Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ENNESIMO SCANDALO IN MOLISE. DON GIOVANNI TRAMONTANO IN “PAUSA DI RIFLESSIONE”

    ENNESIMO SCANDALO IN MOLISE. DON GIOVANNI TRAMONTANO IN “PAUSA DI RIFLESSIONE”

    Diocesi di Campobasso. Parroco di Cercepiccola e S. Giuliano sparisce.

    Dopo gli scandali di don Felix Cini, prete pedofilo nascosto a Cercemaggiore (CB), di don Luigi Balsamo, nativo di Afragola, parroco di Monteroduni (IS), a processo per pedofilia, don Marino Genova, in fuga da Portocannone (CB), don Ciro Scala, originario di Torre del Greco, parroco di Castel S. Vincenzo (IS), sospeso su denuncia di un prete pedofilo, stavolta è in “pausa di riflessione” don Giovanni Tramontano, parroco di San Giuliano e Cercepiccola (CB). Diocesi di Campobasso, Termoli e Isernia nella bufera. Don Giovanni va via da Cercepiccola e San Giuliano. Le reazioni dei cittadini.

    BY MOLISETABLOID – 07/12/2013

    Un punto di riferimento per due comunità, una colonna spirituale di due centri abitati della Valle del Tammaro “va via” sotto un alone di “mistero”.
    Da domenica scorsa, 1 dicembre, con un annuncio ufficiale da parte dell’Arcivescovo della Diocesi di Campobasso-Bojano, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, i comuni di San Giuliano del Sannio e Cercepiccola vedono andar via, dopo sette anni, il proprio parroco Giovanni Tramontano il quale, a fine novembre, ha presentato le dimissioni dal suo incarico per chiedere “un anno di riflessione”.

    Da una settimana a questa parte i cittadini delle sue due parrocchie non hanno alcuna notizia del proprio parroco fatta eccezione per una breve visita ai bambini delle scuole elementari, medie e materne poichè, stando alle parole di don Tramontano, “sono gli unici a meritare un saluto”.
    Effettivamente in sette anni di presenza molti hanno ammirato, apprezzato ma anche criticato le scelte di don Giovanni. Nei paesi si vocifera che questo gesto sia dovuto “alla cattiveria ed alle malelingue” di qualche concittadino che, non essendo sintonizzato sulla stessa linea di pensiero del parroco, avrebbe fatto di tutto per mandarlo via. Il sacerdote avrebbe retto questa situazione ormai da tempo ed arrivato ora allo stremo avrebbe gettato la spugna chiedendo un anno di riflessione e di preghiera in un luogo lontano dalle sue comunità, dal suo Molise. “Ad unirsi in questa preghiera devono essere anche i cittadini di Cercepiccola e San Giuliano – ha detto il vescovo Bregantini – Mai come in questo momento don Giovanni ha bisogno della vicinanza di tutti noi”.
    Ieri, 6 dicembre, i Consigli Pastorali di Cercepiccola e San Giuliano del Sannio si sono riuniti per affrontare quella che in molti hanno definito “emergenza” poiché ci si trova a ridosso delle festività natalizie senza avere un pastore, una guida spirituale, quella voce che amorevolmente guida il popolo verso l’evento cristiano più importante e sentito del calendario.

    La notizia della partenza di don Giovanni ha creato reazioni diverse tra i cittadini. “Alcuni hanno mostrato indifferenza o addirittura compiacenza nell’accaduto – elementi questi segnalati dagli stessi cittadini delle due comunità – al fine di mettersi in mostra criticando ulteriormente l’operato di chi ha cercato di fare tanto per i nostri paesi”. Altri invece hanno appreso la notizia come un fulmine a ciel sereno, tra cui proprio i bambini per i quali don Giovanni ha sempre fatto tanto: molte le lacrime versate per la strana ed apparentemente immotivata partenza del caro ed amato sacerdote, che prima di essere un prete è stato un amico non solo per i bambini ma anche per tanti ragazzi ed adulti che hanno trovato in lui un punto di riferimento, una persona su cui contare.
    “Del resto – commentano alcuni cittadini – è proprio vero quando si dice che per gli errori e l’arroganza di qualcuno a pagarne le amare conseguenze sono tutti”. Forte, invece, l’appello dei bambini delle comunità: “Don Giovanni, torna qui da noi!”.

    http://molisetabloid.altervista.org/don-gi…-dei-cittadini/

  • Sesso e potere in Vaticano

    Sesso e potere in Vaticano

    Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all’istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c’è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.

    All’inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell’inchiesta choc disposta da Benedetto XVI.

    Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
    Il sacrilegio di due comandamenti – non rubare e non commettere atti impuri – è proseguito all’ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l’autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

    Il nuovo pontefice conosce la “Relationem”, il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un’inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l’austera guida dell’intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda.

    Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell’Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c’era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

    Eppure la “Relationem” contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di “Repubblica”, partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l’arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l’inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell’amministrazione vaticana.

    Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell’accusativo latino i ricatti venivano definiti “impropriam influentiam”, termine antico che ricorda il modernissimo reato di “traffico di influenze”: il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l’apparato finanziario pontificio.

    Il grande snodo è lo Ior, l’Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l’Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L’impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all’Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

    La lotta intestina per il controllo dell’Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le “difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior” e il pericolo di “un colpo alla reputazione della Santa Sede”. In pochi mesi c’è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all’opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini – gesuiti, salesiani – e per origine geografica – liguri, milanesi – fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
    FONTE

  • Don Luciano rimane prete nonostante la condanna per pedofilia

    Don Luciano rimane prete nonostante la condanna per pedofilia

    Il Vaticano ha deciso, sarà il tribunale canonico a giudicare l’ex parroco di

    Don Luciano Massaferro evita la riduzione allo stato laicale, almeno per ora. Le autorità vaticane hanno deciso che il parroco di San Vincenzo e San Giovanni dovrà essere sottoposto a un processo canonico per valutare eventuali sanzioni nei suoi confronti. Il provvedimento è stato firmato da Benedetto XVI negli ultimi giorni del suo pontificato, ma è arrivato a conoscenza della curia albenganese solo la scorsa settimana. A presiedere il collegio giudicante sarà monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova.

    Il ricorso alla giustizia religiosa rappresenta una prima vittoria per il vescovo Mario Olivieri, che si era opposto all’ipotesi di “spretare” don Massaferro senza passare attraverso il giudizio canonico. Questo provvedimento è previsto per i crimini più gravi, quando il Vaticano si allinea alle sentenze dei tribunali penali italiani perché le considera esaustive e corrette. In questo caso, evidentemente, i vertici cattolici hanno ritenuto necessario un ulteriore approfondimento rispetto alle verifiche compiute dai magistrati del tribunale di Savona, della corte d’Appello di Genova e della Corte di Cassazione a Roma.

    Lo scorso luglio, l’ultimo grado del sistema giudiziario italiano ha confermato la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione per il sacerdote alassino. Don Massaferro è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale ai danni di una chierichetta undicenne nell’estate del 2009. In base al verdetto, il prete ha abusato della bambina (ora quindicenne) in tre distinte occasioni. A pesare sull’esito del processo sono stati anche i tentativi di bloccare la segnalazione della vicenda alle forze dell’ordine, effettuati nell’autunno del 2009 sia dall’imputato sia da un’amica, attraverso conversazioni con la piccola e i suoi familiari.

    Purtroppo per il parroco, però, la denuncia era già stata inoltrata agli investigatori dai medici che avevano visitato la bimba dopo i primi segnali di insofferenza psicologica. Le indagini della polizia hanno confermato la tesi accusatoria e la vittima ha ribadito la versione iniziale durante l’incidente probatorio.

    Nei mesi scorsi, gli avvocati del pedofilo hanno presentato ricorso alla corte europea di Strasburgo, sostenendo che il parroco è stato vittima di un caso di malagiustizia. Se il tribunale internazionale per i diritti dell’uomo accogliesse l’istanza del religioso, si aprirebbe la strada per la ripetizione del processo penale.

    Nel frattempo si svolgerà a Genova il procedimento canonico per decidere se allontanare o meno don Massaferro dall’attività religiosa. Come nelle aule giudiziarie di Savona, Genova e Roma, la difesa dell’imputato punterà sull’assenza di elementi probatori oltre alla testimonianza della bambina, considerata inattendibile dai legali del sacerdote.

  • Abusi su bimbo, don Vito verso il processo

    Abusi su bimbo, don Vito verso il processo

    Genova – Dieci anni di orrori, di abusi inflitti a un bambino divenuto adulto e oggi incapace di cancellare quell’incubo, di rimarginare quella ferita dell’anima.

    È l’accusa per cui la procura della Repubblica di Roma intende chiedere il processo nei confronti di padre Vito Beatrice, frate ex fondatore e responsabile del centro culturale all’interno del Collegio degli Emiliani di Nervi dove, secondo l’accusa, all’insaputa dei vertici della struttura, si sarebbero ripetute le violenze su un ragazzino romano cominciate anni prima nella Capitale.

    Violenza sessuale continuata e aggravata, compiuta «abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima»: questa l’ipotesi formulata dal pm Silvia Santucci a conclusione delle indagini preliminari iniziate nel 2010, dopo che il ragazzo molestato tentò di togliersi la vita gettandosi in un fiume. Nei giorni scorsi il magistrato romano ha notificato l’avviso di chiusura dell’inchiesta al religioso che oggi vive a Torino, ospite dei padri somaschi, in una stanza già perquisita dai carabinieri e nella quale gli inquirenti trovarono foto e video riguardanti un ragazzino in atteggiamenti osceni.

    «Filmò e documentò molti dei nostri incontri» ha rivelato il giovane vittima dei presunti abusi che oramai ha 27 anni ma non riesce a dimenticare quel che gli è stato fatto. Tanto che la storia è venuta alla luce dopo un tentativo di suicidio, un anno fa, quando il giovane, 26 anni, tentò il suicidio gettandosi in un fiume per poi raccontare la storia al suo salvatore. «La prima volta che padre Beatrice mi toccò avevo solo 8 anni. Lui 41. Ho subìto per dieci anni. Poi è finita, ma non ho mai avuto il coraggio di parlare di questa storia con nessuno, almeno fino a quando quel carabiniere non mi a riportato a galla e mi ha salvato la vita».

  • Pedofilia, confermati in appello 9 anni per don Seppia

    Pedofilia, confermati in appello 9 anni per don Seppia

    22 marzo 2013

    La sentenza dei giudici di Genova ribadisce la pena inflitta in primo grado. L’ex parroco di Sestri Ponente è accusato di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina

    I giudici della Corte d’appello di Genova hanno confermato la condanna di primo grado a 9 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente accusato di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    La sentenza è stata letta dal presidente della Corte d’Appello, Maria Rosaria D’Angelo, al termine di una Camera di Consiglio che è durata circa due ore e mezza. Il pg Valeria Fazio aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Nell’ambito del processo a don Seppia è stata invece ridotta (da 5 anni a 4 anni e 8 mesi) la pena per l’ex seminarista Emanuele Alfano, che era accusato di induzione alla prostituzione minorile.

  • Pedofilia, rinviato il processo a Don Seppia: ora chiede perdono

    Pedofilia, rinviato il processo a Don Seppia: ora chiede perdono

    Articolo n° 236714 del 14/03/2013 – 12:42

    Pedofilia, rinviato il processo a Don Seppia: ora chiede perdono

    Genova. Rinviato al prossimo 22 marzo il processo a carico di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente già condannato, in primo grado, con rito abbreviato, a 9 anni, sei mesi e 20 giorni per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    Il rinvio è stato a causa di un impegno istituzionale del giudice. Don Seppia, vestito con jeans e un giubbotto blu era presente in aula e ha rilasciato una dichiarazione spontanea, chiedendo perdono per il tipo di comportamento tenuto e specificando “di non aver mai concretamente messo in atto le fantasie oggetto degli sms e delle telefonate”, ha spiegato il suo legale Paolo Bonanni.

    Il giudice ha inoltre disposto l’unificazione del processo a carico di don Seppia con quello a carico dell’ex seminarista Emanuele Alfano, condannato in primo grado a 5 anni e recentemente condannato a 8 anni dal tribunale di Palermo per induzione alla prostituzione minorile.

    A sostenere la pubblica accusa è stato il sostituto procuratore generale Valeria Fazio. L’inchiesta sull’ex parroco della chiesa di Santo Spirito era partita da Milano, dove i carabinieri stavano indagando su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate soprattutto dagli omosessuali e che li portò a individuare anche don Seppia.

    A inchiodarlo vi furono le testimonianze di alcuni ragazzini che avrebbero avuto le ‘attenzioni’ dell’ex parroco, le intercettazioni, e gli sms e le chiamate con l’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano.

    http://www.ivg.it/2013/03/pedofilia-rinviato-il-processo-a-don-seppia-ora-chiede-perdono/

     

  • Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”

    Don Gallo a Radio24: “Da giovane prete ricevetti le avances di un vescovo”
    Il sacerdote precisa: “Il prete omosessuale deve essere libero di esprimersi”
    Dall’ Italia | 06 marzo 2013

    “Ho avuto delle insidie da parte di un vescovo quando ero un giovane prete, le ho respinte e l’ho mandato aff…”. Don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova racconta a La Zanzara su Radio24 le avances ricevute e ci scherza su, ipotizzando che i documenti segreti su Vatileaks potebbero aver convinto papa Benedetto XVI a lasciare il pontificato.

    http://video.corriere.it/don-gallo-radio24-da-giovane-prete-ricevetti-avances-un-vescovo/7efb4f84-8679-11e2-8496-c29011622c49

    6 marzo 2013
    Don Gallo: ”Fui molestato da un vescovo, lo mandai aff…”

    “Ho avuto dei tentativi di violenze omosessuali, diciamo delle insidie, che ho respinto, sono sempre stato un ribelle. Ero un giovane prete, e fu un vescovo a farmi delle avances”.

    http://video.repubblica.it/cronaca/don-gallo-fui-molestato-da-un-vescovo-lo-mandai-aff/121516/120001

  • Savona, prete pedofilo “Ratzinger era informato”

    Savona, prete pedofilo “Ratzinger era informato”

    Era conservata nella cassaforte della Curia la lettera con cui l’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno, oggi cardinale, informava il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, poi nominato Papa, dei casi di pedofilia nella Diocesi. Informativa che non giustificò alcune denuncia penale dell’arcivescovado contro il sacerdote sospettato di pedofilia; solo un trasferimento, l’ennesimo, ad un’altra parrocchia.

    Era l’8 settembre 2003. Nella lettera monsignor Calcagno chiedeva “la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote (don Nello Giraudo, ndr) continuare con un impegno pastorale”. E aggiunse: “Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”.

    Una drammatica pagina della Chiesa cattolica che è stata ricostruita nei dettagli in un servizio andato in onda ieri sera nel programma tv “Le Iene” con il titolo “Abusi nascosti dalla chiesa”, dove, agli interventi delle vittime, sono stati accostati i documenti sequestrati dalla Procura. A partire dalla lettera all’ormai Papa emerito.

    La denuncia a Ratzinger giunse peraltro tardiva, dopo un silenzio di anni che avrebbe coinvolto tre vescovi messi a conoscenza dei fatti.

    Tutto documentato dalle carte sequestrate dalla Procura della Repubblica di Savona circa un anno fa, nel febbraio 2012, dalla cassaforte della Curia savonese.

    Sembra non ci sia stata risposta a quella lettera almeno fin quando, due anni dopo, durante la Via Crucis al Colosseo, nelle meditazioni scritte proprio dal cardinale Joseph Ratzinger, fu pronunciata la frase “sporcizia nella Chiesa”, parole che molti commentatori tradussero come un riferendo allo scandalo dei preti pedofili.

    Il 19 aprile 2005, il cardinale Ratzinger, eletto Papa Benedetto XVI, affrontò con decisione e grande dolore il problema della pedofilia all’interno della Chiesa e incontrò le vittime per chierder loro scusa.

    Don Nello Giraudo, nel febbraio 2012 ha patteggiato un anno di carcere per abusi sessuali compiuti nel 2005 su un diciassettenne. Ma la maggior parte delle numerose violenze su bambini sono cadute in prescrizione. Vicende denunciate ai vescovi savonesi, per primo, da Francesco Zanardi, vittima negli anni ottanta, all’età di dieci anni, di don Giraudo, allora sacerdote nella parrocchia di Spotorno.

    Lo stesso religioso, del resto, non avrebbe mai nascosto ai superiori alcuni rapporti intimi con i giovani della parrocchia. Rivelazioni occultate dai vescovi savonesi fino al blitz della polizia in Curia dove erano tenuti i fascicoli più segreti, tra cui la relazione inviata a Ratzinger.

    Don Giraudo, dalla fine degli anni ’80 in poi, è stato ripetutamente spostato da una parrocchia all’altra: da Valleggia a Spotorno, sino a Feglino dove aprì una comunità per bambini disagiati. Poi sono arrivate le denunce che hanno costretto la chiesa a sollevarlo dal ruolo di sacerdote.

    https://genova.repubblica.it/cronaca/2013/03/04/news/pedofilia-53829604/

  • Vaticano, “nel 2003 Ratzinger fu informato di un caso pedofilia ma non lo denunciò”

    Vaticano, “nel 2003 Ratzinger fu informato di un caso pedofilia ma non lo denunciò”

    Secondo quanto riportato dal quotidiano genovese ‘Il Secolo XIX’ e come ricostruito dal programma tv ‘Le Iene’ l’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno scrisse al futuro Papa Benedetto XVI (al tempo prefetto per la congregazione della fede) per segnalare il caso di un prete pedofilo, don Nello Giraudo: “Se posso lo tengo lontano dai bambini”. La lettera però non ebbe alcun seguito.

    Nei giorni in cui la Chiesa deve fare i conti con il caso O’Brien, il cardinale autoesclusosi dal Conclave per “condotta sessuale inaccettabile”, nuove ombre si allungano sul Papa ormai emerito Joseph Ratzinger. Secondo quanto rivela Il Secolo XIX, l’ex Papa era a conoscenza di fatti di pedofilia avvenuti nella diocesi di Savona nel 2003 ma, nonostante fosse stato informato ufficialmente di quanto accaduto nella sua veste di prefetto per la congregazione della fede(l’organo deputato a vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica, ndr), non lo denunciò. Il quotidiano di Genova pubblica una lettera inviata dall’ex vescovo di Savona, il cardinal Domenico Calcagno – uno dei partecipanti al Conclave di questi giorni – a Joseph Ratzinger. “Chiedo la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere , intendendo il sacerdote continuare con un impegno pastorale – scrive Calcagno a Ratzinger – Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto con bambini o adolescenti”. Una richiesta che però rimane inascoltata.

    Una denuncia fin troppo pacata e comunque tardiva, come dimostra un’inchiesta condotta dal programma di Italia1 Le Iene dal titolo “Abusi nascosti dalla Chiesa”, andata in onda la sera del 3 marzo: a conoscenza dei comportamenti di don Giraudo non era solo il cardinal Calcagno, ma anche i vescovi Giulio Sanguineti e Dante Lanfranconi. Molti casi riguardanti don Giraudo, peraltro, nel frattempo sono caduti in prescrizione, avendo il sacerdote “agito” dalla fine degli anni ’80, spostandosi di parrocchia in parrocchia senza che la Chiesa facesse nulla. Nel 1992, dopo l’ennesimo trasferimento, gli fu concesso di aprire una comunità per bambini disagiati a Feglino. Un paradosso.

    L’unica preoccupazione del Curia era quella di salvaguardare l’immagine della diocesi. Nell’allegato alla lettera inviata da Calcagno a Ratzinger, infatti, l’ex vescovo precisa che “nulla è trapelato suigiornali e non ci sono denunce in corso”. Un tentativo di mantenere la situazione “sotto controllo”, evitando che il caso deflagrasse. E, una volta ricevuta la comunicazione, l’ex Papa non ritenne di prendere alcun provvedimento. Don Giraudo continuò ad “operare” fino alle denunce della procura che costrinsero la Chiesa a sollevarlo dall’incarico.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/04/vaticano-nel-2003-ratzinger-fu-informato-di-caso-pedofilia-ma-non-denuncio/519293/

  • Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Pedofilia, cominciato il processo d’appello a Don Seppia

    Genova. E’ cominciato intorno alle 11 il processo a carico di don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente già condannato, in primo grado, con rito abbreviato, a 9 anni, sei mesi e 20 giorni per violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina.

    Don Seppia, difeso dall’avvocato Paolo Bonanni, è arrivato nell’aula della Corte d’appello, probabilmente passando dal retro. Nella scorsa udienza l’ex parroco aveva rilasciato una dichiarazione spontanea, chiedendo perdono per il tipo di comportamento tenuto e specificando “di non aver mai concretamente messo in atto le fantasie oggetto degli sms e delle telefonate”.

    Insieme a Don Seppia, questa mattina sarà giudicato in appello anche l’ex seminarista Emanuele Alfano, condannato in primo grado a 5 anni e recentemente condannato a 8 anni dal tribunale di Palermo per induzione alla prostituzione minorile.

    A sostenere la pubblica accusa è il sostituto procuratore generale Valeria Fazio. L’inchiesta sull’ex parroco della chiesa di Santo Spirito era partita da Milano, dove i carabinieri stavano indagando su un giro di droga spacciata nelle palestre e saune frequentate soprattutto dagli omosessuali e che li portò a individuare anche don Seppia.

    A inchiodarlo vi furono le testimonianze di alcuni ragazzini che avrebbero avuto le ‘attenzioni’ dell’ex parroco, le intercettazioni, e gli sms e le chiamate con l’amico ed ex seminarista Emanuele Alfano.

    Redazione

    http://www.genova24.it/2013/03/pedofilia-cominciato-il-processo-dappello-a-don-seppia-48643/