Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi nel movimento eucaristico giovanile: le accuse contro padre Sauro De Luca

    Abusi nel movimento eucaristico giovanile: le accuse contro padre Sauro De Luca

    Le recenti rivelazioni riguardo abusi sessuali all’interno del Movimento Eucaristico Giovanile hanno scosso la comunità religiosa. Padre Renato Colizzi, attuale Responsabile Nazionale del MEG, ha comunicato di aver ricevuto segnalazioni concrete riguardo atti di abuso perpetrati da padre Sauro De Luca, morto nel 2012. Queste accuse, che coinvolgono ragazze all’epoca minorenni, pongono interrogativi sul passato del movimento e sulla responsabilità dell’organizzazione nel proteggere i suoi membri.

    Le denunce di abuso

    Nella comunicazione ufficiale di padre Renato Colizzi, il tono è chiaro e gravoso. Le denunce riguardano atti di abuso sessuale su minori, risalenti a un periodo in cui padre Sauro De Luca, noto per la sua leadership dal 1967 al 1998, era una figura di riferimento sia spirituale che educativa per molti giovani. Le vittime avrebbero tra i 14 e i 16 anni quando si sono verificati gli abusi, evidenziando una dinamica di potere che solleva interrogativi sulla protezione dei giovani all’interno di contesti religiosi e educativi. Le testimonianze, che sono emerse solo recentemente, giungono in un momento di crescente attenzione pubblica verso i temi degli abusi sessuali, spingendo le istituzioni religiose a fare i conti con le proprie responsabilità.

    Padre Colizzi ha sottolineato l’importanza di considerare seriamente queste accuse e ha riconosciuto la necessità di affrontare il dolore di chi ha subito traumi così gravi. Questo riconoscimento del dolore altrui è un passo delicato ma necessario, evidenziando la responsabilità del MEG nel fornire supporto alle vittime.

    La risposta del movimento e la ricerca di verità

    In un passaggio cruciale della sua dichiarazione, padre Colizzi si è scusato in modo diretto con le vittime e le loro famiglie, evidenziando quanto sia difficile per il Centro Nazionale del MEG affrontare una realtà così dolorosa. Ha affermato che la sofferenza segnalata rappresenta un appello a un “cammino di verità“, in cui è essenziale esplorare e riconoscere la storia del MEG senza trascurare i tragici eventi accaduti. La sua intenzione di iniziare un processo di ascolto rappresenta un tentativo significativo per garantire che le voci delle vittime siano ascoltate e rispettate.

    Il Movimento ha quindi deciso di avviare una fase di ascolto per chiunque desideri condividere informazioni sui possibili abusi, passati e recenti, avvenuti nell’ambito delle sue attività. Questa iniziativa non solo seeks to uncover the truth but also aims at restoring trust within the community by promoting transparency and accountability.

    Iniziative per il supporto alle vittime

    A sostegno di questo “cammino di verità”, è stata nominata la dottoressa Grazia Villani come delegata per gestire il processo di ascolto. La sua presenza, assieme a specialisti dell’Associazione Meter, ha lo scopo di fornire un ambiente sicuro e di fiducia per chiunque desideri condividere la propria esperienza di abuso o informazioni su casi simili. La nomina di una figura indipendente è una strategia deliberata per garantire imparzialità e per rivolgersi in modo diretto alle vittime, facilitando la creazione di un dialogo aperto e sincero.

    La scelta di avvalersi dell’associazione Meter, riconosciuta per l’impegno nella tutela dei diritti dei minori, rappresenta un ulteriore passo verso la costruzione di una rete di supporto alle vittime. L’approccio del MEG mira a raccogliere testimonianze e informazioni, affinché possano emergere altri casi e affinché si possano prendere decisioni informate e responsabili in merito al futuro del Movimento e alla sua missione educativa.

    La comunità del MEG, storicamente basata su valori di accoglienza e rispetto, si trova ora a fronteggiare una crisi di fiducia che richiede discernimento, attenzione e una chiara volontà di perseguire la verità per il bene di tutti.

     

  • Abusi e sessualità – Episodio 4 – Het Vaticaan: de staat van de Kerk

    Abusi e sessualità – Episodio 4 – Het Vaticaan: de staat van de Kerk

    Gli scandali sugli abusi sessuali del clero continuano ad emergere in tutto il mondo.

    In diretta proporzione con questo numero crescente, cresce anche l’indignazione per l’approccio lassista del clero locale e del Vaticano.

    L’episodio ingrandisce due storie in parallelo.

    Il cardinale francese Philippe Barbarin è stato accusato di negligenza per non aver denunciato le accuse di abusi sessuali commessi da un sacerdote nella sua diocesi negli anni ’80 e ’90 e per aver trasferito il sacerdote.

    L’ex chierichetto Francesco Zanardi ha subito abusi da parte del sacerdote nella sua parrocchia italiana.

    Decenni dopo, è la voce di centinaia di vittime, costringendo la Chiesa italiana e il Vaticano ad affrontare il proprio lato oscuro.

    Se hai domande o segnalazioni su violenza, abusi e abusi sui minori, puoi contattare 1712 per telefono, chat o e-mail .

    Ulteriori informazioni possono essere trovate su 1712.be.

    https://www.vrt.be/vrtmax/a-z/het-vaticaan–de-staat-van-de-kerk/1/het-vaticaan–de-staat-van-de-kerk-s1a4/

  • Prete sospeso dopo nuove accuse di abusi

    Prete sospeso dopo nuove accuse di abusi

    Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, «ha sospeso un sacerdote che lavorava in una parrocchia del canton Vaud, in seguito a nuove accuse di abusi», secondo quanto riportato dal SonntagBlick. In primavera è stata presentata una denuncia penale ed è in corso un’indagine, rivela il domenicale.

    La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo ha confermato a Keystone-ATS che «non appena il vescovo ha saputo che era stata presentata una denuncia, il sacerdote in questione è stato sospeso dal ministero durante le indagini. Il vescovo non vuole pregiudicare l’indagine in corso da parte delle autorità civili e non commenta ulteriormente il caso», ha dichiarato una portavoce.

    Il sacerdote in questione aveva già affrontato accuse di abusi su un minore e di ricorso a terapie contro l’omosessualità nel 2019, informazioni rese pubbliche all’inizio del 2020. Secondo il SonntagsBlick, la Procura ha nel frattempo chiuso il procedimento a suo carico. Il religioso è stato poi trasferito nel canton Vaud da Mons. Charles Morerod.

    Sarebbe in corso un’indagine interna alla Chiesa cattolica per stabilire se il vescovo Morerod ha ignorato le accuse mosse nel 2019, che avrebbe dovuto riferire al Vaticano, prosegue il domenicale. A questo proposito, la portavoce spiega che la diocesi è in attesa dei risultati dell’indagine canonica, “che riguarda fatti noti in relazione a Mons. Morerod, così come altri fatti riguardanti ecclesiastici svizzeri”.

    https://www.tio.ch/svizzera/cronaca/1784735/prete-sospeso-dopo-nuove-accuse-di-abusi

  • Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    Emanuela Orlandi, la sua “amica più intima” Gabriella convocata in commissione d’inchiesta. Nel pool che indaga ora anche due carabinieri del Ros

    La commissione parlamentare di inchiesta che indaga sulle misteriose scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori rafforza il registro investigativo delle indagini. Non solo avvocati, magistrati e giornalisti: due marescialli dell’Arma dei Carabinieri entra nella squadra dei consulenti per fare luce sulle scomparse delle due 15enni di cui non si hanno notizie dal 1983. Si tratta di Michele Ettorre e Giuseppe Angrisano che daranno un taglio diverso alla bicamerale. Sono entrambi membri effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma (il Ros per intenderci). Ci saranno, dalle ultime notizie trapelate, più interrogatori dei singoli testimoni che verranno incrociati ai vecchi atti di inchiesta in cerca di riscontri e incongruenze. Una scelta non casuale di certo e che immaginiamo sia stata presa per contrastare la presunta reticenza emersa da alcune testimonianze, nel corso delle passate audizioni della commissione.

    “Conformemente alle indicazioni formulate nell’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi svoltosi il primo agosto scorso – ha chiarito una nota diramata dal presidente della commissione Andrea De Priamo – è stato conferito, ai sensi dell’articolo 23, comma 1 del Regolamento interno, per la durata dei lavori della Commissione a decorrere dal primo agosto scorso, l’incarico di collaboratore a tempo parziale al Maresciallo Capo Michele Ettorre e al Maresciallo Capo Giuseppe Andrisano, entrambi effettivi al Reparto crimini violenti del Raggruppamento operativo speciale dell’Arma dei carabinieri”.

    Secondo quanto riportato dal Corriere, le audizioni riprenderanno il 19 settembre prossimo e sarebbe stata convocata anche un’amica di Emanuela Orlandi, Gabriella Giordani. Il suo nome era stato scritto a penna su uno spartito fatto rinvenire nel settembre 1983 dai presunti rapitori come prova del sequestro della 15enne vaticana scomparsa. Ma c’è di più: un “portavoce” dei sequestratori nel 1984, dopo mesi di silenzio, avrebbe telefonato a casa Giordani per chiedere la scarcerazione dell’attentatore del Papa, Ali Agca, in cambio del rilascio di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. C’era anche lei (fonte: Il Corriere) nel gruppetto di amiche al fianco di Emanuela, al ritorno dal mare, quando pochi giorni prima della scomparsa quando due loschi tipi a bordo di un’auto A112 le si accostarono. Uno dei due afferrò il braccio di Emanuela chiedendo: “È lei?” e l’altro rispose di sì.

    Inizialmente pensarono tutti che il ragazzo volesse provarci con Emanuela ma purtroppo avevano altre intenzioni. Il nome di Gabriella compare anche in questo audio esclusivo che FqMagazine ha pubblicato nelle scorse settimane. In questo estratto si può sentire la voce del telefonista anonimo ribattezzato l’amerikano che dà notizie su Emanuela allo zio Mario come prova del contatto con la ragazza. Tra le informazioni richieste dallo zio c’è proprio questa: “L’amica più cara della vostra figliola è Gabriella, non so il cognome, è la sua amica più intima. Questo non era scritto nell’agendina”: in riferimento, presumibilmente all’indirizzo di un’altra amica di Emanuela, Laura Casagrande. E dà l’indirizzo della ragazza.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/09/18/emanuela-orlandi-la-sua-amica-piu-intima-gabriella-convocata-in-commissione-dinchiesta-nel-pool-che-indaga-ora-anche-due-carabinieri-del-ros/7698395

  • Sacerdote in cella, abusi già noti nel 2021

    Sacerdote in cella, abusi già noti nel 2021

    Le presunte molestie sessuali compiute dal cappellano del Collegio Papio – che hanno portato alla denuncia e al suo arresto lo scorso mese di agosto – erano note alla Curia di Lugano già nel 2021 . Lo scrive oggi (mercoledì) la Regione. Secondo il quotidiano il giovane aveva informato l’allora vescovo Lazzeri dei comportamenti del sacerdote, ma la reazione si limitò ad una telefonata del vescovo al giovane in cui venivano portate le scuse del religioso, che ammetteva i fatti.

    Il prelato, oltre che cappellano del Papio, docente e responsabile dell’insegnamento religioso cantonale, si trova in carcere dallo scorso 7 agosto.

    Il quotidiano bellinzonese, che cita fonti proprie, scrive che il ragazzo – oggi 20enne, ma che avrebbe subito gli abusi quando ancora minorenne – che si era confidato con il vescovo Lazzeri aveva pure sollevato preoccupazioni in relazione a un approccio fisico anche nei confronti di un secondo giovane, pure minorenne.

    Lazzeri, sempre secondo la Regione, avrebbe promesso al giovane anche un intervento più incisivo con un percorso di assistenza psicologica da imporre al religioso. Da allora però il ragazzo non ha più saputo niente e, al contempo, in questi tre anni al sacerdote sono stati affidati sempre più incarichi in contesti giovanili.

    Il giovane, dopo essersi nuovamente confidato lo scorso febbraio con l’amministratore apostolico Alain de Raemy – successore di Lazzeri –, ha poi sporto denuncia al Ministero pubblico in aprile. Il prelato è accusato di coazione sessuale, pornografia e atti sessuali con fanciulli, persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

    Curia e Magistratura: “No comment”

    Sulle queste novità la RSI ha provato a sentire monsignor Lazzeri, ma come già per La Regione, senza successo. Contattata, la Diocesi di Lugano – tramite il suo portavoce – si è invece limitata a spiegarci che tutto ciò che avevano in mano è stato consegnato alla magistratura e che anche la Curia attende la fine dell’indagine e di sapere se vi siano eventuali responsabilità, di chi e di che tipo.

    La magistratura, pure sentita, si è limitata ad affermare che l’inchiesta della procuratrice Valentina Tuoni sta facendo il suo corso e al momento non vengono rilasciate informazioni.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sacerdote-in-cella-abusi-gi%C3%A0-noti-nel-2021–2255099.html

  • Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Abusi, il caso del vescovo Nobel per la Pace (condannato per pedofilia) sarà il banco di prova di Papa Francesco a Timor Est

    Molte vittime della pedofilia a Timor Est, prossima tappa del viaggio in Asia e Oceania del Papa, si aspettano che Francesco possa fare chiarezza su due vicende sconvolgenti e sulle quali la Chiesa ha fatto scendere una imbarazzante coltre di silenzio. In entrambi i casi i prelati pur avendo stuprato minori sono ancora ampiamente lodati per aver sostenuto il popolo timorese durante la violenta occupazione indonesiana. Si tratta del vescovo Premio Nobel per la Pace, Carlos Ximenes Belo che ora si trova in un monastero in Portogallo (e punito dal Vaticano in modo ridicolo) e dell’ex sacerdote Richard Daschbach attualmente in una prigione di Timor Est.

    Abusi, il brutto caso del vescovo «insabbiatore» ora accusato anche dal predecessore apre il “processo” in Vaticano.

    A fare da portavoce di tanti ex ragazzi molestati in passato e’ una associazione americana molto influente, BishopAccountability.org che ha chiesto al cardinale Sean O’Malley, già influente collaboratore del Papa, di riferire a Bergoglio della necessità di fare luce sulle vicende scandalose.

    Tanto per cominciare, dicono, «facendo i nomi degli abusatori», citandoli apertamente nei discorsi in pubblico, in modo da esortare i timoresi «a smettere di sostenerli. Le vittime di Timor Est si sentono sicuramente spaventate e sole».

    ABUSI

    La continua popolarità dei due autori dei reati sessuali, infatti, è ancora altissima nonostante i crimini. E tra i sostenitori conta anche il presidente e il primo ministro del paese, il cui sostegno ha di fatto creato un clima generale in cui le vittime si sentono intimidite per farsi avanti. «Un numero ampio di vittime a Timor Est ha probabilmente paura di denunciare mentre osserva i potenti predatori crogiolarsi nell’affermazione pubblica» ha detto Barrett Doyle di BishopAccountability. «È una situazione cupa che Papa Francesco potrebbe cambiare».

    ARCHIVI

    Fondata nel 2003, BishopAccountability.org documenta la crisi degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. Offre una vasta collezione online di documenti e resoconti. La sua missione è dare al pubblico accesso alle informazioni relative alla crisi degli abusi in tutto il mondo. Si tratta di un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che chiede trasparenza e responsabilità.

    Tra i sostenitori degli abusatori ci sono anche funzionari statali influenti a cominciare dal presidente di Timor Est, José Ramos-Horta, che ha elogiato pubblicamente il suo amico vescovo Belo, sostenendo che lo avrebbe accolto di nuovo nel paese in qualsiasi momento. Alla AP ha anche aggiunto di sperare che il Papa non menzioni affatto i crimini perché «sarebbe come accusare qualcuno due volte». Una posizione ampiamente condivisa anche nella Chiesa timorese. Naturalmente non si sa se il cardinale O’Malley ha già avuto la possibilità di informare il Papa. In ogni caso, nella prossima tappa asiatica, sarà di fronte a un bivio: denunciare e condannare il vescovo pedofilo come gli chiedono le vittime della pedofilia oppure tacere come si aspetta il Presidente di Timor Est.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_carlos_ximenes_belo_premio_nobel_pace_papa_francesco_viaggio_timor_est_abusi-8339881.html

  • Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Crudi, chiari e senza sconti.

    Due sole sono le possibilità: che don Rolando Leo sia responsabile di tutti gli addebiti ipotizzati (o di parte sostanziale dei medesimi), o che egli sia vittima di una macchinazione o di accuse infondate; sulla prima ipotesi si fonda la clamorosa inchiesta esplosa ieri con il fermo del sacerdote, direttamente al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona dove egli è docente e cappellano, mentre alla seconda – che è qui proposta senza elementi di comprova ma in forza del suo logico sussistere: non si avrebbe, in caso contrario, alcuna presunzione di innocenza – nessuno sembra più dar credito.

    Anzi: nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità, voci perimenti gli atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi.

    Ciò significa che don Rolando Leo, 55 anni, da Mendrisio, tra l’altro direttore dell’Ufficio insegnamento religioso scolastico, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” ed assistente diocesano di pastorale giovanile oltre che docente, sarà ospite per qualche tempo – sino a due mesi – del carcere giudiziario “La Farera” in Lugano quartiere Cadro, struttura penitenziaria dove il religioso è stato tradotto in giornata, per il prefigurato carcere preventivo; già svolto un primo, sommario colloquio con l’avvocato difensore. Tutto il resto è nel sospeso sopra acque torbide, come vedremo per brevi cenni partendo dal fondo.

    Primo: netta la presa di distanze da parte dei vertici del “Collegio Bartolomeo Papio”, che per firma di don Patrizio Foletti rettore – con il concorso di Paolo Scascighini, suo vice – hanno scelto di indirizzarsi ai genitori degli allievi con una lettera invero priva di contributi sostanziali (ma si può capire, o almeno questa è una sostenibile chiave di lettura, potendosi credere che nemmeno lì siano disponibili notizie che poggino su pietre angolari). Sconcerto e dolore, certo, e la conferma dell’essere “dignità e rispetto della persona” due elementi che oggi “come sempre anche in passato” rimangono “al centro delle (nostre) attenzioni”; la questione, precisa don Patrizio Foletti, parrebbe a tutt’oggi “non toccare l’attività” del sacerdote per quanto riguarda il collegio stesso; cattolicamente eccepibile la chiosa circa il restare “a disposizione per ascoltare il vostro disagio” ed il fare “quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico”.

    Secondo: come riferito ieri dal “Giornale del Ticino” e da alcune altre testate, il fermo del sacerdote ha avuto luogo direttamente negli ambienti del “Collegio Bartolomeo Papio”, essendo don Rolando Leo rientrato lì da poche ore dopo un pellegrinaggio in Bosnia-Erzegovina, meta Medjugorje. Si può immaginare tuttavia che sia monsignor Alain de Raemy amministratore apostolico sia don Patrizio Foletti rettore dell’istituto fossero già stati messi al corrente – se non per altro, in ragione della correttezza nei rapporti istituzionali – di quanto stava per accadere; a comprova, anche l’insolita tempestività con cui è uscito il comunicato-stampa della Curia ed il fatto che, a differenza di quanto avvenuto in vari altri casi anche in un recente passato, l’identità del presbitero è emersa nel volgere di poche ore.

    Terzo: il fermo di don Rolando Leo – si ripete: contro don Rolando Leo sono state avanzate accuse gravissime, ma per lui come per ogni altro soggetto non colto in flagranza non può essere espresso un giudizio sino a che sentenza definitiva sia stata pronunziata – è giunto sul finire della prima decade di agosto quando l’informazione sui presunti abusi era stata accolta e raccolta direttamente da monsignor Alain de Raemy in un momento imprecisato del mese di marzo; tempi indubbiamente lunghi, laddove era palese la possibile reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati. Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza: lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore ed animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?

    Quarto: si sa ora che il caso è stato originato da affermazioni di una persona oggi maggiorenne ma che maggiorenne non era al tempo in cui sarebbero stati commessi gli abusi. Vicenda, se vicenda c’è come sembra, del 2019 o del 2018 addirittura. Legittimo sempre, sia affermato e ribadito, l’adire le vie legali; legittimo anche che qualcuno, da maggiorenne e quindi investito di maggiori diritti oltre che di maggiori doveri, prenda solo a questo punto il coraggio a due mani e parli. Gli anelli della catena di trasmissione, nel caso, sono tre più uno: il denunciante, l’amministratore apostolico, il magistrato – nella fattispecie, la procuratrice pubblica Valentina Tuoni – cui sono state “girate” le informazioni; il “più uno” è per l’appunto don Rolando Leo. L’unico che per rispetto dell’abito talare, per rispetto della comunità dei fedeli, per rispetto della Chiesa cattolica e “pro veritate”, non necessariamente nell’ordine qui proposto, dovrebbe proclamare: “Sì, ho fatto, è vero” o “No, non ho fatto, non è vero”. Un’affermazione semplice, elementare, tre secondi di fiato in tutto. Ma non fra mesi, non fra settimane, non fra giorni: adesso e sùbito.

  • La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    I sopravvissuti agli abusi da parte di preti cattolici affermano che il rifiuto della Chiesa di rilasciare il rapporto di valutazione indipendente del GCPS nel suo processo di denuncia è un altro insabbiamento.

    All’inizio di quest’anno, su richiesta dei sopravvissuti alle violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Nuova Zelanda, i chierici anziani della Chiesa cattolica neozelandese, il vescovo Stephen Lowe e il reverendo Thomas Rouse, si sono impegnati a far valutare in modo indipendente il processo di denuncia della Chiesa e il rispetto della politica.

    Alla fine di luglio di quest’anno, il rapporto di valutazione del GCPS intitolato Te Aromatawai mo nga Paerewa Tiaki Tikanga, una valutazione dell’attuazione degli standard culturali di salvaguardia della Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, è stato consegnato al gruppo ecclesiastico Te Rōpū Tautoko che ha coordinato la risposta della Chiesa cattolica neozelandese alla Commissione reale d’inchiesta sugli abusi nelle cure.

    Una sintesi del rapporto pubblicato sul sito web di Te Rōpū Tautoko il mese scorso ha rivelato gravi carenze nella gestione delle denunce da parte della Chiesa. Le carenze includevano l’incapacità dell’Ufficio per gli standard professionali della Chiesa (NOPS) di aderire ai principi del suo protocollo di reclamo “Un percorso verso la guarigione”.

    Tuttavia, mentre la sintesi affermava che “la valutazione ha identificato alcune prove a sostegno di ciò”, in tale sintesi non è stata fornita alcuna prova.

    La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) è preoccupata per il fatto che il riassunto non indichi nemmeno quante denunce siano state respinte o accolte. “Il fatto che molte denunce di abusi vengano negate senza indagini adeguate è il vero motivo per cui così tanti denuncianti si rivolgono a SNAP per ottenere supporto”, ha affermato il dottor Christopher Longhurst, leader nazionale della sezione neozelandese di SNAP.

    SNAP ha richiesto una copia del rapporto completo con le opportune revisioni che ritengono che i vescovi e i leader delle congregazioni abbiano il dovere etico di divulgare. Tuttavia, Lowe e Rouse si sono rifiutati di rivelarlo. Invece, hanno risposto affermando: “Il riassunto riporta sostanzialmente su tutti gli aspetti della revisione”.

    Ma i sopravvissuti non sono d’accordo. “Un riassunto che è semplicemente una sinossi non rivela i risultati dei dati come le percentuali di reclami negati o accolti, o i metadati, o il tempo di attesa per risolvere i reclami”, ha spiegato il dottor Longhurst. “Né fornisce prove a sostegno o ragioni che hanno dato origine ai risultati”, ha aggiunto Longhurst.

    Invece, i vescovi hanno diffuso il loro comunicato stampa elogiando i loro processi di riforma (non specificati) nella prevenzione degli abusi.

    SNAP ritiene che questo sia l’ennesimo fallimento dei vescovi cattolici neozelandesi e dei leader congregazionali nell’onorare il loro impegno pubblico per l’apertura e la trasparenza nel modo in cui rispondono agli abusi.

    “Sfidiamo i leader della Chiesa cattolica neozelandese a mettere in pratica ciò che predicano, a smettere di nascondere informazioni vitali sugli abusi, a essere completamente aperti e trasparenti sulle loro procedure amministrative di gestione delle denunce e a rilasciare il rapporto completo del GCPS per il controllo pubblico”, ha dichiarato Donald McLeish, fiduciario di SNAP Aotearoa Nuova Zelanda.

  • Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Un nuovo caso di abusi sessuali su minori scuote la Chiesa ticinese. Il Ministero pubblico ha aperto un fascicolo penale a carico di un sacerdote incardinato nella diocesi di Lugano.

    Il prete, secondo le informazioni raccolte dal Corriere del Ticino, è don Rolando Leo, 55 anni, cappellano e docente del Collegio Papio, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica.

    Don Leo è stato fermato dalla polizia mercoledì mattina ad Ascona, in collegio. Dopo essere stato a lungo interrogato, è molto probabile che, nelle prossime ore, il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, chiederà la sua carcerazione.

    Spetterà poi in un secondo momento al giudice dei provvedimenti coercitivi valutare se vi siano o meno i presupposti per confermare il provvedimento. cautelare.

    La vicenda è esplosa questo pomeriggio in virtù di un comunicato stampa diffuso dalla stessa diocesi nel quale si confermava che, «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy», il ministero pubblico aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia».

    La conferma

    Il passaggio che ha portato all’apertura di un fascicolo penale è transitato inizialmente dalle stanze della curia. La vittima ha segnalato infatti le presunte violenze subìte direttamente al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di «esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale», ha denunciato i fatti alla magistratura.

    Al Corriere del Ticino, il Ministero pubblico si è limitato a «confermare l’apertura di un procedimento penale» e ha aggiunto unicamente che «l’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni».

    Monsignor de Raemy, nei mesi scorsi, e in particolare dopo le rivelazioni sugli abusi nella Chiesa svizzera contenute nella lunga relazione elaborata dall’Università di Zurigo, aveva chiesto espressamente alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti.

    E dalla diocesi, questa sera, si è appreso che proprio questo nuovo caso è stato segnalato dalla vittima direttamente al vescovo. Il quale ha immediatamente applicato le nuove, rigidissime regole del Codice canonico (stabilite da poco da Papa Francesco), sospendendo il sacerdote dalle sue funzioni e, come detto, segnalando senza indugio l’accaduto alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nella nota stampa inviata oggi. La «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte» hanno spinto il prelato a evitare ogni ulteriore dichiarazione.

    Shock

    Sotto shock l’intero Collegio Papio. Il rettore, don Patrizio Foletti, raggiunto telefonicamente dal Corriere del Ticino, ha manifestato il suo stupore e il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano», ha detto don Foletti, chiaramente turbato. «Neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere».

    Lo stesso don Foletti ha confermato il fermo del suo collaboratore e ha annunciato che oggi la scuola invierà alle famiglie una comunicazione scritta. «Non possiamo certo fare finta di nulla». A precisa domanda, il rettore del Papio ha infine aggiunto che, in passato, dagli alunni del Collegio non è mai arrivata in direzione alcuna segnalazione su eventuali comportamenti scorretti del sacerdote adesso finito sotto inchiesta.

    https://www.cdt.ch/news/ticino/atti-sessuali-con-fanciulli-fermato-il-cappellano-del-papio-collegio-sotto-shock-359935

  • Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Don Rolando Leo, 55 anni di cui 19 da presbitero, cappellano e docente di religione cattolica e di storia delle religioni al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona, è sotto inchiesta per ipotesi di reato che vanno dagli atti sessuali con fanciulli alla coazione sessuale e dalla pornografia agli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

    Il sacerdote, incardinato nella Diocesi di Lugano e che funge anche da assistente diocesano di pastorale giovanile oltre a presiedere la “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, è stato raggiunto stamane da agenti della Polcantonale; fonti della Curia indicano che le indagini erano state aperte sulla scorta di un’informativa giunta direttamente a monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico; delle informazioni acquisite, dopo “un attento esame” e dopo “accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in àmbito ecclesiale”, è stata fornita completa copia agli “organi giudiziari competenti”, in accordo “con la persona vittima e secondo quanto previsto dalle normative vigenti”.

    Per quel che consta, il sacerdote – che poche ore prima era rientrato da un pellegrinaggio a Medjugorje – è rimasto a lungo sotto interrogatorio nel corso della giornata; in assenza di comunicazioni ufficiali dal ministero pubblico, è da presumersi che la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’incarto, procederà entro breve con provvedimenti restrittivi della libertà.

    Sino ad avvenuto chiarimento delle “responsabilità a livello penale”, il sacerdote è sospeso cautelativamente dal ministero. I vertici della Curia luganese hanno espresso fiducia nell’opera della magistratura, augurandosi “tempi rapidi” nello svolgimento degli accertamenti sull’“esatta fisionomia dei fatti accaduti”. Dovuta la presunzione di totale innocenza; enorme lo sconcerto, tanto di più alla luce della lunga e concreta attività pastorale di don Rolando Leo a contatto con i giovani.

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