Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Genova

  • La Cassazione ‘chiude’ il caso Giada Vitale: condanna confermata per l’ex parroco di Portocannone

    La Cassazione ‘chiude’ il caso Giada Vitale: condanna confermata per l’ex parroco di Portocannone

    Respinto il ricorso in Cassazione presentato dall’ex parroco di Portocannone, assistito dall’avvocato Carlo Taormina. Ieri la sentenza che ha confermato i 4 anni e 10 mesi di reclusione di carcere per don Marino Genova. “Giustizia parziale, sono contenta in parte”, ha commentato Giada Vitale, la ragazza che ha subìto per anni gli abusi sessuali.

    La Cassazione ha confermato la sentenza di appello (del maggio 2019) che condannava don Marino Genova, il parroco di Portocannone, per gli abusi sull’allora minorenne Giada Vitale. In primo grado, con sentenza del 3 ottobre 2017, invece l’ex sacerdote era stato condannato a 6 anni.

    Confermati dunque i 4 anni e 10 mesi di reclusione, questa la condanna per il sacerdote e che si riferisce alle violenze sessuali perpetrate sulla ragazza quando aveva dai 13 ai 14 anni. Gli episodi avvenuti quando la stessa aveva dai 14 ai 17 anni di età invece furono archiviati dal Gip di Larino, provocando non poca indignazione.

    Questo il commento di Giada Vitale, affidato ai social, all’indomani della sentenza che le rende giustizia: “Dopo anni di grandi sofferenze e di offese ricevute da persone che mi avrebbero dovuta accogliere e supportare e che invece hanno tentato in tutti i modi di infangare la mia persona, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente questa storia indicando con pena passata in giudicato don Marino Genova colpevole. Sono contenta in parte e reputo che nei miei confronti sia stata fatta una giustizia parziale, ma accolgo questa prima vittoria come spinta per poter ancora combattere in altre sedi.

    Volevo ringraziare l’avvocato Giuseppe D’Urbano che mi ha difesa con impegno in primo e secondo grado di giudizio, i miei attuali avvocati Pietro Cirillo e Pasquale Mautone che hanno mostrato grande professionalità, la dottoressa Luisa D’Aniello che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata ad andare fino in fondo, l’Onorevole Stefania Ascari che ha manifestato coraggio, competenza e grande interesse per la mia storia”.

    https://www.primonumero.it/2020/09/la-cassazione-chiude-il-caso-giada-vitale-condanna-confermata-per-lex-parroco-di-portocannone/1530630013/amp/

  • Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    (di Paolo Frosina – Il Fatto Quotidiano) – Un nuovo caso di abusi su minori rischia di scuotere la Curia genovese. Accanto alla vicenda, svelata dal Fatto, di don Franco Castagneto – l’ex parroco della chiesa di Santa Teresa, accusato di molestie su cui ora indaga la magistratura –, ci sono due fascicoli aperti dai pm di Genova e Savona su una nuova denuncia della Rete l’Abuso, associazione fondata da Francesco Zanardi a tutela delle vittime di violenze del clero.

    Nell’esposto datato 30 luglio, si riporta la testimonianza di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo comune del Savonese. Racconta di aver subito nell’estate del 1994, quando aveva 12 anni, ripetuti abusi da “padre Luca”, uno degli educatori dei campi dei frati cappuccini a Loano. Contatti proibiti, fino alla masturbazione. Tutto, dice, sarebbe riemerso dopo tanti anni in cui il trauma rimosso lo ha portato a sviluppare disturbi psichici e tossicodipendenza. Tramite una foto, A. riconosce l’accusato in padre Luca Maria Bucci, frate nel convento di Santa Margherita Ligure, medico e cappellano all’ospedale di Rapallo. E fratello minore del sindaco di Genova, Marco.

    Venerdì 4 settembre, la Squadra Mobile di Savona, su delega del pm Giovanni Battista Ferro, ha ascoltato la presunta vittima in audizione protetta, alla presenza di uno psicologo. Anche se i fatti del 1994 sarebbero prescritti, gli investigatori vogliono vagliare l’attendibilità della denuncia e ricostruire i contorni della vicenda, che potrebbe dar luogo a responsabilità civile.

    Non solo. Nell’esposto, Zanardi fa riferimento a una segnalazione più recente che coinvolgerebbe sempre padre Bucci, arrivata – dice – alla sua associazione all’inizio del 2017: “La sottovalutammo in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”, scrive. Inoltre, “per i presunti fatti (…) che si sarebbero consumati in Genova, non avevamo nessun nominativo di presunte vittime”.

    Ora che una presunta vittima è venuta allo scoperto, è proprio su possibili episodi più recenti – forse denunciati alle gerarchie ecclesiastiche – che indaga per competenza la Procura del capoluogo guidata da Francesco Cozzi.

    Sabato Zanardi è stato ascoltato dai carabinieri e ha prodotto alcune registrazioni audio. Si tratta di telefonate in cui l’attivista, fingendosi la vittima, incalza il frate chiedendogli conto dei fatti del 1994.

    Dialoghi che, per il modo in cui sono stati carpiti, non possono avere valore di prova, ma nel corso dei quali Bucci avrebbe fatto alcune importanti ammissioni. Anche quelli saranno valutati dai pm.

    Raggiunto dal Fatto, padre Luca nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e di essere a conoscenza di accuse a suo carico. Già nei prossimi giorni potrebbe formalizzarsi un’ipotesi di reato.

    IL FATTO QUOTIDIANO del 8-9-20

  • GIUSTIZIA  Interrogazioni a risposta scritta: Vitale Giada – Genova Marino

    GIUSTIZIA Interrogazioni a risposta scritta: Vitale Giada – Genova Marino

      ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

       Don Marino, ex parroco di Portocannone, in Molise, è stato condannato dalla corte di appello di Campobasso nel maggio 2019 a 4 anni e 10 mesi di reclusione per aver abusato sessualmente di Giada quando questa aveva 13 anni;

       gli abusi sessuali sono iniziati nella primavera del 2009 e sono proseguiti sino al mese di luglio 2012; la giovane, nell’aprile 2013 ha denunciato alla procura della Repubblica ed al Vescovo di Termoli i fatti di cui era stata vittima;

       la procura della Repubblica di Larino, ritenendo la sussistenza di un consenso ai rapporti sessuali da parte della giovane non ha accertato sotto il profilo psicologico il rapporto con Don Marino;

       secondo l’interrogante, tuttavia, le circostanze avrebbero imposto tale approfondimento: Giada V. all’epoca dell’inizio dei fatti era solo tredicenne mentre il sacerdote aveva 55 anni ed è orfana di padre da quando aveva tre anni e mezzo;

       l’amore per la musica l’aveva condotta a frequentare assiduamente la parrocchia di Don Marino, prima come organista e poi come maestra del coro, e nel parroco avrebbe trovato una figura assimilabile a quella paterna;

       Don Marino è stato sottoposto a due differenti procedimenti: in un primo procedimento è stato condannato, in primo e in secondo grado, esclusivamente per gli abusi commessi fino a quando la minore non aveva compiuto 14 anni per reato di cui all’articolo 609-quater (atti sessuali con minorenne);

       un secondo procedimento, riguardante i fatti successivi ai 14 anni, si concludeva con la richiesta di archiviazione, presentata nel novembre 2014 e accolta dal Gip nel giugno 2016, in quanto i fatti non sarebbero stati contrassegnati da minaccia o persuasione, «avendo la ragazza semmai subito solo un iniziale stato di soggezione poi tramutatosi in un effettivo innamoramento e un interesse fisico per il sacerdote» mentre il compimento del quattordicesimo anno legittimava il consenso;

       nel febbraio 2018, in relazione al secondo procedimento, la procura della Repubblica chiedeva la riapertura delle indagini preliminari: sono stati ascoltati medici e psicologi che avevano seguito Giada nel periodo successivo alla denuncia, i quali osservavano che la stessa, nel suo rapporto con Don Marino, si trovava in una condizione di forte soggezione e inferiorità psichica, come ribadito dalla psicologa giuridica che, nella sua consulenza dell’8 aprile 2019, chiarisce come il consenso sia stato costruito attraverso il «conferimento, ingannevole, di normalità ai comportamenti sessualizzati» così ingenerando nella vittima una confusione permanente ed una dipendenza affettiva;

       ciononostante, il giudice per le indagini preliminari, ritenuta la carenza dell’elemento dell’abuso della condizione di inferiorità psichica, non potendo sostenersi «in maniera chiara ed univoca» la sussistenza di tale condizione, decretava l’archiviazione del suddetto secondo procedimento;

       tale provvedimento potrebbe valicare la cognizione attribuita in tale fase al giudice, non essendogli conferita la piena valutazione della responsabilità penale dell’indagato ma esclusivamente la superfluità della prosecuzione del procedimento penale: solo se vi è chiara evidenza dell’insussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie penale può disporre l’archiviazione mentre, nel dubbio, deve ordinare al pubblico ministero di formulare il capo d’imputazione;

       il vescovo, Gianfranco De Luca, appena ricevuto notizia dei fatti, ha proceduto alla verifica delle accuse, ha allontanato dalla parrocchia di Portocannone il sacerdote e ha istituito il tribunale ecclesiastico diocesano per svolgere il processo canonico che ha emesso la sentenza di sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa;

       ciononostante, il parroco sarebbe stato visto indossare la tunica bianca sull’altare di una chiesa e, secondo alcuni articoli di stampa, starebbe continuando a celebrare messa;

       a seguito della denuncia, Giada V. è stata oggetto di bullismo, insulti, isolamento e tacciata di essere calunniatrice, anche dai suoi stessi compaesani –:

       se il Governo intenda valutare se sussistono i presupposti per adottare iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari coinvolti.
    (4-06713)

  • Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    “Lui non è uno che va facendo sta roba con tutti quanti. Ha fatto un’esperienza del genere, ha vissuto questa storia impropria con te. Non è un criminale”. Così il vescovo di Larino, Gianfranco De Luca a Giada Vitale, nel 2014, giustificava la condotta del sacerdote don Marino Genova, in seguito condannato per violenza sessuale a danno della ragazza, proprio in relazione a quei fatti. Le parole del vescovo sono state riportate nella memoria allegata all’atto di interrogazione e depositata ieri, in parlamento, dall’onorevole Stefania Ascari, (altro…)

  • Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Genova; “padre Luca mi molestò quando avevo 12 anni”

    Era solo un apparente “veleno” che girava per Genova nel 2017, quando da più fonti segnalavano alla Rete L’ABUSO che padre Luca , molestava i bambini. Un file che come molti riponemmo nel cassetto in quanto mancava la presunta vittima, ma che oggi riemergerebbe confermato da un uomo che lo accusa, all’epoca dei fatti 12enne.

    I fatti sarebbero accaduti a Loano, cittadina turistica della riviera ligure, dove si ricordano bene di padre Luca, dove il nostro assistito serviva la messa e frequentava il campo solare estivo gestito dai frati cappuccini, teatro delle presunte molestie che come da manuale la psiche fa riemergere dopo anni portando alla luce coperture e omertà.

    Loano; nella diocesi di Albenga, molto chiacchierata per l’alta densità pedofila, oltre che per scandali di vario genere di cui la Rete L’ABUSO si è occupata molto in questi anni e nel 2015 commissariata dallo stesso papa Francesco.

    Padre Luca, ordinato sacerdote nel 1994 viene assegnato al convento cappuccino di Loano e in quegli anni, la famiglia del nostro assistito decide di mandarlo insieme ai cugini ai campi solari estivi. Da subito qualcosa non torna, i cugini non vogliono più andare ai campi solari e così i genitori, ignari del perché decidono di ritirarli. Ma il nostro assistito, che a differenza dei cugini in quegli anni ha problemi famigliari, resterà fino alla fine dell’estate durante la quale subirà più volte le attenzioni del frate.

    Nel frattempo, da quanto siamo riusciti a ricostruire, padre Luca viene più volte denunciato (lui stesso lo ammette – sottolinea fossero maggiorenni), purtroppo solo all’autorità ecclesiastica. Secondo le nostre fonti nel 1998, nel 2013 e nel 2017, quando la situazione sembra tracollare e si decide improvvisamente di mandarlo a “curare” negli Stati Uniti, da dove farà ritorno dopo qualche mese.

    Malgrado ciò resterà sempre a contatto con minori, tutt’ora  referente nelle pastorali giovanili di Santa Margherita Ligure e della diocesi di Savona – Noli.

    L’attività di indagine della Rete è stata molto complessa dopo la denuncia dell’uomo, oggi poco più che trentenne e padre di famiglia che probabilmente, dopo la nascita dei figli, come spesso accade in questi casi ha iniziato a maturare il trauma, fino ad esplodere. Rivoltosi alla Rete L’ABUSO nelle scorse settimane, non ha saputo fornire altro che il nome del frate “padre Luca”. Da qui sono iniziate nel massimo riserbo le nostre ricerche, intanto per capire chi fosse questo frate senza un cognome, rintracciato poi grazie ad un annuario dei cappuccini liguri e successivamente riconosciuto dal nostro assistito, grazie ad una fotografia.

    Una situazione che per vie traverse, dato il coinvolgimento di personaggi eccellenti abbiamo verificato ulteriormente interpellando i cappuccini, più di uno, che confermerebbero sia le presunte tendenze del frate, sia il fatto che nel 2017, a seguito di queste problematiche, sia stato mandato negli USA per un periodo di “cura“.

    Durante l’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO abbiamo sentito al telefono anche il frate, padre Luca Maria Bucci che pur negando i fatti con minori, ammetterebbe problematiche che definisce di “eccessivo affetto“, le denunce e le successive cure negli Stati Uniti. Cercando di rassicurarci, al telefono commenta “io faccio già un percorso di super protezione con psicologa, direzione spirituale. Sanno sempre dove sono, dove vado cosa, faccio“.

    Anche se per i fatti denunciati dal nostro assistito – risalenti al 1994 – sotto il profilo penale è intervenuta la prescrizione, come lo stesso Bucci ammette al telefono, ci sono state però altre due denunce, per quanto l’Associazione è informata, risalirebbero al 2013 e al 2017, fatti che non sarebbero prescritti, probabilmente denunciati solamente all’autorità ecclesiastica. Per questo motivo padre Luca Maria Bucci è stato formalmente denunciato alla Procura della Repubblica di Genova, alla quale si chiede (nel rispetto della norma dell’abolizione del segreto Pontificio) l’acquisizione dei fascicoli relativi ai fatti citati dallo stesso Bucci.

    L’inerzia delle gerarchie ecclesiastiche che malgrado tutto non lo hanno mai isolato dai giovani e che oggi, vedono il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, protetto a Genova Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, che la Rete L’ABUSO rintracciò nell’aprile del 2017, nascosto in una parrocchia a Di Negro poi, nel dicembre 2019 un altro caso travolge il neo pensionato Presidente della CEI, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano, poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è scomparso e si sono perse le tracce.

    Con l’insediamento del nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, ci si aspettava un cambio di di linea ed invece, dopo la segnalazione della Rete L’ABUSO al Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova, la risposta, arrivata solo dopo un nostro articolo, non è delle più rassicuranti.

    Al di la del fatto che non hanno voluto sapere neppure il nome del frate accusato, quantomeno per poterlo momentaneamente isolare in via cautelativa e al fine di scongiurare eventuali reiterazioni del reato, malgrado i continui inviti alle vittime di denunciare gli abusi alla chiesa, a noi rispondono di rivolgerci all’Autorità Giudiziaria, alla quale, anche senza l’indicazione della diocesi, ci eravamo già rivolti per procedura.

    Francesco Zanardi

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  • Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del “sistema chiesa”

    Una presunta vittima di pedofilia e un frate, anch’esso vittima del “sistema chiesa”

    IL CONTESTO. Se ne sta occupando, ancora una volta, Rete L’Abuso. E, ancora una volta, il contesto è quello della Liguria. Va doverosamente utilizzato il condizionale, perché al momento la versione è quella della presunta vittima, un padre di famiglia che racconta di aver dovuto affrontare un percorso di sofferenza, per maturare la ragione del suo tormento. E ha ricordato quei fatti, lontani nel tempo ma non nel cuore. Il suo turbamento si è fatto più forte quando si è trovato fra le mani la figlioletta appena nata. Vederla indifesa ha fatto scattare in lui un percorso all’indietro, alla sua infanzia. Molti scelgono di tenere dentro i propri dubbi, quando capiscono di essere stati abusati. Molti invece raccontano, per liberarsi di un peso interiore che rende la vita impossibile.

    L’uomo si è rivolto alla Rete L’Abuso, fondata anni fa da Francesco Zanardi, vittima di un abuso accertato dalla giustizia. Gli ha raccontato tutto. E gli ha chiesto un aiuto, per far emergere quello che – afferma – fu un caso di violenza, da parte di un educatore che indossava il saio.

    LA DENUNCIA. Francesco Zanardi ha preso tutti gli estremi, ha raccolto lo sfogo, ha depositato un esposto urgente alla Procura della Repubblica, presso il tribunale di Genova. Il frate era infatti incardinato, all’epoca, in quella diocesi, anche se ha operato ed opera in un contesto regionale, in quanto assegnato da anni ad un altro convento del Ponente ligure. Prima di muoversi, l’associazione ha cercato riscontri. Ha chiesto, ha verificato. E ha messo insieme più elementi, che agli occhi di Rete L’Abuso costituiscono indizi a supporto delle accuse. C’è qualcosa su cui fare luce. Questa la posizione di Zanardi, che – avendo maturato sul campo una notevole esperienza, assistendo decine e decine di vittime – ha chiesto alla Procura di essere ascoltato.

    Naturalmente ha chiesto che vengano ascoltati tutti, sia la presunta vittima che il presunto molestatore. E ha aggiunto un passaggio molto delicato. Nel 2017, già ci sarebbero state segnalazioni, sulla stessa persona. Segnalazioni non circostanziate come quelle contenute nella denuncia dell’uomo, arrivata solo oggi. «Era un momento delicato, c’erano le elezioni – dice ora Zanardi – trattandosi di un nome noto, c’era il rischio che la vicenda potesse essere anche strumentalizzata, non avevamo gli elementi che abbiamo oggi. Riteniamo doveroso approfondire, alla luce del sole, come nella consuetudine di Rete L’Abuso».

    TRE PRESUNTI PRECEDENTI. Zanardi ha chiesto l’acquisizione dei fascicoli che la chiesa avrebbe aperto, nel tempo, nel confronti del frate. Sarebbero almeno tre. Uno risalente alla fine degli anni ’90, quando il religioso aveva da poco pronunciato i voti. Uno del 2013 ed uno del 2017. Di quali accuse si trattasse, nero su bianco, lo sa solo la chiesa, che se ne è materialmente occupata. Sono stati cercati riscontri. Voci, tantissime. Mezze frasi. «È vero, fascicoli ne sono stati aperti – dice un altro frate, che parla solo sotto garanzia dell’anonimato – ma non si è mai arrivati ad un processo canonico, si è sempre cercato di concedere una possibilità di recupero, in questi casi ne va dell’immagine di tutto l’ordine religioso».

    Il piccolo mondo dei frati liguri è in subbuglio. Molti ammettono di aver sentito parlare di «problemi» legati ai comportamenti del confratello, che avrebbe avuto «ripetute segnalazioni». Qualcuno ammette di «stare alla larga», proprio perché la questione «la sanno tutti». La frase ricorrente è: «Problemi sì. Non con i bambini, però, con ragazzi più grandi». Con certezza, la chiesa si è rapportata con il problema. «Attrazioni considerate peccaminose, non altro», ridimensionano nell’ambiente. Lo stesso frate avrebbe confidato ai confratelli di avere un problema relativo al proprio comportamento, ma di «averlo affrontato con ripetuti percorsi psicologici di riabilitazione».

    TANTA SOFFERENZA. Al momento tutto è doverosamente tenuto sotto riserbo, perché sacrosanto è il diritto della presunta vittima di denunciare, ma altrettanto vale per il diritto del presunto molestatore, a difendersi e replicare alle accuse.

    Vivere la propria sessualità come peccato, è per chi crede un forte tormento. Se poi ad avere il problema è un frate, il tormento raddoppia, perché all’esterno deve biasimare quanto è tentato di praticare. Trattandosi oltretutto di un volto noto, una persona di primo piano, che ha sempre rivestito ruoli di spessore, la cautela è doverosa. «Mi perseguitano da sempre – avrebbe detto il frate, affranto, appresa la notizia della denuncia – perché sono io, per il mio nome, la mia visibilità, la mia appartenenza familiare in vista. Purtroppo sono solo accuse infondate, che mi fanno soffrire moltissimo. Sto lavorando su me stesso, lavoro su me stesso da tanti anni…».

    La risposta della chiesa è stata fin qui la «riabilitazione». Periodi di allontanamento e distacco, l’ultimo di almeno tre mesi nella prima parte del 2017. Il religioso ha lasciato Genova, per «curarsi» negli Stati Uniti, presso psicologi considerati molto bravi. La risposta ufficiosa che risuona dall’ambiente religioso, è compatta: «Non erano storie di bambini».

    CURARE L’OMOSESSUALITA’? Non sarebbe il primo caso in cui la chiesa sceglie la via della «cura», per porre rimedio a comportamenti sessuali non idonei a chi sceglie di indossare un abito consacrato. Parte della comunità religiosa continua a ritenere l’omosessualità una «malattia», dalla quale si può «guarire». Lo stesso frate al centro della vicenda, avrebbe detto che si trattava «solo di affetto», verso i bambini, «niente di troppo grave». Come predicatore, ha più volte espresso concetti di questo tipo, pubblicamente, ritenendo i transessuali «soggetti che hanno grandi difficoltà ad identificarsi con la propria sessualità e che si collocano sul piano delle schizofrenie» e ipotizzando la causa dell’omosessualità «come biologica, legata alle dimensioni dell’ipotalamo o da ricercare nel sistema nervoso centrale», ma propendendo poi per «l’influenza dei comportamenti dell’individuo».

    Una visione rigida, dunque, così come una delle sue riflessioni sulle malattie sessuali, che toccano come «castigo di Dio?» quei «comportamenti moralmente decadenti e svilenti dell’umanità».

    SCENARI POSSIBILI. I fatti segnalati in Procura sono risalenti nel tempo. È possibile che l’autorità giudiziaria allarghi le braccia, senza procedere. Indubbiamente la presunta vittima è un uomo, ormai. Appare complesso, risalire al contesto. Potrebbero però farsi avanti altre potenziali vittime. Molto dipenderà dall’acquisizione o meno dei tre fascicoli interni, in cui la chiesa ha già esaminato il problema, ripetutamente. La nuova linea di trasparenza imposta da Papa Francesco dovrebbe agevolare le cose. Zanardi ha già scritto diversi giorni fa alla diocesi, segnalando tutto al servizio diocesano per la tutela dei minori. Nella nota di risposta , è stato suggerito a Rete L’Abuso di «interessare quanto prima la magistratura, nel precipuo interesse della tutale delle vittime». Così è stato. «La chiesa ha doverosamente tutelato il suo pastore – dice Zanardi – bisogna capire se sono state tutelate le vittime. Se davvero ci sono stati altri episodi, di cui si parla con insistenza da anni, è arrivato il momento della verità. Chi sa, parli ora o mai più». Luca Maria Bucci

    Redazione Web

  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Da anni non solo la Rete L’ABUSO, ma anche illustri esperti in materia, da Federico Tulli allo stesso Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, sollecitano il Governo a mettere mano ai patti lateranensi che in Italia hanno un effetto devastante per quello che concerne non solo la tutela dei minori, ma anche la giustizia e i diritti costituzionali per coloro che purtroppo sono rimasti vittime di preti pedofili.

    Raccomandazioni ONU 2019 capitolo 21 “(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;”

    Nei giorni scorsi l’ennesimo caso di abusi da parte di un religioso ha sollevato in modo davvero tangibile la necessità imprescindibile di mettere mano al problema. Dopo la nuova normativa vaticana “Vos estis lux mundi”, e il successivo vademecum inviato ai vescovi lo scorso luglio, vengono al pettine anche i nodi di questo pasticcio tutto italiano.

    Abbiamo segnalato alla diocesi competente la denuncia che ci è arrivata e, al di la del fatto che contrariamente da ciò che viene fatto credere dai giornali, è lo stesso Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova a smentire la stampa (documento a sinistra), che fino ad oggi ha dato a tutti l’idea, o ha voluto far credere, che tribunali vaticani e processi canonici, fossero in qualche modo una alternativa ai tribunali civili.

    Nel documento infatti, è la stessa diocesi ad invitarci “in primo luogo – nel precipuo interesse della tutela delle vittime – a interessare quanto prima la magistratura inquirente”, di fatto manlevandosi da questo onere.

    Qui va detta una cosa importante, quanto sollecitavamo alla diocesi ovvero;

    Spett. Ufficio

    In riferimento a segnalazioni di abuso sessuale ai danni di infra-quattordicenni avvenuti in strutture adibite a campi solari parrocchiali e giunte nei giorni scorsi all’attenzione dei nostri uffici, sono a chiedervi sollecita udienza.

    Da nostre informazioni, il sacerdote in questione, oltre che ad essere un personaggio di spicco nel genovese, avrebbe a suo carico precedenti denunce ed indagini canoniche.

    Data la delicatezza della vicenda dovuta ai coinvolti, ritengo indispensabile un sollecito incontro con le gerarchie diocesane, Vescovo o Vicario.

    Cordiali saluti.  (documento a destra)

    Come potete notare noi nella nostra missiva non facciamo il nome del sacerdote, tuttavia sottolineiamo che la segnalazione è urgente in quanto (anche se volutamente omettiamo l’anno dei campi solari che non è il 2020) essendo in estate, e proprio per il fatto che i c.d. campi solari sono estivi, ci aspettavamo almeno l’interesse da parte della diocesi, a scopo cautelativo per i minori, che ci venisse chiesto il nome del sacerdote per poi isolarlo. Invece nulla di tutto ciò.

    L’interesse della diocesi invece è solo quello di inviare una segnalazione, non per l’eventuale tutela dei minori, ma solo per un mero punto di vista canonico.

    Qui nasce un altro grave problema, il conflitto tra i due tribunali (quello italiano e quello vaticano) e il conseguente inquinamento delle prove perché parallelamente alla magistratura, la chiesa ci chiede di inviare per posta, in sostanza, gli stessi dati che ci invita a mandare alla magistratura.

    Uno dei nostri legali, l’avvocato Mario Caligiuri, spiega tecnicamente il conflitto;

    «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

    Tuttavia va detto che i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

  • IL CASO – Pessima partenza per il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, insediato lo scorso 11 luglio

    IL CASO – Pessima partenza per il nuovo vescovo di Genova Marco Tasca, insediato lo scorso 11 luglio

    Non che avessimo grande fiducia nei provvedimenti della chiesa in materia di pedofilia, ma quanto accaduto a Genova nei giorni scorsi, onestamente ci lascia davvero spiazzati al punto di domandarci come si possa oggi affidare i propri figli al clero, sapendo che sono sotto la tutela di persone che di fronte ad una denuncia, preferiscano il buon nome della chiesa, a discapito dei minori.

    Un nuovo caso nel genovese, di cui non parleremo ancora.

    Qui vogliamo parlare dell’inquietante atteggiamento della chiesa, quella genovese che vede il vescovo uscente card. Angelo Bagnasco accusato di aver prima, nascosto Carlos Buela, l’argentino fondatore della Congregazione del Verbo Incarnato, scoperto dalla rete L’ABUSO nell’aprile del 2017 e nascosto nella parrocchia di Di Negro (GE), poi, nel dicembre 2019 un altro caso, quello di don Francesco Castagneto, prima parroco di Sori, piccola cittadina ligure dove decine di persone lo accusano e poi, trasferito nella parrocchia più illustre della città, nel quartiere della Genova bene, Albaro, ex parrocchia del cardinale, da dove è stato fatto fuggire in fretta e furia.

    Con l’arrivo del nuovo vescovo Marco Tasca, si sperava che la linea omertosa dettata per anni dall’ex presidente della CEI Angelo Bagnasco si esaurisse e invece pare che le cose vadano peggio di prima.

    Nei giorni scorsi, concluse le indagini avviate dalla Rete L’ABUSO a seguito di una denuncia, abbiamo voluto informare la diocesi genovese su un caso di presunti abusi avvenuti in un campo solare gestito dal clero.

    Trattandosi di un campo estivo, ci aspettavamo un sollecito intervento, almeno al fine di acquisire il nome del presunto pedofilo ed eventualmente rimuoverlo. Sconcertante il disinteresse delle gerarchie e della diocesi genovese, che non si è neppure preoccupata di acquisire il nominativo del sospetto, venendo meno alla fiducia di chi, dopo i tanti appelli di papa Francesco, ha creduto che nella chiesa, finalmente, la tutela dei minori fosse divenuta una priorità.

    Continua…

    Francesco Zanardi

  • Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Accesso agli atti per le vittime di preti pedofili, il Vaticano non risponde

    Tra le tante santissime menzogne del Vaticano, anche quella dell’accesso agli atti per le vittime dei preti pedofili.

    Una notizia clamorosa, ma che come per i tribunali per processare i vescovi insabbiatori; la Commissione minori “trasparente” nella quale inserì due vittime Marie Collins e Peter Saunders, così inefficiente ed inutile che la Collins lasciò contestandone l’inerzia, mentre Saunders venne addirittura allontanato; le promesse di aiuto alle vittime e la tolleranza zero; la promessa di cacciare e perseguire i preti pedofili che poi in realtà coprì, come nel caso di don Nicola Corradi, Carlo Capella, Josef Wesolowski, gli abusi in Vaticano sui chierichetti del papa ecc. anche quella di accedere agli atti che riguardano i processi per abuso sessuale, si sta rivelando l’ennesima papa-frottola.

    Dopo l’appello fatto da Bergoglio sull’abolizione del segreto pontificio e la possibilità per le vittime di accedere agli atti processuali canonici che le riguardano, più di uno dei nostri assistiti ha avanzato formale richiesta, tra questi anche Giada Vitale che proprio pochi giorni fa a “La vita in diretta” RAI1 ha anche denunciato (come accaduto in molti altri casi) che don Marino Genova, che abusò di lei quando aveva solo 13 anni, malgrado una condanna definitiva, non è mai stato dimesso dallo stato clericale.

    Ebbene, come ci confermano diversi nostri assistiti che hanno avanzato domanda di accesso, non solo non hanno ottenuto i documenti promessi, ma neppure gli hanno risposto.

    Differente la situazione per quanto riguarda l’Autorità Giudiziaria, alla quale, nei due casi ai quali la Rete L’ABUSO ha accesso, possiamo confermare che una risposta ci sia stata.

    C’è un però, ovvero, la Rete L’ABUSO assiste anche le vittime di quei due casi e possiamo affermare che i conti non tornano. Infatti, praticamente tutti i documenti depositati dai nostri assistiti prima o nel corso del procedimento canonico, non sono stati consegnati agli inquirenti che li hanno richiesti. Perché ?

    Tranne poche carte di nessuna importanza come la consacrazione del sacerdote e qualche altro appunto di poco valore, nulla di rilevante.

    Noi della Rete L’ABUSO siamo stati in grado di accorgerci dell’ammanco grazie ai nostri assistiti che non solo ci hanno confermato la presenza di loro scritti fatti in fase di audizione da parte dell’autorità ecclesiastica, ma in molti casi hanno depositato denunce e pagine di memoriali circostanziati contenenti i nominativi di altre presunte vittime. Tutto materiale di rilievo, che però manca all’appello.

    Ma la domanda cruciale al di la degli appelli fatti da uno Stato non più credibile come il Vaticano, quali garanzie ci sarebbero anche qualora consegnassero qualche carta in più ?

    Francesco Zanardi