Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: insabbiatori

  • Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    Cile, Papa incontra vittime di abusi ma non quelle del prete Karadima

    di Franca Giansoldati

    Santiago del Cile – Papa Francesco ha incontrato nella nunziatura di Santiago del Cile, dove risiede in questi giorni, alcune vittime di preti pedofili. La notizia è trapelata solo in tarda serata, quando in Italia era già notte fonda, priva di dettagli. Niente nomi, nessun particolare, nemmeno quanto è durato il colloquio. Il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, si è limitato a riferire che nessun altro era presente: solamente il Papa e le vittime. «E questo perché potessero raccontare le loro sofferenze. Papa Francesco li ha ascoltati, ha pregato e pianto con loro».

    Di lì a poco quell’annuncio sono emerse le prime crepe. Papa Bergoglio ha escluso volutamente da quell’incontro le vittime violentate dal famigerato Karadima, l’ottuagenario prete cileno responsabile del caso nazionale più impressionante che in Cile ha portato alla luce una piaga tanto estesa quanto taciuta. Una strana dimenticanza visto che le vittime di Karadima – snobbate ieri da Francesco – portano avanti da anni, con coraggio e costanza, la denuncia del coinvolgimento di alcuni vescovi, tra cui monsignor Barros, il vescovo di Osorno, difeso dal Vaticano e da Papa Francesco che lo ha promosso nel 2015, nonostante l’accusa di avere coperto Karadima.

    Il Papa, ancora ieri, ha celebrato la messa con monsignor Barros, facendo addolorare le vittime quando hanno visto che all’altare, assieme a Bergoglio, c’era anche «l’incubridor», il complice. Alcune sotto choc hanno manifestato sconcerto attraverso i social. Poi lo sconcerto si è trasformato in dolore con l’esclusione all’incontro nella sede della nunziatura. Juan Carlo Cruz, una delle vittime di Karadima, a nome di tutti, ha espresso sconcerto per il mancato invito, vedendo però in quell’incontro un passaggio positivo per una riflessione generale e arrivare a misure concrete da parte della Chiesa per punire i vescovi insabbiatori. «Siamo profondamente convinti che tutte le vittime che sono passate per questo inferno sperano che si facciano azioni concrete perchè in futuro non si ripetano più crimini simili contro l’umanità».

    Il Papa oggi vola a Temuco, una città del Sud, situata nel centro del territorio che un tempo era abitato dagli indios Mapuche. Una minoranza vessata e depredata nei secoli. La giornata papale è tutta orientata alla difesa dei loro diritti. Ma il tema della pedofilia è destinato a ritornare d’attualità in Perù, tra due giorni, visto anche a Lima lo attendono altre vittime e altri casi scabrosi.

    In particolare il caso del Sodalizio di Vita Cristiana, una specie di associazione molto bene inserita, fondata da Luis Figari, un intellettuale cattolico accusato dai magistrati peruviani di molestie e abusi. Il Vaticano nel frattempo ha disposto il commissariamento di questa specie di setta (dove si esercitava sui membri uno stretto controllo, fino ad arrivare al plagio delle coscienze), ha ordinato a Luis Figari di evitare qualsiasi contatto con i bambini, richiamandolo a Roma per evitargli la carcerazione preventiva. Figari ora vive in una struttura religiosa. C’è chi dice che si trovi in Toscana, chi invece vicino ai Castelli Romani.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/cile_papa_incontra_vittime_di_abusi_ma_non_quelle_del_prete_karadima-3489799.html
  • Don Carlo Mantegazza in un’intercettazione; “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?”

    Don Carlo Mantegazza in un’intercettazione; “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?”

    di Francesco Zanardi @zanardifra

    Una delle domande più frequenti che ci si pone è come sia possibile – alla luce di quanto emerso e continua a emergere sulla pedofilia dei preti – che i genitori continuino ad affidare con tranquillità i propri figli alle cure del clero.

    Spesso la risposta che ci si da è che questi siano probabilmente dei folli o degli incoscienti anche se a mio avviso vale la pena approfondire un pochino di più il problema e cercare quali sono le dinamiche che possono portare un sacerdote ad essere così spaventato da fare un’affermazione come quella di don Carlo Mantegazza che ho usato nel titolo.

    Come documentazione prenderemo in esempio quella del caso milanese di don Mauro Galli, ampiamente documentato, e dalla quale nelle settimane scorse abbiamo già estratto e illustrato alcune dinamiche relative al caso.

    Intanto è bene ricordare che qualunque confessione religiosa è per propria natura una via di comunicazione, il compito dei sacerdoti è appunto quello di portare, informare, trasmettere a quante più persone possibili il messaggio della propria confessione.

    All’interno delle Parrocchie e degli oratori vi sono poi gruppi, attività, momenti di incontro: non è solo un luogo dove i bambini vengono “consegnati ai sacerdoti”. Per le famiglie vi sono spesso occasioni di socializzazione, il clima è accogliente. Le relazioni umane che si instaurano sono anche, spesso, una risposta al problema dell’anonimato e dell’isolamento che è molto sentito soprattutto nelle grandi città. Nasce così un rapporto di fiducia e anche di amicizia che è oggettivamente un valore umano notevole.

    Il problema nasce quando, a fronte di un caso drammatico (quando vi è una segnalazione di un prete pedofilo), non si è pronti ad affrontare seriamente la questione.

    Ovviamente quello religioso non è il solo messaggio veicolato attraverso le gerarchie di una confessione, il flusso delle informazioni è davvero notevole, se ci pensiamo bene, spazia da quelle di carattere religioso a quelle comportamentali, etiche, propagandistiche e via dicendo.

    Per fare un rapido esempio basti guardare i vescovi eletti durante il pontificato di Francesco, costruiti sulla falsa riga del messaggio di “umiltà” che è alla base del marketing di questo pontificato.

    Troviamo infatti vescovi “eccezionali” che fanno cose incredibili come quello di Savona, che la stampa ha elogiato per i suoi “superpoteri” come quello di essere stato in grado di andare guidando da solo la macchina fino all’università di Savona… a dir poco straordinario.

    Oppure come il vescovo in questione, quello di Milano, lui altro che la macchina: lui pedala fino alla diocesi ogni mattina, e si fa persino fotografare con la sua bicicletta.

    Banalità mediatiche che spesso finiscono per trasformare questi uomini in fenomeni da baraccone, in quanto non c’è nulla di strano nel fatto che un vescovo guidi l’auto o vada in bicicletta, noi italiani dovremmo essere abituati dalla penna del Guareschi a leggere di preti e di vescovi che, come nei racconti di don Camillo, andavano in bicicletta e viaggiavano persino sul treno.

    Su questa falsa riga il pontificato di Bergoglio ha prodotto decine di vere e proprie bufale passate all’opinione pubblica anche attraverso la stampa nazionale che, spesso, ha venduto come dati di fatto quelli che invece si sono poi rivelati solo pensieri, opinioni o progetti come ad esempio quello dei Tribunali per giudicare i vescovi insabbiatori: dopo due anni di rassicurazioni sulle prime pagine dei giornali, si scopre che “era solo un’idea” e che “non c’è mai stato un progetto”.  Ma questa seconda notizia, a differenza della prima l’hanno riportata pochissimi.

    La Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione del Vescovo  che abbia, per negligenza, posto o omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri, come nel caso di abusi su minori, non ha avuto nessuna applicazione concreta: solo una grande eco mediatica: anche nelle Parrocchie è stata accolta con grandi ovazioni, sull’onda del “finalmente questo Papa fa qualcosa”…

    Insomma, una valanga di notizie, tutte rigorosissimamente positive, senza mai una doverosa critica e date per certe, che hanno di fatto ingannato i cattolici e non solo, dando l’idea di una chiesa che stava contrastando davvero la pedofilia al grido dello slogan “tolleranza zero”.

    Di questo “inganno” spesso ne sono vittime anche i sacerdoti che, come i fedeli, sono rassicurati dalle notizie che ci dà la stampa e in qualche modo vengono messi in condizione di non potersi rendere conto del reale stato delle cose, almeno fino a quando non hanno la disgrazia di dover toccare con mano.

    Esattamente quanto è successo a Milano dove, dopo il fattaccio, oltre ai diretti interessati anche l’intera comunità parrocchiale si è resa conto di quanto sia farlocca la linea di Bergoglio.

    Rassicurati dalle tanto acclamate Linee Guida della Cei, si sono subito resi conto che quelle linee guida non solo non venivano rispettate, ma non obbligano neppure i vescovi a fare alcunché, anzi, in realtà non introducono nulla di più di quanto già diceva il Codice Canonico continuando a lasciare ai vescovi la “facoltà” di decidere il da farsi che, anche in questo caso, come accade da sempre, è stato cercare di nascondere il prete accusato senza denunciarlo all’autorità civile.

    Naturalmente anche il parroco di Rozzano, don Carlo Mantegazza, in buona fede ovviamente, dopo essere stato avvisato dalla vittima di quanto era accaduto, si è fatto forte di quanto dicevano linee guida e stampa, e si è subito attivato riportando i fatti ai suoi superiori.

    Non c’è però voluto molto per accorgersi che qualcosa non quadrava: don Mauro sì, è stato rimosso da Rozzano, ma un mese dopo era già reintegrato in una parrocchia vicina, sempre come coadiutore della pastorale giovanile.

    Inutile anche da parte della vittima e dei suoi familiari ottenere dalla diocesi una spiegazione quindi, la decisione di affidarsi non più alla dubbia giustizia vaticana, ma quella civile che prontamente si attiverà.

    Ed è qui che si fa la prova del nove su “linee guida” e “tolleranza zero” perché adesso non è più il vescovo a poter gestire come gli pare la situazione, adesso le risposte vanno date alla magistratura ed è qui che don Carlo Mantegazza tasterà con mano la reale trasparenza e i provvedimenti della politica di Bergoglio.

    INTERCETTAZIONE UT (utenza): DON Carlo – INT (interlocutore): DON Alessandro

    DON Carlo dice che ieri O’Malley (cardinale americano in visita a Milano il 7 ottobre c.m. ndr) lo ha sconvolto perchè questo è uno che fa il vescovo (apprezzamento nei confronti di O’Malley che è stato messo a capo di una delle diocesi più impestate degli Stati Uniti).

    Dal minuto 08:40 al minuto 09:00 DON 1 dice testualmente:

    “ASPETTIAMO COSA, CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA?

    ASPETTIAMO CHE CI METTANO TUTTI IN GALERA PER PEDOFILIA E POI COMINCIAMO SERIAMENTE A GUARDARE LE COSE, VA BENE, CIOE’, BASTA SAPERLO E CI ADEGUIAMO.. PERO’ GIA’ CHE POSSIAMO FARLO PRIMA, FACCIAMOLO PRIMA, SENNO’ POI TI TROVI A DIRE NON C’è NESSUNO…. [omissis]”

    In una successiva conversazione, sempre lo stesso utente (DON Carlo) parlando però con un altro collega sacerdote don Alberto fa nuovamente emergere la preoccupazione per la situazione e il timore di essere intercettati telefonicamente.
    DON Carlo dice di essere andato anche lui come il suo interlocutore don Alberto “in Fatebenefratelli” che per chi non è di Milano è bene spiegare che non è un qualche istituto di carità, ma la via dove ha sede la Questura di Milano che ha interrogato diverse persone durante le indagini preliminari del caso don Mauro Galli.

    UT (utenza): DON Carlo – INT (interlocutore): DON Alberto

    Si salutano, parlano di un incontro con tale L.

    Al minuto 00:47 DON Carlo riferisce “..POI..VABBE, IERI SONO ANDATO ANCHE IO IN FATEBENEFRATELLI..”

    DON Alberto replica testualmente “AH..OK..”

    DON Carlo continua “POI..” e DON Alberto risponde “PARLIAMO A VOCE..”

    DON Carlo conclude dicendo “ESATTO”.

    Continuano a parlare di problematiche relative alla loro chiesa e il consiglio pastorale.

    DON Carlo, parlando delle problematiche sopra citate, parla di DELPINI dicendo che lui la fà sempre facile

    DON Alberto replica dicendo che DELPINI è un “minimalista del c….”.

    DON Carlo parla ancora di O’Malley elogiandolo, perchè è stato mandato nella diocesi più impestata del mondo, la prima diocesi che negli Stati Uniti è praticamente fallita per la questione dei rimborsi alle vittime dei pedofili.

    La loro principale preoccupazione è dovuta al fatto che il codice canonico non solo gli impone il vincolo della segretezza, ma anche che, dopo aver segnalato ai superiori, non si interessi più alla vicenda.

    Ma nel concreto non è mica così semplice e ci si trova tra l’incudine e il martello in quanto c’è di mezzo la magistratura e il sacerdote si trova nella condizione che se mente o occulta fatti durante l’interrogatorio, il Pm lo può condannare a quattro anni di reclusione, se invece dice troppo può essere punito dalla chiesa per aver violato la segretezza con sanzioni che possono andare dal trasferimento in altra parrocchia alla scomunica, quindi anche senza più un posto di lavoro. Ecco da dove deriva il timore e la tensione che emerge in quelle intercettazioni.

    Ma nella vicenda milanese non emergono solo i provvedimenti farlocchi della Santa Sede che ha adottato la politica del “cambiare tutto per far si che tutto resti com’è”, emergono insistenti anche le incoerenze del buon Bergoglio, che promette ai fedeli grandi provvedimenti e punizioni esemplari ma poi, come è accaduto in questo specifico caso, e proprio alla vigilia della prima udienza del processo di don Galli, nomina arcivescovo di Milano proprio colui che ha tentato di insabbiare il caso e che, stando alle sue parole, avrebbe dovuto punire: monsignor Mario Delpini.

    Certo, una stampa responsabile sarebbe subito andata a chiedere conto a Bergoglio di questa grave incoerenza, quanto meno per non rendersi complici.

    Invece non ci è andato nessuno, nemmeno quei giornalisti tanto amici e cari a Bergoglio.

    La prossima udienza in Tribunale, a Milano, sarà il 10 ottobre 2017.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

    Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

    In una serie di intercettazioni telefoniche, effettuate dalla Procura di Milano, emerge il ruolo del neo arcivescovo Mario Delpini nella vicenda che vede coinvolto don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano (MI) accusato da un  giovane parrocchiano  di molestie sessuali ed attualmente sotto processo.

    Le intercettazioni sull’utenza di don Mauro sono rilevanti ma, al di la di quello che sembra, non tirano in ballo solamente monsignor Delpini. Ad un occhio esperto non sfugge il modus operandi della chiesa che, come vedremo, segue uno schema ben preciso e che ha obiettivi ben differenti da quelli che vengono dichiarati pubblicamente.

    Premesso quanto dichiarato da monsignor Mario Delpini (oggi arcivescovo di Milano) il 24 ottobre 2014 negli uffici della questura di milano;

    Per comprendere meglio è necessario fare una breve sintesi dei fatti e una piccola premessa.

    I presunti abusi da parte di don Mauro ai danni di un parrocchiano 15enne sarebbero avvenuti la notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2011, immediatamente denunciati e, nei giorni successivi, portati all’attenzione dei vertici della diocesi di Milano.

    Tale diocesi però, come da manuale, approfittando del fatto che la vittima (come tutte del resto) e i suoi familiari fossero cattolici praticanti  , quindi persone che si fidavano della correttezza della chiesa e si sentivano ulteriormente rassicurate dalla tanto acclamata “tolleranza zero” di papa Francesco, prende tempo e riesce a far passare ben due anni e mezzo prima di fare qualcosa. Dopo di che si scoprirà che malgrado la denuncia, i vari incontri con il prelato di turno, i solleciti della vittima, dei familiari e degli stessi sacerdoti della parrocchia di Rozzano, nei confronti di don Mauro non era stato preso alcun provvedimento, nessun processo canonico, neppure una sospensione cautelare a Divinis, e questo malgrado lo stesso don Mauro avesse ammesso i fatti.

    Va detto che in casi come questo, dove la cosa non è di dominio pubblico, la tattica della chiesa è sempre stata, ed è tutt’ora (vedi il servizio de LA7), quella di cercare di tenere nell’ombra l’accaduto e limitare i danni per poi, una volta calmate le acque, reintegrare il sacerdote altrove. Il caso di don Francesco Rutigliano condannato per abuso di minore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mai denunciato all’autorità civile è esemplare. (Caso successivamente riportato anche nel libro di Emiliano Fittipaldi)

    Siamo nel luglio del 2014 quando, dopo tre anni, delusi dal comportamento della diocesi che, nei fatti, non era ancora minimamente intervenuta se non in favore del prete accusato “spostandolo” prima in un’altra parrocchia, e poi, con la scusa di valorizzarne i suoi studi, ne ha fatto perdere le tracce, la vittima supportata dai suoi familiari decide di denunciare, questa volta però presso l’autorità civile.

    È il 29 luglio del 2014 quando verrà depositata la denuncia, ma pochi giorni prima, per una pura coincidenza accade qualcosa che successivamente vedremo, spiazzerà la diocesi. Il 26 luglio un sacerdote trova nella cappella dell’ospedale San Giuseppe un bambino abbandonato. Quel sacerdote è don Mauro Galli. La notizia del ritrovamento del bimbo viene battuta da tutti i giornali rivelando anche che don Mauro è ancora a Milano e senza restrizione alcuna.

    Pochi giorni dopo, il 29 luglio, la vittima depositerà come abbiamo detto la sua denuncia e la magistratura si attiverà immediatamente. Già il 18 agosto l’utenza di don Mauro è sotto controllo e il 31 la diocesi sembra già informata della querela.

    Qualcuno si domanderà come abbia fatto la diocesi a sapere in così breve tempo della querela?

    Semplice: glielo potrebbe aver detto la stessa magistratura vincolata da un articolo contenuto nel protocollo addizionale (art.2 punto B) dei Patti Lateranensi che recita “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”. Un privilegio che tutti gli indagati d’Italia vorrebbero avere…

    Al di la di come la diocesi abbia appreso la notizia, tanto sono stati immobili e omertosi quando si trattava di rendere giustizia alla vittima, quanto sono stati rapidi e efficienti nel soccorrere il sacerdote invece.

    La prima intercettazione utile è del 31/8/2014 quando don Mauro parlando al telefono con un collega;

    UT (utente): MAURO  INT (interlocutore): UOMO

    ” UOMO: “pronto?

    MAURO: eccomi qua, scusami ma sono a XXXXX a dormire e avendo la camera di fianco a XXXXX e company ho preferito uscire. Tutto bene?

    UOMO: si io si, te?

    MAURO: eeeh… (ride) la domanda di riserva? No… nel senso che non so niente di che, oggi ho ricevuto alle dodici… dodici e uno una email di Delpini (probabilmente don Mario Delpini ndr) che diceva “sei da queste parti… eh… telefonami, scrivimi che ho bisogno di vederti” e allora io anche se ero all’estero l’ho chiamato subito e ho detto… dice no no dai, fissiamo un appuntamento così ci vediamo giovedì che ho bisogno di dirti delle cose… al che vabbè, non è che sono proprio deficiente, per cui la prima domanda che gli ho fatto è “MI DEVO PREOCCUPARE?” e lui… silenzio, dice “eeeh…” siccome non diceva niente, dico “MA HO COMBINATO ANCORA QUALCOSA?” dice “NO, NO, IL PROBLEMA NON E’ QUELLO CHE HAI COMBINATO TU, MA QUELLO CHE HANNO COMBINATO GLI ALTRI… COMUNQUE NON E’ IL CASO CHE NE PARLIAMO PER TELEFONO, VIENI QUI CHE TI SPIEGO.” (breve pausa) Mi ha detto l’unica frase che ha detto “POI DOBBIAMO STARE MOLTO ATTENTI”, ha chiuso così.”

     La conversazione prosegue con le riflessioni degli interlocutori e ad un certo punto;

    MAURO: eh… cosa ti devo dire… ma io guarda cioè… nel senso che… posso anche immaginare che cappero è successo, (disturbo di sottofondo) LA QUESTIONE E’ QUELLA FAMOSA DEL BAMBINO, FINITO COME EROE DA TUTTE LE PARTI, QUESTA COSA NON CI VA BENE.

    UOMO: ma dici che è quello…?

    MAURO: però.. io spero sia quello, nel senso che se è così vabbeh…”

    È verosimile pensare che i timori di Delpini nel non voler parlare al telefono con don Mauro (che infatti contatta via mail) fossero dovuti alla consapevolezza che potessero esserci delle utenze sotto controllo. Si spiega anche l’irritazione per la vicenda del neonato trovato da don Mauro più di un mese prima, vicenda che a questo punto non era più pericolosa solo per il fatto che avrebbe confermato alla vittima che il sacerdote, malgrado tutto, era ancora a Milano, ma perché con un’indagine aperta sarebbe potuta diventare (come è stato) una delle prove agli atti che la diocesi non ha preso nessun provvedimento restrittivo o cautelativo lasciando don Mauro ufficialmente senza parrocchia, ma libero di girare ovunque… e lo ha fatto credetemi.

    Pochi giorni dopo, il 4 settembre 2014, don Mauro incontra mons. Mario Delpini, non sappiamo cosa si siano detti nell’incontro, anche se possiamo immaginarlo perchè appena uscito don Mauro contatta uno studio legale al quale si presenta a nome di mos. Mario Delpini sottolineando all’interlocutore che il monsignore ha già parlato con  l’avvocato. Si incontreranno il giorno successivo.

    Quanto accade nelle ore successive a quell’incontro è inquietante, tra i messaggi di amici e colleghi preoccupati che pregano per lui, emerge uno scenario di totale omertà, tanti sanno della vicenda e paiono muoversi in favore del sacerdote.

    In un altro stralcio di intercettazione si intuisce anche quanto le gerarchie siano state tolleranti e generose con don Mauro il quale sembrerebbe evidente che malgrado la gravità della situazione avesse accondiscendenza nell’utilizzare un’altra carta offerta dalla diocesi;

    “ MAURO: io guarda… io non ne posso… io davvero non ne posso più nel senso che in tutta questa cosa qui adesso non so cosa salterà fuori, però io piuttosto dico guardi io cambio anche diocesi e non me ne frega niente… però… mi dispiace però a questo punto se deve servire a essere tranquilli io mi (rumori) a Roma, poi nessuno mi vede più, vado in un’altra diocesi e vaffambagno… cioè, cosa devo fare? ”

    Un totale di 1789 intercettazioni nelle quali si ripetono sostanzialmente le stesse argomentazioni, si scoprirà che don Mauro, probabilmente temendo di essere controllato dagli inquirenti, attiverà una seconda sim e in più occasioni verrà chiamato in causa monsignor Delpini che, come sembrerebbe evidente, ha avuto un ruolo attivo nella vicenda.

    Ora, al di la della rilevanza delle intercettazioni che sono un documento eccezionale, più avanti spiegherò il perche, credo sia utile fare alcune riflessioni e vedere le cose in modo un pò più approfondito per capire quale è il meccanismo che la chiesa utilizza ancora oggi sistematicamente per insabbiare e perché questo meccanismo sia civilmente inaccettabile.

    Partiamo da un dato di fatto che potete verificare tutti ovvero, chi di voi sa di un solo precedente dove vediamo un sacerdote o un vescovo denunciare un crimine di pedofilia all’autorità giudiziaria?

    Aiutatevi pure con internet ma vi avviso che non troverete un solo caso, e non mi limito all’Italia.

    Possiamo quindi dire che la chiesa omette sistematicamente la denuncia all’autorità civile?

    Direi proprio di si.

    È vero che la chiesa ha i suoi tribunali, ma è anche vero che questi non sono neppure lontanamente equiparabili a quelli civili, uno perché la massima pena che possono infliggere a un prete criminale è la scomunica, due perché in un processo canonico seduto al banco della vittima non c’è chi ha subito l’abuso, ma Dio, il prete e la vittima invece stanno seduti al banco degli imputati, rei con il loro gesto di aver arrecato un’offesa a Dio e provate a indovinare chi dei due è il “tentatore”… (Leggi l’approfondimento sui tribunali canonici)

    Va anche detto che i tribunali canonici, in più del 90% dei casi (come testimonia oramai persino la cronaca), si attivano non quando la vittima denuncia alla chiesa, ma solo quando la cosa finisce sui giornali o in tribunale, esattamente come nel caso di don Galli. (gennaio 2015, tre anni e un mese dopo la prima denuncia fatta alle autorità diocesane e sei mesi  dopo l’apertura di una indagine della magistratura).

    Ora, per carità, la chiesa ha tutto il diritto di fare i suoi processi ma ne converrete che nei confronti delle vittime e sotto l’aspetto preventivo l’esito di questi processi non ha alcuna utilità, anzi stando a quanto prevede il Trattato di Lanzarote, che l’Italia ha ratificato nell’ottobre del 2013, nei processi canonici si violerebbero anche quelle che sono le regole di base che tutelano i diritti delle vittime di abusi durante i processi.

    Per fortuna esiste la legge civile, certamente più concreta ed efficace che però, come vedremo, da dei privilegi al clero di fronte ai quali i cittadini ne restano pesantemente penalizzati e costretti, loro malgrado, a subire una disparità di trattamento notevole.

    Parlo del Protocollo Addizionale dei Patti Lateranensi (che l’ONU nel 2014 chiese sia allo Stato Italiano, sia alla Chiesa di rivedere) il quale prevede che “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.

    Durante un’indagine è fondamentale che gli inquirenti possano investigare nel massimo riserbo e, soprattutto, all’insaputa dell’indagato che, diversamente, starebbe attento a quello che fa e a dove va, a ciò che dice al telefono, insomma prenderebbe tutte le precauzioni per tutelarsi dall’indagine e se possibile inquinerebbe probabilmente anche le prove. Per questo prima dicevo che le intercettazioni a don Galli, al di la del contenuto che è rilevante, mostrano anche verosimilmente quelle che sono state le mosse della chiesa che si muove in un sottobosco decisamente poco rassicurante, come abbiamo visto assolutamente omissivo, pieno di connivenze e complicità.

    Lo stesso Bergoglio che da un lato promette tolleranza zero e punizioni severe nei confronti dei vescovi insabbiatori, dall’altro, senza muoverci di un centimetro dal caso Galli (perché ce ne sarebbero anche altri), promuove un vescovo come Delpini, che al momento è accusato di aver insabbiato, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Italia, quella di Milano.

    Pensavamo che con Papa Francesco al timone, la Chiesa fosse sulla strada della trasparenza e invece, a quattro anni dalla sua elezione, le vittime lamentano ancora di essere ignorate, due preti pedofili su tre sono ancora nel clero e nessuno dei vescovi che hanno coperto gli abusi è mai stato punito.

    Il quadro che emerge è quello di una chiesa che è sbagliato dire non abbia fatto nulla nei confronti della pedofilia clericale, ha fatto moltissimo infatti esistono in Italia ben 5 comunità per preti con devianze. Esiste un supporto legale ai preti accusati spesso fornito direttamente dalle diocesi tant’è che diversi studi in Italia hanno scelto di specializzarsi nella difesa dei preti pedofili.

    Quello che non esiste, è qualcosa per le vittime alle quali la chiesa per ora neppure risponde lasciandole incivilmente senza giustizia e con il supporto legale che “come una madre amorevole” da ai suoi criminali, le mette spesso per non dire sempre in inferiorità perchè non in grado di permettersi una difesa alla pari.

    In tutto ciò è importante e doveroso fare una ulteriore riflessione perché c’è un problema di fondo, la magistratura si muove in base alla legge (fatta dal legislatore) che deve applicare anche quando questa è resa assurda da articoli invalidanti come quello del concordato che abbiamo citato prima, la chiesa, o almeno i suoi vertici, dimostrano di avere una coscienza civile profonda quanto una pozzanghera e non si fanno scrupolo nell’agire anche contro le vittime in modo criminale, d’altra parte lo stato Italiano glielo permette…

    Eccolo il problema, l’assenza più totale del Goveno Italiano, anzi l’atteggiamento omissivo che questo ha avuto in materia negli ultimi 15 anni. Un Governo che è venuto meno ai suoi doveri tradendo di fatto i cittadini italiani ai quali nega una doverosa tutela su fatti ampliamente conclamati.

    A più di 15 anni dallo scandalo iniziato negli USA nel 1998, il Governo Italiano non ha ancora neppure messo in agenda una commissione parlamentare di inchiesta per poter quantificare l’entità del problema, stessa cosa vale per le raccomandazioni fatte al Governo dall’ONU, ignorate in toto.

    L’unica cosa che ha fatto, non per coscienza ma in conseguenza alla ratifica dei vari trattati tra cui quello di Lanzarote, è stata l’applicazione del certificato antipedofilia, che a danno dei cittadini e per non scontentare lo Stato estero del Vaticano al quale i nostri politici sono perennemente genuflessi, nella sua applicazione ha lasciato esente la categoria del volontariato, alla quale tò, appartengono anche i preti, ma anche allenatori di calcio, scout ecc. ecc.

    Oltre al danno la beffa perché adesso i pedofili (non solo quelli in abito talare) sanno dove poter andare a cercare le proprie prede senza bisogno di esibire il certificato.

    Direi geniale …

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO.


    Improbabili verità di “Un comunicato per aiutare a comprendere la verità dei fatti”

    Caso mons. Delpini; DIFFIDATO il portale della Chiesa di Milano

  • Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    di Daniel Satur – Giovanni Granuzzo con Gustavo Chamorro (attuale direttore del Provolo de La Plata)

    “Da oggi padre John sarà il legale rappresentante del nostro istituto. Per noi è molto importante perchè, mentre diciamo addio al caro padre Nicola (Nicola Corradi), che sarà il responsabile del nostro nuovo istituto di Mendoza, dove porterà tutta la sua esperienza e l’amore per i bambini sordi”.

    Con questa breve presentazione, gli insegnanti e i docenti dell’istituto Provolo di La Plata annunciarono, un pomeriggio dei primi mesi del 1998 alcuni cambiamenti nel collegio e nella scuola. E ‘stato uno dei momenti di maggior splendore ed espansione dell’Istituto, fondato nella capitale Buenos Aires nel 1914. Quasi nel ventesimo secolo, il trattamento preferenziale ricevuto dal Arcivescovo di La Plata si aggiungeva il prestigio come educatori dei bambini e i giovani con disabilità uditive.

    Padre John non era altri che Giovanni Granuzzo, sessantenne italiano che tornava a La Plata per la seconda volta (la prima è stata negli anni ’80). Sempre sobrio, molto colto, Granuzzo era stato chiamato per sostituire, in qualità di rappresentante legale dell’istituto, suo connazionale Nicola Corradi, che a sua volta era stato chiamato a “espandere l’opera” in altre terre. La sua nuova destinazione era Lujan de Cuyo, dove avrebbe avuto un intero Istituto nelle sue mani.

    Corretto e seduttore

    Tutto il personale dell’istituto aveva un grande rispetto verso di lui. E sebbene non avesse contatto quotidiano con gli studenti, era solito dimostrare che sapeva quasi tutto ciò che succedeva. Sempre un caloroso benvenuto ai professori e insegnanti. Oltre hai suoi doveri amministrativi, Don Granuzzo diceva regolarmente messa nella scuola.

    Alcune delle persone che hanno lavorato vicino lui sono d’accordo sul fatto che una delle sue passioni era quello di “formare i novizi”. Granuzzo guidato in modo eccellente da un gruppo di giovani che vivevano in un’ala esterna dell’istituto, che si trova proprio di fronte alla scuola (quasi all’angolo tra 25 e 47). Non insegnava presso la scuola, ma i novizi li aveva sotto il suo comando.

    “Molti di questi ragazzi venivano dal Paraguay e dall’interno del paese,” ricordano le fonti. E c’è chi assicura che uno di quei novizi è diventato un prete, il suo braccio destro e ora vive in Italia. Probabilmente con lui.

    Da quasi tre anni Granuzzo è tornato nella sua nativa Italia. Nessuno dubita che si sia trattato di un trasferimento obbligato, ma ci sono divergenze sui motivi. Alcuni assicurano che volevano come vice direttore della sede di Verona. Ma ci sono anche quelli che pensano (in particolare tra il personale meno compromesso “nell’opera”) che probabilmente vedevano avvicinarsi il pericolo che esplodesse la situazione degli abusi a Mendoza e quindi la decisione di rimpatriarlo.

    Sulla vicenda parecchi sospetti. Perché, all’inizio degli anni 80 e avevdo preso la cittadinanza argentina (DNI 18.212.849) è dovuto rientrare in Italia abbandondo la sua nuova patria?

    Nessuna delle fonti che ha parlato con questo giornale sa rispondere a questa domanda. Nessuno può credere che padre Giovanni habbia deciso, senza un motivo valido, di lasciare suoi novizi, con i quali aveva un rapporto più che speciale ( si dice di “complicità e molta intesa”).

    “Perché Don Granuzzo doveva cambiare la sua vita così tranquilla facendo un passo così carico di molte altre responsabilità?” Si domanda un’ insegnante che ha trascorso molti anni nella scuola superiore e conosce molte storie.

    Una risposta possibile sarebbe, forse, che la tranquillità non sarebbe durata a lungo. Soprattutto se alcune delle vittime di Granuzzo avessero iniziato a parlare. Così sarebbe stato meglio fuggire in tempo . Anche con 80 anni.

    Oggi “Padre Giovanni” vive a Verona, presso lo stesso istituto che lo ha visto “consacrare” e vale la pena ricordare, è il più sicuro della sua congregazione. Non è noto se il suo ex novizio di La Plata è con lui. Non gli manca di certo la compagnia che lo aiutino a superare nei suoi ultimi anni di vita e la nostalgia per l’Argentina.

    Tuttavia, ogni due per tre si sveglia di soprassalto ed è solito passare giornate intere con un fastidioso timore. Sa che il suo attaccamento a La Plata non era solo sentimentale ma anche una protezione.

    80s: Granuzzo (in alto al centro), Spinelli (lato destro), Primati (in alto a destra) e Corradi (in basso a sinistra) nel Provolo di La Plata

    “Io avevo 12 anni e lui 26”

    Granuzzo non condivide con Nicola Corradi, Giuseppe Spinelli e Eliseo Primati solo nazionalità e religione. I quattro fanno parte di una legione di abusatori sessuali dell’istituto Provolo di Verona che, dopo aver commesso innumerevoli crimini tra gli anni ’50 e ’80, sono stati “trasferiti” ad altre latitudini.

    “Ho subito abusi sessuali da Don Granuzzo e ho assistito alle sue molestie su altri compagni. Mi ha molestato per circa tre anni. Sono stato un allievo dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, tra i 9 ei 16 anni. Io avevo 12 o 13 anni e lui circa 26  “, dice Gianni Bisoli a L’Izquierda ufficiale dall’Italia.

    Oggi ha 69 anni e da quasi dieci, insieme ad altri sopravvissuti, si batte per la verità sui crimini sessuali nel Provolo veronese. E nonostante sappia che è molto difficile da Granuzzo e altri preti abusatori vadano in prigione nel suo paese, ritiene importante che in Argentina si sappia la sua storia.

     Ho subito abusi sessuali da parte molti sacerdoti. Da Granuzzo, don Nicola Corradi e monsignor Giuseppe Carraro, che fu Vescovo di Verona 1958-1978.

    Che tipo di abuso?

     Palpamenti e masturbazioni violente. E ‘stato terribile. Mi hanno devastato. Sono arrivato a scappare dall’istituto e correre 40 chilometri fino a casa mia. Ma quando sono tornato al Provolo gli abusi sono continuati.

    Bisoli è uno dei più determinati denuncianti di Verona. Ha saputo abbattere la barriera della vergogna, del terrore e del silenzio. Egli non è solo, ma sa che non tutte le vittime hanno lo stesso coraggio. In molte persone riesce ad avere successo il piano di intimidazione attuato dalla gerarchia ecclesiastica in questi casi.

    Quando ha parlato per la prima volta?

     I miei genitori sapevano degli abusi e violenze subite all’istituto. Ma tacquero, condizionati da una certa mentalità di quell’epoca. Non era come oggi.

    Nel 2009 ho contattato l’Associazione Sordi Antonio Provolo [ un’organizzazione esterna all’Istituto ], che sono gli unici a sostenermi. Poi raccontai la mia storia al giornalista Paolo Tessadri del settimanale L’Espresso , che ha pubblicato le note su questi abusi e violenze, arrivando a raccogliere le testimonianze di 70 ex studenti.

    La curia da quanto sa di questi casi?

     Le autorità ecclesiastiche hanno saputo da noi degli abusi nell’istituto Provolo nel 2006, quando abbiamo avuto un primo incontro con monsignor Franco Fiorio, segretario del vescovo di Verona. Tra il 2006 e il 2008 è stato informato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e il Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Verona, Giuseppe Mazzoni, sia personalmente che per lettera.

    E il Vaticano?

     Il Vaticano lo ha saputo dalle nostre lettere raccomandate e un video che gli abbiamo inviato. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha creato a Verona, nel 2010, una commissione di ricerca esterna alla Chiesa.

    Che cosa ha fatto questa commissione?

     E ‘durata quasi due anni. Nel 2012, il Vaticano ha inviato un rapporto con i risultati delle indagini. Ma anche se alcuni abusi sono stati riconosciuti, il rapporto è molto incompleto. La maggior parte dei preti pedofili denunciati alla Commissione sono scomparsi dalla relazione finale. Infatti Granuzzo e Corradi non sono elencati, nonostante io abbia personalmente dichiarato contro di loro. Il Presidente della Commissione, Mario Samnite, si è recentemente giustificato dicendo che non era stato affrontato il caso Corradi perché era in Argentina.

    Gianni Bisoli 

    Vedi anche Francisco conosceva la stupratori Provolo rifugio e non ha mai fatto nulla

    Gli insabbiatori

    Una delle cose che hanno fatto rabbia a Gianni Bisoli e agli altri sopravvissuti del Provolo di Verona è stato l’agire della gerarchia Veronese e del Vaticano, dopo che le accuse sono state rese pubbliche. Un’agire che supera il semplice disinteresse e comprende, per esempio, la falsificazione di documenti nell’intento distorcere la storia.

     Durante i lavori della Commissione ho chiesto di partecipare alle ispezioni nella Curia di Verona, tra cui la stanza del Vescovo per dimoestrare che io conosco molto bene l’ambiente a tutti inaccessibile. Ma non è stato autorizzato. Nonostante le richieste delle vittime che hanno inviato ben due lettere, il Vaticano si è rifiutato di fornire le copie dei verbali e delle registrazioni audio e video della commissione d’inchiesta.

    Come è avvenuta la falsificazione?

     Durante i lavori della Commissione ho potuto ottenere una copia del mio registro di quando ero studente al Provolo. Era una copia ufficiale dell’Istituto autenticato. Li figura che io vengo promosso come studente nel 1963. E siccome io ho dichiarato di essere stato abusato dal Vescovo di Verona fino al 1964, la Commissione ha ritenuto “inammissibile” la mia testimonianza. Ma recentemente ho trovato la mia pagella originale di quando mi sono diplomato alla scuola superiore. Si dice, in modo inequivocabile, che si è conclusa nel 1964. Così ho presentato una denuncia presso la Procura di Verona per verificarne la contraffazione e individuare i responsabili.

    Bisoli aggiunge, se fosse necessario, che fino ad oggi né l’Istituto Provolo di Verona, né la Curia e il Vaticano hanno dato a lui e al resto dei denuncianti assistenza minima, sia materiale che psicologica. Perché si sente in dovere di dare la sua testimonianza, che, oltre a raccontare le aberrazioni del passato smaschera atrocità del presente.

    Il “trasferimento” come strategia

    Nel 1964, quando aveva 16 anni e stava terminando il suo periodo al Provolo, Bisoli e i suoi compagni hanno ascoltato con attenzione Don Eligio Piccoli annunciare che padre Granuzzo e altri sacerdoti e fratelli laici avrebbero lasciato per l’Argentina. A quei tempi non si è dato alcuna spiegazione del motivo per cui la legione di preti lasciava Verona. Nessuno chiese troppo.

    Nel febbraio di quest’anno, 53 anni dopo le denunce, Bisoli ha visto in un video di don Piccoli dove lui stesso riconoscere che tali trasferimenti sono stati pianificati per scongiurare alcuni degli abusatori di Verona (forse il più compromessi), inviandoli in America. E ‘stato quando il vecchio Don Eligio, oggi in un ospedale cattolico perché pedofilo, ha confessato a un giornalista italiano (che portava una telecamera nascosta), questo ed altri segreti.

    Ci sono zone d’ombra in questa storia. Da un lato, non si sa che cosa hanno fatto Granuzzo, Corradi e il resto di quelli “trasferiti” tra il 1964 e l’80, poiché la maggior parte memorie di La Plata assicura che negli anni ’70 arrivarono presso la sede dell’Istituto. D’altra parte, finora nessun altro caso di abusi da parte di  Granuzzo su studenti sordi o novizi nel Provolo di La Plata è a noi noto.

    Ovviamente, nessuna di queste zone d’ombra impedisce di anticipare alcune risposte. Possono essere stati trasferiti nel 1964 in Argentina ed alloggiati in qualsiasi dipendenza ecclesiastica fino che assumevano ruoli nel Provolo? Sì, certo. E può Granuzzo aver commesso violenze e abusi su minori sotto la loro responsabilità? Sì, è probabile.

    Di fatto, oggi, Nicola Corradi (italiano che condivide con padre Giovanni religione, nazionalità, età e “tentazioni”) è in carcere a Mendoza per le denunce di decine di vittime di abusi avvenute negli ultimi anni. Non ci sono accuse contro di lui per presunti abusi da parte delle vittime di La Plata , dove ha diretto la Provolo per due decenni.

    sede Provolo Institute di La Plata. Jorge “Francisco” Bergoglio e Héctor Aguer

    Leggi anche Le 27 azioni di Francisco per coprire i sacerdoti abusatori

    I favori di Dio

    Con l’impunità garantita dall’intricato istituto, protetto e rispettato dal Vaticano verso i loro stupratori sacerdoti e con la convinzione che molte vittime non possono superare il terrore imposto dalla tonaca, è molto probabile che Granuzzo, Corradi (ora in carcere) Horacio Corbacho (ora prigioniero con Don Nicola), Giuseppe Spinelli (probabilmente morto) ed Eliseo Primati (ancora rinchiuso nella sede di La Plata) abbiano commesso decine o centinaia di abusi senza preoccupare troppo o per niente.

    “Non c’è da stupirsi se mi domandi di Don Granuzzo e nemmeno mi sorprende che sia scoppiato lo scandalo al Provolo in Argentina”, dice Gianni Bisoli. E aggiunge, con un pizzico di ironia, che “la Chiesa dovrebbe vergognarsi: sapevano tutto, questo è innegabile.”

    L’uomo 69enne, non non ha molta speranza che Granuzzo venga toccato dalla magistratura italiana. Ma non mostra rassegnazione. Anche se assicura che la sua vita è stata rovinata dagli abusi ( “Non ho mai potuto avere relazioni sane con le donne o anche baciare sulla bocca una persona”) dice che non si darà pace fino a quando tutti conosceranno la vera storia del Provolo.

    Una storia che Jorge Bergoglio e i suoi vescovi, tra cui Zenti di Verona e Aguer di La Plata, sanno meglio dei sopravvissuti.

    “Il nostro compito mira a rafforzare le capacità di comunicazione e formazione al lavoro (…) in modo che i ragazzi abbiano le stesse opportunità”, ha detto Giovanni Granuzzo in un’intervista con il quotidiano El Dia de La Plata nel maggio 2010. Erano tempi più tranquilli, quando non gli passava per la testa che un giorno sarebbero dovuti tornare, quasi in fuga senza che nessuno sappia molto a la Plata, all’Italia, che li aveva visti partire decenni fa.

    http://www.laizquierdadiario.com/Don-Granuzzo-el-violador-de-ninos-sordos-que-se-fugo-a-tiempo-de-Argentina

  • Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

    di Daniel Satur @saturnetroc

    Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

    Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

    Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

    Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

    L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

    In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

    Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

    Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

    La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

    Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

    L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

    La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

    Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

    Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

    Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

    Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

    Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

    Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

    http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos

  • Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    È una religiosa giapponese che, secondo una vittima, ha contribuito a nascondere gli abusi. Potrebbe essere lo stesso per dirigenti e professori dell’istituto.

    di Kevin Maroto@klmaroto

    La Giustizia sembra decisa ad andare avanti su coloro che sono stati complici e insabbiatori degli abusi accaduti per anni nell’istituto Provolo.

    Come aveva anticipato l’ avvocato delle vittime che parlava ieri con MDZ , nella mattina di oggi è stata confermata la richiesta di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, la quale si troverebbe “rifugiata” in Paraguay. La religiosa è stata menzionata nella testimonianza di un’adolescente di 17 anni che ha sofferto abusi da parte del prete Horacio Corbacho quando ne aveva 5 e frequentava l’istituto di Lujan per bambini sordi.

    Dalla dichiarazione della ragazza si evince che la suora non ha solo coperto i crimini, ma ne è stata partecipe in prima persona e complice degli abusi quando ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte.

    Kumiko sarebbe accusata di complicità in abuso sessuale aggravato, un’accusa più severa della semplice copertura. L’avvocato delle vittime, Sergio Salinas, ha spiegato che dalle testimonianze si evince che la suora era incaricata di “sondare” i bambini per identificare i più sottomessi che sarebbero poi stati abusati.

    Al tempo stesso, l’ecclesiastica giapponese non sarebbe l’unica nel mirino della Giustizia: dirigenti e professori potrebbero avere la stessa sorte dei cinque detenuti nella causa fino a questo momento (Horacio Corbacho, Nicola Corradi, Armando Gómez, Jorge Bordón e Luis Ojeda). Per quanto emerge dalle indagini, c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Molte vittime, che oggi sono adolescenti e che non si erano animate a denunciare gli abusi sofferti in quel momento, hanno cominciato a rilasciare la loro testimonianza grazie dall’appoggio psicologico ricevuto. A seguito di queste nuove testimonianze, potranno essere arrestate altre persone che, con le loro azioni, hanno contribuito a far sì che gli abusi continuassero per più di un decennio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/726454-caso-provolo-pidieron-la-captura-de-una-monja-complice/

     

  • PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    PEDOFILI E INSABBIATORI?….. CITIAMOLI TUTTI IN GIUDIZIO E COSTRINGIAMOLI A VIVERE NELLE AULE DEI TRIBUNALI INVECE CHE NELLE LORO CHIESE. DEVONO IMPARARE CHE LORO “SONO PRIMA DELLO STATO ITALIANO E POI DI DIO”.

    Diego Esposito e’ l’ennesima vittima di una Chiesa anacronistica soprattutto per gli obblighi di castita’ e di celibato imposti ai suoi appartenenti.
    Finalmente il Clero e’ costretto a fare i conti con l’evoluzione culturale ed economica di molti dei paesi in cui è presente ed esercita, anche se fortunatamente in modo marginale, la sua influenza e comincia a comprendere quanto sia solo nominale e non effettiva l’appartenenza alla organizzazione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”, da parte di persone battezzate in tenera età, e, quindi, quando erano prive di capacità di intendere e di volere, che nel resto della loro vita avranno solo da ridire e da ridere di quella organizzazione .

    La affrancazione delle Popolazioni dal timore reverenziale verso il clero, la costante e preziosissima attività dei media volta a svelare vizi, intrallazzi, abusi e perversioni di questi “uomini vestiti da donne” ( come li descriveva Mario Mariani), attività di informazione che ha avuto il merito di ridimensionare la figura e la credibilità dei ministri di dio, ha fatto emergere, attraverso le denunce di migliaia di vittime, uno dei fenomeni piu’ infami e riprovevoli legati alla vita di una parte del clero:la pedofilia.

    Molti professionisti esperti e titolati in campo medico, affermano che se il clero è composto da persone misogine, omofobe, obbligate alla castita’ e al celibato, tutte queste caratteristiche messe insieme possono generare i tipi di comportamenti aberranti denunciati oggi a livello mondiale.

    MA CIO’ CHE MAGGIORMENTE IRRITA E’ LA PROTEZIONE, ANCH’ESSA A LIVELLO MONDIALE, DI CUI GODONO QUESTI CRIMINALI.

    Malgrado l’impegno assunto da PAPA FRANCESCO assistiamo, sostanzialmente, ad una attività di insabbiamento dei casi di pedofilia nelle diocesi ed arcidiocesi e questo comportamento illegale ci impone degli interrogativi estremamente inquietanti :
    SE LA PEDOFILIA VIENE PROTETTA dalle autorità dello Stato Vaticano ( si pensi, inoltre, al caso delle dimissioni di Marie Collins dalla commissione per intralcio anche da parte della Congregazione per la dottrina della fede), significa che questo tipo di comportamento criminale non puo’ PIU’ essere impedito? (la copertura data ai pedofili e’ talmente sfacciata da aver costretto Papa Francesco ad emanare la lettera pastorale “Come una Madre amorevole”)
    FORSE è divenuto ormai talmente diffuso all’interno del clero da essere parte di quel sistema di potere?

    Sorge, cioe’, il ragionevole sospetto che la pedofilia per diffusione tra i membri del clero e per numero di casi sia ormai funzionale al potere dello Stato Vaticano ed indispensabile per l’esistenza stessa di quella particolare forma di stato ( nel senso che se si combattesse energicamente la pedofilia, come conseguenza immediata si dimetterebbero gran parte dei chierici la cui particolare natura li porta ad accettare castità e celibato e li vede convinti misogini, omofobi e , comunque, soggetti sessualmente immaturi).
    FORSE SI RISCHIA UNA EMORRAGIA DI PRETI IN CASO DI LOTTA SERIA, COSTANTE E DURATURA ALLA PEDOFILIA?

    A QUESTO PUNTO, NON POSSO FARE A MENO DI INVITARVI AD UNA RIFLESSIONE che lascero’ priva di conclusioni rimettendole, quindi, al lettore:
    Non dimentichiamo che lo stupro e’ sempre stato uno strumento di sottomissione dei popoli( LO ABBIAMO VISTO ANCHE NELLE RECENTI GUERRE CHE SONO STATE COMBATTUTE E SI COMBATTONO IN TUTTO IL MONDO).

    – Gia’ nella antica Roma si usava SODOMIZZARE I VINTI, e i romani erano talmente consapevoli dell’effetto devastante di tale trauma fisico e psichico, cioè del potere che aveva di sottomettere definitivamente e per generazioni coloro che erano stati vittime di quella pratica sessuale, che LA LEGGE ROMANA VIETAVA LA VIOENZA SESSUALE SUI GIOVANI, PERCHE’ SE UN GIOVANE ROMANO FOSSE STATO SOTTOMESSO CON LO STUPRO NON AVREBBE POTUTO SVOLGERE IL COMPITO A CUI ERA DESTINATO, OVVERO DOMINARE IL MONDO.

    Partendo da questa semplice rifessione, corroborata oggi anche dalle nozioni scientifiche che provengono dalla psichiatria e dalla psicologia, si puo’, ma spero ancora di essere contraddetto, forse trovare una chiave di lettura.

    ED IN EFFETTI CON DIEGO ESPOSITO assistiamo all’ennesimo caso in cui la denuncia alle autorità civili e penali è venuta direttamente DALLA VITTIMA E NON DAI VERTICI DEL CLERO O DALLE AUTORITA’ GIUDIZIARIE ECCLESIASTICHE, NONOSTANTE DA OLTRE SEI ANNI AVESSERO AVUTO PRECISE NOTIZIE E PROVE DEGLI ABUSI COMMESSI DAL SILVERIO MURA.

    Malgrado cio’ ABBIAMO UN OTTIMO MOTIVO PER CONTINUARE A LOTTARE, perchè questa crescente e coraggiosa tendenza alla denuncia da parte delle vittime, che vengono sempre piu’ sostenute e concretamente aiutate da MOLTE associazioni come LA “RETE L’ABUSO” DI FRANCESCO ZANARDI”, ci fa sperare in una rapida diffusione A LIVELLO NAZIONALE delle querele e delle azioni legali per giungere, nel giro di pochi anni, ad una definitiva E TOTALE condanna della chiesa cattolica con provvedimenti SEVERI che possano andare ben oltre la punizione dei singoli responsabili, visto e considerato che anche i preti non pedofili, che dovrebbero rappresentare la parte sana del clero, NON SOLO NON DENUNCIANO il fenomeno, pur essendone pienamente a conoscenza, MA ADDIRITTURA aiutano I PREDATORI sia col loro silenzio sia spostandoli e fornendo loro alloggi in varie regioni d’Italia e d’Europa sottraendoli alle indagini delle vittime e dell’autorità giudiziaria, MACCHIANDOSI, COSI’,ANCH’ESSI DI UN REATO, QUELLO CIOE’ DI FAVOREGGIAMENTO; reato che assume una connotazione odiosissima se si pensa che i trasferimenti dei preti pedofili consentono a questi ultimi di continuare a fare i predatori in istituti scolastici o altre strutture per l’infanzia e ,quindi, di continuare ad adescare e traumatizzare giovani vittime.
    Voglio sperare ancora che qualcuno possa contraddire questa mia semplice analisi basata sulla constatazione dei fatti, tuttavia ritengo che allo stato attuale della conoscenza del fenomeno ed in mancanza di una totale e trasparente collaborazione da parte del Vaticano, anche questa ipotesi sia legittima, e se dovesse risultare sgradita a qualche alto prelato, penso che gli potrò tranquillamente rispondere che “chi è causa del suo mal pianga se stesso!”
    ORMAI SOLO GLI STOLTI NON SI PONGONO QUESTE DOMANDE!
    Se la verità non viene dal Vaticano, allora invito tutti a prendere contatto con l’ ASSOCIAZIONE “RETE L’ABUSO” PER DENUNCIARE E CITARE IN GIUDIZIO I PREDATORI. NOI VI ASSISTEREMO DURANTE TUTTO IL CAMMINO VERSO LA VERITA’ E LA GIUSTIZIA e sono certo che anche i magistrati e i pubblici ministeri non vi abbandoneranno al vostro doloroso destino.

    Avv. Carlo GREZIO

    info@retelabuso.org 

  • Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

    Faceva parte del progetto di tolleranza zero di papa Francesco e se ne parlò ovunque come se dovesse essere la soluzione rivoluzionaria per stroncare i vescovi insabbiatori, ed invece si scopre che non è mai esistito e che non si farà.

    Tra i tanti, fu uno dei motivi che portarono Marie Collins a lasciare la commissione anti pedofilia istituita da papa Francesco, un tribunale che da subito la Rete L’ABUSO ritenne superfluo in quanto era sufficiente oltre che molto più semplice, inserire per i vescovi l’obbligo della denuncia, possibilmente all’autorità giudiziaria del paese dove i crimini erano avvenuti.

    La raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti era stata approvata da papa Francesco e annunciata nel giugno 2015. Finora la Congregazione per la dottrina della fede, ha trovato dei problemi “legali” non meglio specificati, e così (il tribunale) non è mai stato istituito.

    Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari Dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del Dicastero per i Vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione.

    Detto tra noi, credo che forse la Santa Sede si sia resa conto che istituire un tribunale per punire i vescovi insabbiatori, dati alla mano li avrebbe decimati.

    L’Ufficio di Presidenza

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  • Non è Lussuria

    Non è Lussuria

    Cecilia M. Calamani

    «La pedofilia non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo e come se il bambino prepubere avesse la sessualità. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi» (Federico Tulli, giornalista autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, L’Asino d’oro 2014).

    In effetti la Chiesa cattolica ancora annovera l’abuso di minore tra le violazioni del VI comandamento («Non commettere atti impuri») al pari di qualsiasi atto di piacere sessuale non finalizzato alla procreazione (inclusi masturbazione, prostituzione, rapporti tra adulti consenzienti). Atti ‘lussuriosi’ appunto, non orrendi crimini contro minori da denunciare alle autorità civili. È per questo che il titolo dell’ultimo libro-inchiesta di Emiliano Fittipaldi, “Lussuria” (Feltrinelli, gennaio 2017), lascia sgomenti ancor prima di iniziarne la lettura. La grancassa mediatica che accompagna il giornalista dell’Espresso processato in Vaticano lo scorso anno per “Avarizia”, infatti, ci ha informato ben prima dell’uscita del volume quale fosse, nonostante il titolo, il tema di indagine.

    Ma violentare un bambino, per di più sfruttando l’autorevolezza spirituale che deriva dall’indossare una tonaca, non può essere etichettato, se pur da un titolo che deve dare continuità a una serie, un atto di ‘lussuria’. È come se un libro sulla violenza maschile contro le donne esercitata con finalità distruttive quando non omicide si intitolasse “Passione”, termine barbaramente utilizzato dai media nostrani per descrivere il ‘motivo’ che porta un uomo a uccidere una donna. La passione, come aspetto dell’amore, non può portare ad ammazzare una persona così come la ricerca smodata del piacere dei sensi non può portare all’abuso di un fanciullo. Non si tratta di disattenzioni lessicali: il linguaggio costruisce la realtà stessa che si vuole comunicare e veicola il messaggio finale inserendolo in uno schema culturale diffuso. Finché il paravento del peccato continuerà in qualche modo a salvare nell’immaginario collettivo i predatori di bambini e quel sistema omertoso di protezione che per decenni ne ha impedito la consegna alla giustizia civile, saremo ben lontani dal risolvere un fenomeno sistematico che affonda le sue radici profonde nella stessa cultura cattolica.
    Il sottotitolo di “Lussuria” è in questo senso anche più grave del titolo: “Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini”. Come a dire, i preti sono uomini, non santi, e quindi possono peccare come tutti. Il che rafforza quel concetto subdolo e inaccettabile, brandito sistematicamente dalle gerarchie cattoliche, secondo cui l’abuso di minore è soprattutto un’offesa a Dio e di conseguenza all’istituzione che lo rappresenta.

    Quanto al contenuto, il volume propone una carrellata di casi e documenti per lo più noti riportati dalla stampa italiana ed estera, dai rari libri-inchiesta finora pubblicati in Italia e anche dai siti delle associazioni dei sopravvissuti (una per tutte Rete l’Abuso). Ha tuttavia il pregio innegabile di fornire al grande pubblico una visione di insieme di un fenomeno che, frammentato dalle cronache, non appare mai nella sua profonda gravità di vero e proprio sistema strutturale. A partire dai violentatori per finire ai vertici ecclesiastici, e senza risparmiare responsabilità all’attuale papa e al suo predecessore, Fittipaldi ricostruisce i fatti inserendoli in quel reticolo gerarchico di omissioni, insabbiamenti e coperture che a tutti i livelli svela una Chiesa più preoccupata di difendere la sua immagine che di tutelare le vittime. Con l’avallo, almeno in Italia, dello Stato, che al contrario di Paesi come l’Australia, l’Irlanda, gli Usa, il Belgio e l’Olanda non ha ancora istituito una commissione governativa per indagare sulla diffusione di un crimine che non può essere gestito nel segreto dei tribunali ecclesiastici – se e quando i casi arrivano a un processo canonico – o con lo spostamento di diocesi in diocesi degli abusatori. Una mancanza, per altro, già denunciata negli ultimi anni dalle associazioni di vittime, dal radicale Maurizio Turco, dal collega Federico Tulli e da poche altre, inascoltate, voci.

    Se da una parte le accuse alla Chiesa del giornalista sono durissime e senza possibilità di replica (basti pensare ai curricula di insabbiatori di abusi dei tre più fidi uomini di Bergoglio, i cardinali Pell, Maradiaga ed Errázuriz, o alle accuse, sempre rivolte a Bergoglio, di tradire nei fatti la tolleranza zero che declama a parole), dall’altra quel filo ambiguo che si evince dal titolo permane in tutto il libro, a suggerire una confusione tra peccato e reato che può trarre in inganno, in alcuni tratti, il lettore meno accorto. Il problema, sembra banale rimarcarlo, non è morale ma penale. Eppure nel testo varie ambiguità inquinano il messaggio e ribaltano la prospettiva criminale nella quale si colloca dando l’idea che la pedofilia sia un problema interno alla Chiesa perché insito nel tradimento dei suoi valori. Torniamo, cioè, all’infrazione del VI comandamento, che pericolosamente accomuna pedofili, omosessuali e preti che nonostante il voto di castità non vogliono rinunciare ai piaceri della carne.
    Passaggi come «condannato a più di quattro anni da un pm italiano che ha individuato più di un centinaio di peccati capitali» o «gli investigatori stanno indagando su una sessantina di possibili atti di lussuria» o ancora definire «preti lussuriosi» pedofili o frequentatori di saune gay o ricattatori a sfondo sessuale, sono licenze che confondono il lettore portandolo a inserire nella stessa categoria etica stupratori di bambini, libertini o comuni delinquenti. Ma soprattutto, rendono labile quel confine, ben netto invece, tra codice penale e regole religiose.

    Questo quadro bivalente in cui la ferrea denuncia si alterna alla confusione tra il piano della moralità e quello del crimine, culmina con il quarto e ultimo capitolo del libro, “La lobby gay”, in cui Fittipaldi riporta le prove di un sistema di potere interno, basato sulla comunanza di gusti sessuali, per il controllo politico ed economico del Vaticano. Sistema la cui esistenza sarebbe stata ammessa persino da Ratzinger e Bergoglio. Cosa ha a che fare con la pedofilia clericale? Ovviamente nulla. Ma parlarne in questa sede suggerisce una pericolosa quanto antiscientifica conclusione, per altro quella che la Chiesa ha sempre insinuato per dare dignità alla sua dottrina omofoba e giustificare al tempo stesso gli abomini commessi dai chierici sui più piccoli: tra omosessualità e pedofilia c’è un legame palese. Tesi che lo stesso autore critica aspramente pur rinunciando, nei fatti, a dipanare ogni dubbio nei suoi lettori.

    Cecilia M. Calamani

  • Gli insabbiatori – VIDEO LA7

    Gli insabbiatori – VIDEO LA7

    La seconda parte dell’inchiesta di Luca Bertazzoni e Antonino Monteleone racconta come funziona il meccanismo di copertura degli insabbiatori.

    Nel video don Giuseppe Pernigotti, rintracciato grazie all’indagine della Rete L’ABUSO raccolta nel libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli, Giustizia Divina