Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giampiero Peschiulli

  • Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Scontata la pena per atti sessuali su minori, l’ex prete: “Voglio tornare a dire messa”

    Giampiero Peschiulli, arrestato dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, ha finito di scontare la pena di 3 anni e 8 mesi e chiede di poter tornare a dire messa: “Voglio tornare a fare il prete”

    “Dicono che il sacramento è eterno, io sarò un sacerdote fino alla morte”. Per la Chiesa però non è più parroco. A parlare è Giampiero Peschiulli, ex sacerdote della Chiesa di Santa Lucia a Brindisi, intervistato dal Nuovo Quotidiano di Puglia. Peschiulli ha finito di  scontare la condanna a 3 anni e 8 mesi, di cui 45 giorni in carcere, per atti sessuali su minorenni.

    La condanna era arrivata in via definitiva nel 2018. Le indagini erano partite dopo il servizio di Giulio Golia del 2014, che potete vedere qui sopra, e hanno portato alla denuncia da parte di due chierichetti. Ora Peschiulli, che ha scontato la pena, è libero e vive a Brindisi. Per la Chiesa non è più “don”, ma lui non si dà per vinto. “Avrei voluto gridare ai giudici di non aver fatto niente”, ha detto al Nuovo Quotidiano di Puglia. “Ma è stata una strategia difensiva, il mio avvocato ha scelto il processo con rito abbreviato”. E continua: “Sono innocente, mi sento vittima di una trappola. Non ce l’ho con nessuno, ma vorrei solo tornare a dire messa”.

    Nel servizio del 2014 avevamo mandato tre complici, tutti in realtà maggiorenni, a parlare con Peschiulli dei loro problemi. E lui aveva risposto con abbracci, baci (pure sulla bocca) e mano sotto la maglietta. “Vado a messa, posso cerebrale senza salire sull’altare, da laico”, dice ora Peschiulli. “Lo faccio e dico messa ogni giorno, da solo, a casa mia perché questa è la mia vita”. “Non tornerei a fare il parroco”, precisa. “Non chiedo nessun incarico di responsabilità, del resto alla mia età avrei comunque dovuto ritirarmi. Voglio tornare a fare il prete, a celebrare messa, a vestire i paramenti sacri”.

    https://www.iene.mediaset.it/2021/news/scontata-pena-atti-sessuali-minori-ex-prete-tornare-messa_1070630.shtml

  • Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

    Ha lasciato il carcere da circa un mese, ma la notizia era rimasta riservata, don Giampiero Peschiulli (nella foto) l’ex parroco di Santa Lucia di Brindisi condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi di reclusione per pedofilia.

    E’ stata accolta l’istanza di scarcerazione avanzata dall’avvocato Roberto Cavalera, sin dal primo momento difensore del prete pedofilo: la remissione in libertà sarebbe legata a motivi di salute e legati all’età avanzata del sacerdote che ha superato i 75 anni.

    Era stato arrestato il 18 marzo scorso quando le condanne erano divenute definitive per gli abusi sessuali compiuti su due chierichetti minori di 14 anni. L’inchiesta partì da un servizio delle Iene e si sviluppò con il lavoro investigativo dei carabinieri coordinato dal pm Giuseppe De Nozza.

    Il 20 maggio 2015 fu arrestato e posto agli arresti domiciliari. A marzo, a condanna divenuta definitiva, l’ingresso per la prima volta in cella. Ma la detenzione è durata solo poche settimane. Tra condizioni di salute e età, è stata accolta l’istanza del suo avvocato Roberto Cavalera.

    Il prete pedofilo ha già lasciato il carcere

  • “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. In carcere don Peschiulli

    “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. In carcere don Peschiulli

    Tre anni e otto mesi di carcere per violenza sessuale aggravata con abuso di autorità. È questa la condanna per Don Giampiero Peschiulli, ex parroco della Chiesa di Santa Lucia a Brindisi, trasferito nel carcere di Brindisi qualche giorno fa.

    Le indagini sul sacerdote sono iniziate tre anni fa, in seguito alla messa in onda del servizio di Giulio Golia. A partire dagli atteggiamenti ambigui che Peschiulli aveva avuto nei confronti dei ragazzi nostri complici, tra abbracci, baci sulla bocca e palpatine, le indagini hanno rivelato molto di più. I fatti contestati riguardano due chierichetti, che all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, che hanno raccontato di aver subito per anni molestie sessuali da parte del parroco.

    Quando è stato arrestato, Peschiulli si trovava già agli arresti domiciliari. Pochi giorni dopo la messa in onda del nostro servizio, infatti, era scattato l’avviso di garanzia per violenza sessuale su minore. E, a gennaio 2016, è arrivata la sentenza.

    “Abbracciami forte che voglio sentire l’amicizia tua”. Il parroco, ripreso dalle nostre telecamere nascoste, aveva avuto comportamenti ambigui con tre ragazzi nostri complici (tutti maggiorenni, ma uno aveva detto al don di avere 16 anni). Abbracci insistenti e svariati tentativi di baciare in bocca i giovani, visibilmente imbarazzati, emergono dalle immagini che avevamo mandato in onda. Così la nostra Iena era andata a parlare con il don, che però non aveva voluto rispondere alle nostre domande e si era chiuso in Chiesa.

    GUARDA QUI SOTTO IL SERVIZIO DI GIULIO GOLIA

  • Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    BRINDISI- Don Peschiulli, l’ex parroco della Chiesa di Santa Lucia, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Brindisi. L’uomo condannato per violenza sessuale su minore con abuso di autorità dovrà scontare tre anni e otto mesi di reclusione. L’ordinanza di  esecuzione della carcerazione è stata eseguita lo scorso 6 marzo dai carabinieri della Stazione Centro di Brindisi. Pare che Peschiulli alla vista dei militari abbia accusato un malore tanto da richiedere l’intervento del 118. Don Giampiero Peschiulli, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari,  era  stato giudicato con  rito abbreviato. La sentenza era stata emessa dal gip Giuseppe Licci. Per il prete la pubblica accusa, sostenuta da Giuseppe De Nozza, aveva chiesto 3 anni e 4 mesi.

    La storia delle attenzioni di Peschiulli su alcuni minori era venuta fuori dalla trasmissione le Iene che aveva anche mandato alcuni ganci per verificare  l’atteggiamento del parroco sui ragazzi, anche minorenni, proprio come i due chierichetti che lo hanno accusato. Dopo la puntata infatti un altro ragazzino, minorenne, avrebbe raccontato tutto ad una docente. Avrebbe parlato delle particolari attenzioni, con abbracci e baci da parte del prete. Ad avallare la tesi dei denuncianti anche alcune intercettazioni telefoniche. La difesa, sostenuta dall’avvocato Roberto Cavalera, aveva chiesto l’assoluzione.

    I fatti. I  due ragazzini che avrebbero raccontate delle particolari attenzioni del prete servivano messa nella chiesa di Santa Lucia e quando tutto è iniziato non avevano neanche 14 anni. Nel primo caso denunciato il ragazzino avrebbe subito atti sessuali per cinque anni sino al 2012. L’altro più recente racconta delle attenzioni di Don Giampiero Peschiulli per 4 anni sino ad ottobre 2015. Atti sessuali, che si sarebbero perpetrati prima e dopo la messa.  “atti sessuali consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare dal ragazzo sulle guance, nell’abbracciarlo dopo averlo tirato a sé con forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le cosce e le braccia, nell’infilare la sua mano – nella prima delle due occasioni nel mentre il ragazzo era seduto innanzi a lui e si stava confessando e nella seconda nel mentre il ragazzo si accingeva a prelevare dal luogo in cui erano riposti, il calice ed i paramenti sacri – al di sotto dei pantaloni e delle mutande del ragazzo e nel toccargli e palpeggiargli il sedere ed, infine, consistiti nel prendere il capezzolo sinistro del ragazzo e nello stringerlo al punto da provocargli un forte dolore”.

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

  • Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    Preti pedofili a Brindisi: una lettera di 10 anni fa e decine di denunce rimaste nel cassetto

    di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

    L’allarme era partito già dieci anni fa quando una lettera “firmata” inviata ad alcuni giornali locali, e partita evidentemente da ambienti ecclesiastici brindisini, segnalava una situazione anomala all’interno delle parrocchie locali: “Nella Diocesi di Brindisi-Ostuni, fino ai giorni nostri, superficialità, paure e ambiguità hanno potuto abbassare il livello di vigilanza nella selezione e causare l’affievolirsi della tensione formativa di candidati al sacerdozio che diventano preti e vengono nominati addirittura parroci, educatori in seminario e insegnanti di religione nelle scuole hanno influito in maniera determinante sulla sensibilità culturale e religiosa della nostra gente e sull’andamento del flusso vocazionale. Il popolo, dopo aver progressivamente subito ciò che gli è stato in modo indolore imposto, si è assuefatto facendo rientrare nella norma la figura del “prete celibe” come uomo piuttosto misogino o sessualmente indistinto o addirittura omofilo”.
    Quella lettera, che provocò all’epoca un grande scompiglio negli ambienti della Curia, ma solo per il fatto di essere stata diffusa e pubblicata, non portò alcun cambiamento sostanziale. Tanto che, dieci anni dopo, la Diocesi di Brindisi-Ostuni risulta essere quella a più alto tasso di pedofilia in Italia, con tre sacerdoti già condannati e una serie di ulteriori approfondimenti in corso da parte dell’autorità giudiziarie su altre vicende emerse nel frattempo.
    Cosa avrebbe potuto fare la chiesa brindisina per evitare questo tracollo, ma soprattutto tutelare l’innocenza di quei ragazzini la cui vita è stata segnata per sempre dagli abusi sessuali subiti? Molto. A partire dal seminario, le cui indicazioni fornite dagli educatori non sono state prese in considerazione dai vescovi, neanche quando i segnali emersi erano di inequivocabile incompatibilità con il sacerdozio per gravi devianze comportamentali. Del caso, clamoroso, di Caramia parliamo diffusamente in un’altra parte di questo giornale.
    Ma esiste la vicenda, anch’essa risalente ad alcuni anni fa e mai resa pubblica, di un adolescente che frequentava una parrocchia di Brindisi e che in più di una occasione era stato notato assumere atteggiamenti morbosi nei confronti dei bambini che frequentavano la chiesa e i corsi di catechismo. Quando il ragazzino, allontanato dalla parrocchia, decise di seguire un percorso autonomo per farsi prete, il parroco che ne aveva individuato gli atteggiamenti chiaramente equivoci scrisse per due volte all’allora arcivescovo, Rocco Talucci, per segnalare l’indole dell’aspirante prese e sconsigliarne l’ordinazione. Ma non servì a nulla. Il vescovo decise la sua ordinazione presbiterale. Il suo nome è comparso in recenti inchieste giudiziarie.
    Più volte, in questi anni, la Curia arcivescovile di Brindisi ha ricevuto segnalazioni – sia provenienti da ambienti religiosi che laici – di situazioni incompatibili con il ruolo di sacerdote così previsto dalla Chiesa cattolica. Ben due hanno riguardato un prete, presente nel presbiterio brindisino, effettuate (in tempi diversi) da donne il cui marito ha abbandonato la famiglia per una relazione sentimentale con il parroco. Una delle due vicende ha anche avuto un appendice giudiziale. Inutile dire che il sacerdote ha continuato regolarmente a svolgere il ministero sacerdotale. Un comportamento identico a quello adottato quando furono segnalate alla Curia le tendenze pedofile di don Giampiero Peschiulli e questi fu lasciato alla guida della parrocchia di Santa Lucia sino a quando non andarono a bussare da lui i carabinieri.
    Esiste poi un caso, gravissimo, di una minorenne che frequentava gli ambienti giovanili parrocchiali e che venne abusata da un educatore. Il caso, avvenuto diversi anni fa, non giunse mai nelle aule di giustizia, forse perché i tempi non erano maturi ma soprattutto perché la famiglia preferì non denunciare all’autorità giudiziaria, limitandosi a informare dell’accaduto quella clericale. L’educatore responsabile di quella violenza è rimasto impunito continuando a ricoprire i ruoli assegnati.
    Nell’armadietto più inaccessibile negli uffici della Curia, quello contenente i fascicoli di ogni singolo sacerdote e operatore religioso, esistono molte segnalazioni, alcune anche documentate, che però non hanno mai sortito alcun effetto. E’ stata sempre l’autorità giudiziaria a porre fine a ciò che quella religiosa non è mai riuscita ad arginare, nonostante spesso nel fosse a conoscenza.
    Dieci anni di silenzi e intrecci inquietanti che partono da quella lettera “firmata” e che arrivano alle connivenze tra don Caramia e l’ex veggente Paola Catanzaro. Ma questo è un altro, lunghissimo e ancora in parte oscuro, capitolo della storia.

  • Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    Tre sacerdoti brindisini condannati per pedofilia: un infinito atto di dolore

    E’ stato uno tsunami, soffiato sulla chiesa Brindisina dove d’improvviso, qualche mese fa, è partito il valzer di trasferimenti. Via i parroci vecchi per quelli nuovi, allontanati alcuni sacerdoti “chiacchierati” per lasciare il posto ad altri. Uno spostamento di pedine affatto casuale che serve senz’altro a ripristinare una immagine ormai opaca del cattolicesimo indigeno, inficiata da una serie di arresti per pedofilia che dal 2015 in poi hanno portato alla luce un sottobosco di molestie su minori fino ad allora coperto da un velo di mutismo violato soltanto, talvolta, dal chiacchiericcio di strada.

    La pedofilia nei luoghi di culto brindisini (non tutti, per carità) è ora verità processuale. Comunque la si voglia vedere è roba scritta su carta, raccontata da sentenze non ancora definitive ma pur sempre sentenze e non più solo atti di indagine. L’ultimo caso definito in primo grado è quello di don Francesco Caramia. Giovanissimo, appena 43enne. Prete “avanti” della parrocchia di San Giustino de Jacobis. E’ stato condannato a otto anni di reclusione per atti sessuali su un minore. Ha ammesso la propria omosessualità, una relazione affettiva avuta durante il sacerdozio e mentita al vescovo. Ha sempre negato di aver rivolto le proprie attenzioni ai bambini. La vicenda giudiziaria, al momento, dice altro.

    L’arresto di don Francesco 
    e il processo
    Tutto ebbe inizio dalla denuncia di un pediatra. Un ragazzino ormai adolescente riferì di aver subito abusi in parrocchia, dopo il catechismo. Fu eseguito un decreto di perquisizione e sequestri, nel 2015, proprio in chiesa, al rione Bozzano. Poi scattò la richiesta di misura cautelare, concessa dal gip. Carcere per don Caramia, che è poi uscito ed è ora ristretto ai domiciliari in una comunità fuori regione. I fatti contestati risalgono agli anni 2008 e 2009. Il chierichetto all’epoca dei fatti aveva 8 anni. Per almeno “due volte a settimana” il piccolo sarebbe stato costretto a compiere atti sessuali “per opera di Dio”.
    Rapporti sessuali non completi dopo il catechismo, della durata di dieci o quindici minuti. Sempre “intorno alle 18 o 18.15” a quanto riferito dal diretto interessato che qualche volta, trovando una scusa, sarebbe riuscito a sfuggire. Avrebbe sottostato nelle altre occasioni perché “sottoposto a minaccia”. A quanto ha narrato, il prete gli avrebbe rappresentato che nel caso in cui avesse parlato egli avrebbe fatto valere il proprio “grande potere” e avrebbe “fatto perdere il posto di lavoro al padre o avrebbe fatto separare i suoi genitori”. Don Caramia ha affrontato un processo, che si è celebrato a porte chiuse e che si è concluso la scorsa settimana. Nessuno sconto per lui, considerato il rito “ordinario” scelto. Otto anni di reclusione gli sono stati inflitti dopo una camera di consiglio lunga ore. L’arcivescovo di Brindisi – Ostuni, monsignor Domenico Caliandro, lo aveva già sospeso dalle funzioni.

    L’ammissione in aula:
    “Ho mentito all’arcivescovo”.

    Lo scorso venerdì santo c’era udienza, una delle ultime, del processo a don Caramia. E’ stato allora che ha confermato, rispondendo a domanda precisa, di aver omesso all’arcivescovo alcuni dettagli della propria vita privata. Dettagli che riguardano un rapporto di amicizia con un uomo, prassi non proprio incline ai dettami della Chiesa. Il ritratto di Caramia fatto dai magistrati non è affatto clemente. Si parla di “inequivocabile disinvoltura” od comunque di “evidente abitudine di gestire in modo truffaldino l’organizzazione delle feste della parrocchia”: serve a tratteggiarne la personalità.
    Non “amore per la comunità, mitezza, castità, abnegazione”. Ma un “parroco indubbiamente estraneo all’immagine tradizionale del sacerdote pastore”.
    “Un uomo egoista, menefreghista, dal fare truffaldino, dalla personalità inequivocabilmente scaltra, insincera e disubbidiente”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare che porta la firma del gip Maurizio Saso, eseguita nel giugno del 2016. C’era poi un’altra notazione, che accomuna la storia di don Caramia a quella di altri “colleghi” del territorio. Diversi educatori avevano avuto modo di esaminare il cammino spirituale del 43enne mesagnese, qualcuno già all’epoca aveva espresso delle riserve: nel 1995 scriveva Fabio Ciollaro, attualmente vicario del vescovo: “Ha trascorso la prima parte dell’anno con discreto impegno, applicandosi con regolarità nello studio e mostrandosi docile e servizievole. Ma la scoperta di alcuni episodi e situazioni nascoste ha svelato una spiacevole e strana doppiezza. E’ venuta alla luce una affettività disordinata, una maturità inadeguata all’età (21 anni) nei giudizi e nelle scelte pratiche, una ripetuta insincerità e disobbedienza nei riguardi degli educatori, in maniera a volte lieve a volte grave. Allo stato attuale è opportuno che lasci il seminario. Indubbiamente potrà continuare il suo cammino di discernimento in parrocchia e con l’accompagnamento di qualche prudente sacerdote. Sarà però difficile che emergano i lati e gli aspetti veri della sua personalità, così come può invece avvenire seguendolo giorno per giorno nelle situazioni concrete della vita comunitaria. in ordine al suo futuro vocazionale, pertanto, si esprimono forti riserve e perplessità. Ci si rimette tuttavia la giudizio del Vescovo”.
    Le indagini e l’altro prete
    Prima di don Caramia, era toccato a don Giampiero Peschiulli, parroco della chiesa di Santa Lucia. Le indagini partono da una lettera anonima giunta alla trasmissione Le Iene. Il 25 settembre 2014 l’inviato Giulio Golia approda a Brindisi. Don Giampiero si barrica in chiesa e chiama i carabinieri. La reazione del prete fa notizia. Piovono commenti su Facebook. Vengono sentite a sommarie informazioni due famiglie di ragazzi che ora hanno 30 anni e che confermano tutto, specificano anche di aver detto tutto a Talucci che li avrebbe invitati a non denunciare (ipotesi questa negata dall’arcivescovo emerito nell’interrogatorio dinanzi al pm). Il 29 ottobre, il giorno in cui va in onda la clip delle Iene sul “prete pomicione”, i carabinieri si recano a casa di don Giampiero e in curia per eseguire un decreto di perquisizione e sequestro. Il 73enne sarà poi assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Partono però le intercettazioni. Il 20 maggio 2015 l’arresto.
    Secondo il gip egli “avrebbe abusato dell’autorità morale e religiosa connessa all’essere il parroco della Chiesa di Santa Lucia” e avrebbe abusato di due chierichetti, minorenni, che frequentavano la parrocchia.

    Le intercettazioni
    Il sospetto che anche a Bozzano fosse accaduto qualcosa di torbido era già riportato, sempre nero su bianco, nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita mesi prima nei confronti di don Peschiulli che è stato poi condannato a 3 anni e 8 mesi (con lo sconto previsto dal rito abbreviato e conferma in appello) sempre per pedofilia.
    Peschiulli parlava al telefono con la perpetua: “Se parla don Giampiero quanti preti si devono spogliare”. E poi ancora: “Peggio per te se l’ho fatto, perché ti stavi?”, in riferimento alle vittime. Infine ancora, riferimenti, nomi. Illazioni su cui sono stati fatti e sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi.

    Il caso del cappellano
    Il 2015, insomma, è l’annus horribilis. A novembre un altro arresto scuote la comunità ecclesiale. Pedopornografia l’accusa: ai domiciliari, in flagranza, dopo una perquisizione della Postale eseguita sulla base di una segnalazione precisa, ci finisce don Franco Legrottaglie, 67 anni, che da poco aveva festeggiato i 35 anni di sacerdozio. Svolgeva le sue funzioni a Ostuni, nella chiesa della Madonna del Pozzo. Nel pc vengono trovati 2.500 file illegali.
    Legrottaglie nel maggio 2016 viene condannato in primo grado, in abbreviato, a quattro anni di reclusione. Incluso lo sconto di pena. Viene anche stabilita l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione in perpetuo da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, di ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate da minori. Pena accessoria che racchiude in sé il racconto di una storia passata, una storia che sembrava essere caduta nel dimenticatoio. E che invece ha avuto un valore processuale, sebbene non sia stata sufficiente per la Diocesi locale, negli anni trascorsi, ad assumere provvedimenti importanti.

    Il precedente.
    Il sacerdote era già stato condannato in via definitiva nel 2000 per una vicenda risalente al 1991: atti di libidine violenta su due bambine. Un anno e dieci mesi, la pena inflitta. Non erano tempi in cui si ricorreva facilmente alla denuncia, sulla pedofilia dei preti vigeva una coltre di silenzio a cui compartecipavano, talvolta, le vittime. Per paura di finire nel mirino, per la vergogna, per il terrore di non avere giustizia. I genitori delle due ragazzine invece, ebbero coraggio e forse anche giustizia, seppur a tempo determinato.
    Nel 2010, dopo un periodo trascorso in Congo, in missione, a Legrottaglie fu assegnato l’incarico di cappellano dell’ospedale Perrino. Stipendiato dalla Asl ma scelto dall’arcivescovo, così come previsto dagli accordi regionali con le diverse diocesi pugliesi. Scaduto il termine, il contratto di consulenza esterna a tempo determinato, non gli è stato più rinnovato. E’ stato spostato alla Madonna del pozzo dove non ha mai rivestito il ruolo di parroco, ma ha celebrato messa.
    Passata la bufera?
    I casi giunti a sentenza, nel volgere di pochissimi mesi, sono tre. Ma le dichiarazioni dei preti coinvolti sono ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Ci sono alcune denunce che vengono analizzate, ci sono stati spostamenti decisi da monsignor Caliandro, la cui ratio svela l’esistenza di altre situazioni meritevoli di approfondimento. Nomi in chiaro, nomi omissati. Verità ormai note, e presagi di sventura riportati nelle schede personali dei sacerdoti, conservate presso la Curia arcivescovile che ha sì collaborato alle indagini. Ma non ha mai denunciato.

  • Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    Prete pedofilo arrestato: “questa è l’opera di Dio” diceva al bimbo

    La denuncia è scattata un anno fa, il pediatra del bambino di 8 anni aveva raccolto le confidenze del suo paziente: il sacerdote Francesco Caramia, 42enne di Brindisi, è stato arrestato e condotto in carcere con l’accusa di violenza sessuale continuata e pluriaggravata. I fatti risalgono al 2008 e al 2009: le indagini sono state condotte dai carabinieri coordinati dal pm Milto Stefano De Nozza che ha chiesto la misura cautelare, disposta dal gip Maurizio Saso.

    Le esigenze cautelari si sono viste necessarie perché Don Francesco, da quanto emerge dall’inchiesta, cercava di screditare il ragazzino vittima di violenze. Le violenze, secondo il racconto dell’ex chierichetto al gip nell’ incidente probatorio, avvenivano due volte a settimana, concluso il catechismo.

    Il parroco tranquillizzava il bambino che non voleva sottostare ai suoi lascivi, abominevoli, gesti, dicendoli che era per opera di Dio e che quello era solamente amore che voleva ricevere. Il bimbo ha raccontato nel dettaglio gli abusi: “Io capivo che non era una cosa per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, lasciamo stare. Qualche volta piangevo”.  Caramia ha scelto per la difesa l’avvocato Giancarlo Camassa, e la criminologa Roberta Bruzzone.

    Caramia è il terzo prete della diocesi Brindisi-Ostuni, arrestato in un anno: don Giampiero Peschiulli di Brindisi è ai domiciliari per pedofilia, don Franco Legrottaglie, di Ostuni, è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico. Condannati entrambi in primo grado, uno a 3 anni e 8 mesi, l’altro a 4 anni.

    http://news.fidelityhouse.eu/cronaca/prete-pedofilo-arrestato-questa-e-lopera-di-dio-diceva-al-bimbo-285260.html

  • “Quel prete ci baciava in sacrestia e prima del catechismo”

    “Quel prete ci baciava in sacrestia e prima del catechismo”

    BRINDISI – “Quel prete mi abbracciava e baciava sulla guancia quando era in corso il catechismo e il sacerdote entrava nell’aula destinata a quell’attività e la interrompeva. Con me, invece, succedeva anche in sacrestia”: le dichiarazioni rese da due ex chierichetti della chiesa di Santa Lucia sono state ritenute attendibili dai giudici della Corte d’Appello di Lecce che, per questo, hanno confermato la condanna a tre anni e otto mesi per don Giampiero Peschiulli, con l’accusa di atti sessuali su ragazzini sotto i 14 anni.

    Le motivazioni della sentenza a carico del sacerdote, arrestato il 15 maggio 2015, sono state depositate alla scadenza del termine di novanta giorni, indicato dal presidente della Corte il giorno della lettura del dispositivo. I giudici hanno confermato quanto sostenuto dal gup del Tribunale di Brindisi nella sentenza del 28 gennaio 2016, sostenendo come siano evidenti le prove di colpevolezza dell’ex parroco, 75 anni, attualmente in regime di arresti domiciliari in una comunità terapeutica. E’ stato, quindi, riscontrato anche in secondo grado l’impianto accusatorio sostenuto dal pm Giuseppe De Nozza.

    Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”.Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti. Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto.

    A giudizio della Corte d’Appello di Lecce, l’imputato ha tenuto “un comportamento processuale non collaborativo” e per questo motivo non sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche. L’ex sacerdote attende la pronuncia della Cassazione. La difesa ha depositato ricorso sostenendo che la “motivazione sia monca, con una parcellizzazione del materiale probatorio” riconducibile  a una “valutazione parziale della parola del dichiarante”.  Nei motivi, inoltre, è stato precisato che l’imputato “si è sottoposto a interrogatorio e ha risposto a tutte le domande poste dal pm e dalla parte civile, tenendo un comportamento processuale idoneo ad arricchire il materiale probatorio offerto all’attenzione del giudice”.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/depositate-le-motivazioni-della-sentenza-di-condanna-in-appello-per-don-Peschiulli-ex-parroco-di-Brindisi.html
  • L’ex parroco in Tribunale: “Non ho mai sfiorato i ragazzini”

    L’ex parroco in Tribunale: “Non ho mai sfiorato i ragazzini”

    Don Francesco Caramia, ex padre spirituale del quartiere Bozzano di Brindisi, ha respinto l’accusa di atti sessuali su un chierichetto. Nuova perizia: trovate foto sul suo pc. Per i giudici non necessario l’ascolto del vescovo Caliandro e dei predecessori Talucci e Todisco. Già nel fascicolo le intercettazioni di don Peschiulli, condannato per fatti identici

    BRINDISI – “Non ho mai sfiorato i ragazzini che venivano in chiesa, non ho fatto del male a nessuno dei chierichetti: sono innocente”. Ha scelto di sottoporsi all’esame da imputato, don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa di San Giustino de’ Jacobis, quartiere Bozzano di Brindisi, sotto processo con l’accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni tra il 2007 e il 2008. Ha parlato a lungo, oltre un’ora, nell’ultima udienza del dibattimento che si svolge a porte chiuse davanti al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli, per rispondere al fuoco di domande del sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, titolare del fascicolo d’inchiesta aperto dopo la denuncia del medico pediatra della famiglia, al quale si era rivolta la mamma del ragazzino.

    L’imputato, 42 anni, arrestato dai carabinieri il 15 giugno 2016, è ai domiciliari in una comunità religiosa. I suoi difensori, gli avvocati Giancarlo Camassa e Rosanna Saracino, avevano chiesto l’ascolto di 55 persone, tra i quali l’attuale vescovo Caliandro e i predecessori, Talucci e Todisco, mentre l’avvocato della parte civile, Carmela Roma, che in giudizio rappresenta la madre del chierichetto, aveva chiesto l’esame di don Giampiero Peschiulli, l’ex parroco della chiesa della Pietà, a Brindisi, arrestato e condannato con accusa identica a quella mossa nei confronti di don Francesco Caramia. L’impostazione della Procura nei confronti di don Peschiulli è stata riconosciuta anche in appello con pena a tre anni e otto mesi.

    Il Tribunale ha ritenuto non necessario l’ascolto dei vescovi e ha disposto un taglio alla lista testi inizialmente depositata della difesa. Non necessario anche l’ascolto di don Peschiulli, colto da malore in occasione dell’ultima udienza. Nel fascicolo del dibattimento sono state già acquisite le conversazioni ambientali intercettate nell’inchiesta sull’ex parroco della chiesa del Centro nelle quali si faceva riferimento a situazioni particolari all’interno di alcune chiese e si faceva espresso riferimento alla parrocchia del rione Bozzano. Don Peschiulli era uno degli interlocutori. L’anziano sacerdote ha sempre respinto l’accusa e il suo difensore, Roberto Cavalera, intende ricorrere in Cassazione.

    Il pubblico ministero, in vista della prossima udienza, ha depositato le conclusioni di una nuova perizia informatica sul computer in uso a don Francesco Caramia. Il consulente ha trovato file contenenti foto che per l’accusa costituiscono un’ulteriore fonte di prova a sostegno dell’accusa, in aggiunta alle conversazioni intercettate nel periodo dell’inchiesta, quando don Caramia era indagato a piede libero essendoci stato il sequestro del computer, del tablet e dei telefonini, e ai messaggi scambiati in chat. Sui dialoghi e sulla messaggistica il Tribunale ha già disposto una perizia.

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  • Malore per don Peschiulli teste nel processo all’ex parroco di Bozzano

    Malore per don Peschiulli teste nel processo all’ex parroco di Bozzano

    Rinviato l’ascolto in Tribunale dell’ex sacerdote della chiesa Santa Lucia di Brindisi: depositato certificato medico, era stato citato nel dibattimento a carico di don Francesco Caramia, imputato per atti sessuali su un chierichetto, accusa per la quale l’anziano parroco è stato condannato anche in Appello

    BRINDISI – Un malore ha impedito all’ex parroco della chiesa Santa Lucia di Brindisi, don Giampiero Peschiulli di presentarsi come testimone nel processo a carico di don Francesco Caramia, ex padre spirituale della parrocchia san Giustino de’ Jacobis del rione Bozzano, imputato per atti sessuali su un chierichetto.

    Peschiulli, condannato con accusa identica anche in Appello, era stato citato come teste dall’avvocato che in giudizio rappresenta la parte civile nel dibattimento dinanzi al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli: doveva essere ascoltato nell’udienza calendarizzata per la mattinata di oggi, venerdì 14 aprile, ma ha fatto recapitare un certificato medico a titolo di giustifica.

    Il sacerdote, 74 anni, è ai domiciliari in una comunità religiosa dopo essere stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare seguita il 20 maggio 2015. Per difendersi dall’accusa dal pm, ha scelto il rito abbreviato ed è stato condannato alla pena di tre anni e otto mesi, confermata dalla Corte d’Appello d’Appello di Lecce a cui aveva presentato ricorso il difensore Roberto Cavalera. Il prete ha sempre respinto le accuse. Così come si è professato innocente don Caramia che è ai domiciliari in una comunità religiosa, dopo l’arresto in carcere del 15 maggio dello scorso anno. L’ex sacerdote del quartiere Bozzano ha scelto, invece, il giudizio ordinario, ed è difeso dagli avvocati Rosanna Saracino e Giancarlo Camassa.

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