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    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    sabato 7 marzo 2009
    DEL PROCESSO A DON GELMINI: L’ACCUSATORE COLPEVOLIZZATO

    …pubblico la corrispondenza intercorsa tra Bruno Zanin e me a proposito della condizione in cui si trova Michele Iacobbe, il principale accusatore della vicenda giudiziaria in cui è coinvolto (don) Pierino Gelmini in qualità di indagato.

    Mi farebbe piacere se questo post offrisse lo spunto a molti dei lettori per esprimere sostegno a Michele Iacobbe, non perchè sia un eroe, ma perchè è una persona che denuncia di aver subito un reato e non dovrebbe per questo sentirsi o essere esposto all’incomprensione e allo stigma. Se (don) Gelmini sia colpevole lo dovrebbero stabilire giudici, se la difesa ne desse loro la possibilità, in ogni caso non è chi denuncia a doversi giustificare o difendersi…

    N.B. Una sola precisazione: non sono così vicina a Mons. Paglia, ma sarebbe troppo lungo da spiegare, comunque farò in modo di informarlo

    Ciao Bruno
    Mi chiamo Roberto, Ti chiedo cortesemente di poter telefonare a Michele
    Iacobbe, domani e il suo compleanno, lo renderebbe veramente felice, lui a
    bisogno di aiuto, ma soprattutto di sentire di persona la voce di chi realmente lo può capire.

    A tentato da poco di suicidarsi, attualmente e ricoverato in ospedale, Se
    Vuoi puoi contattare Marco Salvia lui e già al corrente della vicenda.

    Con dovuto rispetto ed ammirazione Roberto amico di Michele

    bruno zanin ha scritto:

    Vi inoltro la mia e-mail di risposta a quella di un amico di Michele Iacobbe che mi chiedeva un sostegno morale per Iacobbe che sta male. Possiamo fare qualcosa insieme? Io sono disponibile…se qualcuno ha una idea… per coordinarci ed essere maggiormente efficaci. un saluto Zanin

    Caro Roberto capisco benissimo lo stato d’animo di Michele, l’angoscia e la disperazione di un uomo che dice la verità ed è accusato di mentire da chi AL CONTRARIO PER SALVARE IL SUO PRESTIGIO IL POTERE ACQUISITO E L’AMICIZIA CON I POTENTI fa di tutto per apparire vittima di congiura e dice di essere uomo di Dio , è pazzesco lo so, nel mio piccolo ho sofferto e sto pagando sulla mia pelle quel aver portato in piazza questa storia di Don Pierino Gelmini, erano anni che denunciavo in solitudine senza mai essere creduto questi abusi che lui compiva , dopo che mi sono esposto con tanto di nome e cognome raccontando certi fatti ho notato intorno a me diffidenza, incredulità e astio. Ho conosciuto Marco Salvia personalmente in questi ultimi tempi, sia lui che io siamo persone provate dalla vita e in conseguenza ad aver preso posizione sui media contro il Gelmini siamo stati penalizzati chi in un modo chi in un altro, potrei entrare nei dettagli ma che serve. Io credo che persone che sanno come stanno le cose e dovrebbero alzare la voce oggi non lo fanno, c’è gente di Chiesa autorevole che sapeva da decenni le maniere, abitudini, abusi e megalomanie del Don ma non è mai intervenuta per motivi di potere, di beghe interne intrighi di Curia o non so che altro. Se ci fosse un tot di testimoni della accusa decisi a iniziative tipo sciopero della fame o manifestazione in piazza a sostegno di Michele o altro per mostrargli solidarietà e richiamare l’attenzione dei Media che hanno come dimenticato la questione (e così sembra) io mi aggiungerò volentieri, anche se rischio di essere accusato nuovamente di cercare visibilità per vendere di più il mio libro o anche peggio.
    Immagino che il mio indirizzo ti è stato dato da chi si firma VIRACCONTO io non lo conosco personalmente, mi ha scritto ieri tre parole senza un saluto e nulla: esisti ancora ciccio? Questo modo di fare è assurdo, e non è la prima volta che lo fa..a volte pensavo che fosse un doppiogiochista. RIPETO: NON LO CONOSCO personalmente, ma ho l’impressione che se è sincero e reale lui laureato come dice di essere poteva fare molto ma molto di più per portare luce nella vicenda, ma non lo fa …Come questo tipo altri ragazzi che accusano don Pierino mi hanno contattato via telefono o e-mail prima di andare a Terni a deporre per poi scomparire, presi dalla depressione, dai dubbi, dalla solitudine…in questo capisco perchè si sta lottando contro un potere forte, un vero Golia e noi ci sentiamo abbandonati, non creduti, degli squillibrati…ed era lì tra queste personalità fragili e bisognose di sostegno ed affetto che il don andava a pescare, andava ad abusare ora come allora quando fine anni 60 io l’ho conosciuto a monsignor Gelmini come si fa chiamare.
    Figurati che anche due mesi fa ho incontrato presso un ambulatorio dell’ospedale di Padova un ragazzo sloveno ricoverato come me che mi ha confidato le stesse cose che si sanno, per continuare ad avere i privilegi che il Don gli ha dato per averlo accontentato è stato zitto e anzi lo ha difeso presso la stampa slovena. Un altro certo Battista ex responsabile mi ha scritto per dirmi le stesse cose, sta male, malissimo con la salute e prima di morire vorrebbe urlare tutta la verità, ma ha già perso una causa civile con il Don per cui verrebbe accusato di volersi vendicare…ecco come stanno le cose… Mi hanno parlato bene del Vescovo di Terni don Paglia (quello che c’era prima ha ignorato completamente le accuse e mi ha chiuso il telefono in faccia quando lo informai dei vari fatti del Don facendo anche nome e cognomi dei ragazzi…) questo di ora pare serio e deciso, perchè non chiedere aiuto a lui? C’è anche una certa kondiaw che abita a Terni e si è schierata con le vittime, una volontaria che è stata anni e anni a contatto con il Don e la realtà delle comunità ,(anche in Thailandia) una che ha un blog…anche lei conosco via rete… siamo tutti poveri e deboli caro Roberto, senza mezzi, sopra una zattera alla deriva, il Don è miliardario e ha un collegio di difesa con pezzi da 90 e naviga su una portaerei armata di missili nucleari…comunque sia io sono qui…mando questa mia e-mail per conoscenza a Salvia e a quella tale kondiaw..e a chi credo possa interessare aiutare il povero Iacobbe .ciao, Bruno Zanin

    kondiaw ha scritto:

    Caro Bruno, ti ringrazio per avermi inserito nel tuo indirizzario e in
    qualche modo sollecitandomi a mantenere alta l’attenzione su questa
    vergognosa vicenda. Non so come si possa far giungere a Michele il
    nostro sostegno. Quello che mi conforta è che , almeno in questo caso,
    la magistratura sembra decisa ad andare avanti. Ma è evidente la
    strategia dei collegi di difesa: puntare ai continui rinvii, nella
    speranza che Gelmini muoia prima di una qualsiasi sentenza, dopo
    partirà la causa di beatificazione civile… Io non so se le udienze in
    questa fase siano pubbliche, ma un modo per poter rassicurare Michele
    potrebbe essere presenziare durante le sue deposizioni, per fargli
    capire che esistono persone che hanno fiducia in lui. Come ti ho
    spiegato al telefono io ho evitato di espormi eccessivamente per non
    prestare il fianco a chi accusa Mons. Paglia di essere il promotore di
    questa iniziativa della magistratura.

    Purtroppo ho saputo diversi giorni fa da A.C. che Battista è
    deceduto, la notizia mi ha colto di sorpresa perchè non sapevo fosse
    malato, era un volontario è stato diversi anni anche in Bolivia…

    Spero che Michele possa trovare ancora la forza per affrontare questo
    percorso giudiziario, in cui tra l’altro non dovrebbe essere lui a
    sentirsi schiacciato, ma a quanto pare l’assurdità del nostro sistema
    sociale, oltre di quello giuridico, è tale che a pagarne le conseguenze più gravi è la vittima e non l’indagato.

    Ti saluto, Bruno, con la stima che sai
    kondiaw
    p.s. se pensi possa servire potrei inserire questa corrispondenza in un
    post del mio blog, magari omettendo alcuni nomi…non so fammi sapere

    brunozanin ha scritto:
    Mons. Paglia al quale va il mio rispetto per carità deve sapere come stanno le cose e intervenire anche ad aiutare moralmente Michele Iacobbe, e questo di informarlo potresti farlo tu, dirgli che il ragazzo Michele Iacobbe teste fondamentale dell’accusa si trova in serie difficoltà, sebbene ora ha trovato una coppia che lo sta aiutando un po’… Michele Iacobbe che il Gelmini vuole far passare per delinquente mafioso ricattatore ha tentato il suicidio , non ha più nulla, non ha una casa non ha un avvocato difensore-solo quello d’ufficio- non può manco muoversi che ha l’ordine di domicilo coatto mi pare si dica così che a volte sono le panchine all’aperto dove dorme, perchè come ti dicevo non ha casa…non ha famiglia, è stato abbandonato a sè stesso. Ho parlato oggi con lui al telefono, compiva gli anni, oltre che depresso, povero, abbandonato a se stesso è terrorizzato dalle minacce, dalle pressioni che subisce, e screditato da quel prezzolato collaboratore di giustizia comperato dalla difesa e questo va detto a voce alta a chi sta a cuore la verità, che la verità venga affermata, conosciuta…Invece di assumersi le sue responsabilità e chiedere scusa e ritirarsi in un monastero a fare penitenza quasi sulla soglia della tomba il Gelmini continua ancora a mentire e proclamarsi innocente accusando le sue vittime di essere milantatori e ricattatori… Io dopo aver sostenuto con la mia testimonianza personale come Salvia che le accuse sono vere mi sono tirato da parte perchè pensavo che lo scopo era stato raggiunto, che cioè venisse giudicato da un tribunale, ma se le vittime di tali abusi ora testimoni della accusa sono in queste situazioni è ovvio che va fatto qualcosa, vanno sostenute, altrimenti il collegio di difesa di quell’uomo senza vergogna avrà buon gioco per smontare le accuse….Certo che devi fare un pezzo sul tuo blog, togli quello che devi togliere, ma fai qualcosa per favore, non si puo’ continuare a usare il silenzio per salvare la faccia o per salvare il prestigio di un vescovo, le vittime sono ben più importanti e moralmente vanno aiutate, scusa lo sfogo. La notizia che mi dai che Battista è morto mi rattrista molto perchè era stata ventilata l’idea da Salvia di andarlo a trovare lì in toscana dove viveva per registrare su video le sue , il suo stato d’animo perchè anche lui aveva ricevuto del male dal Gelmini, cosa che poi non si è più fatta….Puoi mettere nel tuo blog questi miei sfoghi se possono servire, ma soprattutto informa mons, Paglia di come stanno le cose, per quanto riguarda il processo se a porte aperte o chiuse chi meglio di te può saperlo già che abiti a Terni…ti basta una telefonata. Ciao kondiaw, scusa lo sfogo…

    Pubblicato da kondiaw a 18.27

    Tema: Comunità Incontro, Don Gelmini, don Pierino, Michele Iacobbe, Molestie sessuali

    21 commenti:

    Roberto ha detto…

    Cara Kondiaw sono Roberto
    di seguito riporto la mia posta inviata a Marco Salvia e poi a Bruno Zanin.

    Ho conosciuto Michele in ospedale, nei brevi momenti che io e mia moglie giornalmente ci siamo offerti di concederci con rispetto alla sua disperata ricerca di qualcuno disposto ad ascoltare. Purtroppo io e mia moglie per motivi diversi conosciamo bene quelle urla strazianti di aiuto, quella profonda solitudine, quella umiliante sensazione di umiliazione, quella straziante capacità di estraniarsi nel raccontare della propria vita, necessaria per evitare di farsi ogni volta del male, quelle sensazioni di vuoto, che le espressioni, i gesti e le risposte delle persone con cui parli ti lasciano dentro. In questi giorni ho conosciuto una persona completamente diversa da quella immaginata dalla descrizione di pluri pregiudicato, o conosciuto un Michele Vittima di una infanzia negata, un’adolescenza bruciata, un inserimento forzato in una vita sbagliata, ma dentro di lui un Michele che ha visto un mondo diverso, un mondo migliore un mondo fatto di infanzia e adolescenza di convivenza civile di famiglie di figli, lui ha tentato di entrare in questo mondo purtroppo dalla porta sbagliata, a ricevuto solo umiliazioni, sofferenza, indifferenza, vergogna e sensi di colpa. Ma lui crede ancora in quello che ha visto.

    Attualmente io e mia moglie abbiamo trovato per michele una sistemazione in comodato per soli 30 giorni, ci stiamo occupando per la residenza e un documento di identità, necessarie per avviare le domande ai servizi sociali, ma abbiamo diverse difficoltà.

    Aggiornandoci ad oggi 08/03/09
    Martedi farò fare un permesso a Iacobbe per la carta di identità e la residenza, Marco Salvia a già inviato un suo contribbuto con il quale pagheremo l’affitto di una stanza per due mesi, dal 01/04 al 31/05.
    Per ordinanza del giudice siamo stati informati che se non riusciva a trovare alloggio e un proficuo lavoro ci sarebbero stati provvedimenti,il provvedimento che ci e stato comunicato ieri dispone che Iacobbe Michele sarà inserito in una comunità da decidere.
    Rimane solo il lavoro, per questo la sua amica Cinzia stà provvedendo, ma ci dovremo riaggiornare.
    Cara kondiaw QUELLO CHE DICI SUL PRESENTARSI ALL’UDIENZA DI IACOBBE LO TROVO VERAMENTE INTERESSANTE, FACCIAMOLO.

    Ciao Roberto e Michele Iacobbe.

    3275610838
    8 marzo 2009 7.18
    Roberto ha detto…

    SCUSATE, BUONA FESTA DELLA DONNA, AUGURI PER TUTTE LE DONNE.
    roberto
    8 marzo 2009 7.20
    Bruno zanin ha detto…

    Sono Bruno Zanin l’ho già detto e lo ripeto qui, offro a Michele la mia fraterna solidarietà, grazie Roberto e grazie a tua moglie per quanto fate, scusa se ho messo nella mia e-mail qui pubblicata un dettaglio riguardante la vostra condizione di salute chiedo a Kondiaw di cancellare lì dove dico che siete una coppia di disabili…
    Sono qui pronto a fare quello che posso secondo le mie possibilità, tipo quello di informare quante più persone di questi fatti e di esservi vicini..per il resto rimaniamo in contatto con i mezzi che sappiamo. Ciao
    8 marzo 2009 14.51
    kondiaw ha detto…

    Chiedo scusa a Roberto e alla sua compagna, ieri è stato un susseguirsi di email e, soprattutto di emozioni, concentrata sulla vicenda di Michele non mi sono resa conto dell’indelicatezza nei confronti dei suoi amici…
    8 marzo 2009 15.28
    Anonimo ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    8 marzo 2009 23.55
    Roberto ha detto…
    Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
    9 marzo 2009 22.49
    kondiaw ha detto…

    Roberto ti chiedo scusa, ma ho dovuto cancellare anche il tuo secondo commento. Il fatto è che hai scritto delle affermazioni riferite al Gelmini come se già si fosse arrivati alla sentenza. Ora finchè in Italia c’è uno stato di diritto, ci piaccia o no, dobbiamo rispettarlo: secondo il nostro ordinamento l’indagato è innocente fino a sentenza definitiva. E soprattutto non ho nessuna intenzione di offrire l’occasione ai legali del Gelmini di farmi chiudere il blog.
    10 marzo 2009 1.17
    animamigrante ha detto…

    ciao ragazzi…
    stavo leggendo il vostro blog oggi…così per caso….
    c’è molto astio nelle vostre parole….. conosco il don…sò che non è una persona facile, stargli accanto è difficile e sicuramente non è il padre eterno…. masapete perfettamente se avete frequentato la comunità… che nessuno è vittima…capisco che siete tutte persone che il don ha fatto fuori dal suo giro, quindi questo vi brucia ma non è con le vostre invettive che cambierete le cose, guardatevi dentro e cercate di essere obbiettivi e veri con voi stessi.
    Michele….. io l’ ho conosciuto, ricordo bene quando rubò, quando scappò, quando piangeva chiedendo perdono…. quando tradì un mucchio di ragazzi insieme a se stesso….
    Non giudico…. non giudicate….
    siate solo obbiettivi….
    anche tu zanin…. hai l’odio nel cuore…. e non nasconderti dientro il vittimismo perchè tu non sei vittima di nessuno se non di te stesso….
    buona vita a tutti
    10 marzo 2009 14.21
    kondiaw ha detto…

    Per animamigrante ti rispondo per quanto mi riguarda: io ho scelto di lasciare la C.I. quando ho capito che non coincideva più con quel progetto a cui avevo aderito. Se c’è una costante nel mio percorso in comunità è quella di non essere mai stata nel “giro” di don Pierino, se per questo intendi il gruppo ristretto di coordinatori/responsabili/ecc… e non ho mai rosicato per questo, preferendo occuparmi d’altro. E quando sono rientrata in Italia non ho mai chiesto nulla nè alla C. I. in generale, nè a Gelmini personalmente. Non perchè sia ricca, ma per avere la libertà di dire come stanno le cose. Nonostante i problemi di salute, economici, ecc… tornassi indietro mi comporterei allo stesso modo. Non ho risentimento, semmai il rammarico per quello che la C.I. rappresenta: una grande occasione mancata…
    E perchè ti sia chiaro per me lasciare la C.I. è stato un grande vantaggio, mi sono laureata, ho conosciuto nuovi amici, il mio volontariato lo presto per altre cause ed iniziative. Dal prossimo mese inizio perfino a lavorare, non ho mai avuto bisogno di essere nel “giro” di don Pierino come vedi, neanche per trovare lavoro. Tra l’altro il fatto stesso che esista un “giro” di don Pierino, come tu scrivi, denota una grave distorsione delle modalità con cui dovrebbe essere condotta una realtà comunitaria sia essa terapeutica o “di vita” come dice Gelmini.
    10 marzo 2009 19.27
    bruno zanin ha detto…

    Io Bruno Zanin mi firmo con nome e cognome cara animamigrante, non puoi dire queste cose rimanendo nascosto, anonimo, se hai la faccia mostrala e così ci si puo’ confrontare, per il resto sono abituato a questi attacchi, la verità fa male soprattutto a un prete che ha costruito le sue fortune su delle menzogne, io conoscevo Alfredo Nunzi e so come e dove è nata la sua amicizia con l’allora mons. Gelmini e in seguito la comunità incontro, tu no, tu sei un suo tirapiedi prezzolato altrimenti faresti il tuo nome. Grazie per gli auguri.
    11 marzo 2009 20.53
    Anonimo ha detto…

    VORREI CHIEDERE A DON PIERINO PERCHE’ NEL 1989 MI HA FATTO SCAPPARE

    DA CASA SUA A SILLA…CON LA SCUSA DI UN TRASFERIMENTO MI PRELEVO’ DA FOCE E MI PORTO’ DA LUI …..OGNUNO PUO’ FARE QUELLO CHE VUOLE MA IO A 19 ANNI IN LUI VEDEVO UN PADRE UNA SPERANZA E INVECE MI DELUSE MOLTO…LUI SA’ COSA PROVO’ A FARE E PERCHE’ DICO QUESTO…CMQ IO POI SMISI DA SOLO NEL 1992 DOPO 5 ANNI DI EROINA ….E LA VITA MI E’ ANDATA BENISSIMO…GRAZIE LO STESSO DON…IO NON CREDO IN DIO MA MI RICORDO TUTTI QUEI SANTINI NELLA TUA STANZA,,,BE LI GESU’ MI FECE PENA PERCHE’ PER UN IPOCRITA COME DON PIERINO SI E’ FATTO AMMAZZARE. Alessandro
    12 marzo 2009 16.29
    alessio ha detto…

    Vi segnalo un commento che ho ricevuto circa due mesi fa nel mio blog.

    Berta Bellini, su Gennaio 15th, 2009 a 11:41 am Ha detto: Edit Comment

    Sono arrivata qui nel suo blog casualmente facendo una ricerca su google su Gelmini Pietro l’ex prete pregiudicato che ha creato grande scalpore per le sue uscite e sparate quando venne accusato di molestie sessuali , ora il processo che sta subendo a Terni va avanti con colpi di scena ed empasse strategiche create a doc dai suoi abili difensori. Lei vive in Vietnam ma a quanto leggo si tiene informatissimo sulle nostre vicende, quello che forse non sa è che della faccenda di Gelmini Pietro non ne parla più nessuno nei Media e finirà all’italiana come tante altre losche faccende, nel dimenticatoio perchè non dimentichiamo che il Gelmini criminale condannato con condanna definitiva fa parte dei protetti del nostro premier , lo ha ribadito egli stesso a Natale telefonandogli e dandogli dei soldi . Se vuole sapere alcune cose che fanno rizzare i capelli sul personaggio, raccontate da ex suoi collaboratori, vada a leggere i vari commenti qui . http://www.marcosalvia.it/2008/slitta-il-p…ni/#comment-322
    Io sono la madre di un ragazzo che non c’è più morto di AIDS mio figlio prima di morire mi confidò di aver dovuto subire non semplice molestie ma molto di più da Don Pierino mi disse anche che tutti lo sapevano ma nessuno faceva niente perchè lui era una sorta di monarca assoluto all’interno di mulino Silla e aveva tutti ai suoi piedi che ubbidivano. Io ho scritto una lettera alla procura di Terni, ma non ho avuto riscontro. Mi dica lei cosa devo fare per ottenere giustizia, sono passati molti anni da quando mio figlio è morto, un uomo che sta per morire non mente, pretendo quindi le scuse da quel verme di prete squallido perchè sono una madre, e mi sento offesa negli affetti più intimi per quello che quell’uomo gli ha fatto prendendolo in un momento di grande confusione e debolezza, se qualcuno facessero questo a un suo figlio o fratello più piccolo come si comporterebbe lei signor Alessio? Io non capisco come la Chiesa non lo abbia pubblicamente criticato per quello che faceva. Un caro saluto e grazie per la risposta . Alberta.
    15 marzo 2009 15.13
    roberto ha detto…

    Cara Kondiaw, non potresti inviare un invito, a tutti coloro che conoscono la sofferenza e la solitudine di Michele, a partecipare in qualche modo alla sua prossima udienza?
    Robero
    15 marzo 2009 22.26
    kondiaw ha detto…

    Per Roberto: avevo già pensato di diffondere tale invito, però dovresti farmi sapere l’orario e altri riferimenti utili (tipo l’aula) ecc…. Credo queste informazioni Michele dovrebbe averle. Se vuoi puoi mandarmi una mail a questo indirizzo: kondiaw[chiocciola]gmail.com
    In ogni caso pensavo ad una partecipazione senza alcuna manifestazione di nessun tipo, solo essere presenti perchè Michele senta la nostra solidarietà.
    16 marzo 2009 15.08
    roberto ha detto…

    Sono assolutamente daccordo su una presenza silenziosa e discreta, anche se qualcosa si deve fare per sottolineare la solidarietà non solo a Michele ma a tutti coloro che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare. E a tutti coloro che sono morti o vivono ancora soli nella propria sofferenza.
    Comunicando rispetto e comprensione a coloro che non riescono a superare la propria vergogna per un qualcosa di cui dovrebbero vergonarsi altri.
    Ma ricordando che questo loro sofferto silenzio a regalato ad altri la stessa sofferenza.
    Risponderò presto alla tua richieta.
    16 marzo 2009 22.56
    Anonimo ha detto…

    Ciao a tutti mi chiamo Pippo e so tutto se non di più di come funziona la comunità il Don e tutti quelli che ancora oggi senza vergogna ci girano attorno.
    Il don ormai una povera vittima, anche se ritengo che del suo vizzietto lo sia sempre stato. Per chi conosce la comunità non serve fare presentazioni se dico che sono pippo un ex responsabile di Mulino Silla, per due anni a stretto contatto e dirette dipendenze di don Pierino, poi ho fatto un anno ancora il primo responsabile del centro di Porchiano e l’ultimo dei 5 anni mi Mando a fare il primo responsabile di Palermo a Villa de Gregorio

    E sapete cosa vi dico che non intendo aggiungere una parola se non di non dimenticare a tutti quelli che oggi si riscoprono essere stati molestati dal don che non si scordassero,

    e tenessero sempre bene presente chi erano e chi rappresentavano loro in quel periodo essendo dei tossicomani.

    Bene ve lo dico io, una non persona, ripudiata dal mondo, dall’opinione pubblica e anche dalle proprie famiglie genitori primi fra tutti, e questo non lo dico per giustificare il don ma per condannare tutti gli ipocriti che solo ora sanno anche pensare e parlare ora !

    e magari quando stavano in comunità e ve lo dico perchè parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,

    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.

    quindi invito tutti questi tossicacci della peggio risma che in ogni città ci sono i procuratori della repubblica pronti ad ascoltarli come è giusto che si faccia,

    di non stare a tirare su merda nel piatto dove fino a ieri mangiavano e lascino parlare di queste cose un tantino più complesse ,

    chi ha la responsabilità, e capacità di argomentare e circostanziare le accuse che fa e di ciò che dice e troppo facile dire ora che il don molestava a destra e manca

    E ripeto a me 2 anni a mulino Silla come primo responsabile risulta che nei confronti del don tutti i giorni ci fossero più che altro sempre un esercito di prostituti e marchettari da contenere altro che molestie sessuali.

    e comunque tacete marchettari tutti voi rimasti in comunitaà siete dei markettari io me ne andai come molti altri sapete perchè ho rivestito così tanti ruoli di responsabilità io senza mai essere un markettaro ,
    perchè non essendolo con il don quando mi ha fatto avance di quel tipo gli ho quasi battuto i pezzi ( L’ho sgridato) certamente sempre buttandola in caciara sul ridere ed il comico dell cosa, ricordo una volta che andai a parlare con lui che era si vede particolarmente ingrifato gli dissi proprio a don pierì te prego io te sbotto a ride in faccia, ma che me ami e me ami io stavo e andavo da lui perchè ero in confusione stavo io organizzando ripeto come responsabile il Natale a Mulino Silla una festa con migliaia di invitati a Tavola.

    Insomma quelle poche volte che la cosa si è ripetuta lo sempre buttata in caciara e a ridere

    e questo insieme al fatto che ero agli arresti e quindi molto affidabile in quanto avrei avuto solo tutto da perdere a parlar male o scalfire quello che era il prestigio che allora per tanti come me che ci credevano la comunità aveva concretamente acquistato.

    Tutti Markettari l’ultimo il più pericoloso della famiglia una new entry il prof prosciutti o li come si chiama,
    attenti a lui, quello è quello che vede più lungo di tutti è un’altro professionista della lotta alla droga, che in questo trentennio non hanno fatto altro che colpevolizzare e perseguitare e uccidere i drogati unici che andavano salvaguardati in quanto vittime.
    Ciao a tutti e buona giornata
    18 marzo 2009 22.22
    Anonimo ha detto…

    un po di anni fa’,nel 92 sono stato ospite della comunita’ incontro nel centro della Laurentina, Avevo 21 anni mi trovavo in pessime condizioni.
    Sono stato un anno nel centro, ho vissuto momenti molto forti e intensi con i ragazzi, per cui io devo solo ringrazziare la comunita’per avermi insegnato tante cose fondamentali per mettere un po di ordine nella mia vita.
    Ma non e’ per questo mottivo che scrivo, anche io ho vissuto la mia esperienza con Don Pierino.
    Dopo una settimana che mi trovavo in comunita’ lui venne al centro per una giornata, un po forse per conoscere i nuovi arrivati, ma anche perche’ la laurentina e a Roma ed e’ comodo andarci. Lui ando’ nella sua stanza (la stanza del Don), e tutti noi ci mettemmo in fila perche’ ad uno ad uno voleva riceverci; io ero molto entusiasta di conoscerlo un po perche’ era famoso ma anche perche’ era una persona molto karismatica. Quando arrivo’ il mio turno finalmente mi trovai facia a facia con il Don, ero molto emozionato quasi non riuscivo a parlare, ma lo scenario dentro la stanza si trasformo’ in una situazione molto imbarazante e strana.
    Scambiammo due parole di cui io rispondevo molto timidamente, improvisamente lui si avicino’ a me e mi strinse tra le sue bracia dicendomi che mi amava in quel momento non ebbi neanche la forza di respingerlo, e lui si avicino’ con la sua boca vicina alla mia e allo stesso tempo tento’ di strusciarsi facendo dei moviventi su di me’; io rimasi sconvolto e lo respinsi bruscamente lontano da me’, ero sciocato ma lui cerco’ di tranquillizarmi ripetendomi che mi amava.L’aria nella stanza era un po pesante, percio’ il nostro incontro fini’ subito dopo.
    Io presi tanto male quell’incontro che ero deciso di lasciare immediatamente la comunita’, percio’ andai a parlare con il primo responsabile della storia che era sucessa, ma lui si mise a ridere dicendomi che non dovevo preocuparmi che era il modo in cui Don Pierino manifestava il suo amore nei nostri confronti, ma per me fu ancora difficile concepire un tale attegiamento.
    Anche parlando con gli altri ragazzi scopri’ che avevano avuto esperienze diverse ma simili..
    Alla fine io decisi di rimanere in comunita’, rimasi 11 mesi in quel centro, non ho finito il programma ma a prescindere fu un’esperienza molto bella con tutti i ragazzi.
    Fuori dalla comunita’ parlai di questa storia solo ad un mio carissimo amico, ma non con nessun altro, non ho mai pensato di denunciarlo e mai lo faro’, anche perche’ non saro’ io a giudicare.
    Non voglio diffenderlo ma non voglio metterlo neanche in croce, e la prima volta che racconto questa storia “publicamente” anche se nessuno sa chi sono,non lo facio a scopo di lucro e non lo farei mai, ma questa e’ la mia verita’
    18 marzo 2009 22.25
    roberto ha detto…

    Alla Cortese Attenzione Del Cazzuto Pippo.

    Sono……………senza parole.
    Pippo puoi spiegarmi meglio questa parte della tua email, qui di seguito riportata?

    “parte del mio lavoro era rivolto ad arginare questo fenomeno di prostituzione nei confronti del don,
    in quanto non era poi strano che qualcuno di questi tossici non pensasse di tirare su estorsioni e ricatti ed di volere perl’ appunto nella sua normale meschinità di tossicomane sfruttare il e ricattare il don la comunità.”

    Mi faccia capire, lei era addetto a scegliere i più sfrittellati da offrire al Don? o per lei era puro intutito?
    Certo che dopo l’errore con Michele ed altri, chisà cosa penserà di tè il Don adesso.

    roberto
    19 marzo 2009 21.25
    kondiaw ha detto…

    da questa serie di testimonianze sta uscendo un quadro che lascia davvero perplessi. ci sono alcuni che accusano Gelmini e altri che affermano di non ritenere dei reati alcuni suoi comportamenti. ma anche questi ultimi non negano approcci e/o molestie. ecco in termini legali la questione da accertare è questa: se i testi dell’accusa confermeranno le dichiarazioni rese, il compito della magistratura è dimostrare che tali comportamenti costituissero un reato o più reati. però ritengo sia doveroso in ogni caso riflettere sulle modalità con cui una comunità debba essere gestita. Marco Salvia è l’unico che ha tentato di spostare l’attenzione in questo senso, allora forse vale la pena rifletterci e aprire la discussione in senso più ampio.

    N.B. chiedo scusa a Michele domani non potrò esserci in Tribunale, ma ci tengo a fargli pervenire la mia solidarietà. Se Roberto riuscisse a inviarmi le informazioni che gli ho chiesto potrei comunque cercare di far venire altri amici…
    22 marzo 2009 19.08
    bruno ha detto…

    VOGLIO RACCONTARVI PERCHE’ NEL 1989 DON PIERINO CON IL SUO COMPORTAMENTO MI HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA’

    “CIAO ..IO SCAPPAI VERSO LO ZOO DI SILLA …. PRIMA DI ME IN QUELLA STANZA C’ERA UN ALTRO RAGAZZO IN ATTESA DI TRASFERIMENTO….SI CHIAMAVA GIUSEPPE E CI STAVANO CACCIANDO DA FOCE PER UNA STORIA ASSURDA DI ERBA IN REALTA’ MAI FUMATA….MA I TUTORI DEL DON MI BLOCCARONO E MI PORTARONO POI A PORCHIANO DOVE SCAPPAI IL GIORNO DOPO….QUEL MIO AMICO NON LO RIVIDI PIU’…QUELLO CHE MI COLPI FU L’INGANNO DE DON … CREDEVA CHE CON 2 CARAMMELLE E UNA MARLBORO NELLA SUA STANZA ABBOCCAVO E LO FACEVO CONTENTOIO AVEVO 19 ANNI E PESAVO 49 KG…IN LUI VEDEVO SPERANZA….MA NON IMPORTA,,,STO BENE DAL 1992…I 5 TENTATIVI IN COMUNITA SONO STATI PER ME UN FALLIMENTO…ORA FACCIO SPORT NON FUMO…NON DIPENDO DA NULLA,,,IO NON CERCO VENDETTE….VOGLIO SOLO CHE SI SAPIA LA VERITA’ E IL DON PER ONESTA’ LA DEVE DIRE E CHIEDERE SCUSA A QUELLI CHE CON IL SUO COMPORTAMENTO HA FATTO SCAPPARE DALLA COMUNITA? IO AMO TUTTI…ANCHE QUELLI CHE PROVANO A FARMI DEL MALE,,,MI DISPIACE SOLO PER ALTRI CHE AVRANNO TROVATO IN LUI FALSITA’ E IPOCRISIA E NON HANNO POTUTO SALVARSI DALLA ROBA …E’ LA VITA PURTROPPO E IO LO RINGRAZIO LO STESSO PER QUELLI CHE HA AIUTATO E SALVATO CIAOOOO DA ROMAAAA”
    24 marzo 2009 15.44
    bruno ha detto…

    Ho pubblicato qui da te un messaggio giuntomi su facebook da un certo Alessandro L. che mi autorizza a pubblicare quanto mi ha scritto, ricevo ogni giorno insulti e incoraggiamenti sulla questione Don Gelmini. Ho saputo che l’udienza del 23 marzo è stata fatta con soddisfazione da parte del teste dell’accusa che noi sappiamo. ha ribadito punto per punto le accuse già fatte. Il processo riprende il 6 aprile ed è a porte chiuse, ora lo so. Ciao Bruno
    24 marzo 2009 15.49

    http://kondiaw.blogspot.com/2009/03/del-processo-don-gelmini-laccusatore.html

  • Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    Irlanda: l’archivio su abusi sessuali dei chierici

    L’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin dà il benvenuto alle “Linee guida per la salvaguardia dell’infanzia”, che saranno a breve pubblicate dal Comitato nazionale per la tutela dei bambini nella Chiesa cattolica (Nbsccc). Il report comprenderà anche un database degli abusi sessuali commessi dai chierici: solo nel 2008, ventisei diocesi irlandesi hanno sporto 56 denunce per abuso, 21 delle quali coinvolgevano preti già deceduti. Un prete è stato incriminato.

    Per monsignor Martin «è spaventoso» che non sia possibile stabilire l’esatto numero di abusi sessuali in ogni diocesi: i report sono attualmente inaffidabili e lacunosi. Ha, poi, chiesto agli altri vescovi e alle autorità religiose locali severità e rigore nell’applicare, in tutto il paese, le linee guida della Chiesa cattolica. «Questo documento», ha detto Martin, «costituisce un passo importante nella ricerca, da parte della chiesa irlandese, di maggiori tutele per l’infanzia. È un segnale di speranza per il futuro».

    L’aspetto più scottante (e significativo) delle linee guida è il nuovo database che raccoglierà tutte le denunce di abusi contro preti e figure religiose, sulla base di informazioni raccolte ogni due mesi nelle diocesi e nelle congregazioni. L’obiettivo è, in generale, di coltivare una «più matura cultura della responsabilità all’interno della Chiesa»; la nuova politica scritta servirà, inoltre, a suggerire procedure e modalità di risposta alle accuse e ai sospetti.

    Il Comitato nazionale ha rinnovato la fiducia nelle diocesi irlandesi, certo che d’ora in poi riferiranno ogni denuncia di abuso: le linee guida servono, infatti, a eliminare ogni ambiguità nella tutela dell’infanzia. «Chiunque possegga informazioni riguardanti sospetti, accuse e denunce è responsabile e rigorosamente tenuto a renderle note: ora non ci saranno più equivoci né ipocrisia», ha commentato il cardinale Sean Brady. «Le linee guida testimoniano l’irremovibile decisione della chiesa di proteggere i bambini in qualsiasi modo». La Chiesa cattolica irlandese si assume così la responsabilità di passare ogni informazione, concernente la protezione dei minori, alle autorità civili, anche qualora le accuse o i sospetti non coinvolgano direttamente membri ecclesiastici.

    Gli impegni assunti dai vescovi irlandesi sono giunti a conclusione di un incontro sulla salvaguardia e tutela dei bambini: dibattito sollevato dalla recente decisione del Ministro per l’infanzia di avviare un’inchiesta sui casi di abusi nella diocesi di Cloyne. Questa diocesi ha, accuratamente, evitato di commentare l’adozione delle linee guida: reticenza che ha scatenato le ire delle vittime di abusi sessuali. «È difficile restare ottimisti basandosi sugli eventi passati», ha commentato Marie Collins, una delle vittime di violenza da parte di un prete quando era bambina. «Finché non sarà dimostrato che la realtà è davvero cambiata, è duro avere speranza e ancor più duro entusiasmarsi per la stesura di nuove linee guida».

    Camilla Tagliabue

  • VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO

    VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO

    VATICANO: NUOVO SCANDALO PER FONDATORE LEGIONARI CRISTO, AVEVA UN FIGLIO
    postato 3 ore fa da ASCA
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    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 4 feb – Il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, avrebbe condotto una doppia vita, mettendo alla luce almeno un figlio. Lo affermano numerose fonti di informazioni statunitensi, secondo le quali i Legionari starebbero considerando di ”sconfessare” Maciel come proprio fondatore e padre spirituale. Un portavoce della congregazione ha dichiarato al New York Times, che ”si puo’ confermare che ci sono alcuni aspetti della sua vita che non erano appropriati per un prete cattolico. Maciel, morto nel 2008, era stato condannato dal Vaticano ad una vita ritirata di preghiera e penitenza dopo alcune accuse di abusi sessuali, sui quali pero’ la Santa Sede non ha mai portato a compimento un processo canonico.

    04-02-09
    CHIESA: PORTAVOCE LEGIONARI, OMBRE IN VITA FONDATORE CHE NON CONOSCEVAMO

    (ASCA) – Roma, 4 feb – ”Abbiamo conosciuto da poco questi fatti sulla vita del nostro fondatore, che ci hanno stupito e sono difficili da comprendere”: il portavoce in Italia della congregazione dei Legionari di Cristo e del suo braccio laico, il movimento Regnum Christi, p. Paolo Scarafoni, commenta cosi’, con l’ASCA, le notizie che arrivano dagli Stati Uniti su una ”doppia vita” del fondatore dei legionari, p. Marcial Maciel Degollado, che avrebbe avuto ”almeno” una figlia da una prostituta.

    P. Scarafoni smentisce che i Legionari stiano pensando di ”disconoscere” il fondatore o di attenuare in qualche modo il legale che lega la congregazione al suo fondatore, morto nel 2008 e gia’ accusato di pedofilia da numerosi fuoriusciti del movimento. ”Non possiamo negare – spiega il sacerdote, docente presso l’Universita’ Pontificia Regina Apostolorum, una delle numerose istituzioni educative dei Legionari – che ci sono delle debolezze umane nella vita di p. Maciel, pur riconoscendo con grande gratitudine e volendo portare avanti il carisma che ci ha trasmesso e che e’ un grande dono per la Chiesa”.

    ”Adesso – aggiunge – abbiamo appreso che ci sono dei fatti nuovi: sono una sorpresa, e ci danno grande dolore”.

    Il portavoce smentisce anche che i massimi livelli della Congregazione ‘non potessero non sapere’ della ”doppia vita” di p. Maciel e sarebbero stati coinvolti nel nasconderla.

    ”Nessuno sapeva di questi fatti. Ci sono ombre, possiamo chiamarle mancanze, difetti che dobbiamo riconoscere, ma noi li abbiamo saputi molto recentemente. Parlare di ‘doppia vita’, pero’, e’ affermazione che non si puo’ condividere.”.

    P.

    Scarafoni spiega di non poter entrare nel dettaglio delle nuove rivelazioni, per non ledere la privacy delle persone coinvolte, ma precisa che non ci sono procedimenti legali in corso sulla vicenda.

    ”Come Legione di Cristo e come movimento Regnum Christi – aggiunge ancora p. Scarafoni -, stiamo seguendo questa situazione volendo rinnovare nostra missione a servizio dell’uomo e della Chiesa. Eravamo a conoscenza delle accuse dal 1997, che sono rimaste allo stadio di accuse perche’ anche la Santa Sede nel 2006 ha rinunciato ad un processo canonico ed ha invitato p. Maciel a ritirarsi a vita privata, in preghiera e penitenza. Per noi, soprattutto nei primi tempi, dati i frutti dell’opera di p. Maciel e l’aver lavorato con lui, e’ stato molto difficile dubitare di lui e pensare male della sua persona. Il nostro atteggiamento ora e’ di molta carita’, prudenza e bonta’, cercando di aiutarci e sostenerci tra noi all’interno della congregazione. Il nostro desiderio di continuare la nostra missione”.

    asp/sam/ss

  • PRETE PEDOFILO AMERICANO TROVA RIFUGIO A VICENZA.

    PRETE PEDOFILO AMERICANO TROVA RIFUGIO A VICENZA.

    Ho seguito negli ultimi mesi da vicino questa vicenda dato che sono stato contattato direttamente dalla vittima (foto sopra) ed oggi, in contemporanea con l’America ve ne parlo.

    Bill Nash, membro attivo del gruppo Snap, è stato vittima di abusi sessuali da parte di quest’uomo, padre James Tully, prete missionario, il quale oggi dopo essersene andato dagli Usa (dove secondo le parole di Nash “ha avuto decadi di abusi a danno di bambini”) senza aver scontato un giorno di carcere, si trova attualmente in Italia. Per l’esattezza a Vicenza.

    Bill Nash, forte del discorso fatto pochi mesi fa dal Santo Padre, chiede ufficialmente al Vaticano di ridurre allo stato laicale James Tully. Chiede inoltre che si verifichi che al momento Tully non svolga a attività che lo portino a contatto con bambini / adolescenti. Chi è di Vicenza e lo conosce può quindi darci informazioni in merito ai nostri recapiti

  • Sacerdote arrestato per violenza sessuale

    Sacerdote arrestato per violenza sessuale

    MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto.

    Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e Grazzanise, ci fosse solo lui.

    È per questo che la pattuglia dei carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto, cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo, è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di Principe.

    La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato», hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella contestata al giovane sacerdote.

    Don Marco ha solo trentadue anni e una carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto.

    Difficile dire cosa sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale» organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi.

    Un caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino aveva coltivato una sana e fedele vocazione.

    Impegnato da anni nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di lui. Fino a ieri.

    http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=42&file=POI.xml&type=STANDARD

  • Il missionario trentino don Sandro De Pretis da 40 giorni in carcere a Gibuti. Il suo racconto

    Il missionario trentino don Sandro De Pretis da 40 giorni in carcere a Gibuti. Il suo racconto

    di Barbara Marino/ 13/12/2007

    “Per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente ‘povero’ e privato della libertà. Porto una croce molto pesante”. Le diplomazie italiana e vaticana si muovono per risolvere la vicenda.

    Agli arresti da 40 giorni
    Don Sandro De Pretis scrive dal carcere di Gibuti
    di don Ivan Maffeis, direttore di Vita Trentina

    “Per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente «povero» e privato della libertà. Porto una croce molto pesante, posso solamente aver fiducia in Dio che non duri troppo a lungo. Ora quando prego i salmi comprendo meglio il grido verso Dio, affinché faccia giustizia, difenda il debole dall’ingiustizia, la Sua mano si alzi e agisca!”.
    La lettera di don Sandro De Pretis, missionario di Trento a Gibuti, arriva in redazione (la pubblichiamo a fianco, in forma integrale, in una nostra traduzione dal francese) rompendo il riserbo totale mantenuto finora sulla sua prigionia.

    Il prete trentino, incardinato dal 1993 nella piccola diocesi del Corno d’Africa (vedi sotto), è incarcerato dal 28 ottobre in stato di “detenzione preventiva in attesa di giudizio”, come lui stesso scrive.
    Il silenzio finora mantenuto attorno alla vicenda è stato motivato dal rispetto per il lavoro della diplomazia, che si è subito attivata, tanto a livello dei responsabili della Farnesina che della Segreteria di Stato Vaticana.
    Si inserisce in questo quadro la visita a Trento del vescovo di Gibuti, mons. Giorgio Bertin, che il 31 ottobre scorso si è incontrato con il vescovo Luigi Bressan e con i familiari di don Sandro, esprimendo la speranza per una rapida soluzione del caso e la certezza dell’innocenza del missionario e della sua estraneità ai fatti che gli sarebbero contestati.

     

    A tutt’oggi don Sandro è incarcerato senza che sia stata formalizzata un’accusa precisa nei suoi confronti. Appaiono ridicole quelle che ventilerebbero un suo coinvolgimento in una rete di pedofilia, in seguito alla scoperta di una serie di sue fotografie in cui appaiono anche bambini. Si tratta infatti delle stesse foto che don Sandro, all’inizio dell’estate, portò alla redazione di Vita Trentina perché ne facesse copia e le conservasse nel proprio archivio, povero di immagini originali dall’Africa, come lui ben sapeva.
    I contorni della vicenda rimangono poco chiari. Don Sandro serve forse come capro espiatorio, senza aver nulla a che fare con ciò di cui lo si vorrebbe incolpare? La diplomazia è al lavoro per ottenerne la scarcerazione con il proscioglimento pieno da ogni accusa, come sarebbe giusto. Più pragmaticamente, purtroppo, l’unica strada che sembra profilarsi è quella di accettarne l’espulsione dal Paese, prima ancora di giungere alla formalizzazione di qualsivoglia accusa.

    Se oggi scriviamo per rilanciare l’appello dal carcere che don Sandro, facendo sue le parole dell’apostolo Paolo, rivolge alla sua comunità: “Non dimenticate che io sono in prigione”, lo facciamo pensando alle diverse occasioni di confronto avute con lui nei mesi scorsi, quando – con voce di uomo mite, buono ed appassionato – ci ha raccontava la «sua» Africa.

    “In questi ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente – ci diceva -. La mia presenza è ormai solo un segno, un tentativo di far capire come vivono i cristiani”.
    In questo raccontava di sentire su di sé il limite di essere bianco: “I missionari sono arrivati con i colonizzatori – aggiungeva – quindi è facile per la gente identificarci con loro…”. Al peso della storia, si somma quello della cronaca: “La guerra in Iraq non ha fatto che rafforzare una lettura superficiale, che porta a far coincidere l’Occidente con il cristianesimo. All’atteggiamento favorevole di ieri sta subentrando la difesa, la ghettizzazione, se non l’ostilità aperta”.

    Una lettura veicolata ad arte: “Arrivano dal Pakistan – spiegava – e predicano un islam dalla forma dura e pura. Non consentono di mettere in discussione nulla, non c’è spazio per un’autocritica, quasi fosse un attentato alla fede”.
    Alzava quindi gli occhi sugli altopiani della vicina Etiopia, dove aveva lavorato precedentemente come volontario: “Quella è una terra cristiana fin dal III secolo; oggi vi sorgono moschee di cui fino a ieri non c’era traccia. Non si tratta di libertà religiosa, ma di una strategia precisa che viene avanti: vedo dipingersi un quadro preoccupante, una situazione senza sbocco”.

    Al mondo coloniale francese rimproverava “un laicismo sterile, che ha frenato pesantemente la Chiesa, perché non facesse formazione. Se ci hanno lasciato costruire scuole – aggiungeva con amarezza – è solo perché il governo francese non intendeva investire maggiori fondi”.
    Riconosceva anche le responsabilità della Chiesa, «colpevole» – “soprattutto in passato” – di aver avallato “battesimi facili, senza che avessero alle spalle un autentica preparazione: un’evangelizzazione superficiale, della quale non è rimasto nulla”.

    Quando gli chiedevamo perché non iniziasse a pensare al rientro, sorrideva con la consapevolezza di non essere capito: “In una situazione come quella in cui versa il Corno d’Africa – rispondeva infine – andarsene è tradire. In Trentino, pur con tante difficoltà, avete ancora molte risorse: in Africa ognuno che viene meno causa la scomparsa di un piccolo mondo che, finché resta, è speranza per tanti”.

    “Non dimenticate che io sono in prigione”
    La lettera di don Sandro De Pretis dalla prigione

    Riportiamo il testo integrale della lettera con la quale don Sandro racconta la sua detenzione e che viene pubblicata da Vita Trentina del 16 dicembre 2007, in edicola da venerdì 14 dicembre 2007.

    So che moltissime persone non mi hanno dimenticato, ma al contrario pregano per me, che sono nella prigione di Gabode (nei pressi di Gibuti).
    Non so quali erano i sentimenti di S. Paolo in prigione; i miei pensieri sono dominati dall’impressione di quanto sia strano vivere in questa situazione.
    Tecnicamente si tratta di una detenzione preventiva in attesa di giudizio. Sono in una cella e la sola occasione di uscire sono le visite, quindi una mezz’ora o un’ora al giorno.
    La mancanza di movimento mi è difficile da sopportare. Nello stesso tempo, devo essere prudente se voglio mettermi a fare un po’ di ginnastica. I primi giorni mi hanno dato molto male alle braccia e alla schiena, a causa dei muscoli che non erano abituati a questi esercizi fisici.
    Almeno tutt’attorno c’è calma e tranquillità. Sono il solo prigioniero rinchiuso in questa parte della prigione e, nonostante il peso dell’isolamento, credo che sia una forma di trattamento di riguardo. In effetti, sento a distanza le voci degli altri prigionieri che devono invece condividere lo stesso locale. Per me rimanere in quella situazione sarebbe molto più dura per il rumore, la confusione, la mancanza di intimità e di concentrazione.Prendo questo tempo in prigione come un monaco nella sua cella: la preghiera, la presenza del Santissimo Sacramento e la lettura riempiono una gran parte della giornata. Qui non sento il bisogno di fare la siesta, dato che mi corico verso le 18, quando inizia a fare notte, e mi alzo alle 6.
    Non voglio infatti accendere la luce del neon a causa delle zanzare, ma anche perché ho letto già molto durante la giornata.
    Verso le 7 del mattino le guardie vengono a vedere se va tutto bene e così fanno anche a sera, verso le 18.
    Alle 11, circa, ricevo qualche visita e allora posso andare fino alla porta d’entrata: quasi ogni giorno arriva il vescovo, mons. Giorgio Bertin, e Nathalie, la segretaria del Consolato italiano o lo stesso Console. Ogni giorno per il mio conforto suor Anna e suor Maria Domenica con il loro affetto mi procurano il cibo e le bevande. E giungono anche altre persone, che pur hanno difficoltà ad entrare.
    Grazie, un grande grazie a tutti. Vedo bene il conforto e il sostegno che queste visite mi danno e mi propongo come obiettivo di fare quel che posso per visitare i prigionieri una volta che sarò libero. E’ bizzarro e ridicolo perché il direttore e diverse guardie già mi conoscono, considerato che da qualche anno io vengo regolarmente alla prigione per visitare i detenuti. Ora è il mio turno di avere delle visite …
    Io non so come potrei far fronte a questa situazione senza la fede in Dio, senza la preghiera, senza la coscienza di essere sostenuto dalla preghiera delle altre persone e dall’affetto di quanti mi conoscono. Infine, mi sostiene la coscienza di essere innocente riguardo a tutte le accuse per le quali sono stato portato in prigione.
    Pregando i salmi delle Lodi e dei Vespri come comprendo meglio il grido verso Dio, affinché faccia giustizia, difenda il debole dall’ingiustizia, la Sua mano si alzi e agisca!
    Nello stesso tempo, la croce prende un rilievo più profondo perchè per la prima volta nella mia vita sono per così dire senza difesa, senza possibilità di agire, radicalmente “povero” e privato della libertà.
    Ora porto una croce molto pesante e posso solamente aver fiducia in Dio affinché non duri troppo a lungo. Spero possa risultarne un frutto spirituale per me e per altre persone.
    Sento il bisogno di ringraziare il personale della prigione: sono, senza eccezione, gentili e spesso mi dimostrano la loro simpatia sotto forma di incoraggiamento o di piccole conversazioni, come avviene tra persone che vivono in circostanze normali. Senza dubbio il loro lavoro è molto difficile, fra tanti prigionieri e con la struttura della prigione in degrado. Essi hanno ottenuto il mio rispetto.
    Dopo questo periodo, che spero possa concludersi presto, domando a Dio di conservare bene nel mio profondo il ricordo di questa esperienza. Una dipendenza totale, una fiducia nella sua volontà, molto più forte di tutto il male, un bisogno di preghiera, la presenza continua di Gesù, l’eucaristia ad un metro da me, la lettura attenta della Parola di Dio, il rosario più regolare di prima, l’offerta di questa prova come un sacrificio per la gloria di Dio: sì, sono grandi doni, che voglio conservare e proteggere.

    La missione in Africa di don Sandro De Pretis

    Anche se è stato inviato in un angolo d’Africa sconosciuto, don Sandro De Pretis è tutt’altro che un missionario solitario. Ha sempre tenuto stretti contatti con la comunità trentina come testimoniano le sue cordiali visite al Centro missionario diocesano ma anche al settimanale diocesano Vita Trentina, dove “passa” volentieri durante i rientri a Trento per scambiare informazioni e impressioni in un rapporto di reciproca fiducia (Vita Trentina lo aveva accompagnato fin dall’ordinazione sacerdotale nel 1993).

    In occasione della settimana diocesana per i sacerdoti “Fidei Donum” si era trovato a Villa Moretta con gli altri 40 missionari: per i lettori di Vita Trentina “l’africano don Sandro” ha raccontato il suo “confronto continuo con una fede diversa”, come “uno sforzo continuo, mai concluso”. Aveva aggiunto che in Africa oggi “è importante muoversi con umiltà e discrezione, convinti però dell’importanza di una presenza cristiana”.

    Anche nel numero speciale di Vita Trentina di ottobre per gli 80 anni del Centro Missionario, troviamo la sua testimonianza sui problemi che attanagliano tutto il continente africano: “Sta attraversando un periodo storico in cui la vita tradizionale e quella moderna convivono intrecciandosi, se c’è da guadagnarsi, o marciano parallele, ignorandosi” aveva detto in quell’occasione dimostrando una visione ampia dei problemi del continente, segnata però dalla speranza: “Qui la relazione della persona con Dio è al cuore della vita”.

    Si è fatto prete lì a Gibuti “come dono definitivo”
    di Diego Andreatta, Vita Trentina

    Prima volontario internazionale in Etiopia, poi studente di teologia in Kenya, quindi perfino prete “africano” per gli africani. Don Sandro De Pretis è sacerdote diocesano dal 1993, incardinato nella piccola diocesi di Gibuti (ha l’incarico di vicario generale), per la volontà precisa di essere inserito a tutti gli effetti nella Chiesa d’Africa, anche se sempre in contatto con la diocesi di origine, Trento. Anche lui “dono”, da una Chiesa locale all’altra.
    La parabola umana di don Sandro parla da sola. Nasce il 16 settembre 1955, dal padre Emilio, noneso di Cagnò, e madre toscana, Laura Dona, ma con la famiglia cresce nel centro storico di Trento, parrocchia di Santa Maria Maggiore, dove fa il chierichetto, riceve la Prima Comunione e la Cresima. Elementari alle “Verdi”, medie alle vicine “Bresadola”, poi il Ginnasio all’Arcivescovile e il Liceo al Prati, fino alla scelta universitaria che lo porta a Bologna, laurea in Agronomia nel 1980.
    Si orienta all’obiezione di coscienza e, su indicazione del Centro missionario diocesano, fa il volontario in servizio civile in Etiopia con l’organismo LVIA di Cuneo dal 1981 al 1983: due anni e mezzo importanti, che lo spingono a riprendere la via dell’Africa nel 1985 come esperto agricolo FAO nello Zimbabwe fino al 1988 e poi a Gibuti per un altro anno.
    Un periodo di svolta, di sofferenza (gli vengono a mancare entrambi i genitori) e di discernimento – anche grazie a tanti amici missionari, fra i quali padre Zanotelli – che lo portano poi a scegliere di frequentare dal 1989 per quattro anni gli studi teologici a Nairobi presso il collegio “Tanzaga”. Ordinato diacono a Ngong in Kenya, sceglie di diventare sacerdote africano il 9 maggio 1993, incardinato per sempre nella piccola diocesi di Gibuti (dov’era stato da volontario): “Diventare prete diocesano – gli conferma nell’omelia d’ordinazione l’allora vescovo Georges Perron – non è facile perché ci si trova più isolati di quanti appartengono ad una Congregazione, ma è il prete diocesano che radica una giovane Chiesa, il suo ruolo è indispensabile”.

    Don Sandro ne è convinto, si sente le spalle coperte: “È stato proprio il Centro missionario diocesano di Trento a prospettarmi questa scelta e a seguirmi nel cammino: davvero una benedizione”, ci dice dopo la Prima Messa trentina celebrata il 20 giugno 1993 nella sua chiesa di Santa Maria Maggiore. “Non temere, don Sandro, se qualcuno ti domanderà una ragione del tuo camminare scalzo, in mezzo ai poveri, con la sola forza del Vangelo – diceva allora il direttore del CMD don Girolamo Job, assieme al parroco don Aldo Menapace – sta sicuro che nessuno potrà mai dividerti da quel Cristo che tu hai scelto come unica ragione della tua vita”.
    Con la sua mite semplicità e la sua spiritualità profonda, don Sandro in questi 14 anni ha cercato con paziente umiltà di inculturarsi dentro questa povera repubblica del Corno d’Africa, piccola come la Toscana, indipendente dalla Francia dal 1957 e dilaniata per anni dalla guerriglia interna, ancora interessata dai vicini conflitti eritreo-etiopici. Uno Stato di 600 mila abitanti, quasi tutti di religione musulmana, in cui la presenza cristiana vuole essere soprattutto testimonianza evangelici di pace e di servizio, anche se ridotta a due chiese in città, a una decina di sacerdoti e religiosi (don Sandro è stato nominato vicario generale dall’attuale vescovo Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio) ed a poche generose suore: “Il nostro ruolo – ci confermava nell’aprile di quest’anno – è ancora quello di poter mostrare che si può vivere in terra islamica, convivere come fratelli uguali davanti alla Dio e davanti alla legge, nel rispetto reciproco, delle proprie idee e dei propri principi. Uno sforzo quotidiano, mai concluso”.
    Alla luce di questi ultimi 40 giorni di prigionia, ritrovano smalto le parole scritte da don Job e don Antonio Filosi al ritorno dalla Prima Messa africana di don Sandro nel 1993: “Scegliendo di rimanere a Gibuti, in un ambiente così povero e arido, don Sandro ci dà una preziosa lezione di radicalità evangelica, motivata da una grande forza interiore attinta alla scuola di Gesù”.

    Fonte: Vita Trentina, 16 dicembre 2007 (in edicola da venerdì 14 dicembre 2007).

  • In auto con un 12enne, prete arrestato

    In auto con un 12enne, prete arrestato

    21/12/2007

    Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori per il presepe
    Violenza su un bimbo, prete in cella

    Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS. Salvatore

    Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di Principe, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in auto con il bimbo in una zona appartata del paese. A insospettire la pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. MUSTO A PAG. 42

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    21/12/2007
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    Sacerdote arrestato per violenza sessuale

    MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e Grazzanise, ci fosse solo lui. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto, cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo, è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di Principe. La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato», hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella contestata al giovane sacerdote. Don Marco ha solo trentadue anni e una carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto. Difficile dire cosa sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale» organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi. Un caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino aveva coltivato una sana e fedele vocazione. Impegnato da anni nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di lui. Fino a ieri.

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    21/12/2007
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    «Non è possibile, è sempre stato irreprensibile»

    NICOLA ROSSELLI «Non è possibile. Non può essere lui». Queste le parole che hanno esclamato quanti lo conoscono. «Don Marco è stato sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita – riprendono – è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di volontariato». Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo. Poi si trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con nomina a cura del vescovo di Aversa. Immediatamente dopo, per un anno scolastico, il sacerdote rimane all’interno del seminario normanno nel ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a San Tammaro. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si distingue per la propria disponibilità verso il prossimo. Da qui passa alla parrocchia del Santissimo Salvatore, la chiesa principale di Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese sarebbe stato sempre iperimpegnato nella sua attività di volontariato. Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno. Insomma la notizia di un coinvolgimento del sacerdote in una storia a sfondo sessuale che avrebbe comportato per lui l’arresto con gravissime accuse, ha sorpreso e scosso dalle fondamenta sia la comunità di Villa Literno sia quella di Casal di Principe.

  • Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

    FORLI’ – Otto anni di reclusione e una provvisionale di 140mila euro. E’ la condanna inflitta dal gip di Forlì, Rita Chierici, a don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare dell’associazione ”Arcobaleno” arrestato nell’ottobre del 2006 con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

    Assolta la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. All’estero il rumeno Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.

    Il 26enne di nazionalità rumena è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero. Si andrà all’udienza preliminare.

    Non è ancora stata decisa la posizione del ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore. La sentenza è attesa per il nove ottobre.

    Per don Giacomoni, che ha cambiato avvocati affidandosi a Menotto Zauli e da Luigi Caravella del foro di Foggia, era stato chiesto il rito abbreviato, in modo tale da avere uno sconto di un terzo della pena. Il pubblico ministero, Fabio Di Vizio, aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre il gip Chierici lo ha condannato a otto anni. Le provvisionali, per un complessivo di 140mila euro, devono essere pagate subito.

    Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni. La donna è stata assolta.

  • “In seminario si parla di sesso e scandali”

    “In seminario si parla di sesso e scandali”

    Inizia il nuovo anno scolastico del seminario di Como e il giornale clericale “Il corriere di Como” intervista il rettore del seminario, che, nell’ammettere la crisi di vocazioni si slancia in una difesa di una delle peggiori istituzioni della storia della chiesa cattolica.

    L’intervistatrice fa un errore quando dice che il prossimo anno ben 40 seminaristi diverranno preti. In realtà i seminaristi sono in totale 34, di cui 27 al seminario maggiore e 7 i pedoseminaristi del minore; solo 3 seminaristi sono all’ultimo anno di studio e saranno ordinati sacerdoti. Qualche tempo fa la diocesi di Como ordinava una decina di preti l’anno.

    Nessun tabù In seminario si parla di sesso e scandali

    Sette anni di formazione a 360 gradi, senza tabù né argomenti off-limits, dagli studi teologici alla morale, dal percorso spirituale a quello umano, compresa la sfera affettiva e sessuale. Alle notizie di scandali e bufere che coinvolgono i sacerdoti, la Chiesa lariana risponde giocando la carta della prevenzione, puntando tutto sulla preparazione dei seminaristi e sulla valutazione scrupolosa sotto ogni punto di vista di ogni singola vocazione.
    «Da tempo c’è una crisi di vocazioni – chiarisce subito il rettore del seminario di Como, don Andrea Caelli – Il percorso per arrivare all’ordinazione sacerdotale è lungo e complesso, prevede discernimento molto forte, la vocazione viene rimessa quotidianamente in discussione. Non tutti quelli che si avvicinano al seminario arrivano all’altare, negli ultimi dieci anni una quarantina di giovani è tornata a casa».
    La ‘selezione’ iniziale avviene ancora prima di entrare in seminario. I ragazzi che vogliono intraprendere il percorso del sacerdozio frequentano un anno propedeutico.
    «È la prima vera esperienza di discernimento – dice don Andrea – Tutti i giovani, che in genere hanno età diverse e provengono da percorsi di vita molto distanti l’uno dall’altro sono chiamati a fare per un anno vita comunitaria in una casa messa a disposizione dalla parrocchia di Maccio. Frequentano la scuola in seminario ma vivono fuori. È un anno in cui toccano con mano la realtà, passano da una visione ideale a una molto più concreta e spesso fanno anche la scelta di tornare a casa».
    In seminario, la formazione prevede un biennio iniziale e quindi un triennio teologico prima dell’anno di diaconato, l’ultimo gradino verso l’altare. «Chi inizia teologia oggi non si considera più come se già fosse un prete – dice il rettore – Al contrario, il cammino di discernimento è continuo e a volte sono gli educatori stessi a suggerire ai ragazzi di provare a fare altre esperienze, di prendere strade diverse, di riconsiderare la propria vocazione».
    La preparazione comprende naturalmente la sfera teologica e pastorale, ma senza tralasciare la sfera umana e spirituale.
    «Oggi i ragazzi entrano in seminario dopo i 20 anni – dice don Andrea – e hanno avuto negli anni precedenti un percorso identico a quello dei loro coetanei, comprese relazioni affettive. I seminaristi, così come i preti, sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e fragilità. Si parte dunque dalla conoscenza dei propri doni ma anche dei propri limiti per valutare se davvero questi giovani possano proseguire il cammino di donazione a Gesù nella Chiesa a servizio della nostra società».
    «È compito del seminario verificare le qualità umane dei ragazzi – continua don Andrea – capire se sono capaci di amore gratuito e incondizionato, se sanno assumersi responsabilità e anche se sanno fare propria la scelta del celibato. L’aspetto affettivo e sessuale è parte integrante di ogni persona, e i seminaristi non fanno certo eccezione. È naturale quindi che questo aspetto venga verificato e affrontato. È previsto un accompagnamento garantito da due specialisti laici, tra i quali una donna. Eventuali difficoltà nella sfera affettiva, sessuale e relazionale in genere emergono durante il percorso di formazione perché c’è una grande attenzione a tutti questi aspetti». Gli scandali e le vicende di cronaca che coinvolgono i preti, dai casi di presunti abusi sessuali alla pedofilia, non restano mai fuori dalla porta del seminario. «Non esistono tabù – conferma don Andrea – Parliamo di tutti questi casi, preghiamo per i sacerdoti coinvolti, ci confrontiamo a livello personale e comunitario. Queste situazioni sono un’ulteriore spinta a garantire la più assoluta serietà nel percorso di formazione. Nessun aspetto viene tralasciato, anche perché le tentazioni e le provocazioni oggi sono maggiori e continue. In seminario viene ampiamente affrontato senza preconcetti anche il tema dell’omosessualità, una caratteristica che in molti casi è inconciliabile con l’ordinazione sacerdotale».
    E il sacerdote che sbaglia’
    «Come qualsiasi uomo il prete può sbagliare – conclude don Andrea Caelli – La chiesa come madre protegge chi sbaglia, ma questo non significa ignorare i problemi. Non commento casi di cronaca di cui non ho informazioni dirette, ma posso dire che in seminario c’è la massima serietà nel valutare eventuali fragilità che possono incidere sulla missione del sacerdote. E, in questi casi, la rinuncia all’ordinazione diventa inevitabile».

    Anna Campaniello

    Seminario: l’età di accesso si è di nuovo abbassata.
    Quaranta ragazzi, dal gruppo di esterni che frequenta le scuole superiori ai giovani diaconi che entro un anno saranno consacrati sacerdoti. È la fotografia degli allievi del seminario vescovile di Como, da sempre punto di riferimento per la formazione dei futuri preti dell’intera diocesi.
    «Il seminario minore di fatto non esiste più – spiega don Andrea Caelli, il rettore – Abbiamo al momento 7 adolescenti che hanno manifestato la vocazione sacerdotale ma, vista la giovane età, frequentano le scuole superiori e vivono all’esterno, pur seguendo un percorso spirituale».
    L’avvicinamento al seminario avviene poi con un anno propedeutico, un percorso che quest’anno è seguito da sei giovani che fanno vita comunitaria nella parrocchia di Maccio.
    L’inserimento nella comunità stabile del seminario avviene al termine di questo anno. Oggi, il biennio iniziale vede la presenza di 12 ragazzi, mentre sono 12 quelli che hanno già raggiunto il triennio teologico. Infine, sono 3 i giovani che hanno iniziato l’anno di diaconato, ultimo passo verso la consacrazione sacerdotale.
    «Nell’ultimo decennio l’età media di ingresso in seminario si era alzata notevolmente, con la presenza di uomini di 35-40 anni – spiega don Andrea Caelli – Oggi invece questo dato si è nuovamente abbassato, e i ragazzi che iniziano il percorso verso il sacerdozio hanno in genere dai 19 ai 26 anni, un elemento che considero positivo. Le famiglie sono sempre coinvolte nel percorso di formazione, anche se oggi la maggior parte dei genitori fa molta fatica ad accettare e incoraggiare questa vocazione dei figli».

    Anna Campaniello – corrieredicomo.it

  • CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Prostituzione e pedofilia, don Giacomoni davanti al gip

    CESENATICO – Riprende quest’oggi il processo in merito al caso di prostituzione e pedofilia scoperto all’interno dell’associazione ”Arcobaleno” di Villamarina.

    Davanti al gip del tribunale di Forlì, Rita Chierici, compariranno don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare della comunità, e la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. Rifugiato all’estero il rumeno 26enne Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.

    Don Giacomoni, che ha cambiato avvocato affidandosi a Menotto Zauli, è accusato di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. In precedenza era difeso dal legale Giancarlo Savoia che, nell’udienza del 21 giugno scorso, aveva chiesto per il suo assistito il rito abbreviato.

    Il 26enne Dan Joan Cilean è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ”Arcobaleno” dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero.

    Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di non aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni.

    Potrebbe tornare imputato anche il ”commendator” Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, è accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore potrebbe chiedere il patteggiamento.