Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’abbazia cistercense svizzera di Hauterive, nel cantone di Friburgo, ha annunciato il 4 settembre 2023 che un membro della sua comunità ha abusato sessualmente di donne adulte dagli anni Settanta agli anni Novanta. L’abate di Hauterive, fr. Marc de Pothuau ha lanciato un appello per trovare tutte le potenziali vittime.
    «Crediamo che la copertura mediatica possa aiutare le vittime», ha detto Dom Marc de Pothuau a un gruppo di giornalisti riuniti nell’Abbazia di Hauterive. Insieme al responsabile della comunicazione della comunità, Xavier Pilloud, l’abate ha parlato con l’espressione seria che accompagna le notizie difficili. Finora, questo centro spirituale nel cantone di Friburgo sembrava essere stato risparmiato dagli scandali sessuali che hanno proliferato nella Chiesa negli ultimi decenni.

    «Anche la comunità dell’Abbazia di Hauterive conosce il profondo rammarico e il dolore di essere stata il luogo in cui le donne dicono di aver subito abusi sessuali, di essere state tradite nella loro fiducia e ferite nella loro fede», si legge nel preambolo del testo di Dom Marc de Pothuau.

    Derive nella guida spirituale

    I fatti denunciati risalgono a più di trent’anni fa. Per circa quindici anni negli anni ’80, in qualità di confratello albergatore, il religioso accusato era responsabile dell’accoglienza degli ospiti. «Ma non sempre ha mantenuto una distanza sufficiente da alcune donne», osserva l’abate. In concreto, il monaco cistercense avrebbe approfittato del suo ruolo di consigliere spirituale per allungare le mani in modo non consensuale su donne adulte. Marc Pothuau ha dichiarato alla conferenza stampa che dalla fine degli anni ’70 sono stati identificati in totale sei casi. «Ma potrebbero essercene altri», ha detto l’abate.

    Il religioso accusato aveva già attirato l’attenzione su di sé molto tempo fa. Nel settembre 1992, un ospite aveva inviato un reclamo all’Abate di allora, Dom Bernard Kaul, ora deceduto. L’abate aveva revocato al religioso la responsabilità e lo aveva mandato in altre comunità, al fine di aiutarlo a riscoprire il senso della sua vocazione. Dom Kaul aveva inviato una lettera a tutti i conoscenti dell’ex religioso, spiegando i fatti di cui l’uomo era stato accusato e cercando altre possibili testimonianze. In risposta, tra le circa sessanta testimonianze che lodavano il monaco, ne ricevette una di una donna che diceva di averlo perdonato per aver tentato di baciarla sulla bocca.

    L’abbaziato di Lepori

    Dom Mauro-Giuseppe Lepori, eletto abate di Hauterive nel 1994 e abate generale dell’Ordine cistercense dal 2010, non ha ricevuto immediatamente dal suo predecessore un fascicolo sui problemi del monaco né alcuna denuncia di abusi sessuali durante il suo abbaziato. Tuttavia, appena eletto, il monaco ticinese ha scoperto che questo religioso aveva una relazione segreta con una donna adulta e consenziente. Perciò padre Lepori invitò questo fratello a rivedere la sua scelta monastica. Il fratello rifiutò e lasciò la comunità nel 1996 per sposarsi. Oggi, dom Lepori sostiene l’approccio della comunità», spiega l’abate de Pothuau.

    «Una nuova consapevolezza»

    Solo nel 2019 una donna che si dichiarava vittima ha raccontato la sua storia all’attuale abate, Dom de Pothuau, eletto nel 2010. È stato allora che «ho iniziato, insieme alla comunità, a rendermi conto della portata del problema», osserva la guida di Hauterive. L’abate ha quindi incontrato la comunità in diverse occasioni. Pur avendo deciso di non sporgere denuncia, Dom Pothuau ha contattato la polizia cantonale, che gli ha comunicato che, essendo scaduti i termini di prescrizione, non era possibile avviare un procedimento penale.

    Una relazione asimmetrica

    L’abate ha quindi condotto le sue indagini, dalle quali è emerso che almeno sei persone erano state vittime del monaco. Ne ha incontrate tre con le quali ha iniziato un processo di riparazione. Ne ha contattata un’altra e ha identificato altre due potenziali vittime consultando gli archivi dell’Abbazia.

    Oggi il presunto colpevole ha più di 90 anni, soffre di demenza senile e non riesce più a comunicare. «I suoi tutori legali sono d’accordo con l’approccio attuale», dice Dom de Pothuau. Non è quindi possibile intraprendere alcuna azione concreta contro il presunto colpevole, poiché i fatti sono legalmente prescritti e il diritto canonico non si applica, ovviamente, alle persone che hanno lasciato un’ordine religioso.

    Rimane il bisogno di riconoscimento e di riparazione, che è al centro della comunicazione voluta dall’Abbazia. «Negli ultimi anni, la società e la Chiesa hanno fortunatamente compreso la gravità di qualsiasi attacco all’integrità sessuale, così come la nozione di consenso nel contesto di una relazione asimmetrica e di guida spirituale», sottolinea l’Abate. Il religioso viene descritto come «noto ai suoi tempi per il suo carisma e il suo contagioso buonumore», con cui offriva una relazione «ovviamente asimmetrica», osserva Dom de Pothuau.

    Impatto devastante: l’esempio della vicenda Santier in Francia

    «L’affare Santier in Francia (ottobre 2022), un anno dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), ha provocato una nuova presa di coscienza», è stato ricordato in conferenza stampa. Il vescovo emerito di Créteil è stato sanzionato ecclesiasticamente per abusi spirituali a scopo sessuale senza che la sanzione fosse resa pubblica. «Questo esempio illustra l’immensa difficoltà che le vittime di abusi incontrano nell’osare parlare apertamente», osserva ancora l’abate Marc de Pothuau.

    «Presumiamo che ci siano altre vittime».

    Dom Marc de Pothuau prosegue: «Avendo potuto misurare l’impatto devastante sulla prima denunciante che abbiamo incontrato, in particolare il peso opprimente e paradossale del senso di colpa, ho capito allora che avevamo il dovere di fare qualcosa di più», dice l’abate. Alcune delle donne coinvolte erano più vulnerabili di altre», spiega.

    Dopo una lunga discussione in comunità, i religiosi di Hauterive sono giunti alla conclusione che era loro responsabilità morale non lasciare le cose come stanno. «Perché presumiamo che ci siano state altre vittime». Da qui l’appello a tutti gli interessati a contattare gli organi competenti. L’abate cita la Commissione della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) sugli abusi (CASCE), o la commissione indipendente CECAR. L’abate ha pure precisato che l’Unione dei Superiori Maggiori (VOS’USM) partecipa al fondo di compensazione istituito con i vescovi svizzeri e che l’Abbazia non proporrà alcun risarcimento finanziario diretto.

    Nessun legame con l’inchiesta nazionale

    Dom de Pothuau precisa che l’appello ai testimoni non ha nulla a che vedere con l’attuale indagine nazionale sugli abusi sessuali nella Chiesa in Svizzera, i cui primi risultati saranno resi pubblici il 12 settembre. «Abbiamo applicato una nostra agenda in questo processo», afferma il cistercense, che ha comunque inviato il dossier ai responsabili dell’inchiesta svizzera.

    «Questo caso, che per noi è di tanti anni fa, continua a essere oggi una fonte di sofferenza per queste donne che sono venute all’Abbazia di Hauterive più di trent’anni fa per cercare la pace e il conforto della presenza di Cristo», prosegue l’Abate che ha anche sottolineato la disponibilità dei responsabili a incontrare le vittime «e, se necessario, a cercare con loro una via d’uscita dall’impasse in cui uno dei monaci all’epoca le avrebbe gettate». (cath.ch/rz)

    Raphael Zbinden/traduzione e adattamento catt.ch

    I dati di contatto per segnalare casi sono i seguenti:

    Commissione per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico e soggetti a prescrizione (CASCE-LGF): +41 79 387 21 82/ casce@diocese-lgf.ch
    -Commissione Ecoute Conciliation Arbitrage Réparation (CECAR): +41 77 409 42 62/ info@cecar.ch
    Abbaye d’Hauterive: +41 26 409 71 00/temoignage@abbaye-hauterive.ch

    https://www.catt.ch/newsi/labbazia-di-hauterive-cerca-le-vittime-di-abusi-di-un-ex-monaco/

  • Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    di Federico Tullli – L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va

  • Giornalista querelata, solidarieta’ di Fnsi e Assostampa

    Giornalista querelata, solidarieta’ di Fnsi e Assostampa

    (AGI) – Palermo, 30 ago. -La Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.

    I legali del sacerdote hanno chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista dell’Ansa.

    Su una precedente querela si era espressa la Cassazione dando ragione alla cronista. La Procura aveva chiesto l’archiviazione ma la difesa del sacerdote ha presentato opposizione. Nella nuova querela si contesta il resoconto
    giornalistico di un’udienza dove era stato visionato un video in cui comparirebbe il religioso con un giovane.

    Il sindacato unitario dei giornalisti (AGI) – si legge in una nota – ritiene, ancora una volta, inaccettabile la richiesta di sequestro degli strumenti informatici e telematici fondamentali per il lavoro giornalistico e resta vigile su ogni tentativo di spegnere il diritto di cronaca ricorrendo anche alle querele temerarie.

    Fab 301614 AGO 23

  • Prete imputato a Enna, altra denuncia contro giornalista Per la prima querela Procura aveva chiesto archiviazione

    Prete imputato a Enna, altra denuncia contro giornalista Per la prima querela Procura aveva chiesto archiviazione

    (ANSA) – ENNA, 30 AGO – Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori ha, nuovamente, denunciato la giornalista Pierelisa Rizzo.

    La Procura di Enna aveva già chiesto l’archiviazione per la prima denuncia, ritenendola infondata. “Qualche giorno fa, Papa Francesco ha ricevuto il premio giornalistico 2023 – dice Rizzo – Mi piacerebbe saper se sa che, i suoi preti, accusati in aule di Tribunali di pedofilia, provano a zittire i giornalisti denunciandoli ripetutamente con querele, chiaramente, temerarie, al solo fine di farli tacere”.

    Dopo la prima denuncia del 2022, che riguardava la pubblicazione di chat a sfondo sessuale, contenute nell’ordinanza di arresto del sacerdote, intercorse tra Rugolo e un giovane, l’articolo incriminato, questa volta, riguarda il resoconto di una udienza dello scorso giugno.

    La giornalista racconta di un video proiettato in aula nel quale si vede il sacerdote in atteggiamenti poco consoni a un prelato con un giovane. I legali del vescovo, sia nella prima che nella seconda denuncia, hanno chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista.

    “Il problema di questo processo, secondo i legali del sacerdote imputato, è proprio la stampa – aggiunge Rizzo – Trincerandosi dietro il fatto che il processo si celebra a porte chiuse, hanno provato in tutti i modi e varie volte, a farci tacere.

    Credo che la rilevanza pubblica di questi fatti, in una città nella quale padre Rugolo ha occupato un posto di rilievo per le sue attività, non può e non deve farci tacere” .

    La giornalista accusata di diffamazione e di diffusione di atti procedurali è difesa dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del Foro di Enna e dall’avvocato Giovanni Di Giovanni, del Foro di Caltanissetta. (ANSA).

    APE

  • Processo Rugolo, dai pulpiti delle chiese la condanna è solo per la stampa

    Processo Rugolo, dai pulpiti delle chiese la condanna è solo per la stampa

    Piazza Armerina. Pulpiti trasformati in tribune, non più strumenti per la diffusione della Parola di Dio ma megafoni per diffondere arringhe difensive e “smontare” tesi non gradite.

    Succede da qualche settimana in diverse parrocchie della Diocesi di Piazza Armerina dove, il più delle volte prima della benedizione finale, dall’altare alcuni parroci si sono lanciati in difese accorate del Vescovo Rosario Gisana ed in tentativi di delegittimazione del lavoro dei giornalisti che si stanno occupando del processo Rugolo, il sacerdote di Enna a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”.

    Chi in questi mesi ha raccontato le varie fasi del processo sarebbe, secondo una parte del clero diocesano, colpevole di diffondere “notizie di seconda mano” o di “decontestualizzare” frasi o avvenimenti.

    Come se bastasse un processo a porte chiuse ad impedire ai giornalisti di parlare con i soggetti coinvolti o studiare gli atti processuali per poi riportarne fedelmente il contenuto.

    Il copione è più o meno lo stesso, negli ultimi mesi in alcune parrocchie della Diocesi, al termine della celebrazione il consueto “Ite, Missa Est” si trasforma in un “Memento” per la comunità. “Ricordate che il Vescovo non risulta indagato” recitano dal pulpito all’unisono i sacerdoti, e ancora: “non credete a quello che leggete sui giornali” fino al più scontato “aspettiamo la sentenza prima di giudicare”.

    E non solo. Solo nel caso più recente, accaduto la scorsa settimana, in una delle parrocchie della Diocesi, nel corso di un’omelia, il parroco avrebbe fatto un iperbolico parallelo tra la vicenda dell’aggressione via web alla madre di uno dei presunti stupratori di Palermo e i giornalisti, esortando i fedeli ad avere lo stesso rigore morale contro chi scrive falsità sul vescovo Gisana.

    Un’azione di propaganda, bella e buona, ma estremamente pericolosa perchè, anche se in maniera involontaria, espone chi, con professionalità si occupa della vicenda, ad una campagna denigratoria e di odio.

    A fronte di questo, nessuna parola, neppure di vicinanza cristiana, è stata spesa per le vittime. Nel frattempo il luogo della Parola diventa palco per la propaganda, un pulpito da dove lanciare strali contro chi racconta verità diverse da quelle “gradite” e magari intimidirlo, reclamandone il silenzio.

    Jerry Italia – Pierelisa Rizzo

    https://www.quotidianodigela.it/processo-rugolo-dai-pulpiti-delle-chiese-la-condanna-e-solo-per-la-stampa/

  • Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2

    Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2

    Sembrava quasi impossibile organizzarsi in così poco tempo…
    Invece siamo pronti e in onda da sabato 2 settembre alle 12, con il primo TG tematico al mondo. Una rassegna stampa settimanale con la cronaca dall’Italia e dal mondo, a cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO.
    La controinformazione autorevole con i giornalisti che dall’inizio dello scandalo italiano hanno raccontato la storia e combattuto in prima persona al fianco dei sopravvissuti. Spesso pagandone le spese.
    Presento subito la Redazione e i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;
    Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista
    Pier Elisa Rizzo – ANSA sicilia
    Federica Tourn – Giornalista indipendente
    Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia
    Alessio Di Florio – Redattore Word News
    Antonio Messina – Sopravvissuto
    Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete
    Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di questa puntata saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.
    Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0
    Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.
    Ma le cose stanno davvero così ?
    Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogni uno possa maturare la propria idea sui fatti.
    Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video *con i volti dei giornalisti replicati dall’Intelligenza artificiale (la voce è originale), anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpdona/

  • Processo a un prete, cronista davanti al gup. L’intervento dell’Ordine

    Processo a un prete, cronista davanti al gup. L’intervento dell’Ordine

    La Procura di Enna chiede l’archiviazione per la giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo. L’Ordine dei giornalisti Sicilia e l’Associazione della stampa siciliana esprimono solidarietà alla giornalista e valutano azioni congiunte di supporto.

    La vicenda prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote hanno chiesto l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo. Il gip di Enna, Michele Martino Ravelli, ha accolto in parte la richiesta e ha deciso solo per l’oscuramento del post che però non è mai stato oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura. Lo scorso giugno il pm Stefania Leonte ha chiesto l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo hanno depositato una richiesta di opposizione e il gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    Una vicenda simile a quella di Enna si svolge a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione. Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    «Per i legali di Rugolo, e per quelli che rappresentano i responsabili civili al processo, il vero problema è che le notizie non escano dall’aula di Tribunale dove si sta svolgendo, ormai da due anni, il processo a porte chiuse – dice Pierelisa Rizzo, che è assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e da Giovanni Di Giovanni, del foro di Caltanissetta – ma le querele temerarie non possono e non devono fermare la stampa che ha il dovere di continuare a raccontare un fatto di tale rilevanza sociale. Il processo a porte chiuse mi impedisce di entrare in aula, ma non di raccontare quello che succede nel procedimento che ho seguito, da sola, per oltre cento ore».

    «Si tratta di un altro caso di querela temeraria – secondo Roberto Gueli, presidente dell’Ordine dei giornalisti Sicilia – che non tocca solo la collega Pierelisa Rizzo, ma tutta la categoria. Ci adopereremo nelle sedi opportune per fornire alla collega il supporto necessario, in una battaglia giudiziaria in cui un cronista non può essere lasciato da solo».

    https://www.odgsicilia.it/processo-a-un-prete-cronista-davanti-al-gup-lintervento-dellordine-n-416.html

  • Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    Pedro Salinas: “El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare ogni tipo di abusi”

    “L’assedio mediatico-giudiziario lanciato contro Paola Ugaz, Daniel Yovera (altro giornalista freelance che ha partecipato a un servizio di Al Jazeera sugli affari del Sodalicio a Piura, dove l’arcivescovo è José Antonio Eguren, membro della “generazione fondatrice” del Sodalicio) , e contro di me, in modo feroce e sostenuto negli ultimi cinque anni, sprecando una quantità impressionante di risorse economiche in questa incessante caccia agli informatori”

    «Quella fu l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa mi consiglierebbe? Io chiesi lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questa ipotesi non è esclusa. La sola idea mi ha commosso profondamente”

    “(El Sodalicio) dovrebbe essere soppresso. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state nuovamente vittimizzate in modo crudele e inclemente durante tutti questi anni”

    “Figari è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che così non è stato”

    “Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann, e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si sono distinti per la loro assenza e indifferenza in questa storia (…). La verità è che nel caso Sodalicio è prevalsa l’indolenza delle autorità ecclesiastiche, questa è una verità di pugno”

    Cipriani: “So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù o per commentare la politica peruviana, dalla sua ideologia polarizzante di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non l’ha mai saputo”

    “Continuerò, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scorticato ed esausto”. Paola Ugaz e Pedro Salinas sono due giornalisti peruviani che hanno lasciato la pelle (quasi letteralmente) per denunciare, e smantellare, la rete di soprusi ed eccessi economici e di potere nel Sodalicio de Vida Cristiana, facendo ordinare a Papa Francesco un’inchiesta, che questi giorni sono stati compiuti dagli ‘inquisitori’ del Vaticano, Charles J. Scicluna e Jordi Bertomeu .

    In questa intervista esclusiva per DR, Salinas svela particolari inediti dell’inchiesta, addita la responsabilità dei gerarchi vaticani nella tutela del fondatore del Sodalicio, Luis Figari, e chiede lo “scioglimento” del movimento. ” Il Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare abusi di ogni tipo. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si cancella con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari”, rileva.

    Come valuta la visita di Bertomeu-Scicluna? Cosa ti hanno chiesto, cosa hai risposto?

    Li ho conosciuti entrambi, in momenti diversi e per motivi diversi, nel 2019. Scicluna mi ha invitato a un incontro antipedofilo pre-vertice, il 20 febbraio di quell’anno, in una sala dell’Istituto Maria Bambina, in Vaticano, insieme a undici vittime sesso da vari paesi. Senza essere stata una vittima sessuale, sono stata convocata per aver subito abusi psicologici e fisici al Sodalicio (organizzazione cattolica peruviana con caratteristiche settarie, fondata nel 1971), perché ero uno dei giornalisti che ha rivelato la cultura dell’abuso insita in quell’istituzione da più di quattro decenni e per essere stato ingiustamente denunciato per diffamazione dall’arcivescovo più rappresentativo di questa società di vita apostolica, José Antonio Eguren Anselmi SCV.

    Ho conosciuto Bertomeu tramite Juan Carlos Cruz, vittima del famoso pedofilo cileno Fernando Karadima e attualmente membro del Comitato vaticano per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Mi ha invitato a visitare i suoi uffici presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e, con mia sorpresa, sulla sua scrivania c’era l’inchiesta giornalistica Metà monaci, metà soldati (Planeta, 2015), che ho scritto insieme alla mia collega Paola Ugaz . Già in quel momento mi disse che era a conoscenza del caso e lo stava monitorando.

    Per il resto, la fama di entrambi li ha preceduti. Ciò che avevano ottenuto dopo la loro visita in Cile (2018) era qualcosa che noi ex Sodalits volevamo replicare da allora in Perù. Tuttavia, Papa Francesco sta appena iniziando a dare forma all’idea dopo aver ricevuto la mia collega e coautrice Paola Ugaz. Questo è successo nel novembre dello scorso anno. L’empatia di Bergoglio con Pao è stata fondamentale.

    Il programma degli incontri è iniziato con me martedì 25 luglio alle nove del mattino ed è durato circa due ore e mezza. Poi è stata convocata Paola Ugaz. Gli argomenti, nel mio caso, erano vari, anche se molto specifici. Il carisma. struttura settaria. Il ruolo svolto da alcuni prelati, vuoi per indolenza, vuoi per omissione dopo le denunce giornalistiche. Il trattamento che il Vaticano gli ha riservato attraverso i suoi principali intervenienti, dalla nomina del primo visitatore apostolico al ruolo svolto dallo spagnolo José Rodríguez Carballo, del dicastero da cui dipende il Sodalicio, nonché quello di “compagno spirituale” , Gianfranco Ghirlanda SJ. L’assedio mediatico-giudiziario che hanno lanciato contro Paola Ugaz,

    La verità è che mi sono sentito ascoltato per la prima volta in questi lunghissimi tredici anni, da quando abbiamo iniziato le indagini e denunciavamo, omeopaticamente, questa organizzazione cattolica. Ma ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stato il livello di informazioni gestite da entrambi. Scicluna, che con me ha guidato l’“interrogatorio”, mi ha chiesto dettagli su specifiche pagine e capitoli del mio ultimo libro Senza notizie da Dio. Sodalicio: cronaca dell’impunità (Autopubblicazione, 2022). Stiamo parlando di un libro di quasi mille pagine. Ed erano anche a conoscenza dell’irruzione in casa mia, nel gennaio 2022, con lo scopo di sequestrare il mio cellulare (cosa che sono riusciti a fare, e sono stati scaricati tutti i miei audio, chat e contatti con le vittime e le autorità ecclesiastiche) e il computer dove Stavo scrivendo Nessuna notizia da dio. Non potevano prendere il computer perché, pensando che ciò potesse accadere, l’ho incastrato in una parete della mia stanza. Ma se. Sono rimasto positivamente colpito dagli inquisitori del papa. Tanto che mi ha lasciato anche la sensazione che potesse succedere qualcosa.

    Hanno potuto svolgere il loro lavoro in libertà?

    Per quanto abbiamo potuto vedere, sì. Tutti gli interrogatori si sono svolti in territorio vaticano: presso i locali della nunziatura apostolica. C’è stato un maldestro tentativo di suggerire pregiudizi da parte della missione per squalificarla e screditarla, da Twitter e da uno dei membri della “famiglia spirituale”. Ovviamente si sono ritirati rapidamente. Presumo che si siano resi conto che non potevano usare su di loro le stesse tattiche prepotenti che hanno usato contro di noi. Ma la sottigliezza non è un tratto che li caratterizza.

    Cosa ha chiesto agli inquirenti vaticani?

    Questa è stata l’ultima domanda di Scicluna nel mio caso: cosa consiglieresti? Ho chiesto lo scioglimento. Da lui appresi che il termine canonico corretto era “soppressione”. In altre parole, questo scenario non è escluso. La sola idea mi commosse profondamente.

    Quanto tempo ci vorrà per preparare il tuo rapporto?

    Immagino più tempo di quello che hanno impiegato in Cile (che è stato di tre mesi). Mi è diventato chiaro che questo caso è più complesso e sofisticato di quello cileno. E la decisione finale la prenderà papa Francesco e la sua coscienza. Egli, quand’era arcivescovo di Buenos Aires, li invitò a fondare in Argentina e offrì loro di abitare nel palazzo arcivescovile, cosa che avvenne, e mantenne buoni rapporti con alcuni dei correttori. Senza saperlo, ovviamente. Ha agito in buona fede e senza tutte le informazioni che la missione ha ora portato a Roma.

    Cosa dovrebbe succedere con il Sodalicio?

    Dovrebbe essere cancellato. E i loro beni dovrebbero essere sequestrati e venduti per riparare le vittime, che sono state crudelmente e senza pietà rivittimizzate per tutti questi anni. Non poche vittime sono state addirittura escluse dal meschino processo attraverso il quale sono state sottoposte. E qualcosa di non meno importante. Se qualcosa del genere dovesse accadere, movimenti con caratteristiche simili, come Pro Ecclesia Sancta (o Avanzada Católica, in Perù), Los Heraldos del Evangelio (dal Brasile), o Lazos de Amor Mariano (dalla Colombia), tra gli altri, potrebbero continua nell’elenco Il precedente dell’ipotetica soppressione del Sodalicio potrebbe essere storico ed esemplare.

    Cosa succede a Figari?

    Figari era già stato “sanzionato” nel 2017, in un processo farsesco. La “sanzione” consisteva nel concedergli una pensione d’oro nel piano dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti. E non sto esagerando. Non lo hanno mai espulso dall’istituto, potendo farlo. Trattavano le loro vittime sessuali come “complici”, senza contrastarle. E anche una delle denunce più gravi contro Figari “è andata perduta” in dicastero. Ed è stato presentato come un “lupo solitario” che ha agito senza veri complici o effettivi insabbiamenti, come Maciel e Karadima, cosa che non solo è impossibile da credere, ma è dimostrato e avvalorato che non lo fosse. Il ruolo protettivo e favorevole di José Rodríguez Carballo, del dicastero, del cardinale gesuita Gianfranco Guirlanda, come “compagno spirituale”, di Noel Antonio Londoño, dalla sua prestazione di commissario,

    Vale la pena tanti anni di lotta?

    La cosa logica sarebbe dire “sì”, suppongo, e sarebbe molto bello. Ma è una domanda che mi perseguita da tempo, e non ho una risposta categorica o felice. L’impatto che ha avuto questa guerra impari, che io non ho mai cercato, ma anzi è apparso a Paola ea me, ha avuto un impatto fortissimo su tutti gli ambiti della mia vita personale. Onestamente, spero che questa storia senza fine finisca, e presto. Ha avuto troppi danni collaterali con le persone a me vicine e mi ha cambiato completamente la vita, con conseguenze irreversibili e irreparabili. Continuo comunque, perché tocca a me, ma io e Pao siamo in questo secondo come gli hobbit, Frodo e Sam, quando arrivarono al Monte Fato, a Mordor, prima di gettare l’anello nella lava. Scuoiato ed esausto.

    Qual è stata la risposta dell’episcopato peruviano?

    Formalmente hanno salutato pubblicamente la missione Scicluna-Bertomeu. Ma dietro le quinte, immagino che alcuni vescovi siano un po’ nervosi. Con poche eccezioni, come l’arcivescovo di Lima, Carlos Castillo, il prelato di Caravelí, Reynaldo Nann e il cardinale Pedro Barreto, il resto dei pastori peruviani si è distinto per la sua assenza e indifferenza in questa storia. Alcuni si difendono affermando di aver pubblicato comunicati stampa, come se una dichiarazione cartacea denotasse una sorta di azione forzata. La verità è che nel caso Sodalicio prevalse l’indolenza delle autorità ecclesiastiche. Questa è una verità di pugno.

    Qual è la responsabilità di Cipriani in questo scandalo?

    Fin dall’inizio il suo atteggiamento nei confronti delle lamentele è stato quello dell’apatia, dell’indifferenza e della sonnolenza. Ancora di più. A volte attaccava anche dal suo pulpito radiofonico (aveva uno spazio settimanale sulla radio più importante del Perù) più di una vittima del Sodalicio. Per qualche ragione il papa ha accettato senza discutere le dimissioni del primo cardinale storico dell’Opus Dei, aveva appena compiuto 75 anni, pur essendo in buona salute. So che vive tra Roma e Madrid, e non è tornato in Perù né per commentare la politica peruviana, dalla sua polarizzante ideologia di estrema destra. Qualcosa è successo, senza dubbio, ma l’opinione pubblica peruviana non lo ha mai scoperto.

    Niente altro da aggiungere?

    Sì, ho voluto sottolineare la questione del carisma, una “grazia” che il fondatore del Sodalit Luis Fernando Figari e il suo “nucleo fondativo” avrebbero ricevuto, e che il cardinale Ghirlanda difende con rigore e intende “salvare” ad ogni costo. Il Sodalicio manca di carisma. Può sembrare audace da parte mia immischiarmi in faccende teologiche, ma se Ghirlanda legge Mezzi monti, Mezzi soldati o Nessuna notizia da Dio, vedrai che, soprattutto in quest’ultimo, è documentato che Figari, prima di creare il Sodalicio, verso la fine degli anni Sessanta aveva già comportamenti predatori sessuali. C’è almeno una testimonianza anonima che lo conferma, ei primi abusi da parte del fondatore sono avvenuti appena è nata questa istituzione, nei primi anni settanta. Ancora di più. L’approvazione pontificia – ora si sa anche – è stata ottenuta nascondendo e insabbiando deliberatamente i casi di abusi sessuali perpetrati dai suoi principali vertici. Si tratta, dunque, di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è con l’inganno e con menzogne, trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari. Si tratta di una “società di vita apostolica” che è diventata quello che è fraudolentemente e con menzogne ​​e trappole e lobbies. El Sodalicio è un’organizzazione settaria che usa una facciata cattolica per perpetrare tutti i tipi di abusi. Almeno è così che ha funzionato per più di quattro decenni. E che, nel mondo reale, non si può cancellare con un tratto di penna, solo modificandone le Costituzioni e gli Statuti, perché si tratta di una istituzione cattolica spuria con vizi originari.

    https://www.religiondigital.org/vaticano/Pedro-Salinas-Sodalicio-figari-scicluna-bertomeu-investigacion-vaticano-abusos-peru-cipriani-carballo_0_2586641321.html

  • TG NEWS VETRINA – Prova

    TG NEWS VETRINA – Prova

    A grandi linee quello che sarà il TG, almeno nella sua produzione grafica e nella scenografia.

    Naturalmente ci saranno le notizie, intervallate dai vari giornalisti che animeranno le prossime edizioni.

  • Indicano i vescovi come criminali per aver coperto la pedofilia clericale

    Indicano i vescovi come criminali per aver coperto la pedofilia clericale

    Un’inchiesta di Bishop Accountability e Spes Viva indica più di 15 vescovi, arcivescovi e superiori religiosi che hanno coperto gli abusi sessuali di vari sacerdoti. Il 27 luglio, queste associazioni civili hanno pubblicato un elenco di vescovi e di una suora superiora accusati di proteggere penalmente preti pedofili.

    La lista non è un’altra. Sottolinea il comportamento di insabbiamento criminale e complicità criminale dei vescovi, questione sulla quale le autorità devono intervenire.

    Anne Barrett Doyle, co-direttrice di Bishop Accountability, ha dichiarato in una conferenza stampa virtuale che in genere i nomi degli autori di abusi e i registri segreti degli abusi della Chiesa vengono resi pubblici solo dopo pressioni esterne, come cause civili, indagini secolari, giornalisti e inchieste. . Ma in Messico sembra esserci ben poco di tutto questo .

    Ha sottolineato che, nonostante la promessa di tolleranza zero per gli abusi, i vescovi cattolici consentono a molti sacerdoti accusati di rimanere nel ministero. Barrett Doyle afferma che la Chiesa messicana è tra le più opache al mondo.

    Il tema ha più di 20 anni. Su scala internazionale, le continue accuse di pedofilia clericale hanno gravemente minato la credibilità della Chiesa. Le diserzioni sono state una costante emorragia istituzionale. La fuga dei credenti si è trasformata in ostilità verso la Chiesa. La caduta della sua immagine anni fa era inconcepibile, anche sospettando le atrocità e la patologia sessuale di settori di un clero squilibrato.

    Il vescovo Alfonso Miranda Guardiola, allora segretario generale della Conferenza episcopale messicana, ha affermato che la Chiesa cattolica ha agito in modo scorretto nell’affrontare casi di pedofilia e che gli innocenti hanno subito persecuzioni . Miranda Guardiola ha chiesto che non ci sia più impunità e che la Chiesa chieda giustizia per le vittime.

    La produzione accademica e gli scandali mediatici riflettono il passaggio della Chiesa dall’incredulità alla conferma di una Chiesa trasgressiva. Di fronte alle inchieste giornalistiche e alla documentazione forzata dei casi, la Chiesa si è esposta nel peggiore dei modi. La resistenza e l’ostinazione clericale, di fronte all’evidenza, provocarono una profonda crisi che si estese ad ogni angolo della cattolicità. Oggi la struttura religiosa sembra esercitare una riflessione, non senza resistenze interne; il vertice convocato da papa Francesco nel 2019 è stato un tentativo fallito. Le azioni di prevenzione sono menzionate nel suo discorso. Tuttavia, continuano a emergere casi ostinatamente dolorosi. Gli spazi al di fuori della Chiesa hanno contribuito all’assunzione del comportamento pedofilo come una realtà perniciosa. I media hanno costretto la Chiesa ad aprirsi al dibattito per superare l’iniziale inerzia di negazione, che sosteneva la presunzione di innocenza, la buona reputazione e la possibilità di intenzioni perverse delle vittime. Tutto questo è stato lasciato alle spalle; Alla luce delle prove emerge il volto criminale di un settore importante del clero. Avvolto, purtroppo, dalla sua gerarchia. Coprire abusi sessuali su minori è un reato penale. Sono complici coloro che ostacolano o impediscono l’amministrazione della giustizia, per indagare su una violazione o per individuarne gli autori. Coprire significa coprire o nascondere il criminale. In senso penale, l’occultamento è una condotta dolosa che aiuta a eludere la giustizia o ad approfittare degli effetti del reato commesso. Alla conferenza stampa di Spes Viva, Sara Oviedo Fierro, membro di Ending Clergy Abuse,

    L’impunità fa male. Le vittime, le loro famiglie e gli attivisti sono costernati dai privilegi del clero che violano la legge perché sanno di essere protetti. È così che personaggi perversi come i legionari Marcial Maciel e Fernando Martínez sono morti senza rendere conto alla società. Personaggi lugubri come padre Nicolás Aguilar che muore anonimo, senza essere ricercato dalla giustizia.

    Il rapporto Spes Viva e l’elenco dei vescovi insabbiati non servono a sensibilizzare la Chiesa. Spetta allo Stato esercitare la giustizia.

    Viviamo ancora sotto il principio della giurisdizione religiosa ? Sembra così. Con alcune onorevoli eccezioni, le autorità sono tiepide, ignare e timorose quando si tratta di applicare la legge al clero. Sembra che la complicità non sia solo clericale, ma quella degli stessi funzionari. Risuonano le sentenze sugli abusi di Sergio Obeso, quando era vescovo di Xalapa nel 2002, avvertendoci che i panni sporchi si lavano in casa . La Chiesa al di sopra della legge, la Chiesa è governata da altri codici.

    Come ho avvertito in altri spazi, la Chiesa è debitrice alla società messicana. Perché la Chiesa difende così appassionatamente i diritti umani dei migranti, ma rimane riservata e indifferente ai diritti dei bambini abusati dal clero? Perché la Chiesa parla di pace e si scandalizza davanti alle vittime dell’insicurezza e della violenza, ma rimane imperturbabile davanti alle vittime che lei stessa ha provocato?

    https://www.jornada.com.mx/2023/08/02/opinion/014a1pol