Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Genova

  • Abusò di ragazzo, prete a giudizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Abusò di ragazzo, prete a giudizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Abusi dal 2000 a Roma e Genova. Vittima tentò suicidio anni dopo.

    (ANSA) – ROMA, 30 APR – Sarà processato con l’accusa di avere abusato di un ragazzino originario del frusinate a lui affidato Vito Beatrice, 70 anni, sacerdote della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, nella chiesa di Sant’Alessio all’Aventino, nel cuore di Roma. Vittima degli abusi, un giovane oggi 28enne, all’epoca minorenne. I fatti contestati sarebbero stati commessi a Roma tra maggio e ottobre 2000 e a Genova tra maggio 2002 e ottobre 2004. Nel 2010 il giovane tentò suicidio.

    http://www.ansa.it/liguria/notizie/2014/04/30/abuso-di-ragazzo-prete-a-giudizio_c13397a5-7eee-4377-9b8f-87df8eafd227.html

  • Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Il caso di don Marino Genova arriva al Santo Uffizio. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

     Dopo il processo canonico svolto a Pescara nei confronti di don Marino Genova, dove è stata ascoltata anche la vittima, Giada Vitale la quale ha confermato gli abusi subiti e ha chiesto la riduzione allo stato laicale per il sacerdote, ora la parola passa all’ex Santo Uffizio, oggi chiamato Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Questa è la notizia che pochi giorni fa il Vescovo Gianfranco De Luca ha dato alla vittima, annunciando che adesso sarà l’organo interno vaticano a dover effettuare la revisione del processo e a dover esprimere il suo giudizio.

    Non si parla di tempi, anche perché il processo canonico non ha alcuna attinenza con quello civile; infatti la massima pena è la riduzione allo stato laicale, dopo di che non esiste nessuna procedura o regolamento che si occupi di curare e sostenere la vittima e il sacerdote.

    Al momento non vi è certezza neppure del fatto che Giada ottenga giustizia dalla chiesa. Infatti non è scontato che don Marino verrà ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede Santo, come già accaduto lo scorso anno in un altro caso seguito dalla Rete L’ABUSO, quello di don Luigi Tosi di Ferrara, il quale, malgrado avesse abusato di una ragazzina di 13 anni rimasta poi incinta, non è mai stato ridotto allo stato laico.

    In occasione della prossima visita di papa Francesco in Molise, la Rete l’ABUSO annuncia una iniziativa per la verità e la giustizia sui numerosi casi di preti pedofili in Molise.

    Francesco Zanardi

  • Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

    Olanda. Vescovo Johannes Gijsen abusò di minori. Chiesa cattolica ammette, Trasferito in Islanda, il pedofilo è morto impunito nel 2013

     Genova – La Chiesa cattolica olandese, in una rara ammissione di colpa, ha confermato che il vescovo Johannes Gijsen, deceduto l’anno scorso, è stato responsabile di abusi sessuali su due ragazzi tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio dei ‘60.

    Ad ammettere la colpa di Gijsen è stata unacommissione formata dalla diocesi di Roermond, che dopo le dovute indagini ha dovuto ammettere la fondatezza delle accuse. L’ammissione è arrivata ieri, nello stesso giorno in cui Papa Francesco ha chiesto perdono per le colpe dei preti pedofili.

    “Mea Culpa”, una associazione olandese di supporto alle vittime di questo tipo di abusi, ha accolto positivamente la notizia, ma ha sottolineato che le accuse a Gijsen erano state fatte tempo fa, constatando che «le accuse nei confronti di membri del clero viventi spesso non vengono riscontrate».

    Il vescovo Frans Wiertz, attualmente alla guida della diocesi, ha accettato i risultati della commissione esprimendo il proprio «rammarico per gli abusi e le sofferenze inflitti alle vittime». Wiertz ha personalmente incontrato i due uomini chiedendo loro perdono.

    Gijsen, a capo della diocesi dal 1972 al 1993, è uno dei pochi alti membri del clero cattolico a venire riconosciuto colpevole di abusi sessuali. Secondo le accuse, il vescovo, all’epoca cappellano in un seminario, palpeggiò i due uomini, all’epoca minorenni, e costrinse uno dei due a un rapporto orale.

    Nel 2011 Gijsen fu accusato pubblicamente di questo episodio, ma rispose di non saperne nulla. La commissione ha riaperto il caso dopo aver ricevuto una nuova denuncia, riguardante un altro episodio di cui il vescovo «non poteva non essere a conoscenza».

    Gijsen è stato uno dei vescovi conservatori inviati dal Vaticano in Olanda negli anni ‘60, per contrastare l’onda riformista che pervadeva la chiesa locale all’epoca. Dopo la diocesi di Roermond, Gijsen ha guidato quella d’Islanda dal ‘96 al 2007. Un’altra commissione lì lo ha accusato di aver “coperto” un altro p rete accusato di abusi.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/04/12/AQY2bdSC-minorenni_ammette_ragazzi.shtml

  • IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

    IL PAPA VERRÀ IN VISITA IN MOLISE, LA POLEMICA DI UN CITTADINO TERMOLESE: VERRÀ ANCHE A DIRCI CHE FINE HA FATTO DON MARINO GENOVA?

     Il cinque luglio Papa Francesco verrà in visita in Molise. Lo ha annunciato l’arcivescovo di Campobasso Monsignor Giancarlo Bregantini. Con queste parole:

    “Carissimi presbiteri, diaconi, seminaristi, consacrate/i, giovani, autorità, organi di stampa e fedeli tutti dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano,in sintonia con la Sala Stampa Vaticana, che a mezzogiorno ne comunica la notizia ufficiale, anch’io come vostro Pastore rendo noto a tutti voi che il Santo Padre, Papa Francesco, visiterà il Molise Sabato 5 Luglio 2014. E’ una gioia immensa! Il programma dettagliato sarà concordato in seguito. Per ora possiamo sapere che nella mattinata visiterà la nostra città di Campobasso, sostando poi nel pomeriggio ad Isernia. Già fin d’ora ringraziamo papa Francesco per aver scelto di farci questo dono. Egli viene a confermare la nostra fede, a ravvivare il nostro entusiasmo, a rafforzare la nostra unità come popolo del Molise. Ci prepariamo ad accoglierlo con entusiasmo, quell’entusiasmo stesso che egli ha saputo darci in ogni nostro precedente incontro con la sua straordinaria figura. Il cammino di preparazione lo concorderemo tutti insieme, perché divenga, alla luce di Pasqua, un momento di attesa risurrezione per le nostre comunità. Chiediamo a tutti di pregare perché sia un evento di fortissima valenza pastorale, affidando papa Francesco alla Vergine Maria Addolorata patrona del Molise e ai nostri santi Patroni san Pietro Celestino e san Bartolomeo“.

     Tra i tanti molisani contenti c’è però anche un termolese che non perde tempo e occasioni per mettere in luce la corruzione che regna nella chiesa. E per questo motivo, tramite il suo profilo facebook lancia una domanda provocatoria: Verrà a spiegarci che fine hanno fatto i preti pedofili molisani come don Marino Genova?

    Una domanda certamente legittima la sua. Ma chi è Don Marino Genova? Lo ricordiamo ancora una volta. E’ il prete che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha continuamente abusato della parrocchiana di Portocannone Giada Vitale da quando aveva 13 anni. La ragazza anche se avesse fatto sesso consenziente con qualsiasi uomo a quell’età sarebbe stata comunque vittima di violenza presunta. Un prete che abusa dell’innocenza di una ragazzina minorenne che non si sa che fine abbia fatto. L’unica cosa che si sa è la sospensione a divinis. Ora il cittadino termolese, che evidentemente si è schierato con Giada, vuole sapere la verità.
    E noi di Unavoceperledonne ci associamo a lui.
  • Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Abusi, a cosa serve la Commissione di Bergoglio?

    Finché la Chiesa continuerà a considerare l’abuso un’offesa a dio è difficile credere a una svolta concreta nella sua presunta battaglia contro i sacerdoti pedofili.

    di Federico Tulli

    In Irlanda tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni della Chiesa cattolica locale e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30mila bambini e adolescenti. Sgominando un radicato sistema di potere, “laico” e clericale, che per oltre 50 anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili. Uno dei Report governativi, quello redatto nel 2009 dalla Commissione Ryan, recita nella prefazione: «La pedofilia è un fenomeno endemico alla Chiesa d’Irlanda». Nel 2011, dopo la conclusione dell’ultima inchiesta – denominata Rapporto Cloney – il primo ministro irlandese Enda Kenny è andato di fronte al suo Parlamento riunito in seduta comune a denunciare che «per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo – sottolineò Kenny – tre anni fa soltanto, non tre decenni fa». Difficile, se non impossibile scovare tra i nostri presidenti del Consiglio, dal 1948 a oggi, uno capace di compiere, all’occorrenza, un gesto del genere. Eppure, fare i conti con il passato, indagando sugli abusi insabbiati, si può. È anzi doveroso, anche in Italia, e non solo per una questione di giustizia per le vittime. L’intervento di una commissione d’inchiesta che agisce alla luce del sole, coordinata tra Stato e Chiesa, lancia innanzi tutto una chiaro messaggio ai pedofili: la parrocchia non è più luogo di caccia e il vescovo non è più un fidato protettore. In secondo luogo consente a chi non ha avuto ancora la forza di denunciare il proprio aguzzino, di non sentirsi più solo.

    Si potrebbe obiettare che in Italia non si è indagato perché non c’era nulla su cui indagare. In effetti c’è stato anche chi mi ha risposto in questo modo. È accaduto al simposio internazionale sulla pedofilia nel clero organizzato nel 2012 a Roma dalla Pontifica università gregoriana. Il titolo era un apparentemente efficace slogan: “Verso la guarigione e il rinnovamento”. Guarigione di chi e rinnovamento di cosa? Della Chiesa cattolica e apostolica romana «ferita al cuore» dagli abusi sui bambini. A fine lavori provai a chiedere al portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, se non ritenesse coerente – quanto meno con lo slogan del simposio – che la Conferenza episcopale italiana istituisse una commissione indipendente d’inchiesta per individuare e descrivere il contesto in cui sono avvenuti i numerosi casi che si contano anche nel nostro Paese, sgombrando così il campo dai dubbi relativi ad atteggiamenti ambigui di fronte alle denunce rimaste, per così dire, inascoltate da titolari di diocesi italiane. Posi la domanda a padre Lombardi anche perché quello italiano è l’unico capo dei vescovi al mondo scelto direttamente dal papa. E che quindi ha una concreta possibilità di incidere sulle decisioni della Cei da parte della Santa Sede. Ma secondo questa, come detto dal portavoce vaticano, “un caso Italia” non esiste.

    La realtà dei fatti su cui mi sono trovato a indagare nel mio primo libro sull’argomento, e sul prossimo in uscita tra un paio di mesi sempre per L’Asino d’oro edizioni, dice il contrario. E rivela l’esistenza di una scia di abusi che parte non da “ieri” ma dagli anni a ridosso della nascita del Regno d’Italia e prosegue fino a “oggi” senza soluzione di continuità. A titolo di esempio, basti citare, fermandoci ai tempi recenti, i casi di don Ruggero Conti a Roma, condannato nel 2013 in Appello a 14 anni e 2 mesi per violenza sessuale continuata ed aggravata compiuta tra il 1998 e il 2008 su sette bambini, del cui comportamento il suo vescovo Gino Reali era stato informato almeno dal 2006; oppure di don Seppia a Genova, con le denunce ignorate per quasi 20 anni dalla curia guidata per un certo periodo anche dal presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco; e dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, dove dagli anni Cinquanta fino al 1984 si è consumata fin dentro le stanze dell’allora vescovo Giuseppe Carraro – oggi in odor di santità – un’agghiacciante vicenda criminale ai danni di oltre 40 giovanissimi ospiti, di cui ancora oggi troppo poco si parla nonostante l’ammissione di colpa da parte di tre sacerdoti avvenuta nel 2012. Due dei quali sono ancora al loro posto in quell’istituto.

    A parlare di «ferita al cuore» al Simposio della Gregoriana era stata Marie Collins. Cittadina della non più cattolicissima Irlanda – tra il 2005 e il 2011 nel pieno degli scandali pedofili, i fedeli sono crollati dal 67 al 49% della popolazione – la Collins è stata ora chiamata da papa Francesco a rappresentare le vittime di tutto il mondo nella Commissione vaticana per la tutela dei minori. Annunciata nel 2012 durante il Simposio, ri-annunciata a dicembre 2013 dalla Santa Sede e presentata al mondo come un chiaro segnale dei buoni propositi di Bergoglio proprio nei giorni in cui saliva la tensione per l’inchiesta realizzata dall’Onu e si concretizzavano le accuse delle Commissione per i diritti del fanciullo riguardo i sistematici insabbiamenti adottati negli ultimi 20 anni dai gerarchi vaticani, papi compresi, la Commissione nemmeno oggi prende il via. Quando entrerà a regime questo organismo, contribuirà «alla missione del Papa di rispondere alla sacra responsabilità di assicurare la sicurezza ai giovani». In che modo non è chiaro – considerando anche la scomposta reazione della Santa Sede nel febbraio scorso alle circostanziate accuse di reticenza, favoreggiamento, collaborazione e complicità con i criminali pedofili in tonaca in tutto il mondo mosse dall’Onu – ma il gran parlare che se ne fa è dovuto al fatto che “finalmente”, dopo 25 mesi, sono stati annunciati i nomi dei primi otto componenti. Il cui compito, come ha spiegato padre Lombardi, consiste nell’«elaborare la struttura finale della Commissione, precisandone scopo e responsabilità e proponendo i nomi di ulteriori candidati, in particolare da altri continenti e Paesi, che possono essere chiamati al servizio della Commissione».

    Al momento il gruppo degli otto è in maggioranza rappresentato da europei «per agevolare gli incontri», ha precisato il portavoce vaticano. Si tratta di quattro uomini e quattro donne. Oltre alla Collins c’è il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, la psichiatra francese Catherine Bonnet e la collega inglese Sheila Hollins, l’italiano Claudio Papale, docente di Diritto canonico alla Pontifica Università urbaniana, l’ex-ambasciatrice polacca Hanna Suchocka, il gesuita argentino padre Humberto Miguel Yanez SJ, direttore del dipartimento di Teologia morale della Pontificia Università gregoriana, e il gesuita tedesco padre Hans Zollner, vicerettore accademico e preside dell’Istituto di Psicologia della Gregoriana. «Nella certezza che la Chiesa deve svolgere un ruolo cruciale in questo campo, e guardando al futuro senza dimenticare il passato, la Commissione – osserva Lombardi – adotterà un approccio molteplice per promuovere la protezione dei minori, che comprenderà l’educazione per prevenire lo sfruttamento dei bambini, le procedure penali contro le offese ai minori, doveri e responsabilità civili e canoniche, lo sviluppo delle “migliori pratiche” che si sono individuate e sviluppate nella società nel suo insieme». Lombardi ha quindi sottolineato che l’iniziativa del papa prosegue l’impegno dei predecessori: Bergoglio con questo nuovo atto «mette in chiaro che la Chiesa deve tenere la protezione dei minori fra le sue priorità».

    L’auspicio di chi scrive, ma anche dell’Onu, è che il gesuita argentino si comporti invece esattamente all’opposto dei suoi ultimi due predecessori: il santo Wojtyla e l’emerito papa Ratzinger. Ma per far questo Bergoglio dovrebbe cambiare immediatamente il Codice di diritto canonico e il Catechismo laddove l’abuso viene ancora definito un delitto contro la morale, cioè un’offesa a dio, e non un crimine contro le vittime più indifese. Finché rimane questa convinzione, non è chiaro che genere di prevenzione la Chiesa pretenda di organizzare. E soprattutto, è logico pensare che in sede di giudizio i tribunali ecclesiastici e la Congregazione per la dottrina della fede continueranno a comportarsi di conseguenza, come sempre hanno fatto. Vale a dire, senza fare nulla di concreto nella stragrande maggioranza dei casi: “condanna” del “peccatore” a un periodo di penitenza in un luogo segreto, al termine del quale costui può tornare tranquillamente a esercitare a contatto con i bambini, senza che i loro genitori sappiano nulla.

    Poiché è impossibile anche solo ipotizzare che la Chiesa cattolica sia disposta a modificare parte di ciò che è alla base della propria cultura e della propria politica, nonostante sia assodato che si annidi in queste convinzioni la matrice della diffusione della pedofilia nelle parrocchie di tutto il mondo, l’auspicio è che almeno a qualcuno della Commissione venga in mente prima o poi di suggerire l’apertura di un’inchiesta seria e indipendente anche in Italia. Levando così dal cono d’ombra in cui è stato messo a forza per decenni un argomento che è molto più di un tabù. Al resto, si spera, penserà il senso civico e di giustizia della parte sana della nostra società.

  • GIADA VITALE , IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24

    GIADA VITALE , IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24

    La trasmissione della nota emittente di news francesi parlava dello strano rapporto tra il Vaticano e la pedofilia. E per dimostrare quanto i preti siano subdoli e arrivino alla violenza senza essere adeguatamente puniti, è stata scelta la storia diGiada Vitale, vittima da quando aveva 13 anni del prete pedofilo Don Marino Genova, il quale nonostante sia stato sospeso A Divinis non è stato ancora spretato.

    Giada si è vista, ancora una volta in viso e coraggiosa,  mentre suonava il pianoforte. Il sogno della sua vita, cosa che ha messo in discussione  dopo le molestie, e mentre ha parlato della sua storia che noi di Unavoceperledonne avevamo approfondito nel pezzo “Giada violentata a 13 anni da Don Marino a Portocannone… e c’è chi strumentalizza la vicenda per fini politici”.

    Lo ha fatto con sincerità di accenti ripercorrendo tutte le fasi anche se alcune sono tagliate per dare spazio anche ad altre storie. La storia, che ancora non si definisce a livello giudiziario, ha valicato i confini nazionali grazie al prezioso contribuito della Rete l’Abuso. Ora non dare giustizia a Giada Vitale significa non rispettare le vittime dei preti pedofili. Noi lo sottoscriviamo senza paura e stiamo con Giada.

  • GIADA VIOLENTATA DA DON MARINO, IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24 E DIVENTA DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE

    GIADA VIOLENTATA DA DON MARINO, IL SUO RACCONTO FINISCE A FRANCE 24 E DIVENTA DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE

    La trasmissione della nota emittente di news francesi parlava dello strano rapporto tra il Vaticano e la pedofilia. E per dimostrare quanto i preti siano subdoli e arrivino alla violenza senza essere adeguatamente puniti, è stata scelta la storia diGiada Vitale, vittima da quando aveva 13 anni del prete pedofilo Don Marino Genova, il quale nonostante sia stato sospeso A Divinis non è stato ancora spretato.

    Giada si è vista, ancora una volta in viso e coraggiosa,  mentre suonava il pianoforte. Il sogno della sua vita, cosa che ha messo in discussione  dopo le molestie, e mentre ha parlato della sua storia che noi di Unavoceperledonne avevamo approfondito nel pezzo “Giada violentata a 13 anni da Don Marino a Portocannone… e c’è chi strumentalizza la vicenda per fini politici”.

    Lo ha fatto con sincerità di accenti ripercorrendo tutte le fasi anche se alcune sono tagliate per dare spazio anche ad altre storie. La storia, che ancora non si definisce a livello giudiziario, ha valicato i confini nazionali grazie al prezioso contribuito della Rete l’Abuso. Ora non dare giustizia a Giada Vitale significa non rispettare le vittime dei preti pedofili. Noi lo sottoscriviamo senza paura e stiamo con Giada.

     

  • Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Ex parroco verso processo per violenza sessuale: “La Regione Molise si costituisca parte civile” Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche, si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere l’impegno del Consiglio a costituirsi parte civile in caso di processo, sulla scorta della legge contro la violenza di genere di recente adozione.

    Portocannone. Il caso di Giada Vitale e don Marino Genova potrebbe arrivare presto – nell’arco dei prossimi mesi – in Tribunale. Le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Larino, che ha ricevuto l’esposto della ragazza attivando le doverose verifiche,si trovano in fase preliminare. Ma dalle notizie che trapelano si apprende che la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex parroco di Portocannone, accusato di violenza sessuale sulla ragazza che oggi ha 18 anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 13, sarebbe imminente. 

    In quel caso la Regione Molise potrebbe costituirsi come parte civile nel procedimento. Per ora è ancora una semplice richiesta, che però sulla scorta della recente legge in materia di violenza di genere approvata proprio dai consiglieri di Palazzo Moffa diventerebbe un passo necessario.

    Il consigliere regionale Filippo Monaco ha presentato una mozione per chiedere all’intero Consiglio, dunque alla Regione Molise, «di costituirsi parte civile – nel caso in cui fosse accertata la realtà della presunta violenza – nel processo che vedrebbe Giada Vitale vittima di violenze e abusi al fine quindi di non lasciare sola la presunta vittima a combattere una battaglia che avrebbe leso i suoi diritti oltre che la dignità di donna e minore; al fine di attuare una legge approvata all’unanimità che tutela e assicura sostegno alle donne vittime di violenza».

    La vicenda è nota, anche per avere avuto un ampio riflesso sulla stampa nazionale e essere stata oggetto di trasmissioni televisive su Canale 5 e Italia 1 e, in tempi recentissimi, di nuovi episodi a corredo di una storia già troppo traumatica. Giada Vitale ha denunciato presunti abusi sessuali da parte di don Marino Genova, raccontando di essere stata costretta a subire violenze sessuali per anni. Violenze iniziate quando era poco più di una bambina, a 13 anni, e proseguite finché la stessa, dopo aver tentato di togliersi la vita in preda alla disperazione, ha trovato la forza di denunciare il “suo” parroco. Dopo quella denuncia, la prima, l’allontanamento di Marino Genova e l’inizio delle indagini, che si sono concentrate su una serie di episodi e soprattutto testimonianze a supporto di quanto la vittima ha riferito. Oltre ai testimoni, alcuni dei quali già ascoltati dal pm che si occupa del caso, ci sono anche le registrazioni. Quelle messe insieme dal momento in cui la ragazza si è rivolta alla Rete nazionale L’Abuso, un progetto di sostegno delle vittime di sacerdoti pedofili che nasce dall’idea di un gruppo di vittime accumunate dal fatto che il loro abusatore è un uomo consacrato.

    Ora in regione approda una mozione per chiedere che al momento dell’eventuale processo l’ente di Palazzo offa, in nome e pe conto dell’intero Molise, si costituisca parte civile.
    Una decisione che va a innestarsi sulla legge varata all’unanimità otto mesi fa proprio per attuare tutte le misure necessarie alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.
    «E’ un tema molto caldo e sensibile quello della violenza su donne e minori che spesso balza agli onori della cronaca nazionale e locale – sostiene il vicepresidente del consiglio regionale Filippo Monaco – ed il Molise non è da meno.

    E’ recente infatti la notizia della presunta violenza ai danni di una ragazzina di Portocannone che, all’epoca dei fatti era minorenne, da parte del parroco del paese. Certezze e verità dell’accaduto ancora non esistono ma, nel caso in cui fosse vero, si tratterebbe di un caso di una gravità inaudita e che rientrerebbe, a tutti gli effetti, nell’accezione più ampia della violenza di genere».

    Monaco ricorda che la Regione Molise, varando, nell’ottobre 2013 la legge n.15 al fine di prevenire e contrastare ogni forma di violenza ai danni di donne e bambini, ha previsto la possibilità di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorioaventi ad oggetto reati che presuppongono l’esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età. «E’ per questo che ho presentato una mozione che impegna l’intero consiglio regionale a costituirsi parte civile. Non si sta accusando nessuno nè tantomeno si è possessori della verità dei fatti. Nella certezza però di un simile avvenimento la Regione non può stare a guardare inerme ed impassibile ma dovrà attuare tutte le azioni necessarie per contrastare la violenza, così come sancito dalla recente normativa».

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16161
  • Parapiglia davanti alla chiesa, parrocchiana si scaglia contro Giada: “Dici solo menzogne”

    Parapiglia davanti alla chiesa, parrocchiana si scaglia contro Giada: “Dici solo menzogne”

    La presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco don Marino Genova è stata aggredita verbalmente da una donna, nella serata di giovedì 27 febbraio, il giorno dopo il servizio televisivo de “Le iene”. Giada era in compagnia del presidente della rete “L’abuso” e di un altro collaboratore, quando la donna ha cominciato a inveire contro entrambi. Sono stati allertati i Carabinieri che hanno raccolto le deposizioni. La parrocchiana è stata querelata.

    di Alessandro Corroppoli

    Portocannone. Giada Vitale, la presunta vittima di abusi sessuali da parte dell’ex parroco don Marino Genova, è stata aggredita verbalmente da una parrocchiana in pieno centro tanto da costringere la stessa a chiedere aiuto alle forze dell’ordine.
    Il bruttissimo episodio si è verificato nella serata di giovedì 27 febbraio, intorno alle ore 19,30 proprio davanti alla chiesa Santi Pietro e Paolo, il giorno successivo al servizio televisivo delle Iene. All’aggressione verbale hanno assistito anche il presidente della Rete L’Abuso ed un suo collaboratore, che da alcuni giorni soggiornano nella cittadina per sbrigare alcune pratiche burocratiche. Il tutto è avvenuto nel tardo pomeriggio di giovedì mentre i tre si stavano recando da un teste per acquisire informazioni sommarie.La parrocchiana, M. D. le iniziali, e altre due persone discutevano davanti alla chiesa, ma al passaggio della ragazza, rivolgendosi a Francesco Zanardi ha cominciato in modo aggressivo ad inveire dicendo: «Mi sembrava di conoscere quella faccia. Sei venuto ad offendere il nostro dolore». Zanardi replicava dicendo che era venuto a sostenere la vittima, Giada e il suo dolore. A questo punto la donna ha iniziato a rivolgere le sue ire contro la Vitale accusandola di mentire, pretendendo che la ragazza si confrontasse con lei, accusandola di parlare solo con i giornalisti.Nel frattempo dalla chiesa uscivano il Vescovo, Gianfranco De Luca, e il parroco, Don Michele Valentini, che avevano da poco terminato la celebrazione della Santa Messa seguita a un incontro con la cittadinanza nel tentativo, evidentemente abortito, di placare gli animi dei parrocchiani.Alla loro vista la donna ha rincarato la dose contro la ragazza accusandola di non essere mai andata in chiesa.

     Le urla della donna hanno attirato l’attenzione di tutti i presenti nella piazza. A questo punto Zanardi e il suo collaboratore, per scongiurare una possibile rissa, in quanto la donna non solo non smetteva di gridare, ma seguiva la Vitale, sono intervenuti allontanando immediatamente la ragazza. Immediato l’intervento dei Carabinieri, che hanno raccolto le deposizioni. Nel pomeriggio di ieri la parrocchiana è stata formalmente querelata.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=16081
  • Dal silenzio al fragore: la storia di Portocannone è un caso nazionale

    Dal silenzio al fragore: la storia di Portocannone è un caso nazionale

    TERMOLI. Dalle testate locali a quelle nazionali, incluse le trasmissioni televisive più seguite e in voga del panorama italiano. Giada Vitale, la ragazza vittima della presunta violenza da don Marino Genova, scende in campo ed è determinata. Nessuna paura per lei nel denunciare quello che le è capitato: “svestita, penetrata, vittima di sesso orale e dell’indifferenza” al punto che tra un sorriso e un ricordo amaro tesse la tela della ripresa e punta a ricostruire intorno a sé quell’immagine di donna e di adolescente rubata dalle tante atrocità subite o quantomeno denunciate dato che la legge ancora non sentenzia.

    “Non l’ho fatto per soldi ed è assurdo che il prete di oggi mi abbia vietato di suonare l’organo e il sindaco Mascio mi abbia abbandonata” denuncia la diciottenne e così, dopo la lettera a Pomeriggio 5, anche il vescovo diocesano Gianfranco De Luca chiude le porte al fratello don Marino consegnandolo alla stampa quale un orco e salvando la sua faccia di “buon prelato”.

    Sapeva tutto? Di certo aver timore della stampa e spifferare le cose non aiuta né lui né il prete che sarebbe dovuto essere difeso, non coperto, ovviamente, ma difeso ma particolari e verità che incattiviscono e inquinano un’opinione pubblica già spaccata di suo.

    Difendere, appunto, non le sue colpe, ma l’uomo, quello che seppur ha sbagliato è figlio di quel Dio dell’amore che lui stesso professa, un concetto ben diverso che avrebbe chiamato De Luca a tacere perché la sospensione “a divinis” è già una condanna precedente (in questo caso perché dovrebbe essere consequenziale) a quella stessa della legge.

    Tutto farà il suo corso, tutto andrà come deve andare, eppure resta “il non voler credere alla storia, il voler sperare (e per alcuni esser certi) che è tutta una montatura” da parte dei residenti.

    Giada vuole andare via da Portocannone, lo dichiara a “Le Iene” e lo farà un giorno, a testa alta e con nel cuore non solo la giustizia ma anche e purtroppo quelle ferite e quella verità che lei solo sa.

    Sostenuta e accompagnata dalla rete “L’abuso”, G. oggi accenna sorrisi con la speranza che un domani questa storia sarà solo un brutto ricordo, un incubo dal quale è chiamata a svegliarsi.