Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Pignatone

  • Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

    Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, al via il processo a due preti senza la querela della vittima per volontà di Francesco

     | 14 OTTOBRE 2020

    È iniziata l’udienza sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X grazie a un provvedimento del pontefice. Don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento

    Al via il processo per gli abusi sessuali tra i chierichetti del Papa. Mentre il Vaticano è scosso dalle indagini sugli scandali finanziari della Segreteria di Stato che hanno portato all’arresto di Cecilia Marogna accusata di peculato, nel tribunale della Santa Sede è iniziato il processo sugli abusi sessuali avvenuti nel pre seminario San Pio X. Imputati due preti: don Gabriele Martinelli, all’epoca dei fatti seminarista, che è accusato di abusi sessuali, e don Enrico Radice, ex rettore del pre seminario, accusato di favoreggiamento. A denunciare per la prima volta l’accaduto, era stato, nel 2017, il giornalista Gianluigi Nuzzi nel suo libro Peccato originale a cui seguì un’inchiesta de Le Iene. Denunce che hanno convinto il Papa. Come ha precisato il Vaticano, infatti, “nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità”. La prima udienza ha segnato anche il debutto in aula di Giuseppe Pignatone come presidente del tribunale vaticano.

    Don Martinelli, nato nel 1992, è accusato di aver usato violenza e minaccia, abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi, costringendo la sua vittima, di un anno più piccola, a subire ripetuti abusi all’interno del Vaticano. Violenze, che sempre secondo l’accusa, sono avvenute dal 2007 al 2012. Don Radice, classe 1949, è accusato, invece, di avere più volte, come rettore del pre seminario, in Italia e anche all’estero, aiutato Martinelli a eludere le investigazioni dopo i reati di violenza carnale e libidine. Nella prima udienza del processo è, infatti, emerso che il 3 ottobre 2013 il sacerdote ha inviato una lettera al vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, da cui dipende il pre seminario vaticano, in cui smentiva la denuncia della vittima di Martinelli, definendola “fumus persecutionis”. Ma c’è di più. Sempre secondo i magistrati del Papa, don Radice ha inviato successivamente una falsa lettera a nome del presule, su carta intestata della diocesi di Como, in cui annunciava l’imminente ordinazione sacerdotale di Martinelli. Lettera che è stata disconosciuta da monsignor Coletti. Nel 2018, durante un interrogatorio con i pm vaticani, don Radice ha anche sostenuto “con certezza assoluta” di non essere a conoscenza di atti omosessuali o di libidine nel pre seminario di cui era rettore. In questo modo, secondo i magistrati, ha intralciato le indagini insabbiando le accuse.

    Nel 2017, Nuzzi aveva raccontato che quelle da lui raccolte non erano le prime “allarmanti informazioni su quanto accade all’interno di quell’istituto riservato a ragazzini in cerca di vocazione. Già nell’estate del 2013 una dettagliata lettera anonima era stata recapitata a diversi esponenti della Curia, tutti autorevoli. Tra questi spiccavano l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano, lo stesso cardinale Angelo Comastri e anche alcuni collaboratori del Segretario di Stato allora in carica Tarcisio Bertone, come l’attuale prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il porporato francese Dominique Mamberti, che all’epoca era segretario per i rapporti con gli Stati”. E ha aggiunto: “Sodano, dopo aver ricevuto la lettera, chiese e fece chiedere chiarimenti a Comastri e a monsignor Vittorio Lanzani, delegato della Fabbrica di San Pietro. Il rettore del San Pio X, monsignor Enrico Radice, fu chiamato in Segreteria di Stato. Radice smentì ogni fatto indicato nel documento anonimo, sostenendo che i ragazzi erano certo vivaci ma che non era accaduto nessun episodio rilevante. Comastri distrusse il documento anonimo, che tutti alla fine considerarono figlio di quel pettegolezzo e di quelle maldicenze che come un venticello fastidioso circolavano nei corridoi dei sacri palazzi”. Ma i magistrati vaticani non la pensano così.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/14/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-a-due-preti-senza-la-querela-della-vittima-per-volonta-di-francesco/5965876/

  • Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

    È durato pochi minuti la prima udienza nei confronti dei due parroci. Le accuse si riferiscono a episodi tra il 2007 e il 2012

    CITTÀ DEL VATICANO. Otto minuti. Dalle 9.37 alle 9.45. Tanto è durata la prima udienza di quello che è stato ribattezzato il «processo dei chierichetti del Papa», il procedimento giudiziario in Vaticano per accertare le accuse di abusi sessuali avvenute dal 2007 al 2012 nel Preseminario San Pio X. Un’altra brutta storia all’ombra del Cupolone, in cui gli abusi di potere si intrecciano alle violenze sessuali, avvenuta nel Palazzo San Carlo che Pio XII aprì nel 1956 per ospitare studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi del mondo desiderosi di intraprendere un cammino di discernimento verso il sacerdozio.

    Sul banco degli imputati della piccola Aula del Tribunale vaticano, presieduto dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono don Gabriele Martinelli, 28 anni, e monsignor Enrico Radice, 71 anni, entrambi incardinati nella Diocesi di Como. Il primo, secondo le accuse formulate dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, coadiuvato dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone, è accusato di abusi sessuali su un giovane ospite del Preseminario, minorenne e quasi suo coetaneo all’epoca dei fatti; il secondo, allora rettore, è invece accusato di favoreggiamento.

    Martinelli, classe 1992, residente a Como, è arrivato per primo in Tribunale. In mascherina, polo nera e maglioncino sulle spalle, scrutava chiunque entrasse in Aula dopo il controllo col termoscanner. Solo in un momento ha alzato gli occhi, con una smorfia quasi di contrizione, mentre venivano elencati i capi d’accusa. «Abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre-Seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi»m ha letto il cancelliere, Martinelli «con violenze e minacce» ha costretto la vittima «a subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione», «in diversi tempi e luoghi nello Stato della Città del Vaticano». Tutto è iniziato quando Martinelli e la vittima erano minorenni: 14 e 13 anni. Ma gli abusi si sono perpetrati finché entrambi hanno raggiunto la maggiore età: 19 il primo, 18 il secondo.

    Radice, vestito da prete, con in mano tutto il tempo un ombrello, guardava invece sul soffitto. In un momento sembrava quasi che stesse pregando. Su di lui pesa l’accusa di aver insabbiato «atti omosessuali o di libidine» avvenuti nel Preseminario quando era rettore. «In tempi e luoghi diversi, in Italia e anche all’estero, ha aiutato Martinelli ad eludere le investigazioni», è stato letto in Tribunale.

    Radice è inoltre accusato di aver contraddetto le denunce della vittima presentate al vescovo di Como, Diego Coletti, in una lettera del 3 ottobre 2013 in cui parlava di «fumus persecutionis». L’anziano monsignore ha inoltre falsificato una lettera, firmandola a nome del vescovo Coletti su carta intestata della Diocesi, per annunciare che Martinelli sarebbe diventato presto sacerdote. Un modo per accelerare l’ordinazione del suo protetto che sembrava potesse saltare viste le voci accusatorie che circolavano sul suo conto. Non solo: nel 2018, durante un interrogatorio coi pm vaticani, il monsignore ha sostenuto «con certezza assoluta» di non essere a conoscenza dei misfatti avvenuti nel San Pio X. «Ha così intralciato le indagini».

    Il 29 luglio 2019 il promotore di giustizia del Tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due sacerdoti. Nonostante i fatti denunciati risalissero ad anni in cui la legge allora in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa, da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio – sottolineava allora la Sala Stampa vaticana – «è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento» di Papa Francesco del 29 luglio scorso «che ha rimosso la causa di improcedibilità».

    A difendere oggi i due imputati c’erano due avvocatesse: Rita Claudia Baffioni per Martinelli, Agnese Camilli Carissimi per Radice. Parlavano tra di loro a inizio udienza e, alla fine, prima di uscire, hanno raggiunto ognuna il proprio assistito. Hanno già depositato le ammissioni di prova, ma questa mattina non hanno presentato alcuna istanza. Pignatone ha chiesto all’avvocatessa di Radice di «decifrare meglio i temi di prova entro venerdì», perché: «Questo Tribunale vuole dare il maggiore spazio possibile alla difesa». «A causa di impegni di questo Tribunale per una causa già avanzata», ha detto ancora il presidente, ha rinviato l’udienza a martedì 27 ottobre, alle 14, «per lo scioglimento della riserva delle prove e l’interrogatorio degli imputati».

    A rivelare per primo la vicenda del Preseminario era stato il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro “Peccato Originale”, riportando le confessioni di un ex alunno del San Pio X, il polacco Kamil Jarzembowski (oggi assente), che, entrato nel settembre del 2009, aveva denunciato nell’estate del 2014 alle autorità ecclesiastiche abusi su un compagno di stanza di cui era stato testimone oculare. Erano seguiti diversi servizi televisivi che rivelavano testimonianze di altri ex allievi su presunti atti sessuali compiuti nelle camere dell’Istituto, in particolare da soggetti che sui più giovani esercitavano un potere di intimidazione. Una testimonianza, in particolare, riferiva del fatto che un abusatore era poi diventato prete.

    «A seguito di notizie divulgate da organi di stampa», annunciava una nota vaticana, nel novembre 2017 erano state avviate le indagini. Pochi giorni dopo la diocesi di Como reagì alle prime notizie con un comunicato in cui precisava che «i presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013, in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalità del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda».

    Valutazione diversa da quella data dai magistrati vaticani.

    https://www.lastampa.it/cronaca/2020/10/14/news/vaticano-abusi-e-violenze-ai-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-1.39415958

  • Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

    Pubblichiamo dal blog di Fabrizio Peronaci, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore, l’ultimo contributo sul caso di Emanuela Orlandi, alla vigilia del 35esimo anniversario dalla scomparsa (22 giugno 1983). Oltre a due libri sul giallo della giovane cittadina vaticana, Peronaci ha pubblicato di recente “La Tentazione”, libro-verità su ripetuti scandali sessuali nell’ordine dei carmelitani scalzi.

    Caso Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici: Emanuela fu portata all’Aventino e poi trasferita al Nord. Uccisa la stessa sera?

    Trentacinque anni dopo, emergono nuovi e importanti frammenti di verità sulla fine di Emanuela Orlandi. Il caso resta dunque apertissimo, nonostante l’autorità giudiziaria nel 2015, su impulso del procuratore Giuseppe Pignatone, abbia disposto l’archiviazione dell’inchiesta.

    I nuovi elementi emergono da ambienti ecclesiastici legati all’ordine dei benedettini e riguardano le prime ore della scomparsa della ragazza quindicenne, il 22 giugno 1983. Emanuela, secondo il combinato disposto di alcune testimonianze autorevoli, sarebbe stata vista poco dopo le 19 all’Aventino, a bordo di una Bmw verde. La ragazza avrebbe tentato di scappare mentre era ancora a Roma e subito dopo sarebbe scattato il trasferimento verso nord, direzione Bolzano, passando per Bologna. Un allontanamento purtroppo finito tragicamente.

    I testimoni a conoscenza di questa evoluzione dei fatti portano, a supporto della loro attendibilità, tre elementi di conoscenza il cui riscontro è relativamente semplice.

    1) La ragazza soffriva di congiuntivite allergica

    2) La voce di Emanuela sulla famosa cassetta fatta pervenire dai rapitori fu registrata durante una recita avvenuta nel marzo precedente, organizzata dall’Azione cattolica

    3) La lista dei compagni di classe di terza media di Emanuela contiene due nomi di battesimo rivelatori

    Le fonti entrate in contatto con questo gruppo di Giornalismo Investigativo aggiungono un’ultima rivelazione di un certo interesse: Marco Accetti, il fotografo allora 27enne reo confesso del sequestro Orlandi, nella fase preliminare dell’azione avrebbe preso ordini da personaggi legati a monsignor Paul Marcinkus, l’allora presidente dello Ior.

    Se tale indicazione risultasse fondata, l’autoaccusa dello stesso Accetti, realizzata tramite il memoriale acquisito dalla Procura di Roma nel 2013, tornerebbe in primo piano, ma con un capovolgimento di ruoli: il supertestimone, al contrario che nel “ganglio” filocomunista che in Vaticano faceva capo al cardinal Casaroli, avrebbe militato nella fazione filoatlantica raccolta attorno a Giovanni Paolo II e al capo dello Ior. Si tratta di uno scenario già balenato in passato, in linea con il profilo da doppiogiochista del supertestimone.

    Caso Emanuela Orlandi, nuovi frammenti di verità da ambienti ecclesiastici

  • Pedofilia nel clero, sindrome romana

    Pedofilia nel clero, sindrome romana

    Dopo il caso di don Conti, condannato in secondo grado a 14 anni, una nuova inchiesta si concentra su pedofilia e prostituzione minorile diffuse nelle parrocchie romane.

    Il cardinale vicario Agostino Vallini ha manifestato «piena fiducia nella magistratura» e si dice «pienamente convinto che sarà smantellato il piano calunnioso, dimostrando non veritiere le affermazioni» dell’ex prete Patrizio Poggi, che ha accusato nove sacerdoti di parrocchie romane di organizzare incontri a sfondo “sessuale” con minori. In una nota del Vicariato di Roma si sottolinea che «i sacerdoti calunniati si riservano ogni azione legale a tutela della loro personale onorabilità». Nella nota si fa riferimento alla diffusione da parte di alcuni organi di stampa «di parte del verbale di denuncia contenente i nomi di sacerdoti accusati dall’ex prete Patrizio Poggi» sospeso “a divinis” dopo la condanna definitiva a 5 anni di reclusione per violenza sessuale (scontata nel 2008). Nel comunicato si ricorda che il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone «ha smentito categoricamente che sacerdoti della diocesi di Roma siano indagati per pedofilia sulla base della denunzia dell’ex-prete Patrizio Poggi» e si sottolinea che costui è stato «dimesso nel 2007 dallo stato clericale per reati di natura sessuale su minori e che ha scontato la condanna nel carcere di Rebibbia». Gli indagati sono un ex carabiniere, un manager di un’agenzia per modelli e il contabile di una parrocchia romana.
    Tutti e tre facevano parte del giro descritto da Poggi, il quale parla di un sistema diffuso di prostituzione che aveva come vittime giovanissimi ragazzi stranieri e come clienti nove religiosi, alcuni dei quali prestano servizio in chiese romane delle zone della Pisana, Magliana, Pineta Sacchetti, Cassia, Alessandrino e San Giovanni. Secondo la denuncia, i ragazzini si prostituivano per cifre dai 150 ai 500 euro in incontri che potevano avvenire anche nei locali delle parrocchie. Don Poggi chiama in causa nove religiosi e anche altre quattro persone, tra cui un ex carabiniere già noto alla procura perché coinvolto in una indagine sulla pedofilia. Tra i soggetti coinvolti figurerebbe anche un prete, insegnante di religione, già sfiorato da una indagine sulla pedofilia di alcuni anni fa. Nel suo esposto Poggi racconta che all’ex carabiniere era affidato il ruolo di «organizzatore e promotore di incontri e attività legate alla prostituzione maschile e in particolare minorile, attraverso la quale reperisce soggetti anche minori che introduce in Italia e che mette a disposizione di clienti tra i quali sacerdoti». I ragazzini venivano selezionati in un locale a pochi passi dalla stazione Termini. Poggi fa il nome anche di un gestore di un’agenzia di modelli e attori e dell’amministratore contabile di una parrocchia che avrebbe reclutato i giovani in discoteche, saune e centri benessere.
    FONTE

  • IL POZZO DI DON PATRIZIO – UN PRETE PEDOFILO RACCONTA AI MAGISTRATI PROTAGONISTI E SEGRETI DELLA “LOBBY GAY”

    IL POZZO DI DON PATRIZIO – UN PRETE PEDOFILO RACCONTA AI MAGISTRATI PROTAGONISTI E SEGRETI DELLA “LOBBY GAY”

    Marco Lillo e Valeria Pacelli per “il Fatto Quotidiano”

    C’è un’indagine della Procura di Roma che sta scuotendo la Chiesa romana. Da un mese a questa parte molti prelati sono stati sentiti a sommarie informazioni dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, titolare della delega sui reati sessuali. Il fascicolo contiene i nomi di molti uomini di Chiesa accusati di atti sessuali su minori da parte di un loro collega: don Patrizio Poggi, un parroco che forse non ha rispettato tutti i comandamenti, a partire dal sesto, ma che conosce molto bene un passo dell’Antico Testamento: “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

    Come Sansone, anche don Patrizio si è sentito umiliato. Certo, la sua colpa era molto grave: avere abusato negli anni Novanta dei ragazzini che gli erano stati affidati dai parrocchiani.

    Don Patrizio però voleva rientrare nella sua Chiesa e, di fronte all’ennesimo rifiuto ricevuto dalle alte gerarchie vaticane, ha pensato bene di scuotere con la sua deposizione di accusa le colonne portanti della sua casa per vendicarsi. Il fascicolo è seguito con attenzione dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, un cattolico che guida un ufficio giudiziario a poche centinaia di metri dal Cupolone. Gli accertamenti sulle dichiarazioni sono molto scrupolosi e sono ancora in corso.

    Don Patrizio Poggi, 46 anni, è diventato famoso nel 1999 quando tutti i quotidiani hanno riportato la sua condanna a 8 anni di reclusione per atti di pedofilia su alcuni minori della sua parrocchia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni e il sacerdote ha scontato interamente il suo debito con la giustizia.

    Stufo di essere trattato da tutti come un reietto, ha chiesto ai vertici del Vaticano di essere riammesso a celebrare la messa e a dare i sacramenti come se nulla fosse. La Chiesa di Francesco non può permettersi un simile passo falso e l’ex viceparroco è stato tenuto fuori dalla porta.

    Lui per tutta risposta si è ricordato di Sansone e si è presentato davanti ai Carabinieri per raccontare tutto quello che sostiene di sapere sulla pedofilia nella Chiesa di Roma, e non è poco. Don Patrizio ha raccontato di conoscere i comportamenti sessuali di un monsignore con la passione dei ragazzini che riveste un ruolo importante nella sua Diocesi e che è anche il segretario di un vescovo molto importante.

    Nel racconto di Poggi non mancano i particolari sui comportamenti vietati che avrebbero coinvolto anche alti prelati e parroci legati in una sorta di lobby gay, come è stata definita da Papa Bergoglio, con in più la passione degli adolescenti. Inoltre don Patrizio ha descritto anche i canali per agganciare i giovani desiderati dai prelati. E ha indicato in particolare il nome di un soggetto che avrebbe avuto questo ruolo.

    Sono accuse gravissime e tutte da provare. I Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma guidato dal colonnello Lorenzo Sabatino hanno effettuato pedinamenti e indagini a tutto campo per riscontrare le accuse circostanziate di don Patrizio Poggi. Non tutto quello che ha raccontato l’ex viceparroco è stato verificato dagli investigatori anche se, almeno in un caso, i carabinieri hanno assistito in diretta a un incontro sospetto in una Chiesa.

    Don Patrizio è una persona che non ha molto da perdere. Nel marzo del 1999 il Giudice Edoardo Landi lo ha spedito agli arresti domiciliari con l’accusa di avere abusato sessualmente di 5 ragazzini tra i 14 e i 15 anni che frequentavano la sua parrocchia, San Filippo Neri, al confine tra Boccea e Primavalle.

    Al cronista del Fatto che ha chiesto di lui ieri, i suoi ex parrocchiani hanno risposto: “non sappiamo più nulla di lui”. Un signore anziano che collabora con tutti i parroci da decenni ha aggiunto con una smorfia in volto: “Si è comportato male con mio figlio e se mi passasse davanti lo metterei sotto con la mia automobile”.

    La polizia era partita dalla segnalazione di un obiettore di coscienza che era stato inviato a compiere il suo servizio civile nella parrocchia di San Filippo Neri. Stimolati dal giovane che aveva colto i segnali di malessere nei ragazzi, i genitori avevano posto le domande giuste per poi descrivere ai poliziotti quello che avevano saputo dai figli.

    L’avvocato che difendeva don Patrizio minacciò querele ed esposti per calunnia. Poi, dopo gli arresti domiciliari e la condanna, don Patrizio era stato spedito dalle gerarchie vaticane in una comunità religiosa del Nord. Prima di ricomparire in una caserma dei Carabinieri. Stavolta nella veste di accusatore.

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/il-pozzo-di-don-patrizio-un-prete-pedofilo-racconta-ai-magistrati-protagonisti-e-segreti-58114.htm

  • Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    di Dario Ferri – 21/06/2013 – Il racconto delle lobby gay e del monsignore dagli strani gusti sessuali
    Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    Marco Lillo e Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano raccontano oggi di un prete cacciato che ha deciso di vuotare il sacco su presunti segreti del Vaticano:

    Don Patrizio Poggi, 46 anni, è diventato famoso nel 1999 quando tutti i quotidiani hanno riportato la sua condanna a 8 anni di reclusione per atti di pedofilia su alcuni minori della sua parrocchia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni e il sacerdote ha scontato interamente il suo debito con la giustizia. Stufo di essere trattato da tutti come un reietto, ha chiesto ai vertici del Vaticano di essere riammesso a celebrare la messa e a dare i sacramenti come se nulla fosse. La Chiesa di Francesco non può permettersi un simile passo falso e l’ex viceparroco è stato tenuto fuori dalla porta.

    E allora ha parlato in particolar modo di un monsignore “con la passione per i ragazzini”, un nome piuttosto importante, segretario di un vescovo:

    Nel racconto di Poggi non mancano i particolari sui comportamenti vietati che avrebbero coinvolto anche alti prelati e parroci legati in una sorta di lobby gay, come è stata definita da Papa Bergoglio, con in più la passione degli adolescenti. Inoltre don Patrizio ha descritto anche i canali per agganciare i giovani desiderati dai prelati. E ha indicato in particolare il nome di un soggetto che avrebbe avuto questo ruolo.

    L’intero articolo è disponibile sul Fatto Quotidiano in edicola.

    http://www.giornalettismo.com/archives/993931/don-patrizio-poggi-il-prete-pedofilo-che-fa-tremare-il-vaticano/

    Sacerdote condannato per violenza sessuale Otto anni di carcere al prete di Primavalle Sacerdote condannato per violenza sessuale

    Otto anni di carcere al prete di Primavalle Ha abusato di cinque ragazzini tra i 14 ed i 15 anni per mesi. Ma alla fine, denunciato dai genitori dei bambini che, inorriditi, avevano ricevuto le confessioni dai figli, padre Patrizio Poggi e’ stato smascherato ed arrestato. Ed adesso la giustizia gli ha chiesto il conto: il trentatreenne sacerdote e’ stato condannato a otto anni di reclusione dal giudice per l’ udienza preliminare Vincenzo Terranova. I difensori del prete accusato di violenza sessuale avevano scelto la strada del rito abbreviato sperando di ottenere una pena lieve. Invece il giudice gli ha inflitto la pesante pena, andando addirittura piu’ in la’ della gia’ dura condanna a sei anni e due mesi di carcere sollecitata dal pubblico ministero Felicetta Marinelli: padre Patrizio dovra’ inoltre pagare una provvisionale di cinquanta milioni in favore delle parti civili. I primi contorni della vicenda sono venuti alla luce all’ inizio dell’ anno, quando il padre di uno dei ragazzini si era presentato alla polizia dicendo che nella parrocchia di San Filippo Neri, nella zona Primavalle-Boccea, c’ era quel sacerdote che aveva attenzioni un po’ troppo particolari nei confronti di alcuni giovani che la frequentavano. Ad accorgersi per primo che qualcosa non andava era stato in realta’ un obiettore di coscienza che prestava la sua opera in sostituzione del servizio di leva nell’ oratorio: aveva svolto delle indagini personali parlando con i ragazzi che si incontravano tutti i giorni nella scuola, al refettorio, sul campo di calcetto. E dopo aver capito che quelle voci su padre Patrizio erano tutt’ altro che campate in aria, si era messo in contatto con qualche genitore per metterlo in guardia. Ma uno di loro si e’ reso conto che la storia non poteva rimanere chiusa all’ interno della parrocchia e si e’ appunto rivolto agli investigatori denunciandola. La polizia ha avviato subito un’ indagine che si e’ rivelata delicatissima. I genitori avevano descritto nei minimi particolari quello che avevano saputo dai figli. Ed anche l’ obiettore di coscienza non si era tirato indietro quando si era trattato di svelare ai poliziotti quello che aveva scoperto. Ma inizialmente gli investigatori si sono trovati di fronte al muro di perplessita’ , di dubbi sollevati dal parroco del San Filippo Neri. Solo quando al sacerdote e’ stato notificato un avviso di garanzia la situazione e’ cambiata. In un primo momento padre Patrizio e’ rimasto al suo posto: l’ avvocato che lo difendeva minaccio’ querele, disse al parroco di essere pronto a presentare una serie di esposti per calunnia. A marzo, pero’ , padre Patrizio e’ finito agli arresti domiciliari per un ordine di custodia cautelare per violenza sessuale firmato dal giudice per le indagini preliminari Edoardo Landi. A quel punto e’ stato lui stesso ad ammettere di aver abusato dei ragazzini. Ed in attesa della condanna che poi, puntualmente, e’ arrivata, e’ stato allontanato da Roma. Adesso vive in una comunita’ religiosa del Nord. Flavio Haver Haver Flavio Pagina 48] Sacerdote condannato per violenza sessuale

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/05/Otto_anni_carcere_prete_Primavalle_co_10_9911055036.shtml

    Il Sacerdote pedofilo ”Cosi funziona in Vaticano”
    21 giugno 2013 Luca Cronaca Nessun commento
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    C’è un’indagine della Procura di Roma che sta scuotendo la Chiesa romana. Da un mese a questa parte molti prelati sono stati sentiti a sommarie informazioni dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, titolare della delega sui reati sessuali. Il fascicolo contiene i nomi di molti uomini di Chiesa accusati di atti sessuali su minori da parte di un loro collega: don Patrizio Poggi, un parroco che forse non ha rispettato tutti i comandamenti, a partire dal sesto, ma che conosce molto bene un passo dell’Antico Testamento: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Come Sansone, anche don Patrizio si è sentito umiliato. Certo, la sua colpa era molto grave: avere abusato negli anni Novanta dei ragazzini che gli erano stati affidati dai parrocchiani. DON PATRIZIO però voleva rientrare nella sua Chiesa e, di fronte all’ennesimo rifiuto ricevuto dalle alte gerarchie vaticane, ha pensato bene di scuotere con la sua deposizione di accusa le colonne portanti della sua casa per vendicarsi. Il fascicolo è seguito con attenzione dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, un cattolico che guida un ufficio giudiziario a poche centinaia di metri dal Cupolone. Gli accertamenti sulle dichiarazioni sono molto scrupolosi e sono ancora in corso. Don Patrizio Poggi, 46 anni, è diventato famoso nel 1999 quando tutti i quotidiani hanno riportato la sua condanna a 8 anni di reclusione per atti di pedofilia su alcuni minori della sua parrocchia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni e il sacerdote ha scontato interamente il suo debito con la giustizia. Stufo di essere trattato da tutti come un reietto, ha chiesto ai vertici del Vaticano di essere riammesso a celebrare la messa e a dare i sacramenti come se nulla fosse. La Chiesa di Francesco non può permettersi un simile passo falso e l’ex viceparroco è stato tenuto fuori dalla porta. Lui per tutta risposta si è ricordato di Sansone e si è presentato davanti ai Carabinieri per raccontare tutto quello che sostiene di sapere sulla pedofilia nella Chiesa di Roma, e non è poco. Don Patrizio ha raccontato di conoscere i comportamenti sessuali di un monsignore con la passione dei ragazzini che riveste un ruolo importante nella sua Diocesi e che è anche il segretario di un vescovo molto importante. Nel racconto di Poggi non mancano i particolari sui comportamenti vietati che avrebbero coinvolto anche alti prelati e parroci legati in una sorta di lobby gay, come è stata definita da Papa Bergoglio, con in più la passione degli adolescenti. Inoltre don Patrizio ha descritto anche i canali per agganciare i giovani desiderati dai prelati. E ha indicato in particolare il nome di un soggetto che avrebbe avuto questo ruolo. Sono accuse gravissime e tutte da provare. I Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma guidato dal colonnello Lorenzo Sabatino hanno effettuato pedinamenti e indagini a tutto campo per riscontrare le accuse circostanziate di don Patrizio Poggi. Non tutto quello che ha raccontato l’ex viceparroco è stato verificato dagli investigatori anche se, almeno in un caso, i carabinieri hanno assistito in diretta a un incontro sospetto in una Chiesa. Don Patrizio è una persona che non ha molto da perdere. Nel marzo del 1999 il Giudice Edoardo Landi lo ha spedito agli arresti domiciliari con l’accusa di avere abusato sessualmente di 5 ragazzini tra i 14 e i 15 anni che frequentavano la sua parrocchia, San Filippo Neri, al confine tra Boccea e Primavalle. AL CRONISTAdel Fatto che ha chiesto di lui ieri, i suoi ex parrocchiani hanno risposto: “non sappiamo più nulla di lui”. Un signore anziano che collabora con tutti i parroci da decenni ha aggiunto con una smorfia in volto: “Si è comportato male con mio figlio e se mi passasse davanti lo metterei sotto con la mia automobile”. La polizia era partita dalla segnalazione di un obiettore di coscienza che era stato inviato a compiere il suo servizio civile nella parrocchia di San Filippo Neri. Stimolati dal giovane che aveva colto i segnali di malessere nei ragazzi, i genitori avevano posto le domande giuste per poi descrivere ai poliziotti quello che avevano saputo dai figli. L’avvocato che difendeva don Patrizio minacciò querele ed esposti per calunnia. Poi, dopo gli arresti domiciliari e la condanna, don Patrizio era stato spedito dalle gerarchie vaticane in una comunità religiosa del Nord. Prima di ricomparire in una caserma dei Carabinieri. Stavolta nella veste di accusatore.