Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Di fronte agli scandali, i piccoli passi del papa

    Di fronte agli scandali, i piccoli passi del papa

    Le questioni finanziarie e sessuali continuano ad agitare il Vaticano, spesso nascondendo lotte di potere ai vertici della Chiesa. Papa Francesco prosegue nonostante la forte opposizione sul suo percorso di riforme verso una maggiore trasparenza

    Un sacerdote condannato in primo grado dalla giustizia milanese a 6 anni e 4 mesi di reclusione per pedofilia viene assolto da un tribunale ecclesiastico. La notizia è data il 25 novembre dall’associazione delle vittime italiane di abusi sessuali nella Chiesa, “L’Abuso”. Solo un giornale transalpino riporterà l’informazione il giorno successivo. Così, il religioso “resta sacerdote” e sarà “reinserito in parrocchia”, traduce in altri termini Francesco Zanardi. Nella lotta della Chiesa contro la pedofilia, “non rimettere i condannati tra i bambini dovrebbe essere la prima cosa da fare, giusto?” il fondatore della rete delle vittime è arrabbiato. “In Italia, la Chiesa prosegue impunemente”. L’istituzione religiosa ha perso ogni credibilità ai suoi occhi. Al telefono, la sua rabbia è acuta. Lui stesso vittima di abusi commessi da un uomo di fede, ha creato L’Abuso dieci anni fa. Comincia a raccontare la sua storia dopo le rivelazioni del Boston Globe all’inizio degli anni 2000 sulla violenza sessuale nella diocesi americana.

    L’attivismo virulento prende il posto del silenzio. “Bergoglio inganna i cattolici”, aveva denunciato sul sito dell’associazione lo scorso luglio. Denuncia le riforme annunciate da Francesco ma mai concretizzate. Il pontefice sarebbe aiutato anche da una stampa italiana “complice e compiaciuta”.

    Esercizio di trasparenza senza precedenti

    È, tuttavia, un esercizio di trasparenza senza precedenti quello che il Vaticano ha svolto il 10 novembre pubblicando il rapporto McCarrick, intitolato all’ex cardinale americano spretato all’inizio del 2019. Il testo coordinato dal Segretario di Stato del Santo -Siege, lungo circa 450 pagine, racconta ad esempio che lettere anonime che accusavano Theodore McCarrick di pedofilia e una testimonianza della sua “attività sessuale” con almeno un sacerdote, erano già state portate all’attenzione di Giovanni Paolo II.

    Ma il diniego dell’arcivescovo al segretario privato del Papa, le testimonianze “imprecise e incomplete” di tre vescovi e la mancanza di “notizie dirette dalle vittime, maggiori o minori”, avevano consentito la nomina del uomo a Washington alla fine del 2000 e la sua creazione cardinale pochi mesi dopo.

    Il caso McCarrick è solo uno dei tanti scandali sessuali che hanno sconvolto il Vaticano negli ultimi anni. Le chiese negli Stati Uniti o in Australia, comprese quelle in Cile e Germania, stanno crollando sotto la schiacciante testimonianza. La Chiesa sta vivendo “la più grave crisi degli ultimi 500 anni”, afferma lo storico e teologo Massimo Faggioli dell’Università americana di Villanova. “Questa è un’ampia crisi di autorità su questioni morali e sessuali. Le risposte sono diverse in giro per il mondo “, prosegue l’esperto, riferendosi a testimonianze e indagini in Pennsylvania sul silenzio assordante in Italia. “La grave instabilità sulla questione degli abusi all’interno delle chiese nazionali ha fatto esplodere gli scandali, afferma lo storico. La situazione non si riduce a poche mele marce, ma indica un movimento traumatico più complicato che è destinato a durare “.

    Questi scandali diventano anche la scusa di uomini di Chiesa per condurre campagne contro il loro sovrano pontefice. L’affare McCarrick, ad esempio, spinge l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico – o ambasciatore – a Stati Uniti, per chiedere le dimissioni nel 2018 di Francesco. Lo accusa di essere stato informato di fatti del passato. La sua posizione è quindi smentita dal rapporto McCarrick. Ma Mons. Viganò resta uno dei principali oppositori di Francesco. Anche quest’anno lui fomenta quello che diventerà per lo storico Massimo Faggioli un vero “scandalo” politico: lo scorso giugno ha inviato una lettera di sostegno al presidente in cui indirettamente scredita le azioni del Papa. Donald Trump e Francesco sembrano quindi essere in due campi separati, come lo sono “Dio e Satana”. E attenti a non scegliere la battaglia sbagliata, la “dannazione eterna”si annida.

    Il pontificato di Francesco “ha portato alla luce questioni a lungo negate o nascoste”, relativizza il teologo. Il primo Papa dell’America Latina favorisce così la lotta alla povertà, la difesa degli esclusi, come i migranti, o addirittura l’ecologia, a scapito di temi più tradizionali come la vita o la famiglia. “Con l’arrivo di questo cattolicesimo latinoamericano a Roma, molte cose sono state ridefinite”, continua Massimo Faggioli. Italiani, europei e americani non sono quindi più al centro della Chiesa universale, che ha causato un periodo di instabilità su molte questioni “. Queste lotte possono quindi essere intraviste anche dietro gli scandali finanziari.

    “Nel suo desiderio di riformare la Chiesa, Francesco si è trovato di fronte a un’opposizione interna composta da cardinali in lotta per la gestione dei tesori del Vaticano”, scriveva il settimanale L’Espresso nel 2015. “Le riforme economiche e la trasparenza finanziaria volute dal successore di Pietro incontrarono ogni tipo di resistenza. Non solo all’interno della vecchia guardia che non vuole abdicare, rinunciare al potere, ma anche tra il nuovo popolo portato a Roma dallo stesso Francesco”.

    Dopo la sua elezione, il Papa argentino, ad esempio, si è trovato di fronte alle finanze vaticane composte da più bilanci separati da ministeri ed enti al servizio della Chiesa, e con una gestione opaca. Da questa realtà è nato lo scandalo di Sloane Avenue, scoppiato in seguito alle rivelazioni di investimenti della Santa Sede attorno a un edificio londinese. I magistrati del piccolo Stato stanno indagando sui sospetti di corruzione ed estorsione in particolare. La vicenda, con le sue molteplici ramificazioni, ha provocato le dimissioni del cardinale Angelo Becciu, uno degli alti funzionari della Segreteria di Stato. La gestione dei fondi di questo ramo esecutivo della Santa Sede è stata trasferita all’inizio di novembre all’APSA, l’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, guidata da un vescovo vicino a Francesco.

    Questo scandalo ha quindi permesso al Papa di portare avanti la sua riforma dell’accentramento delle finanze. “L’idea è nata già durante il conclave tra gli elettori” di Bergoglio, ricorda Emiliano Fittipaldi, giornalista e autore del libro Avarice, pubblicato nel 2015 e che dettagliava gli scandali finanziari dell’epoca. Questo progetto di centralizzazione doveva infatti essere portato avanti dal cardinale George Pell, nominato nel 2014 prefetto di una nuova Segreteria per l’Economia. Ma l’australiano fallisce rapidamente: i suoi modi descritti come “brutali” gli impediscono di affermarsi nel cuore del potere della Chiesa e un processo per pedofilia lo costringe a tornare in patria nel 2017.

    Il cardinale è riuscito da solo a cristallizzare gli scandali finanziari e sessuali e le lotte di potere sottostanti. Ha rivelato la resistenza anche all’interno della Curia romana, il governo della Chiesa, avendo spinto il Papa a fare affidamento su un consiglio di nove cardinali chiamato al suo fianco piuttosto che al suo esecutivo. Francesco ha così sfidato molti leader, incoraggiati a cambiare radicalmente la cultura della Chiesa e il loro comportamento sulle questioni finanziarie come sulla gestione degli abusi sessuali, ma allo stesso tempo provocando forti resistenze e opposizioni.

    Maggiore attenzione alle vittime?

    “L’introduzione di nuove leggi non preverrà i crimini”, avverte padre Hans Zollner. Queste parole del presidente del Centro per la protezione del bambino, dell’Università Gregoriana di Roma, e membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, creata nel 2014, sono pronunciate con riferimento alla pedofilia, ma possono essere applicata all’economia e alla finanza. Il sacerdote tedesco chiede quindi un cambio radicale di mentalità e cultura, a partire da una maggiore attenzione alle vittime.

    Francesco Zanardi scoppia a ridere. No, non ha mai visto l’ombra del sostegno da parte di un religioso. Il presidente de L’Abuso ha invece preso atto dei sacerdoti condannati per pedofilia. Assicura che questi ultimi siano ospitati in 23 “case di cura” sparse attraverso l’intera penisola per evitare la prigione. Questa è la tesi sviluppata in Giustizia Divina, un’opera che dettagliava la protezione di cui godono i sacerdoti in Italia. Delle centinaia di sacerdoti denunciati o condannati per pedofilia, gli autori, aiutati da Francesco Zanardi, hanno trovato solo cinque sacerdoti nelle 192 carceri italiane, solo uno dei quali è stato imprigionato per abusi sessuali. Queste “case di cura” sono per il presidente dell’associazione delle vittime italiane il simbolo della totale mancanza di trasparenza di un papa che difende la tolleranza zero. ■

    (traduzione con Google da https://www.letemps.ch/monde/face-aux-scandales-petits-pape-francois)

  • Tre aborigeni vittime di un prete pedofilo citano in giudizio Papa Francesco. E chiedono risarcimento alla Chiesa

    Tre aborigeni vittime di un prete pedofilo citano in giudizio Papa Francesco. E chiedono risarcimento alla Chiesa

    Dopo il caso del cardinale George Pell, l’Australia è travolta da un altro scandalo che riguarda l’arcidiocesi di Melbourne. Nel mirino Michael Glennon, sacerdote condannato per abusi nel 1978 sul quale però il Vaticano non avrebbe preso alcun provvedimento

    Nuovo scandalo pedofilia in Australia. Papa Francesco, l’arcivescovo di Melbourne, monsignor Peter Andrew Comensoli, e la sua stessa arcidiocesi sono stati citati in giudizio davanti alla Corte Suprema dello Stato di Victoria. A denunciarli sono stati tre uomini aborigeni che dichiarano di aver subito abusi sessuali quando erano bambini da padre Michael Glennon. Secondo l’accusa, il Vaticano sarebbe stato al corrente dei reati di pedofilia commessi dal prete australiano ma non avrebbe preso alcun provvedimento dopo la sua condanna a due anni di reclusione, avvenuta nel 1978, per abusi e violenze sessuali su quindici minori. Le tre presunte vittime, che hanno chiesto di restare anonime, sostengono di aver subito gravi ripercussioni dopo gli abusi: sono diventati tossicodipendenti e sono rimasti senza casa e senza lavoro. Per questo motivo hanno chiesto un cospicuo risarcimento da parte dei vertici della Chiesa cattolica, sia in Australia che in Vaticano. Il legale dei tre uomini, Angela Sdrinis, ha dichiarato di essere in attesa che i rappresentanti della Santa Sede in Australia accettino la notifica del mandato per conto di Bergoglio. “Si tratta – ha spiegato l’avvocato – di fare in modo che il Papa e il Vaticano accettino le proprie responsabilità. Quale possibile scusa possono avanzare per non aver ridotto padre Glennon allo stato laicale?”. Il legale ha ricordato, inoltre, che, dopo la condanna, l’arcidiocesi di Melbourne sospese il sacerdote ribandendo, però, che solo il Vaticano avrebbe potuto ridurlo allo stato laicale. Cosa che non avvenne.

    Non è la prima volta che l’arcidiocesi di Melbourne si trova ad affrontare un caso di pedofilia. Il cardinale George Pell, prefetto emerito della Segreteria per l’economia, era stato accusato di aver abusato sessualmente di due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne quando, nel 1996, era vescovo ausiliare proprio di quella arcidiocesi. Condannato a sei anni di reclusione in primo e secondo grado, dopo tredici mesi di isolamento in carcere l’Alta Corte australiana lo ha assolto all’unanimità. Una vicenda che aveva scosso non solo l’arcidiocesi di Melbourne e quella di Sydney, che avevano avuto Pell a capo, ma anche il Vaticano perché, con l’elezione di Bergoglio, il porporato era prima divenuto membro del Consiglio di cardinali che aiuta il Papa nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa e poi prefetto della Segreteria per l’economia.

    Dopo l’assoluzione, Pell sottolineò che “il mio processo non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. E aggiunse: “L’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”. Parole in perfetta sintonia con quelle di Francesco che, chiudendo il summit mondiale sulla pedofilia del clero convocato in Vaticano nel febbraio 2019, disse: “Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, tale caso sarà affrontato con la massima serietà”. Affermazioni alle quali sono seguiti provvedimenti storici, tra cui l’abolizione del segreto pontificio per i casi di pedofilia.

    Twitter: @FrancescoGrana
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/28/tre-aborigeni-vittime-di-un-prete-pedofilo-citano-in-giudizio-papa-francesco-e-chiedono-risarcimento-alla-chiesa/6019878/

  • Scandalo in Vaticano: “Bonifici di Becciu agli accusatori nel processo per pedofilia a Pell”

    Scandalo in Vaticano: “Bonifici di Becciu agli accusatori nel processo per pedofilia a Pell”

    Una serie di bonifici inviati in Australia per un ammontare complessivo di 700mila euro potrebbe essere stata usata per pagare gli accusatori del processo per pedofilia contro il cardinale George Pell, ex prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia. È l’ipotesi degli inquirenti vaticani dopo le verifiche riguardanti i movimenti bancari disposti da monsignor Angelo Becciu, il Sostituto che pochi giorni fa ha dovuto rinunciare al cardinalato a seguito della chiusura delle indagini sullo scandalo che ha coinvolto il Vaticano a proposito degli ammanchi di centinaia di milioni di euro dalle risorse della Segreteria di Stato. Lo riporta un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

    Analizzando i movimenti bancari disposti da Becciu, è stata trovata traccia di bonifici che attraverso alcuni passaggi intermedi sarebbero arrivati, almeno in parte, a uno degli accusatori di Pell. Dalle verifiche sono emersi anche alcuni investimenti immobiliari in Australia che sarebbero stati utili per fare “pressioni” sull’esito del processo. Dietro questi movimenti ci sarebbe, riporta il Corriere, la “rivalità tra i prelati Pell e Becciu”, che “non è mai stata un mistero all’interno e fuori dalla Santa Sede”.

    Il cardinale australiano George Pell nel 2017 era stato accusato di aver molestato sessualmente due ragazzi a Melbourne negli anni Novanta. Uno dei due è morto per overdose nel 2014, l’altro ha confermato le accuse durante il dibattimento. Nel 2019 Pell è stato condannato a 6 anni di carcere, ma lo scorso aprile l’Alta corte australiana ha annullato la sentenza, sostenendo che la Corte di Vittoria non abbia sufficientemente soddisfatto il principio della colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”.

    https://www.tpi.it/cronaca/vaticano-bonifici-becciu-accusatori-processo-pedofilia-george-pell-20201003675441/

  • Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Australia, “Il cardinale Pell sapeva degli abusi su minori”

    Nuovo guaio per porporato assolto: diffuso report di 100 pagine

    Roma, 7 mag. (askanews) – Nuova tegola sul cardinale George Pell, ex ministro delle finanze vaticane. Il porporato australiano, assolto dalle accuse di pedofilia il 7 aprile dall’Alta Corte australiana, sarebbe stato a conoscenza da anni degli abusi sui bambini nell’Arcidiocesi di Ballarat dove lavorava il prete pedofilo Gerald Ridsdale. L’accusa è contenuta nel rapporto della Commissione Reale Australiana sugli abusi su minori, diffusa dal Guardian.

    Nel report si evidenzia che non sarebbe plausibile che altre figure apicali della chiesa non abbiamo detto a Pell di quello che stava accadendo.

    Oltre 100 pagine di relazione sono state presentante al Parlamento australiano. Il report finale sull’inchiesta di cinque anni sugli abusi era già stata presentata a dicembre 2017 ma non era stata diffusa a causa del processo contro Pell, per il timore che le conclusioni avrebbero pregiudicato il giudizio.

    Pell ha sempre negato di essere a conoscenza dei fatti, ma secondo la commissione reale “nel 1973 padre Pell cambiò idea sui campi notturni per bambini” organizzati da Ridsdale, e il “motivo più plausibile è che Pell sapesse, e la possibilità che i preti fossero da soli con un bambino avrebbe potuto portare a un abuso o provocare pettegolezzi su questa prospettiva”.

    Secondo le indagini Gerald Ridsdale ha commesso oltre 130 reati di abusi su minori tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Attualmente è in carcere. Nel suo primo processo Pell sostenne l’innocenza di Ridsdale.

    http://www.askanews.it/video/2020/05/07/australia-il-cardinale-pell-sapeva-degli-abusi-su-minori-20200507_video_10543236/

  • Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Pedofilia: card. Pell sapeva da anni ’70

    Emerge da un rapporto del 2017

    (ANSA) – SYDNEY, 7 APR – Il cardinale australiano George Pell era al corrente dei casi si abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Australia fin dagli anni ’70 ma non agì per la rimozione dei responsabili. E’ quanto emerge da un dettagliato rapporto consegnato già nel 2017 ma di cui solo adesso emergono integralmente le parti relative alla condotta del cardinale Pell.
    Le omissioni nel testo nel rapporto stilato dalla Royal Commission, erano volute per evitare di influenzare i giudici impegnati nel processo contro il cardinale accusato di pedofilia. Il mese scorso l’Alta Corte australiana aveva assolto l’ex tesoriere del Vaticano il quale era stato scarcerato e ciò ha consentito di rendere pubbliche le parti del rapporto in questione. In particolare emerge dall’inchiesta della Royal Commission che “entro il 1973 il cardinale Pell non solo era consapevole di abusi sessuali su minori da parte del clero, ma che aveva preso in considerazione misure per evitare che si diffondessero chiacchiere a riguardo”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/05/07/pedofilia-card.-pell-sapeva-da-anni-70_7c809f7a-523f-4570-a539-00a99cef3a6b.html

  • La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    La polizia sta indagando su George Pell per accuse di abusi sessuali su minori – rapporto

    News Corp afferma che il cardinale assolto affronta nuove pretese su presunti incidenti negli anni ’70 quando era sacerdote a Ballarat

    Il cardinale George Pell è indagato dalla polizia su una nuova accusa di abuso sessuale di minori, secondo i rapporti di News Corp.

    Pell è stato rilasciato dalla prigione martedì scorso dopo che il tribunale l’ha assolto con cinque accuse di abusi sessuali su minori. Pell, 78 anni, ha trascorso più di 400 giorni in prigione dopo essere stato condannato da una giuria nel dicembre 2018. L’ alto tribunale ha assolto Pell dopo aver trovato la giuria avrebbe dovuto avere un ragionevole dubbio sulla sua colpa.

    Pell ha rilasciato un’intervista esclusiva al suo amico di lunga data e sostenitore di Sky News, Andrew Bolt , che andrà in onda martedì sera.

    Martedì l’Herald-Sun ha riferito che Pell era stato indagato dalla polizia per un incidente negli anni ’70, quando Pell era un prete nella città vittoriana di Ballarat. Il rapporto non suggeriva che l’accusa fosse vera e Pell ha sempre negato con veemenza tutte le accuse di abuso sessuale nei suoi confronti.

    Un portavoce della polizia di Victoria ha dichiarato: “La polizia di Victoria non fornirà alcun commento in merito a queste accuse”.

    La ABC sostiene le sue notizie su George Pell dopo che Andrew Bolt lo ha accusato di una caccia alle streghe
    Guardian Australia ha contattato l’arcidiocesi cattolica di Sydney per un commento.

    La portavoce di Pell, Katrina Lee, è stata citata dall’Herald-Sun dicendo: “In qualsiasi questione di polizia dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche affrontare una serie di cause civili .

    In un’anteprima dell’intervista Pell rilasciata da Sky News, Bolt ha accennato alla possibilità di nuove indagini e ha detto che Pell avrebbe risposto alle domande sulla polizia di Victoria nell’intervista. Nell’anteprima Bolt chiede a Pell: “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico per le vittime, a continuare a pescare per tentare di perseguirti?”

    Pell risponde: “Beh, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro. “

    Martedì pomeriggio, durante una conferenza stampa della polizia di Victoria, è stato chiesto al vice commissario Shane Patton la sua risposta alle accuse della polizia di avere una vendetta contro Pell.

    Patton ha dichiarato: “Non ho alcun commento da fare in merito al cardinale Pell”.

    Bolt ha scritto numerosi articoli d’opinione a sostegno di Pell prima che il procedimento penale fosse concluso.

    La conclusione del processo penale di Pell la scorsa settimana ha suscitato nuove richieste per il procuratore generale, Christian Porter, di rilasciare le sezioni redatte del rapporto finale della commissione reale sugli abusi sessuali su minori relativo a Pell. La commissione, che ha esaminato gli abusi istituzionali in tutta l’Australia, ha pubblicato il suo rapporto finale nel 2017, ma le pagine relative a Pell sono state cancellate per non compromettere il suo procedimento penale.

    Tuttavia, una nuova indagine criminale potrebbe mettere in dubbio il rilascio del rapporto della commissione. La sezione redatta esamina le azioni delle autorità della chiesa cattolica a Ballarat, anche quando Pell era un sacerdote nella regione.

    Non è possibile separare l’assoluzione di George Pell dalla storia dell’abuso di minori da parte della chiesa cattolica
    Pell è stato oggetto di un esame incrociato da parte della Commissione nel 2016 su ciò che sapeva del noto prete pedofilo Gerald Ridsdale , che all’epoca era amico di Pell a Ballarat. Pell ha risposto: “È stata una storia triste e non molto interessante per me. Non avevo motivo di rivolgere la mia mente ai mali perpetrati da Ridsdale. “

    Pell condivideva una casa con Ridsdale e sedeva in un comitato di sacerdoti che prendeva decisioni per spostare Ridsdale da parrocchia a parrocchia.

    Il commento alla commissione di Pell attirò l’ira di Bolt in quel momento, il quale affermò che rivelava che Pell stava mentendo o “pericolosamente indifferente” all’abuso che si stava verificando intorno a lui.

    “Se lo sapesse o meno direttamente – e la causa contro di lui è circostanziale – ha effettivamente fatto ciò che era necessario per qualsiasi persona morale e ha perseguito gli interessi dei bambini maltrattati?” Bolt ha detto a Sky News in quel momento . “E su quel terreno penso che il caso contro di lui sia molto dannoso.”

    Ma ha remato su quei commenti solo un giorno dopo, affermando: “Mi sento in imbarazzo perché penso di essermi unito al gruppo attaccando Pell.

    “Quello che [Pell] sembra aver detto, intendeva dire, era che non aveva motivo di guardare a quello che stava succedendo in quella parrocchia di Inglewood da Gerald Ridsdale e, di conseguenza, quelle cose gli sono sfuggite di mente”.

    Bolt si è assicurato un’intervista esclusiva con Pell nel 2016 dopo che Pell ha concluso fornendo prove alla commissione.

    L’arcidiocesi cattolica di Sydney ha anche confermato martedì che la squadra antiterrorismo della polizia del NSW ha visitato il cardinale Pell al seminario Good Shepherd a
    Homebush in relazione alle minacce alla sicurezza.
    La visita della squadra di polizia del NSW al seminario non ha alcuna relazione con qualsiasi indagine di polizia che coinvolga il cardinale Pell, ha detto l’arcidiocesi.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2020/apr/14/police-investigating-george-pell-over-fresh-child-sexual-abuse-allegation-report?fbclid=IwAR0N_jhuJc-kiKdYRkh3mq4WWU-MaSgNJdkqk4R2To7dVxeO2la_Vhkwk_0

  • George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

    Altra accusa di abusi sessuali su minore nei confronti del cardinale australiano. Il commento del giornalista Andrew Bolt: «Va aperta un’inchiesta sulla polizia»

    Il cardinale George Pell è di nuovo nel mirino della polizia australiana per un altro presunto caso di abusi sessuali su minori. Lo scrive, tra gli altri media, il Guardian riprendendo la cronaca dell’Herald Sun.

    Come sanno bene i lettori di Tempi, questa nuova accusa di pedofilia contro l’ex “numero tre del Vaticano” (Pell infatti era prefetto della segreteria per l’Economia della Santa Sede quando ha deciso di lasciare l’Italia per difendersi in tribunale a Melbourne) salta fuori dopo un processo che diversi osservatori non hanno esitato a paragonare alla «caccia alle streghe».

    Nonostante la contraddittorietà delle accuse e la sostanziale mancanza di prove a sostegno (a differenza delle testimonianze a sua discolpa, che abbondavano), il cardinale australiano è stato condannato in due gradi di giudizio e chiuso in carcere per oltre 400 giorni, finché l’Alta Corte del paese ha demolito le precedenti sentenze restituendo la libertà al prelato.

    UNA STRANA COINCIDENZA
    In un clima comunque tutt’altro che pacificato – lo stesso che ha accompagnato tutta la vicenda, influenzando non poco giurie e giudici – proprio oggi è andata in onda su Sky News Australia l’intervista esclusiva concessa da George Pell a Andrew Bolt, celebre giornalista tv australiano che fin da subito aveva messo in dubbio il castello accusatorio costruito intorno al cardinale (qui una sua intervista a Tempi). Coincidenza vuole che nello stesso giorno l’Herald Sun sia uscito con la notizia secondo la quale, sintetizza il Guardian, «Pell è sotto indagine da parte della polizia per un episodio degli anni Settanta, quando serviva come sacerdote nella città di Ballarat».

    CI VORREBBE UN GIUSTO PROCESSO
    Scrive il quotidiano britannico:

    «L’articolo [dell’Herald Sun] non lascia intendere che l’accusa sia vera, e Pell ha sempre negato con decisione ogni accusa di abuso sessuale nei propri confronti.

    Un portavoce della polizia dello Stato di Victoria dice: “La polizia di Victoria non intende rilasciare dichiarazioni in merito a queste accuse”.

    Il Guardian ha chiesto un commento all’arcidiocesi cattolica di Sydney.

    L’Herald Sun cita le parole della portavoce di Pell, Katrina Lee: “In qualunque vicenda di polizia dovrebbe esserci un giusto processo svolto attraverso i canali appropriati”.

    Pell potrebbe anche trovarsi ad affrontare diverse cause civili».

    UNA «PERSECUZIONE»
    Commentando con un collega di Sky News Australia la notizia delle nuove indagini per pedofilia sul conto del cardinale Pell, Andrew Bolt spiega di aver trovato il prelato fin troppo sereno per quello che ha subìto («una delle più incredibili cacce alla strega che si siano mai viste»). Nell’intervista esclusiva, il giornalista aveva giusto finito di discutere con Pell della possibilità che la polizia continuasse a «perseguitarlo».

    L’INDIGNAZIONE DI BOLT
    Commenta Bolt in merito alla nuova indagine:

    «Non ho idea di che accusa sia questa, trovo curioso che non ci sia alcun dettaglio. Chi lo accusa? Perché? Niente di niente. Se si tratta di un’accusa credibile, beh, certo che bisogna indagare. Io non ho modo di sapere se sia falsa o credibile. Ma devo dire questo: la tempistica puzza.

    Si tratta di una fuga di notizie che non abbiamo modo di valutare, che si verifica proprio nel giorno in cui va in onda l’intervista a George Pell, quando nei giorni scorsi qualcuno – compreso io stesso ieri – ha chiesto che sia aperta un’inchiesta sulla caccia a George Pell da parte della polizia.

    Tenete in mente questo: la polizia ha provato a incarcerare George Pell per 26 volte, utilizzando 9 diverse presunte vittime, per le quali aveva chiesto pubblicamente di venire allo scoperto».

    «INDAGARE SULLA POLIZIA»
    Ciascuna di quelle accuse, prosegue il giornalista di Sky News Australia, è caduta nel vuoto non per qualche stratagemma difensivo, ma perché si sono rivelate tutte «talmente ridicole, talmente raffazzonate, talmente deboli che si sono sgretolate fra le mani della polizia».

    «In un caso ci sarebbero stati 50 testimoni nei paraggi mentre Pell perpetrava il presunto abuso su un ragazzo. Ebbene, la polizia non ne ha interrogato neanche uno. Ha preso per vera l’accusa, l’ha portata a processo, ed è per questa accusa che George Pell è stato incarcerato. Tutto questo puzza fino al cielo. Bisogna aprire un’inchiesta sulla polizia dello Stato di Victoria».

    George Pell di nuovo indagato per pedofilia. «Un tempismo che puzza»

  • Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Caccia alle streghe? George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

    Chi ha messo il cardinale alla sbarra non è il lobbismo gay cui alludono alcuni, ma proprio il gregge bisognoso di un ripristino di purità compromessa dagli scandali a sfondo sessuale nella chiesa

    Dice: «Caccia alle streghe». Ma chi adopera questa immagine per descrivere e denunciare il clima indiscutibilmente inquisitorio che porta sul patibolo della riprovazione comune alcuni esponenti delle gerarchie cattoliche forse non si accorge della significativa esattezza di certe evocazioni.

    Non ci si accorge, cioè, del fatto che la pretesa di giustizia che si rivolge contro questo o quel supposto responsabile, specie se di alto rango, di violenze e abusi sessuali, si carica e viene esattamente dai lombi delle comunità cattoliche, e spesso da quelle più forsennatamente tradizionaliste: non certo dalla «vasta e universale mobilitazione anticattolica» o dall’«odio per il sacro» o dal «gigantesco ricatto scristianizzatore» di cui scrive Giuliano Ferrara agghindando in modo solo apparentemente più accettabile il frusto reclamo secondo cui si processa il prelato «per attaccare la Chiesa».

    Non è proprio un caso che si faccia petizione per queste incriminazioni, e che i processi si svolgano tanto più frequentemente in campo anglosassone e cioè dove la militanza cattolica si profila in una speciale esperienza di contaminazione puritana. E potrà non piacere, ma è dal terreno del trapianto negli Stati Uniti della miseria irlandese, dal milieu in mescola West side story delle comunità ispaniche e latine, nonché dagli appezzamenti delle più autoctone propensioni della pratica di fede catto-yankee, è da questo complesso energicamente autoprotettivo da corda e sapone che insorge la richiesta di giustizia esemplare per la pedocriminalità della Chiesa: non dal dominio delle istanze mercantil-relativiste «gay culture» e del «gender senza Dio né legge» di cui scrive ancora il fondatore del Foglio.

    L’ingiustizia che colpisce un principe della Chiesa accusato senza fondamento non può essere messa sul conto di nessun disegno per «distruggere la libertà di culto», né è il risultato di un’aggressione «equiparabile alla maledizione antisemita» (l’assunto è sempre di Giuliano Ferrara, e la gran stima che merita il suo fervore non permette di mandare assolta la grave inappropriatezza dell’equiparazione). Perché quell’ingiustizia è piuttosto lo strumento con cui ipocritamente si vuol risolvere, negandolo, il dramma dell’immane inaderenza della Chiesa, del tragico rapporto tra la sua separatezza e il risultamento necessariamente abusivo e sopraffattorio della sua incapacità di comunione umana.

    Colpirne uno non per educarne, ma per assolverne cento: questo è il tratto distintivo delle campagne effettivamente irragionevoli e sommamente ingiuste che fanno da scenario alla diffusa (ma nemmeno troppo, a ben guardare) richiesta di sanzione dell’abuso sessuale perpetrato da uomini di Chiesa.

    E in profundo (ma anche qui nemmeno troppo), e ancora assai significativamente, la ragione della pretesa incriminatoria non risiede nel comportamento abusivo, ma nel fatto che a tenerlo è un prete. La cui colpa, secondo questa versione di giustizialismo doppiamente osceno, non è di essere uno stupratore: ma di essere un cattivo prete.

    E la presunta inermità della Chiesa a fronte di un movimento che vorrebbe «infangare i suoi ministri» rappresenta semmai la complicità con cui essa partecipa al medesimo rito di fuorviante incolpazione salvifica: il dilagare del crimine a sfondo sessuale sanzionato, finché si può, nella prudenza dei trasferimenti da una parrocchia all’altra, e quando l’indegnità è troppa per trovar ricovero nella protezione di quelle sostanziali latitanze ecco il cedimento alla pressione delle comunità che vogliono veder rotolare una testa.

    Ma nei due casi la punizione riguarda la toga di chi commette il crimine: non la violenza in cui esso consiste. Si punisce il delitto del prete perché nella Chiesa non può esserci delitto, non perché un prete l’ha commesso. E il carattere esemplare della pena sta in questo: nel fatto che essa si pone a simbolo negatorio – non correttivo, non risarcitorio, non ammonitorio – del delitto in terra consacrata.

    Poi possiamo anche raccontarci di una Chiesa che fa il possibile per stare eretta a bastione difensivo di un «residuo antimoderno» nell’ultimo assedio portato dalle armate post illuministe fatte di establishment abortista e sculettatori da gay pride: ma è una contraffazione macchiettistica anche questa, non migliore di quella – peraltro non proprio imperante – che rappresenterebbe la Chiesa come una «vasta orda di orchi».

    C’è chi considera la Chiesa cattolica, questo sì, «la pervertitrice sistematica della dignità umana» (Salvemini). Si può essere d’accordo o no con questo apoftegma, ma dovremmo ammettere che non ha largo credito: e che non costituisce il capo d’accusa che porta a processo gli orchi veri o presunti.

    George Pell è un capro espiatorio, ma a pretenderlo è la Chiesa stessa non altri

  • GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    GIUDIZI CONTRASTANTI SULLA VICENDA PELL – PUBBLICHIAMO LE SENTENZE DI CONDANNA E DI ASSOLUZIONE

    di Emanuela Provera 

    L’Alta Corte di giustizia australiana ha prosciolto il cardinale George Pell dall’accusa di “gravi abusi sessuali” su minori, per i quali fu condannato nel 2019 a sei anni di carcere dal Tribunale australiano, ribaltando così anche il verdetto (non unanime) dei giudici che respinsero il ricorso in Appello.

    Se l’esito assolutorio del processo sembra aver arginato il versante anticattolico che sperava in una condanna, l’assenza di misure risolutive contro la pedofilia clericale continua a lasciare sguarnita la tutela nei confronti delle vittime. E questo, almeno in Italia, accade sia in ambito civile che in ambito ecclesiastico.

    Sin dall’inizio del processo, nel 2017, dopo la notifica del rinvio a giudizio, il cardinale George Pell, rinunciando all’immunità diplomatica, ha dichiarato la propria innocenza:

    «Le notizie di queste accuse rafforzano la mia risolutezza e le procedure del tribunale mi offrono ora la possibilità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma».

    A nulla valsero le invocazioni rimbalzate dai social e dai siti di tutto il mondo di applicare al porporato lo stesso provvedimento che Francesco adottò nei confronti del cardinale Theodore McCarrick, le dimissioni cioè dallo stato clericale, una sanzione canonica senza precedenti nei due millenni di storia della chiesa cattolica. Francesco concesse invece a Pell un congedo che gli consentì di tornare in Australia «per affrontare le accuse che gli sono state mosse». Una decisione oculata e opportuna.

    La vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex prefetto ha provocato un acceso confronto tra due contrapposte fazioni che hanno trasformato Pell prima in un orco carnefice poi in una vittima innocente; qualcuno ha creduto che la campagna infamante generata dal rinvio a giudizio, nel 2017, abbia condotto ad un processo governato da una “follia giustizialista”[1].

    “Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un’intera vita si possa giocare in pochi istanti, com’è accaduto al buon ladrone[2].”

    Sono questi i sentimenti con cui la chiesa invita oggi i fedeli a meditare sul tema dell’ingiusta condanna legata al crimine di abuso sessuale: le parole sono tratte dall’introduzione alla Via Crucis di Francesco scritta per il venerdì santo 2020; contemporaneamente alla pubblicazione del testo arriva la notizia del proscioglimento da parte dell’Alta Corte australiana dalle accuse mosse nei confronti del cardinale George Pell.

    I due testi si legano; Pell è assolto così come lo è stato il sacerdote la cui testimonianza è raccolta nell’undicesima stazione della Via Crucis:

    “Sono rimasto appeso in croce per dieci anni: è stata la mia via crucis popolata di faldoni, sospetti, accuse, ingiurie”.

    Poi l’assoluzione, con formula piena.

    Le esigenze della giustizia, che nei casi sopramenzionati hanno reso un buon servizio alla verità dei fatti, non sono state però sufficienti a riscattare la condizione delle vittime di pedofilia clericale, che avrebbero anch’esse voluto trovare un posto tra le testimonianze di chi ha raccontato il proprio dolore.

    Rinchiuso fino al 7 aprile 2020, nel carcere di sicurezza di Barwon, che ospita alcuni dei prigionieri più pericolosi dello stato australiano, Pell è stato considerato da una parte della stampa italiana vittima di un processo intentato con lo scopo di colpire la stabilità istituzionale del pontificato; nominato da Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede fu anche membro del C9, il Consiglio dei cardinali istituito dal papa nel 2013 con funzioni consuntive nel governo della chiesa cattolica; molto prima fu nominato cardinale da Karol Józef Wojtyła e nel 2005 partecipò al conclave che portò alla elezione di Benedetto XVI.

    Anche in Australia la notizia dell’assoluzione di Pell ha soddisfatto il furore di quell’opinione pubblica che vede nel cardinale il simbolo di una chiesa perseguitata[3]: Pell ha subito un processo ingiusto, è un uomo buono, accusato sulla base di motivazioni politiche, si ringrazi Dio perché giustizia è fatta…

    Per evitare un approccio fazioso della vicenda giudiziaria, conviene accostarsi alla  lettura delle 320 pagine di decisione della Corte di Appello e alla sintesi del dispositivo della sentenza dell’Alta Corte australiana che lo ha invece assolto in via definitiva con l’unanimità dei consensi.

    Sui testi processuali abbiamo chiesto un commento al professor Pierluigi Consorti[4]

    «L’Alta Corte ha stabilito che i precedenti verdetti erano stati resi nella convinzione che non vi fossero “ragionevoli dubbi” sulla colpevolezza del cardinal Pell. La Corte ritiene invece che sussista il ragionevole dubbio circa la colpevolezza del porporato. Ciò significa che, secondo le regole processuali, la presunzione di innocenza prevale»

    [1] https://www.ilfoglio.it/chiesa/2020/04/08/news/non-era-solo-un-innocente-in-galera-il-caso-pell-il-dreyfus-che-nessuno-voleva-vedere-311788/?underPaywall=true

    [2] Introduzione “Via crucis 2020 Presieduta dal santo Padre Francesco Venerdì Santo Piazza San Pietro, 10 aprile 2020” Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano

    [3] https://www.dailytelegraph.com.au/news/opinion/george-pell-a-good-priest-falsely-accused-through-a-politically-motivated-investigation-and-unfair-trial/news-story/e60c524bbe616eb95a3c73ebe9ed224a

    [4] Professore ordinario nel Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Pisa

     LA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

    LA SENTENZA DI CONDANNA

  • C’è un ragionevole dubbio. Cardinale George Pell prosciolto da accuse pedofilia

    C’è un ragionevole dubbio. Cardinale George Pell prosciolto da accuse pedofilia

    Era stato condannato a 6 anni in appello, ma l’Alta Corte in Australia l’ha rimesso in libertà. E il Papa prega a Santa Marta per “tutti quelli che soffrono per ingiuste sentenze”

    Prosciolto e subito liberato. L’Alta corte australiana ( il più alto grado di giudizio del Paese) ha dato ragione al ricorso presentato dal cardinale George Pell, condannato in primo e in secondo grado per abusi sessuali su minori a sei anni di carcere. Era recluso da un anno e dopo aver perso l’appello era stato trasferito nell’estate 2018 nel carcere di massima sicurezza di Barwon. Lui si è sempre dichiarato innocente.

    L’Alta corte ha deciso di cancellare completamente la condanna dell’ex capo della Segreteria per l’economia vaticana ed ex consigliere di papa Francesco. Avrebbe anche potuto annullare il verdetto d’appello e rinviare il caso in secondo grado per un nuovo giudizio. Ma nella sua sentenza del 7 aprile l’Alta Corte (composta da 7 giudici che hanno deciso all’unanimità) ha riscontrato che per tutti e cinque i capi di accusa c’erano molte eventualità e dati di fatto a favore dell’imputato, che non erano stati completamente considerati dalla giuria. Esiste “una possibilità significativa”, sostiene la motivazione della sentenza, “che una persona innocente sia stata condannata”. Il proscioglimento ha rimediato ad “una seria ingiustizia”, ha commentato il cardinale Pell appena uscito dal carcere.

    Questa mattina il Papa ha iniziato la Messa celebrata a Santa Marta mettendo in evidenza come Gesù sia stato perseguitato pur essendo innocente. E ha detto: “Voglio pregare oggi per tutti quelli che soffrono per ingiuste sentenze”.

    L’argomento centrale del ricorso era che che il cardinale non avrebbe avuto il tempo materiale né l’occasione di commettere gli abusi che sarebbero avvenuti negli anni 90 nei confronti di due chierichetti di 13 anni dopo la messa. E l’Alta Corte australiana ha ritenuto che “le evidenze non hanno soddisfatto il livello di prova necessario”. L’Alta Corte ha stabilito che i giudizi di grado inferiore non hanno sufficientemente soddisfatto il principio fondamentale su cui si basa l’ordinamento anglosassone, quello che ci può essere condanna solo se esiste la certezza del reato ”oltre ogni ragionevole dubbio”. Nel caso di Pell l’accusa è stata fondata quasi esclusivamente sulla testimonianza dell’unica vittima sopravvissuta che ha testimoniato a porte chiuse. L’altro chierichetto è morto di overdose nel 2014.  Per questo motivo uno dei tre giudici di appello si era detto contrario alla decisione di confermare la condanna e aveva scritto un parere dissenziente rispetto agli altri due di oltre 170 pagine.

    La sentenza di oggi sostiene che “l’Alta corte ha ritenuto che la giuria, agendo razionalmente in base al complesso delle prove, avrebbe dovuto avere un dubbio a riguardo della colpevolezza del ricorrerente per ognuna delle offese per cui è stato condannato”. Pell ha lasciato ogni incarico in Vaticano, ha 78 anni e quindi rimane cardinale elettore in un eventuale prossimo conclave. La Congregazione della dottrina della Fede aveva aperto nei suoi confronti un procedimento canonico che adesso potrebbe essere chiuso.