Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Guglielmo Borghetti

  • Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

    Alassio, la vittima di don Massaferro ha ricevuto solo mille euro di risarcimento

    Milletrecentoquattro euro. E’ l’importo che avrebbe ricevuto finora la giovane vittima di don Luciano Massaferro a titolo di risarcimento del danno cagionato dal prete con le violenze sessuali subite dalla parrocchiana nel 2009 e per le quali il prete alassino è stato condannato a sette anni e otto mesi dal tribunale di Savona. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione che don Lu ha scontato fino alla fine.

    Ma c’è quel passaggio dei 190 mila euro di risarcimento del danno alla ragazzina (180 mila) e alla madre (10 mila) oltre al pagamento delle spese legali (9 mila) a cui Massaferro non avrebbe adempiuto. O lo avrebbe fatto solo in parte dopo che la difesa della giovane (avvocato mauro Vannucci) ha avviato un’azione esecutiva di pignoramento presso l’istituto centrale sostentamento del clero del quinto dello stipendio (per la Chiesa una remunerazione). «Si tratta di un’azione radicata nel 2014 e per la quale lo stesso istituto ha erogato 1304,98 euro, per il 2014, alla mia cliente- ammette l’avvocato ingauno Vannucci – A marzo 2015 è intercorsa una corrispondenza con monsignor Giovanni Soligo, presidente del cda dell’Istituto e in qualità di sostituto d’imposta, ci comunicava che quella somma aveva la ritenuta d’acconto».

    Da quel momento, però alla famiglia della ragazzina non sarebbe più arrivato nulla. «Ci è stato comunicato che don Massaferro era stato cancellato dalla lista del sostentamento del clero – aggiunge Vannucci – Ed essendo il prete nulla tenente non abbiamo potuto rivalerci». Un ulteriore smacco per la vittima delle violenza che anche di quel passo avrebbe dovuto attendere 55 anni per essere risarcita in toto.

    Don Luciano Massaferro, dopo la condanna da parte dello Stato Italiano è stato poi assolto dalle accuse in fase di processo canonico e dal 2018 è stato riabilitato.

    «Abbiamo provveduto ad un reinserimento graduale – sottolinea monsignor Guglielmo Borghetti – Si tratta di un prete riabilitato dalla Chiesa per la sua piena assoluzione dalle accuse». E da un paio di anni svolge l’incarico di addetto alla sezione beni culturali ecclesiastici e storici all’ufficio diocesano (sotto la direzione di monsignor Giorgio Brancaleoni) oltre ad essere vicario parrocchiale a Borghetto nella chiesa di Sant’Antonio da Padova. «E per questi incarichi riceve la sua remunerazione – conclude il vescovo di Albenga Borghetto – Mi sembra doveroso per garantirgli la sopravvivenza».

    Alla parte civile assistita dall’avvocato Vannucci non è più arrivato un euro. Cosa sia successo non si è capito, ma certo la giovane vittima ha dovuto lasciare Alassio insieme alla famiglia per le ripercussioni di quella vicenda e resta in attesa di sapere se almeno potrà rientrare in possesso del denaro che il tribunale di Savona ha stabilito gli spettasse per il danno subito.

  • Don Luciano Massaferro dice messa a Borghetto: il sindaco chiama il vescovo e Rete L’Abuso annuncia istanza in Procura

    Don Luciano Massaferro dice messa a Borghetto: il sindaco chiama il vescovo e Rete L’Abuso annuncia istanza in Procura

    E Zanardi accusa i parrocchiani: “Pare non solo non abbiano timore per i loro figli, ma non si sono minimamente allarmati e lo accettano tacitamente”

    Borghetto Santo Spirito. Sta diventando un caso la decisione del vescovo di Albenga, Guglielmo Borghetti, di incaricare di celebrare messa nella parrocchia di Borghetto Santo Spirito don Luciano Massaferro, il sacerdote di Alassio condannato in via definitiva il 20 luglio 2012 a 7 anni e 8 mesi per molestie su una ragazzina che, all’epoca dei fatti, aveva 11 anni.

    Scontata la pena, il sacerdote è tornato nella diocesi di Albenga e attualmente lavora nell’ufficio beni culturali della diocesi. Pur condannato dalla giustizia ordinaria, è stato assolto da quella canonica che gli ha quindi consentito di tornare a celebrare messa. Lo fa da poco più di un anno. E dopo alcune sostituzioni sporadiche in piccole parrocchie, soprattutto dell’entroterra, da qualche mese monsignor Borghetti ha iniziato a inviarlo in modo più costante a Borghetto Santo Spirito dopo che il parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova, don Francesco Zuccon, ha chiesto la collaborazione di un altro prelato per sostituirlo in alcune funzioni religiose.

    Nonostante Massaferro abbia scontato il suo debito con la giustizia, non sia parroco e non abbia ruoli che lo pongono attivamente in contatto con minorenni, la sua presenza in questi mesi a Borghetto, a quanto pare, ha lasciato perplesso almeno un fedele. Quello che, tre giorni fa, ha contattato Rete L’Abuso (l’associazione savonese che combatte in tutto il mondo la pedofilia nella Chiesa) per segnalare la cosa. A quel punto il presidente Francesco Zanardi ha deciso di rendere nota la vicenda attraverso la propria newsletter.

    Zanardi attacca Borghetti, ma anche i parrocchiani: “Al di la degli appelli di tolleranza zero di papa Francesco, è certo che Borghetti, teoricamente mandato per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male. A stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano”.

    “Stiamo preparando una istanza alla Procura di Savona – annuncia poi Zanardi all’Ansa – per chiedere che venga verificato il rispetto della normativa preventiva a tutela dei minori. Vogliamo sapere se è controllato nelle sue attività e da chi, perchè non può tornare a contatto con i minori”.

    E la mossa di Zanardi ha allarmato il sindaco di Borghetto, Giancarlo Canepa, che questa mattina ha annunciato attraverso il profilo Facebook ufficiale del Comune: “Ieri mattina ho avuto un lungo colloquio con il parroco Don Zuccon – scrive – e ho richiesto un appuntamento urgente con il Vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti“.

    LA VICENDA
    Don Luciano Massaferro era stato arrestato dalla polizia il 29 dicembre 2009, dopo le segnalazioni arrivate dagli psicologi dell’ospedale Giannina Gaslini di Genova e che aprlavano di abusi su una minorenne, sua parrocchiana. Erano almeno tre gli episodi di molestie che gli venivano attribuiti, in particolare nel corso dei “tour” per le benedizioni delle case, alle quali aveva partecipano anche la sua piccola accusatrice, rappresentata in giudizio dall’avvocato di parte civile Mauro Vannucci. L’intera delicata vicenda aveva sollevato un polverone di polemiche, con la divisione dell’opinione pubblica locale in colpevolisti ed innocentisti.

    Nel processo di primo grado, i pm savonesi Giovanni Battista Ferro e Alessandra Coccoli avevano ritenuto accoglibile il racconto della chierichetta. La sentenza di primo grado prevedeva non solo la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione ma anche l’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi, mentre per la vittima era stato disposto un risarcimento di 180 mila euro (oltre a 10 mila euro per la madre della piccola). All’epoca il sacerdote era stato rinchiuso dapprima nel carcere di Valle Armea a Sanremo, per poi ottenere prima il trasferimento nel convento di suore di clausura a Diano Castello e fare infine ritorno nella “sua” Alassio, nell’alloggio dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri.

    Il ricorso al secondo grado di giudizio era stato richiesto dagli avvocati difensori del prete, Mauro Ronco e Alessandro Chirivì, che avevano depositato un documento di 174 pagine nel quale veniva ricostruita nel dettaglio la vicenda giudiziaria del religioso, adducendo motivazioni di “non attendibilità” della piccola destinataria delle molestie. Ma sia in Appello che in Cassazione la sentenza era stata confermata. Massaferro è uscito dal carcere nel 2015.

    https://www.ivg.it/2020/03/don-luciano-massaferro-dice-messa-a-borghetto-il-sindaco-chiama-il-vescovo-e-rete-labuso-annuncia-istanza-in-procura/

  • BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

    Di oggi la notizia apparsa su IL FATTO QUOTIDIANO, del prete alassino Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi per gli abusi ai danni di una bimba di 11 anni, riabilitato dal cardinale Bagnasco, che ribalta la sentenza del tribunale italiano, e subito riaccolto dal vescovo Guglielmo Borghetti, teoricamente mandato da papa Francesco per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, quella d Albenga.

    Al di la degli appelli di TOLLERANZA ZERO di papa Francesco, è certo che Borghetti di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male, come poca è la giustizia del tribunale ecclesiastico di Genova, capitanato dall’ex presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, oggi alle prese con un suo prete accusato di abuso di minori , don Francesco Castagneto, noto alla diocesi genovese dal 1988, che una volta indagato dalla chiesa, prese addirittura il suo posto nella parrocchia di Albaro GE.

    Una vicenda a dir poco tragicomica, perché oggi, don Massaferro, sopranominato don Lu dai suoi amatissimi fedeli, celebrerebbe la messa nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto.

    Ebbene molti non sanno la lunga e perversa storia di quella parrocchia, che comincia proprio quando don Luciano Massaferro viene rimosso e sostituito da don Francesco Zappella, come dicevano all’epoca uno dei fedelissimi del vescovo “spazzino” Borghetti.

    Pochi mesi dopo la sostituzione di don Massaferro, grazie ad un’inchiesta della Rete L’ABUSO, anche don Francesco Zappella fu indagato per abuso sessuale a danno di minori e, colpo di scena, grazie a quella nostra denuncia, il pm Giovanni Battista Ferro, non solo accertò le tendenze pedofile di don Zappella, ma scoprì che era addirittura pregiudicato dal tribunale di Pinerolo, per aver abusato di due infraquattordicenni.

    Don Zappella poi, fu archiviato per quello che riguarda la nostra indagine in quanto prescritto, ma il vescovo “spazzino” Guglielmo Borghetti, si guardò bene da prendere nei suoi confronti qualunque tipo di provvedimento o sanzione, neppure il processo canonico, anzi, lo rimandò in Uruguay, proprio in mezzo alle vittime che erano venute fino in Italia per denunciarlo.

    Oggi, quasi paradossalmente, a lifting fatto, don Luciano Massaferro è tornato a dire messa e ironia della sorte, proprio nella chiesa di don Francesco Zappella.

    Qui la riflessione si fa pesante, non tanto perché la chiesa copra i pedofili, quello è oramai un dato di fatto, persino papa Francesco ha messo nero su bianco nel suo ultimo Motu proprio Vos Estis Lux Mundi, che i preti abusatori vanno denunciati alla chiesa, omettendo come di consueto la denuncia alle autorità civili.

    Questa volta a stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli (data la patologia non curabile della pedofilia) ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano, che per carità, non dico vada messo al rogo, certo se io fossi padre un po’ di timore per mio figlio lo avrei, se fossi cattolico, mi ribellerei – in questo caso per una questione morale – vedendo nella mia chiesa un uomo con tale curriculum.

    E invece nulla, nessuna protesta da parte dei parrocchiani per rifiutare quell’uomo indegno, che proprio il vangelo condanna con la frase “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” Matteo 18 – 6

    Che dire di più, la chiesa è fatta di uomini e questi ne riflettono l’immagine, in questo caso, della loro discutibile chiesa.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/03/06/sul-caso-massaferro-e-non-solo-ecco-perche-queste-persone-non-possono-piu-tornare-a-contatto-con-i-minori/

  • Prete condannato per abusi torna a celebrare la messa

    Prete condannato per abusi torna a celebrare la messa

    Borghetto (Sv) – La Cassazione ha inflitto a don Massaferro una pena di 7 anni e 8 mesi per violenza su una chierichetta di 11 anni. Ma è di nuovo sull’altare

    di Marco Franchi

    “Quel prete era stato condannato per violenza sessuale nei confronti di una chierichetta di undici anni e adesso dice di nuovo messa”. Don Lu, così veniva chiamato dai parrocchiani Luciano Massaferro, è tornato sull’altare della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto. La sua presenza non è passata inosservata in una diocesi, quella di Albenga, che in passato era stata definita ‘refugium peccatorum’ dei sacerdoti pedofili.

    “Un giorno a messa ci siamo trovati davanti proprio lui, don Lu”, racconta un parrocchiano. Aggiunge: “All’inizio non credevamo ai nostri occhi, invece ha continuato a venire. Ci hanno detto che era stato scelto come vice parroco perché il titolare è malato”.

    Il volto di don Massaferro (55 anni) da queste parti lo conoscono tutti. Sono passati quasi dieci anni da quando l’ex parroco di Alassio venne accusato dal pm savonese Giovanni Battista Ferro di aver avuto rapporti sessuali con una chierichetta minorenne.

    Il pm Ferro nelle sue conclusioni contestava tre episodi riferiti dalla bambina di undici anni. Nel primo la piccola aveva raccontato che, mentre era in moto con il sacerdote per benedire le case, don Massaferro le avrebbe detto di essere nudo sotto la tonaca e le avrebbe chiesto di toccargli il pene. In seguito il sacerdote, disse la bimba, l’avrebbe portata in un capanno dove si sarebbe spogliato nudo davanti a lei chiedendole di toccarlo. Lo stesso sacerdote, secondo l’accusa, avrebbe poi toccato la minore.

    Un’esperienza che avrebbe provocato nella minore un trauma molto profondo. Arrivò una condanna definitiva a 7 anni e 8 mesi.

    Dopo l’inchiesta della magistratura, nel 2013 fu avviato un processo ecclesiastico. “La Congregazione per la Dottrina della Fede” riferiscono fonti della curia di Albenga, “lo affidò al Tribunale ecclesiastico di Genova”. I giudici della Curia di Angelo Bagnasco nel febbraio 2018 arrivarono a una conclusione opposta rispetto a quella della magistratura italiana: assoluzione. Il testo della sentenza ecclesiastica stabiliva che don Massaferro “deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”.

    Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso che da anni denuncia i casi di pedofilia, usa parole severe: “Già eravamo rimasti stupiti quando, dopo la condanna da parte della Cassazione, era poi arrivata l’assoluzione del tribunale della Chiesa di Genova. A noi risulta che non abbiano sentito la vittima. Adesso scopriamo anche che don Massaferro celebra di nuovo messa, nella stessa diocesi dove sono avvenuti i fatti. Cosa penseranno i familiari della vittima?”, si chiede Zanardi. E sottolinea: “Si era detto di voler cambiare corso, ma i fedeli parlano di una piena restaurazione con messe talvolta celebrate in latino, con il sacerdote rivolto verso l’altare che dà le spalle ai fedeli e l’ostia che non viene più data in mano. Proprio il contrario di quello che chiede Francesco”.

    Guglielmo Borghetti è il vescovo di Albenga. Nel 2016 proprio papa Francesco lo aveva inviato qui dopo i ripetuti scandali che avevano toccato la diocesi: c’era stato anche il caso del seminario che era stato praticamente sciolto. Oltre alla questione, il Fatto ne aveva scritto, che diversi sacerdoti condannati per pedofilia nella altre regioni di Italia si erano rifugiati a vivere proprio ad Albenga e dintorni.

    Borghetti commenta così il ritorno sull’altare di don Lu: “Il sacerdote ha pagato tutto il suo debito con la giustizia italiana, è stato anche in carcere ed è interdetto dai pubblici uffici. Non sarà nominato parroco. Però la Chiesa nel suo ambito è sovrana e c’è stata anche l’assoluzione da parte del Tribunale Ecclesiastico che è molto severo. Bisogna seguire anche la ragione e non solo l’emotività: don Massaferro può dire messa”. Borghetti aggiunge: “Don Luciano non ha una chiesa fissa. In questi mesi si è prestato, con molta disponibilità, a celebrare ovunque mancasse un prete”.

    IL FATTO QUOTIDIANO del 5-3-2020
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/03/05/prete-condannato-per-abusi-torna-a-celebrare-la-messa/5726170/

  • Chiesa ed abusi: giustizia non è fatta

    Chiesa ed abusi: giustizia non è fatta

    La quinta parte dell’inchiesta di Panorama è dedicata a Don Luciano, riconosciuto colpevole di abusi ma difeso da grandi avvocati e dall’arcivescovo di Genova, Bagnasco

    Antonio Rossitto

    Il 22 febbraio 2018 la Chiesa ha sconfitto lo Stato. È il giorno in cui un tribunale canonico ha assolto un sacerdote condannato per pedofilia. La giustizia ecclesiastica che fa carta straccia di quella penale. A corredo, c’è anche l’indiscussa levatura del «giudice» delegato dal Vaticano: Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e, fino maggio 2017, presidente della Conferenza episcopale italiana. Uno dei cardinali che, cinque anni fa, entrò nel novero dei papabili.

    Un caso esemplificativo e kafkiano. Che Panorama è in grado di ricostruire grazie a documenti inediti. Com’è possibile che un pastore incolpato del peggiore dei peccati ottenga divina salvezza? Gli atti processuali concordano. Primo grado, Appello, Cassazione. Nei tre gradi di giudizio, i magistrati non hanno dubbi: Luciano Massaferro, «don Lu» per i fedeli, è colpevole di violenza sessuale su una chierichetta di 11 anni. La corte suprema, a luglio 2012, conferma la pena: sette anni e otto mesi, interdizione perpetua dai pubblici uffici e 200 mila euro di risarcimento alla vittima. Ma lo scorso febbraio il tribunale ecclesiastico ligure riabilita completamente il prete: «Non consta che abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Alassio, Pasqua 2009. È primavera, ma la riviera di Ponente già ribolle dal caldo. Don Lu è il parroco di San Vincenzo e il responsabile della pastorale giovanile scolastica della diocesi di Albenga. S. è invece una turbolenta chierichetta. Come ogni anno, in questo periodo il sacerdote inforca il suo scooter per portare la benedizione alle famiglie. E un pomeriggio si fa accompagnare proprio da S. Quel giorno, ricostruiranno i giudici, abusa per tre volte della giovane undicenne.

    La prima volta accade in sella al motorino. Don Lu chiede alla ragazzina, seduta dietro, di toccarlo proprio lì: per fare andare la Vespa più veloce. Il secondo episodio avviene mentre, dalle colline, ritornano ad Alassio. Il prete porta la chierichetta nel suo orto: dentro il capanno degli attrezzi, lo costringe a masturbarlo. L’ultima violenza, invece, si compie nella biblioteca della canonica di San Vincenzo: il parroco spoglia S. e le tocca il seno.

    La ragazzina tace fino a luglio 2009. Solo durante un campo estivo della chiesa, racconta tutto a quattro amichette. Le bimbe ne parlano con i genitori. La voce gira. E arriva anche alla madre e al nonno di S., che organizzano un incontro con Don Lu. Il sacerdote nega tutto e li minaccia, riferiranno i due agli inquirenti. Gli intima di stare attenti: lui, a differenza della loro famiglia, è molto stimato. Ci sarebbero decine di avvocati della curia ben lieti di difenderlo in un eventuale processo. Ma i parenti della ragazzina non hanno nessuna intenzione di metterlo nei guai. Anzi, decidono perfino di seguire il consiglio del prete: portare S. da uno psicologo. Un suggerimento che, per Don Lu, si rivelerà però nefasto.

    Gli specialisti del Gaslini di Genova ascoltano il racconto della chierichetta. E lo considerano talmente fondato e realistico da denunciare i fatti all’autorità giudiziaria: a insaputa della famiglia di S., che avrebbe evitato quest’onta al sacerdote. La procura di Savona comincia a indagare. E il 29 dicembre 2009 arresta il parroco di San Vincenzo. I fedeli e la curia sono increduli. «La notizia desta molto stupore, perché le accuse fatte sembrano inverosimili» dichiara il vescovo di Albenga, Mario Oliveri. «Don Massaferro è da ritenersi innocente fino a prova contraria».

    I magistrati sentono decine di persone. Il 12 marzo 2010 convocano anche una suora: C.A. La donna riferisce un «episodio ambiguo», così lo definiranno i giudici, accaduto qualche mese prima: in sacrestia avrebbe visto un bambino tra le gambe del prete sotto inchiesta. «Una posizione anomala, difficilmente compatibile con un gioco» chiarisce la sorella. «Ebbi pure la netta impressione che don Luciano avesse le mani infilate nella tuta di M. e che il ragazzo avesse una gamba nuda». C.A. aggiunge un altro particolare: «Due anni fa la parrocchia organizzò una gita a Lourdes e M. avrebbe dovuto condividere la stanza con don Luciano. Ricordo che la mamma del bambino mi disse che una sua conoscente l’aveva messa in guardia, dicendole: “Fai dormire tuo figlio con un pedofilo?”. Ma lei non gli aveva dato retta».

    Ai pm la suora spiega di aver informato Giorgio Brancaleoni, allora vice vescovo di Albenga: «Lui mi ha creduto, però mi ha detto di non farne parola con nessuno». Qualche giorno più tardi, il 16 marzo 2010, i magistrati chiedono conferma a don Brancaleoni: «Era turbata da questo fatto» ammette, riferendosi alla confidenza della monaca. «Mi disse di temere che io o altri della parrocchia potessimo esporci troppo nella difesa di don Luciano. Io la rassicurai dicendole che avrei parlato di questa cosa con il vescovo». Quanto alla presunta richiesta di tacere, minimizza: «Le dissi solo di usare cautela».

    Le testimonianze della suora e del monsignore, trascurate dai giudici di primo grado, sono inedite. E pongono nuovi interrogativi. Di certo, però, il vescovo vicario non diede molto peso alla segnalazione della religiosa. Poco più di un mese dopo la sua deposizione, il 26 aprile 2010, organizza ad Alassio una partecipata veglia di preghiera per Don Lu. C’è lui alla testa di un migliaio di fedeli in corteo. A una giornalista di Repubblica Genova, spiega: «Ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente. Vogliamo fargli sentire che non l’abbiamo abbandonato. Noi sappiamo che è stato un bravo prete». E se alla fine risultasse colpevole? «Ci inginocchieremmo a chiedere il perdono della vittima». Un atto di penitenza che però la curia non farà mai. Anzi.

    A febbraio 2011 il Tribunale di Savona condanna il religioso alassino: sette anni e otto mesi di reclusione; interdizione perpetua dai pubblici uffici, scuole e strutture frequentate da minori; risarcimento di 200 mila euro alla parte civile. «L’istruttoria dibattimentale» conclude la sentenza «ha dato piena conferma della consumazione dei fatti così come contestati». A novembre 2011 la Corte d’Appello di Genova conferma la decisione: «Emerge piena prova della penale responsabilità dell’imputato». A luglio 2012 la Cassazione rigetta tutti e sette i punti del ricorso presentato dai legali del parroco: sono infondati. La condanna diventa definitiva. E il risarcimento? «Abbiamo avuto solo poche migliaia di euro, dopo aver chiesto il pignoramento del quinto dello stipendio che l’Istituto sostentamento del clero dava al prete» spiega l’avvocato della ragazzina, Mauro Vannucci. «Ma il sussidio, dopo qualche mese, è stato sospeso».

    Eppure Don Lu è stato difeso da un penalista di vaglia: Mauro Ronco, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino. Mentre il ricorso in Cassazione è stato discusso in aula dal più blasonato dei principi del foro italiani: Franco Coppi. Difficile che i due legali abbiano lavorato pro bono. Improbabile che le loro parcelle siano state saldate da un umile pastore. Così gli indizi condurrebbero alla diocesi di Albenga o, comunque, a un’istituzione religiosa. Per questo, il difensore di S. ha chiesto il pagamento di quanto dovuto dal prete al vescovo Oliveri. Invito poi reiterato al suo successore, Guglielmo Borghetti. Entrambi si sarebbero sfilati. «Si sono limitati a dire che avrebbero pregato per la ragazza» sostiene Vannucci. Che comunque adesso non esclude un’azione civile nei confronti della curia di Albenga.

    Giustizia, dunque, è fatta. O quasi. A febbraio 2018 proprio monsignor Borghetti comunica la «sentenza canonica di assoluzione» su Don Lu: «Deve essere completamente riabilitato, in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti». Il prete può «tornare a celebrare pubblicamente la messa e i sacramenti della vita cristiana». Disposizione con mal si concilia con le interdizioni perpetue imposte dalla giustizia penale.

    La decisione arriva dopo più di quattro anni di processo canonico. Normalmente, sui preti sospettati di pedofilia, le indagini sono svolte dalla Congregazione per la dottrina della fede. Stavolta, invece, nel 2013 il caso è affidato a un «giudice delegato»: l’allora presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Bagnasco. Il «capo» dei vescovi è coadiuvato da due «assessori officiali» del Tribunale ecclesiastico regionale ligure. Che, al termine di un procedimento «meticoloso e puntuale» conclude: don Lu è innocente. La bambina, quindi, s’è inventata tutto. Al contrario, nel 2011, la Corte d’Appello di Genova scriveva: «S. non nutriva alcun astio nei confronti del suo parroco, ma gli era affezionata… Non si vede per quale motivo possa aver architettato accuse infondate, consapevole del rischio di perdere chi le offriva una vita più serena».

    Bagnasco, però, spiega: «Mi risulta che siano state fatte tutte le procedure previste canonicamente e giuridicamente per il reintegro. Se si è arrivati a questa sentenza, sicuramente ci sono ampie motivazioni». L’arcivescovo di Genova aggiunge: «L’augurio è che, ripristinata la verità, secondo le procedure previste giuridicamente, lui possa essere sereno in ciò che potrà fare da sacerdote, nei limiti delle possibilità previste».

    Insomma, la giustizia divina ha «ripristinato la verità». Eppure la diocesi di Albenga, visti i reiterati scandali, nel 2016 viene perfino commissariata da Papa Francesco. Pedofilia, omosessualità, supposte ruberie: la curia più chiacchierata d’Italia. Un florilegio di maldicenze. Una sterminata aneddotica. Che comprenderebbe anche la canzonatura dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, a un poco accorto prelato ligure: «Sei di Albenga, figliolo? Allora sei perdonato…».

    https://www.panorama.it/news/cronaca/chiesa-abusi-giustizia-inchiesta/

  • Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    Morto Francesco Zappella, il prete pedofilo pregiudicato protetto da mons. Borghetti

    È venuto a mancare nella tarda mattinata di ieri don Francesco Zappella, il sacerdote che già negli anni novanta era stato condannato dal tribunale di Pinerolo per abuso sessuale ai danni di due infraquattordicenni.

    Il caso di don Zappella era stato risollevato dalle Rete L’ABUSO nel 2015, quando un giovane uruguagio Luis Mario Acuna Gonzales, si era messo in contatto con l’associazione segnalando anche la sua esperienza e quella di alcuni coetanei. In quella occasione la Rete L’ABUSO riuscì a portare in Italia lo sventurato uruguagio dando il via ad una seconda inchiesta, successivamente archiviata per l’intervento dei termini di prescrizione.

    Malgrado tutto il vescovo della diocesi di appartenenza, mons. Guglielmo Borghetti, nulla fece per tentare di evitare che Zappella reiterasse il reato anzi, gli permise di trasferirsi in Uruguay dove ieri è morto.

    L’Ufficio di Presidenza


    Di seguito il comunicato divulgato stamane dalla Diocesi di Albenga.

    Da: Segreteria Generale <segreteriagenerale@diocesidialbengaimperia.it>
    A:
    Data: 24 agosto 2018 alle 12.04
    Oggetto: Decesso don Francesco Zappella

    Nella tarda mattinata di ieri 23 agosto (ora italiana) è deceduto in Uruguay presso una struttura ospedaliera il Reverendo Sacerdote don Francesco Zappella.

    Era nato a Milano il 26 giugno 1959 e venne ordinato da Sua Eccellenza Monsignor Mario Oliveri nella chiesa cattedrale di Albenga il 17 maggio 1997.

    Trascorse a più riprese parecchi anni in missione in Uruguay dove ebbe modo di fondare a Trenta y Tres la “Fradernidad Reina de la Paz”.

    In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

    Vicario parrocchiale di san Vincenzo Ferreri in Alassio;

    Vicario Parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Castelvecchio di Imperia;

    Responsabile dell’Ufficio Missionario Diocesano;

    Arciprete di San Fedele in Albenga;

    Arciprete di Verzi;

    Arciprete di Sant’Antonio in Borghetto S. Spirito.

    Non avendo ancora altre informazioni si raccomanda vivamente di elevare al Signore preghiere di cristiano suffragio e la celebrazione della Santa Messa (come d’uso) per i sacerdoti defunti, perché il Signore gli doni di poter contemplare il suo Volto nell’eternità beata.

    Can. Tiziano Gubetta

    Cancelliere Vescovile

  • Il vescovo di Albenga-Imperia: «Don Lu? Non mi sembra un mostro»

    Il vescovo di Albenga-Imperia: «Don Lu? Non mi sembra un mostro»

    Genova – «Non lo conosco bene, ma a prima vista vedendolo, a tu per tu, non mi sembra un mostro». Lo afferma il vescovo di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti, intervistato a La Zanzara su Radio 24, commentando la vicenda di Don Luciano Massaferro , il prete condannato in via definitiva a sette anni e nove mesi per pedofilia per aver abusato di una chierichetta ma scagionato dal tribunale ecclesiastico. «Per la giustizia italiana ha pagato. Punto e a capo».

    Per lei è un pedofilo?: «A questa domanda non rispondo. Prendo atto di tutte e due le sentenze. Non metto in discussione la sentenza italiana ma nemmeno quella della Chiesa. Sono entrambi tribunali seri». «Come faccio a contestare una sentenza della Chiesa?», ribatte mons. Borghetti agli intervistatori che insistevano sulla contraddizione fra le due sentenze.

    «Non posso dire se la chierichetta è stata molestata. Non lo posso dire», aggiunge il prelato . «Ci sarà un reintegro misurato – dice il vescovo – che non sia offensivo. Ma certamente potrà dire Messa. È una persona libera che certamente potrà entrare in contatto con minori. Non sarà mai un’insegnante, perché così dice la sentenza civile».

    Fosse per lei gli affiderebbe dei ragazzini?: «Ma se per la giustizia ecclesiastica non ha commesso il fatto? Vediamo, con calma».

    Gli affiderebbe sua nipote?: «Perché no? Non potrei non farlo, dopo la sentenza della Chiesa».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/03/01/ACkwRohB-albenga_vescovo_imperia.shtml

  • Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare

    Don Lu, prete a metà: pur riabilitato dalla Chiesa, non potrà né insegnare né sposare

    Albenga – Potrà dire messa e somministrare i sacramenti, ma non insegnare nelle scuole cattoliche (e neppure in quelle statali) e neppure officiare i matrimoni concordatari, e in riviera c’è già chi parla di don Massaferro come di un sacerdote a metà. Sono gli effetti della combinazione tra la sentenza di condanna pronunciata dai tribunali penali per la vicenda delle molestie sessuali ad una giovanissima chierichetta durante la benedizione delle famiglie, e quella assolutoria della giustizia ecclesiastica, che sostanzialmente reintegra pienamente don Lu nell’esercizio del ministero sacerdotale.

    Un reintegro che però dovrà avvenire nel rispetto dei “paletti” della sentenza penale, compresi quelli riguardanti l’espresso divieto a ricoprire ruoli di insegnamento in scuole di ogni ordine e grado, con particolare riferimento a quelle frequentate da minorenni, e l’interdizione dai pubblici uffici. Vincoli che potrebbero riflettersi su quello che sarà il ruolo futuro di don Lu, che certamente non potrà far valere le sue due lauree e mezza (la terza è imminente) facendo l’insegnante. Per quanto riguarda l’attività vera e propria di sacerdozio non ci sarebbero particolari limitazioni alla nomina alla guida di una parrocchia (anche se non pare questo il destino immediato di Massaferro), ma anche in quel caso c’è qualcosa che don Lu non potrà fare, ossia officiare matrimoni concordatari, quelli cioè che hanno anche una valenza sul piano civile.

    Al momento di raccogliere e formalizzare il fatidico “sì” da parte degli sposi, infatti, il sacerdote riveste il ruolo di ufficiale di stato civile, che gli è precluso dall’interdizione decretata dal tribunale penale. Massaferro potrà celebrare esclusivamente matrimoni di carattere squisitamente religioso, come quelli tra persone già sposate civilmente, o che intendono separare le due cerimonie. Per quelli concordatari la questione è ben più complessa, ma secondo gli esperti di diritto (canonico e penale) don Lu potrebbe trovare una scappatoia, che però rischia di creare qualche imbarazzo alla diocesi e che difficilmente avrebbe (almeno al momento) l’appoggio del vescovo.

    Massaferro potrebbe infatti concelebrare la funzione con un altro presbitero, che al momento fatidico assumerebbe il ruolo di ufficiale di stato civile, oppure potrebbe addirittura officiare da solo la Santa Messa (in realtà per la Chiesa Cattolica i ministri del culto sono gli sposi stessi e non il sacerdote) salvo farsi sostituire da un diacono per quelle formalità che hanno valenza civile. Una sostituzione in stile calcistico che però non sembra in armonia con il nuovo corso della Chiesa ingauna, visto che il vescovo Guglielmo Borghetti non ama che si susciti clamore con gesti che stimolino curiosità e polemiche. Un ostacolo in più sulla strada di un possibile ritorno di Massaferro alla guida di una parrocchia.

    «Ci sono anche sacerdoti che non sono parroci e che pure ricoprono ruoli importanti, come ad esempio monsignor Giorgio Brancaleoni, che è direttore dell’ufficio per i beni culturali, o don Giancarlo Cuneo che è l’economo della diocesi» ha detto Borghetti. E un destino simile potrebbe essere riservato anche Massaferro. Si dice che entro un mesetto dovrebbe arrivare un “giro” di nomine e che per don Lu ci potrebbe essere un posto in Cancelleria, oppure nella struttura dei musei diocesani: un settore che si dice Borghetti voglia rafforzare. A proposito invece di don Giancarlo Cuneo, voci ricorrenti lo vorrebbero parroco ad Alassio, con il posto di economo (quello che è stato prima di don Fiorenzo Gerini, poi dell’attuale vescovo di Sanremo e Ventimiglia Tonino Suetta) che verrebbe affidato ad un laico.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/02/27/ACyeYGdB-riabilitato_chiesa_sposare.shtml

  • Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

    Genova – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiasticodopo quattro anni di processo penale canonico.

    Era impossibile non fare una domanda sulla vicenda al cardinale Angelo Bagnasco, questa mattina alla presentazione della turbina Montebianco ad Ansaldo: «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste».

    Quindi ricapitolando: per la giustizia ordinaria è colpevole di pedofilia nei confronti di una chierichetta di dodici anni e condannato a 7 anni e 8 mesi, pena passata in giudicato e ridotta a sei anni. Episodi avvenuti nel 2009 ad Alassio. Ma per la giustizia della Chiesa, invece, don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico è stato ufficializzato ieri dopo quattro anni di «processo accurato e meticoloso» ha puntualizzato monsignor Guglielmo Borghetti che in seguito alla condanna penale aveva sospeso il prete alassino dai sacramenti. «Con la sentenza canonica di assoluzione il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana – si legge in un comunicato diramato nel tardo pomeriggio di ieri -. Il Vescovo diocesano, Monsignor Guglielmo Borghetti, ha prospettato, in pieno accordo con il sacerdote, un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana».

    Decisamente meno entusiasta la replica dell’avvocato che ha assistito la vittima (ora maggiorenne) e la sua famiglia. «Con estrema serenità e non potendo rivelare i contenuti del processo di primo grado svoltosi a porte chiuse – ha detto – posso dire che la verità religiosa cozza, senza rimedio, contro la verità emersa all’interno del processo».

    Il verdetto del tribunale ecclesiastico affidato nel 2013 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al Cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, in qualità di giudice delegato, coadiuvato da due assessori, Officiali del tribunale ecclesiastico regionale ligure, rischia di scatenare reazioni piccate. Già nel 2009 quando don Lu venne arrestato (era il 29 dicembre) la popolazione alassina si spaccò tra colpevolisti ed innocentisti, con tanto di fiaccolate pro don Lu.

    La piccola vittima del prete fu addirittura costretta a lasciare Alassio per sfuggire agli “attacchi” di chi l’accusava di essersi inventata tutto. E al proposito, alla luce della giudizio della chiesa, «il Vescovo diocesano auspica che la sentenza canonica sia accolta con animo sereno dai fedeli che in questi anni hanno seguito l’intera vicenda». Un’inchiesta che era scattata alla metà del 2009 quando la ragazzina raccontò delle particolari attenzioni sessuali ricevute dal prete durante il giro delle benedizioni delle case prima della Pasqua.

    Accuse che don Lu rigettò fin dal primo momento che venne arrestato: il 29 dicembre 2009. Da quel giorno il sacerdote venne rinchiuso nel carcere di Chiavari e il 17 febbraio 2011 venne condannato in primo grado alla pena di sette anni e otto mesi. Condanna confermata fino in Cassazione (2012) quando a difesa del prete alassino è arrivato il notissimo avvocato Franco Coppi.

    Alla luce del verdetto del tribunale ecclesiastico don Massaferro potrà tornare a recitare messa in pubblico, ministero che gli era stato vietato, ma rimarrà interdetto in perpetuo dai pubblici uffic i e neppure potrà più insegnare nelle scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado.

    Don Luciano Massaferro, invece, al momento non ha ancora effettuato il risarcimento di 220mila euro a cui è stato condannato dal tribunale savonese (giudice Zerilli, a latere De Dominicis e Rossi), nonostante i recenti solleciti della difesa della vittima. «Abbiamo avuto poche migliaia di euro chiedendo il pignoramento del quinto dello stipendio che l’istituto sostentamento del clero assegnava al prete – conclude l’avvocato Vanucci – Siamo andati avanti un anno a 200 euro al mese, poi lo hanno cancellato dalle liste e non abbiamo più avuto nulla». Ieri, per la vittima della pedofilia, l’ultimo affronto.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/02/23/ACeyVTWB-pedofilia_bagnasco_procedure.shtml

  • Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Prete condannato per pedofilia assolto da tribunale religioso

    Don Massaferro potrà tornare a celebrare messa

    Don Luciano Massaferro, sacerdote di Alassio condannato in via definitiva per pedofilia a sette anni e otto mesi, “deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”.

    E’ quanto ha stabilito la sentenza del tribunale regionale ecclesiastico  “dopo più di quattro anni di meticoloso e puntuale processo penale canonico” nei confronti del sacerdote arrestato nel 2009 e condannato per molestie sessuali nei confronti di una chierichetta.
    Con la sentenza canonica di assoluzione devono cessare le pene

    cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia e il sacerdote può tornare a celebrare pubblicamente messa e i sacramenti della vita cristiana.

    Il vescovo diocesano di Albenga Imperia Guglielmo Borghetti ha prospettato un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana. Il comunicato della diocesi precisa che “resta immutata la posizione del sacerdote come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2018/02/22/news/prete_condannato_per_pedofilia_assolto_da_tribunale_religioso-189521984/