Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Guglielmo Borghetti

  • “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    “Don Lu”, condannato dalla Cassazione e ora riabilitato dalla Chiesa

    Savona – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiastico dopo quattro anni di processo penale canonico .

    Don Luciano Massaferro, detto “Don Lu”, è l’ex parroco di Alassio che era stato condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere in Cassazione per le molestie sessuali nei confronti di una chierichetta. A comunicare la decisione del tribunale ecclesiastico, nel corso dell’Assemblea del Clero, è stato monsignor Guglielmo Borghetti.

    Resta immutata la posizione del sacerdote Luciano Massaferro come venne disposto a suo tempo nella sentenza penale della magistratura italiana. È stato invece «assolto» dai giudici ecclesiastici e così il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana.

    «Don Lu» era stato arrestato il 29 dicembre 2009 e dall’anno scorso era stato affidato in prova alla Casa della Carità di Imperia. Prima ancora era stato detenuto nelle carceri di Sanremo e La Spezia e ai domiciliari nel convento di Diano Castello. «Sono libero dopo aver pregato il Signore per sette anni» aveva confidato il sacerdote agli amici e collaboratori più stretti una volta scontata la sua pena. Nella struttura gestita dalla Diocesi di Albenga e Imperia don Luciano Massaferro lavorava come addetto allo smistamento degli aiuti alimentari per le persone bisognose. Avrebbe dovuto espiare la pena fino all’estate 2017 ma ha usufruito di uno sconto per «buona condotta», 45 giorni ogni 6 mesi scontati. Alla fine è tornato libero nel marzo 2016.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2018/02/22/ACVtj6UB-cassazione_riabilitato_condannato.shtml

  • Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Sacerdoti e pedofilia, Zanardi: “Con il nuovo vescovo di Albenga nulla è cambiato”

    Non stiamo parlando della recensione di un nuovo libro di Marcello Simoni, dal titolo “La diocesi dei cento peccati”, ma di quell’oscuro mondo che si cela a volte dietro la veste di un prelato. La diocesi di Albenga è stata spesso passata al setaccio per alcuni fatti di cronaca nel corso degli anni. Infatti si registrano casi di pedofilia, sacerdoti indagati per abusi sessuali nei confronti di donne, aspiranti sacerdoti con fede debole ammessi in seminario, preti indagati per circonvenzione d’incapace, religiosi fuggiti con i soldi delle parrocchie, alcuni preti sorpresi in locali notturni malfamati e molto altro.

    L’argomento preti, abusi sessuali e pedofilia rappresenta un tema difficile e delicato da trattare perché pone sotto i riflettori una categoria di persone cui vengono affidati i minori perché se ne occupino, perché li formino e non soltanto dal punto di vista dell’educazione. E’ emerso però dall’incrocio di diverse testimonianze che in alcuni casi alcune persone in difficoltà economiche avrebbero acconsentito ad attenzioni sessuali in cambio di denaro.

    Stiamo parlando di un sottobosco diffuso, seppellito e nascosto, di atteggiamenti morbosi, di esplicite attenzioni sessuali e violenze su minori e persone indigenti. Si ha paura di parlarne perché si ha paura di incappare nell’accusa di pregiudizio, nell’avversità e nei confronti del clero.

    Non solo di fronte alle inchieste giudiziarie, ma anche al moltiplicarsi di voci, anche se non sempre controllate, il sentire comune contro la pedofilia è sempre più d’attualità. Vale non soltanto per le diocesi savonesi (Albenga-Imperia e Noli-Savona), ma per tutti quegli ambienti dove prevalga la promiscuità, il contatto, non controllato tra adulti e bambini e tra personaggi abbienti di chiesa e persone indebolite dall’indigenza, che vendono il proprio corpo al costo di sopravvivere.

    Grazie alla sensibilità contemporanea i riflettori si stanno accendendo sulle “volpi del pollaio”, affinché vengano alla luce i casi gravi e condannabili di abuso o di molestie verso i più deboli, quelli che sino a qualche anno fa venivano nascosti o taciuti. A vigilare anche la Rete L’Abuso con Francesco Zanardi, da anni impegnato a tutela delle vittime della pedofilia. Abbiamo raccolto la sua opinione sul passaggio di consegne alla guida della diocesi di Albenga-Imperia.

    Cos’è cambiato dopo l’avvicendamento tra il Vescovo Oliveri ed il nuovo Vescovo Guglielmo Borghetti nella diocesi di Albenga?

    “L’ambiente ecclesiastico della Diocesi di Albenga è sempre stato un luogo limaccioso, contornato di segreti invisibili che negli anni sono stati cementati tra le mura di questa struttura religiosa. Dopo l’insediamento del nuovo vescovo tutto è finito per il momento sotto il tappeto, se ne parla pochissimo quasi come se fossimo in un territorio dove regni l’omertà. Sembra sempre che io ce l’abbia con la chiesa, ma non ce l’ho affatto con la chiesa, comunque con l’arrivo di Borghetti non è cambiato nulla, la chiesa copre ancora troppi casi, lasciando al loro posto preti pedofili e Papa Francesco non sta davvero cambiando le cose. Monsignor Borghetti è arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015, su scelta di Bergoglio, dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, però nulla purtroppo è cambiato. La diocesi di Albenga è da sempre stata un rifugio pecatorum per diversi preti già condannati per pedofilia in altre regioni e poi trasferiti e lì accolti. E’ sempre stata la diocesi degli scandali per tanti anni. Io stesso, da bambino, fui abusato da un sacerdote proprio in questa diocesi, a Spotorno, dagli 11 ai 16 anni. Vicenda che si è ultimata con la condanna del prete nel 2012. A causa di questa esperienza con l’associazione abbiamo dovuto cercare un modo per abbattere i tempi di prescrizione e siamo partiti dal fatto che la pedofilia non passa, continua nel tempo. E così ci siamo messi a cercare altre vittime, vittime di reati non ancora caduti in prescrizione. Le abbiamo trovate e abbiamo denunciato. In questo modo siamo riusciti, non solo nel caso del mio abusatore, ad innestare dei procedimenti penali per dare giustizia alle vittime”. 

    E cosa dice di Monsignor Mario Oliveri?

    “Il predecessore di Borghetti, il presule Mario Oliveri, aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. Sicuramente sapeva da dove venivano queste persone. Tra i vari nomi degli scandali possiamo annoverare: quello di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Poi, quello di don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato a quattordici mesi per abusi sessuali su minore nel 1992 a Pinerolo (Torino), quello di don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli. E infine c’è poi il caso di don Renato Giaccardi, condannato per isitigazione alla prostituzione minorile a Cuneo, e poi accolto ad Albenga. Insomma, una serie di personaggi indagati in varie zone d’Italia che poi ci siamo ritrovati in questa diocesi. Lo stesso Oliveri ha attirato voci pesanti, ma tutto è passato nel dimenticatoio”.

    Ad Albenga si è appena concluso il Giubileo straordinario della Misericordia che ha concesso a migliaia di fedeli tra cui anche sacerdoti, due vescovi e seminaristi, la possibilità di incontrare l’abbraccio misericordioso del Padre nella confessione dei propri peccati. Un modo semplice per potersi rinnovare agli occhi di Dio, partecipando alle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Lei pensa che questo vuole essere il segno di una pacificazione? 

    “Il vescovo Borghetti ha dichiarato che in quest’anno Giubilare c’è stato ‘un risveglio di passione per Gesù Cristo volto della Misericordia del Padre e che si è trattato di un anno di grazia davvero terapeutico per la nostra diocesi e sono convinto per tutta la Chiesa’. ‘Terapeutico’ è un termine forte, però non penso che un anno Giubilare consenta di cancellare quanto sia accaduto in precedenza. Inoltre, come ci si può sentire di fronte a simili argomentazioni quando secondo un’inchiesta appena pubblicata dalla nostra rete L’Abuso, esisterebbero alcune strutture della chiesa dove vengono ospitati sacerdoti con varie problematiche tra cui la pedofilia, spesso per nasconderli da occhi indiscreti in attesa di una futura destinazione, altre volte per scontare la pena agli arresti domiciliari. Sono almeno 100 i sacerdoti attualmente indagati per pedofilia e più di 120 condannati solo negli ultimi 15 anni e ben 5 solo nella diocesi di Albenga”. 

    Il Governo italiano, a differenza degli altri Stati europei, non si è mai occupato in modo approfondito del problema. Cosa pensa sulla posizione di Papa Bergoglio nei confronti delle sue “pecorelle smarrite”?

    “Non c’è peccato che Dio non possa perdonare, ha così dichiarato il Pontefice Francesco. Infatti ha chiarito che ‘l’unica condizione è quella di sentirsi peccatori, perché la misericordia di Dio non cancella l’esistenza del peccato. La Chiesa condanna il peccato perché deve dire la verità. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio’. Bisognerebbe andarlo a dire alle vittime di abuso, che il perdono serva per raggiungere la serenità del cuore e che rappresenti la condizione necessaria per vivere felici. Ma gli abusi di cui si sono macchiati certe persone e che passando attraverso la Porta Santa si siano potute anche redimere, resteranno comunque impuniti. I peccati commessi oltre a rimanere un’impronta negativa, nella vita degli abusati, potranno pur sempre essere perdonati dalla chiesa, ma non da chi li ha subiti”. 

    Maurizio Losorgio

    http://www.savonanews.it/2016/11/15/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/sacerdoti-e-pedofilia-zanardi-con-il-nuovo-vescovo-di-albenga-nulla-e-cambiato.html

  • Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Giraudo BIS: le vittime savonesi chiedono un incontro al Papa. Anche il Vicario don Ferri mentì.

    Saranno tempi difficili per il nuovo vescovo di Savona Calogero Marino costretto a risanare una diocesi sconquassata da anni di mala gestione e salita agli onori/orrori della cronaca sia per l’alta densità di preti pedofili (il 6% stando all’annuario ufficiale), sia per i modi in cui le varie vicende sono state gestite.

    Una pesante eredità quella che monsignor Vittorio Lupi e i suoi predecessori lasciano al nuovo vescovo partendo dalla richiesta danni, 6 milioni di euro, che avanzeranno per il momento solo 5 delle vittime di don Giraudo, i guai derivanti dall’affaire delle colonie bergamasche e le varie speculazioni che vedono coinvolto l’Istituto per il Sostentamento del Clero e indagato per malversazione l’ex vescovo di Savona, il cardinale Domenico Calcagno.

    Monsignor Calogero Marino dovrà probabilmente anche rivedere e risanare i vertici della curia e quei consiglieri che hanno portato il suo predecessore Lupi, ad un fallimento della gestione diocesana così clamoroso. Tra questi il vice del vescovo Lupi, monsignor Antonio Ferri (già vicario ai tempi di Lafranconi) che da quanto emerge dal carteggio dell’inchiesta BIS su don Giraudo, avrebbe mentito sia alle vittime che alla comunità cattolica savonese per anni.

    Don Antonio Ferri infatti ha sempre dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato delle tendenze pedofile di don Giraudo e di non aver mai avuto sentore di quanto il Giraudo facesse. Ma da quanto emerge dalla sua deposizione fatta alla Squadra Mobile il 21 gennaio del 2012 non è così. Don Ferri infatti era ben a conoscenza della pericolosa condizione del Giraudo sin dagli anni novanta quando ricevette le confidenze allarmate di una scout del Savona 7° la quale gli riferì alcuni episodi di esibizionismo denunciati già allora da alcuni ragazzi ospiti della colonia estiva Padre Cocchi di Garessio.

    In quegli anni don Ferri sarebbe potuto intervenire denunciando, in quanto era Vicario Generale. Ma non lo fece mantenendo così un clima di poca trasparenza che ha portato alla rovina decine di vite umane. In quegli anni si contano più di 50 bambini savonesi che subirono le perversioni sessuali di Giraudo.

    Ma dal carteggio emerge anche quanto poco la diocesi savonese, in barba alle raccomandazioni di Papa Francesco, abbia collaborato in questi anni con l’autorità giudiziaria, così poco da costringerla, dopo la condanna del 2012, ad aprire un fascicolo BIS su don Giraudo. In quel fascicolo decine di nomi, tutti ragazzi ospiti della comunità di Orco Feglino gestita dal prete. Nomi che erano negli archivi ma non furono mai comunicati alla magistratura, almeno dalla diocesi di Savona, li comunicò la Rete L’ABUSO che dopo aver sentito le varie vittime, solo nel 2014 è riuscita a ricostruire faticosamente nome per nome, un quadro decisamente diverso da quello sempre dichiarato dalla diocesi savonese.

    Sulle vicende dei preti pedofili nella diocesi di Savona va ricordato che anche il vescovo Lupi ha sempre mentito facendo credere di non sapere nulla, quando invece, non solo possedeva in cassaforte l’intero carteggio sulle vicende, ma nel 2008 ne era stato informato da più fonti. Ha sempre sostenuto che l’unica vittima di don Giraudo fosse Francesco Zanardi, una bugia che crollò dopo la messa in onda dei 2 servizi delle Iene nei quali sfilarono ben più di una vittima. (Servizi; “Abusi coperti dalla chiesa” e “Abusi nascosti dalla chiesa”)

    Anche le promesse fatte alla comunità cattolica non furono mai mantenute a partire dalla fantomatica commissione d’inchiesta che Lupi annunciò nel 2010, alle promesse di riduzione allo stato laicale dei sacerdoti responsabili degli abusi, ultimo di questi don Pietro Pinetto che anziché essere processato in sede canonica è stato trasferito in una parrocchia che raccoglie quasi 200 minori, quella di San Francesco da Paola.

    L’unico sacerdote che monsignor Vittorio Lupi ridusse allo stato laicale in tempo record, fu don Carlo Rebagliati, reo di aver deposto davanti ai magistrati e di aver esternato la sua omosessualità, tra le altre cose mai accusato di pedofilia.

    Nei giorni scorsi, un sostanzioso gruppo di vittime dei preti pedofili della diocesi di Savona – Noli hanno sottoscritto una lettera inviata a Papa Francesco nella quale chiedono un incontro nel quale si rendono disponibile da subito ad integrare il materiale già fatto pervenire lo scorso anno, tramite don Giovanni Lupino, al Visitatore Apostolico Mons. Alberto Tanasini.

    Crediamo che l’operato del vescovo Lupi e quello di monsignor Ferri, come prevedono le nuove linee guida di Papa Francesco, debba essere valutato da un tribunale canonico. Questa richiesta è dovuta non solo al fatto che nella diocesi savonese, anche se per ora non sono arrivati agli onori della cronaca, vi sono ancora sacerdoti che per il momento ci limitiamo a definire “chiacchierati”, ma anche perché la salute e l’integrità morale dei vertici della curia è fondamentale perché le linee guida vaticane attualmente in vigore siano applicabili. Queste infatti prevedono che i sacerdoti segnalino ai propri superiori presunte o eventuali notizie di reato, sarà poi compito dei superiori intervenire ed eventualmente denunciare all’autorità civile.

    Una condizione che dai dati di fatto sopra esposti non esiste in questa diocesi e che proprio per questa condizione rende poco sicura la presenza di bambini nelle parrocchie della diocesi.

    Spiego meglio, le procedure attuali vietano ai sacerdoti la denuncia di questi crimini, pena la scomunica e questo ce lo ricorda bene il vescovo di Albenga, monsignor Guglielmo Borghetti che riguardo alla vicenda di pochi giorni fa che ha visto coinvolto l’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri, ha rimproverato al sacerdote che ha deposto davanti all’autorità giudiziaria, il fatto di non aver informato prima i suoi superiori. Una mancanza che potrebbe costare a don Filippo Bardini non solo una querela penale, ma in sede canonica addirittura la scomunica. Questo proprio in base ad una modifica del codice canonico apportata nel 2013, dove sostanzialmente viene vietata ai membri del clero la facoltà di denunciare autonomamente alle autorità civili, pena la scomunica.

    Capirete bene quindi che se i vertici della curia sono dediti all’omertà, le parrocchie, a prescindere dalla bontà e dall’onestà del parroco, diventano luoghi poco sicuri ed inadeguati per i bambini.

    Ad accompagnare le richieste poste al Pontefice, anche una petizione che ad oggi ha raccolto più di 10.000 firme.

    frazan

  • Pedofilia in Liguria, quando la Chiesa fa perdere la fede

    Pedofilia in Liguria, quando la Chiesa fa perdere la fede

    Un sacerdote di Albenga che dice ai magistrati di Savona: “Devo riferire che il vescovo (non parliamo di Guglielmo Borghetti, ndr) pagava sistematicamente per avere prestazioni sessuali nel suo studio; che io sappia si tratta di maggiorenni, i quali in cambio della prestazione sessuale ottengono soldi; sono soggetti che vanno per un aiuto, e poi subiscono la pesante induzione del vescovo”.

    Non solo. La testimonianza sostiene anche che “il fatto che un prete  avesse rapporti sessuali con minori era di dominio pubblico e purtroppo i vertici della chiesa locale (Savona, ndr) tacquero”. Il riferimento è a passati vescovi che hanno fatto brillantissime carriere.

    E’ tutto riportato sul Fatto Quotidiano di oggi.

    Ormai sono anni che la chiesa ligure, soprattutto nel Ponente, è toccata da scandali (soprattutto di pedofilia, ma non solo). Valutate voi se le risposte siano state adeguate “Albenga refugium peccatorum dei preti pedofili”

    Una corruzione che ha, prima di tutto, devastato la vita di tanti minori.

    Che ha intaccato forse irrimediabilmente la fiducia nella Chiesa ligure.

    Ma forse non solo. Per chi è cresciuto in un ambiente cattolico, vedere la Chiesa coinvolta in tanti scandali può portare a mettere in discussione perfino la fede. Certo, la Chiesa va distinta dai suoi rappresentanti – più o meno degni. Certo, persino fede e Chiesa vanno tenuti distinti.

    Ma una cosa è la razionalità, altra la fede, che è anche sentimento, abbandono. E perciò rischia di perdersi di fronte agli scandali di chi dovrebbe essere un ministro, un tramite tra noi e… Dio.

  • Pedofilia e sesso di scambio: le nuove accuse al Vaticano

    Pedofilia e sesso di scambio: le nuove accuse al Vaticano

    Ferruccio Sansa, inviato ad Albenga (Savona) – Devo riferirle che il vescovo Mario Oliveri paga sistematicamente per avere prestazioni sessuali nel suo studio. Che io sappia si tratta di maggiorenni, i quali in cambio della prestazione sessuale ottengono soldi. Sono soggetti che vanno per un aiuto, e poi subiscono le pesanti richieste del vescovo”.

    È il 15 gennaio 2015 quando la procura di Savona ascolta come testimone don Filippo Bardini, all’epoca direttore della Caritas di Albenga. Oggi il contenuto di quelle carte è pubblico con gli atti dell’inchiesta sul sacerdote Nello Giraudo (che patteggiò un anno, mentre tante altre accuse sono finite in prescrizione).

    Per Francesco Zanardi, attivista anti-pedofilia della Rete l’Abuso: “Le parole di don Bardini rappresentano il primo atto d’accusa proveniente da un sacerdote – poi sostituito alla guida della Caritas – nei confronti delle diocesi di Albenga e Savona”. Quelle diocesi al centro di scandali di pedofilia e non solo. Un atto d’accusa nei confronti del vescovo Oliveri che all’epoca guidava Albenga e che poi è stato sostituito da Papa Francesco. Sulle affermazioni di Bardini è stato aperto un fascicolo senza indagati. Oliveri non è stato indagato: i fatti sarebbero comunque prescritti e non è detto che siano da considerare reati.

    Ma Bardini parla anche di Domenico Calcagno, all’epoca dei fatti vescovo di Savona e oggi potentissimo cardinale in Vaticano. È presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica: “Posso dichiarare che il fatto che don Giraudo avesse rapporti sessuali con minori era di dominio pubblico e purtroppo i vertici della chiesa locale tacquero; sia l’allora vescovo Dante Lafranconi che Calcagno, che si avvaleva di Giraudo come cuoco, erano a conoscenza del fatto che abusava dei minori affidatigli”.

    E tra le carte ecco una lettera che Calcagno scrisse nel 2003 all’allora cardinale Joseph Ratzinger: “Presento con animo colmo di sofferenza il caso di don Nello Giraudo… per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini e adolescenti”. Calcagno insomma scrisse in Vaticano. Ma nell’estate 2005 Giraudo durante un campo scout a Vara molestò un ragazzo e fu per questo condannato.

    I vertici ecclesiastici sapevano? Un’accusa che non abbandona i vescovi di Albenga e Savona. Calcagno ha sempre negato. Non è stato indagato. E Benedetto XVI lo ha promosso in Vaticano. Nel maggio scorso eccolo indagato in un’inchiesta per malversazioni amministrative relativa al periodo in cui era stato vescovo di Savona. “Ho fiducia nella magistratura, chiarirò tutto”, aveva detto. Poi le polemiche per la collezione di armi, la grande passione di Calcagno.

    Don Filippo Bardini, il sacerdote scomodo autore della testimonianza, non è più ai vertici della Caritas di Albenga. E qui un altro scandalo, ma avvenuto quando già in Riviera era arrivato Guglielmo Borghetti, vescovo mandato da Bergoglio per rivoluzionare la Curia: alla Caritas infatti dopo Bardini era stato nominato don Francesco Zappella. Ma nel settembre 2015 ecco che viene toccato da un’inchiesta per reati sessuali. Borghetti sembrò difenderlo: “Per quanto lo conosco io don Francesco è una persona buona e generosa”, disse. L’inchiesta si risolse con un’archiviazione (tra l’altro i fatti sarebbero stati prescritti), ma emerse – come riportarono Il Secolo e il Corriere – che lo stesso sacerdote anni prima era già stato condannato per atti di libidine su minorenni.

    Ferruccio Sansa

    Il FATTO QUOTIDIANO del 19/10/2016

     

  • Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    Caso Oliveri, la Diocesi di Albenga e Imperia pronta ad agire contro chi lo ha diffamato

    “Accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente”

    Albenga/Imperia. La risposta arriva alle 20,30 della sera dopo che tutta Italia aveva puntato gli occhi su un caso che ha sollevato un polverone sulla Diocesi di Albenga e Imperia già finita al tempo nell’occhio del ciclone.

    L’ha scritta di suo pugno il vescovo Guglielmo Borghetti: “In riferimento a quanto apparso quest’oggi sul quotidiano Il Fatto Quotidiano relativamente ad infamanti affermazioni riguardanti il Vescovo emerito di Albenga – Imperia S.E. Mons Mario Oliveri ed altre autorevoli personalità ecclesiastiche del Ponente Ligure, comunico che una volta appurato che le affermazioni in virgolettato riportate in apertura di articolo siano veramente state prodotte dal sacerdote della Diocesi di Albenga-Imperia citato nell’articolo stesso, il Vescovo Oliveri, mio predecessore, ha ferma volontà di procedere in ogni sede civile e penale ritenuta opportuna contro il sacerdote in questione, sentendo gravemente lesa la sua buona fama. Esprimo peraltro sentimenti di amarezza e profondo dolore nell’apprendere che un prete della Nostra Diocesi abbia potuto esprimere accuse così gravi contro il suo superiore diretto senza informare altresì l’autorità ecclesiastica competente. La Chiesa di Albenga-Imperia soffre, ma con essa la Chiesa tutta di cui è parte viva”.

    http://www.riviera24.it/2016/10/caso-oliveri-la-diocesi-di-albenga-e-imperia-pronta-ad-agire-contro-chi-lo-ha-diffamato-238057/

  • Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    Pedofilia e narcisismo tra i preti, il Papa sostituisce il vescovo di Albenga

    ALBENGA – Papa Francesco ha accettato le dimissioni presentate da monsignor Mario Oliveri, dall’ottobre 1990 vescovo di Albenga-Imperia. Al suo posto ha nominato mons. Guglielmo Borghetti, finora coadiutore della medesima diocesi.

    Mons. Borghetti era arrivato nella diocesi di Albenga come coadiutore nel gennaio del 2015. La scelta di Papa Francesco era arrivata dopo le segnalazioni di numerosi episodi controversi e scandali, tutti raccolti in un dossier che il nunzio apostolico Adriano Bernardini consegnò a papa Francesco dopo una ‘visita’ alla diocesi.

    Mons. Mario Oliveri aveva aperto le porte della diocesi a numerosi sacerdoti che avevano avuto problemi, avendo così a disposizione numerosi religiosi deboli. L’ultimo scandalo porta il nome di don Paolo Piccoli, rinviato a giudizio dalla procura di Trieste per l’omicidio di un sacerdote. Dopo quell’episodio don Piccoli si era trasferito ad Albenga come cappellano in una clinica. Ma mons. Oliveri, tradizionalista nella liturgia (ama la messa in latino), 72 anni, aveva accolto anche don Francesco Zappella, ordinato sacerdote in diocesi dopo essere stato condannato per abusi nel 1991 a Pinerolo (Torino), e don Luciano Massaferro, di Alassio (Savona) arrestato nel 2009 e condannato per aver molestato una chierichetta e don Sandro Marsano, poi suo segretario nonostante l’arresto per un furto di libri dalla biblioteca Girolamini di Napoli.

    A monsignor Oliveri veniva rimproverato di aver accolto in seminario aspiranti sacerdoti senza aver esaminato con attenzione la reale vocazione dei giovani e questo avrebbe generato preti ‘deboli’ protagonisti di casi di pedofilia o di narcisismo, tanto da posare nudi su Facebook. Ma in diocesi ci sono stati anche preti che sono fuggiti con la cassa della parrocchia o che hanno fatto i barman in locali notturni, o che si sono fatti tatuare, o che hanno corteggiato le fedeli, o che vivevano con l’amico del cuore.

    “Non mancherò nei confronti del nuovo vescovo, al quale dico la mia cordiale vicinanza spirituale, e nei riguardi della Chiesa che ho retto e governato e che ora egli deve guidare e nei comportamenti in conformità a quanto mi è chiesto dalla Santa Sede e cioè di contribuire al rasserenamento degli animi, al mantenimento della pace nei cuori dei sacerdoti e dei fedeli”. Lo ha scritto mons. Oliveri in una lettera.

    Nelle parole del vescovo chiaro il richiamo alle contrapposizioni tra la parte del clero a lui fedele, nonostante gli scandali, e quello che ha accolto benevolmente l’arrivo del vescovo coadiutore, mons. Guglielmo Borghetti nel marzo del 2015. I fedeli saluteranno Oliveri il 15 settembre alle 18 nella cattedrale di San Michele a Albenga.

    Nella sua lettera l’ex vescovo scrive anche: “Lascio con dolore poiché ho amato tutto quello che ho fatto in questi 26 anni in diocesi e ringrazio la Misericordia Divina per la continua assistenza per non avermi mai lasciato cadere in scoraggiamenti o delusioni, anche davanti a ciò che di meno positivo c’è stato, in alcuni aspetti, negli anni del mio episcopato”.

    http://www.primocanale.it/notizie/pedofilia-e-narcisismo-tra-i-preti-il-papa-sostituisce-il-vescovo-di-albenga-175702.html

  • Nasce il telegiornale tematico sulla pedofilia clericale in Italia

    Nasce il telegiornale tematico sulla pedofilia clericale in Italia

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    Unico e primo al mondo, rivoluzionario e a detta di alcuni giornalisti geniale.

    Nel mese di maggio partirà in via sperimentale il TG della Rete L’ABUSO, diretto dalla giornalista Francesca Lagatta e trasmesso in 3 lingue, italiano, inglese e spagnolo. Un servizio di informazione tematica che ha l’obiettivo di informare l’opinione pubblica sulla reale entità di quello che è in Italia il problema sociale dei preti pedofili.

    Un tema che l’Italia non ha mai affrontato a partire dalle istituzioni, le quali dallo scandalo iniziato nel 2009 ad oggi non solo hanno dimostrato l’incapacità di prendere una posizione seria e coscienziosa che tutelasse i cittadini, come contrariamente è accaduto negli Stati Uniti e negli altri paesi dell’UE, ultima tra questi la Francia, che per un vescovo che ha coperto solamente 3 preti pedofili, si è immediatamente attivata avviando una commissione di inchiesta indipendente. Il governo italiano invece, dal 2009 non è ancora riuscito a quantificare l’entità del problema.

    Molti di voi si sono domandati perché nei titoli di coda del film Spotlight non appare l’Italia. La risposta è molto semplice, in Italia l’unico dato che quantifica parzialmente l’entità del fenomeno siamo noi, la Rete L’ABUSO. Sembra paradossale ma è così, malgrado che l’UE abbia stanziato da tempo fondi per creare un database nazionale, in Italia non è mai stato creato.

    Vanno ricordati almeno due aspetti inquietanti accaduti nel nostro paese, il primo risale al 2007 quando Santoro ad Anno Zero propose il documentario della BBC “Sex crimes and the Vatican”, il programma fu sospeso dopo la messa in onda di quel servizio.

    L’altro invece riguarda l’autorità giudiziaria, parlo del caso del Procuratore Aggiunto di Milano dott. Pietro Forno che nel 2010 ventilò l’ipotesi già accertata e consolidata negli Stati Uniti, ovvero che le coperture della chiesa cattolica nei confronti degli abusi commessi da membri del clero, fossero sistematici. In quella occasione il ministro Angelino Alfano ordinò un’ispezione nei confronti del Procuratore Aggiunto Forno.

    L’obiettivo di questo TG è quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica decine di casi che emergono in continuazione nel nostro paese, ma di cui non se ne sa nulla  perché le notizie vengono divulgate troppo spesso solamente a livello locale.

    Un caso in particolare ci ha spinti a tentare questo esperimento, il caso di don Francesco Zappella, un sacerdote della diocesi di Albenga, tra le altre cose l’unica commissariata dal Vaticano. Il caso Zappella è emblematico perché si svolge non solo in Italia, ma anche in Uruguay, ma con modalità davvero distanti anni luce tra loro.

    Zappella in Uruguay faceva il missionario, portava “cultura e civiltà” in un paese che invece dovrebbe insegnare a noi e non al contrario. Nello stesso procedimento penale, attualmente in corso, è accaduto, in Italia che il sacerdote, il giorno stesso che è stato indagato, ha ricevuto dal vescovo di Albenga Guglielmo Borghetti, la promozione a dirigente della Caritas. Non è mai stato sospeso dai suoi incarichi, malgrado sia emerso che era già stato condannato nel 1992 per abusi sessuali a danno di 2 infraquattordicenni. Il vescovo Borghetti ha sempre manifestato nei suoi confronti la massima stima e fiducia. Attualmente ha lasciato la parrocchia, ma lo ha fatto volontariamente.

    Anche la politica, malgrado la notizia di una precedente condanna e le nuove indagini, o non si è pronunciata, o lo ha fatto con modalità davvero tristi. Ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Paolo Villa alla Zanzara su Radio 24.

    In Uruguay invece le cose sono andate diversamente.

    Appena si è saputo che il missionario italiano era formalmente indagato anche dall’autorità giudiziaria Uruguagia, insieme a lui altri casi che la Rete L’ABUSO aveva segnalato, la stampa ha iniziato (stile Spotlight) a verificare le nostre segnalazioni, risultate poi fondate. La TV nazionale allora ha deciso di dedicare un appuntamento settimanale di 2 ore per informare i cittadini e raccogliere segnalazioni. Persino la Conferenza Episcopale Uruguagia è intervenuta istituendo un numero per le vittime e aprendo anche nel caso del missionario Zappella, un’indagine canonica.

    Non si sono fatte attendere neppure le istituzioni, che in precedenza avevano assegnato al missionario italiano la cittadinanza onoraria, immediatamente revocata.

    Questo è un caso emblematico che la Rete L’ABUSO ha sollevato, ma in Italia ne abbiamo tanti come questo .

    Con il nostro TG settimanale vogliamo portare a conoscenza l’opinione pubblica, non solo di quanto accade nel nostro paese, ma anche confrontarci con quelle che sono negli altri paesi, le realtà della società della quale anche noi facciamo parte.

    Il materiale da proporre è molto, darà a tutti voi l’opportunità di poter sapere, valutare, ed eventualmente potersi tutelare.

    Ci auguriamo di fornire un servizio gradito e di pubblica utilità.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus.

    Direttore responsabile Francesca Lagatta

    Per info tg@retelabuso.org

    Diretta streaming TV http://retelabuso.org/live-tv/

  • Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Nella seconda puntata di SANTO Y SEÑA (qui la puntata del 20-4) andata in onda ieri sera su Montecarlo TV abbiamo assistito ad uno spettacolo che in Italia non siamo certo abituati a vedere. In una sola settimana non solo l’autorità giudiziaria, ma anche chiesa e politica hanno preso chiarissime posizioni nei confronti di don Francesco Zappella, il missionario italiano già condannato nel 1992 per molestie su due minori infraquattordicenni e oggi nuovamente sotto accusa.

    Il vescovo di Melo ha immediatamente avviato un’indagine canonica nei confronti del sacerdote, indagine che a quanto pare non vedrà come oggetto solo le accuse di molestie a danno di minori, ma da quanto emerge dalla stampa locale sembra che i punti da chiarire siano più di uno.

    Il nostro assistito Luis Mario Acuna, nel frattempo è già stato convocato dal tribunale canonico che lo sentirà nella giornata di oggi, 22 aprile 2016.

    Anche la reazione delle istituzioni non si è lasciata attendere. Immediatamente revocata l’onorificenza di Cittadino Illustre che le istituzioni della città di Trenta y Tre avevano conferito al missionario nell’aprile del 2014.

    Anche l’opinione pubblica non è rimasta in silenzio ed è rimasta commossa dal racconto e dal coraggio che Luis Mario ha mostrato, un coraggio che in questi giorni ha stimolato decine di vittime da tutto il paese a denunciare gli abusi subiti da preti cattolici.

    Certo che dire, sbalordisce la rapidità con la quale le Istituzioni Ecclesiastiche uruguagie sono intervenute, soprattutto se pensiamo che lo stesso sacerdote è accusato anche qui in Italia per motivi identici. Ma qui l’intervento della chiesa non si può certo dire sia stato così celere. Quello della politica, ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Pier Paolo Villa.

    Ieri vescovo Guglielmo Borghetti che attualmente ha in carico don Francesco Zappella è stato convocato con urgenza da Bergoglio, lunedì toccherà all’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri. Nell’incontro che la stampa locale definisce Top Sicret, non possiamo escludere che i due abbiano affrontato anche questo pasticcio internazionale che sta creando non pochi problemi alla Conferenza Episcopale Uruguagia.

    Francesco Zanardi.

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    Spuntano altri episodi bui sull’ex parroco Zappella Informato il vescovo Borghetti

    SAVONA. Una condanna con rito abbreviato del tribunale di Pinerolo nel 1991 per atti di libidine violenta su due minori e una richiesta di archiviazione avanzata dal pm savonese Ferro ad ottobre scorso per atti sessuali su uno straniero, all’epoca (2005) presunto minorenne.

    Ce n’è stato abbastanza per spingere il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti a chiedere le dimissioni di don Francesco Zappella da parroco del santuari odi Sant’Antonio da Padova di Borghetto. E dal nove dicembre la parrocchia è stata affidata a Francesco Zuccon.

    DonZappella, però ,ha continuato a dire messa, ad incontrare i parrocchiani che per anni hanno affollato la chiesa e soprattutto respinto come non veritiere e mediatiche le accuse di pedofilia nei confronti del prete entrato in seminario ad Albenga nel 1991dopo essere stato condannato ad un anno e due mesi dal tribunale piemontese. Ma il passato di don Francesco, cittadino onorario di Trenta Y Tres, cittadina uruguaiana dove ha una missione, sembra nascondere altri aspetti oscuri.

    E presenta una similitudine con il caso savonese di Nello Giraudo. Alla fine degli anni‘90,infatti, Francesco Zappella ha svolto il ruolo di educatore in una parrocchia pinerolese e già all’epoca era finito nel mirino degli inquirenti per atteggiamenti “insoliti” con i bambini.

    Solo due genitori, all’epoca ebbero la forza di denunciare i fatti, ma per almeno 3-4 ragazzini ora quarantenni, una gita parrocchiale si trasformò in un vero e proprio incubo con l’educatore a parlare di masturbazione e a cercare il contatto coni ragazzini di cui doveva prendersi cura. Insomma, con ruoli differenti, una trama che assomiglia a quella del caso dell’ex prete savonese.

    Decine di interrogatori e verbali hanno portato alla luce anche come lo Zappella abbia cercato di toccare un giovane, all’epoca ventenne, senza però riuscirci. Un faldone di atti di cui dispone da alcuni mesi anche il vescovo coadiutore Borghetti e che potrebbe finire nello scontato processo canonico aperto, secondo indiscrezioni, direttamente dal Vaticano. Ma come era successo a Giraudo all’epoca della sua permanenza a Valleggia, don Zappella ha continuato a dire messa a Borghetto nella sua ex parrocchia e senza alcun intervento dall’alto.

    Giovanni Ciolina Il SECOLO XIX Savona