Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Ex vescovo cattolico condannato per aver abusato di uomini indigeni in Australia

    Ex vescovo cattolico condannato per aver abusato di uomini indigeni in Australia

    Un ex vescovo cattolico è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere per aver abusato sessualmente di due giovani aborigeni nell’Australia occidentale.

    Christopher Saunders, di settantasei anni, è stato condannato dal Tribunale distrettuale dell’Australia Occidentale e non ha mostrato alcuna reazione durante l’udienza di condanna di mercoledì.

    Ad agosto, un tribunale ha dichiarato Saunders colpevole di un’accusa di penetrazione sessuale senza consenso e di 12 capi d’accusa di violenza sessuale.

    I reati sono stati commessi tra il 2010 e il 2019, periodo in cui era vescovo di Broome, una remota diocesi nel nord-ovest dell’Australia.

    L’arcivescovo Timothy Costelloe, presidente della Conferenza episcopale cattolica australiana, ha rilasciato una dichiarazione in cui si scusa per il dolore e la sofferenza inflitti da Saunders alle vittime, affermando che la loro fiducia è stata “profondamente tradita da un leader della Chiesa”.

    Saunders fu ordinato sacerdote nel 1976 e inizialmente lavorò presso stazioni missionarie nelle regioni più remote dell’entroterra a partire dagli anni ’70. Negli anni ’90, fu nominato vescovo di Broome da Papa Giovanni Paolo II.

    A seguito delle accuse di abusi, Saunders ha sospeso le sue funzioni nel 2020 e nell’agosto del 2021 Papa Francesco ha accettato le sue dimissioni. Il prelato ha sempre negato le accuse.

    In tribunale è emerso che il vescovo aveva adescato le sue vittime.

    Si dice che invitasse regolarmente giovani aborigeni e adolescenti in una casa sulla spiaggia o nella residenza di una chiesa cattolica, offrendo loro alcol e sigarette, oltre a denaro e telefoni cellulari.

    Secondo le prime ricostruzioni, le aggressioni ai danni dei due giovani sarebbero avvenute mentre questi erano in stato di grave intossazione alcolica.

    Commissione reale e storia di abusi

    Nel 2013, il governo australiano ha istituito una Commissione Reale , un’inchiesta di alto livello sugli abusi sessuali sui minori nelle istituzioni, in seguito a una serie di scandali che hanno coinvolto la Chiesa cattolica.

    Nel 2017, la commissione ha rivelato che la maggior parte degli abusi si è verificata nelle chiese, con il sette percento dei sacerdoti cattolici accusati di aver abusato di minori in Australia tra il 1950 e il 2010. Ha affermato che le accuse non sono quasi mai state oggetto di indagine.

    È emerso che 4.444 presunti casi di abusi sessuali su minori erano stati segnalati alle autorità ecclesiastiche. In alcune diocesi, oltre il 15% dei sacerdoti risultava essere responsabile di tali abusi.

    La commissione ha inoltre ascoltato la testimonianza dell’ex responsabile finanziario del Vaticano, il cardinale George Pell, riconosciuto colpevole nel 2018 di abusi sessuali su chierichetti a Melbourne, in Australia, negli anni ’90.

    Pell, che era stato il responsabile anticorruzione di Papa Francesco, fu rilasciato dal carcere nel 2020 dopo che un tribunale annullò la sua condanna. Morì a Roma il 10 gennaio 2023, all’età di 81 anni, a causa di complicazioni cardiache insorte dopo un intervento chirurgico all’anca.

    https://www.aljazeera.com/news/2026/10/7/former-catholic-bishop-sentenced-for-abusing-indigenous-men-in-australia

  • Muore in carcere a 90 anni il sacerdote che abusò di 70 bambini

    Muore in carcere a 90 anni il sacerdote che abusò di 70 bambini

    AGI – Il sacerdote australiano Gerald Ridsdale, che abusò di oltre 70 bambini tra il 1961 e il 1988, è morto all’età di 90 anni mentre scontava la pena nella prigione di Port Phillip, nello Stato sudorientale di Victoria, teatro della maggior parte dei crimini commessi dal religioso. A comunicare il decesso dell’uomo è la direzione del penitenziario, dove Ridsdale si trovava dal 1994. Spetterà ora ai medici legali stabilire le cause della morte di Ridsale, che soffriva di diversi disturbi legati alla sua età avanzata.

    L’organizzazione benefica Bravehearts, che sostiene le vittime di abusi sessuali, ha affermato in una dichiarazione pubblicata sui social media che la morte di Ridsdale non cancella la sofferenza da lui inflitta ai bambini e alle loro famiglie. “Bravehearts esprime solidarietà a tutti coloro che sono stati colpiti, ricordando al mondo che la giustizia non riguarda solo la caduta di un criminale, ma anche il continuo supporto, riconoscimento e guarigione dei sopravvissuti”, si legge nella dichiarazione.

    https://www.agi.it/estero/news/2025-02-18/morto-in-carcere-sacerdote-che-abuso-di-settanta-bambini-30077319/

  • Abusò sessualmente 72 bambini, ex prete australiano condannato a 40 anni di carcere

    Abusò sessualmente 72 bambini, ex prete australiano condannato a 40 anni di carcere

    Un ex sacerdote australiano condannato per aver abusato sessualmente di bambini si è visto aggiungere altri 12 mesi alla sua condanna già fissata a 39 anni di carcere per aver molestato una 72esima vittima. Gerald Ridsdale, 89 anni, è in carcere dal 1994 per una serie di condanne per abusi su bambini tra il 1961 e il 1988, mentre lavorava come sacerdote nelle chiese e nelle scuole del Victoria, suo stato natale.

    È stato condannato dalla Ballarat Magistrates Court a un anno in più dopo essersi dichiarato colpevole, a giugno, di aver aggredito un ragazzino di 13 anni mentre lavorava in una scuola cattolica di Horsham nel 1987. Si tratta della sua 193a condanna per abusi su minori.

    Ridsdale è apparso in tribunale in collegamento video da un letto dell’ospedale della prigione in cui è detenuto. Ha tenuto gli occhi chiusi per tutta l’udienza. Durante i suoi 29 anni da sacerdote, Ridsdale è stato spostato tra 16 incarichi ecclesiastici.

    Nel 2017, un’inchiesta governativa sugli abusi sessuali su minori ha rilevato che i suoi frequenti trasferimenti erano la prova che la Chiesa copriva i suoi crimini. L’inchiesta ha scoperto che il defunto cardinale australiano George Pell, che nel 2014 è diventato il terzo ecclesiastico di più alto grado in Vaticano, sapeva che Ridsdale aveva abusato sessualmente di bambini anni prima del suo arresto. Pell ha negato di essere a conoscenza delle accuse penali contro Ridsdale.

    https://www.lastampa.it/esteri/2023/08/15/news/gerald_ridsdale_ex_prete_condannato_abusi_sessuali_pedofilia-12997368/

  • Rupnik ha un avvocato invincibile, il papa

    Rupnik ha un avvocato invincibile, il papa

    “Roma loquitur, confusio augetur”, Roma parla, la confusione cresce. La battuta critica del cardinale George Pell ha avuto una puntuale conferma nell’intervista che papa Francesco ha dato il 24 gennaio a Nicole Winfield dell’Associated Press.

    Interpellato sul caso del gesuita Marko Ivan Rupnik, Francesco ha risposto di non avere con tale caso “nulla a che fare” e di aver provato alla notizia “una grande sorpresa”. Ma ha anche fornito elementi fin qui sconosciuti della vicenda, e di non poco conto, in particolare che “c’è stato un accordo” nel quale “si pagò un’indennizzo”.

    È stata la prima volta, questa, nella quale il papa ha detto qualcosa sul caso Rupnik, da quando esso è venuto allo scoperto all’inizio dello scorso mese di dicembre. Rompendo un silenzio tanto più inspiegabile quanto più si sapeva della prossimità molto stretta, da anni, tra lui e quel gesuita.

    Per sciogliere l’enigma di questo silenzio, e oggi di queste parole, non resta che riassumere i tratti finora noti della vicenda, in quattro scene con un intervallo.

    SCENA PRIMA

    Era il 3 gennaio del 2022 e Francesco ricevette in udienza Rupnik, con tanto di notizia sul bollettino ufficiale e di foto (vedi sopra).

    Due anni prima, il 6 marzo del 2020, il papa aveva affidato a lui anche il compito di tenere la prima meditazione di Quaresima, per sé e per gli alti dignitari della curia vaticana riuniti ad ascoltarlo nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico.

    La fama di Rupnik era fino a due mesi fa alle stelle. Sloveno, 68 anni, era noto e apprezzato in tutto il mondo come un artista di primissimo piano, autore di spettacolari creazioni a mosaico sia a Roma, nella cappella del Palazzo Apostolico Vaticano, come a Fatima, a San Giovanni Rotondo e in altre numerose città. Aveva fama anche come maestro spirituale, di raffinata formazione teologica, in dialogo tra Occidente ed Oriente, discepolo dell’insigne gesuita e cardinale Tomás Spidlik (1919-2010). Nel suo atelier artistico di Roma viveva assieme a una comunità di donne consacrate, da lui fondata, ispirata e diretta.

    Ma attenzione alle date. Perché questi due eventi, l’udienza e la predica, si incrociavano con due processi che nel frattempo, in segreto, erano in corso contro Rupnik in Vaticano.

    SCENA SECONDA

    Era il gennaio del 2020 e la congregazione per la dottrina della fede aveva chiesto alla Compagnia di Gesù di istruire un processo amministrativo penale a seguito di una denuncia contro Rupnik per aver assolto in confessione una persona sua complice in un peccato “contro il sesto comandamento”. I giudici, tutti non gesuiti, avevano accertato all’unanimità che l’accusa era fondata. E toccava ora alla congregazione stabilire la condanna.

    Fu proprio a questo punto che Rupnik fu chiamato dal papa a tenere la prima meditazione di quella Quaresima. Tra l’altro quando già erano scattate contro il gesuita delle misure disciplinari, tra le quali il divieto di predicare.

    Nel maggio successivo la congregazione condannò Rupnik per l’assoluzione del complice, colpa gravissima che comportava anche la scomunica “latae sententiae”. Subito dopo, però, nello stesso mese di maggio, la scomunica fu revocata avendo Rupnik, si disse poi, “ammesso i fatti e chiesto perdono”.

    Il secondo procedimento prese il via nel giugno del 2021 e fu chiuso nell’ottobre del 2022 con la motivazione che i fatti imputati a Rupmik, pur con “la constatazione dell’effettiva consistenza delle accuse”, erano “da considerarsi prescritti per decorrenza dei termini”.

    E fu proprio nel gennaio del 2022, quando Rupnik fu ricevuto in udienza dal papa, che la congregazione per la dottrina della fede ebbe le prove della fondatezze delle accuse rivolte contro di lui da alcune consacrate della sua comunità, per abusi psicologici e sessuali, e avviò contro di lui il processo.

    Inoltre, anche dopo l’archiviazione del caso, sono rimaste in vigore per Rupnik “le restrizioni cautelari al ministero”, dalla proibizione di confessare a quella di predicare esercizi spirituali.

    INTERVALLO

    Di questi due processi nulla si è mai saputo, in pubblico, fino all’inizio di dicembre del 2022, quando le prime notizie riguardanti la cattiva condotta di Rupnik vennero alla luce su due blog cattolici di Roma, “Silere non possum” e “Messa in latino”.

    Seguirono le prime, vaghe ammissioni da parte della Compagnia di Gesù di procedimenti contro Rupnik “riguardanti il suo modo di esercitare il ministero” e di misure restrittive a lui imposte. Poi più dettagliate ammissioni da parte del preposito generale della Compagnia, Arturo Sosa. E poi ancora una cronologia sommaria dei fatti, emessa dalla curia generalizia dei gesuiti. Questo mentre su vari giornali italiani non cattolici, prima sulla rivista “Left” e poi più sistematicamente sul quotidiano “Domani”, uscivano e continuano a uscire le impressionanti testimonianze e denunce di un numero crescente di donne abusate da Rupnik in un ampio arco di anni, tutte passate nella comunità femminile da lui guidata. Sulla base di queste nuove denunce, la Compagnia di Gesù ha recentemente chiesto a Rupnik di restare a disposizione, nell’eventualità di ulteriori indagini e di un terzo processo.

    SCENA TERZA

    La venuta allo scoperto del caso, nei termini sopra detti, ha dato corpo a molte questioni irrisolte, che arrivano a coinvolgere il papa.

    Le misure restrittive inflitte a Rupnik sono state da lui ampiamente disattese, senza alcun controllo o sanzione, come se godesse di un invincibile “status” di protezione.

    L’immediata revoca, nel maggio nel 2020, della condanna e della scomunica di Rupnik non può essere stata semplicemente la conseguenza automatica del suo dichiarato pentimento. E neppure può essere stata decisa isolatamente dal cardinale prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Una revoca di tale peso e rapidità, a giudizio di molti, può essere stata ordinata soltanto dal papa.

    La chiusura per prescrizione del processo del 2022, con la motivazione che gli abusi sessuali imputati a Rupnik risalivano agli anni Ottanta e Novanta, non era affatto obbligatoria. Le istruzioni inviate ai vescovi di tutto il mondo nell’estate del 2020 per volontà dello stesso papa Francesco, riguardo ad abusi sessuali su minori e “adulti vulnerabili”, avvertono che in simili casi alla prescrizione si possa derogare, valutati la gravità dei fatti e i loro effetti in anni successivi, sulle vittime reali e potenziali.

    Colpisce la trascuratezza con cui le autorità ecclesiastiche hanno trattato le donne su cui Rupnik ha esercitato i suoi abusi psicologici e fisici. Numerose lettere di denuncia oggi divenute note sono rimaste senza risposta da parte delle autorità a cui erano state indirizzate.

    La cappa di segreto che ha celato fino allo scorso dicembre l’iter giudiziario di Rupnik è incompatibile con il “rescriptum ex audientia” del 2019 con cui papa Francesco ha abolito il segreto pontificio nei casi di abuso sessuale.

    Ma ancor di più impressiona l’intangibilità di cui Rupnik ha sempre goduto mentre esercitava le sue prevaricazioni, a danno di decine di donne della comunità da lui diretta, sistematicamente violate nello spirito e nel corpo, in nome di aberranti giustificazioni teologiche da lui continuamente associate ai suoi atti.

    Ingiustificabili appaiono infine le dichiarazioni del 23 dicembre scorso del cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, che – dopo aver premesso l’assenza di una sua responsabilità gerarchica su Rupnik – ha ridotto il tutto a una malevola campagna mediatica che avrebbe trasformato le denunce in reati, in violazione di ogni principio di garantismo. Quando in realtà contro il gesuita sono stati istruiti in Vaticano non uno ma due processi ed è stata emessa una condanna comprensiva persino di una scomunica.

    E poi, di chi è vicario De Donatis se non del papa, in una diocesi come quella di Roma che Francesco ha recentemente riorganizzato da capo a piedi sotto suo totale comando, una diocesi in cui non cade foglia che il papa non voglia? Impensabile che il cardinale vicario abbia emesso quelle dichiarazioni solo di testa sua.

    SCENA QUARTA

    E siamo all’intervista del 24 gennaio all’Associated Press. Nella quale Francesco si dice estraneo al caso ma difende a spada tratta la decisione della congregazione per la dottrina della fede d’aver fatto cadere le accuse contro Rupnik, pur fondate, perché legate ad atti lontani nel tempo. “La prescrizione è una garanzia”, ha detto il papa nell’intervista. “Se c’è una minorenne la tolgo sempre, o con un adulto vulnerabile”, ma “in questo caso no”.

    Quindi a parere del papa le donne abusate da Rupnik in veste di loro direttore spirituale non erano “vulnerabili”? A leggere le loro impressionanti testimonianze il giudizio che se ne ricava è proprio questo.

    Nell’intervista Francesco esprime anche un suo cambio di giudizio su Rupnik, che ora gli si rivela, dice, come ”una persona molto limitata che però è potente, a volte”. E fa balenare che “alcuni devono uscire dallo stato clericale perché non possono continuare in una situazione pastorale di questo tipo”. Ma che a questi vaghi e tardivi rimproveri seguano i fatti è tutto da vedere.

    E infine c’è quell’enigmatico rimando del papa a un pagamento in denaro, avvenuto per chiudere il caso: “Non so come il caso si è risolto, nel senso di un accordo comune. Credo che si pagò una indennizzo, ma io non conosco chiaramente l’accordo; ad ogni modo c’è stato un accordo”.

    Un indennizzo a chi? A qualcuna delle donne violate? Le quali in realtà erano decine, come si scopre ogni giorno di più. E con che tipo di accordo?

    Il cardinale Pell aveva proprio ragione. Il papa parla, la confusione cresce.

  • Due stati australiani escludono i funerali di stato per il cardinale Pell

    Due stati australiani escludono i funerali di stato per il cardinale Pell

    Roma, 12 gen. (askanews) – Due governi statali australiani non offriranno funerali di stato per il cardinale George Pell.

    A escluderlo apertamente è stato il premier dello Stato di Victoria, Daniel Andrews, che ha affermato che la sua decisione è stata presa per rispetto delle vittime di abusi sessuali, scrive il Guardian.

    “Non dovremmo mai dimenticarli, e non dimenticheremo mai le vittime, i sopravvissuti agli abusi sessuali istituzionali sui minori per mano della chiesa cattolica”, ha detto. “Non credo che sia stata fatta una richiesta e queste cose sono normalmente offerte piuttosto che richieste e non ci sarà alcuna offerta” per esequie di stato, ha aggiunto.

    Il premier del New South Wales, Dominic Perrottet, deve ancora esprimersi pubblicamente sulla morte di Pell, ma secondo il Guardian ha già escluso di offrire un funerale di stato al cardinale a Sydney dove sarà sepolto nella cripta della cattedrale di St Mary.

    https://www.askanews.it/esteri/2023/01/12/due-stati-australiani-escludono-i-funerali-di-stato-per-il-cardinale-pell-top10_20230112_070432/

  • Il cardinale George Pell muore all’età di 81 anni

    Il cardinale George Pell muore all’età di 81 anni

    CNN Roma – Il cardinale George Pell , il più alto funzionario cattolico condannato per abusi sessuali su minori prima che la sentenza fosse ribaltata nel 2020, è morto, secondo il suo segretario. Aveva 81 anni.

    Padre Joseph Hamilton ha confermato la morte di Pell martedì sera, ora locale, dopo essere stato ricoverato in un ospedale di Roma per un intervento di sostituzione dell’anca. Hamilton ha detto che mentre l’operazione ha avuto successo, Pell ha successivamente subito un arresto cardiaco.

    Nato nella città regionale di Ballarat, in Australia, l’8 giugno 1941, Pell è salito tra i ranghi della Chiesa cattolica romana fino a diventare tesoriere vaticano, considerato da molti la terza posizione più alta all’interno della chiesa.

    Ha ricoperto quel ruolo dal 2014 al 2019 come responsabile delle riforme finanziarie di Papa Francesco, che si sono in gran parte bloccate quando è stato richiamato in Australia per affrontare le accuse di abusi sessuali storici.

    Pell è stato condannato per tali accuse nel 2018 e ha scontato 13 mesi di carcere prima che l’Alta corte australiana annullasse la sua condanna nell’aprile 2020. Pell ha negato strenuamente le accuse, che ha respinto in un’intervista della polizia del 2016 come un “prodotto di fantasia”.

    Nel riassunto di due pagine della sentenza, l’Alta Corte ha affermato che la giuria “avrebbe dovuto nutrire dubbi sulla colpevolezza del ricorrente” e ha ordinato l’annullamento delle condanne.

    https://www.cnn.com/2023/01/10/asia/cardinal-george-pell-dies-intl-hnk/index.html

  • Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    Il cardinale George Pell citato in giudizio dal padre di un corista australiano

    L’uomo chiede il risarcimento del danno mentale subito dopo aver appreso delle accuse, hanno detto i suoi avvocati. Nel 2018 il cardinale Pell è stato condannato per aver abusato di due ragazzi del coro negli anni ’90.

    Ma la corte suprema australiana in seguito ha annullato le condanne. Il cardinale Pell ha sempre sostenuto la sua innocenza. Il religioso australiano aveva trascorso più di un anno in prigione quando è stato rilasciato nel 2020 a seguito di un appello andato a buon fine.

    Uno dei padri dei ragazzi del coro ha ora intentato una causa civile contro il cardinale Pell e l’arcidiocesi cattolica di Melbourne presso la Corte Suprema di Victoria.

    Né l’uomo né suo figlio – morto nel 2014 – possono essere nominati per motivi legali. Suo padre ha citato in giudizio il cardinale Pell per un importo non ancora noto per compensare lo “shock nervoso” che ha subito a causa della perdita del figlio e della conoscenza delle accuse un anno dopo.

    Lo shock nervoso è un termine legale per un disturbo mentale riconosciuto, una lesione o una malattia causata dalle azioni o dalle omissioni di un’altra parte.

    Nella dichiarazione di reclamo, sostiene che anche la Chiesa è responsabile in quanto ha violato il suo dovere di diligenza. L’arcidiocesi cattolica di Melbourne è stata contattata per un commento. La corte giovedì ha fissato un’udienza per la causa il mese prossimo.

    Chi è il cardinale Pell?

    È salito alla ribalta nella Chiesa come un forte sostenitore dei valori cattolici tradizionali, spesso assumendo opinioni conservatrici e sostenendo il celibato sacerdotale.

    Il cardinale Pell è stato convocato a Roma nel 2014 per ripulire le finanze del Vaticano ed è stato spesso descritto come il terzo funzionario della Chiesa.

    Ha lasciato il Vaticano nel 2017 per combattere le accuse contro di lui nel suo stato d’origine, Victoria.

    Nel dicembre 2018, una giuria lo ha ritenuto colpevole di aver abusato sessualmente dei due ragazzi del coro di 13 anni a metà degli anni ’90. Era la figura cattolica di più alto rango a ricevere una tale convinzione.

    Ma nel suo appello all’Alta Corte d’Australia, il religioso ha sostenuto che il verdetto della giuria si era basato troppo sulle prove dell’ex corista sopravvissuto. I suoi avvocati non hanno cercato di screditare quella testimonianza, ma hanno sostenuto che altre prove non erano state adeguatamente considerate.

    I sette giudici della corte si sono pronunciati all’unanimità a suo favore , affermando che altre testimonianze avevano introdotto “una ragionevole possibilità che il reato non fosse avvenuto”.

    https://www.bbc.com/news/world-australia-62158819
  • Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Dal caso Spotlight fino al coinvolgimento di Ratzinger: ecco come gli scandali dei cardinali hanno svelato la pedofilia nella Chiesa, riscrivendone la storia recente

    Appelli, riforme e nuove leggi, ma a che punto è la Chiesa cattolica nel contrasto della pedofilia del suo clero? La domanda diventa sempre più pressante dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali sui minori commessi dai preti in Francia e Germania. Cifre spaventose che hanno scalfito perfino Benedetto XVI, accusato di quattro casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1981. Proprio sulla scrivania di Ratzinger, chiamato dopo il breve episcopato bavarese da san Giovanni Paolo II in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono arrivati per decenni i dossier mondiali della pedofilia. Una pentola difficilissima, se non impossibile da scoperchiare durante gli anni del pontificato wojtyliano, nonostante la storica denuncia di Ratzinger sulla “sporcizia nella Chiesa” riferita proprio alla piaga degli abusi. Divenuto Papa, il tappo che per decenni ha insabbiato migliaia di questi crimini è saltato, con il rischio di minare per sempre l’immagine del cattolicesimo mondiale.

    Law – A dire il vero qualcosa si era iniziato a muovere negli ultimi anni del lungo regno di Karol Wojtyla. Nel 2002, ovvero tre anni prima della morte del Papa polacco, l’allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, fu letteralmente travolto da un’accurata inchiesta del The Boston Globe. Inchiesta che vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e che fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016. Un lavoro che ebbe, tra l’altro, il merito di sfondare il muro di gomma dell’omertà sulla pedofilia nella Chiesa cattolica con lobby potentissime che rendevano quasi impossibile la ricostruzione degli abusi. Law, che guidava l’arcidiocesi di Boston dal 1984, fu smascherato per aver coperto per decenni centinaia di casi di pedofilia, occultando le denunce delle vittime e spostando gli abusatori di parrocchia in parrocchia. Ma fu semplicemente trasferito a Roma da Wojtyla con l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Incarico che mantenne fino al compimento degli 80 anni come previsto dalle norme canoniche. Nessun processo e nessuna sanzione. Nel conclave del 2005 entrò regolarmente nella Cappella Sistina per votare il successore del Papa polacco.

    Maciel – Altrettanto inquietante è la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado. Un prete messicano morto con tutti gli onori nel 2008, che aveva il merito di aver fondato una delle congregazioni religiose maschili con il maggior numero di vocazioni al mondo e che, invece, si era macchiato di crimini inenarrabili, costantemente coperti dai vertici della Curia romana. Le denunce arrivavano, ma venivano puntualmente occultate. Lo stesso cardinale Ratzinger, nel ruolo di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva provato ad agire contro Maciel, scontrandosi, però, contro il muro di altre figure apicali della Santa Sede. Un uomo potentissimo e con una disponibilità economica talmente alta da assicurarsi l’omertà del Vaticano. Alla sua morte il suo patrimonio personale segreto fu stimato intorno ai trenta milioni di dollari. Maciel aveva abusato dei suoi seminaristi, coperto centinaia di casi di pedofilia all’interno dei Legionari di Cristo, avuto diverse donne che gli avevano dato alcuni figli e assunto numerose identità false. Uno scenario satanico più che l’immagine perfetta del fondatore di una congregazione religiosa. Eppure per decenni, nonostante tutto, il ritratto a dir poco edulcorato, per usare un eufemismo, del santo sacerdote aveva prevalso sulla realtà criminale.

    Eletto Papa, Benedetto XVI volle una radicale purificazione dei Legionari e ammise le colpe: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”. Proprio i suoi seguaci, una volta venuta alla luce la triste verità, fecero un mea culpa per i reati commessi dal loro fondatore: “Vogliamo esprimere il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali”.

    McCarrick – Uno scenario simile a quello che avveniva negli Stati Uniti dove, nonostante le gravissime accuse di pedofilia, nel 2000 l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick fu promosso arcivescovo di Washington e l’anno successivo ricevette la porpora da san Giovanni Paolo II. Anche in questa vicenda le coperture e la rete di omertà tra gli Usa e il Vaticano avevano nascosto una realtà terrificante. Francesco ha voluto far luce con un’inchiesta che, per la prima volta, ha svelato le numerose complicità di cui McCarrick godeva presso i vertici della Santa Sede. Complicità che, però, non hanno impedito a Bergoglio, una volta appurata la condotta criminosa dell’ex porporato, di ridurlo allo stato laicale. Un provvedimento radicale mai preso prima. Ciò che è inquietante nella vicenda di McCarrick è che la promozione, prima alla guida della prestigiosa sede di Washington e poi alla porpora, avvenne nonostante le denunce dei suoi crimini di pedofilia.

    Pell – Diverso è il caso del cardinale australiano George Pell, travolto da un lungo processo per abusi nel suo Paese, che lo ha costretto a lasciare frettolosamente il ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia. Il porporato, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione e costretto a 13 mesi di carcere in isolamento, è stato poi assolto con formula piena ed è ritornato a Roma. “Il mio processo – commentò Pell uscendo dal carcere – non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. Aggiungendo che “l’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”.

    Benedetto XVI – Per anni l’ordine della Santa Sede era quello di insabbiare la pedofilia. Lo ammise lo stesso Benedetto XVI: “Perché in passato non si è reagito allo stesso modo di oggi? Anche la stampa prima non ha dato rilievo a queste cose, la coscienza a quel tempo era diversa. Sappiamo che le stesse vittime provavano grande vergogna e all’inizio non sempre vogliono essere messe subito sotto la luce dei riflettori. Molte sono state in grado di raccontare quello che era loro accaduto soltanto dopo decenni”. E aggiunse: “Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere e si lasci che i colpevoli continuino nei loro misfatti. È necessaria quindi vigilanza da parte della Chiesa, che punisca chi ha mancato e soprattutto che lo escluda da qualsiasi altra possibilità di entrare in contatto con dei bambini”.

    Francesco – Il suo successore ha fatto molti passi avanti nella tolleranza zero della pedofilia del clero. Norme severissime non solo per i colpevoli, ma anche per coloro che insabbiano gli abusi. Provvedimenti a molti indigesti all’interno della Chiesa perché mettono i vescovi con le spalle al muro davanti alle loro responsabilità e alle loro omertà, ma resi necessari da una piaga decisamente devastante all’interno del cattolicesimo. Nel febbraio 2019 Bergoglio convocò in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un inedito summit sulla pedofilia del clero. Il Papa volle che a parlare fossero anche alcune vittime. Da quell’evento sono scaturiti provvedimenti concreti, come l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi. Ma i passi da compiere sono ancora tanti. Nell’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, il vescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, aveva proposto un’indagine sulla pedofilia del clero anche in Italia. La stragrande maggioranza dell’episcopato italiano si è subito opposta con il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. L’ennesimo muro che fa ben comprendere quanto l’omertà sulla pedofilia nella Chiesa sia ancora difficile da far crollare.

    Twitter: @FrancescoGrana

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/21/dal-caso-spotlight-fino-al-coinvolgimento-di-ratzinger-ecco-come-gli-scandali-dei-cardinali-hanno-svelato-la-pedofilia-nella-chiesa-riscrivendone-la-storia-recente/6463029/

  • Abusi sessuali, la Chiesa australiana adotta un nuovo protocollo

    Abusi sessuali, la Chiesa australiana adotta un nuovo protocollo

    Roma, 28 gen. (askanews) – La Chiesa cattolica australiana ha adottato un nuovo protocollo per migliorare la propria risposta nell’indagare, indennizzare e partecipare alla cura di coloro che da giovani sono stati vittime degli abusi sessuali dei preti.

    “Il procollo richiede dalla Chiesa un approccio che sia compassionevole e giusto”, ha detto il presidente della conferenza episcopale australiana, l’arivescovo di Brisbane Mark Coleridge. “Insiste anche sul rispetto per la storia e le circostanze personali di ogni individuo”.

    Il protocollo è il frutto di due anni di lavoro durante i quali l’episcopato ha consultato anche le vittime e i loro avvocati ed ha recepito le raccomandazioni della commissione governativa, la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse. Il nuovo protocollo, che entrerà in vigore a partire dal primo febbraio, sostituirà i due protocolli vigenti dal 1996, “Towards Healing” and la “Melbourne Response”, quest’ultima elaborata dal cardinale George Pell.

    Il National Response Protocol – questo il nome ufficiale – prende in considerazione la varie normative e legislazioni, statali e territoriali, che esistono in materia e mira soprattutto ad offrire una guida omogenea su tutto il territorio nazionale su come interagire con le persone abusate attraverso un approccio informato sui traumi subiti da chi è stato “tradito proprio nelle strutture della Chiesa”.

    “La Chiesa continua a lavorare duramente per rafforzare i sistemi di controllo che sono stati messi in atto negli ultimi anni”, ha detto monsignor Coleridge. “L’adozione e l’implementazione del National Response Protocol è un importante passo in avanti e ringraziamo coloro che hanno portato a termine questo processo”.

    Ska MAZ

    https://www.askanews.it/esteri/2021/01/28/abusi-sessuali-la-chiesa-australiana-adotta-un-nuovo-protocollo-top10_20210128_142137/

  • Vaticano, bonifici misteriosi di 1,4 milioni di euro dalla Santa Sede all’Australia

    Vaticano, bonifici misteriosi di 1,4 milioni di euro dalla Santa Sede all’Australia

    Città del Vaticano – Tornano sotto i riflettori i bonifici che il Vaticano, in questi ultimi anni, ha effettuato in Australia, per un totale di 1 milione e 400 mila euro. Stavolta sono i vescovi australiani a chiedere spiegazioni dopo che il cardinale George Pell, l’ex ministro dell’economia vaticana, aveva insinuato che vi fosse un legame opaco tra questo flusso di denaro e il suo processo. Un tema scottante più volte smentito da chi allora gestiva l’ufficio del Sostituto alla Segreteria di Stato.

    Su quei bonifici aveva indagato (senza trovare nulla di anomalo) anche l’ente statale di controllo per i reati finanziari, Austrac (Australian Transaction Reports and Analysis Centre), secondo il quale dal 2014 al 2020 lo Stato della Città del Vaticano aveva trasferito in Australia 2,3 milioni di dollari australiani (oltre 1,4 milioni di euro) in oltre 400.000 transazioni all’insaputa della conferenza episcopale.

    Adesso è l’arcivescovo di Brisbane, monsignor Mark Coleridge a manifestare il bisogno di fare chiarezza una volta per tutte. Coleridge al giornale The Australian ha anticipato che i vescovi stanno considerando di chiedere allo stesso Austrac di rendere noti i destinatari di questi trasferimenti. Inoltre i vescovi australiani intendono anche chiedere al Papa di disporre una indagine per comprendere perché tali trasferimenti sono stati compiuti. Insomma, il bisogno è di avere trasparenza per fugare per sempre sospetti e zone d’ombra, e capire a cosa sono serviti quei denari.

    I bonifici australiani sono emersi all’interno della indagine da parte della magistratura vaticana dell’acquisto del palazzo a Londra con i fondi riservati della Segreteria di Stato. Il cardinale George Pell – reduce da un processo per pedofilia dal quale è stato completamente scagionato – ha ipotizzato che quei fondi forse potevano essere serviti per pagare i testimoni al suo processo. Una circostanza che è stata totalmente smentita dagli avvocati dei testimoni e anche dal cardinale Becciu, all’epoca dei fatti Sostituto alla Segreteria di Stato.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_bonifici_australia_papa_francesco_vescovi_pell_cardinale_becciu_inchiesta-5680503.html