Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Rugolo

  • Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – “A una giornalista di Enna è stato impedito l’accesso al Palazzo di giustizia per svolgere il suo lavoro, in base a presunta norma anti Covid, nella giornata dell’interrogatorio di garanzia del sacerdote Giuseppe Rugolo, a carico del quale il 27 aprile è stato eseguito un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata su minori”.

    Lo rende noto l’Assostampa provinciale.

    “La collega, alla quale l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Associazione Siciliana della stampa e la segreteria provinciale di Enna del sindacato dei giornalisti esprimono solidarietà – si legge in una nota congiunta – ha fatto presente di essere consapevole di non poter assistere all’interrogatorio, che si tiene a porte chiuse, ma di voler semplicemente attendere l’uscita delle parti. Invece le è stato impedito l’accesso all’atrio del palazzo, in base ad una norma anticovid citata dal presidente del Tribunale Cesare Zucchetto, norma che tuttavia sino a oggi non era mai stata resa esecutiva: i giornalisti sono sempre entrati nei locali del Palazzo di Giustizia di Enna per svolgere il proprio diritto dovere di cronaca, anche durante il periodo di emergenza pandemica.

    Sorprende perciò questa decisione improvvisa anche in considerazione del fatto che la collega era l’unica giornalista presente”.
    “E’ inaccettabile che si tirino in ballo le norme anticovid per vietare l’ingresso a un Palazzo di Giustizia a una professionista sola, con la mascherina, che di certo non avrebbe creato alcun tipo di assembramento – affermano Ordine e Assostampa -.

    Chiediamo al presidente del tribunale di rivedere la sua decisione, consentendo alla collega di essere subito ammessa all’interno del palazzo di giustizia, per esercitare correttamente il proprio lavoro al servizio di una corretta informazione”. (ANSA).

  • Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    Silenzi sugli abusi sessuali di don Rugolo: “Papa Francesco aiutami”

    ENNA – I silenzi e le sottovalutazioni di chi sapeva e non è intervenuto oppure lo ha fatto in maniera blanda, tanto che una delle vittime delle violenze sessuali di don Giuseppe Rugolo, come ultimo gesto disperato, ha chiesto aiuto al Papa.

    Ed ancora i soldi offerti alla vittima (per comprarne il silenzio?) e la recente presenza a Piazza Armerina di don Giuseppe Rugolo che avrebbe colto di sorpresa anche il vescovo.

    La prima denuncia nel 2014

    Nel dicembre scorso una delle giovani vittime si è rivolto alla polizia. Ha raccontato che già nel 2014 si era confidato con il padre, il quale voleva denunciare tutto subito. Il figlio per pudore decise di non farlo, ma almeno si sarebbero confidati con un altro sacerdote, monsignor Pietro Spina: “Gli raccontai tutto, ma dopo l’incontro, invece di allontanare Rugolo, decise di incontrarlo da solo. Poi, mi offrì un confronto a tre. Rugolo negò tutto, fu un incontro da toni molto accesi. Visto che continuava a negare gli dissi di giurare davanti a Dio e sul santissimo sacramento, ma lui si rifiutò. Alla fine, monsignor Spina appoggiò Rugolo e io venni visto come un visionario, un pazzo che aveva inventato tutto. Credo che per questo, all’epoca, non venne informato neanche il vescovo Michele Pennisi”.

    A Spina, per dare prova che le sue non erano fantasie, il giovane disse “che sapevo che lui aveva prestato 50.000 a Rugolo, un dettaglio che poteva fargli comprendere che Rugolo ed io eravamo molto in confidenza tanto avermi raccontato cose delicate”.

    Spina avrebbe sminuito la vicenda: “Mi ha detto che visto che entrambi avevamo raggiunto l’eiaculazione per lui non era omosessualità e pertanto non aveva alcuna valenza tanto che potevo anche entrare in seminario”.

    La seconda denuncia il giorno del Venerdì Santo

    Nel successivo mese di aprile 2015, durante la processione del Venerdì Santo, ha aggiunto il giovane agli investigatori della squadra mobile, incontrò “monsignor Murgano e gli ho confidato quanto mi era accaduto perché non riuscivo a tenere quel peso dentro. Avendo raccontato che mio padre voleva denunciare i fatti alla Procura della Repubblica lui mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il nuovo vescovo Rosario Gisana”.

    Finalmente si attiva un parroco

    Nel maggio 2016 finalmente un parroco, don Giuseppe Fausciana, comprese la gravità della vicenda e avvertì il vescovo, il quale fissò un incontro i genitori del giovane. Ne venne fuori un’indagine ecclesiastica chiusa con nulla di fatto. Molti protagonisti, a cominciare dallo stesso Rugolo, non risposero alla convocazione. Doveva essere una indagine severa ed invece si limitarono a inviare gli atti alla Congregazione per la dottrina delle fede, in Vaticano, che non poté far altro che archiviare. Motivazione: i fatti risalivano a un periodo in cui Rugolo non era stato ordinato sacerdote e dunque la Chiesa non aveva competenza.

    L’inchiesta coordinata dal procuratore di Enna Massimo Palmeri al contrario fa emergere storie di abusi sessuali successivi all’avvio del sacerdozio.

    Le parole del vescovo

    Decisero di trasferire Rugolo a Ferrara affinché venisse curato e seguito da psicologi e altri sacerdoti. La sua “malattia”, però, non è stata segnalata all’autorità giudiziaria. Il vescovo Gisana lo scorso gennaio è stato convocato dai pubblici ministeri ennesi: “All’inizio del mese di novembre 2018 ho convocato Rugolo e con severità gli ho contestato i fatti, alla fine dopo pianti e disperazione Rugolo mi ammise che vi era stato un solo episodio di abuso prima della sua ordinazione, mi parlò di una sola masturbazione durante il Grest”.

    Anche il vicario generale Monsignor Antonino Rivoli lo scorso gennaio ha confermato di avere saputo dal vescovo degli abus,i ma “nessuno di noi penso di dover informare l’autorità giudiziaria visto che tali abusi erano stati commessi su minore”.

    L’offerta di denaro e la richiesta di aiuto al papa

    Nell’ottobre i familiari del giovane avrebbero ricevuto un’offerta di 25 mila con una clausola del silenzio. Da chi è partita l’offerta se davvero è stata avanzata? Da ambienti legati alla Chiesa, ma su questo si indaga ancora. Sta di fatto che la famiglia del ragazzo nella speranza di ottenere giustizia, e come gesto disperato, il 29 ottobre 2020 hanno inviato una lettera raccomandata a Papa Francesco.

    Ogni cosa veniva ripercorsa nei dettagli, con nomi e cognomi di chi sapeva ma non era intervenuto. Il giovane ribadiva la sua sofferenza, ma anche il suo sdegno di fronte alle apparizione televisive di don Rugolo che in prossimità della Pasqua, durante il lockdown dell’anno scorso, raccontava la sua esperienza pastorale con i giovani di Enna. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Non si sa cosa sia accaduto a seguito della missiva e se il pontefice l’abbia materialmente letta. Il silenzio hanno convinto il giovane che non gli restava altro da fare che rivolgersi alla polizia.

    Gli episodi recenti

    Di recente, così è emerso dall’analisi del computer del sacerdote, Rugolo, che “è solito navigare in maniera sistematica e maniacale a qualsiasi ora del giorno e della notte su siti pornografici”, ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena diciannovenni.

    Voleva rientrare in Sicilia

    La cura, dunque, a cui è stato sottoposto non sarebbe stata efficace. Rugolo a partire dallo scorso gennaio non vedeva l’ora di tornare in Sicilia. Parlando con Spina, il sacerdote con cui si era confidata per prima la vittima, Rugolo diceva che “a maggio devo rientrare perché se c’è una mezza speranza di fare il Grest… io voglio fare il Grest con i ragazzi”. Quando nello stesso mese venne fuori la notizia dell’inchiesta Rugolo chiamò monsignor Murgano: “… per favore chiama il vescovo vedi sapere se sono io, Enzo ti prego fammi questo favore come un fratello”.

    L’incontro di poco mesi fa e il “vescovo non ne sa niente”

    E poi, sempre a gennaio, c’è una conversazione da cui emergerebbe che, nell’attesa del tanto agognato rientro definitivo, malgrado l’esilio a Ferrara per curarsi, Rugolo è tornato a Enna per partecipare alle attività giovanili della diocesi.

    Monsignor Rivoli, vicario del vescovo, si rammaricava del fatto che Rugolo “non ha saputo essere fedele al mandato… lui era lì ma ha continuato ad essere qui e il danno è stato proprio questo”. Non solo, “nella sua stupidità ha coinvolto anche il vescovo senza che il vescovo ne fosse al corrente”. Gisana aveva organizzato una catechesi a un gruppo di giovani e “durante il gruppo di giovani spunta lui”.

    https://livesicilia.it/2021/04/30/silenzi-sugli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-papa-francesco-aiutami/?fbclid=IwAR2drCp8KQlg5702a6lgzIqSqBcl2R24Yu07us5UhRRbObjMcA8JuBCFkWM

  • Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Papa Francesco sia coerente al Motu proprio e lo applichi alle omissioni di mons. Rosario Gisana

    Se papa Francesco vuole dimostrare che il Motu proprio Vos estis lux mundi è una cosa davvero seria, lo applichi alle omissioni del vescovo di Piazza Armerina. Questa è l’occasione buona per dimostrare serietà, diversamente si tiri dignitosamente indietro e  lasci gestire gli abusi sessuali sui minori a chi è capace. È inconcepibile e inaccettabile che si continui da più di 20 anni a giocare così con la vita umana, soprattutto quella dei più piccoli.

    La Rete L’ABUSO ha lanciato una raccolta firme in sostegno delle vittime di Enna, indirizzata a papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella quale, sulla base del Motu proprio da lui stesso emanato, in vigore dal 1 giugno 2019, rimuova immediatamente monsignor Gisana e tutti coloro che hanno contribuito all’insabbiamento del caso di don Giuseppe Rugolo.

    Di seguito il testo della petizione e i rispettivi articoli di legge vaticana ai quali riferiamo la contestazione.

    Firma la petizione e aiutaci a condividerla con i tuoi amici

    Il 1 giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.

    Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.

    Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.

    Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.

    Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.

    All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.

    Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.

    Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.

    È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.

    Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.

    Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione.

  • Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Grosso guaio a Piazza Armerina dopo l’ordinanza che ha costretto don Giuseppe Rugolo agli arresti domiciliari e che di certo ha chiarito le idee a chi aveva ancora dei dubbi sulle accusa partite da una presunta vittima, che con la sua determinazione ha dato il coraggio ad altri di farsi avanti.

    I primi a dissociarsi sono i ragazzi del Progetto 360°, fondato proprio da don Rugolo e che questa mattina, in una nota stampa fanno pesanti accuse alla chiesa ennese.

    Si legge “La nostra associazione è stata tenuta all’oscuro di tutto e solo dalla stampa abbiamo appreso delle indagini e del contesto accusatorio. 

    Ribadiamo la nostra massima e piena fiducia nella Magistratura e negli inquirenti, affinché venga fatta luce su una vicenda che ci addolora fortemente e facciamo nostri i loro appelli.”

    Proseguono poi dichiarando  “Chiediamo alla città ed alla comunità vicinanza e comprensione: il nostro dolore non è neanche lontanamente paragonabile a quello delle parti in causa ma anche noi, inconsapevolmente, indirettamente e nostro malgrado, siamo vittime di questa triste vicenda.”

    Ma i ragazzi di Progetto 360° non sono gli unici a prendere una forte posizione.

    Da questa mattina ci sono pervenute diverse segnalazioni, il cui contenuto nella sostanza è lo stesso e in tutte si lamenta l’inerzia del Ministero dell’Istruzione e dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia, al quale sollecitano anche attraverso la Rete L’ABUSO, l’avvio di una ispezione nelle scuole statali in cui ha operato come insegnante di religione nonché, di intraprendere i provvedimenti disciplinari di rito a tutela degli stessi studenti.

    Nelle missive a noi inviate ricordano che “Solo due anni fa  la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, fu illegittimamente sospesa dal servizio di insegnamento per una presentazione in PowerPoint realizzata autonomamente dagli studenti, nell’ambito della quale confrontavano alcuni elementi delle leggi sulla sicurezza l’immigrazione con alcune leggi razziste del fascismo. Mi senta assurdo che in questo caso non siano già intervenuti o solerti  ispettori dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia.”

    Segnalazioni di cui la Rete L’ABUSO si farà carico, ma dato il tempo trascorso, oggi riteniamo sia importante formalizzare all’Autorità Giudiziaria, che ha tutti gli strumenti per indagare ed evitare possibili inquinamenti.

    Francesco Zanardi

    [contact-form][contact-field label=”Nome” type=”name” required=”true” /][contact-field label=”Email” type=”email” required=”true” /][contact-field label=”Sito web” type=”url” /][contact-field label=”Messaggio” type=”textarea” /][/contact-form]

  • “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    “Informai il Vaticano ma il caso non interessò”

    È fissato per lunedì a Enna l’interrogatorio di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote siciliano quarantenne arrestato l’altro ieri per di violenza sessuale e atti sessuali su minori. Il religioso, ora ai domiciliari al seminario di via Fabbri, è accusato di aver abusato di tre minorenni mentre ricopriva il ruolo di collaboratore canonico ed educatore dell’Azione Cattolica in provincia di Enna. I fatti si sarebbero verificati sia quando era ancora seminarista che dopo essere stato ordinato sacerdote. A giorni, quindi, don Giuseppe potrà fornire al giudice la propria versione dei fatti.

    “Spiegheremo la nostra posizione – è il commento dell’avvocato Denis Lovison, difensore del prete insieme al collega catanese Antonio Lizio – e poi faremo il Riesame verso la misura cautelare. Rimaniamo infatti convinti che non sussistano le esigenze cautelari”. In attesa dei prossimi passaggi giudiziari, trapelano altri dettagli sul percorso che ha portato all’arresto del sacerdote siciliano, partito dalla denuncia di un giovane che, dieci anni prima, avrebbe subito violenza da Rugolo.

    Inizialmente, prima di rivolgersi alla polizia, il giovane racconta ad altri sacerdoti quello che stava accadendo. Grazie all’intermediazione di un parroco, prima i genitori e poi la stessa presunta vittima riescono a parlare con il vescovo di Piazza Armerina (diocesi di riferimento di don Giuseppe), Rosario Gisana. Il monsignore avvia così un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. L’istruttoria, però, come scrive il gip nell’ordinanza, “non avrebbe dato alcun esito”, anche a causa del fatto che alcuni testimoni non hanno risposto alla convocazione. Il passaggio successivo è l’allontanamento di Rugolo. Il sacerdote viene infatti trasferito a Ferrara, ufficialmente per ragioni di studio ma in realtà per sottoporsi a cure e a un percorso psicoterapeutico.

    Ma non è tutto. Del caso, a suo tempo, viene informata anche la Santa Sede. A rivelarlo è lo stesso vescovo Gisana, in una telefonata del gennaio 2021 intercettata dagli inquirenti. La chiacchierata arriva all’indomani di una richiesta di informazioni sull’argomento arrivata dalla Congregazione del Clero.

    Il monsignore parla con un altro prelato illustrando le iniziative adottate nei confronti di don Giuseppe e chiedendo consigli. Spiega di avere informato “la Congregazione della Fede” la quale avrebbe poi rispedito tutto al mittente spiegando che “non interessa perché il giovane è stato… quando era seminarista ha avuto questo abuso con un minore ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era maggiorenne il minore…”. Insomma, la questione non sarebbe di competenza della Congregazione.

    Ma Gisana non si ferma. “Per scrupolo – prosegue – ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno risposto con la stessa dicitura”. E ancora: “Io l’ho tolto dalla parrocchia, l’ho mandato in un’altra diocesi dove l’ho sottoposto a un percorso psicologico. Ora come mi devo comportare?”. Intanto il caso è approdato anche su ‘Chi l’ha visto’. Ieri sera, durante la trasmissione di Rai3, il capo della Squadra Mobile di Enna, Antonino Ciavola ha rivolto un appello ad eventuali altre vittime.

  • Arrestato prete pedofilo

    Arrestato prete pedofilo

    di Pierelisa Rizzo e Mimmo Trovato

    ENNA. Violenza sessuale e abusi sessuali con minorenni, aggravati dall’aver approfittato delle presunte vittime a lui affidate per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica. È l’accusa mossa dalla Procura di Enna a don Giuseppe Rugolo, ex parroco della città siciliana, arrestato dalla squadra mobile e posto ai domiciliari nel seminario di Ferrara. Nei suoi confronti il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare che è stata eseguita nella citta Estense, dove il sacerdote era stato trasferito.

    Il primo caso era emerso dopo la denuncia, nel dicembre scorso, della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due, per atti sessuali, durante le indagini. Per questo il procuratore Massimo Palmeri ha lanciato un appello “invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare” visto che diversi “elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote: li invitiamo a farsi avanti”. Nella denuncia alla polizia il giovane ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino a 20 anni. Aveva segnalato la vicenda anche alla diocesi di Piazza Armerina, ma, hanno sostenuto i suoi legali, la risposta nel 2019 sarebbe stato un indennizzo da 25mila euro attraverso la Caritas in cambio di una clausola sul silenzio.

    È emerso, infatti che il Tribunale ecclesiastico aveva aperto un procedimento canoni- co, nel corso del quale il sacerdote non è stato sentito con la sola acquisizione di una sua dichiarazio- ne resa al vescovo di Piaz- zaArmerina don Gisana, ma il procedimento si sarebbe concluso per difetto di competenza, perché i fatti, secondo la sentenza della Chiesa, sarebbero avvenuti quando era seminarista. La vittima aveva anche scritto al Papa, cercando giustizia e per impedire che altri giovani potessero subire le stesse violenze.

    La svolta arriva con le indagini della squadra mobile di Enna che, con la collaborazione della polizia postale, riescono ad accedere a chat e scambi di messaggi sul cellulare del sacerdote che, scrive la Procura di Enna, sono stati “un riscontro dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati” dalla vittima. Non solo. La polizia ha scoperto anche altri abusi: atti sessuali con minorenni quando don Rugolo era già stato ordinato sacerdote. Reati che la Procura gli ha contestato dopo avere anche sentito le due nuove vittime. “La mia dolorosa storia – ha commentato il giovane che ha denunciato – sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare.

    La Squadra Mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla Procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso”. Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, parla di “accuse, se accertate, gravi, sia sotto l’aspetto penale che morale” ed ha “espresso vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna”. “Fin da subito – afferma – ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti e ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

    https://www.americaoggi.us/post/arrestato-prete-pedofilo

  • Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Il caso di don Giuseppe Rugolo al momento concluso con l’arresto cautelativo del sacerdote, stimola una serie di riflessioni in quanto in un nanosecondo, alla prima occasione vede il più totale flop dell’ultimo motu proprio emesso dal papa, il Vos estis lux mundi.

    Un documento che se pur non introducesse regole di rilievo indirizzate alla giustizia civile, ne contiene molte per quanto riguarda la giustizia vaticana e gli obblighi delle gerarchie che nella vicenda ennese materializza come era prevedibile, l’inapplicabilità dello stesso documento.

    Vediamo infatti coinvolti nell’insabbiamento – in violazione al Motu proprio – una numerosa serie di vescovi, non solo ennesi, che di fatto hanno violato la stessa legge interna alla quale dovrebbero invece fare riferimento.

    Una serie di omissioni infinite che hanno portato alla disperazione la stessa presunta vittima che si è vista chiudere la porta in faccia, scegliendo come ultimo disperato tentativo, quello di scrivere direttamente al papa, che però non gli ha mai risposto.

    Certo un quadro niente male “con un motu proprio” che cade a pezzi “in proprio” alla prima occasione a fronte della quale era scontato aspettarsi almeno un intervento – a prova dell’efficacia e dell’onorabilità del Motu proprio – che non è arrivato, anzi, ha amplificato ulteriormente anche i silenzi di papa Francesco e l’incapacità di farsi obbedire dalle sue stesse gerarchie.

    Zanardi

  • Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

    Fu con il padre che F. (nome di fantasia per indicare il giovane oggi 27enne che ha denunciato don Giuseppe Rugolo) si confidò per la prima volta.

    Ma i passi per far emergere gli abusi all’interno del clero furono molto accidentati.

    Nel settembre 2014 il padre lo “mette alle strette”, come spiega F. agli inquirenti. “Mi vedeva strano in quanto avevo un atteggiamento non consono alla mia età”. Il genitore gli chiede in modo esplicito cosa fosse successo con don Rugolo, “visto che io non andavo più in parrocchia”.

    Appreso quanto successo lo spinge a denunciare o almeno a parlarne con altri prelati. Il ragazzo – “per pudore e per il timore di rivivere il trauma subito”, scrive il gip nell’ordinanza – segue questa seconda ipotesi e parla con un parroco e, successivamente con un secondo sacerdote.

    Il primo gli propone un confronto a tre con il presunto prete pedofilo, che avviene nel novembre 2014. Rugolo negò tutto, l’altro prete lo appoggiò “ed io venni visto come un visionario o un pazzo che aveva inventato tutto”.

    Nell’aprile del 2015 F. si confida con un secondo sacerdote. Questi gli consigliò di terminare gli studi in un’altra città. E quando disse che il padre aveva intenzione di denunciare i fatti alla procura, “mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il vescovo”.

    Solo nel 2017 i genitori riescono a incontrare il vescovo diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana, che li invita a presentare una formale denuncia agli organi ecclesiastici.

    Lui stesso avviò un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. Tuttavia l’istruttoria non diede alcun esito. Alla fine il prete venne allontanato da Enna e trasferito a Ferrara anche al fine di avviarlo verso un percorso psicoterapeutico.

    Ma la scorsa estate il prete è tornato a Enna e ha anche officiato riti religiosi e avrebbe anche preso parte ad attività con adolescenti. Fatto questo che avrebbe indotto F. a denunciare quanto avvenuto in passato.

    Alla fine, nella speranza di ottenere giustizia, il ragazzo il 29 ottobre 2020 aveva scritto anche al Papa. Qui termina la ricostruzione di F. e inizia quella che gli inquirenti basano su dichiarazioni e intercettazioni.

    Il 18 gennaio 2021 c’è la registrazione di una telefonata tra il vescovo Giasana e un prelato. Il vescovo spiega la situazione e fa presente di essersi mosso già due anni prima attraverso una indagine interna alla Chiesa.

    “Ho informato la Congregazione della Fede, la quale alla fine ha rilasciato tutto dicendoci; «guarda, questa cosa non interessa noi perché il giovane (don Rugolo, ndr) era seminarista quando ha avuto questo abuso su minore, ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era già maggiorenne il minore»”. Insomma, un difetto di competenza dal momento che all’epoca dei fatti, il prete era ancora seminarista.

    La pilatesca risposta non convince del tutto l’alto prelato: “io poi per scrupolo ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno più o meno risposto con la stessa dicitura, per cui pensavo che la cosa fosse finita”.

    Nel prosieguo della conversazione il vescovo si lamenta che il giovane abusato “addirittura dice che ha scritto al Papa” e “due giorni fa mi è arrivata una lettera da parte della Congregazione del Clero, che voleva avere notizie in più sull’argomento. Io in realtà l’ho tolto dalla parrocchia il giovane prete, l’ho mandato due anni in un’altra diocesi… Io l’ho fatta l’indagine previa, effettivamente lui l’ammette… ma… ripeto su un ragazzo, ma lui era seminarista”.

    Appreso degli arresti domiciliari, monsignor Giasana affida all’agenzia Agensir le sue dichiarazioni: “le accuse contestate a don Rugolo, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale”.

    Il vescovo esprime la sua “vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti”. “Per questa ragione – annuncia mons. Gisana – fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile”.

    Alle “presunte vittime” il vescovo assicura “la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

    Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

  • Enna, violenza sessuale su minori: arrestato un prete dopo la denuncia di un ragazzo

    Enna, violenza sessuale su minori: arrestato un prete dopo la denuncia di un ragazzo

    ENNA. Per farsi ascoltare aveva scritto perfino a papa Francesco, che ha chiesto chiarimenti alla diocesi di Piazza Armerina. Poi sono state le indagini della Squadra mobile di Enna a dargli ragione e una giovane vittima di abusi sessuali, oggi 28enne, con la sua denuncia ha permesso l’arresto di un sacerdote, don Giuseppe Rugolo, insegnante di religione, ex parroco a Enna e organizzatore di tante iniziative a favore dei bambini e dei ragazzi.

    Il sacerdote, che il vescovo di Piazza Armerina aveva allontanato e che era stato trasferito a Ferrara, si trova adesso agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Enna, per i reati di «violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica», come informano in una nota procura e questura di Enna.

    La vittima nello scorso dicembre, dopo che le sue denunce pubbliche non sortivano effetti, si è finalmente decisa a presentarsi in questura e a raccontare agli uomini della Squadra mobile diretti da Nino Ciavola cosa aveva dovuto subire. L’indagine è stata lunga e molto delicata; la procura con il capo Massimo Palmeri e i sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno anche ascoltato il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, come persona informata dei fatti. Il sacerdote era stato già allontanato dalla diocesi nell’ottobre 2019. Nel corso della messa domenicale aveva detto che doveva lasciare Enna per andarsi a curare al Nord. Ma la scorsa estate era rientrato a Enna, partecipando ad attività nell’oratorio con bambini e adolescenti.

    Ciò che ha richiamato nella mente della vittima, gli abusi subiti da ragazzino e che, a quel punto, ha deciso di denunciare. Ne ha prima parlato con altri sacerdoti, poi con il vescovo, quindi ha scritto al Papa, prima di recarsi in questura. «La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare – dice il giovane -. La Squadra mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, che ha accolto la mia denuncia hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso».

    «Il giovane – dicono gli investigatori – ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20». Sono stati ascoltati decine di testimoni, alcuni da anni non vivono più a Enna e sono stati raggiunti da agenti di altre Squadre mobili, e il sospetto era che il giovane non sia stata l’unica vittima di quel sacerdote. E infatti, durante le indagini sono emersi «ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale».

    La polizia postale ha poi cercato tracce degli abusi su computer e telefono cellulare del prete. «In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati». La procura di Enna ha lanciato un appello a tutti coloro che hanno frequentato quella parrocchia di Enna alta ai tempi in cui era parroco il sacerdote finito ora ai domiciliari: «La procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime – scrivono i pm -. L’appello dei magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli uffici della Polizia per denunciare quanto eventualmente subito».

    Alcuni mesi fa, don Rugolo aveva ricevuto dalla procura l’avviso delle indagini. Nel Ferrarese, il sacerdote ha fondato un’associazione che raccoglie 300 giovani. E sono state proprio alcune mamme a formare il «Comitato per don Rugolo», che definisce «indicibili ed inaccettabili» gli accertamenti e i risultati dell’inchiesta. Questa presa di posizione ha scatenato la reazione di Francesco Zanardi, presidente nazionale di «Rete l’Abuso»: «Una comunità che rema contro gli stessi appelli di Papa Francesco, che chiede trasparenza. Una trasparenza che manca. A partire dal vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana che, appena raccolta la denuncia della presunta vittima, non ha sospeso il prete, ma lo ha trasferito nel Ferrarese, dove continua ad occuparsi di giovani».

    «Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale – è il commento del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana –. Fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti».
    https://www.lastampa.it/cronaca/2021/04/27/news/enna-violenza-sessuale-su-minori-arrestato-il-parroco-a-piazza-armerina-1.40203878

  • I divensori all’ANSA: Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori

    I divensori all’ANSA: Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori

    (ANSA) – FERRARA, 27 APR – Nei confronti di don Giuseppe Rugolo «si è determinata una gogna mediatica, con contenuti anche calunniosi e diffamatori, che non possono ulteriormente essere tollerati e in relazione ai quali ci riserviamo di agire a tutela del nostro assistito, che allo stato ha il diritto di essere considerato innocente, ex articolo 27 comma 2 della Costituzione».
    Lo dicono gli avvocati Antonio Lizio di Catania e Denis Lovison di Ferrara, difensori del sacerdote arrestato a Ferrara nell’ambito di un’indagine della Procura di Enna. I difensori respingono le accuse rivolte al prete e si dicono anche certi «di poter fare chiarezza il prima possibile nelle sedi opportune, a tutela dell’onorabilità, della dignità e del decoro del nostro assistito».
    «Abbiamo appreso dagli organi di informazione – spiegano il legali – che il nostro assistito Don Giuseppe è stato destinatario di una misura cautelare emessa dal Gip di Enna». Il prete, ricostruiscono, è stato convocato in Questura a Ferrara per la notifica dell’ordinanza di domiciliari, uscendo dagli uffici verso le 12.30, «ma alle ore 8.40 il contenuto dell’ordinanza era già stato diffuso pubblicamente».
    I difensori si dicono «perplessi dalle tempistiche e dalle modalità di diffusione di informazioni relative ad un procedimento penale, ancora in fase di indagini, con grave vulnus per tutte le persone coinvolte, a vario titolo. Tale diffusione è avvenuta ancora prima ancora che questi difensori potessero avere contezza delle contestazioni formulate al proprio assistito, in violazione del segreto istruttorio. Si tratta di aspetti in relazione ai quali il nostro assistito non è stato ancora in grado di interloquire e di fornire la propria versione».

    Qui l’introduzione che anticipa l’ordinanza di 44 pagine che ne chiede l’arresto.