Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: George Pell

  • Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Marina Tantushyan

    Al vertice delle Conferenze Episcopali “La tutela dei minori nella Chiesa” (21-24 febbraio) presieduto da Papa Francesco, padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro in Vaticano, ha annunciato le iniziative intraprese dalla Santa Sede.

    Nuovo Motu Proprio per la protezione dei minori, per le persone vulnerabili, la pubblicazione della Congregazione per la dottrina della fede di «un vademecum per aiutare i vescovi a comprendere doveri e compiti e, infine, la creazione di unità operative (Task forse) di persone competenti per aiutare le diocesi.

    Martedì 26 febbraio, è arrivata la notizia “allucinante”: il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Pell sarà detenuto nella Assessment Prison di Melbourne in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo 2019.

    La Santa Sede passerà finalmente dai pronunciamenti ai fatti? Le vittime sono soddisfatte dal vertice che ha suscitato interesse della stampa internazionale? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e attualmente presidente della Rete L’Abuso — Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    — Francesco, qual è il Suo giudizio sul summit appena finito?

    — Il mio pensiero non è purtroppo positivo. Ci aspettavamo qualcosa di molto più concreto. Per esempio, che dall’incontro dei 191 capi delle conferenze episcopali uscisse già la notizia sulle dimissioni di vescovi che hanno nascosto in tutti questi anni gli abusi. Se Papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato continua a lamentarsi che i vescovi sappiano, davvero ha dei buoni propositi, allora deve annunciare subito le loro dimissioni. Se no, ricadiamo nei soliti giochi quando il Papa da una parte dice che le cose devono essere cosi ma poi non si fa perché dall’altra parte c’è la scusa che i vescovi non ubbidiscono. Direi che questo il primo punto da superare.

    — Quindi, si può dire che questo vertice è stato una specie di fiasco?

    — E’ stato un enorme fiasco perché io ero tra le otto persone che lunedì scorso sono stati ricevuti dal Comitato organizzatore del summit. Ho parlato per due ore e mezzo con mons. Scicluna, padre Zollner e padre Lombardi. I punti del mio intervento erano ben chiari: l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi e l’apertura degli archivi e la loro consegna alla magistratura. Sostanzialmente noi abbiamo chiesto la Chiesa di mettersi nei panni nostri, nei panni delle vittime. Lo scandalo pedofilia nel mondo emerso sui giornali nel 1999. Oggi siamo nel 2019, cioè in questi 20 anni si sono dette un sacco di chiacchiere ma di fatto la Chiesa è ancora qua per cercare un punto di partenza.

    — Però non avete incontrato il Papa, come si aspettava, vero? Si sente deluso?

    — Esatto, la promessa c’era ma poi in realtà non l’ho abbiamo incontrato. Io non sono cattolico, non sono credente, però devo ammettere che sono deluso per un motivo molto semplice. A mio avviso, il Papa, essendo è il capo dello stato del Vaticano, quindi è la persona che ritiene il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, doveva partecipare all’incontro così importante.

    — Comunque durante il vertice il Vaticano ha cercato di mandare al mondo un messaggio molto chiaro, sottolineando che ora si passa alla concretezza di precisi provvedimenti. Ha annunciato un nuovo Motu proprio papale e ha parlato della necessita di rinnovare la formazione dei Seminari. Queste misure, a Suo avviso, potrebbero davvero aiutare a purificare la Chiesa? Sarebbe possibile, utilizzando le parole di Francesco, “trasformare questo male in un’opportunità”?

    — Sono oramai da vent’anni che il Vaticano dice queste cose. Papa Bergoglio ha già fatto un Motu proprio in precedenza che però non è stato mai applicato. Per quale motivo io devo essere contento per questo nuovo? È solo una pubblicità. Per il momento non ha fatto niente, solo ha detto che lo farà. Ma dire e fare sono i due verbi diversi. L’unica cosa che io vedo che Francesco non ha parlato con le vittime per vedere insieme con noi come si può non solo cambiare la situazione da oggi e in avanti ma anche di assumere la responsabilità per quello che è stato fatto prima. Anzi, nel comunicato che è uscito dalla sala stampa vaticana la Chiesa addirittura sostiene di essere vittima. Ma io sinceramente credevo di essere io la vittima, invece no, adesso la Chiesa si presenta come una vittima.

    — Subito dopo il summit sugli abusi si è scoppiato il caso Pell. Si stratta di una pura coincidenza o la Santa Sede vuole fare di questo prelato un capro espiratorio per far vedere a tutto il mondo che il Vaticano ha iniziato una vera e propria lotta contro gli abusi? Non pensa che per la Santa Sede è più facile mettere Pell alla gogna che portare avanti i cambiamenti concreti?

    — Direi che qui il Vaticano non centra niente, perché la condanna non è della Chiesa ma di un tribunale civile in Australia. La Chiesa poteva condannarlo due anni fa, invece non l’ho fatto, per cui questo verdetto non è il merito del Vaticano.

    — La Sua “ricetta”: cosa deve fare la Chiesa per porre fine a questo fenomeno pericoloso? La mossa del governo tedesco, che chiede alla Chiesa in Germania di aprire i propri archivi che finora ha secretato, potrebbe essere considerata il primo passo?

    — Quello che fa adesso il governo tedesco dovrebbe fare la Chiesa, il Papa. Noi ci aspettavamo lunedì che Francesco ordinasse l’apertura di archivi che venissero consegnati alle autorità giudiziaria dei paesi dove crimini sono stati commessi. Questa è una cosa molto concreta. Le parole che pronuncia fino adesso il Papa sono sempre quelle che fa dal 2013. Siamo veramente stanchi di parole di Papa Bergoglio! Vogliamo i fatti!

    — E voi come la Rete d’abuso come pensate di muoversi adesso dopo questo summit?

    — Purtroppo siamo costretti a fare opposizione, a protestare. Vediamo come andrà a finire questo nuovo Motu proprio ma vedrà che finirà come quello precedente. Il 22-23 gennaio noi come Associazione abbiamo partecipato all’incontro presso il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra. Abbiamo portato l’Italia al processo perché noi riteniamo che lo stesso Stato italiano ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili. Questa la portata degli abusi da noi censiti nella mappa interattiva, che raccoglie solamente i casi italiani passati alla cronaca nell’ultimo decennio. Quasi 300 quelli noti. L’Onu ci ha dato ragione. Per cui vorrei sottolineare che se non ci fossero stati le vittime, che in tutti questi anni protestavano, il summit di Papa, di cui hanno parlato tutti i giornali italiani e quelli stranieri, non sarebbe mai stato. Si stanno scoppiando casi in tutto il mondo e la Chiesa non poteva più fare finta che non succede niente, doveva dire qualcosa…
  • George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    Città del Vaticano – Il caso del cardinale Pell si sta ulteriormente ingarbugliando persino dal punto di vista giudiziario. Colpa di un clamoroso autogol da parte del suo avvocato, Robert Richter, un noto principe del foro australiano che, nell’arringa finale, si è fatto prendere la mano e ha detto che il presunto abuso su un chierichetto di 13 anni, avvenuto al termine di una funzione domenicale nella cattedrale di Melbourne nel 1996, «non era che una semplice penetrazione in cui il bambino non partecipava».

    Il termine inglese utilizzato dall’avvocato che oggi è stato costretto a diffondere in Australia un comunicato di scuse e di spiegazioni sulla frase infelice che potrebbe costare molto cara al suo assistito è: plain vanilla sex, l’equivalente di un atto sessuale convenzionale, privo di connotazioni violente. «Dopo una notte insonne ho riflettuto a lungo sulla terribile scelta di questa frase usata in aula, durante un processo particolarmente stressante e complicato. Mi scuso sinceramente se ho urtato e offeso qualcuno, ma non era nelle mie intenzioni. Non intendevo affatto evadere dalla serietà del caso che stavamo trattando». L’avvocato aggiunge che quella frase la ha pronunciata pensando di «mitigare la sentenza». Secondo i giornali australiani il giudice della corte, Peter Kidd ha persino chiarito in tribunale di non essere stato impressionato dalla frase dell’avvocato del cardinale. Ma il legale di Pell avrebbe anche fatto commenti ritenuti spiacevoli dalle associazioni delle vittime. Il clima che si respira in Australia è infuocato. La Chiesa australiana è sotto schiaffo da più di dieci anni, da quando un organismo governativo ha fatto luce sulle violenze che accadevano nelle diocesi e nelle parrocchie e venivano sistematicamente coperte dall’episcopato (di cui Pell è stato un autorevole punto di riferimento).

    L’avvocato ha anche aggiunto che la frase infelice di cui si è scusato pubblicamente può essere interpretata male da chi non conosce il sistema giudiziario australiano e non ha dimestichezza con codici, leggi, procedure. Se dal processo erano emersi tanti dubbi sulla dinamica dell’aggressione al ragazzino (in una cattedrale gremita, in appena 6 minuti, dietro colonna con addosso tutte le ingombranti vesti liturgiche), l’autogol dell’avvocato rimescola le carte. Per il Vaticano è l’ennesima batosta.

    Pell, tre anni fa, quando si era autosospeso dall’incarico vaticano per affrontare il processo in Australia, imputato per abusi sessuali su due chierichetti, insisteva: «Sono innocente. Queste accuse sono false. Aborro anche solo l’idea di un abuso sessuale».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_george_pell_vaticano_papa_francesco_ultime_notizie_oggi-4330389.html

  • Pedofilia: ricorso Pell contro verdetto

    Pedofilia: ricorso Pell contro verdetto

    Legali cardinale australiano giudicato colpevole, ‘irregolarità’

    (ANSA) – ROMA, 1 MAR – Il cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza, ha presentato ricorso per presunte “gravi irregolarità” processuali. Un tribunale dello stato di Victoria ha infatti dichiarato l’ex tesoriere vaticano, nonché ex consigliere di Papa Francesco, colpevole di aver abusato sessualmente di due chierichetti tredicenni nel 1996 e 1997, quando era arcivescovo di Melbourne. Secondo i legali del cardinale Pell, che hanno annunciato di aver depositato il ricorso lo scorso 21 febbraio, una prima irregolarità procedurale non gli avrebbe consentito di dichiararsi non colpevole di fronte alla giuria e quindi di dimostrare la sua innocenza. Inoltre, argomenta il team di avvocati che difende l’alto prelato, il verdetto unanime di colpevolezza della giuria si basava, in modo “irragionevole”, su una singola testimonianza. Cioè su quella dell’unica delle due presunte vittime dei suoi abusi sessuali, in quanto l’altra è morta di overdose di stupefacenti nel 2014.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/01/pedofilia-ricorso-pell-contro-verdetto_fc417a18-979c-481d-b7b2-fcdf64e0f4fd.html

  • Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Vatican to await George Pell appeal before taking any action

    Close associate of Pope Francis faces jail sentence for child sexual abuse crimes

    The Catholic church’s already shaky credibility on sexual abuse was dealt another hammer blow on Tuesday, with its third most powerful figure and a close associate of Pope Francis facing a jail sentence for crimes committed against two choirboys in the 1990s.

    The news that Cardinal George Pell – who until the weekend was in charge of the Holy See’s finances and of rooting out corruption at the heart of the church – had been found guilty on five charges of sexual abuse was painful and shocking, said the Vatican.

    But survivors and activists were enraged at the church’s decision not to strip Pell of his position as a cardinal, at least until the judicial process was exhausted.

    Pell, 77, has said he will appeal against the conviction, for which he will be sentenced on Wednesday. He is expected to face a prison term.

    The Vatican said the disgraced prelate had “reiterated his innocence and has the right to defend himself to the last degree”. In the meantime, a ban on Pell exercising ministry or having contact with minors would remain in place.

    The cardinal’s five-year term as Vatican treasurer expired on Sunday, and Pope Francis – who previously praised Pell for his honesty and response to child sexual abuse – removed him from his inner council of advisers in December.

    The outcome of the trial, which was subject to a gagging order until this week, was “painful news that, we are well aware, has shocked many people, not only in Australia,” said Alessandro Gisotti, the Vatican press spokesman.

    He added: “While waiting for the final judgment, we join the Australian bishops in praying for all the victims of abuse, reaffirming our commitment to do everything possible so that the church is a safe house for everyone, especially for children and the most vulnerable.”

    The father of one of the boys assaulted by Pell said the cardinal had “blood on his hands”. The man’s son died of a heroin overdose 17 years after being molested by Pell as a 13-year-old chorister at Melbourne’s St Patrick’s Cathedral. The man said he planned to sue Pell or the church.

    A mother of another clerical abuse victim, who died of an overdose at the age of 26, said: “The priesthood must stand condemned for what they have done to children.”

    Chrissie Foster’s daughter Emma disclosed her abuse to Pell when he was archbishop of Melbourne. Pell “had absolutely no sympathy or understanding or anything. He just was angry and jumping down our throats, telling us to prove it in court,” Foster told ABC. “Now I look at it under this verdict that he’s received, and I think, ‘Oh my goodness, he had a vested interest in shutting us up because he himself was a paedophile as well.’”

    Francesco Zanardi, who set up Rete l’Abuso, an Italian network of clerical abuse survivors, said: “A strong signal would have been completely removing Pell two years ago [when he first faced charges].”

    Juan Carlos Cruz, a Chilean survivor of clerical sexual abuse, said the outcome of the trial ought to “put bishops and cardinals around the world on notice”.

    The news of the guilty verdict, which was reached unanimously by a jury in December, came less than 48 hours after an unprecedented summit at the Vatican on clerical sexual abuse that was intended to signal a turning point on an issue that has gravely damaged the church and imperilled Pope Francis’s papacy.

    Although the outcome of the trial was already known by senior figures at the Vatican, the verdict is likely to reverberate across the 1.2 billion-strong global church.

    Pell’s disgrace had caused a “deep, deep wound to the entire Catholic church”, said Robert Mickens, the Rome-based editor of the English-language edition of the Catholic daily newspaper La Croix.

    “It has to be stated that the hierarchy has never done anything on its own,” he added. “People are still wondering – is [the church] being totally honest about what has happened and the culpability, especially of bishops?”

    Australia’s prime minister, Scott Morrison, said: “Like most Australians, I am deeply shocked at the crimes of which George Pell has been convicted. I respect the fact that this case is under appeal, but it is the victims and their families I am thinking of today, and all who have suffered from sexual abuse by those they should have been able to trust, but couldn’t.”

    Prof Des Cahill, a former Catholic priest who has become an advocate for survivors of child abuse, said: “This is is a momentous event, as part of the continuing drama of the Catholic catastrophe.”

    If his conviction is upheld, Pell will face a canonical trial, at the end of which he could be removed from the priesthood. Less than two weeks ago, another prominent figure in the church, the former cardinal and archbishop Theodore McCarrick, was defrocked after the Vatican found him guilty of sexual abuse.

    https://www.theguardian.com/australia-news/2019/feb/26/george-pell-vatican-no-action-until-appeal-is-over

    (traduzione)

    Il Vaticano attende l’appello di George Pell prima di intraprendere qualsiasi azione

    Stretto collaboratore di Papa Francesco si trova in carcere per reati di abusi sessuali su minori

    Alla credibilità, già traballante, della Chiesa cattolica sugli abusi sessuali è stato assestato, martedì, un altro colpo di martello, con la sua terza figura più potente e uno stretto collaboratore di Papa Francesco condannato alla prigione per crimini commessi contro due chierichetti negli anni ’90.

    La notizia che il cardinale George Pell – che fino al weekend era responsabile delle finanze della Santa Sede e di sradicare la corruzione nel cuore della chiesa – era stato dichiarato colpevole di cinque accuse di abuso sessuale è stato doloroso e scioccante, ha detto il Vaticano.

    Ma i sopravvissuti e gli attivisti erano infuriati per la decisione della chiesa di non privare Pell della sua posizione di cardinale, almeno fino a quando il processo giudiziario non si fosse esaurito.

    Pell, 77 anni, ha dichiarato che farà appello contro la condanna, per la quale verrà condannato mercoledì. Dovrebbe affrontare una pena detentiva.

    Il Vaticano ha detto che il prelato disonorato ha “ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado”. Nel frattempo, il divieto di Pell esercitarsi nel ministero o avere contatti con minori rimarrebbe in vigore.

    Il mandato di cinque anni del cardinale come tesoriere del Vaticano è scaduto domenica, e Papa Francesco – che in precedenza aveva elogiato Pell per la sua onestà e la sua risposta agli abusi sessuali su minori – lo ha rimosso dal suo consiglio interno dei consiglieri a dicembre.

    L’esito del processo, che è stato oggetto di un rimprovero fino a questa settimana, è stato “una notizia dolorosa che, siamo ben consapevoli, ha scioccato molte persone, non solo in Australia”, ha dichiarato Alessandro Gisotti, portavoce della stampa vaticana.

    Ha aggiunto: “In attesa del giudizio finale, ci uniamo ai vescovi australiani pregando per tutte le vittime di abusi, riaffermando il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili

    Il padre di uno dei ragazzi abusati da Pell ha detto che il cardinale aveva “sangue sulle mani”. Il figlio dell’uomo è morto per overdose di eroina 17 anni dopo essere stato molestato da Pell quando era un corista di 13 anni nella cattedrale di St Patrick a Melbourne. L’uomo disse che aveva in programma di fare causa a Pell o alla chiesa.

    Madre di un’altra vittima di abusi clericali, morta per overdose a 26 anni, ha dichiarato: “Il sacerdozio deve essere condannato per ciò che ha fatto ai bambini.

    “La figlia di Chrissie Foster, Emma, ha rivelato il suo abuso a Pell quando era arcivescovo di Melbourne. Pell “non aveva assolutamente alcuna compassione, comprensione o altro. Era solo arrabbiato e ci zittì, dicendoci di dimostrarlo in tribunale “, ha detto Foster alla ABC. “Ora guardo sotto questo verdetto che ha ricevuto, e penso, ‘Oh mio Dio, aveva un interesse particolare a chiuderci la bocca perché anche lui era un pedofilo’”.

    Francesco Zanardi, che ha creato Rete l’Abuso, una rete italiana di sopravvissuti agli abusi clericali, ha dichiarato: “Un segnale forte sarebbe stato la rimozione di Pell due anni fa [quando ha affrontato per la prima volta le accuse].”

    Juan Carlos Cruz, un cileno sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, ha detto che l’esito del processo dovrebbe “mettere al bando vescovi e cardinali in tutto il mondo”.

    La notizia del verdetto di colpevolezza, che è stata raggiunta all’unanimità da una giuria a dicembre, è arrivata a meno di 48 ore da un vertice senza precedenti in Vaticano sugli abusi sessuali del clero che intendeva segnare un punto di svolta su un problema che ha gravemente danneggiato la chiesa e messo in pericolo il papato di papa Francesco.

    Sebbene l’esito del processo fosse già noto a personalità di spicco del Vaticano, è probabile che il verdetto si ripercuoterà sulla chiesa globale da 1,2 miliardi di persone.

    La disgrazia di Pell aveva provocato “una profonda, profonda ferita a tutta la chiesa cattolica”, ha detto Robert Mickens, redattore di Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix.

    “Bisogna dire che la gerarchia non ha mai fatto nulla da sola”, ha aggiunto. “La gente si sta ancora chiedendo – la [chiesa] è totalmente onesta su ciò che è accaduto e sulla colpevolezza, in particolare dei vescovi?”

    Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha dichiarato: “Come la maggior parte degli australiani, sono profondamente scioccato dai crimini di cui George Pell è stato condannato. Rispetto che questo caso è in appello, ma sono le vittime e le loro famiglie a cui penso oggi, e tutti coloro che hanno subito abusi sessuali da parte di coloro di cui avrebbero dovuto fidarsi, ma che non hanno potuto “.

    Il Prof. Des Cahill, un ex prete cattolico che è diventato un sostenitore dei sopravvissuti agli abusi sui minori, ha dichiarato: “Questo è un evento epocale, come parte del dramma continuo della catastrofe cattolica”.

    Se la sua convinzione viene confermata, Pell dovrà affrontare un processo canonico, al termine del quale potrebbe essere rimosso dal sacerdozio. Meno di due settimane fa, un’altra figura di spicco nella chiesa, l’ex cardinale e arcivescovo Theodore McCarrick, è stato sconsacrato dopo che il Vaticano lo ha riconosciuto colpevole di abusi sessuali.

  • Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

    Melbourne, quel furgone bianco che porta in carcere il cardinale

    Pell con divisa da detenuto e in isolamento, come da prassi per i reati di pedofilia. E intanto parte l’indagine del Vaticano

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO
    Ieri un furgone bianco è entrato nel carcere di Melbourne. Si è aperto lo sportello ed è sceso un cardinale che fino a qualche giorno prima era ai vertici delle gerarchie della Chiesa. Si sono aperte le porte della prigione per George Pell, condannato per pedofilia. E su di lui parte anche l’indagine interna del Vaticano: un’accelerazione della Santa Sede 24 ore dopo avere dichiarato di voler attendere il giudizio «definitivo», che arriverà il 13 marzo. Segno che ora le accuse sul porporato sono ritenute credibili anche nei Sacri Palazzi.

    Quando il giudice gli ha comunicato la revoca della libertà su cauzione e quindi la custodia in carcere, Pell è rimasto impassibile. Non un gesto, non una parola. Il suo sguardo non ha lasciato trapelare alcuna reazione. Tipico del suo stile e carattere da «Cardinale-ranger», come viene chiamato. Non lo hanno smosso né scosso nemmeno le urla della gente che gli gridava insulti e improperi. Ora è nell’Assessment Prison, istituto di massima sicurezza, con divisa da detenuto e in isolamento, come prassi per i reati di pedofilia.

    Dunque, un cardinale di Santa Romana Chiesa recluso: un duro colpo assestato al Papa a pochi giorni dal summit per la protezione dei minori.

    Pell è stato dichiarato colpevole di abusi sessuali compiuti in sagrestia su due coristi 13enni, dopo una Messa nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne, nel 1996. Ed è stato confermato che i suoi cinque capi d’accusa comportano una condanna massima di 10 anni ciascuno, per un totale di potenziali 50 anni. Per Pell, che ha 77 anni, sarebbe una sorta di ergastolo. Lui peraltro continua a dirsi innocente e ricorrerà in appello.

    Paradossalmente non lo aiuta il suo avvocato, che ieri è caduto in una gaffe, definita Oltretevere «sconcertante». Come ha scritto The Guardian, Robert Richter ha affermato che uno dei reati «non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (“plain vanilla sex”, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente». L’intento difensivo era chiedere una condanna meno pesante sostenendo che su Pell non graverebbero «circostanze aggravanti». Ma si è rivelato un clamoroso autogol.

    E le traversie giudiziarie non finiscono qui. Il padre di uno dei due coristi starebbe intentando causa di risarcimento sia contro il prelato sia contro la Chiesa, dopo la morte del figlio per overdose di eroina nel 2014. Il genitore sostiene che il figlio abbia sofferto di stress post-traumatico a causa delle violenze subite. Pell «ha le mani sporche di sangue», sosterrà il genitore, come anticipa la sua legale Lisa Flynn.

    Intanto, oltre a confermare che Pell «non è più il prefetto della Segreteria per l’Economia» – il mandato quinquennale gli è scaduto quattro giorni fa e non è stato rinnovato – il portavoce della Santa Sede Alessandro Gisotti ha comunicato che «la Congregazione per la Dottrina della Fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica». Significa che parte l’investigazione canonica, cominciando con la richiesta di vedere gli atti giudiziari australiani. L’iter del processo ecclesiastico, nel caso se ne riscontrassero gli elementi, potrebbe anche portare alla dimissione dallo stato clericale.

  • Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Carcere per George Pell, cardinale pedofilo. Difesa choc del suo legale al processo: “Fu una semplice penetrazione”

    Il Vaticano rompe gli indugi: non ha più l’incarico di Prefetto dell’Economia, parte il processo canonico a suo carico

    Il cardinale George Pell sta trascorrendo la sua prima notte in carcere dopo che i giudici australiani gli hanno revocato la libertà su cauzione (concessa l’anno scorso per permettergli di subire un intervento chirurgico alle ginocchia). E il Vaticano rompe gli indugi registrati ieri. La sala Stampa della Santa Sede ha comunicato che la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo canonico nei confronti di George Pell “dopo il verdetto di colpevolezza” del processo penale in Australia. Il Vaticano insomma non aspetterà più il compimento dell’intero iter penale, ma valuterà autonomamente le accuse che potrebbero portare all’esclusione dal collegio cardinalizio del porporato – Pell è un cardinale elettore avendo 77 anni – e/o alla “laicizzazione”, come già avvenuto per Theodore McCarrick.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Complessivamente il Vaticano ha reagito lentamente alla notizia della condanna dell’ormai ex per cinque capi di imputazione compreso uno stupro e sesso orale con minorenni di tredici anni, nel cosiddetto “Cathedral Trial”, pur avendo avuto quasi tre mesi di tempo prima che la notizia (dell’11 dicembre) diventasse pubblica, a motivo del fatto che la Corte ha fatto cadere l’ordine di non divulgazione imposto, in attesa di un secondo processo (il cosiddetto “Swimming trial”) che invece non si terrà per la insufficiente consistenza delle accuse.

    Dopo una prima dichiarazione del direttore “ad interim” della Sala Stampa, Alessandro Gisotti ,di martedì mattina sulla “penosa notizia” che rimandava all’attesa per il compimento di tutti i gradi di giudizio per un’ulteriore valutazione, a sera un tweet dello stesso Gisotti ha confermato che Pell dal 24 febbraio non è più Prefetto dell’Economia. Per scadenza del mandato. Una carica quella che era iniziata nel 2014 con i poteri di un vero e proprio “zar dell’economia” vaticana da cui aveva ottenuto dal Papa un “leave of absence”, un permesso di allontanarsi dal Vaticano, nel giugno del 2017 per potersi difendere in Australia. Ora sappiamo non è più Prefetto dal 24 febbraio. Ma già dal 2016 il suo potere aveva subito una forte battuta d’arresto.

    Soprattutto, Gisotti ha comunicato che è iniziato il processo canonico a suo carico, quindi senza aspettare oltre. Evidentemente il Vaticano e lo stesso Papa Francesco hanno compreso che non era possibile fare altrimenti.

    I legali di Pell avevano programmato di chiedere il proseguimento della libertà su cauzione, in attesa del processo di appello, ma hanno improvvisamente rinunciato. Anche se forse adiranno la Corte Suprema australiana. La sentenza che stabilirà l’esatta misura della pena è attesa per il 13 marzo. Ognuno dei cinque capi di imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole comporta una pena massima di 10 anni, quindi Pell affronta un rischio di 50 anni di carcere.

    https://www.huffingtonpost.it/2019/02/27/carcere-per-george-pell-cardinale-pedofilo-al-processo-il-suo-legale-disse-fu-una-semplice-penetrazione_a_23679421/

  • Chiesa e pedofilia, la condanna del card. Pell in Australia. L’alto prelato mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica

    Chiesa e pedofilia, la condanna del card. Pell in Australia. L’alto prelato mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica

    Pedofilia nel clero: il card. Pell mai sfiorato dalla magistratura ecclesiastica e il Concordato che in Italia garantisce l’impunità dei preti. Sono alcuni dei temi di cui ha parlato il giornalista di Left Federico Tulli intervistato dal Alessandro Principe durante la trasmissione Radar su Radio Popolare.

    Il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Secondo quanto riporta l’Ansa, l’udienza di condanna inizierà il 28 febbraio. Pell continua a dichiararsi innocente e il suo avvocato prevede di ricorrere in appello. Il verdetto unanime dei 12 membri della giuria della County Court dello stato di Victoria è stato emesso l’11 dicembre dopo oltre due giorni di deliberazione, ma reso pubblico solo oggi. Nel frattempo al cardinale è stata revocata la libertà su cauzione ed è detenuto nella Assessment Prison di Melbourne, in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo.

    Stando ai giudici, il cardinale, 77 anni, avrebbe molestato i due bambini di 13 anni componenti del coro dopo aver servito messa nella cattedrale di San Patrizio a Melbourne nel 1996, quando all’epoca aveva 55 anni. La giuria ha anche dichiarato che Pell si è reso colpevole di aver aggredito in modo indecente uno dei ragazzi in un corridoio più di un mese dopo.

    Il 12 dicembre scorso siamo stati tra i pochi a dare la notizia della condanna comminata a Pell ora divenuta pubblica.

    Il cardinale Pell condannato in Australia per violenza su due minori

    Per approfondire ulteriormente vi proponiamo l’articolo di Elena Basso in cui si ricostruiscono i motivi che hanno portato il porporato alla sbarra nel suo Paese.

    Chiesa e pedofilia, le spine del cardinale Pell

  • Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia, il cardinale Pell va in carcere: “Fu una semplice penetrazione”

    Pedofilia: revocata libertà su cauzione, Pell va in carcere. Rischia fino a 50 anni

    Il cardinale australiano George Pell si e’ visto revocare la liberta’ su cauzione dopo essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su due minorenni. Il 77enne sara’ detenuto in un centro di custodia cautelare fino alla sua condanna, quando sara’ trasferito in una prigione. La sentenza verra’ emessa il 13 marzo: l’alto prelato rischia fino a 50 anni di carcere per i 5 reati nei confronti delle due vittime di 12 e 13 anni, abusate negli anni ’90 nella sagrestia della chiesa St Patrick a Melbourne. Pell ha presentato appello contro il verdetto di colpevolezza.

    Dettagli choc sono emersi nell’udienza che ha condotto in carcere Pell, per bocca del suo stesso avvocato. Il principe del Foro australiano Robert Richter ha affermato che uno dei reati “non era più di un semplice episodio di penetrazione sessuale (plain vanilla sex, l’espressione usata, ndr) in cui il bambino non partecipava attivamente”. L’avvocato ha fatto questa affermazione-boomerang allo scopo di chiedere una condanna meno grave sostenendo che il cardinale non doveva rispondere di “circostanze aggravanti” ed era stato probabilmente “preso da un impulso irresistibile”, secondo quanto ha scritto The Guardian. Richter ha ulteriormente minimizzato – suggerendo ancora che un assalto era solo “fugace” e sostenendo che le vittime avrebbero mostrato segni a casa se fossero stati “veramente angosciati” – il Chief Justice Peter Ridd ha ribattuto definendo “insensibile, sfacciato e offensivo” e “scioccante” il comportamento di Pell.

    Pedofilia: Gisotti, Pell non ha piu’ incarico Vaticano

    Il cardinale George Pell non e’ piu’ prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia. A confermarlo, nella tarda serata di ieri, e’ stato con un tweet Alessandro Gisotti, direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede. “Posso confermare che George Pell non e’ piu’ il prefetto della Segreteria per l’Economia”, ha scritto Gisotti.
    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-il-cardinale-pell-va-in-carcere-fu-una-semplice-penetrazione-590338.html?fbclid=IwAR1DS1oDNggowjS2mmaC4jRtp_5pQXhNdIh787WpCWjqM7LE-tET3nuaeKY

  • La delusione delle vittime

    La delusione delle vittime

    «Siamo indignati. Doveva essere il summit della tolleranza zero e invece è stato quello della credibilità zero». Va diritto al punto Francesco Zanardi della “Rete L’abuso”. «Molti vescovi – continua – dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice». Rabbia e delusione che fanno eco alle vittime di abusi che hanno portato la loro testimonianza chiedendo giustizia.

    Il momento del riscatto è diventato il momento della vergogna. Il summit vaticano sulla pedofilia si è aperto il 21 febbraio scorso con un invito alla concretezza rivolto da Papa Francesco ai presidenti delle conferenze episcopali mondiali e si è chiuso con l’impegno di un motu proprio di Bergoglio “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili” e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Il documento, nelle intenzioni, interverrà in maniera decisa su una piaga universale che desta ancora più scalpore all’interno della istituzione ecclesiastica. «Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso, che rappresenta già di per sé una mostruosità, sarà affrontato con la massima serietà», ha affermato il pontefice prendendo su di sé e sul suo pontificato l’impegno di intervenire in maniera decisa. «L’eco del grido silenzioso dei piccoli – ha continuato – che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso». Un impegno all’ascolto che non sembra, però, aver soddisfatto le associazioni delle vittime che speravano nella consegna alla magistratura dei fascicoli e dei dossier con i nomi dei colpevoli che invece risultano esser stati distrutti. A indignare la scelta del tribunale: quello canonico e non quello civile.

    Nel frattempo arrivano le prime condanne. Rischia fino a 50 anni di detenzione il cardinale George Pell, ‘ministro’ dell’economia vaticana, attualmente in congedo. Pell, da oggi detenuto nella Assessment Prison di Melbourn dopo la revoca della libertà su cauzione inizialmente accordata, è stato giudicato colpevole unanimemente dai 12 membri della giuria della County Court dello stato australiano di Victoria con un verdetto emesso lo scorso 11 dicembre ma reso pubblico solo ora. Cinque i capi d’accusa, quattro per atti osceni in luogo pubblico e uno per abusi sessuali su un minore. Per ciascuno, la condanna massima è di dieci anni. I fatti risalgono agli anni ’90 quando il porporato avrebbe molestato due giovani componenti del coro della cattedrale di San Patrizio a Melbourne dopo la messa nel 1996. Diversi i precedenti e i tentativi di insabbiamento che nel 2016 lo avevano portato all’attenzione della “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori negli anni ’70 e ’80. Dopo la sentenza di condanna in primo grado, rivelano dal Vaticano, anche la Congregazione della Dottrina della Fede si occuperà del caso nei modi e nei tempi stabiliti dalla normativa canonica.

    https://www.unisob.na.it/inchiostro/?idrt=8632

  • Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Odissea Pell, possibili scenari. Il Papa intanto lo sospende e gli vieta il contatto con minori

    Il 27 febbraio l’udienza di comparizione nel tribunale di Victoria, i legali annunciano ricorso alla sentenza che vede il cardinale «colpevole» di cinque capi d’accusa. L’arcivescovo Coleridge sotto indagine per presunti insabbiamenti 

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    C’è già chi, da Roma a Melbourne, sull’onda dell’emozione del summit del Papa con i vescovi del mondo appena concluso sul tema degli abusi, invoca un provvedimento come quello di McCarrick per il cardinale George Pell, 77 anni, condannato in primo grado per pedofilia da un tribunale australiano. E cioè che il Papa tolga la porpora al “ministro dell’economia” della Santa Sede e, in futuro, lo dimetta pure dallo stato clericale.

    LEGGI ANCHE – Condannato per pedofilia il cardinale Pell, ministro delle finanze vaticane

    Il processo a Pell, tuttavia, può dirsi tutt’altro che concluso. I legali del cardinale hanno fatto sapere che all’udienza di comparizione di domani 27 febbraio in cui verrà comunicata la sentenza presenteranno ricorso. L’ago della bilancia è, a questo punto, in mano al giudice che dovrà decidere se la vicenda andrà avanti con un nuovo processo o condannare definitivamente il porporato che, quindi, potrebbe incorrere in un processo canonico – magari abbreviato – e, forse, consegnare le sue dimissioni dal Collegio cardinalizio, come desidererebbero numerosi media del piccolo continente che da circa tre anni hanno avviato un’accesa campagna mediatica intorno al caso.

    Più nel dettaglio – come riferito a Vatican Insider da fonti australiane – il giudice dovrà prima valutare i motivi del ricorso e poi decidere se procedere ad un’udienza plenaria, per cui non è stata ancora fissata una data. Se il giudice lo consentirà, l’udienza naturalmente proseguirà. In caso di rifiuto, Pell potrà anche presentare ricorso. La Corte d’appello si troverà quindi ad un nuovo bivio se assolvere il cardinale oppure ordinare un altro processo.

    Potrebbero, dunque, passare mesi prima di un verdetto definitivo. Intanto il Vaticano si mantiene cauto. In una dichiarazione di oggi del direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, si afferma che la Santa Sede «prende atto» della condanna in primo grado nei confronti del cardinale definita «una notizia dolorosa» che «ha scioccato moltissime persone, non solo in Australia».

    «Come già affermato in altre occasioni», la Santa Sede ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane». E proprio «in nome di questo rispetto», ha sottolineato Gisotti, «attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado».

    In attesa del giudizio conclusivo, e «per garantire il corso della giustizia il Papa «ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo al rientro del cardinale Pell in Australia», mai comunicate in precedenza. Ossia che «in attesa dell’accertamento definitivo dei fatti, al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

    In ogni caso la Santa Sede, ha poi assicurato il portavoce ad interim, «si unisce ai vescovi australiani nel pregare per tutte le vittime di abuso, ribadendo il nostro impegno a fare tutto il possibile affinché la Chiesa sia una casa sicura per tutti, specialmente per i bambini e i più vulnerabili».

    La condanna della Victorian County Court contro Pell risale all’11 dicembre 2018. Era stata formulata da una giuria, contrariamente a quanto avviene negli altri Stati australiani dove il giudizio per una figura di alto profilo sotto accusa e sottoposto ad un’ampia copertura mediatica viene affidato ad un unico giudice. Dopo tre giorni di deliberazione, il collegio giudicante si era trovato concorde nel ritenere «colpevole» il porporato di cinque capi d’accusa, tra cui quello di abusi sessuali nel 1996 su due coristi di 12 e 13 anni, dopo aver servito messa nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne. Pell all’epoca aveva 55 anni ed era stato da poco insediato come arcivescovo. Delle due vittime, uno solo è ancora in vita, l’altro è morte per overdose. Gli altri quattro capi d’accusa riguardano atti osceni «con o in presenza di bambini». Per ogni reato, secondo il sistema giuridico australiano, il prelato rischia dieci anni di galera che, sommati, arrivano a cinquanta.

    A dicembre era stato emesso un «suppression order» sulla sentenza, un ordine che impediva qualsiasi tipo di informazione sul processo da parte dei media dell’Australia, perseguibili anche a livello penale in caso di violazione. La notizia, seppur “trattenuta”, era comunque trapelata nelle testate che non avevano corrispondenti in Australia oppure tramite stratagemmi come la pubblicazione della news sulla carta stampata e non sui siti web. La decisione, raccomandata dai pubblici ministeri, era mirata a non influenzare la sentenza del secondo procedimento che il cardinale Pell avrebbe dovuto affrontare dal prossimo 11 marzo, per presunti abusi compiuti quando era sacerdote a Ballarat. Dunque luoghi e tempi diversi per cui si era deciso di svolgerlo separatamente; le stesse vittime avevano avanzato tale richiesta al giudice.

    Ieri, 26 febbraio, tuttavia è stato deciso di ritirare questa seconda serie di accuse contro il cardinale e, dunque, che il relativo processo non sarebbe proseguito.

    Il «suppression order» è stato perciò rimosso e nei media è deflagrata in nottata la notizia della condanna, che giunge – come detto – in un momento di vulnerabilità della Chiesa dopo il grande e pubblico “mea culpa” per i casi di pedofilia del clero che è stato il summit dei vescovi e in vista del Concilio plenario particolare che la Chiesa australiana vivrà nel 2020, dove il tema abusi sarà tra i primi in agenda.

    Le accuse contro Pell si rincorrono da circa quindici anni e si erano rinfocolate con il passaggio a Roma del cardinale, dove Papa Francesco lo aveva posto nel 2014 a capo della Segreteria per l’Economia, il potente Dicastero la cui “missio” era mettere in ordine bilanci e finanze della Città del Vaticano, inserendolo anche tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali istituito per riformare la Curia romana, dal quale lo aveva estromesso alla fine di ottobre (ma la notizia era stata resa nota il 12 dicembre).

    A parere dei detrattori il ruolo di responsabilità tra le mura leonine – dove Pell era stato soprannominato il “ranger” australiano per i modi spicci e il piglio decisionista – era da interpretare come una “fuga” del cardinale dalle accuse nel suo Paese: non solo per violenze sessuali, ma anche per insabbiamenti.

    La permanenza di Pell tra le sacre mura non è stata tuttavia semplice: dalle prime critiche per le spese eccessive compiute all’interno della Segreteria (dagli arredi pregiati ai viaggi in prima classe), ai bilanci presentati in ritardo o parzialmente, alle diatribe con l’Apsa e la Segreteria di Stato, il “ministro dell’economia” è finito più volte nell’occhio del ciclone.

    Dal giugno 2017 è stato sospeso dall’incarico in accordo con il Papa che gli ha concesso di volare in Australia per difendersi dal procedimento che lo vede come imputato, ribattezzato il «cathedral trial» sia per l’importanza del personaggio, sia perché, per i contorni assunti, sembra essere diventato il processo punitivo contro l’intera Chiesa australiana, macchiatasi per anni di casi di pedofilia su minori e occultamenti. Tanto che alcune persone molto vicine a Pell, consultate da Vatican Insider, parlano di «massacro mediatico», di «odio verso la Chiesa cattolica» e di un cardinale preso come «capro espiatorio».

    Nel primo procedimento contro il porporato, avviato nell’agosto 2018 dopo il rinvio a giudizio del 1° maggio da parte del giudice Belinda Wallington, la giuria non era stata in grado di raggiungere un verdetto e si era quindi dimessa. Il caso è stato nuovamente discusso a novembre con una nuova giuria che alla fine ha dichiarato il cardinale colpevole nel dicembre scorso.

    È difficile pensare che George Pell possa fare ritorno dall’Australia, anche nel caso in cui venisse accolto l’appello e fosse dichiarato innocente. Presto si dovrà dunque procedere alla nomina del nuovo prefetto della Segreteria per l’Economia, avendo peraltro Pell superato l’età canonica per il pensionamento. Da circa due anni il Dicastero viene guidato da monsignor Luigi Mistò, sacerdote ambrosiano, in qualità di “coordinatore ad interim”.

    Quanto all’Australia, a gettare benzina sul fuoco sulla già incendiaria bagarre per gli abusi è giunta oggi la notizia che l’arcivescovo cattolico di Brisbane, Mark Coleridge, è sotto indagine per aver insabbiato una decina di anni fa le informazioni ricevute da una donna di Canberra che riferiva di abusi su minori compiuti da sacerdoti della diocesi.

    Come riporta l’emittente nazionale australiana ABC, la donna – che non vuole essere identificata – sarebbe stata “maltrattata” da Coleridge che l’aveva additata come «pettegola». Il tutto avveniva nel 2006 e, da allora, non si aveva avuto notizia della vicenda. Sembra che l’invito all’arcivescovo a partecipare al summit in Vaticano, dove ha pronunciato una intensa omelia nella messa finale in Sala Regia tuonando contro la piaga degli abusi, abbia indotto la signora a scrivere a Coleridge, il 20 dicembre scorso, per esortarlo a non andare.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Canberra e Goulburn ha confermato di aver avviato indagini sulla denuncia, ma queste sono stata ritardate perché la stessa donna ha rifiutato di testimoniare. «L’arcivescovo Coleridge – si legge nella nota – ha collaborato con le indagini e respinge con decisione le asserzioni. Quando la denunciante è stata invitata a cooperare con l’indagine indipendente, ha scelto di non coinvolgersi e ha preferito riferire le sue asserzioni ai media». Il che, a detta della chiesa di Canberra, «è profondamente deludente».