Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Condannato monsignor Capella per il reato di pedopornografia, sentenza storica

    Prima applicazione in Vaticano della riforma del codice penale del luglio 2013. Pende l’esame del Comitato diritti umani dell’Onu

    Una condanna pesante, in linea con le richieste del Promotore di giustizia, Giampiero Milano, giunta al termine di sole due udienze pubbliche, visto che il reato contestato è stato ammesso dallo stesso imputato l’ex diplomatico vaticano monsignor Carlo Alberto Capella.

    E’ la prima volta che viene applicata in Vaticano la riforma del codice penale del luglio 2013 che ha introdotto il reato di pedofilia e pedopornografia, visto che un altro imputato nel 2015, l’ex Nunzio Jozef Wesolowski è morto prima dell’inizio del processo.

    Quella di oggi è una decisione che va ben al di là dell’esito processuale, soprattutto in un momento nuovamente molto delicato per la Santa Sede e il Vaticano in rapporto alla pedofilia del clero cattolico. Un incubo che ritorna.

    Un membro del C9, il cosiddetto consiglio della Corona, di papa Francesco, il cardinale George Pell è sotto processo in Australia con accuse personali di abusi sessuali, che lui però ha sempre negato. Un altro, il cardinale Errazuriz è accusato dai fedeli in Cile di essere tra coloro che hanno insabbiato per anni il caso del vescovo di Osorno, in Cile, Juan Barros, di cui Francesco ha accettato pochi giorni fa le dimissioni, dopo che la sua vicenda ha scatenato accuse contro l’intera chiesa di quel Paese e ha messo in difficoltà lo stesso Papa che aveva continuato a difenderlo sulla base di informazioni sbagliate che gli erano state fornite . Un terzo cardinale americano, l’ ex arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick, è stato sospeso dal Papa dall’esercizio pubblico del sacerdozio, nei giorni scorsi.

    Mentre tra appena un mese il Vaticano e a Santa Sede dovranno essere nuovamente valutati dal Comitato per i diritti umani dell’Onu a Ginevra (Comitato contro la Tortura) dopo che nel 2014 erano stati richiesti 9 cambiamenti sulla pedofilia, pena una pesante sanzione internazionale.

    L’imputato Capella, oggi, è stato ritenuto colpevole di “divulgazione, trasmissione, offerta e detenzione” di materiale pedopornografico di qualcosa come 40 – 55 files , comprendenti foto,films, animazioni giapponesi, di cui si è esclusa la ricerca casuale od occasionale sul web , ma il cui reperimento e molto complesso, e il cui uso – è stato sottolineato dal Promotore di Giustizia – comporta lo sfruttamento dei minori.

    Una condanna in cui – come spiega il dispositivo della sentenza – la pena base quattro anni di reclusione ed euro 4.000 di multa, sono stati aumentati per la continuazione del reato nella misura finale di cinque anni e cinquemila euro di multa.

    La condanna non è stata ancora più pesante solo perché il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha operato il bilanciamento dell’ aggravante dell’ingente quantità (prevista dall’art. 10, comma 5, della legge n. VIII del 2013) con le attenuanti generiche (art. 59 c.p., così come modificato dall’art. 26 della legge n. L del 1969), concesse anche in ragione del comportamento processuale dell’imputato che si è dichiarato colpevole.

    Capella ha cercato di spiegare anche in aula, che la sua condotta è stata generata da un periodo di crisi, dovuta ad una forte insoddisfazione professionale. Un’insoddisfazione seguita al suo trasferimento a Washington come numero quattro della Nunziatura, dopo cinque anni passati (2011- 2016) all’interno della sezione rapporti con gli Stati della segreteria di stato e poi presso la nunziatura in Italia, anni in cui aveva seguito tutti i dossier economici vaticani più importanti dall’antiriciclaggio, alla creazione dell’AIF, fino alla firma del Trattato fiscale con l’Italia, che ha permesso il rientro dei capitali detenuti presso lo IOR da soggetti italiani per circa un miliardo di euro.

    Una “giustificazione” che è stata contestata non solo dal rappresentante dell’accusa, ma anche dal Presidente del Tribunale. Tra l’altro, risulta dagli atti processuali, che monsignor Capella ha continuato ad accedere e scaricare il materiale pedopornografico anche dopo che era stato richiamato in Vaticano, a seguito di una notifica del Dipartimento di Stato americano e di un mandato di arresto spiccato contro di lui dalle autorità canadesi appunto per dettesione e distribuzione di materiale pedopornografico .

    L’avvocato di Capella, Roberto Borgogno, si è soffermato sul profilo psicologico del suo assistito: «Questi comportamenti – ha detto – non sono indice di pericolosità ma di un disagio: non si può sempre parlare di detenzione, ci sono terapie e percorsi riabilitativi che le autorità ecclesiastiche ben conoscono. C’è la possibilità di un cammino terapeutico».

    Capella , adesso, però dovrà affrontare anche il processo canonico, e potrebbe essere anche spretato.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/06/23/condannato-monsignor-capella-per-il-reato-di-pedopornografia-sentenza-storica_a_23466377/

  • Vaticano, rimosso un cardinale: è accusato di abusi su un minore

    Vaticano, rimosso un cardinale: è accusato di abusi su un minore

    Vaticano: rimosso da “ogni ministero pubblico” un cardinale americano. Theodore McCarrick è accusato di aver abusato di un minore quando era un semplice sacerdote della diocesi di New York. Il porporato si è dichiarato innocente

    Un’altra bufera rischia di scuotere il Vaticano.

    Dopo il caso del cardinale australiano George Pell, che al momento si trova nella sua nazione d’origine, dove si sta difendendo nel corso di un processo da accuse che non sono state rese note nei loro dettagli, un alto prelato è stato accusato di abusi sessuali ai danni di un minore.

    Si tratta del cardinale americano Theodore McCarrick, che in passato ha ricoperto anche “l’incarico” di arcivescovo di Washington.

    Il porporato, stando a quanto si legge su Il Messaggero, potrebbe aver abusato di un minore una trentina d’anni fa, quando era un semplice sacerdote presso la diocesi di New York. Le accuse di cui si parla in queste ore, almeno, riguardano un presunto episodio avvenuto in quel periodo. La Santa Sede, nel frattempo, avrebbe già intimato all’alto prelato il ritiro a una vita privata fatta di preghiera e penitenza. La decisione sarebbe stata comunicata dal cardinale segretario di Stato Parolin, dopo un ordine ricevuto direttamente da Papa Francesco.

    “Seppur sia sconvolto dal rapporto, e pur dichiarando la mia innocenza, ho ritenuto essenziale che le accuse fossero segnalate alla polizia, accuratamente investigate da un’agenzia indipendente, e consegnate al comitato di revisione dell’arcidiocesi di New York. Ho collaborato pienamente al processo”, ha sottolineato McCarrick, come si apprende da una nota stampa riportata su Vatican Insider.

    In Vaticano si sarebbe optato per il provvedimento di rimozione dal ministero per via di una testimonianza ritenuta credibile. Versione che sembrerebbe essere confermata dalle stesse parole del cardinale:”La mia tristezza è divenuta profonda – ha evidenziato il porporato americano nel comunicato citato – quando sono stato informato che le accuse erano state ritenute credibili e motivate. In obbedienza – ha aggiunto – accetto la decisione della Santa Sede, a non esercitare più alcun ministero pubblico”. McCarrick ha comunque evidenziato di credere nella sua innocenza e di non avere alcun ricordo di quanto contestatogli.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vaticano-rimosso-cardinale-accusato-abusi-su-minore-1543200.html

  • Pedofilia in Australia. Scuse del governo e risarcimenti alle vittime

    Pedofilia in Australia. Scuse del governo e risarcimenti alle vittime

    Si è conclusa l’indagine della Royal Commission australiana sulle migliaia di abusi verificatisi nel Paese. Il governo presenterà scuse ufficiali alle vittime

    La Royal Commission australiana ha concluso le sue indagini sulla pedofilia nel Paese.

    Dopo cinque anni di lavoro e più di 8.000 testimoni ascoltati, gli inquirenti hanno presentato più di 400 raccomandazioni alle istituzioni nazionali. Tali raccomandazioni, rivolte a enti governativi e alla Chiesa cattolica, attengono ai provvedimenti necessari affinché i crimini contro i minori non si possano ripetere.

    Istituita nel 2013, la Royal Commission, composta da magistrati, politici e psicologi, ha chiamato a testimoniare migliaia di persone che dichiaravano di essere state vittime di abusi all’interno di parrocchie, scuole e circoli sportivi. Grande clamore mediatico ha suscitato l’interrogatorio condotto nei confronti del cardinale George Pell, accusato di pedofilia e di non avere punito i sacerdoti della diocesi di Melbourne colpevoli della stessa condotta. A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione non sono stati solo esponenti della Chiesa cattolica. Accuse di molestie e reati sessuali sono state rivolte dai testimoni anche ai vertici dei boy-scout, delle forze armate e persino a maestri di yoga. Gli inquirenti hanno quindi elaborato delle raccomandazioni dirette all’Esecutivo nazionale, a quelli statali e alle gerarchie ecclesiastiche. In particolare, al Primo ministro di Canberra, Malcolm Turnbull, sono state indirizzate 122 proposte di provvedimenti. Egli ha dichiarato che ne approverà 104 e che le 18 restanti dovranno essere vagliate in maniera approfondita di concerto con i Governi locali.

    Tra le proposte accolte vi è quella di istituire il Ministero per la Tutela dell’Infanzia e quella di intensificare i controlli sulla condotta del personale militare. La Royal Commission ha poi sollecitato l’Esecutivo a procedere rapidamente a un ristoro economico nei confronti di chi ha visto la propria infanzia rovinata dai pedofili. Lo schema di risarcimento delineato dagli inquirenti e accettato da Turnbull prevede che, a partire dal primo luglio, ogni vittima potrà presentare domanda di indennizzo. I pagamenti in questione potranno arrivare fino a 150.000 dollari australiani. Il 22 ottobre, il Primo ministro rivolgerà delle scuse ufficiali a tutti i connazionali che hanno subito molestie. Le raccomandazioni indirizzate alle diocesi del Paese, invece, mirano alla modifica delle regole inerenti al celibato ecclesiastico e alla confessione. I vescovi australiani hanno annunciato che collaboreranno costantemente con le autorità per attuare lo schema di risarcimento. Essi hanno però escluso qualsiasi modifica alle norme che disciplinano il sacramento della confessione.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-australia-scuse-governo-e-risarcimenti-vittime-1540418.html
  • Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Serena Sartini

    L’operazione tolleranza zero nella lotta alla pedofilia all’interno del clero continua senza tregua. L’ultima mossa di Papa Francesco riguarda il commissariamento dell’arcidiocesi di Adelaide, con la nomina di monsignor Gregory O’Kelly come amministratore apostolico. L’annuncio è avvenuto tramite un insolito bollettino domenicale e tre semplici righe che indicano la nomina del commissario, a due settimane dalla condanna dell’arcivescovo Philip Wilson, accusato di aver coperto casi di abusi sessuali di un sacerdote su alcuni minori.

    La diocesi di Adelaide era stata infatti travolta dallo scandalo con la condanna, lo scorso 22 maggio, di monsignor Wilson, 67 anni, che continua a dichiararsi innocente, ma che rischia fino a due anni di carcere. La sentenza verrà resa nota il 19 giugno e al momento il vescovo resta libero su cauzione. Ma si tratta del più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto una condanna del genere. L’accusa è di insabbiamento e copertura di casi di pedofilia commessi da sacerdoti della sua diocesi: Wilson sarebbe stato a conoscenza senza comunicarlo alla polizia di crimini commessi negli anni ’70 nella regione di Hunter da parte di padre Jim Fletcher, abusatore seriale morto in carcere nel 2006.

    All’indomani della decisione del tribunale contro Wilson, il vescovo aveva annunciato di autosospendersi temporaneamente dai suoi compiti, mentre il 25 maggio aveva assunto la guida della diocesi di Adelaide il suo vicario, padre Philip Marshall. Ieri la decisione del Papa con la nomina di un commissario. Sintetico il commento della Conferenza episcopale australiana, alle prese da decenni con lo scandalo pedofilia: «La Conferenza apprezza sia la sollecitudine pastorale del Santo Padre per l’arcidiocesi sia la generosità del vescovo O’Kelly nell’accettare l’incarico».

    In Australia pende anche la vicenda del rinvio a giudizio del cardinale George Pell, ex braccio destro di Bergoglio per le questioni economiche, autosospesosi dall’incarico in Curia e tornato in Australia per subire il processo che lo vede imputato con l’accusa di abusi su minori.

    Sabato si sono conclusi gli incontri del Papa con i sacerdoti cileni per discutere della piaga della pedofilia in Cile. A giorni partiranno per una nuova missione nel Paese sudamericano gli inviati di Bergoglio, monsignor Charles Scicluna e il reverendo Jordi Bertomeu. Si attende, infine, la decisione di Francesco sulle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/preti-pedofili-commissariata-diocesi-adelaide-1536196.html

  • Pedofilia, dopo sentenza su Wilson Papa commissaria diocesi di Adelaide

    Pedofilia, dopo sentenza su Wilson Papa commissaria diocesi di Adelaide

    L’arcivescovo è stato dichiarato colpevole per aver coperto abusi sessuali su minori commessi da un altro sacerdote. Al suo posto Gregory O’Kelly

    Papa Francesco ha nominato Amministratore Apostolico ‘Sede Plena’ dell’arcidiocesi di Adelaide (Australia) monsignor Gregory O’Kelly, Vescovo di Port Pirie. Il 22 maggio scorso l’arcivescovo Philip Wilson, è stato dichiarato colpevole dal tribunale di Newcastle, per aver coperto abusi sessuali su minori commessi da un altro sacerdote: Wilson, 67 anni, rischia una pena fino a due anni di reclusione per aver insabbiato gli abusi sui minori commessi dal prete Jim Fletcher negli anni ’70 nella regione di Hunter.

    Il prelato ha sempre negato le accuse e il suo staff di legali ha fatto quattro tentativi per far fallire il caso, sostenendo che la diagnosi di Alzheimer di Wilson avrebbe dovuto escluderlo dal processo – anche se questo non gli impediva di mantenere la sua posizione nella Chiesa. “Sono ovviamente deluso per la decisione”, ha commentato lui in una breve dichiarazione. “Ora dovrò considerare le motivazioni e consultare da vicino i miei avvocati per determinare i prossimi passi”. Le accuse, avanzate nel 2015, muovono dal lavoro di Strike Force Lantle, che dal 2010 ha indagato sui casi di occultamento di abusi sui minori da parte dell’ex e dell’attuale clero annesso alla diocesi di Maitland-Newcastle della Chiesa cattolica. Wilson era sacerdote a Maitland prima che Papa Giovanni Paolo II lo nominasse vescovo di Wollongong nel 1996. Cinque anni dopo è diventato l’arcivescovo di Adelaide.

    La conferenza episcopale australiana non ha voluto insistere sulla vicenda, limitandosi a diramare una nota stringata in cui assicura che “la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili è di primaria importanza per la Chiesa e per i suoi ministeri”.

    Bergoglio ha da poco assistito alle dimissioni in blocco della conferenza episcopale cilena, convocata in Vaticano dopo aver accertato decenni di coperture sistematiche dei vescovi nei confronti di preti che abusavano dei bambini. Ed è in attesa di conoscere il verdetto del processo, ancora in Australia, a uno dei suoi fedelissimi, George Pell. Il cardinale è ai vertici del Vaticano, da prefetto della segreteria per l’Economia e membro del C9. Del consiglio dei nove cardinali che collabora con il Papa nella riforma della Curia, tra l’altro, fa parte anche il cardinale Francisco Javier Errßzuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, al centro degli insabbiamenti degli abusi di Fernando Karadima.

    http://lapresse.it/papa-pedofilia-adelaide-australia.html

  • La crisi del Consiglio di Bergoglio. Tre cardinali fanno discutere

    La crisi del Consiglio di Bergoglio. Tre cardinali fanno discutere

    Bergoglio, all’inizio del suo pontificato, ha costituito il C9. Un minidirettorio che doveva rivoluzionare la Chiesa. Le vicende di tre cardinali, però, fanno discutere

    Il C9, il minidirettorio di cardinali voluto da Papa Bergoglio per riformare la Curia, sembra avere qualche problema.

    Tre dei porporati chiamati a rivoluzionare la Chiesa, infatti, hanno fatto parlare di sè.

    Il cardinale australiano George Pell, come i lettori ricorderanno, è impegnato a difendersi in un processo in Australia. Le accuse non sono state chiarite del tutto, ma è noto che riguardano abusi ai danni di minori. Il porporato australiano sarebbe responsabile di aver “coperto” episodi relativi ad abusi sessuali. Nello stesso tempo, Pell sarebbe il diretto autore di altri reati sessuali. Il tutto è sottoposto al vaglio della magistratura australiana. Il cardinale in questione è il prefetto della Segreteria per l’Economia. Si tratta della più alta carica vaticana mai coinvolta in accuse di questo tipo. C’è da dire che Pell continua a dichiararsi innocente e che molte accuse sarebbero cadute nelle fasi preliminari del processo.

    Il C9, secondo la visione del pontefice argentino, doveva “governare la Chiesa universale”. Gli “antibergogliani” fanno spesso notare, però, che le riforme promesse non sono state portate a termine. Prescindendo dalle vicende personali dei porporati che compongono l’organo assembleare, è il presunto immobilismo in materia di riforme a essere contestato. Poi c’è il caso di Andrés Rodríguez Maradiaga. Il cardinale, che è considerato tra quelli più vicini a Papa Francesco, è il coordinatore del minidirettorio cardinalizio. Come ricorda Sandro Magister nel suo blog de L’Espresso, il vertice del C9 ha delle “imputazioni” che sono sul tavolo di Bergoglio da un anno. Maradiaga sarebbe accusato per alcuni investimenti milionari in società londinesi, che poi sarebbero scomparse nel nulla. Movimenti che sarebbero considerati “sospetti”. Alcune accuse sono arrivate da Martha Alegria Reichmann, moglie del Decano del Copo Diplomatico Vaticano:”Ci ha tradito”, “ci ha distrutto”. Il Papa avrebbe telefonato al suo braccio destro per dichiararsi dispiaciuto per “quanto ti hanno fatto”. Il Vaticano, insomma, sembrerebbe rimanere dalla parte del cardinale originario dell’Honduras.

    Non è finita qui. Il cardinale Errazurìz, un altro membro del C9, sarebbe in qualche modo coinvolto nel caos che sta sconvolgendo la Chiesa cilena. “Fu il cardinale Errázuriz, nel 2014 – scrive sempre Sandro Magister sul suo blog – a sconsigliare papa Francesco dall’immettere Juan Carlos Cruz, principale vittima e accusatore di Barros, nella neonata pontificia commissione per la protezione dei minori. E Francesco assentì di buon grado, essendo lui stesso arciconvinto dell’innocenza di Barros e della falsità di quelle che definiva “calunnie””. Bergoglio, dopo il suo ritorno dal viaggio in Cile, ha sottolineato come alla base degli “errori di valutazione” ci fosse la mancanza di “informazioni veritiere ed equilibrate”. Errazurìz potrebbe essere uno dei responsabili di questa mancanza. Si vocifera che dopo le dimissioni in blocco dell’episcopato cileno, qualcuno starebbe aspettando quelle di questo cardinale. Il C9, insomma, potrebbe presto trasformarsi in un “C6”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/crisi-consiglio-bergoglio-tre-cardinali-sotto-botta-1531061.html

  • Vittime dei preti pedofili uniti: l’incubo della Santa Sede

    Vittime dei preti pedofili uniti: l’incubo della Santa Sede

    Effetto domino I casi in Australia e Cile, la volontà di condanna di tribunali e Vaticano

    » ANDREA VALDAMBRINI

    Giudicato colpevole, rischia fino a 2 anni di carcere per aver coperto abusi sui minori. Fa rumore la decisione del tribunale di Newcastle in Australia contro l’attuale arcivescovo di Adelaide, il 67enne Philip Wilson, condannato per aver insabbiato le violenze commesse da un collega sacerdote negli anni ’70 nella diocesi di Maitland, 130 chilometri a nord di Sidney.

    La decisione della corte australiana è significativa, non solo perché Wilson diventa il più alto prelato al momento condannato per questo tipo di reati da un tribunale ordinario. Ma soprattutto perché per chi ha subito violenza, ottenere giustizia è tut t’altro che scontato. Per almeno due ragioni: da un lato i responsabili vengono spesso pensionati o trasferiti – come nel caso del cardinal Bernard Law di Boston nell’apripista caso Spotlight, emerso nel 2003, che fu mandato a Roma. Dall’altro perché alcune Chiese, come quella Usa, scelgono la strada del risarcimento economico nei confronti delle vittime.

    Dopo il lavoro della magistratura in Usa, l’Australia è uno dei Paesi al mondo che più è spesi per far emergere i reati di pedofilia da parte del clero cattolico. Nel 2012 l’allora primo ministro laburista Julia Gillard istituì una commissione d’inchiesta (la R oyal Commission), che avrebbe lavorato per oltre di cinque anni, raccogliendo migliaia di testimonianze. Il rapporto finale, pubblicato lo scorso dicembre, documenta più di 40.000 casi di violenza, risalenti agli anni ’80e ’90, 2500 dei quali sono stati comunicati alle autorità competenti. L’attuale premier australiano Malcom Turnbull, commentando la relazione finale della commissione, l’ha definita senza mezzi termini una “tragedia nazionale”. Chiamato in causa nello scandalo, anche il cardinale George Pell, già arcivescovo di Sidney e primate della chiesa australiana, oggi responsabile del dicastero economicodellaSanta Sede–in sostanza una dei più alti in grado nella gerarchia vaticana.

    IL 1° MAGGIOUN TRIBUNALE ha rinviato a giudizio il porporato con l’accusa di abusi sessuali commessi sia durante il suo ministero a Melbourne, che prima, nella sua città natale, Ballart. Quello del 76enne Pell, cardinale già in età di pensione ma non ancora dimissionato da Papa Francesco,causa grande imbarazzo entro le mura vaticane. Un imbarazzo che almeno in un altro caso recente non ha potuto non generare conseguenze. Solo venerdì scorso, tutti i 34 vescovi cileni hanno rassegnato le dimissioni a Papa Francesco, dopo che nel Paese latinoamericano sono emersi anni di violenze e coperture. La conferenza episcopale ha invocato il “perdono per il dolore causato alle vittime per i nostri gravi errori e omissioni”. Il caso clamoroso da cui la Chiesa cilena è stata scossa è quello di padre Ferdinando Karadima, responsabile negli anni ’70 e ’80 di numerose violenze e “con dannato” a “seguire una vita di preghiere e penitenze”dal le stesse gerarchie ecclesiastiche nel 2011.

    E in Italia? “Al contrario di quello australiano, il nostro governo è inadempiente rispetto alle convezioni internazionali di protezione dei minori”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso – associazione italiana di vittime del clero. “Lo scorso anno grazie al deputato Matteo Mantero (M5S), abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere quella tutela per le vittime che oggi manca.

    E dal 4 all’8 giugno saremo all’Onu a Ginevra per manifestare insieme a tutte le associazioni di vittime del mondo”.

    Da Il Fatto Quotidiano del 23-5-18

  • Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”.

    Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”.

    di Francesco Troccoli
    Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

    «Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate. Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) «il manifesto» si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

    D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

    Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de «il manifesto», e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

    E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale». Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; O degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

    Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

    Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decanodel giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

    L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò. Nel 1990 la Santa Sede ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata. Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito; e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli ormai anziani di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

    Con la pubblicazione dei libri «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi e «Via Crucis» di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight del Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

    Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

    Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati. Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di «Peccato originale» di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri. La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei inistri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

    Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto daLeft in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”; e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere; e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

    «Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

    «Il falso mito di Bergoglio»

    EditorialeNovanta Srl

    ISBN 9788894977042

    224 pagine per 19,70 euro

    Per acquisto: QUI

  • Il rumore del silenzio sulla pedofilia nella Chiesa, tra il processo Pell e il caso cileno

    Il rumore del silenzio sulla pedofilia nella Chiesa, tra il processo Pell e il caso cileno

    Con un sincrono globale, in Australia rigida secretazione del processo al cardinale, a Roma Francesco incontra i vescovi cileni nel più stretto riserbo

    Anche il silenzio può far rumore. Anche il silenzio ha un suono. Bisognerà attendere per capire se si tratta della quiete prima della tempesta oppure se la consegna del silenzio servirà ancora una volta a coprire. Però un fatto è certo: quasi con un sincrono globale, il silenzio è caduto contemporaneamente su due delle vicende di pedofilia che hanno fatto tremare il trono di Pietro negli ultimi mesi.

    La prima in Australia. Nella udienza del 15 maggio del processo penale contro il cardinale George Pell (uno dei membri del C9 di Francesco), per abusi sessuali su minori che avrebbe personalmente commesso – ma il cardinale ha sempre negato con veemenza le accuse – la procura stessa ha chiesto il completo silenzio stampa e la non pubblicità delle udienze, persino la non pubblicità dell’inizio del processo vero e proprio, o meglio dei due processi distinti cui dovrà essere sottoposto Pell. Tra gli altri lo hanno annunciato l’AFP, la EFE, e il New York Times. E così è avvenuto.

    Il divieto riguarda “ogni resoconto di tutto o di parte di questo procedimento e qualsiasi informazione che derivi da questo procedimento e ogni documento giudiziario associato al procedimento”. Lo scopo è “prevenire un rischio reale e sostanziale di pregiudizio a una corretta amministrazione della giustizia”. I giornalisti che più di tutti hanno seguito il caso hanno dovuto avvertire i loro lettori del cambio di fronte quanto all’informazione, e hanno quindi avvisato che “per motivi legali” non possono più fornire alcun dettaglio. All’uscita dell’udienza del 15 maggio, il cardinale Pell, il più alto in grado nella gerarchia cattolica a finire sotto processo per un reato del genere, non aveva una faccia soddisfatta nonostante il fatto che il regime di non pubblicità lo aiuti a tenerlo lontano dall’accanimento mediatico. C’è infatti un risvolto della medaglia nella non pubblicità delle udienze: lascerà mano libera all’accusa di portare in giudizio tutte le testimonianze e le prove, anche le più scabrose.

    Che la Corte di Melbourne sia determinata a garantire la segretezza è dimostrato dal licenziamento in tronco appena avvenuto di un dipendente amministrativo degli uffici giudiziari che si era intromesso senza aver nessun titolo nel sistema informatico per conoscere quali siano le accuse precise contro Pell. Il sistema informatico infatti è protetto da un sofisticato sistema antintrusione che segnala con immediatezza chi consulta i file elettronici relativi al processo, senza esserne autorizzato.

    La seconda vicenda di pedofilia su cui, almeno temporaneamente, è caduto il silenzio è quella cilena, dove invece è sul banco degli imputati (anche in Tribunale, perché pende un processo civile d’appello da parte di tre vittime) la copertura data dai vertici della Chiesa a un prete pedofilo, Fernando Karadima, già condannato nel 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, al tempo di Papa Ratzinger. Un caso le cui conseguenze hanno fatto inciampare lo stesso Papa Francesco che, dopo aver difeso strenuamente il vescovo Juan Barros di Osorno (un discepolo di Karadima) dall’accusa di complicità, di ritorno dal suo viaggio in Sudamerica a fine gennaio, è dovuto tornare rapidamente sui suoi passi, inviare un “inquisitore vaticano” sul posto (l’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna), convocare a Roma tutto l’episcopato del Paese (36 prelati, tra cui Barros e il cardinale membro del C9 di Francesco, Francisco Errazuriz Ossa) che da due giorni è in Vaticano, quasi in ritiro. Per una sorta di esercizi spirituali penitenziali, cui il Papa ha fornito persino un testo di meditazione e confronto.

    Il papa ha dovuto ammettere pubblicamente di aver compiuto dei gravi errori di valutazione sul caso Barros, indotti da informazioni non corrette che gli erano state fornite. Ha anche ricevuto tre vittime di Karadima che hanno accusato Barros di complicità. Dopo che il Papa aveva ricevuto le vittime, il Vaticano ha tenuto un profilo mediatico basso, anche perché le vittime hanno chiaramente detto che non volevano far parte di un’occasione di Pr, di pubbliche relazioni, per la Santa Sede. Lo stesso portavoce della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, ha reiteratamente sostenuto nei giorni scorsi che gli incontri del Papa con i vescovi cileni (che finisco la sera di venerdì 18 maggio) devono essere considerati come strettamente privati.

    In una lettera al termine dell’incontro il Papa ha ringraziato i vescovi cileni. “Voglio ringraziarvi per aver accettato l’invito affinché, insieme, abbiamo potuto esprimere un franco discernimento sui gravi eventi che hanno danneggiato la comunione ecclesiale e indebolito il lavoro della Chiesa del Cile negli ultimi anni. Alla luce di questi dolorosi eventi riguardanti gli abusi – di minori, di potere e di coscienza – abbiamo approfondito la gravità degli stessi e le tragiche conseguenze che hanno avuto in particolare per le vittime. Ad alcuni di loro ho chiesto perdono di cuore e vi siete uniti in una sola volontà e con la ferma intenzione di riparare i danni causati”.

    Intanto in Cile, alcuni organi di stampa sostengono che 11 vescovi, a partire da Barros, dovranno dimettersi. E che lo stesso accadrà per il Nunzio, cioè l’ambasciatore vaticano, Ivan Scapolo. Vengono tutti accusati di non aver fornito adeguate informazioni al Papa.

    Insomma, una situazione quasi sospesa. Bisognerà attendere per capire se la consegna del silenzio, impedirà, oppure no, a questo silenzio, alla fine, di emettere un suono.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/17/il-rumore-del-silenzio-sulla-pedofilia-nella-chiesa-tra-il-processo-pell-e-il-caso-cileno_a_23436998/

  • Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Uno Stato così poco Sovrano che i cittadini reclamano i propri diritti costituzionali al Sovrano di uno Stato estero

    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi di scandali che hanno coinvolto la chiesa cattolica, in tutto il mondo, per l’impunità e per le coperture che questa ha sistematicamente, fornito ai preti pedofili. Dagli Stati Uniti dove abbiamo visto fallire intere diocesi per indennizzare le vittime, allo scandalo Irlandese dove lo Stato ha assunto posizioni forti contro la chiesa, a quello australiano dove la giustizia non si è fatta remore nel mettere alla sbarra uno dei potenti del C9, il cardinale George Pell che, sostenuto dalla diocesi, ha persino avuto la sfrontatezza di avviare una colletta per pagarsi il prestigioso team di avvocati che lo difende.

    C’è poi il caso argentino di don Nicola Corradi, che coinvolge direttamente papa Francesco e che, poche settimane fa, ha visto le vittime denunciare alla magistratura proprio coloro che il Vaticano aveva inviato per fare luce sul caso, formalmente accusati di reticenza. Poi il caso cileno che sembra essere diventato un bel grattacapo per Bergoglio che, questa volta, non se la cava con qualche pubblica scusa di circostanza, no: vittime ed opinione pubblica hanno apprezzato le scuse ma pretendono anche i fatti concreti.

    Tutti casi dove vediamo una forte presenza delle istituzioni, dei media che informano e sensibilizzano l’opinione pubblica, la quale reagisce e non si limita ad indignarsi, ma si unisce alle vittime chiedendo atti concreti al Governo e alla chiesa.

    L’Italia, invece, dal Quirinale in giù ha poco da essere fiera, e gli italiani poco da rallegrarsi.

    Noi possiamo ricordare un tristissimo Giorgio Napolitano, con Governo a seguito, che nel 2010, dimenticandosi dei cittadini italiani vittime dei sacerdoti, offrivano la loro solidarietà al papa per quella che definirono  «la inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».

    Sempre nel 2010, ricordiamo l’ispezione ordinata dall’allora guardasigilli Angelino Alfano nell’ufficio  procuratore di Milano Pietro Forno, che si era permesso di denunciare le coperture da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Sempre nel 2010, troviamo un Rocco Buttiglione all’attacco della Procura della Repubblica di Savona, a suo dire troppo severa con don Luciano Massaferro, poi condannato in terzo grado a otto anni.

    Dopo il 2010, viste le decine di casi che emergevano anche in Italia, Istituzioni e politica prendono le distanze e preferiscono non mettersi più in discussione e… vedendo il tenore del pregresso, c’è da dire che almeno qui l’abbiamo scampata.

    Certo l’assenza delle istituzioni, della politica e l’informazione spesso distorta, ha creato una certa confusione negli italiani che, smarriti, si ritrovano a implorare le proprie garanzie costituzionali addirittura al capo di quello Stato estero che li ha costretti vittime, quello stesso Stato che, ai tempi di Wojtyla, fu accusato e condannato perché insabbiava i casi e trasferiva i preti permettendogli di continuare ad abusare e che, 18 anni dopo, continua a fare quello che faceva ai tempi di Wojtyla… ma la disperazione dei cittadini in cerca di giustizia, di fronte alla latitanza dei governi che si sono susseguiti in questi anni, è tale da trovare, come unici interlocutori, i propri carnefici.

    Uno Stato tanto poco Sovrano da non provare vergogna nemmeno nel vedere i propri cittadini costretti a supplicare i diritti che la costituzione garantisce, al Sovrano di una monarchia assoluta che a discrezione, deciderà se concedere o meno la grazia.

    Zanardi

    Consiglio la lettura di “Messe nere sulla riviera ligure”, fatti degli inizi del 900 quando dietro lo scandalo dei Salesiani di Varazze (Liguria) con i pochi e scarsi mezzi di informazione dell’epoca, l’Italia insorse da nord a sud in una sorta di guerra civile.

    Messe nere sulla riviera ligure