Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Genova

  • Ex parroco condannato a 9 anni: il processo d’appello a marzo

    Ex parroco condannato a 9 anni: il processo d’appello a marzo

    mercoledì 09 gennaio 2013

    Genova – E’ fissato al 14 marzo il processo d’appello per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 9 anni, sei mesi e 20 giorni per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    E’ stato anche condannato al pagamento di 28.000 euro di multa. La sentenza è stata emessa il 3 maggio scorso dal gup Roberta Bossi. Il pm Stefano Puppo aveva chiesto 11 anni e 8 mesi e 32.000 euro di multa.

    Il difensore Paolo Bonanni aveva chiesto il proscioglimento da tutti i reati meno la cessione di stupefacente. Don Seppia che era stato arrestato il 14 maggio 2011, è detenuto nel carcere di Sanremo nella sezione dedicata ai crimini sessuali e familiari.

    http://www.primocanale.it/notizie/ex-parroco-condannato-a-9-anni-il-processo-d-appello-a-marzo-118521.html

  • Respinta la richiesta di trasferimento, Don Seppia resta in carcere

    Respinta la richiesta di trasferimento, Don Seppia resta in carcere

    Genova – Il tribunale di Genova ha respinto la richiesta di trasferimento in una struttura ecclesiastica per l’ex parroco di Sestri Ponente Riccardo Seppia, condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale su minore e reati legati agli stupefacenti. Secondo il Gup infatti l’ex parroco non avrebbe ancora preso coscienza del reati commessi. Seppia resta dunque rinchiuso nel carcere di Sanremo.

  • Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Condanna per abusi su una chirichetta: Don Luciano pensa al ricorso alla Corte di Strasburgo

    Venerdì 14 settembre 2012
    Alassio. Un ricorso alla Corte Europea di Strasburgo. E’ quello a cui sta pensando Don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino attualmente in carcere dopo la condanna in terzo grado per l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una sua parrocchiana undicenne. A far intendere che quella del ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è un’ipotesi allo studio è lo stesso parroco attraverso una delle lettere scritte ai suoi fedeli.
    Nelle tre pagine della lettera numero 33, scritta dal carcere di La Spezia il 20 agosto scorso, Don Luciano afferma: “In attesa del pronunciamento europeo sulla mia vicenda[…]“. Parole che lasciano spazio a pochi dubbi sulle intenzioni del parroco alassino che, dopo essersi visto respingere ben due ricorsi, dalla Corte d’Appello di Genova prima, dalla Cassazione poi, adesso sembra deciso a presentare un nuovo ricorso.

    14.09.2012
    Su questa possibilità però uno dei difensori di Don Luciano, l’avvocato Alessandro Chirivì, non si sbilancia: “Posso confermare che è un’ipotesi allo studio e che ne abbiamo parlato. Al momento però non c’è ancora nulla di ufficiale. Anche perché prima di procedere con un eventuale ricorso alla Corte di Strasburgo occorre aspettare di leggere le motivazioni della Cassazione”. Una sentenza, quella del terzo grado, che è attesa per la fine del mese di settembre e l’inizio di ottobre. Prima di quel momento quindi l’idea di un appello al tribunale che tutela i diritti dell’uomo non può che restare astratta.
    “Lette le motivazioni bisognerà vedere se c’è il margine per presentare un nuovo ricorso” puntualizza l’avvocato Chirivì. Se il caso del sacerdote alassino arrivasse a Strasburgo i tempi del nuovo processo non sarebbero brevissimi: si parla di almeno sei-sette mesi prima che possa essere analizzato dalla Corte. Tempistiche che, anche in caso di un pronunciamento favorevole, non servirebbero a Don Lu per diminuire il suo periodo di detenzione in carcere. Salvo sorprese infatti il parroco avrà la possibilità di lasciare la cella, grazie all’affidamento in prova, già ad agosto prossimo.
    Se deciderà di rivolgersi alla Corte di Strasburgo quindi è probabile che Don Luciano lo faccia principalmente con l’intenzione di dimostrare la sua innocenza. Fin dal principio infatti il parroco ha respinto tutte le accuse che gli venivano contestate dalla Procura. Anche nella sua ultima lettera, in diversi passaggi, il sacerdote ribadisce questo concetto definendo il suo caso una “incomprensibile vicenda giudiziaria” e affermando che “ormai, come si suol dire, anche le pietre hanno recepito la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono addebitati”. “Come si può – si legge in un altro passaggio – condannare un cittadino, estromettendolo totalmente dal confronto con l’accusa, obbligandolo ad accettare un verdetto scritto ben prima che inizi il processo in aula?”.

  • Ma possibile che ci vogliano 3 anni per chiudere un’indagine???

    Ma possibile che ci vogliano 3 anni per chiudere un’indagine???

    Il prof delle molestie rimane in carcere Nervi, frate degli Emiliani nei guai per pedofilia

    Genova – Dieci anni di orrori, di abusi inflitti a un bambino divenuto adulto e oggi incapace di cancellare quell’incubo, di rimarginare quella ferita dell’anima. È l’accusa per cui la procura della Repubblica di Roma intende chiedere il processo nei confronti di padre Vito Beatrice, frate ex fondatore e responsabile del centro culturale all’interno del Collegio degli Emiliani di Nervi dove, secondo l’accusa, all’insaputa dei vertici della struttura, si sarebbero ripetute le violenze su un ragazzino romano cominciate anni prima nella Capitale.

    Violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta «abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima»: questa l’ipotesi formulata dal pm Silvia Santucci a conclusione delle indagini preliminari iniziate nel 2010, dopo che il ragazzo molestato tentò di togliersi la vita gettandosi in un fiume.

    Nei giorni scorsi il magistrato romano ha notificato l’avviso di chiusura dell’inchiesta al religioso che oggi vive a Torino, ospite dei padri somaschi, in una stanza già perquisita dai carabinieri e nella quale gli inquirenti trovarono foto e video riguardanti un ragazzino in atteggiamenti osceni. «Filmò e documentò molti dei nostri incontri» ha rivelato il giovane vittima dei presunti abusi che oramai ha 27 anni ma non riesce a dimenticare quel che gli è stato fatto.

    Tanto che la storia è venuta alla luce dopo un tentativo di suicidio, un anno fa, quando il giovane, 26 anni, tentò il suicidio gettandosi in un fiume per poi raccontare la storia al suo salvatore. «La prima volta che padre Beatrice mi toccò avevo solo 8 anni. Lui 41. Ho subìto per dieci anni. Poi è finita, ma non ho mai avuto il coraggio di parlare di questa storia con nessuno, almeno fino a quando quel carabiniere non mi a riportato a galla e mi ha salvato la vita».

  • Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito

    Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito

    Il gup: Don Seppia personalità negativa, mai pentito
    Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato il parroco a 9 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minore e tentata prostituzione minorile.

    Don Riccardo Seppia, il parroco condannato a Genova a 9 anni, sei mesi e 20 giorni, per violenza sessuale su un chierichetto minorenne, tentata induzione alla prostituzione minorile e cessione di droga, ha una “personalità assai negativa” e non ha mai dimostrato di essersi realmente pentito. A dirlo è il gup Roberta Bossi che ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna pronunciata nel maggio scorso a carico dell’ex parroco della chiesa dello Spirito santo di Sestri Ponente, a Genova.

    Scrive il giudice che “Nonostante il ruolo ecclesiastico rivestito ha frequentato abitualmente locali trasgressivi, ha partecipato ad orge, usa un linguaggio blasfemo e volgare, predilige rapporti sessuali non protetti nonostante la sua condizione di soggetto affetto da Hiv e, circostanza ancor più grave, ha più volte cercato o scelto le sue vittime approfittando della loro condizione di marginalità sociale”. Dalle motivazioni della sentenza, emerge il quadro di un uomo dalla “personalità assai negativa”, “del tutto in contrasto con quell’immagine di ‘Uomo di Dio’ che lo stesso Seppia ha rappresentato a sua firma apparsi sul Giornalino Parrocchiale”, aggiunge il giudice Bossi nella sue valutazioni. “Altrettanto negativo è stato il comportamento processuale del Seppia – prosegue il giudice – che si è limitato, durante gli interrogatori, a confermare il contenuto, non suscettibile di lettura alternativa, delle telefonate e dei messaggi monitorati nel corso delle indagini”.

    Nelle 46 pagine di motivazioni, attraverso l’analisi delle prove, viene tracciata la personalità di Seppia e sono analizzati i singoli reati a lui ascritti, dalla violenza al chierichetto al tentativo di convincere minorenni stranieri ad accoppiarsi con lui in cambio di droga, al rapporto malsano con sodale ex seminarista Emanuele Alfano. L’ex chierichetto, un ragazzo di 16 anni che frequentava la sua parrocchia, risulta essere stato bersagliato per mesi dalle sue avances, talmente pressanti da creare nella sua giovane mente di adolescente un trauma documentato dalle perizie psichiatriche disposte su di lui. Tuttavia “l’assenza di una seria presa di coscienza del male arrecato – annota il gup – è dimostrata dal fatto che l’imputato, ben consapevole del turbamento psicologico arrecato al giovane (chierichetto), non ha offerto alcun risarcimento economico idoneo a sostenere i costi di un percorso terapeutico”.

    Al momento don Seppia è rinchiuso nel carcere di Sanremo, nel settore sex offenders, dove ha rapporti solo con i famigliari e con il suo avvocato, il genovese Paolo Bonanni. La sua condotta non ha mai destato le attenzioni della direzione del carcere. Il legale sta valutando se appellare la sentenza.

  • Pedofilia, chiesti otto anni di carcere per l’”amico” di Don Seppia

    Pedofilia, chiesti otto anni di carcere per l’”amico” di Don Seppia

    Genova. Il pm Stefano Puppo ha chiesto otto anni e 25 mila euro di multa per Emanuele Alfano, l’ex seminarista amico di don Riccardo Seppia, arrestato nell’ambito dell’inchiesta a Genova su presunti abusi su minori. La sentenza è attesa per il prossimo 5 luglio. Alla scorsa udienza, Alfano era stato giudicato dal perito del Tribunale capace di intendere e di volere, anche se con una “personalità disturbata”. Mentre per il perito della difesa l’ex seminarista avrebbe “una diminuzione della capacità di volere ma non di quella di intendere”, che, invece, sarebbe chiara. Alfano è accusato di induzione alla prostituzione minorile, favoreggiamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente, lo scorso 3 maggio è stato condannato a 9 anni e mezzo per violenza su minori nel processo con rito abbreviato.

    https://www.ivg.it/2012/06/pedofilia-chiesti-otto-anni-di-carcere-per-lamico-di-don-seppia/

  • Pedofilia, Don Seppia resta in carcere: respinta la richiesta di trasferimento in comunità

    Pedofilia, Don Seppia resta in carcere: respinta la richiesta di trasferimento in comunità

    Non sconterà la pena in una comunità terapeutica. Lo ha deciso oggi il gip Roberta Bossi respingendo la richiesta del legale dell’ex parroco di Sestri Ponente, arrestato un anno fa e condannato a nove anni e mezzo per violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile e offerte plurime
    di droga.

    Per il difensore Paolo Bonanni, don Seppia sarebbe malato e avrebbe bisogno di cure specializzate. Per questo aveva chiesto il suo trasferimento. Ma l’ex prete resterà invece in carcere a Sanremo nella sezione sex offenders.

    http://www.genova24.it/2012/05/pedofilia-don-seppia-resta-in-carcere-respinta-la-richiesta-di-trasferimento-in-comunita-33491/

  • Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    19 maggio 2012

    Le linee guida dei vescovi per evitare abusi sessuali. “Collaborate con i giudici”
    “I vescovi non sono obbligati a denunciare i preti pedofili”

    PIENA collaborazione della Chiesa italiana con la giustizia civile sugli abusi sessuali di sacerdoti nei confronti di minori. Ma nessuna denuncia diretta da parte dei vescovi, perché l´obbligo non è previsto dall´ordinamento nazionale. Sono questi alcuni tra i punti fondamentali delle “Linee guida” della Cei sulla pedofilia 1.
    Ecco le linee guida della Cei: i prelati collaborino con i giudici
    La scelta è stata di non scavalcare la legge nazionale che costringe solo i pubblici ufficiali
    Le nuove norme accolgono le richieste del Papa: saranno diffuse la settimana prossima

    La Conferenza episcopale italiana le diramerà la prossima settimana durante la sua Assemblea generale, preceduta da una prolusione del presidente, il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Una decisione che non mancherà di suscitare l´attenzione dell´opinione pubblica, e forse qualche polemica. Perché con l´annuncio delle “Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, la Chiesa italiana viene in ogni caso incontro alle richieste fatte lo scorso anno da Benedetto XVI, e poi raccomandate nel maggio 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Ma le denunce dovranno partire dalle vittime stesse, e non dalle diocesi.
    Vediamo i punti principali delle disposizioni in materia. Nella sostanza, il documento della Chiesa italiana è in buona parte l´applicazione della Lettera circolare della Congregazione, l´ex Sant´Uffizio, per tanti anni guidato da Joseph Ratzinger prima di diventare Papa. Quando nel 2010 scoppiò il caso della pedofilia nella Chiesa, il Pontefice chiese alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di redigere un regolamento che affrontasse con spirito nuovo e “tolleranza zero” il fenomeno. Le nuove norme sono state quindi elaborate e approvate nel gennaio scorso, ma si è deciso di presentarle e pubblicarle nella settimana in cui si svolge l´Assemblea generale della Cei.
    Uno dei primi punti è quello dell´ascolto delle vittime o dei loro familiari da parte del vescovo o di un suo delegato. Determinante sotto questo profilo l´assistenza psicologica e spirituale dei minori. E vale per tutti l´esempio dato dallo stesso Benedetto in più viaggi all´estero: a Malta, in Germania, in Gran Bretagna il Papa ha voluto ricevere e parlare con le vittime. Dura in proposito la sua Lettera pastorale ai cattolici d´Irlanda, con ferme accuse ai prelati e parole di vicinanza agli abusati.
    Un secondo pilastro riguarda la protezione dei bambini e dei giovani da parte del vescovo. Viene sentita come doverosa l´esigenza di fornire una risposta adeguata ai casi di abuso sessuale commesso dai chierici. E sono previsti programmi educativi di prevenzione, sia per aiutare i giovani sia per sostenere i genitori.
    Terzo punto forte, la formazione dei religiosi. Un aspetto che concerne il «corretto discernimento vocazionale» e una «sana formazione umana e spirituale dei candidati». I futuri sacerdoti dovranno infatti apprezzare «la castità e il celibato», rispettando così «la disciplina della Chiesa».
    Il vescovo dovrà quindi, e questo è un ulteriore cardine, accompagnare i suoi religiosi, soprattutto nei primi anni del loro sacerdozio, avvertendoli circa il «danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale» e della «propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile».
    Il punto in ultimo decisivo è quello della cooperazione con la giustizia civile. La Lettera circolare del Sant´Uffizio lo scorso anno raccomandava così: «Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell´ambito delle rispettive competenze». E poiché si prescriveva che le Linee guida tenessero conto delle legislazioni dei singoli Paesi, la scelta infine è stata quella di non scavalcare la normativa nazionale che, per l´Italia, prevede l´obbligo di denuncia all´autorità giudiziaria solo per i pubblici ufficiali e non lo prevede dunque per i casi di abuso di cui venissero a conoscenza i vescovi. L´eventuale denuncia starà alle vittime, che troveranno in questo piena collaborazione da parte dei ministri religiosi. (larepubblica)

  • Genova, condannato a 9 anni e 6 mesi prete pedofilo: “Ho sbagliato, mi scuso”

    Genova, condannato a 9 anni e 6 mesi prete pedofilo: “Ho sbagliato, mi scuso”

    Nove anni e sei mesi di reclusione. Questa la pena inflitta questa mattina dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Genova, Roberta Bossi, a don Riccardo Seppia, l’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente processato per tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori e detenzione di materiale pedopornografico.

    Il gup ha accolto nella quasi totalità la richiesta del pm Stefano Puppo che chiedeva 11 anni e otto mesi di reclusione. Soddisfatto per il riconoscimento delle attenuanti l’avvocato Bonanni: “La violenza sessuale è stata riconosciuta consumata, ma di minore gravità, nella cessione è stata riconosciuta la lieve quantità”. ”Ricorreremo sicuramente in appello – ha dichiarato ancora l’avvocato – siamo convinti che la pena possa scendere ulteriormente”. Seppia, assolto per detenzione di materiale pedopornografico, dovrà pagare una multa di 28 mila euro.

    L’avvocato difensore, Paolo Bonanni, aveva chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione tranne una cessione semplice di droga. Seppia era accusato, tra l’altro, di avere palpato un chierichetto, di avere offerto droga a minorenni in cambio di prestazioni sessuali e di avere ceduto droga al suo sodale e amico Emanuele Alfano. L’ex parroco è in carcere da maggio 2010 e, ad oggi, deve ancora scontare 8 anni e sei mesi di reclusione.

    “Mi scuso per il mio comportamento, disdicevole dal punto di vista morale, ma non credo di avere avuto condotte giuridicamente rilevanti”, ha ribattuto don Seppia al gup dopo l’udienza e prima della lettura della sentenza. L’ex parroco ha anche depositato uno scritto che sintetizza le sue scuse.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/03/genova-condannato-prete-pedofilo-anni-mesi-reclusione/216888/

  • Don Riccardo Seppia

    Don Riccardo Seppia

    3 maggio 2012 Riccardo Seppia

    Genova – Ha chiesto scusa don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente condannato oggi a Genova a 9 anni e mezzo per violenza su minore. Per la prima volta da quando, 12 mesi orsono, fu arrestato dai carabinieri nella sua abitazione di Sestri, l’ex parroco della chiesa di Santo Spirito ha chiesto pubblicamente scusa per il suo «comportamento morale disdicevole». Scusa «per tutti quegli sms» pieni di fantasie erotiche e bestemmie che lui inviava a minorenni,

    chierichetti e non. Davanti al gup Roberta Bossi, e prima di sapere quale sarebbe stata la sentenza nei suoi confronti, don Seppia in aula ha letto questo messaggio: «chiedo scusa per il mio comportamento morale perché ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo, a scrivere quegli sms».Le scuse non sono comunque bastate ad assolverlo, come chiedeva il suo difensore, Paolo Bonanni. L’ex sacerdote, jeans e giubbotto blu, l’ex parroco è stato condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni per violenza sessuale e per tentata induzione alla prostituzione minorile, a 4 anni e 8 mesi per offerte plurime droga, e a 8 mesi per cessione di cocaina, oltre al pagamento di 28 mila euro. Il pubblico ministero, Stefano Puppo, aveva chiesto la condanna a undici anni e otto mesi.

    Completamente rasato, don Seppia ha ascoltato la lettura del dispositivo accanto al suo legale, senza dire una parola: «Parleremo della condanna martedì o mercoledì – ha commentato il difensore – quando lo andrò a trovare in carcere. Adesso aspettiamo le motivazioni per ricorrere in appello».

    L’inchiesta sull’ex parroco era partita da Milano più di un anno fa. I carabinieri dei Nas stavano indagando su un giro di cocaina nei locali frequentati da omosessuali e quasi per caso si sono imbattuti nell’allora parroco di Sestri. Don Riccardo Seppia secondo l’accusa usava la coca per adescare giovanissimi ragazzi di vita, sbandati che per

    pochi soldi e un po’ di droga erano disposti ad avere rapporti sessuali. Rapporti, però, che il parroco proponeva senza mai in realtà consumarli davvero, come emerso durante il processo. A testimoniare in tal senso sono stati sia un ragazzo albanese di 16 anni (più volte hanno concordato un appuntamento, ma all’ultimo momento don Seppia ha sempre disdetto), sia un chierichetto di 15 anni, che ha confessato di aver

    subito in sacrestia `attenzioni particolari´ dall’ex sacerdote. Mai sconfinate, però, nell’atto sessuale vero e proprio.

    Ad inchiodare don Seppia però sono state le intercettazioni. Telefonate a spacciatori ai quali chiedeva «ragazzini dal collo tenero», sms all’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano, anche lui arrestato nell’ambito della stessa inchiesta, in cui l’ex sacerdote raccontava le sue fantasie sessuali con i ragazzini.

    L’unico reato per il quale l’ex parroco è stato assolto è quello di detenzione di 
    Don Seppia è tornato ora nel carcere di Sanremo, nella sezione sex offenders. Dovrà rimanerci per altri otto anni e mezzo, visto che ha già scontato un anno di carcerazione preventiva.secondo i periti del pm e del giudice, i file trovati nel suo pc sarebbero temporanei´, quindi non scaricati volontariamente dal prete.

    Leggi l’articolo completo: Pedofilia – Don Seppia condannato