Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il papa emerito, il papa santo e l’amico pedofilo

    Il papa emerito, il papa santo e l’amico pedofilo

    di Federico Tulli – «Padre Maciel è molto caro al Santo Padre e ha fatto molto per la Chiesa. Quindi, mi dispiace, ma non è prudente riaprire un’inchiesta». Quando il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, spedisce queste poche righe al vescovo di Coatzacoalcos in Messico, monsignor Carlos Talavera Ramírez, sono passati 48 anni dalle prime accuse per abusi “sessuali” trasmesse in Vaticano nei confronti del padre fondatore (nel 1941) della congregazione dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Siamo nel 1996. Ratzinger guida l’ex Sant’Uffizio e Karol Wojtyla è Giovanni Paolo II. Ramirez aveva scritto a Ratzinger sollecitato dal sacerdote Alberto Athié, una delle vittime delle violenze di Maciel quando negli anni 50, minorenne, era un seminarista dei Legionari. La sua denuncia rimane lettera morta, come del resto tutte le altre giunte in Vaticano a partire dal 1944.

    Ma Athié non si scoraggia. Insieme a Fernando M. González, sociologo e psicanalista, e José Barba, legionario di Cristo dagli 11 ai 24 anni e in seguito docente universitario, raccoglie in un libro 212 documenti vaticani riservati, segreti e inediti su Maciel, dai quali emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane, a cominciare da Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto XVI, con il potente sacerdote messicano.

    Il volume che difficilmente vedremo in Italia, i cui diritti appartengono alla Grijalbo-Random House Mondadori, è stato pubblicato nel marzo del 2012 in castigliano, con una tiratura di poche migliaia di esemplari, con il significativo titolo “La volontà di non sapere. Ciò che veramente si conosceva su Maciel negli archivi segreti del Vaticano dal 1944”. Gli autori
    affrontano da tre punti di vista l’esame dei documenti desecretati (tutti consultabili online): González, autore di un altro volume su Maciel, ne svolge l’illustrazione e la ricostruzione cronologica, offrendo considerazioni sull’atteggiamento e la reazione istituzionale della Chiesa cattolica; Athié presenta la propria esperienza personale, spirituale ed ecclesiastica che lo ha condotto ad abbandonare il sacerdozio di fronte al muro di omertà e silenzi eretto intorno alle sue denunce nei confronti del caso Maciel e in generale degli abusi sui minori nella Chiesa; Barba riferisce l’iter di denuncia alla Santa Sede dei crimini di Maciel da lui personalmente seguito dal 1996 in poi.

    L’uscita del libro a marzo 2012 non è casuale. Avviene in coincidenza con il viaggio pastorale di Benedetto XVI in Messico ed è lui il primo destinatario del messaggio di denuncia in esso contenuto. Da qualche anno all’interno delle Mura Leonine le spalle di Maciel non sembravano più tanto coperte ma la sua immagine pubblica continuava ad apparire praticamente immacolata. Per capire cosa sta accadendo bisogna tornare al 2006. «Dopo aver sottomesso le risultanze dell’investigazione ad attento studio, la Congregazione per la dottrina della fede, sotto la guida del nuovo prefetto, il cardinale William Levada, ha deciso – tenendo conto sia dell’età avanzata del reverendo Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il padre a una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico». Con questa laconica nota la sala stampa vaticana annunciava il 19 maggio 2006 che Ratzinger, divenuto un anno prima Benedetto XVI, aveva deciso di togliere le prerogative pastorali a Marcial Maciel Degollado. Il potente deus ex machina dei Legionari ha 86 anni e la sospensione a divinis è la sola “condanna” che sconterà dopo una vita vissuta da pedofilo, concubino, violentatore e morfinomane. Comportamenti che però non vengono citati nella nota, la quale infatti non specifica in alcun modo le motivazioni della “sentenza”. Tutti sanno ma nessuno lo dice. L’obiettivo della Santa Sede è far cadere l’imbarazzante storia di Maciel e dei Legionari nel dimenticatoio preservando l’immagine di Joseph Ratzinger e del futuro santo Karol Wojtyla il cui iter di beatificazione era stato appena avviato, appunto, da Benedetto XVI.

    Di cosa si è macchiato Degollado è presto detto. Ecco una rapida sintesi delle sue gesta pubblicata nel 2002 da Sandro Magister su L’Espresso, confermata anni dopo dall’inchiesta vaticana e dalla documentazione originale pubblicata in “La volontà di non sapere”. Scrive il vaticanista: «Le prime accuse sono del 1948. Sono trasmesse a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere. Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni ed esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei legionari. Terzo. Nel 1978 è l’ex presidente dei legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a papa Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand’era ragazzo. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta. L’ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta. Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba, accompagnati dall’avvocato Martha Wegan, incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Barba, assieme all’avvocato Wegan, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma senza alcun risultato».

    Le amicizie potenti, la ragion di Stato, la falsa morale di cui è intrisa la religione cattolica nei confronti dei crimini pedofili e “sessuali” e la conseguente predisposizione dei gerarchi vaticani a valutarli come dei peccati da condannare con qualche preghiera, a Maciel hanno garantito incolumità, e alle sue vittime una vita di sofferenze e solitudine. Degollado è morto nel 2008 a Miami, in Florida. Due anni dopo la “sua” congregazione dei Legionari verrà commissariata da Benedetto XVI. A metà 2010, diversamente da quanto accaduto nel 2006, la Chiesa ammette infatti pubblicamente che Maciel ha violentato decine di bambini e seminaristi e che ha avuto tre figli da due donne diverse. Ma fa cadere sulla Legione la colpa dell’impossibilità di intervenire prima e di compiere accertamenti sulle accuse, avendo creato «meccanismi di difesa» intorno al fondatore rendendolo di fatto «un intoccabile». Le cose per i Legionari si mettono decisamente male. A ottobre 2010 il delegato pontificio per la congregazione, cardinale Velasio De Paolis, costituisce due commissioni: una per la raccolta delle denunce di abusi nei confronti di Maciel e di altri confratelli Legionari, e l’altra per lo studio e la revisione della situazione economica della congregazione. Secondo la Santa Sede occorre fare piena luce sia sugli abusi che sulle insistenti voci di una gestione economica e finanziaria poco cristallina.

    Nel 2004, anno in cui il promotore di Giustizia, Charles Scicluna, aveva iniziato a indagare su Maciel per conto della Cdf, i Legionari di Cristo avevano a bilancio 650 milioni di dollari di liquidità e un miliardo di dollari in beni per le attività delle scuole, dei seminari e delle opere in America Latina, Europa e Nord America. Grazie al sostegno economico costante di ricchi donatori appartenenti all’oligarchia borghese e della destra estrema latinoamericana, nell’arco di mezzo secolo i legionari erano infatti cresciuti fino a diventare la congregazione più ricca e forse più potente dell’intera Chiesa cattolica, forti di un esercito di 3mila seminaristi e 600 sacerdoti dislocati in 145 collegi, 21 scuole superiori e nove università direttamente controllate. Oggi tutto questo patrimonio è a serio rischio.

    A confermare la tesi della Santa Sede riguardo la cortina protettiva innalzata intorno a Maciel dai suoi accoliti vi sono dei documenti resi noti durante un processo a Rhode Island negli Stati Uniti, proprio nei giorni a ridosso dell’abdicazione di Joseph Ratzinger da pontefice, avvenuta l’11 febbraio 2013. Secondo gli avvocati dell’accusa queste carte dimostrerebbero che i Legionari di Cristo hanno nascosto informazioni sulla vita “sessuale” del loro fondatore a una ricca vedova che negli ultimi 20 anni ha donato all’ordine circa 30 milioni di dollari. L’accusa è di frode e come racconta Jason Barry, il cronista del National Catholic Reporter (NCR), che per primo a fine anni Novanta indagò e riuscì a ricostruire le vicende criminali di Maciel dando voce a decine di vittime e rompendo il muro d’omertà clericale, «le migliaia di pagine di testimonianze, dati finanziari e religiosi, offrono una visione incredibile sulla cultura propria dei Legionari e del loro fondatore messicano, Marcial Maciel Degollado». Secondo Barry, Maciel ha costituito una centro di potere a Roma istituendo una delle più grandi raccolte fondi della Chiesa moderna: «Si è garantito il supporto incondizionato di papa Giovanni Paolo II che lo aveva definito “guida efficace per i giovani” e lo aveva pubblicamente lodato durante solenni cerimonie, anche dopo una denuncia del 1998 che vedeva Maciel indagato per abusi sessuali sui seminaristi della Legione». Il Vaticano non è coinvolto al processo di Rhode Island, ma le decisioni di Woytjla e Ratzinger permeano la lunga cronistoria che emerge dai documenti resi pubblici su ordine del giudice. La figura del papa emerito appare più che centrale in tutta la vicenda, almeno negli ultimi 25 anni.

    Come osserva il filosofo della politica Tommaso Dell’Era, unico in Italia ad averrecensito La volontà di non sapere, «non ci si può non domandare cosa spinse il cardinale Ratzinger a passare dal disinteresse mostrato nel 1996 di fronte alle accuse di monsignor Ramirez, all’incarico assegnato nel 2004 a Scicluna di indagare su Maciel e i suoi». La risposta secondo cui a ottobre 2004 Giovanni Paolo II è ormai prossimo alla morte e non più in grado di impedire un’inchiesta sull’uomo che «ha fatto molto per la Chiesa» non è soddisfacente. Se l’atteggiamento di Wojtyla è stato sempre reticente, quello di Ratzinger, anche dopo aver preteso le dimissioni di Maciel nel 2006 è rimasto quanto meno ambiguo. Ad esempio, tornando al processo di Rhode Island, un capitolo chiave della documentazione riporta l’ammissione del cardinale sloveno Franc Rodé, che aveva dichiarato al NCR e al Global Post di aver visto nel 2004 «un video di Maciel con una donna e un figlio che lui presentava come suo». Secondo Barry, Rodé non mai ha interrogato l’amico Maciel riguardo la sua paternità, ma il cardinale dal canto suo afferma, sempre nei documenti citati, di aver ordinato ai canonisti vaticani, sottoposti del cardinale Ratzinger, di investigare sulle accuse di pedofilia. Le spiegazioni arriveranno solo nel 2010, dopo l’indagine vaticana sui Legionari che ha prodotto nuovi report sull’ordine certificando che Maciel aveva una figlia e che la Santa Sede, quindi Ratzinger, lo sapeva dal 2005. Sebbene in Italia non ne sia giunta voce, non c’è dubbio che i file del processo di Rhode Island, pubblicati due giorni dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, aggiungono un ulteriore capitolo agli scandali che Ratzinger teneva ben presenti nella sua ultima messa pubblica da papa, quando ha parlato del volto della Chiesa «talvolta sfigurato».

    Restano le domande: perché il Vaticano pur sapendo dei figli di Maciel dal 2005 non ha diffuso l’informazione o non ha spinto i Legionari a farlo quando Benedetto XVI lo ha sospeso nel 2006? Perché ha nascosto questa e altre informazioni fino al 2010? José Barba, (citato nella ricostruzione di Magister) che oggi è professore in pensione del Mexico City college, sostiene che la questione fondamentale per Benedetto XVI era proteggere la reputazione di Giovanni Paolo II. «Ratzinger voleva garantire la beatificazione di Woytjla», afferma Barba. Ma commise dei passi falsi. Su tutti spicca il significativo rifiuto di incontrare le vittime di Maciel durante il suo viaggio pastorale in Messico. Era una decisione coerente con la volontà di tenere il profilo basso sulla vicenda dei Legionari ma fu certamente una scelta “politicamente” errata pensando alle critiche che questa essa provocò. Solo allora Ratzinger, che da cardinale aveva eluso ogni richiesta di mettere il prete messicano sotto processo, si è trovato per la prima volta a fare i conti con l’imbarazzo per l’entusiasmo del papa polacco verso Maciel anche dopo le denunce del 1998.

    Come detto, l’inchiesta vaticana è avanzata dopo la morte di Wojtyla. Ma l’annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005), Angelo Sodano, che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi anche sull’emerito papa tedesco. Ancora in settembre, otto mesi prima della sospensione inflitta da Benedetto XVI, Sodano – che oggi è il decano del Collegio cardinalizio – invitava indisturbato l’amico Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza. Secondo Barba, pressando il coperchio sulla vita segreta di Maciel, Ratzinger ha sperato «di difendere la causa di canonizzazione di Woytjla dalle accuse che costui ha protetto un maniaco». Proteggendolo a sua volta e quindi tentando di salvare se stesso.

  • Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    Pedofilia, la Commissione studia la responsabilità dei vescovi

    In questi giorni in Vaticano la prima riunione con la plenaria al completo. Le due ex vittime di preti abusatori: senza accountability dei pastori ce ne andiamo. Allo studio una giornata di preghiera e le linee-guida delle conferenze episcopali

    IACOPO SCARAMUZZI – CITTÀ DEL VATICANO

    La commissione vaticana per la tutela dei minori creata da Papa Francesco, riunita in questi giorni in Vaticano per la sua prima plenaria al completo, è «molto preoccupata per la accountability dei vescovi», ossia per la loro assunzione di responsabilità, di fronte ai fedeli, se reagiscono con «negligenza» di fronte alla denuncia  di pedofilia indirizzata a un prete della loro diocesi. Lo hanno riferito i membri dello stesso organismo, nel corso di un briefing in Vaticano, preannunciando che a Jorge Mario Bergoglio verranno presentate «raccomandazioni» in tal senso. I due membri della commissione che sono stati abusati da un prete quando erano bambini hanno affermato che se su questo punto le cose non cambieranno nel giro di un paio di anni rassegneranno le loro dimissioni.

    La commissione «è molto preoccupata sulla accountability dei vescovi e sta lavorando ad alcune raccomandazioni molto concrete» da consegnare al Papa, ha detto il presidente, il cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley, uno dei nove cardinali consiglieri del Pontefice argentino. L’organismo ha già discusso, e continuerà a farlo, su «procedure che possono essere introdotte» quando un vescovo non prende sul serio le accuse di pedofilia ad un sacerdote: «Ci devono essere conseguenze e ci devono essere procedure che permetteranno di gestire questi casi in modo veloce», ha detto il porporato cappuccino, «è qualcosa di cui tutti i membri della commissione sono molto consapevoli». Con O’Malley sono intervenuti al briefing vaticano anche suor Kayula Gertrude Lesa, dello Zambia e l’inglese Peter Saunders, che, vittima da bambino di un prete pedofilo è stato ricevuto l’estate scorsa dal Papa, ma in sala stampa erano presenti quasi tutti i membri della commissione. «Se non c’è un’azione ferma della Chiesa nella protezione dei bambini in due anni lascio la commissione», ha detto quest’ultimo. C’è un «abissale primato di risposte inopportune da parte di troppi vescovi e preti» di fronte alle denunce e «troppi insabbiamenti», ha detto Saunders, che ha affermato la necessità, per le gerarchie ecclesiastiche, di denunciare i colpevoli alla giustizia civile.

    Anche l’altro membro della commissione vittima da bambina di un prete pedofilo, l’irlandese Marie Collins, ha detto ai cronisti, a margine del briefing, che «se in uno o due anni non cambia la situazione, non solo Peter, ma anche io non sarò più nella commissione». Si tratta, in particolare, di sancire definitivamente la «accountability» dei vescovi, con «sanzioni» quando essi agiscono in modo «negligente» di fronte alle accuse di pedofilia ad un sacerdote. La donna irlandese, già intervenuta alcuni anni fa ad un convegno contro la pedofilia ospitato dalla Pontificia università Gregoriana quando il Pontefice era ancora Benedetto XVI, ha confessato «un po’ di frustrazione» nei confronti dei tempi di lavoro della Chiesa su questi temi: «Come vittima vorrei vedere le cose muoversi più velocemente, sono anni che parliamo di queste cose… Ma sono fiduciosa che da ora in poi avanzeremo più velocemente. Altrimenti – ha aggiunto – non credo che mi vedrete ancora in questa commissione». Le due vittime di preti pedofili sono state peraltro interpellate dai cronisti sulla recente battuta di Papa Francesco sulle sculacciate ai bambini («Una volta ho sentito in una riunione di matrimonio un papà dire: “Io alcune volte devo picchiare un po’ i figli … ma mai in faccia per non avvilirli”»): «Io non farei così e sono contrario alla violenza fisica nell’educazione », ha detto quasi divertito Saunders, «, ma era una battuta che lo rende più umano, se fosse un padre non farebbe così».

    Il cardinale O’Malley ha ricordato la recente lettera – firmata non casualmente nel giorno della presentazione di Gesù bambino al tempio, il due febbraio scorso – con la quale Papa Francesco ha chiesto alle conferenze episcopali e ai responsabili religiosi di tutto il mondo di collaborare con la commissione vaticana, per specificare che invierà a breve una lettera a ogni episcopato per chiedere «il nome di una persona di contatto» che fungerà da interlocutore. Quanto alle linee-guida chieste già nel 2011 dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali del mondo, ha risposto il «novantasei per cento», «alcuni tuttavia non hanno risposto, altri hanno mandato norme deboli, e noi, in collaborazione con la Congregazione per la dottrina della fede, lavoriamo ora per individuare quali paesi necessitano di più aiuto» anche economico, poiché a non aver risposto per niente sono paesi «di missione» con scarse risorse. Le spese sono state sinora sostenute dal Vaticano. Le indicazioni della Santa Sede, ha detto O’Malley, sono di «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia del clero. Tra le altre iniziative, la commissione sta lavorando a una «giornata di preghiera per le vittime di abusi».

    L’arcivescovo di Boston ha accolto con soddisfazione l’invito del Papa ad incontrare le vittime dei preti pedofili, ricordando di aver incontrato «centinaia» di vittime nella sua diocesi negli anni passati, una «opportunità per esprimere il nostro rammarico, il nostro rimpianto e il nostro desiderio di essere perdonati per la nostra negligenza». Saunders, ha parte sua, ha notato che «troppi hanno rifiutato» questi incontri. «Credetemi: abusi accaduti decenni fa vivono con te per il resto della tua vita, non parliamo di crimini “storici”», ha aggiunto.

    La commissione, che questa volta non ha incontrato il Papa ma dovrebbe incontrarlo alla prossima riunione plenaria in Vaticano, fissata per ottobre prossimo, ha stabilito la creazione di diversi sotto-commissioni che, nel periodo intermedio, lavoreranno su singole questioni (come appunto l’accountability, le linee-guida delle conferenze episcopali nazionali, la questione della prevenzione).

    Interpellato da una cronista sul caso dell’ex nunzio polacco in Repubblica domenicana, Jozef Wesolowski, condannato in primo grado per pedofilia dalla congregazione per la Dottrina della fede e rinviato a giudizio dal tribunale vaticano, il portavoce vaticano, da parte sua, si è limitato a rispondere che le indagini «non stanno ristagnando per niente»: «Il procuratore di Santo Domingo è venuto qui, era molto contento dei contatti, ha avuto del materiale, e il promotore di giustizia vaticano ha fatto un interrogatorio con Wesolowski e sta ulteriormente studiando il materiale».

    La commissione, annunciata a dicembre del 2013, ha tenuto il suo incontro inaugurale a maggio 2014: oltre a O’Malley membri, a quell’epoca, Marie Collins, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei minori alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, Robert Oliver, anch’egli di Boston, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    A dicembre scorso, infine, il Papa ha nominato nuovi membri, «scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti membi si sono aggiunti otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Da ieri a domani, infine, la prima riunione completa.

  • Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Il Papa completa la Commissione per i minori: 8 donne e 10 laici

    Rappresentati ora tutti i continenti. Tra i 17 membri dell’organismo presieduto dal cardinale Sean O’Malley anche un uomo e una donna vittime di preti pedofili

    IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO – Papa Francesco ha completato la Commissione per la tutela dei minori con la nomina di otto nuovi componenti. L’organismo, creato da Jorge Mario Bergoglio per la prevenzione della pedofilia, conta ora 17 membri, rappresentanti di tutti i continenti, tra i quali otto donne, dieci laici e due persone, un uomo e una donna, che da bambini furono abusati da un prete.

    La commissione, annunciata a dicembre dell’anno scorso, è stata creata da Jorge Mario Bergoglio su proposta del Consiglio dei suoi cardinali consiglieri e il coordinatore (oggi definito «presidente») è proprio uno del cosiddetto «C9», il cappuccino statunitense Sean O’Malley, che, da arcivescovo di Boston, negli anni passati ha dovuto affrontare la questione della pedofilia nella sua diocesi.

    La commissione ha tenuto il suo incontro inaugurale dal primo al 3 maggio scorso, erano Marie Collins, irlandese, vittima da bambina di un prete pedofilo, intervenuta già sotto Benedetto XVI a una inedita conferenza sulla pedofilia che fu organizzata dalla Pontificia Università Gregoriana, due gesuiti, l’argentino Miguel Yanez e il tedesco Hans Zollner, quest’ultimo psicologo e presidente del Centro per la protezione dei bambini alla Gregoriana, la baronessa Sheila Hollins, psichiatra del Regno Unito, la giurista Hanna Suchocka, ex-premier polacca ed ex-ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, la psichiatra francese Catherine Bonnet, e il canonista italiano Claudio Papale della Pontificia Università Urbaniana. A settembre scorso il «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, una sorta di procuratore generale della Santa Sede sui casi di pedofilia, è stato nominato segretario della neonata commissione, sostituito all’ex-Sant’Uffizio dal gesuita statunitense Robert Geisinger.

    Oggi, infine, la Sala stampa della Santa Sede ha annunciato che «il Santo Padre Francesco ha nominato nuovi membri della Commissione per la tutela dei minori, scelti da diverse parti del mondo, così da avere un’ampia rappresentanza di diverse situazioni e culture». Ai precedenti si aggiungono otto componenti: il sacerdote colombiano Luis Manuel Ali Herrera, parroco e professore di Psicologia pastorale a Bogotà, il filippino Gabriel Dy-Liacco, psicoterapeuta specializzato in infanzia e adolescenza, il neozelandese Bill Kilgallon, direttore dell’ufficio nazionale per gli standard professionali nella Chiesa del suo paese, suor Kayula Gertrude Lesa, esperta dello Zambia in protezione dei bambini, diritti dei rifugiati e tratta degli esseri umani, suor Hermenegild Makoro, insegnante e segretaria della Conferenza episcopale del Sud Africa, Kathleen McCormak, esperta di lavoro sociale nella Chiesa australiana, lo Krysten Winter-Green, statunitense originario della Nuova Zelanda, esperto in assistenza a persone malate di aids, senza-tetto e bambini abusati, e il britannico Peter Saunders, da bambino abusato da un prete, da adulto fondatore della National Association for People Abused in Childhood, una delle vittime dei preti pedofili che incontrarono papa Francesco a luglio scorso in Vaticano. Si tratta, ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, di una commissione «interdisciplinare», con otto donne e dieci laici. La prossima sessione plenaria della Commissione avrà luogo, come già anticipato, in Vaticano nei giorni 6-8 febbraio prossimi.

    «Mentre i cattolici si impegnano a rendere le nostre parrocchie, scuole e istituzioni, luoghi sicuri per tutti i minori – affermavano a maggio scorso i membri della commissione – noi ci impegniamo insieme con le persone di buona volontà a garantire che i bambini e gli adulti vulnerabili siano protetti dagli abusi».

  • Sesso e potere in Vaticano

    Sesso e potere in Vaticano

    Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all’istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c’è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.

    All’inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell’inchiesta choc disposta da Benedetto XVI.

    Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
    Il sacrilegio di due comandamenti – non rubare e non commettere atti impuri – è proseguito all’ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l’autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

    Il nuovo pontefice conosce la “Relationem”, il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un’inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l’austera guida dell’intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda.

    Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell’Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c’era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

    Eppure la “Relationem” contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di “Repubblica”, partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l’arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l’inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell’amministrazione vaticana.

    Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell’accusativo latino i ricatti venivano definiti “impropriam influentiam”, termine antico che ricorda il modernissimo reato di “traffico di influenze”: il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l’apparato finanziario pontificio.

    Il grande snodo è lo Ior, l’Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l’Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L’impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all’Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

    La lotta intestina per il controllo dell’Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le “difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior” e il pericolo di “un colpo alla reputazione della Santa Sede”. In pochi mesi c’è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all’opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini – gesuiti, salesiani – e per origine geografica – liguri, milanesi – fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
    FONTE

  • Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale, viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

    Prete pedofilo italiano, accusato in Brasile perché offriva i minori a lui affidati per turismo sessuale, viene protetto dalla chiesa e nascosto in Mozambico.

    RIO DE JANEIRO – Un prete italiano che gestiva un ricovero per bambini di strada in Brasile, è stato accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi per anni e di aver favorito il turismo sessuale. Padre Clodoveo Piazza, ora lavora come missionario in Mozambico, è stato accusato insieme ad un altro ex direttore del gruppo no-profit Organizzazione Aiuto Fraterno, un gruppo privato con sede in Salvador.

    Lidivaldo Britto, procuratore capo dello stato di Bahia nel Brasile nord-orientale, ha detto che almeno 10 ragazzi sono stati abusati sessualmente per diversi anni, mentre Piazza gestiva il gruppo. Britto ha detto che “Piazza oggi sta lavorando con i bambini in Mozambico, e questo è preoccupante per noi. Dobbiamo avvertire la comunità internazionale, e stiamo inviando a loro una copia delle accuse per l’Ambasciata in Mozambico. Abbiamo paura che i bambini siano in una situazione di grande pericolo.

    ” Piazza ha trascorso trenta anni in Brasile lavorando con i bambini. Dal 2001 al 2006 ha lavorato per i programmi del governo dello stato Bahia per combattere la povertà e la disuguaglianza. Britto dice che Piazza ha lasciato nel 2007 il Brasile per fare il lavoro di missionario in Mozambico.Britto ha detto che un giudice ora ha deciso di richiedere l’estradizione o un mandato di cattura all’Interpol. Accuse anche contro Marcos de Paiva Silva, un altro ex direttore dell’Organizzazione aiuto fraterno. Secondo la legge brasiliana, Silva è libero in attesa di processo fino a quando un giudice ordinerà la sua prigionia. Funzionari cattolici della Chiesa in Brasile hanno confermato che Piazza era un sacerdote, ma hanno rifiutato di commentare il caso. Un portavoce del gruppo no-profit non ha voluto dare una risposta. L’avvocato Gamil Foppel, ha raccontato al quotidiano Jornal do Comercio di Salvador che egli rappresentava Piazza.

    Il procuratore Britto conferma i bambini implicati in abusi sessuali da parte di visitatori stranieri senza essere però in grado di identificarli. Britto ha detto “I ragazzi … ci hanno detto che un elevato numero di stranieri avrebbe visitato l’istituto nel corso degli anni. Arrivavano e sceglievano un bambino portandolo a dormire con loro”. “I bambini hanno dormito nudi con loro e sono stati vittime di abusi sessuali.” Su un sito web della filiale italiana della Guida dell’Organizzazione Fraterna dice che Piazza “è conosciuto e amato in tutta l’America Latina per il suo lavoro a favore dei bambini di strada e giovani che hanno un disperato straits. ” Nel 2005, il Gruppo si è aggiudicato una borsa di $ 600.000 dalla banca di sviluppo nazionale del Brasile per istituire quattro nuovi centri in Salvador. Se verranno condannati per abusi sessuali e favoreggiamento dello sfruttamento sessuale, Piazza e Silva potrebbero dover scontare fino a 10 anni di carcere.

    Purtroppo però anche se il Papa è cambiato le usanze criminali della chiesa cattolica non sono cambiate affatto. Stando al sito dei Gesuiti infatti Padre Clodoveo Piazza è ancora in mezzo ai bambini in una delle tante “missioni benefiche”. Lo scorso 3 maggio, il Padre Superiore della Compagnia di Gesu è andato in visita proprio in Mozambico dove il prete si è rifugiato e gode delle coperture della chiesa cattolica. Questo è ciò che emerge proprio dallo stesso sito dei Gesuiti che lo cita senza troppe preoccupazioni.

    Francesco Zanardi
    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Father Clodoveo Piazza

    Father Clodoveo Piazza

    Father Clodoveo Piazza

    Brazilian prosecutors said Father Clodoveo Piazza, an Italian priest who ran an award-winning shelter for homeless children in Brazil, has been charged with sexually abusing boys for years and allowing visiting foreigners to exploit the children. Piazza, now working as a missionary in Mozambique, was charged along with another former director of the nonprofit group Fraternal Help Organization, a private group based in Salvador.

    Lidivaldo Britto, chief prosecutor for Bahia state in northeastern Brazil, said at least 10 boys were sexually abused over several years while Piazza ran the group.

    Sacerdote italiano accusato di pedofilia a Bahia è stato trasferito in Mozambico
    da GLI AUTO-ESILIATI (Note) il Martedì 20 aprile 2010 alle ore 3.12

    PEDOFILIA: PADRE ITALIANO É TRANSFERIDO DO BRASIL PARA MOÇAMBIQUE

    BRASÍLIA, 16 ABR (ANSA) – O sacerdote italiano Clodoveo Piazza, naturalizado brasileiro e acusado de pedofilia pela Procuradoria do Brasil, foi transferido para Moçambique, onde vive em uma residência da ordem dos Jesuítas, publicou o jornal Folha de São Paulo.
    Em 2009 a procuradoria acusou Piazza de abuso sexual no Estado da Bahia, onde também foi acusado de facilitar a exploração de crianças por estrangeiros.
    Piazza vive há sete meses em Maputo, capital de Moçambique, onde negou as acusações e disse ser vítima de uma campanha “política”.

    A procuradora Maria Eugenia Vasconcelos disse à Folha que a maioria dos processos contra o padre jesuíta prescreveu.
    Piazza chegou a exercer o cargo de secretário estadual de Desenvolvimento Social e Combate à Pobreza na Bahia e foi premiado pelo seu trabalho na Organização de Ajuda Fraterna, em Salvador, capital da Bahia. (ANSA)

    Clodoveo Piazza , sacerdote italiano naturalizzato brasiliano, accusato di pedofilia, è stato trasferito in Mozambico, dove vive in una residenza dell’ordine dei Gesuiti, secondo quanto scritto sul quotidiano “Folha de San Paolo”.
    Nel 2009 la procura accusò Piazza di abuso sessuale nello stato di Bahia, dove fu anche accusato di favorire lo sfruttamento di minori da parte di stranieri.
    Piazza vive da sette mesi a Maputo, capitale del Mozambico, da dove nega le accuse e dice di essere vittima di una campagna “politica”.
    Il pubblico ministero Maria Eugenia Vasconcelos ha detto al giornale Folha che la maggior parte dei processi contro i padri gesuiti sono andati in prescrizione.
    Piazza esercitava l’incarico di segretario di stato per lo Sviluppo Sociale e la lotta contro la povertà a Bahia, e fu premiato nella capitale Salvador, per il suo lavoro nell’Organizzazione per il Fraterno Aiuto.

  • Pedofilia, Usa: I Gesuiti pagheranno 166 mln di dollari alle vittime (Ansa)

    Pedofilia, Usa: I Gesuiti pagheranno 166 mln di dollari alle vittime (Ansa)

    I gesuiti del nord-ovest degli Usa hanno accettato di pagare la somma di 166,1 milioni di dollari a oltre 500 vittime di preti pedofili. L’accordo, che prevede anche una lettera di scuse alle vittime, comprende gli stati di Oregon, Washington, Idaho, Montana ed Alaska. «È finalmente venuto il giorno della giustizia», ha dichiarato Clarita Vargas, che aveva rivelato di essere stata abusata, insieme ad altre due sorelle, mentre frequentava una scuola in una riserva indiana nello stato di Washington, quando aveva sei anni. Quasi tutte le vittime sono indiani d’America e indigeni d’Alaska. Molti degli abusati vivevano in villaggi remoti e in riserve indiane. I gesuiti sono stati accusati di avere usato queste aree povere e remote per liberarsi dei preti che davano problemi altrove. L’accordo raggiunto è il terzo per valore del risarcimento dopo i 660 milioni di dollari pagati a suo tempo dalla Diocesi di Los Angeles a 508 vittime e i 198 milioni di dollari pagati da quella di San Diego a 144 vittime. (DI)

  • TAPPE DIFFERENTI ATTRAVERSO LE QUALI SONO PASSATE LE RELAZIONI DEI LEGIONARI ED EX LEGIONARI NEI RIGUARDI DELLA LEGIONE DI CRISTO

    TAPPE DIFFERENTI ATTRAVERSO LE QUALI SONO PASSATE LE RELAZIONI DEI LEGIONARI ED EX LEGIONARI NEI RIGUARDI DELLA LEGIONE DI CRISTO

    Il sito www.lavoluntaddenosaber.com è irraggiungibile.

    “TAPPE DIFFERENTI ATTRAVERSO LE QUALI SONO PASSATE LE RELAZIONI DEI LEGIONARI ED EX LEGIONARI NEI RIGUARDI DELLA LEGIONE DI CRISTO E LE RELAZIONI TRA QUEST’ULTIMA CON LE DIVERSE ISTANZE VATICANE NELL’ARCHIVIO DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI E LA VITA CONSACRATA E LE SOCIETA’ DI VITA APOSTOLICA (ACIVCSAVA), OSSIA L’ANTICA SACRA CONGREGAZIONE DEI RELIGIOSI (SCR).

    Per avere chiaramente la sequenza delle opportunità che le autorità avevano nell’ intervenire nella Legione di Cristo ecco la seguente descrizione:

    1) la prima è stata nel dicembre 1944 quando il quinto vescovo di Cuernavaca ha ricevuto la denuncia del giovane Louis dell’isola e dei suoi genitori, ma non ha agito e da quanto si può dedurre, non ha inviato una relazione al Vaticano;

    2) la seconda possibilità è avvenuta nel periodo 1948-50 quando due gesuiti di Comillas inviarono rapporti alla Sacra Congregazione dei Religiosi;

    3) la terza nel 1954, quando l’arcidiocesi del Messico ha chiesto relazioni del legionario Federico Dominguez, che per primo ha parlato della dipendenza alla Dolantine (morfina) da parte di MM e il documento è giunto alla SCR;

    4) la quarta fu nel 1956 quando l’ Arcivescovo di Città del Messico e il settimo vescovo di Cuernavaca hanno inviato lettere di denuncia a Maciel per la dipendenza da droga e pedofilia. Tali censure si sono concluse con la sospensione temporanea di Marcial Maciel.

    5) La quinta è stata nel 1962 quando un farmacista di S. Sebastian e un sacerdote inviarono denunce riguardanti l’acquisto e l’uso di droga e tentata corruzione delle autorità da parte di Maciel;

    6) la sesta si è verificata tra il 1976 e il 1979, quando due ex Legionari del cerchio rosso di Maciel lo denunciarono agli USA ed inviarono le sue lettere a Roma;

    7) la settima era in stampa nel febbraio 1997 e continuò con l’invio di documenti notarili alle autorità vaticane nel 1998 da parte di un gruppo di 8 ex legionari e di altri con una denuncia parallela di un sacerdote diocesano;

    8) l’ottava occasione si verificò nel 2005 in cui il nuovo Papa riaprì il caso precedentemente bloccato (1999) essendo prefetto della Congregazione della Fede, e mandò i alcuni a raccogliere informazioni, che alla fine portarono alla sospensione di Marcial Maciel come superiore della Legione;

    9) la nona è stata nel 2010 in cui Papa Benedetto ha inviato nuovi visitatori per un’indagine più approfondita al fine d’analizzare gli effetti del caso Maciel nella struttura della Legione. Quest’ultima occasione ha portato alla nomina di un legato pontificio, il cardinale De Paolis, al fine di “purificare” la Legione di Cristo. Questo intervento continua.

    Le tre prime occasioni, a quanto pare, non hanno provocato alcun intervento delle autorità vaticane. Invece, la quinta, sesta e settima occasione, sebbene implicarono alcune azioni da parte delle autorità vaticane, furono archiviate.

    Fernando M. Gonzalez – IISUNAM

    Città del Messico, marzo 2012″.


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    La voluntad de no saber

    DIFERENTES ETAPAS POR LAS QUE HAN PASADO LA RELACIONES LEGIONARIOS Y EX LEGIONARIOS CON LA LEGIÓN DE CRISTO Y LAS RELACIONS DE ESTA ÚLTIMA CON DIFERENTES INSTANCIAS VATICANAS. EN EL ARCHIVO DE LA CONGREGACIÓN PARA LOS INSTITUTOS DE LA VIDAS CONSAGRADA Y SOCIEDADES DE VIDA APOSTÓLICA (ACIVCSAVA). ANTIGUA SAGRADA CONGREGACIÓN DE RELIGIOSOS (SCR).

    Para que se tenga clara la secuencia de las oportunidades que tuvieron las autoridades de intervenir a la Legión de Cristo describiré lo siguiente: la primera fue en diciembre de 1944 cuando el V obispo de Cuernavaca recibió la denuncia del joven Luís de la Isla y de sus padres, pero no actuó en consecuencia y hasta donde se puede colegir, tampoco envió un informe al Vaticano; la segunda posibilidad se dio en el periodo 1948-50 cuando dos jesuitas de Comillas enviaron informes a la Sagrada Congregación de religiosos; la tercera se dio en 1954 cuando el Arzobispado de México pidió informes al legionario Federico Domínguez, el cual habló por primera vez de la adicción a la Dolantina (Morfina) por parte de MM y el documento si llegó a la SCR; la cuarta se dio en 1956 cuando el Arzobispo de México y el VII obispo Cuernavaca enviaron sendas cartas denunciando a Maciel por adicción a la droga y pederastia dichas denuncias terminaron con la suspensión temporal de Marcial Maciel.; la quinta fue en 1962, cuando un farmacéutico de S. Sebastián y un sacerdote enviaron denuncias acerca de la compra y uso de drogas e intentos de corrupción de las autoridades por parte de Maciel; la sexta se dio entre 1976 y 1979 cuando dos ex legionarios del círculo rojo de Maciel lo denuncian en Estados Unidos y envían sus cartas a Roma; la séptima se dio en la prensa en febrero de 1997 y se siguió con el envío de documentos notariados a las autoridades vaticanas en 1998 por parte de un grupo de 8 ex legionarios y otra denuncia paralela de un sacerdote diocesano; la octava ocurrió en 2005 periodo en le cual el nuevo Papa reabrió el caso que había antes bloqueado (1999) siendo prefecto de la Sagrada Congregación de la Fe, y envió a sus visitadores a recabar información, lo cual provocó la suspensión definitiva como superior de la Legión de Marcial Maciel, y la novena ocurrió en 2010, el Papa Benedicto envió a nuevos visitadores a una investigación más pormenorizada para analizar los efectos del caso Maciel en la estructura de la Legión. Ésta última desembocó en el nombramiento de un Delegado Papal, el cardenal De Paolis, con el encargo de “purificar” a la Legión de Cristo. Dicha intervención continúa. Las tres primeras al parecer no provocaron una intervención por parte de las Autoridades Vaticanas. La quinta sexta y séptima si bien implicaron ciertas acciones por parte de las autoridades vaticanas fueron archivadas.

    Fernando M. González – IISUNAM

    México DF, Marzo de 2012 de 2012

  • Gesuiti. Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia, Viaggio tra abusi e repressioni nella Compagnia di Gesù

    Gesuiti. Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia, Viaggio tra abusi e repressioni nella Compagnia di Gesù

    20/03/2012
    Gesuiti: Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia

    Un totale di 46 persone tra sacerdoti, insegnanti laici ed educatori dell’ordine dei Gesuiti in Germania sono sospettati di aver commesso fino a 2005 casi di abuso sessuale e violenza contro i minori. Così dice il “documento finale”, preparato da una commissione indipendente che indagava, a partire da gennaio, i crimini, sistematicamente nascosti che vanno dagli anni 50 agli anni 80, nelle scuole gestite dai gesuiti. Il rapporto, presentato a Monaco di Baviera, raccoglie in circa 30 pagine il lavoro del comitato di questo mesi,coordinato dall’avvocato laico Ursula Raue, una esperta in materia di violenza contro i bambini. “In totale, 205 violenze sono da riferirsi ai Gesuiti e circa 50 altri casi ad altri ordini religiosi, la maggior parte cattolici“, scrive nella relazione la Raue. I casi segnalati sono avvenuti in sei istituti scolastici, tra cui il Collegio Canisius di Berlino (che è stato il primo a denunciare gli abusi lo scorso gennaio), una scuola di Sankt-Ansgar e il collegio Aloiskolleg, entrambi ad Amburgo. Dei 46 insegnanti orchi citati dalle vittime, in particolare 12 sono stati riconosciuti violentatori da un gran numero di studenti per un totale di 40 vittime. Le indagini su questi 12 presunti pedofili restano aperte, anche se sei di loro sono morti. Gli altri 34, così come si legge sul rapporto, sono stati citati da una persona. Ed è proprio la scuola dei Gesuiti Canisius a Berlino la prima ad aver resi pubblici nel mese di gennaio, i casi di abusi sessuali nei propri locali. Da allora, il Paese ha assistito ad uno stillicidio quasi quotidiano di denunce che hanno coinvolto alcune delle più prestigiose istituzioni scolastiche cattoliche fino a lambire anche il papa. L’avvocato Raue sostiene con prove certe che molte delle vittime alcune delle quali hanno ormai più di 70 anni e hanno raccontato la loro storia per la prima volta per tutta la vita hanno subito gravi conseguenze psicologiche dagli abusi cui sono stati sottoposti per anni da questi orchi pervertiti: “Esperienze di vita drammatiche, depressione, panico, problemi sessuali e difficoltà a relazionarsi con i partner“. Così è scritto nel rapporto della Rauer che ha usato parole dure per riferirsi al fatto che per decenni chi era al corrente, ha solo pensato a spostare o nascondere i responsabili delle violenze ignorando completamente le vittime. Ma la storia non finisce qui. In Italia, in un noto e prestigioso Collegio sempre gestito dai Gesuiti, si nasconde un’altra cruda realtà. Gli studenti che vi studiano sono omosessuali e vivono in coppia fissa, amandosi tra di loro, senza che nessuno dica niente, o faccia qualcosa per fermare questo scandalo ripugnante. I superiori che hanno una responsabilità sia civile che morale, sono a conoscenza di tutto, ma fanno finta di non sapere e vedere niente. Naturalmente tutta questa vicenda è gestita da due o più persone,( probabilmente preti), al suo interno, che sono considerate delle talpe e tengono sotto controllo tutta la situazione, o ogni provabilità di fuga di notizie. Quindi, noi cattolici, ci dobbiamo fidare di questi pretacci, pedofili, frocioni e pervertiti, che sfornano da questi covi di dannati? Spetta a voi la risposta.

    http://sacerdotisposatioraitalia.myblog.it…-in-italia.html

     

  • Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    07/02/2012 16:52
    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano
    Roma, 7 feb. (TMNews) – Ripetutamente abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni, e dopo una vita di sofferenze psicologiche, Marie Collins, irlandese, oggi 62enne, è intervenuta davanti a vescovi di tutto il mondo ad un convegno alla Pontificia università Gregoriana, sostenuto dal Vaticano, per raccontare la sua dolorosa esperienza ed avvertire che “chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente”. “Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica”, ha detto Collins. “La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere – ha proseguito – il riconoscimento e l’ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione. Il tentativo di salvare l’istituzione dallo scandalo – ha detto – ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime”. Tra i partecipanti era presente il cardinale primate d’Irlanda, Sean Bredy, accusato nel suo paese di aver insabbiato in passato le accuse di una vittima di un sacerdote pedofilo. Molte, a quanto riferito, le domande che i partecipanti al convegno ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’ – rappresentanti di oltre cento conferenze episcopali, sacerdoti, suore, psicologi – hanno posto alla signora Collins a conclusione della sua testimonianza pronunciata a porte chiuse. “Il suo intervento ha dato il ‘la’ al convegno”, ha detto in una conferenza stampa di fine mattinata mons. Stephen J. Rossetti, sacerdote della Catholic University of America ed esperto di contrasto agli abusi sessuali. “I vescovi erano colpiti. In passato ho ascoltato diverse vittime ma anche io oggi sono rimasto colpito. La signora Collins era nervosa, ha fatto uno sforzo coraggioso per parlare. Alla fine un vescovo africano si è alzato ed ha ammesso che non si rendeva conto del problema”. La stessa Collins, in una conferenza stampa successiva al suo intervento, ha spiegato: “Per me è stato difficile, ma era importante che la leadership della Chiesa ascoltasse l’esperienza di una vittima. Sono felice di averlo fatto”. Per Collins, “ascoltare le vittime è importante, in passato non è stato fatto abbastanza, il Papa lo ha fatto e spero che i vescovi seguano il suo esempio”. Questa sera i partecipanti al simposio dell’ateneo romano dei gesuiti parteciperanno alle 18.30 ad una veglia penitenziale alla chiesa di Sant’Ignazio, presieduta dal prefetto della congregazione dei vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet, e, dopo un quarto d’ora iniziale di silenzio, sette rappresentanti di altrettante categorie ecclesiastiche che in passato hanno compiuto errori nel contrasto alla pedofilia chiederanno scusa. “In passato per la mia esperienza sono stata molto critica della Chiesa, ma credo che questo simposio sia importante, penso che ci sia dietro il Papa e spero che sia il segno di un cambiamento”, ha detto Collins. “Da cristiana credo al perdono. E’ importante che lo si chieda, poi le vittime possono accettarlo o meno”.