Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giovanni Paolo II

  • Caso Emanuela Orlandi, accuse e smentite sul coinvolgimento di Papa Wojtyla

    Caso Emanuela Orlandi, accuse e smentite sul coinvolgimento di Papa Wojtyla

    E’ormai scontro aperto in Vaticano sulle dichiarazioni di Pietro Orlandi e sulle mosse legali relative all’indagine sulla scomparsa della sorella Emanuela, con i media vaticani – dopo un silenzio iniziale – schierati ora a spada tratta in difesa della memoria del Papa santo, Giovanni Paolo II, da illazioni, sospetti e accuse “infamanti». E’ stata una convulsa giornata quella iniziata oggi con un incontro-lampo col promotore di giustizia Alessandro Diddi e l’applicato Gianluca Perone della legale della famiglia, avvocato Laura Sgrò, convocata come «persona informata dei fatti» per riferire l’origine delle informazioni depositate e riferite da Pietro nel lungo colloquio col magistrato di martedì scorso.

    Ma la legale ha scelto di opporre il segreto professionale. Non l’avesse mai fatto, dal momento che, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulle pesanti frasi di Orlandi su Karol Wojtyla, i media vaticani – prima Vatican News e poi l’Osservatore Romano – hanno gridato ancora più polemicamente che sulle accuse al Papa polacco «Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si rifiutano di fare nomi».

    Optando per il segreto professionale, secondo i media della Santa Sede, la legale della famiglia Orlandi «si è rifiutata di riferire da chi lei e Pietro Orlandi abbiano raccolto le ‘vocì sulle presunte abitudini di Papa Wojtyla che, secondo quanto raccontato dal fratello di Emanuela durante la trasmissione Di martedì, ‘la sera se ne usciva con due suoi amici monsignori polacchi» e «non andava certo a benedire le casè.

    Parole che Pietro Orlandi ha pronunciato in diretta su La7 la sera dell’11 aprile, dopo essere stato lungamente ascoltato dal Promotore di Giustizia, lasciando così intendere di voler in qualche modo asseverare il contenuto di un audio nel quale un membro della Banda della Magliana faceva pesanti allusioni sul Pontefice polacco». Sempre per i media vaticani, preferendo “inaspettatamente e sorprendentemente» opporre il segreto professionale, l’avv.

    Sgrò avrebbe deciso «di non collaborare con le indagini dopo che più volte e pubblicamente, negli scorsi mesi, aveva chiesto di poter essere ascoltata».Immediata e stizzita, via Facebook, la reazione di Pietro Orlandi: «Ma sono impazziti, ma cos’è questo gioco sporco? Ma chi si rifiuta di fare i nomi? Ma se gli abbiamo dato una lunga lista di nomi, ma perché ? Altro che strumentalizzare le parole, qui in questo titolo c’è il peggio del peggio. Ma come, sono andato in primis a verbalizzare proprio per fare i nomi, tra gli altri, riguardo i famosi messaggi whatsapp affinché fossero convocati e interrogati e ora hanno il coraggio di dire che non ho fatto nomi?», e giù di questo tono.

    Poi, più circostanziata e formale, ma ugualmente molto dura, una lettera dell’avv. Sgrò al prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, al direttore editoriale Andrea Tornielli e al direttore della Sala stampa vaticana Matteo Bruni, in cui la legale sostiene senza mezzi termini che “attaccare il segreto professionale è attaccare la libertà e la ricerca indipendente della verità. Tale attacco è ciò che avete fatto oggi». Sgrò puntualizza che «una mia personale audizione come persona informata sui fatti è evidentemente incompatibile con la mia posizione di difensore della famiglia Orlandi e dell’attività in favore della ricerca di Emanuela che sto svolgendo.

    Questo è quello che ho pacificamente rappresentato, come avevo già fatto telefonicamente e via mail, al Promotore di Giustizia e a tutti i presenti».«Per quanto, poi, riguarda la mia posizione, violare il segreto professionale – dovreste ben saperlo – vuol dire non consentire a un difensore di mantenere la propria posizione differenziata, vuol dire alterare i propri rapporti, la propria credibilità, la propria libertà di azione, intralciando il diritto alle proprie autonome indagini», aggiunge. «La violazione del segreto professionale impedisce a un avvocato di svolgere liberamente il proprio lavoro – spiega -.

    Il segreto professionale è, quindi, baluardo della verità stessa e attaccarlo significa volere impedire a un avvocato di potere apportare il proprio contributo alla verità. Quanto leggo è una pressione su di me a violare la deontologia professionale cui sono tenuta e a cui non intendo, in alcun modo, derogare». In conclusione, l’avvocato precisa che «Pietro Orlandi non ha mai accusato di nulla Sua Santità di Giovanni Paolo II e nessuna persona che io rappresento lo ha mai fatto. Ha chiesto approfondimenti su fatti a lui riferiti». (ANSA).Avv. Sgrò, «contro libertà attaccare mio segreto professionale” (di Fausto Gasparroni)(ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO, 15 APR – E’ ormai scontro aperto in Vaticano sulle dichiarazioni di Pietro Orlandi e sulle mosse legali relative all’indagine sulla scomparsa della sorella Emanuela, con i media vaticani – dopo un silenzio iniziale – schierati ora a spada tratta in difesa della memoria del Papa santo, Giovanni Paolo II, da illazioni, sospetti e accuse “infamanti».

    E’ stata una convulsa giornata quella iniziata oggi con un incontro-lampo col promotore di giustizia Alessandro Diddi e l’applicato Gianluca Perone della legale della famiglia, avvocato Laura Sgrò, convocata come «persona informata dei fatti» per riferire l’origine delle informazioni depositate e riferite da Pietro nel lungo colloquio col magistrato di martedì scorso.Ma la legale ha scelto di opporre il segreto professionale. Non l’avesse mai fatto, dal momento che, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulle pesanti frasi di Orlandi su Karol Wojtyla, i media vaticani – prima Vatican News e poi l’Osservatore Romano – hanno gridato ancora più polemicamente che sulle accuse al Papa polacco «Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si rifiutano di fare nomi».

    Optando per il segreto professionale, secondo i media della Santa Sede, la legale della famiglia Orlandi «si è rifiutata di riferire da chi lei e Pietro Orlandi abbiano raccolto le ‘vocì sulle presunte abitudini di Papa Wojtyla che, secondo quanto raccontato dal fratello di Emanuela durante la trasmissione Di martedì, ‘la sera se ne usciva con due suoi amici monsignori polacchi» e «non andava certo a benedire le casè.

    Parole che Pietro Orlandi ha pronunciato in diretta su La7 la sera dell’11 aprile, dopo essere stato lungamente ascoltato dal Promotore di Giustizia, lasciando così intendere di voler in qualche modo asseverare il contenuto di un audio nel quale un membro della Banda della Magliana faceva pesanti allusioni sul Pontefice polacco». Sempre per i media vaticani, preferendo “inaspettatamente e sorprendentemente» opporre il segreto professionale, l’avv. Sgrò avrebbe deciso «di non collaborare con le indagini dopo che più volte e pubblicamente, negli scorsi mesi, aveva chiesto di poter essere ascoltata».Immediata e stizzita, via Facebook, la reazione di Pietro Orlandi: «Ma sono impazziti, ma cos’è questo gioco sporco? Ma chi si rifiuta di fare i nomi? Ma se gli abbiamo dato una lunga lista di nomi, ma perché ?

    Altro che strumentalizzare le parole, qui in questo titolo c’è il peggio del peggio. Ma come, sono andato in primis a verbalizzare proprio per fare i nomi, tra gli altri, riguardo i famosi messaggi whatsapp affinché fossero convocati e interrogati e ora hanno il coraggio di dire che non ho fatto nomi?», e giù di questo tono.Poi, più circostanziata e formale, ma ugualmente molto dura, una lettera dell’avv. Sgrò al prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, al direttore editoriale Andrea Tornielli e al direttore della Sala stampa vaticana Matteo Bruni, in cui la legale sostiene senza mezzi termini che “attaccare il segreto professionale è attaccare la libertà e la ricerca indipendente della verità.

    Tale attacco è ciò che avete fatto oggi». Sgrò puntualizza che «una mia personale audizione come persona informata sui fatti è evidentemente incompatibile con la mia posizione di difensore della famiglia Orlandi e dell’attività in favore della ricerca di Emanuela che sto svolgendo. Questo è quello che ho pacificamente rappresentato, come avevo già fatto telefonicamente e via mail, al Promotore di Giustizia e a tutti i presenti».«Per quanto, poi, riguarda la mia posizione, violare il segreto professionale – dovreste ben saperlo – vuol dire non consentire a un difensore di mantenere la propria posizione differenziata, vuol dire alterare i propri rapporti, la propria credibilità, la propria libertà di azione, intralciando il diritto alle proprie autonome indagini», aggiunge.

    «La violazione del segreto professionale impedisce a un avvocato di svolgere liberamente il proprio lavoro – spiega -. Il segreto professionale è, quindi, baluardo della verità stessa e attaccarlo significa volere impedire a un avvocato di potere apportare il proprio contributo alla verità. Quanto leggo è una pressione su di me a violare la deontologia professionale cui sono tenuta e a cui non intendo, in alcun modo, derogare». In conclusione, l’avvocato precisa che «Pietro Orlandi non ha mai accusato di nulla Sua Santità di Giovanni Paolo II e nessuna persona che io rappresento lo ha mai fatto. Ha chiesto approfondimenti su fatti a lui riferiti». (ANSA).

    https://www.lasicilia.it/italia/caso-emanuela-orlandi-accuse-e-smentite-sul-coinvolgimento-di-papa-wojtyla-1765827/

  • I dubbi sul caso Orlandi: oltre ad un possibile intrigo internazionale, si parla anche di pedofilia in Vaticano

    I dubbi sul caso Orlandi: oltre ad un possibile intrigo internazionale, si parla anche di pedofilia in Vaticano

    La testimonianza di Pietro Orlandi in Vaticano non sarà dimenticata facilmente. Due gli argomenti alla ribalta della cronaca tra i fatti di sua conoscenza riferiti al Promotore di Giustizia Alessandro Diddi.

    Uno è relativo ad una chat tra lo stesso Orlandi e il cardinale Santos Abril y Castelló, arciprete emerito della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. La chat risale ai primi anni del pontificato di Papa Francesco e contiene alcuni fatti che non erano noti all’opinione pubblica. Nella chat, il cardinale Abril y Castelló avrebbe confermato l’esistenza di un dossier segretissimo sul rapimento di Emanuela Orlandi, che sarebbe stato ordinato da Papa Wojtyla e custodito in Vaticano. Il cardinale avrebbe anche ammesso che Emanuela Orlandi era stata vista viva in Inghilterra e che era stata coinvolta in una trama internazionale che riguardava il Vaticano, la Cia, i servizi segreti italiani e turchi, e l’attentatore Ali Agca. Quest’ultimo ha inviato una lettera a Pietro Orlandi in cui sostiene che Emanuela Orlandi era stata presa in consegna da alcune suore fin dall’inizio e che aveva accettato serenamente il suo ruolo.

    L’altro argomento è ancor più imbarazzante e coinvolge Karol Wojtyla, l’allora papa Giovanni Paolo II. Secondo alcune testimonianze e documenti, Wojtyla avrebbe avuto una vita segreta e dissoluta, frequentando donne e facendosele portare in Vaticano da persone legate alla criminalità organizzata, come il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. Quest’ultimo sarebbe stato poi sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, in cambio del suo silenzio sul caso Orlandi.

    Un’intercettazione audio, consegnata da Pietro Orlandi al promotore Diddi, rivelerebbe infatti che Wojtyla la sera usciva con due monsignori polacchi e non certo per andare a benedir case. Nell’audio si sente anche come lo chiamavano in Vaticano: un nomignolo coperto da un bip ma che secondo Pietro Orlandi è chiaro nel file originale.

    Accuse gravissime che, se trovassero riscontro, metterebbero in discussione la moralità e la santità di uno dei papi più amati e venerati dalla Chiesa cattolica. A supporto della documentazione presentata Pietro Orlandi ha chiesto che vengano ascoltati alcuni testimoni dell’epoca, tra cui i cardinali Giovanni Battista Re, Leonardo Sandri e Stanislaw Dziwisz, al tempo vicinissimi a Wojtyla.

    Pietro Orlandi nella puntata di DiMartedì andata in onda ieri sera, ha fatto ascoltare la registrazione audio consegnata al promotore di giustizia, ribadendo i suoi sospetti sul Papa polacco e aggiungendo anche di esser convinto che Ratzinger e Francesco siano a conoscenza di quello che è avvenuto.

    A parlare sarebbe un uomo vicino alla banda della Magliana: “Papa Giovanni Paolo II se le portava in Vaticano quelle, era una situazione insostenibile. E così il segretario di Stato a un certo punto è intervenuto decidendo di toglierle di mezzo. E si è rivolto a persone dell’ambiente carcerario”.

    “Penso che una delle possibilità – ha detto a Floris Pietro Orlandi – è che Emanuela possa aver magari anche subito un abuso, ma che quell’abuso sia stato organizzato. È stata portata da qualcuno per creare l’oggetto del ricatto e siccome il Vaticano da quarant’anni fa di tutto per evitare che possa uscire la verità… Certo, se nel ’93 si parlava normalmente della pedofilia dei cardinali come se fosse una cosa normale e accettata, uno può pure pensare che la pedofilia sia anche più su di quei cardinali”.

    Pietro ha anche detto di avere esposto questa riflessione qualche giorno fa ad un vescovo, il quale avrebbe commentato: “Beh, probabilmente…”. “Forse non ha capito… se parlo di qualcuno più su dei cardinali, mi riferisco a Wojtyla”, ha ribattuto Orlandi. “Probabile”, è stata la risposta del vescovo.

  • Profanato in Polonia il monumento a papa Wojtyła

    Profanato in Polonia il monumento a papa Wojtyła

    VARSAVIA, 02 APR – Il monumento a papa Giovanni Paolo II a Lodz, nel centro della Polonia, è stato profanato la notte scorsa nell’anniversario della sua morte.

    Lo rendono noto i media locali, precisando che il monumento, che si trova davanti alla cattedrale, è stato in parte imbrattato con della vernice rossa e gialla, mentre sul piedistallo è scritto in bianco ‘Maxima Culpa’, titolo del libro pubblicato di recente da un corrispondente olandese in Polonia, Ekke Overbeek, secondo il quale Wojtyla da cardinale di Cracovia avrebbe coperto i preti della sua diocesi colpevoli di abusi sessuali su minorenni.

    La polizia di Lodz ha avviato le indagini per individuare i responsabili mentre sono già cominciate le operazioni per cancellare le macchie di vernice rossa (sulle mani) e gialla (sul viso) nonché la scritta in bianco sulla base. I media polacchi informano inoltre che un altro gesto di profanazione era stato compiuto due giorni fa anche a Breslavia, dove il viso di Giovanni Paolo II su un murale è stato macchiato di rosso.
    (ANSA).

  • Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Pedofilia nella Chiesa in Italia, se anche l’intelligenza artificiale va in confusione

    Molto spesso la stampa italiana è stata accusata di trattare in maniera parziale e superficiale le notizie che riguardano crimini (presunti o accertati) compiuti da membri del clero cattolico. Raramente, per non dire mai, casi eclatanti di pedofilia sono finiti in prima pagina oppure in testa alle notizie online. Non parliamo poi dei Tg pubblici e privati. Come mai? Sudditanza culturale? Interessi economici e politici degli editori che non intendono inimicarsi la Chiesa? Complicità morale dei grandi media generalisti con il potere ecclesiastico che per decenni ha “nascosto” i preti criminali? Forse non esiste un’unica risposta ma l’articolo che segue è una sorta di cartina tornasole di questa imbarazzante situazione tutta italiana.

    Ho fatto un esperimento interrogando ChatGPT, il noto prototipo di chatbot basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico sviluppato da OpenAI. Per “rispondere” alle mie sollecitazioni ChatGPT ha elaborato le informazioni ottenute dalle fonti di stampa italiane, valutate voi il risultato. Federico Tulli

    ChatGpt cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio?

    Mi dispiace, ma non ho informazioni su una persona specifica di nome “don Nicola De Blasio”. Potrebbe fornirmi ulteriori dettagli o contestualizzare la sua domanda? In generale, se si tratta di una persona pubblica o notevole, potrei cercare informazioni disponibili online sulle sue attività o biografia. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    Cosa mi sai dire su don Nicola De Blasio? È un sacerdote di Benevento.

    Mi risulta che don Nicola De Blasio sia un sacerdote della diocesi di Benevento, in Italia. Non dispongo di molte informazioni sul suo conto, ma sembra essere attivo nella comunità cattolica locale e impegnato in varie attività pastorali. Alcune fonti online suggeriscono che abbia guidato un progetto per la costruzione di una nuova chiesa nel quartiere San Paolo di Benevento, chiamata Chiesa di San Giovanni Paolo II, che è stata inaugurata nel 2021.

    In generale, i sacerdoti sono impegnati a fornire assistenza spirituale e pastorale alle persone nelle loro comunità, guidare celebrazioni religiose e promuovere la fede e la carità cristiana. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non dispongo di informazioni dettagliate sulle attività o le opinioni specifiche di un individuo, a meno che non siano state riportate in modo affidabile da fonti pubbliche.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia?

    Mi dispiace, ma non sono in grado di confermare o smentire l’esistenza di eventuali condanne penali o procedimenti giudiziari che coinvolgono una persona specifica, a meno che non siano stati riportati in modo affidabile da fonti pubbliche. Inoltre, come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o confidenziali sulle persone. Tuttavia, se è disponibile una fonte affidabile che riporta tali informazioni, posso cercare di fornirti maggiori dettagli sulla questione.

    Ti risulta che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, sia stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli?

    Non ho accesso alle informazioni più recenti, ma posso dirti che nel marzo 2021 è stato riportato dai media italiani che un sacerdote di Benevento di nome Don Nicola De Blasio era stato condannato in primo grado per detenzione di materiale pedopornografico. La sentenza era stata emessa dal Tribunale di Benevento, ma non ho informazioni sulla condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello di Napoli. Tuttavia, è possibile che ci siano state nuove sviluppi sulla vicenda a cui non ho ancora avuto accesso.

    Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, decine di giornali online hanno scritto che don Nicola De Blasio, sacerdote di Benevento, è stato condannato per pedopornografia, dalla Corte di Appello di Napoli. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per la mia precedente risposta che non rifletteva la notizia più recente sulla vicenda. Sì, ho verificato che in effetti ci sono state notizie di fonti affidabili che riportano la notizia che don Nicola De Blasio, il sacerdote di Benevento, è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico dalla Corte d’Appello di Napoli nel novembre 2021. La mia precedente risposta si basava su informazioni che avevo a disposizione al momento, ma in quanto assistente virtuale basato su dati, devo ammettere che a volte potrei non avere accesso alle informazioni più aggiornate o precise. Cerco sempre di fornire risposte accurate e affidabili, ma potrei commettere degli errori. In ogni caso, mi scuso per la confusione e spero che la mia risposta attuale possa aiutare a chiarire la situazione.

    A quanti anni è stato condannato il sacerdote don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana di Benevento?

    Non sono riuscito a trovare informazioni specifiche sulla durata della condanna di don Nicola De Blasio, il direttore della Caritas diocesana di Benevento, per la condanna per detenzione di materiale pedopornografico. Tuttavia, alcune fonti online suggeriscono che la pena potrebbe essere stata ridotta rispetto alla condanna iniziale del Tribunale di Benevento, che era di 3 anni e 8 mesi di reclusione. Potrebbe essere necessario cercare ulteriori informazioni o attendere una conferma ufficiale sulla durata effettiva della pena. Tuttavia, va notato che come assistente virtuale, non ho accesso a informazioni riservate o private su individui specifici.

    L’Ansa e numerosi giornali online hanno scritto che l’ex direttore Caritas di Benevento, il sacerdote don Nicola De Blasio, è stato condannato a tre anni e sei mesi. Come mai non ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia precedente risposta. Dalle informazioni più recenti che ho verificato, sembra che don Nicola De Blasio sia stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione per la detenzione di materiale pedopornografico, come riportato dall’ANSA e altri media italiani. Chiedo scusa per l’eventuale confusione causata dalle mie precedenti risposte e spero che questa informazione sia utile. Tuttavia, va notato che la durata della pena potrebbe variare a seconda di una serie di fattori, tra cui la legge applicabile e la giurisdizione in cui è stato emesso il verdetto.

    Quanti sono i preti pedofili in Italia?

    Non esiste un numero preciso di preti pedofili in Italia o in qualsiasi altro paese, poiché tali comportamenti sono spesso mantenuti segreti e possono essere difficili da individuare. Tuttavia, ci sono state numerose inchieste e scandali che hanno rivelato casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia e in tutto il mondo.

    L’abuso sessuale di minori da parte del clero è una questione seria e delicata che richiede una risposta adeguata da parte della società e delle autorità ecclesiastiche. Gli abusi sessuali sono illegali e immorali, e coloro che ne sono stati colpevoli dovrebbero essere perseguiti in modo adeguato dalla giustizia civile e, se del caso, disciplinati dalle autorità ecclesiastiche. Tuttavia, è importante evitare di generalizzare e demonizzare l’intera comunità ecclesiastica a causa delle azioni di alcuni individui.

    In Italia non ci sono mai state inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ti risulta?

    Mi scuso per l’errore nella mia risposta precedente. In realtà, ci sono state numerose inchieste in Italia riguardanti i casi di abusi sessuali commessi da membri del clero, sia a livello nazionale che locale. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, in passato ci sono stati numerosi casi di abusi sessuali commessi da membri del clero in Italia che hanno ricevuto una forte attenzione mediatica e hanno portato a processi legali e conseguenti condanne. Tuttavia, è anche possibile che ci siano stati casi di abusi sessuali che non sono stati portati all’attenzione del pubblico o che sono stati coperti dal clero, il che sottolinea l’importanza di prevenire tali comportamenti e garantire la sicurezza dei minori e delle persone vulnerabili all’interno della comunità ecclesiastica e della società in generale.

    In Italia c’è mai stata un’inchiesta sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    In Italia ci sono state diverse inchieste sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, ma non esiste un organismo centralizzato come la “Commissione Ciase” in Francia, che si occupa specificatamente di raccogliere e analizzare le denunce di abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Tuttavia, ci sono stati alcuni casi di studi e indagini condotti a livello nazionale e locale in Italia. Ad esempio, nel 2018 è stato istituito il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana, che ha l’obiettivo di coordinare le azioni delle diocesi italiane nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sessuali. Inoltre, ci sono state diverse indagini condotte dalla magistratura italiana sulle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, che hanno portato a processi e condanne.

    Il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana ha mai svolto inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero come quella della Commissione Ciase in Francia?

    Effettivamente il “Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili” della Conferenza Episcopale Italiana non ha lo stesso mandato investigativo della “Commissione Ciase” in Francia, e non svolge direttamente inchieste sui casi di abusi sessuali commessi da membri del clero. Il suo obiettivo principale è quello di promuovere la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana, attraverso la promozione di politiche e protocolli di protezione e la formazione del personale religioso.

    Tuttavia, il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero, e può collaborare con le diocesi per verificare la corretta applicazione delle norme sulla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. In ogni caso, l’impegno per la prevenzione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana è stato oggetto di attenzione da parte delle autorità ecclesiastiche e civili, e si sono verificati numerosi casi di indagini e processi giudiziari relativi a presunti casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Nel 2018 la Conferenza Episcopale Italiana ha creato il Comitato per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili. Tu dici che il comitato può sostenere le indagini condotte dalle autorità civili o ecclesiastiche in merito alle accuse di abusi sessuali commessi da membri del clero. Ma nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. Ti risulta?

    Sì, è corretto. Nel febbraio del 2019 il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha chiesto al governo italiano di istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica. La richiesta è stata avanzata nell’ambito della valutazione periodica dell’Italia in merito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. La richiesta del Comitato delle Nazioni Unite è stata motivata dal fatto che, nonostante le misure adottate dalla Chiesa cattolica italiana per affrontare il problema degli abusi sessuali, ci sono ancora diverse questioni da affrontare e risolvere, e che una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale potrebbe aiutare a fare luce su tutti i casi di abuso sessuale commessi da membri del clero.

    Tuttavia, ad oggi non è stata istituita una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale specifica sui casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica in Italia.

    Questo articolo è stato pubblicato da Federico Tulli sul suo blog “Osservatorio laicità” )

  • Esce un libro in Polonia: “Wojtyla sapeva dei casi di pedofilia”

    Esce un libro in Polonia: “Wojtyla sapeva dei casi di pedofilia”

    Karol Wojtyla, da cardinale di Cracovia prima della sua elezione a Papa nel 1978, sapeva dei casi di pedofilia da parte dei preti della sua diocesi, e ha reagito, sì, in conformità al Codice canonico allora in vigore, ma ha ugualmente coperto i casi preoccupandosi soprattutto perchè non arrivassero alla conoscenza del potere comunista di quei tempi e non ha offerto la minima l’assistenza alle vittime.

    E’ quanto si afferma nel libro “Maxima culpa.

    Giovanni Paolo II ha saputo” scritto da un corrispondente olandese in Polonia Ekke Overbeek che uscirà a Varsavia l’8 marzo prossimo presso la casa editrice Agora.

    Una anticipazione del libro è stata pubblicata oggi da un inserto del quotidiano Gazeta Wyborcza.

    Overbeek descrive il caso di pedofilia da parte un prete emerso nel 1970, basandosi sul materiale trovato negli archivi dell’Istituto della memoria nazionale (Ipn) e prodotto dai servizi segreti di allora. Confrontare il materiale con i testimoni diretti ancora in vita non è stato facile. “Ero troppo piccola; allora il clima era tale che non si poteva accusare un sacerdote” ha detto una di loro. “Per mezzo secolo quasi tutte le donne di questo paesino hanno taciuto su qualcosa che doveva essere una esperienza traumatica” commenta Overbeek, l’autore che dieci anni fa ha pubblicato il primo libro sulla pedofilia da parte della Chiesa polacca. “La Polonia deve troppo a Wojtyla e non si può ridurre il suo pontificato solo alla questione della pedofilia.

    Non credo che coprisse in modo consapevole questi crimini” ha dichiarato Adam Michnik il caporedattore di Gazeta Wyborcza parlando del libro che secondo gli esperti potrebbe incidere sul culto di Papa polacco, diventato santo nel 2014.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/02/27/libro-in-polonia-wojtyla-sapeva-dei-casi-di-pedofilia_cf871663-dc10-442d-9e24-862900481d28.html

  • Francia Sentenza definitiva contro il prete francese Tony Anatrella, psichiatra e psicoterapeuta, abusatore seriale, ma resta sacerdote

    Francia Sentenza definitiva contro il prete francese Tony Anatrella, psichiatra e psicoterapeuta, abusatore seriale, ma resta sacerdote

    (L.B., R. C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Sono stati necessari 6 anni perché la Chiesa francese e il Vaticano arrivassero a una sentenza definitiva nel caso del sacerdote psichiatra Tony Anatrella (oggi 81 anni) accusato di reati sessuali molto gravi contro adulti in difficoltà psicologica tra cui una persona minorenne al momento dei fatti. Il presbitero era sotto processo dal febbraio 2017 ma le prime accuse e denunce contro di lui sono del 2001 e successivamente del 2006. Ora, questo famigerato prete, ritenuto per anni grande esperto della Chiesa, titolare di rilevanti responsabilità, presentato come pastore moralmente e scientificamente indiscutibili anche per i suoi numerosi libri e conferenze in giro per il mondo, dovrà in pratica vivere nel riserbo totale e in preghiera.
    Il presbitero ovviamente non può neanche esercitare le sue professioni di psichiatra e psicoterapeuta all’interno delle quali sono stati eseguiti moltissimi abusi sessuali nonché di autorità e di coscienza.
    Padre T. Anatrella, secondo il verdetto di pochi giorni fa, resta sacerdote ma di fatto non può esercitare il suo ministero poiché è sottoposto a moltissimi divieti e in sostanza può celebrare solo  l’eucaristia (in privato) secondo informazioni confermati in un comunicato della diocesi di Parigi.
    Nel 2017 le autorità ecclesiastiche informarono che Anatrella era stato sospeso da ogni incarico pastorale alla fine del processo canonico per gli abusi sessuali perpetrati sui suoi pazienti. Poi Anatrella presentò ricorso. Quindi il verdetto ultimo è un totale rifiuto di questa richiesta con eccezione dello stato sacerdotale che resta. In passato si era parlato di una possibile perdita dello stato clericale.
    ***
    – P. Anatrella al Simposio vaticano sul sacerdozio: in quanto sacerdote si è registrato come semplice partecipante (R. C. . a cura Redazione “Il sismografo”)
    – Mons. Tony Anatrella, abusatore seriale nascosto dietro la professione di psicoterapeuta, in Vaticano perché iscritto al Simposio sul sacerdozio. Un’offesa insopportabile. Ora abbiamo i “professionisti dell’anti pedofilia”? (L.B. – R.D. – a cura Redazione “Il sismografo”)
    ***
    La scheda Wikipedia sul caso Anatrella riporta queste informazioni: “Tony Anatrella, presbitero cattolico della diocesi di Parigi, è psicanalista, psicoterapeuta e specialista in psichiatria sociale. Vive a Parigi, dove ha insegnato alla libera Facoltà di filosofia e di psicologia di Parigi (IPC) e al Collège des Bernardins. È stato consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute, membro della Commissione internazionale di inchiesta su Međugorje presso la Congregazione per la dottrina della fede e professore invitato presso l’Istituto Giovanni Paolo II di Roma.
    Ha pubblicato molte opere tradotte in diverse lingue. In Italia la sua notorietà come scrittore in ambito cattolico è cresciuta a partire dal 2003, quando ha pubblicato il testo “Il mondo dei giovani: chi sono? Che cosa cercano?”, in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia.” (…) “Il primo ad aver accusato Anatrella fu, nel 2001, un ex seminarista, Daniel Lamarca, che si era rivolto a lui nel 1987, per “curare” la propria omosessualità. Anatrella, secondo il racconto di Lamarca, gli spiegò che lui “non era realmente omosessuale” e che “avrebbe potuto superare la sua condizione attraverso una terapia” in cui, tra le altre cose, Anatrella lo avrebbe masturbato.
    Altre accuse simili incominciarono ad avanzare sui giornali nel 2006, ma in nessun caso coinvolgevano minorenni e per questo motivo le autorità giudiziarie non intervennero immediatamente.Nel maggio del 2016 l’arcivescovo di Parigi, cardinale André Vingt-Trois ha precisato di “non poter agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette” (nonostante le denunce di Daniel Lamarca) e ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella, a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro il prelato.”
  • La fine di un papato paradossale

    La fine di un papato paradossale

    , The Guardian – Il 31 dicembre 2022 è morto Joseph Aloisius Ratzinger, papa Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 aveva rinunciato al pontificato. Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 nel numero 987 di Internazionale.

    Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

    Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

    Gli abusi sessuali
    Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

    Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

    Prima di essere eletto, Ratzinger aveva inasprito le procedure per gestire il problema dei preti pedofili. Secondo i suoi oppositori, però, una lettera inviata nel 2001 alle diocesi di tutto il mondo non aveva chiarito a sufficienza la responsabilità dei vescovi nell’informare le autorità civili. Era proprio a causa della loro abituale riluttanza che le prove degli abusi non erano emerse prima.

    Benedetto XVI è stato accusato di scarso vigore nel perseguire i suoi scopi anche dopo essere stato nominato papa. Non ha mostrato, per esempio, la volontà di introdurre riforme specifiche per individuare e allontanare i potenziali violentatori prima che fossero destinati al servizio pastorale. Come ha messo in evidenza nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi, riteneva i peccati del clero più un’espressione della carenza della loro santità che il prodotto di procedure difettose. E ha aspettato fino al2010 per creare un dicastero incaricato della missione che inizialmente avrebbe dovuto essere al cuore del suo pontificato. Perfino allora gli addetti ai lavori hanno giudicato il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione una struttura priva di una reale influenza.

    La mancata riforma della curia
    Un obiettivo secondario del pontificato diBenedetto XVI era dare uno scossone alla curia romana, il cuore amministrativo della chiesa cattolica. Giovanni Paolo II non si era occupato della riorganizzazione dell’apparato burocratico, e al termine del suo pontificato, durato 26 anni, la curia aveva un disperato bisogno di modernizzazione. Per due volte Benedetto XVI ha cercato di unificare i dipartimenti, e per due volte i suoi tentativi sono stati respinti. Al contrario, con la creazione del nuovo dicastero perla rievangelizzazione, oggi la burocrazia vaticana è ancora più macchinosa e intricata di prima.

    Molto schivo dal punto di vista umano, Benedetto XVI aveva contatti limitati nella curia, come è apparso evidente dalla scelta dei suoi collaboratori. Ha nominato segretario di stato il suo ex segretario alla Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Tarcisio Bertone, un prelato affabile ma senza alcuna esperienza del dicastero che era chiamato a dirigere. L’incapacità del papa di imporsi sulla curia gli è costata molto cara anche a causa della sua riluttanza a consultarsi con altri sull’impatto che le sue parole e le sue decisioni avrebbero potuto avere fuori dal Vaticano.

    Nella prima parte del suo pontificato questo si è tradotto in una serie di gaffe. Nel 2006 ha fatto infuriare i musulmani quando, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, dove aveva studiato, ha scelto una citazione in cui si diceva che Maometto non aveva portato altro che “cose cattive e disumane”. Poi ha offeso le comunità indigene dell’America Latina sostenendo che la colonizzazione del loro continente non aveva implicato “l’imposizione di una cultura straniera”. E ha fatto arrabbiare gli ebrei consentendo un più ampio ricorso alla liturgia tridentina, che include una preghiera del venerdì santo in cui si chiede che gli ebrei siano “sottratti alle loro tenebre”. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica dopo la remissione della scomunica di quattro vescovi appartenenti all’ultratradizionalista Fraternità sacerdotale san Pio X. Uno di loro, il britannico Richard Williamson, è un negazionista dell’Olocausto. Il Vaticano ha fatto sapere che il papa non conosceva le opinioni di Williamson. Una giustificazione debole, soprattutto tenendo conto della vulnerabilità in questo ambito di un papa che, da ragazzo, aveva fatto parte della gioventù hitleriana.

    L’aids e i preservativi
    I cardinali che hanno eletto papa Joseph Ratzinger chiaramente avevano sperato in un pontificato di breve durata dopo il lungo regno del suo predecessore. Quando è stato eletto, Ratzinger era il pontefice più anziano dal 1730, e la sua età avanzata è stata sempre più evidente durante i suoi ultimi viaggi all’estero e nel suo tanto pubblicizzato tentativo di tenere il passo con il mondo moderno aprendo un account su Twitter.

    Scegliendo un uomo che aveva affiancatoGiovanni Paolo II in alcune delle più importanti decisioni del suo pontificato, i cardinali avevano inoltre votato per la continuità. Se lo scopo del conclave del 2005 era dare vita a un tranquillo pontificato tappabuchi, i cardinali che lo hanno architettato sono rimasti delusi. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica quando Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione di preservativi in Africa non solo non serviva a limitare la diffusione dell’hiv, ma addirittura peggiorava la situazione. In quell’occasione sono arrivate critiche da parte di alcuni governi e degli organismi internazionali. Perciò è bizzarro che lo stesso papa, in un’intervista del 2010, abbia dichiarato che l’uso del preservativo da parte di una prostituta che desiderava proteggere se stessa o i suoi clienti dal virus dell’hiv poteva essere giustificato come un’assunzione di responsabilità morale. In quell’occasione i funzionari vaticani si sono affrettati a sottolineare che il papa non voleva giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite. Il suo riferimento tuttavia metteva in discussione il rifiuto della chiesa di autorizzare l’uso del preservativo anche solo per prevenire le malattie. Alla fine potrebbe essere proprio questa l’iniziativa più significativa del pontificato di BenedettoXVI.

    (Traduzione di Giusy Muzzopappa)

    https://www.internazionale.it/opinione/john-hooper/2022/12/31/ratzinger-papato-paradossale

  • L’influenza più potente di Benedetto XVI sulla Chiesa cattolica è venuta prima che fosse papa

    L’influenza più potente di Benedetto XVI sulla Chiesa cattolica è venuta prima che fosse papa

    Uno degli atti più significativi del pontificato di Benedetto XVI , morto a capodanno, all’età di novantacinque anni, è stato, sembrano concordare i suoi necrologi, la sua dimissione, nel febbraio 2013. E giustamente : la prima rinuncia papale in quasi seicento anni è stata un atto epocale. Ha diminuito le qualità monarchiche del papato, rendendolo più simile a un ufficio elettivo con un periodo di servizio limitato. Ha stabilito un precedente per i successori di papa Benedetto, soprattutto quello immediato, papa Francesco , che ha ottantasei anni e ha parlato della possibilità di dimettersi per età o problemi di salute. Ed è stato un atto di umiltà da parte di un uomo che ha deciso di non poter più guidare la Chiesa cattolica, ei suoi oltre 1,3 miliardi di membri, durante un periodo di scandalo.

    Ma le dimissioni di Benedetto sono state anche un’espressione appropriata del tratto con cui ha lasciato il segno più profondo nella Chiesa: la sua pratica di affermare drammaticamente il negativo. Il suo “no” finale – al papato – ha coronato una lunga carriera di “no” ai fedeli: si può sostenere che il ruolo più importante che ha svolto a Roma non è stato come Papa, ma quando era ancora il cardinale Joseph Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio dottrinale del Vaticano. In quella posizione – che ricoprì dal 1981 al 2005, per quasi tutto il pontificato del severissimo dottrinalmente Giovanni Paolo II – fu il più stretto collaboratore del Papa, e il suo rifiuto, spesso aspro di vigilanza, di lasciare che i cattolici affrontassero apertamente le questioni dell’epoca è una causa principale della difficoltà in cui si trova ora la Chiesa.

    Ratzinger è nato in Baviera nel 1927, è cresciuto in una devota famiglia cattolica e voleva diventare cardinale dall’età di cinque anni. Divenne prete e poi teologo molto pubblicizzato, fu nominato perito (o esperto) al Concilio Vaticano II (1962-65), scrisse un’affascinante ” Introduzione al cristianesimo ” e prestava servizio come arcivescovo di Monaco e Frisinga quando Giovanni Paolo II lo nomina alla CDF Aveva allora cinquantaquattro anni ed era già cardinale. Al Sant’Uffizio, un palazzo dietro San Pietro, il suo comportamento fu costante nei decenni successivi. Viveva semplicemente, lavorava sodo e trattava cordialmente i colleghi. Indossava una tonaca nera e una fascia rossa da cardinale e, con i suoi folti capelli bianchi, era allo stesso tempo impiegato e affascinante.

    Ratzinger ha scritto molti libri nel corso degli anni, e sono raggianti della sua fiducia di sapere cosa fosse meglio per la Chiesa. Ma quella fiducia – e un corrispondente disgusto per le posizioni opposte – lo portarono a precludere una questione complessa dopo l’altra, un processo che il reporter del Vaticano John L. Allen, Jr., ha raccontato in una rigorosa biografia del 2000. Il primo “no” riguardava la teologia della liberazione. Dopo il Vaticano II, i teologi dell’America centrale e meridionale – in particolare Leonardo Boff in Brasile, Juan Luis Segundo in Uruguay e Gustavo Gutiérrez in Perù – hanno risposto all’invito del Concilio ai cattolici a “leggere i segni dei tempi” perseguendo una sintesi approssimativa di narrazioni evangeliche di liberazione e teorie marxiste di un proletariato incoraggiato.

    Uno sviluppo al tempo stesso rapido e sofisticato, la teologia della liberazione richiedeva una reazione ponderata. Invece, ha ottenuto una stampa a tutto campo da Ratzinger e dalla CDF, che ha ordinato un’indagine su Gutiérrez; ha chiesto un “chiarimento” a Boff; ha dichiarato la teologia della liberazione una “eresia”; e ha scritto un’istruzione ammonitrice, emanata dalla CDF ma approvata dal Papa, definendola “una perversione del messaggio cristiano come Dio lo ha affidato alla sua Chiesa”. Tutto ciò accadde durante i primi tre anni di Ratzinger alla CDF, ma l’obbrobrio continuò per tutto il decennio – attraverso l’assassinio di sei gesuiti, della loro governante e di sua figlia, da parte di sicari alleati militari, all’Università Centroamericana, in El Salvador, nel 1989. Uno dei gesuiti, padre Ignacio Ellacuría, era un convinto sostenitore della teologia della liberazione.

    Un secondo “no” di Ratzinger riguardava l’ordinazione. Dopo il Concilio Vaticano II, cattolici di vario genere proposero che il Vaticano smettesse di restringere lo “stato clericale” agli uomini impegnati alla castità, e aprisse il sacerdozio ordinando donne e uomini sposati o allargando, alle donne, il ruolo dei diaconi ( ministri ordinati che non sono sacerdoti). Ratzinger si oppose categoricamente a tutto ciò. Ordinò un’indagine su padre Richard P. McBrien, teologo dell’Università di Notre Dame, per aver suggerito, nel suo libro molto letto “ Catholicism ”, che l’ordinazione delle donne fosse una questione aperta; ha interrotto uno sforzo dei vescovi americani di consultare le donne per una lettera pastorale sul ruolo delle donnenella chiesa; e affermava, con Giovanni Paolo II, che limitare l’ordinazione agli uomini era un insegnamento “infallibile” della Chiesa.

    Il “no” di Ratzinger ai gay è noto, ed è in sintonia con il suo rifiuto di ogni forma di attività sessuale diversa dal rapporto tra un uomo e una donna in un valido matrimonio cristiano con l’intento di produrre figli. Nel luglio 1986, mentre completava un’indagine che lo aveva preceduto alla CDF, Ratzinger revocò a padre Charles Curran, professore alla Catholic University of America, il diritto di insegnare teologia morale, perché Curran aveva suggerito che, in alcuni casi, la masturbazione potrebbe non essere peccato e che qualche “dissenso” sulla questione potrebbe essere legittimo. Tre mesi dopo, in parte in risposta ai conflitti che coinvolgono la Chiesa e i gay negli Stati Uniti, Ratzinger pubblicò un documento della CDF sull’omosessualità. In essa dichiarava che, «sebbene la particolare inclinazione della persona omosessuale non sia peccato, è una tendenza più o meno forte ordinata verso un male morale intrinseco; e quindi l’inclinazione stessa deve essere vista come un disordine oggettivo. Ha continuato insistendo sul fatto che la ricerca della soddisfazione fisica attraverso un atto omosessuale “nega la natura trascendente della persona umana”. Il documento è noto come “Homosexualitatis Problema”.

    In tutto questo Ratzinger era in sintonia con Giovanni Paolo II. Ma, nei loro rapporti con le altre religioni, Giovanni Paolo si dimostrò più un uomo del “sì”. Il Papa convocò un incontro senza precedenti dei capi delle religioni mondiali, ad Assisi, nell’ottobre 1986, per una Giornata mondiale di preghiera per la pace. Ratzinger, riferisce il suo biografo Peter Seewald, “evitò deliberatamente l’evento”, sospettoso che la presenza del Papa fianco a fianco con l’arcivescovo di Canterbury, il rabbino capo di Roma, il Dalai Lama e altri leader “avrebbe incoraggiato l’idea che libertà religiosa significava parità religiosa, mentre la Chiesa cattolica doveva attenersi all’unicità di Gesù Cristo come salvatore universale”. Ma Giovanni Paolo insistette; ha ospitato l’incontro ed è apparso nelle foto di gruppo scattate lì. Negli anni che seguirono, de facto  ma anche  de iure (o in linea di principio)” e che riteneva i seguaci di altre tradizioni religiose “in una situazione di grave deficienza”. Era il 2000. Negli anni successivi, Ratzinger e la CDF avevano avviato lunghe indagini su un certo numero di teologi il cui lavoro si occupava della relazione del cristianesimo con le altre religioni, soffocando studiosi di talento nel pieno della loro carriera.

    Tutto questo dire di no da parte di Ratzinger suggeriva che i cattolici ordinari non avrebbero dovuto occuparsi di tali questioni e implicava che le questioni di fondo fossero risolte, e non fossero affatto questioni. Quella presa di posizione, di per sé poco persuasiva, investì anche Ratzinger e la CDF di una signorile alterigia nei rapporti dell’ufficio con il mondo – e la lasciò gravemente carente nei suoi rapporti con la crisi degli abusi sessuali clericali. I primi rapporti approfonditi sugli abusi del clero sono apparsi nel 1985, ma il problema è stato lasciato a marcire per quasi due decenni, poiché la Chiesa si è opposta agli avvocati e alle forze dell’ordine, insistendo sul fatto che disciplinare i sacerdoti era un affare interno. Eppure i crimini sessuali e le offese di centinaia di sacerdoti trattati dalle diocesi di tutto il mondo – attraverso accordi finanziari, accordi di non divulgazione e simili – hanno ricevuto scarsa attenzione al Sant’Uffizio. Nel 2001, Ratzinger ha infine esortato i funzionari diocesani a inoltrare a Roma le denunce di preti accusati in modo credibile, e ha accettato di occuparsene personalmente, leggendone un fascio una volta alla settimana. “La nostra penitenza del venerdì”, la chiamava. Eppure, tre anni dopo, dopo il Boston Globeaveva pubblicato una sbalorditiva serie di rapporti investigativi sui diffusi abusi sessuali dei sacerdoti nel Massachusetts, il cardinale Bernard Law, di Boston, si era dimesso, e Giovanni Paolo II aveva convocato i cardinali americani a Roma per un “vertice straordinario” – Ratzinger parlava ancora solo in modo criptico di “sporcizia” nella Chiesa.

    Al volgere del millennio, Giovanni Paolo II era malato di morbo di Parkinson e Ratzinger, in effetti, dirigeva il Vaticano. Ma quando il Papa morì, il 2 aprile 2005, e gli altri cardinali sembravano propensi a scegliere Ratzinger come successore di Giovanni Paolo, egli sembrò riluttante ad assumere l’incarico. «A un certo punto ho pregato Dio: ‘Per favore, non farmi questo’», ha detto poco dopo essere stato eletto, il 19 aprile, e ha preso il nome di Benedetto XVI. «Evidentemente questa volta non mi ha ascoltato». Il suo pontificato, durato otto anni, fu una coda in sordina a quello di Giovanni Paolo. Comprendeva le polemiche da lui provocate sull’Islam (citando un provocatorio commento anti-islamico del XIV secolo durante un discorso a Ratisbona, Germania) e sull’Olocausto (dopo che un vescovo scismatico arci-tradizionalista la cui scomunica revocata da Benedetto XVI ha negato la portata dei campi di sterminio nazisti in una recente intervista), così come lo scandalo VatiLeaks (che coinvolge la corruzione all’interno della casa pontificia) e attività illecite presso la Banca Vaticana. E lo sforzo che i necrologi citano come il risultato più importante di Benedetto XVI – predisporre la “corsia accelerata” di deposizione di oltre ottocento preti credibilmente accusati di abusi sessuali – è stato minato dalla sua accelerazione del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Il risultato fu che il defunto Papa fu dichiarato santo prima che potesse essere dato un adeguato controllo a qualsiasi ruolo che la sua sollecitudine verso potenti chierici desiderosi di finanziare progetti vaticani, in particolare padre Marcial Maciel Degollado, in Messico, e l’arcivescovo così come lo scandalo VatiLeaks (che coinvolge la corruzione all’interno della casa pontificia) e l’attività illecita presso la Banca Vaticana. E lo sforzo che i necrologi citano come il risultato più importante di Benedetto XVI – predisporre la “corsia accelerata” di deposizione di oltre ottocento preti credibilmente accusati di abusi sessuali – è stato minato dalla sua accelerazione del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Il risultato fu che il defunto Papa fu dichiarato santo prima che potesse essere dato un adeguato controllo a qualsiasi ruolo che la sua sollecitudine verso potenti chierici desiderosi di finanziare progetti vaticani, in particolare padre Marcial Maciel Degollado, in Messico, e l’arcivescovo così come lo scandalo VatiLeaks (che coinvolge la corruzione all’interno della casa pontificia) e l’attività illecita presso la Banca Vaticana. E lo sforzo che i necrologi citano come il risultato più importante di Benedetto XVI – predisporre la “corsia accelerata” di deposizione di oltre ottocento preti credibilmente accusati di abusi sessuali – è stato minato dalla sua accelerazione del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Il risultato fu che il defunto Papa fu dichiarato santo prima che potesse essere dato un adeguato controllo a qualsiasi ruolo che la sua sollecitudine verso potenti chierici desiderosi di finanziare progetti vaticani, in particolare padre Marcial Maciel Degollado, in Messico, e l’arcivescovo E lo sforzo che i necrologi citano come il risultato più importante di Benedetto XVI – predisporre la “corsia accelerata” di deposizione di oltre ottocento preti credibilmente accusati di abusi sessuali – è stato minato dalla sua accelerazione del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Il risultato fu che il defunto Papa fu dichiarato santo prima che potesse essere dato un adeguato controllo a qualsiasi ruolo che la sua sollecitudine verso potenti chierici desiderosi di finanziare progetti vaticani, in particolare padre Marcial Maciel Degollado, in Messico, e l’arcivescovo E lo sforzo che i necrologi citano come il risultato più importante di Benedetto XVI – predisporre la “corsia accelerata” di deposizione di oltre ottocento preti credibilmente accusati di abusi sessuali – è stato minato dalla sua accelerazione del processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II. Il risultato fu che il defunto Papa fu dichiarato santo prima che potesse essere dato un adeguato controllo a qualsiasi ruolo che la sua sollecitudine verso potenti chierici desiderosi di finanziare progetti vaticani, in particolare padre Marcial Maciel Degollado, in Messico, e l’arcivescovoTeodoro McCarrick, nel New Jersey, potrebbe aver giocato nel proteggerli da accuse credibili di cattiva condotta sessuale mosse contro di loro durante il suo pontificato. (Maciel è stato accusato in un articolo di un quotidiano statunitense nel 1997 di aver abusato sessualmente di seminaristi decenni prima, ed è stato oggetto di un’indagine della CDF alla fine del 2004, ma non è stato perseguito ai sensi del diritto canonico; invece, gli è stato richiesto solo, nel 2006, all’età di ottantasei anni, per ritirarsi a una vita di preghiera e penitenza.Ha negato le accuse contro di lui ed è morto nel 2008. Un conteggio postumo include dozzine di accuse di abusi sessuali da parte sua.Mccarrick è stato rimosso dal sacerdozio da Pope Francis nel 2019 e, nel 2021, è stato accusato in Massachusetts di tre capi di imputazione per aggressione e percosse, per un incidente presumibilmente avvenuto nel 1974. Si è dichiarato non colpevole e ha negato le accuse contro di lui.

    Poi, il 28 febbraio 2013, Benedetto si è dimesso, partendo dal Vaticano, come Nixon, in elicottero, per la residenza estiva papale, e tornando tre mesi dopo a vivere in un monastero agghindato dietro San Pietro. I tradizionalisti conclusero presto che le sue dimissioni – e il pontificato di papa Francesco che ne derivava – erano state disastrose per la Chiesa che avevano immaginato. Avevano ragione: Francesco ha chiarito, con la sua persona e le sue azioni, che questioni complesse non possono essere facilmente dichiarate chiuse a ulteriori indagini, e che le risposte della Chiesa devono andare oltre il “no” e il “mai”. Ma il decennio che Benedetto ha trascorso in pensione in Vaticano ha dato ai tradizionalisti il ​​tempo di riorganizzarsi e ha dato origine a quello che David Gibson, della Fordham University, autore di un libro su Benedetto, chiama un cattolicesimo del Tea Party: un cattolicesimo combattivo, anti-intellettuale. , dedito a possedere le librerie cattoliche. Questo movimento deve tanto all’alt-right americana quanto a qualsiasi papa.

    Retrospettivamente, è possibile chiedersi come sarebbero andate le cose se il cardinale Ratzinger avesse detto “no” al papato stesso nel 2005, prima che il conclave lo eleggesse, piuttosto che dopo che aveva servito per otto anni. Il secondo classificato nel conclave del 2005 è stato il cardinale Jorge Mario Bergoglio, di Buenos Aires, finalmente eletto nel 2013succedere a Benedetto, prendendo il nome di Francesco. Ma se fosse stato Francesco ad essere eletto nel 2005? E se avesse avuto quegli otto anni in più per avviare le riforme, per occuparsi degli abusi sessuali del clero e della corruzione vaticana e per cambiare il tono e l’atteggiamento dell’ufficio papale? Uno scenario del genere è l’incubo dei tradizionalisti. I cambiamenti che Francesco ha apportato, per quanto discontinui e confusi a volte, riflettono i suoi sforzi per iniziare a rispondere alle domande che Joseph Ratzinger ha soppresso per tanti anni. ♦

    https://www.newyorker.com/news/daily-comment/benedict-xvis-most-powerful-influence-on-the-catholic-church-came-before-he-was-pope

  • Il silenzio di Biden sul record di abusi del clero di Papa Benedetto XVI devastante per le vittime statunitensi

    Il silenzio di Biden sul record di abusi del clero di Papa Benedetto XVI devastante per le vittime statunitensi

    Aderendo a una lettera aperta emessa oggi, la sezione statunitense dell’organizzazione internazionale contro gli abusi del clero Ending Clergy Abuse (ECA) chiede alle delegazioni statali, compresa quella inviata dal presidente Joe Biden, di riconsiderare la possibilità di partecipare ai funerali del defunto Papa Benedetto XVI a alla luce del suo dimostrato coinvolgimento diretto nell’insabbiamento dei crimini sessuali del clero. La delegazione di Biden è guidata dall’ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Joe Donnelly.

    L’anno scorso, dopo aver ricevuto una lettera dalle organizzazioni delle vittime di abusi del clero statunitense, l’ambasciatore Donnelly, in una e-mail, ha promesso di incontrare le vittime statunitensi dopo la sua conferma. Da allora, dopo ripetuti tentativi di contattare l’ambasciatore, le vittime non hanno ancora ricevuto risposta.

    L’amministrazione Biden ha rilasciato diverse dichiarazioni ufficiali elogiative riguardo alla morte di Papa Benedetto XVI senza affrontare i suoi anni di insabbiamento delle diffuse violazioni dei diritti umani contro i bambini americani da parte di migliaia di sacerdoti cattolici statunitensi, sia come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF ) e come Papa. Papa Benedetto XVI è stato coinvolto in alcuni dei casi più noti di abusi sessuali negli Stati Uniti, tra cui quello di padre Lawrence Murphy, che ha violentato e aggredito sessualmente oltre 200 bambini sordi.

    Nel 2011, il Centro per i Diritti Costituzionali con sede negli Stati Uniti ha presentato alla Corte Penale Internazionale dell’Aia un caso storico contro Papa Benedetto XVI e altri funzionari vaticani di alto livello , con 20.000 pagine che documentano la responsabilità di Papa Benedetto XVI nelle violazioni dei diritti umani contro i bambini come capo dello stato vaticano.

    Il presidente Biden ha parlato con affetto della sua fede e della sua educazione cattolica, compresi i suoi anni da adolescente all’Archmere Academy, una scuola preparatoria cattolica a Claymont, nel Delaware, gestita dall’ordine religioso norbertino. All’epoca in cui entrambi i suoi figli, Beau e Hunter Biden, frequentavano Archmere, documenti interni della chiesa mostrano che diversi membri della facoltà norbertina erano noti all’ordine religioso per stuprare sessualmente studenti.

    I sopravvissuti e i sostenitori degli abusi del clero internazionale hanno inviato la seguente lettera all’ambasciatore Donnelly e ad altre delegazioni statali presenti ai funerali di Papa Benedetto XVI.

    Alle nostre rispettive delegazioni statali:
    Questa settimana, il Vaticano condurrà un memoriale e una celebrazione globale, onorando la vita e l’eredità di Papa Benedetto XVI. Ti recherai nella Città del Vaticano per il suo funerale e, così facendo, riconoscerai il potere storico, politico e sociale della Chiesa cattolica. Nel frattempo milioni di vittime di abusi da parte del clero in tutto il mondo saranno costretti ad assistere a quella che probabilmente sarà una riscrittura della storia riguardante l’eredità e le azioni di un uomo che è direttamente e in parte responsabile di decenni di stupri e abusi sessuali diffusi e sistematici sui bambini nel Chiesa.

    Durante la maggior parte della sua vita professionale, Papa Benedetto XVI è stato uno dei principali artefici della copertura degli abusi nella Chiesa cattolica. In qualità di arcivescovo di Monaco, ha nascosto e trasferito il noto clero abusivo e fino alla sua morte ha fuorviato gli investigatori e il pubblico sulla sua diretta responsabilità. Come capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sotto Giovanni Paolo II, ha agito come principale faccendiere globale del Papa per 23 anni, proteggendo i vescovi dalla responsabilità penale, civile e morale per essersi comportati come aveva fatto quando l’Arcivescovo di Monaco. Dopo un breve periodo da papa, la storia finalmente lo raggiunse e si dimise prima che fosse emersa tutta la portata del suo ruolo in questi crimini. Dopo le sue dimissioni, Papa Benedetto XVI ha avuto quasi dieci anni per fare ammenda delle sue azioni. Non è riuscito a farlo.

    In molti dei vostri paesi, il Vaticano sta attualmente ostacolando le indagini governative sugli abusi sessuali del clero, rifiutandosi di condividere documenti e prove relativi agli abusi e all’occultamento istituzionale con i funzionari statali. Gran parte di queste prove riguarda abusi sessuali su minori e insabbiamenti avvenuti sotto la guida di Papa Benedetto XVI, mentre era a capo della CDF e poi Papa. Il Vaticano continua a ignorare il mandato del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia che porterebbe la Santa Sede a conformarsi al diritto internazionale sui diritti umani.

    La vostra prevista partecipazione ai funerali di Papa Benedetto XVI e gli elogi ufficiali che gli avete tributato senza riconoscere il suo ruolo centrale nella crisi globale degli abusi del clero sono profondamente dannosi per i sopravvissuti e un affronto alla memoria e alla giustizia.

    Vi chiediamo di schierarvi dalla parte delle vittime contro i loro aggressori e coloro che negano la nostra sofferenza e invece di fare quanto segue:

    Usa il tuo potere statale e la tua influenza diplomatica per chiedere a Papa Francesco di rendere la tolleranza zero per gli abusi sessuali del clero una legge ecclesiastica universale. Finora, come il suo predecessore, si è rifiutato di farlo.
    Fai una richiesta ufficiale al Vaticano affinché condivida tutti i documenti e le prove relativi agli abusi sessuali del clero e all’insabbiamento con i funzionari della giustizia nei tuoi rispettivi stati. Ciò includerebbe prove dirette di migliaia di casi di abuso che potrebbero essere stati gestiti male da Papa Benedetto e che rimangono nell’archivio segreto del Vaticano.
    Chiedere a Papa Francesco di ordinare ai suoi vescovi di cooperare pienamente con tutte le indagini governative sugli abusi sessuali del clero, compresa quella delle Nazioni Unite, cosa che finora non ha fatto.
    Partecipando a questo evento e rimanendo in silenzio riguardo al fallimento di Papa Benedetto XVI nel proteggere i bambini della tua nazione, consapevolmente o no, stai partecipando alla copertura degli abusi sessuali del clero. Per questo vi chiediamo rispettosamente di riconsiderare la vostra presenza al funerale. Invece, vi chiediamo di unirvi ai sopravvissuti di tutto il mondo, compresi quelli della vostra stessa nazione, per realizzare una chiesa post-abuso, che non potrà mai accadere senza dire la verità, trasparenza e responsabilità.

    Cordiali saluti,

    https://www.ecaglobal.org/biden-silence-on-pope-benedict-clergy-abuse-record/

  • Joseph Ratzinger, la ragione e la scienza

    Joseph Ratzinger, la ragione e la scienza

    Silvano Fuso per Micromega – La scomparsa di Joseph Ratzinger ha suscitato molti commenti in cui, sottolineando la finezza intellettuale del pontefice emerito scomparso, si evidenzia come in lui fede e ragione abbiano convissuto armoniosamente. Spesso, inoltre, Ratzinger viene ritratto come il papa del dialogo, animato da una ricerca teologica il cui filo conduttore è appunto l’equilibrio tra ragione e fede.