Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giglio Gilioli

  • Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli elementi acquisiti negli interrogatori in corso nell’inchiesta per violenza sessuale di gruppo contro nove religiosi dell’ex associazione dei “Discepoli dell’Annunciazione” hanno spinto i magistrati ad allargare il campo dell’indagine: nelle prossime ore saranno iscritti nel registro degli indagati almeno altri tre sacerdoti. Attualmente gli indagati sono il fondatore dell’associazione, don Giglio Gilioli, e altre otto persone che all’epoca dei fatti dell’inchiesta, circa dieci anni fa, collaboravano con lui.

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Secondo quanto appreso in ambienti inquirenti, i nuovi indagati, per lo stesso reato, sono persone che gravitavano nell’ambito dell’associazione religiosa in quel periodo e che sono state identificate in queste ore. Tra gli elementi a riscontro delle accuse vengono vagliati con molta attenzione dagli inquirenti “alcuni diari” oggetto del materiale sequestrato nelle perquisizioni dei giorni scorsi.

    Intanto già cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati. Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”.

    I nove preti indagati per abusi sessuali su due fratelli minorenni

    Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni. La Procura pratese ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei “Discepoli dell’Annunciazione”, realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede. Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei “Discepoli dell’Annunciazione” insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.

    L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all’estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L’altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch’egli minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all’interno della sede dei “Discepoli dell’annunciazione” in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.

    https://www.nextquotidiano.it/gli-altri-tre-preti-indagati-per-abusi-sessuali-a-prato/?fbclid=IwAR3MjNGwyMcsr_duZ9k7wU7rmkenVnJ9IH27e-CFzpn6fl-8S5gNv6JraVA

  • Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

    PRATO Si scava nella memoria di computer, telefonini e anche nelle vecchie agende per trovare le tracce degli abusi su due ragazzi che frequentavano la comunità religiosa fondata dieci anni fa a Prato dal sacerdote veronese don Giglio Gilioli.

    L’ex convento ad Aulla

    Venerdì gli investigatori della squadra mobile di Prato hanno bussato alle porte dell’ex convento ad Aulla, Massa Carrara, con un decreto di perquisizione in cui si ipotizza il reato di violenza sessuale anche di gruppo per nove religiosi che facevano parte dell’associazione «I discepoli dell’Annunciazione» — sciolta dal Vaticano alla vigilia di Natale — e hanno portato via telefoni, hard disk, computer e diversi documenti che adesso dovranno essere passati al setaccio.

    Aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth

    Don Giglio Gilioli, 73 anni, prima di arrivare a Prato nel 2005, a Verona aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth. Nel 2010 aveva fondato alla periferia di Prato l’associazione adesso finita nella bufera, raccogliendo diversi giovani provenienti da ogni parte del mondo che avevano l’aspirazione di diventare sacerdoti. Le prediche di don Giglio finivano anche su internet. Sul web nasce un canale Youtube chiamato «Discepoli annunciazione» in cui, con toni apocalittici, mette in guardia dalle tentazioni del diavolo.

    Il racconto di uno dei due

    Le violenze contestate ai nove — oltre a don Giglio ci sono quattro sacerdoti, un frate e tre religiosi — risalirebbero al 2008 e sarebbero andate avanti per otto anni. I due ragazzi, fratelli, avevano all’epoca 9 e 14 anni. A dare il via all’inchiesta è stato il racconto fatto da uno dei due — oggi ha 21 anni — ad alcuni sacerdoti e poi alla madre. Le scorse settimane i due ragazzi sono stati ascoltati in Procura e i loro racconti potrebbero portare presto a nuovi sviluppi.

    La rete dei rapporti

    L’inchiesta è solo agli inizi ma gli inquirenti stanno adesso cercando di ricostruire la rete dei rapporti della comunità per verificare se ci siano stati episodi di violenza non denunciati. Non si esclude che altri religiosi possano essere coinvolti in questa vicenda, per questo il prossimo passo degli investigatori sarà quello di identificare tutte le persone passate dalla comunità negli anni passati. Alcuni sono diventati sacerdoti, altri hanno lasciato la vita religiosa prendendo altre strade.

    Prime notizie a giugno

    Le prime notizie delle violenze sarebbero emerse lo scorso giugno, quando l’allora vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, viene informato che un giovane di 21 anni racconta di violenze fisiche e psicologiche subite quando era un ragazzino e frequentava la struttura. Il vescovo, di fronte a quella notizia, dà immediata comunicazione alla Congregazione per la dottrina della Fede, avviando il procedimento canonico (ancora aperto).

    Servizi sociali

    A dicembre, la Procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, apre l’inchiesta dopo la segnalazione dei servizi sociali che erano stati attivati dalla mamma del ragazzo. Così quando la Curia viene avvertita che c’è un’inchiesta in Procura, il vescovo attuale, Giovanni Nerbini, consegna gli atti dell’inchiesta canonica. «Non nascondo il mio dolore — ha detto il vescovo — vorrei sperare che gli addebiti non risultino veri ma voglio dire chiaramente che il mio primo interesse è la ricerca della verità. Per questo auspico che, nell’interesse di tutti, si concludano quanto prima le indagini». Don Gilioli lo scorso 15 gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa del tribunale ecclesiastico ed ora ha poco meno di un mese di tempo per produrre eventuali ricorsi. Lui, comunque, si dichiara «totalmente estraneo» alla vicenda.

    https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_gennaio_31/prete-veronese-presunti-abusicomputer-telefonini-setaccio-abc5be5c-4425-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml

  • Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

    Ieri pomeriggio, nella chiesa del Groppino di Aulla – provincia di Massa Carrara – si è regolarmente celebrata la messa, dedicata a S.Giovanni Bosco. Un momento di vita parrocchiale come tanti altri, quasi come se le vicende che hanno coinvolto alcuni membri della comunità religiosa – e parliamo di inchieste per violenze sessuali e di gruppo – non fossero mai accadute. Al termine della celebrazione alcune fedeli hanno preso le difese del gruppo che vive da tempo ad Aulla: i “Discepoli dell’Annunciazione”, una fondazione che è stata ufficialmente sciolta dal Vaticano.  Al centro di tutta la storia don Giglio Gilioli, 73 anni. Ad Aulla è una figura nota da tempo.

    Gli abusi al centro dell’inchiesta sarebbero avvenuti a Prato nel periodo compreso tra il 2009 al 2012. Tutto è partito dalla denuncia di due fratelli che all’epoca dei fatti erano minorenni. L’inchiesta della procura di Prato ha puntato dritto alle attività dei “Discepoli dell’Annunciazione”, fondazione creata e gestita da don Giglio Gilioli.

    “E’ un ottimo predicatore – racconta una signora – ha un modo particolare di esprimersi, si accalora durante l’omelia, ma è il suo modo di fare e di certo non mi infastidisce. Siamo davvero arrabbiati per l’accanimento che c’è stato in questi giorni”. Il gruppo di don Gilioli non è mai stato al centro di storie poco chiare negli anni. Nel tempo che sono stati ad Aulla hanno celebrato messa, confessato, benedetto le case, aiutato il parroco. Le accuse di violenza sembrano assurde a molti: “Io vengo qui da tempo – ha raccontato una ragazzi – perché mi piace il loro modo di predicare, le parole che usano e mi sono affezionata. Non credo alle accuse mosse contro di loro, secondo me è una montatura per rovinarli”.

    Al termine della messa i sacerdoti sono rientrati nella casa che si trova accanto alla chiesa e non hanno voluto commentare le vicende penali. “E’ un momento delicato – ha detto uno di loro quasi a bassa voce – preferiamo non dire nulla”. I parrocchiani sono comunque propensi a fidarsi: “Noi siamo dalla loro parte – hanno detto – speriamo che la giustizia faccia il suo corso e ci dia ragione”.

    Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia

  • Scandalo pedofilia nella comunità religiosa, interrogati alcuni indagati

    Scandalo pedofilia nella comunità religiosa, interrogati alcuni indagati

    Prato, 31 gennaio 2020 – Sono in corso a Prato gli interrogatori di alcuni dei nove indagati – cinque sacerdoti, due frati e due ex religiosi – accusati di violenza sessuale di gruppo dalla procura di Prato. Tutti facevano parte dell’associazione ‘Discepoli dell’Annunciazione‘ fondata da don Giglio Gilioli – unico imputato nel processo penale canonico avviato la scorsa estate e coinvolto nelle indagini della procura – e soppressa a dicembre 2019 dal Vaticano.

    I racconti degli indagati vengono messi a confronto tra loro dai sostituti procuratori Laura Canovai e Valentina Cosci, titolari dell’inchiesta nata dalla denuncia di un ragazzo che all’epoca dei fatti sarebbe stato minore di 14 anni. “Cerchiamo di verificare il più presto possibile dei fatti che risalgono a molti anni fa – ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi -. Chiediamo a tutti di mantenere il massimo riserbo data la delicatezza di questa indagine”.

  • Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Abusi sessuali su due fratelli: finisce nei guai sacerdote di Aulla

    Aulla – Stupore ad Aulla per l’indagine su presunti abusi di minorenni e stupri di gruppo che vede coinvolto anche padre Giglio Gilioli, un sacerdote di 73 anni che da tempo si trova in paese.

    Padre Giglio aveva celebrato la messa ad Aulla domenica scorsa e nessuno poteva immaginare che il sacerdote dalla parlata fluente e il tono di voce deciso, fosse coinvolto in un’indagine insieme con altri preti sospettati di aver perpetrato abusi sessuali su minori.

    L’inchiesta sugli stupri di gruppo ai danni di ragazzini è stata affidata dalla Procura alla Squadra mobile della questura, è nel frattempo stata supportata dalle dichiarazioni effettuate di fronte agli investigatori dalle due presunte vittime. Nei giorni scorsi, su disposizione dei pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Laura Canovai e Valentina Cosci, sono scattate perquisizioni personali sia a carico dei nove indagati sia relative alle varie sedi dell’ex comunità religiosa compresa quella di Aulla. Questo perché, secondo la Procura, c’è un fondato motivo per ritenere che gli indagati possano conservare in quei locali documenti cartacei e informatici, comprese registrazioni audio e video, relativi agli episodi incriminati.

    Documenti, pensano gli investigatori, dai quali potrebbe anche emergere l’esistenza di altre vittime, oltre ai due ragazzi che accusano i religiosi. Da qui la necessità di scoprire nuovi indizi che portino all’individuazione di altre possibili giovani vittime.

    L’arrivo ad Aulla di padre Giglio e dei suoi collaboratori non è certo passato inosservato. I sacerdoti si sono subito attivati anche nei confronti della comunità locale e celebrando la Santa Messa anche nelle chiese più distanti dal centro. Ma è sempre stato padre Giglio il catalizzatore del gruppo di nuovi sacerdoti giunti in paese che era riuscito ad avvicinare molte persone e a conquistare la loro fiducia. Per questo ad Aulla in molti sono scettici sull’inchiesta partita da Prato e sentita ora come un vero e proprio terremoto e i più preferiscono attendere prima di commentare.

    Don Giglio Gilioli era arrivato da Verona in Toscana nel 2005. A Prato fondò la comunità religiosa I discepoli dell’Annunciazione che ricevette la prima visita canonica nel 2013. Ne seguì un’altra nel 2018 voluta dalla Santa Sede. Poi pochi giorni prima del Natale dello scorso anno il Vaticano decise di sopprimere la Comunità religiosa. All’origine della drastica decisione assunta dal Vaticano vi sarebbero stati una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo” come evidenziato dal decreto del Vaticano. —