquantamila euro”. Le mani adesso riposavano tranquille sul tavolo, accanto alla tazzina. “Li ho impiegati per sovvenzionare la mia associazione. Si chiama Mobilitazione Sociale. Ci occupiamo soprattutto di ascoltare e aiutare i bambini vittime di abusi”. Per la prima volta sorrise davvero. Un sorriso aperto, giovane, fiducioso. Durò solo un attimo.“C’è talmente tanto da fare,e se ne sa così poco. Il mio non è un caso isolato. Anzi. Le associazioni contro la pedofilia ricevono migliaia di telefonate, di e-mail, di segnalazioni. Non ci sono solo io. La maggior parte delle vittime non ha il coraggio di denunciare. Subisce e tace. Nonostante i dolori dentro, nonostante gli incubi, i malesseri, il desiderio di morire”. Il sole era scomparso dietro le case, il cielo scuriva, e in via dell’Orologio si accendevano i lampioni. Nell’aria tiepida della sera,la gente sciamava verso i locali, i bar, i ristoranti. Per i vicoli rimbalzavano richiami, chiacchiere, risate. Le donne avevano vestiti leggeri che ondeggiavano intorno alle gambe, tacchi che si impigliavano tra le “balate”, sorrisi come lampi di bianco. Gli uomini profumavano di dopobarba e lanciavano occhiate alle ragazze. Sembrava una serata qualunque. Il viaggio nel silenzio era appena incominciato.

    (Fonti: Il Fatto; Altra Città.org – Vania Lucia Gaito)

  • (Don) Gelmini a processo può contare su una valigia di denaro da Berlusconi

    (Don) Gelmini a processo può contare su una valigia di denaro da Berlusconi

    (Don) Gelmini: sotto processo, può contare su una valigia di denaro da Berlusconi con la benedizione del sindaco di Amelia

    AMPLIATA LA COMUNITÀ DI AMELIA: ACQUISTATI 25 ETTARI DAL COMUNE GUIDATO DAL CENTROSINISTRA

    Berlusconi «rilancia» l’amico Pierino Al prete inquisito l’unica chiamata natalizia del Cavaliere. Che gli ha donato fondi per una comunità in Thailandia

    «Don Pierino stai sicuro che vai via con una valigia piena come si deve». Per rilanciare, poi: «Ora che te ne parti per la Thailandia ci penserò io a provvedere al tuo viaggio» .La valigia è piena.

    ROMA — Ieri, certo, gli mancava il «Don» davanti al nome, almeno in via ufficiale. E durante la tradizionale messa di Santo Stefano nel suo Molino Silla, ad Amelia, è dovuto rimanere in un angolo, stretto nella sua tonaca da chierichetto, non più da prete. Ma poi basta. Anzi, molto di più. Pierino Gelmini è tornato in pista, con la sua verve rinvigorita e le parolacce che gli scappano fra i sorrisi per dar colore alle sue prediche, laiche, per carità, ma ancora più sferzanti che prima. Prima delle accuse. Prima che, un giorno d’estate dello scorso anno, la procura di Terni tirasse fuori dai faldoni una raffica di capi d’accusa contro Don Pierino Gelmini, oggi 84 anni, da oltre 45 anni a capo delle sue Comunità Incontro, roba di assistenza a tossicodipendenti e disperati. Accuse pesanti: molestie sessuali ai ragazzi della sua comunità. Uno, due, sette, dieci. Cinquanta accusatori. Il processo è ancora in piedi, Pierino Gelmini è stato rinviato a giudizio. Ma è dal marzo scorso, ormai, che l’udienza preliminare si trascina tra rinvii e dilazioni. E Pierino Gelmini sembra aver messo tutto già alle spalle. Se lo scorso Santo Stefano fu un brutto Santo Stefano per il Don che aveva ancora la tonaca (poi lasciata per non abbandonare la guida della comunità), quest’anno la festa per le dimissioni annuali dei ragazzi di Amelia non ha avuto soltanto l’enfasi e la ribalta dell’unica telefonata natalizia pubblica del presidente del Consiglio. Nuovi terreni per Pierino Gelmini: 25 ettari comprati per quasi un milione di euro direttamente dal comune di Amelia, con la benedizione del sindaco Giorgio Sensini, di centrosinistra. Archiviati nella storia i tempi delle battaglie con l’allora sindaco Luciano Lama (nel più tradizionale stile Peppone e Don Camillo), oggi Pierino Gelmini può ospitare in prima fila alle sue manifestazioni il nuovo sindaco Sensini. E vantare l’apertura di due nuove comunità nel Lazio, una in provincia di Frosinone. «Verrò ancora a bussare per chiederti qualcosa», ha detto ieri Pierino al telefono con un Berlusconi che non si è fatto certo pregare: «Don Pierino stai sicuro che vai via con una valigia piena come si deve». Per rilanciare, poi: «Ora che te ne parti per la Thailandia ci penserò io a provvedere al tuo viaggio» .La valigia è piena. La festa impazza. Anche un piccolo concerto ieri dal palco della Comunità Incontro, Amedeo Minghi e la voce di Rita Forte, subito dopo i discorsi di Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri, ospiti fissi di Pierino Gelmini, sempre. E poi le corse sul palco e le commozioni dei ragazzi che hanno finito il percorso nella comunità: Pierino Gelmini ha carezze e parole per tutti. E una battuta per i giudici: «Sono sempre parziali, non sanno bene quello che fanno». Ma non lo hanno fermato. Andrà in Thailandia per aprire altre due nuove comunità Pierino Gelmini (oltre alle 260 che ha già in giro per il mondo), mentre dalla sua Amelia sta lavorando ad un progetto di rete satellitare planetaria, un network della solidarietà che metterà nelle mani di Alessandro Meluzzi. «Ho intenzione di lanciare anche una grande campagna contro la droga », spiega Pierino Gelmini che non avrà più il «Don», non l’abito dei sacramenti. Ma che ha messo su un milione di punti luce per addobbare la collina davanti alla sua comunità con una scritta, neanche fosse Las Vegas: «Abbiamo un sogno, realizziamolo». Corriere della Sera Alessandra Arachi 27 dicembre 2009

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  • Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    Violentò un alunno 12enne, prete condannato in appello

    CASAL DI PRINCIPE (ac) – E’ stata confermata la condanna di primo grado per il parroco accusato di violenza sessuale ai danni di un suo alunno.

    Sei anni e otto mesi la pena comminata dal giudice Chiaromonte, ieri, in Corte d’Appello. Don Marco Cerullo, 35enne viceparroco in una chiesa a Casal di Principe, è attualmente detenuto al regime dei domiciliari in una comunità in provincia di Frosinone.

    Il prelato, difeso dall’avvocato Carmine Ucciero, il 19 dicembre di due anni fa venne sorpreso, su segnalazione anonima, in una stradina di campagna, in compagnia di un ragazzo all’epoca dodicenne, in attegiamenti inequivocabili.

    Lo scorso mese di novembre in primo grado, era stato condannato ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero. Dagli atti emersero non solo “insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima” ma anche un atteggiamento del religioso nei confronti della famiglia del 12enne, suo alunno, fingendosi amico dei genitori.

    L’imputato, che svolgeva il suo ministero sacerdotale a Casal di Principe, non si presentò in aula. Il suo avvocato scelse di concludere il processo con il procedimento abbreviato, un rito “premiale” per ottenere lo sconto di un terzo della pena.

    I genitori del ragazzo, che oggi ha 14 anni, sono difesi e rappresentati dall’avvocato Costantino Puocci. In primo grado il sacerdote venne condannato anche al pagamento di una provvisionale pari a 50mila euro, provvedimento esecutivo ma non ancora adempiuto.

  • Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    Sacerdote condannato per abusi su un minore, la Congregazione apre un’istruttoria

    MARILÙ MUSTO È stata aperta un’istruttoria presso la Congregazione della dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, sul caso di don Marco Cerullo, il prete di Villa Literno condannato a sei anni e otto mesi di carcere per aver violentato un suo alunno di dodici anni nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, pochi giorni prima di Natale.

    Era stato proprio il pretesto di un progetto scolastico sul Natale a spingere don Marco a portare con sé l’alunno fuori dall’istituto scolastico e ad abusare di lui: «Andiamo a comprare i colori per addobbare il presepe», aveva detto alle insegnanti. Poi, nella segreteria della scuola, pochi minuti dopo, arrivò la telefonata dei carabinieri che avvertiva il vicepreside dell’arresto del sacerdote, colto in flagranza di reato.

    Il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere nella sua perizia, durante il processo, aveva spiegato che gli abusi erano avvenuti più di una volta, non solo in auto ma anche nell’abitazione del religioso. Don Marco avrebbe inviato «messaggi amorosi al bambino persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali». L’insegnante di religione che tutti consideravano «un giovanotto buono e gentile» e che all’epoca dei fatti aveva trentatré anni, è tuttora ospite di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, ma la sua permanenza nel centro di accoglienza potrebbe terminare con l’applicazione, da parte della magistratura, del nuovo provvedimento normativo antiviolenze che ha esteso l’obbligatorietà della custodia in carcere per i reati di violenza sessuale. Il tribunale ecclesiastico di Roma, in modo parallelo, ha aperto a sua volta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote al termine della quale a don Marco potrebbe essere vietato, in modo definitivo, di amministrare i sacramenti.

    Un passo in avanti è stato fatto anche da chi fino ad ora aveva taciuto nei confronti di questa vicenda. Il vescovo di Aversa Mario Milano, infatti, ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», cioè la sanzione disciplinare che sospende il sacerdote fino a quando la Congregazione non si pronuncerà in merito. Il caso di don Marco, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, si è chiuso con una sentenza in primo grado emessa dal gip Francesco Chiaromonte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. L’avvocato del sacerdote, Carmine Ucciero, ha impugnato la sentenza dinanzi alla corte di appello e l’avvocato della vittima, Costantino Puocci, in questi giorni dovrà notificare l’esecutività del risarcimento danni riconosciuto alla famiglia del bambino per una somma pari a cinquanta mila euro.

    Ma la pena inflitta al sacerdote è sembrata troppo mite anche per il procuratore generale che è ricorso innanzi alla corte di cassazione contro la condanna emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ritenendo quest’ultima più lieve di quella dovuta. Il gip sammaritano, infatti, secondo la Procura generale, avrebbe omesso di applicare interdizioni più rigide.

    http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090322&ediz=CASERTA&npag=42&file=obj_4145.xml&type=STANDARD

  • Pedofilia, confronto tra il prete e il bimbo

    Pedofilia, confronto tra il prete e il bimbo

    Don Marco Cerullo di fronte alle accuse del suo allievo vittima di abusi sessuali. La data dell’incidente probatorio è stata fissata per il 22 di aprile davanti al gip Stefania Amodeo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

    La richiesta del pm Antonio Ricci di procedere alla nuova testimonianza del bambino è stata accolta perché «ricorre l’esigenza di acquisire con immediatezza il contributo probatorio», recita l’ordinanza «onde scongiurare il pericolo che il minore possa rimuovere dalla memoria il ricordo di episodi traumatici o subire condizionamenti volti ad impedire la deposizione dibattimentale o ad attentare alla sua genuinità».

    Don Marco, giovane viceparroco della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casale e insegnante di religione a Villa Literno, era stato accusato nel dicembre scorso di aver abusato del suo alunno durante l’orario scolastico. A scoprirlo furono i carabinieri della locale compagnia che arrestarono il prete per violenza sessuale nei confronti di un minore di quattordici anni con l’aggravante di abuso della propria autorità perché incaricato di pubblico servizio.

    Chiara e scandita da un rito preciso la dinamica dell’incidente probatorio: tutte le fasi dell’udienza verranno, infatti, riprese da una telecamera. Il filmato verrà poi depositato per essere utilizzato nel processo. In una stanza entrerà il bambino che sarà esortato a ricordare i momenti terribili dell’abuso consumato il 19 dicembre in aperta campagna sul sedile dell’auto del suo insegnante di religione. Lo farà con l’aiuto di una psicologa. Don Marco, quel giorno, lascerà la comunità di recupero e reinserimento in provincia di Frosinone a cui il tribunale del riesame di Napoli, lo scorso gennaio, lo aveva affidato disponendone la scarcerazione.

    Assisterà a tutte le fasi dell’esame in una stanza attigua in compagnia del suo legale, Carmine Ucciero e degli avvocati del minorenne: Sergio Cavaliere, Costantino Puocci e Agostino D’Alterio.

    La famiglia del bambino ha già fatto sapere che si costituirà parte civile per il risarcimento di tutti i danni morali e materiali.

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  • Pedofilia, riappare l’ex parroco Don Davide, dopo sette mesi, è tornato dalla Colombia

    Pedofilia, riappare l’ex parroco Don Davide, dopo sette mesi, è tornato dalla Colombia

    IL MESSAGGERO 21/10/2004 59.d.h

    Don Davide Solano Carpio è tornato a Serrone. Ha lasciato tutti sorpresi nel paese di cui era parroco il ritorno inatteso del sacerdote colombiano rinviato a giudizio lo scorso 23 giugno dal giudice per le udienze preliminari di Frosinone per violenze sessuali nei confronti di minori.

    L’ accusa pesa come un macigno sulle spalle del religioso, che fin dal suo arrivo a Serrone, piccolo ma caratteristico centro montano ai piedi dello Scalambra, ha finito per spaccare la popolazione tra coloro che condividevano la sua condotta di vita pastorale e quelli che hanno iniziato fin da subito a non vederlo di buon occhio.

    Da Serrone era andato via il 19 gennaio scorso, giorno stesso della notifica dell’apertura delle indagini a suo carico avviate nel 2002 dalla Procura di Velletri in seguito alle denunce presentate da quattro ragazzi albanesi ospiti di una casa-famiglia di Rocca di Papa che don Davide aveva conosciuto in occasione di una delle sue tante iniziative umanitarie.

    La sua partenza verso il paese d’origine aveva rafforzato in molti l’idea che in qualche modo il gravissimo ed infamante reato contestato non potesse essere del tutto infondata. Più il tempo passava e più i sospetti si sono impadroniti anche di quei parrocchiani che, nonostante tutto, volevano ancora credergli. In pochi gli sono rimasti vicini, tra questi alcuni amici fidati che adesso si sono chiusi nel più stretto riserbo.

    Chi lo ha visto in questi giorni racconta che don Davide ha assunto un altro aspetto, di sicuro più sofferente. Mentre si trovava in Colombia, infatti, avrebbe contratto una malattia che sembra gli abbia provocato problemi di mobilità ad un arto.

    Alla malattia del sacerdote, in effetti, avevano fatto appello anche i suoi legali, Cianfrocca e Vitalone, per chiedere lo slittamento della data dell’udienza preliminare visto il delicato momento di salute che stava attraversando il prete vicino al mondo del calcio italiano di cui conosce illustri esponenti. Dopo qualche giorno di permanenza a Serrone, don Davide si trova ora a Palestrina, in diocesi, da cui partirà per essere ricoverato in un nosocomio della capitale.

    Cosa ne pensa del ritorno di don Davide, chiediamo al sindaco di Serrone, Maurizio Proietto? «L’ho salutato di sfuggita, stava dentro la macchina. Non ho potuto parlare con lui. Penso comunque che è un fatto positivo perché, in generale, quando una persona è accusata di qualche cosa non ritorna se può farne a meno». Dopo quella in ospedale un’altra tappa dolorosa attende l’allegro sacerdote proveniente dall’America Latina: il prossimo 2 dicembre dovrà comparire davanti ai giudici di Frosinone per difendersi.

    solano carpio david antonio

    www.eltiempo.com/archivo/documento/MAM-2241446