Buongiorno a tutti. Ecco in questi giorni coi colleghi abbiamo un po’ discusso le varie situazioni, colleghi di tutto il mondo e abbiamo visto come stanno andando le cose. L’Italia purtroppo risulta il paese con più problematiche dove la piaga della pedofilia chiericale è davvero un cancro e ci sono tre motivi.
Il primo motivo è la stampa italiana che sta producendo da circa quattro anni fake news, in questo senso purtroppo scrivono ciò che esce dal Vaticano ma scorrettamente deontologicamente, non chiedono mai alle vittime se in realtà quanto dice la chiesa è vero, non sento diciamo un contraddittorio delle vittime. Questo deontologicamente è un gravissimo problema perché disinforma anche i lettori.
Il secondo problema è purtroppo la giustizia italiana. Qualche mese fa abbiamo inviato più di 400 casi alla Procura Generale Della Repubblica in un report che poi è stato mandato anche sotto forma di denuncia sia alle Nazioni Unite sia al Parlamento Europeo dove è in corso attualmente è una petizione.
Ebbene in questo caso è stato abbastanza grave anzi piuttosto grave; la Procura Generale Della Repubblica che ha l’obbligo di procedere d’ufficio non ha neanche acquisito i nominativi malgrado i solleciti, cioè ha omesso di fare verifiche. Se pure in Italia abbiamo poche leggi, questa esiste, cioè l’obbligo di procedura d’ufficio quando si tratta di Minori e questo è stato omesso.
Tuttavia presentiamo quest’oggi (poi chi lo vuole possiamo darlo tramite il link) in questa sede un report separato da quello dello Stato italiano. In questo si parla della Conferenza Episcopale Italiana.
Noi abbiamo avuto diversi incontri direttamente con il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, io non so chi di voi era alla prima conferenza stampa, quando intervenni di fronte a Zuppi, mi disse ci vediamo e se avete dei nominativi portateceli. Benissimo ci siamo visti ma i nominativi non li ha voluti. Cioè non c’è stata possibilità di dare questi nominativi.
Parallelamente parlo di zuppi perché in realtà è il capo dei vescovi italiani, il presidente della Conferenza Episcopale. Purtroppo abbiamo decine di casi e qualche d’uno di lo documentiamo nel rapporto che poi vi posso dare, dove anche i vescovi fanno la stessa cosa anzi addirittura, dietro segnalazione al vescovo, come è successo a noi nel caso di Imperia, il Vescovo Suetta, bene lui ha risposto minacciando querela. Gli sportelli diocesani in Italia se cerchi di dargli informazioni spesso e volentieri ti intimidiscono minacciando.
La rete d’abuso non si spaventa di sicuro dietro minacce di quella di un Vescovo. Anche perché non la farà purtroppo.
Ma provate a mettervi un attimo nei panni di una vittima che va a denunciare in uno di questi sportelli diocesani e viene minacciato di querela!
La situazione si va unire gravemente con quella del Governo italiano; cioè conferenza Episcopale e Governo perché un’altra omissione, un altro “permesso” che ha dato lo Stato italiano impunemente, è quello emerso durante la conferenza; la CEI ha chiaramente detto che non darà i nominativi dei preti pedofili alla magistratura.
Cioè in pratica la magistratura ha lasciato facoltà alla conferenza episcopale di insabbiare i casi. Cioè di omettere le denunce di omettere la giustizia alle vittime e via dicendo.
In questo report dove un centinaio di casi erano più che sufficienti, abbiamo trattato invece ben 332 fascicoli.
Spiego il motivo, perché in realtà sono molti di più ma sono 332 casi che l’abuso ha seguito raccolto e documentato nei 13 anni di lavoro in Italia.
Quindi sono casi che ho seguito personalmente, casi di cui so le affermazioni e i contenuti.
Negli altri casi spesso mancano diciamo, gli altri casi italiani che non abbiamo seguito, spesso manca la vittima mancano dei riscontri e c’è solo quello che ha scritto la Stampa, che purtroppo in Italia è spesso totalmente inaffidabile.
Bene in questi 300 e passa casi, un dato che emerge davvero terrificante perché come vediamo in Francia in Spagna, insomma in tutto il mondo, anche se non piacevolmente le conferenze episcopali si sono messe in moto, in Francia addirittura risarcendo le vittime, poco ma lo ha fatto, c’è stata un’attività.
Ecco questo direi che è un fatto abbastanza grave perché di fatto la CEI sta facendo dossieraggio, cioè sta acquisendo dalle vittime i nominativi dei preti pedofili per poi spostarli eccetera eccetera. Come vedrete nel report. Otto pagine che adesso non mi dilungo a spiegare, poi lo leggete.
Di fatto spostando i preti continuando a insabbiare, non facendo proprio nulla.
Ecco vi lascio perché il tempo a disposizione, mi fanno segno che è poco.
P.S. – Nella fretta prima mi sono dimenticato di dire che questo report che poi vi darò, domani sarà depositato come allegato alle Nazioni Unite.
Domani staremo a Ginevra presso il comitato per i diritti dell’infanzia dove la chiesa non ha aderito alla convenzione ONU. li abbiamo depositato già il report sullo Stato italiano e questo allegato va ad aggravare quel report.
Cioè va a dimostrare (per quello che è separato, in questo report non si parla di Stato si parla solo della chiesa e questo deposito sono le prove in pratica) il favoreggiamento alla pedofilia del Governo italiano e della magistratura italiana
Ecco questo è quello che mi sono dimenticato prima di dire nella fretta.
E’ stato condannato in via definitiva dalla giustizia italiana per avere abusato di un ragazzino in una parrocchia nell’hinterland milanese ma il sacerdote in questione era stato misteriosamente assolto dalla giustizia ecclesiastica di un tribunale regionale. Per Papa Francesco il caso di don Mauro Galli rischia di diventare emblematico della scarsa trasparenza che esiste nella Chiesa italiana in materia di abusi poiché sembra mettere in evidenza come la giustizia della Chiesa sembra non funzionare poi tanto bene. Almeno in Italia.
Oggi a Milano si è chiuso in via definitiva a distanza di quasi 12 anni dai fatti contestati il processo all’ex parroco di Rozzano che era stato accusato di violenza sessuale per un episodio avvenuto nel dicembre del 2011, su un ragazzo che all’epoca aveva solo 15 anni. Oggi in un appello ‘bis’ i giudici hanno accolto la proposta di concordato, tecnicamente il patteggiamento di secondo grado in accordo tra accusa e difesa, con una pena definitiva di 3 anni da scontare in «detenzione domiciliare». Il patteggiamento è stato riconosciuto dalla seconda sezione penale della Corte d’Appello milanese con l’attenuante del risarcimento del danno (il giovane e i familiari non erano parti civili) e con le attenuanti generiche. E soprattutto con la riqualificazione del reato da violenza sessuale ad atti sessuali con minorenne, con «abuso della situazione di cura e affidamento», e con il riconoscimento anche dell’attenuante della «minore gravità» dei fatti. Una pena così concordata non porta in carcere il sacerdote anche se è stata sostituita, stando alla sentenza, con quella della detenzione domiciliare.
In primo grado don Galli era stato condannato a 6 anni e 4 mesi di reclusione, poi in appello la pena era stata ridotta a 5 anni e 6 mesi e, infine, la Cassazione aveva annullato, con rinvio ad un altro processo di secondo grado, la condanna.
Per la Chiesa il caso è particolarmente imbarazzante. Il parroco Galli, infatti, fu denunciato prima alla Chiesa (la diocesi di Milano inizialmente si limitò a spostarlo da una parrocchia ad un’altra) e poi nel 2015 ai carabinieri. La quinta sezione penale del Tribunale di Milano lo condannò in primo grado a 6 anni e 4 mesi di carcere, ma la giustizia ecclesiastica (che nel frattempo si era avviata) aveva di fatto assolto il sacerdote condannato. La famiglia della vittima ha sempre lottato contro i silenzi della Chiesa e nemmeno era riuscita ad ottenere gli atti del processo canonico anche se Papa Francesco con un decreto alcuni hanno fa ha tolto il segreto pontificio sui casi relativi agli abusi sessuali.
Volendo conoscere i motivi per i quali don Mauro Galli era stato ritenuto dal tribunale ecclesiastico parzialmente non colpevole dei fatti, la vittima aveva fatto richiesta alla diocesi lombarda che, per tutta risposta, aveva spiegato alla vittima di non potere consegnare nessun documento in quanto la legge approvata da poco da Papa Francesco (relativa alla abolizione del segreto pontificio) non ha il carattere della retroattività. Ad oggi è impossibile conoscere i motivi che portarono i giudici del Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo a formulare una sentenza del genere.
«Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste» si leggeva nella lettera ricevuta dal ragazzo. Don Mauro Galli aveva avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico sono ancora in Vaticano, alla Congregazione della Fede, per una ulteriore verifica di cui nessuno ha più saputo nulla. Il porto delle nebbie.
Il caso Galli per la Chiesa tira in ballo anche il ruolo avuto da monsignor Delpini, oggi arcivescovo di Milano ma all’epoca dei fatti, dirigente della diocesi. Don Galli fu denunciato alla curia nel 2012 ma, per tutta risposta, l’anno successivo il prete, don Mauro Galli, fu spostato in una altra parrocchia lombarda e sempre a contatto con dei minori.
La mamma del ragazzo, con il coraggio di una leonessa, ha scritto reiteratamente al Papa, ai presidenti della Cei che nel frattempo si sono succeduti, ma senza mai avere avuto con loro né un conforto, né una udienza.
La diocesi di Milano, sul suo sito, riferisce che «dal punto di vista dell’ordinamento ecclesiale, mentre si attende l’esito del processo canonico in corso» ora sotto la responsabilità della Santa Sede, al Dicastero della Fede, «don Mauro Galli resta sospeso dall’esercizio pubblico del ministero, condizione in cui si trova fin dall’avvio del procedimento».
La diocesi di Milano si dice “colpita e addolorata per una vicenda che ha provocato grande sofferenza per la vittima, per i suoi familiari e per tutte le altre parti coinvolte. Nel riconoscersi bisognosa di conversione e mai al riparo da scandali e fragilità, la Chiesa ambrosiana – come tutta la Chiesa universale – è inoltre consapevole che la prevenzione e il contrasto di ogni forma di abuso (sessuale, ma anche di potere e di coscienza) non possono ammettere ritardi e incertezze. Per questo la Diocesi negli ultimi anni ha intensificato l’impegno per la formazione, la prevenzione e il contrasto degli abusi, in particolare nei confronti dei minori, in linea con le indicazioni della Santa Sede e della Conferenza episcopale italiana».
di Federico Tullli – «Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?».
Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.
«Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung.
Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.
In Italia non solo non è mai stata realizzata un’indagine approfondita come quella tedesca per realizzare l’identikit del prete pedofilo e di conseguenza organizzare una efficace prevenzione del crimine e tutela dei bambini che frequentano scuole e luoghi religiosi, ma la Conferenza episcopale italiana ha opposto uno sprezzante silenzio a tutti coloro che dall’interno del mondo cattolico chiedono da anni a gran voce di innalzare l’età della comunione da 7 anni almeno a 12-14 come era stato fino a circa un secolo fa. A cosa servirebbe? L’eucarestia è un sacramento strettamente correlato a quello della confessione ed è nel tempo della confessione che notoriamente avviene gran parte delle violenze. Anche perché tutto quel che accade nel confessionale è soggetto al sigillo sacramentale, al segreto che se violato comporta la scomunica. E questo per decenni è stata la matrice dell’impunità per migliaia di preti violentatori. «Nessun abuso è successo per caso» ha detto il vescovo Ackermann nell’intervista citata in precedenza. Ma per i vescovi italiani si tratta di una considerazione irrilevante.
Francesco Zanardi – Carpineto Romano: Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in appello
Si è svolto mercoledì a Piazzale Clodio il processo di appello a padre Carlos Alberto Pérez, un colombiano con una serie di abusi alle spalle e trasferito in Italia, a Carpineto Romano, dove però ha reiterato su più minori gli stessi crimini.
La Corte di appello di Roma ha confermato la condanna, in primo grado otto anni, con la riduzione a 7 in appello..
Il religioso dell’Istituto Missionario colombiano di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto Romano da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri.
Da una lettera in nostro possesso datata 31 agosto 2018, mosignor Humberto Lugo Arguelles – Fondatore del carisma della casita– accusava in un documento di nove pagine, l’ex Responsabile, Jesús Amaya León di una serie di irregolarità, comprese le complicità in casi di pedofilia, tra cui quello di Perez, tuttavia accolto a Carpineto Romano.
La chiesa italiana sembra non abbia mai indagato su chi sia il responsabile del suo trasferimento malgrado i precedenti.
Federica Tourn – La diocesi di Roma riabilita Rupnik
«Emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: questo il risultato della visita canonica disposta dal cardinale vicario di Roma, il vescovo Angelo De Donatis, sul Centro fondato da Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Non solo: il cardinale vicario ha messo in dubbio la scomunica in cui era incorso Rupnik per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale e che gli era stata rimessa pochi giorni dopo, molto probabilmente dal papa in persona.
La visita canonica, avviata il 16 gennaio scorso, aveva l’obiettivo di indagare sulle dinamiche interne all’équipe del Centro Aletti, associazione pubblica di fedeli dal giugno 2019, e in particolare, sui rapporti fra l’attuale gruppo dirigente e Rupnik. La relazione finale del visitatore incaricato, don Giacomo Incitti, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, attesta che «la vicenda ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova».
Il visitatore canonico non ha avuto nulla da ridire sul fatto che la direttrice del Centro Maria Campatelli – ricevuta qualche giorno fa in udienza privata dal papa – fosse in prima fila il 5 marzo scorso, insieme al resto dell’équipe, quando Rupnik concelebrava nella basilica di Santa Prassede a Roma, violando il divieto dei suoi superiori di esercitare attività ministeriale e sacramentale in pubblico; o sugli esercizi spirituali che Rupnik avrebbe dovuto condurre per il Centro Aletti, in violazione delle restrizioni imposte dalla Compagnia; e, soprattutto, non ha commentato gli abusi che il sacerdote e artista commetteva anche nei locali del Centro, a Roma, approfittando del suo ruolo, come più di una vittima ha testimoniato alla Compagnia di Gesù nel corso dell’indagine avviata lo scorso febbraio.
Fonte: Domani
Ludovica Eugenio – Lettera delle vittime di Rupnik
E continuiamo a occuparci del caso Rupnik, perché in seguito allo sconcertante comunicato del vicariato di Roma sull’esito della visita canonica al Centro Aletti, 5 vittime hanno rivolto una lettera aperta a papa Francesco, al cardinal vicario De Donatis, al cardinale Zuppi, presidente della CEI e al Cardinal Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi. E lo hanno fatto senza nascondere la loro identità: Fabrizia Raguso, Mira Stare, Gloria Branciani, Vida Bernard e Mirjam Kovac. «L’udienza privata concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti e il comunicato diffuso oggi – affermano le firmatarie nella lettera, pubblicata sul sito del Coordinamento ItalyChurchToo – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo». Sono due fatti che dimostrano, dichiarano, che “alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria”. “Non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode”, aggiungono, “tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore”. “La manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità. Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio”.
Il report della visita canonica, che tenta di riabilitare di fatto Rupnik, “ridicolizza – sottolineano le firmatarie ”il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata”.
In questo contesto, continuano, il colloquio concesso dal papa a Campatelli è sbattuto, in faccia alle vittime; un incontro che il papa a loro ha negato, così come non ha mai risposto a quattro lettere a lui recapitate nel luglio 2021. E così, le vittime sono lasciate “nel grido afono di un nuovo abuso”.
Il testo integrale della lettera è pubblicata nella sezione blog del sito www.italychurchtoo.org. Ed è possibile sottoscriverla scrivendo a postmaster@italychurchtoo.org
Alessio Di Florio – Un’agghiacciante storia tra la Sicilia e il Vaticano
La pedofilia e gli abusi da parte di membri della Chiesa sono stati tabù, totalmente censurati per tanti anni. La prima a spezzare l’omertà è stata Sinead O Connor, perseguitata, isolata, boicottata, insultata da allora e persino da morta. Trattata come una pazza o quasi per quella denuncia pubblica. Solo dieci anni dopo arrivò Spotlight, inchiesta giornalista statunitense che scoperchiò il vaso di Pandora negli USA. Uno dei protagonisti, vent’anni dopo, lo ritroviamo in una denuncia di abusi che dalla Sicilia arriva in Vaticano.
Ne hanno scritto Repubblica, intervistando la vittima, e con un’approfondita inchiesta Federica Tourn su Domani. A febbraio dell’anno scorso viene licenziato monsignor John Anthony Abruzzese, originario di Boston e canonico della Basilica papale di Santa Maria Maggiore all’Esquilino. Abruzzese da bambino è stato chierichetto di “Johnny l’Allegro”, come veniva chiamato padre John Gheogan, il prete pedofilo condannato nel 2002 per violenza su minori e ucciso l’anno seguente in carcere. Gheogan, abusatore seriale a cui sono state attribuite 130 vittime in trent’anni di sacerdozio, ha fatto da detonatore al primo grande scandalo sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, portato all’attenzione internazionale dall’inchiesta del Boston Globe, da cui è stato tratto il film Spotlight. La vittima invece è stata abbandonata al suo destino dalla Chiesa. Un’ordinaria storia di brutalità ecclesiastica, in cui eminenti personalità ecclesiastiche si premurano di allontanare un sacerdote perché ospita un ragazzo, soltanto quando questi si decide a rivelare al suo vescovo la violenza subìta. Senza preoccuparsi quindi della vittima né di fermare i suoi potenziali abusatori, ma facendo attenzione a non venire coinvolte in scandali di pedofilia, sottolinea Federica Tourn su Domani.
Abusi, manipolazione, stalking: il ragazzo dichiara di aver vissuto sotto il controllo totale di questo prete, in uno stato di soggezione fisico e mentale che lo ha più volte portato in ospedale in preda a crisi di ansia o in seguito a tentativi di suicidio. Il 22 marzo 2021 il ragazzo si rivolge alla giustizia ecclesiastica, e il giorno successivo a quella civile, ma ad oggi non si sa nulla dell’indagine. Il ragazzo, esasperato, dopo la denuncia chiede più volte al vescovo di intervenire nei confronti di questo sacerdote, che continua a dire messa e a frequentare le attività parrocchiali anche con i bambini ma senza risultato. Soltanto il 16 novembre 2021, quando la vittima decide di parlare con la stampa, il vescovo comunica in una nota ufficiale che il prete, «residente nella diocesi di Siracusa senza alcun incarico», il 31 ottobre è stato interdetto dall’esercizio pubblico del ministero.
Fonte Domani
Federico Tulli – Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda
«Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?».
Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.
«Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung.
Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.
In Italia non solo non è mai stata realizzata un’indagine approfondita come quella tedesca per realizzare l’identikit del prete pedofilo e di conseguenza organizzare una efficace prevenzione del crimine e tutela dei bambini che frequentano scuole e luoghi religiosi, ma la Conferenza episcopale italiana ha opposto uno sprezzante silenzio a tutti coloro che dall’interno del mondo cattolico chiedono da anni a gran voce di innalzare l’età della comunione da 7 anni almeno a 12-14 come era stato fino a circa un secolo fa. A cosa servirebbe? L’eucarestia è un sacramento strettamente correlato a quello della confessione ed è nel tempo della confessione che notoriamente avviene gran parte delle violenze. Anche perché tutto quel che accade nel confessionale è soggetto al sigillo sacramentale, al segreto che se violato comporta la scomunica. E questo per decenni è stata la matrice dell’impunità per migliaia di preti violentatori. «Nessun abuso è successo per caso» ha detto il vescovo Ackermann nell’intervista citata in precedenza. Ma per i vescovi italiani si tratta di una considerazione irrilevante.
Francesco Zanardi – Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale
Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader di sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresenta le vittime di 25 Paesi nei 5 continenti, annuncia una serie di eventi a Roma, incentrati sulla richiesta a Papa Francesco di firmare un mandato vincolante e universale di tolleranza zero prima del Sinodo.
Nel frattempo Dieci sopravvissuti e attivisti hanno iniziato una marcia verso Roma, partendo da Montefiascone, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada, a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il loro messaggio e le attività previste a Roma.
Attraverseranno le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.
Roma, Italia – Il gruppo di vittime e attivisti che stanno percorrendo la Via Francigena per raggiungere Roma hanno commentato il loro viaggio, condividendo immagini e impressioni. Di seguito il commento del Presidente di ECA Global, Timothy Law:
“Oggi abbiamo terminato il giorno 2 del nostro pellegrinaggio di 6 giorni a Roma.
Parte della Via Francigena si trova su antiche strade romane risalenti al 50 d.C. La Via è più impegnativa di quanto mi aspettassi.
Parti del sentiero di oggi erano ripide e non mantenute. Le recenti forti piogge hanno spazzato via il sentiero principale e abbiamo dovuto fare un po ‘di bushwacking attraverso cespugli di bacche nere che è stato reso ancora più impegnativo portare la croce. Ci siamo tutti graffiati un po ‘. L’abbiamo chiamato il sentiero delle spine.
Siamo in 8 nel pellegrinaggio e ci fermeremo in Piazza San Pietro mercoledì per la benedizione del Papa a mezzogiorno. Altri 2 si uniranno a noi lungo il percorso.
A Roma altre 45 persone da tutto il mondo parteciperanno alle attività e agli eventi stampa il 27, 28, 30 settembre e 2 ottobre.
La reazione alla croce è interessante. All’inizio le persone non vogliono avvicinarsi troppo, pensando che siamo fanatici religiosi. Quando qualcuno chiede quali sono le nostre intenzioni, gli diciamo che stiamo protestando contro il papa per non aver posto fine agli abusi del clero. Poi si rilassano e chiedono maggiori informazioni. Due sorelle tedesche vogliono raggiungerci a Roma.
Non sono mai stato in pellegrinaggio prima. È un’esperienza speciale di quiete e meditazione, ma anche conversazioni profonde e molte risate. Certamente portare la nostra croce aggiunge significato. I sopravvissuti con noi riferiscono di provare un senso di empowerment nel portare il simbolo della vita e dell’amore della chiesa a Roma, nel cuore di una chiesa che non è stata vivificante per loro.
Il nostro messaggio è che la tolleranza zero deve essere scritta nel Diritto Canonico della Chiesa.
Le mezze misure del Papa dal Summit sugli abusi del clero del 2019 sono fallite.
Ad oggi, il Papa si è rifiutato di fare della tolleranza zero una legge universale.
I chierici della Chiesa possono essere noti per aver abusato sessualmente di un bambino e rimangono ancora nel ministero e nello stato clericale. Questo deve finire. Portiamo con noi la proposta di legge canonica 1395 dell’ECA per ritenere finalmente responsabili i chierici che abusano sessualmente dei bambini e dei loro supervisori. Chiediamo a Papa Francesco di firmare questo in legge il 4 ottobre, il primo giorno del Sinodo”.
PROGRAMMA COMPLETO DELLE ATTIVITÀ A ROMA
Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresentano le vittime in 25 paesi in 5 continenti, è orgogliosa di annunciare una potente serie di eventi a Roma, incentrati sulla nostra richiesta che Papa Francesco firmi in legge un mandato di tolleranza zero vincolante e universale prima del suo Sinodo sulla sinodalità.
Tale legge attuerebbe le raccomandazioni chiave alla Santa Sede del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014 – in particolare un aggiornamento del diritto canonico che mette il diritto interno della Chiesa in conformità con la Convenzione CRC relativa ai “diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale”.
Oltre quattro anni dopo l’incontro dell’ECA con gli organizzatori del Summit Papale 2019 sulla protezione dei minori, e dopo diverse revisioni insufficienti del diritto canonico, un chierico, un dipendente della Chiesa o un volontario che è noto ai funzionari della Chiesa per aver abusato sessualmente di un bambino o di un adulto vulnerabile può rimanere nel ministero. I sopravvissuti globali chiedono che questo finisca.
La serie di eventi sarà caratterizzata dalle seguenti attività chiave:
Pellegrinaggio a Roma (21-26 settembre): dieci sopravvissuti e attivisti si recheranno in pellegrinaggio / marceranno (75 miglia) a Roma da Montefiascone, lungo la Via Francigena, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il nostro messaggio e le attività pianificate a Roma. Attraverseremo le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.
Completamento del pellegrinaggio in Piazza San Pietro (12:00, 27 settembre): i manifestanti che viaggiano verso Roma da Montefiascone termineranno il loro pellegrinaggio di 75 miglia incontrando i sopravvissuti di tutto il mondo in Piazza San Pietro.
Evento stampa presso il Dicastero per la Dottrina della Fede (10:00, 28 settembre): Sopravvissuti e sostenitori discuteranno e valuteranno la gestione dei casi di abusi sessuali da parte dei 21 cardinali designati del Papa che saranno elevati sabato 30 settembre.
Marcia e Veglia ai giardini di Castel Sant’Angelo, fine di Via della Conciliazione (16:00-20:00, 30 settembre): l’ECA ospiterà una marcia e una veglia per i sopravvissuti agli abusi del clero insieme a una potente presentazione fotogiornalistica intitolata “Vergogna”, tra cui una mostra carica di emozioni che espone la dolorosa realtà dei bambini vittime di abusi del clero da tutto il mondo attraverso una raccolta di ritratti inquietanti e documentazione minuziosa. A partire ufficialmente alle 18:00, la veglia presenterà contributi di vittime di abusi del clero, attivisti e organizzazioni anti-abuso.
Evento stampa al Foreign Press Club (11:00, 2 ottobre): sopravvissuti e sostenitori chiederanno che Papa Francesco firmi la nuova proposta di legge sulla tolleranza zero dell’ECA prima dell’inizio del suo Sinodo sulla sinodalità.
ECA crede che unendoci nel cuore di Roma, possiamo amplificare le nostre voci, chiedere un cambiamento e garantire che i sopravvissuti ricevano il sostegno e la giustizia che meritano.
Per ulteriori informazioni e dettagli sull’evento, visita www.ecaglobal.org. Incoraggiamo i rappresentanti dei media, i leader e i membri del Sinodo e i cattolici interessati a unirsi a noi in questa causa cruciale.
Contatto:
United States – English
Peter Isely, ECA Founding Member
peter@natesmission.org
+1 414-429-7259
Tim Law, ECA Founding/Board Member
timalaw@aol.com
+1 206-412-0165
Canada – English
Gemma Hickey (they/them)
Pathways Foundation Founder/ECA Member
gemmamhickey@gmail.com
+1 709-690-5244
Evelyn Korkmaz, ECA Founding Member
ACTS Canada Founding Member
ekorkmaz16@hotmail.com
613-854-1303
Latin America – Spanish/English
Adalberto Méndez, ECA Founding/Board Member
adalsamma@yahoo.com.mx
+52 155 36533007
Europe – German/English
Matthias Katsch, ECA Founding Member
makazade@gmail.com
+49 178 1674838
Italy – Italian/English/Spanish/Portuguese
Simone Padovani, ECA Founding/Board Member
simon.padovani@gmail.com
+39 392 1454211
La Chiesa cattolica francese si trova ad affrontare nuove accuse di uno scandalo di abusi sessuali all’interno della Società delle Missioni Estere di Parigi, un’organizzazione dedita alla diffusione del cristianesimo all’estero. Poiché è stata aperta un’indagine penale sulle accuse contro tre esponenti del gruppo, un’inchiesta di FRANCE 24 delle giornaliste Karina Chabour e Julie Dungelhoeff fa luce sulle accuse contro la società.
I tre uomini accusati appartengono tutti alla Società per le Missioni Estere di Parigi (MEP), un’organizzazione fondata in Francia nel XVII secolo per convertire al cattolicesimo le popolazioni d’oltremare dell’Asia. Oggi afferma di avere 150 sacerdoti con sede in 14 paesi tra India, Cina, Giappone e Sud-Est asiatico.
Prima che venissero annunciate le indagini criminali, una squadra di FRANCE 24 (in collaborazione con l’unità investigativa di Radio France) stava indagando sulla società apostolica per far luce sui meccanismi interni della prestigiosa istituzione sospettata di coprire gli atti dei predatori sessuali che lavorano al suo interno.
Una serie di scandali
Le tre indagini penali aperte in Francia riguardano due ex missionari in Giappone, padre Philippe e padre Aymeric, nonché il vescovo di La Rochelle, Georges Colomb, che è anche ex superiore generale dell’eurodeputato.
Sono accusati rispettivamente di stupro, stupro aggravato e tentato stupro. Non sono stati ancora accusati di alcun crimine e quindi sono presunti innocenti. Padre Philippe e Georges Colomb negano le accuse contro di loro. Padre Aymeric non ha risposto ad una richiesta di commento avanzata da FRANCE 24.
In una conversazione registrata con il permesso di padre Philippe dal suo accusatore, il sacerdote ha parlato di un “sistema” nel quale è stato introdotto quando era seminarista presso l’eurodeputato. Ha detto che i suoi superiori lo hanno iniziato a una cultura sessuale attiva nella quale esercitavano influenza su di lui.
“Ero una buona nuova recluta… come oggetto sessuale”, ha detto in lacrime.
Le accuse contro padre Philippe, padre Aymeric e vescovo Georges Colomb sono state tutte mosse da presunte vittime francesi.
Eppure le accuse di abusi sessuali contro i membri del Parlamento europeo si espandono ben oltre i confini francesi.
La squadra investigativa di FRANCE 24 si è recata nel nord-ovest della Thailandia , dove vive la minoranza etnica Karen, dove ha raccolto numerose dichiarazioni di testimoni che accusavano due preti di aggressione sessuale nei confronti di bambini piccoli.
Un codice di silenzio
Per più di 30 anni, il villaggio di Chong Kaep, vicino al confine con il Myanmar, ha ospitato un collegio gestito da padre Tygreat che ha ospitato fino a 260 bambini Karen.
Quando padre Tygreat morì nel 2007, lasciò un’eredità complicata. I residenti della regione continuano a celebrare la memoria del missionario eurodeputato che, dicono, è venuto per portare conoscenza e aiuti umanitari.
Ma l’interesse sessuale del prete per i bambini sembra essere ben noto anche tra la gente del posto. Si ritiene che abbia trascorso anni offrendo la promessa di un futuro migliore in cambio di favori sessuali.
Padre Tygreat non è mai stato indagato dalla polizia per i suoi presunti crimini, ma un altro missionario eurodeputato in Thailandia, padre Camille Rio, è rimasto turbato dalle storie che ha sentito sul comportamento del defunto prete da un locale che affermava di essere una delle sue vittime.
Camille Rio ha allertato la sua gerarchia all’interno dell’eurodeputato delle accuse nel 2020.
“Mi è stato detto che lo sapevano da diversi mesi, che ovviamente era tutto vero, ma che non avevo nulla di cui preoccuparmi”, ha detto. “Poiché i nostri avvocati sono stati consultati, l’eurodeputato era al sicuro.”
Camille Rio ha detto che il suo contatto in quel momento era Gilles Reithinger, ex superiore generale e attuale vescovo ausiliare di Strasburgo.
Sconvolto dalla risposta, il sacerdote ha raccontato di aver tentato di lanciare nuovamente l’allarme, più volte, ma senza alcun risultato.
Allo stesso tempo, il suo rapporto con l’organizzazione cominciò a deteriorarsi. Rientrato in Francia, gli è attualmente impedito di tornare alla sua missione in Thailandia e il suo futuro all’interno dell’organizzazione non sembra chiaro.
Sfidare il sistema
Interrogato sulle tensioni tra Camille Rio e l’organizzazione, il Superiore Generale dell’eurodeputato Vincent Sénéchal ha dichiarato: “Padre Camille Rio ha guidato numerosi progetti. Purtroppo la situazione è tesa e speriamo che possa migliorare”.
Sénéchal ha sostenuto che le accuse contro i membri erano episodi isolati. “Non esiste una cultura dell’abuso all’interno della Società delle Missioni Estere. Qui non proteggiamo nessuno che abbia oltrepassato la linea rossa della legge”.
“Il fatto che una persona o un’altra non abbia rispettato il proprio celibato, o che un’altra persona sia rimasta coinvolta nei fallimenti individuali, non rende tutto questo sistematico”, ha detto.
Allo stesso tempo, vi è un numero significativo di accuse che coinvolgono i livelli più alti dell’organizzazione, e i profili delle presunte vittime spesso evidenziano la loro vulnerabilità.
In Francia, una vittima sarebbe stata costretta ad atti sessuali non consensuali per motivi finanziari. In Giappone una vittima che afferma di essere stata violentata rientra nello spettro autistico.
Gli aggressori avrebbero sfruttato l’omosessualità di alcune vittime – ancora un potente tabù nella Chiesa cattolica – a proprio vantaggio. “Se sei cattolico e gay c’è vergogna, quindi lo nascondiamo”, ha detto un informatore. “Fare una denuncia significherebbe dichiararsi gay davanti a tutti”.
Le testimonianze affermano anche che i membri del Parlamento europeo hanno potuto approfittare della prestigiosa reputazione della loro organizzazione agli occhi dei suoi seguaci e della gerarchia ecclesiastica.
“In seno al Vaticano , i sacerdoti che lavorano per la Società delle Missioni Estere di Parigi ricevono un ascolto attento perché operano in zone difficili da raggiungere. Sono loro i messaggeri”, ha detto Sophie Lebrun, giornalista della pubblicazione cristiana francese “La Vie”. “Hanno un’aura intorno a loro.”
Domande fantasma?
L’eurodeputato ha affermato che prenderà molto sul serio le accuse, che ora sono oggetto di un’indagine interna. Sénéchal ha annunciato nel maggio 2023 l’avvio di un’ampia inchiesta indipendente , condotta da una società esterna privata, sugli abusi al centro dell’eurodeputato dal 1950.
Molteplici fonti tailandesi che hanno parlato con FRANCE 24 hanno indirettamente incriminato un secondo sacerdote eurodeputato, nonché padre Tygreat, che lavorava nel paese e pratica tuttora in Asia. Anche padre Camille Rio ha segnalato questo sacerdote all’eurodeputato.
L’organizzazione ha affermato che un’indagine sul sacerdote condotta dal superiore locale “aveva intervistato 11 persone e non ha stabilito un’accusa credibile di aggressione”.
Il documentario rivela i limiti di questa indagine interna: di fronte alla telecamera, il superiore generale dell’eurodeputato ammette di non aver cercato attivamente le vittime perché credeva che farlo rischierebbe di costringerle a rivivere il loro trauma.
“C’è una differenza tra andare a cercare persone e dire: ‘eri vivo quest’anno, è successo qualcosa?’ Questo è un approccio proattivo”, ha affermato Sénéchal. “Quello che abbiamo fatto è lavorare con le informazioni che abbiamo a nostra disposizione.”
L’accumulo di accuse contro l’eurodeputato non ha impedito a due esponenti di salire di grado anche all’interno della Chiesa cattolica francese.
Nonostante i molteplici avvertimenti inviati ai suoi superiori, il sacerdote deputato Georges Colomb è diventato vescovo di La Rochelle nel 2016. Attualmente è indagato in Francia e a giugno ha chiesto di dimettersi dal suo incarico durante le indagini della polizia.
Il suo successore come superiore generale dell’eurodeputato, Gilles Reithinger, è diventato vescovo ausiliare di Strasburgo nel giugno 2021. Reithinger ha negato qualsiasi ruolo negli scandali sessuali che attualmente colpiscono l’eurodeputato e non è oggetto di alcuna indagine legale.
Un rapporto di circa 200 pagine è stato trasmesso dalle autorità ecclesiastiche dell’Australia al Dicastero per la Dottrina della Fede circa le accuse di abusi sessuali e molestie su minori e giovani aborigeni mosse contro monsignor Cristopher Saunders, 73 anni, vescovo emerito di Broome, diocesi in una regione dell’Outback dell’Australia nord-occidentale popolata da 50 mila abitanti, dalla quale si era dimesso nel 2021. Alla guida della diocesi era stato nominato un amministratore apostolico, il vescovo Michael Morrissey.
Le accuse
L’“Investigation Report”, con data di aprile 2023, è stato al centro di due servizi televisivi dal canale australiano 7 News che ha mostrato anche la copertina dove si vede un riferimento a Vos Estis Lux Mundi, il motu proprio di Papa Francesco del 2019 (confermato e ampliato nel 2023) circa le procedure per il contrasto degli abusi. Del rapporto, destinato a uso riservato, sono state mostrate in tv anche alcune pagine che riporta gli abusi che il vescovo avrebbe compiuto a danno di quattro giovani aborigeni e presunti adescamenti e molestie verso altri 67 giovani uomini non identificati. Raggiunto dalle telecamere di 7 News, Saunders ha negato ogni addebito nei suoi confronti.
Le dichiarazioni del presidente dei vescovi
Sul caso del pastore emerito di Broome aveva già indagato la polizia australiana che aveva condotto due inchieste tra il 2018 e il 2020, riferendo che i pubblici ministeri non aveva trovato prove sufficienti per formulare accuse. Ora è la Chiesa ad esaminare il caso, come riferito in uno statement dall’arcivescovo di Perth, monsignor Timothy Costelloe, presidente della Conferenza Episcopale cattolica australiana: “L’indagine della Chiesa cattolica sulle accuse rivolte al vescovo Saunders non è potuta iniziare fino a quando la polizia dell’Australia occidentale non ha concluso le sue indagini”, si legge nella nota. “La successiva indagine della Chiesa, istituita dalla Santa Sede lo scorso anno, è stata supervisionata dall’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, ma affidata a un’organizzazione investigativa specializzata, esperta e indipendente”.
Conclusione “giusta e autorevole”
Costelloe ha confermato che il Dicastero per la Dottrina della Fede prosegue ora le indagini: “Rispetteremo la natura confidenziale di questo processo e non commenteremo le accuse specifiche che sono state sollevate. Il vescovo Saunders, che ha sostenuto la sua innocenza, è in grado di rispondere al rapporto comunicando direttamente con la Santa Sede”, recita il comunicato. “A tempo debito, la Santa Sede prenderà le sue decisioni. Si spera che ciò non venga indebitamente ritardato. Dopo un processo lungo e doloroso per tanti, è importante che si giunga a una conclusione giusta e autorevole”.
La Western Australia Police Force ha reso noto intanto di aver richiesto una copia del rapporto inviato in Vaticano, assicurando l’apertura di eventuali altri fascicoli qualora emergeranno ulteriori informazioni.
Sono decenni che la Chiesa cattolica si trova nell’occhio del ciclone, e tra scandali finanziari e il dramma degli abusi sessuali su minori, sono in tanti ad interrogarsi sulla sua capacità di superare questo momento storico e ristrutturarsi dalle fondamenta.
A dispetto del monito di Gesù Cristo, riportato nel vangelo di Matteo, “chiunque scandalizzerà anche solo uno di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa una macina al collo e gettato negli abissi del mare”, non si placa l’ondata di denunce delle vittime di abusi da parte di membri del clero che, non solo non sono stati puniti per i reati perpetrati ma, coperti da un clima di omertà, hanno continuato ad esercitare il proprio ministero e mietere ulteriori vittime.
L’origine del male con lo scandalo di Boston – Degli abusi sessuali a opera di prelati si iniziò a parlare nel 2001 quando un gruppo di giornalisti investigativi del Boston Globe, denominati Spotlight, iniziarono a indagare su diversi casi di molestie all’interno della diocesi della città statunitense, scoprendo una lunga serie di violenze perpetrate da numerosi preti a danno di minori di cui sfruttavano la fiducia riposta nei loro confronti o la provenienza da classi sociali molto svantaggiate. Nella sola Boston vennero indagati un centinaio di sacerdoti, di cui la metà venne rimossa dal proprio incarico, mentre l’ex sacerdote John J. Geoghan, poi ucciso in carcere nel 2003, venne condannato a dieci anni per una serie di violenze sessuali su minori.
Il tribunale ordinò la consegna di migliaia di documenti dai quali emerse il coinvolgimento della Chiesa di Boston in decenni di abusi sessuali da parte di sacerdoti ai quali veniva permesso di continuare a operare in parrocchie non informate sulle denunce pendenti a loro carico. Resisi conto della gravità della situazione, i vescovi statunitensi convocarono a Dallas, nel 2002, una Conferenza episcopale che si pronunciò per una radicale opera di risanamento e affidò, al John Jay College of Criminal Justice della New York University un rapporto sull’entità del fenomeno. Anche se la volontà di riforma incontrò una forte opposizione da parte dell’ala più conservatrice del clero, la Conferenza episcopale fu comunque utile per tracciare una via da seguire per affrontare gli scandali che, da lì a poco, coinvolsero tante altre curie nel mondo. L’indagine svolta dal Boston Globe, che gli valse il Premio Pulitzer e finì anche in un film del 2015 “Il caso Sporlight”, ebbe il merito di scoperchiare il vaso di Pandora di un dramma che, per troppo tempo, si era deciso di ignorare: si stima che, ad oggi, siano quasi otto milioni le vittime di abusi da parte del clero nel mondo, anche se il numero preciso è impossibile da stimare.
Nella cattolicissima irlanda migliaia di abusi – Seguendo l’esempio di quanto accaduto negli Stati Uniti, sempre più vittime decisero di raccontare e denunciare quanto loro accaduto e, nel biennio 2009-2010, anche l’Europa venne coinvolta dallo scandalo degli abusi sessuali all’interno delle sue istituzioni religiose. Nel 2010 la Chiesa irlandese fu oggetto di due rapporti governativi, il Ryan Report, che raccolse oltre duemila testimonianze di abusi su minori nelle scuole, nei seminari e nelle parrocchie cattoliche dagli anni ’30 in poi, e il Murphy Report, che si concentrò su quanto avvenne nella diocesi di Dublino dal 1975 al 2004, con risultati che lasciarono basita l’opinione pubblica di uno dei Paesi più cattolici al mondo, oltre che quella internazionale.
Venne alla luce che i vertici della Chiesa cattolica, consapevole di tali abusi, anziché proteggere le vittime copriva con il silenzio i reati sessuali commessi dai propri sacerdoti, liberi non solo di continuare a svolgere il proprio operato, ma di far carriera all’interno della Chiesa irlandese stessa. Sulla questione intervenne anche Papa Ratzinger che, seguendo la linea della ‘tolleranza zero’ verso queste forme di abuso, rimosse dal proprio incarico figure clericali di spicco coinvolte nello scandalo. Nonostante questa iniziale volontà di contrastare il dramma della pedofilia all’interno della Chiesa, Ratzinger è stato, negli anni, ferocemente criticato per aver insabbiato numerosi casi di violenza sessuale quando era arcivescovo della diocesi bavarese. A oggi, gli effetti di quanto accaduto si riverbera nella vistosa diminuzione del numero di sacerdoti e di credenti praticanti irlandesi. Se nel 1975, infatti, in Irlanda la presenza settimanale alla messa era del 91%, nel 2016 è scesa al 36% ed è tuttora in calo.
Il Vaticano che ostacola le indagini in Germania – Il 2010 ha rappresentato un momento molto buio nella storia della Chiesa per il proliferare di casi di abusi sessuali denunciati, dalla Gran Bretagna all’Austria e i Paesi Bassi e il coinvolgimento di cardinali, vescovi o semplici sacerdoti. In Germania riemersero storie di abusi sessuali all’interno del coro delle voci bianche del duomo di Ratisbona, successivamente confermate dal vescovo Gerhard Ludwig Müller che parlò di casi di pedofilia nell’ambiente del coro e del convitto ad esso collegato. Il Vaticano venne inoltre accusato di aver ostacolato le indagini condotte dai magistrati sugli abusi avvenuto all’interno del collegio gesuita ‘Canisius’ di Berlino.
Mille casi di violenza in Belgio – In Belgio, il Rapporto relativo al periodo 2012-2015 sugli abusi sessuali nella Chiesa, redatto da Manu Keirse, all’epoca presidente della Commissione inter-diocesana per la protezione dei bambini, mise in luce oltre mille casi di violenza sessuale, risalenti a decenni prima, perpetrati per il 95% da uomini a danno di minori di età inferiore ai diciotto anni, e per il 23% di età inferiore ai dieci anni.
Italia: 325 preti denunciati per pedofilia e tanto silenzio – In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà. Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti.
“Denunci, ma ti prendono per bugiardo” – In Portogallo, una inchiesta condotta da una commissione indipendente, ha individuato 4.815 casi accertati di abusi sessuali su minori dal 1950 al 2022 mentre, di recente, la Chiesa spagnola ha pubblicato un documento secondo il quale 927 vittime avrebbero accusato 728 membri della chiesa “in maggioranza sacerdoti”. Vi sarebbero poi 208 religiosi o religiose, 91 laici e 23 casi in cui il ruolo di colui che abusava non era noto alla vittima. Come denunciato da El Pais “il silenzio è schiacciante. Solo il 13% delle diocesi fornisce informazioni.”. Secondo il quotidiano spagnolo, le disposizioni di Papa Francesco vengono di frequente disattese dato che “molto spesso non si apre una indagine senza la denuncia diretta della vittima che non viene informata della possibilità di avere un risarcimento; quando questo avviene vengono imposte delle clausole di silenzio e, anche se c’è la condanna dell’abusante, alla vittima non vengono fornite informazioni sul caso”. Lo scandalo della pedofilia, come è noto dai casi di cronaca, ha superato anche i confini dell’Europa, portando alla luce migliaia di casi di abusi in Australia e Nuova Zelanda così come nella Chiesa dell’America Latina.
SANTIAGO DEL CILE-ADISTA. Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristoper insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana ultraconservatrice, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla, deceduto nel 2008. Il primo caso riguarderebbe fatti avvenuti presuntamente tra il 2008 e il 2010 presso il Colegio Cumbres, noto presidio educativo dei Legionari di Cristo in Cile, a opera di due cappellani; nel secondo, un ex studente del Colegio San Isidro a Buin denuncia di aver subito un abuso da parte di un ex prete legionario di Cristo tra gli anni 1999 e 2001.
Già dopo l’esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione e giudicano totalmente plausibili le denunce.
“Vogliamo alzare la voce e fornire informazioni che contribuiscano a comprendere detta causa alla luce delle conoscenze, delle circostanze e delle situazioni vissute da noi mentre eravamo consacrate o all’interno del centro studentesco”, esordiscono; “Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l’abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell’America Latina – dimostrando con questo che il problema non si ferma entro i confini del Cile – e si firmano con nome e cognome. Illustrando un contesto favorevole agli abusi, che “ha fatto parte dei fondamenti della vita comunitaria delle consacrate del Regnum Christi, sia in Cile che in altri Paesi”, le 32 firmatarie descrivono le regole imposte dai Legionari “che oggi chiunque è capace di comprendere come disumane e dannose”, e spiegano di averle rispettate “nella convinzione e nella fiducia che abbiamo cercato di vivere nella lealtà e nell’amore verso Dio, senza metterle in discussione, convinti dai nostri superiori che provenivano da Dio stesso”.
Non sarebbero dunque casi isolati quelli denunciati, ma sintomo di un sistema del quale elencano alcune delle disfunzioni a partire dal culto per il fondatore,che “sotto le spoglie di un leader carismatico, venerato e indiscutibile, era un noto pedofilo e tossicodipendente, che utilizzava identità multiple attraverso documenti falsi”. E raccontano: a tutti i superiori si doveva venerazione, rinunciando «al proprio giudizio come atto di totale abnegazione” gradito a Dio e compiuto “per amore”, “come indicato negli Statuti”; essi monitoravano “dettagliatamente e rigorosamente” la gestione del tempo dei membri, controllandone l’attività; vigeva il divieto “di mettere in discussione qualsiasi comando o esigenza dei superiori”, ma anche “di rivelare pensieri, emozioni ed esperienze personali, sia all’interno delle comunità che all’esterno”. Ciò significava, come spiegano nella loro lettera, “che non potevamo condividere il nostro io interiore con nessuno – né con i colleghi, né con la famiglia, né con gli amici – tranne che con i nostri dirigenti”. Avere amici era considerato “essere infedele a Dio. In questo modo ci tenevano isolati gli uni dagli altri e, in molti casi, molto dipendenti emotivamente dai direttori”.
Era inoltre vietato l’accesso alla stampa, ai media e alle pubblicazioni, ad eccezione di notizie precedentemente selezionate; i documenti personali venivano trattenuti dai superiori. “e potremmo andare avanti con l’elenco”, scrivono le ex consacrate.
“Speriamo che sia fatta giustizia – concludono le ex consacrate – nel rispetto della presunzione di innocenza e dei giusti processi. Ma speriamo anche che il potere non corrompa la giustizia e che la verità – e solo la verità – venga alla luce”.
GIULIO NUNEZ – La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni istituzioni [vescovi, cardinali e superiori degli ordini religiosi], che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.
Il Pubblico Ministero ha deciso per la prima volta di includere nella sua relazione annuale una sezione in cui riporta il suo operato nello scandalo degli abusi in campo ecclesiastico e dove include anche raccomandazioni da seguire in campo giuridico, come le “concrete determinazione del risarcimento della responsabilità civile [che può spettare alla gerarchia religiosa] spettante alla vittima, che deve comprendere i danni morali e le lesioni psicologiche”. Nella lettera si sottolinea anche la scarsa informazione sul problema e la necessità che le persone colpite siano tutelate dalla Procura: “La Procura generale dello Stato si è assunta l’impegno istituzionale di offrire una risposta alle vittime di una realtà criminale di gravità indiscutibile,
Normalmente, nei procedimenti penali contro membri della Chiesa per abusi sessuali su minori, l’insabbiamento da parte dell’istituzione è un reato che, pur facendo parte delle storie di molte vittime, solitamente non viene attribuito ai responsabili, per ciò che non viene giudicato in questi processi. Nessun vescovo spagnolo, infatti, è mai intervenuto accusandolo di aver insabbiato un pedofilo; solo in un’occasione lo ha fatto come testimone l’arcivescovo emerito di Granada, Francisco Javier Martínez.. Questo giornale ha contato almeno 75 vescovi e superiori accusati di aver insabbiato, messo a tacere o insabbiato casi di abusi negli ultimi decenni. Parimenti, non è frequente che la diocesi o l’ordine religioso a cui appartiene l’imputato compaia nella sentenza come parte civile sussidiaria responsabile del pagamento del risarcimento economico: delle 48 sentenze che questo giornale ha registrato, compare solo in quattro loro.loro.
L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni.(denunce e denunce) in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.
La prima analisi dei casi pervenuti, indica la relazione della Procura, ha espresso “la difficoltà di contabilizzare i procedimenti giudiziari, in quanto non sono registrati come tali nelle applicazioni di gestione procedurale”, poiché queste non contemplano la possibilità di registrazione la professione dell’imputato o il suo rapporto con la vittima. Allo stesso modo, il Pubblico Ministero riflette che nel corso delle indagini “è necessario dare udienza alle vittime, nonché notificare, se del caso, in modo diretto e comprensibile il decreto di archiviazione degli atti investigativi con la possibilità di presentare una domanda denuncia davanti al tribunale inquirente.
Nel luglio di quell’anno, la Procura decise di aprire un seguito presso la Segreteria Tecnica “al fine di acquisire piena consapevolezza della portata e dei risultati delle indagini penali avviate o che verranno avviate in futuro, per mantenere la dovuta coordinamento e ad unificare l’azione della Procura in questa materia su tutto il territorio nazionale.” Una misura che, secondo il rapporto, ha portato l’agenzia a novembre a sollecitare le altre procure superiori a inviarle informazioni su questo tipo di procedure su base trimestrale.
167 casi negli ultimi anni
In totale, il pubblico ministero ha ricevuto 167 casi dalle procure superiori: 61 procedimenti investigativi, 86 procedimenti preliminari e 20 condanne. “La prima riflessione che bisogna fare, alla luce delle testimonianze inviate dalle Procure territoriali, è che i dati disponibili sono molto parziali”, si legge nel rapporto. Quanto alle ragioni, ne segnala due: quella già citata riguardante la difficoltà di reperimento di tali procedimenti negli archivi poiché non risulta la professione dell’imputato e, la seconda, la “limitataspazio temporale al quale appartiene la documentazione inviata, poiché la maggior parte delle testimonianze si riferiscono a procedimenti originati nel 2021 e nel 2022, e solo occasionalmente inviate da anni precedenti. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, il 65% dei casi si è verificato dopo l’anno 2000.
In risposta, il segretario della Conferenza episcopale spagnola ha inviato una lettera interna ai vescovi spagnoli in cui raccomandava di trasmettere alle procure provinciali i casi delle vittime ancora minorenni – sebbene ciò sia già previsto dalla legge dal 2015 – e alla Procura Generale solo i riferimenti e le date di tali comunicazioni. E dall’altro che venga fornito l’elenco dei casi – sempre solo riferimenti e date – in cui le vittime sono attualmente più anziane “già denunciate finora”. Cioè solo i casi che la Chiesa ha ricevuto dal 2019. Restano quindi esclusi tutti quelli di cui era a conoscenza in precedenza.
A due mesi dall’invio della petizione, meno della metà dei vescovati ha risposto alla richiesta del Procuratore, la maggioranza con risposte modello e “affermando di non avere cause aperte nei processi canonici, e, in alcuni casi, rifacendosi a quanto già inviato alle Procure provinciali”, ha dichiarato questo febbraio il procuratore generale Álvaro Ortiz davanti alla Commissione Giustizia del Senato.
In assenza di un database ufficiale, questo giornale ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime . La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera. Quest’ultimo non ha ancora una data di completamento approssimativa.