Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    Gentile Lorenzo Ghizzoni,

    ho letto con un pizzico stupore della sua indignazione sulle pagine AVVENIRE e non posso che dedurre due cose: o lei è maldestro, o è completamente disinformato.

    Partendo dalla critica che lei fa a IL FATTO QUOTIDIANO (articoli di Ferruccio Sansa), le faccio notare che per una corretta informazione e una critica accettabile, avrebbe dovuto almeno indicare di quale caso stesse parlando.

    Lo farò io per lei, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale tutela minori della Cei, parlava di don Franco Castagneto, la cui diocesi di Genova, è indubbiamente informata dal 1998 (lo conferma persino mons. Alberto Tanasini che gestì personalmente il caso all’epoca dei fatti di SORI).

    Poi don Franco fu trasferito a ALBARO e, nell’agosto del 2019, appena è riemerso il caso, questa volta la chiesa non lo ha più spostato, lo ha fatto scomparire direttamente.

    Tra le altre cose, stando a quanto dichiara la stessa diocesi di Genova, attraverso la Cancelleria in data 25-11-2019, a Genova, “non esiste al momento alcuna equipe della commissione minori e persone vulnerabili“. Lo sapeva ?

    Riguardo ai fatti riportati dal giornale di Marco Travaglio, a firma di Ferruccio Sansa, che lei impropriamente dichiara scandalistici, sappia che quanto scritto fino ad ora, era solo la punta dell’iceberg, sul resto daremo tutte le delucidazioni del caso, non tema. Non ci celeremo, come il cardinal Angelo Bagnasco, dietro un muro di silenzio.

    Riguardo invece le proiezioni sulla situazione italiana, sulle pagine di AVVENIRE afferma; “In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora – è il caso di ripeterlo – nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati nei giorni scorsi dal Fatto, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure”, è del tutto inaccettabile”.

    Ebbene, solo per doverosissima precisazione, i dati del Fatto Quotidiano ed esposti questa volta da Paolo Frosina, li abbiamo forniti noi, e i puntini sulla mappa sono tutti casi documentati dalla sola stampa nazionale e, sono sincero, la sola vista fa rabbrividire.

    Tuttavia, trovo molto scorretto dar a credere ai lettori di AVVENIRE che quella cartina con i puntini sia frutto delle proiezioni, che son tutta altra cosa, e lei questo lo dovrebbe sapere bene.

    Le proiezioni del collega Mark Vincent Healy, sono calcolate (in assenza di un dato governativo italiano) sulla base di dati veritieri e frutto di commissioni d’inchiesta governative che riguardano unicamente i sacerdoti, non come avete fatto su AVVENIRE, dove citate dati generici sugli abusi in generale: come ben capirà, le due cose non sono paragonabili.

    I dati delle proiezioni riguardano le commissioni governative di: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, USA.

    Ebbene, il collega Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione cattolica, sulla base dei sacerdoti di quelle nazioni e sulla base delle percentuali restituite dalle commissioni di inchiesta governative, ha fatto una semplice proiezione dell’Italia.

    Nell’articolo pubblicato da AVVENIRE, per evitare figure come questa – rischiando oltretutto di screditare ancor più quello che secondo lei starebbe facendo la chiesa in materia di abusi – avrebbe dovuto ricordare che ben cinque anni fa, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, dato il dilagante fenomeno di abusi sessuali di minori per mano di preti cattolici e i continui insabbiamenti che emergevano in tutto il pianeta, questi ultimi per mano della stessa chiesa, tra le tante cose, chiese alla Santa sede di quantificare l’entità del fenomeno e, caro Ghizzoni, sarebbe stato davvero onesto da parte sua, dire ai lettori di AVVENIRE, che la Santa Sede neppure rispose a quelle raccomandazioni. Ecco perché non avete i dati. Ma lo dica questo ai lettori di AVVENIRE, è importante, non crede?

    E magari, lo dica anche al Governo italiano, son sicuro che qualche amico a cui rivolgersi lo avrà.

    Sa perché le dico questo Ghizzoni?

    Perché a febbraio 2019, sempre il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, ha chiesto la stessa cosa anche all’Italia, che oltre a due precedenti diffide ed un’interrogazione parlamentare, per il momento non ha ancora proferito parola.

    Si rivolga quindi al Vaticano e al Governo italiano per questa atroce negligenza, anche noi da anni chiediamo una commissione governativa, non accolli così squallidamente la mancanza di dati ad una associazione di vittime di preti pedofili, non è carino e neppure onesto le pare?

    Riguardo al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei, l’associazione, già prima del summit di febbraio, si era immediatamente attivata per farsi ricevere, ci ha persino risposto, peccato che però poi, dopo la valanga mediatica, sia sparito pure lui.

    Che dire? Che la chiesa italiana sia determinata può essere, il dubbio che resta è: su cosa? Noi vittime sono anni che chiediamo giustizia alla chiesa, ma tranne i pochi di noi che la hanno ottenuta dai tribunali civili e non dalla chiesa, per tutti gli altri, al momento non credo si possa sperare di trovare grandi entusiasmi.

    Vedere campagne mediatiche fatte di bugie, come quella di cui lei è il rappresentante per l’Italia, campagne che puntano solo a disinformare la comunità, spalando fango su noi vittime, che vengono tirate in ballo dalla chiesa solo in queste occasioni, dà ben poca credibilità alle sue affermazioni.

    Con ossequio Francesco Zanardi

    Presidente della RETE L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

  • ABUSI CIOE’ STUPRI

    ABUSI CIOE’ STUPRI

    In questi tempi di falsificazione, chiarezza e verità sono rivoluzionarie. Ma per ottenerle servono fatti empirici da analizzare, dati certi da consultare. E per quanto riguarda i casi italiani di pedofilia nella chiesa, questi due elementi mancano. Non ci sono. Nessun dato ufficiale, solo il risultato di inchieste giornalistiche fatte negli ultimi anni (in Italia, principalmente dal giornalista Federico Tulli), a cui si aggiunge l’attività della Rete L’Abuso, che dal 2010 raccoglie dati sugli abusi di minori commessi da sacerdoti.

    “Ci basiamo sulle condanne emesse dai tribunali, ma i nostri dati hanno chiaramente dei difetti. Sono parziali, non tengono conto del sommerso,” mi dice Francesco Zanardi, presidente della Rete. “In questi anni abbiamo contato più di 140 casi – mi riferisco a condanne in via definitiva per abusi su minori – e altrettanti, circa 160, attualmente in attesa di giudizio.”

    Mi spiega però Francesco che i dati raccolti dalla Rete L’Abuso non sono affatto in linea con le proiezioni del fenomeno. “Purtroppo lo sottostimano,” precisa.

    In assenza di elementi certi, c’è chi ha stilato delle proiezioni statistiche sui possibili casi italiani di pedofilia nella chiesa, basandosi sui dati forniti dalle commissioni di inchiesta di altri paesi (Australia, Stati Uniti, Canada, Belgio, Polonia, Gran Bretagna, Germania, Irlanda), ma anche sulle dichiarazioni di Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in un’intervista, ha affermato che sarebbe stupido pensare che in Italia le cose siano andate diversamente rispetto al resto del mondo. Stando a queste proiezioni, in Italia – come negli altri paesi dove sono state istituite delle commissioni d’inchiesta – la percentuale di sacerdoti pedofili potrebbe variare dal 2 all’8%, che per l’Italia si tradurrebbe in un numero di vittime di abusi che varia da cinquantamila a un milione. “Se guardiamo a queste proiezioni statistiche,” mi dice Francesco “i dati raccolti fino ad ora dalla Rete L’Abuso non dicono niente del fenomeno reale.”

    Ma nonostante questo, La Rete continua la sua attività di raccolta. “Lo facciamo perché ci interessa offrire questo servizio alla comunità. Sul nostro sito (test.retelabuso.org/), proprio con l’obiettivo di denunciare ma anche di informare, è presente una mappa dell’Italia con segnalati tutti i casi con condanne definitive e non definitive.” Dunque basarsi solo sulle condanne emesse dai tribunali non è sufficiente per fornire un quadro completo. Anche perché, mi spiega Francesco, “molte denunce cadono nel vuoto e non portano a nessun esito. E questo succede perché nei Patti Lateranensi è scritto che la magistratura si impegna a comunicare al vescovo l’apertura di un fascicolo su un prete. E questo vuol dire che, nel momento in cui la vittima va dai carabinieri a denunciare e la denuncia arriva in procura, prima di aprire il fascicolo la procura dice al vescovo che un prete verrà indagato. E così, molto spesso, le prove spariscono.”

    Per questo la Rete L’Abuso non si limita a raccogliere dati sul fenomeno della pedofilia ecclesiastica, ma assiste le vittime di abusi nella fase di denuncia tramite una rete di ventuno avvocati, sparsi sul territorio italiano. “La Rete L’Abuso è nata inizialmente come una specie di gruppo di auto-aiuto per persone che avevano subito abusi. Dopo un primo incontro a Roma, abbiamo continuato a sentirci e da lì è nata la voglia di cercare di ottenere giustizia e di far condannare i preti che hanno abusato di noi. Ci siamo confrontati sul come: come agire, come fare. Ora ci avvaliamo di procedure che abbiamo acquisito nel tempo. Perché il problema nei casi di abusi sessuali è che, dopo la denuncia, si fa fatica a trovare le prove e la chiesa è molto brava a far cadere le accuse. Purtroppo la persona che vuole denunciare si deve preparare prima, e noi l’aiutiamo a reperire prove e testimonianze. Altrimenti, se non lo fa, ha già perso in partenza.”

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

  • I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    I testimoni di Geova nella bufera per casi di pedofilia non denunciati

    Casi insabbiati ed espulsioni per chi non si allinea all’omertà. Le inchieste hanno travolto Australia, Stati Uniti, Olanda e Gran Bretagna. Casi di pedofilia registrati anche in Italia

    Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori perpetrati dai testimoni di Geova in tutto il mondo sta riempiendo le pagine dei media internazionali. Dagli Stati Uniti all’Australia, passando per Gran Bretagna, Olanda, e poi via via in molti altri Paesi, sono spuntate storie di bambini abusati, di mancate denunce, e di vicende taciute alle autorità giudiziarie.

    Nella sola Australia, per esempio, sono stati individuati 1060 episodi di abusi sui minori non denunciati alla magistratura nel corso degli ultimi 70 anni. Perfino Geoffrey Jackson,membro del Corpo Direttivo della Watch Tower, uno dei massimi capi dei testimoni di Geova, ha dovuto ammettere davanti alla Commissione d’inchiesta australiana che il problema nell’organizzazione esiste e che le procedure adottate fino ad allora non si sono rivelate efficaci.

    Negli Stati Uniti la pedofilia tra i testimoni di Geova è stata particolarmente sentita e ha spinto la magistratura a emettere condanne pesantissime. La più significativa è avvenuta in California, dove un tribunale ha obbligato l’organizzazione a versare 28 milioni di dollari a Candace Conte, una testimone di Geova abusata da un “fratello” quando aveva 9 anni. Durante il processo, la giovane si era alzata più volte in piedi in aula per incoraggiare altre “sorelle” a denunciare gli abusi sessuali che subivano nelle congregazioni, senza temere di essere scomunicate dagli anziani per aver gettato discredito sull’organizzazione.

    I testimoni di Geova adottano verso la pedofilia una politica di ispirazione biblica, che prevede una gestione privata dei casi di abuso. Le accuse vengono valutate da un comitato di anziani, e devono essere supportate da due testimoni che ne verifichino la veridicità o dalla confessione dello stesso colpevole. Ma non esiste l’obbligo di denunciare tutto alle autorità. Anzi, spesso sono gli stessi anziani a fare pressioni sulle vittime e sui loro familiari per impedire che questi denuncino l’accaduto.

    Un ex anziano della comunità, infatti, racconta: “Ai testimoni viene insegnato ad aspettare Geova. Così anche se subiscono un torto devono rimanere in silenzio e sopportare finché il loro Geova non raddrizzerà i torti a tempo debito. Parlare e cercare giustizia prematuramente sarebbe una violazione della Sua volontà. In altre parole, devi tenere la bocca chiusa e proteggere la reputazione dell’organizzazione”. E questo non è proprio un “bene, dato che il loro Geova è notoriamente taciturno su tali questioni e, nel frattempo, vengono distrutte delle piccole vite”.

    Sull’onda degli scandali venuti allo scoperto in varie parti del mondo, adesso si è scoperto che anche in Italia esiste questo problema. Molti testimoni di Geova, infatti, hanno raccontato ai giornali storie di abusi sessuali sui minori perpetrati dai confratelli e occultate dagli anziani. Le vicende riguardano soprattutto bambini e ragazzi di età compresa tra 10 e i 18 anni. Alcuni hanno raccolto numerose confidenze fatte da donne che in giovane età dicono di essere state abusate dai fratelli in alcune congregazioni italiane e che, per paura, per vergogna, e dietro pressioni degli anziani, non hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia.

    Recentemente, anche Le Iene hanno raccolto la testimonianza di un ex testimone di Geova che, venuto a conoscenza di un abuso sessuale ai danni di un bambino di 9 anni, ha cercato di convincere gli anziani della congregazione a presentare denuncia. Dinanzi al loro rifiuto, ha raccontato di essersi rivolto personalmente ai carabinieriper segnalare l’accaduto. Per tutta risposta, è stato dissociato con l’accusa di aver creato divisioni tra i fedeli.

    Le cose, però, ultimamente sono cambiate. Dopo le pesanti critiche arrivate dall’opinione pubblica e le esemplari condanne inflitte dalla magistratura, l’organizzazione oggi “accetta” che la vittima di un abuso sessuale possa denunciare l’accaduto alle autorità senza ricevere pressioni dagli anziani a non farlo. Tuttavia, come dimostra il caso in Australia, i testimoni pedofili, pur essendo inizialmente scomunicati, con il tempo vengono riassociati nell’organizzazione. Dai dati della Commissione australiana, emergono infatti dati eloquenti: si parla di 28 pedofili che sono stati nominati anziani e di 230 riammessi nei ranghi. Di questi, 78 erano stati disassociati più di una volta per lo stesso reato.

    https://news.fidelityhouse.eu/esteri/i-testimoni-di-geova-nella-bufera-per-casi-di-pedofilia-non-denunciati-393530.html?fbclid=IwAR11C88pqzDGXTBldwmmq3MBA_nH8HiB7LHN4k9ZEeqeG85YNN_K2ttvnsA

  • 2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

    Ha avuto inizio con il suo viaggio in Cile, nel mezzo dello scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti a minori. Questo tema sarà l’asse dell’incontro che il Papa avrà in febbraio con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo nella Santa Sede.

    JULIO ALGAÑARAZ

    E ‘iniziato con il disastro cileno e termina al limite di un evento vitale per il futuro del papato: l’incontro del prossimo febbraio del papa argentino con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo in Vaticano. Il tema esclusivo sarà come stabilire una volta per tutte una linea efficace nella lotta contro l’abuso sessuale del clero a bambini e minori . Questo include la questione più spinosa: porre fine alla cultura della copertura del colpevole, il che significa indagare a fondo e punire con il licenziamento i superiori e vescovi che nascondono i crimini dei preti pedofili.

    Jorge Bergoglio ha promesso pochi giorni fa che “mai più” la Chiesa proteggerà i colpevoli e i loro protettori. Con il  mancato rispetto, il suo pontificato entrerà in un cono d’ombra irreversibile fino alla fine.

    Il maxi-scandalo degli stupratori sacerdoti di bambini e minori, esteso in tutto il mondo come un fenomeno mostruoso incontrollato, è il più importante, ma non l’unico problema che ha contribuito a fare del 2018 un anno ‘deprecabile” per Francesco, come definito dalla l’agenzia di stampa americana Associated Press.

    Il deterioramento del contesto politico generale ha avuto una grande influenza per smorzare l’ “euforia del Papa” che ha segnato il momento iniziale del pontificato, con stile, carisma, i gesti e le idee che in pochi mesi ha cambiato, da quando Bergoglio è stato eletto, la prospettiva di una Chiesa che necessitava di un leader per ricevere il “mandato di riforma”.

    La Chiesa dei poveri per i poveri, l’aria del cambiamento, la semplicità e il progressismo di un pontefice che annuncia la svolta delle periferie geografiche ed esistenziali nel centro della vita cattolica, un nuovo linguaggio e uno stile personale che rinuncia alla mondanità e il lusso, hanno creato una straordinaria popolarità attorno al Papa argentino.

    Il momento d’oro è stato una parabola in campo politico.  Con Barack Obama, presidente degli Stati Uniti Bergoglio ha ottenuto trionfi storici: la Siria è stata salvata dai bombardamenti, il Papa ha incontrato in Vaticano palestinesi e israeliani in una cerimonia di straordinario impatto a favore della pace e la creazione di due stati confinanti in Palestina. Il Papa argentino fu il mediatore dell’accordo tra gli Stati Uniti e Cuba. Per la prima volta a L’Avana, dopo mille anni vi è stato l’incontro di un Papa a Roma con il patriarca ortodosso russo Kirill, che ha anticipato lo storico abbraccio a Mosca.

    Poi è arrivato Trump e il divertimento è finito. Tutto è cambiato. I primi conservatori e tradizionalisti, i più ostili del pontificato del Papa “Terzomondista ed eretico” del cattolicesimo americano, hanno ricevuto una spinta enorme nella loro cospirazione per liquidare l’esperienza di Francesco, che nel 2018 ha raggiunto un livello quasi scismatico.

    L’ondata di sovrani e populisti in Europa fece germogliare la Brexit in Gran Bretagna e il governo italiano, la patria concreta del cattolicesimo e del potere papale per secoli, passò nelle le mani dei populisti ostili al Papa venuto “dalla fine del mondo”. Nazionalismo, razzismo, xenofobia, estremismo di destra, sfumature neofasciste neo-naziste si stanno diffondendo in tutta Europa, scartando i messaggi di benvenuto ai migranti, l’integrazione con gli stranieri, gli aiuti ai più poveri, gli ultimi, gli scartati, che sono la base del messaggio bergogliano.

    L’unico trionfo che il Papa può raccogliere nel 2018 è l’ accordo con la Cina che consente alla Chiesa di entrare attraverso la porta e ufficialmente nella società del più grande paese del mondo. Si presume che non ci sia chiesa clandestina fedele a Roma e una chiesa “patriottica” creata dal regime comunista. Ma il cammino di unificazione sarà lento e pieno di tempeste per il Vaticano. Il Partito comunista cinese ha preso in mano le questioni religiose per stabilire uno stretto controllo, per mantenere l’egemonia del regime e impedire una crescita interessante del cattolicesimo in Cina. L’opposizione accusa Francesco di aver venduto l’anima al diavolo.

    L’aspra cospirazione di conservatori e tradizionalisti, che avevano minacciato apertamente uno scisma con l’ “eretico” Papa, ha fatto decidere Bergoglio, che come papa è il garante dell’unità della Chiesa, di prevenire ulteriori scontri. Il pontificato ha perso la forza propulsiva. Un esempio è il sinodo giovanile che Francesco ha riunito in ottobre in Vaticano. I giovani dovrebbero essere i leader della “Chiesa in uscita” nella visione di Bergoglio. Ma le aspettative di un Sinodo con un ricco dibattito sui nuovi sviluppi presto svanirono. Anche il Papa deve diffondere il documento finale, in cui secondo la tradizione il pontefice scrive e riscrive dopo aver sentito le conclusioni dell’assemblea. Ma è già noto che il Sinodo giovanile ha avuto un finale anodino, diluito nella necessità di non offrire spigoli che aggravano la crisi interna con i cospiratori.

    Gli scandali degli abusi sessuali richiedono ora tutti gli sforzi per stabilizzare la situazione. L’anno è iniziato molto male in Cile,dove il Papa ha fatto la peggiore visita apostolica nel suo pontificato. Gli scandali per gli abusi sessuali e l’opposizione popolare a una Chiesa reazionaria e complice delle strutture che proteggevano i chierici colpevoli di una vera ondata di casi, oltraggiarono i cileni e affondarono la struttura clericale. Il guaio è che per tre anni Francisco ha creduto al cardinale Francisco Errázuriz, capo della chiesa, e a tutto il discorso clericale, anche se in Vaticano ha condannato il clericalismo come “una malattia della Chiesa”.

    Durante il viaggio ha continuato a difendere il vescovo Juan Barros, che è stato nominato nella diocesi di Osorno e ha attaccato le vittime e l’opinione pubblica cilena per “calunnia”. Quando lasciò il Cile, notò il grave errore e cambiò completamente la sua posizione. Convocò a Roma tutti i 34 vescovi, che si dimisero. La fiducia dei cileni nella Chiesa è scesa al 15% e solo il 55% oggi si riconosce cattolico. Il Papa sta promuovendo una rinascita che sarà molto faticosa e ha licenziato sette vescovi.

    Un altro viaggio difficile è stato per il Papa ad agosto in Irlanda, uno dei paesi più cattolici del mondo, dove la Chiesa degli scandali sessuali ha perso la maggior parte dei suoi fedeli. C’era poca gente nelle loro Messe e il Papa ha verificato la grandezza della rabbia. Oggi gli irlandesi approvano il matrimonio egualitario, l’aborto, il divorzio e hanno eletto un politico apertamente gay come primo ministro.

    Con i gay, tuttavia, l’approccio del Papa è cambiato. “Chi sono io per giudicarlo?” Rispose durante i primi mesi del pontificato quando gli chiesero cosa pensasse degli omosessuali. Al contrario, nel 2018 Francesco ha confermato che per la Chiesa questo è un comportamento “oggettivamente disordinato” e che gli omosessuali non possono essere sacerdoti. Ordinò una mano di ferro nei seminari e nella formazione. Non c’è posto per queste persone nella Chiesa. Addio illusioni di grandi cambiamenti.

    La grande crisi degli scandali si concentra negli Stati Uniti, la sede della cospirazione di destra che mira a sterilizzare o eliminare perfino uno scisma al Papa delle riforme. Sebbene Bergoglio abbia l’apprezzamento della maggioranza dell’opinione pubblica, i cospiratori hanno deciso che nessun problema può indebolire il Papa argentino tanto quanto coinvolgerlo negli scandali.

    Per fare questo hanno scelto l’ambasciatore ex (NUNZIO) Papa negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ora in pensione. Viganó ha accusato il papa di aver protetto il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, anche se è stato Francisco a escludere dal cardinalato l’accusato di stupri di bambino e di festini omosessuali con i seminaristi. Viganò superò la linea, consigliato dai cospiratori, e chiese al Papa di rinunciare. Inaudito: nella Chiesa nessuno può chiedere la dimissione al vescovo di Roma.

    Nel 2018 i casi in Pennsylvania, Illiniois e altre diocesi sono esplosi, con migliaia di vittime. Le polemiche bruciano nella Chiesa nordamericana, molto divisa e con una maggioranza conservatrice. I vescovi hanno deciso in plenaria di proporre ricerche e metodi efficaci di lotta contro gli abusi sessuali e le coperture. Ma dal Vaticano il Papa proibì loro di andare avanti, cosa che acuì lo scontro.

    Francisco vuole che tutte le proposte siano messe sul tavolo all’incontro che si terrà dal 21 al 24 febbraio dai presidenti di tutte le conferenze episcopali . L’incontro deve segnare un prima e un dopo nella crisi che soffoca la Chiesa in una perdita di prestigio che attacca il Papa stesso. La turbolenza del 2018 è proiettata nel futuro del pontificato, oggi pieno di nuvole.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/mundo/2018-ano-dificil-pontificado-francisco_0_wYDm-gH-R.html?fbclid=IwAR37L5i9djeu3wXp1ZtzxwwQlqLEHsphN1-H8oUFF_gia1awWp5GXD-0Xs8

  • Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    CRITICHE NEGLI USA

    La lettera di complimenti ed elogi del Papa al cardinale Donald Wuerl non è stata presa bene negli Stati Uniti. Durissimi il progressista New York Times, il Washington Post, che non può far parte del complotto conservatore e The Spectator: per tutti i Papa manca il punto, i cattolici sono sconcertati da Wuerl.

    Marco Tosatti

    La lettera di complimenti ed elogi al cardinale Donald Wuerl, con tutto il resto – dimissioni accettate, dopo tre anni ma resta comunque, come Amministratore della diocesi, e continua a far parte della Congregazione per i Vescovi – non è stata presa bene, negli Stati Uniti. Anche se difficilmente l’eco di questo scontento raggiungerà mai il pubblico italiano, ieri è accaduto un fatto significativo. Il New York Times, uno dei giornali più progressisti, filo-Clinton, filo-Obama, anti-Trump e filo-Bergoglio del panorama internazionale, ha dedicato un commento dell’Editorial Board alla vicenda Wuerl. Ora l’Editorial Board rappresenta le opinioni del giornale, del suo direttore e dell’editore. “È separato dalle notizie e dalla sezione delle opinioni”, spiega il NYT.

    “Il Papa manca il punto”, è scritto nel commento”. Cita il Grand Jury Report della Pennsylvania per dire che Wuerl a Pittsburgh “era immerso in una cultura clericale che nascondeva crimini di pedofilia sotto eufemismi”, conduceva indagini in maniera scandente, nascondeva i casi di abuso alle comunità parrocchiali e non li segnalava alla polizia. E poi c’è stato il caso McCarrick: “la posizione di Wuerl era indebolita dalla sua associazione con il suo predecessore, anche se insisteva di non sapere nulla delle accuse”.

    Alla fine le dimissioni, e la lettera di elogi del Pontefice. Ma, scrive il NYT, “indicando che considera le azioni passate di Wuerl semplicemente come ‘errori’, e permettendogli di restare membro della potente Congregazione per i Vescovi, il papa rinforza l’idea che non capisce il danno straordinario fatto dai chierici che hanno abusato crudelmente e senza vergogna del loro potere su bambini e adulti fiduciosi”.

    Il New York Times non è il solo. Anche il Washington Post, un altro importante quotidiano che certamente non fa parte del “complotto” conservatore e di destra sventolato dai propagandisti filo-Bergoglio quando Viganò ha reso pubblica la sua testimonianza si fa eco del disagio, e riporta le dichiarazioni di Josh Shapiro, il Procuratore Generale della Pennsylvania che ha condotto l’inchiesta e firmato il famoso rapporto. Shapiro ha detto che è “inaccettabile” che il card. Wuerl se ne vada in pensione senza nessuna conseguenza apparente. Secondo Shapiro sia il rapporto che i documenti diocesani dimostrano che Wuerl ha gestito e partecipato a una copertura sistematica degli abusi perpetrati dai sacerdoti della sua diocesi.

    Su “The Spectator” invece Damian Thompson fa un’analisi più dettagliata della situazione. ”Molti cattolici – scrive – sono sconcertati, per dirla lievemente, dalla lettera del Papa a Wuerl in cui elogia il discusso cardinale in un linguaggio più appropriato a una canonizzazione che a un pensionamento sotto una nuvola”.

    Nella lettera il Pontefice parla di nobiltà. “Questo parlare di nobiltà è un esempio classico della sua (del Papa, n.d.r.) determinazione nel difendere i suoi alleati, senza tener conto di quello che hanno fatto o di cui sono accusati”. Ma quello che lo ha condannato è stato lo scandalo McCarrick, “il che rende così stranamente stonata la lettera di papa Francesco”.

    Thompson ricorda l’analisi di uno specialista, padre Raymond de Souza, direttore della rivista “Convivium”, secondo cui “Wuerl è dovuto andare perché i suoi stessi preti a Washington ‘pensavano che mentisse’ su ciò che sapeva di McCarrick”. Il che non prova che sapese, anche se Viganò ne è convinto, e lo dice ripetutamente. Ma i suoi preti non gli credevano “Pensavano che mentisse pubblicamente e mentisse anche con loro. Quando l’arcivescovo Viganò scrive che ‘il card. Wuerl mente senza vergogna’…conferma le conclusioni a cui molti preti a Washington sono già giunti”. Commenta Thompson: “Semplicemente non è possibile che il nunzio a Washington, comunicando le restrizioni della Santa Sede sull’arcivescovo McCarrick per condotta sessuale non appropriata non abbia detto al card. Wuerl quello che si stava facendo al suo predecessore, che risiedeva nell’arcidiocesi”.

    Inoltre, accettando le dimissioni di Wuerl, ma tenendolo come Amministratore Apostolico, il Papa dimostra, secondo Thompson, che opera in un modus operandi(che abbiamo già visto, per esempio, in Cile, e nel caso di Dario Edoardo Viganò) siffatto: “1) ignorare le critiche e impugnare le ragioni dei critici; 2) quando questo diventa impossibile, fare una grande show, senza però in realtà fare molto; 3) se necessario, rimuovere una figura di alto profilo, ma non rimuoverla realmente”. De Souza parla di una “cultura clericale della menzogna”, e si chiede quanto possa essere profonda. “Buona domanda – commenta Thompson – ma si può chiedere anche quanto in alto arriva. Donald Wuerl non è il solo vescovo accusato di nascondere ciò ceh sapeva di McCarrick. Lo è anche il Papa”.

    E anche il Catholic Herald, pubblicato in Gran Bretagna, nella sua versione cartacea in un editoriale intitolato “Una strana risposta”, e riferito alla lettera aperta del card. Ouellet si chiede chi sapeva, e da quando, e sottolinea che le domande dell’arcivescovo Viganò per ora non hanno avuto una reale risposta. Per Ouellet, il dramma McCarrick era causato dalla mancanza di prove e dall’abilità di McCarrick nel difendersi, scrive il Catholic Herald. Per vIganò, dalle complicità. “Per decidere quale delle due narrazioni sia vera, abbiamo bisogno di un pieno resoconto di chi sapeva, che cosa e quando”. Ma in questo campo, finora ci sono solo vaghe promesse (l’indagine “a tempo debito” del comunicato vaticano) mentre il Pontefice ha negato – sembra – la visita apostolica chiesta dai vertici della Chiesa americana. Le uniche speranze dunque sembrano riposte nelle indagini dei vescovi Usa e nell’iniziativa di un’inchiesta condotta e finanziata dai laici americani, il “Red Hat Report”. Certamente la lettera e le decisioni relative a Wuerl mostrano più riluttanza che volontà pontificia di fare chiarezza.

    http://lanuovabq.it/it/abusi-la-stampa-liberal-abbandona-bergoglio

  • Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Le conclusioni del Grand Jury di Pennsylvania sui crimini di abuso e occultamento commessi da uomini di Chiesa sono per l’episcopato cattolico e il Papa molto più di un campanello di allarme. Sono una sirena  dal suono lacerante, che intima ad agire con la massima rapidità.

    Più di mille minori abusati, più di trecento preti predatori. L’arco temporale riguarda gli ultimi settant’anni. L’ambito è relativo alle otto diocesi dello stato di Pennsylvania. I dettagli gettano una luce sinistra sull’atteggiamento dei vescovi. Vescovi che non hanno voluto incontrare le vittime perché consigliati a non farlo dai propri avvocati e dagli agenti delle compagnie assicurative. Vescovi sistematicamente inclini a credere alle giustificazioni del loro preti e a immaginare che i predatori fossero “guariti” dopo qualche sessione di psicoterapia. E quindi preti criminali lasciati a compierenuovi abusi.

    Papa Francesco ha reagito con una “Lettera al Popolo di Dio”, ribadendo “tolleranza zero” e  sottolineando che le ferite “non vanno mai prescritte”.

    Com’è nel suo stile, il pontefice è stato estremamente sincero: “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite”. Al tempo stesso Francesco ha colto l’occasione per mettere il dito nella piaga del clericalismo. Quel modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa, ha spiegato, diffuso tra sacerdoti e fedeli e che “fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”. Dire no all’abuso – scandisce il Papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.

    Eppure questa Lettera non basterà per placare la rabbia, l’indignazione, lo smarrimento e il disgusto che si manifestano in larga parte del mondo cattolico e anche tra i diversamente credenti, che guardano con attenzione alla figura di Bergoglio. L’opinione pubblica è come un mare con i suoi venti e le sue correnti. E sarebbe un errore sottovalutare i mutamenti che sotto la superficie si producono in questo oceano di milioni di teste e di cuori.

    In questo gran mare dell’opinione pubblica comincia a farsi strada l’idea che i mea culpa e le dichiarazioni e gli incontri con le vittime non bastino più. Ieri avevano un significato forte perché indicavano la disponibilità ad un mutamento di rotta. Oggi l’opinione pubblica chiede di più. Si aspetta la concretezza di decisioni normative, che cambino i meccanismi del sistema. Vale per i morti causati dal crollo del ponte di Genova, vale per i sopravvissuti a migliaia e migliaia di abusi.

    Storicamente la caratteristica della Chiesa cattolica è sempre stata quella di essere un corpo organizzato. Non un corpo liquido e molecolare come il mondo dei credenti musulmani o buddisti. Ma una comunità strutturata e organizzata con i suoi codici e le sue istruzioni, i suoi controllori (episkopos, la parola greca per vescovo, significava agli albori del cristianesimo esattamente “ispettore”), le sue puntuali verifiche: rendiconti quinquennali dei vescovi in Vaticano, visite periodiche del vescovi ai propri parroci.

    Francesco, pur essendo eminentemente una personalità carismatica ed evangelizzatrice, ha avuto ben presente questo aspetto quando ha emanato norme che consentono ai vescovi locali di dichiarare nullo un matrimonio, quando ha autorizzato ogni prete (fosse pure un lefebvriano scismatico) ad assolvere il peccato di aborto, quando ha introdotto nel codice di diritto canonico norme rigorose contro la pedopornografia, quando ha modificato il catechismo abolendo ogni tolleranza verso la pena di morte.

    Tocca a lui agire adesso come Supremo Legislatore, quale lo indica il codice di diritto canonico.

    Quello che ora è divenuto urgente e non più procrastinabile nella Chiesa cattolica è l’instaurazione di un meccanismo normativo che contrasti efficacemente i crimini di abuso. Best practice si chiama nel mondo economico il miglior modo di procedere contro disfunzioni e prevenire possibili reati. Non c’è più nulla da inventare. Esempi virtuosi si trovano negli episcopati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania.

    Dal rapporto del Grand Jury di Pennsylvania risulta che i crimini sono diminuiti drasticamente a partire dal 2002 (anche papa Francesco vi accenna nella sua Lettera), ma non è affatto casuale. Nel 2002 i vescovi americani si dotano di Linee guida severe, che prevedono la denuncia del crimine e l’espulsione del criminale dallo stato clericale. Dal Vaticano l’opinione pubblica si aspetta oggi che siano emanate Linee guida impegnative per tutti gli episcopati del mondo e che sia messo in campo quel tribunale per i vescovi occultatori (negligenti, secondo un’espressione più benevola) che Francesco aveva deciso di varare già nel 2015 prima di lasciarsi bloccare dalle resistenze interne della Curia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/21/pedofilia-usa-ai-cattolici-non-basta-il-mea-culpa-sugli-abusi-il-papa-deve-legiferare/4572085/

  • Commissione per la Tutela dei minori, il Papa approverà definitivamente lo statuto

    Commissione per la Tutela dei minori, il Papa approverà definitivamente lo statuto

    Lo rende noto un comunicato dell’organismo a conclusione della plenaria di aprile. I 16 membri a confronto con il Survivor Advisory Panel della Chiesa di Inghilterra e Galles

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Papa Francesco ha annunciato la sua intenzione di confermare definitivamente lo statuto della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Lo rende noto un comunicato dell’organismo presieduto dal cardinale arcivescovo di Boston Sean O’Malley, diffuso oggi pomeriggio, a conclusione della plenaria primaverile che si è svolta a Roma.

    Lo statuto, pubblicato l’8 maggio 2015, era stato approvato il successivo 21 aprile ad experimentum per tre anni dal cardinale segretario di Stato Parolin per mandato del Pontefice; la bozza, all’epoca, era stata presentata per l’approvazione dal cardinale O’Malley.

    I 16 membri della Commissione, otto uomini e otto donne, tra cui alcune vittime di abusi, nominati a febbraio scorso e provenienti dai cinque continenti, sono stati ricevuti dal Papa ieri mattina sabato 21 aprile. I contenuti dell’udienza non sono stati resi noti dalla Sala Stampa della Santa Sede, al contrario di quanto avvenuto per l’udienza di fine plenaria del 21 settembre 2017, quando Papa Francesco rivolse ai membri un forte discorso tutto a braccio in cui ribadì la volontà di «non concedere la grazia» a nessun sacerdote che si fosse macchiato del reato di pedofilia.

    Nel corso dell’incontro di ieri mattina, i membri della Pontificia Commissione hanno spiegato al Papa su quali priorità si concentrerà il loro lavoro, avviato ormai quattro anni fa. Tali priorità si riflettono nei seguenti gruppi di lavoro: “lavorare con i sopravvissuti”, “istruzione e formazione”, “linee di base e standard di protezione”.

    I gruppi sono «parte integrante» della struttura di lavoro della Commissione. Nei mesi che intercorrono tra le due plenarie annuali previste dagli statuti, questi team conducono ricerche e progetti in aree fondamentali per la missione di rendere la Chiesa «una casa sicura» per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili. Ovvero l’obiettivo primario per cui il Papa decise di istituire un organo consultivo anti-abusi in Vaticano con un chirografo del 2014.

    Tra le novità della plenaria di aprile va segnalato l’incontro dei 16 commissari pontifici con i membri del Survivor Advisory Panel (Sap), comitato consultivo per i sopravvissuti nato in seno alla Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles per garantire che la National Catholic Safeguarding Commission (Ncsc) possa ricevere informazioni appropriate e tempestive oltre che suggerimenti sulle azioni da condurre a favore delle vittime.

    Come informa la nota pubblicata oggi, l’incontro tra i due organismi rientra nell’impegno costante con cui la Pontificia Commissione per la Tutela dei minori vuole garantire che le idee e il contributo delle persone che hanno subito abusi marchino tutti gli aspetti del lavoro.

    Da parte loro, gli ospiti inglesi hanno affermato che l’essere stati ascoltati in modo così attento dai membri di un organismo vaticano li ha «responsabilizzati»: «Hanno potuto vedere che la loro condivisione e il mettere le vittime al primo posto avevano un impatto sulla Commissione».

    Uno dei componenti del Survivor Advisory Panel ha dichiarato infatti: «Spero che la nostra visita aiuti la Pontificia Commissione per la Tutela dei minori a sviluppare una rete più ampia di sopravvissuti che sono disposti a consigliare e sostenere il lavoro in corso della Commissione in modo analogo».

    O’Malley e gli altri membri si dicono anche grati al gruppo del Sap «per aver condiviso così generosamente le proprie conoscenze ed esperienze con l’Assemblea. Ciò aiuterà la Commissione a sviluppare modi efficaci per integrare la voce delle vittime e dei sopravvissuti nella vita e nel ministero della Chiesa».

    Durante la plenaria, infine, la Commissione anti-abusi ha ascoltato le presentazioni su: “I risultati della Royal Commission australiana”; “La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia” e “Il ruolo delle comunità di fede nel superare il trauma degli abusi”.

    Come accennato, Papa Francesco ha rinnovato l’organigramma della Commissione pontificia il 17 febbraio 2018, alcuni mesi dopo la scadenza del mandato di tutti i membri. Tre dei quali si erano volontariamente dimessi: l’ex vittima Marie Collins, oltre un anno fa, suscitando grande scalpore; la psicologa francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori; Peter Saunders, anche lui sopravvissuto, già sospeso dal febbraio 2016 dopo aver espresso durissime critiche al cardinale George Pell in una tv australiana su presunti casi di insabbiamenti, infine dimessosi volontariamente a dicembre 2017, pochi giorni prima dello scadere del mandato.

    Attualmente fanno parte della Commissione pontificia nove nuovi commissari: suor Jane Bertelsen, F.m.d.m. (Gran Bretagna); suor Arina Gonsalves (India); Ernesto Caffo (Italia, fondatore e presidente del Telefono azzurro); Neville John Owen (Australia); Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos (Brasile); Myriam Wijlens (Paesi Bassi); Sinalelea Fe’ao (Tonga); Teresa Kettelkamp (Stati Uniti d’America). Sono invece stati riconfermati: Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera (Colombia); padre Hans Zollner, SJ (Germania); Hanna Suchocka (Polonia); suor Kayula Lesa, RSC (Zambia); suor Hermenegild Makoro, CPS (Sud Africa); monsignor Robert Oliver (Usa). Confermato anche il cardinale O’Malley come presidente.

    http://www.lastampa.it/2018/04/22/vaticaninsider/commissione-per-la-tutela-dei-minori-il-papa-approver-definitivamente-gli-statuti-o8s2xUG5Ql8xPy9SYJD4XI/pagina.html

  • Francesco approva in modo definitivo gli statuti del dicastero per la protezione dei minori. La Chiesa divenga “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili

    Francesco approva in modo definitivo gli statuti del dicastero per la protezione dei minori. La Chiesa divenga “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili

    La Chiesa Cattolica deve diventare “una casa sicura” per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili. Questo l’obiettivo dichiarato della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, della quale Papa Francesco si è impegnato ieri ad approvare in modo definitivo gli Statuti. A comunicarlo è stato lo stesso Pontefice che ha incontrato i membri del dicastero, tra i quali ci sono alcune vittime di abusi anche se figurano con i loro titoli accademici e non vogliono essere individuati dai media, dopo le tensioni che si sono verificate nel precedente mandato. Recentemente Francesco ha confermato il cardinale Seán Patrick O’Malley, quale presidente della PCTM e nominato in questo organismo consultivo sedici membri, inclusi nove nuovi membri, ovvero il professor Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); suor Arina Gonsalves (India); l’onorevole Neville Owen (Australia); la signora Sinalelea Fèao (Tonga); il professor Myriam Wijlens (Paesi Bassi); il professor Ernesto Caffo (Italia); suor Jane Bertelsen (Gran Bretagna); la signora Teresa Kettelkamp (USA); il signor Nelson Giovanelli Rosendo Dos Santos (Brasile).
    I sette membri riconfermati sono: il dottor Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera (Colombia); padre Hans Zollner (Germania); l’ex premier ed ex ambasciatrice polacca Hanna Suchocka; suor Kayula Lesa (Zambia); suor Hermenegild Makoro, (Sud Africa); padre Robert Oliver (USA).

    I membri hanno informato il Papa delle priorità che hanno inteso darsi nel lavoro della Commissione che procederà divisa in tre gruppi: il primo sarà impegnato a lavorare con i sopravvissuti; il secondo sui temi della istruzione e formazione; il terzo provvederà all’aggiornamento delle Linee guida e norme di salvaguardia.
    “I gruppi di lavoro – afferma una nota diffusa oggi – sono parte integrante della struttura di lavoro della Commissione. Nel tempo intercorrente tra le assemblee plenarie questi gruppi porteranno avanti ricerche e progetti in aree che sono centrali nella missione dell’organismo che è quella appunto di “rendere la Chiesa ‘una casa sicura’ per bambini, adolescenti e adulti vulnerabili.

    Nei lavori dei giorni scorsi, una parte del tempo è stata dedicata all’ascolto dei membri del Survivor Advisory Panel (SAP) della Commissione cattolica nazionale per la protezione dell’Inghilterra e del Galles. “L’incontro conb loro – riferisce una nota – è stato parte del continuo impegno del PCPM per garantire che le idee e il contributo delle persone che hanno subito abusi caratterizzi tutti gli aspetti del lavoro della Commissione.
    Gli ospiti hanno dichiarato che l’esperienza di essere ascoltati in modo così attento dai membri della Commissione li stava responsabilizzando. Potevano vedere che la loro condivisione e il coinvolgimento delle vittime hanno avuto un impatto sulla Commissione”. Uno dei membri di SAP ha dichiarato: “Spero che la nostra visita aiuti il PCPM a sviluppare una rete più ampia dei sopravvissuti che sono disposti a consigliare e sostenere il lavoro in corso della Commissione in modo simile modo”.

    Da parte sua, riferisce il comunicato diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede, “la PCPM è grato al gruppo SAP per aver voluto condividere generosamente le proprie competenze ed esperienze con l’Assemblea. Ciò aiuterà la Commissione a sviluppare modi efficaci per integrare la voce dei sopravvissuti nella vita e nel ministero della Chiesa.

    Durante l’assemblea plenaria, la PCPM ha anche ascoltato le presentazioni dei risultati dell’ìindagine della Commmissione Reale sugli abusi istituita in Australia e di quella su “La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia”. Infine è stato presentato anche il report su “Il ruolo delle comunità di fede nel superare il trauma dall’abuso”.

    La Pontificia Commissione per la protezione dei minori è stata creata da Papa Francesco nel marzo 2014 allo scopo di proporre le iniziative più opportune per la protezione di tutti i minori e gli adulti vulnerabili, e promuovere la consapevolezza sulla responsabilità nelle Chiese particolari.

    Nella foto del 2013 i cardinali Bergoglio e O’Malley a margine delle Congregazioni Generali

  • Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Muore il cardinale O’Brien accusato di abusi sessuali, ma il Vaticano “pulisce” la biografia

    Città del Vaticano – E’ morto da cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, nonostante le accuse di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Una brutta pagina. L’ex arcivescovo di Edimburgo è morto nel suo buen retiro senza che il Vaticano abbia mai reso noti i risultati dell’inchiesta che fu fatta tre anni fa. A causa della sua «indegnità morale» (parole di O’Brien) il cardinale non potè partecipare al conclave del 2013. Stamattina è stata annunciata la scomparsa del porporato con la diffusione di una biografia ufficiale in cui è stata omessa (censurata?) tutta la parte relativa alla inchiesta e ai motivi per i quali O’Brien non prese parte all’elezione papale. Al cardinale O’Brien fu inflitta una mite punizione: ritirarsi a vita privata, ma senza essere privato dell’onore della berretta rossa. Esattamente come accadde, più di 10 anni fa, anche al cardinale austriaco Groer, anch’egli morto in un buen retiro – un monastero benedettino in Austria – senza che fossero stati emanati provvedimenti seri come la riduzione allo stato laicale o la revoca del cardinalato, nonostante l’ammissione di Groer di avere commesso abusi, stavolta su minori.

    La biografia diffusa stamattina sul cardinale O’Brien informa solo che «egli ha partecipato al conclave nell’aprile 2005 che ha eletto Papa Benedetto XVI» ma non ha «partecipato al conclave del marzo 2013» e che, d’intesa con Papa Francesco, «nel mese di maggio 2013 ha lasciato la Scozia per un periodo di rinnovamento spirituale, di preghiera e penitenza. Successivamente, nel marzo 2015 – si legge – dopo un lungo itinerario di preghiera, il card. Keith Michael Patrick O’Brien ha rinunciato ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di Diritto Canonico». Ovvero le prerogative dell’elezione papale. Nessun cenno all’inchiesta che fu condotta da monsignor Charles Scicluna, lo stesso arcivescovo che ora sta indagando sul caso della pedofilia nel Cile.

    Nel 2014, in una breve dichiarazione, O’Brien, a seguito della inchiesta vaticana, aveva rilasciato una breve dichiarazione dicendosi profondamente addolorato per le sue vittime, sottolineando che la sua condotta sessuale aveva infranto tutti gli standard morali che da lui erano richiesti.

    A suo tempo il caso O’Brien fece scalpore in tutta la Gran Bretagna perchè il cardinale scozzese si era rivelato il più acceso sostenitore della famiglia tradizionale, scagliandosi spesso violentemente contro gli omosessuali, il matrimonio tra i gay, i rapporti «contro natura».

    https://www.ilmessaggero.it/AMP/papa_francesco_pedofilia_cardinale_scozzese_o_brien_gay_vaticano_abusi-3616114.html

  • Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    Pedofilia, il Papa rinnova la Commissione per la Tutela dei Minori

    O’Malley confermato presidente. Ci sono anche «vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali», che hanno scelto di non rivelarsi. Nove membri su 16 quelli nuovi

    DOMENICO AGASSO JR17/02/2018
    CITTÀ DEL VATICANO

    Era molto atteso, soprattutto dopo il viaggio papale in Cile e Perù e l’esplosione del «caso-Barros». Ora, come aveva assicurato lo stesso Francesco sul volo di ritorno da Lima, è arrivato il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (Pctm), i cui membri erano scaduti al termine del mandato di tre anni.  Il Pontefice conferma il cardinale Seán O’Malley presidente, e nomina 16 membri di cui nove nuovi. Il Papa inserisce anche «sopravvissuti di abusi sessuali clericali», come afferma lo stesso O’Malley, che poi spiega: queste vittime hanno scelto di non rivelarsi.

    Il Pontefice ha scelto per questo organismo consultivo, come si legge nella nota della Santa Sede, nove nuovi commissari: suor Jane Bertelsen, F.M.D.M. (Gran Bretagna); suor Arina Gonsalves (India); Ernesto Caffo (Italia, fondatore e presidente del Telefono azzurro); Neville John Owen (Australia); Benyam Dawit Mezmur (Etiopia); Nelson Giovanelli Rosendo dos Santos (Brasile); Myriam Wijlens (Paesi Bassi); Sinalelea Fe’ao (Tonga); Teresa Kettelkamp (Stati Uniti d’America).

    I sette membri riconfermati sono: Gabriel Dy-Liacco (Filippine); monsignor Luis Manuel Alì Herrera(Colombia); padre Hans Zollner, SJ (Germania); Hanna Suchocka (Polonia); suor Kayula Lesa, RSC (Zambia);suor Hermenegild Makoro, CPS (Sud Africa); monsignor Robert Oliver (USA).

    In tutto dunque sono otto donne e otto uomini.

    Queste le prime dichiarazioni del presidente cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston: «Il nostro Santo Padre, Papa Francesco, ha prestato molta considerazione e preghiera nel nominare questi membri. I commissari appena nominati aggiungeranno una prospettiva globale nella protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». Il Vescovo di Roma «ha assicurato la continuità del lavoro della nostra Commissione, che è quello di assistere le chiese locali di tutto il mondo nei loro sforzi di proteggere dalle ferite tutti i bambini, i giovani e gli adulti vulnerabili».

    Per O’Malley il Papa ha «scelto questi otto uomini e queste otto donne nell’ambito multidisciplinare degli esperti internazionali della tutela dei minori e degli adulti vulnerabili dal crimine degli abusi sessuali». 

    Rappresentanti di vari nuovi Paesi «offriranno la loro saggezza e le loro esperienze alla Commissione, riflettendo l’abbraccio globale della Chiesa e la sfida di creare in diversi contesti culturali strutture per la tutela».

    E vittime/sopravvissuti di abusi sessuali clericali «sono inclusi tra i membri annunciati oggi».

    Sin dalla fondazione della Commissione, «persone che hanno sofferto per gli abusi e genitori di vittime/sopravvissuti sono stati membri».

    Poi il Porporato evidenzia che «come è sempre stato prassi della Commissione, la Pctm supporta il diritto di ogni persona che sia stata abusata a rivelare o non rivelare pubblicamente le proprie esperienze. I membri nominati oggi hanno scelto di non farlo pubblicamente, ma solo all’interno della Commissione. La Pctm crede fermamente che la loro privacy sia un valore da rispettare».

    Il primo compito che si dà la rinnovata commissione è ascoltare le persone che sono state abusate, affermando che la Chiesa ha bisogno di sentire le loro voci. Come deciso dai membri fondatori «nell’Assemblea Plenaria di settembre 2017 – si legge nel comunicato – la nuova membership della Pctm e lo staff inizieranno il nuovo mandato ascoltando e imparando da persone che sono state abusate, da membri delle loro famiglie, e da coloro che li supportano. L’approccio “prima le vittime/sopravvissuti” continua a essere centrale in tutte le politiche e programmi educativi della Commissione». La Pctm vuole fermamente ascoltare direttamente le voci delle vittime/sopravvissuti, «in modo che il consiglio offerto al Santo Padre sia realmente permeato dalla loro saggezza ed esperienze».

    La sessione di apertura della «Plenaria di aprile inizierà con un incontro privato con diverse persone che hanno avuto esperienza dell’abuso. I membri, quindi, discuteranno varie proposte per promuovere un dialogo continuativo con vittime/sopravvissuti da tutto il mondo». 

    Nella nota si legge che sono state intraprese consultazioni per diversi mesi allo scopo di «creare un “Gruppo Consultivo Internazionale di Sopravvissuti” (Isap), una nuova struttura definita dalle voci di vittime/sopravvissuti e fondata sull’esperienza del Survivor Advisory Panel della Commissione Nazionale Cattolica per la Tutela in Inghilterra e Galles. La Baronessa Hollins, un membro fondatore della Commissione, ha presieduto il gruppo di lavoro per ricercare e sviluppare una proposta sull’Isap e guiderà la presentazione negli incontri della Plenaria di aprile».

    Gli scopi di questo gruppo includono lo studio della prevenzione degli abusi dalla prospettiva dei sopravvissuti e la «proattività nell’accrescere la consapevolezza del bisogno di cura e riconciliazione per ciascuna persona ferita da un abuso».

    Poi, la grande sfida futura della Commissione è creare una «cultura della tutela». Il compito specifico dell’Organismo voluto da papa Francesco è «fare proposte al Santo Padre legate alle migliori iniziative pratiche per proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai crimini dell’abuso sessuale e di promuovere la responsabilità locale nelle chiese particolari per la protezione di tutti i bambini, dei giovani e degli adulti vulnerabili». Dunque «inculturare la prevenzione e la protezione dagli abusi nella vita e nell’azione delle chiese locali rimane l’obiettivo futuro della Pctm e la sua più grande sfida».

    Negli ultimi quattro anni, la Pctm ha lavorato con «quasi 200 diocesi e comunità religiose di tutto il mondo per accrescere la consapevolezza e per educare le persone sulle necessità di tutelare nelle nostre case, parrocchie, scuole, ospedali come nelle altre istituzioni».

    Èrilevante la conferma di O’Malley presidente, dopo che il Cardinale aveva espresso il suo rammarico in merito alle parole del Papa sul «caso Barros», ossia la polemica sul vescovo di Osorno i cui fedeli – sacerdoti e laici – chiedono la rimozione immediata da più di tre anni, da quando Bergoglio lo ha posto alla guida della diocesi cilena. Le accuse nei confronti di Juan Barros sono di avere insabbiato i crimini dell’abusatore seriale padre Fernando Karadima, suo mentore. Incalzato da alcuni giornalisti cileni che chiedevano conto del Pastore di Osorno, il Pontefice rispondeva: «Il giorno che avremo una prova contro il vescovo Barros, parlerò. Non c’è una sola prova d’accusa. Le altre sono tutte calunnie, chiaro?». Sull’aereo di ritorno dal Perù Francesco ha poi detto: «O’Malley ha detto che il Papa ha sempre usato la “tolleranza zero”… Poi c’è quella espressione non felice, ho parlato di calunnia, per dire di qualcuno che afferma qualcosa con pertinacia senza averne l’evidenza. Se dico: lei ha rubato, e lei non ha rubato, allora sto calunniando, perché non ho l’evidenza. Era un’espressione infelice. Ma io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non si sono presentati, non hanno dato l’evidenza in giudizio. È rimasto per aria. È vero che Barros era nel gruppo dei giovani di Karadima. Ma dobbiamo essere chiari: se si accusa senza evidenze con pertinacia, questa è calunnia. Se però arriva una persona e mi dà delle evidenze io sarò il primo ad ascoltarla. La dichiarazione di O’Malley è stata molto giusta, l’ho ringraziato. Ha detto del dolore delle vittime in generale».

    I passi successivi sono stati l’invio da parte del di Charles J. Scicluna in Cile per indagare sul caso Barros: l’arcivescovo maltese, esperto di inchieste canoniche sugli abusi di chierici sui minori, ascolterà le testimonianze delle vittime. E poi, quello di oggi: il rinnovo della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori con la conferma della presidenza O’Malley.

     http://www.lastampa.it/2018/02/17/vaticaninsider/ita/vaticano/pedofilia-il-papa-rinnova-la-commissione-ci-sono-vittime-di-abusi-omalley-confermato-presidente-Dx1h7pOE97q9A6ZviDE9CP/amphtml/pagina.amp.html