Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: gesuiti

  • Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Bufera sul Vaticano: si è dimesso un cardinale accusato di abusi

    Il cardinale McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio. Il porporato americano esce così dall’elenco della Sacra assemblea. Papa Francesco ha accettato la rinuncia del prelato. McCarrick è accusato di “comportamenti sessuali impropri”.

    Il cardinale Theodore Edgar McCarrick si è dimesso dal collegio cardinalizio.

    L’atto di rinuncia formale è arrivato ieri nelle mani di Papa Francesco, che ha accettato.

    All’interno del comunicato stampa emesso dalla Santa Sede, come riportato da Acistampa, si legge che McCarrick viene così sospeso “dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”.

    Una rivista diretta da gesuiti statunitensi, poco dopo l’emersione di quanto contestato all’alto prelato, aveva invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. Sembrerebbe che addirittura Benedetto XVI fosse a conoscenza di alcuni fatti. Motivo, quest’ultimo, che avrebbe spinto i religiosi citati a prendere una posizione così decisa. Nella giornata di oggi è arrivata la sospensione a divinis. Di recente, McCarrick era stato sospeso solo in relazione all’esercizio del suo ministero sacerdotale. In poche parole, McCarrick, dall’accettazione della rinuncia da parte del pontefice argentino in poi, non fa più parte del collegio cardinalizio e non è più un cardinale. Ma di cosa è accusato l’ormai ex porporato americano? Di un singolo episodio e di “comportamenti sessuali impropri”.

    L’uomo di Chiesa avrebbe abusato di un minore circa cinquant’anni fa, presso la diocesi di New York, quando era ancora un semplice sacerdote. Attraverso il procedimento canonico relativo a questa presunta violenza, sarebbe emerso che McCarrick avrebbe avuto altri “comportamenti impropri” rivolti anche verso persone adulte. Si parla di seminaristi maggiorenni, ma non solo. Su Vatican Insider, si apprende quanto segue: “Sembra che McCarrick, in alcune occasioni, avrebbe avanzato richieste esplicite di prestazioni sessuali a giovani maggiorenni, approfittando del suo ruolo di potere. Le vittime sarebbero non solo seminaristi ma anche componenti di famiglie che il prelato frequentava abitualmente tanto da chiamarlo ‘zio Ted’”.

    Insomma: il presunto abuso risalente a meno di cinquant’anni fa potrebbe non essere l’unico. Anzi. McCarrick, in ogni caso, risulta essere tra i primi “principi della Chiesa” a rinunciare in tutto e per tutto al cardinalato, con tutto ciò che questo comporta, a causa di accuse relative a presunti abusi ai danni di minori e non.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/abusi-sessuali-cardinale-mccarrick-si-dimesso-collegio-1559197.html

  • Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio, e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti

    di Matteo Matzuzzi

    Roma. L’irruzione nella cattedrale di Santiago del Cile mentre il cardinale arcivescovo Ricardo Ezzati stava celebrando il pontificale di San Giacomo indica come meglio non si potrebbe il disfacimento in corso della chiesa cilena. Cartelli e striscioni con un unico messaggio impresso: “Se ne vadano tutti i vescovi”, a cominciare dal cardinale Ezzati, che dovrà comparire davanti a un giudice locale per rendere conto di vere o presunte coperture di abusi sessuali da parte di membri del clero su minori.

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio (il problema era ben più serio delle strade vuote mentre passava il corteo vaticano), e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti. Presuli allontanati, altri sub judice. Il Papa riflette ma è deciso nell’azzerare la gerarchia. Ezzati, che di anni ne ha 75, sarà presto messo a riposo. Qualche giorno fa, inseguito da una troupe giornalistica locale, il vescovo emerito di Talca, mons. Horacio Valenzuela – uno di quelli rimossi da Francesco – è scappato dalla finestra del suo studio, cercando rifugio in un’automobile. Di strada fare per ritrovare prima di tutto credibilità, insomma, ce n’è parecchia.

    Chi l’ha ben chiarito è stato il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, cappuccino chiamato nei primi anni Duemila a ricostruire la chiesa di Boston dopo il terremoto che l’aveva distrutta, tra risarcimenti milionari, vescovi cacciati e campagne di stampa aggressive. O’Malley sette mesi fa aveva bacchettato pure il Papa impegnato nella difesa del vescovo (poi rimosso) Juan Barros e oggi è tornato a parlare in relazione alla posizione del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington al quale la Santa Sede ha ordinato (in attesa di altri provvedimenti) di ritirarsi a vita privata dopo l’accertamento di una lista di abusi peraltro nota da decenni che porta a chiedere anche a suoi confratelli vescovi come sia stato possibile che McCarrick abbia avuto una carriera in continua ascesa, culminata con la promozione ad arcivescovo della capitale americana. Le scuse, ha detto O’Malley “non bastano”. E’ necessario “assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità” e la continua pubblicazione di indiscrezioni e testimonianze non fa che peggiorare la situazione: “Ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero a ogni livello crea dubbi in tante persone sul fatto che nella chiesa si stia effettivamente affrontando questa catastrofe”. L’arcivescovo di Boston, che è anche presidente della commissione pontificia per la Tutela dei minori, denuncia “una grave lacuna” presente nella chiesa a proposito della punizione di vescovi o cardinali che si trovano in qualche modo coinvolti in casi di abusi sessuali. “Alla chiesa serve una politica forte per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono gli adulti”, ha aggiunto O’Malley, invocando ancora una volta “tolleranza zero”. Il pericolo, enorme, è che non adottare le iniziative adeguate “minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della chiesa”, con il rischio che ne esca distrutta “la fiducia richiesta alla chiesa”. America, l’influente rivista dei gesuiti della East coast, si è già portata avanti, scrivendo che “la chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”.

  • Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Cile, riunione dei vescovi sugli abusi. La Procura: 158 religiosi sotto indagine

    Pubblicato un report dell’Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani. Dal 30 luglio al 3 agosto la plenaria straordinaria della Conferenza episcopale. La stampa locale riferisce di indagini a carico del cardinale Ezzati per presunti insabbiamenti

    Lo scandalo degli abusi sessuali sarà al centro dell’assemblea plenaria straordinaria che vedrà riunita la Conferenza episcopale del Cile da lunedì 30 luglio a venerdì 3 agosto. Lo ha annunciato il portavoce dei vescovi, il diacono Jaime Coiro, in una conferenza stampa alla quale è intervenuta anche Ana María Celis, membro del Consiglio nazionale per la prevenzione degli abusi ed esperta di diritto canonico, spiegando che l’episcopato proporrà, approfondirà e approverà delle decisioni al riguardo dei casi di pedofilia, alla luce anche delle nuove indiscrezioni.

    Proprio ieri la Procura nazionale cilena ha reso noti alcuni dati, «el primer catasto», risultato delle indagini condotte dalla sua Unità specializzata sulle violazioni di diritti umani, sulla violenza di genere e sui reati sessuali (Unidad especializada en Derechos humanos, violencia de género y delitos sexuales de la Fiscalía nacional). Secondo quanto riferito dal report – in cui per la prima volta sono coinvolti membri della Chiesa cattolica del Paese, in particolare sacerdoti – dal 1960 a oggi sono state svolte inchieste su 158 religiosi cattolici vincolati a 144 casi.

    Degli indagati 74 sono vescovi, sacerdoti e diaconi diocesani non appartenenti ad alcuna Congregazione; altri 65 vescovi, sacerdoti e diaconi invece fanno parte di specifici Istituti religiosi (come salesiani, gesuiti e maristi), dieci laici sono a carico della pastorale parrocchiale o impegnati in istituti scolastici, mentre per altri nove non è stato possibile chiarire il grado o la funzione. Vi sono inoltre dieci laici indagati e altri cinque casi che coinvolgono vescovi o superiori di Congregazioni religiose sotto inchiesta per aver insabbiato i crimini di abuso oppure per aver ostacolato la giustizia.

    Il rapporto della Procura identifica poi 267 vittime, tra queste 178 sono bambini e adolescenti, 31 adulti e altri 57 non è stato possibile precisare l’età della vittima al momento dei fatti, che riguardano casi antecedenti all’entrata in vigore della riforma del processo penale nel 2001.

    Restano aperte 34 indagini, riferisce inoltre il documento, mentre 104 sono ormai chiuse, di queste 23 sono terminate con una condanna e in un caso con un’assoluzione. In quattro casi – informa il sito Il Sismografo – si è deciso una sospensione condizionale del procedimento. In 43 casi la causa è stata chiusa per mancanza di antecedenti. In sei casi non ha avuto luogo nessuna indagine (i fatti non costituivano reato) e 21 casi sono stati rinviati alla giustizia penale vecchia poiché i fatti denunciati si sono registrati prima dell’entrata in vigore della riforma del processo penale.

    Tutti questi dati forniti dal pubblico ministero «ci chiamano a riflettere sulle cifre riguardanti le vittime», ha detto Jamie Coiro. «Abbiamo compreso che, al di là del numero, ognuna di queste persone ha dovuto vivere un processo estremamente doloroso; molte hanno dovuto parlare di quanto è successo più volte, in varie istanze e davanti a soggetti diversi. La tentazione sarebbe quella di soffermarci sul numero degli accusati, ma ciò che la Chiesa ci chiede oggi è di pensare alle vittime. Queste cifre fanno tremare ed è ciò che ci preoccupa di più».

    Nel frattempo la stampa cilena fa sapere che il cardinale e arcivescovo di Santiago del Cile, Ricado Ezzati, è indiziato per presunti occultamenti in alcune vicende di pedofilia, riguardanti membri del clero. Ad avviare le indagini, il Procuratore della regione di O’Higgins, Emiliano Arias. La conferma del pm è arrivata durante un’intervista su Radio T13. Le accuse a carico riguarderebbero due scandali di pedofilia nel Paese sudamericano, esplosi nel corso della sua reggenza: nel caso dell’ex cancelliere dell’Arcivescovado, padre Oscar Munoz Toledo, attualmente in carcere e nel caso della cosiddetta “Familia” nella città di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno. La vicenda venne denunciata ai tribunali dal vescovo emerito Alejandro Goic, ex vicepresidente della Conferenza Episcopale del Cile. Secondo quanto dichiarato da Arias, le due vicende sarebbero sufficienti a configurare «il crimine di occultamento».

    http://www.lastampa.it/2018/07/24/vaticaninsider/cile-riunione-straordinaria-dei-vescovi-sugli-abusi-la-procura-religiosi-sotto-indagine-T6oZ09suPzQkC6555qQ1ZP/pagina.html

  • Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Abusi, cardinale sospeso. Per i gesuiti “la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Cardinale accusato di un abuso ai danni di un minore. I gesuiti americani tuonano: “La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi”. Pare, inoltre, che fatti riguardanti il comportamento del porporato fossero stati raccontati a papa Benedetto XVI

    Il cardinale McCarrick è accusato di aver abusato di un minore.

    L’episodio risalirebbe a cinquant’anni fa: un singolo abuso che sarebbe stato compiuto presso la diocesi di New York. Poi, grazie al procedimento canonico, è emerso anche altro. All’epoca del fatto contestato, il porporato statunintese, interessato oggi da un provvedimento di sospensione, era ‘solo’ un semplice sacerdote. La decisione è stata comunicata al cardinale dal segretario di Stato Parolin, ma l’ordine è partito dallo stesso Papa Francesco.

    La notizia ha fatto scalpore perché, in attesa dell’esito del processo che coinvolge un altro cardinale, l’australiano George Pell, McCarrick risulta essere tra le più alte cariche ecclesiastiche mai tirate in ballo per circostanze di questo tipo. I gesuiti statunitensi della rivista America, in relazione ad alcuni dettagli di questa vicenda, hanno invitato la Chiesa cattolica a vergognarsi. L’ipotesi sostenuta è che il Vaticano fosse già a conoscenza di elementi riguardanti “il comportamento del cardinale”. “Molte autorità della Chiesa -si legge infatti sulla rivista America, come riportato da Vatican Insider – avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto”.

    Insomma: la storia di McCarrick sarebbe persino arrivata alle orecchie dell’ex papa regnante. Il numero degli abusi compiuti dal porporato americano, come accennato, potrebbe essere più esteso del previsto. Durante il processo canonico, stando sempre a quanto scritto su La Stampa, sarebbero emersi ulteriori particolari: “…il porporato – si apprende dal quotidiano torinese – da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato…”. Quanto avvenuto a New York, in sintesi, non costituirebbe un fatto sporadico.

    “È vero – hanno tuonato i gesuiti statunitensi attraverso l’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader – hanno aggiunto – dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”. E ancora: “Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo – hanno scandito in un altro passaggio – e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole…”.

    Il cardinale McCarrick, in definitiva, non sarebbe stato ascoltato per tempo e non sarebbe stato messo, in modo tempestivo, dinanzi alla sue responsabilità. Nonostante, sembra d’intendere, molti sapessero più di qualcosa. La Chiesa e i suoi “leader”, per i gesuiti della rivista America, dovrebbero ‘vergognarsi’.

    http://www.ilgiornale.it/news/cardinale-sospeso-abusi-i-gesuiti-chiesa-dovrebbe-1555526.html

  • Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Comunicato Stampa; Le vittime di abusi a Ginevra per la visita del Papa chiedono riforme

    Le vittime di abusi saranno presenti a Ginevra giovedì 21 giugno, il giorno della visita di Papa Francesco, fuori dalle sedi che il Papa sta visitando, provvisti di cartelli con alcune richieste, esortando il Papa a fare “riforme sistemiche” alla Chiesa cattolica.

    “La tolleranza zero” deve essere “più di uno slogan“, dicono gli attivisti.

    Cosa:

    Tenendo i cartelloni fuori dal luogo in cui il Papa sarà presente quel giorno, i membri di una nuova organizzazione globale di sopravvissuti:

    • Sfideranno il Papa a usare il suo incontro con il Consiglio Ecumenico delle Chiese per impegnarsi in specifiche riforme per fermare l’insabbiamento in corso da parte dei ministri della chiesa cattolica in tutto il mondo;
    • Esorteranno il Papa a dare l’esempio ad altre chiese cristiane, ad ascoltare i sopravvissuti, garantire loro giustizia e proteggere meglio i bambini all’interno delle loro istituzioni;
    • Esorteranno il Papa a presentare un elenco di cambiamenti sistemici che la chiesa cattolica deve mettere in atto per fermare la cultura dell’abuso e dell’insabbiamento che il Papa stesso ha denunciato nella sua lettera al popolo cileno.

    Dove e Quando:

    • Ore 30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, Route de Ferney 150, 1218 Le Grand-Saconnex, dove il Papa dovrebbe arrivare verso le 11.00 per una preghiera ecumenica.
    • Dalle 13.00 alle 14.00 davanti alle Bandiere delle Nazioni Unite (vicino a Broken Chair), veglia e incontro con la stampa.
    • Ore 15.30 fuori dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, dove il Papa terrà un discorso.
    • Ore 17.00 Centro congressi Palexbo, Route François-Peyrot 30, 1218 Le Grand-Saconnex, Svizzera, dove Papa Francesco celebrerà la messa in occasione del 75 ° anniversario della Conferenza mondiale delle chiese.

    Chi:

    Due dei membri fondatori di ECA (Ending Clergy Abuse), il nuovo gruppo multinazionale di attivisti anti-abuso cattolici. Insieme ad altri attivisti.

    Tra i dimostranti saranno presenti:

    • Matthias Katsch, un importante attivista sopravvissuto che fu uno dei primi a rivelare gli abusi diffusi nelle scuole dei Gesuiti in Germania, e
    • Jean-Marie Fürbringer, un attivista svizzero sopravvissuto, ex presidente di “Do not Speak of Sexual Abuse”, membro del gruppo SAPEC.

    Nel dettaglio:

    Il 21 giugno, Papa Francesco sarà presente a Ginevra per celebrare il 75 ° anniversario del Consiglio Mondiale delle Chiese. La visita del Papa fa seguito al suo rimprovero alla chiesa cilena e alla sua straordinaria lettera al popolo cileno in cui ha promesso “mai più” alla “cultura della violenza” della Chiesa, così come il sistema di occultamento che consente il perpetuarsi della stessa … ” http://w2.vatican.va/content/francesco/es/letters/2018/documents/papa-francesco_20180531_lettera-popolodidiocile.html

    Tuttavia, nonostante l’ammissione del Papa rispetto alla copertura sistematica, non si è impegnato per nessuna riforma specifica del sistema della Chiesa. La retorica del Papa porterà a un cambiamento concreto?

    Sorprendentemente, nonostante 16 anni di rivelazioni di insabbiamenti nella chiesa, il Vaticano non ha ancora creato un metodo sistematico per identificare, indagare e punire vescovi e superiori religiosi che consentono le aggressioni sessuali di bambini e adulti vulnerabili.

    Un nuovo gruppo multinazionale di sopravvissuti e attivisti di spicco di nome ECA (Ending Clergy Abuse) ha creato un elenco di riforme disperatamente necessarie.

    Il gruppo richiamerà Papa Francesco a:

    • Rendere effettiva la “tolleranza zero”: rendere la “tolleranza zero” una legge universale della Chiesa. Un religioso che molesta bambini, adolescenti o persone vulnerabili, anche una volta, deve essere rimosso definitivamente dal proprio ministero.
    • Fermare l’insabbiamento: il Papa deve rendere effettiva l’iniziativa del 2015 della istituzione di un tribunale per giudicare vescovi e superiori religiosi complici, deve inoltre ordinare a tutti i funzionari della chiesa di denunciare le accuse alle autorità giudiziarie.
    • Porre fine del “segreto papale”: deve aprire gli archivi delle diocesi per le indagini! Deve dimostrare trasparenza e rendere accessibili i nomi e le storie di assegnazione di tutti i 3.400 chierici giudicati colpevoli dal Vaticano 2004 al 2013.
    • Dimostrare trasparenza: i processi della Chiesa devono rispettare le vittime e dare loro accesso a protocolli e registri.
    • Porre fine ai limiti di prescrizione: deve ordinare ai vescovi di smettere di bloccare l’abrogazione dei termini di prescrizione. Alle vittime deve essere consentito l’accesso ai sistemi giudiziari laici. Le azioni civili espongono segreti scomodi.
    • Istituire una Commissione internazionale di inchiesta e giustizia: istituire una commissione internazionale di persone indipendenti alle quali le vittime, in particolare dall’Africa, dall’Asia, dai Caraibi e dall’America latina, possano rivolgersi per il riconoscimento e il risarcimento che non potrebbero altrimenti ottenere nei loro paesi.
    • Controllare gli ordini religiosi: smettere di lasciare che ordini religiosi attivi in tutto il mondo (ad esempio, gesuiti e francescani) usino il loro complesso stato giurisdizionale per eludere la responsabilità, sia dentro che fuori dalla chiesa.

    Contatti:

    In Geneva:

    Matthias Katsch, Germany, mail: makazade@gmail.com (German, English, Spanish),

    mobile +49 178 1674838

    Jean-Marie Fürbringer, Switzerland, mail: jean.furbringer@gmail.com, (French, English)

    mobile +41795388721

    In Office:

    Denise Buchanan, Jamaica, mail: contactus@ecaglobal.org (English)

    WhatsApp: +13109802770

    ECA Team pics

  • Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”.

    Recensione di Francesco Troccoli a un importante libro fuori dal coro che vorrebbe il papa “un rivoluzionario”.

    di Francesco Troccoli
    Un libro sul papa, fuori dal coro. Non un altro colpo di grancassa (nella sempre più stonata e fiacca orchestra mediatica) assestato da vaticanisti amici di Bergoglio o editori cattolici. Non un libro scritto dall’incensatore di turno della presunta e mai agita “svolta” del pontefice in carica rispetto alla storia millenaria della sola monarchia assoluta ancora in vita sul pianeta Terra. E nemmeno un volume suddiviso in capitoli scritti con il proposito di pubblicare un libro. Tanto che gli autori sono ben quindici ed è doveroso ricordarli: Marcelo Figueras, Marco Marzano, Maria Gabriella Gatti, Federico Masini, Gianfranco De Simone, Cecilia M. Calamani, Raffaele Carcano, Adele Orioli, Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Giuseppe Benedetti, Elena Basso, Donatella Coccoli, Federico Tulli, Simona Maggiorelli.

    «Il falso mito di Bergoglio» è infatti una raccolta di articoli pubblicati dal settimanale Left a partire dal 13 marzo 2013, giorno dell’ascesa del cardinale di Buenos Aires al trono di Pietro, e fino all’inizio del 2018. Un quinquennio dominato dalla narrazione del “Pontefice del cambiamento”, narrazione che solo in queste settimane sta forse giungendo al suo epilogo, anche grazie a inchieste puntuali che questo volume contiene e ai pochi libri coraggiosi dei quali questo volume non tralascia mai di parlare e i cui autori (a differenza per esempio di molti preti pedofili o dei loro insabbiatori) si sono meritati in qualche caso un processo penale in Vaticano. Sono ben 42 i pezzi che in 5 anni la rivista Left ha dedicato a vario titolo al pontefice e alla sua Chiesa, alle sue esternazioni, alle sue contraddizioni, alle conseguenze di decisioni solo apparentemente rivoluzionarie, amplificate da pubblici proclami e mai concretamente attuate. Quarantadue articoli in cinque anni, fra loro saldati in un compendio come un libro scritto a posteriori forse non avrebbe saputo essere. A conti fatti, la media è di un articolo ogni quaranta giorni che, per chi crede all’utilità della statistica, si può scomporre nel passaggio da un articolo ogni due mesi nei primi quattro anni a quasi uno ogni due settimane a partire da marzo 2017, quando la rivista ha visto un avvicendamento al vertice che ha reso più tangibile le ragioni della sua attuale headline «l’unico giornale di sinistra». Come non essere d’accordo con questa dicitura quando – come osserva Marco Marzano nel pezzo del 14 ottobre 2017 – il quotidiano comunista (così si legge sotto la testata) «il manifesto» si mette a distribuire in un volumetto i tre discorsi di un papa ultraconservatore, peronista, nemico acerrimo della marxista “teologia della Liberazione” sin dal principio della proficua carriera ecclesiastica nel proprio Paese natale prima, durante e dopo la dittatura? Contro di lui, che militò nella Guardia De Hierro (la quale nel 1976 propose una laurea honoris causa al genocida ammiraglio Massera) hanno puntato il dito anche le Madres De Plaza De Mayo e Horacio Verbitzky, che Marcelo Figueras nel suo articolo del 15 marzo 2014 definisce «il giornalista più serio e degno di stima in Argentina».

    D’altronde, è proprio in Argentina che Bergoglio ha affinato le doti che gli hanno meritato l’intronizzazione. Quando nel 2005 monsignor Baseotto affermò che il ministro argentino pro-aborto avrebbe «meritato una pietra al collo e che fosse buttato in mare» richiamando alla memoria i voli della morte, Bergoglio si trovava ancora nel suo Paese; otto anni dopo, da Papa, fece sua quell’espressione, che doveva quindi averlo colpito, auspicando la stessa fine per gli evasori fiscali e i preti corrotti. La stampa italiana giubilò. Solo un esempio. A un Paese come l’Argentina e all’intero Sud America non si può del resto non rimanere legati: nel luglio 2015, in occasione del viaggio pastorale nel continente, Bergoglio chiese perdono per i crimini ai danni delle popolazioni indigene ma non spese una sola parola per i 102 cappellani militari che collaborarono ai crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura nel suo Paese. Pensare che – a dimostrazione che persino nel clero le scelte personali contano – negli stessi anni e nel vicino Cile il vescovo di Santiago ingaggiava contro Pinochet una battaglia personale alla quale la storia tende oggi ad ascrivere il minore numero di desaparecidos in Cile rispetto all’Argentina.

    Veniamo all’Italia. L’ingerenza di Bergoglio nella vita sociale e politica italiana, con incommensurabili danni alla laicità delle istituzioni, è stata una costante. Spesso le sentenze più fragorose sono state pronunciate a diecimila metri di quota, in business class (Alitalia, naturalmente). Left, di questa serie, non ha perso una puntata. Dall’attacco all’aborto («ogni bambino non nato ha il volto del Signore»), alla riduzione della scuola a “comunità educante” complementare alla famiglia di cristiana concezione con citazione del discusso don Milani (con tanto di lodi sulle parole del papa, ancora una volta da parte de «il manifesto», e per di più in uno stato di amnesia mass-mediatica collettiva sulla deficitaria o nulla attivazione delle alternative di legge all’ora di religione) e ancora all’invasione dello spazio radio-televisivo che – secondo le varie edizioni del «Rapporto su confessioni religiose e TV» di Critica Liberale – raggiunge punte del 96% con RaiNews al vertice della squalificante classifica sotto la direzione di Monica Maggioni durante il governo Renzi. In barba, naturalmente, all’esposto presentato dall’UAAR all’Agcom già nel 2014 sulla base di simili e precedenti dati.

    E ancora l’attacco alla libertà di auto-realizzazione delle donne («siate madri, non zitelle»), alla comunità LGBT con la diffusione dello spettro della “Teoria del gender”, avvolto dal lenzuolo bucato della tolleranza: «Chi siamo noi per giudicare? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il catechismo». Peccato che quest’ultimo definisca i rapporti omosessuali «contrari alla legge naturale». Che dire della chiamata planetaria a un immotivato e fallimentare evento giubilare, andato pressoché deserto, per il quale Renzi ha stanziato 159 milioni di euro. O dell’invito (di per sé condivisibilissimo) all’adozione dello “Ius soli” sul territorio della Repubblica ma non certo su quello dello Stato Vaticano e delle sue proprietà extraterritoriali, dove vige il requisito della «residenza stabile»; O degli scandali di matrice finanziaria legati all’irriformabile IOR e al fallimento di istituzioni sanitarie prestigiose come IDI e San Raffaele, o la distrazione dei fondi del Bambin Gesù per l’attico del cardinal Bertone?

    Dulcis in fundo, questo libro parla anche del diavolo. Sì, perché secondo il papa – come ci spiega Federico Tulli (il maggior contributore del volume) – Belzebù è il vero responsabile del malaffare dello IOR e dell’Apsa, della pedofilia clericale, del “vatileaks” e delle guerre nel mondo. Bergoglio si dichiara così convinto che Satana esista che nel 2015 ammonisce (e atterrisce) i piccoli catechisti di San Michele Arcangelo: «State attenti, perché l’odio viene dal diavolo». E forse in pochi sanno che è stato sempre lui a firmare il decreto di riconoscimento giuridico dell’AIE, Associazione Internazionale Esorcisti, il 13 giugno 2014. I “professionisti” del demonio sono 400 nel mondo, di cui più della metà nella sola Italia. Ogni anno al Regina Apostolorum di Roma organizzano seminari e corsi di aggiornamento, ai quali partecipano, ahimè, anche magistrati e avvocati. Può così capitare, come è accaduto a Tulli, di sentire («con le mie orecchie» precisa il giornalista quasi sotto shock) professionisti accreditati presso un pubblico foro della Repubblica proporre di far firmare il «consenso informato» ai “posseduti” prima dell’esorcismo, o un magistrato dello Stato Italiano dichiarare di essere «uno strumento della giustizia nella mani di Dio».

    Si potrebbe obiettare che ogni papa fa il “Papa”. Il vero problema è l’inerzia, quando non l’apologetica esaltazione, che permea ampi strati della società e dei media di fronte a tutto ciò. Nei suoi articoli, Left non manca di approfondire anche questo aspetto. Il matematico Odifreddi, intervistato nel libro da Simona Maggiorelli, già a novembre 2016 non risparmiava le sue critiche a Scalfari che Bergoglio «lo infila ovunque» (oggi sappiamo che Odifreddi, rimasto coerente con la linea di critica nei confronti del decanodel giornalismo italiano, l’ha pagata con l’interruzione della collaborazione con Repubblica) mentre Donatella Coccoli, a luglio 2017, compila con pazienza il lungo elenco dei cosiddetti “politici di sinistra” che rientrano a vario titolo nel novero degli estimatori del personaggio finora descritto: da Bertinotti al duo del Brancaccio Falcone-Montanari, fino a D’Alema, Bersani e Fassina. Politici di ieri, oggi e domani. Tutti ammaliati dal papa pauperista, «il parroco di campagna» che, ricorda Raffaele Carcano, è andato a trovare Marchionne ed Elkann. Tutti affascinati dalla “dottrina sociale” del pontefice che predica l’equità sociale mentre è a capo di una Chiesa che beneficia nella sola Italia di privilegi fiscali immensi (si pensi all’esenzione IMU per edifici di culto, che spesso tali non sono, e alla redistribuzione dell’otto per mille non assegnato dai contribuenti) e sfrutta il malconcio sistema contributivo italiano per pagare lautissime pensioni ai cappellani militari. Bergoglio, l'(ex?) militante nei gesuiti che – per dirla di nuovo con Odifreddi – sono quelli che «dicono la verità mentendo».

    L’attuale pontefice ha dato consistenti e reiterate prove di abilità nell’immenso e tragico capitolo della pedofilia clericale (Tulli ci ha scritto due libri). Si potrebbe affermare che proprio per questo (assieme agli scandali finanziari) fu eletto e che per la stessa ragione il suo predecessore, incapace di fare fronte alle dimensioni globali del fenomeno, abdicò. Nel 1990 la Santa Sede ratificò la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo l’ONU il Vaticano l’ha ripetutamente e palesemente violata. Il J’accuse da Ginevra arriva proprio nel 2013 e diventa pubblico a inizio 2014. A centinaia di denunce di stupri pedofili commessi nel mondo da esponenti del clero, come Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo, protetto di Giovanni Paolo II, pontefice canonizzato da Bergoglio a tempo di record) non è mai stato dato alcun seguito; e la pratica del trasferimento dei preti da una parrocchia all’altra non solo non ha arginato il fenomeno ma ne ha consentito l’ulteriore diffusione. L’ONU ha richiesto anche che la pedofilia non sia trattata come un crimine contro la morale ma contro la persona (e di riflesso di non considerare più le vittime come correi dei loro carnefici, il che può comportare un’aberrante manipolazione delle verità processuali). Per tutta risposta, durante il regno di Bergoglio un altro amico del “Santo” Giovanni Paolo II, ovvero Iozef Wesolowski, arrestato nel 2014 per pedofilia, muore da uomo libero il 27 agosto del 2015. Tommaso Dell’Era, intervistato poco dopo da Tulli, dichiara che la strategia vaticana è spesso allungare i tempi e lasciar morire i colpevoli ormai anziani di morte naturale. Il funerale del polacco viene concelebrato da 20 alte autorità ecclesiastiche fra cui l’elemosiniere di Bergoglio.

    Con la pubblicazione dei libri «Avarizia» di Emiliano Fittipaldi e «Via Crucis» di Gianluigi Nuzzi continuano a emergere dettagli su quel sistema di potere. In un’intervista a Tulli, Nuzzi afferma che «in Vaticano arrestano di più le persone ritenute fonti che i pedofili». I due giornalisti rischiano 8 anni di carcere in Vaticano per aver pubblicato notizie vere, sul modello dell’inchiesta dei colleghi del team Spotlight del Boston Globe nel 2002 (che invece a loro fruttò un premio Pulitzer). Se Bergoglio ha creato la «Pontificia commissione per la protezione dei minori» (che ha però solo funzione consultiva) è evidente l’inconsistenza della sua azione. Il membro laico Peter Saunders, accusatore del cardinale George Pell – ovvero l’insabbiatore seriale di almeno 280 casi in Australia sin dal 1996 – viene espulso e dichiara alla BBC che «il papa non ha fatto nulla per mettere fine agli abusi sui bambini». A maggio 2017 (riferisce Cecilia Calamani) dalla commissione se ne va di sua iniziativa un altro membro laico, Marie Collins. Il motivo? «La curia non collabora» .

    Ma c’è di più, racconta di nuovo Tulli a giugno 2017: se Bergoglio nel 2015 aveva annunciato la creazione di un nuovo «Tribunale apostolico» con la stampa italiana che celebrava e diffondeva il proclama, a marzo 2017 il prefetto Muller precisa che «era solo un progetto». Eco mediatica della precisazione? Nessuna. La “tolleranza zero” tanto sbandierata da Bergoglio si dimostra priva di qualsiasi riscontro. Per l’ennesima volta.

    Nel frattempo il sondaggio di «Rete L’Abuso» dimostra che la pubblica opinione ritiene le misure prese del tutto insufficienti e invoca la rimozione della prescrizione per questi reati. Perché – è bene precisarlo – nemmeno Bergoglio, in linea con i predecessori, ha mosso un dito perché i clericali collaborino con la giustizia italiana, la quale ha invece l’obbligo di informare la Curia delle proprie indagini. Il sistema perfetto. Quando, ad agosto, Pell va a processo per pedofilia, sceglie come difensore un avvocato noto per aver rappresentato un capo della mafia australiana e un cadetto diciannovenne stragista. Lo stesso Pell che – val la pena ricordare – Bergoglio ha voluto sempre accanto a sé ai vertici della gerarchia di governo. A novembre 2017, con l’uscita di «Peccato originale» di Nuzzi, la pedofilia arriva a lambire le stanze del papa a Santa Marta, ovvero il Preseminario San Pio X (in quel Palazzo San Carlo che ospitava l’attico di Bertone): diversi minorenni sono stati violentati anche durante l’attuale pontificato, e un ex seminarista racconta tutto al vescovo Angelo Comastri. La denuncia cade nel vuoto e due giorni dopo l’uscita del libro di Nuzzi il portavoce della Santa Sede smentisce con un tweet che il papa sapesse qualcosa della vicenda, nonostante un altro testimone sostenga di aver scritto una denuncia indirizzandola a Bergoglio in persona già a maggio dello stesso anno. In tema di pedofilia clericale, il 2017 si chiude con la mancata risposta del Vaticano all’ONU, che aveva richiesto entro il 1 settembre un aggiornamento sulle misure prese. Il libro di cui stiamo parlando non ci arriva cronologicamente ma oggi sappiamo che a febbraio 2018 la Rete L’Abuso ha trasmesso una diffida per condotte omissive al Consiglio dei inistri, al Comitato Onu per i diritti del fanciullo e ad altre entità.

    Se già da quanto fin qui esposto è innegabile il lavoro certosino svolto daLeft in questi anni, bisogna concludere con una ulteriore nota di merito nei confronti di un giornalismo che non si è mai fermato alla cronaca ma ha sistematicamente cercato, com’è costume del settimanale, di approfondire scientificamente le cause dei fenomeni descritti, avvalendosi della consulenza degli esperti. Preziosi sono in tal senso i contributi degli psichiatri e in generale dei clinici, come Domenico Fargnoli, Giovanni Del Missier, Maria Gabriella Gatti, Gianfranco De Simone. Ricercatori che si spingono nell’analisi culturale, filosofica e clinica delle dinamiche collettive e individuali che sottendono il fatto di cronaca. Con risultati spesso sorprendenti, come nel caso della riflessione di De Simone sull’insospettabile e nefasta alleanza culturale fra religione cattolica e razionalismo, o il suo nesso fra l’ormai celebre e drammatica affermazione bergogliana «i bambini battezzati non sono la stessa cosa di quelli battezzati» e la concezione filosofica heideggeriana del “Dasein”; e ancora l’attenta analisi di Giovanni Del Missier sulle cause di patologia mentale grave che è presente negli stupratori di bambini, o il resoconto ben più che aneddotico da parte di Domenico Fargnoli sull’esperienza personale di Bergoglio, che a settembre 2017 dichiarò pubblicamente di essersi sottoposto a un percorso di psicoanalisi nel 1978-1979, ovvero gli anni in cui la psichiatria argentina fondò e propagò l’assioma dell’equivalenza fra malattia mentale e sovversione al potere; e infine l’illuminante spiegazione della neonatologa Maria Gabriella Gatti sulla dinamica dell’evoluzione fetale e della nascita alla luce della teoria di Massimo Fagioli, grazie a cui si pone una separazione netta fra biologia embrionale e fetale da una parte e vita neonatale dall’altra, assolvendo con formula piena le donne che, costrette ad abortire, non compiono alcun delitto.

    «Il falso mito di Bergoglio» contiene tutto questo e molto altro. Un libro che raccoglie l’eredità di cinque anni di giornalismo sulla Chiesa cattolica e sul suo massimo esponente. Left – «l’unico giornale di sinistra» – sembra davvero aver pubblicato «l’unico libro che dice la verità su Bergoglio».

    «Il falso mito di Bergoglio»

    EditorialeNovanta Srl

    ISBN 9788894977042

    224 pagine per 19,70 euro

    Per acquisto: QUI

  • Lo scandalo che deciderà il futuro della chiesa

    Lo scandalo che deciderà il futuro della chiesa

    Nell’arco dell’ultimo ventennio, lo scandalo degli abusi sessuali sui minori ha aperto una crisi drammatica nel cattolicesimo mondiale e prodotto cambiamenti profondi, in parte senza precedenti, nella chiesa di Roma. Da una parte si è affermato un principio di responsabilità – prima negato e occultato – di fronte a delitti considerati gravissimi dall’opinione pubblica e da molte legislazioni civili, allo stesso tempo è entrato in discussione il clericalismo inteso come potere separato e intangibile della chiesa e dei suoi apparati. Su questo secondo aspetto, peraltro, è in corso una battaglia culturale all’interno delle stesse gerarchie ecclesiastiche tutt’altro che conclusa.

    Il momento di svolta in questa storia è il 2001: quell’anno esplodeva infatti il caso dell’arcidiocesi di Boston portato definitivamente alla luce nei mesi successivi dal Boston Globe attraverso l’ormai storica inchiesta che si è aggiudicata il premio Pulitzer ed è diventata un film da Oscar nel 2016, Il caso Spotlight. Qualcosa di paragonabile – per impatto sull’opinione pubblica e costruzione del mito del giornalismo a stelle e strisce – era avvenuto solo con lo scandalo Watergate, l’evento che contribuì alle dimissioni di Richard Nixon, da cui pure venne tratto un celeberrimo film, Tutti gli uomini del presidente.

    Dopo l’inchiesta circa settanta sacerdoti furono accusati di abusi commessi nel corso di alcuni decenni a Boston. Il cardinale arcivescovo della città, Bernard Law, si dimise nel 2002 e di lì a poco si trasferì a Roma, sfuggendo così ai procedimenti giudiziari nei quali era coinvolto per aver coperto i colpevoli, nascosto i delitti e fatto pressione in vari modi sulle vittime e sulle loro famiglie affinché mantenessero il segreto. Law, tra le proteste delle organizzazioni delle vittime e di molti fedeli, fu nominato da Giovanni Paolo II arciprete della basilica di Santa Maria maggiore, a Roma, uno dei più importanti luoghi di culto cattolici al mondo. Vi rimase dal 2004 al 2011. Nel 2017 è morto.

    Il processo in Australia
    In questa primavera 2018 altri fatti raccontano, in modo diverso, la stessa storia. Lo scorso 1 maggio il cardinale George Pell è stato rinviato a giudizio da un tribunale australiano relativamente a diversi casi di abusi su minori, che sarebbero avvenuti in due momenti diversi: tra gli anni settanta e ottanta del novecento a Ballarat, paese di origine di Pell, da cui prese il via la sua carriera ecclesiastica; e tra la fine degli anni novanta e il 2000 a Melbourne, città in cui ricopriva la carica di arcivescovo. Altre accuse sono state respinte dalla giudice Belinda Wellington che, dopo aver ascoltato per un mese una cinquantina di testimonianze contro e a favore dell’accusato, ha deciso che il processo poteva avere luogo.

    Il caso Pell ha alcune implicazioni notevoli. Il cardinale infatti era, fino a un anno fa, il prefetto della segreteria per l’economia, ovvero il capo del nuovo superdicastero creato da papa Francesco per mettere ordine nelle opache finanze vaticane. Il porporato, tuttavia, una volta che l’iter giudiziario ha preso il via in Australia, ha lasciato il suo posto – assecondando in tal modo una richiesta dello stesso Bergoglio – e si è presentato davanti al tribunale australiano per difendersi dalle accuse, rivendicando sempre la sua innocenza.

    Per ora, fa sapere la Santa Sede, “resta in congedo”, in attesa della fine del procedimento. Un po’ in omaggio al principio di non colpevolezza fino al pronunciamento della sentenza, un po’ perché nominare un secondo ministro delle finanze dopo un simile passo falso, non è così facile neanche per il papa.

    I problemi di Pell erano noti da tempo. Sia quando era a capo della chiesa australiana sia da prefetto dell’economia in Vaticano, il cardinale aveva dovuto difendersi dalle accuse di abusi sui minori davanti a due commissioni – una dello stato di Victoria e una della Royal commission. In quelle circostanze aveva di fatto ammesso le proprie responsabilità circa silenzi e coperture, adducendo alcune attenuanti tra le quali la scelta – sia pure giudicata a posteriori come un grave errore – di mettere al primo posto la difesa del buon nome dell’istituzione.

    Il processo in corso è stato accompagnato da infinite polemiche pro e contro il cardinale. Pell è stato una personalità chiave della chiesa australiana e dell’establishment del suo paese, un esponente dell’ala più tradizionalista della gerarchia cattolica sul piano dottrinario e un fautore del liberismo in economia. Tra le sue caratteristiche una buona dose di schiettezza, la capacità di lottare per le proprie idee pubblicamente, nonostante i dissensi e le critiche, e la passione – autentica – per le finanze.

    Il cardinale è entrato in conflitto con il papa sui temi etici, sulla concezione della famiglia, sulle aperture ai divorziati risposati e agli omosessuali. Pell è stato anche l’unico alto esponente vaticano ad aver scritto, nero su bianco, quale fosse il risarcimento pagato dalla Santa Sede allo stato italiano per il crac del Banco ambrosiano, ovvero 406 milioni di dollari. Ancora, davanti alla commissione dello stato di Victoria nel 2013, aveva riconosciuto – e si tratta di una rarità nel mondo ecclesiastico – che il celibato obbligatorio poteva essere all’originedi alcuni casi di abuso sui minori. Figura controversa per eccellenza, amico dell’Opus dei e vicino ai circoli finanziari più conservatori, ora dovrà affrontare un procedimento non facile sotto il profilo giuridico.

    Quando si parla di Pell, non bisogna perdere di vista il contesto: l’Australia è stata sconvolta dalle indagini sulla pedofilia che hanno portato alla luce una realtà sconcertante fatta di decine di migliaia di casi avvenuti tra il 1950 e il 2010, il 60 per cento dei quali all’interno di strutture religiose. La vicenda, definita dalle stesse istituzioni australiane “una tragedia nazionale”, ha rotto in modo traumatico il rapporto di fiducia tra la chiesa e le persone, tanto che lo stesso episcopato australiano ha convocato un concilio plenario nel 2020 (l’ultimo si è tenuto nel 1937) per affrontare la situazione; una decisione in linea con quel rilancio del decentramento sinodale, del ruolo e dell’autonomia decisionale delle chiese locali, promosso da Francesco come strategia di riduzione del centralismo romano.

    Cile, abusi, dittature e silenzi
    L’altro grande nodo venuto al pettine in questi mesi riguarda il Cile. La vicenda ha complesse diramazioni, ma il canovaccio centrale lungo cui si snoda contiene già tutti gli elementi essenziali del problema. Un sacerdote, Fernando Karadima, 87 anni, responsabile di decine di abusi sessuali, è stato anche strettamente legato ad alcune figure dell’alta borghesia cilena e a pezzi di establishment reazionario del suo paese, ha avuto frequentazioni con la giunta militare di Augusto Pinochet ed è stato in ottimi rapporti con il cardinale Angelo Sodano, ex nunzio apostolico in Cile e poi a lungo segretario di stato vaticano, uomo chiave del potere wojtyliano.

    Karadima ha inoltre fondato un’organizzazione, la Pia unione sacerdotale, attorno alla quale, tra gli anni settanta e ottanta del novecento, gravitavano politici, ministri della giunta militare, gerarchie ecclesiastiche. Diversi sacerdoti hanno fatto carriera grazie a Karadima, e alcuni sono diventati vescovi.

    Con il passare del tempo però gli abusi di Karadima sono venuti alla luce grazie alle denunce delle vittime. Il sacerdote ha subìto un processo canonico nel 2010, durante il quale è stato riconosciuto colpevole, e la Santa Sed ha respinto ogni appello per modificare la sentenza. Nel frattempo, e parallelamente, è emersa la figura di monsignor Juan Barros Madrid, vescovo della città di Osorno, nel sud del Cile. Barros – ripetevano le vittime di Karadima – aveva assistito agli abusi, ne era a conoscenza, eppure non era stato mai allontanato dagli incarichi che ricopriva, anzi aveva fatto carriera, difeso e tutelato dai più alti esponenti della gerarchia ecclesiastica. La vicenda ha provocato un’ondata di indignazione nel paese, allontanando moltissimi fedeli dal cattolicesimo.

    Nel gennaio scorso il papa, durante la visita in Cile e Perù, ha difeso a spada tratta Barros, evocando esplicitamente una sorta di complotto di sinistra, laicista e anticlericale, contro la chiesa. Le accuse contro di lui erano infondate. La presa di posizione del papa è esplosa come una bomba sulla stampa di mezzo mondo, suscitando reazioni critiche anche in ambienti cattolici. Francesco ha fatto una prima parziale marcia indietro sul volo di ritorno verso l’Italia, chiedendo scusa alle vittime per le sue parole, senza però cedere sulle responsabilità Barros.

    A quel punto sono cominciate ad arrivare critiche al papa anche dai vertici della chiesa – un altro fatto inedito. Il cardinale Sean Patrick O’Malley, capo della pontificia commissione per la tutela dei minori, che ha preso il posto di Law a Boston dopo gli scandali, ha dichiarato: “È comprensibile che le parole di papa Francesco in Cile siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero”. Dunque, il papa aveva sbagliato.

    Da lì in poi le cose hanno preso un corso imprevedibile: Francesco ha mandato una commissione d’inchiesta fidata e indipendente in Cile, quindi ha fatto sapere di essere stato male informato da alcuni dei suoi collaboratori sul caso Barros. Infine, tra aprile e inizio maggio, le tre vittime più note di Karadima, oggi accusatrici di Barros e dei vertici della chiesa cilena, sono state ricevute in vaticano nella residenza Santa Marta.

    Le vittime in Vaticano
    Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Andrés Murillo hanno parlato a lungo con Francesco, e secondo quanto hanno detto loro stessi non ci sono state censure o paure. Ma hanno anche aggiunto: “Non spetta a noi portare avanti le necessarie trasformazioni nella chiesa per fermare l’epidemia degli abusi e degli insabbiamenti sessuali. Speriamo che il papa trasformi le sue amorevoli parole di perdono in azioni esemplari, altrimenti tutto questo resterà lettera morta”.

    Il passo successivo sarà l’inevitabile rifondazione della chiesa cilena, anche perché negli insabbiamenti degli abusi sono coinvolti ben due cardinali, Ricardo Ezzati Andrello e Francisco Javier Errázuriz Ossa, entrambi ex arcivescovi di Santiago del Cile. Errázuriz Ossa è stato anche uno dei più stretti collaboratori di Bergoglio.

    Il tema resta quello della governance interna alla chiesa e del messaggio che la Santa Sede sarà in grado di trasmettere al mondo. Dimissioni e prepensionamenti di vescovi e cardinali cileni coinvolti nello scandalo saranno un segno di svolta. L’ammissione del proprio errore – e che errore – da parte del vescovo di Roma, pone le basi per una nuova assunzione di responsabilità da parte della chiesa. La vicenda ha segnato il pontificato, che ha creato un dicastero apposito, la Pontificia commissione per la tutela dei minori, poi entrato in crisi per il conflitto tra alcune vittime, i componenti laici dell’organismo e alcuni settori della curia refrattari ad accettare il ruolo decisionale del nuovo dicastero, ritenuto tropo laico e con troppe donne al suo interno.

    Marie Collins, irlandese, una vittima, esperta di tutela dei minori, si è dimessa nel marzo 2017 in polemica con il Vaticano e in particolare con la Congregazione per la dottrina della fede. Al centro dello scontro, i poteri reali della pontificia commissione e la possibilità o meno di istituire un tribunale vaticano per processare i vescovi colpevoli di insabbiamento. Nel luglio del 2017, però, anche il prefetto della congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, leader dei conservatori contro Francesco, ha lasciato il suo incarico a causa, tra le altre cose, di una gestione troppo burocratica dei casi di pedofilia.

    Chiesa e società
    Lo scandalo abusi, dunque, ha fatto emergere diverse questioni relative al potere clericale, al rapporto tra giustizia civile e canonica, al celibato e alla sessualità, all’assenza di donne ai vertici della chiesa. In sostanza è entrata in crisi la relazione tra chiesa e società civile.

    Tra i documenti che saranno ricordati e studiati dagli storici ci sono ben due drammatiche lettere aperte scritte dagli ultimi due pontefici proprio dopo gli scandali legati agli abusi sui minori: la prima, di Benedetto XVI, indirizzata nel 2010 ai cattolici d’Irlanda; e la seconda di Francesco ai vescovi del Cile. In quest’ultima si fa riferimento tra l’altro a “tante vittime di gravi abusi di coscienza e di potere” e agli “abusi sessuali commessi contro minorenni da diversi consacrati del vostro paese, che sono stati negati al momento e che hanno rubato loro l’innocenza”.

    Ratzinger esprimeva “la convinzione che, per riprendersi da questa dolorosa ferita, la chiesa in Irlanda deve in primo luogo riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi. Una tale consapevolezza, accompagnata da sincero dolore per il danno arrecato alle vittime e alle loro famiglie, deve condurre ad uno sforzo concertato per assicurare la protezione dei ragazzi nei confronti di crimini simili in futuro”.

    Anche in Irlanda, il lavoro condotto da una lunga serie di commissioni d’inchiesta governative aveva portato alla luce uno scenario terribile fatto di migliaia di abusi avvenuti in molte istituzioni cattoliche alle quali era stato affidato una parte consistente del sistema scolastico e formativo del paese. All’enormità dello scandalo ha fatto seguito una decisa accelerazione sulla strada della laicità nella sensibilità collettiva del paese e forse una presa di distanza dalla cultura cattolica tout-court; in questa prospettiva può essere letta l’approvazione per via referendaria dei matrimoni gay nel maggio del 2015.

    Da alcuni anni all’università gregoriana di Roma, lo storico ateneo dei gesuiti, è attivo il Centro per la protezione dell’infanzia, che si occupa di studiare gli abusi e lo sfruttamento dei minori dentro e fuori la chiesa, e di formare personale ecclesiastico in grado di gestire un problema così complesso e grave. L’obiettivo è quello di collocare la crisi interna alla chiesa dentro lo spazio più ampio del mondo e delle molteplici tipologie di violenze sui minori. Tuttavia, la rottura del patto di fiducia tra la chiesa e i fedeli, nonché la rottura del silenzio da parte delle vittime, disegnano un quadro specifico che riguarda la chiesa di Roma.

    Casi tenebrosi come quello di padre John Geoghan e Paul Shanley a Boston (autori di decine di violenze su minori, impuniti per quasi un ventennio); del fondatore del gruppo ultrareazionario dei Legionari di Cristo in Messico, Marcial Maciel Degollado (manipolatore, abusatore di minori, finanziato dal miliardario messicano Carlos Slim); e di Lawrence Murphy, sacerdote della diocesi di Milwaukee, considerato responsabile di almeno duecento casi di abuso, descrivono i percorsi di autentici predatori seriali che hanno lasciato una cicatrice profonda nella storia recente della chiesa.

    Dalla capacità di rispondere a questa macro questione – che contiene al suo interno molti dei problemi irrisolti nel rapporto tra istituzione ecclesiale e modernità – dipenderà il futuro del cattolicesimo come religione universale.

    https://www.internazionale.it/opinione/francesco-peloso/2018/05/15/scandalo-pedofilia-chiesa

  • Ipotesi dimissioni per il cardinale Pell, imputato in due processi per abusi sessuali

    Ipotesi dimissioni per il cardinale Pell, imputato in due processi per abusi sessuali

    I due procedimenti dovrebbero svolgersi in otto-dieci settimane. Il timining sarà decisivo per capire se resterà o meno alla guida della Segreteria dell’Economia

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria dell’Economia, rimane per Papa Francesco e la Santa Sede “in congedo”, anche dopo il suo rinvio a giudizio per presunti abusi sessuali nei confronti di minori. Quindi la sua posizione non cambia.

    Ma per capire il suo futuro sarà decisivo il timining del processo. La nuova udienza che si è svolta alla Corte di Melbourne questa mattina, dopo la decisione di ieri, ha stabilito – e i suoi avvocati si sono dichiarati d’accordo – che i processi cui sarà sottoposto saranno due e non uno. Il primo per le accuse più vecchie (quelle relative agli anni Settanta e Ottanta a Ballarat) e il secondo per quelle più recenti (fino al 2001), quando era arcivescovo di Melbourne. Il porporato è libero su cauzione, gli è stato ritirato il passaporto, e deve notificare alla Corte i suoi spostamenti. Le date di inizio dei due processi saranno fissate tra quindici giorni, il 16 maggio prossimo.

    Il procuratore Mark Gibson in un primo tempo ha anticipato che l’accusa avrà bisogno di tre mesi per prepararsi ad andare a dibattimento, poi si è corretto, dicendo che “forse tre mesi sono un po’ troppi”, facendo capire che potrebbe essere pronto prima.

    In ogni caso accusa e difesa hanno concordato che i due processi separati dovrebbero svolgersi in otto-dieci settimane.

    L’entourage australiano di Pell – che si è sempre proclamato “non colpevole” – ha fatto sapere in passato che il cardinale intende rientrare in Vaticano dopo essere stato assolto. Il punto è quanto tempo ci vorrà e se nel frattempo il Papa nominerà un altro prefetto dell’Economia, perché è quasi un anno che Pell non è operativo, e la Segreteria dell’Economia viene gestita “con il pilota automatico” dal numero due, monsignor Luigi Mistò, che non è un cardinale, e questo – come ha dichiarato uno dei maggiori supporter di Pell nella lotta alla cosiddetta “vecchia guardia” della Curia, John Allen, direttore del Crux, considerato il più influente vaticanista americano, questa mattina al Sidney Morning Herald – crea un problema: “Perché se non c’è un cardinale alla guida, non succede nulla”.

    Allen pensa quindi che proprio per far procedere la riforma economica, cui tanto tiene, Pell potrebbe fare un passo indietro come prefetto della Segreteria dell’Economia, tornando in Vaticano a processo finito, nel caso sia assolto, per continuare il suo incarico di membro del C9, del consiglio della corona di Papa Francesco.

    “La maggiore probabilità è che non tornerà mai a Roma, almeno come capo della Segretaria dell’Economia”. Andrea Tornielli, direttore del sito Vatican Insider ha dichiarato sempre al SMH : “Non so se il Papa nei prossimi mesi prenderà la decisione di scegliere un nuovo prefetto dell’Economia”. E poi ha aggiunto: “La soluzione potrebbe venire da Pell. Può darsi che che egli possa chiedere al Papa ‘per favore, accetta le mie dimissioni, cosicché tu possa nominare un nuovo Prefetto, perché adesso devo difendermi e questo richiederà molto tempo, potrebbe essere impossibile per me tornare a Roma nei prossimi due o tre anni “. Anche se Tornielli ha poi aggiunto che “si tratta di un punto delicato”.

    La sera del primo maggio anche America Magazine, la rivista dei Gesuiti americani, ha pubblicato un lungo articolo di Gerald O’ Connell, influente vaticanista, in cui riferisce, citando alcune sue fonti romane, che se Pell dovesse presentare le sue dimissioni da prefetto, per il bene della Chiesa, indipendentemente da ogni ammissione di colpevolezza, il Papa le potrebbe accettare.

    Letteralmente: “Dato che il cardinale Pell compirà i 78 anni il prossimo giugno e sa che non può adempiere alle sue funzioni, fino a che il processo non finirà (e con un’assoluzione), egli potrebbe decidere che la cosa migliore è consegnare le sue dimissioni ora. Se dovesse farlo, fonti a Roma dicono che Papa Francesco potrebbe accettarle”.

    Non sarebbe la prima volta. In una lettera che l’allora arcivescovo di Sydney, Pell, scrisse nel marzo 2010, egli rinunciò per il bene della Chiesa all’incarico di prefetto della Congregazione dei vescovi, visto che in Australia c’erano molte accuse contro di lui per presunte coperture di preti pedofili e anche per presunti abusi personali, che avrebbero potuto essere strumentalizzate contro il Vaticano e la Santa Sede. Dopo questa richiesta, Benedetto XVI decise di non procedere alla sua nomina al vertice di uno dei dicasteri più importanti della Curia romana.

    I tempi del processo australiano, insomma, si riveleranno decisivi. Anche se è chiaro che il Papa non vuole farsi condizionare – in questo caso – dalle procedure giudiziarie, né farsi dettare l’agenda da esse.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/02/ipotesi-dimissioni-per-il-cardinale-pell-imputato-in-due-processi-per-abusi-sessuali_a_23425302/

  • La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    La svolta del Papa sul Cile: a Roma vescovi e vittime di pedofilia

    Caso Barros-Karadima, polemiche del viaggio, missione Sicluna

    Città del Vaticano, 11 apr. (askanews) – L’atto di accusa di 64 testimoni ascoltati dal suo inviato speciale tra Santiago del Cile e New York sono contenute in 2300 pagine che Papa Francesco invita i vescovi cileni ad accogliere “con il cuore e umilmente”.Papa Francesco volta pagina sul Cile. Il suo viaggio, a gennaio, era stato costellato di polemiche che affondavano le radici negli anni passati. E ora Jorge Mario Bergoglio ha preso carta e penna per scrivere ai vescovi, convocarli a Roma, esprimere “vergogna e dolore”, chiedere “perdono” per gli errori di valutazione e proporre alle vittime di venire anch’esse a Roma per poter comunicare di persone le sue scuse.

    Nel corso del viaggio cileno il Papa ha pubblicamente difeso un vescovo accusato da molti cileni di avere insabbiato le accuse contro un prete pedofilo. Il sacerdote è Fernando Karadima, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, con amicizie in Vaticano nella cerchia wojtyliana, condannato nel 2011 dal Vaticano. Tra i suoi pupilli c’era Juan Barros, che ha poi fatto carriera e che Papa Francesco stesso ha nominato vescovo di Osorno. Innescando in molti fedeli delusione, indignazione, aperte manifestazioni di protesta. Anche durante il suo recente viaggio, però, il Papa ha difeso questo presule, sostenendo che le accuse fossero calunnie. Una presa di posizione che gli ha guadagnato una raffica di critiche da parte dei suoi amici e collaboratori: dal cardinale Sean O’Malley, presidente della commissione pontificia per la tutela dei minori, ai gesuiti cileni e statunitensi, dal sito specializzato in informazione vaticana Il Sismografo al Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana. Ascoltate tutte queste voci critiche, Jorge Mario Bergoglio si è corretto e ha deciso di mandare in Cile mons. Charles Scicluna, arcivescovo della Valletta a Malta, in passato procuratore generale vaticano nei casi di pedofilia e ora a capo del collegio di appello nei casi di abusi, uomo di Chiesa notoriamente poco incline ai compromessi. Scicluna ha incontrato le vittime di Karadima, che si sono dette molto soddisfatte e finalmente ascoltate. Ora, a quanto emerge, Francesco, ricevuto il rapporto dall’arcivescovo maltese, ha scritto una lettera ai vescovi cileni che verrà resa nota questa sera.

    Nella missiva il Papa esprime “dolore e vergogna” per “i gravi abusi di coscienza e di potere e, in particolare, gli abusi sessuali” su minori da parte di sacerdoti, in una lettera inviata ai vescovi cileni dopo aver inviato nel paese un suo inviato, mons. Charles Scicluna, per ascoltare le vittime e convoca l’episcopato cileno a Roma “per dialogare sulle conclusioni” della visita. “Mi rivolgo a voi, riuniti nella 115esima assemblea plenaria, per chiedere umilmente la vostra collaborazione e assistenza nel discernimento delle misure a corta, media e lunga scadenza che dovrebbero essere adottate per ripristinare la comunione ecclesiale in Cile con lo scopo di riparare il più possibile lo scandalo e ristabilire la giustizia”. “Penso di convocarvi a Roma per dialogare sulle conclusioni della citata visita (di mons. Scicluna, ndr.) e le mie conclusioni. Ho pensato in questo incontro come un momento fraterna, senza pregiudizi ne idee preconcette, con il solo scopo di far rispendere la verità nelle nostre vite. Per quanto riguarda la data chiedo al vostro Segretario generale di farmi conoscere le possibilità”.

    “Riconosco e desidero che lo trasmettiate fedelemente che sono incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata”: lo scrive Papa Francesco in una lettera ai vescovi cileni.

    Nella lettera non si menzionano esplicitamente i destini del vescovo Barros. Ma Il Papa scrive: “Sin da ora chiedo perdono a tutti quelli che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, nella riunione che avrò con i rappresentanti delle persone intervistate” da Scicluna. si tratterebbe in particolare di James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andrés Murillo, vittime di Karadima che secondo i media cileni avrebbero già confermato il viaggio a Roma. La Conferenza episcopale cilena in una nota ha subito confermato di essere pronta ad accettare la decisione del Papa.

    http://www.askanews.it/esteri/2018/04/11/la-svolta-del-papa-sul-cile-a-roma-vescovi-e-vittime-di-pedofilia-top10_20180411_204432/
  • Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

    Il plot è molto ben scritto. Lo spettatore viene catapultato in una chiesetta di provincia, con le anziane perpetue. Il parroco è anche insegnante in una scuola elementare, dove si consuma una tresca amorosa tra due colleghi, una dei quali è moglie del preside.

    I due amanti in un magazzino scolastico vengono scoperti dal sacerdote, il quale in cambio del suo silenzio, chiede la complicità del collega per adescare i fanciulli della classe. L’opera si conclude con l’uomo che accompagna uno dei ragazzini in canonica dal suo carnefice.

    Il corto, in modo molto discreto, senza inutili voyerismi, entra nelle dinamiche della lussuria con un fil rouge che collega disperatamente lascivia e perversione terribile del mondo degli adulti, in una banalità del male e delle pulsioni sessuali, di fronte alle quali si prova la nausea del grottesco. È questo l’aspetto più interessante dell’opera di Cammuso, presentata ieri da Roberto Parisi, con l’ausilio dopo la proiezione degli interventi della Presidente della Camera Minorile di Capitanata Maria Emilia De Martinis,  di Lucia Magaldi Preside dell’XI Circolo Didattico San Ciro di Foggia e Paolo Mongiello dell’associazione “Innamorati di Foggia”.

    Gli adulti sono il più delle volte complici dei preti pedofili e lo dimostrano i casi di cronaca. Sono spesso loro, per povertà di mezzi o perché vittime di ricatti beceri, a portare i piccoli nelle braccia demoniache dei sacerdoti deviati. Da qui il titolo efficacissimo del corto, tratto da Matteo, cap.XIX, v. 14, “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

    Il corto è un’opera corale, a recitare Maria Pia De Stefano, Michela Sepe, Piero Cammuso, Francesco Cappiello, Michele Cristinziano, Cinzia Di Gioia, Marcello Scala insieme agli alunni della classe “III^ E” dell’Istituto San Ciro di Foggia. Direttore della fotografia Tony La Gatta, operatore di riprese Michele Angler, fotografo di scena Cristiana Falcone, fonico Giorgio Frigerio, assistente fonico Antonio Spadavecchia, sound designer Fabio Silvis, color correction Vincenzo Coluccelli, montaggio Piercamm, segretaria di edizione Oriana Casiello, trucco Francesca di Bella e Marianna Leopardi.

    Intense le musiche originali, “Pueros” di Fabio Silvis e “Fly away” di Antonio Cappiello. A l’Immediato l’autore, che nel corso della serata ha denunciato l’assenza del Telefono Azzurro a Foggia, ha specificato che la distribuzione avverrà esclusivamente attraverso concorsi e festival. “Ho studiato a Napoli in un istituto di gesuiti. Personalmente ho avuto sempre delle reticenze sui preti e su coloro che si camuffano, grazie alla loro tonaca, commettendo gesti orrendi. Il progetto si è poi evoluto in funzione del fatto che ho avuto la possibilità di svilupparlo grazie alla signora Cigliano di Pietrafitta che mi ha dato l’ok a girare le scene nella chiesetta della sua tenuta e alla scuola San Ciro, che mi ha acconsentito a far da location. Abbiamo fatto una riunione con i genitori della III E. Il prete pedofilo ha le sue responsabilità, ma ve ne sono altre più gravi da parte di coloro che acconsentono a quel reato orrendo. Il maestro nel cortometraggio subisce il ricatto a discapito del bambino, pur di non essere scoperto insieme alla sua amante, dà in pasto all’orco un bambino innocente”.

    È stato per certi versi significativo che un corto del genere, un’opera locale, sia stato proiettato alla Sala Farina, una sala di comunità che riceve finanziamenti pubblici e regionali, con il Circuito D’Autore, e all’interno del format Cei.

    Cosa vuol dire proiettare in una sala di comunità? Cammuso sorride. “È stata una provocazione? La sala permetteva come disponibilità lo spazio, quando ho prospettato l’argomento c’è stato un attimo di scetticismo, ma poi alla fine hanno aderito. È un segno importante, tanto è vero che Dino La Cecilia ha voluto dare questo significato: anche la Chiesa vuole che questo fenomeno venga divulgato e debellato”.

    È proprio la presenza di un nuovo “manager” gestore della sala la novità della serata di ieri. Dopo gli anni indimenticabili del Falso Movimento di Mauro Palma e il controllo della Curia, prima con Luciano Gentile e poi con la cooperativa bovinese di Francesco Gesualdi arriva un nuovo soggetto.

    Ci sarà sempre cinema d’essai, ma con uno sguardo più vivace alle realtà locali e internazionali. Alcuni si chiedono se la nuova gestione conservatrice sarà in grado di riportare sullo schermo la varietà di stili e di arte che Palma proponeva al pubblico ormai tranti anni, prima di essere cacciato.