Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: giada vitale

  • Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    Dopo il sesso con la 13enne, la benedizione: “Responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”

    6 anni a don Marino Genova, primo risarcimento a Giada Vitale. Depositate le motivazioni dei giudici sulla condanna in primo grado dell’ex parroco di Portocannone, al quale è stata inflitta una pena di 6 anni di carcere, interdizione perpetua da uffici, scuole e tutela e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a Giada Vitale, oggi 23enne ma che aveva 13 anni all’epoca dei fatti e suonava l’organo in chiesa. Il suo racconto, supportato dalle testimonianze “univoche” di diverse persone, “non presenta contraddizioni” e ha trovato riscontro in diversi elementi. Don Marino Genova, oggi 63enne, considerato “colpevole di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante del reato continuato, oltre ogni ragionevole dubbio”. Il sacerdote, sospeso a divinis dalla Chiesa, presenterà Appello contro la sentenza. Intanto la parte civile aspetta una risposta all’istanza di riaprire il caso sulla violenza sessuale consumatasi dopo il compimento del 14esimo anno di età della vittima.

    Portocannone. Atti sessuali con minore. Don Marino Genova è stato condannato il 3 ottobre scorso dai giudici Russo, di Nino e Testa del tribunale di Larino a 6 anni di carcere, senza attenuanti.Ha compiuto “in più occasioni”, sostengono i giudici, “atti sessuali con Giada Vitale da quando la stessa aveva 13 anni e 10 mesi fino a quando la medesima, il 20 giugno 2009, compiva 14 anni”.

    In realtà la relazione tra il prete, sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico e ora condannato in primo grado, e la ragazza che a quel tempo suonava l’organo in chiesa, è durata ben più di qualche mese. Si è protratta dal 2009 fino al 2012, quando Giada ha deciso di sporgere querela. Ma il processo, come è noto, ha riguardato i rapporti sessuali intercorsi nel mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada. L’altro filone, quello relativo agli atti sessuali tra i 14 e i 17 anni di Giada, è stato archiviato, così come chiesto dal pubblico ministero Luca Venturi e disposto con ordinanza dal giudice Daniele Colucci.

    Per quegli episodi don Marino Genova, nato a San Felice del Molise 63 anni fa, è stato ritenuto “responsabile oltre ogni ragionevole dubbio”. Marino Genova – dicono i magistrati – «conosceva bene la ragazzina che frequentava assiduamente la parrocchia fin da quando aveva 10 anni, ricoprendo il ruolo di organista, e non poteva non sapere che Giada, quando iniziarono le sue attenzioni moleste, non aveva ancora compiuto 14 anni». E ancora: «Ha agito avvalendosi della sua posizione di autorevolezza in quanto guida spirituale della comunità parrocchiale» anche quando le ha preso le mani la prima volta, le ha intrecciate alle sue l’ha portata in sacrestie.
    «Dopo aver chiuso a chiave la porta mi ha spinto verso il mobile, e io sono rimasta impietrita». Qui, nella stanza adiacente l’altare, preposta a indossare gli abiti sacri per le cerimonie liturgiche, si sarebbero consumati inizialmente gli atti sessuali. Atti fugaci ma inequivocabili, al termine dei quali il parroco «rivestiva la ragazzina e la congedava con la benedizione». Giada lo ha riferito in diverse circostanze: «Mi faceva il segno della croce e mi diceva “il Signore ti benedica”». Il suo racconto, sostengono nelle 11 pagine di motivazioni i giudici, è stato riferito «in modo univoco e preciso».

    Non sussistono dubbi circa la veridicità del racconto che la ragazza di Portocannone ha sempre fatto, e che ha continuato a fare anche in aula. «Emerge – scrivono i giudici – dalla cospicua produzione documentale fatta dal difensore dell’imputato e dalle spontanee dichiarazioni rese dall’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità dello stesso in ordine al reato». Giada Vitale ha riferito in giudizio i fatti «in modo coerente e attendibile, non è caduta in contraddizioni di sorta. Il riscontro alle sue dichiarazioni è stato rigoroso come prevede la giurisprudenza in casi simili», anche perché, aggiunge l’avvocato Giuseppe d’Urbano, che ha assistito la ragazza che si è costituita parte civile, «questo tipo di reato molto difficilmente trova un testimone oculare».

    Giada è stata ascoltata con l’assistenza di una psicologa, è stata escussa che era maggiorenne e le sue parole sono state passate al setaccio una per una, confermate dalle testimonianze di persone che non avevano alcun interesse a mentire o esagerare. In paese l’hanno accusata di essersi inventata storie, di aver messo nei guai il parroco. In passato è stata perfino oggetto della rabbia e del disprezzo di una parte della cittadinanza. Oggi, con le parole dei giudici scritte nero su bianco, la sua rivincita oltre che la definizione della giustizia processuale.

    Giada Vitale ha detto la verità, cioè di aver subito delle molestie di natura sessuale mentre stava preparando gli esami di terza media. Una condotta che si è «ripetuta nel tempo, sfociando in veri e propri rapporti sessuali completi presso l’abitazione del parroco dopo il 14esimo compleanno di Giada». Una età nella quale, secondo il giudice che ha archiviato il fascicolo, la ragazza « era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino».

    Atti che lui non ha negato, mentre ha negato quelli accaduti prima dei 14 anni adducendo come motivazione i numerosi impegni che non lo avrebbero potuto rendere disponibile a quegli incontri denunciati da Giada. Ma i suoi impegni – dicono i giudici presieduti da Russo – «non sono altro che gli impegni normali di un parroco i quali, se non gli hanno impedito, in epoca successiva al quattordicesimo anno di età della ragazza, di trovare le occasioni per appartarsi con lei, allo stesso modo non gli hanno impedito nel periodo precedente di ritagliarsi il tempo necessario per incontri di analoga natura». Tanto più se, come la stessa Vitale ha riferito, «avevano una durata estremamente breve, quantificabile in pochi minuti, dunque assolutamente compatibili con l’assolvimento degli impegni istituzionali del parroco».

    L’avvocato di parte civile ha depositato nel marzo scorso una richiesta per riaprire il caso proprio contro l’archiviazione del filone successivo al compimento del quattordicesimo anno di età. «Siamo in attesa di una risposta da parte della magistratura frentana», si limita a dire Giuseppe D’Urbano.
    Intanto i giudici di primo grado hanno condannato don Marino Genova a pagare una provvisionale di 15mila euro in favore di Giada Vitale. Si tratta di un risarcimento immediatamente esecutivo, che anticipa il danno che dovrà essere liquidato in sede civile e solo quando la condanna passerà in giudicato. I legali di don Marino faranno infatti Appello, sperando in un ribaltamento del verdetto.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27040

  • Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

    La ragazza vittima degli atti sessuali di don Marino si rivolge al vescovo dopo lo scoop di Pomeriggio 5

    Le telecamere di Pomeriggio Cinque hanno svelato come nonostante la sospensione a divinis, don Marino Genova continui a dire messa, concelebrando la celebrazione eucaristica a Subiaco. Una circostanza che ha indignato Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato il sacerdote molisano, condannato a sei anni 8 giorni fa, per mano del Tribunale di Larino. Rabbia repressa prima ed espressa ora con un post su Facebook. «Il vescovo De Luca appena una settimana fa, il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Larino, scrive un comunicato e dice che “la sentenza del vescovo approvata dalla Congregazione consiste nella sospensione a divinis fino al pronunciamento definitivo del Tribunale italiano, nell’interdizione all’ufficio di parroco e nell’invito a vivere in una casa religiosa”… fate le vostre deduzioni. Intanto io vorrei contestare alcune cose: 1) Poteva denunciare don Marino, ma non lo ha fatto: è un reato perseguibile d’ufficio e poteva farlo. 2) De Luca ha detto che la legge canonica è più severa perché considera reati anche quelli fino a 18 anni: però la pena è ridicola, la semplice sospensione a divinis (che a quanto pare non è stata nemmeno applicata). 3)È stato lui a proporre la ridicola sospensione alla Congregazione per la dottrina della fede. Poteva chiedere la riduzione allo stato laicale e non l’ha fatto. 4) Il vescovo De Luca ha sempre creduto alla tesi di don Marino, cioè che i fatti riguardavano il periodo dai 16 anni in su e avvalorando la tesi della non punibilità dal punto di vista penale. Quindi basta con le pagliacciate».

    Portocannone, Giada Vitale all’attacco: “Basta con le pagliacciate”

  • Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale e Don Marino Genova/ Abusata a 13 anni: il prete condannato a 6 anni, ma non è in carcere

    Giada Vitale abusata a 13 anni da Don Marino Genova: oggi torna a Pomeriggio 5 la vittima degli abusi sessuali, la condanna a 6 anni del prete ma ancora non è in carcere

    Pareva concludere almeno dal punto di vista giudiziario il lungo calvario di Giada Vitale, la giovane ragazza di Termoli (Campobasso) che dall’età di 13 anni fino ai 17 fu abusata ed ebbe ripetuti rapporti sessuali con un prete, Don Marino Genova. Il sacerdote infatti è stato condannato il 4 ottobre scorso dal Tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione in carcere per abusi sessuali. L’ex parroco di Portocannone oltre alla condanna penale ha subito anche l’interdizione dai pubblici uffici, unitamente al pagamento di una provvisionale di 15.000 euro alla sua vittima. La vittima degli abusi, oggi 22enne, denunciò don Marino nel 2013 al compimento dei 18 anni: come nello scorso aprile quando venne in tv a denunciare il silenzio di media e giustizia sul suo caso personale, anche oggi Giada Vitale torna da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5 per commentare le ultime novità che purtroppo non sono positive per la vittima. Infatti, come anticipato dal programma Mediaset, ci sono notizie e immagini che documentano come ancora ieri Don Marino diceva messa in pubblico e in un’altra parrocchia. La vittima, la stessa Barbara D’Urso e i famigliari di Giada si chiedono come mai il prete che è stato condannato alla reclusione sia ancora a piede libero, per di più a professare il suo ruolo di sacerdote in una Chiesa in pubblico.

    ABUSATA DAI 13 AI 17 ANNI

    Come spiega l’Ansa, il processo per Don Marino è stato diviso in due tronconi: il primo, inerente i fatti successivi al compimento dei 14 anni della vittima, per il quale è stata decisa l’archiviazione; il secondo, giunto a sentenza ieri, sugli abusi sessuali anteriori al compimento dei 14 anni. «Prendiamo atto e rispettiamo quello che ha deciso il Tribunale. Rispettiamo la legge», ha spiegato il vescovo di Termoli-Larino monsignor Gianfranco De Luca all’indomani della sentenza del Tribunale di Larino. Ma proprio questa ultima fase del processo aveva reso la giovane Giada assai polemica sull’esercizio della giustizia che “lasciava perdere” gli abusi dai 14 ai 17 anni perché li considerava “consenzienti”: già a marzo la giovane vittima raccontava a Pomeriggio 5 tutto il suo disappunto per la giustizia italiana. «Io oggi ho 21 anni e non conosco cos’è l’amore e non lo conoscevo neppure prima», ha dichiarato la 21enne. «Si parla solo del fatto che ero consenziente ma in realtà non è così. Mi stanno ammazzando. Don Marino mi ha rovinato la vita per sempre ma la giustizia sta facendo altrettanto, io non mi sento tutelata”, ha tuonato la giovane». Oggi sarà chiamata a commentare le ultime notizie fondamentali sul caso di Don Marino: la sua condanna a 6 anni e soprattuto il fatto che ancora oggi quell’uomo non sia in carcere a scontare l’accusa grave ricevuta.

  • SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    SESSO CON MINORE, DON MARINO SULL’ALTARE “FA SCANDALO” SU CANALE 5

    La Trasmissione Entra Nel Monastero. L’ex parroco di Portocannone, Marino Genova, sospeso ’ a divinis’ dalla Chiesa, è stato ripreso dalla telecamere di Pomeriggio Cinque, contenitore pomeridiano di Canale Cinque condotto da Barbara D’Urso, ieri domenica 8 ottobre, sull’altare del monastero di Subiaco in provincia di Roma. «A noi fa impressione – dichiara la conduttrice napoletana – che un prete che ha avuto una relazione con una ragazzina possa continuare a celebrare la messa». Ma secondo i ’fratelli’ di Marino Genova e del Priore del Monastero «non stava celebrando messa, ma solo leggendo il vangelo» e «concelebrando la messa insieme ad un altro prete», attività che Marino Genova può svolgere perché la sospensione della Chiesa prevede la impossibilità di somministrare i sacramenti ma non di partecipare alle celebrazioni eucaristiche.

    Solo qualche giorno addietro, il 3 ottobre, è arrivata la sentenza di primo grado da parte del Tribunale di Larino che ha visto condannare l’ex parroco di Portocannone Marino Genova a sei anni di reclusione per atti sessuali ai danni di Giada Vitale, all’epoca dei fatti minorenne. Ora questo ulteriore tassello che va ad aggiungersi a una storia iniziata otto anni addietro. Gli inviati di “Pomeriggio Cinque” hanno filmato Genova all’interno del monastero, sull’altare, mentre è intento a leggere il Vangelo. 

    Ovviamente sconcertata Giada, che attacca: «Come avete visto dalle immagini video, i provvedimenti non vengono applicati. Il Vescovo ha fatto un comunicato in cui dice che è stato sospeso ’a divinis’». In realtà, a differenza di quello che la trasmissione ha inteso sottolineare, don marino Genova non ha violato il provvedimento della sospensione “a divinis”, che prevede che non sia lui a celebrare l’Eucarestia e a somministrarla ai fedeli ma non gli impedisce di officiare accanto al sacerdote. 

    Difeso e protetto dai sacerdoti che abitano nel monastero di Subiaco, Marino Genova non rilascia dichiarazioni. Non così il Priore del monastero che afferma che don Marino «non ha celebrato messa ma ha solo letto alcuni passi del vangelo» e che «concelebra messa». Il Vescovo Monsignor Gianfranco De Luca nel suo comunicato, immediatamente dopo la sentenza di primo grado, aveva confermato la sospensione ’a divinis’ nei confronti dell’ex parroco di Portocannone la quale, sarebbe durata sino alle decisione definitiva del Tribunale civile. Sospensione che prevede la non celebrazione del rito della santa Messa e la somministrare dei sacramenti. Viceversa concede la possibilità di lettura del Vangelo e di concelebrare messa insieme ad un altro prete.

    AC
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1507564648_la-trasmissione-entra-nel-monastero-sesso-con-minore-don-marino-sull-altare-fa-scandalo-su-canale-5.html
  • Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    Don Marino Genova condannato a sei anni di carcere per atti sessuali con minore

    So quanto Giada ha sofferto, ho visto di persona quando sono andato da lei a Portocannone cosa era costretta a subire dai suoi compaesani, che adesso dovrebbero almeno chiedere scusa per quelle cattiverie.

    Un’altra vittoria per noi vittime della Rete, un altro passo avanti che deve dare il coraggio a chi come Giada 4 anni fa, oggi è all’inizio di questo percorso, tutto in salita ma che porterà anche loro alla giustizia che oggi Giada Vitale sta festeggiando».

    A pronunciare queste parole è Francesco Zanardi, presidente e portavoce di Rete L’Abuso, l’associazione nazionale che combatte quotidianamente contro gli abusi e i reati commessi in ambito clericale, seguendo centinaia di vittime e il loro casi controversi. Giada Vitale, invece, è una giovane donna che a soli 13 anni, con una vita allora in precario equilibrio, ha avuto la sfortuna di incontrare sul suo cammino don Marino Genova, all’epoca sacerdote a Portocannone. L’uomo, dall’alto dei suoi 55 anni e del suo ruolo di educatore, avrebbe intrapreso una relazione sessuale con la bambina due mesi prima che compisse 14 anni. Per questo è stato condannato nel pomeriggio, dal tribunale di Larino, a 6 anni di carere per atti sessuale con minore. Una vittoria costata anni di sofferenze e udienze, che comunque rimane una vittoria a metà. Il giudice Daniele Larino aveva precedentemente prosciolto il parroco dall’accussa di violenza sessuale poiché i rapporti intimi, confessati dal prete, sarebbero rientrerati nel contesto di una relazione amorosa che godeva il consenso di entrambi. E lo aveva assolto rinviandolo a giudizio per i fatti avvenuti nei soli due mesi nei quali Giada non aveva ancora compiuto 14 anni, e non per abuso ma per atti sessuali con minori. Una derubicazione di reato che comunque non è servita ad evitare una condanna pesante a don Marino Genova.

    La condanna è comunque una sentenza del primo grado di giudizio e prima di parlare pienamente di giustizia si dovrà attendere fino alla pronuncia della Cassazione.

    E il Vaticano? A San Pietro, pur informati sui fatti, non muovono un dito per ridurre don Marino Genova allo stato di laicità, in compenso continuano a garantirgli vitto, allloggio, stipendio e protezione in uno di quei “centri di recupero” religiosi per preti con problemi legati alla sfera sessuale.

    Fortunatamente in questi anni, Giada non è rimasta sola, ma ha potuto contare sull’aiuto della squadra di Rete L’Abuso, e in particolar modo del presidente Zanardi, che ha seguito personalmente passo passo l’intera vicenda. L’aiuto dell’associazione è stato fondamentale soprattutto quando Giada, oltre al dolore per ciò che aveva subito, ha dovuto fare anche i conti con l’ignoranza e la cattiveria di un piccolo pesino di provincia, dove l’abusata ha sempre la colpa di aver provocato l’abusatore, soprattutto se l’abusatore indossa un abito talare. Che se ti metti contro il prete niente niente si arrabbia Dio e comincia a lanciare fulmini e saette sulle perpetue e “infedeli”.

    di Francesca Lagatta

    http://www.francescalagatta.it/don-marino-genova-condannato-anni-carcere-atti-sessuali-minore/

  • Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Larino. Don Marino Genova, 62 anni, ex parroco di Portocannone, è stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minorenne. 

    La vittima degli abusi, che oggi il giudice Russo del tribunale di Larino ha riconoscuro al termine di un processo lungo è pieno di colpi di scena, si chiama Giada Vitale.
    Ha 22 anni, ma all’epoca dei fatti non mi aveva ancora compiuti 14. Una età troppo tenera per poter anche lontanamente essere consapevole di quello che le stava accadendo nel momento in cui ha iniziato una relazione con colui che era il suo parroco. 

    Una relazione che si è protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada.

    Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Oggi 3 ottobre 2017 in aula è stato rischiato il non luogo a procedere perché la difesa di Marino Genova, rappresentata da Ciro Intino, ha sollevato un problema di improcedibilità. Ma dopo la rilettura e la verifica del fascicolo relativo alla precedente archiviazione, e al termine di una doppia camera di consiglio che si è protratta dalle ore 18 alle 20, è arrivato un verdetto che ha incontrato il favore di Giada Vitale e del suo difensore, Giuseppe d’Urbano il quale si è dichiarato soddisfatto per la decisione assunta dal magistrato.

    Il sacerdote, che all’epoca dei fatti aveva 55 anni e che oggi vive in una casa di clausura vicino Roma, era stato sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico al termine del processo religioso. Gli è stato impedito cioè di somministrare i sacramenti.

    Oggi Don Marino Genova, che nella scorsa e penultima udienza aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee, non era presente in aula.

     Il suo difensore al termine della requisitoria che ha preceduto la camera di consiglio ha chiesto la sua assoluzione. 

    Ma i giudici hanno condannato Don Marino secondo la richiesta avanzata dal Pm Ilaria Toncini, la quale ha chiesto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza.

    “Sento che è stata fatta giustizia dopo tanti anni di tensioni e patimenti” ha commentato con le lacrime agli occhi la giovane donna, che ora proverà a lasciarsi alle spalle gli abusi subiti. A darle sostegno e ad aspettare fino alla fine la lettura del dispositivo, al quale ora dovranno seguire le motivazioni, le donne della associazione vittime di violenza arrivate da L’Aquila. 

    Non è escluso invece che Don Marino possa fare ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=26110

  • Ex parroco alla sbarra per sesso con una minorenne. Pm chiede 6 anni, la difesa assoluzione

    Ex parroco alla sbarra per sesso con una minorenne. Pm chiede 6 anni, la difesa assoluzione

    Attesa in serata la sentenza di primo grado nel processo a carico di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone accusato di atti sessuali con minore, una persona incapace di scegliere consapevolmente, nei confronti di Giada Vitale, una ragazza che all’epoca dei fatti aveva meno di 14 anni. Oggi la 22enne attende il verdetto in tribunale a Larino attorniata dagli avvocati e dalle donne del centro antiviolenza arrivate da L’Aquila per darle sostegno. Assente invece il sacerdote 63enne, la cui posizione era stata archiviata per i fatti riferiti a quando invece la giovane aveva già compiuto 14 anni. La Chiesa invece lo aveva già processato privandolo della possibilità di somministrare i sacramenti.

    Larino. Sei anni di reclusione per atti sessuali con minore. Questa la richiesta fatta oggi pomeriggio, 3 ottobre, nell’aula del tribunale di Larino dove si sta celebrandol’ultima udienza del processo a carico di Don Marino Genova, ex parroco di Portocannone alla sbarra per la presunta violenza sessuale su Giada Vitale, che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto il quattordicesimo anno di età.

    Il pubblico ministero Ilaria Toncini ha chiesto al giudice Russo di condannare il sacerdote, che non è oggi presente in aula, a 6 anni di reclusione senza attenuanti. L’ipotesi di reato per la quale Don Marino Genova è imputato, tecnicamente è il 609 quater, ma oggi la pubblica accusa ha chiesto di considerare il reato a tutti gli effetti una violenza sessuale, equiparandolo perciò al 609 bis. Questo per evitare l’inghippo della improcedibilità, ovvero un tecnicismo che si applica al reato per il quale Don Marino è stato rinviato a giudizio, il 609 quater, che prevede la imprescindibilità della querela di parte entro i sei mesi successivi al fatto. Ma la famiglia di Giada ha sporto denuncia solo 4 anni e mezzo dopo. Ed è a questo particolare che si è affiliata la difesa per chiedere la assoluzione del sacerdote. Il difensore Ciro Intino del foro di Roma, ha sostenuto la improcedibilità e chiesto la assoluzione perché il fatto non sussiste. Il periodo oggetto di contestazione nel filone sopravvissuto alla archiviazione del presunto reato dopo il compimento dei 14 anni, dura appena un mese e mezzo:il mese e mezzo prima che Giada compisse 14 anni.

    In quel periodo Don Marino Genova, che fino al 2012 è stato parroco di Portocannone, ha abusato sessualmente di una ragazzina incapace di scegliere e di comprendere cosa le stesse accadendo? Questa la domanda alla quale si trova a dover rispondere, con l’applicazione delle leggi in merito, il giudice Russo, che alle 18 in punto si è riunito in camera di consiglio per elaborare il verdetto, che verrà letto in aula appena pronto. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Giuseppe d’Urbano, si è uniformata alle richieste della pubblica accusa. Pochi i commenti nell’attesa della lettura. “Siamo fiduciosi” si sente dire da più parti. Presenti in tribunale anche alcune donne del centro antiviolenza dell’Aquila, le stesse già presenti in passato a Larino per portare sostegno alla giovane molisana.

    Una vicenda, quella tra la ragazza e il sacerdote (sospeso ‘a divinis’ dal tribunale ecclesiastico e attualmente in una casa di clausura romana), che ha tenuto banco per anni, finendo anche, in più occasioni, sui media nazionali.

    Nel 2013, esattamente 13 mesi dopo l’insolito abbandono della Casa Canonica di Portocannone dell’allora parroco cinquantottenne, era emerso un particolare sconcertante: la famiglia di Giada aveva presentato denuncia per abusi sessuali a carico di don Marino Genova. E sempre per abusi e violenze sessuali il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

    Ora si avvia alla conclusione il processo ordinario, quello della giustizia “laica”. Le indagini erano in realtà state divise in due differenti filoni: il primo relativo ai presunti abusi commessi quando Giada Vitale aveva meno di 14 anni, il secondo per fatti accaduti dopo il quattordicesimo anno di età della ragazza, oggi 22enne.

    In relazione a questo secondo troncone, nel giugno 2016 il giudice del tribunale di Larino Daniele Colucci aveva archiviato la posizione di Don Marino Genova, sebbene più di recente l’avvocato D’Urbano abbia chiesto la riapertura del fascicolo.

    Don Marino non ha mai voluto rilasciare interviste ai giornalisti e alle televisioni, ma ha scelto di fare dichiarazioni spontanee in tribunale. Oggi saprà a cosa lo ha condannato la giustizia civile, dopo la pena inflittagli da quella religiosa.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=26104
  • Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

    Sesso tra don Marino Genova e l’ex parrocchiana 13enne: sentenza fissata per il 3 ottobre

    Dopo quattro anni di processi, udienze, umiliazioni per l’ex parrocchiana Giada Vitale, e una mole di perpetue e sacerdoti in aula pronti a difendere l’operato dell’ex guida spirituale di Portocannone, don Marino Genova, la controversa vicenda giudiziaria si chiuderà definitivamente il prossimo 3 ottobre 2017 su decisione del giudice Michele Russo che ha presieduto il collegio lo scorso giugno.

    Il processo era balzato agli onori di cronaca nazionale quando il giudice Daniele Colucci, in servizio al tribunale di Larino, aveva assolto il prete definendo il rapporto tra i due una vera e propria relazione amorosa. Non era bastato che don Marino Genova, all’epoca dei fatti 55enne, ammettesse di aver avuto rapporti sessuali con la ragazzina per 4 anni e non era servito nemmeno che i medici testimoniassero un grave disagio psicologico della giovane parrocchiana di Portocannone, in Molise, dovuto alla perdita degli affetti più cari (clicca qui per leggere la storia).

    Giada Vitale, oggi 21 anni, sarebbe stata consenziente ai rapporti intimi e la prova sarebbe la mancata reazione della giovane, che per 4 anni era rimasta come ipnotizzata da don Marino Genova.

    In realtà a Giada quella condizione non le piacevano affatto, tanto da lasciare la scuole e finire sotto psicofarmaci, ma trova la forza di ribellarsi solo all’età di 17 anni. Prima la denuncia al Vescovo, che tutto quello che fa è spostare don Marino in un’altra parrocchia, poi quella penale, con la quale finalmente si apre un processo a carico dell’indagato, ma diviso in due fascicoli.

    Il giudice, in pratica, fa una netta distinzione tra ciò che è avvenuto quando la vittima ha ancora 13 anni, e quando, tre mesi dopo dall’inizio dei rapporti sessuali, compirà il 14° compleanno. Da qui in poi il giudice assolve don Marino, specificando anche che non essendo egli uno psicologo, non era tenuto a a badare alla condizione psicologica della vittima, in quanto prete e non psicologo. Nella sentenza è scritto così.

    Ma anche per ciò che è avvenuto dall’aprile al giugno del 2009, e cioè quando Giada ha ancora 13 anni, il giudice è inspiegabilmente, assai clemente. Il prete viene sì rinviato a giudizio ma, sempre nell’ottica del consenso, tanto che il capo di imputazione viene derubicato ad atti sessuali con minore. Il reato, comunque, è punito dal Codice Penale all’articolo 609-quater, che sanziona con la reclusione da cinque a dieci anni «la condotta di chiunque compie atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha ancora compiuto quattordici anni».

    Il contro alla rovescia per appurare se Giada Vitale avrà la sua misera fetta di giustizia è già iniziato.

    Il caso è seguito dall’associazione Rete l’Abuso onlus del presidente Francesco Zanardi e dalla consigliera regionale del Molise Nunzia Lattanzio. 

    http://www.francescalagatta.it/sesso-don-marino-genova-lex-parrocchiana-13enne-sentenza-fissata-3-ottobre/

  • DON MARINO PARLA MA RIFIUTA DOMANDE IN AULA. SENTENZA IL 3 OTTOBRE

    DON MARINO PARLA MA RIFIUTA DOMANDE IN AULA. SENTENZA IL 3 OTTOBRE

    Processo Giada Vitale. Si è svolta questa mattina 19 luglio al Tribunale di Larino la penultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di aver abusato sessualmente Giada Vitale. Il processo riguarda il periodo di frequentazione in cui la Vitale, originaria dello stesso paese, aveva meno di 14 anni.
    Quest’oggi dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo, la difesa ha inizialmente chiamato a testimoniare undici persone, ma solo in quattro hanno sfilato al cospetto del Pubblico Ministero Ilaria Toncini: tre parrocchiane di Portocannone e l’ex prete Renato D’Auria, ora tornato alla vita civile, che per un determinato periodo aveva vissuto a Portocannone. L’avvocato dell’imputato, Ciro Intino, ha rinunciato agli altri testimoni. Don Marino, presente in aula, ha rifiutato di farsi interrogare ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee. La sentenza è prevista il prossimo 3 ottobre, ma Giada tramite il suo legale difensore Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere, ha presentato una istanza in Procura chiedendo la riapertura delle indagini, adducendo nuovi elementi, per quanto concerne il filone delle indagini che riguardavano i fatti accaduti dopo i 14 anni.
    Bisogna ricordare che il filone delle indagini era stato suddiviso in due differenti tronconi, il primo quello che va sino a quando ai 14, e il secondo che riguarda i fatti accaduti dopo il 14ecesimo anno di età. Ed è proprio riguardante questa seconda fase che nel giugno del 2016 il Giudice del Tribunale di Larino, Daniele Colucci, ha archiviato la posizione di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone a processo per atti sessuali con una minorenne. La minorenne, che oggi ha 22 anni ma all’epoca dei fatti ne aveva tra 13 e 15. Per il giudice, in sintesi, «la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino»per gli anni che vanno dai 14 anni in poi.
    La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali.Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”, privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

    Alessandro Corroppoli
    http://www.primonumero.it/attualita/news/1500481729_processo-giada-vitale-don-marino-parla-ma-rifiuta-domande-in-aula-sentenza-il-3-ottobre.html
  • Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

    Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

    Nello scambio dialettico tra Pm, vescovo e difensore tutto il senso del processo a carico di don Marino Genova. Si sono ritrovati in aula, dinanzi a Giada Vitale e alla sua mamma, peraltro teste anche lei.

    Il Pm ha anche chiesto al presule De Luca perché l’allora minorenne era andata da lui. Il vescovo ha risposto “perché voleva giustizia”, mentre il difensore dell’ex parroco di Portocannone ha tuonato, “per vendetta”.

    Una vicenda che dovrebbe definirsi, giudiziariamente, il prossimo 3 ottobre, ma pende la richiesta di riapertura delle indagini presentata da Giada Vitale e dal suo legale Giuseppe D’Urbano.  La difesa, oltretutto, punta sugli innumerevoli impegni del sacerdote, tra vita parrocchiale, insegnamento di religione e messe, per confutare la tesi dei numerosi incontri a sfondo sessuale portati avanti per oltre 4 anni secondo la denuncia presentata e dai riscontri della Procura.

    Una giornata molto particolare per la 22enne Giada Vitale, che al mattino si è recata a Salerno per affrontare la prima prova dell’esame di Stato e in tutta fretta, appena consegnato il compito, è ripartita alla volta di Larino, dove alle 15 era in programma la terz’ultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone, accusato di atti sessuali con minorenne (articolo del codice penale 609 quater) nei confronti della ragazza, per il periodo della loro frequentazione in cui la ragazza originaria di Portocannone aveva meno di 14 anni.

    Dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo l’ultima volta sono sfilati altri 5 testimoni, alcuni chiamati a deporre dalla Procura frentana, rappresentata dal Pm Ilaria Toncini. Insieme a don Michele Valentini, che prese il posto di don Marino all’indomani del suo allontanamento, è stata acquisita anche la deposizione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca. Oltre alla madre di Giada, un corista e una violinista.

    L’imputato è difeso dall’avvocato Ciro Intino, mentre per la parte civile Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere nel perorare la causa della parte lesa. «Monsignor De Luca ha risposto alle domande del Pm, della parte civile e della difesa. Ha raccontato tutto – ci riferisce la stessa Giada Vitale – della prima volta che andammo io e Teresa, di quello che gli ho raccontato, di quello che gli ha detto don Marino e del processo canonico». Secondo quanto emerso in aula, don Marino dinanzi al presule avrebbe sostanzialmente ammesso i fatti, come già il vescovo affermò quando venne sentito dal Pm Venturi in fase di indagini preliminari.

    La madre di Giada, invece, ha rievocato alcuni particolari, come quando ci fu un primo approccio tra loro due e lei non volle credere alla ragazza, poiché pensava che il prete non potesse comportarsi così, ma ha anche detto come Giada sia stata in cura da diversi specialisti e costretta ad assumere psicofarmaci. Una deposizione che come quella della 22enne a dicembre, ha ripercorso l’intera vicenda, fino a quando scoprì la situazione e il suo primo colloquio col vescovo.