Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: incontri

  • LUSSURIA, I PECCATI DELLA CHIESA SENZA CENSURA con EMILIANO FITTIPALDI

    LUSSURIA, I PECCATI DELLA CHIESA SENZA CENSURA con EMILIANO FITTIPALDI

    LUSSURIA, il peccato capitale dal quale la dottrina cristiana mette in guardia i propri fedeli, sembra si sia impossessato di molti uomini di Chiesa. In anteprima assoluta il giornalista processato in Vaticano Emiliano Fittipaldi, inviato speciale e firma di punta delle inchieste de L`Espresso arriva nel parterre della libreria La Bassanese con la sua nuova inchiesta su peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini. Una serata esplosiva sulle ipocrisie e i peccati della Chiesa cattolica. A Incontri senza censura “si dice il peccato e anche il peccatore”. Durante i primi tre anni di pontificato di Francesco sono arrivate all`incirca 1.200 denunce di casi di molestie, abusi e atti sessuali sui minori da tutto il mondo da parte di preti, vescovi e cardinali. Perché Papa Francesco resta in silenzio? Perchè non riesce a far cambiare rotta a quella parte di clero depravato? Scopriremo le verità sullo scandalo dei preti pedofili in Italia e di come spesso vengono coperti da vescovi e cardinali, conosceremo i documenti che svelano chi, in Vaticano, tradisce il sesto comandamento. Dopo Avarizia, con Fittipaldi togliamo un silenzio che spesso distrugge vite di innocenti. Lussuria #senzacensura.

  • Campobasso/Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

    Campobasso/Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

    Campobasso / Portocannone – Nessuna motivazione potrebbe mai giustificare un rapporto sessuale, una relazione fra un uomo di oltre 60 anni e una adolescente fra i 14 e i 15 anni. Ancor più se l’uomo in questione è un prete che avrebbe dovuto indirizzare e proteggere una fanciulla in un delicatissimo momento della sua vita.

    Uno scandalo ha sconvolto un piccolo paese in provincia di Campobasso. Il prete di Portocannone, Don Marino avrebbe avuto una relazione sentimentale e sessuale con una ragazzina del posto. Giada, resta orfana a 13 anni e va dal prete per cercare, probabilmente, quell’affetto che le era stato rubato dal destino. Don Marino approfitta dell’ingenuità della fanciulla. La storia va avanti per diverso tempo. Poi Giada denuncia tutto. Don Marino però dovrà comunque rispondere dei rapporti sessuali avvenuti prima dei 14 anni della ragazzina. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 60 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere?

    Dichiarazioni spontanee del prete durante il processo: “innanzitutto mi preme dire questo per i fatti che mi vengono contestati in questo processo, quindi fatti riguardanti questo periodo Aprile, Maggio, Giugno del 2009, devo dire che non sono mai accaduti in questo periodo e per me quando sentivo quelle cose in quest’aula stavo, veramente inverosimile tutto quello che veniva detto è incredibile. Se qualcosa è accaduto e questo l’ho confessato quindi sia al P.M. Pubblico Ministero e sia anche a dire al Vescovo e quindi poi al Processo Canonico, quello che è accaduto è accaduto dopo, diciamo quando la ragazza Giada aveva quindici sedici anni, quindi io non mi ci ritrovo per niente, anche nelle modalità di cui questi incontri avvenivano, quindi se qualcosa è accaduto non certo nelle modalità in cui finora abbiamo sentito dire.

    Certamente ecco, ci sono stati diciamo degli abbracci, dei momenti di effusione ma questo tutto dopo. Anche perché diciamo così io comunque stavo male, perché mi rendevo conto che come sacerdote non era questo, ma non, mai mi è accaduto una cosa del genere e quindi stavo male e tentavo comunque in tutti i modi di interrompere, questo poi soprattutto dopo, nel 2011 quando mi sono, che lei tornò, la ragazza a dirigere il coro, da Settembre 2011 quindi c’era la possibilità di, come dire di vedersi più spesso…… ……. Quindi diciamo che ecco, per mio carattere quindi espansivo aperto così, quando lei è venuta nel 2010 avevo con lei diciamo così quell’atteggiamento affettuoso che 1’avevo comunque verso tutti, senza nessuna malignità, senza nessuna diciamo così intenzione ecco.

    Quando lei invece tornò nel 2011 1e cose un po’ ecco, per le mie debolezza le cose cambiarono quindi in qualche modo, no? Ecco questi abbracci che accadevano anche in momenti di effusione e di come dire di toccamenti. Così possiamo dire. Comunque io stavo male vi dicevo, stavo dicendo prima, stavo male perché questo lo vedevo veramente un controsenso con la mia vita di sacerdote e chiedevo la grazia al Signore che mi aiutasse. E ringrazio il Signore perché comunque posso dire che già dalla Quaresima del 2012 io ho avuto la forza di, la grazia del Signore perché io non siamo nulla, scusate se dico questo, è la grazia di Dio che mi ha aiutato e ne sono venuto fuori, cioè ormai come dire benché tutti altri tentativi ho fatto prima il famoso messaggio, facendo finta che ero un’altra persona, quindi un numero che lei non conosceva gli ho mandato quel messaggio per dire che ci facevi a quest’ora tardi nella casa del sacerdote, del prete, se vi vedo ancora provvederò.

    E naturalmente altri tentativi come i nostri incontri cercavo di diradarli il più possibile, ma questo naturalmente devo dire che lei quando mi incontrava dice: perché non mi hai chiamato? Dovevamo vederci. Ho detto: guarda, non è possibile. Cioè dentro di me stavo male, perché. E quindi accadevano questi incontri ma molto raramente poi. Dunque, poi alla fine ecco dicevo, ho avuto questa forza e naturalmente ecco poi ricordo che in occasione del mio compleanno nel Maggio 2012 ha detto quella sicuramente mi verrà ad aspettare e rientrai molto tardi quella sera ma lei mi aspettò vicino casa perché volle entrare poi in casa, ma solo un augurio cosi e poi se ne è andata. Ma naturalmente per me ormai come dire, se posso usare l’espressione il mio cuore era diventato di pietra, o meglio avevo deciso basta, ringrazio il Signore che mi ha dato questa forza di smettere perché ripeto stavo male per questo, ogni qualvolta magari stavo con lei e dopo stavo male, stavo male, stavo male, stavo sacerdozio, perché sono sacerdote, il signore mi ha chiamato, ho sbagliato.

    E gliel’ho detto: guarda ho sbagliato, ti chiedo scusa. Come ho chiesto scusa naturalmente a così, e naturalmente ecco ringrazio davvero il Signore che ne sono venuto fuori da questo. E se sono qui oggi forse perché ho detto di no. Gli ho detto di no. Perché se gli avessi detto di si, a quest’ora non ci saremo trovati qui in Tribunale, forse lei si sarebbe ritrovata con uno di sessantanni con dei figli ma che sicuramente non era quella la scelta. Infatti proprio perché gli volevo bene, e questo non lo nego perché gli volevo bene, volevo il suo bene, ho detto: questa ragazza non può, ecco ha tutta una vita davanti a sé e quindi perché io la devo continuare a illudere e cosi, e perché lei si era, secondo me, illusa molto su questo. E quindi ecco, eccoci qua Signor Presidente”.

    Campobasso / Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

  • Pedofilia nella setta di Capuana: la moglie di Rotella e i turni delle ragazzine

    Pedofilia nella setta di Capuana: la moglie di Rotella e i turni delle ragazzine

    Molto è stato ormai scritto all’indomani dell’arresto di Pietro Capuana e degli “apostoli” che gestivano la comunità della Chiesa di Lavina, ad Aci Bonaccorsi. Una storia torbida e perversa in cui si mescolano quelli che sembrano, in molti altri casi, gli elementi caratteristici di una vera e propria setta pseudo–religiosa. Sia quelli psicologici di manipolazione, sottomissione e reverenza nei confronti di una figura ritenuta carismatica e della cerchia di persone ad esso più vicine, che quelli di gestione del potere, sia economici – attraverso la costruzione di un’impresa di prodotti alimentari ben strutturata e con ottimi fatturati – che, ovviamente, politici.

    A prescindere dal coinvolgimento giudiziario nell’indagine sulle violenze sessuali nei confronti delle ragazzine minorenni – plagiate e convinte a donarsi carnalmente all’ “arcangelo” Capuana – a risaltare sono infatti i nomi degli indagati e le loro parentele dirette. Oltre al “santone” che, com’è ormai noto, è padre dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana, l’altro volto noto è Rosaria Giuffrida, moglie dell’ex assessore regionale Mpa Mimmo Rotella, anch’egli indagato per favoreggiamento, per aver rivelato l’esistenza dell’indagine a uno degli interessati. La donna, insieme a Fabiola Raciti e a Katia Concetta Scarpignato, secondo le accuse, farebbe parte del cerchio magico deputato al convincimento e alla cooptazione delle bambine di cui Capuana avrebbe abusato, più volte, attraverso dei turni organizzati. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione della Giuffrida, sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano tutti i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale. 

    In particolar modo, secondo la ricostruzione della Procura, le donne inducevano le ragazzine, tutte minorenni di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, attraverso una sorta di progressivo plagio psicologico a soddisfare le pulsioni sessuali dell’uomo che si definiva “pervaso dallo Spirito Santo” e veniva descritto proprio dalle sue collaboratrici come soggetto speciale, particolarmente vicino ai Dio e dotato di elevatissima spiritualità. Con la conseguenza che i rapporti sessuali conlo stesso intrattenuti avrebbero dovuto essere asseritamente considerati manifestazioni di “Amore dall’Alto”. Oltre a questo, in alcuni casi, le giovanissime avrebbero dovuto svolgere anche lavori domestici nell’abitazione di Capuana. Ma sono altri e ben peggiori i particolari che emergono nella gestione dei “turni”.

    Come il tenore dei messaggi analizzati dalle autorità di polizia, scambiati tra le minorenni e i vertici della comunità. Una sequenza quasi interminabile di dichiarazioni d’amore da parte delle bambine nei confronti dell’anziano e, nel caso di quelli con le donne, di raccomandazioni e indicazioni per preparasi in modo “adeguato” agli incontri. Non mancano i casi di tentennamento da parte di alcune vittime, che nonostante lo stato di pressione psicologica, riuscivano ad intravedere qualcosa di sbagliato nelle condotte degli “apostoli” o, comunque, non volevano sottoporsi alle violenze. Una di queste, proprio per questo motivo, era stata allontanata dai festeggiamenti di San Valentino, in cui come in altri casi, venivano consumati i rapporti con Capuana. “Non ci sei…per il tuo comportamento – scrive la Giuffrida alla minore – ma non vedi…tante cose non vanno…lui non è tranquillo con te….tu lo sai…io, Katia e Fabiola …San Valentino è una festa un poco più particolare, non è tipo Pasqua, Natale. Sono tutte le persone più vicine a lui…siccome tu non sei in sintonia con lui…e il discorso che ti abbiamo fatto praticamente domenica noi…te lo ricordi che domenica ti abbiamo fatto questo discorso?”.

    Proprio per l’esistenza di questo “sistema“, la procura ha chiesto anche che venga riconosciuto il reato di associazione a delinquere. Tra le altre personalità politiche che vengono citate, anche se non formalmente indagate, c’è anche l’assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, intercettata in una conversazione con Fabiola Raciti dove esprimeva preoccupazione per l’esistenza dell’indagine. Come ha dichiarato sulla propria pagina Facebook, il sindaco di Motta Anastasio Carrà, da qualche ora ha accettato le dimissioni della Fassiolo dal ruolo di assessore.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-12-apostoli-capuana-giuffrida-rotella-7-agosto-2017.html

  • Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Emergono sempre maggiori dettagli sull’inchiesta “12 apostoli” avviata dalla Polizia postale e delle Comunicazioni di Catania e coordinata dalla Procura distrettuale etnea che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di quattro persone. Si tratta del presunto “santone” Pietro Capuana di 73 anni e tre sue collaboratrici: Fabiola Raciti di 55 anni, Rosaria Giuffrida di 57 e Katia Scarpignato di 48. Dalle indagini è emerso che l’indagato, che per un quarto di secolo ha diretto la comunità “Cultura ed Ambiente” di Aci Sant’Antonio, avrebbe abusato di maggiorenni e minorenni per “purificarle” e “iniziarle” alla vita spirituale. Secondo l’accusa le tre donne avevano invece il ruolo di plagiare le vittime per convincerle a subire le violenze, facendo credere loro che si trattasse di “azioni mistiche spirituali, aventi valenza religiosa”.

    Turni per violentare le ragazzine

    Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, le collaboratrici del “santone” organizzavano addirittura dei “turni” presso l’abitazione dell’uomo durante i quali le giovani, oltre a soddisfare svariate necessità dell’indagato come lavarlo, vestirlo e pulire casa sua, dovevano realizzare le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione di Giuffrida sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano  i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale. Inquietanti anche i messaggi scambiati tra le minorenni e i vertici della comunità. Una sequenza di dichiarazioni d’amore da parte delle bambine nei confronti dell’anziano e, nel caso di quelli con le donne, di raccomandazioni e indicazioni per preparasi in modo “adeguato” agli incontri.

    Gli altri indagati nell’inchiesta “12 apostoli”
    L’operazione “12 apostoli” non si è fermata ai quattro arrestati. La procura etnea indaga infatti su altre tre persone per favoreggiamento. Si tratta dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Domenico Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, del sacerdote Orazio Caputo e di Salvatore Torrisi, ex presidente dell’associazione “Cultura e ambiente”, finita al centro dell’inchiesta. Il prete avrebbe appreso delle indagini nel segreto della confessione, avvisando poi Torrisi e Rotella di quanto stava accadendo. Lo stesso Rotella avrebbe poi messo sull’avviso la Scarpignato.

     

    http://www.fanpage.it/catania-il-santone-che-stuprava-per-purificare-i-minori-turni-organizzati-per-gli-abusi/

  • SAVONA: la diocesi non indennizzerà le vittime. Vaticano non è questa la nostra politica

    SAVONA: la diocesi non indennizzerà le vittime. Vaticano non è questa la nostra politica

    Sembrava ci fosse l’intenzione di chiudere questo capitolo poco edificante, oramai lungo, sgradevole e pieno di dolore, evitando un ulteriore imbarazzante processo civile. Lo stesso vescovo di Savona, Calogero Marino, aveva in più occasioni sottolineato l’importanza di dare alle vittime un’opportunità per poter guardare avanti e dimenticare il passato.

    Nel giugno scorso, dopo una serie di incontri tra il vescovo Marino, i vertici della Rete L’ABUSO e i rispettivi avvocati, la diocesi di Savona si era impegnata a produrre un’offerta per indennizzare cinque delle vittime di don Nello Giraudo.

    Circa un mese dopo quell’ultimo incontro arriva la proposta della diocesi che lascia basite le vittime e i loro avvocati.

    L’offerta della diocesi consisteva nell’istituire un numero verde (gestito dalla chiesa) al quale le vittime potessero telefonare, oltre al sostegno medico: nulla di più di quello che già offre la mutua. Per quanto concerne un indennizzo economico, questo fu da subito escluso a priori in quanto da Roma fanno sapere che questa non è la politica della chiesa.

    Come il vescovo Calogero Marino sa bene, perché ha potuto vedere le relazioni mediche, le vittime sono in molti casi affette da patologie gravi, conseguenti agli abusi, patologie per via delle quali non trovano un lavoro e di conseguenza sono costrette a una vita indecorosa e spesso al limite dell’emarginazione.  È forte la delusione di una proposta indecente che tra l’altro non avrebbe portato alcun beneficio alle vittime: ma la buona volontà delle vittime nel voler raggiungere un accordo costruttivo, ha portato ad una contro proposta sull’unica opzione disponibile, ovvero il numero verde per le vittime.

    La Rete L’ABUSO da anni invita le vittime a denunciare gli abusi alle autorità civili in quanto, da come è ampliamente documentato oramai anche dalla stampa, nel 2017, ai tempi di papa Francesco, la chiesa insabbia ancora sistematicamente i casi, non esiste un solo precedente dove un membro del clero abbia denunciato alle autorità civili un collega criminale.

    Lo stesso neo eletto Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (l’organo vaticano che si occupa proprio dei casi di pedofilia) Francisco Ladaria Ferrer, come riporta L’ESPRESSO, è accusato di aver coperto il caso di don Gianni Trotta.

    Lo stesso Francisco Ladaria Ferrer si occupò in passato anche del caso savonese di don Giraudo (vedi allegati), ma a quanto ci racconta il carteggio sul caso, non intervenne, fu il prete – dopo essere stato indagato e condannato per abusi commessi nel 2005 – a dimettersi spontaneamente.

    Tenendo conto di quello che è nei fatti lo stato attuale delle cose, la contro proposta delle vittime sull’unica opzione disponibile, ovvero il numero verde, è stata quella di accettare, cercando di trasformare una proposta che nulla portava alle vittime, in qualcosa che invece fosse utile a molti.

    Abbiamo quindi proposto che il numero verde fosse gestito dalla Rete L’ABUSO, la quale tra le altre cose avrebbe dato un credito notevole al servizio. All’interno del call center avrebbero lavorato anche le cinque vittime, risolvendo così almeno il problema del lavoro.

    Al tempo stesso la Rete L’ABUSO garantiva alla chiesa che qualunque segnalazione ricevuta, sarebbe stata immediatamente trasmessa all’Autorità Giudiziaria.

    Ma forse le intenzioni del vescovo Calogero Marino che oggi sentito dai giornali non vuole replicare, non erano così caritatevoli come quelle fatte nelle varie dichiarazioni e tutta la trasparenza offerta dall’associazione, forse era un po’ troppo per una chiesa che vuole riparare i suoi errori con una pacca sulla spalla e qualche scusa di circostanza.

  • Lettere alla redazione: ‘Ecco cosa è successo a un incontro organizzato dal Rinnovamento carismatico’

    Lettere alla redazione: ‘Ecco cosa è successo a un incontro organizzato dal Rinnovamento carismatico’

    “Gentile redazione,

    non sono proprio un’assidua frequentatrice di chiese, men che meno di sette o pseudo tali, e nemmeno di quei gruppi di preghiera conosciuti come cammini neocatecumenali o rinnovamento dello spirito che a detta di tanti aiutano spiritualmente le persone nell’intimo percorso della fede, ma qualche giorno fa mi sono ritrovata a uno di quegli incontri organizzati di tanto in tanto in grandi aree per incontrare un alto numero di fedeli. Ero lì per motivi personali. Perché la vita è imprevedibile, così come le sue circostanze.

    L’incontro a cui ho partecipato si è svolto in un campo sportivo, anche se i partecipanti erano in numero esiguo rispetto allo spazio a disposizione, ma c’è da dire che il sole picchiava forte e il caldo era insopportabile. Chiaramente per entrare abbiamo dovuto pagare, per il solo ingresso, senza servizi, abbiamo dovuto sborsare 15 euro.

    All’incontro, a cui erano presenti i vari gruppi del movimento ecclesiastico Rinnovamento dello Spirito e altre correnti, erano presenti alcuni preti carismatici e persino l’arcivescovo della provincia che ci ha ospitato, a dimostrazione che il Vaticano non solo era al corrente dell’evento ma lo ha persino supportato.

    Dopo una lunga chiacchierata con i presenti, dopo che molti di noi hanno esposto i propri problemi, sono cominciate le preghiere per gli ammalati e quelle per la liberazione. La scena era raccapricciante, alcuni cadevano a terra tramortiti, ci hanno spiegato che quello era l’effetto del “riposo dello spirito”, mentre gli indemoniati urlavano e si dimenavano durante le “preghiere della liberazione”.

    Dopodiché è giunto il momento dei “miracoli”. Stavolta un carismatico laico ha “guarito” circa una quarantina di persone davanti ai nostri occhi. Succedeva più o meno questo. Il prete diceva: «Il Signore mi sta dicendo che tra di voi ci sono due ciechi, ecco ora vi guarirà». e tra la folla qualcuno rispondeva: «Sono io, grazie Signore, miracolo!».

    Nessuno sa se quelle persone sono state veramente guarite o fossero solo delle comparse di una sceneggiata vera e propria, ma di sicura tra la folla c’era anche tanta gente disperata per davvero, con figli malati, giunti in quel posto con la speranza di ricevere la grazia per se stessi e per i propri cari.

    Ah, poi a un certo punto alcuni tra i sacerdoti e gente comune hanno cominciato a parlare e a pregare in una lingua strana, che io non saprei decifrare. Dicono sia un dono, noto negli ambienti come “dono delle lingue”, dicono che accada solo ai “privilegiati”.

    Fin qui nulla, o quasi, di strano: ognuno è libero di crederci o meno, di andare o rimanere o casa. Ma a un certo punto mi sono ricordata perché sono atea, perché in quel posto ci ero andata controvoglia e perché ho provato tanta rabbia pensando a tanti disperati, indifesi, che mettono la propria vita in mano di questa gente senza scrupoli.

    All’entrata ci hanno impresso un timbro sul palmo della mano per essere riconoscibili e poter rientrare nel caso si volesse uscire dallo stadio. Il timbro è quello che vedete nella foto in allegato ed è un chiaro simbolo massonico. Peccato che la massoneria universale, fin dal 1738, con la bolla “In eminentiapostulatus” (cfr. “Documenti”) ha ricevuto la scomunica di Clemente XII e, ad ogni modo, ufficialmente la Chiesa ne prende nettamente le distanze.

    Se poi vogliamo essere ancora più precisi, ricordiamo ai lettori che l’occhio del grande architetto, simbolo ufficiale della massoneria, per alcuni studiosi altro non sarebbe che il nemico di Dio. L’angelo più bello del Paradiso che si ribellò e per questo fu scaraventato all’inferno.

    Ora, sappiamo bene che la massoneria esiste anche in Vaticano e che, al di là delle notizie ufficiali, Chiesa e massoneria è un binomio indissolubile, ma chi si nasconde dietro questi personaggi che in nome di Dio speculano sulla disperazione di gente disperata? E perché la gente tutt’oggi fatica ancora a capire l’inganno?

    Ad ogni modo io vi ho scritto per un latro motivo. Cerco altri testimoni di quell’incontro avvenuto lo scorso 23 luglio in una città del sud. Voglio che questi esseri vengano sputtanati come meritano e ho bisogno che altre voci si uniscano alla mia.

    Grazie per aver spazio a questa mia denuncia”.

    Lettera firmata

    http://www.francescalagatta.it/lettere-alla-redazione-cosa-successo-un-incontro-organizzato-dal-rinnovamento-carismatico/

  • Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

    Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

    In una serie di intercettazioni telefoniche, effettuate dalla Procura di Milano, emerge il ruolo del neo arcivescovo Mario Delpini nella vicenda che vede coinvolto don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano (MI) accusato da un  giovane parrocchiano  di molestie sessuali ed attualmente sotto processo.

    Le intercettazioni sull’utenza di don Mauro sono rilevanti ma, al di la di quello che sembra, non tirano in ballo solamente monsignor Delpini. Ad un occhio esperto non sfugge il modus operandi della chiesa che, come vedremo, segue uno schema ben preciso e che ha obiettivi ben differenti da quelli che vengono dichiarati pubblicamente.

    Premesso quanto dichiarato da monsignor Mario Delpini (oggi arcivescovo di Milano) il 24 ottobre 2014 negli uffici della questura di milano;

    Per comprendere meglio è necessario fare una breve sintesi dei fatti e una piccola premessa.

    I presunti abusi da parte di don Mauro ai danni di un parrocchiano 15enne sarebbero avvenuti la notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2011, immediatamente denunciati e, nei giorni successivi, portati all’attenzione dei vertici della diocesi di Milano.

    Tale diocesi però, come da manuale, approfittando del fatto che la vittima (come tutte del resto) e i suoi familiari fossero cattolici praticanti  , quindi persone che si fidavano della correttezza della chiesa e si sentivano ulteriormente rassicurate dalla tanto acclamata “tolleranza zero” di papa Francesco, prende tempo e riesce a far passare ben due anni e mezzo prima di fare qualcosa. Dopo di che si scoprirà che malgrado la denuncia, i vari incontri con il prelato di turno, i solleciti della vittima, dei familiari e degli stessi sacerdoti della parrocchia di Rozzano, nei confronti di don Mauro non era stato preso alcun provvedimento, nessun processo canonico, neppure una sospensione cautelare a Divinis, e questo malgrado lo stesso don Mauro avesse ammesso i fatti.

    Va detto che in casi come questo, dove la cosa non è di dominio pubblico, la tattica della chiesa è sempre stata, ed è tutt’ora (vedi il servizio de LA7), quella di cercare di tenere nell’ombra l’accaduto e limitare i danni per poi, una volta calmate le acque, reintegrare il sacerdote altrove. Il caso di don Francesco Rutigliano condannato per abuso di minore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mai denunciato all’autorità civile è esemplare. (Caso successivamente riportato anche nel libro di Emiliano Fittipaldi)

    Siamo nel luglio del 2014 quando, dopo tre anni, delusi dal comportamento della diocesi che, nei fatti, non era ancora minimamente intervenuta se non in favore del prete accusato “spostandolo” prima in un’altra parrocchia, e poi, con la scusa di valorizzarne i suoi studi, ne ha fatto perdere le tracce, la vittima supportata dai suoi familiari decide di denunciare, questa volta però presso l’autorità civile.

    È il 29 luglio del 2014 quando verrà depositata la denuncia, ma pochi giorni prima, per una pura coincidenza accade qualcosa che successivamente vedremo, spiazzerà la diocesi. Il 26 luglio un sacerdote trova nella cappella dell’ospedale San Giuseppe un bambino abbandonato. Quel sacerdote è don Mauro Galli. La notizia del ritrovamento del bimbo viene battuta da tutti i giornali rivelando anche che don Mauro è ancora a Milano e senza restrizione alcuna.

    Pochi giorni dopo, il 29 luglio, la vittima depositerà come abbiamo detto la sua denuncia e la magistratura si attiverà immediatamente. Già il 18 agosto l’utenza di don Mauro è sotto controllo e il 31 la diocesi sembra già informata della querela.

    Qualcuno si domanderà come abbia fatto la diocesi a sapere in così breve tempo della querela?

    Semplice: glielo potrebbe aver detto la stessa magistratura vincolata da un articolo contenuto nel protocollo addizionale (art.2 punto B) dei Patti Lateranensi che recita “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”. Un privilegio che tutti gli indagati d’Italia vorrebbero avere…

    Al di la di come la diocesi abbia appreso la notizia, tanto sono stati immobili e omertosi quando si trattava di rendere giustizia alla vittima, quanto sono stati rapidi e efficienti nel soccorrere il sacerdote invece.

    La prima intercettazione utile è del 31/8/2014 quando don Mauro parlando al telefono con un collega;

    UT (utente): MAURO  INT (interlocutore): UOMO

    ” UOMO: “pronto?

    MAURO: eccomi qua, scusami ma sono a XXXXX a dormire e avendo la camera di fianco a XXXXX e company ho preferito uscire. Tutto bene?

    UOMO: si io si, te?

    MAURO: eeeh… (ride) la domanda di riserva? No… nel senso che non so niente di che, oggi ho ricevuto alle dodici… dodici e uno una email di Delpini (probabilmente don Mario Delpini ndr) che diceva “sei da queste parti… eh… telefonami, scrivimi che ho bisogno di vederti” e allora io anche se ero all’estero l’ho chiamato subito e ho detto… dice no no dai, fissiamo un appuntamento così ci vediamo giovedì che ho bisogno di dirti delle cose… al che vabbè, non è che sono proprio deficiente, per cui la prima domanda che gli ho fatto è “MI DEVO PREOCCUPARE?” e lui… silenzio, dice “eeeh…” siccome non diceva niente, dico “MA HO COMBINATO ANCORA QUALCOSA?” dice “NO, NO, IL PROBLEMA NON E’ QUELLO CHE HAI COMBINATO TU, MA QUELLO CHE HANNO COMBINATO GLI ALTRI… COMUNQUE NON E’ IL CASO CHE NE PARLIAMO PER TELEFONO, VIENI QUI CHE TI SPIEGO.” (breve pausa) Mi ha detto l’unica frase che ha detto “POI DOBBIAMO STARE MOLTO ATTENTI”, ha chiuso così.”

     La conversazione prosegue con le riflessioni degli interlocutori e ad un certo punto;

    MAURO: eh… cosa ti devo dire… ma io guarda cioè… nel senso che… posso anche immaginare che cappero è successo, (disturbo di sottofondo) LA QUESTIONE E’ QUELLA FAMOSA DEL BAMBINO, FINITO COME EROE DA TUTTE LE PARTI, QUESTA COSA NON CI VA BENE.

    UOMO: ma dici che è quello…?

    MAURO: però.. io spero sia quello, nel senso che se è così vabbeh…”

    È verosimile pensare che i timori di Delpini nel non voler parlare al telefono con don Mauro (che infatti contatta via mail) fossero dovuti alla consapevolezza che potessero esserci delle utenze sotto controllo. Si spiega anche l’irritazione per la vicenda del neonato trovato da don Mauro più di un mese prima, vicenda che a questo punto non era più pericolosa solo per il fatto che avrebbe confermato alla vittima che il sacerdote, malgrado tutto, era ancora a Milano, ma perché con un’indagine aperta sarebbe potuta diventare (come è stato) una delle prove agli atti che la diocesi non ha preso nessun provvedimento restrittivo o cautelativo lasciando don Mauro ufficialmente senza parrocchia, ma libero di girare ovunque… e lo ha fatto credetemi.

    Pochi giorni dopo, il 4 settembre 2014, don Mauro incontra mons. Mario Delpini, non sappiamo cosa si siano detti nell’incontro, anche se possiamo immaginarlo perchè appena uscito don Mauro contatta uno studio legale al quale si presenta a nome di mos. Mario Delpini sottolineando all’interlocutore che il monsignore ha già parlato con  l’avvocato. Si incontreranno il giorno successivo.

    Quanto accade nelle ore successive a quell’incontro è inquietante, tra i messaggi di amici e colleghi preoccupati che pregano per lui, emerge uno scenario di totale omertà, tanti sanno della vicenda e paiono muoversi in favore del sacerdote.

    In un altro stralcio di intercettazione si intuisce anche quanto le gerarchie siano state tolleranti e generose con don Mauro il quale sembrerebbe evidente che malgrado la gravità della situazione avesse accondiscendenza nell’utilizzare un’altra carta offerta dalla diocesi;

    “ MAURO: io guarda… io non ne posso… io davvero non ne posso più nel senso che in tutta questa cosa qui adesso non so cosa salterà fuori, però io piuttosto dico guardi io cambio anche diocesi e non me ne frega niente… però… mi dispiace però a questo punto se deve servire a essere tranquilli io mi (rumori) a Roma, poi nessuno mi vede più, vado in un’altra diocesi e vaffambagno… cioè, cosa devo fare? ”

    Un totale di 1789 intercettazioni nelle quali si ripetono sostanzialmente le stesse argomentazioni, si scoprirà che don Mauro, probabilmente temendo di essere controllato dagli inquirenti, attiverà una seconda sim e in più occasioni verrà chiamato in causa monsignor Delpini che, come sembrerebbe evidente, ha avuto un ruolo attivo nella vicenda.

    Ora, al di la della rilevanza delle intercettazioni che sono un documento eccezionale, più avanti spiegherò il perche, credo sia utile fare alcune riflessioni e vedere le cose in modo un pò più approfondito per capire quale è il meccanismo che la chiesa utilizza ancora oggi sistematicamente per insabbiare e perché questo meccanismo sia civilmente inaccettabile.

    Partiamo da un dato di fatto che potete verificare tutti ovvero, chi di voi sa di un solo precedente dove vediamo un sacerdote o un vescovo denunciare un crimine di pedofilia all’autorità giudiziaria?

    Aiutatevi pure con internet ma vi avviso che non troverete un solo caso, e non mi limito all’Italia.

    Possiamo quindi dire che la chiesa omette sistematicamente la denuncia all’autorità civile?

    Direi proprio di si.

    È vero che la chiesa ha i suoi tribunali, ma è anche vero che questi non sono neppure lontanamente equiparabili a quelli civili, uno perché la massima pena che possono infliggere a un prete criminale è la scomunica, due perché in un processo canonico seduto al banco della vittima non c’è chi ha subito l’abuso, ma Dio, il prete e la vittima invece stanno seduti al banco degli imputati, rei con il loro gesto di aver arrecato un’offesa a Dio e provate a indovinare chi dei due è il “tentatore”… (Leggi l’approfondimento sui tribunali canonici)

    Va anche detto che i tribunali canonici, in più del 90% dei casi (come testimonia oramai persino la cronaca), si attivano non quando la vittima denuncia alla chiesa, ma solo quando la cosa finisce sui giornali o in tribunale, esattamente come nel caso di don Galli. (gennaio 2015, tre anni e un mese dopo la prima denuncia fatta alle autorità diocesane e sei mesi  dopo l’apertura di una indagine della magistratura).

    Ora, per carità, la chiesa ha tutto il diritto di fare i suoi processi ma ne converrete che nei confronti delle vittime e sotto l’aspetto preventivo l’esito di questi processi non ha alcuna utilità, anzi stando a quanto prevede il Trattato di Lanzarote, che l’Italia ha ratificato nell’ottobre del 2013, nei processi canonici si violerebbero anche quelle che sono le regole di base che tutelano i diritti delle vittime di abusi durante i processi.

    Per fortuna esiste la legge civile, certamente più concreta ed efficace che però, come vedremo, da dei privilegi al clero di fronte ai quali i cittadini ne restano pesantemente penalizzati e costretti, loro malgrado, a subire una disparità di trattamento notevole.

    Parlo del Protocollo Addizionale dei Patti Lateranensi (che l’ONU nel 2014 chiese sia allo Stato Italiano, sia alla Chiesa di rivedere) il quale prevede che “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Durante un’indagine è fondamentale che gli inquirenti possano investigare nel massimo riserbo e, soprattutto, all’insaputa dell’indagato che, diversamente, starebbe attento a quello che fa e a dove va, a ciò che dice al telefono, insomma prenderebbe tutte le precauzioni per tutelarsi dall’indagine e se possibile inquinerebbe probabilmente anche le prove. Per questo prima dicevo che le intercettazioni a don Galli, al di la del contenuto che è rilevante, mostrano anche verosimilmente quelle che sono state le mosse della chiesa che si muove in un sottobosco decisamente poco rassicurante, come abbiamo visto assolutamente omissivo, pieno di connivenze e complicità.

    Lo stesso Bergoglio che da un lato promette tolleranza zero e punizioni severe nei confronti dei vescovi insabbiatori, dall’altro, senza muoverci di un centimetro dal caso Galli (perché ce ne sarebbero anche altri), promuove un vescovo come Delpini, che al momento è accusato di aver insabbiato, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Italia, quella di Milano.

    Pensavamo che con Papa Francesco al timone, la Chiesa fosse sulla strada della trasparenza e invece, a quattro anni dalla sua elezione, le vittime lamentano ancora di essere ignorate, due preti pedofili su tre sono ancora nel clero e nessuno dei vescovi che hanno coperto gli abusi è mai stato punito.

    Il quadro che emerge è quello di una chiesa che è sbagliato dire non abbia fatto nulla nei confronti della pedofilia clericale, ha fatto moltissimo infatti esistono in Italia ben 5 comunità per preti con devianze. Esiste un supporto legale ai preti accusati spesso fornito direttamente dalle diocesi tant’è che diversi studi in Italia hanno scelto di specializzarsi nella difesa dei preti pedofili.

    Quello che non esiste, è qualcosa per le vittime alle quali la chiesa per ora neppure risponde lasciandole incivilmente senza giustizia e con il supporto legale che “come una madre amorevole” da ai suoi criminali, le mette spesso per non dire sempre in inferiorità perchè non in grado di permettersi una difesa alla pari.

    In tutto ciò è importante e doveroso fare una ulteriore riflessione perché c’è un problema di fondo, la magistratura si muove in base alla legge (fatta dal legislatore) che deve applicare anche quando questa è resa assurda da articoli invalidanti come quello del concordato che abbiamo citato prima, la chiesa, o almeno i suoi vertici, dimostrano di avere una coscienza civile profonda quanto una pozzanghera e non si fanno scrupolo nell’agire anche contro le vittime in modo criminale, d’altra parte lo stato Italiano glielo permette…

    Eccolo il problema, l’assenza più totale del Goveno Italiano, anzi l’atteggiamento omissivo che questo ha avuto in materia negli ultimi 15 anni. Un Governo che è venuto meno ai suoi doveri tradendo di fatto i cittadini italiani ai quali nega una doverosa tutela su fatti ampliamente conclamati.

    A più di 15 anni dallo scandalo iniziato negli USA nel 1998, il Governo Italiano non ha ancora neppure messo in agenda una commissione parlamentare di inchiesta per poter quantificare l’entità del problema, stessa cosa vale per le raccomandazioni fatte al Governo dall’ONU, ignorate in toto.

    L’unica cosa che ha fatto, non per coscienza ma in conseguenza alla ratifica dei vari trattati tra cui quello di Lanzarote, è stata l’applicazione del certificato antipedofilia, che a danno dei cittadini e per non scontentare lo Stato estero del Vaticano al quale i nostri politici sono perennemente genuflessi, nella sua applicazione ha lasciato esente la categoria del volontariato, alla quale tò, appartengono anche i preti, ma anche allenatori di calcio, scout ecc. ecc.

    Oltre al danno la beffa perché adesso i pedofili (non solo quelli in abito talare) sanno dove poter andare a cercare le proprie prede senza bisogno di esibire il certificato.

    Direi geniale …

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO.


    Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

    Caso mons. Delpini; DIFFIDATO il portale della Chiesa di Milano

  • Abusi sessuali su un ragazzino  Un altro parroco sotto processo

    Abusi sessuali su un ragazzino Un altro parroco sotto processo

    PADOVA Doveva essere un luogo sicuro, uno di quei posti in cui poter mandare tranquillamente i propri figli, convinti che lì non sarebbe potuto succedere loro nulla di male. E invece quella canonica, tra paramenti sacri e incensi, si è trasformata in un luogo da evitare, così come il padrone di casa. Perché il parroco ora si ritrova bollato di un’accusa pesantissima, violenza sessuale su un minore, un suo parrocchiano, e per questo sta affrontando davanti al giudice per le udienze preliminari di Padova, Margherita Brunello, un processo in abbreviato. A finire sotto inchiesta è un giovane prete che, fino a qualche tempo fa, era il titolare di una delle parrocchie di Monselice. Così come pure di Monselice è quella che sarebbe la sua vittima, un ragazzo quindicenne.

    Uno solo l’episodio contestato, un unico tentativo di approccio da parte del religioso che si sarebbe verificato nel luglio del 2016, un anno fa. In una assolata giornata d’estate, il parroco avrebbe allungato le mani su un adolescente, palpeggiandolo e spingendolo in modo tale da farselo sedere sopra, mimando poi un atto sessuale. Il ragazzo, sfuggito a quelle pesanti attenzioninon richieste, ha raccontato tutto ai genitori che hanno denunciato il parroco e si sono costituiti parte civile contro di lui, assistiti dall’avvocato Marta Michelon. Il religioso, nel frattempo, aveva lasciato Monselice subito dopo l’episodio al centro dell’inchiesta, in vista di un trasferimento in una nuova parrocchia dell’Alta. Non ha però mai raggiunto la nuova destinazione proprio per volontà del vescovo Claudio Cipolla che, dopo la vicenda di don Contin, ex parroco di San Lazzaro al centro di un caso di sesso altisonante, deve ora affrontare una nuova grana.

    «Non appena appresa la notizia – spiega una nota diffusa ieri dal Vescovato -, lo scorso settembre 2016, la Diocesi è intervenuta con alcune decisioni, per prudenza e rispetto delle persone coinvolte e per permettere al sacerdote di potersi difendere. Pertanto in maniera preventiva il vescovo, già allora, aveva proceduto a sospendere alcuni passaggi previsti all’interno dei normali e consueti avvicendamenti dei parroci e aveva chiesto al sacerdote un periodo fuori Diocesi, in attesa della conclusione del processo a suo carico. Contemporaneamente è partita l’indagine canonica ed è stata informata la Santa Sede. Con l’avvio delle indagini a suo carico, reso noto al vescovo nei primi giorni di settembre 2016, per opportuna prudenza la nuova nomina è stata sospesa immediatamente e il presbitero è stato esonerato da qualsiasi incarico pastorale». Ieri mattina il giudice ha rinviato l’udienza preliminare a settembre, fissando già i due prossimi incontri: il 12 dovrà decidere se utilizzare o meno alcune intercettazioni telefoniche, conversazioni dell’imputato tra il suo psicoterapeuta e il suo padre confessore. Due settimane dopo, il 28, invece, sarà discusso l’abbreviato. «In attesa degli esiti processuali – conclude la nota – rimane amarezza e dolore, per questa vicenda che, se dimostrata, adombra l’opera silenziosa e preziosa di tanti sacerdoti dediti al servizio delle proprie comunità. Nello stesso tempo la Diocesi esprime vicinanza a tutte le persone e le comunità che stanno soffrendo per questa situazione».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/21-luglio-2017/tocca-ragazzino-simula-amplesso-altro-parroco-sotto-processo-abusi-2401822475742.shtml

  • Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

    Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

    Nello scambio dialettico tra Pm, vescovo e difensore tutto il senso del processo a carico di don Marino Genova. Si sono ritrovati in aula, dinanzi a Giada Vitale e alla sua mamma, peraltro teste anche lei.

    Il Pm ha anche chiesto al presule De Luca perché l’allora minorenne era andata da lui. Il vescovo ha risposto “perché voleva giustizia”, mentre il difensore dell’ex parroco di Portocannone ha tuonato, “per vendetta”.

    Una vicenda che dovrebbe definirsi, giudiziariamente, il prossimo 3 ottobre, ma pende la richiesta di riapertura delle indagini presentata da Giada Vitale e dal suo legale Giuseppe D’Urbano.  La difesa, oltretutto, punta sugli innumerevoli impegni del sacerdote, tra vita parrocchiale, insegnamento di religione e messe, per confutare la tesi dei numerosi incontri a sfondo sessuale portati avanti per oltre 4 anni secondo la denuncia presentata e dai riscontri della Procura.

    Una giornata molto particolare per la 22enne Giada Vitale, che al mattino si è recata a Salerno per affrontare la prima prova dell’esame di Stato e in tutta fretta, appena consegnato il compito, è ripartita alla volta di Larino, dove alle 15 era in programma la terz’ultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone, accusato di atti sessuali con minorenne (articolo del codice penale 609 quater) nei confronti della ragazza, per il periodo della loro frequentazione in cui la ragazza originaria di Portocannone aveva meno di 14 anni.

    Dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo l’ultima volta sono sfilati altri 5 testimoni, alcuni chiamati a deporre dalla Procura frentana, rappresentata dal Pm Ilaria Toncini. Insieme a don Michele Valentini, che prese il posto di don Marino all’indomani del suo allontanamento, è stata acquisita anche la deposizione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca. Oltre alla madre di Giada, un corista e una violinista.

    L’imputato è difeso dall’avvocato Ciro Intino, mentre per la parte civile Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere nel perorare la causa della parte lesa. «Monsignor De Luca ha risposto alle domande del Pm, della parte civile e della difesa. Ha raccontato tutto – ci riferisce la stessa Giada Vitale – della prima volta che andammo io e Teresa, di quello che gli ho raccontato, di quello che gli ha detto don Marino e del processo canonico». Secondo quanto emerso in aula, don Marino dinanzi al presule avrebbe sostanzialmente ammesso i fatti, come già il vescovo affermò quando venne sentito dal Pm Venturi in fase di indagini preliminari.

    La madre di Giada, invece, ha rievocato alcuni particolari, come quando ci fu un primo approccio tra loro due e lei non volle credere alla ragazza, poiché pensava che il prete non potesse comportarsi così, ma ha anche detto come Giada sia stata in cura da diversi specialisti e costretta ad assumere psicofarmaci. Una deposizione che come quella della 22enne a dicembre, ha ripercorso l’intera vicenda, fino a quando scoprì la situazione e il suo primo colloquio col vescovo.

  • Al DIG Festival la docu-inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Al DIG Festival la docu-inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Behind The Altar – Dietro l’Altare, rivelazioni ed evidenze che hanno scosso la comunità cattolica e non solo.

    Nei suoi primi quattro anni di pontificato Francesco I ha fatto molto poco per punire preti pedofili e vescovi che ne hanno coperto gli abusi. Il regista messicano Jesus Garcel Lambert racconta attraverso l’investigazione dello storico inglese John Dickie i motivi di un problema che ha il suo cuore nella Chiesa. Da Behind The Altar – Dietro l’Altare arrivano rivelazioni ed evidenze che hanno scosso la comunità cattolica e non solo. Una produzione GA&A Productions, in co-produzione con ZDF/Arte, EO, Witfilm, e in associazione con EFFE TV – media hub del Gruppo Feltrinelli e altri nove broadcasters internazionali, il documentario verrà presentato in anteprima mondiale giovedì 23 giugno in occasione del DIG Festival di Riccione: introduce l’anteprima un incontro di approfondimento moderato da Marco Nassivera di ARTE, che vede protagonisti John Dickie e il giornalista Emiliano Fittipaldi, scelto da Feltrinelli con la produzione per introdurre la versione italiana del documentario e voce autorevole delle tematiche affrontate in questo lavoro d’inchiesta.

    Il DIG Festival, giunto alla sua terza edizione, si apre quest’anno con un’anteprima esclusiva, segno dell’impegno dell’associazione nel sostenere e promuovere brillanti lavori d’inchiesta e giornalismo di qualità. Da venerdì 23 a domenica 25 giugno nel centralissimo piazzale Ceccarini di Riccione, quartier generale dell’evento, tre giorni di incontri con i migliori reporter del mondo, talk, proiezioni in prima assoluta, spettacoli, incontri di formazione per professionisti e freelance, che si chiuderanno con l’assegnazione dei prestigiosi DIG Awards, riservati alle migliori inchieste e reportage televisivi dell’anno. La cerimonia di premiazione è in programma per sabato 24 giugno alle ore 21.30, sempre in piazzale Ceccarini.

    Quest’anno DIG Festival propone un programma particolarmente ricco di appuntamenti, completo di workshop, accreditati ai fini della formazione continua dall’Ordine dei Giornalisti. Cybersecurity, censura, democrazia e diritti umani. DIG continua a scavare e a lavorare sui temi più caldi dell’attualità: dai vizi del sistema economico finanziario ai debiti delle banche, dall’impatto delle tecnologie digitali sulla privacy all’analisi dei fenomeni migratori tramite data journalism, fino ai black file della Repubblica italiana. Tra le novità, i laboratori per bambini (radiofonici e di carta stampata) e una Hacking Room completamente ridisegnata, dove imparare tutti i trucchi per difendersi dalle più invasive forme di controllo digitale.

    http://www.riminitoday.it/cronaca/al-dig-festival-la-docu-inchiesta-sulla-pedofilia-nella-chiesa.html