Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Altri angeli dovrebbero cadere

    Altri angeli dovrebbero cadere

    La-croix – @robinrome “È la grande mostruosità. È più grave di ogni altra cosa”. “Così ha descritto la pedofilia Papa Francesco in un nuovo documentario presentato mercoledì a Roma, in cui ripercorre alcuni episodi chiave del suo pontificato”. Erano le righe introduttive che Loup Besmond de Senneville, il nuovo corrispondente vaticano di La Croix, ha usato per iniziare il suo articolo sul film “Francesco”. Ma i commenti del papa sugli abusi sessuali sui minori da parte del clero e tutto il resto che dice in questo documentario ( di immigrati, povertà, ambiente, ecc …), sono stati appena citati dalla stampa. La sensazione delle unioni civili gay. Questo perché quasi tutti, a quanto pare, hanno parlato di una frase che ha fatto notizia in tutto il mondo: “Papa Francesco viene a favore delle unioni civili gay “.

    Ovviamente questa è una grande notizia. Dopo tutto, il Vaticano si è ufficialmente opposto alle unioni civili – e ha istruito i cattolici che devono farlo anche loro – dal 2003, quando la Congregazione per la dottrina della fede, sotto la direzione del cardinale Joseph Ratzinger, ha pubblicato un documento che ha paragonato l’approvazione delle unioni civili alla “legalizzazione del male”. Il futuro Benedetto XVI ha insinuato che le persone dovrebbero essere abbastanza felici da sopportare anche la convivenza di coppie omosessuali. L’ha chiamata la semplice “tolleranza del male”. Quindi, sì, questa è una notizia abbastanza grande. E anche per molte altre ragioni. La grande mostruosità Ma che dire delle parole che Papa Francesco ha usato per descrivere la pedofilia o – cosa probabilmente intendeva – l’abuso sessuale dei minori da parte del clero? L’ha chiamata “la grande mostruosità” e il crimine che è “più grave di ogni altra cosa”. E nel documentario descrive come ha rimosso un vescovo in Cile per aver coperto gli abusi perpetrati da un prete che faceva da mentore a questo particolare vescovo.

    Non è chiaro quanti altri vescovi Francesco abbia chiesto di ritirarsi per insabbiamento degli abusi perché, come quasi tutto nella Curia romana, non c’è una vera trasparenza. I vescovi sono spesso costretti a dimettersi per “cattiva salute o per altri gravi motivi “disposizione del codice di diritto canonico. Non ci viene mai detto che cosa, semmai, affligge questi uomini, ci resta solo da indovinare o supporre il motivo, mentre il vescovo che è stato costretto a rassegnare le dimissioni può giustificare il proprio diniego aggrappandosi all’illusione che si trattasse effettivamente di una domanda di stress. Dopotutto è una cattiva salute.

    Andare dietro ai grossi uccelli. Quanti cardinali sono stati costretti a lasciare o sono stati puniti per aver nascosto abusi sotto il tappeto? Sembra che non ce ne siano affatto, forse leggeremo i nomi di alcuni che avrebbero dovuto esserci, se il rapporto promesso sull’ex arcivescovo di Washington e pedofilo, Theodore McCarrick, sarà mai pubblicato. ha dimostrato di non aver paura di fare il duro con i cardinali. Ha rimosso McCarrick dal College of Cardinals nel luglio 2018 e poi lo ha “scongelato” sette mesi dopo. E nel 2015, il papa gesuita ha tolto i diritti cardinalizi al defunto Keith Patrick O’Brien, sebbene – stranamente – abbia permesso allo scozzese rimanere cardinale. Il crimine di O’Brien è stato quello di aver molestato sessualmente o di aver avuto rapporti sessuali con seminaristi e preti adulti. 

    Apparentemente, è stato perché Becciu è stato sorpreso a appropriarsi indebitamente, ma, naturalmente, il Vaticano non l’ha mai effettivamente detto. Altri angeli dovrebbero cadere. Un cardinale che non ha diritti è simile a essere un’anatra zoppa – o, certamente, molto strano. il papa non ha applicato la stessa pena ai cardinali che hanno insabbiato gli abusi sessuali?

    E tra loro c’è una coppia che – come il cardinal Becciu – si chiama “Angelo”. Uno di loro, ex segretario di Stato vaticano, è noto per aver protetto lo stupratore seriale e fondatore psicopatico dei Legionari di Cristo. Questo Angelo in particolare sarà probabilmente citato nel rapporto McCarrick, ma c’è un altro cardinale italiano di nome Angelo di cui recentemente sono venuti alla luce i tentativi di coprire gli abusi sessuali di uno dei suoi preti diocesani: il cardinale Angelo Bagnasco, l’arcivescovo in pensione di Genova e ex presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) .

    Bagnasco accusato di insabbiamento ed esortazione a mentire a un prete. Questa settimana il quotidiano italiano Il Fatto Quotidiano ha riferito che il cardinale 77enne, andato in pensione solo lo scorso maggio, ha cercato di fermare il processo canonico a un sacerdote accusato di abusi sessuali minorenni e sollecitazione del sesso nel confessionale, lo ha fatto solo l’anno scorso, nel marzo 2019, un mese dopo che Papa Francesco aveva convocato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali del mondo per il grande vertice su come affrontare gli abusi sessuali del clero I funzionari della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sanno esattamente cosa ha tentato di fare il cardinale Bagnasco perché sono stati loro (in particolare, è stato il cardinale Luis Ladaria SJ, prefetto della CDF) che ha ordinato a Bagnasco di condurre il processo.

    Ma Bagnasco ha cercato di fermare il processo canonico, proponendo invece, in una lettera alla CDF, che il religioso venisse semplicemente mandato via. E, sorprendentemente, ha persino suggerito al sacerdote di mentire ai suoi parrocchiani sulle ragioni per cui. Una proposta in 4 punti per evitare un processo Secondo documenti recentemente pubblicati dalla rete delle vittime di abusi italiani, “Rete l’Abuso”, il cardinale genovese ha cercato di persuadere la CDF ad accettare una proposta in 4 punti.

    1)Invece di un procedimento giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo con l’assistenza del vicario giudiziario

    2)Allontanare il sacerdote dalla parrocchia dove ha lavorato bene per 21 anni

    3)Sospenderlo dall’ascolto delle confessioni

    4)Inviarlo a una comunità religiosa dove sia presente un clima di regolare preghiera comunitaria e affidarlo alle cure di un ottimo psicoterapeuta (a Milano), N., ben noto a me e al mio seminario.

    Il cardinale Bagnasco ha avuto addirittura la faccia tosta di suggerire che questo prete credibilmente accusato fosse autorizzato a rimanere parrocchia per altri due mesi (fino alla fine di maggio 2019) in modo che potesse essere presente alle cerimonie di Prima Comunione e Cresima precedentemente programmate. A questo punto non pensi che il papa avrebbe dovuto intervenire?

    Invece, la congregazione dottrinale si è semplicemente fermata la farsa. Nel luglio 2019 ha detto a Bagnasco che gli toglieva di mano il processo canonico e lo inviava al tribunale arcivescovile della vicina Torino.

    Agirà il papa? Bagnasco non è un vescovo motto, lasciando da parte le credenziali conservatrici (viene dalla stalla del defunto cardinale Giuseppe Siri che lo ordinò presbiterio nel 1966), divenne uno dei vescovi più influenti d’Europa all’epoca di Benedetto XVI.

    Nel 2006 il papa bavarese nominò Bagnasco, allora capo dell’esercito italiano ordinariato, a Genova e lo ha nominato cardinale nel 2007. Quello è stato lo stesso anno in cui Benedetto lo ha nominato personalmente presidente della Cei, carica che ha ricoperto fino al 2017 quando papa Francesco lo ha rimosso. Tuttavia, i membri del Consiglio conservatore dei vescovi ‘ Le Conferenze d’Europa hanno eletto Bagnasco loro presidente nel 2016, che è stata vista come una sfida diretta all’attuale papa.

    Le rivelazioni del suo tentativo di bloccare un processo canonico su mandato della CDF a un sacerdote accusato credibilmente hanno appena menzionato sulla stampa italiana. Se Papa Francesco crede davvero che l’abuso sessuale sui bambini sia “la grande mostruosità” e “più grave di ogni altra cosa”, allora coprire tali crimini deve essere certamente peggio dell’appropriazione indebita. E la pena per fare il primo dovrebbe essere severo almeno quanto il secondo.

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  • Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Il Fatto Quotidiano – PAOLO FROSINA – Padre Luca Maria Bucci, fratello del sindaco di Genova Marco, è indagato dalla procura di Savona per violenza sessuale su minori. A confermarlo sono fonti investigative qualificate.

    L’indagine nasce dalla denuncia di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo borgo del Ponente ligure. Come raccontato dal Fatto , l’uomo ha riferito alla onlus Rete L’abuso di aver subito in due occasioni, all’età di 12 anni, molestie da padre Bucci, frate cappuccino ora residente nel convento di Santa Margherita Ligure.

    Gli abusi denunciati risalgono al 1994 e si sarebbero consumati durante i campi estivi dei cappuccini a Loano e Bardineto, nel savonese. Un trauma – ha spiegato – rimosso a lungo e riaffiorato solo negli scorsi mesi, subito dopo la nascita di un figlio. Da qui l’esposto presentato ai magistrati da Francesco Zanardi, presidente della onlus, e – all’inizio di settembre – l’apertura del fascicolo, iscritto in un primo momento a “modello 44” (senza indagati né ipotesi di reato).

    La presunta vittima è stata ascoltata più volte dalla Squadra mobile di Savona e dal pm Giovanni Battista Ferro. In audizione protetta, alla presenza di uno psicologo, ha formalmente riconosciuto padre Luca come il proprio abusatore. Il racconto, a quanto si apprende, è stato coerente, dettagliato e ricco di riscontri, tanto da far ritenere il fatto storico pienamente accertato.

    È possibile che già la settimana prossima il frate venga convocato per un interrogatorio. L’obiettivo degli inquirenti è capire se possano esserci stati casi più vicini nel tempo: la speranza è che siano le stesse, ipotetiche, vittime a farsi avanti. Se così non fosse l’unica strada rimarrebbe la richiesta di archiviazione per prescrizione, anche se l’accertamento della condotta potrebbe aprire la strada a un’azione di risarcimento danni. C’è poi un fascicolo gemello – aperto dalla procura di Genova – basato su segnalazioni arrivate alla Rete L’abuso nel 2017 e riguardanti altre presunte violenze avvenute nel capoluogo.

    Al tempo, scrive Zanardi nell’esposto, “sottovalutammo la segnalazione in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”. A quanto apprende il Fatto, il procedimento di Genova non ha indagati né ipotesi di reato. Tra gli elementi a disposizione dei magistrati ci sono alcune registrazioni audio in cui Zanardi, fingendosi la presunta vittima, induce il frate a dichiarazioni ritenute auto-incriminanti.

    Nelle telefonate – carpite a sua insaputa e quindi senza valore di prova – ammette di aver affrontato il “problema”, ed essersi confessato dopo i fatti del tempo, aggiungendo di essere monitorato, anche a livello psicologico, dai superiori.

    Ai tentativi di contattarlo, il frate è risultato irraggiungibile.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/25/padre-luca-fratello-del-sindaco-di-genova-indagato-per-violenza-sessuale-su-minore/5978934/

  • Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    Don Castagneto, l’abuso sui minori e l’insabbiamento tentato da Bagnasco

    La procura di Genova chiede l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco di Genova, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti.

    Il sacerdote, riferisce Il Fatto, è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. Un processo che avrebbe cercato di insabbiare Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. E proprio per questo la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, gli ha dovuto revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta in seguito all’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato.

    Le carte di Bagnasco

    Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Le segnalazioni pervenute negli anni Novanta Bagnasco non le ritenne veritiere.

    Denunce e testimonianze insabbiate

    Così come la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che sono preoccupate del fatto che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

    A quel punto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, chiede l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi.

    Per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione.

    Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”.

    Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto.

    Intanto il tentativo di insabbiamento fallisce. La Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”.

    Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso. “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. “Perché Bagnasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

  • Don Castagneto e gli abusi su minori, Bagnasco ha provato a insabbiare il caso. Ora indaga Torino

    Don Castagneto e gli abusi su minori, Bagnasco ha provato a insabbiare il caso. Ora indaga Torino

    Salvato dalla giustizia terrena, ma a processo davanti a Dio. La procura di Genova ha chiesto l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco nel capoluogo ligure, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti. Ma, apprende il Fatto, il sacerdote è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino. E ciò nonostante un tentativo di insabbiamento di Angelo Bagnasco, ex arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, a cui la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, ha dovuto addirittura revocare il ‘fascicolo’. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un’inchiesta dopo gli articoli del Fatto e l’esposto della onlus Rete L’Abuso contro il prelato. Che ad agosto del 2019 scompare, all’improvviso, dalla sua parrocchia nel quartiere di Albaro.

    Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione, l’ex Sant’Uffizio, organo del Vaticano preposto a trattare i casi di pedofilia tra i sacerdoti. Nella prima (novembre 2018), il cardinale informa l’ufficio della “situazione pregressa” del parroco, di cui, dice, “non ero al corrente” e riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori, borgo ligure dove don Castagneto ha esercitato fino al 1998. Non sono, però, le prime segnalazioni sul sacerdote arrivate in Curia: ce n’erano state altre negli anni Novanta, ma, come raccontato dal Fatto, non erano state ritenute affidabili. Come non affidabile – si legge nella relazione – è ritenuta da Bagnasco la prima testimonianza raccolta, contenuta in una lettera spedita nel 2014 alla Santa Sede da una vecchia parrocchiana di Sori. Ma le denunce non si fermano: due anni dopo, nel 2016, si presentano al cardinale tre persone che, oltre a fare riferimento ai fatti di Sori, sono preoccupati che il sacerdote possa nuocere ancora. Bagnasco conduce in prima persona un’indagine nella parrocchia di Albaro, dove lui stesso è stato viceparroco fino al 1995: “Conosco e ho confidenza con molte persone – scrive -. Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso nessun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamento e gratitudine per la sua dedizione. Inoltre, sono trascorsi dai fatti più di vent’anni”.

    È anche sulla base di queste parole che il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha chiesto personalmente l’archiviazione per don Castagneto: i fatti di Sori sono ormai prescritti, mentre le indagini, della Curia e della polizia, non ne hanno appurati di nuovi. Ma per i casi di pedofilia le leggi della Chiesa consentono di derogare alla prescrizione. Così la Congregazione risponde a Bagnasco che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punibili con la riduzione allo stato laicale. E quindi ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di celebrare un processo penale. Ma a marzo 2019 con la sua seconda relazione Bagnasco, nonostante riferisca che don Castagneto ha ammesso le sue responsabilità sui fatti di Sori, tenta di dissuadere il Vaticano: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè Bagnasco stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia, sospenderlo dalle confessioni, inviarlo “in una comunità religiosa protetta” e affidarlo “alla cura di un ottimo psicoterapeuta conosciuto da me”. Il cardinale propone addirittura che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”. Mentendo, dunque, ai suoi parrocchiani.

    Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto, ma intanto il tentativo di insabbiamento fallisce: la Congregazione decide di affidare il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino, revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza di celebrare il processo”, come si legge in una lettera che il prefetto della Congregazione, il cardinale Luis Ladaria, invia a Bagnasco a luglio dell’anno scorso. All’improvviso, a inizio agosto, don Castagneto lascia la parrocchia e viene ospitato nel santuario di Crea, nel basso Piemonte, in attesa che la comunità di recupero di Roma a cui Bagnasco lo destina riapra, dopo le ferie.

    Oggi il processo voluto dalla Congregazione è ancora in corso, come il tribunale ecclesiastico di Torino ha confermato al Fatto. In attesa della sentenza, restano aperte alcune domande: “Don Castagneto è stato fatto sparire dalla parrocchia con una fretta sospetta”, accusa il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, che qualche settimana dopo la scomparsa del prete riceve una lettera anonima su cui baserà il suo esposto. “Perché Baganasco non ha aspettato quantomeno che riaprisse la comunità di recupero, se gli abusi non si sono più verificati dopo il 1998? E se don Castagneto non ha più reiterato i suoi crimini, perché mai si dovrebbe mandare un uomo ‘guarito’ da uno psicoterapeuta 21 anni dopo?”.

    Salvato dalla giustizia terrena, ma a processo davanti a Dio. La Procura di Genova ha chiesto l’archiviazione per don Franco Castagneto, parroco nel capoluogo ligure, perché gli abusi su minori dimostrabili sono prescritti e non c’è prova di casi più recenti. Ma il sacerdote è sotto processo davanti al tribunale ecclesiastico della diocesi di Torino, nonostante un tentativo di insabbiamento dell’ex arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, a cui la Congregazione per la dottrina della Fede, alla fine, ha revocato il fascicolo. È quanto emerge dai documenti acquisiti in Curia dai magistrati genovesi, che hanno aperto un fascicolo dopo gli articoli del Fatto e l’esposto della onlus Rete l’Abuso contro il prelato. Che ad agosto del 2019 scompare, all’improvviso, dalla sua parrocchia nel quartiere di Albaro. Tra le carte ci sono due relazioni che Bagnasco invia alla Congregazione. Nella prima, di novembre 2018, il cardinale riporta alcune testimonianze sugli abusi avvenuti a Sori, borgo ligure dove don Castagneto è stato parroco fino al 1998. Escludendo, però, “comportamenti scorretti” ad Albaro, dove Bagnasco stesso è stato viceparroco fino al 1995. Nella seconda il vescovo riporta che Castagneto ha ammesso le molestie di Sori. La Congregazione replica che sussiste un “consistente fumus delicti” a carico del sacerdote, accusato di condotte punite con la riduzione allo stato laicale. E quindi, derogando alla prescrizione, ordina al tribunale arcidiocesano di Genova di instaurare un processo canonico. Ma nella seconda relazione Bagnasco tenta di dissuadere l’ex Sant’Uffizio: “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento diretto del vescovo”, cioè lui stesso, per rimuovere il prete dalla parrocchia, inviarlo “in una comunità religiosa protetta” e affidarlo “alla cura di un ottimo psicoterapeuta”. Bagnasco propone che don Castagneto rimanga in parrocchia “fino alla celebrazione delle prime comunione e delle cresime previste a maggio. Nel frattempo – scrive – potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza, e quindi la necessità di un adeguato tempo di riposo”. Mentendo, dunque, alla sua comunità. Don Castagneto rimarrà ad Albaro fino ad agosto, ma il tentativo di insabbiamento fallisce: a luglio 2019 la Congregazione affida il processo al tribunale dell’arcidiocesi di Torino revocando “l’autorizzazione precedentemente concessa a Sua Eminenza (Bagnasco, ndr) di celebrare il processo”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/23/don-castagneto-bagnasco-ha-provato-a-insabbiare-il-caso-ora-indaga-torino/5976740/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/21/genova-la-cdf-vaticano-revoca-a-bagnasco-lincarico-del-processo-a-don-castagneto-e-lo-passa-a-torino/

  • Don Marino Genova è stato arrestato: abusò della tredicenne Giada Vitale

    Don Marino Genova è stato arrestato: abusò della tredicenne Giada Vitale

    Per don Marino Genova, l’ex sacerdote di Portocannone, si sono aperte le porte del carcere. Il religioso, condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione per violenza sessuale e abusi a danno dell’ex parrocchiana all’epoca tredicenne, Giada Vitale, è stato arrestato in esecuzione della sentenza definitiva. Si chiude così una delle vicende più tristi della cronaca degli ultimi anni.

    “Non si è mai contenti quando una persona va in carcere – commenta al Tgr, Giada Vitale, la vittima  – non avevo desiderio di vendetta (altro…)

  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)

  • Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento del vescovo assistito dal vicario giudiziale”  –  “Potrebbe rimanere parroco fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime prevista a maggio p. v.. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza”.  

    Genova 19 marzo 2019 – Card. Angelo Bagnasco

    Una serie di documenti acquisiti dalla procura di Genova dai quali abbiamo estratto il carteggio tra Diocesi di Genova e il Prefetto della CDF, Francisco Luis Ladaria, sull’istruttoria fatta da Bagnasco, che documentiamo ulteriormente nell’approfondimento sul caso di don Franco Castagneto.

    L’estratto che precede l’articolo è parte di quanto Bagnasco invia nell’istruttoria alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) integrando una “proposta” molto generosa in favore del prete.

    Il Cardinale malgrado in una missiva del 19 marzo 2019 confermi alla CDF la gravità dei fatti e sostanzialmente l’ammissione di don Franco alle accuse fatte dagli abitanti di Sori già nella metà degli anni 90, quando vi fu un’istruttoria (guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, fino a metà del 2020 vescovo vicario proprio del cardinale Angelo Bagnasco  e Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007 ) al termine della quale però si decise di non procedere, ma di spostare semplicemente don Franco da Sori ad Albaro, dove si insedierà nel 1998.

    Nei vari carteggi con la CDF Bagnasco rassicura che si tratta di fatti datati, che non si sarebbero più ripetuti dopo il trasferimento ad Albaro nel 1998. Gli stessi parrocchiani, secondo l’istruttoria del Cardinale, confermerebbero l’integrità del sacerdote.

    Carteggi dai quali si evince tuttavia la leggerezza morale del cardinale nel proporre a fronte delle ammissioni del Castagneto, che celebri comunque (in quanto parroco) le comunioni e le cresime facendogli poi lasciare Albaro in modo quasi furtivo, “adducendo motivi di forte stanchezza”.

    La risposta della CDF arriva poco dopo per pugno LAPIDARIO dello stesso Prefetto, il 18 Luglio 2019, quando ringraziando il Cardinale, revoca il mandato a celebrare il processo Penale Canonico (chiesto dalla stessa CDF il 7 Gennaio 2019) e i chiede che tutti gli atti siano trasferiti al Tribunale Penale Canonico di Torino. Non accresce nella missiva i motivi della revoca.

    In una missiva del 5 agosto, Bagnasco comunica alla CDF di aver spostato temporaneamente don Franco al Santuario di Crea e che a settembre, sarà trasferirlo a Roma, in una comunità di recupero, assistito da un ottimo psicoterapeuta.

    La domanda sorge spontanea, che senso ha mandare oggi, una persona ormai sana, che secondo l’indagine dello stesso cardinale, non reitera da 21 anni, in una comunità di recupero e sottoporla a psicoterapia?

    Perché mai?

    L’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO – prima con l’aiuto del giornalista Ferruccio Sansa, poi di Alessandro Tesei – riguardo gli anni recenti, quelli di Albaro, parte grazie ad una lettera anonima pervenuta alla Rete a fine agosto. Quella lettera testimonia che nell’agosto 2019, ad Albaro è successo qualcosa che ha spinto qualcuno a scriverci, ma forse ha anche creato l’esigenza di non poter più lasciare don Franco li, anche solo 25 giorni, fino a settembre e mandarlo direttamente a Roma.

    Nell’indagine, durata circa 10 giorni tra Albaro e Sori, raccogliamo un profilo del Castagneto nel quale viene descritto un uomo possessivo, un manipolatore che ha l’arte di fare compromessi per “incatenare” a se le persone, come faceva peraltro a Sori, non è inverosimile pensare che abbia potuto farlo anche ad Albaro, se pur con altre modalità.

    Anche nei rapporti della Polizia Giudiziaria che ha svolto le sue indagini e sentito diversi testimoni, emerge che don Castagneto aveva creato una sorta di dormitorio dove era solito ospitare giovani disagiati in cambio di lavoretti in parrocchia, alcuni un po’ sbandati, altri come uno dei testimoni. Persone tuttavia che avevano in comune il bisogno di un alloggio, sottoposte di conseguenza a una forte sudditanza.

    Lo conferma lo stesso sacrestano che per sette anni ha lavorato al fianco di don Franco ad Albaro e che agli inquirenti non nasconde il timore per questa indagine. Racconta che don Castagneto, proprio mentre veniva informato da Bagnasco del procedimento canonico a suo carico, intercedeva con la diocesi per fargli avere un appartamento all’interno della canonica, e adesso teme che l’indagine possa in qualche modo interferire.

    Confermerà che uno degli ospiti segnalati di cui avevamo recuperato il nome, è scomparso da un giorno all’altro, proprio insieme a don Franco. Racconta di averlo recentemente incontrato, di avergli proposto di intercedere con il nuovo parroco per farlo tornare a vivere li, facendo lavoretti. Ma il ragazzo taglia corto e defila. È la stessa Polizia a non riuscire più a rintracciarlo.

    Il sacrestano conferma anche un’altra segnalazione che avevamo raccolto e trasmesso alla procura di Genova, che trova riscontro anche in un’altra deposizione agli atti. Il suicidio di un giovane ospite che don Franco aiutava.

    Tutte informazioni che gli ex parrocchiani di Castagneto ad Albaro, parrebbe abbiano omesso al cardinale, informazioni che però sottoscrive nero su bianco lo stesso sacrestano di Albaro, l’unico al quale il cardinale non ha chiesto.

    Francesco Zanardi

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  • SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    SAVONA : Pedofilia, davanti al giudice la causa civile contro la diocesi

    Da una parte Zanardi (Rete l’Abuso) e dall’altra una parrocchia e l’ex prete Giraudo
    Prima udienza: le presunte vittime puntano al risarcimento per danni biologici

    Silvia Campese / SAVONA
    Entra nel vivo il processo civile, primo in Italia, dove una presunta vittima di pedofilia cita in giudizio la Chiesa cattolica avanzando una richiesta di risarcimento economico, in assenza di una condanna penale. Si è svolta ieri, nel Tribunale di Savona, la prima udienza che vede, da una parte, Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, presunta vittima di violenze, e dall’altra la Diocesi di Savona, il rappresentante legale della parrocchia di Spotorno, dove al tempo si sarebbero svolti i fatti, e l’ex sacerdote Nello Giraudo, condannato per pedofilia, ma non per il caso specifico di Zanardi.

    Il giudice Stefano Poggio del Tribunale di Savona ha nominato, ieri, il ctu, il consulente tecnico d’ufficio: sarà il dottor Pietro Filiberti di Genova che nella prossima udienza, fissata per il 21 ottobre, sarà chiamato a prestare giuramento accogliendo l’incarico.

    A quel punto, si proceder‡ con la perizia: il tecnico dovrà pronunciarsi dal punto di vista medico, chiarendo se esistano, come sostenuto dal consulente di parte, i danni biologici protratti nel tempo, che hanno segnato in modo profondo la qualità di vita della presunta vittima.

    Il ctp (consulente di parte), nelle tre memorie che sono state depositate in Tribunale, ha individuato un danno biologico che, in base a tabelle tecnico-scientifiche di riferimento, contempla un danno psicologico e legato alla qualità di vita del soggetto, a seguito dei fatti, pari al 75 per cento della scala di gravità: da qui la richiesta di un indennizzo economico di circa 900 mila euro.

    Tesi, questa, contestata dagli avvocati Simone Mariani, che difende la Diocesi di Savona-Noli, da Marco
    Montalbani, in difesa della Parrocchia di Spotorno e da Marco Russo in difesa di Nello Giraudo.

    ´Respingiamo ogni addebito di responsabilità, il commento dell’avvocato Mariani, che non ha voluto
    fornire ulteriori dettagli della linea difensiva.

    Il processo, in base agli esiti, potrebbe costituire un precedente storico fondamentale per lItalia. Se si giungesse all’individuazione di un risarcimento per il danno biologico le richieste potrebbero essere estese ad altri casi raggiungendo cifre esorbitanti proprio come già avvenuto in alcune realtà degli Stati Uniti.

    ´Siamo partiti da Savona o spiega Francesco Zanardi poichè i casi di pedofilia ormai noti, che coinvolgono un alto numero di vittime (molti dei quali prescritti), sono stati oggetto di una ricca documentazione sottoposta agli addetti del Vaticano.

    Di don Giraudo, ad esempio, si parla in un carteggio tra i vescovi savonesi e l’allora Prefetto della Congregazione, il cardinale Ratzinger, e dei suoi successori, monsignor Scicluna e Ladaria. Sino a oggi, le azioni intraprese sono state sempre rivolte al Vaticano che avrebbe dovuto aprire di sua iniziativa il processo.

    La nuova via Ë, invece, quella di intentare la causa verso le singole diocesi.

    Silvia Campese / SAVONA – IL SECOLO XIX

  • Don Franco Castagneto, abusi archiviati. Le vittime: “I pm credono solo a Bagnasco”

    Don Franco Castagneto, abusi archiviati. Le vittime: “I pm credono solo a Bagnasco”

    Paolo Frosina – IL FATTO QUOTIDIANO

    Don Franco Castagneto ha confessato gli abusi su minorenni commessi quand’era parroco a Sori, borgo della riviera ligure di Levante, tra il 1979 e il 1998. Ma si tratta di reati prescritti, mentre “non è emersa alcuna conferma sulla consumazione di molestie sessuali presso la parrocchia di Albaro, dov’era stato trasferito in epoca più recente”.

    Lo scrive il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, chiedendo al gip l’archiviazione del fascicolo nato dall’inchiesta del Fatto sulla misteriosa rimozione di Castagneto dalla chiesa di Santa Teresa ad Albaro, nel capoluogo. La Procura ha acquisito negli archivi diocesani due relazioni e una missiva, tutte a firma dell’ex arcivescovo Angelo Bagnasco, “che ripercorrono l’attività istruttoria posta in essere dalla Curia riguardo il caso del sacerdote”.

    È la seconda relazione, del 19 marzo 2019, che contiene l’ “ammissione di responsabilità con alcune riserve” espressa da Castagneto in un incontro con lo stesso Bagnasco. Un elemento di prova che si affianca alle denunce sporte alla diocesi negli anni 90, nonché alle nuove testimonianze arrivate alla onlus Rete L’abuso dopo le rivelazioni del Fatto nel dicembre 2019. Tuttavia, scrive il procuratore, i reati “sarebbero ampiamente prescritti, posto che la condotta delittuosa è da collocarsi tra il 1979 e il 1998”, quando il sacerdote fu trasferito a Genova.

    Quanto alla denuncia di Rete L’abuso su casi più recenti segnalati ad Albaro, la Procura chiede l’archiviazione citando informazioni raccolte dallo stesso cardinal Bagnasco “che dichiara di conoscere e avere molta confidenza con le persone che frequentano la parrocchia, per esservi stato viceparroco per circa 30 anni”.

    Scrive Bagnasco nella sua relazione: “Da quanto ho potuto raccogliere, non è emerso alcun dubbio o allusione su comportamenti scorretti del parroco; al contrario, ho sentito apprezzamenti e gratitudine per la sua dedizione”. “Pare quasi che alla Chiesa sia stato chiesto di indagare su se stessa”, commenta Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso, che intende opporsi all’archiviazione. “Stupisce che la Procura prenda per buona la ricostruzione delle gerarchie ecclesiastiche senza ulteriori approfondimenti.

    Resta una domanda: perché Castagneto è scomparso dalla sua parrocchia da un giorno all’altro, senza spiegazioni?”.

    Il Fatto Q del 7/9/20
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/18/quella-strana-revoca-della-cdf-a-bagnasco-che-trasferisce-il-processo-castagneto-la-sua-proposta-e-le-omissioni/
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  • Caso Giada Vitale, cassazione conferma condanna a Don Marino Genova

    Caso Giada Vitale, cassazione conferma condanna a Don Marino Genova

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