Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, ovazione per la vaticanista che ‘avverte’ i vescovi: “Punite le mele marce o saremo i vostri peggiori nemici”

    Pedofilia, ovazione per la vaticanista che ‘avverte’ i vescovi: “Punite le mele marce o saremo i vostri peggiori nemici”

    L’intervento appassionato di Valentina Alzraki, corrispondente di un’emittente messicana, scuote il summit vaticano sulla protezione dei minori

    Dopo le accuse del cardinale Marx, un altro intervento ha scosso il summit sulla Protezione dei minori, voluto dal Papa per affrontare lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica. E’ stato quello di Valentina Alzraki, decana delle giornaliste vaticaniste in qualità di corrispondente presso la Santa Sede dell’emittente televisa, la più seguita del cattolicissimo Messico: “Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono – ha esordito – , allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici”.

    Queste parole molto forti, che suonano quasi come una minaccia, hanno concluso la terza giornata del Summit: “Mi occupo del Vaticano – ha detto Valentina Alzraki – da quasi 45 anni. Cinque pontificati diversi, importantissimi per la vita della Chiesa e del mondo, con luci e ombre. In questi quattro decenni ho visto proprio di tutto. Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è ‘colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione’! Noi giornalisti sappiamo che ci sono informatori più rigorosi di altri, e che ci sono mass media più o meno dipendenti da interessi politici, ideologici o economici. Ma credo non si possa in alcun caso colpevolizzare i mass media per aver rivelato gli abusi o informato su di essi. Gli abusi contro i minori non sono pettegolezzi né chiacchiere, sono crimini. Ricordo le parole di papa Benedetto XVI, durante il volo per Lisbona, quando ci ha detto che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici esterni, ma nasce dal peccato al suo interno. Vorrei che usciste da quest’aula con la convinzione che noi giornalisti non siamo né quelli che abusano né quelli che coprono”.

    “La nostra missione – ha proseguito la giornalista – è di esercitare e difendere un diritto, che è il diritto a un’informazione basata sulla verità per ottenere giustizia. Noi giornalisti sappiamo che gli abusi non sono circoscritti alla Chiesa cattolica, ma dovete capire che con voi dobbiamo essere più rigorosi che con gli altri, in virtù del vostro ruolo morale. Rubare, per esempio, è sbagliato, ma se chi ruba è un poliziotto ci sembra più grave, perché è il contrario di quello che dovrebbe fare, cioè proteggere la comunità dai ladri”.

    Valentina Alzraki ha parlato anche degli abusi compiuti da sacerdoti e vescovi sulle suore. “Siamo sulla soglia di un altro scandalo, quello delle suore e religiose vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e vescovi. Lo ha denunciato la rivista femminile dell’Osservatore Romano e Papa Francesco, durante il volo di ritorno da Abu Dhabi, ha riconosciuto che si sta lavorando da tempo sul tema, che è vero che bisogna fare di più e che c’è la volontà di fare di più. Vorrei che in questa occasione la Chiesa giocasse all’attacco e non in difesa, com’è avvenuto nel caso degli abusi sui minori. Potrebbe essere una grande opportunità perché la Chiesa prenda l’iniziativa e sia in prima linea nella denuncia di questi abusi, che non sono solo sessuali ma anche di potere”.

    “Mi congedo – ha poi concluso la decana dei vaticanisti – ringraziando papa Francesco per aver reso grazie, di fronte alla Curia, lo scorso mese di dicembre, per il lavoro ai giornalisti, che sono stati onesti e obiettivi nello scoprire sacerdoti depredatori e hanno fatto udire le voci delle vittime. Spero che dopo questo incontro, torniate a casa e non ci evitiate, anzi che ci cerchiate. Che possiate tornare alle vostre diocesi pensando che non siamo noi i lupi feroci, ma, al contrario, che possiamo unire le nostre forze contro i veri lupi”.

    L’intervento di Alzraki è stato salutato con un’ovazione dai giornalisti presenti al summit che si sono alzati in piedi per applaudire a lungo l’appassionata denuncia della collega.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/23/news/pedofilia_chiesa_summit_l_accusa_della_giornalista_vaticanista-219951390/amp/

  • Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    Cardinale Pell, mi sembra incredibile che un giornalista possa difenderlo

    La notizia della condanna del cardinale australiano George Pell – accusato sia di aver protetto i preti pedofili da lui “dipendenti” sia di aver egli stesso abusato di due chierichetti – è giunta molto sgradita alla fine di un maxi-raduno voluto da Papa Bergoglio a Roma per discutere delle vicende di pedofilia che affliggono in giro per il mondo la Chiesa Cattolica. Subito qualche giornalista “papalino” si è affrettato a insinuare il sospetto di una “sentenza a orologeria”, volta a gettare un’ombra sulla iniziativa di Bergoglio contro la pedofilianella Chiesa. Un tentativo ingenuo e inutile visto che l’iniziativa del Pontefice è stata comunque giudicata negativamente dalle associazioni dei familiari delle vittime dei preti pedofili, perché non ha portato a proposte concrete per risolvere il drammatico e diffuso problema.

    Ma il massimo – per quel che mi riesce di leggere quotidianamente sui giornali – lo ha raggiunto Giuliano Ferrara, che sul Foglio parla di “caccia alle streghe”, mette in dubbio “l’attendibilità del reato (i fatti addebitati a Pell) sanzionato 23 anni dopo” e si chiede perché non si conosca il nome del chierichetto che accusa il cardinale “di avergli infilato il pene in bocca in sacrestia” (su questa formula brutale Ferrara torna più volte).

    Passi per i vari portavoce del Vaticano, che non hanno molta scelta sulle dichiarazioni da fare, per cui non mi stupisco di nulla. Ma sembra incredibile che un giornalista della levatura di Ferrara non conosca le tante accuse che da molti anni sono state mosse a Pell da decine di vittime dei preti pedofili operanti sotto la sua giurisdizione: accuse riprese dalla stampa di tutto il mondo. Altro che un singolo chierichetto, il cui nome è ovviamente noto ai giudici australiani ma è giustamente tenuto riservato per umana pietà.

    Su tutta la vicenda Pell ho avuto la fortuna di essere informato in tempo reale da un caro amico australiano, che mi segnalava via via le nuove accuse che piovevano sul Cardinale, mandandomi i link ai giornali che ne davano notizia. Ricordo in particolare un articolo terribile su Anthony Foster, il padre di due bambine molestate da un prete (una si suicidò, l’altra è su una sedia a rotelle dopo un incidente causato dall’alcolismo).

    Dalle deposizioni di Pell alla Royal Commission governativa australiana che indagava sui preti pedofili e i loro protettori – come ha ricordato uno dei pochissimi giornalisti italiani che dicono le verità scomode sulla Chiesa, Emiliano Fittipaldi – emerse un quadro agghiacciante: centinaia di bambini e bambine molestati e stuprati, marchiati per sempre dall’orrore delle loro storie. E dall’altro lato le risposte di Pell, arroganti o al massimo imbarazzate, come quelle di Eichmann raccontate da Hannah Arendt ne La banalità del male: da quella minimizzante (“forse avrei dovuto essere più attento”) fino a quella da caserma (i preti che molestano i bambini “sono come i camionisti che molestano le autostoppiste: non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia di trasporti fossero considerati responsabili“).

    Per queste ragioni ho tentato invano per anni, con alcuni articoli pubblicati dovunque trovavo ospitalità, di denunciare la scelta di Papa Bergoglio di elevare Pell all’incarico di responsabile delle finanze vaticane, uno dei tre incarichi più importanti nella gerarchia, dove fra l’altro Pell fu accusato di aver sperperato cifre enormi per uso personale. Una scelta compiuta – inspiegabilmente – pur essendo già note, all’epoca, le accuse gravissime che continuavano ad abbattersi sul cardinale.

    E mi ha sorpreso – ancor prima di scandalizzarmi, perché non posso dubitare della intelligenza del Papa argentino – la scelta di Bergoglio di rendere omaggio a un altro Cardinale accusato di pedofilia, quel George Law reso tristemente noto dal film Spotlight. Law era stato chiamato a Roma da Papa Ratzinger, che gli aveva affidato la guida della Basilica di Santa Maria Maggiore. Quando Law è morto è stata organizzata in suo onore (!) una messa solenne in San Pietro, aperta dal Cardinale Sodano e chiusa da Papa Bergoglio: quasi un gesto di sfida a chi vorrebbe che la giustizia umana possa raggiungere anche i Cardinali, prima che se ne prenda cura quella Divina.

    E mi sono tornate alla mente – ridando fuoco al mio anticlericalismo – le immagini di Wojtyla al balcone con Pinochet a Santiago delCile e i racconti di mia figlia antropologa sulla vera e propria persecuzione messa in atto prima da Wojtyla e poi da Ratzinger verso i predicatori della “Teologia della Liberazione” nei Paesi più poveri del Sud America: una persecuzione che certamente non ha giovato al capo spirituale di quella teologia degli umili, monsignor Romero, ucciso sull’altare a San Salvador dagli “squadroni della morte” il 24 marzo 1980 e tardivamente beatificato da Papa Bergoglio.

    Quando finalmente Pell è stato destituito dal suo incarico, egli è stato costretto a rientrare nel suo Paese, dove è stata dichiarata la sua colpevolezza e ora si attende di conoscere l’entità della condanna: i 50 anni di carcere di cui si parla non sono certo dovuti “solo” allo “stupro orale” di un anonimo chierichetto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/28/cardinale-pell-mi-sembra-incredibile-che-un-giornalista-possa-difenderlo/5002925/

  • È fallito il tentativo di silenziare Viganò

    È fallito il tentativo di silenziare Viganò

    Il Vaticano ha provato a ignorare il memoriale dell’ex nunzio pubblicato dalla “Verità”. Però la pressione dell’opinione pubblica ha costretto Bergoglio a fare un summit contro la pedofilia. Le direttive da sole non bastano: chi ha coperto gli abusi è da cacciare

    di Maurizio Belpietro

    Se questo piccolo giornale (che poi tanto piccolo no è visto che le sue copie crescono di mese in mese) sei mesi fa non avesse pubblicato il memoriale sulle coperture degli abusi sessuali all’interno della chiesa, è certo che giovedì in Vaticano non ci sarebbe stato nessun incontro “per la protezione dei minori nella chiesa”. Senza  il memoriale Viganò, reso noto in esclusiva mondiale da un solo quotidiano, appunto La Verità, il Papa non avrebbe convocato vescovi e cardinali per sollecitarli a denunciare gli abusi sui minori a opera di sacerdoti. Né avrebbe dato la parola alle vittime, ossia a quelle persone che da anni domandano di essere ascoltate e, soprattutto, chiedono che non solo i pedofili paghino, ma che anche chi nelle alte gerarchie della Chiesa ha protetto i violentatori sia chiamato a rispondere.

    Tutto ha inizio domenica del 26 agosto dello scorso anno, quando a firma di Carlo Maria Viganò,  sulle pagine di questo quotidiano, uscì una terribile j’accuse. L’ex nunzio apostolico negli Usa accusò direttamente una serie di alti prelati di aver saputo del comportamento predatorio del cardinal Theodore Edgar McCarrick, ossia dell’arcivescovo di Washington, ma di aver taciuto, lasciando che proseguisse indisturbato la sua opera di corruzione di decine di giovani. Viganò quel giorno fece nomi e cognomi e, con una ricostruzione dei fatti dettagliata, denunciò l’esistenza di una potente lobby omosessuale all’interno della Chiesa. L’arcivescovo, però, fece molto di più: puntò il dito direttamente contro il Pontefice, accusandolo di essere stato a conoscenza dei comportamenti di McCarrick, ma di non aver preso alcuna decisione. Secondo Viganò, fu egli stesso a denunciare i fatti in un incontro riservato con papa Francesco. Stando al suo racconto, il Santo Padre gli avrebbe chiesto che cosa pensasse del cardinale di Washington ed egli avrebbe risposto che presso gli uffici della Santa Sede era disponibile un intero dossier dedicato all’alto prelato, frutto di denunce ricevuto dai suoi predecessori. Secondo Viganò, il Papa non disse nulla, preferendo a questo punto cambiare discorso.

    Ma il silenzio non fu la linea adottata dal pontefice solo in quell’occasione. Anche quando sulla Verità uscì il memoriale dell’ex nunzio negli Stati Uniti la reazione fu la stessa. Di ritorno da un viaggio in Irlanda, dove il Papa si era recato proprio per chiedere scusa degli abusi commessi da preti e prelati, Bergoglio, rispondendo a una domanda, disse che non avrebbe pronunciato una sola parola sui fatti denunciati nel dossier Viganò, aggiungendo una frase sibillina che suonava più o meno così: voi giornalisti siete bravi a verificare da soli. Il risultato fu che parte della stampa preferì ignorare le accuse dell’ex nunzio, mentre l’altra si diede da fare per cercare di metterlo in cattiva luce, imputando all’arcivescovo di aver parlato per risentimento, non essendo stato nominato cardinale da questo Papa. L’operazione di silenziamento non ha però sortito gli effetti sperati, perché in tutta l’America, piano piano, si è fatta largo una richiesta di pulizia e di chiarimento all’interno della Chiesa. Francesco è stato costretto a rimuovere arcivescovi, accettando le dimissioni di uno dei più importanti prelati americani, ma anche a ridurre per la prima volta nella storia una cardinale allo stato laicale. Neppure questo, però, è bastato a riportare tranquillità e fiducia nel Vaticano e così giovedì è stato deciso l’incontro per la protezione dei minori all’interno della Chiesa, con i vertici di tutte le conferenze episcopali. “Il primo obiettivo concreto di questa riunione è spezzare l’assedio che subiamo sulla pedofilia”, è il messaggio dell’entourage papale. “Servono misure concrete per dimostrare che questo pontificato vuole combattere gli abusi sessuali compiuti sui minori da uomini di Chiesa”.

    Così, sulla tv dei vescovi sono andate in onda le testimonianze degli abusati. Ciò che prima era messo a tacere, all’improvviso è diventato l’argomento di discussione e anche la grande stampa, quella che si era dedicata a demonizzare Viganò o a nasconderne le denunce, si è subito data da fare, pubblicando resoconti della riunione e ricostruzioni dolorose degli abusi. All’improvviso è approdata sulle pagine dei quotidiani e nei servizi della televisione dei vescovi anche la storia di Alessandro Battaglia, un ragazzo milanese che a 14 anni venne abusato da un prete in servizio nell’hinterland di Milano. Quando mesi fa La Verità ne raccontò la storia, ricostruita in un’aula di tribunale, gli altri giornali preferirono tacere. Forse perché quel prete, invece di essere denunciato e rimosso immediatamente dall’incarico, era stato trasferito. Da una parrocchia con un solo oratorio a disposizione a un’altra con quattro oratori. Una decisione presa dal vicario episcopale dopo essere stato avvisato dal parroco. Chi era il vicario? Monsignor Mario Delpini, l’attuale arcivescovo di Milano.

    Certo, siamo contenti che la congiura del silenzio sia stata finita e giovedì l’incontro sia servito a far parlare le vittime degli abusi. Ma questo non basta. Ora bisogna allontanare chi sapeva, ma ha preferito voltare la testa dall’altra parte, con l’aiuto servile della grande stampa.

    (trascrizione da La Verità del 23 febbraio 2019)

  • L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    L’incontro sugli abusi in Vaticano è stato deludente

    Sono state pronunciate parole molto dure ma di concreto si è deciso ben poco, dicono osservatori e associazioni delle vittime

    Dal 21 al 24 febbraio in Vaticano si è svolto un incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, durante il quale – alla presenza dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dei responsabili dei diversi ordini religiosi – si è parlato degli abusi sessuali compiuti dagli ecclesiastici sui bambini e sugli adolescenti.

    Nella messa conclusiva di domenica, che si è tenuta nella Sala Regia del Vaticano, il Papa ha paragonato gli abusi alla «crudele pratica religiosa, diffusa nel passato di alcune culture, di offrire esseri umani – spesso bambini – come sacrifici nei riti pagani», e ha aggiunto che è arrivato il momento di «affrontare con decisione il fenomeno sia all’interno che all’esterno della chiesa». Secondo papa Francesco, la pedofilia è «la manifestazione attuale dello spirito del male» e il prete che abusa di minori è «uno strumento di Satana».

    Al di là delle parole di condanna anche molto dure, non si è affrontato però in modo ampio e sistematico il problema degli abusi – che non riguarda solamente i bambini ma anche molte donne religiose – e il Papa non ha annunciato alcuna misura concreta, come invece si aspettavano diverse associazioni di vittime che hanno criticato in modo molto esplicito l’esito dell’incontro. «Mentre i cattolici del mondo invocano un cambiamento concreto, il Papa offre promesse tiepide, che abbiamo già sentito», ha detto per esempio Anne Barrett Doyle, leader di BishopAccountability, un gruppo che mappa e tiene traccia dei vari episodi di abusi nella Chiesa. Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito abusi sessuali da un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, e che nel 2017 si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 da papa Francesco proprio per affrontare questo problema, ha detto di essere delusa dal summit in Vaticano.

    Le aspettative per questo incontro, scrivono diversi giornali internazionali, erano molto alte: ci si attendeva una vera svolta politica da parte del Papa e l’annuncio di nuove regole interne, per esempio l’esclusione immediata degli ecclesiastici abusanti e dei vescovi o dei prelati che, in modo complice, avevano contribuito a coprirli. Non è stato annunciato niente di tutto questo: invece di modificare le norme e le pratiche, il Papa ha usato l’incontro per parlare soprattutto ai vescovi della necessità di un ampio cambiamento culturale. «Alla fine, sono i cambiamenti del cuore ad essere importanti», ha detto domenica pomeriggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna.

    Dopo la fine dell’incontro diversi alti funzionari della Chiesa hanno detto di aver raggiunto un risultato positivo. Il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha detto di essere «molto soddisfatto»; l’arcivescovo Eamon Martin, presidente della Conferenza episcopale cattolica irlandese, ha detto che l’obbligo di proteggere i bambini nella Chiesa appartiene giustamente ai vescovi del mondo: «Sono sempre spaventato dal pensiero che in qualche modo la protezione possa essere comandata da Roma». E l’arcivescovo Mark Benedict Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, ha spiegato che la Chiesa ha bisogno di credere ai sopravvissuti e di assicurare che i violentatori non abbiano mai l’opportunità di “offendere” di nuovo: «Siamo stati il ​​nostro peggior nemico». L’arcivescovo Mark Benedict Coleridge ha paragonato il risveglio dei vescovi a «una rivoluzione copernicana» e ha detto che la Chiesa doveva mettere le vittime, come il Sole, al centro del proprio sistema.

    Il fatto di concentrarsi sull’evoluzione spirituale dei vescovi, sulla loro consapevolezza e sull’importanza di farli lavorare insieme per affrontare gli abusi sessuali è sembrato però molto poco a coloro che avevano sperato che il Papa facesse di più, utilizzando la sua stessa autorità: «La tolleranza zero dovrebbe essere la legge universale, e il Santo Padre può introdurla da solo», ha detto Nicholas P. Cafardi, un importante avvocato statunitense.

    Alla fine del vertice, il Vaticano ha comunque annunciato che alcuni provvedimenti specifici saranno adottati presto: un rafforzamento delle leggi sulla protezione dei bambini all’interno dei confini del Vaticano, un manuale «molto breve» per i vescovi per aiutarli a capire i loro doveri quando si verificano casi di abuso, una task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi a realizzare le iniziative per la protezione dei minori. Tutte misure limitate, precisa il New York Times, e che erano già state prese in considerazione prima del summit.

    Fuori dal Vaticano le persone sopravvissute agli abusi hanno marciato e tenuto conferenze informative. All’interno, nelle sedute presiedute dallo stesso papa Francesco, i vescovi più importanti del mondo hanno ascoltato le terribili testimonianze delle vittime di abuso, molte delle quali hanno denunciato l’indifferenza e la complicità dei leader della chiesa. Una suora nigeriana ha mosso critiche molto precise per il silenzio ipocrita e la mancanza di trasparenza da parte delle più alte gerarchie.

    Il discorso critico che è circolato di più è stato quello di una giornalista messicana che si occupa di Vaticano, Valentina Alazraki: «Quante volte mi è toccato ascoltare che lo scandalo degli abusi è “colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione”… noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi lo avete fatto davvero, o solo a parole?» E ancora: «Se siete contro coloro che commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati e non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici». La giornalista ha parlato anche delle suore e delle religiose vittime di abusi sessuali, dando ai vescovi una serie di suggerimenti concreti: «A volte, il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede informa su una rinuncia senza spiegarne le ragioni: la notizia della rinuncia di un sacerdote che ha commesso abusi dovrebbe essere data con chiarezza, in modo esplicito».

    https://www.ilpost.it/2019/02/25/incontro-abusi-sessuali-vaticano/amp/?fbclid=IwAR07xPn-rH7aDrrPjKvSQ70_i9OabriaFGHq74SnBf6rhk3_eY3PL6DFP8w

  • Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Summit sulla pedofilia: rotto il tabù del fondatore dei Legionari di Cristo che abusava dei seminaristi

    Città del Vaticano – Ci voleva il coraggio di una donna per scuotere in modo tanto franco cardinali e vescovi: «Chiedetevi: siete nemici di quanti commettono abusi o li coprono tanto quanto lo siamo noi giornalisti? Noi abbiamo scelto da quale parte stare. Voi, lo avete fatto davvero, o solo a parole?».

    A parlare a nome di tutti i giornalisti è la decana dei vaticanisti, la messicana Valentina Alazraki, corrispondente della tv Televisa che offre una alleanza tra prelati e stampa. «Se siete contro quanti commettono abusi o li coprono, allora stiamo dalla stessa parte. Possiamo essere alleati, non nemici. Vi aiuteremo a trovare le mele marce e a vincere le resistenze per allontanarle da quelle sane. Ma se voi non vi decidete in modo radicale di stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici».

    Alazraki lamenta che troppo spesso, in questi anni, si sono sentiti cardinali e vescovi che dicevano che lo scandalo degli abusi è «colpa della stampa, che è un complotto di certi mass media per screditare la Chiesa, che dietro ci sono poteri occulti, per mettere fine a questa istituzione».

    L’appello è di comunicare le notizie sui preti pedofili «perché, se non lo fate – ha detto Alazraki – diventate automaticamente complici di quanti commettono abusi. Non fornendo le informazioni che potrebbero evitare che queste persone commettano altri abusi, non state dando ai bambini, ai giovani, alle loro famiglie gli strumenti per difendersi da nuovi crimini».

    Per la prima volta dall’inizio del summit sugli abusi nella sala vaticana affiora così la storia più mostruosa e sproporzionata di abusi della Chiesa in epoca moderna: il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Maciel Macial Degollado.

    «Sono messicana – ha detto – e non posso non menzionare il caso forse più terribile che sia accaduto all’interno della Chiesa, quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano della Legione di Cristo. Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine (…) Non bisogna dimenticare che nella Legione c’era un quarto voto secondo il quale se un legionario vedeva qualcosa che non lo convinceva di un superiore, non poteva né criticarlo né tanto meno commentarlo. Senza questa censura, senza questo occultamento totale, se ci fosse stata trasparenza, Marciel Maciel non avrebbe potuto abusare per decenni di seminaristi e avere tre o quattro vite, mogli e figli, che sono arrivate ad accusarlo di avere abusato della sua stessa prole. Per me questo è il caso più emblematico di una comunicazione malata, corrotta, da cui si possono e si devono imparare varie lezioni».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_francesco_summit_vaticano-4319733.html

  • Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Summit sulla pedofilia, in arrivo un Motu Proprio del Papa. Le vittime: “Ci aspettavamo di più”

    Francesco conclude la conferenza in Vaticano. E all’Angelus promette “misure perché i crimini non si ripetano”. “I luoghi della Chiesa siano sicuri per i minori”

    ROMA – In arrivo un Motu Proprio del Papa, un documento scritto di iniziativa del Pontefice, “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per la prevenzione e il contrasto contro gli abusi “nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. E’ l’annuncio del portavoce della Santa Sede padre Lombardi a conclusione del summit sulla pedofilia. Ma le vittime degli abusi sessuali dei preti
    danno voce alla loro delusione. “Siamo indignati – dice Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso -. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. Zanardi ricorda la dura denuncia del cardinale Marx al summit: “Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti”.

    Eppure Papa Francesco, nel suo discorso conclusivo, non aveva smorzato i toni, parlando di una piaga “grave” e “mostruosa” anche all’interno della Chiesa.  “L’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce tuttavia la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”, ha osservato dopo aver illustrato i dati sulla diffusione del fenomeno nelle famiglie, scuole, sport, sul web, nel turismo sessuale.  E intervenendo di nuovo sul tema durante l’Angelus, ha affermato: “Vogliamo che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù”. “Vorrei qui ribadire chiaramente: se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà. Fratelli e sorelle, infatti nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. L’eco del grido silenzioso dei piccoli, che invece di trovare in loro paternità e guide spirituali hanno trovato dei carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere. Noi abbiamo il dovere di ascoltare attentamente questo soffocato grido silenzioso”.

    Marie Collins, irlandese che all’età di 13 anni ha subito abusi sessuali da parte di un prete e che ha fatto parte della Pontificia Commissione anti abusi dalla quale si è dimessa in polemica, dà voce via tweet alla delusione al termine del summit in Vaticano con i capi della Chiesa: “Abbiamo già ascoltato questi impegni per affrontare gli abusi molte volte. Quando e come è ciò che abbiamo bisogno di sentire, nel dettaglio”.

    Pedofilia, Papa Bergoglio: “Negli abusi c’è la mano di Satana, la Chiesa proteggerà i bambini dai lupi voraci”

    Forse con la consapevolezza che ora servano passi molto concreti, il Papa vuole la creazione di “task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”,  ha spiegato padre Lombardi. E domani, lunedì 25 febbraio, il Comitato organizzatore del summit “si incontrerà con i Responsabili della Curia Romana che hanno partecipato all’Incontro, in modo da impostare fin d’ora il lavoro necessario per dare seguito, secondo il desiderio del Santo Padre, ai propositi e alle idee maturate nei giorni scorsi”.

    Pedofilia, standing ovation in sala stampa per la vaticanista che ha scosso i vescovi

    Che ci sia ancora molta strada da fare appare chiaro. “L’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro. Per decenni ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante”,  commenta l’arcivescovo di Malta monsignot Charles J. Scicluna, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tra i maggiori esperti della Santa Sede nella lotta alla pedofilia.
    “Un altro aspetto è l’ascolto delle vittime: dobbiamo continuare ad ascoltare, sempre, se vogliamo un vero discernimento su quanto accaduto”. Per Scicluna, poi, “è importante dire che si vuole aggiornare il diritto canonico, guardare all’aspetto della pornografia, e altro, ma quello che occorre è un cambiamento del cuore, dell’atteggiamento verso questi problemi. Questo è stato un pellegrinaggio molto breve, ma per cambiare atteggiamento è stato importante l’ascolto di tante voci, comprese quelle delle donne: è stata una ventata di aria fresca, la voce delle donne della Chiesa è fondamentale”.
    Il presule maltese ringrazia anche i giornalisti. “perché noi abbiamo un deficit di informazione nella Chiesa – tra diocesi e diocesi, tra le diocesi e la Santa Sede – ma anche verso l’esterno. E questo è un punto fondamentale per la questione dell’accountability: non si può ‘rendere conto’ senza comunicazione su ciò che accade”. “Cosa riporto a Malta? – si chiede Scicluna – La convinzione di dover ascoltare di più le vittime a casa, e di convertirmi diventando un buon pastore che si prende cura dei piccoli e dei deboli”.
    E alla domanda delle associazioni delle vittime – alcune hanno espresso malumore e delusione per il discorso di oggi del Papa -, che vogliono ‘tolleranza zero’ sugli abusi, ‘tolleranza zero’ sugli insabbiamenti dei vescovi e ‘trasparenza’, l’arcivescovo risponde: “tutto questo è fondamentale. Fa parte del quadro di impegni che abbiamo espresso in questi giorni”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/24/news/pedofilia_chiesa_summit_giornata_conclusiva-219983998/

  • Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Il pontefice vuole anche una «task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori»

    Un Motu Proprio di Papa Francesco sulla «protezione dei minori e delle persone vulnerabili, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Ad annunciarlo è padre Federico Lombardi, già direttore della sala stampa Vaticana e moderatore del Summit sulla protezione dei minori iniziato mercoledì scorso e che si è concluso oggi, domenica 24 febbraio. Il Motu Proprio è un documento di iniziativa del Papa – il pontefice ne ha già emanati, su diversi temi – non proposto da alcun organismo della Curia Romana.

    Il documento, dice Lombardi, «accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano». E conferma la «pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, di un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre il Papa «ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori».

    Una risposta alle critiche piovute sul summit in quest’ultima giornata, soprattutto da parte di alcune vittime e associazioni che continuano a chiedere al Papa non parole, ma denunce e la rimozione dei «vescovi insabbiatori». «Andate in pace, la Chiesa è finita», scrive oggi Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso e fondatore di Eca Global – Ending Clergy Abuse-Global Justice Project. Zanardi è stato ripetutamente abusato sessualmente da bambino da parte di un sacerdote. Papa Francesco, scrive Zanardi, è «un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier». Francesco, continua Zanardi, «chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici», è l’accusa senza appello per la chiusura di un summit «con un buco nell’acqua».

    Nel suo discorso conclusivo, Papa Francesco parla stamane della «gravità della piaga degli abusi sessuali su minori» come «fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società». Con un dato che emerge dalle statistiche, fotografia di un fenomeno sommerso per la difficoltà a denunciare: «chi commette gli abusi sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». E però il mea culpa arriva: «La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica», dice Papa Francesco.

    E, nell’Angelus di oggi, alza poi il tiro: «Abbiamo ascoltato la voce delle vittime, abbiamo pregato e chiesto perdono a Dio e alle persone offese, abbiamo preso coscienza delle nostre responsabilità, del nostro dovere di fare giustizia nella verità, di rifiutare radicalmente ogni forma di abuso di potere, di coscienza e sessuale». Vogliamo, dice Francesco, «che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù».

    Ad alzare il livello del dibattito, in questi giorni, è stata ieri Valentina Alazraki, giornalista decana dei vaticanisti, vera e propria star della tv messicana Televisa. «Se non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici. E voi sapete che questi abusi sono stati coperti in maniera sistematica. È l’unico cammino possibile se volete che vi si creda quando dite che nel futuro gli occultamenti non saranno tollerati».

    Nel suo intervento come relatrice al vertice rompe un tabù, nominando Marcial Maciel Degollado, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, davanti ai 190 capi della Chiesa. È il nome di quello che definisce il più grande scandalo della Chiesa: Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008, secondo le tantissime testimonianze negli anni ha abusato di giovani seminaristi, è stato autore di violenze su bambini e donne, è stato implicato in attività criminali, Ha avuto dei figli: avrebbe abusato anche di loro. Le denunce, nei suoi confronti, risalgono al 1956.

    La relazione di Valentina Alazraki. YouTube/Vatican News

    «Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine», dice Valentina Alazraki nel suo intervento di ieri. «Al di là del giudizio morale sui crimini commessi da quell’uomo, che per alcuni è stato una mente malata e per altri un genio del male, vi assicuro che alla base di quello scandalo, che tanto male ha fatto a migliaia di persone, fino a macchiare la memoria di chi ora è santo (Giovanni Paolo II, ndr), c’è stata una comunicazione malata».

    La relazione del cardinale Reinhard Marx. YouTube/Vatican News

    L’altro intervento che ha fatto molto discutere è stato quello del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e capo della Chiesa tedesca, che per la prima volta denuncia pubblicamente l’amministrazione centrale della Santa Sede accusandola di avere distrutto dossier su preti pedofili. «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati», dice Marx nella sua relazione. «Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». Marx è una personalità di peso all’interno della Chiesa: fa parte del C9, il consiglio che aiuta il pontefice nella riforma della curia, ed è conoscitore delle procedure e dei procedimenti, anche per la questione abusi. Quelli, dice nel suo intervento di ieri, stabiliti per perseguire questi reati e che «sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati». Con il risultato di calpestare i diritti delle vittime e «lasciarli all’arbitrio di singoli individui». Sono «tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare».

  • “Insabbiati i dossier sulla pedofilia”

    “Insabbiati i dossier sulla pedofilia”

    La denuncia dell’arcivescovo Marx: «Imposto il silenzio alle vittime»

    Prima di lanciare quella pesante accusa contro «l’amministrazione» della Chiesa, il cardinale tedesco Reinhard Marx, uno dei membri del C6 di Papa Francesco, si era confrontato per alcuni minuti con lo stesso Pontefice che gli aveva dato il via libera a parlare liberamente, senza preoccupazioni, con un obiettivo ben preciso: lanciare un avvertimento a chi oppone ancora resistenze e magari tenta di occultare la verità.

    L’input al porporato, infatti, era stato chiaro: dire tutto senza filtri può aiutare ad aprire finalmente gli occhi. E così, ieri mattina, nel penultimo giorno di vertice vaticano sugli abusi nel clero che riunisce 190 partecipanti tra vescovi, cardinali e religiosi da tutto il mondo, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, tra qualche mugugno e qualche borbottio, ha denunciato pubblicamente l’atteggiamento poco trasparente della Chiesa che sui casi di pedofilia ha distrutto dei dossier che avrebbero permesso di risalire ai responsabili. «L’amministrazione», ha detto Marx, «non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile. I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». In tanti hanno, anche tra i presenti, letto nelle parole del porporato un attacco alla Santa Sede e ai dossier che negli anni sono spartiti nel nulla, con le vittime ancora una volta lasciate da sole. A ora di pranzo, però, il cardinale, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha chiarito che quella sua denuncia pubblica riguardava la chiesa tedesca e quanto accaduto negli ultimi decenni. «Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi sono stati cancellati o scavalcati», ha detto il porporato che prima di tenere il suo discorso ha incontrato 16 vittime, «i diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Il modo in cui l’amministrazione della Chiesa è stata strutturata e svolta non ha contribuito», ha detto, «a unire tutto il genere umano e ad avvicinare più gli uomini a Dio ma, al contrario, ha violato tali obiettivi». Sulla questione trasparenza, tema dell’incontro di ieri, ha detto la sua anche uno dei membri del comitato organizzatore del summit, monsignor Charles Scicluna, che parlando della comunicazione tra vittime e istituzione ha ammesso: «La vittima spesso non sa cosa accade, non sa se dopo la sua denuncia si aprono dei processi o se si concludono, c’è una mancanza di comunicazione! Una vittima, ad esempio, mi chiedeva notizie», ha raccontato, «pensava che la sua denuncia fosse stata ignorata e invece quel processo si era già concluso e il prete era stato allontanato dal ministero. Dev’esserci maggiore interazione tra chi denuncia e la Chiesa».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/insabbiati-i-dossier-sulla-pedofilia-1650864.html?mobile_detect=false

  • Juan Carlos Cruz: dal Cile effetto valanga. Il Papa è cambiato ma mi preoccupano i vescovi

    Juan Carlos Cruz: dal Cile effetto valanga. Il Papa è cambiato ma mi preoccupano i vescovi

    Una delle più famose vittime di Karadima è a Roma mentre è in corso il summit sulla protezione dei minori in Vaticano: mi fanno rabbia i cardinali che strumentalizzano la questione pedofilia per lotte personali. «Abolire ogni segreto, anche quello pontificio»

    SALVATORE CERNUZIO – IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Ormai Juan Carlos Cruz è di casa a Roma. Sembrano decenni ma in realtà sono trascorsi solo pochi mesi da quando una delle più famose vittime di Fernando Karadima, il potente sacerdote cileno abusatore seriale di giovani e seminaristi, spretato da Francesco nel novembre 2018, puntava il dito contro i Sacri Palazzi che reputava corresponsabili del dolore subito. Non solo quello per le violenze del parroco di “El Bosque” durate quasi sette anni, ma anche per il muro di silenzio e omertà innalzatogli davanti agli occhi dalle gerarchie della Chiesa cilena, che attualmente fatica a rialzarsi dagli scandali emersi nello scorso anno.

    Oggi Cruz, giornalista residente negli Stati Uniti, dice di essere una persona serena. Da circa una settimana è a Roma per il summit sugli abusi voluto da Papa Francesco, ha incontrato spesso l’arcivescovo Charles Scicluna che per due volte è stato inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abuso e che rappresenta il suo punto di riferimento in Vaticano, passeggia per Borgo Pio con monsignor Jordi Bertomeu, officiale della Dottrina della Fede “braccio destro” di Scicluna nelle missioni nel Paese sudamericano, saluta cordialmente i giornalisti in Sala Stampa vaticana che lo hanno conosciuto durante il viaggio papale nel gennaio 2018.

    Cruz, soprattutto, sa di avere il sostegno del Papa con il quale ha stabilito un rapporto personale dopo la famosa visita privata di aprile a Santa Marta quando, insieme alle altre vittime Hamilton e Murillo, ha sentito dalle labbra del Pontefice la parola «perdono». «Il Papa del 2019 non è il Papa del 2017», afferma. Non è cioè il Papa che lo aveva scandalizzato per aver “difeso” il vescovo di Osorno, Juan Barros, insabbiatore dei crimini del suo mentore Karadima, mettendo quasi in dubbio la veridicità delle accuse a lui rivolte. «Mi ha impressionato la sua evoluzione personale. Uno pensa che ad 82 anni una persona non possa cambiare. Ma senza dubbio il Papa guarda, il Papa ascolta, il Papa cambia opinione rispetto a quello che apprende. Questo lo apprezzo molto».

    Il Papa anche ha convocato a Roma 190 vescovi e cardinali per discutere della piaga degli abusi. Cosa si aspetta da questo summit?

    «Sono cautamente ottimista. Nel senso che sono certo che i vescovi stanno dibattendo, riflettendo, tuttavia sono proprio loro la preoccupazione più grande».

    In che senso?

    «Nel senso che il Papa chiede un cambiamento, ma poi i vescovi dicono: “sì, sì, prendiamo provvedimenti”, annuiscono con la testa e, invece, tornano a casa e non cambia nulla. Credo che si debba trovare un modo per avere una forma di controllo su quello che fanno i vescovi, cioè che applichino il diritto canonico, applichino la “tolleranza zero”, collaborino con la giustizia locale per spedire in carcere i pedofili e non coprirli. Non basta la giustizia della Chiesa, bisogna collaborare con le autorità e la polizia locale».

    Quali potrebbero essere misura efficaci, secondo lei?

    «Anzitutto consegnare gli abusatori alla giustizia come pure i vescovi che occultano, che spostano i preti pedofili di parrocchia in parrocchia, come è accaduto per anni in Cile. È estremamente importante perché non è più possibile che, per tutelare l’immagine dell’istituzione, si eviti che pedofili e criminali vadano in carcere. Poi credo che sia importante eliminare il segreto, che sia pontificio o come lo vogliamo chiamare. Non può esserci segreto, deve esserci trasparenza dove c’è un reato, sempre! Bisogna rispettare la vittima e proteggerla se non vuole essere pubblicizzata. Ma limitarsi a cambiare parrocchia al colpevole o mandarlo in un altro paese è un reato, come i vescovi che lo proteggono».

    Lei ha partecipato all’incontro con il comitato organizzatore del summit mercoledì scorso. Ha riferito queste istanze ai rappresentanti vaticani?

    «Sì, monsignor Scicluna mi aveva contattato e mi aveva chiesto di organizzare una riunione con circa 12 sopravvissuti da tutto il mondo prima dell’inizio del summit. Nel colloquio noi abbiamo chiesto loro proprio questo: “tolleranza zero”, non applicare il segreto pontificio, collaborare con la polizia. E che questi crimini siano puniti, cioè che sia punito tanto chi abusa, quanto chi copre».

    In Cile cosa è cambiato dopo lo scoppio degli scandali e i provvedimenti di Papa Bergoglio?

    «Quello che è successo in Cile è il modello mondiale di quello che deve accadere. Ho parlato molto con il Papa durante l’anno. Il modello cileno è stato come un effetto valanga, tanto doloroso quanto enorme. Mai era successo prima… E ora altri Paesi stanno sperimentando lo stesso: in Spagna, Costa Rica, Perù, Stati Uniti. Conosco vittime africane, asiatiche, di Paesi che non riportano di casi di abusi, seppur i vescovi ne siano a conoscenza».

    Da diverse parti si avanza la teoria che la radice del problema degli abusi sia l’omosessualità nella Chiesa. Cosa ne pensa?

    «Mi fanno arrabbiare i cardinali e i vescovi che usano le vittime come bandiere di lotta per strumentalizzare e tornare a prima del Concilio Vaticano II per appoggiare la battaglia sull’omofobia, come se gli omosessuali fossero il demonio. Sono ipocriti. Prendiamo ad esempio Viganò (l’ex nunzio Usa autore di un dossier in cui chiedeva le dimissioni del Papa, ndr), quando la situazione negli Stati Uniti stava esplodendo da vent’anni, per tutto il tempo non ha mai fatto nulla. Ora usano le vittime come bandiera della loro lotta conservatrice».

    Ha detto di aver avuto diversi contatti con Papa Francesco nel corso dell’ultimo anno, a cominciare da quel primo incontro personale a Santa Marta dello sorso aprile. C’è una parola, un gesto, un aneddoto del Papa che l’ha colpita particolarmente?

    «Papa Francesco mi ha detto sempre molte frasi di incoraggiamento. La verità è che mi sento tremendamente onorato che il Papa mi ascolti. Allo stesso tempo penso che io non posso essere l’eccezione tra le vittime che vengono ricevute, dovrebbe essere la norma. Tutte le vittime devono avere la possibilità di ricevere lo stesso trattamento, io non sono migliore di altri. Capisco che non tutti possano venire qui a incontrare il Papa, ma i vescovi, in ogni Paese, devono accogliere, rispettare le vittime e riparare il danno che è stato fatto loro. Questo è tremendamente importante».

  • L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    Alla vigilia del summit sulla tutela dei minori, l’incontro in Vaticano con chi ha subìto violenza. Il presidente della Cei: le loro sofferenze nel mio cuore. Nuove strade per proteggere i più fragili

    «Prenderanno il toro per le corna? Non sono contro la Chiesa, sono contro le persone che violentano i bambini e contro coloro che proteggono i predatori sessuali». La voce di François Devaux, presidente di “La Parole Libérée” – l’associazione delle vittime di abusi dell’ormai noto sacerdote lionese Bernard Preynat, predatore seriale rimasto in parrocchia fino al 2015 – si alza tra le telecamere assiepate dietro il colonnato di Bernini in piazza San Pietro. Quella del francese Devaiux è la voce determinata di chi ha subito aggressioni sessuali da parte del clero. «Ci si aspettano atti, atti di conversione di cuori e anime da parte dei vescovi nelle loro diocesi. Siamo qui per chiedere a ogni pastore di ascoltare le vittime. Questa è la prima cosa», gli fa eco Olivier Savignac dell’associazione “Notre parole” la cui testimonianza è stata recentemente ascoltata dai vescovi francesi riuniti a Lourdes. «Zero, zero tolleranza»,ripete circondato dai giornalisti Peter Isley, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of clergy abuse), organizzazione che riunisce ventidue vittime dei cinque continenti. Parole dure che dicono tutte la medesima aspettativa delle dodici persone abusate, quella di uomini e donne provenienti da diverse aree del mondo e rappresentanti di diverse organizzazioni che sono state incontrate ieri mattina dal comitato organizzatore del summit sulla protezione dei minori nella Chiesa.

    L’inizio oggi dell’evento in Vaticano che durerà fino a domenica non poteva mancare all’appuntamento di questo ascolto, già annunciato il 18 febbraio scorso. L’incontro a porte chiuse è durato poco più di due ore. Tra gli altri anche Francesco Zanardi, fondatore di “Rete-L’abuso”, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola “Infancia Robada”, reso noto dal documentario di Netflix Esame di coscienza, e anche Juan Carlos Cruz, una delle vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima, dimesso dallo stato clericale da papa Francesco nell’ottobre dello scorso anno, che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano.

    È stato proprio Scicluna con gli altri membri del comitato del summit a richiedere un incontro con le diverse associazioni: mano tesa verso coloro che continuano a dirsi “delusi” dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «È stato un incontro in cui ci siamo sentiti molto coinvolti ma nel rispetto reciproco e nell’ascolto attento – ha detto padre Federico Lombardi uscendo dall’incontro –. Come organizzatori ne siamo grati perché lo avevamo desiderato e abbiamo ricevuto l’intensità delle attese e dell’urgenza di affrontare effettivamente i problemi senza metterli da parte in tutta la Chiesa.

    E ci aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità dei problemi che saranno affrontati nel corso di queste giornate. Porteremo queste istanze durante i lavori». Alcuni hanno espresso il disappunto per la mancanza del Papa. «Ma nessuno aveva detto agli invitati che ci doveva essere. Lo scopo del nostro incontro – ha aggiunto padre Lombardi – era quello di coinvolgersi in un ascolto serio. È quanto è stato svolto e le persone che sono venuto hanno risposto pienamente alle nostre attese».

    Tra i vescovi che in questi giorni hanno potuto ascoltare la testimonianze di vittime di preti pedofili il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha chiesto ieri preghiere alla Chiesa in Italia per essere aiutati «a trovare la strada per compiere un passo decisivo nella protezione dei minori e degli innocenti. Porto nel cuore – ha detto – le sofferenze delle vittime degli abusi che ho incontrato». Intanto già lunedì prossimo il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha riferito che si svolgerà in Vaticano una prima riunione interdicasteriale per fare il punto sul vertice, all’indomani della sua conclusione, alla quale parteciperanno i capi-dicastero che vi hanno preso parte, il comitato organizzatore e alcuni esperti in materia di tutela dei minori.