Il cardinale George Pell è innocente. Lo ha stabilito in maniera definitiva l’alta corte australiana che lo ha prosciolto dall’accusa infamante di abuso su minori per cui stava scontando una condanna a 6 anni, ribaltando la sentenza della corte d’appello. Il servizio di David Murgia.
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Pedofilia: il 7/4 verdetto appello Pell
Annuncia l’Alta Corte australiana
BRISBANE, 2 APR – L’Alta Corte australiana ha reso noto che deciderà il sette aprile sull’appello presentato dal cardinale George Pell, già condannato in primo grado a sei anni per abusi sessuali su minori. I giudici potrebbero respingere l’appello, ordinare un nuovo processo o annullare la sua condanna.
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1216218/pedofilia-il-7-4-verdetto-appello-pell.html
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Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»
L’Alta Corte di Caberra ha sentito le ragioni di difesa e accusa e nei prossimi giorni prenderà una decisione definitiva sul caso del cardinale australiano
Dopo due giorni di udienze presso l’Alta corte di Canberra, ultimo grado di giudizio in Australia, non è stata presa una decisione sul caso del cardinale George Pell. Mercoledì e giovedì si sono riuniti tutti e sette i giudici supremi, hanno ascoltato le ragioni della difesa e dell’accusa, ma si sono riservati di comunicare in futuro se accettare l’appello del porporato e, successivamente, se assolverlo o meno dalle accuse.
I «RAGIONEVOLI DUBBI»
Pell è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni di carcere per abusi sessuali che avrebbe compiuto su due minori nel 1996 nella sacristia della cattedrale di San Patrick, quando Pell era arcivescovo di Melbourne, subito al termine della messa domenicale. Il cardinale si è sempre dichiarato innocente e oltre 20 testimoni l’hanno scagionato, ma una giuria prima e due giudici in appello poi (il terzo ha scritto una lunga opinione dissenziente) hanno giudicato credibile la versione dell’unico accusatore.
Il principale legale di Pell, Bret Walker, ha ricordato ai giudici supremi che le numerose testimonianze in favore del suo assistito non possono non rendere la condanna illegittima, dal momento che non può essere stata emessa «oltre ogni ragionevole dubbio». In particolare, a ingenerare come minimo un «ragionevole dubbio» è la testimonianza di monsignor Charles Portelli, al tempo aiutante di Pell, che ha dichiarato che l’allora arcivescovo, come ogni domenica, al termine della messa si trovava al di fuori della cattedrale per salutare i fedeli. Portelli ne è certo perché, ha dichiarato, era insieme a lui anche quella domenica.
IL «CAUTO OTTIMISMO» DELLA DIFESA
La procura ha risposto all’argomentazione dell’avvocato così: «Il fatto che ci siano delle prove che portano a ritenere l’imputato innocente non implica che la giuria non abbia il diritto di ritenerlo comunque colpevole». Durante l’udienza, inoltre, la procura ha più volte citato prove che poi si sono rivelate essere inesistenti. I legali di Pell hanno anche ribadito che non bisogna invertire l’onere della prova e che non tocca al cardinale dimostrare l’assoluta impossibilità della sua colpevolezza. Avere dimostrato che è altamente improbabile, come è stato fatto, dovrebbe essere sufficiente. Hanno poi sottolineato quello che il terzo giudice di appello, Mark Weinberg, ha scritto nella sua opinione dissenziente: e cioè che non può essere condannato un uomo in base alla versione di un singolo accusatore, quando a suo favore ci sono oltre 20 testimonianze la cui veridicità non è mai stata messa in discussione dall’accusa.
Ancora non si sa quando i giudici supremi emetteranno la sentenza definitiva. Negli ambienti legali, come riportato dal Guardian, si vocifera che Pell verrà assolto. Come riportato dalla Cna, gli avvocati del cardinale, che non ha assistito alle udienze ma è rimasto in carcere in isolamento (come da oltre un anno a questa parte), hanno dichiarato che Pell è «in un buon stato di spirito» e che farebbe bene ad essere «cautamente ottimista». Il porporato ha inoltre dichiarato privatamente ad alcuni amici di «confidare nella provvidenza di Dio e di considerare il tempo da passare in prigione come se fosse un ritiro monastico».
Abusi. Il «cauto ottimismo» di Pell e la vita in carcere «come in monastero»
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Vaticano, ultima udienza in Alta Corte per il cardinale George Pell: era stato già condannato per pedofilia
Si tratta della possibilità finale per il porporato ex capo della Segreteria per l’economia vaticana di uscire dal carcere. Una sentenza definitiva potrebbe arrivare nella nottata italiana
di PAOLO RODARI
CITTÀ DEL VATICANO – Ha avuto inizio presso l’Alta Corte di Canberra, in Australia, l’udienza per il cardinale George Pell, 78 anni, condannato per pedofilia. Si tratta dell’ultima possibilità per il porporato ex capo della Segreteria per l’economia vaticana di uscire dal carcere. Una sentenza definitiva potrebbe arrivare nella nottata italiana.
Sono sette in tutto i giudici che devono decidere se confermare quanto sancito in precedenza o ribaltare il giudizio. Secondo quanto riportano i media australiani, la difesa di Pell ha aperto l’udienza dicendo che i giurati che hanno condannato il porporato per abusi sessuali su minori hanno sbagliato a respingere le sue argomentazioni circa l’improbabilità del reato che, ribadiscono gli avvocati, è inverosimile.
L’argomento centrale della difesa è che il cardinale non avrebbe avuto il tempo materiale o l’occasione di commettere gli abusi che sarebbero avvenuti su due giovani ministranti in sagrestia dopo la celebrazione di una messa. “La vera domanda non è se ‘credo al denunciante’, ma se, ‘avendo creduto al denunciante, vi siano ragionevoli dubbi sulla colpa di Pell‘”, ha detto sempre questa mattina l’avvocato Bret Walker.
Fuori dalla sede della Corte, intanto, i sostenitori di Pell sono arrivati in massa su degli autobus. Si sono radunati con in mano delle croci e un cartello con scritto “Stiamo pregando per te”. Un avvocato delle vittime ha invece sollevato un cartello con scritto “Vai all’inferno Pell“.Pell da oltre un anno si trova in isolamento in carcere. Non può celebrare messa. Da mesi ha scelto il silenzio: per alcuni un’ammissione di colpevolezza, per altri la volontà di rispettare fino all’ultimo minuto possibile il lavoro dei giudici. In Vaticano in diversi credono che Pell sia innocente. Ma la prudenza anche Oltretevere è d’obbligo.
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Pedofilia: il cardinale Pell si presenta all’appello
Ancora un motivo di grande imbarazzo per il mondo cattolico: il processo al cardinale australiano accusato di abusi sessuali su minori.
Il prelato al processo
Lo hanno definito il processo dell’anno. Perché se dovesse arrivare una conferma della sentenza di primo grado si aprirebbe una crepa ulteriore nella credibilità della chiesa cattolica in Australia. Ma soprattutto potrebbero nascere nuovi processi per altri preti che negli ultimi mesi sarebbero stati accusati di abusi. Il processo al cardinale George Pell è comunque destinato a lasciare una traccia importante.
Condannato in primo grado
L’alto prelato è stato chiamato a comparire davanti all’Alta Corte l’11 marzo, mercoledì. Pell, 78 anni, che si è dichiarato gravemente malato ma che la corte ha letteralmente obbligato a seguire tutte le fasi del dibattito processuale, è accusato di abusi sessuali continuati su minori. Condannato in primo grado a sei anni di carcere, Pell ha tentato qualsiasi strada per uscire dalla prigione, fino a questo momento inutilmente.
L’autodifesa di Pell
Aveva invocato le sue precarie condizioni di salute, che la Corte aveva ritenuto adeguate al regime carcerario. Aveva chiesto una revisione del processo per alcuni vizi di forma, ma i giudici avevano respinto anche questa richiesta. E ora l’unica soluzione è vincere l’appello: eventualità che secondo i cronisti di giudiziaria australiani che stanno seguendo il caso che risulta quanto meno remota vista la consistenza dell’apparato probatorio che aveva portato alla sua condanna in primo grado.
Le gravi accuse
George Pell, in passato tesoriere vaticano, era stato dichiarato colpevole nel dicembre del 2018. I fatti risalgono a quando il cardinale era arcivescovo di Melbourne. Ad accusarlo due ragazzini del coro della cattedrale che poi avevano raccolto la testimonianza di altri tre giovanissimi che, stando alle accuse, avevano subito molestie.
Appelli bocciati
Pell, dopo la condanna, formalizzata nel marzo scorso, non era più tornato al suo ufficio religioso e non è mai uscito dal carcere se non per presenziare alle istanze di revisione e ai suoi appelli, tutti bocciati. L’ultimo tentativo era stato un ricorso davanti alla Corte d’appello dello stato di Victoria. Ma non era stato accolto. In caso di condanna, Pell dovrà scontare in carcere tutto il resto della pena detentiva.
Pedofilia: il cardinale Pell si presenta all’appello
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Pedofilia, fissato per l’11 marzo l’appello del cardinale Pell in Australia
L’Alta Corte australiana discuterà l’appello presentato dal cardinale George Pell contro le sue condanne per abusi sessuali su minori i prossimi 11 e 12 marzo. È l’ultima chance per il 78enne prelato, che sta scontando una pena di sei anni per aver aggredito sessualmente due coristi in una cattedrale di Melbourne negli Anni Novanta, per uscire di prigione.
https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/pedofilia-fissato-per-l11-marzo-lappello-del-cardinale-pell-in-australia_14780196-202002a.shtml -

Pedofilia: Pell trasferito in carcere massima sicurezza
(ANSA) – ROMA, 12 GEN – Il cardinale George Pell, condannato per pedofilia, è stato trasferito dal carcere di Melbourne ad una struttura di massima sicurezza nel distretto di Victoria. Lo scrive la stampa australiana riferendo che la decisione è stata presa dopo che un drone aveva sorvolato l’istituto penitenziario dove si trovava Pell forse proprio a caccia di sue foto. Pell è detenuto in carcere da quasi un anno, dopo la sua condanna del 2018 per aver aggredito sessualmente due adolescenti nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne a metà degli anni ’90. Il prigioniero aveva anche ricevuto un lavoro: si occupava dell’irrigazione del giardino all’interno della prigione. Secondo quanto riferito dai giornali australiani, il porporato, in attesa dell’appello presso l’Alta Corte d’Australia, è stato spostato alla prigione di massima sicurezza di Barwon.
https://voce.com.ve/2020/01/12/468955/pedofilia-pell-trasferito-in-carcere-massima-sicurezza/
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Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini
Don Eduardo Lorenzo si è ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Il prete argentino era stato condannato per aver sessualmente abusato di almeno 5 vittime ed ha commesso il gesto suicida prima di essere portato in carcere. Lui si era sempre difeso come innocente.
Prete argentino suicida: era stato condannato per abusi su bambini
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Si è sparato un colpo alla tempia Don Eduardo Lorenzo, prete 59enne riconosciuto colpevole di abusi sessuali su minori della sua parrocchia. Il prete si è ucciso a Plata, nella sede della Caritas dove era temporaneamente alloggiato. Il religioso si era sempre detto innocente rispetto alle accuse rivoltegli.
Lunedì 16 dicembre la procuratrice Ana Medina aveva chiesto l’arresto per il prete, accusato di 5 nuove violenze a danno di minori. Don Eduardo Lorenzo aveva ricoperto il ruolo di cappellano del servizio penitenziario di Buenos Aires per 14 anni, e organizzava gruppi e viaggi di giovani boy scout.
Quando il giudice Marcela Garmendia ha rifiutato la richiesta di esenzione dal carcere presentata dal legale della difesa, il religioso ha preferito commettere il gesto suicida. Il religioso si era sempre detto innocente: «Non sono un pedofilo, non ho commesso alcun atto indegno del mio essere sacerdote. Ho difetti come tutti gli altri, ma non perversioni, che io condanno e condanno sempre. Sono stato demolito, sono in un momento spaventoso della mia vita» aveva dichiarato Don Lorenzo la scorsa settimana.
La prima denuncia per abuso sessuale risale al 2008, ma non vi furono condanne. Il caso infatti rimase fermo per quasi dieci anni, fino a quando non venne riaperto dall’avvocato Juan Pablo Gallego. In quella occasione la vittima si è esposta pubblicamente testimoniando con il suo vero nome, Diego Perez. «Mi diceva ‘sei un uomo di colore’, quindi devi farlo – ha dichiarato – Mi ha spinto, mi ha portato nella sua stanza per oltraggiarmi e fare sesso con me. Alla fine ero alcolizzato e di nuovo sottomesso sessualmente». Il suo racconto ha quindi spinto altre vittime a farsi avanti e raccontare degli abusi subiti in gioventù.
Il caso era esploso anche mediaticamente, tanto che lo scorso luglio l’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor “Tucho” Fernández, aveva proibito al prelato di rimanere solo con i minori della parrocchia e non solo, dicendo che la misura era per «precauzione». Don Eduardo Lorenzo aveva quindi richiesto pochi mesi dopo una licenza come pastore nell’Immacolata Madre di Dio, Gonnet, apportando come motivazione questioni di salute: lo scorso dicembre erano trapelati i risultati della perizia psicologica che lo identificavano con una «personalità con caratteristiche di manipolazione, ed egocentrismo oltre a una complessa organizzazione psichica, presentazione ossessiva di un’immagine grandiloquente di se stesso, che nasconde una struttura psicopatica perversa avendo bisogno di altri per idolatrarlo ed esaltare l’autostima».
(Credits immagine di copertina: foto twitter Fernando Tocho@nandotocho)
https://www.giornalettismo.com/prete-argentino-suicida-pedofilo/ -

Abusi, accolto il ricorso presentato dal cardinale George Pell
La richiesta d’appello presentata dal cardinale George Pell è stata accolta. Si allungano così i tempi processuali. Il Vaticano ha fiducia nella giustizia australiana
Il cardinale George Pell sarà giudicato in appello. Questa è, in sintesi, la conseguenza della decisione che arriva dall’Australia, dove la vicenda processuale del porporato continua a tenere banco.
L’uomo che Papa Francesco aveva individuato per la guida della Segreteria per l’Economia è stato condannato in primo grado a sei anni per abusi sessuali. Quelli che il porporato avrebbe commesso anni fa, quando era ancora incaricato nella sua nazione d’origine, ai danni di due minorenni. Nello specifico, le molestie sarebbero state inflitte a due giovanissimi membri di un coro. Parliamo di episodi che avrebbero avuto luogo negli anni 90′. Trattasi, qualunque sia la verità, dell’ecclesiastico più alto in grado mai coinvolto in una vicenda giudiziaria di questa tipologia. E anche per questo motivo il caso di George Pell è seguito da anni da buona parte dei media internazionali.
Per quanto valga però la pena rimarcare come l’accusato, sin dall’inizio di queste vicessitudini, abbia sempre rivendicato la sua assoluta innocenza. Un dettaglio non di poco conto, che è stato anche sottolineato pure dalla Santa Sede nel momento in cui la Sala Stampa ha voluto commentare la notizia sul via libera alla richiesta d’appello da parte dell’Alta Corte australiana. I tempi previsti non sono proprio brevi: si pensa che la prima udienza possa svolgersi entro l’inizio della prossima primavera. La chiarezza giudiziaria, insomma, non sembra essere dietro l’angolo. Ma ci sarà un’altra pronuncia. Quella che dovrebbe stabilire, una volta per tutte, se Pell è colpevole o no.
Nel frattempo, il cardinale, che è anche considerato un convinto conservatore, dovrà con ogni probabilità rimanere all’interno del carcere di Melbourne, da dove, di recente, ha persino tuonato contro alcune scelte fatte, da un punto di vista dottrinale, durante le fasi che hanno preceduto il Sinodo panamazzonico. Il Vaticano, dal canto suo, ha subito rilasciato delle dichiarazioni sulla novità emersa attorno all’appello: “La Santa Sede, nel confermare la propria fiducia nella giustizia australiana, prende atto della decisione dell’Alta Corte australiana di accogliere la richiesta di appello presentata dal cardinale George Pell, consapevole che il cardinale ha sempre affermato la propria innocenza”, ha fatto sapere il Direttore della Sala Stampa Matteo Bruni.
Attraverso i medesimi virgolettati, la Santa Sede ha in ogni caso ribadito “la propria vicinanza a quanti hanno sofferto a causa degli abusi da parte dei membri del clero”. A riportare questi commenti, tra gli altri, è stata l’Adnkronos. La questione degli abusi in Australia è molto sentita. La nazione oceanica, come il Cile e gli Stati Uniti, è stata colpita da quello che Joseph Ratzinger ha chiamato “collasso morale”. Il governo australiano e gli enti intermedi stanno anche cercando di mettere in campo una serie d’iniziative legislative che garantiscano le vittime, prescindendo per esempio dal segreto confessionale.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-accolto-ricorso-presentato-cardinale-george-pell-1783790.html

