Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Nei casi di pedofilia la Chiesa rinunci al diritto canonico

    Nei casi di pedofilia la Chiesa rinunci al diritto canonico

    Nonostante alcuni passi in avanti fatti soprattutto sul fronte della formazione, in ambito giudiziario continua a esistere una separazione fra mondo cattolico e mondo ‘esterno’. Un doppio binario che mette a rischio il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

    La settimana scorsa è iniziato a Melbourne, in Australia, il processo di Appello che vede come imputato il cardinale George Pell, condannato in Primo grado a 6 anni di reclusione per aver commesso violenze sessuali su due minori di 12 e 13 anni nel 1996 e nel 1997.

    Due gli episodi al centro del procedimento, avvenuti a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Il processo ha fatto molto discutere e ha diviso l’opinione pubblica fra innocentisti e colpevolisti, poiché la sentenza di condanna è stata emessa principalmente in forza della testimonianza di una delle due vittime, l’altra è morta nel 2014 per overdose.

    PELL, UN UOMO POTENTE AMICO DI POLITICI E UOMINI DI FINANZA

    D’altro canto sono state pure ascoltate alcune decine di testimonianze che in parte hanno avvalorato l’accusa, mentre altre mettevano fortemente in discussione le colpevolezza del cardinale. Di certo Pell, che ha 78 anni, ha sempre difeso con forza la sua innocenza e si è battuto con determinazione per una sentenza di assoluzione. Tuttavia non può essere tralasciato un aspetto in questa vicenda: il cardinale è stato uno degli uomini più potenti d’Australia, amico di governanti, banchieri, capitani d’industria, proprietari di grandi media. Di fronte a lui c’è un’ex vittima (l’identità della qual è protetta dalla legge australiana per tutelarne la privacy) i cui ricordi mostrano inevitabilmente qualche crepa a distanza di vent’anni dai fatti.

    Difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘complotto’ contro la chiesa australiana ordito da forze anticlericali

    Se questi erano e sono i rapporti di forza nel procedimento, resta difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘complotto’ contro la chiesa australiana ordito da forze anticlericali come pure è stato paventato da settori cattolici ed ecclesiali in Australia, a Roma e in America. C’è di vero che la gravità dello scandalo abusi sessuali commessi da sacerdoti emerso negli ultimi anni in Australia ha scosso profondamente l’opinione pubblica e non ha certo favorito la posizione di Pell già coinvolto, per altro, in vicende di insabbiamenti e coperture di abusi sessuali, un aspetto questo che non l’ha certamente aiutato.

    PELL ALL’ATTACCO DELL’ACCUSA: NEL MIRINO «13 INCONGRUENZE»

    Se tale è il quadro generale, il procedimento segue giustamente le sue regole e la colpevolezza deve essere provata nelle sedi processuali. La difesa di Pell ha messo in luce ben 13 incongruenze rilevanti nella ricostruzione dell’accusa, chiedendo che venga sollevato un «ragionevole dubbio» in merito alla condanna a sei anni. Nelle prossime settimane è atteso un nuovo giudizio che deciderà della sorte del cardinale chiamato nel 2014 da papa Francesco a ricoprire il ruolo di ‘ministro delle Finanze vaticane’. Dopo la sentenza di primo grado il porporato australiano è decaduto dall’incarico, ma in Vaticano sono comunque in attesa di un appello dal quale in molti si aspettano un rovesciamento del verdetto; fra i sostenitori del cardinale si respira in merito un certo ottimismo.

    LA RISPOSTA DELLA CHIESA: IL SUMMIT SULLA PEDOFILIA E IL MOTU PROPRIO DEL PAPA

    Di sicuro il processo al cardinale rappresenta uno dei punti più drammatici dello scandalo che ha investito la Chiesa a livello globale; il dilagare della crisi legata agli abusi sessuali ha anzi indotto Francesco a convocare un vertice straordinario su una materia tanto incandescente con tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo nel febbraio scorso. Ne è uscito, fra le altre cose, un ulteriore aggiornamento legislativo, sotto forma di motu proprio del pontefice (Vos estis lux mundi il titolo, ossia «Voi siete la luce del mondo») pubblicato il 7 maggio, con il quale la Santa Sede ha voluto rafforzare l’impegno della Chiesa nel contrasto alla piaga della pedofilia. Vi si stabiliscono procedure dettagliate anche nei confronti di chi mette in pratica attività tese a eludere indagini civili o canoniche, vescovi compresi; è l’ambito appunto degli insabbiamenti, il più complesso.

    IL DUALISMO FRA LEGGE CIVILE E LEGGE CANONICA

    Resta il dubbio circa la possibilità che dei vescovi indaghino sul serio su altri vescovi; ancora viene affermato il principio dell’obbligo di denuncia interno alla Chiesa qualora vengano alla luce notizie di abusi e violenze. Di sicuro si tratta di un altro passo avanti normativo che testimonia una volontà chiara, anche perché non si esclude affatto la possibilità di portare – contemporaneamente – la denuncia davanti alle autorità civili. E proprio questo rimane però la nota dolens di tutta la questione, almeno da un punto di vista giudiziario.

    È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del diritto canonico venga un po’ alla volta messo da parte

    Non si comprende infatti perché non prevalga in modo netto la legge civile su quella canonica di fronte a reati tanto gravi che hanno ripercussioni così profonde sulla vita delle vittime e su quelle dei loro familiari. È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del diritto canonico venga un po’ alla volta messo da parte lasciando che siano le corti di giustizia civili a fare i processi, nel bene e nel male; le procedure interne infatti, per quanto ispirate da sensibilità sempre più avanzate e consapevoli, sembrano mantenere una sorta di reticenza, di separazione, fra Chiesa cattolica e mondo ‘esterno’, una sorta di doppio binario giudiziario di cui altre istituzioni e soprattutto i cittadini comuni, non godono.

    IL RISCHIO DI USARE DUE PESI E DUE MISURE PER LAICI E PRELATI

    Se pure la tendenza da Benedetto XVI in poi è positiva, nel senso che la Chiesa si è mossa per far fronte allo scandalo mettendo a punto norme interne sempre più concrete e articolate, resta la sensazione che, per esempio, fra un insegnante abusatore di minori in una scuola materna o elementare e un prete che commette lo stesso reato, il primo, una volta scoperto, venga indagato direttamente dai carabinieri e arrestato, nel secondo caso magari la conclusione sarà la stessa ma quasi certamente prima verrà l’indagine interna condotta da parte di altri chierici.

    Il rischio, insomma, non sembra tanto essere quello della caccia alle streghe paventato da alcuni prelati circa il diffondersi delle denunce a macchia d’olio, quanto il fatto che rispetto al principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, alcuni, per dirla con George Orwell, restano,  o almeno rischiano di restare, «più uguali degli altri». Forse sarebbe utile, a questo punto, una norma più semplice da anteporre a tutte le altre in ragione della quale ogni abuso di minore va in primo luogo denunciato alle autorità civili, poi viene tutto il resto. D’altro canto è anche vero che in questi anni moltissimi casi sono stati affrontati dalla giustizia vaticana, centinaia di preti cacciati dalla Chiesa, e tuttavia nella grande maggioranza delle vicende l’intervento delle autorità ecclesiali è venuto dopo l’avvio di indagini da parte della magistratura civile o i rapporti di commissioni governative.

    LA CHIESA SI MUOVE SUL PIANO DELLA FORMAZIONE

    Al contrario, il grande lavoro che la Chiesa sta portando avanti in quest’ambito è invece soprattutto di tipo formativo e educativo, a cominciare dai seminari ma non solo. Inaspettatamente, lo scandalo delle violenze sessuali sta riaprendo un dibattito reale nelle comunità ecclesiali e cattoliche su sessualità, affettività, sentimenti, differenze di genere, ruolo delle donne e dei laici. Ben oltre la prospettiva puramente processuale, a entrare in discussione, in modo critico e positivo, è una parte considerevole della tradizione della Chiesa.

  • Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale Pell in sede civile

    Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale Pell in sede civile

    SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini. Secondo quanto riportano i media locali, la denuncia è stata presentata venerdì presso la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria da un uomo che afferma di essere stato vittima di abusi da parte di padre Edward ‘Ted’ Dowan durante la scuola a Melbourne, all’inizio degli anni ’80. George Pell, ex numero tre del Vaticano, che all’epoca era vescovo vicario per l’istruzione nella regione di Ballarat, nel sud, è accusato di avere permesso al religioso di passare da una scuola all’altra mentre era al corrente dei fatti che gli vengono rimproverati. “Pell deve rispondere non solo dei suoi crimini ma anche di quelli commessi da altri preti e fratelli dei quali ha autorizzato lo spostamento da una scuola all’altra e da una parrocchia all’altra”, ha detto Michael Magazanik, l’avvocato della vittima, citato dal giornale The Australian.
    Gli indagati

    Oltre a George Pell, nella denuncia sono menzionati la Commissione cattolica per l’istruzione, il vescovo di Ballarat Paul Bird e l’arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli, riferisce sempre The Australian. Il caso dovrebbe essere oggetto di una mediazione. George Pell ha presentato ricorso in appello contro la sua condanna penale per atti di pedofilia. Al termine di un’udienza giovedì, i tre magistrati della Corte suprema hanno preso tempo per deliberare e non si sa quando verrà annunciata la decisione. Possono confermare la condanna, ordinare un nuovo processo o assolvere il prelato. A dicembre Pell era stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’accusa relativi ad aggressioni sessuali commesse contro due bambini coristi nel 1996 e 1997. A marzo era poi stato condannato a sei anni di carcere.
    LaPresse

  • Abusi: quanto è grave il problema in Argentina

    Abusi: quanto è grave il problema in Argentina

    L’Argentina ha circa 5600 sacerdoti. Secondo le indagini di LA NACION, negli ultimi 20 anni ci sono stati 63 casi con denunce di abusi sessuali. In 17 casi c’è una condanna giudiziaria e in 22 un processo giudiziario in corso. A questi dobbiamo aggiungere il 24 con accuse coerenti, ma non sono mai stati perseguiti (in quattro di essi c’è stato un processo troncato).

    Come si confrontano questi numeri con quello che è successo in altri paesi? In relazione al numero di religiosi coinvolti negli Stati Uniti , in Cile , in Irlanda, in Australia o in Germania , le cifre dall’Argentina sembrano minori. Ma c’è una grande differenza: in Argentina non c’è mai stata un’indagine globale, come in quei paesi. Né della Chiesa né della giustizia. La dimensione del problema, quindi, può essere molto più grave di quanto indicato dai primi numeri rivelati da LA NACION.

    Non ci sono referenti globali. Non è nemmeno possibile sapere esattamente cosa succede in un determinato paese perché quelli che hanno avviato indagini, come gli Stati Uniti, sono sempre stati parziali. In alcuni casi, i pubblici ministeri erano stimolati; in altri, le diocesi. “È impossibile sapere quanti casi ci sono in tutto il mondo perché la Chiesa ha cercato di nasconderli per secoli, ma quello che sappiamo è che ciò che è noto è solo la punta dell’iceberg”, dice Carlos Lombardi, avvocato specializzato in diritto canonico. e un riferimento della Rete di sopravvissuti di abuso ecclesiastico.

    Il procuratore Gustavo Stroppiana è colui che porta avanti il ​​caso per abuso di bambini sordi nell’Istituto del Próvolo di Mendoza. Sebbene il caso sia stato ramificato nel quartier generale di La Plata, la sua indagine non può superare i limiti della provincia. “Non riesco a indagare su ciò che accade al di fuori della mia giurisdizione, non ho la concorrenza. Ci sono coinvolte che ha chiamato satelitely, ma non possiamo indagare, osserva. Sì possiamo, ad esempio, mostrare la sistematicità delle spedizioni, ma poi funzionerà dal procuratore di La Plata Cecilia Cordfield per indagare su ciò che è successo lì, la nostra funzione ci limita “.

    Stroppiana aggiunge un altro elemento: la mancanza di collaborazione della Chiesa. “La Chiesa potrebbe portare un’indagine per scoprire chi e dove sono i preti denunciati. Non abbiamo avuto collaborazione da parte della Chiesa. Due inviati dal Vaticano si sono presentati, abbiamo avuto due colloqui, abbiamo inviato una lettera ufficiale per chiedere informazioni, ma non ci ha mai risposto” dice.

    In altri paesi

    “Noi, membri di questa grande giuria, abbiamo bisogno che tu ascolti”,  inizia così il rapporto che la Giustizia della Pennsylvania  ha rilasciato il 15 agosto dello scorso anno. Continua: “Ci sono state altre segnalazioni di bambini abusati sessualmente all’interno della Chiesa cattolica, ma mai di questa portata Per molti di noi, tutte quelle storie stavano accadendo altrove, lontano ora conosciamo la verità … Succede ovunque” .

    In tutte le 1356 pagine, il rapporto dettaglia i nomi di 301 sacerdoti accusati di abuso. Le sue vittime, in oltre sette decenni, sono più di 1.000.

    Dati Pennsylvania incontrati un mese dopo che l’Autorità di proseguimento nazionale del Cile rivelano la portata del problema in questo paese: 158 persone legate alla Chiesa, sacerdoti e laici, sono stati indagati per abusi sessuali.

    Così, uno per uno, vennero a conoscenza di rapporti che rendevano conto di una tragedia in cui gli aggressori venivano contati in centinaia.

    Il rapporto della Pennsylvania, un mese dopo, fu seguito da quello tedesco: a settembre un’indagine scoprì che tra il 1946 e il 2014 i sacerdoti denunciati per abuso nella Repubblica federale di Germania erano 1670. Di tutti questi nomi, solo 88 erano sanzionati con l’espulsione. I dati erano nati da un’indagine richiesta dall’Episcopato tedesco a tre università e alla quale avevano accesso i quotidiani Der Spiegel e Die Zeit .

    Pochi giorni dopo, l’arcidiocesi di Los Angeles ha pubblicato una lista con i nomi di 309 sacerdoti accusati di abuso. Le accuse erano così convincenti che le testimonianze sono state consegnate alla polizia e ai religiosi a cui è stato vietato di esercitare il sacerdozio nelle loro parrocchie.

    L’anno 2018 non era iniziato nel modo migliore per papa Francesco. La sua storica visita in Cile il 15 gennaio è stata contaminata dalle affermazioni delle vittime di abusi ecclesiastici, la cui perseveranza si è conclusa con una richiesta di scuse da parte del Papa stesso e nella decisione della giustizia di andare avanti in un’indagine. Era il primo passo di una serie di rapporti che mostravano la grandezza degli abusi.

    Nel 2009, il governo irlandese ha stabilito che “non c’è dubbio che gli abusi sessuali su minori nel clero sono stati coperti” da gennaio 1975 a maggio 2004. Il governo di quel paese aveva deciso di affrontare la propria indagine sulla Diocesi di Dublino. Invece, è stata un’indagine del giornale del Boston Globe – ricevuto in seguito dal film Spotlight –che ha mostrato la trama del cover-up nella diocesi di Boston e ha costretto le dimissioni del cardinale Bernard Law.

    Nel 2017, una commissione del governo australiano ha stabilito che il 7% dei preti di quel paese sono stati accusati di abusi tra il 1950 e il 2015. Tra questi c’era il numero tre del Vaticano, il cardinale George Pell, di 76 anni, che a dicembre Nel 2018 fu condannato per cinque casi di pedofilia.

    https://www.lanacion.com.ar/sociedad/abusos-iglesia-argentina-nid2250045

  • Pedofilia, per il cardinale Pell ora arriva una denuncia civile

    Pedofilia, per il cardinale Pell ora arriva una denuncia civile

    Il cardinale australiano George Pell, condannato a sei anni per pedofilia e alla sbarra in un processo d’appello, è stato accusato pure di coperture

    Giuseppe Aloisi

    Il cardinale australiano George Pell dovrà difendersi da ulteriori accuse relative a presunte coperture su abusi ai danni di minori.

    L’alto porporato, già prefetto della Segreteria per l’economia del Vaticano, è impegnato in un processo d’appello nella sua nazione di origine. Il procedimento – come ricorderete – è successivo a una condanna in primo grado a sei anni per pedofilia, ma quella non è l’unica circostanza giudiziaria in cui questo consacrato è destinato a essere chiamato in causa.

    È di poche ore fa, infatti, una notizia riportata pure dall’Agi secondo cui l’alto ecclesiastico dovrà rispondere anche rispetto a casi, tutti ancora da verificare, d’insabbiamento. La vicenda dell’uomo che papa Francesco aveva scelto come “ministro dell’Economia” della Santa Sede pare indirizzata verso altre complicazioni: una battaglia processuale è già in corso, mentre un’altra, quest’ultima, avrà luogo in sede civile.

    Sono due vicende distinte per gravità e merito. La denuncia civile riguarda il fatto che George Pell, quando era incaricato come presule in Australia, avrebbe consentito ad alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali di cambiare diocesi. Si parla pure di “scuole”. E questo nonostante la presunta consapevolezza che George Pell avrebbe avuto del quadro accusatorio di quei consacrati.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-cardinale-pell-ora-arriva-denuncia-civile-1707934.html?mobile_detect=false

  • Pedofilia, causa contro cardinale Pell

    Pedofilia, causa contro cardinale Pell

    Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, deve affrontare una causa civile in cui è accusato di aver coperto un prete che abusava dei bimbi.La denuncia alla Corte Suprema di Victoria è di un uomo che sosteneva di essere stato abusato dal ‘Fratello cristiano’ Edward “Ted” Dowan durante gli studi a Melbourne nel 1980. Pell,ex numero 3 del Vaticano, allora vescovo vicario per l’istruzione, è accusato di aver permesso al sacerdote di spostarsi in varie scuole pur sapendo dei fatti a lui addebitati.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-9146f329-7ad9-4477-9a6a-cfc35c77ef0c.html?refresh_ce

  • Pedofilia: concluse udienze appello Pell

    Pedofilia: concluse udienze appello Pell

    Corte riserva decisione, caso potrà andare ad Alta Corte

    (ANSA) – SYDNEY, 6 GIU – Nel secondo di due giorni di udienze davanti alla Corte d’Appello di Melbourne del cardinale australiano George Pell, in carcere dopo essere stato condannato a sei anni per reati di pedofilia, oggi è stato il turno dell’accusa, che ha replicato agli argomenti della difesa, che ieri aveva elencato i motivi per cui la condanna debba essere revocata.

    Primo fra questi che il verdetto era “irragionevole” perché la giuria non poteva essere convinta della colpevolezza di Pell oltre ogni ragionevole dubbio in quanto basata sulle dichiarazioni di solo una delle vittime, poiché la seconda vittima è morta di overdose di stupefacenti nel 2014.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2019/06/06/pedofilia-concluse-udienze-appello-pell_49a8c609-95b8-4d4b-a23a-f38e162a99dd.html

  • Australia, iniziato processo d’appello al cardinale Pell a ccusato di pedofilia

    Australia, iniziato processo d’appello al cardinale Pell a ccusato di pedofilia

    L’ex ministro vaticano dell’Economia è stato condannato a sei anni in primo grado

    CANBERRA – E’ iniziata in Australia l’udienza d’appello del cardinale George Pell, condannato per pedofilia. L’ex ministro vaticano dell’Economia è stato condannato a sei anni, di cui almeno tre anni e 8 mesi da trascorrere dietro le sbarre prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale.

    Pell, 77 anni, ha lasciato la sua cella per essere presente all’udienza d’appello presso la Corte Suprema dello Stato di Victoria, davanti a tre giudici. Indossa il collarino ecclesiastico e un cappotto nero. E’ stato condannato lo scorso dicembre per 5 capi di imputazione per aver violentato due coristi di 12 e 13 anni nella cattedrale St. Patrick, a Melbourne, nel 1996 e nel 1997. Pell, tramite i suoi avvocati, ha contestato condanna sostenendo che si basa solo sulla testimonianza di una delle vittime.

    https://www.repubblica.it/esteri/2019/06/05/news/australia_iniziato_processo_d_appello_al_cardinale_pell_a_ccusato_di_pedofilia-227985352/

  • Il cardinale australiano George Pell farà ricorso contro la sua condanna per abusi sessuali su minorenni

    Il cardinale australiano George Pell farà ricorso contro la sua condanna per abusi sessuali su minorenni

    Oggi il cardinale australiano George Pell, ex consigliere stretto di Papa Francesco e prelato di più alto grado mai condannato per abusi sessuali su minorenni, farà ricorso contro la condanna a sei anni di carcere per cui si trova in prigione da marzo. Pell, che ha 77 anni, è stato giudicato colpevole di aver violentato due chierichetti di 13 anni nel 1996, quando era arcivescovo della diocesi di Melbourne, ma si è sempre dichiarato innocente.

    Secondo la difesa, la sentenza con cui il cardinale è stato condannato è «irragionevole» per via delle prove  su cui è basata (cioè la testimonianza di uno degli ex chierichetti). La difesa contesta anche la decisione del giudice di non lasciare che fosse mostrato un video durante l’arringa finale di difesa del cardinale e la «fondamentale irregolarità» per cui Pell non avrebbe avuto la possibilità di fare appello davanti alla giuria. Se l’appello dovesse essere concesso sulla base della prima contestazione della difesa, la condanna di Pell potrebbe anche essere ribaltata; se invece dovessero essere accolte la seconda o la terza contestazione, potrebbe svolgersi un nuovo processo.

    https://www.ilpost.it/2019/06/03/george-pell-ricorso-condanna-abusi-sessuali-minorenni/

  • Scandalo Pedofilia, diretta streaming per il processo d’appello al cardinale australiano Pell

    Scandalo Pedofilia, diretta streaming per il processo d’appello al cardinale australiano Pell

    Le udienze d’appello del cardinale australiano George Pell, in carcere dopo essere stato condannato a sei anni di carcere per reati di pedofilia, in calendario il 5 e 6 giugno, saranno trasmesse in diretta streaming e un pubblico globale le potrà seguire sul sito della Corte Suprema dello Stato di Victoria. Pell, che il mese prossimo compirà 78 anni, è stato giudicato colpevole di aver abusato sessualmente di due coristi di 13 anni dopo una messa nella cattedrale quando era arcivescovo cattolico di Melbourne negli anni 1990, e di aver poi aggredito sessualmente una seconda volta uno dei due minori.

    Nei giorni scorsi Pell ha fatto sapere tramite i suoi legali che se l’appello sarà respinto, non ne presenterà un secondo per chiedere una riduzione della pena. Secondo fonti vicine al cardinale, citate dal quotidiano The Australian, Pell attende ora con fiducia il secondo giudizio ed è contento che alle udienze sia data la massima diffusione. Il prelato ha sempre professato la sua innocenza e l’appello presentato dai suoi legali sarà basato su tre obiezioni al verdetto, fra cui quella di “irragionevolezza”, in quanto la giuria lo scorso dicembre avrebbe basato il suo giudizio sulle dichiarazioni di solo una delle vittime. Un verdetto quindi non supportato dalle evidenze.

    I legali di Pell sosterranno inoltre che il giudice capo Peter Kidd ha sbagliato nel non permettere alla difesa di usare un grafico video che avrebbe dimostrato che i movimenti di Pell avrebbero reso impossibile commettere i reati ascritti. La terza motivazione cita un’”irregolarità fondamentale”, perché Pell non è stato citato in giudizio nei modi prescritti, non essendogli stato chiesto davanti alla giuria se si dichiarava colpevole o non colpevole. Se i giudici accetteranno la prima argomentazione, la condanna sarà revocata e Pell tornerà in libertà. Se accetteranno la seconda o la terza argomentazione, potrà essere ordinato un nuovo processo. (ANSA)

    https://gds.it/articoli/mondo/2019/05/31/scandalo-pedofilia-diretta-streaming-per-il-processo-dappello-al-cardinale-australiano-pell-d8e9ec9f-832f-4ff0-ae8a-255fe28cdfe1/?fbclid=IwAR1muZUiI7P_sLCYsYgqHK9UdxNU6dTkjTV7GUijKl99NwY3YDjc7V7MEko#.XPDvyHIBJio.facebook

  • In Vaticano è il giorno degli “errata corrige”. Il Papa “sbianchettato” su McCarrick diventa un caso

    In Vaticano è il giorno degli “errata corrige”. Il Papa “sbianchettato” su McCarrick diventa un caso

    L’intervista alla tv spagnola Televisa tagliata in un passaggio importante sul cardinale spretato per pedofilia. Mentre Parolin corregge il tiro su Salvini

    È il giorno degli “errata corrige” in Vaticano. Quello del cardinale Pietro Parolin che corregge il tiro su Matteo Salvini – pur ribadendo il rimprovero sull’uso del rosario – e dopo un’anticamera di quasi un anno dichiara che ci sarà un “dialogo” anche con il leader leghista uscito trionfatore dalle elezioni europee, perché “il Papa dice sempre: dialogo, dialogo, dialogo” . E poi quello dell’Osservatore Romano dopo l’omissione di parte della trascrizione integrale spagnola e del video dell’intervista rilasciata da Papa Francesco a Televisa nel passaggio riguardante il cardinale Theodore McCarrick, spretato per pedofilia. Il quotidiano della Santa Sede pubblicherà una precisazione chiarendo che il testo italiano pubblicato ieri anche dall’organo ufficioso della Santa Sede conteneva un taglio sostanziale su un punto centrale della questione. La correzione è stata fatta sul portale Vatican News solo questa mattina.

    Nell’integrale spagnolo (la cui trascrizione completa è stata pubblicata ieri pomeriggio sul portale “Vatican News”) c’era infatti una domanda della giornalista Valentina Alazakri sull’incontro del giugno 2013 tra l’ex nunzio americano Viganò e Papa Francesco, ma domanda e risposta sono state omesse nelle traduzioni. Eppure si trattava di un passaggio in cui il Papa ha mostrato imbarazzo circa l’udienza con l’ex Nunzio: il Papa ha detto di non ricordare se egli fosse stato messo al corrente da Viganò nel 2013 dell’inclinazione di McCarrick a dormire con i seminaristi. L’omissione ha così dato l’impressione che Francesco negasse categoricamente di sapere qualcosa su McCarrick, mentre il testo completo chiarisce che il Papa non ricordava.

    Ecco quindi il testo completo (con in neretto la parte sbianchettata):

    “Di McCarrick non sapevo nulla, naturalmente, nulla. L’ho detto diverse volte, non sapevo nulla, non ne avevo idea. E quando dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto … e io non mi ricordo se mi ha parlato di questo, se è vero o no. Non ne ho idea!. Voi sapete che io di McCarrick non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto”

    Un’aggiunta non secondaria relativa allo scandalo di cover-up decennale del Vaticano sulla vita di McCarrick, il cardinale che sussurrava i presidenti degli Stati Uniti. Andrea Tornielli direttore editoriale del Vaticano ha dichiarato questa mattina che il taglio è avvenuto “a causa dei tempi strettissimi e della lunghezza della traduzione”.

    Intanto l’arcivescovo Viganò ha ribadito oggi al sito tradizionalista americano Lifesite la sua convinzione che il Papa stia mentendo. Informalmente in ambiente vaticano si smentisce che l’intervista alla televisione messicana sia stata fatta in coincidenza con l’uscita negli Usa dei nuovi documenti (il Rapporto Figueiredo) sul caso McCarrick.

    Insomma, nell’arco di un giornata, una serie di sfortunati eventi si sono addensati  di nuovo sul caso dell ex cardinale americano spretato per pedofilia all’inizio di quest’anno. Il cardinale Parolin da parte sua ha precisato che è in corso un’indagine interna per chiarire chi nella Santa Sede sapeva (tra cardinali e nunzi), che cosa e quando. E che solo allora ci sarà una comunicazione ufficiale sulla vicenda.

    L’intervista a Televisa contiene anche un interessante passaggio sul cardinale George Pell, condannato in primo grado in Australia per abusi sessuali su due ragazzini, condanna su cui pende il giudizio d’appello nella prima settimana di giugno. Il Papa ha detto di aver scelto Pell tra i suoi più stretti collaboratori perché era già un cardinale di Curia, era risultato pulito rispetto ad un’indagine precedente  (per copertura di abusi di altri, ndr) e che gli era stato indicato. La domanda adesso è da chi.