Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Liberaci dal male: le vittime della pedofilia nella Chiesa

    Mentre in Vaticano si prepara il summit sugli abusi sessuali che inizierà il 21 febbraio, il Venerdì ha cercato le vittime che accusano la Chiesa. A cominciare dagli ex bambini del coro di Ratisbona, in Germania, dove nell’arco di settant’anni, dal 1945 al 2015, si è consumato il più grande scandalo della Chiesa tedesca, con oltre cinquecento casi di violenze documentati. «Tuttora c’è chi mi chiama traditore e ricevo lettere di insulti» ha raccontato a Tonia Mastrobuoni Udo Kaiser, entrato nel coro a sei anni, nel 1956, e oggi in prima fila nel denunciare gli abusi. Adesso nella scuola la musica è cambiata e il maestro del coro Roland Büchner si schiera con le vittime: «Per fortuna hanno avuto coraggio e hanno insistito finché la verità non è emersa». Ma altrove non è andata nello stesso modo. E, come racconta dall’Argentina Paolo Galassi, c’è chi reclama ancora giustizia. Julieta Añazco, che nel Paese di Bergoglio guida la rete dei sopravvissuti agli abusi ecclesiastici, accusa la Chiesa di screditare le vittime e di fare di tutto per evitare che si svolgano i processi e mette i guardia la curia: «Se il Papa un giorno tornerà in Argentina, non staremo in silenzio».

    E in Italia? Un rapporto della rete L’Abuso ha censito 140 casi di religiosi condannati dai tribunali civili. «Ma le diocesi sono tante e poche hanno affrontato la quesione pedofilia con sistematicità» ha detto Hans Zollner, membro della Commissione vaticana contro gli abusi. Oggi però, scrive Andrea Gualtieri, la Chiesa prova a rompere il silenzio. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna incaricato dal Papa di stilare le nuove direttive per le diocesi, anticipa che i vescovi non potranno più attenersi alle sole leggi del diritto canonico, ma dovranno rivolgersi alle forze di polizia: «Non possiamo cadere ancora nell’errore dell’insabbiamento». Poi, naturalmente, ci sono gli innocenti, i sacerdoti accusati ingiustamente, e Filippo Di Giacomo si chiede: «I vescovi convocati a Roma sapranno escogitare un sistema che ricordi ai giustizieri, con o senza tonaca, l’esistenza della presunzione di innocenza?».

    https://www.repubblica.it/venerdi/2019/02/14/news/liberaci_dal_male-219109513/?ref=RHPPBT-BO-I0-C4-P12-S1.4-T1

  • Il “GIALLO” delle vittime italiane

    Il “GIALLO” delle vittime italiane

    “Durante il convegno, per ragioni di tempo e logistiche, non saranno molte le vittime che potranno essere ascoltate; proprio per questo il Santo Padre ha chiesto, nella lettera d’invito – lo abbiamo ribadito – che tutti i partecipanti debbano aver incontrato vittime di abuso già prima, nel Paese di provenienza. Questo è importante in sé per ascoltare, per essere sensibilizzati, per essere preparati bene per ricevere il messaggio che uscirà dall’incontro. Ma è importante anche perché così si rendono conto ancora di più che questo fenomeno non è una questione presente solo nel mondo centro-europeo e nordamericano: questa è una realtà – purtroppo – presente in tutti i Paesi e in tutti i continenti. E il Santo Padre ha sottolineato che questo è il compito principale dei pastori: di essere vicini alle persone che ne hanno più bisogno.”

    Parola di padre Hans Zollner, referente del Comitato organizzatore dell’incontro di febbraio su “La protezione dei minori nella Chiesa”.

    Come si può conciliare questa dichiarazione, apparsa oggi 23 gennaio 2019 sul sito vaticannews.va, con l’assordante silenzio del Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, rispetto alla disponibilità delle vittime italiane di essere ricevute?

    Addirittura il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO ha anticipato il card. Bassetti, non ha atteso che “si mettesse a cercare qualche vittima” o che fosse costretto a dichiarare che non aveva fatto in tempo a convocare qualche vittima o che le vittime da lui convocate magari non avevano accettato l’invito…

    Le vittime cattoliche della Rete L’ABUSO hanno fatto il primo passo, hanno colto l’invito del Papa ben espresso nella LETTERA AL POPOLO DI DIO dove si richiama ciascuno all’impegno personale e comunitario per sradicare la terribile piaga della pedofilia clericale: “Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione”.

    Il tempo passa, le vittime attendono… il 21 febbraio arriva… cosa dirà il card. Bassetti a Papa Francesco rispetto al suo incontro con le vittime prima del meeting? Dirà di averle incontrate? Quali vittime? Rigorosamente anonime? Dirà di aver ignorato la disponibilità delle vittime cattoliche della Rete L’ABUSO?

    E come si declinano nella realtà italiana le parole di padre Zollner “questo è il compito principale dei pastori: di essere vicini alle persone che ne hanno più bisogno”?

    Sono ennesime belle parole cui non fanno seguito azioni concrete?
    Le vittime sono “concrete”… sono persone vere!
    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO (vittime&famiglie@retelabuso.org)

  • Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Le vittime italiane ignorate dalla CEI

    Non è un mistero il prossimo incontro che si terrà a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019. Da settimane ne parlano i giornali di tutto il mondo perché è un evento atteso: il Papa ha convocato i Presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo per affrontare il tema della pedofilia clericale.

    Il Comitato organizzatore, nelle persone di Padre Hans Zollner, card. Blase Joseph Cupich, mons. Charles Scicluna, card. Oswald Gracias, ha inviato una lettera ai Presidenti delle Conferenze episcopali invitandole a incontrare le vittime prima di febbraio.

    Come Comitato di Vittime & Famiglie dell’unica Associazione italiana che si occupa in modo specifico delle vittime dei preti pedofili, abbiamo accolto con molto favore tale invito e abbiamo scritto al card. Bassetti poco prima di Natale.

    Abbiamo espresso la nostra disponibilità ad essere ricevuti per fornire un contributo che riteniamo utile alla preparazione dell’evento.

    Ma i giorni passano, le settimane passano, e nessuno ha contattato l’Associazione rete L’ABUSO per organizzare l’incontro con una delegazione del Comitato Vittime & Famiglie.

    Si dirà poi che in Italia non sono state incontrate le vittime?

    Oppure si dirà che sono state incontrate? Ma quali vittime? Quelle che “preferiscono rimanere anonime” così che non vi sia modo di verificare che l’incontro sia realmente avvenuto?

    Oppure il silenzio totale? La notizia che la CEI non ha incontrato le vittime sarà totalmente ignorata…?

    È bastato scrivere che il Comitato organizzatore ha invitato i Vescovi a incontrare le vittime per far credere che ciò avverrà o sia avvenuto?

    Ma la realtà italiana è un’altra, non si crede più alle favole, ormai fin troppo scontate.

    Pronti a ricrederci e ad essere eventualmente smentiti, restiamo in attesa del 21 febbraio.

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO

  • Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Lettera di Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias ai presidenti delle Conferenze episcopali convocati da Papa Francesco a Roma per affrontare la crisi. C’è anche un questionario preparatorio

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi prima dell’appuntamento incontri con vittime di sacerdoti o religiosi abusatori «per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    «Cari fratelli in Cristo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (I Cor 12:26). Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua lettera al popolo di Dio in risposta alla crisi degli abusi che sta incontrando la Chiesa, scrivono nella lettera diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana i quattro membri del comitato organizzatore nominato dal Papa lo scorso 23 novembre, ossia il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell’India, monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e incaricato come referente del comitato stesso.

    «Coloro che sono stati abusati da chierici sono stati anche danneggiati quando “abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. E così “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura”. In assenza di una risposta complessiva e comune, non solo non riusciremo a portare guarigione alle vittime sopravvissute ma la stessa credibilità della Chiesa nel portare avanti la missione di Cristo sarà messa a repentaglio in tutto il mondo. Il primo passo deve essere riconoscere la verità di quanto avvenuto».

    «Per questa ragione, facciamo urgentemente appello ad ogni presidente di conferenza episcopale di raggiungere e visitare vittime sopravvissute all’abuso sessuale del clero nei rispettivi Paesi prima dell’incontro a Roma, per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    Si tratta di un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto», ha chiosato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke, che ricorda come il vertice di febbraio abbia tre temi principali: «Responsabilità, accountability (assunzione di responsabilità, ndr) e trasparenza».

    Nella missiva diramata oggi i membri del comitato organizzatore domandano inoltre di «rispondere ad un questionario» allegato alla lettera, ma non pubblicato dal Vaticano, che «fornisce uno strumento per tutti i partecipanti all’incontro di febbraio per esprimere la loro opinione costruttivamente e criticamente mentre procediamo, per individuare dove c’è bisogno di aiuto per promuovere riforme adesso e in futuro, e per aiutarci ad avere un quadro completo della situazione nella Chiesa. Con questo obiettivo in mente, il Santo Padre ci ha chiesto di ringraziarvi per il vostro sostegno nel completare il questionario allegato per prepararsi meglio all’incontro e di invitarvi urgentemente ad affrontare insieme questa strada».

    Il Papa «è convinto che tramite la cooperazione collegiale, le sfide che la Chiesa ha di fronte possono essere affrontate. Ma ciascuno di noi deve assumere questa sfida agendo insieme in solidarietà, umiltà e penitenza per riparare il danno fatto, condividendo l’impegno comune alla trasparenza, e tenendo responsabile ognuno nella Chiesa. Si prega di notare che saremmo grati di avere le risposte il prima possibile, ma non oltre il 15 gennaio», conclude il comitato organizzatore, invocando in chiusura benedizioni divine per il tempo di Avvento.

  • I silenzi del papa – una chiesa divisa a metà (Internazionale 7/13 dicembre 2018)

    I silenzi del papa – una chiesa divisa a metà (Internazionale 7/13 dicembre 2018)

    Der Spiegel, Germania

    Subito dopo la sua elezione papa Francesco aveva promesso un cattolicesimo più aperto e rinnovato. Ma oggi, dopo i numerosi scandali per gli abusi sessuali, il Vaticano attraversa una delle crisi più gravi della sua storia

    Il terremoto che sta scuotendo la Città del Vaticano è quasi impossibile da avvertire al suo epicentro. Dietro le alte mura che cingono lo stato della chiesa cattolica regna il silenzio. Nella residenza del papa – la Casa santa Marta – le tendine sono tirate. Una guardia svizzera sorveglia l’ingresso, un gendarme si occupa dei controlli. Il centro nevralgico della chiesa mondiale somiglia a una fortezza. Solo a porte chiuse cardinali e arcivescovi sono disposti a parlare degli eventi che stanno scuotendo le fondamenta della chiesa. Si tratta in primo luogo delle migliaia di abusi sessuali commessi da sacerdoti in ogni parte del mondo.

    Ma si tratta anche, e sempre più, di papa Francesco. Lui, che ha esordito come brillante riformatore, minaccia di giocarsi l’autorevolezza parlando spesso nel momento sbagliato e tacendo quando sarebbe importante parlare. Un anziano cardinale della corte di Francesco denuncia menzogne e intrighi, e tuona contro “un santo padre che mette in discussione le verità della fede come nessuno dei suoi predecessori”. Sono passati meno di sei anni da quando Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, è stato eletto 266° successore di Pietro.

    Fin dall’entrata in carica è stato osannato come una figura luminosa, come un papa che avrebbe potuto imprimere a una chiesa retrograda un carattere al passo con i tempi. Oggi invece il gregge sembra sfuggire al controllo del suo capo spirituale. Forse alla fine si avvererà quello che, secondo alcuni testimoni, Francesco avrebbe detto davanti a una ristretta cerchia di persone: “Non è escluso che io passi alla storia come colui che ha creato una frattura nella chiesa cattolica”. In questi giorni si parla della crisi più grave dell’attuale pontificato e di una “guerra civile” tra i fedeli che non si limita a contrapporre i conservatori contrari a Francesco ai progressisti che lo sostengono. Oggi le critiche arrivano soprattutto da cerchie conservatrici degli Stati Uniti, dove si avanza il sospetto che il papa argentino abbia protetto una rete di prelati omosessuali, di fatto rendendosi complice di migliaia di abusi. Ma l’accusa più pesante – e finora non smentita – è che Francesco abbia, contro ogni ragionevolezza, riabilitato un molestatore seriale, il cardinale statunitense Theodore McCarrick (nel frattempo sospeso), e gli abbia affidato delicate missioni diplomatiche. L’accusa arriva dall’ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò, che ha anche chiesto le dimissioni di Francesco.

    “Su questo non dirò neanche una parola”, ha dichiarato il papa. Proprio lui, che in altri casi è pronto a esprimere un’opinione, su questo punto è rimasto fedele alla sua linea: tacere sui temi spinosi. È stato così quando quattro cardinali che lo sospettano di diffondere errori dottrinali hanno espresso dubbi sul suo pontificato. È stato così anche ad agosto, quando trentamila donne cattoliche hanno scritto una lettera aperta che chiedeva di conoscere la verità sugli abusi. Ma Francesco preferisce non affrontare l’accusa secondo cui fin dal giugno 2013 era a conoscenza degli abusi di McCarrick.

    Francesco aveva una certa familiarità con questo cardinale statunitense. Quando McCarrick, orgoglioso di poter ancora andare in missione a 84 anni per conto del papa, ha detto: “A quanto pare il Signore ha ancora un po’ di lavoro da farmi fare”, sembra che Francesco abbia ribattuto beffardo: “Può anche darsi che il diavolo non avesse ancora pronta la sua camera”.

    Questo papa spesso incline alle chiacchiere e agli scherzi continua a irritare l’élite vaticana, così attenta al rigore dei contenuti e alla severità delle forme. “Fin dall’inizio non ho mai creduto a una parola di questo Francesco”, dice un cardinale di grande esperienza, che preferisce restare anonimo, all’interno delle mura vaticane. “Predica la misericordia, ma in realtà è freddo e scaltro, direi macchiavellico. E – cosa peggiore – bugiardo”.

    Quando mai si è sentito parlare così di un successore al soglio di Pietro? Di una personalità a capo di 1,3 miliardi di fedeli, che esercita la sua sovranità assoluta su un’istituzione sopravvissuta a tanti regni e imperi e che continua a opporsi alla globalizzazione? In Francesco riposano le speranze di chi attribuisce a questa chiesa il compito di conciliare passato e futuro. Quello che sognano un ruolo più forte per le donne, il sacerdozio per gli omosessuali, ma anche più ecumenismo, più misericordia e meno fasto. Se Francesco fallisce, non finirà male solo il pontificato di un papa venuto dall’America Latina.

    In effetti i problemi non mancano. Lo studio di 356 pagine commissionato dalla conferenza episcopale tedesca sugli abusi sessuali ai danni di minori, di cui Der Spiegel ha fornito alcune anticipazioni, è stato presentato ufficialmente dal cardinale Reinhard Marx il 25 settembre 2018. Quelle pagine documentano in modo sconvolgente gli abusi. Secondo gli autori non c’è motivo di pensare che “gli abusi sessuali commessi da esponenti del clero cattolico nei confronti di minori siano un problema limitato al passato e ormai superato”.

    Sotto la pressione delle allarmanti notizie provenienti dalla Germania, il papa ha indetto per febbraio del 2019 un incontro tra i presidenti di tutte le conferenze episcopali nazionali sul tema degli abusi. Dovranno insomma trascorrere altri due mesi prima che gli alti prelati cattolici si riuniscano a Roma. Parliamo di quelle stesse eminenze ed eccellenze che, in virtù della loro posizione di potere, spesso costituiscono il problema, non la soluzione.

    Chi ascolta con attenzione la base della chiesa cattolica sente forti borbottii nel ventre di questa potente comunità che ha radici in tutto il mondo. Un viaggio alla ricerca delle vittime di abusi ha portato i giornalisti di Der Spiegel nello stato americano della Pennsylvania, tra le vittime argentine e nell’arcidiocesi del cardinale Reinhard marx, un amico intimo di Francesco. In questi posti si parla apertamente del “problema sistemico” e della “crisi spirituale” della chiesa.

    Ma i nostri giornalisti sono andati anche nell’epicentro del terremoto, a Roma, dove vescovi e cardinali hanno detto cosa pensano del sistema di potere della curia. Secondo uno di loro, in particolare , in Vaticano regna un “clima di paura e di insicurezza”.

    Buenos Aires, Argentina

    Ultimamente il papa viaggia molto. Dal 22 al 25 settembre è stato in Lituania, Lettonia, ed Estonia. Finora, però, Francesco non è mai andato nel suo paese, l’Argentina. “Ci chiediamo perché”, si sente dire tra i suoi collaboratori. Secondo l’avvocato Juan Pablo Gallego, la risposta è semplice: “A Roma Francesco è in esilio. Ci si è quasi rifugiato, perché in Argentina dovrebbe innanzitutto allontanare il sospetto di aver coperto per anni persone che hanno abusato di minorenni”. Gallego è il più famoso difensore delle vittime argentine di abusi sessuali da parte del clero cattolico. Riceve gli assistiti nel suo studio legale, nel centro di Buenos Aires. Chi vuole conoscere i punti oscuri del passato di Bergoglio, dice Gallego, deve occuparsi anche dell’ascesa e della caduta di Julio Cesar Grassi, un sacerdote in carcere dal 2013 per aver abusato di ragazzi di età compresa tra gli undici e i 17 anni. Prima di diventare papa, Bergoglio è stato il confessore di Grassi e, secondo Gallego, ha fatto anche realizzare uno studio di 2600 pagine che doveva contribuire a scagionare Grassi e a criminalizzare le vittime.

    “Nel 2006 ebbi un colloquio con Bergoglio”, dice Gallego. “Era chiuso, severo e diffidente, e non ha detto una parola sul fatto che i difensori di Grassi erano pagati dalla chiesa. L’immagine attuale, quella di un papa aperto e simpatico, non corrisponde a quella dell’uomo che mi trovai davanti in quell’occasione”. Gallego si lamenta del fatto che nessuno dei suoi assistiti è mai stato invitato in Vaticano: “Perché Francesco, invece di ricevere quelle vittime ha preferito accogliere Lionel Messi?”.

    Julieta Añazco è una delle vittime che finora non è stata ricevuta dal papa. Questa donna minuta è originaria di La Plata, una città di circa un milione di abitanti non lontana da Buenos Aires. In questo pomeriggio di fine estate siede con noi in un caffè e si sforza di trattenere le lacrime. Aveva sette anni quando trascorse per la prima volta le vacanze estive con gli scout della sua parrocchia, nei dintorni di La Plata. Nel campo c’era una tenda dove il sacerdote Ricardo Giménez confessava i bambini. Solo in seguito Julieta seppe che quel prete era stato trasferito. Circolavano voci che nel suo precedente posto di lavoro avesse abusato di minorenni. In quella tenda Giménez, un ometto grasso con gli occhi da pesce lesso, fece sedere Julieta a gambe larghe sulle sue ginocchia. Quindi la bambina avvertì le dita del prete sulla pelle e poi sentì che la penetravano. Ricorda ancora l’odore della guancia di lui contro la sua. Ancora oggi, a quarant’anni di distanza, le viene da piangere quando ne parla.

    All’epoca Añazco non disse niente ai genitori, perché si vergognava. In seguito andò da uno psicologo, ma poi abbandonò la terapia perché non riusciva ad aprirsi. Oggi però, insieme ad altre vittime della Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti, parla apertamente di quello che le successe. Ha ancora davanti agli occhi quelle immagini rimaste sepolte dentro di lei per tanto tempo: le immagini delle confessioni sotto quella tenda.

    Nel 2013, quando Bergoglio era papa da poco, Julieta Añazco e altre tredici vittime di Giménez hanno scritto in una lettera quello che gli era successo. In seguito agli abusi alcuni avevano sofferto di depressione, altre avevano tentato il suicidio o erano diventate tossicodipendenti, mentre Giménez continuava a celebrare la messa e a occuparsi di bambini. Le vittime hanno spedito la lettera all’indirizzo “Papa Francisco, Vaticano” nel dicembre 2013. Tre settimane dopo ricevettero la conferma che era arrivata a destinazione, poi più niente. Giménez è stato trasferito in una casa di riposo, dove ancora oggi si presenta ai giornalisti in abito sacerdotale. È rispettato e continua a dire messa.

    Molte delle vittime di abusi residenti a Buenos Aires avevano già chiesto aiuto a Bergoglio quando era ancora cardinale, ma nessuna era stata ricevuta. Ora Julieta Añazco e altre esigono che i loro aguzzini siano processati nei tribunali ordinari. In Argentina ci sono 62 procedimenti giudiziari in corso contro sacerdoti cattolici, e secondo alcuni le vittime sono migliaia. Ma i sacerdoti continueranno a restare in silenzio, dice Añazco: la chiesa non fa niente per denunciare lo scandalo e cerca di mettere tutto a tacere. “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vorremmo andare dal papa, ma lui ci ignora”.

    Mentre parliamo con Julieta Añazco, all’altro capo della piazza i gradini della grande cattedrale si riempiono lentamente di persone. Decine di studenti si sono riuniti qui per annunciare tutti insieme al vescovo la loro uscita dalla chiesa cattolica, anche per via dello scandalo degli abusi. Quello che, visto da lontano, sembra solo un episodio che coinvolge molte persone, ha un valore simbolico: è un’istantanea scattata nel paese del papa nel settembre 2018 e mostra giovani donne e uomini che si allontanano dalla fede cattolica.

    Roma, Italia

    I giornali italiani fanno a gara avanzando ipotesi ai limiti dell’incredibile. L’ex nunzio pontificio Viganò avrebbe in casa valigie piene di materiali compromettenti. E in Vaticano, a quanto pare, si parla dell’imminente esplosione di una “bomba atomica”.  Un influente padre gesuita, Antonio Spadaro, ribatte che le accuse contro Francesco sono una “farsa” e resteranno senza conseguenze, perché “questo papa trae energia dai conflitti”. Ma al momento sembra proprio che l’uomo di Buenos Aires difficilmente potrà portare a termine il pesante compito di smantellare il potente e a volte arrogante apparato di governo della curia, mettere ordine nelle finanze vaticane e allo stesso tempo trovare risposte inattaccabili sul piano dogmatico alle questioni morali e di fede del ventunesimo secolo. Francesco vuole democratizzare la chiesa cattolica e renderla meno centralizzata. Vuole che la chiesa pensi in modo aperto e in linea con la realtà sociale contemporanea. Ma secondo i suoi avversari, la dottrina cristiana non può lasciarsi guidare dalla realtà sociale: l’unico metro di misura sono la vita e le opere di Gesù Cristo. Un papa non deve puntare alla creatività, ma alla continuità, dicono.

    Francesco ha più di un punto debole. Da anni tuona contro il capitalismo globale ma, come del resto i suoi predecessori, ha accettato milioni dal cardinale McCarrick (ora caduto in disgrazia), raccolti con le offerte. E ancora: esalta il valore della famiglia tradizionale, ma si circonda di consiglieri e collaboratori che danno l’esempio contrario, visto che convivono, in modo più o meno palese, con persone dell’uno o dell’altro sesso.

    Il giornale Il Fatto Quotidiano afferma di essere in possesso di un elenco che a suo tempo fu consegnato da papa Benedetto XVI a Francesco nella residenza di Castel Gandolfo. L’elenco, scritto su carta intestata della Città del Vaticano, contiene i nomi di presunti esponenti di una “lobby omosessuale”, una rete che avrebbe un grande potere ricattatorio e una forte influenza in Vaticano.

    Insomma, Francesco ha ancora il controllo della situazione? Ormai a criticarlo non sono più i circoli ultraconsevatori collegati tra loro in tutto il mondo. Questi cattolici temono che Francesco ammetta alla comunione i protestanti e mal digeriscono che faccia la lavanda dei piedi a una musulmana o che accusi alcuni vecchi esponenti del Vaticano di perdere colpi. I segnali di allarme arrivano anche dalla cerchia interna: “Il papa e i suoi fedelissimi sono visibilmente nervosi”, dice l’esperto vaticanista Edward Pentin. “Sono convinti che ci sia un complotto dei conservatori per sbarazzarsi di Francesco. Da questo punto di vista il suo problema principale è che non ascolta chi non la pensa come lui. E queste persone si vendicano”.

    Hagamos lìo, “facciamo un casino”, era il motto di Bergoglio ai tempi in cui era arcivescovo di Buenos Aires. Ora che è papa, continua a seguire lo stesso principio, mettendo in discussione certi dogmi, ignorando procedure collaudate e disdegnando alcuni obblighi cerimoniali. “Francesco è bravissimo a mettere le cose in movimento”, sostiene un prelato tedesco. “Ma tutto questo non produce risultati se alla fine si limita a dare degli scossoni”. Qualche esempio? Per quanto riguarda l’ipotesi di ammettere alla comunione anche i coniugi protestanti di fedeli cattolici, il papa ha incoraggiato il cardinale tedesco Marx a fare un gesto di apertura pionieristico sotto il profilo ecumenico, ma poi – in seguito alle proteste dei conservatori – ha fatto marcia indietro, lasciando ogni decisione alla volontà dei vescovi tedeschi.

    Ancora più sconcertante è la condotta del papa nell’ambito in cui la credibilità della chiesa è più in gioco, cioè nel modo di affrontare gli abusi sessuali sui minori commessi da sacerdoti. Il tribunale speciale annunciato nel 2015 e destinato a giudicare i vescovi sospettati di aver coperto gli abusi fino è rimasto lettera morta. Nel 2017 l’irlandese Marie Collins (in passato vittima di abusi) si è dimessa, tra le proteste, dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, parlando di “belle dichiarazioni pubbliche contraddette dai fatti in privato”.

    Può darsi che il papa abbia drammaticamente sottovalutato la misura della decadenza morale all’interno della chiesa: la cultura generalizzata “dell’abuso e dell’omertà”, come la chiama lui. Ma può darsi anche che voglia chiudere gli occhi davanti a indizi di reati commessi dai suoi fedelissimi, perché è interessato a salvare questo cardinale o quel vescovo per motivi politici.

    Tre dei nove componenti del Consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9 istituito da Francesco, sono sospettati. L’australiano George Pell, signore delle finanze vaticane e numero tre della gerarchia della Santa Sede, dal 1 maggio 2018 è sotto processo nel suo paese. Sembra che molti anni fa abbia abusato di minori, ma i suoi sostenitori dicono che è un pretesto per sbarazzarsi di un cardinale malvisto per aver lanciato l’allarme sulla giungla delle finanze vaticane. Oscar Andrés Rodrìguez Maradiaga, uno dei più stretti collaboratori del papa, è nell’occhio del ciclone da quando sono state diffuse delle notizie sugli scandali sessuali che sarebbero avvenuti nella sua diocesi in Honduras; anche un vescovo ausiliario che era un suo protetto è sotto accusa. Inoltre Maradiaga, seguace della “chiesa dei poveri” sostenuta da Francesco, è stato accusato da un giornalista italiano di aver intascato quasi 660mila dollari nel 2015, quando era gran cancelliere dell’università cattolica di Tegucigalpa. Lui sostiene che quei soldi sono andati tutti alla sua diocesi. Infine il cardinale cileno Francisco Javier Erràzuriz Ossa è accusato nel suo paese di aver coperto i crimini del sacerdote Fernando Karadima. Solo molto più tardi il capo della chiesa ha ammesso “gravi errori” e ha chiesto perdono.

    Ingenuità, faccia tosta o mancanza di alternative? Perché Francesco, salutato come riformatore anche – o forse soprattutto – in ambienti lontani dalla chiesa, si circonda di uomini che con la loro condotta incarnano molte delle cose che lui stesso condanna?

    Nasce il sospetto che la scelta di mantenere al loro posto prelati molto discussi sia dovuta a un misto di disinteresse e malinteso spirito di corpo. Francesco deve affrontare casi molto diversi tra loro. Ci sono i fedeli omosessuali le cui inclinazioni, secondo la dottrina cattolica, “non sono in sé peccaminose”, ma “rappresentano condotte malvagie se considerate sotto il profilo morale”. Poi ci sono i sacerdoti che violano il loro voto di castità e il celibato, e infine gli uomini che, come il cardinale McCarrick, abusano di minorenni.

    Corrono voci sul caso di uno dei fedelissimi di Francesco, un cardinale che fino alla primavera del 2018 lavorava nel palazzo della Congregazione per la dottrina della fede come responsabile della stesura di testi legislativi e del trattamento riservato ai colpevoli di reati sessuali. Questo cardinale non avrebbe messo fine a certe attività del suo segretario, a cui era stato concesso, secondo direttive dall’alto, un lussuoso appartamento. Nel 2017 la gendarmeria vaticana lo ha arrestato irrompendo nel bel mezzo di una “battaglia a palle di neve” (un festino a base di cocaina riservato a dipendenti del Vaticano) in compagnia di omosessuali. I gendarmi lo hanno preso di peso e trasportato in una clinica per la disintossicazione.

    Poi c’è il direttore della foresteria della Casa santa Marta, dove risiede il papa. Si è distinto come uomo del Vaticano in Uruguay, dov’era arrivato insieme a un ex ufficiale della guardia svizzera a cui era legato da una relazione. All’inizio del 2001 è stato picchiato in un locale per incontri gay ed è stato messo in salvo da alcuni sacerdoti. Ma è agli atti anche un episodio in cui, a Montevideo, il tecnico arrivato per riparare un ascensore guasto ci ha trovato dentro il diplomatico in compagnia di un ragazzo. Eppure Francesco nel 2013 l’ha nominato “prelato”, cioè supervisore dello Ior, la banca del Vaticano.

    Infine c’è don Mauro Inzoli, soprannominato “don Mercedes” a causa della sua passione per le auto di lusso. Tolto di mezzo da Benedetto XVI per abusi sui minori, nel 2014 è stato in parte riabilitato da Francesco, nonostante l’opposizione dell’allora prefetto per la dottrina della fede, il cardinale tedesco Gerhard Mueller. Poco tempo dopo Inzoli è stato condannato a quattro anni e sette mesi di carcere in seguito a decine di “episodi” con ragazzi giovanissimi. Il papa ha commentato così: “Questa vicenda mi ha insegnato a non fare più simili errori”. Quella promessa risale all’autunno del 2017. Neanche un anno dopo scoppiava il caso del cardinale McCarrick.

    Diocesi di Erie, Pennsylvania

    Lawrence Persico, 67 anni, sembra provato. Dal 2012 guida la diocesi di Erie, nello stato della Pennsylvania, sull’omonimo lago poco distante dal confine tra gli Stati Uniti e il Canada. A bassa voce, visibilmente ansioso di mostrarsi calmo, il vescovo ci dice che la crisi della chiesa cattolica non è mai stata così evidente: “Siamo nel bel mezzo di un uragano”.

    Quello che è emerso ad agosto dal rapporto di un gran giurì va al di là di ogni immaginazione. Nel documento si parla di abusi commessi per decenni in sei delle 197 diocesi cattoliche statunitensi. Almeno trecento sacerdoti avrebbero abusato di più di mille minori. Si parla di stupro, di bambini incatenati dentro i confessionali, di un ragazzo fotografato nella posa di un crocifisso. Si descrive lo stupro di cinque suore. Si dice che le vittime designate erano segnalate ai violentatori da ciondoli d’oro a forma di crocifisso.

    Com’è possibile che un sacerdote della diocesi di Erie abbia abusato di numerosi ragazzini e nonostante tutto sia stato ringraziato dal suo vescovo “per quanto ha fatto per il popolo di Dio”? Com’è possibile che un altro sacerdote, che aveva violentato almeno 15 ragazzi da quando avevano sette anni, sia stato elogiato dal suo vescovo come “uomo retto e limpido”? La diocesi di Persico è una delle sei finite sotto inchiesta. Tra i presunti violentatori – molti dei quali sono ancora in vita – 41 venivano da Erie. Cosa distingue il vescovo Persico dai suoi colleghi? Il fatto che lui fin dall’inizio ha accettato di rendere pubblica la verità. Ha aperto un’indagine interna quando gli inquirenti erano ancora occupati nell’istruttoria. Ha parlato con le vittime e altre persone coinvolte nella vicenda e ha incaricato uno studio legale di verificare le accuse. Già nell’aprile 2018 Persico ha pubblicato sul sito della diocesi i nomi dei primi sospetti: 34 parroci e 17 collaboratori “accusati in modo credibile” di aver commesso personalmente abusi sessuali o di esserne stati a conoscenza e di aver taciuto. Nell’elenco di Persico c’è anche il nome di uno dei suoi predecessori, il vescovo Alfred Watson, che ha guidato la diocesi fino al 1982. Watson avrebbe detto a un sacerdote visto in compagnia di un bambino mezzo nudo: “Va’ a casa e sii un buon parroco”.

    A quel punto Persico si è messo a disposizione degli inquirenti come testimone ed è stato l’unico vescovo a presentarsi spontaneamente davanti al gran giurì. “La trasparenza è una cosa positiva solo se la si segue”, ci dice Persico ricevendoci nella sala riunioni della diocesi. Il vescovo ha anche fatto installare una linea telefonica dedicata alle vittime di abusi, riceve tutte le persone coinvolte e cerca di riparare torti fondamentalmente irreparabili.

    Sharon Tell aveva dodici anni quando fu toccata per la prima volta da James McHale, parroco della cittadina di Bethlehem, a più di cinquecento chilometri dalla sede diocesana. McHale si era occupato della madre di Sharon quando la donna era in ospedale. In seguito andava spesso a trovare la famiglia e veniva invitato in occasione di compleanni e altri festeggiamenti. Una volta andò addirittura in vacanza insieme ai Tell e nei fine settimana dormiva a casa loro. Sharon, che oggi ha 66 anni, dice che all’epoca i suoi genitori si fidavano del prete e che continuarono a non sospettare niente neanche quando cominciò a entrare di sera nella sua cameretta.

    Gli abusi cominciarono furtivamente. La prima volta McHale l’accarezzò attraverso il pigiama, le prese la mano e se la posò sui genitali. Sharon fece finta di dormire: non immaginava neanche che quello sarebbe stato l’inizio di vent’anni di abusi. Il sacerdote la violentò per la prima volta quando compì 18 anni, ma passarono decenni prima che lei riuscisse a parlarne ai genitori.

    Le aggressioni continuarono anche dopo che Sharon si era sposata e aveva avuto dei figli. Il prete andava da lei due volte alla settimana. Lei si rese conto di cosa le stava succedendo solo quando, dopo che il sacerdote era scomparso dalla sua vita, si rivolse a un centro di assistenza per le vittime di violenza sessuale, perché soffriva di un disturbo bipolare e delle conseguenze di un grave trauma.

    Crede ancora in Dio? Sharon Tell guarda fuori dalla finestra e risponde: “Ma certo, che domanda!”. Tuttavia, quando pensa alla chiesa cattolica, quando pensa al papa, ai cardinali e ai vescovi, vede un’istituzione marcia e corrotta fino al midollo. “La chiesa”, dice Sharon, “deve ricominciare da zero”.

    Intanto sono state annunciate indagini della magistratura o della polizia in altri otto stati americani. Gli attivisti hanno inviato lettere di protesta a Roma, hanno organizzato veglie a lume di candela e hanno chiesto spiegazioni al Vaticano. Hanno perfino organizzato una manifestazione davanti all’ufficio del vescovo Persico. Lui non ha cercato neanche una volta di sottrarsi alla rabbia dei fedeli. Quando gli chiediamo cosa pensa del papa, Persico spera che Francesco capisca cos’è successo qui: “Reagire con il silenzio non aiuta”.

    Arcidiocesi di Monaco e Freising, Baviera

    Una domenica mattina davanti alla Marienkirche, la cattedrale di Monaco di Baviera, sotto il sole estivo c’è chi alza già il suo boccale di birra. Ma all’interno dell’edificio regna un silenzio opprimente. Alla messa assistono, quasi dispersi tra i banchi, circa sessanta fedeli. La crisi della chiesa non si ferma nella capitale della Baviera. Meno di un terzo degli abitanti della regione dichiara ancora di essere di fede cattolica. All’arcivescovado qualcuno commenta: “La vera misura del disastro sarà evidente tra dieci anni”. E aggiunge che il papa, che va tanto volentieri nei paesi periferici della cristianità, farebbe bene a non dimenticare la Baviera: “Chi pensa solo a ciò che sta ai margini, si ritrova presto con un buco al centro”.

    In parte il problema dell’arcidiocesi di Monaco di Baviera ha origine al suo interno. Per esempio si parla di un esponente in vista del clero cittadino che non si fa scrupolo di piazzare la sua amante al primo banco della chiesa. in città si mormora di preti apertamente omosessuali. E s’inveisce contro questo papa imprevedibile. Perfino in una regione tradizionalmente cattolica come la Baviera tutto questo aggrava la crisi di credibilità della chiesa.

    A ciò si aggiunge che il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e di Freising, un uomo potente e molto vicino al papa, non rende la vita facile ai fedeli bavaresi. A volte, scherzando sul suo stesso cognome, parla di un’imminente “rinascita del marxismo”. E quando è andato alla spianata delle moschee di Gerusalemme si è tolto dal collo il crocifisso per non irritare i padroni di casa musulmani.

    A settembre il cardinale ha presentato a Fulda un rapporto sugli abusi sessuali di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza episcopale tedesca. Lo studio riguarda casi avvenuti tra il 1946 e il 2014. Sfogliando i 38mila dossier provenienti da 27 diocesi tedesche emerge un quadro che danneggi ulteriormente l’immagine della chiesa. Dagli archivi delle diocesi sono venuti alla luce procedimenti per abusi sessuali ai danni di 3.677 minori, commessi da 1670 esponenti del clero. Più della metà delle vittime aveva meno di tredici anni all’epoca dei fatti. Ma si dice che i casi non denunciati siano ancora di più.

    Solo un terzo dei colpevoli degli abusi documentati è stato sottoposto ai procedimenti previsti dalla legge canonica. Molti sacerdoti accusati sono stati semplicemente trasferiti, senza che “la comunità di destinazione” fosse informata. Insomma, ai colpevoli di abusi sui minori sono state affidate parrocchie senza che i fedeli sapessero niente dei loro precedenti. Inoltre, i loro fascicoli sono stati spesso “distrutti o manipolati”.

    Il gesuita bavarese Hans Zollner fa parte della commissione del Vaticano contro gli abusi. Si mostra scosso, ma non troppo sorpreso dall’ultimo scandalo di pedofilia. “Francamente”, dice, “ormai mi stupisco poco. Naturalmente è insensato supporre che tutti i sacerdoti siano angeli in Terra, incapaci di fare del male”. Cosa consiglia Zollner? Dove, come negli Stati Uniti, la realtà delle cose è stata denunciata e affrontata con severità e gravi conseguenze “è poi emersa una consapevolezza accresciuta di questo problema e ci sono stati progressi significativi”. Degli oltre mille casi raccolti dal gran giurì della Pennsylvania, nel recente passato ce n’erano pochi ancora aperti.

    Roma, Città del Vaticano

    L’uomo che probabilmente sa già come andrà a finire questa vicenda si trova al primo piano del palazzo Apostolico, su una poltrona rococò ricoperta di velluto rosso e sovrastata da arazzi di seta e da un ritratto a olio di Francesco. È l’arcivescovo  Georg Gӓnswein. Nella sua qualità di prefetto della Casa pontificia, questo sacerdote venuto dalla foresta Nera – e soprannominato a Roma “il bel Giorgio” – è in contatto costante con Francesco. Ogni mercoledì, durante l’udienza generale del papa in piazza san Pietro, siede alla destra del pontefice. Ma allo stesso tempo, in qualità di segretario privato e coinquilino, è la persona in assoluto più vicina al papa emerito Benedetto XVI.

    Dal 2013 Gӓnswein è servitore di due padroni e oggi si trova in mezzo a un fuoco incrociato. Nel monastero Mater Ecclesiae, su un’altura all’interno del Vaticano, celebra la messa mattutina con Benedetto, il papa che si è battuto più di ogni altro contro gli abusi e ha allontanato dal servizio pastorale circa ottocento sacerdoti, anche se tutto questo è passato inosservato in Germania a causa dell’indignazione provocata dagli scandali per gli abusi nel monastero di Ettal e nel Canisius college. Dopo la messa Gӓnswein scende nel palazzo Apostolico e incontra Francesco, che invece è accusato di aver insabbiato gli abusi sessuali.

    Chi può saperne di più di Gӓnswein? È vero – come sostiene Viganò – che Benedetto XVI, quando sedeva sul soglio di Pietro, ha imposto sanzioni contro il cardinale McCarrick che poi sono state ritirate da Francesco? “Su questo cosiddetto memorandum Viganò non dice neanche una parola”, risponde Gӓnswein. Lo sa bene: in questa situazione senza precedenti nella storia, in cui all’interno delle mura vaticane ci sono due papi, qualsiasi cosa gli sfugga di bocca potrebbe danneggiare l’uno o l’altro.

    Ma come si comporta Francesco di fronte all’accusa mostruosa di aver mentito? E alla richiesta delle sue dimissioni? “Tanto per il suo spirito quanto per il suo modo di affrontare le cose, il papa iene prima di Viganò e sarà ancora lì dopo Viganò”, dice Gӓnswein.

    Ma quello che pensa davvero, Gӓnswein lo lascia intendere quando parla fuori dalle mura vaticane. L’11 settembre a Roma, in occasione della presentazione di L’opzione Benedetto, di Rod Dreher (secondo il New York Times “il libro più importante degli ultimi dieci anni in materia di religione”), l’alto prelato tedesco ha affermato che negli Stati Uniti lo scandalo degli abusi è stato una specie di 11 settembre della chiesa cattolica. Le anime ferite a morte e inguaribili delle numerose vittime “ci consegnano un messaggio che è ancora più grave di quanto lo sarebbe il crollo improvviso di tutte le chiese della Pennsylvania”.

    Per descrivere l’attuale situazione della chiesa cattolica, Gӓnswein ricorre a immagini forti, degne dell’Antico testamento. Vede avvicinarsi “una crisi davvero escatologica”, un “grande diluvio che sommerge il vecchio occidente cristiano” e la minaccia di “un’eclissi di Dio davanti alla quale noi tutti nel mondo proviamo terrore”. Potrebbe essere fondata, quindi, l’affermazione fatta nel 2012 da Benedetto XVI, secondo il quale ci dibattiamo nella più profonda crisi spirituale “dal tramonto dell’impero romano, verso la fine del quinto secolo: la luce del cristianesimo si sta spegnendo in tutto l’occidente”. Intanto l’uomo che deve tenere alta la fiaccola del cristianesimo si considera vittima. Il 18 settembre, durante la messa del mattino alla Casa santa Marta, Francesco spiega il suo silenzio di fronte alle accuse e paragona la sua situazione a quella del figlio di Dio moribondo: “Quando la gente lo insultava, quel venerdì santo, e gridava “crucifige!”, restava zitto perché aveva compassione di loro”. Perché, aggiunge, “nei momenti difficili, nei momenti in cui il diavolo si scatena dove il pastore è accusato, il pastore soffre, offre la vita e prega”.

    (Gli autori di questo articolo sono Marian Blasberg, Walter Mayr, Valentyna Polunina e Christoph Scheuermann. – Internazionale 7/13 dicembre 2018)

  • Il caso McCarrick mette nei guai il cardinale Sean O’Malley

    Il caso McCarrick mette nei guai il cardinale Sean O’Malley

    Il porporato di Boston, che nel 2015 aveva ignorato una denuncia dei comportamenti dell’arcivescovo di Washington, è stato escluso dal comitato che deciderà il da farsi sui casi di pedofilia nel clero

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il Cardinale di Boston, Sean O Malley è stato escluso dal Papa, venerdì scorso, dalla partecipazione al Comitato organizzatore dell’Assemblea di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali mondiali che a febbraio (dal 21 al 24) dovrà decidere una volta per tutte il da farsi sulla pedofilia del clero. Il termine di un anno, il 2018, funestato dal riesplodere dei casi in tutto il mondo.

    Al suo posto un altro cardinale americano Blase Cupich (Chicago) e un altro componente del C9 (il Consiglio della Corona di Francesco), il cardinale indiano, Oswald Gracias, mentre per la pontificia Commissione di tutela dei minori, presieduta da O’ Malley, sarà presente il padre gesuita della Gregoriana Hans Zollner. Ieri O’ Malley ha sentito la necessità di dire pubblicamente che “è e resta un uomo di Francesco”, resta presidente della Commissione pontificia sui minori e all’inizio di dicembre verrà a Roma per la prossima riunione del C9. Ha voluto insomma arginare le speculazioni sulla sua “esclusione”.

    Pur non facendo parte del Comitato né ricoprendo l’incarico di presidente della Conferenza episcopale americana, O’ Malley potrebbe comunque partecipare all’Assemblea di febbraio. Ma certamente Francesco non fa affidamento solo su di lui. Già a fine agosto il cardinale di Boston (che ha ereditato la cura della Diocesi che nel 2002 fu al centro dello scandalo rivelato dal team investigativo del Boston Globe “Spotlight” ) non aveva partecipato al Meeting delle famiglie a Dublino, quello reso famoso per l’irrompere sulla scena del famoso “comunicato” dell’arcivescovo, ed ex Nunzio negli States, Carlo Maria Viganò￲.

    Poco prima del viaggio di Francesco in Irlanda, un prete americano, padre Boniface Ramsey, aveva rivelato infatti che tre anni fa, il 17 giugno 2015 (cioè quando O’ Malley già era presidente della Commissione contro la pedofilia) gli aveva scritto una lettera per denunciare la decennale condotta del cardinale McCarrick (destituito agli inizi di luglio dal cardinalato per decisione di Francesco) in alcuni seminari americani. E gli aveva chiesto, qualora non fosse stato di sua competenza, di inoltrarla comunque in Vaticano.

    Il 20 agosto 2018, O’ Malley si è pubblicamente scusato per non aver dato seguito alla lettera di Ramsey, di cui in base ad alcune procedure del suo ufficio, quale Presidente della Commissione non aveva neppure saputo l’esistenza, fino alle notizie apparse sulla stampa statunitense quest’estate. E questo nonostante il problema della “responsabilità” dei vescovi sia una delle questioni esplose in modo virulento negli ultimi mesi.

    “Ora è chiaro – ha scritto nelle sue scuse O’Malley – che avrei dovuto vedere quella lettera proprio perché conteneva affermazioni sul comportamento di un arcivescovo nella Chiesa. Mi assumo la responsabilità delle procedure seguite dal mio ufficio e sono anche disposto a modificarle alla luce di questa esperienza”. Per il momento, comunque, O’Malley sta fermo un giro.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/27/il-caso-mccarrick-mette-nei-guai-il-cardinale-sean-omalley_a_23602285/?utm_hp_ref=it-culture

  • Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Incontro vaticano sugli abusi, si parte male

    Annunciato il Comitato organizzativo dell’incontro di febbraio su “La protezione dei minori nella Chiesa»: primo nome è il cardinale Cupich, legato all’ex cardinale McCarrick, mentre brilla l’assenza del cardinale O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Un regolamento di conti?

    Marco Tosatti

    La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noti ieri i nomi dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. Al primo posto c’è il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago. Subito dopo il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e Presidente della Conferenza Episcopale dell’India. Poi  mons. Charles Scicluna, Arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una nomina recentissima. Infine Padre Hans Zollner, S.J., Presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha anche ricevuto l’incarico di referente del Comitato stesso.

    Il comunicato prosegue così: «Alla riunione, cui sarà presente Sua Santità, parteciperanno i Capi delle Chiese cattoliche orientali, i Superiori della Segreteria di Stato, i Prefetti delle Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei Popoli, per il Clero, per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, i Presidenti delle Conferenze Episcopali e i Rappresentanti dell’Unione dei Superiori generali e dell’Unione internazionale delle Superiore generali. Nei lavori preparatori dell’incontro saranno coinvolti, tra gli altri, la dott.ssa Gabriella Gambino, Sottosegretario per la Sezione Vita, e la Dott.ssa Linda Ghisoni, Sottosegretario per la Sezione Fedeli Laici, del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e alcune vittime di abusi da parte del clero”.

    Qualche annotazione è d’obbligo. Il primo nominato è il cardinale Cupich, di Chicago, la cui nomina, secondo la testimonianza dell’arcivescovo Viganò, è stata voluta e suggerita dal cardinale Maradiaga e dall’ex cardinale McCarrick, Fra l’altro Cupich è stato protagonista, nei giorni scorsi, di una vicenda poco chiara. La Catholic News Agency l’ha accusato di aver lavorato, insieme con Wuerl, nel campo degli abusi a un piano alternativo a quello dei vescovi Usa, che è stato bloccato da un intervento vaticano dell’ultima ora. Cupich ha negato, ma non si può dire che sia un personaggio di equilibrio sul piano degli equilibri ecclesiastici, e  non toccato dalle recenti turbolente vicende che hanno scosso la Chiesa americana. Fra l’altro una sua dichiarazione, secondo cui il Pontefice aveva cose più importanti degli abusi di cui occuparsi, come il problema del clima o l’immigrazione, aveva scatenato su di lui una tempesta mediatica in agosto. Ma un altro elemento, oltre a questa nomina, suscita interrogativi: ed è l’assenza del cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    L’assenza è stata rilevata anche da Il Sismografo, un sito paravaticano molto attento in tema di abusi del clero. «Il cardinale statunitense non è nell’elenco dei membri del Comitato organizzativo dell’incontro e non appartiene a nessuna delle categorie che, secondo il comunicato, prenderanno parte ai lavori della riunione. Quindi non risulta che il porporato possa prendere parte ai lavori della riunione di febbraio. Se le cose stanno come si evince dalla nota della Sala Stampa della Santa Sede, si tratta di un’assenza rilevante per tutto ciò che il cardinale O’Malley rappresenta dal punto di vista pastorale ma anche come esperto della materia». Il Sismografo accenna a possibili impegni diocesani come eventuale causa di impedimento. Ma questa è una difficoltà condivisa dagli altri membri responsabili di grandi diocesi, anzi più grandi di Boston.

    Va ricordato che O’Malley si era espresso con una certa severità verso le parole pronunciate durante il viaggio in Cile dal Pontefice, che aveva espresso appoggio al vescovo di Osorno, Barros, accusato di aver coperto abusi. «È comprensibile che le parole di papa Francesco in Cile siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero», aveva detto O’Malley in una nota. Difendendo Barros, il papa aveva detto: «Il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, allora forse si vedrà, parlerò. Finora non ne ho visto nemmeno una. Non c’è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?». O’Malley affermò che se la Chiesa sostiene che «se non riesci a dimostrare le tue lamentele, allora non ti si crederà», questo significherebbe «abbandonare coloro che hanno subito illecite violazioni della loro dignità personale», che si sentirebbero relegati «all’esilio del discredito». E concludeva che non si può sottovalutare la sofferenza.

    http://www.lanuovabq.it/it/incontro-vaticano-sugli-abusi-si-parte-male?fbclid=IwAR3zbl565uQkc0CJmhW1FPnk4c4GbaqQmKGdBS-LK2qvB7Nx2p7lH9b2V6A

  • Papa: dal 21 al 24 febbraio l’incontro ‘La protezione dei minori nella Chiesa’

    Papa: dal 21 al 24 febbraio l’incontro ‘La protezione dei minori nella Chiesa’

    Francesco ha deciso i componenti del Comitato organizzativo. C’è anche il card. Gracias. All’incontro prevista la partecipazione di alcune visstime di abusi da parte del clero.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Si terrà dal 21 al 24 febbraio l’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” sul problema degli abusi da parte del clero. In proposito, papa Francesco ha indicato i nomi dei membri del comitato organizzativo. Essi sono: il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (USA), il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India) e presidente della Conferenza episcopale dell’India, mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede, padre Hans Zollner, S.J., presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia università Gregoriana e membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che sarà il referente del Comitato stesso.

    Alla riunione, cui sarà presente il Papa, parteciperanno i capi delle Chiese cattoliche orientali, i superiori della Segreteria di Stato, i prefetti delle congregazioni per la Dottrina della fede, per le Chiese orientali, per i Vescovi, per l’Evangelizzazione dei popoli, per il Clero, per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, i presidenti delle conferenze episcopali e i rappresentanti dell’Unione dei superiori generali e dell’Unione internazionale delle superiore generali.

    Nei lavori preparatori dell’incontro saranno coinvolti, tra gli altri, la dott.ssa Gabriella Gambino, sottosegretario per la Sezione vita, e la dott.ssa Linda Ghisoni, sottosegretario per la Sezione fedeli laici, del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, la Pontificia commissione per la tutela dei minori e alcune vittime di abusi da parte del clero.

  • Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    Denunciamo Chiesa e Stato, complici dei preti pedofili

    L’associazione Rete L’Abuso onlus ha depositato un esposto presso sei procure italiane, documentando diversi casi di insabbiamento e di violazione delle leggi che obbligano le istituzioni laiche e quelle ecclesiastiche a vigilare sull’incolumità dei bambini prepuberi

    di Federico Tulli

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. E ancora: “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Sono due passaggi chiave del Nuovo Concordato tra l’Italia e il Vaticano firmato il 18 febbraio 1984, in seguito ratificato con la legge 121/85. Poche righe dietro le quali si cela, nel nostro Paese, l’orrendo mondo della pedofilia di matrice clericale e la sua continua espansione di cui sono responsabili in solido Stato e Chiesa che poco o nulla fanno per prevenire questo fenomeno criminale. Ne è convinta la onlus Rete L’Abuso che il 17 ottobre ha depositato un esposto-denuncia presso le procure di Savona, Pavia, Milano, Verona, Roma e Napoli, in cui si contesta da un lato una prassi consolidata di insabbiamenti delle denunce per abusi attuata dalla Santa sede e dalla Conferenza episcopale italiana – portando come prova quattro gravissimi casi (vedi Left del 21 settembre 2018) -, e dall’altro si accusa il governo italiano di omesso controllo nei confronti delle autorità ecclesiastiche e si evidenziano una serie di vantaggi determinati dal Concordato per i sacerdoti presunti responsabili di violenze su minori, a danno delle loro vittime, e in caso di depistaggi, per coloro che li proteggono.

    Vantaggi che mal si combinano con la Convenzione di Lanzarote sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali, ratificata dall’Italia il 1 ottobre 2012, e con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Santa Sede nel 2013 e dall’Italia nel 1991. «Il Concordato si può cambiare se le due parti si mettono d’accordo ma Stato e Chiesa non hanno mai manifestato questa intenzione, eppure sarebbe un segnale inequivocabile in direzione di una concreta lotta contro  la pedofilia tanto sbandierata a parole» ci dicono da Rete L’Abuso.

    L’associazione – che è parte per l’Italia di Ending clergy abuse (Eca), un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani, i cui membri rappresentano 18 Paesi e 4 continenti – nell’esposto sottolinea anche la necessità improrogabile di realizzare nel nostro Paese una inchiesta su scala nazionale come quelle che altrove (Irlanda, Usa, Germania, Belgio, Olanda, Australia etc) hanno portato risultati innegabili soprattutto in termini prevenzione della pedofilia clericale. «Ma nemmeno da questo orecchio Stato e Chiesa vogliono sentire».

    Eppure seri campanelli d’allarme non mancano. Ci riferiamo sia al numero dei sacerdoti pedofili che in percentuale supera centinaia di volte la più pessimistica stima relativa agli ambienti “laici” (papa Bergoglio ha riferito che i preti pedofili sarebbero il 2%, la Australian Royal Commission arriva addirittura al 7% e la Nsac sostiene che nella sola Diocesi di Boston si giunga all’8,9%), sia al numero delle vittime. A tal proposito Rete L’abuso nell’esposto cita due studi: quello di Andrew Greeley (docente di sociologia all’Università di Chicago) che calcola una media di 50 vittime per sacerdote pedofilo e quello di A. W. Richard Sipe (ex assistente psicoterapeuta e psichiatra nello stato del Maryland) che moltiplica di cinque volte questo dato di per sé già mostruoso: 250.

    In Italia la popolazione ecclesiastica conta circa 30mila unità. Prendendo per buona la percentuale più bassa (quella di Bergoglio) e il dato più basso (Greeley) staremmo parlando di 600 serial killer e almeno 30mila vittime. Forse non a caso il 21 agosto scorso padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, ha detto chiaro e tondo in un’intervista alla Sir, l’agenzia stampa dei vescovi: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Anche il governo faccia altrettanto, aggiungiamo noi.

    LEFT del 19 ottobre 2018 pag. 45

    https://left.it/

  • La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    La Chiesa cattolica italiana sta negando gli scandali sugli abusi sessuali del clero?

    Finora, il paese con il maggior numero di preti cattolici al mondo – l’Italia – è stato risparmiato da uno scandalo di sacerdoti pedofili. L’anomalia potrebbe riflettere l’incapacità di Papa Francesco di ripulire la Chiesa – o la riluttanza della società italiana ad affrontare la questione.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Roma (dpa) – I preti pedofili – e la tendenza della Chiesa a coprire i loro crimini – hanno generato la più grave crisi del pontificato di Papa Francesco di cinque anni.

    Gli scandali di abusi sessuali sono emersi negli Stati Uniti, in Cile, in Germania, in Australia e altrove. Ma in Italia – il paese che circonda il Vaticano – la situazione è tranquilla.

    Com’è possibile che un paese che ospita 35.000 preti cattolici – più di ogni altra nazione al mondo – non abbia dovuto affrontare un singolo scandalo internazionale per gli abusi sessuali del clero?

    “La chiamo crisi globale, [ma] sembra che non sia una crisi italiana – eppure,” Matthias Katsch, un membro tedesco di Ending Clergy Abuse (ECA), un gruppo di pressione internazionale, ha dichiarato a Roma il 2 ottobre.

    Il giorno dopo aver parlato, un gruppo di circa trenta sopravvissuti agli abusi del clero italiano ha inscenato una protesta nei pressi della Cattedrale di San Pietro.

    Alessandro Battaglia, 22 anni, era uno di loro. A 15 anni è stato abusato dal suo parroco, padre Mauro Galli, che il mese scorso è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione.

    “Gli ho affidato la mia vita, gli ho parlato di cose di cui non avrei parlato con i miei genitori, i miei amici e mi ha distrutto la vita”, ha detto Battaglia a dpa.

    Ex-boy scout e attivista parrocchiale della periferia di Milano, Battaglia ha dichiarato di aver tentato il suicidio più volte e di aver perso due anni di scuola e la sua fede cattolica a causa dell’abuso.

    Ha detto che la sua famiglia ha cercato una condanna penale contro Galli dopo aver compreso che i superiori cattolici, dei quali inizialmente si sono fidati nel trattare il caso, si sono dimostrati riluttanti a prendere provvedimenti efficaci.

    Dopo che il caso di Galli fu riferito al vescovo locale, il sacerdote fu trasferito in una parrocchia vicina. Ma invece di essere tenuto lontano dai bambini, è stato lasciato a gestire quattro oratori giovanili cattolici, ha detto Battaglia.

    Battaglia era particolarmente arrabbiato con papa Francesco perché promosse l’arcivescovo di Milano, il funzionario della chiesa che aveva a che fare con Galli, monsignor Mario Delpini.

    Il giorno in cui Battaglia prese parte alla protesta di Roma, Francesco aprì un vertice di vescovi cattolici, o sinodo, che avrebbe dovuto discutere di questioni giovanili, compresa la protezione dell’infanzia.

    Ma Battaglia e i suoi coetanei, che indossavano magliette con slogan come “Abusato a 9 anni” e “Rompete il muro di omertà del Vaticano”, non sono riusciti a dare un’impressione. Le persone hanno camminato casualmente per la loro manifestazione, la polizia li ha allontanati dal Vaticano, e le loro rimostranze si sono appena registrate nei media italiani.

    Rete l’Abuso, il gruppo delle vittime che ha organizzato la protesta, ha detto che il sistema giudiziario italiano ha trattato circa 300 casi di preti e suore predatori e ha accumulato 150-170 condanne dall’inizio degli anni 2000.

    Un numero simile di preti – circa 250 – sono stati implicati nel Boston Globe che ha denunciato lo scandalo clandestino del 2002 per il clero degli abusi sessuali negli Stati Uniti, che è stato in seguito rappresentato nel film premio Oscar “Spotlight”.

    In Italia, il problema è per lo più limitato alle notizie locali.

    “Non avremo mai un caso ‘Spotlight’, o almeno lo vedremo come molto, molto, molto, remoto”, ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, all’evento di Roma in cui ha parlato anche Katsch.

    Secondo Emiliano Fittipaldi, un giornalista investigativo che ha pubblicato due libri sugli scandali vaticani, la situazione italiana è un riflesso del fallimento di Francesco nel ripulire la chiesa.

    “Non ha cambiato nulla, al contrario: ha sistematicamente promosso vescovi e cardinali insabbiatori”, ha detto.

    Fittipaldi ha citato i cardinali George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz e Luis Ladaria, che hanno tutti posti di lavoro vaticani e si trovano ad affrontare abusi o accuse di insabbiamento.

    Alcune figure della chiesa hanno puntato il dito contro la Chiesa cattolica italiana. Uno è Hans Zollner, un sacerdote tedesco e esperto di protezione dell’infanzia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    “L’Italia non ha ancora vissuto un momento di verità sull’abuso sessuale e sullo sfruttamento del potere nel passato”, ha detto Zollner al SIR, un’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana (CEI), in agosto.

    In una successiva intervista con dpa, Zollner ha dichiarato di sospettare che la società italiana nel suo insieme – non solo la sua Chiesa cattolica – stia negando le questioni dell’abuso sessuale.

    Come prova, Zollner ha sottolineato che il movimento #MeToo non ha avuto successo in Italia, e all’indulgenza generale riservata all’ex premier Silvio Berlusconi, che è stato processato per adescamento sessuale di una prostituta minorenne nel famigerato affare “bunga bunga””. Berlusconi è stato assolto in appello per mancanza di prove e rimane politicamente attivo.

    “Se vogliamo parlare della situazione all’interno della Chiesa [italiana], dovremmo anche considerare la situazione nella società nel suo insieme, dove un ex capo di governo è stato accusato di abusare di minori”, ha detto Zollner.

    In un’implicita ammissione dell’inadeguatezza dello status quo, la CEI sta lavorando per rafforzare le sue linee guida contro gli abusi sui minori, per includere una maggiore attenzione alla prevenzione.

    Ciò che ha detto Zollner “è un incentivo per la CEI ad andare avanti”, ha detto a dpa il vescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, che siede sul pannello che sta riformulando le linee guida.

    Ma è improbabile che i vescovi italiani pubblichino dati sugli abusi passati o introducano la segnalazione obbligatoria dei presunti sacerdoti predatori alle autorità italiane, come richiesto dagli attivisti anti-abuso.

    Nel frattempo, i politici stanno prestando scarsa attenzione al problema.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, un ex parlamentare di sinistra, lo scorso anno ha presentato una mozione parlamentare sollecitando il governo a fare pressioni sul Vaticano sulla questione della segnalazione obbligatoria. “Nessuno ci ha supportato su questo”, ha detto Civati.

    “Presto o tardi, esploderà uno scandalo”, predisse Fittipaldi, il giornalista. “È difficile curare la ferita se non la pulisci prima.”

    (traduzione con Google)

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920

    Is Italy’s Catholic Church in denial on clergy sex abuse scandals?

    So far, the country with the world’s largest number of Catholic clergy – Italy – has been spared a major paedophile priest scandal. The anomaly may reflect Pope Francis’ failure to clean up the Church – or Italian society’s reluctance to confront the issue.

    Alvise Armellini and Lena Klimkeit

    Rome (dpa) – Paedophile priests – and the Church’s tendency to cover up their crimes – have spawned the most serious crisis of Pope Francis’ five-year pontificate.

    Sex abuse scandals have surfaced in the United States, Chile, Germany, Australia and elsewhere. But in Italy – the country that surrounds the Vatican – the situation is quiet.

    How is it possible that a country hosting 35,000 Catholic priests – more than any other nation in the world – has not had to weather a single international clergy sex abuse scandal?

    “I call it a global crisis, [but] it seems it is not an Italian crisis – yet,” Matthias Katsch, a German member of Ending Clergy Abuse (ECA), an international advocacy group, said in Rome on October 2.

    The day after he spoke, a group of about 30 Italian clergy sex abuse survivors staged a protest in the vicinity of St Peter’s Cathedral.

    Alessandro Battaglia, 22, was one of them. When he was 15, he was abused by his parish priest, Father Mauro Galli, who last month was sentenced to 6 years and four months’ imprisonment.

    “I entrusted my life to him, I talked to him about things that I would not talk about with my parents, my friends. And he destroyed my life,” Battaglia told dpa.

    A former boy scout and parish activist from the outskirts of Milan, Battaglia said he attempted suicide several times and lost two years of school and his Catholic faith as a result of the abuse.

    He said his family sought a criminal conviction against Galli after realizing that the Catholic higher-ups they initially trusted to deal with the case proved unwilling to take effective action.

    After Galli’s case was reported to the local bishop, the priest was moved to a nearby parish. But rather than being kept away from children, he was left running four Catholic youth clubs, Battaglia said.

    Battaglia was especially angry with Pope Francis because he promoted the church official who dealt with Galli, Monsignor Mario Delpini, to Archbishop of Milan.

    On the day that Battaglia took part in the Rome protest, Francis opened a summit of Catholic bishops, or synod, that was due to discuss youth issues, including child protection.

    But Battaglia and his peers, wearing t-shirts with slogans such as “Raped at 9 years of age” and “Break the Vatican’s code of silence” failed to make an impression. People casually walked by their demonstration, police pushed them further away from the Vatican, and their grievances barely registered in the Italian media.

    Rete l’Abuso, the victims’ group that organized the protest, said the Italian justice system has treated about 300 cases of predator priests and nuns and netted 150-170 convictions since the early 2000s.

    A similar number of priests – about 250 – were implicated in the Boston Globe’s expose of the landmark 2002 clergy sex abuse cover-up scandal in the United States, which was later depicted in the Oscar-winning film “Spotlight.”

    In Italy, the issue is mostly confined to local news.

    “We will never have a ‘Spotlight’ case, or at least I see it as very, very, very, remote,” Francesco Zanardi, founder of Rete l’Abuso, said at the Rome event where Katsch also spoke.

    According to Emiliano Fittipaldi, an investigative journalist who has published two books on Vatican scandals, the Italian situation is a reflection of Francis’ failure to clean up the church.

    “He has not changed anything, on the contrary: he has systematically promoted cover-up bishops and cardinals,” he said.

    Fittipaldi mentioned cardinals George Pell, Oscar Maradiaga, Francisco Errazuriz and Luis Ladaria, who all have Vatican top jobs and face abuse or abuse cover-up accusations.

    Some church figures have pointed a finger against the Italian Catholic Church. One is Hans Zollner, a German priest and child protection expert at Rome’s Pontifical Gregorian University.

    “Italy has not yet experienced a moment of truth about sexual abuse and the exploitation of power over the past,” Zollner told SIR, a news agency of the Italian Bishops’ Conference (CEI), in August.

    In a later interview with dpa, Zollner said he suspected that Italian society as a whole – not just its Catholic Church – was in denial about sex abuse issues.

    As evidence, Zollner pointed to the #MeToo movement failing to gain traction in Italy, and to the general indulgence reserved for former premier Silvio Berlusconi, who was tried for soliciting sex from an underage prostitute in the notorious “bunga bunga” affair. Berlusconi was acquitted on appeal for lack of evidence and remains politically active.

    “If we want to talk about the situation inside the [Italian] Church, we should also look at the situation in society as a whole, where an ex-head of government has been accused of abusing minors,” Zollner said.

    In an implicit admission of the inadequacy of the status quo, CEI is working to strengthen its guidelines against child abuse, to include a stronger focus on prevention.

    What Zollner said “is an incentive for CEI to move forward,” Ravenna Bishop Lorenzo Ghizzoni, who sits on the panel that is redrafting the guidelines, told dpa.

    But Italian bishops are unlikely to publish data about past abuses or introduce the mandatory reporting of suspected predator priests to Italian authorities, as requested by anti-abuse campaigners.

    Meanwhile, politicians are paying scant attention to the problem.

    Giuseppe ‘Pippo’ Civati, a left-wing former lawmaker, last year filed a parliamentary motion urging the government to put pressure on the Vatican on the mandatory reporting issue. “Nobody supported us on this,” Civati said.

    “Sooner or later, a scandal will explode,” Fittipaldi, the journalist, predicted. “It’s hard to heal the wound if you don’t clean it up first.”

    http://www.dpa-international.com/topic/italy-catholic-church-denial-clergy-sex-abuse-scandals-181014-99-360920