Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Don Mauro in Cassazione il 5 ottobre

    Martedì 14 Giugno 2011
    Fissata la data
    La vicenda di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio condannato in primo e in secondo grado a otto anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale su un ragazzo minorenne che frequentava il suo oratorio, si concluderà il prossimo 5 ottobre a Roma. È stata infatti fissata la data di fronte ai giudici della Corte di Cassazione (terza sezione penale, ore 10), l’ultimo grado di giudizio cui i legali del prete si sono rivolti per tentare di sovvertire l’esito dei processi tenuti a Como e a Milano. Nelle pagine del ricorso, gli avvocati di don Mauro furono molto critici con i giudici meneghini sostenendo, da parte dei magistrati, «un attacco diretto e gratuito contro la Chiesa cristiana», una religione «che il collegio milanese ha chiaramente mostrato di non apprezzare». E questo, «solo per giungere ad una conferma della condanna dell’imputato», il che «denota l’assoluta mancanza di serenità e obiettività nel giudizio».

    Mauro Peverelli

  • DON PETER GSCHNITZER DI CASTELBELLO CIARDES TRADITO DALLA MEMORIA DEL PROPRIO COMPUTER

    DON PETER GSCHNITZER DI CASTELBELLO CIARDES TRADITO DALLA MEMORIA DEL PROPRIO COMPUTER

    Bolzano. Ancora un sacerdote inquisito in Alto Adige per questioni legate alla sfera sessuale. Dopo il caso don Carli (che pende ancora in Cassazione) e quello relativo alla condanna in primo grado di Hansjörg Rigger di Bressanone, sono nuovamente le presunte inclinazioni pedofile ad inguaiare un religioso in provincia di Bolzano.

    Sul registro degli indagati della Procura della Repubblica è infatti stato iscritto il parroco di Castelbello Ciardes. Si tratta di Peter Gschnitzer di 56 anni.

    Nel suo computer i carabinieri della zona hanno rinvenuto una serie di fotografie pedopornografiche. La successiva perquisizione nell’appartamento del prete, in canonica, ha permesso di scoprire altre foto oscene con protagonisti minorenni.

    Da parte della Curia altoatesina per il momento non c’è stata alcuna reazione ufficiale. Sino a ieri a tarda sera il sacerdote non risultava rintracciabile. La vicenda, comunque, risale ad una quindicina di giorni fa e per il momento il sacerdote è ancora al suo posto nella piccola parrocchia della val Venosta. E’ stato un guasto tecnico al computer personale del sacerdote a permettere agli inquirenti di scoprire le passioni segrete e maniacali, sotto il profilo sessuale, del sacerdote. In effetti sarebbe stato lo stesso prete a consegnare il proprio computer ad un tecnico per procedere ad una riparazione. Il religioso non aveva messo in preventivo che le foto inserire nella memoria potessero essere notate. In effetti sarebbe stato proprio il tecnico a segnalare ai carabinieri la presenza nella memoria elettronica dell’apparecchiatura di immagini di sesso con minorenni. La segnalazione ha indotto carabinieri e magistratura ad intervenire in tempi piuttosto rapidi. In effetti di lì a pochi giorni è scattato il blitz nella canonica e nell’abitazione privata del sacerdote.

    I sospetti avrebbero trovato piena conferma. Peter Gschnitzer è infatti stato trovato in possesso di altro materiale fotografico proibito. Si tratta di fotografie stampate, messe su carta e custodite in alcuni album personali del sacerdote. Anche in questo caso le immagini riguarderebbero situazioni pornografiche con il coinvolgimento di minorenni. Tutto il materiale è stato sequestrato ed è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il procuratore Cuno Tarfusser ha già disposto una serie di accertamenti per cercare di stabilire se vi sia stata cessione o scambio con altri soggetti delle foto pedofile sequestrate. Un accertamento tecnico non certo fine a se stesso. Il codice penale, infatti, non solo punisce la detenzione di materiale pedopornografico (con pene previste sino a tre anni di reclusione) ma prevede conseguenze ancora più severe per chi fa commercio o cede anche a titolo gratuito a terzi immagini realizzate grazie allo sfruttamento sessuale di minorenni. Per il momento il sacerdote non è stato interrogato dalla Procura della Repubblica. Per una definizione più precisa del capo d’imputazione sarà in effetti importante attendere l’esito degli accertamenti sui contatti e collegamenti con altre persone via internet.

  • “In seminario si parla di sesso e scandali”

    “In seminario si parla di sesso e scandali”

    Inizia il nuovo anno scolastico del seminario di Como e il giornale clericale “Il corriere di Como” intervista il rettore del seminario, che, nell’ammettere la crisi di vocazioni si slancia in una difesa di una delle peggiori istituzioni della storia della chiesa cattolica.

    L’intervistatrice fa un errore quando dice che il prossimo anno ben 40 seminaristi diverranno preti. In realtà i seminaristi sono in totale 34, di cui 27 al seminario maggiore e 7 i pedoseminaristi del minore; solo 3 seminaristi sono all’ultimo anno di studio e saranno ordinati sacerdoti. Qualche tempo fa la diocesi di Como ordinava una decina di preti l’anno.

    Nessun tabù In seminario si parla di sesso e scandali

    Sette anni di formazione a 360 gradi, senza tabù né argomenti off-limits, dagli studi teologici alla morale, dal percorso spirituale a quello umano, compresa la sfera affettiva e sessuale. Alle notizie di scandali e bufere che coinvolgono i sacerdoti, la Chiesa lariana risponde giocando la carta della prevenzione, puntando tutto sulla preparazione dei seminaristi e sulla valutazione scrupolosa sotto ogni punto di vista di ogni singola vocazione.
    «Da tempo c’è una crisi di vocazioni – chiarisce subito il rettore del seminario di Como, don Andrea Caelli – Il percorso per arrivare all’ordinazione sacerdotale è lungo e complesso, prevede discernimento molto forte, la vocazione viene rimessa quotidianamente in discussione. Non tutti quelli che si avvicinano al seminario arrivano all’altare, negli ultimi dieci anni una quarantina di giovani è tornata a casa».
    La ‘selezione’ iniziale avviene ancora prima di entrare in seminario. I ragazzi che vogliono intraprendere il percorso del sacerdozio frequentano un anno propedeutico.
    «È la prima vera esperienza di discernimento – dice don Andrea – Tutti i giovani, che in genere hanno età diverse e provengono da percorsi di vita molto distanti l’uno dall’altro sono chiamati a fare per un anno vita comunitaria in una casa messa a disposizione dalla parrocchia di Maccio. Frequentano la scuola in seminario ma vivono fuori. È un anno in cui toccano con mano la realtà, passano da una visione ideale a una molto più concreta e spesso fanno anche la scelta di tornare a casa».
    In seminario, la formazione prevede un biennio iniziale e quindi un triennio teologico prima dell’anno di diaconato, l’ultimo gradino verso l’altare. «Chi inizia teologia oggi non si considera più come se già fosse un prete – dice il rettore – Al contrario, il cammino di discernimento è continuo e a volte sono gli educatori stessi a suggerire ai ragazzi di provare a fare altre esperienze, di prendere strade diverse, di riconsiderare la propria vocazione».
    La preparazione comprende naturalmente la sfera teologica e pastorale, ma senza tralasciare la sfera umana e spirituale.
    «Oggi i ragazzi entrano in seminario dopo i 20 anni – dice don Andrea – e hanno avuto negli anni precedenti un percorso identico a quello dei loro coetanei, comprese relazioni affettive. I seminaristi, così come i preti, sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e fragilità. Si parte dunque dalla conoscenza dei propri doni ma anche dei propri limiti per valutare se davvero questi giovani possano proseguire il cammino di donazione a Gesù nella Chiesa a servizio della nostra società».
    «È compito del seminario verificare le qualità umane dei ragazzi – continua don Andrea – capire se sono capaci di amore gratuito e incondizionato, se sanno assumersi responsabilità e anche se sanno fare propria la scelta del celibato. L’aspetto affettivo e sessuale è parte integrante di ogni persona, e i seminaristi non fanno certo eccezione. È naturale quindi che questo aspetto venga verificato e affrontato. È previsto un accompagnamento garantito da due specialisti laici, tra i quali una donna. Eventuali difficoltà nella sfera affettiva, sessuale e relazionale in genere emergono durante il percorso di formazione perché c’è una grande attenzione a tutti questi aspetti». Gli scandali e le vicende di cronaca che coinvolgono i preti, dai casi di presunti abusi sessuali alla pedofilia, non restano mai fuori dalla porta del seminario. «Non esistono tabù – conferma don Andrea – Parliamo di tutti questi casi, preghiamo per i sacerdoti coinvolti, ci confrontiamo a livello personale e comunitario. Queste situazioni sono un’ulteriore spinta a garantire la più assoluta serietà nel percorso di formazione. Nessun aspetto viene tralasciato, anche perché le tentazioni e le provocazioni oggi sono maggiori e continue. In seminario viene ampiamente affrontato senza preconcetti anche il tema dell’omosessualità, una caratteristica che in molti casi è inconciliabile con l’ordinazione sacerdotale».
    E il sacerdote che sbaglia’
    «Come qualsiasi uomo il prete può sbagliare – conclude don Andrea Caelli – La chiesa come madre protegge chi sbaglia, ma questo non significa ignorare i problemi. Non commento casi di cronaca di cui non ho informazioni dirette, ma posso dire che in seminario c’è la massima serietà nel valutare eventuali fragilità che possono incidere sulla missione del sacerdote. E, in questi casi, la rinuncia all’ordinazione diventa inevitabile».

    Anna Campaniello

    Seminario: l’età di accesso si è di nuovo abbassata.
    Quaranta ragazzi, dal gruppo di esterni che frequenta le scuole superiori ai giovani diaconi che entro un anno saranno consacrati sacerdoti. È la fotografia degli allievi del seminario vescovile di Como, da sempre punto di riferimento per la formazione dei futuri preti dell’intera diocesi.
    «Il seminario minore di fatto non esiste più – spiega don Andrea Caelli, il rettore – Abbiamo al momento 7 adolescenti che hanno manifestato la vocazione sacerdotale ma, vista la giovane età, frequentano le scuole superiori e vivono all’esterno, pur seguendo un percorso spirituale».
    L’avvicinamento al seminario avviene poi con un anno propedeutico, un percorso che quest’anno è seguito da sei giovani che fanno vita comunitaria nella parrocchia di Maccio.
    L’inserimento nella comunità stabile del seminario avviene al termine di questo anno. Oggi, il biennio iniziale vede la presenza di 12 ragazzi, mentre sono 12 quelli che hanno già raggiunto il triennio teologico. Infine, sono 3 i giovani che hanno iniziato l’anno di diaconato, ultimo passo verso la consacrazione sacerdotale.
    «Nell’ultimo decennio l’età media di ingresso in seminario si era alzata notevolmente, con la presenza di uomini di 35-40 anni – spiega don Andrea Caelli – Oggi invece questo dato si è nuovamente abbassato, e i ragazzi che iniziano il percorso verso il sacerdozio hanno in genere dai 19 ai 26 anni, un elemento che considero positivo. Le famiglie sono sempre coinvolte nel percorso di formazione, anche se oggi la maggior parte dei genitori fa molta fatica ad accettare e incoraggiare questa vocazione dei figli».

    Anna Campaniello – corrieredicomo.it