Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Enna, prete arrestato querela una giornalista: chiesto il sequestro del pc

    Il consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime viva preoccupazione per il caso della collega Pierelisa Rizzo di Enna, querelata da don Giuseppe Rugolo, ai domiciliari e sotto processo per violenza sessuale, per avere riportato nel suo profilo Facebook una conversazione agli atti del processo nel quale il sacerdote è accusato di reati sessuali.

    Don Rugolo ha chiesto tramite i suoi legali il sequestro preventivo del profilo Facebook e dei dispositivi informatici della cronista. Secondo il consiglio dell’Ordine, iniziative di questo genere rischiano di intralciare l’attività professionale della giornalista che riferisce atti e fatti di pubblico interesse. Il consiglio esprime anche la propria netta contrarietà rispetto alla richiesta di sequestro di pc, telefoni, tablet e pen drive: strumenti fondamentali per il lavoro giornalistico, che possono peraltro contenere dati sensibili anche in relazione al rapporto tra la cronista e le fonti.

    Intanto sarà la Cassazione a stabilire se il post pubblicato sul profilo social di Rizzo, denunciata da Don Giuseppe Rugolo per diffamazione e pubblicazione di atti procedurali, dovrà essere oscurato. Rugolo aveva chiesto il sequestro dei supporti informatici delle pen drive e dei telefoni della giornalista e la cancellazione del post nel quale vengono mostrate le chat, a sfondo sessuale, intercorse tra il sacerdote ed un giovane della provincia di Ferrara. La Procura di Enna, però, non ha ritenuto di procedere al sequestro, le chat erano già contenute nell’ordinanza di arresto del sacerdote dell’aprile dello scorso anno, e si è appellata alla Cassazione sulla decisione del Gip di procedere all’oscuramento del post.

    ” E’ un chiaro tentativo di intimidazione per evitare che io possa continuare a scrivere su questa terribile vicenda – dice Rizzo – La denuncia sostiene che quelle chat sarebbero state lette, per la prima volta, in aula durante la scorsa udienza del 29 aprile, nel processo che si celebra a porte chiuse. In realtà io ho solo fatto il mio lavoro informando correttamente i lettori a fronte di testate giornalistiche e colleghi che, senza alcun fondamento, si ostinano a scrivere che nel pc di Rugolo non ci sono contenuti a sfondo sessuale. Per questo sto valutando, insieme ai miei avvocati, la possibilità di procedere per vie legali».

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/05/27/enna-prete-arrestato-querela-una-giornalista-chiesto-il-sequestro-del-pc-04992f5b-2e3e-4d24-bc22-7db76d346816/

  • Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    LE MONDE – La legge del silenzio che pesa in Italia sulla pedocriminalità nel clero comincia a essere seriamente contestata. Mentre la Conferenza Episcopale Italiana tiene un’assemblea dal 23 al 27 maggio durante la quale si discuterà della sua politica in materia e si nomina il nuovo presidente, un libro accusatorio, in uscita il 26 maggio, cerca di spiegare perché la Penisola italiana è una degli ultimi Paesi occidentali dove la Chiesa cattolica si oppone con successo a qualsiasi tentativo di approfondire questo fenomeno.

    “Questo libro mira a costringerli a fare questa indagine”, ha detto a Le Monde una delle sue autrici, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia.

    Intitolato Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei. Abuso sessuale nel clero in Italia”, Solferino, 224 pagine, non tradotto), scritto da Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, l’opera trasse parte della sua materia prima nel archivi accumulati da Francesco Zanardi.

    Aggredito nella sua infanzia da un prete, questo uomo di 51 anni raccoglie da dodici anni informazioni sparse trovate sulla stampa. Molto solo, per molto tempo, a svolgere questo lavoro, questo abitante di Savona (Liguria), nei pressi di Genova, finì per diventare destinatario di informazioni inviategli da altre vittime, o dai loro familiari, che avevano subito la respinte dalla gerarchia cattolica. Questi dati sono online, in blocco, sul sito della sua associazione, Rete L’Abuso.

    Lucetta Scaraffia si è immersa in questi caotici frammenti di drammi e vite spezzate per cercare di raccontare queste storie e spiegare perché l’omerta persiste in Italia più che altrove. Questa cattolica non è alla sua prima puntura nella Chiesa.

    Nel febbraio 2019, quando dirigeva il mensile femminile Osservatore Romano, quotidiano ufficiale vaticano, pubblicava un’inchiesta in cui denunciava le violenze sessuali inflitte dai sacerdoti alle suore. Rimane inesauribile su questo argomento, che considera ancora più nascosto, nel suo Paese, della criminalità minorile. Con questi due scandali, dice, «la Chiesa è seduta su un vulcano».

    Gli autori contano, nell’archivio di Francesco Zanardi, “circa 320” sacerdoti interessati, “di cui 159 condannati in via definitiva”. Notano che molte procedure vengono interrotte poco dopo la conclusione, da parte delle diocesi, di un’operazione con le famiglie colpite, spesso con mezzi modesti. In cambio di un risarcimento da 15.000 a 25.000 euro, la maggior parte delle vittime accetta di ritirare la denuncia. Dal canto loro, le diocesi conservano i servizi di rispettabili avvocati i cui nomi compaiono in diversi casi.

    Modelli noti

    Troviamo, nel libro, modelli che ora sono ben noti per essere stati identificati e supportati in altri paesi. I minori vittime dell’aggressione sono in primis molto poveri, provenienti da famiglie aiutate dalla parrocchia dell’aggressore, e quindi dipendenti da lui; in un Paese in cui la Chiesa mantiene un grande peso economico e svolge la maggior parte dei compiti caritativi, queste situazioni sono particolarmente diffuse.

    La maggior parte dei sacerdoti presi di mira dalle accuse vengono spostati o inviati temporaneamente negli istituti specializzati per chierici in difficoltà di cui dispone la Chiesa italiana. Più che pedofili in senso patologico, sono “predatori” che scelgono le loro prede, ragazze o ragazzi, in base alla loro accessibilità. “Sono gender fluid”, schernisce Lucetta Scaraffia, utilizzando di proposito un’idea a cui la Chiesa si oppone. E quando un caso in pieno giorno si fa di tutto per stabilire l’idea di atti isolati. “Io stesso sono stato vittima di uno stupro e la mia storia è stata spesso raccontata come un caso individuale, ma il prete che ho accusato ha avuto almeno quaranta vittime! », spiega Francesco Zanardi.

    Il libro descrive sette storie per illustrare la situazione italiana. “Nessuno di questi casi è stato preso sul serio dalla gerarchia ecclesiastica mentre l’aggressore continuava, per così dire, a commettere i suoi crimini, notano gli autori. In tutti questi casi è stato necessario un intervento esterno affinché, finalmente, la gerarchia ecclesiastica prendesse in mano la situazione, seppur timidamente e in modo inadeguato. »

    «Questo non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati, una degli autori, giornalista del Messaggero, principale quotidiano romano. Mira a far riflettere l’opinione pubblica, a cambiare mentalità in modo che le persone possano ancora una volta avere fiducia nell’istituzione. Ma per questo, abbiamo bisogno di un’indagine indipendente. Qui sta la principale resistenza della gerarchia cattolica italiana, che continua a favorire le procedure interne, a rischio di essere accusata di voler “soffocare” gli scandali.

    La liberazione dell’Agnus Dei spingerà la Chiesa a fare un passo in questa direzione? Sempre più osservatori sembrano essere conquistati da questa idea, anche se gli ostacoli restano notevoli. Infatti, se anche la società italiana si sta secolarizzando a pieno ritmo, la Chiesa gode ancora di una posizione di notevole potere nel Paese, tanto che pochi leader politici osano affrontare questo tema esplosivo. “In cinque anni solo un parlamentare ha fatto domande”, testimonia Franca Giansoldati.

    La stessa giustizia non sembra avere fretta di occuparsi di questi casi. Inoltre, il concordato con l’Italia prevede espressamente che “gli ecclesiastici non sono tenuti a fornire ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o cose di cui sono a conoscenza in virtù del loro ministero”. Ciò impedisce o rallenta molte procedure. La stampa, infine, non è esente da rimproveri. “I vaticanisti italiani non vogliono parlare di abusi”, sottolinea Lucetta Scaraffia, sottolineando il peso in redazione di questi specialisti in questioni religiose che soprattutto non vogliono offendere la gerarchia cattolica. Quindi, confida, se il signor Zanardi l’ha contattata, è stato “perché non si fida degli altri giornalisti”.

    In effetti, i pochi casi che arrivano al processo sono il più delle volte trattati come notizie isolate e confinate a pagine locali. “Ricordo questo caso di stupro che coinvolse don Ruggero Conti, sacerdote della diocesi di Fiumicino, nel 2010. Il vescovo era venuto a testimoniare, eravamo a 30 chilometri dal Vaticano… In tribunale c’era tutta la stampa internazionale e, su da parte italiana, eravamo pochi giornalisti di agenzia. Il sacerdote è stato condannato a quindici anni di reclusione, ma la vicenda ha interessato più il New York Times che la stampa nazionale», racconta il giornalista Iacopo Scaramuzzi, autore di numerose opere sull’argomento, tra cui un saggio, Il sesso degli angeli (Edizioni dell’ Asino, 2022, non tradotto), e un podcast da pubblicare sul media online Il Post (con Alvise Armellini).

    Al di là di queste iniziative, e anche se questi approcci rimangono molto minoritari, i cattolici che vogliono fare luce iniziano a organizzarsi. Collettivi come Donne per la Chiesa o Noi siamo Chiesa hanno creato un coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica con la parola chiave #Italychurchtoo. La Conferenza episcopale deve decidere la prossima settimana sulla lotta a queste violenze. A gennaio, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Sauvé sulla criminalità minorile in Francia, essa escludeva ancora un’indagine simile sulla sola Chiesa cattolica. Resta da vedere per quanto ancora riuscirà a prevenirlo.

    le monde Cécile Chaambraud e Jérôme Gautheret – Roma – inviato speciale, corrispondente

  • ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    ITALIA – Il Governo corre in soccorso alla chiesa e abbandona i sopravvissuti ancora una volta

    Con un comunicato congiunto lo Stato annuncia di aver lanciato il salvagente alla CEI per uscire illesa dal problema dei preti pedofili che da inizio anno la sta attanagliando in tutta Europa con commissioni di inchiesta governative. Un annuncio che porta la memoria dei sopravvissuti a 12 anni fa quando il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa», scaricando così le vittime italiane, moltiplicate a centinaia nei 12 anni di silenzio che seguirono quella dichiarazione.

    Una situazione oggi grottesca perché quelle inadempienze dello Stato negli anni contestate a gran voce dai sopravvissuti che trovando nel governo un costante muro di gomma, in quanto nonostante una interrogazione parlamentare e la successiva la diffida del 19 febbraio 2018 si videro costrette a rivolgersi agli organi sovrastatali, le Nazioni Unite, le quali condannarono le criticità e raccomandarono all’Italia gli adempimenti da apportare alle norme (punto 21 del testo). Ma l’Italia non ha mai messo mano negli anni a quelle raccomandazioni, lasciando invariate le criticità. Lo scorso febbraio è stata denunciata la seconda volta per inadempienza all’ONU.

    Perché affermiamo che il Governo stia tradendo ancora una volta i cittadini vittime per salvare la chiesa?

    Uno dei motivi è quello che non compaiano in un’iniziativa apparentemente rivolta alle vittime le medesime e le associazioni che le hanno rappresentate per anni, tra cui il neonato COORDINAMENTO italiano #ItalyChurchToo, una “svista” ultra decennale che si ripropone come mera operazione di facciata.

    Paradossalmente compare la Conferenza Episcopale, quella che in tutti gli altri paesi invece, era oggetto su cui i governi indagavano a seguito dei decennali fallimenti in materia, tutto ad un tratto in Italia invece, diventa la “consulente” dello Stato al quale dovrebbe rendere conto.

    Da quanto si apprende dal comunicato del Dipartimento per le politiche della famiglia, è stato “riesumato” per l’ennesima volta all’evenienza, l’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia,  un ufficio fantasma che negli anni, malgrado le molteplici richieste dell’associazione e dei giornalisti, non è mai stato in grado di restituire informazioni.

    Come ricorda su LEFT di dicembre 2021 Federico Tulli “Nel 2007 è stato istituito l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile presso il ministero per le Pari opportunità. Nello stesso anno in quella sede sarebbe dovuta entrare in funzione una banca dati – si legge sul sito del ministero – «volta ad organizzare in modo sistematico il patrimonio informativo proveniente dalle diverse amministrazioni per il monitoraggio del fenomeno e delle azioni di prevenzione e repressione ad esso collegate». L’Osservatorio avrebbe anche dovuto redigere «una relazione tecnico-scientifica annuale a consuntivo delle attività svolte per il monitoraggio e il contrasto degli abusi su bambini e adolescenti nel nostro Paese». Usiamo il condizionale perché dal 2007 al 2021 l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia ha funzionato di fatto solo pochi mesi nel 2020 e al momento non è possibile sapere quando riprenderà l’attività dato che anche il sito è offline.”

    Una risposta decisamente poco esaustiva e lacunosa da parte della Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che fa vergognare il paese nel contesto europeo attuale, dove l’Italia ancora una volta pare voler glissare sul problema.

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO


    P.S. Ci rammarichiamo con la Ministra Elena Bonetti ricordandoLe che i sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero rinnegano da sempre e non riconoscono l’ipocrita “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia” promossa da uno Stato di cui sono cittadini non riconosciuti.

    Giornata che puntualmente viene ricordata per/in quello Stato che è il carnefice inadempiente di quelle stesse persone oggi ancora in cerca di giustizia presso due Stati latitanti.

    Per completezza Signora Ministra, i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico italiani, riconoscono il 3 novembre come Giornata della memoria. #AllSurvivorsDay

    Con ossequio

  • Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    41051 ROMA-ADISTA. «Una nuova associazione internazionale per combattere gli abusi di potere nel Movimento dei Focolari di Chiara Lubich»: si chiama OREF (ORganizzazione Ex Focolari) ed è appena nata, dopo la pubblicazione, a fine marzo, del Rapporto indipendente firmato da GCPS Consulting sugli abusi sessuali di minori in Francia da parte di Jean-Michel Merlin, laico consacrato, oggi ottantenne, che nel movimento è stato dagli anni ‘60 fino a quando ne è stato cacciato, nel 2016 (v. Adista Notizie n. 13/22); ma anche in seguito al vano tentativo di alcuni ex membri del Movimento – si legge sul comunicato stampa di presentazione – «di avere un incontro aperto e onesto con Co.Be.Tu.», la Commissione per il Benessere e la Tutela dei Minori interna ai focolarini per le persone abusate dal Movimento.

    L’associazione nasce con l’obiettivo di «segnalare e registrare i casi di abuso di ogni tipo all’interno del Movimento dei Focolari, fenomeni che riteniamo un problema sistematico, e di cercare giustizia e verità per le vittime», con un approccio «caratterizzato dalla trasparenza: rigettiamo lo stile di segretezza tipico del Movimento dei Focolari e più in generale della Chiesa cattolica, così come abbiamo constatato, almeno fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco». Nel 2020, sull’onda dello scandalo suscitato da Merlin – le cui vittime certe per il periodo 1963-1998 sono al momento 26, oltre ad altre possibili 11 e ad altri casi di adescamento più recenti –, i vertici francesi del movimento si erano dimessi (v. Adista Notizie n. 39/20) ed era stata incaricata la società GCPS Consulting – specializzata nell’aiutare organizzazioni a garantire la sicurezza dei bambini, di persone vulnerabili e gruppi “a rischio” – di compiere un’indagine, con la supervisione ulteriore di un ex alto funzionario francese indipendente, a garanzia di integrità, qualità e affidabilità dell’indagine. Il Rapporto finale dell’inchiesta, quasi un centinaio di pagine frutto di un anno e mezzo di lavoro, denota che «Jean-Michel Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Non solo: il documento punta il dito contro «la struttura piramidale del Movimento, il suo mantra di obbedienza e unità» che «hanno certamente contribuito al fallimento sistemico nell’affrontare non solo il caso di JMM», ma anche altri casi di natura psicologica, spirituale ed economica, nel mettere in atto misure di prevenzione, nel perseguire presunti reati e nell’ascolto e nell’aiuto alle vittime.

    Spiega OREF che, proprio nei giorni precedenti la pubblicazione del rapporto, «è fallito un incontro tra un gruppo di ex membri del Movimento e la Co.Be.Tu., la commissione cosiddetta “indipendente” nata in seno al Focolare su ordine del Vaticano. In vista di tale incontro avevamo proposto, (…), la presenza di un giornalista indipendente e di un avvocato di nostra fiducia; a tale richiesta Co.Be.Tu. ha opposto un rifiuto (mentre la commissione avrebbe partecipato con quattro persone, tre delle quali avvocati)». Essendo, per il gruppo di vittime, necessaria e tutelante la presenza di un giornalista e di un avvocato, in assenza di un riscontro «abbiamo deciso che a tali condizioni non era possibile procedere all’incontro». «Co.Be.Tu. non ha replicato e, più volte sollecitata, ha infine accettato l’incontro con la presenza di un nostro avvocato», racconta OREF, «ma ciò è avvenuto solo: quando per noi le condizioni di fiducia erano ormai venute meno; dopo un lungo silenzio da parte loro; a seguito della pubblicazione del Rapporto della GCPS Consulting».

    Di qui la decisione che non fosse più «utile né costruttivo» un incontro con la Commissione e che fosse opportuno fare un passo oltre, creando un organismo di ampio respiro per combattere gli abusi. I fondatori di OREF – intorno alla quale gravitano avvocati, teologi, esperti di diritto canonico e giornalisti – sono tutti ex focolarini di varie nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, il Brasile, Francia, Canada e Lussemburgo), molti dei quali hanno testimoniato gli abusi subiti nel libro di Ferruccio Pinotti La setta divina (Piemme 2021).

    Molti di essi sono stati all’interno del movimento per decenni ricoprendo anche cariche di rango. «Gli abusi vanno dalla manipolazione affettiva (compresi matrimoni e separazioni combinate) all’uso di metodi settari di proselitismo (come il love bombing e la rivelazione progressiva dell’insegnamento interno, allo scopo di non spaventare i nuovi proseliti), l’obbligo di reprimere ogni manifestazione di sofferenza (forzando il volto al sorriso e trattenendo ogni lacrima), la patologizzazione di orientamenti sessuali ed espressioni di genere non conformi al modello eteropatriarcale cisgender, l’impiego non retribuito in lavori sfiancanti che a distanza di tempo ha lasciato alcuni di noi senza risparmi nécopertura pensionistica».

    Senza parlare dei disturbi mentali che di cui molte vittime hanno sofferto a motivo della pressione fisica e mentale esercitata dal Movimento, che ha portato alcuni «sull’orlo del suicidio».Nel comunicato stampa, i fondatori di OREF mettono in luce come gli aspetti più problematici della cultura focolarina, all’origine degli abusi, non siano esplicitati in documenti o statuti, ma costituiscano il naturale risvolto «di una formazione che mette al centro il Movimento e ritiene che l’istituzione valga più di qualsiasi individuo».

    Un atteggiamento stigmatizzato da papa Francesco che, il 6 febbraio 2021, parlando ai partecipanti dell’assemblea generale del Movimento, invitò a «guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». «Si tratta – spiega il comunicato OREF – di una modalità invisibile dall’esterno, di cui noi ex membri siamo stati testimoni diretti e sulla quale possiamo dunque offrirci come osservatori privilegiati»

    https://www.adista.it/articolo/67920

  • Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Alto, magro, sigaretta in mano, parla come una mitragliatrice: Francesco Zanardi ci riceve nel suo piccolo bilocale, all’ultimo piano di un edificio fatiscente a Savona, cittadina costiera del nord Italia.

    Vive e lavora qui, dedicando le giornate alla sua associazione, la Rete L’Abuso, dedita alla denuncia dei preti pedofili e all’aiuto alle vittime.

    Al muro, foto di manifestazioni contro “il silenzio della Chiesa” . Con un gesto netto, tira su la manica: sull’avambraccio, tracce di punture, ricordo della sua passata dipendenza dalla droga: «Uno dei frutti dello stupro compiuto da un prete nella mia giovinezza. »

    “Lacune giuridiche italiane”
    Sul sito della Rete L’Abuso Francesco Zanardi pubblica costantemente nuovi articoli e aggiorna una mappa dei preti aggressori. « In Francia, osserva, la commissione Sauvé ha stimato in 216mila il numero delle vittime dei sacerdoti in settant’anni. Immaginate l’Italia, con il triplo dei preti…», Affermando di« non avere niente contro i cattolici, ma contro la Chiesa istituzionale» applica la regola del tre, amplia per i “vizi giuridici italiani” e per l’importanza della Chiesa nella Paese e arriva a un risultato: 1 milione di vittime. La cifra colpisce, anche se manca di solide basi.

    A differenza di Francia, Germania, Stati Uniti o, più recentemente, Spagna, nessuna commissione grande ampiezza è stata finora incaricata dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) sulla questione.

    «Dopo il rapporto della Ciase, ho lanciato una petizione e ho scritto al presidente della Cei per chiedergli una commissione simile», racconta Paola Lazzarini, presidente di un’associazione di donne cattoliche. «Nessuna risposta…».

    “Un prete, qui, non si critica”
    «I vescovi pensano ancora di potervi sfuggire. Approfittano del fatto che non c’è una reale pressione», attacca, dal canto suo, Marco Marzano, docente di sociologia delle organizzazioni all’Università di Bergamo e autore di La Casta dei casti (ed. francese Philippe Rey, 2022, 221 pagine , 19€). Perché se in Francia l’“affare Preynat”, divenuto “l’affare Barbarin”, ha innescato un cataclisma mediatico e una forte richiesta da parte dell’opinione pubblica, in Italia la situazione non è paragonabile. «I giornalisti italiani non stanno facendo il loro lavoro» si rammarica Francesco Zanardi. «Quando parlano della Chiesa, è per applaudire il papato».

    Ottimo conoscitore della Chiesa italiana, il giornalista Iacopo Scaramuzzi è forse meno categorico.
    «Un prete, qui, non si critica», riassume. Quanto all’eventuale responsabilità dei vescovi, viene raramente messa in discussione, visto che questi ultimi sono tutelati dinanzi ai tribunali dal concordato vigente, il cui articolo 4 garantisce che essi «non sono tenuti a fornire a magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o fatti di cui hanno conoscenza a motivo del loro ministero».

    Questa protezione ha permesso, fino a tempi recenti, di continuare a spostare dalle parrocchie i sacerdoti incriminati, una pratica che, l’episcopato ci assicura, ora è definitivamente finita.

    Fare una segnalazione non basta
    «Con quanto sta accadendo in Francia e, più recentemente, in Spagna, i vescovi italiani avvertono tuttavia una forma di pressione che li spinge a cambiare», spiega un osservatore, a Roma. «Sono sempre più isolati nel mondo occidentale», vuole credere Vittorio Bellavite, già responsabile di un’associazione cattolica piuttosto progressista. Spinti dalle decisioni dei loro vicini, alcuni vescovi italiani, secondo le nostre informazioni, avrebbero già preso atto della necessità di un rapporto sulla pedofilia nella Chiesa del Paese.

    Tuttavia, avverte una fonte romana molto favorevole a che la Chiesa in Italia faccia un vero lavoro sulla questione, decidersi per un rapporto non basta. Dovrebbe essere commissionato a un organismo indipendente o dovrebbe essere preferita un’indagine interna? Concentrarsi sul passato o sulla prevenzione? Abbiamo bisogno di un’indagine statistica? Di raccomandazioni? Si può rendere pubblico? Tra i responsabili cattolici italiani, queste domande creano imbarazzo e pochi sono quelli che hanno accettato di rispondere alle richieste di La Croix .

    “I numeri ci interessano poco”
    In Curia, pur senza essere sfavorevoli per principio a un rapporto, molti ritengono che la metodologia francese costituisca un controesempio. «Con la Ciase, i vescovi francesi si sono scavati la fossa», ha detto una fonte. Molto criticato anche il termine “sistemico” , ripreso dai vescovi francesi per caratterizzare gli abusi.

    Per il momento, l’episcopato italiano sembra voler escludere l’opzione francese di una commissione indipendente e di un’importante indagine statistica. «I numeri ci interessano poco, se non per la prevenzione», risponde a La Croix mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio tutela minori della Cei. «Vogliamo un’analisi qualitativa e non quantitativa, per conoscere i nostri punti di forza e di debolezza». Gli attuali funzionari della Cei si propongono piuttosto di svolgere un’indagine in un periodo relativamente limitato – due decenni – e a partire dagli archivi diocesani.

    “Paura della valanga”
    Secondo chi chiede una commissione indipendente e multidisciplinare sul modello della Ciase, questo metodo permetterebbe soprattutto di evitare rivelazioni con cifre shock. «I vescovi hanno paura della valanga», sorride Paola Lazzarini. «Vogliono accontentarsi di un mea culpa che non parli delle vittime», lamenta Francesco Zanardi. L ‘“unica via” che trova favore ai suoi occhi sarebbe una commissione parlamentare d’inchiesta, alla quale le diocesi e la Cei aprano i loro archivi, possibilità in cui lui non crede.

    Vittorio Bellavite ha un programma molto chiaro, che secondo lui i vescovi dovrebbero seguire: «Fare luce sugli eventi passati, compiere un atto collettivo di pentimento, riconoscere i torti subiti.
    Dobbiamo avere il coraggio di dire “noi abbiamo fallito, la Chiesa ha fallito”».

    Ma come in Spagna, dove i vescovi hanno cambiato rotta in poche settimane, anche in Italia la situazione potrebbe cambiare rapidamente. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», dice una fonte romana. La scelta dipenderà ora dall’elezione a maggio dei nuovi vertici dell’episcopato italiano».

    E il papa avrà un ruolo decisivo da svolgere: è lui che designerà il presidente della Cei, tra tre nomi proposti dai vescovi. Ed è quindi Francesco, a seconda delle rispettive posizioni sull’opzione da scegliere, che si ritroverà nella posizione di arbitro.
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    Le varie commissioni per abusi sessuali nel mondo Negli Stati Uniti , nel 2004, il rapporto John Jay, richiesto dalla Chiesa cattolica, riporta oltre 10.000 vittime dal 1950. 252 sacerdoti sono stati sanzionati.
    In Irlanda, nel 2009, il Rapporto Ryan commissionato dal governo ha rilevato oltre 2.000 bambini maltrattati in 216 strutture gestite da ordini religiosi. Incriminati 800 aggressori.

    In Australia, nel 2017, un rapporto, realizzato dalla Commissione reale indipendente d’inchiesta su richiesta del governo, stima al 7% i sacerdoti che sono stati oggetto di accuse di abusi sessuali tra il 1950 e il 2010.

    In Germania, nel 2018, uno studio commissionato dalla Chiesa rivela che 3.677 bambini e adolescenti hanno subito abusi dal 1946. Ogni diocesi da allora ha avviato ulteriori indagini.

    In Francia, nel 2021, il rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) stima in 330.000 il numero delle vittime di pedocriminalità nella Chiesa dagli anni ’50, di cui 216.000 abusate dal clero.

    In Nuova Zelanda, nel febbraio 2022, un rapporto commissionato dalla Chiesa rivela l’entità degli abusi, non solo sessuali, dal 1950. Sono state fatte 1.680 denunce da 1.122 persone contro clero e religiosi.

    Xavier Le Normand (inviato speciale a Milano, Savona e Bergamo) e Loup Besmond de Senneville (inviato speciale permanente a Roma)

    https://www.la-croix.com/Religion/Abus-sexuels-lEglise-eveques-italiens-leveront-ils-lomerta-2022-03-28-1201207406

  • 25 anni dopo, le vittime dei Legionari di Cristo chiedono riparazioni

    25 anni dopo, le vittime dei Legionari di Cristo chiedono riparazioni

    CITTÀ DEL VATICANO — Un quotidiano del Connecticut ha denunciato uno dei più grandi scandali di abusi sessuali della Chiesa cattolica riportando mercoledì 25 anni fa che otto uomini avevano accusato il venerato fondatore dell’ordine religioso della Legione di Cristo di averli violentati e molestati quando erano ragazzi che si preparavano al sacerdozio .

    Ci sono voluti un decennio perché il Vaticano sanzionasse il fondatore, il reverendo Marcial Maciel, e un altro decennio perché la Legione ammettesse che era un pedofilo seriale che aveva violato almeno 60 ragazzi . Nel frattempo, gli informatori originari hanno subito una campagna diffamatoria da parte della Legione, che li ha bollati come bugiardi decisi a creare una cospirazione per ferire un uomo considerato un santo vivente.

    In occasione del quarto di secolo di rivelazioni che hanno offuscato l’eredità di San Giovanni Paolo II, tre delle vittime di Maciel stanno ancora chiedendo riparazioni alla Legione per compensare gli abusi subiti e il danno “morale” arrecato alla loro reputazione da l’ordine.

    Avevano rifiutato precedenti offerte di risarcimento accettate dai loro compagni sopravvissuti e un processo di mediazione iniziato nel 2019 si è bloccato, secondo le e-mail e i documenti forniti all’Associated Press.

    Il Vaticano nel 2010 ha rilevato la Legione con sede in Messico e ha imposto un processo di riforma dopo che un’indagine ha mostrato che Maciel aveva abusato sessualmente di seminaristi e padre di almeno tre figli con due donne. Il Vaticano scoprì che aveva creato un sistema di potere basato sul silenzio, l’inganno e l’obbedienza che gli consentivano di condurre una doppia vita.

    I risultati non erano affatto una novità per la Santa Sede: documenti provenienti dagli archivi vaticani mostrano come una successione di papi, cardinali e vescovi a partire dagli anni ’50 abbia semplicemente chiuso un occhio su notizie credibili secondo cui Maciel era un truffatore, tossicodipendente, pedofilo e frode religiosa. Il Vaticano e soprattutto Giovanni Paolo, tuttavia, apprezzavano la sua capacità di portare vocazioni e donazioni.

    La realtà della depravazione di Maciel è diventata di dominio pubblico il 23 febbraio 1997, quando The Hartford Courant ha pubblicato una lunga esposizione dei giornalisti investigativi Jason Berry e del compianto Gerald Renner su Maciel e l’ordine, il cui quartier generale degli Stati Uniti aveva sede nel Connecticut.

    La storia, che ha costituito la base di un libro del 2004 “Vows of Silence”, ha citato diverse vittime per nome che hanno riferito in modo indipendente che Maciel le avrebbe portate nella sua camera da letto di notte e, con la scusa di un dolore addominale, le avrebbe indotte a picchiarlo.

    “Quando The Courant ha pubblicato il lungo pezzo investigativo che io e Renner abbiamo fatto su Maciel, abbiamo pensato che papa Giovanni Paolo II avrebbe visto la luce e punito Maciel”, ha detto Berry all’AP in una e-mail. Ha notato che altri media mainstream hanno iniziato a riferire sugli abusi sessuali del clero solo dopo le rivelazioni “Spotlight” del Boston Globe nel 2002. “A quel punto, la fede cieca di John Paul in Maciel era un insabbiamento con qualsiasi altro termine ed è durata fino alla sua morte. “

    Un anno dopo la storia originale di Courant, nel 1998, le vittime hanno presentato una formale denuncia canonica contro Maciel alla Congregazione per la Dottrina della Fede vaticana, dove il caso è languito fino alla morte di Giovanni Paolo II. Maciel è stato condannato nel 2006 a una vita di “penitenza e preghiera” ed è morto nel 2008, considerato ancora un santo dalla Legione.

    A seguito del processo di riforma imposto dal Vaticano, la Legione si è scusata e ha cercato di fare ammenda, anche se è stata costretta a confrontarsi con le rivelazioni di una nuova generazione di abusatori all’interno dei suoi ranghi – alcuni dei quali vittime originali di Maciel – e dei superiori che hanno coperto i crimini, alcuni dei quali rimangono al potere.

    Nel 2020, la Legione ha ritrattato pubblicamente i “giudizi istituzionali e personali negativi sul carattere e le motivazioni delle persone che hanno avanzato accuse legittime e necessarie” nell’originale Courant denuncia. Nominando le vittime originali, diceva “Oggi riconosciamo come profetiche le loro accuse a favore della verità e della giustizia”.

    Ma Jose Barba, uno dei più espliciti degli otto sopravvissuti originali, vuole che la Legione ritratta formalmente quelle che chiama le “bugie” l’ordine fornito al Courant di screditare lui e le altre vittime. Includono quella che dice essere una lettera falsificata di un vescovo cileno che aveva indagato su Maciel negli anni ’50 e false dichiarazioni di quattro messicani che affermavano che le vittime avevano cercato di arruolarle in una cospirazione contro Maciel.

    Barba, che dice di rappresentare i compagni sopravvissuti Arturo Jurado e Jose Antonio Perez Olvera, ha redatto una proposta di lettera al Courant e al quotidiano vaticano che voleva che la Legione presentasse per ritrattare le affermazioni. Ma poi il superiore della Legione, il reverendo Eduardo Robles-Gil, ha rifiutato durante un incontro di mediazione del dicembre 2019 a Città del Messico, ha detto Barba.

    In un riassunto del 4 gennaio 2020 di quell’incontro, Barba ha affermato che il calcolo iniziale della Legione di un’offerta di transazione a cinque cifre bassa per ciascuna delle tre vittime rimanenti era una “umiliazione” e ha proposto una squadra di cinque esperti arbitrali per determinare una riparazione più “giusta”.

    Robles-Gil ha firmato il riassunto ma ha scritto: “Ricevo questo senza accettare il processo richiesto e resta a nostra considerazione accettarlo o meno”.

    Il nuovo superiore della Legione, il reverendo John Connor, ha tentato senza successo di impegnarsi con Barba dopo la sua elezione del febbraio 2020, inviando due lettere che sono rimaste senza risposta fino a quando Barba non gli ha inviato un’e-mail il 5 gennaio 2021, cercando di riavviare i negoziati.

    Connor gli ha assicurato di voler “trovare modi per contribuire a guarire e chiudere gli eventi dolorosi della storia della nostra congregazione”. Ma in una e-mail, Connor ha affermato che la proposta di Barba per cinque esperti arbitrali non aiuterebbe “a trovare una risoluzione condivisa”.

    Barba non ha mai risposto. “Non mi fido di loro perché non è in buona fede”, ha detto all’AP.

    In una dichiarazione all’AP, il portavoce della Legione, il reverendo Aaron Smith, ha osservato che l’ordine aveva raggiunto accordi con la maggior parte delle vittime storiche e sperava in una risoluzione con le restanti.

    “Siamo tristi che l’incontro non sia ancora avvenuto, soprattutto considerando l’esperienza positiva degli incontri con altre vittime di padre Maciel”, ha detto Smith in una nota. “Continuiamo a rimanere fiduciosi che avrà luogo nel prossimo futuro, consentendo un dialogo aperto con lui”.

    Barba, intanto, dice che sta invecchiando e che i suoi due confratelli stanno male. Mentre vengono salutati dagli ex legionari come “los 8 Magnificos” (i Magnifici Otto) per essersi opposti a Maciel e all’ordine, Barba ricorda una lettera dell’8 novembre 1997 che lui e gli altri scrissero a John Paul, tradotta in polacco , chiedendo al papa di ascoltare il loro dolore e fare qualcosa.

    “Ci sembra inconcepibile, Santo Padre, che le nostre gravi rivelazioni e lamentele non contassero assolutamente nulla per te”, hanno scritto, secondo una copia della lettera fornita all’AP. “Vogliamo che la Chiesa e la società capiscano che tutto ciò che vogliamo è la giustizia: non solo per legittima rivendicazione personale, ma per il bene della Chiesa e della società”.

    Nel 2020, la Legione ha ritrattato pubblicamente i “giudizi istituzionali e personali negativi sul carattere e le motivazioni delle persone che hanno avanzato accuse legittime e necessarie” nell’originale Courant denuncia. Nominando le vittime originali, diceva “Oggi riconosciamo come profetiche le loro accuse a favore della verità e della giustizia”.

    Ma Jose Barba, uno dei più espliciti degli otto sopravvissuti originali, vuole che la Legione ritratta formalmente quelle che chiama le “bugie” l’ordine fornito al Courant di screditare lui e le altre vittime. Includono quella che dice essere una lettera falsificata di un vescovo cileno che aveva indagato su Maciel negli anni ’50 e false dichiarazioni di quattro messicani che affermavano che le vittime avevano cercato di arruolarle in una cospirazione contro Maciel.

    Barba, che dice di rappresentare i compagni sopravvissuti Arturo Jurado e Jose Antonio Perez Olvera, ha redatto una proposta di lettera al Courant e al quotidiano vaticano che voleva che la Legione presentasse per ritrattare le affermazioni. Ma poi il superiore della Legione, il reverendo Eduardo Robles-Gil, ha rifiutato durante un incontro di mediazione del dicembre 2019 a Città del Messico, ha detto Barba.

    In un riassunto del 4 gennaio 2020 di quell’incontro, Barba ha affermato che il calcolo iniziale della Legione di un’offerta di transazione a cinque cifre bassa per ciascuna delle tre vittime rimanenti era una “umiliazione” e ha proposto una squadra di cinque esperti arbitrali per determinare una riparazione più “giusta”.

    Robles-Gil ha firmato il riassunto ma ha scritto: “Ricevo questo senza accettare il processo richiesto e resta a nostra considerazione accettarlo o meno”.

    Il nuovo superiore della Legione, il reverendo John Connor, ha tentato senza successo di impegnarsi con Barba dopo la sua elezione del febbraio 2020, inviando due lettere che sono rimaste senza risposta fino a quando Barba non gli ha inviato un’e-mail il 5 gennaio 2021, cercando di riavviare i negoziati.

    Connor gli ha assicurato di voler “trovare modi per contribuire a guarire e chiudere gli eventi dolorosi della storia della nostra congregazione”. Ma in una e-mail, Connor ha affermato che la proposta di Barba per cinque esperti arbitrali non aiuterebbe “a trovare una risoluzione condivisa”.

    Barba non ha mai risposto. “Non mi fido di loro perché non è in buona fede”, ha detto all’AP.

    In una dichiarazione all’AP, il portavoce della Legione, il reverendo Aaron Smith, ha osservato che l’ordine aveva raggiunto accordi con la maggior parte delle vittime storiche e sperava in una risoluzione con le restanti.

    “Siamo tristi che l’incontro non sia ancora avvenuto, soprattutto considerando l’esperienza positiva degli incontri con altre vittime di padre Maciel”, ha detto Smith in una nota. “Continuiamo a rimanere fiduciosi che avrà luogo nel prossimo futuro, consentendo un dialogo aperto con lui”.

    Barba, intanto, dice che sta invecchiando e che i suoi due confratelli stanno male. Mentre vengono salutati dagli ex legionari come “los 8 Magnificos” (i Magnifici Otto) per essersi opposti a Maciel e all’ordine, Barba ricorda una lettera dell’8 novembre 1997 che lui e gli altri scrissero a John Paul, tradotta in polacco , chiedendo al papa di ascoltare il loro dolore e fare qualcosa.

    “Ci sembra inconcepibile, Santo Padre, che le nostre gravi rivelazioni e lamentele non contassero assolutamente nulla per te”, hanno scritto, secondo una copia della lettera fornita all’AP. “Vogliamo che la Chiesa e la società capiscano che tutto ciò che vogliamo è la giustizia: non solo per legittima rivendicazione personale, ma per il bene della Chiesa e della società”.

    https://www.ncronline.org/news/accountability/25-years-later-legion-christ-victims-seek-reparations

  • Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Va in onda oggi su Sky la scandalosa vicenda del parroco di Ceprano, don Gianni Bekiaris, che abusò di un minore del luogo e che, finito sotto accusa, dopo un processo durato oltre dieci anni, non ha scontato alcuna pena in quanto il reato è andato in prescrizione. Ad accendere i riflettori sulla buia vicenda consumatasi a Ceprano questa volta è la storica emittente inglese Bbc, che ha contattato il legale difensore della vittima, l’avvocato Carla Corsetti, e l’ha intervistata riportando il caso scioccante di Ceprano come esempio in cui «gli abusatori della Chiesa possano sfuggire alla giustizia».

    All’intervista pubblicata ieri su Bbc News, seguirà a mezzanotte e trenta di oggi un documentario su Sky, in cui è ricostruito con dovizia di particolari il caso Bekiaris, con la testimonianza diretta della vittima che nel 1996, all’epoca della violenza, aveva soltanto 8 anni e che ha ricostruito con i giornalisti inglesi gli orrori di quella da lui stesso definita, come riportato nel servizio della Bbc. «la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia».

    Il parroco, dopo che la vittima riuscì a confessare la violenza subita si rivolse al Vescovo, subì il processo secondo il diritto canonico e versò 112mila euro quale risarcimento. Successivamente, la vittima e il suo avvocato presentarono una denuncia penale alla polizia italiana, ma alla fine il caso è andato in prescrizione. L’avvocato Carla Corsetti, come dichiarato alla Bbc, ha evidenziato che «il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali, a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine».

    Inoltre, ha osservato che «il problema è più profondo, riconducibile alla Costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929, che conferisce al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Questo dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendo potenzialmente dalle conseguenze della giustizia italiana. Conservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata ha dichiarato alla Bbc la Corsetti Paghiamo per questo ogni giorno, ma quelli che pagano per primi sono proprio le vittime degli abusi sessuali».

    ciociariaoggi.it/news/cronaca/214850/parroco-abusa-di-minore-in-ciociaria-lo-scandalo-bekiaris-su-sky

  • Preti pedofili, sul caso italiano il Punto della Rete L’ABUSO

    Preti pedofili, sul caso italiano il Punto della Rete L’ABUSO

    Si è svolta ieri alla presenza di circa 70 giornalisti accreditati la presentazione di #ItalyChurchToo, il primo Coordinamento di associazioni italiane contro l’abuso nella Chiesa cattolica.

    L’intervista a Francesco Zanardi dove spiega più approfonditamente le problematiche italiane.

  • Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Roma, 31 gen. (askanews) – E’ dibattito nella Chiesa italiana in merito all’ipotesi di un’indagine indipendente sugli abusi sessuali del clero sui minorenni.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrettanto hanno fatto singole diocesi, come negli ultimi giorni Monaco di Baviera, e i governi di altri paesi (Irlanda, Australia), ne hanno svolte, indagini che, in ogni caso, hanno registrato, su un arco temporale pluriennale, numeri di abusi (dal 4% al 7% del numero totale di sacerdoti) che hanno colpito l’opinione pubblica. Una prospettiva che ha indotto già negli anni scorsi diversi giornalisti ad interpellare la Conferenza episcopale italiana sui dati statistici effettivi degli abusi in Italia e ultimamente ha portato alcune associazioni, come “Donne per la Chiesa” di Paola Lazzarini, a chiedere alla Cei di fare altrettanto.

    Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari, tanto più in vista dell’elezione del nuovo presidente a maggio. “La giustizia non è giustizialismo”, ha detto al Corriere della Sera l’attuale presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, “e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”. La Cei ha avviato nei mesi scorsi una rete di “centri di ascolto” diocesani.

    “La gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e oggettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà”, ha detto padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, intervistato alla trasmissione “La finestra su San Pietro” (Radio Rai1). “O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi. Secondo me l’alternativa è che o cominciamo noi a fare una vera luce in questi fatti o saranno altri a ordinare e gestire questa vicenda”. I centri di ascolto? “Certamente è un inizio ma non penso che basti perché molte vittime non si fidano più di un centro di ascolto della Chiesa e devono essere ascoltate”.

    Il 15 febbraio intanto nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, con una conferenza stampa intitolata “Oltre il grande silenzio” e l’hastag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso di Francesco Zanardi, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. Previsto l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    https://www.askanews.it/politica/2022/01/31/abusi-lipotesi-di-una-inchiesta-interroga-la-chiesa-italiana-pn_20220131_00021/

  • Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

    Abusi nella Chiesa e patriarcato. Non solo pedofilia

    La “scoperta” degli abusi a danno dell’infanzia è stata traumatica. La protezione dei bambini e la lotta contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori, come sono dovere della società le denunce e le prevenzioni da attuare in tutti i luoghi interessati della società: scuole, realtà sportive, ricreative e culturali, comunità religiose, associazioni… e famiglie. L’ipocrisia che obbligava a ignorare la vulnerabilità delle situazioni deboli è stata per secoli segno dell’irrilevanza del bambino/a: in alcune lingue è addirittura nome neutro, una cosa. E, se si dice che sono “persone”, si neutralizza la “differenza di genere”: è come dire “uomo”. Perché quando le mamme dicevano “Guarda di non accettare caramelle da sconosciuti” lo dicevano soprattutto alle bambine. Mentre, se si considera il numero degli abusi di ecclesiastici, si scopre che chi in realtà è oggetto di “attenzioni” sono i maschietti. Grande, quindi, il coraggio della Chiesa nell’affrontare il problema, il dramma della pedofilia, un coraggio costoso perché i risarcimenti costeranno patrimoni alle Chiese locali. Ma è appena iniziato il processo morale: non è solo un “peccato contra sextum”. Francesco, nel viaggio di ritorno dalla Grecia, il 6 dicembre 2021, commentava emozionato con i giornalisti: «una situazione storica va interpretata con l’ermeneutica dell’epoca… nel caso degli abusi nella Chiesa il coprire, che è il modo che si usa purtroppo nelle famiglie, anche oggi, nella grande quantità delle famiglie, nei quartieri, cercare di coprire, noi diciamo no, non va questo, dobbiamo scoprire». Infatti questi mali della Chiesa sono in quota tra i mali sociali praticati nella tacita connivenza delle famiglie che hanno sempre “saputo”, percepiti come irrilevanti nelle pieghe interne di una società democratica ma passiva. La morale cattolica è doppiamente responsabile: nella società “obbediente” e davanti al Vangelo. Non ha nulla a che vedere con la pedofilia, ma esiste un abuso specifico della chiesa che divide i consacrati e le consacrate che le superiore degli Ordini femminili hanno denunciato pubblicamente inviando all’inizio degli anni ’90 (del secolo scorso) dossier alla Congregazione della fede sulla paura di sacerdoti, nelle missioni, di contrarre l’Aids da prostitute, cosa che li induceva a corrompere giovani colleghe e converse.

    Agganciando il loro caso al grande convegno del febbraio 2019 sulla Protezione dei minori nella Chiesa, le superiore hanno chiesto: che fa la Chiesa quando le consorelle, partecipi anch’esse alla stessa vita consacrata, una volta pronunciati gli stessi voti, vengono insidiate da sacerdoti? Da quando le donne hanno iniziato a denunciare, anche le religiose hanno alzato la voce per chiedere un intervento. Gli abusi delle religiose rappresentano un diverso – anche se ugualmente legato al “genere” e alla sessualità – problema serio. Perché c’è l’abuso sessuale, ma soprattutto l’abuso di potere che offende la coscienza. Lo dimostrano le testimonianze di donne coinvolte e alcune pubblicazioni recenti, pur se l’argomento non appassiona né il laicato né l’informazione, anche anticlericale, sempre pronta a cogliere le occasioni scandalistiche. In realtà le donne sono sole e perfino il gran parlare di femminicidi provoca pochi interventi sulla responsabili collettiva degli uomini. Qualche antropologo si domanda se l’uomo di Neanderthal aveva coscienza di sé, ma nessuno indaga sulla violenza dei maschi nei confronti delle loro compagne. Tanto meno se preti. Il patriarcato è all’origine di tutta la sottrazione di dignità alle donne, rafforzato in tutte le credenza religiose dove secoli di assoggettamento al pregiudizio sessista sono stati assunti come verità.

    Anche i cattolici li hanno confermati, e sono stati benedetti da una società di maschi celibi che hanno giustificato il loro controllo sulle donne con il sigillo del sacro. Che è più grave e non solo a causa della disparità uomo/donna. Infatti la figura del presbitero è carica di suggestioni che investono la psiche di chi segue le sue funzioni di celebrante, in cui la disparità uomo/donna risulta evidente: come il presbitero sa di essere un uomo, come Gesù e come i fedeli maschi, e percepisce allo stesso modo dei fedeli maschi l’emozione di “consacrare”, è ben diversa l’emozione di una suora, sia perché deve “ricevere” un sacramento, senza “celebrarlo”, sia perché riceve il suo Signore dalle mani di un uomo che lo rappresenta. Se l’uomo si sente attratto da una consacrata ridiviene un uomo come tutti e, se si permette di seguire l’intuizione istintiva e abusa della sua superiorità “di ruolo” che trova vulnerabile la donna, è un molestatore e, peggio, un violentatore. Anche le donne laiche dovrebbero riflettere sulla condizione di chi ha l’obbligo degli stessi voti – obbedienza, povertà e… nubilato, diverso dal celibato perché “neutro”, coperto dalla “castità”, termine ambiguo, indulgente con i maschi – ma è indifesa davanti a un’autorità che lei non possiede. Francesco, il 10 maggio 2019, è intervenuto all’Unione delle Superiore Generali e ha riconosciuto che «L’abuso delle religiose è un problema serio. E non solo l’abuso sessuale, anche l’abuso di potere, l’abuso di coscienza. Dobbiamo lottare contro questo». Il “questo” resta neutro, indeterminato nell’imbarazzo del maschio che è anche papa. Le donne non sono indulgenti, ma vedono che i loro rimproveri qualche buon esito lo conseguono. Infatti il riconoscimento sull’indegnità delle violenze di genere si è fatto più presente e serio. Davanti alle telecamere di Mediaset Francesco ha riconosciuto che «È tanto grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema per me e?quasi satanico». Il 22 febbraio 2019 aveva risposto alle Superiore: «Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha». Le donne d’altra parte, a prescindere dalla religione sono vittime del patriarcato e nessuno, come anche il papa, ignora che «Le donne si vendono, le donne si schiavizzano. Anche nel centro di Roma il lavoro contro la tratta è un lavoro di ogni giorno. Nel Giubileo sono stato a visitare una delle tante case dell’Opera don Benzi. Ragazze riscattate, una con l’orecchio tagliato perché non aveva portato i soldi quel giorno, un’altra portata da Bratislava nel bagagliaio della macchina, schiava, rapita. Questo succede fra noi, eh! La tratta!» (di ritorno dall’Iraq l’8 marzo 2021). Consapevole che i clienti sono anche cattolici…. La cultura del patriarcato nella Chiesa dei celibi “ordinati” resta. Importante che le donne della Chiesa, insieme con le laiche, reagiscano perché non è possibile lasciare che nel mondo avanzi il “modello unico”, la massima insidia alla volontà di fare della differenza sessuale il diritto fondamentale per tutte le umane differenze.

    *Giancarla Codrignani è giornalista, saggista, già parlamentare della Sinistra Indipendente

    https://www.adista.it/articolo/67437